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Bielolitza Kruglolitza

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Bielolitza-Kruglolitza - in russo Белолица-круглолица, «viso bianco, viso tondo» - è un khorovod femminile russo, uno di quei cerchi cantati che da secoli accompagnano la primavera dei villaggi slavi.

L’abbiamo ricevuto, come tante danze dell’Est, attraverso una doppia mediazione: prima il canto, fissato a stampa nel 1778 nella raccolta di Vasilij F. Trutovskij; poi la scena, con l’Ensemble Beryozka di Mosca che nel Novecento ha trasformato il cerchio contadino in un numero di rara eleganza, fatto di passi che scivolano e braccia che disegnano onde.

È da lì che Alexandru David l’ha appresa, nei primi anni Ottanta, per portarla nei circoli di danza internazionale di mezzo mondo. Danzarla significa custodire una memoria mediata - non il villaggio, ma la sua messa in forma d’autore - e insieme scoprire una delle danze più accessibili e coinvolgenti del repertorio russo.

Scheda sintetica
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Nome proprio #

Bielolitza-Kruglolitza (russo Белолица-круглолица), grafia più diffusa nei repertori di international folk dance.

Circolano anche le forme Belolitsa Kruglolitsa, Bielolitsa Kruglolitsa, Bjelolitsa Kruglolitsa, Byelolitsa Krugolitsa, Belolitsa-Kruglitsa. Il nome è giunto ai circoli di ballo quasi sempre per via orale: non è documentata una trascrizione canonica.

Altri nomi e varianti #
  • Varianti di traslitterazione: Belolitsa, Bielolitsa, Bjelolitsa, Belolitsa-Kruglitsa.
  • Il titolo è l’incipit della canzone, nota anche come «При долинушке стояла» («Stava presso la piccola valle») in alcune versioni testuali.
  • Forma scenica Beriozka: Belolitsa-Kruglolitsa; nella didattica anglosassone compare come White-faced, Round-faced Girl.
  • In Italia il nome è talvolta italianizzato semplicemente in «Bielolitza»; nessuna variante locale autonoma documentata.
  • Da non confondere con l’horo bulgaro e con altre danze slave omonime.
Traduzione e significato #

«Volto bianco, volto tondo» (o «fanciulla dal viso chiaro e rotondo»).

  • Belolitsa = «dal viso bianco/chiaro»; kruglolitsa = «dal viso tondo/pieno».
  • Il testo prosegue con красная девица (krasnaya devitsa, «bella fanciulla»): in antico russo krasnaya vale insieme «rossa» e «bella», come nella Krasnaya ploščad’, la «Piazza Rossa» che è anche «Piazza Bella».
  • È un epiteto canonico di bellezza della lirica popolare russa: carnagione chiara e forma piena significano giovinezza, salute e purezza.

Il titolo descrive la protagonista del canto, non una figura coreografica; non è documentata una spiegazione simbolica univoca riferita alla danza.

Area geografica e provenienza #

Russia. Il canto appartiene ai khorovodnye pesni (canti per danza circolare) delle regioni centrali e settentrionali: Mosca, Voronež, Kursk-Belgorod, Archangel’sk, lungo i bacini del Volga, dell’Oka e della Dvina. Già nell’Ottocento era diffuso «da Riga alla Siberia», segno di una circolazione panrussa.

La versione coreografica oggi insegnata nei circoli internazionali è però una elaborazione scenica moscovita, nata nel repertorio dell’Ensemble Beryozka: non è documentata una variante villereccia praticata sul campo nella forma trasmessa dalla didattica internazionale.

Epoca e anno di riferimento #
  • Matrice arcaica: khorovod primaverile di tradizione orale, non databile con precisione.
  • 1778: prima pubblicazione a stampa di testo e melodia (V. F. Trutovskij, Sobranie russkich prostych pesen s notami, parte II).
  • XIX secolo: enorme fortuna del canto, che entra anche nel repertorio d’autore (romance di Aleksandr E. Varlamov, 1801-1848).
  • 1948: fondazione dell’Ensemble Beryozka di Mosca (Nadezhda Nadezhdina), che ne fa un numero scenico fondato sul «passo fluttuante».
  • Primi anni Ottanta: Alexandru David apprende la danza dal Beryozka e la diffonde all’estero.
  • 1998 e 2005: note didattiche di riferimento (Maria Reisch, Camp Hess Kramer 1998; trascrizione SSIFDF, Salt Spring Island 2005).
Occasione e funzione sociale #

In origine il khorovod era legato al ciclo primaverile - Krasnaya Gorka (prima domenica dopo Pasqua), Maslenitsa, Troitsa/Pentecoste, Ivan Kupala - ai raduni giovanili all’aperto (guljan’ja) e alle feste nuziali. Funzione propiziatoria, di corteggiamento e di coesione femminile: il canto è un dialogo amoroso-magico in cui la fanciulla spezza il viburno per «richiamare» l’amato.

Oggi è danza scenica e poi ricreativa-didattica: la si incontra nelle serate di danza internazionale, nei festival folk e negli stage. Nella forma insegnata non ha più funzione rituale né legame con le feste calendariali.

Storia e origine #

Bielolitza-Kruglolitza è una canzone lirica di khorovod della tradizione orale russa, stampata per la prima volta nel 1778 da Trutovskij. Sul suo testo fioriscono varianti testuali e melodiche e, nell’Ottocento, perfino variazioni d’autore.

Nel Novecento la tradizione coreica femminile viene rielaborata per la scena dall’Ensemble Beryozka (Mosca, 1948), celebre per il «passo fluttuante»: Nadezhdina amava ripetere che «le danze del Beryozka non sono danze folk, sono danze sul folk».

La versione nota in Occidente passa poi per Alexandru David, che la apprende dal Beryozka nei primi anni Ottanta (la musica circola sul suo LP Barinya, 1979) e la insegna nei raduni di danza popolare internazionale.

Distinzione essenziale: canzone popolare storica ≠ danza scenica moderna. L’erede villereccio di questa specifica coreografia non è documentato.

Note etnocoreologiche #

Tipologia: khorovod ornamentale femminile, cerchio chiuso (o linea stretta) che avanza verso destra, senza coppie.

  • Cinesica: il celebre passo scivolato (plavnyj šag, floating step) - piccoli passi sulla mezza punta, senza rimbalzo, busto immobile e gonne lunghe che nascondono i piedi, per l’illusione di fluttuare.
  • Schemi podali di base: buzz step laterale (passo piatto a destra, incrocio del sinistro dietro sul ball of foot) e camminata (walk).
  • Cuore espressivo nelle braccia: presa bassa a «V», poi presa sulle spalle, poi basket hold incrociato davanti; onde del braccio, archi sopra il capo, giri di 180° e 360° sotto le braccia sollevate, che «narrano» il testo (il ramo di kalina spezzato, il saluto, l’attesa).
  • Danza di coordinazione collettiva e portamento, non di virtuosismo individuale.

Attenzione a non confondere il mito romantico del «passo che fluttua» con la spiegazione tecnica reale: mezzepunte, controllo del busto, anni di allenamento.

Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Nadezhda S. Nadezhdina (fondatrice del Beryozka, 1948) e Mira Koltsova (direzione artistica): l’elaborazione scenica di riferimento.
  • Alexandru David: principale divulgatore occidentale della danza dagli anni Ottanta.
  • Maria Reisch (note coreografiche 1998) e Rosemarie Keough / Dale Adamson (trascrizione didattica SSIFDF 2005).
  • Hennie Konings (raccolta Bjelolitsa Kruglolitsa, Syncoop 1991).
  • Gruppi international folk dance: Folk Dance Federation of California, Southern California Folk Dance Federation, Stanford, Miami Valley, Dayton, Kyklos.

In Italia: la danza vive nei circuiti di danza internazionale e nei gruppi folk amatoriali (area RicreaTanz, stage e festival di danze del mondo), non nel balfolk francese. Fra i divulgatori sono citati Roberto Bagnoli - la cui versione è catalogata anche dalla Folk Dance Federation of California - e compagnie come Russiyana; non esiste però una scuola italiana dedicata a questa singola danza.

Formazione e tipologia #

Cerchio chiuso (o linea stretta/aperta) di sole donne, spalle quasi a contatto; nelle pratiche ricreative è tollerata anche la formazione mista.

  • Presa: bassa a «V» (mani unite in basso); varianti con mano sulla spalla della compagna davanti e basket hold incrociato davanti al corpo.
  • Tipologia: khorovod lirico processionale femminile / women’s circle dance, danza di carattere russo.
  • Progressione: continua verso destra; non è danza a coppie.

Il numero di danzatrici non è prescritto: la formazione si adatta al gruppo (tipicamente 6-12), purché restino il disegno circolare e la coordinazione.

Struttura della danza #

La versione di riferimento (notazione Southern California FDF, da Alexandru David / Maria Reisch, 1998) si articola in introduzione + quattro sezioni figurative, con ripetizione della sequenza e finale specifico; le note Salt Spring 2005 la contano su 32 battute ripetute con introduzione di 16.

  • Introduzione (16+16 battute): spostamento laterale in senso orario con buzz step e incrocio dietro, braccia che si sollevano ad arco; avvio del cammino.
  • Fig. 1: camminata in catena; il braccio destro disegna un ampio arco (dal basso verso la spalla sinistra, su e giù), poi ritorno alla presa sul fianco.
  • Fig. 2: camminata con due onde del braccio; braccia sollevate, cambio di presa sopra il capo, ritorno alla posizione iniziale.
  • Fig. 3: avanzamento verso il centro con braccia sollevate, rotazioni con buzz step, ripresa del viaggio.
  • Fig. 4: orientamenti alternati centro/esterno, braccia incrociate davanti, giri di 180° fino al basket hold, poi 360° e ritorno in «V»; ripresa del cammino.
  • Finale: ripetizione dalla prima figura e variante conclusiva; possibile spirale che si stringe verso il centro, rallentando e inchino simultaneo. Se la musica rallenta, il passo conclusivo si modifica.

L’ordine delle figure varia tra le fonti (alcune schede parlano di sette parti o di un circle mixer con cambio di partner): non esiste un unico testo canonico.

Metro e struttura musicale #

2/4, tempo moderato e lirico, andamento cantabile e scorrevole (alcune fonti indicano circa 96 BPM). L’introduzione prevede una nota lunga e una di levare, poi l’ingresso dell’orchestra.

  • Fraseologia: blocchi regolari di 8 battute (8+8+8+8 = 32), adatti al passo continuo del cerchio.
  • Melodia: di tradizione orale, diatonica e facilmente memorizzabile; in modo minore nelle trascrizioni didattiche (Do minore o Re minore), con alternanza modale fra maggiore e relativo minore.
  • Struttura: le fonti oscillano tra AABB / sezioni ripetute e ABA (vedi discrepanze).
Strumenti e stile musicale #
  • All’origine: canto corale polifonico femminile (spesso a cappella, con bordone): è una canzone prima ancora che una danza.
  • Versioni sceniche (Beryozka): orchestra di strumenti popolari russi - bajàn/garmon’ (fisarmonica), balalaika, domra, gusli, fiati, archi, percussioni - con scrittura d’autore su materiale folk.
  • Pratica ricreativa internazionale: registrazioni strumentali (LP Barinya Russian Folk Dances, 1979, di Alexandru David), spesso con fisarmonica sola, che ben sostiene il carattere cantabile.

Stile lirico, dolce e continuo, senza strappi ritmici.

Autori e compositori #
  • Testo e melodia: tradizione orale russa, anonimi.
  • Prima pubblicazione a stampa: V. F. Trutovskij, 1778.
  • Romance d’autore sullo stesso testo: Aleksandr E. Varlamov (1801-1848).
  • Coreografia originale: non documentata; la versione circolante è l’elaborazione scenica dell’Ensemble Beryozka (Nadezhda Nadezhdina). Alcune schede attribuiscono direttamente la coreografia ad Alexandru David (vedi discrepanze).
  • Note coreografiche (1998): Maria Reisch.
Aneddoti e curiosità #
  • Il «passo fluttuante» come segreto tecnico: gonne lunghe fino a terra, busto immobile, avanzamento di pochi centimetri per volta, anni di allenamento. Video virali lo descrivono come «danzatrici su rotelle».
  • 47.000 km di passi: stando ai conti dell’ensemble, nei decenni di tournée le danzatrici del Beryozka hanno «percorso» in scena oltre 47.000 chilometri, più del diametro terrestre.
  • La kalina (viburno): simbolo densissimo - amore, bellezza, giovinezza, ma anche amarezza (la bacca è gor’kaya, «amara»). Spezzare e legare i rametti è gesto rituale di prova o promessa d’amore, preludio alle nozze.
  • Il gioco della «Piazza Rossa»: krasnaya vale insieme «rossa» e «bella», come nella Krasnaya ploščad’.
  • Bellezza chiara vs scura: il nome Belolitsa ricorre in decine di canti come ideale opposto a chernobrova («dalle sopracciglia nere»).
  • Un ritratto, non un nome: «Bielolitza» non è quasi mai il nome di una persona, ma un epiteto convenzionale condiviso da molte canzoni slave.
  • Finestra ucraina: il testo ottocentesco cita «un giovane scolaro che arriva da lontano, dall’Ucraina».
  • In Giappone la danza è talvolta presentata con il titolo romantico «Occhi neri» (Oči čërnye): associazione erronea, ma significativa della fortuna del repertorio russo in Asia.
Presenza nei media e nella cultura di massa #

La danza non ha avuto grande risonanza nella cultura di massa occidentale: circola in archivi di danza internazionale, syllabus, video didattici e serate di settore.

La canzone, invece, ha avuto ampia circolazione: incisioni corali, arrangiamenti per fisarmonica, domra e orchestra di strumenti popolari, versioni di cori russi (es. il Coro Pjatnickij) e numerosi tutorial su YouTube.

Ricadute indirette: la fortuna mondiale del repertorio slavo - dalla polifonia bulgara al Izlel je Delyo hajdutin inciso nel Golden Record del Voyager (1977) - ha favorito l’ingresso dei khorovod nelle scalette internazionali. Assente dal cinema e dalla TV di massa.

Difficoltà e adattamenti #

Difficoltà podale bassa, difficoltà espressiva alta (livello medio-intermedio): i passi sono semplici (camminate, buzz step, incroci), ma la resa richiede postura eretta, peso basso, fluidità senza rimbalzo, sincronia delle braccia e omogeneità assoluta del gruppo.

  • Adatta a gruppi di 6-12 danzatrici; praticabile anche in cerchio misto.
  • Adattamenti didattici diffusi: presa di mani semplice per i principianti; eliminazione dei giri sotto braccio e delle onde più complesse; cerchio più largo o linea aperta per gli spazi piccoli; versione strumentale quando il coro non è disponibile; riduzione della sequenza (es. a 16 battute) nei contesti di ballo serale.
  • Gli adattamenti vanno dichiarati come semplificazioni didattiche, non come varianti tradizionali documentate.
  • Nessuna variante italiana storica documentata.
Note di ricerca e fonti #

Fonte di riferimento: i libri di Betty Casey, T. Tkachenko, Nadezhda Nadezhdina confermano la lettura della danza come khorovod russo su canto a ballo di tradizione orale, con codifica scenica novecentesca.

Discrepanze e tesi minoritarie riscontrate fra le risposte:

  • Una fonte presenta la danza come bulgara (horo, ensemble Filip Kutev, Le Mystère des Voix Bulgares, Voyager): è una tesi isolata e non sostenibile. Il titolo è russo e la versione documentata è scenica moscovita; si segnala quindi come errore di attribuzione nazionale (probabile confusione con il repertorio balcanico omonimo/affine).
  • Attribuzione della coreografia: la maggioranza la riferisce all’elaborazione scenica del Beryozka (Nadezhdina); una fonte la attribuisce direttamente ad Alexandru David. La coreografia originale resta non documentata.
  • Metro e tempo: tutte le fonti concordano sul 2/4; il carattere moderato e lirico (circa 96 BPM) è però in contrasto con la lettura «vivace, 120-140 BPM» di una fonte.
  • Struttura musicale: oscillazione fra AABB / sezioni ripetute (32 battute) e ABA.
  • Struttura coreografica: la notazione di riferimento (David/Reisch, Southern California FDF) descrive introduzione + quattro figure con ripetizione; una fonte parla di sette parti; e un’altra di un circle mixer con cambio partner.
  • Titolo giapponese «Occhi neri» non trova conferma altrove ed è probabilmente un’approssimazione didattica.

Situazione italiana: danza rara o assente nei circuiti balfolk, con presenza reale ma circoscritta in stage di danze internazionali e gruppi folk amatoriali. Una fonte indica in Roberto Bagnoli il principale divulgatore italiano e cita l’area RicreaTanz; si segnala Russiyana e iniziative italo-russe. Nessun nome italiano alternativo né variante locale documentata.

Nota metodologica: la versione circolante è coreografia d’autore su materiale folk (folklorismo scenico), non ricostruzione filologica di villaggio. Il nome è giunto ai circoli per via quasi sempre orale (trascrizione canonica non documentata, molte oscillazioni grafiche); va quindi citata come danza di importazione scenica, non come danza viva di comunità russe immigrate.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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