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Branle Pinagay

Video
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Esecuzione registrata nel DVD 005a
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Il Branle Pinagay è il secondo dei branles coupés de Champagne che Thoinot Arbeau consegna all’Orchésographie (Langres, 1589). Dopo il Cassandre, la suite prosegue con Charlotte, la Guerre e Aridan: cinque danze in cerchio, cinque musiche, un solo gesto comune - la catena che avanza e si spezza in calci improvvisi.

Il Pinagay è tra i più solari del gruppo. Doppi passi laterali, poi un pied en l’air, ancora doppi, poi tre calci di fila: la frase musicale diventa movimento, e il cerchio intero respira insieme. Non ci sono figure di coppia né intrecci: solo l’unisono, la precisione dei piedi e la gioia di far parte di un corpo solo. Nella nostra pratica lo incontriamo nei corsi di danza storica e nelle rievocazioni, dove è spesso la prima danza insegnata ai principianti. In Italia non è tradizione popolare autoctona e nel balfolk è raro: lo si balla con le fonti accanto, gustando la semplicità di un branle che, a distanza di quattro secoli, funziona ancora benissimo.

Scheda sintetica
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Nome proprio #
Branle Pinagay, attestato nell’Orchésographie di Thoinot Arbeau (1589) come «branle couppé nommé Pinagay». È il secondo brano della suite dei branles de Champagne coupés, dopo il Cassandre.
Altri nomi e varianti #
  • Bransle Pinagay, Branle de Pinagay, Pinagay Branle, Pinagay Bransle: varianti grafiche.
  • Branle couppé Pinagay: forma che esplicita l’appartenenza alla famiglia.
  • «Brando Pinagay»: resa divulgativa italiana; brando è il termine con cui in italiano si rende branle, ma non è un nome storico autonomo della danza.
  • Omonimie: non va confuso con il Branle Cassandre (che lo precede nella suite) né con il Branle de la Montarde, altro branle di Arbeau.
Traduzione e significato #
«Branle tagliato». Branle viene dall’antico francese branler, «oscillare, dondolare», e indica la famiglia di danze collettive con movimento laterale; coupé significa «tagliato» e descrive una struttura in cui i passi regolari sono interrotti da pieds en l’air, pieds joints e piccoli salti. Il significato di Pinagay resta non documentato: nessuna glossa di Arbeau, nessuna etimologia verificabile. Le proposte - un toponimo, un nome di persona, l’incipit di una canzone - sono ipotesi moderne, non prove.
Area geografica e provenienza #

Francia, XVI secolo. Arbeau colloca esplicitamente il Pinagay tra i branles de Champagne coupés, la suite che apre con il Cassandre e prosegue con Charlotte, la Guerre e Aridan. Il trattato viene stampato a Langres, in Champagne (attuale Alta Marna), dove l’autore è canonico: è il luogo della codifica, non necessariamente quello di nascita della danza.

Mappa di Langres, Francia, città di Thoinot Arbeau e dell'Orchésographie

L’etichetta «de Champagne» è una denominazione di repertorio, non la prova di un’origine paesana precisa: per il Pinagay non conosciamo fonti anteriori al 1589 né una tradizione orale indipendente. Oggi la danza vive nei circuiti europei di danza storica; in Italia la incontriamo in corsi, stage e rievocazioni, mentre nel balfolk è rara.

Epoca e anno di riferimento #
  • 1588: privilegio di stampa (22 novembre); 1589: edizione di Langres, quella di riferimento; 1596: seconda edizione postuma.
  • La danza è in uso nella seconda metà del Cinquecento; il trattato è il terminus ante quem, non la data di nascita.
  • Alcuni repertori moderni citano il 1558 per la musica: indicazione da verificare, non è una data documentata della danza.
Occasione e funzione sociale #
  • Danza di società, da sala e da festa: si inserisce nella suite dei branles, spesso all’apertura del ballo.
  • Tutti possono partecipare («autant que l’on veut»): la semplicità è una scelta sociale, non un limite.
  • Non è documentata un’occasione rituale o stagionale specifica.
  • Oggi la funzione è didattica, ricostruttiva e performativa.
Storia e origine #
Il Pinagay è attestato solo nell’Orchésographie: nessuna fonte anteriore, nessuna tradizione orale continua. La sua storia è quella della codificazione dei branles: danze a catena di origine collettiva, adottate dalle corti e fissate dai maestri tra Quattro e Cinquecento. Arbeau lo inserisce come secondo brano della suite di Champagne, dopo il Cassandre, con tablatura musicale e descrizione dei passi. La fortuna moderna nasce dalla riscoperta novecentesca della trattatistica e dal lavoro dei gruppi di danza storica.
Note etnocoreologiche #
  • Branle coupé: i passi regolari vengono «tagliati» da calci e figure.
  • Cerchio aperto o chiuso, mani unite; tutti eseguono gli stessi passi all’unisono.
  • Passo base: double laterale (passo, chiusura con peso, passo, chiusura senza peso), con progressione verso sinistra.
  • Pieds en l’air: calci della gamba libera, eseguiti con un piccolo salto sul piede d’appoggio; sono la cifra della danza.
  • Nessuna figura di coppia, nessun intreccio: la coreografia è la frase musicale stessa.
Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Fonte storica: Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot).
  • Studio e ricostruzione: Library of Dance (Nick Enge), Historical Dance Society (Jeremy Barlow e The Broadside Band; Peter Barnard per la didattica), Peter Durham, Cunnan/SCA, Compagnie Maître Guillaume.
  • Italia: La Rossignol (Arie e danze cortigiane, 2019), Antiquo More, Quam Pulchra Es (Macerata), Tres Lusores (Cori), Società di Danza, Corte Ducale, Medioevo in Danza dei Cavalieri di Santa Fina (San Gimignano); traduzione critica dell’Orchésographie a cura di Gianfranco Bellucci (A.G.E. Urbino, 2021).
  • Nota: non esiste un censimento nazionale; l’elenco raccoglie realtà documentate o segnalate dalle fonti.
Formazione e tipologia #
  • Cerchio aperto o chiuso, o linea quando i danzatori sono pochi; mani unite, numero variabile.
  • Arbeau non prescrive un numero chiuso: «as many as will».
  • Tipologia: branle coupé (misto, nel lessico di alcune fonti), danza collettiva di società, non di coppia.
Struttura della danza #
  1. Frase A: double a sinistra; pied en l’air sinistro; double a sinistra; tre pieds en l’air (sinistro, destro, sinistro).
  2. Frase B: double a sinistra; double a destra; ripetizione.
  3. Ripetizione: le due frasi si alternano finché dura la musica; non ci sono figure di intreccio o cambi di fronte.

La sequenza qui riportata è la ricostruzione moderna più diffusa (Library of Dance, Cunnan/SCA, Peter Durham); il testo di Arbeau resta il riferimento per verificarne i dettagli.

Metro e struttura musicale #
  • Frase A: 2 misure di 5/8 + 1 misura di 2/4.
  • Frase B: 4 misure di 4/4.
  • Arbeau indica per i branles di Champagne una misura binaria leggera, senza salti; i calci hanno comunque il loro piccolo slancio.
  • Molte trascrizioni didattiche semplificano in 4/4 o 2/4: il conteggio va sempre confrontato con la versione musicale usata.
  • Nessun metronomo nella fonte; le registrazioni moderne girano intorno ai 115-126 BPM, ma è una stima moderna.
Strumenti e stile musicale #
  • La fonte non prescrive un organico fisso: la melodia è monodica e affidata agli strumenti disponibili.
  • Prassi rinascimentale: flauti dolci, viole da gamba, liuto, cornamusa, pifferi, tamburo; Arbeau usa la tablatura del tamburino per scandire i passi.
  • Registrazioni moderne: consort di musica antica, ghironda, liuto, percussioni; La Rossignol, Broadside Band, Compagnie Maître Guillaume, Antiquo More.
  • Stile: leggero, danzante, ben accentato; i calci devono sentirsi nel fraseggio.
Autori e compositori #
La coreografia e la melodia ci sono trasmesse da Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot, 1519/1520-1595) nell’Orchésographie. La musica è di tradizione e non ha un compositore documentato; la danza è una codificazione colta di materiali coreutici preesistenti. Arbeau è il testimone, non l’inventore.
Aneddoti e curiosità #
  • Il nome Pinagay è rimasto senza spiegazione per oltre quattro secoli: uno dei piccoli misteri onomastici del repertorio di Arbeau.
  • L’uso di nomi di persona per i branles coupés era una moda: Arbeau avverte di chiedere ai musicisti il brano «sempre con il nome appropriato», perché lo stesso schema poteva circolare con nomi diversi.
  • Peter Durham segnala un’incongruenza nel testo di Arbeau (un double sinistro descritto come destro), corretta in alcune edizioni moderne.
  • Il dialogo tra Arbeau e l’allievo Capriol rende il trattato una piccola scuola di danza: le domande di Capriol sono spesso le nostre.
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Nessuna presenza mainstream.
  • Discografia: La Rossignol (Arie e danze cortigiane, 2019), Antiquo More, The Broadside Band (Danses Populaires Françaises), Compagnie Maître Guillaume, New York Renaissance Band.
  • Video: Historical Dance Society (esecuzione e tutorial), canali di danza storica, il video dell’Archivio Siriano Tondini nel DVD 001a.
  • Altro: partiture su MuseScore, programmi di rievocazione e festival di musica antica.
  • In Italia: rievocazioni, stage e serate di danza storica.
Difficoltà e adattamenti #
  • Difficoltà bassa: è tra i branles d’ingresso, adatto ai principianti.
  • Le attenzioni: precisione dei pieds en l’air, sincronia del cerchio, direzione costante verso sinistra.
  • Adattamenti comuni: catena aperta per spazi piccoli, tempo più lento, calci bassi, inversione della direzione per variare.
  • Sono semplificazioni didattiche dichiarate, non varianti storiche.
Note di ricerca e fonti #

Metodo. La scheda confronta la fonte primaria con le ricostruzioni moderne e con le risposte dei sistemi di ricerca. Il quadro generale e la terminologia vengono dal lavoro sui libri; le fonti web hanno permesso di verificare struttura, metri e ricezione italiana. Ogni affermazione non sostenuta da una fonte è stata lasciata fuori o segnalata come ipotesi.

Fonti principali.

  • Library of Dance (Nick Enge) per la sequenza dei passi; Peter Durham per la trascrizione commentata; Cunnan/SCA per la scheda pratica.
  • Orchésographie di Thoinot Arbeau (Langres, 1588/1589), sezione dei branles coupés de Champagne, in facsimile IMSLP/Gallica e nella trascrizione di Nicolas Graner.
  • Historical Dance Society, La Rossignol, Broadside Band e Compagnie Maître Guillaume per l’ascolto e l’osservazione della prassi.
  • Corte Ducale e la traduzione di Gianfranco Bellucci per la ricezione italiana.

Discrepanze.

  • Etimologia: toponimo o incipit di canzone, nome di persona, «non documentata». Qui vale quest’ultima posizione; le altre restano ipotesi.
  • Metro: 5/8 + 2/4, poi 4/4 secondo Wikipedia FR; 4/4 o 2/4. La versione mista è quella che meglio corrisponde alle due strain; le altre sono semplificazioni didattiche o indicazioni di massima.
  • Data: 1588 (privilegio), 1589 (edizione di riferimento), 1596 (seconda edizione). Il 1558 citato da un repertorio riguarda la musica, non la danza, e va verificato.
  • Origine: la suite è «de Champagne»; Langres è il luogo della codifica, non quello di nascita. Non esistono attestazioni anteriori al 1589.
  • Organico: nessuna strumentazione storica obbligatoria; le scelte delle registrazioni moderne non vanno generalizzate.

Aree grigie. Non esiste un censimento dei gruppi italiani che ballano il Pinagay: l’elenco è esemplificativo. L’etimologia, l’eventuale dedica del nome e la ricezione italiana fuori dai circuiti specialistici restano aperte. La scheda è aperta a contributi documentati.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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