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Chiamarla giga bolognese o giga emiliana è già un modo di raccontarne la storia: “emiliana” la colloca nell’Appennino, “bolognese” la lega alla provincia che per prima l’ha messa per iscritto. In montagna il nome era più semplice: la giga, in dialetto la Gîga.
È un ballo staccato, bâl stàcc: i piedi lasciano il suolo, la coppia si fronteggia senza mai prendersi davvero e ogni breve motivo musicale chiede una risposta diversa di passi. Ballata nelle vallate del Savena, del Setta, dell’Idice, del Sambro e del Reno, chiudeva la festa con la tresca, il momento in cui la distanza fra i corpi si accorcia e il corteggiamento diventa danza.
La incontriamo per la prima volta sulla carta nel 1894, nelle vecchie danze bolognesi raccolte da Gaspare Ungarelli; l’abbiamo ricevuta dalle voci dei suonatori - Melchiade Benni, Bruno Zanella, Alfonso Dalmastri - e dalle ricerche sul campo di Stefano Cammelli e Placida Staro, che a Monghidoro e in Valle del Savena hanno raccolto quanto restava del repertorio dei balli antichi.
Oggi vive in tre luoghi insieme: nelle registrazioni d’archivio, nei gruppi di riproposta dell’Emilia e negli stage di danza tradizionale italiana, dove continua a insegnare che un ballo di corteggiamento è fatto soprattutto di ascolto reciproco.
Scheda sintetica#
- Nome proprio #
- Giga emiliana, più spesso Giga bolognese; nei balli di montagna è semplicemente la giga, in dialetto Gîga. Le specificazioni emiliana e bolognese vengono dalla documentazione e dal revival: servono a distinguerla dalla jig irlandese e dalla gigue colta, con cui condivide il nome e l’andamento ternario, non l’identità coreutica.
- Altri nomi e varianti #
- Giga, Gîga: nome d’uso nei balli antichi (bâl antîg, bâl stàcc; in pianura e in città bâll dspécc, dai passi staccati dal suolo).
- Giga fraråisa / Gîga frarèisa: variante «ferrarese» secondo Ungarelli, attestata fra Sasso Marconi, Vergato e la Valle del Savena; nei repertori didattici compare anche come Lanterna magica (Giga emiliana).
- Giga muntanæra / Gigån: giga montanara, versione a gruppi di otto, sedici o più ballerini.
- Nomi di valle e di paese: Giga di Monghidoro, di Vergato, di Porretta, di Loiano, di Castel del Rio (Domenico Raffini), di San Pellegrino (Delso Giannelli), di val Sillaro (Bruno Landi), di Palazzuolo, (Antonio Grifoni).
- In montagna il repertorio poteva prendere nome dal ballo dominante: Rugîr in Savena e Idice, Bargamasc (Bergamasco) in Sambro, Giga o Trescone in Bisenzio e Reno.
- Da tenere distinte: la giga a due e la giga a quattro delle Quattro Province (Piacenza, Oltrepò Pavese, Alessandrino, Genovese), Lo Gigo occitano in quadrette, il Gigo piemontese, la jig irlandese e scozzese.
- Traduzione e significato #
Dal francese gigue, dall’inglese jig, gigge, jegge, dal germanico geige, «violino», e dal verbo geigan, «muoversi qua e là, agitarsi, vibrare»; l’antico norreno geiga, «dondolare», e geigr, «tremito», completano il quadro. In italiano medievale la giga era anzitutto uno strumento ad arco - attestato nei glossari del XII secolo come tricordium e citato anche da Dante -, così che «suonare la giga» valeva tanto per lo strumento quanto per la musica: ballare la giga significava ballare al suono del violino.
Nel lessico musicale italiano giga è la danza veloce in tempo ternario; nell’areale bolognese il termine prende un valore coreutico più stretto: ballo di coppia, corteggiamento, prova di abilità, riconoscimento sociale. L’etimologia resta discussa, e la glossa «ferrarese» di fraråisa è una lettura locale, non un dato acquisito.
- Area geografica e provenienza #
- Giga di coppia in bassa Val Santerno (Castel del Rio) [32]
- Giga in quadriglia in alta val Santerno (San Pellegrino e Firenzuola) dove una forma coreografata a quattro coppie si balla per la Festa dell’Aringata [32]
- Giga di Palazzuolo sul Senio in Romagna
- Giga di Bruno Landi In val Sillaro [32]
- Cenni alle vallate dell’Appennino modenese (Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano) e parmense. È danza di montagna e di collina, non di città: il nome bolognese le viene dalla letteratura del revival più che dalla tradizione urbana.
- Epoca e anno di riferimento #
- XVI-XVIII secolo: nome e tipo della giga si diffondono in Europa come danza veloce ternaria; prime attestazioni in area anglo-irlandese fra 1589 e 1603, poi la consacrazione di corte e nelle suite barocche.
- XIX secolo: la forma coreografica si consolida in Appennino; nel 1894 Ungarelli pubblica la prima documentazione scritta, con descrizione e partitura della Giga muntanæra e della Giga fraråisa.
- Prima metà del Novecento: apice del ballo di paese, con gli ultimi suonatori di mestiere; negli anni Sessanta si chiudono le ultime scuole di ballo cittadine e il repertorio tace.
- 1975-1983: rilevazione sul campo (Gruppo di Ricerca per la Comunicazione Orale, 1975; Stefano Cammelli e Placida Staro; dal 1982 l’Associazione E bene venga maggio a Monghidoro).
- Anni Ottanta-Duemila: revival, incisioni, festival, didattica e circuiti balfolk. Anno di composizione: non applicabile, di tradizione orale. La datazione del nucleo coreutico resta ipotetica: c’è chi risale al XV-XVII secolo su base comparativa e chi colloca la variante emiliana fra fine Ottocento e primo Novecento (v. Note di ricerca e fonti).
Ballo di festa e di veglia, non di tutti i giorni.
- Occasioni: veglie invernali nelle stalle e nei fienili (i festini, le sòzie), spiazzi estivi, aie e cortili, osterie, feste patronali e sagre, Carnevale, San Martino, fine anno, matrimoni e battesimi, rievocazioni e festival.
- Funzioni: corteggiamento regolato dai codici del garbo, sfida di agilità e di prestezza corporale, coesione della comunità, misura del prestigio dei suonatori e dei ballerini esperti.
- Era ballo a richiesta: il richiedente danzava con le dame invitate mentre gli altri guardavano, e le forme più ricche erano riservate agli intenditori, quasi come esibizione.
- Nella serata si alternava a monferrine, valzer, polke e mazurke: era il pezzo vivo che accendeva la pista, e la tresca ne era la chiusura rituale.
- Regole della veglia: garbo delle danzatrici, nessun ballo in Quaresima e di venerdì.
- Storia e origine #
La giga europea nasce come danza campestre veloce - secondo Curt Sachs - e corale con corifèo, viene poi assorbita nella contraddanza francese del XVII secolo e nella suite strumentale, dove la gigue diventa il movimento conclusivo e slanciato. In Italia non si esaurisce nel Settecento: continua in varianti regionali popolari, e nell’Appennino bolognese sopravvive come danza antica precedente al ballo liscio.
Qui entra nel sistema dei balli staccati - bâl stàcc in montagna, bâll dspécc in pianura -, che si oppongono allo scivolamento dei balli di coppia chiusa (valzer, polka, mazurka) arrivati con le truppe napoleoniche. L’isolamento delle valli ha conservato forme e varianti che altrove si sono dissolte; il secondo Novecento le ha rimesse in silenzio con l’emigrazione, i cambiamenti agricoli e i balli di moda, fino alla raccolta degli ultimi testimoni.
Sulle origini restano due letture. La più accreditata racconta una popolarizzazione: nome e tipo della gigue sarebbero giunti alle campagne emiliane attraverso maestri di ballo itineranti, spartiti popolari e orchestrine di fine Ottocento, poi rielaborati nel gusto locale. L’altra, più antica e affascinante, legge assonanze celtiche - il violino di Melchiade Benni suonato alla maniera irlandese, la Roncastalda vicina a danze delle Shetland, un motivo del Ruggero rintracciato a Dublino - e ipotizza una stratificazione remotissima. Le fonti invitano a considerarla una credenza popolare di continuità etnica, non una prova; ed è mito rovesciato la storia di una giga nata fra l’Idice e il Samoggia e da lì emigrata in Irlanda. Nessun documento collega in linea continua la giga di corte alla giga dell’Appennino: la somiglianza con la jig irlandese resta un confronto tipologico, non una genealogia.
- Note etnocoreologiche #
La chiave è il passo staccato: nei bâl stàcc il piede lascia il suolo, con saltelli, rimbalzo sulla pianta e spuntapié maschile, mentre marce, valzer, polke e mazurke scivolano.
- Danza di coppia aperta, frontale, senza presa continua: la distanza fra i corpi è insieme rispetto e sfida, e il contatto compare solo nelle figure di braccia. Nella disposizione canonica l’uomo tiene la spalla sinistra verso il centro, la donna la destra.
- Struttura variantiva: ogni motivo musicale, anche di due sole battute, richiama una variante di passo o di figurazione. È il principio dei balli ad aria, in cui la melodia è stabile e non interscambiabile, e spiega perché la stessa aria cambi peso coreutico secondo il suonatore, la valle, la festa e la capacità dei ballerini.
- Lessico ricorrente: spasso (o spassagg), balletto, tonda, braccia, incontro, tresca.
- Dinamica di invito ed elusione, spesso su traiettoria ellittica, con gioco di sguardi: il corteggiamento appenninico in forma danzata.
- Ballo da intenditori e da sfida più che di tutti i presenti; nelle varianti a gruppo la figurazione si allarga a otto, sedici o più ballerini.
- Varianti di valle: cambiano il numero e l’ordine delle figure, la ricchezza della tonda e il tipo di presa nelle braccia. Meglio parlare di una famiglia di gige che di un’unica coreografia fissata.
- Divulgatori e gruppi di riferimento #
- Ricerca: Gaspare Ungarelli (1894); il Gruppo di Ricerca per la Comunicazione Orale (1975); Stefano Cammelli e Placida “Dina” Staro, che ha raccolto e analizzato i balli saltati della montagna bolognese; Quinto Golin e il Centro Antropologia Storica dell’Appennino (CASA); Roberto Leydi e Febo Guizzi per l’etnomusicologia; Giuseppe Michele Gala per il quadro nazionale. Juan Carlos Battilani in val Santerno e Sillaro, Roberto Bucci in val Senio.
- Suonatori e portatori: Melchiade Benni (violino, Monghidoro, 1902-1992), Bruno Zanella (chitarra), Annibale Barbieri, Adolfo Campelli, Primo Panzacchi, Alfonso Dalmastri, Carlo Bettini, Domenico Raffini (Castel del Rio) Bruno Landi (San Clemente in val Sillaro), Delso Giannelli e Giovanni Paolini (rispettivamente San Pellegrino e Firenzuola), Carlo Antonio Grifoni (Palazzuolo sul Senio), ballerini informatori i coniugi Ruggeri di Monzuno.
- Associazioni e archivi: l’Associazione E bene venga maggio e il Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara di Monghidoro, con i Suonatori della Valle del Savena.
- Gruppi di riproposta: Gruppo Emiliano Musica Popolare con Fausto Carpani, Lanterna Magica, Suonabanda di Modena, Reno Folk Band, Triogrande e Tacagaretta di Imola, Fragole e Tempesta, Orchestra dei Superstiti di val Santerno, Riccardo Tesi per l’organetto.
- Diffusione internazionale: le notazioni di Roberto Bagnoli negli stage di danza folk (Stockton Folk Dance Camp) e i gruppi della diaspora italiana negli Stati Uniti.
- Formazione e tipologia #
- Coppia aperta, uomo-donna, fronte a fronte e senza presa; in origine una coppia per volta, ballo a richiesta, oggi anche in cerchio grande di coppie o libera in sala. Tipologia: ballo staccato, ballo antico da veglia e da corteggiamento, talvolta da sfida o esibizione davanti agli astanti. Varianti: la giga muntanæra / Gigån a gruppi di otto, sedici o più persone; a Firenzuola la forma coreografata a quattro coppie. Non è un mixer né una quadriglia, e non va confusa con la giga a due e a quattro delle Quattro Province.
- Struttura della danza #
Schema che risulta dalle notazioni coreografiche diffuse negli stage e dalle trascrizioni di campo in Valle del Savena e del Setta.
- Introduzione: due misure senza azione, attacco spesso in levare.
- I. Spasso e balletto: quattro passi in avanzamento con virata (l’uomo avanza girando a destra, la donna retrocede girando a sinistra); quattro passi saltati in senso antiorario; quindi il balletto, un leggero calcio verso il basso con ginocchio piegato e rimbalzo sull’altra gamba, due volte.
- II. Verso il centro e ritorno con giri: quattro passi verso il centro con presa interna, cambio di direzione, quattro passi verso l’esterno; quindi giro completo in senso antiorario a passi saltati e giro della dama sotto l’arco del braccio, con la mano sinistra della donna nella destra dell’uomo.
- III. Tresca finale: avvicinamento e allontanamento senza contatto su traiettoria ellittica, con inviti e corteggiamento; chiusura in tresca o trescone e giro di braccia a passo normale. Il tutto si ripete con varianti improvvisate dal cavaliere. La tradizione orale attesta versioni più ricche o più sobrie, mentre le notazioni del revival hanno finito per fissare un canone: la struttura va letta come cornice, non come partitura rigida.
- Metro e struttura musicale #
- Metro: 6/8, binario composto contato per lo più in due movimenti per battuta; andamento vivace o molto vivace (in diverse trascrizioni 120-138 bpm sulla croma puntata).
- Forma: bipartita AABB, con periodi di otto battute e cicli di 32 battute nelle versioni più codificate; anacrusi iniziale e ritmo caratteristico semicroma-croma.
- Prassi: è il ballo a decidere il tempo, con accelerando e stringendo finali; alcune trascrizioni moderne riportano 12/8 o 2/4 per fisarmonica.
- Strumenti e stile musicale #
- Organico storico: il concertino d’archi della montagna - violino solista, secondo violino o chitarra, viulòn o basso a tre corde -, poi le bandelle con flauto traverso, violino, clarinetto e chitarra.
- Novecento: organetto diatonico e fisarmonica cromatica, quindi clarinetto, contrabbasso e basso tuba; nel revival la coppia violino-organetto è la più ricercata per un suono fedele alla memoria.
- Stile violinistico: cavata incisiva e cruda, arco tenuto verso il tallone e suonato vicino alla tastiera, assenza di mentoniera, abbellimenti rapidi, bordoni aperti, accentuazione ritmico-motoria che istruisce i piedi. Il suonatore non accompagna: guida.
- Piffero e piva appartengono soprattutto al repertorio delle Quattro Province, non all’organico bolognese (v. Note di ricerca e fonti).
- Autori e compositori #
- Di tradizione orale: autore non documentato, arie anonime patrimonio comune dei suonatori, variate a orecchio di generazione in generazione, alcune riconducibili a ballabili di moda di fine Ottocento giunti senza firma. Le trascrizioni di riferimento si appoggiano ai repertori di Melchiade Benni e Bruno Zanella; fra i moderni, Riccardo Tesi, Alberto Balia e Daniele Craighead con il medley che include Lanterna magica, Lombardina, Giga e Bergamasco, e Carlo Aonzo e Franco Di Biase per la trascrizione mandolinistica.
- Aneddoti e curiosità #
- I suonatori e i ballerini della Valle del Savena erano noti in tutto l’Appennino come ch’i diével ed Munghidor, «quei diavoli di Monghidoro», per la loro perizia.
- La padronanza dei passi era considerata dote doverosa per le donne; una ballerina goffa o inabile veniva detta ironicamente ginglàza.
- Si diceva che un buon ballerino dovesse saper ballare sopra un mattone senza uscirne: misura dell’agilità e del controllo dello spazio.
- Detti di veglia: An végna mai dè!, «che non venga mai giorno», e Dio faga ch’la dura, per allungare la festa fino all’alba; si racconta di porte sbarrate con assi per non vedere il sole.
- Nella tresca finale l’uomo dà il meglio di sé per conquistare la dama, che retrocede ma si mostra lusingata dalle attenzioni.
- «Fraråisa» è letta da Ungarelli come ferrarese, ma la registrazione d’archivio della Gîga Frarèisa proviene dalla Valle di Reno: la glossa resta incerta.
- A Firenzuola la forma coreografata a quattro coppie si balla ogni due anni, in occasione della Festa dell’Aringata.
- Al Museo della Civiltà contadina dell’Appennino bolognese di Monghidoro la giga è al centro dell’azione di lettura e dimostrazione Suonare e ballare la Giga.
- La parola giga indicava uno strumento ad arco: ballare la giga era, all’origine, ballare al suono del violino. Che la gigue chiuda molte suite di Bach continua a sorprendere chi arriva alla giga bolognese passando dalla jig irlandese.
- Giga e Lanterna magica sono la stessa aria con due titoli: i nomi dei brani viaggiano più veloci delle coreografie.
- Presenza nei media e nella cultura di massa #
- Discografia: Suonatori della Valle del Savena, Che non venisse mai giorno! Balli antichi dell’Appennino bolognese (1995), Concerto a Bologna (2002), Al di là delle parole (Nota, 2007); Le vie del Violino (Nota, 2002) e Le vie Armoniche (2003); Suonabanda, Balli staccati della tradizione emiliana (2003); Riccardo Tesi, Il ballo della lepre (1981 e 1993).
- Audiovisivi: filmati etnomusicologici RAI (Prima della balera, 1977), i DVD Documenti di danza in Valle del Savena (2004) e Ruggeri, Melchiade Benni: un violinista in Val di Savena (2002), i video dei gruppi di riproposta.
- Archivi e musei: l’Archivio Storia e Memoria di Bologna, che rende ascoltabili le danze pubblicate da Ungarelli nel 1894 - fra queste la Giga della Valle di Savena dal maestro Alfonso Dalmastri e la Gîga Frarèisa della Valle di Reno - il Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara e il Museo della Civiltà contadina di Monghidoro.
- Oggi: festival e rassegne dell’Appennino, la Notte della Tresca a Imola, laboratori, stage e circuiti balfolk. Resta una presenza di nicchia: nessuna circolazione paragonabile a valzer, polka o tarantella, ma un posto riconosciuto nel repertorio della danza popolare italiana, anche fuori regione e nella diaspora.
- Difficoltà e adattamenti #
Difficoltà da media a medio-alta.
- Serve controllo del tempo ternario, leggerezza nei salti, precisione di appoggio, coordinazione nelle figure di braccia e ascolto micro-fraseologico per seguire la struttura variantiva.
- Adattamenti didattici: versione camminata del passo per principianti e bambini, due passi di balletto sempre uguali, riduzione del numero di figure, conteggio delle frasi musicali per fissarne la struttura.
- Nei corsi urbani e nei balfolk la giga viene spesso portata a forma fissa in cerchio grande, con tresca finale opzionale: più accessibile, ma si perdono la sfida di coppia e la variante familiare che ne fanno un ballo da intenditori.
- Per studiarla conviene partire dal passo saltato lento, ascoltare il suonatore e lasciare che sia la musica a dettare i cambi.
- Note di ricerca e fonti #
La scheda nasce dalla fusione di nove ricerche indipendenti, dove le fonti divergono si è scelta la tesi meglio documentata, e la divergenza è dichiarata qui.
Convergenze solide: appartenenza al repertorio dei balli staccati dell’Appennino bolognese [14][16]; epicentro in Valle del Savena e del Setta [1][2][7][10][24][25]; passo staccato e assenza di presa continua [14][19]; funzione di corteggiamento e prova di abilità [11][16]; chiusura in tresca o trescone [1][10][22]; struttura bipartita con spasso e balletto [9][19]; tradizione orale senza autore documentato [3][13]; prima documentazione scritta nell’Ungarelli del 1894 [3][6][14].
Divergenze, cautele e verifiche:
- Epoca del nucleo coreutico: meta data i balli antichi fra XV e XVII secolo su base comparativa, notebooklm fra XVI e XVII; glm colloca invece la formazione della variante emiliana fra fine Ottocento e primo Novecento, quando arrivano maestri di ballo, spartiti e orchestrine [16] [30]. Nel testo il percorso di popolarizzazione è presentato come ipotesi plausibile, non come fatto acquisito.
- Ipotesi celtica e mito inverso: le assonanze con il mondo irlandese e scozzese - Benni che suona alla maniera irlandese, la Roncastalda, il motivo del Ruggero rintracciato a Dublino - sono registrate come credenza popolare di continuità etnica [13] [15] [16], non come prova; la tesi opposta, una giga nata fra l’Idice e il Samoggia e da lì diffusa in Irlanda, non ha fondamento storico [16] [19].
- Metro: il 6/8 è il riferimento condiviso da tutte le ricerche, con 12/8 e 2/4 in alcune trascrizioni moderne [16].
- Formazione: coppia singola [10] [13] [16] [22]; giga muntanæra / Gigån a gruppi di otto o sedici [14] [21]. Le due letture non si escludono: la versione a gruppo è una variante documentata.
- Struttura: struttura bipartita rigida, con tonda di sedici battute e balletto organizzato [22]; sequenza spasso-balletto, centro e ritorno, tresca [9] [19]. La scheda presenta la seconda come schema più diffuso nelle notazioni coreografiche e ricorda la prima fra le varianti.
- Organico: l’assenza dell’organetto diatonico per la complessità armonica del repertorio [16], piffero, piva e organetto [16] [21]. Piffero e piva appartengono soprattutto alle Quattro Province: nell’organico bolognese restano il violino, il secondo violino o la chitarra, il violone, poi fisarmonica e clarinetto.
- Denominazione: fraråisa è glossata come «ferrarese» da Ungarelli e da chi lo segue [6] [14] [16] [21], mentre la registrazione d’archivio della Gîga Frarèisa proviene dalla Valle di Reno [3]: la glossa resta incerta e non è stata sciolta.
Verifica dei collegamenti: Fra i collegamenti non multimediali rispondono le voci Treccani [16] [17], Wikipedia [13] [14] [15], la scheda Taranta di Gala [11], le due pagine dell’Archivio Storia e Memoria di Bologna [3] [6], Folk Music World [18], i PDF di Stockton Folk Dance Camp [19], di Fragole e Tempesta [21] e di Gala su IRIS Uniss [12], il Museo di Monghidoro [22], E bene venga maggio [23], Blogfoolk [24] [25], Folk Dance Musings [20], Suonabanda [27] e il catalogo Nota [26]; la pagina di ricerca YouTube [31] è conservata come strumento di aggiornamento, non come fonte. Il disco Che non venisse mai giorno! è citato senza link, in attesa di una scheda di catalogo stabile [10].
Fonti principali: Gaspare Ungarelli [6]; Placida Staro [7] [8] [9] [24]; Stefano Cammelli [8]; Giuseppe Michele Gala [11] [12]; Roberto Leydi e Febo Guizzi [28] [29]; l’Archivio Storia e Memoria di Bologna [3]; i Suonatori della Valle del Savena [1] [10]; le sintesi enciclopediche e i dizionari [13] [14] [15] [16] [17].
Coreografia#
Preparazione
Cerchio di coppie fronte centro, presa per mano comoda
Esecuzione
Note d’archivio#
Riferimenti e link#
- [1]Giga e tresca - I Suonatori della Valle del SavenaEsecuzione di riferimento, verificata: la giga ballata dai Suonatori della Valle del Savena in un ballo staccato dell’Appennino bolognese, con la sua fase di tresca. È l’incisione segnalata da notebooklm come Giga della Valle del Savena.
- [2]La Giga, antico ballo dell’Appennino Bolognese, zona di MonghidoroDocumentazione video della giga nella zona di Monghidoro, con violino, fisarmonica e chitarra: utile per vedere l’assetto della coppia aperta e il passo saltato in contesto.
- [3]Danze e balli popolari bolognesi - Archivio Storia e Memoria di BolognaArchivio sonoro delle danze raccolte da Gaspare Ungarelli nel 1894: fra le registrazioni la Giga della Valle di Savena dal maestro Alfonso Dalmastri e la Gîga Frarèisa della Valle di Reno.
- [4]Giga Emiliana - Gruppo Emiliano Musica PopolareLa giga nel repertorio del Gruppo Emiliano Musica Popolare, con Fausto Carpani: esempio della forma di riproposta, vicina alla prassi delle feste e delle balere emiliane.
- [5]Tradizionale giga emiliana, suonata da Fausto Carpani col Gruppo Emiliano al Cåurs ed BulgnaiṡGiga emiliana suonata e ballata in piazza a Bologna durante il corso di ballo popolare: utile per ascoltare il tempo e la frase musicale in funzione coreutica.
- [6]Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese - Gaspare Ungarelli, 1894La prima documentazione scritta della Giga muntanæra e della Giga fraråisa, con descrizione coreografica e spartiti: il punto di partenza di tutta la bibliografia successiva.
- [7]Placida Staro, Le vie del Violino. I Suonatori della Valle del Savena, Udine, Nota, 2002 (con 2 CD)Storia dei suonatori della Valle del Savena e del loro repertorio, con le arie di giga trascritte e la ricostruzione delle occasioni di ballo.
- [8]Placida Staro, Un repertorio di ballo saltato, in Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa. Musiche, balli e suonatori tradizionali della montagna bolognese, Bologna, Edizioni Alfa, 1983La ricerca che ha fondato lo studio dei balli staccati: analisi etnocoreologica delle figure, dei passi e della struttura variantiva del repertorio appenninico.
- [9]Placida Staro, Al di là delle parole. La danza antica dell’Appennino bolognese, Udine, Nota, 2007 (con CD)Monografia con documentazione audio sui balli antichi dell’Appennino, giga compresa: il testo di riferimento per struttura, lessico coreutico e varianti di valle.
- [10]Suonatori della Valle del Savena, Che non venisse mai giorno! Balli antichi dell’Appennino bolognese, 1995 (ristampato per Nota)Il disco che ha fatto conoscere fuori dall’Appennino le arie dei balli antichi, con giga, Rugîr, Bargamasc e tresca. Citato senza link in attesa di una scheda di catalogo stabile.
- [11]Giga - Taranta, Centro Studi di Danza EtnicaScheda di Giuseppe Michele Gala con l’etimologia del termine (via Nocentini), la diffusione italiana e la collocazione della giga bolognese nel quadro delle danze popolari.
- [12]Giuseppe Michele Gala, Etnocoreologia italiana (PDF)Quadro metodologico ed etnografico delle danze italiane, utile per collocare i balli staccati emiliani e la giga fra le danze di coppia aperta.
- [13]Giga (danza popolare) - WikipediaVoce generale sulla giga e sul gigo in Italia, con la distinzione fra le varianti regionali e i repertori delle Quattro Province.
- [14]Balli staccati - WikipediaSintesi dei balli staccati dell’Appennino bolognese: le cinque vallate, i nomi dialettali (bâl stàcc, bâll dspécc) e l’elenco dei balli, giga compresa.
- [15]Gigue - Wikipedia (EN)Storia europea della gigue, dalla danza popolare alla suite barocca: necessaria per distinguere il genere colto dal genere di tradizione orale.
- [16]Giga - Enciclopedia TreccaniVoce enciclopedica sulla giga: le origini del termine, la fortuna settecentesca, la sopravvivenza nelle tradizioni popolari italiane e l’osservazione che in molte zone la giga si è conservata solo nel nome.
- [17]giga - Vocabolario TreccaniDefinizione lessicale e nota etimologica, con il rinvio al germanico geige, «violino», e al verbo geigan, «agitarsi, muoversi qua e là».
- [18]La Giga - Danza Popolare - Folk Music WorldPresentazione divulgativa che colloca la giga fra i balli staccati da ballare in coppia nell’Appennino bolognese, in Valle del Savena e in Valle del Setta.
- [19]Giga - notazione coreografica di Roberto Bagnoli per lo Stockton Folk Dance Camp (PDF)Notazione di riferimento per la didattica internazionale: introduzione, spasso, balletto, passi verso il centro e ritorno, giro della dama e tresca finale.
- [20]Giga (Italy) - Folk Dance MusingsNote di un insegnante di danza internazionale sulla giga italiana: metro, schema delle figure e osservazioni sulle varianti in uso negli stage.
- [21]Repertorio - Fragole e Tempesta (PDF)Repertorio di un gruppo di riproposta in cui la giga compare come Lanterna magica (Giga emiliana): utile per vedere le intitolazioni multiple della stessa aria.
- [22]Piccoli Musei Narranti - Suonare e ballare la Giga, Museo della Civiltà contadina dell’Appennino bolognese, MonghidoroL’azione di lettura e dimostrazione dedicata alla giga nel museo di Monghidoro, con il contesto del CRDCM e il lessico dei balli antichi.
- [23]Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara - Associazione E bene venga maggioIl centro di ricerca di Monghidoro: campagne di rilevazione, archivio sonoro e attività di trasmissione dei balli antichi dell’Appennino bolognese.
- [24]Studiare e vivere la danza. Intervista con Placida Dina Staro - BlogfoolkIntervista in cui la studiosa racconta il metodo di ricerca sui balli antichi, il rapporto con i portatori e il senso dei balli staccati oggi.
- [25]I Suonatori della Valle del Savena raccontati da BlogfoolkRitratto del gruppo e della sua discografia, con il legame al lavoro di Placida Staro e all’associazione E bene venga maggio.
- [26]Nota - catalogo della musica di tradizione oraleL’etichetta che ha pubblicato Le vie del Violino, Le vie Armoniche e Al di là delle parole: riferimento per discografia e materiali di ricerca.
- [27]Suonabanda - Balli staccati della tradizione emilianaIl gruppo modenese e il suo repertorio di balli staccati, con il lavoro di ripresa della giga e delle arie dell’Appennino emiliano.
- [28]Roberto Leydi (a cura di), L’altra musica. Etnomusicologia attuale in Italia, Milano, Giunti Ricordi, 1991Il quadro dell’etnomusicologia italiana entro cui si collocano la ricerca sui balli dell’Appennino bolognese e la loro restituzione pubblica.
- [29]Febo Guizzi, Gli strumenti della musica popolare in Italia, Lucca, LIM, 2002Repertorio degli strumenti della musica popolare italiana: il violino dei suonatori di valle, la chitarra, il violone a tre corde, l’organetto e la fisarmonica.
- [30]Quinto Golin e il Centro Antropologia Storica dell’Appennino (CASA): ricerche, pubblicazioni e documenti discografici sui balli dell’Appennino bolognese e modeneseLinea di ricerca indicata da una delle fonti come riferimento principale sui balli staccati dell’Appennino: citata in forma bibliografica, in attesa di verifica su fonti a stampa.
- [31]Giga emiliana - ricerca di esecuzioni su YouTubePagina di ricerca segnalata da una fonte e conservata come strumento di aggiornamento: non è una singola esecuzione, ma un punto di partenza per nuove verifiche.
- [32]Danze delle valli del Santerno e Sillaro - WikipediaVoce enciclopedica di riferimento per il quadro d’insieme dei balli staccati nelle valli romagnole e bolognesi, con il dettaglio delle giga di San Pellegrino, Castel del Rio e della Val Sillaro.






