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Bourrée La Calha: la bourrée occitana della quaglia

Video
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Esecuzione registrata nel DVD 007
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La Calha è, alla lettera, «la quaglia». Ma prima di essere una danza è un canto: un dialogo scherzoso con l’uccello, che racconta dove ha il nido, di che cosa è fatto, quante uova contiene e chi se ne prende cura. Nel Massiccio Centrale occitano questo canto è diventato una bourrée a tre tempi, e da lì è passato ai balli di paese, al disco, alle raccolte etnografiche e oggi ai bal trad e ai balfolk.

Una cosa va detta subito: non esiste «la» coreografia di La Calha. Il nome copre una famiglia di versioni cantate e suonate, e le fonti sul campo descrivono forme diverse - in linea, in cerchio, in coppia, in due - con incroci, colpi di piede e battiti di mani che cambiano da villaggio a villaggio. A tenerle insieme è il ritornello: quando si chiede alla quaglia dov’è il nido, i danzatori si fermano e battono le mani.

La Caille è il nome francese dello stesso canto; qui seguiamo la versione occitana, lasciando a una scheda separata l’eventuale versione francese. La registrazione che conserviamo viene dallo stage di danze occitane di Marylin Simon alla Dulcamara di Ozzano dell’Emilia nel 1996 (DVD 007, traccia 06) e mostra due file di danzatori che accompagnano il canto con le mani: la stessa meccanica che le testimonianze dell’Aveyron descrivono con precisione.

Scheda sintetica
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Nome proprio #
Bourrée La Calha; in occitano La Calha, in francese La Caille. Il nome unisce il genere coreutico - borrèia / bourrée - e l’incipit del canto. Designa insieme un’aria da ballo e una forma di danza: come è normale nella tradizione borreica del Massiccio Centrale, è l’aria stessa a portare con sé il modo di ballarla. La dicitura «Bourrée La Calha» è quella dei repertori del revival e dell’Archivio Siriano.
Altri nomi e varianti #
  • La Calha, La Calhe, Lo calhé / Lo calhè, O calha, o bèla calha, La calha de la calha.
  • La Caille: il nome francese, che non indica una danza diversa ma lo stesso canto nella tradizione d’oltralpe.
  • La Calha (Bourreia) è la dicitura della raccolta limosina di Branchet e Plantadis; La calha (bourrée Bas Limousin) quella della partitura diffusa dal gruppo Lumbrets.
  • Nel Rouergue il nome convive con le altre forme della borrèia della Montagna: crosada, montanharda, tornijaira, salta-l’ase, certa, dricha.
  • Omonimie da non confondere: Bèla calha è anche una ballata provenzale più lunga e di altra funzione, incisa dai Troubaires de Coumboscuro ne A toun souléi (1995) insieme a Fabrizio De André, e non è una bourrée; La calha è inoltre il titolo di cantilene infantili sulla quaglia, e il pas de bourrée del balletto e la bourrée barocca di suite sono altri oggetti storici.
Traduzione e significato #

In occitano calha significa «quaglia» (Coturnix coturnix), come registrano i glossari rouergati («la caille: la calha»). Il canto è un dialogo domanda-risposta con la quaglia: «O calha, bèla calha, ont as ton nis?» - «O quaglia, bella quaglia, dov’è il tuo nido?». Il nido sta in basso, nel prato lungo il ruscello, ed è fatto «de borra de lèbre e de lapin», «di pelo di lepre e di coniglio»; dentro ci sono le uova, «coma los autres, mas pus polits» («come le altre, ma più belle»), e tre sorelle del paese portano acqua, vino e «la chansoneta per m’endormir», «la canzoncina per farmi addormentare».

Non esiste un’interpretazione simbolica univoca documentata: le letture primaverili, amorose o allegoriche sono interpretazioni moderne, e la danza non va presentata come imitazione mimica del volatile se non come gioco cantato.

Area geografica e provenienza #

La danza appartiene al Massiccio Centrale francese e all’area linguistica occitana. Le attestazioni convergono su tre versanti, con sfumature locali:

  • Bas-Limosino (Corrèze): Chaumeil e le Monédières, Charente limousine e Confolens; qui la raccolta Branchet-Plantadis la registra nel 1904 come canto da ballo «molto diffuso».
  • Alvernia: Cantal, Aubrac, Combrailles e Champs-sur-Tarentaine; la versione Lo calhé è quella rielaborata da Joseph Canteloube.
  • Rouergue (Aveyron): Mur-de-Barrez, Murols, Lacroix-Barrez, Montpeyroux, Campuac, Broquiès, Espalion, Laguiole, Laissac e Sauveterre-de-Rouergue. È l’area con la documentazione di campo più ricca e dettagliata.
  • Périgord (Dordogne): documentato dalla registrazione Bal traditionnel en Périgord del 1978.
  • Italia: non esiste una tradizione coreutica autoctona di La Calha; la melodia circola invece nelle valli occitane piemontesi (la variante Mis amour / Bèla calha di Coumboscuro, il medley degli Occitanas) e le bourrée in genere sono presenti nei circuiti balfolk.
Mappa del Rouergue, nel dipartimento dell'Aveyron, Francia, area delle raccolte etnografiche di La Calha
Epoca e anno di riferimento #

La trasmissione è orale e non esiste una data di nascita ricostruibile. Le tappe documentate sono queste:

  • 1894: prima menzione a stampa su L’Écho de la Corrèze.
  • 1898-1905: Johannès Plantadis la cita in La Chanson populaire du Limousin (1898); Branchet e Plantadis la pubblicano in Chansons populaires du Limousin (1904-1905).
  • 13 maggio 1914: Léon Branchet incide La calha: bourrée alla Sorbona per gli Archives de la parole.
  • 1923: Canteloube data a Céret il manoscritto di Lo Calhé, poi nella seconda serie dei Chants d’Auvergne.
  • 1965-1979: l’incisione di Jean Ségurel, il 33 giri perigordino (1978) e Cantarem dei Los del Sauveterre (1979).
  • 1996-2007: le inchieste dell’Institut occitan de l’Aveyron (Lacroix-Barrez, Murols, Montpeyroux).
  • 2019-2025: il revival, da Ba’n Dañs della Kreiz Breizh Akademi al medley degli Occitanas.

Le datazioni medievali o trecentesche che circolano in rete non riguardano questa bourrée: si riferiscono alla ballata provenzale Bèla calha e restano attribuzioni tradizionali, non prove.

Occasione e funzione sociale #

Danza di veglia, di nozze, di festa votiva e di ballo campestre. In assenza di musicisti si ballava cantando: «Faute de musicaire on dansait à la voix», ricordano i quaderni «Al canton» dell’Aveyron; una o più voci segnavano il tempo, talvolta battendo il suolo con un bastone, e si poteva ricorrere a onomatopee come al tra-la-la o a oggetti quotidiani - pettini, bottiglie, cucchiai.

Nel Rouergue la borrèia era la «danza regina» della Montagna prima dell’arrivo delle danze di moda a metà Ottocento; La Calha ne è una delle varianti ludiche, una bourrée-jeu in cui il gioco conta quanto il passo. Oggi la funzione è ricreativa e didattica: bal trad, balfolk, atelier e progetti scolastici.

Storia e origine #

La Calha appartiene alla famiglia delle bourrées a tre tempi del Massiccio Centrale, la danza dominante in quelle campagne fino agli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento. La sua storia non si ricostruisce attraverso un autore o una coreografia originaria: è un canto da ballo trasmesso oralmente, con varianti di testo e di melodia.

La documentazione comincia con i folkloristi limosini. Johannès Plantadis e Léon Branchet raccolgono il canto tra fine Ottocento e inizio Novecento; Branchet, cantante di café-concert diventato raccoglitore, lo incide nel 1914. Negli anni Venti Canteloube lo trascrive e lo orchestra come Lo Calhé nei Chants d’Auvergne, dandogli fama colta. Sul campo, violinisti come Julien Chastagnol a Chaumeil ne tramandano la versione strumentale; nel secondo Novecento passano il disco di Ségurel, le raccolte perigordine e rouergate, poi il revival occitano. Le inchieste dell’Institut occitan de l’Aveyron, tra il 1996 e il 2007, restituiscono infine le forme danzate con le parole degli informatori.

Non c’è una «versione originale» da restituire: la trasmissione orale ha prodotto una famiglia di varianti, e la ricostruzione di una coreografia unica sarebbe un’invenzione.

Note etnocoreologiche #

La Calha è un caso di canto-ballo: un’unica tradizione melodica serve funzioni diverse - ninnananna, canto d’ascolto, danza - e questo spiega perché il nome non identifichi una coreografia fissata. La scheda distingue tre livelli documentari:

  1. La canzone La calha, attestata in più versioni linguistiche e musicali.
  2. La bourrée strumentale a tre tempi, documentata dalle pubblicazioni musicali.
  3. Le pratiche coreografiche locali, documentate dalle testimonianze dell’Aveyron.

Etnocoreologicamente è una bourrée-jeu: l’attenzione è sulla sequenza incrocio-colpi, non su una figura di coppia chiusa. Le varianti meridionali e settentrionali del dominio borreico hanno stili diversi, e la danza può essere in linea, in cerchio, in coppia o «a dos». La bourrée tradizionale è danza di confronto e complicità, storicamente praticata anche tra uomini o tra donne, con gestione individuale dello spazio e, di norma, senza presa di mano.

Da non confondere con il pas de bourrée del balletto e con la bourrée barocca di suite: sono altri oggetti storici.

Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Raccoglitori e ricerca: Léon Branchet e Johannès Plantadis per il Limosino; Jean-Michel e Yves Guilcher per il quadro etnocoreologico; l’Institut occitan de l’Aveyron e il CORDAE/La Talvera, con gli informatori Lucien Anglade (1912-2003), Pierre Delmas, Henriette Albespy, Rémi Azémar e Auguste Périer; il CRMT en Limousin per la tradizione violinista corrézienne.
  • Musica storica e revival: Jean Ségurel, Julien Chastagnol, Marcel Piaud e Jacques Phelip, Los del Sauveterre con Denis Siorat, Trio DCA, Cardabèla, Guillaume Lopez con Cyrille Brotto, TsanTa, Maluzerne, L’Équipe, Christophe Coineau, Kreiz Breizh Akademi, Les Brayauds, Lumbrets.
  • Italia: il gruppo Occitanas delle valli cuneesi e Li Troubaires de Coumboscuro per la melodia; la maestra di danza occitana Daniela Mandrile; i circuiti balfolk e i festival occitani per il genere bourrée. Per La Calha come danza intitolata non è documentato un divulgatore italiano specifico.
  • Archivio Siriano: lo stage di danze occitane di Marylin Simon alla Dulcamara di Ozzano dell’Emilia (1996), da cui proviene la registrazione qui schedata.
Formazione e tipologia #

Bourrée à 3 temps (borrèia) di tipo giocoso, con formazione variabile:

  • coppia fronte a fronte, senza presa, forma più diffusa nel balfolk e nella versione di Montpeyroux;
  • linea o due file contrapposte, con incroci e battiti, documentata in Aveyron e usata nella didattica;
  • cerchio, con cambio di senso, attestato a Murols e Lacroix-Barrez;
  • quattro, in quadrette, e forme «a dos» in alcune varianti locali.

Non è documentato un numero fisso di partecipanti valido per tutte le versioni, né una formazione «canonica».

Struttura della danza #

Non esiste una descrizione coreografica unica e completa applicabile a tutte le versioni. Gli elementi documentati sono questi:

  • In linea: i danzatori si incrociano avanzando e indietreggiando, poi battono i piedi a tempo e successivamente le mani.
  • In cerchio: pas de bourrée ruotando in un senso e poi nell’altro; al cambio melodico ci si lascia le mani e si eseguono quattro o cinque colpi di piede seguiti da altrettanti di mano, ripetuti.
  • In due (Montpeyroux): quando si pronuncia il ritornello «La calha de la calha, end as-tu ton niuc?» i danzatori «demòran sus plaça e tustavan las mans al luòc de contunhar», restano sul posto e battono le mani invece di continuare a ballare. L’informante precisa che «aquela se pòt far qu’a dos», quella si può fare solo in due.
  • Versione didattica limosina e dello stage di Marylin Simon: frase A con il pas de bourrée su tre appoggi, avanzamento a prendere il posto del partner di fronte, giro sul posto e ritorno; frase B con battiti di mani 2x2, due spostamenti laterali e traversata delle coppie di testa.

Le ultime due descrizioni vanno lette come varianti locali e adattamenti didattici, non come coreografia normativa. La scansione completa dei passi e delle rotazioni non è pubblicata nelle fonti consultate: è qui che si apre l’appello a chi ha appreso la danza sul campo.

Metro e struttura musicale #

Bourrée a tre tempi, il più delle volte notata in 3/8 o 3/4, con alcune fonti che indicano 6/8. La classificazione di Poulouzat, serie C, descrive un ciclo di sei suddivisioni con accenti sulla prima e sulla quinta.

La forma più corrente alterna due frasi musicali, A e B, ciascuna ripetuta due volte (AABB); le raccolte mostrano anche frasi di 6-12 misure, ripetute o no, e brani a due o tre frasi. Canteloube nota Lo Calhé in 3/8, in la. Il portale ModalMusic documenta versioni binarie della stessa famiglia melodica, con passaggi dal binario al ternario. Per la versione cantata il testo procede per strofe dialogate con ritornello e ripetizioni.

Strumenti e stile musicale #
  • Voce: la forma storica e la più diffusa; si ballava anche a voce sola, in assenza di musicisti, con onomatopee o oggetti quotidiani a scandire il tempo.
  • Strumenti tradizionali: violino dei violonaires corrézieni, cabrette (cornamusa alverniate), fisarmonica diatonica, ghironda, musette.
  • Registrazioni storiche: il 33 giri perigordino del 1978 presenta fisarmonica diatonica, vielle à roue e canto; Ségurel appartiene allo stile da bal accordionistico limosino-alverniate.
  • Orchestrazione colta: in Lo Calhé di Canteloube i richiami della quaglia sorgono su un tappeto timbrico che evoca cornamusa e ghironda.
  • Revival: ensemble da bal folk con fisarmoniche, violini, fiati, banjo e percussioni; scrittura corale ed elettroacustica nella Kreiz Breizh Akademi.

Lo stile è vivace e ben accentato, funzionale alla danza più che virtuosistico, con ornamentazione modale e rubato contenuto.

Autori e compositori #

Testo e musica sono anonimi, di tradizione orale: non si conosce un compositore originario e nessuna fonte consultata attribuisce un autore o una data di composizione.

  • Raccoglitori: Johannès Plantadis e Léon Branchet (Chansons populaires du Limousin, 1904-1905).
  • Rielaboratore colto: Joseph Canteloube, Lo Calhé nei Chants d’Auvergne (seconda serie, manoscritto Céret 1923): trascrizione e orchestrazione d’autore, non composizione del canto.
  • Interpreti di riferimento: Julien Chastagnol, Jean Ségurel, Los del Sauveterre, Marcel Piaud e Jacques Phelip.
  • Arrangiamenti del revival: Trio DCA, Guillaume Lopez e Cyrille Brotto, TsanTa, Kreiz Breizh Akademi, L’Équipe, Occitanas.
Aneddoti e curiosità #

La versione più ricca della famiglia melodica, Lo curat de la chapela, fu soprannominata «La dentelle», «il merletto», da un giovane musicista amico di Joseph Perrier, per la finezza del suo sviluppo melodico.

Il numero delle uova cambia da versione a versione: tre «coma los autres, mas pus polits» in TsanTa, quattro in altre versioni limosine. La versione violinista di Chastagnol è descritta dal CRMT en Limousin come una bourrée diffusa in tutto il Massiccio Centrale, ma con una seconda parte che le dà il suo colore corrézien.

Ségurel ha inciso La Calha accoppiata alla Bourrée de Maurianges, pratica discografica comune nel repertorio alverniate e corrézien. Branchet era interprete di café-concert prima che folklorista: la raccolta limosina passò anche per il mondo dello spettacolo urbano. Nel 1995 Fabrizio De André prestò la voce alla variante occitana Mis amour (Bèla calha) con Li Troubaires de Coumboscuro, nell’album A Toun Souléi: un altro brano e un’altra tradizione, da non usare per provare a ballare la bourrée.

Presenza nei media e nella cultura di massa #

Lo Calhé è entrato nel repertorio classico internazionale grazie ai Chants d’Auvergne, incisi da Madeleine Grey (1930), Victoria de los Ángeles, Netania Davrath e Carolyn Sampson. Jean Ségurel la propose in televisione, danzandola egli stesso alla fisarmonica; la Kreiz Breizh Akademi l’ha riletta in Ba’n Dañs #8 (2021) e gli Occitanas l’hanno ripresa in Sem Montanhòlas (2025).

La diffusione contemporanea passa da YouTube, SoundCloud, streaming e portali patrimoniali occitani, con esecuzioni di Christophe Coineau, video didattici del C.O.L.G. e suite dal vivo. Non risultano presenze significative nel cinema, nella pubblicità o nella televisione generalista. La bourrée alverniate ha avuto visibilità alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi del 26 luglio 2024, ma non su La Calha.

Difficoltà e adattamenti #

Difficoltà media per chi conosce già il pas de bourrée a tre tempi; più impegnativa per i principianti per la velocità, la gestione dello spazio senza presa e l’ascolto di frasi musicali talvolta irregolari. La versione cantata richiede di coordinare canto e passo.

Nel balfolk la bourrée à 3 temps è spesso insegnata come danza di coppia improvvisata su base di tiroir ed ellisse, più che come sequenza fissa: un adattamento moderno da non confondere con la testimonianza storica. Esistono adattamenti scolastici documentati, come la proposta pedagogica del 2017 e il bal trad per bambini del C.O.L.G., in cui il passo può essere sostituito da passi camminati.

In Italia le bourrée in genere sono presenti nei corsi e nei balli delle associazioni di danza popolare; per La Calha specificamente non risulta documentata una pratica continuativa.

Note di ricerca e fonti #

La scheda incrocia nove ricerche e le confronta con le fonti citate. Il punto di partenza è metodologico: La Calha è un canto-ballo, non una coreografia autonoma, e il nome copre una famiglia di versioni. Le fonti più solide sono le inchieste di campo dell’Institut occitan de l’Aveyron (Lacroix-Barrez 1996, Murols 1996 e 2007, Montpeyroux 2001) e la raccolta Branchet-Plantadis, con la registrazione del 1914 come documento sonoro indipendente. Il resto - le versioni discografiche, il revival, gli adattamenti didattici - documenta la circolazione della melodia, non necessariamente la prassi coreografica storica.

Alcuni dati divergono e li dichiariamo. La raccolta Branchet-Plantadis è datata 1904 in alcune risposte e 1905 in altre: esistono entrambe le edizioni, e la menzione più antica del canto risale al 1898, con un’anticipazione al 1894 su L’Écho de la Corrèze. Il metro è indicato come 3/8, 3/4 o 6/8 secondo le trascrizioni, e la classificazione Poulouzat parla di sei suddivisioni con accenti sulla prima e sulla quinta: le tre notazioni convivono, e nessuna va imposta come unica. La velocità di 120-136 BPM e la scansione in «avant-deux», «croisements» ed «épingleage» compaiono in una sola risposta di matrice libraria ma non trovano riscontro nelle fonti di campo consultate: non le abbiamo usate come struttura documentata. L’espressione rouergate borrèia a dos mès, usata dall’informante di Montpeyroux, non è spiegata nella fonte pubblicata e non va tradotta arbitrariamente. Anche l’ipotesi che La Calha discenda da una ballata provenzale del Trecento appartiene al mito: la datazione, quando compare, riguarda la ballata Bèla calha, un altro oggetto.

Sul piano etnocoreologico la lezione è chiara: le forme documentate sono locali, non universali. A Lacroix-Barrez la danza può essere in linea, con incroci e battiti; a Murols in linea, in cerchio o in coppia; a Montpeyroux in due, con fermata e battito di mani sul ritornello; la versione scolastica limosina in due file è un adattamento didattico. Proporre una sola struttura come «la» coreografia di La Calha sarebbe un’invenzione.

Presenza in Italia. La verifica va fatta distinguendo tre cose. Il genere bourrée è diffuso in Italia, nei corsi e nei festival di danza occitana. La melodia La Calha circola nelle valli occitane piemontesi: la variante Mis amour / Bèla calha dei Troubaires de Coumboscuro con Fabrizio De André (1995) e il medley degli Occitanas (2025). La danza intitolata La Calha, invece, non risulta documentata come pratica italiana stabile e codificata: mancano insegnamenti, gruppi e registrazioni verificabili.

La sua assenza non è un vuoto informativo, ma una particolarità di repertorio: il genere e la melodia viaggiano, questo specifico ballo no. La registrazione del nostro archivio del 1996 è, per quanto risulta, l’unico documento audiovisivo italiano della Calha insegnata e ballata in uno stage italiano pubblicata finora - un’esclusiva audiovisiva nazionale dell’Archivio Siriano, da valorizzare come tale.

Resta aperto un ultimo punto: La Caille francese e La Calha occitana condividono il canto, ma non vanno sovrapposte senza cautela; come indicato dal curatore, questa scheda privilegia la versione occitana e lascia a una scheda separata l’eventuale versione francese. Chi ha ballato o insegnato La Calha in Italia, chi conserva memorie dirette, registrazioni o varianti locali è invitato a contribuire con luogo, data, informatore e descrizione precisa.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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