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Branle Coupé

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Il Branle Coupé non è una danza sola: è una famiglia di branles «tagliati», danze di gruppo in cerchio o in catena che il canonico Thoinot Arbeau descrive nell’Orchésographie (Langres, 1589). Il nome dice già molto: coupé significa «tagliato, interrotto», e indica una struttura in cui i passi regolari del branle vengono spezzati da pieds en l’air, pieds joints, salti e piccole figure.

La suite che Arbeau ci tramanda – Cassandre, Pinagay, Charlotte, la Guerre e Aridan – è il cuore del repertorio. Ogni branle ha una propria musica, una propria metrica e una propria coreografia; insieme formano una delle più vivaci testimonianze della danza di corte francese del Cinquecento.

In Italia la incontriamo nei circuiti di danza storica e rievocazione, non nella tradizione popolare viva né, se non marginalmente, nel balfolk. È una danza da ricostruire con le fonti alla mano: bella, esigente, e ancora capace di far sorridere un cerchio di danzatori.

Scheda sintetica
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Nome proprio #
Branle Coupé (plurale branles coupés) è un termine collettivo: indica una famiglia di branles, non una singola coreografia. La forma singolare è usata per convenzione moderna per l’intera famiglia; per identificare una danza occorre aggiungere il titolo specifico (Cassandre, Pinagay, Charlotte, la Guerre, Aridan).
Altri nomi e varianti #
  • Branles coupés, branles couppez, bransle coupé: varianti grafiche.
  • Mixed branle o cut branle nelle fonti inglesi; branle misto o branle tagliato nelle descrizioni italiane.
  • Suite regionali: branles de Champagne coupés, branles de Hainaut, branles d’Avignon.
  • Titoli della suite di Arbeau: Cassandre, Pinagay, Charlotte, la Guerre, Aridan; altre danze citate: du Petit homme, de Malthe.
  • In Italia il branle è storicamente reso con brando; non è però un nome specifico per i branles coupés.
  • Omonimie: pas de coupé nella danza barocca (Feuillet, Rameau) è un singolo passo, non questa famiglia.
Traduzione e significato #
«Branle tagliato» o «branle misto». Branle viene dall’antico francese branler, «oscillare, ondeggiare», e indica il movimento laterale della catena; coupé è il participio di couper, «tagliare». Nel lessico di Arbeau coupé descrive una struttura composta e intrecciata di doubles, simples, pieds en l’air, pieds joints e sauts, non un singolo passo. Da non confondere con il pas de coupé codificato nel Seicento e Settecento.
Area geografica e provenienza #

La famiglia è francese. Arbeau scrive a Langres, in Champagne, e l’Orchésographie vi viene stampata nel 1589; i musici del tempo distinguono i branles coupés per area: Champagne, Hainaut, Avignon. Le denominazioni regionali non provano però un’origine popolare locale univoca per ogni danza: la suite è un repertorio di corte, codificato per iscritto.

Mappa di Langres, Francia, città di Thoinot Arbeau e dell'Orchésographie

La diffusione è europea: Francia, Inghilterra (brawl), Spagna (bran), Scozia (brangle), Italia (brando). In Italia il brando è una forma imparentata, non una traduzione dei branles coupés di Arbeau; i trattati italiani (Caroso, Negri) descrivono altre danze di corte.

Oggi la famiglia vive nei circuiti di danza storica e rievocazione, con ensemble di musica antica e laboratori specialistici; nel balfolk italiano i branles più semplici sono diffusi, ma le suite di branles coupés restano una presenza rara e specialistica.

Epoca e anno di riferimento #
  • XV secolo – radici nelle danze a catena e nelle ronde; il termine branle è attestato in ambiente di corte (Nantes 1445 secondo alcune fonti, da prendere con prudenza).
  • 1520s – Antonius de Arena menziona i branles e i branlos decopatos.
  • 1588/1589 – Orchésographie di Arbeau: prima edizione 1588, edizione 1589, ristampa 1596; è la fonte che codifica la suite.
  • XVI-XVII secolo – fortuna della famiglia; il termine resta in uso fino a Mersenne (1636) e Rameau (1725) come riferimento storico.
  • XX secolo – rinascita filologica e ricostruzioni; la Library of Congress documenta Branle Charlotte nel 1998.
  • 1952 – raccolta di una versione tradizionale del branle coupé nell’Aube (Société des Amateurs de Folklore et Arts Champenois).
Occasione e funzione sociale #
  • Apertura del ballo: «au commencement du bal se dansent les branles»; la suite dei branles apriva la festa e faceva entrare tutti i presenti, ordinati per precedenza.
  • Danza collettiva: cerchio o catena, tutti eseguono gli stessi passi; i più anziani con branles semplici e doppi, i giovani con i coupés più vivaci.
  • Mascherate e feste di corte: i branles coupés potevano accompagnare pantomime, mascherate e momenti virtuosistici.
  • Italia: rievocazioni, feste storiche, corsi di danza rinascimentale; non è una danza di festa popolare contemporanea.
Storia e origine #
  1. Dalla carola al branle: la carole medievale e le danze a catena/cerchio sono il terreno remoto; nel Quattrocento e Cinquecento il branle si diffonde come danza sociale francese.
  2. L’adozione di corte: danza di origine rustica, il branle viene accolto a corte e codificato; Arbeau stesso dice che i branles derivano da danze popolari e che i maestri li raffinano.
  3. La famiglia coupée: i maestri combinano passi diversi e creano branles «tagliati», più vivaci e vari; i giovani li introducono nei balli e li battezzano a piacere.
  4. La suite di Arbeau: Cassandre, Pinagay, Charlotte, la Guerre, Aridan; ogni danza ha una musica e una struttura propria.
  5. Dopo il Cinquecento: la famiglia esce dall’uso vivo, ma resta nella trattatistica; il termine branle sopravvive in forme tradizionali e nella musica.
  6. La rinascita: dal Novecento la danza storica ricostruisce i branles da Arbeau; oggi è un repertorio di rievocazione, non una tradizione orale continua.
Note etnocoreologiche #
  • Codifica colta: la famiglia è documentata da un trattato e da stampe musicali, non da una tradizione orale di villaggio.
  • Forma: cerchio aperto o catena, mani unite, tutti gli stessi passi; la catena avanza verso sinistra con passi più ampi a sinistra e più piccoli a destra.
  • Lessico: double (tre passi con chiusura, quattro tempi), simple (un passo con avvicinamento, due tempi), pied en l’air/grève/grue, pied joint, saut majeur, capriole.
  • Il «taglio»: l’irregolarità delle frasi e l’alternanza di passi diversi è il tratto distintivo; la musica e la coreografia sono strettamente corrispondenti.
  • Ornamenti: fleurettes, sauts, caprioles lasciati all’estro dei danzatori esperti; la flessibilità è strutturale, non un’aggiunta moderna.
  • Unità e varietà: ogni branle della suite ha una propria coreografia; non esiste una sequenza unica per tutta la famiglia.
Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Fonte storica: Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot), Orchésographie (1589).
  • Ricostruttori e studiosi: Mabel Dolmetsch, Julia Sutton, Francine Lancelot, Angene Feves, Elizabeth Aldrich, Nick Enge (Library of Dance), John e Evanne Lindahl (SCA Dance), Iver P. Cooper (SFDH).
  • Italia: Il Teatro della Memoria (Claudia Celi, Andrea Toschi), Compagnia Nazionale di Danza Storica, Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze, Il Cerchio delle Fate (Patrizia Barzaghi), ensemble di musica antica e corsi universitari.
  • Nota: non esistono gruppi italiani dedicati esclusivamente al branle coupé; la pratica è trasversale a danza storica, rievocazione e, in parte, balfolk specialistico.
Formazione e tipologia #
  • Cerchio aperto o catena: numero illimitato di danzatori, mani unite; Arbeau alterna uomini e donne, con la dama alla destra.
  • Progressione: verso sinistra, con passi più ampi a sinistra e più piccoli a destra.
  • Nessuna figura di coppia staccata: tutti eseguono gli stessi passi; gli ornamenti sono individuali.
  • Tipologia: danza di gruppo, sociale e di corte, non processionale né di coppia chiusa.
Struttura della danza #

Ogni branle coupé ha una struttura propria. La suite di Arbeau:

  1. Cassandre – A: 4 misure 4/4 (DL-DR-DL-DR); B: 2 misure 4/4 + 1 misura 2/4 + 1 misura 4/4 (DL-DR-SL-DR), per 3,5 misure ripetute. La frase B torna due volte.
  2. Pinagay – A: 2 misure 5/8 + 1 misura 2/4, con grèves alternate; B: 4 misure 4/4 (DL-DR-DL-DR).
  3. Charlotte – A: 4/4 + 2/4 + 4/4, con pieds en l’air; B: 7 misure irregolari (4/4, 2/4, 3/4, 2/4, 3/4, 2/4, 4/4) con simples e pieds en l’air.
  4. la Guerre – A: 3 misure 4/4, con doubles ripetuti; B: 4 misure 4/4 eseguite il doppio più veloci, con simples, grèves e finale saut majeur avec cabriole.
  5. Aridan – tre frasi: A (4/4 + 3/4), B (6/4 + 4/4), C (4/4 + 2/4 + 2 misure 4/4), con simples e chiusura pied à gauche, pied approché, grève.

La suite si esegue nell’ordine Cassandre – Pinagay – Charlotte – la Guerre – Aridan, con ornamenti possibili. Non c’è cambio di fronte o inversione della catena, salvo varianti tarde.

Metro e struttura musicale #
  • Prevalentemente binario: 4/4 e 2/4.
  • Misure irregolari e cambi di metro: 3/4, 5/8, 6/4 in sezioni specifiche (Pinagay, Charlotte, Aridan).
  • Ogni branle ha la sua melodia: non esiste un unico schema metrico per la famiglia.
  • Corrispondenza musica-passi: le misure dispari riflettono le sequenze coreografiche (es. Cassandre B).
  • Tempo: vivace ma non uniforme; le fonti moderne parlano di circa 110-125 BPM per alcune versioni, ma il valore non è nella fonte primaria.
Strumenti e stile musicale #
  • Organico d’epoca: flauti dolci, cromorni, cornetti, dulciane, viole da gamba, liuto, chitarra rinascimentale, percussioni a mano e tamburo.
  • Arbeau: tamburo e flauto per accompagnare i branles; il trattato dà istruzioni ai suonatori di tamburo.
  • Polifonia: le melodie circolano anche in intavolature e arrangiamenti a più voci (Attaingnant, Gervaise, Phalèse).
  • Oggi: ensemble di musica antica con strumenti storici; nel balfolk anche formazioni acustiche o amplificate.
  • Stile: vivace, ritmico, con articolazioni che sottolineano salti e pieds en l’air.
Autori e compositori #
  • Nessun autore unico: le melodie sono di tradizione, spesso riprese da chansons coeve; la coreografia è documentata da Arbeau.
  • Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot, 1520-1595) fissa la suite nell’Orchésographie (1589).
  • Editori e compositori: Pierre Attaingnant, Claude Gervaise, Pierre Phalèse, Adrian Le Roy (attribuzioni talvolta generiche).
  • Versioni tradizionali: raccolta del 1952 nell’Aube, con il contributo della Société des Amateurs de Folklore et Arts Champenois; Berthe Royer (1895) per la documentazione.
  • Omonimie: pas de coupé (Feuillet/Rameau) è un passo barocco, non la famiglia.
Aneddoti e curiosità #
  • Il nome Cassandre: secondo una tradizione riportata da Arbeau, il branle coupé Cassandre prese il nome da una gentildonna o da un’aria di moda; la melodia è legata alla canzone Chant de la Cassandre (1581).
  • Vive Henri IV: l’aria di Cassandre fu adattata, verso il 1600, come Marche Henri IV (forse da Eustache du Caurroy); il testo definitivo è di Charles Collé (1770).
  • Giovani e virtuosismo: Arbeau dice che i branles coupés sono adatti ai giovani e ai «buoni e gagliardi danzatori»; i più composti si accontentano di branles doppi e semplici.
  • Nuovi branles: i giovani introducevano nei balli i branles di nuova composizione e li battezzavano a piacere; i maestri gareggiavano in complessità.
  • Branle de l’Official: la sua aria è stata ripresa nella carola natalizia Ding Dong Merrily on High.
  • Langres: Arbeau racconta che ai suoi tempi, a Langres, si parlava solo di danze e mascherate.
  • Omonimie: branle in maglieria o in medicina, coupé in sartoria; pas de coupé nella danza barocca.
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Musica antica: registrazioni di Clemencic Consort, Doulce Mémoire, Broadside Band, Wolgemut, Compagnie Maître Guillaume, Florilegio Ensemble.
  • Video: tutorial e ricostruzioni su YouTube (Thierry Girod per la Guerre e Aridan, HDS Dance Tutorials, Library of Dance).
  • Danza storica: festival, palii, cortei rinascimentali, corsi e spettacoli; la Library of Congress documenta Branle Charlotte (1998).
  • Cinema e televisione: presenze in film e documentari in costume, spesso con coreografie romanzate.
  • Balfolk: i branles semplici sono diffusi; le suite coupés restano specialistiche.
Difficoltà e adattamenti #
  • Variabile: Cassandre e Pinagay accessibili; Charlotte e la Guerre più impegnative per cambi di metro, pieds en l’air e capriole.
  • Difficoltà principale: sincronia musica-passi, frasi irregolari, memoria delle sequenze, salti.
  • Didattica: proporre dopo branles semplici e doppi; semplificare le ornamentazioni, mantenere la struttura ritmica.
  • Adattamenti: versioni senza salti o capriole per principianti; cerchi grandi per feste; nei corsi si può insegnare un solo branle della suite.
  • Non esistono livelli ufficiali; la difficoltà dipende dalla singola danza scelta.
Diffusione in Italia #
  • Non tradizione popolare viva: il branle coupé non appartiene alla tradizione italiana; è un repertorio francese di corte.
  • Danza storica: corsi e stage (Il Teatro della Memoria, Compagnia Nazionale di Danza Storica), rievocazioni (Firenze, Urbino, Ferrara), ensemble di musica antica.
  • Balfolk: i branles semplici sono presenti; le suite coupés sono rare e specialistiche.
  • Brando: il brando italiano è imparentato con il branle, ma i trattati italiani (Caroso, Negri) descrivono altre coreografie; non è una traduzione dei branles coupés.
  • Conclusione: in Italia la famiglia vive nella ricostruzione filologica, non in una continuità comunitaria.
Note di ricerca e fonti #

Metodo. La ricerca su libri (NotebookLM) ha fornito il quadro generale e la terminologia; le fonti web hanno permesso di verificare le singole frasi e i metri. La scheda distingue la famiglia dai singoli branles e dal pas de coupé barocco.

Fonti principali.

  • Orchésographie di Arbeau (1589) per la definizione, la suite e i passi [11].
  • Wikipedia FR/EN/DE per la trascrizione delle frasi e dei metri [5] [6] [7].
  • Library of Dance per Cassandre e la Guerre [8] [9].
  • SFDH per il contesto storico e la definizione di mixed branle [10].
  • Raccolta di folklore della Champagne (1952) per la versione tradizionale dell’Aube [12].
  • Video didattici, danzati e musicali per l’osservazione della prassi [1] [2] [3] [4].
  • Treccani per il ballo di corte [13] e Il Teatro della Memoria per la pratica italiana [14].

Discrepanze.

  • Data: 1588 (prima edizione), 1589 (edizione più citata), 1596 (ristampa). Non è una data di nascita della danza, ma di codificazione.
  • Origine: Francia/Champagne/Langres; le suite regionali (Champagne, Hainaut, Avignon) sono denominazioni di repertorio, non prova di origine popolare locale. Le radici nelle danze a catena sono ipotizzabili, ma la documentazione coreografica è cinquecentesca.
  • Numero dei branles coupés: SFDH parla di «oltre venti»; la suite canonica ne elenca cinque. Gli elenchi variano: non esiste un numero definitivo.
  • Metro: la famiglia è polimetrica; dire «4/4» o «2/4» da solo è riduttivo. Le misure 5/8, 3/4, 6/4 sono parte della struttura.
  • Tempo: 110-125 BPM è una stima moderna, non un’indicazione di Arbeau.
  • Italia: il brando è imparentato, non identico; non c’è una tradizione popolare italiana continua dei branles coupés. La presenza nei balfolk è limitata.
  • Omonimie: pas de coupé (danza barocca) è un passo, non la famiglia; branle in altri ambiti non è pertinente.
  • Registrazione del DVD: l’etichetta «Branle Coupé» non specifica quale branle della suite sia eseguito; non è possibile dedurlo dalla sola etichetta.

Aree grigie. La mappa italiana della danza storica non è sistematica; i gruppi citati sono esempi, non un censimento. La versione tradizionale dell’Aube (1952) è documentata, ma il rapporto con la suite di Arbeau richiede cautela.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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