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Poche danze italiane hanno lasciato nella lingua di tutti i giorni la traccia che ha lasciato la Tresca: era un ballo di mani e di piedi, e il suo nome è scivolato a significare chiasso, baldoria, intrigo amoroso. La incontriamo per la prima volta nel Trecento, in Dante e in Boccaccio; la ritroviamo viva, sotto altri nomi, nelle veglie invernali dell’Appennino e nelle feste di mezza Toscana.
Nella pratica che ci è stata tramandata, la Tresca è soprattutto una chiusura: l’ultimo giro di un ballo staccato, quando la musica stringe, i passi si fanno saltati e la distanza fra i corpi si riduce fino a sparire. In Val del Savena e in Val di Setta, a Monghidoro come a Loiano, chi ha ballato nei festini e nelle sòzie la riconosce subito: è il momento in cui la coppia si misura con il suonatore e il suonatore con la coppia.
Altrove la stessa parola nomina cose diverse: il Trescone toscano a quattro coppie con lo scambio continuo della dama, la Trescarella, la Tresca dei preti che chiude il Ballo di Mantova, il Trescone di San Pellegrino. Non è una sola danza: è una famiglia.
Questa scheda raccoglie quello che le fonti dicono con maggiore concordia, segnala le divergenze senza appianarle e lo fa con la gratitudine di chi sa che ogni passo qui descritto è passato per le mani di qualcuno: un violinista, una fisarmonica, una danzatrice che si è lasciata guardare.
Scheda sintetica#
- Nome proprio #
- Tresca, o “La Tresca”. Nel linguaggio etnocoreologico dell’Appennino emiliano nomina due cose insieme: la sezione parossistica e conclusiva dei balli saltati e una forma di danza autonoma. Fuori da quell’areale indica soprattutto il ballo a coppie con scambio continuo della dama; in area bolognese e romagnola la forma autonoma più nota è la “Tresca dei preti”, chiusura saltata del Ballo di Mantova. Va tenuta distinta dalla “tresca” di Catanzaro, omonima ma diversa per repertorio, area e comunità (v. Note di ricerca e fonti).
- Altri nomi e varianti #
- Trescone, forma accrescitiva e spregiativa, la più diffusa in Toscana e nelle aree limitrofe; Trescarella; Tresca del Galletto.
- Tresca dei preti e Tresca dei frati, legate alla chiusura del Ballo di Mantova.
- In area emiliano-romagnola: Tårscån, Tarscån, Trësa, Tressa; “tresca mugellese”, “tresca appenninica”.
- In Toscana anche “danza delle mani e dei piedi”; in Appennino il confine con “giga” e “trescone” varia da valle a valle.
- Tracce del nome nel Meridione e nel Mediterraneo: Tarascuni (Sicilia), Tarasconë (Basilicata), Tarascone (Corsica), Tarascon (Provenza).
- Varianti locali documentate: Trescone alla buranese (PG), Trescone del Polesine, Tresca di Montalcino, Tresca e Trescone di Sassoleone, Trescone di San Pellegrino (alta Val Santerno), Trescone di Castel del Rio.
- Traduzione e significato #
- Dal germanico thriskan / dreskan, “battere, pestare, trebbiare”, attraverso il verbo antico “trescare”: ballare con vivace movimento di mani e di piedi, intrecciarsi. Il nome descrive il gesto prima del simbolo, cioè il battere ritmico dei piedi. Dal XV secolo “tresca” passa a significare anche intrigo e relazione amorosa clandestina, e in italiano “far tresca” vale ancora fare chiasso e baldoria: raro caso di danza che ha messo radici nel lessico comune. L’etimologia non è però pacifica (v. Note di ricerca e fonti).
- Area geografica e provenienza #
Italia centro-settentrionale, con tre nuclei storici.
- Appennino emiliano-romagnolo e bolognese: valli del Savena, Setta, Idice, Sambro, Reno, Santerno e Sillaro (Monghidoro, Loiano, Monzuno, Porretta, San Pellegrino, Castel del Rio, Sassoleone, Fontanelice).
- Toscana: Garfagnana, Mugello, Casentino, Maremma, Val d’Orcia (Montalcino), Appennino pistoiese.
- Alta Umbria, Romagna, Veneto e Lombardia, con confronti nella fascia di confine marchigiana. In età medievale è attestata come ballo peninsulare; sopravvive dove ha retto la trasmissione orale, cioè nella montagna e nelle campagne.
- Epoca e anno di riferimento #
- XIII-XIV secolo: prime attestazioni letterarie (Dante, Inferno XIV 40-42; Purgatorio X 62 per Davide “trescando”; Boccaccio e i commentatori trecenteschi).
- XV-XVI secolo: “trescone” entra nell’uso come accrescitivo spregiativo; il termine slitta al figurato amoroso.
- XVII-XIX secolo: cristallizzazione delle forme tradizionali; violino, poi organetto, nel repertorio di ballo.
- 1894: prima raccolta sistematica (Ungarelli). 1975-1983: rilevazione sul campo in Appennino bolognese (Cammelli, Staro). Anni Settanta e Ottanta del Novecento: revival, laboratori, festival. Anno di composizione: non applicabile, di tradizione orale.
Ballo di festa e di veglia, mai di tutti i giorni.
- Occasioni: veglie invernali nelle stalle e nei fienili (“festini”, “sòzie”), befane e carnevali, feste patronali e di quartiere, matrimoni e battesimi, sagre, trebbiature e vendemmie, osterie e cortili.
- Funzioni: coesione della comunità, corteggiamento regolato da codici, sfida di agilità fra ballerini, vetrina di prestanza per i giovani, catarsi e congedo finale della festa. Nei balli staccati è il momento in cui la danza si chiude.
- Storia e origine #
La tresca medievale appartiene alla famiglia delle carole e delle ronde, a catena aperta o chiusa, danzate mano nella mano attorno a un capodanza che guidava canto e movimento. Boccaccio la spiega come “maniera di ballare, la quale si fa di mani e di piedi”; il Buti come “ballo saltereccio, ove sia grande e veloce movimento”; Benvenuto da Imola ne lascia la descrizione più dettagliata, con danzatori opposti che imitano rapidamente i gesti del capodanza.
Nel Rinascimento il termine passa a indicare movimento vivace e disordinato; nella civiltà contadina si specializza in due esiti: ballo autonomo di coppie con scambio della dama e modulo di chiusura dei balli staccati.
Nell’Appennino bolognese - lo mostrano le ricerche di Placida Staro - la tresca ha funzionato soprattutto come appendice che riprende e accelera il motivo del balletto, riducendo la distanza fra i corpi; altrove si è strutturata come forma autonoma e di sfida, come la Tresca dei preti o il trescone a quattro coppie. Nessuna musica medievale intitolata alla tresca è documentata: gli istampita e i saltarelli del ms. London, British Library, Add. 29987 restano il riferimento di genere più vicino.
- Note etnocoreologiche #
Le fonti dell’Appennino (Placida Staro) distinguono tre varianti strutturali:
- Trescarella: esecuzione continua e reiterata della figurazione di tresca.
- Tresca propriamente detta: alternanza di fasi di tonda e di fasi di tresca, con drastica riduzione della distanza interpersonale.
- Trescone: composizione articolata di tonda, balletto e tresca, usata anche come ballo autonomo in sfide progressive fra danzatori.
Tratti ricorrenti:#
- dialettica fra lavoro gestuale (battere le mani, additare, scuotere le braccia) e lavoro ritmico dei piedi (saltelli, impatti, rimbalzo, spuntapié maschile);
- continuo scambio della dama, con gli uomini che piroettano da una all’altra mentre le dame restano al posto;
- dipendenza dalla guida: è il suonatore a spingere la coppia. Durante le sfide ballerini e suonatore variano estemporaneamente le frasi, e quando l’intesa riesce nasce la “maraveja”, la meraviglia collettiva. Non è danza di rappresentazione ma di relazione: nelle versioni maremmane prevale il carattere pantomimico e allusivo, in quelle appenniniche e romagnole l’integrazione nel sistema dei balli saltati.
- Divulgatori e gruppi di riferimento #
- Ricercatori e raccoglitori: Placida Staro con l’Associazione “E bene venga maggio” di Monghidoro (dal 1982), Stefano Cammelli, Giuseppe Michele Gala (Taranta, Centro Studi di Danza Etnica), Gaspare Ungarelli (1894), Roberto Leydi, Alberto Nocentini, Antonio Cornoldi, Juan Carlos Battilani (Val Santerno, val Sillaro, val Marecchia), Dario Toccaceli (Archivio Sonoro Marche), Mauro Platani (val Lamone), Gualtiero Gori (valle del Rabbi e val Marecchia), Roberto Bucci (val Senio).
- Suonatori e informatori: Melchiade Benni (violino, Monghidoro), Primo Panzacchi (fisarmonica), Bruno Zanella (chitarra), Ariodante Minarini, Delso Giannelli-organetto (San Pellegrino) Giovanni Paolini-fisarmonica (Firenzuola), Gino Mainetti-fisarmonica (Premilcuore), Vincenzo Rossi-organino dubotte (Strada San Zeno) Francesco Babbini-fisarmonica (S.Agata Feltria), Leo Ceroni-fisarmonica (Casola Valsenio), Italo Ghini-clarinetto (Sassoleone), Renato Quercia-organetto (Castel del Rio), Domenico Raffini (Ponticelli di Imola) .
- Gruppi e formazioni: I Suonatori della Valle del Savena e del Setta, il Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara (CRDCM) di Monghidoro, il Gruppo Popolaresco di Montalcino, il Gruppo Folcloristico “La Muffrina” della Garfagnana, il Trio Tresca, i Canterini e Danzerini Romagnoli di Imola, l’Almanacco Popolare, Interamna Folk, La Serpe d’Oro, Mengo-Aldì-Carlòn Trio, Gruppo Ballerini folkloristici castellani, Orchestra dei Superstiti di val Santerno, Triogrande, Tacabagaretta.
- Oggi la trasmissione passa da laboratori di danza tradizionale italiana, stage, rassegne folcloristiche e rievocazioni; la tresca resta più didattica e di ricerca che presenza fissa nei circuiti balfolk (v. Note di ricerca e fonti).
- Formazione e tipologia #
Due famiglie coesistenti, entrambe documentate.
- Forma collettiva, a catena o in cerchio: danzatori mano nella mano, cerchio aperto o chiuso, giro antiorario su sé stessi e nello spazio, spesso con incrocio di braccia; è la forma canonica nel sistema dei balli staccati, e in certe feste il cerchio si stringe attorno alla coppia più abile al centro della sala.
- Forma di coppia: due o quattro coppie in quadrato o disposte longitudinalmente a centro sala, con continuo scambio della dama; varianti in sei, a raggiera (Runcastelda) o a corridoio. Danza mista, a coppie aperte, con forte componente di improvvisazione maschile. Alle origini toscane e maremmane è attestata l’esecuzione da soli uomini, talvolta con un interprete nel ruolo caricaturale della donna, memoria di pratiche carnevalesche di travestimento.
- Struttura della danza #
Struttura modulare, che cambia con la funzione. Schema classico del ballo staccato che si chiude in tresca: A) spasso o passeggiata di entrata; B) balletto, figura centrale spesso pantomimica; C) tonda, tutti in cerchio mano nella mano in senso antiorario; D) braccia o incontro; E) tresca, trescarella o trescone, con accelerazione, giri individuali, scambio di posto, galoppo e braccetto. Esempi documentati:
Trescone di San Pellegrino (alta val Santerno)#
Struttura musicale: AB, per un numero di passate che permetta di far interagire ogni coppia con tutte le altre
Parti del ballo:#
- A) balletto in modalità “alta-valle”
- B) Girotondo della quartiglia in senso antiorario e ritorno al posto
- C) La coppia 1 invita la coppia 2 a passare sotto l’arco
- D) Progressione
- E) Trescarella finale
Veneziana di San Pellegrino (alta val Santerno)#
il nome evoca una manfrina ma è un trescone, Struttura musicale AB, 6 passate obbligate con eventuale prolungamento della polka finale a gusto dei suonatori.
Parti del ballo:#
- A) Galoppi / Catena inglese
- B) Galoppi / Prima figura: Stella (o mulino)
- C) Galoppi / Catena inglese
- D) Galoppi / Seconda figura: Dos-à-dos
- E) Galoppi / Catena inglese
- F) Galoppi / Terza figura: Polka e finale
Tresca dei preti come ballo isolato#
struttura bipartita o tripartita (AABB, ABC-coda) con sezioni di tonda e balletto organizzato, su schemi di arie concatenate (ADE-coda, ABCBD-coda) adattate estemporaneamente dal suonatore.
Trescone di Castel del Rio (bassa val Santerno)#
Struttura musicale: 5 moduli melodici differenti (sequenza di Renato Quercia)
Parti del ballo:#
- A) Promenade in senso antiorario
- B) Dos-à-dos
- C) Giri di braccia con presa alta
- D) Galoppo
- E) Giri di braccetto
- F) Trescarella
- G) Polka di sala in senso antiorario
Trescone di San Pellegrino (alta val Santerno)#
Parti del ballo:#
- A) Balletto di fronte in modalità “Alta Val Santerno”
- B) Girotondo della quartina in senso antiorario e ritorno al posto
- C) La coppia 1 invita la coppia 2 a passare sotto l’arco
- D) Progressione
- E)Trescarella finale
Trescone di Sassoleone (valle del Sillaro)#
Struttura musicale: AA BB per 4 passate vincolate alla coreografia
Parti del ballo:#
- A) Tiroir delle coppie “top” (1-3) e delle coppie “side” (2-4)
- B) Polka di tutti
- C) Archi e promenade delle coppie 1-3
- D) Archi e promenade delle coppie 2-4
- E) figura conclusiva identica alla prima
Treccia di Sassoleone (valle del Sillaro)#
Struttura musicale: A B C A D per tre passate in modo che ogni coppia abbia avuto il ruolo centrale
Parti del ballo:#
- A) La coppia centrale parte al galoppo eseguendo la treccia, tutti eseguono
- B) Balletto saltato
- C) Giri di braccia
- D) Trescarella
- E) Seconda treccia uguale alla prima
- F) Dame ferme, un nuovo cavaliere diventa “centrale”
Val di Savena, tresca come appendice#
ripresa concitata del balletto con avvicinamento dei corpi, sfiancamenti e accelerazione dei passi fino all’esaurimento fisico.
Non esiste una coreografia unica codificata: ogni valle e ogni informatore conserva le sue varianti, e le fonti medievali tramandano il nome, non le figure.
- Metro e struttura musicale #
Tempo rapido e saltato, con accelerazione progressiva: è il tratto che definisce il genere.
- Metro: il 2/4 è il riferimento della tradizione toscana ed emiliana; il 6/8 di tipo saltarello caratterizza la fase di tresca in diverse varianti, e alcune fonti usano indifferentemente l’uno o l’altro (v. Note di ricerca e fonti).
- Forme: AABB, ABC-coda, sequenze di arie concatenate (ADE-coda, ABCBD-coda), periodi di 8 o 16 battute. Nel repertorio appenninico i motivi possono essere brevissimi, anche di due battute, e ogni motivo chiede una variazione di passo.
- Struttura aperta, con accelerando e stringendo finali: il tempo lo decide il ballo, non la partitura.
- Dove è vivo, il canto a ballo procede per strofe di repertorio o improvvisate, con alternanza responsoriale (“Svegliatevi dal sonno” nel trescone maremmano).
- Strumenti e stile musicale #
- Appennino emiliano-romagnolo: l’organico storico è il “concertino” d’archi montanaro (primo violino, secondo violino o chitarra, violone o basso tuba). Il violino resta strumento guida fino a metà Novecento in Val di Savena e in Val di Reno; poi si affiancano o subentrano organetto diatonico, fisarmonica cromatica e clarinetto.
- Toscana: prevalgono le fisarmoniche (il repertorio del gruppo di Montalcino è affidato a due fisarmoniche), con piffero, mandolino, chitarra, flauti di canna e, in contesti arcaici o ricostruiti, zampogna.
- Stile: esecuzione incalzante, attacco aggressivo dell’arco, accentuazione ritmico-percussiva, accento sul battere del piede, rimbalzo e chiamata cantata. Il suonatore non accompagna: guida.
- Autori e compositori #
- Di tradizione orale: autore non documentato, melodie anonime e locali, tramandate e rielaborate dai suonatori. Le trascrizioni e le registrazioni etnomusicologiche di riferimento si appoggiano ai repertori di Melchiade Benni (violino), Primo Panzacchi (fisarmonica) e Bruno Zanella (chitarra); la Tresca dei preti è legata alla tradizione violinistica di Monghidoro raccolta da Stefano Cammelli. Brani moderni come “Tresca in Re” riprendono temi tradizionali dell’Appennino. Per il Medioevo si citano genericamente i saltarelli anonimi del ms. London, Add. 29987: nessuna musica coeva porta il titolo di tresca.
- Aneddoti e curiosità #
- Quando l’intesa estemporanea fra suonatore e ballerini produce la “maraveja”, al termine della tresca i ballerini si abbracciano, si inchinano, stringono la mano al musicista e gli astanti offrono loro da bere.
- La Tresca dei preti chiude il Ballo di Mantova, detto anche Ballo del morto: nel ballo il danzatore “morto” resuscitava all’improvviso per rapire la dama e lanciarsi nella tresca.
- La parola “tresca” è entrata nell’italiano come sinonimo di relazione amorosa clandestina: raro caso di danza che ha inventato un vocabolo comune.
- Benvenuto da Imola la descrive come “ludus nimis intricatus” [“un gioco estremamente intricato”, eseguita con prodigiosa coordinazione di mani e membra [nel “Comentum super Dantis Aldigherij Comoediam” vv.40-42].
- Carlo Collodi, nelle Avventure di Pinocchio, fa dondolare il burattino impiccato alla Quercia Grande come se ballasse il trescone.
- In alcune zone della Toscana e dell’Emilia la tresca era ballata all’aperto da soli uomini, con uno di loro nel ruolo caricaturale della donna.
- “Trescone” nasce come appellativo rustico e spregiativo: le fonti leggono la Tresca dei preti sia come trasgressione giocosa della chiusura del Ballo di Mantova, sia come appellativo ironico per un ballo giudicato allusivo e villano.
- Presenza nei media e nella cultura di massa #
- Letteratura: Divina Commedia, Decameron, commenti trecenteschi (Buti, Benvenuto da Imola), Avventure di Pinocchio.
- Iconografia: il ballo tondo della Chiesa Militante e Trionfante di Andrea Bonaiuti in Santa Maria Novella a Firenze.
- Discografia: la serie dei Suonatori della Valle del Savena e “Al di là delle parole” (Nota, Udine); “Canti e balli dell’Italia settentrionale” dell’Almanacco Popolare (1976), con il Ballo di Mantova e la tresca dei preti; il Canzoniere Internazionale (1972); i repertori de La Serpe d’Oro e Interamna Folk, “Trescone a veglia. Balli della Maremma toscana” a cura di G. M. Gala (Edizioni Taranta, 2001);
- Documentari e audiovisivi: film etnografici di Placida Staro e Marco Ruggeri, documentari etnomusicologici RAI, videoregistrazioni del CRDCM di Monghidoro, trasmissioni radiofoniche di Roberto Leydi.
- Oggi: laboratori di danza tradizionale italiana, stage dedicati, rievocazioni medievali, sagre come la Sagra del Tordo di Montalcino e la Sagra del Galletto, rassegne folcloristiche. Non ha la diffusione mediatica di tarantella o pizzica: resta legata a contesti regionali, di ricerca e di didattica.
- Difficoltà e adattamenti #
Difficoltà da media a medio-alta, secondo la forma.
- Le versioni collettive in cerchio o catena sono accessibili: passo saltato in 2/4, giro antiorario, battuta di piedi.
- Il trescone di coppia e le sfide richiedono agilità nei saltelli, prontezza nello scambio della dama, improvvisazione ritmica e una discreta resistenza cardiovascolare.
- La difficoltà maggiore non è tecnica ma relazionale: seguire la guida, ascoltare il suonatore, entrare nel tempo del ballo.
- Adattamenti: negli stage la tresca viene semplificata in cerchio finale, con struttura tonda più tresca e pantomime ridotte; nei circuiti balfolk è presente ma non dominante, e le versioni più tecniche restano patrimonio dei laboratori di danza tradizionale italiana. Per lo studio conviene partire dal passo saltato lento e da una musica senza figure complesse.
- Note di ricerca e fonti #
Convergenze solide tra le fonti: esistenza di un ballo medievale chiamato tresca, attestato nel Trecento [15] [24]; etimo legato al battere dei piedi [12] [16]; funzione di chiusura nel sistema dei balli staccati dell’Appennino [7] [8] [9] [25]; scambio della dama; metro vivace con accelerazione finale; trasmissione orale. Divergenze, cautele e verifiche:
- Omonimia calabrese: una fonte descrive la “tresca” di Catanzaro, ballo in cerchio di coppie in 6/8 imparentato con la tarantella calabrese e tramandato dai gruppi folcloristici cittadini [22]. È una danza diversa, con repertorio, area e comunità propri: è stata tenuta fuori dal corpo della scheda e segnalata qui. Nessuna delle altre fonti la menziona.
- Etimologia: la lettura germanica (thriskan / dreskan) è la più accreditata [12]; una fonte la considera invece parola espressiva o onomatopeica, legata al rumore del ballo e del chiasso, e invita a diffidare delle etimologie che risalgono a lingue antiche. L’accostamento fra battere dei piedi e trebbiatura del grano è suggestivo ma non dimostrabile: nel testo resta un’analogia, non una prova.
- Cronologia: il nome è trecentesco [15] [24], ma la continuità diretta fra tresca medievale e forme etnografiche non è dimostrabile e non va sovrapposta meccanicamente [7] [8] [9].
- Citazioni dantesche: la collocazione corretta è Inferno XIV 40-42, con Purgatorio X 62 per il “trescando” di Davide [15] [24]; una fonte indica Paradiso X 28, che non corrisponde al passo e non è stato accolto.
- Metro: 2/4 in quattro ricerche, 6/8 in due, 2/4 oppure 6/8 in notebooklm, che parla di varianti in 6/8 per la fase di tresca. Si è scelto il 2/4 come metro di riferimento, dichiarando la discrepanza nel campo dedicato.
- Formazione e tipologia: cerchio o catena collettiva e quadrato a quattro coppie con scambio della dama sono entrambe documentate e compatibili: la scheda le presenta come due famiglie coesistenti.
- Nome della Tresca dei preti: una fonte vi legge una trasgressione giocosa della chiusura del Ballo di Mantova, un’altra un appellativo ironico per un ballo giudicato osceno. Entrambe le letture sono registrate in Aneddoti, senza sceglierne una.
Fonti principali: Placida Staro [8] [9] [10] [26]; Stefano Cammelli [7]; Alberto Nocentini [12]; Gaspare Ungarelli [13]; Antonio Cornoldi [14]; Roberto Leydi [23]; Enciclopedia Treccani [15] [16] [17]; materiali del CRDCM di Monghidoro e dell’Associazione “E bene venga maggio” [1] [6], Giuseppe Michele Gala [11] [18] [21];
Questa danza compare in 2 DVD:
Coreografia#
Note d’archivio#
Riferimenti e link#
- [1]I Suonatori della Valle del Savena - Vént Mingòn e TrescaEsecuzione di riferimento, verificata: i Suonatori della Valle del Savena in un ballo staccato dell’Appennino bolognese con la sua fase di tresca.
- [2]Ballo di Mantova e tresca dei preti - Almanacco PopolareLa Tresca dei preti come chiusura saltata del Ballo di Mantova, dal repertorio dell’Almanacco Popolare.
- [3]Ballo de “Il trescone” - Gruppo Folclorico “La Muffrina”, GarfagnanaIl trescone nella versione tipica della Garfagnana, con il commento del gruppo su origini e nome del ballo.
- [4]Sagra del Tordo: ecco il Trescone - MontalcinonewsIl Trescone danzato a Montalcino durante la Sagra del Tordo, con il racconto della formazione del gruppo popolaresco locale.
- [5]Trescone di San Pellegrino - istruzioni di danza (Juan Carlos Battilani)Ricostruzione coreutica e didattica del Trescone di San Pellegrino, alta Val Santerno: struttura a più passate con tonda, balletto, braccetto e tresca.
- [6]La Piccola scuola di musica di Monghidoro - video segnalato come “Tresca dei preti”Link proposto da notebooklm come esecuzione della Tresca dei preti: verificato, documenta un evento della Piccola scuola di musica di Monghidoro diretta da Placida Staro e non contiene riferimenti espliciti a una tresca. Conservato per il valore documentario sull’ambiente di ricerca monghidorese (v. Note di ricerca e fonti).
- [7]Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa. Musiche, balli e suonatori tradizionali della montagna bolognese, Bologna, Edizioni Alfa, 1983La ricerca che ha fondato lo studio dei balli staccati dell’Appennino bolognese e della tresca come chiusura del repertorio.
- [8]Placida Staro, Un repertorio di ballo saltato, in S. Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa, Bologna, Alfa, 1983Analisi etnocoreologica delle tipologie di tresca, trescarella e trescone nel repertorio saltato appenninico.
- [9]Placida Staro, Al di là delle parole. La danza antica dell’Appennino bolognese, Udine, Nota, 2007Monografia con documentazione audio sulla danza antica dell’Appennino bolognese: il testo di riferimento per il sistema tonda-balletto-tresca.
- [10]Placida Staro, Il trebbo delle scartocciate. Danza e musica popolare nell’Appennino bolognese, Bologna, Alfa, 1988Studio sul ballo e sulla festa contadina in Appennino, con la funzione della tresca come chiusura rituale della veglia.
- [11]Giuseppe Michele Gala (a cura di), Trescone a veglia. Balli della Maremma toscana, collana Ethnica, Firenze, Edizioni Taranta, 2001Monografia e discografia di riferimento sul trescone maremmano, con trascrizioni, testi e descrizioni coreutiche.
- [12]Alberto Nocentini, Tresca e trescone. Etimologia dei balli popolari italiani, in Choreola n. 2, 1991L’ipotesi etimologica germanica (thriskan, pestare coi piedi) oggi più accreditata, con il confronto fra le famiglie lessicali italiane.
- [13]Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese, Roma, 1894Prima raccolta sistematica di danze dell’area bolognese: il punto di partenza della documentazione scritta.
- [14]Antonio Cornoldi, Ande, bali e canti del Veneto, 1968Registra la tresca in area veneta come contraddanza affine al saltarello romagnolo.
- [15]Tresca - Enciclopedia Dantesca, TreccaniDefinizione e citazioni dantesche e boccaccesche della tresca, come ballo e come metafora del movimento incessante.
- [16]Trescone - Enciclopedia TreccaniVoce enciclopedica sul ballo contadinesco di movimento vivace in due tempi, eseguito a coppie in quadrato con scambio della dama.
- [17]Tresca - Vocabolario TreccaniDefinizione lessicografica e slittamento semantico del termine verso il figurato amoroso e il chiasso.
- [18]Trescone - Taranta, Centro Studi di Danza EtnicaScheda etnocoreologica di Giuseppe Michele Gala: etimo, fonti medievali, aree di diffusione e bibliografia specialistica.
- [19]Trescone - WikipediaSintesi divulgativa su diffusione geografica, citazioni letterarie e discografia.
- [20]Il ballo del Trescone a Montalcino - Ecomuseo Digitale delle Crete SenesiDocumentazione del Gruppo Popolaresco di Montalcino e del Trescone nella Sagra del Tordo.
- [21]Giuseppe Michele Gala, Etnocoreologia italiana (PDF)Studio accademico sul metodo etnocoreologico e sulle famiglie di ballo italiane, con riferimenti a tresca e trescone.
- [22]Centro di Documentazione delle Musiche di tradizione orale della Calabria (CDM onlus, Rende)Punto di riferimento per la documentazione delle musiche e delle danze di tradizione orale calabresi: utile per collocare la tresca di Catanzaro, danza omonima e distinta da quella appenninica; il collegamento rimanda a una ricerca bibliografica.
- [23]Roberto Leydi (a cura di), L’altra musica. Etnomusicologia attuale in Italia, Milano, Giunti RicordiQuadro storico della ricerca etnomusicologica italiana, utile per capire chi ha documentato le danze appenniniche e meridionali.
- [24]Nunzio M. Fracasso, Forme di danza, forme di scritturaStudio filologico sulla terminologia della danza in Dante (ridda, tresca) e sui commenti trecenteschi; il collegamento originario non è più raggiungibile e la voce rimanda a una ricerca bibliografica.
- [25]Balli staccati - WikipediaDescrizione del repertorio di balli staccati dell’Appennino bolognese, con la tresca come parte conclusiva dei balli antichi.
- [26]Placida Staro, Le vie del Violino. I Suonatori della Valle del Savena, Udine, Nota EdizioniRicerche, trascrizioni e registrazioni sul campo del repertorio dell’Appennino bolognese, con il violino come strumento guida.






