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La Dañs Leon — «danza del Léon» — è una delle forme più antiche e sorprendenti del repertorio bretone. Non è un cerchio: è un doppio fronte, due file che si guardano, una di uomini e una di donne, ciascuno di fronte al proprio partner senza mai stringerlo in una presa di coppia. Uomini e donne non eseguono gli stessi passi: due grammatiche motorie diverse dentro lo stesso ciclo di otto tempi.
L’abbiamo ricevuta attraverso le raccolte di Jean-Michel Guilcher, che negli anni Cinquanta e Sessanta ha interrogato gli ultimi testimoni di una pratica già spenta. La danza si era interrotta tra il 1925 e il 1930; oggi rivive nei fest-noz, nei cercles e negli stage, grazie a ensemble come Bleuniadur e al lavoro di Dastum.
In Italia non è una tradizione autoctona: la incontriamo in stage specialistici di danze bretoni, più raramente nei balfolk ordinari. È una danza che chiede tempo e attenzione, e che ripaga con una delle esperienze più intense del repertorio bretone: ballare insieme senza toccarsi, ognuno al proprio posto.
Scheda sintetica#
- Nome proprio #
- Dañs Leon (in bretone), resa in francese Danse du Léon, Danse de Léon o Dans Leon. Il nome è toponimico: indica la danza del Léon (Bro Leon), regione storica del Finistère settentrionale. Dañs Leon è la grafia accolta dalla letteratura etnocoreologica; Dans Leon, senza tilde, è la forma francesizzata diffusa in partiture, programmi e repertori didattici.
- Altri nomi e varianti #
- Dañs giz Leon («danza alla maniera del Léon»), con specificazione della località che dava il tono: giz Locmélar, giz Sizun, giz Pleyber-Christ.
- Dañs a-dal (o a-dall) «danza di fronte»; Dañs a-benn «danza di testa», per opposizione alle danze in cerchio.
- Piler-lann (o Piler Lann) «pestatore di ginestre»: è anche il titolo di una celebre canzone d’accompagnamento e viene usato come nome della danza; il legame resta incerto.
- Dañs al leur nevez «danza dell’aia nuova», legata a una festa agricola.
- Dañs an amourousted «danza degli innamorati»: variante in cortège di coppie, minoritaria.
- Varianti locali documentate: Locmélar, Sizun, Le Tréhou, Pleyber-Christ, Pencran, La Roche-Maurice, Commana, Brasparts e Hanvec.
- Omonimie da non confondere: la Dañs Kef è imparentata ma non attestata come danza leonarda; la «danza del leone» cinese e la città spagnola di León non hanno alcun rapporto con questa danza.
- Traduzione e significato #
- «Danza del Léon». Dañs significa «danza» in bretone; Leon è la regione storica a nord dell’Élorn, antica diocesi di Saint-Pol-de-Léon. Il nome serviva ai cornouaillais per distinguerla dalla Dañs Kerne, la danza della Cornovaglia bretone. Piler-lann significa «pestatore di ginestre» (ajonc, Ulex europaeus): rimanda alla triturazione delle fibre per il lettame, ma il legame con la danza non è documentato e va trattato come etichetta tradizionale, non come spiegazione delle origini. Nessun rapporto con il nome proprio Léon né con la città spagnola di León.
- Area geografica e provenienza #
Haut-Léon (Pays Chelgen), nel sud del Pays de Léon (Bro Leon), Finistère settentrionale, Bretagna. Il nucleo storico si colloca tra Landerneau e Morlaix, ai piedi dei Monts d’Arrée, nei cantoni di Landerneau, Landivisiau, Ploudiry e Sizun. Le varianti locali sono documentate a Locmélar, Sizun, Le Tréhou, Pleyber-Christ, Pencran, La Roche-Maurice, Commana, Brasparts e Hanvec. A est, il territorio confinava con la Dañs Treger, a sud con la Dañs Kef e le gavotte, a ovest con le gavotte del Bas-Léon e le ronde del Pays Pagan.

Italia. Nessuna tradizione autoctona: la danza arriva come repertorio di importazione, attraverso stage di danze bretoni, fest-noz e circuiti specialistici. Nei balfolk italiani resta rara; la si incontra più spesso in laboratori tematici che nella serata ordinaria.
- Epoca e anno di riferimento #
- Tradizione orale antica, considerata da Guilcher una delle più arcaiche del Léon; attestata nei secoli XVIII-XIX.
- Estinzione come pratica viva al più tardi 1925-1930, nelle località vicine all’Alta Cornovaglia (Haute-Cornouaille).
- Raccolte sul campo di Jean-Michel Guilcher tra anni Quaranta e Sessanta (1945-1960 in alcune fonti, anni Cinquanta-Sessanta in altre); pubblicazione principale 1963, pp. 393-410, preceduta dallo studio La danse ronde en Léon (1952) di Hélène e Jean-Michel Guilcher.
- Revival dai anni Settanta-Ottanta: cercles, Bleuniadur (1978), Dastum, Kendalc’h.
- Nessuna data di composizione: repertorio anonimo.
- Ciclo agrario e festivo: dañs al leur nevez per la preparazione dell’aia nuova, feste del raccolto, pardon (anche nella loro componente profana), nozze, mercati.
- Funzione di coesione comunitaria più che di corteggiamento individuale: Guilcher osserva che il danzatore non ha occasione di mettersi in valore presso una singola dama; ognuno «tiene il suo posto».
- La separazione dei sessi e l’assenza di contatto sono lette come tratto arcaico, talvolta ricondotto all’influenza del clero: spiegazione plausibile, non dimostrata.
- Oggi: fest-noz, spettacoli di ensemble, stage specialistici; non è danza ordinaria dei bal folk.
- Storia e origine #
- Una delle cinque forme-madri della Bassa Bretagna individuate da Guilcher, con gavotta, en dro, Dañs Treger e dañs tro Plinn.
- Opposta alla Dañs Kerne; imparentata con la Dañs Treger per il doppio fronte e la differenziazione dei passi.
- Guilcher ipotizza un possibile prestito dalle longways britanniche per l’intensità degli scambi nel XVII secolo: ipotesi, non certezza.
- Trasmissione orale interrotta nel primo Novecento; la conoscenza attuale dipende dalle raccolte (Guilcher, Monjarret, Defrance, Leblanc) e dal revival.
- Cautela critica: la Dañs Kef, suite raccolta negli anni Settanta in case di riposo, è imparentata ma non attestata come danza leonarda; alcune «varianti» circolanti sono ricostruzioni fantastiche dei gruppi folklorici anni Settanta, denunciate da Tud ar Vro Bro Leon.
- Nessun mito fondativo: da distinguere dalle letture romantiche o celtiche.
- Note etnocoreologiche #
- Doppio fronte: due file parallele, uomini da un lato e donne dall’altro, in vis-à-vis. Non è un cerchio, non è una danza di coppia in presa chiusa.
- Passi totalmente differenti e progressione indipendente; l’asimmetria sincronica dentro lo stesso ciclo è il tratto distintivo.
- Uomini: presa per il mignolo o per mano, braccia all’altezza delle spalle con bilanciamento avanti-indietro; avanzano lateralmente verso sinistra nei primi quattro tempi, poi restano sul posto con salti e tallonamenti.
- Donne: tengono la gonna o le braccia lungo il corpo, oscillazione minima; avanzano frontalmente alternando le direzioni, con appoggio sul destro e tallone sinistro verso il partner, e chiudono con un saluto.
- Ciclo di 8 tempi in due motivi: progressivo (1-4) e statico (5-8).
- Carattere arcaico della separazione dei sessi; nessun cambio di partner, la catena avanza come corpo unico.
- I dettagli variano per variante locale e ricostruzione: vanno sempre riferiti alla mode e alla fonte.
- Divulgatori e gruppi di riferimento #
- Ricercatori: Jean-Michel Guilcher (1914-2017), Hélène Guilcher, Polig Monjarret, Yves Defrance, Yves Leblanc, Michel Cazuguel.
- Archivi e associazioni: Dastum e Dastum Bro Leon (CD Danses et mélodies du Léon, 2000), Kendalc’h, War ’l Leur, Kenleur, Tud ar Vro Bro Leon.
- Palco e trasmissione: Ensemble Bleuniadur (Saint-Pol-de-Léon, 1978, label CIOFF), cercles celtiques, sito didattico Lannig.
- Italia: Cristina Zecchinelli e BellezzaFolk, Biella Trad con il duo Bifòlc (2017), Kelc’h Deuit e Barzh (Torino), Ronan Autret (stage Balburrasca/Clover), Festival Trad Sponde Sonore (Arci), corsi in Lombardia e Sicilia.
- Non risultano scuole italiane dedicate esclusivamente a questa danza.
- Formazione e tipologia #
- Tipologia: danza collettiva a doppio fronte (double front, dañs a-dal), due file contrapposte, una maschile e una femminile.
- Formazione: i danzatori sono in vis-à-vis con il partner; gli uomini si tengono per il mignolo o per mano all’interno della propria fila, le donne tengono la gonna o hanno le braccia lungo il corpo.
- Non è una danza di coppia in presa chiusa, né un cerchio, né una quadriglia.
- Le coppie possono formare un cortège e, in alcune descrizioni, il corteo può incurvarsi o chiudersi; la forma di riferimento resta il doppio fronte.
- Tipologia: danza di comunità a separazione dei sessi, affine alla Dañs Treger e alle danses à double front del Trégor e dell’Alta Cornovaglia.
- Struttura della danza #
Ciclo di otto tempi, articolato in due semifrasi:
- Tempi 1-4 (motivo progressivo): gli uomini avanzano lateralmente verso sinistra con quattro passi di marcia (destro che incrocia davanti, appoggio sinistro, destro che incrocia, salto con piedi riuniti); le donne avanzano frontalmente alternando direzione, in appoggio sul piede destro e con il sinistro in tallonamento verso il partner.
- Tempi 5-8 (motivo statico): gli uomini restano sul posto con surrection, piegamenti, piccoli salti e talonné; le donne eseguono il saluto caratteristico (piccoli passi, lato, saluto, passo, passo, tallone) e chiudono in assemblé o talonné di fronte al partner.
- Progressione: la catena avanza come corpo unico; non ci sono cambi di partner né figure di intreccio o rotazione. Le sequenze dei tempi 1-8 variano nelle diverse modes locali (Locmélar, Sizun, Le Tréhou, Pleyber-Christ): la struttura in due motivi resta costante, i dettagli dei passi no.
- Metro e struttura musicale #
- Metro binario, per lo più 4/4 (2/4 in alcune trascrizioni); suddivisione del tempo sempre binaria, con poco o nessun monnayage ritmico.
- Tempo moderato, 100-120 BPM secondo Yves Defrance (1998).
- Frasi regolari di 8 tempi, con possibile prolungamento di un tempo sull’ottavo (talvolta trascritto erroneamente come quinto tempo); il repos di fine frase non è sistematico.
- Forma question-réponse del kan ha diskan.
- La Dañs Kef, imparentata, usa materiale melodico simile a un tempo molto più rapido.
- Strumenti e stile musicale #
- Tradizionalmente esclusivamente vocale: un solista (uomo o donna) alternato al coro, secondo la prassi del kan ha diskan.
- Poche raccolte prima dell’estinzione: quattro esempi in Guilcher, una trentina di arie raccolte da Polig Monjarret.
- Nel revival: biniou kozh e biniou braz con bombarde, violino, fisarmonica diatonica, clarinetto, percussioni; il CD Danses et mélodies du Léon (2000) coinvolge sonneurs e cantori.
- Stile sillabico, senza ornamentazione virtuosistica; andamento sobrio e ipnotico.
- Autori e compositori #
- Nessun autore o compositore documentato: danza e arie sono di tradizione orale, anonime e variabili da villaggio a villaggio.
- Le trascrizioni di Guilcher, Monjarret e Defrance sono raccolte, non composizioni.
- Gli arrangiamenti moderni (Sonerien Lanhouarne, Kevrenn de Rennes/Bagad Kadoudal) sono rielaborazioni del repertorio.
- Piler-lann è il titolo di una canzone tradizionale, non un’autoria.
- Aneddoti e curiosità #
- La presa per il mignolo degli uomini è segnalata come un tratto unico nel repertorio bretone.
- Il nome Piler-lann ha generato l’equivoco che si pesti davvero l’ajonc danzando; Guilcher avverte che il legame con la danza non è chiaro.
- La separazione dei sessi è stata letta come effetto della forte pressione clericale nel Léon; spiegazione plausibile, ma non dimostrata.
- La Dañs Kef fu raccolta negli anni Settanta in case di riposo e attribuita a Landerneau, benché non fosse mai stata danzata da leonardi: un caso esemplare di cautela nelle mappe coreiche.
- Tud ar Vro Bro Leon denuncia le «fantaisies et créations» dei gruppi folklorici anni Settanta, spesso spacciate per varianti autentiche.
- Bleuniadur ha reso visibile la danza in costume del Léon nei festival internazionali.
- Guilcher la descrive come una comunità che può esprimersi solo se ogni danzatore è al posto giusto.
- Presenza nei media e nella cultura di massa #
- Presenza discreta: video didattici, DVD, registrazioni di fest-noz, CD Danses et mélodies du Léon (Dastum, 2000), documentario Suite du Léon (Eskell an Elorn, 1997), DVD Raçine[s] di Bleuniadur.
- Video di riferimento su YouTube per le modes di Le Tréhou, Pleyber-Christ, Locmélar e Brasparts, oltre a esecuzioni di Korollerien Kraon e Jean Baron & Christian Anneix.
- L’ensemble Bleuniadur ha partecipato a festival CIOFF in Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Svizzera, Belgio, Austria, Galles, Paraguay, Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Stati Uniti.
- Nessuna presenza significativa nel cinema o nella cultura di massa generalista.
- In Italia circolano video e materiali didattici di gruppi come Kelc’h Deuit e Barzh e dei corsi di danze bretoni.
- Difficoltà e adattamenti #
- Difficoltà medio-alta per i danzatori contemporanei: due sequenze di passi differenti, doppio fronte senza contatto, dissociazione e sincronia asimmetrica, memoria di otto tempi.
- Adatta a chi ha già familiarità con gavotte e en dro; non è una prima danza bretone per principianti assoluti.
- Negli stage italiani viene spesso semplificata nel passo femminile e con presa a mignolo alleggerita; si propongono versioni modo Sizun o «stile Léon».
- Gli adattamenti in cortège di coppie esistono ma sono minoritari e non vanno confusi con la forma tradizionale.
- La difficoltà del singolo passo base è bassa; quella complessiva della danza resta medio-alta.
- Note di ricerca e fonti #
La scheda incrocia le risposte disponibili e privilegia la trattatistica etnocoreologica, in particolare lo studio di riferimento di Jean-Michel Guilcher.
Fonti principali. Guilcher, La tradition populaire de danse en Basse-Bretagne (1963, pp. 393-410) [6]; Hélène e Jean-Michel Guilcher, La danse ronde en Léon (1952) [7]; Yves Defrance, Musiques traditionnelles de Bretagne (1998) [8]; Jean-Yves Le Goff e Amis du Musée du Léon, Le Léon de A à Z (2010) [9]; schede di Gwalarn [10] e di Lannig per le modes di Pleyber-Christ [11], Locmélar/Brasparts [12] e Le Tréhou [13]; Tud ar Vro Bro Leon [14]; Dastum [15]; Wikipedia FR [16]. Per l’Italia: Balli Folk [17], BellezzaFolk [18], stage con Ronan Autret [19], Biella Trad/Bifòlc [20].
Video e registrazioni. Le modes di Le Tréhou [1] e Brasparts [2], l’esecuzione di riferimento [3], Korollerien Kraon [4] e la registrazione musicale di Jean Baron & Christian Anneix [5]. Per il revival scenico si veda Bleuniadur [21]; per l’inquadramento enciclopedico anche Wikipedia EN [22]; per l’ascolto della melodia la registrazione audio [23] e per il patrimonio coreutico del Léon l’archivio regionale [24].
Discrepanze e cautele.
- Epoca. L’estinzione è concordemente datata al più tardi 1925-1930. Le indagini di Guilcher sono collocate tra anni Quaranta e Cinquanta da una fonte, 1945-1960 da un’altra, anni Cinquanta-Sessanta da altre: la pubblicazione del 1963 resta il riferimento certo, il periodo esatto delle inchieste varia.
- Struttura. Il ciclo di 8 tempi è il dato prevalente; una risposta indica 8 o 16 tempi. I dettagli dei passi variano per mode locale (Pleyber-Christ, Locmélar, Sizun, Le Tréhou) e per ricostruzione: non esiste una partitura universale.
- Difficoltà. Le valutazioni oscillano tra bassa, medio-bassa, media e medio-alta. Nel corpo scegliamo medio-alta, perché la difficoltà nasce dalla dissociazione dei due passi e dalla memoria del ciclo, non dal singolo passo.
- Italia. Alcune schede la descrivono come presenza entusiasta nel balfolk italiano; altre, più prudenti, la considerano rara o assente nei bal ordinari e presente solo in stage specialistici. La seconda lettura è coerente con le fonti disponibili.
- Occasione. Una risposta parla di corteggiamento; Guilcher e le fonti più solide insistono invece sulla funzione comunitaria, con una separazione dei sessi che rende impossibile il corteggiamento individuale. Nel testo seguiamo questa lettura.
- Musica. L’accompagnamento tradizionale è esclusivamente vocale; gli strumenti compaiono nel revival e nelle registrazioni moderne, non nella forma storica.
- Piler-lann. Il legame tra il nome della canzone, l’operazione agricola e la danza non è documentato: va trattato come etichetta tradizionale.
- Dañs Kef. È imparentata con la Dañs Leon ma non attestata come danza leonarda; la sua attribuzione al Léon è frutto di classificazioni dei raccoglitori.
- Omonimie. Da non confondere con il nome proprio Léon, con la città spagnola di León e con la «danza del leone» cinese.
Aree grigie. Non esiste un censimento degli stage italiani che insegnano la Dañs Leon: l’elenco è esemplificativo. Il numero esatto delle arie raccolte prima dell’estinzione e la distinzione tra trasmissione viva e ricostruzioni dei gruppi folklorici restano da verificare caso per caso. La scheda è aperta a contributi di insegnanti, danzatori e musicisti (programmi, appunti, registrazioni).
Questa danza compare in 1 DVD:
Coreografia#
Note d’archivio#
Riferimenti e link#
- [1]25-Dañs Leon mode du Tréhou — video didatticoEsecuzione di riferimento di una mode locale della Dañs Leon (Le Tréhou), con la danza in doppio fronte e i passi di uomini e donne.
- [2]Dañs Leon - Piler Lann mode de Brasparts — esecuzione di riferimentoVideo didattico in costume del doppio fronte, con il passo maschile e femminile ben visibile.
- [3]Dans Léon — video di riferimentoRegistrazione della danza in pratica di revival: utile come esempio esecutivo, non come attestazione di trasmissione viva.
- [5]Dans Léon — Jean Baron & Christian AnneixRegistrazione strumentale di riferimento della melodia (Keltia Musique).
- [6]Jean-Michel Guilcher, La tradition populaire de danse en Basse-Bretagne, Paris, 1963 (ried. Coop Breizh, 1995/2007), pp. 393-410Studio etnocoreologico fondamentale: forma, denominazioni, passi, contesto e scomparsa della Dañs Leon.
- [7]Hélène e Jean-Michel Guilcher, La danse ronde en Léon, Annales de Bretagne, 1952Articolo scientifico (vol. 59, n. 1, pp. 60-78) sulla danza rotonda del Léon: contesto regionale, non monografia esclusiva sulla Dañs Leon.
- [8]Yves Defrance, Musiques traditionnelles de Bretagne. Étude du répertoire à danser, vol. 2, Skol Vreizh, 1998Analisi del repertorio musicale bretone: carattere vocale, tempo 100-120 e frase di otto tempi.
- [9]Jean-Yves Le Goff e Amis du Musée du Léon, Le Léon de A à Z, 2010Repertorio storico-culturale del Léon, citato dalla letteratura sulla danza per denominazioni e contesto locale.
- [10]Dañs Léon — dansesbretonnes.gwalarn.bzhScheda descrittiva: area geografica, denominazioni, formazione, ciclo di otto tempi, passi maschili e femminili.
- [11]Dañs Leon mode Pleyber-Christ — LannigDescrizione dettagliata dei passi di uomini e donne e dei movimenti delle braccia in una variante locale.
- [12]Dañs Leon mode Locmélar / Brasparts — LannigScheda tecnica con i tempi 1-8, le varianti locali e i riferimenti video e discografici.
- [13]Dañs Leon mode Le Tréhou — LannigDescrizione della variante di Le Tréhou e del lavoro di trasmissione sulle modes del Léon.
- [14]Les danses — Tud ar Vro Bro LeonSito dell’associazione erede dell’insegnamento di Guilcher nel Léon; denuncia le ricostruzioni fantasiose dei gruppi folklorici.
- [15]Danses et mélodies du Léon — DastumScheda ufficiale della raccolta discografica pubblicata nel 2000 da Dastum e Dastum Bro Leon, dedicata ai repertori di danza e canto del Léon.
- [16]Dañs Leon — Wikipédia (FR)Sintesi enciclopedica con denominazioni, struttura, storia e bibliografia primaria (Guilcher, Le Goff, Defrance).
- [17]Dans Léon — Balli FolkScheda italiana con origine, descrizione dei passi e riferimento a un video del gruppo torinese Kelc’h Deuit e Barzh.
- [18]Danze del Leon nel corso danze bretoni — BellezzaFolkDocumenta la presenza italiana: nel repertorio 2013-2014 figurano le «Danze del Leon: Gavotte, Dans a dal, Dans Kef».
- [19]Stage di danze bretoni con Ronan Autret in Italia — Clover Danze Irlandesi / BalburrascaStage che hanno portato in Italia il repertorio del Pays de Léon con un formatore della Confédération Kendalc’h.
- [20]Musica e danze bretoni, i Bifòlc ospiti di Biella Trad — NewsBiellaDocumenta lo stage sulle danze del Léon tenuto a Vergnasco (Biella) nel 2017, con musica dal vivo dei Bifòlc.
- [21]Bleuniadur — Danses & Musiques de BretagneBallet popolare del Léon fondato a Saint-Pol-de-Léon nel 1978, con label CIOFF: depositaria della pratica scenica della danza in costume.
- [22]Breton dance — Wikipedia (EN)Sintesi in inglese delle cinque forme-madri e conferma della formazione a doppio fronte parallelo.
- [23]Dans Leon — registrazione audio, Breizh PartitionsRegistrazione audio della melodia tradizionale, con trascrizione e arrangiamento di Sonerien Lanhouarne.
- [24]Inventaire du patrimoine culturel en Bretagne — La pratique de la danse dans le LéonArchivio istituzionale sul patrimonio coreutico del Léon e sulle sue pratiche territoriali.






