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Dip and Dive - Figura e Danze delle Square Dance

Video
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Dip and Dive è, prima di tutto, una figura: una coppia si inarca e l’altra le passa sotto, poi i ruoli si invertono e l’onda corre lungo la fila o attorno al cerchio. Su quel gesto - semplice, visivo, potentissimo in sala - sono nate danze diverse che ne portano il nome: la singing square incisa da Ed Durlacher nel 1941 sulla melodia Redwing, la square di Richard Kraus del 1956, la square tradizionale appalachiana chiamata da Bill Ohse e perfino una coreografia Morris inglese delle Hebden Bridge Hill Millies.

Nella nostra pratica la incontriamo anzitutto come figura di repertorio: si impara in pochi minuti e funziona sempre, perché mette in moto l’intera sala senza chiedere tecnica. In Italia non è una danza dei circuiti balfolk: la figura circola nei laboratori di English country dance e di contra, ma non viene ballata come danza in sé.

Scheda sintetica
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Nome proprio #

Dip and Dive ha doppio valore nella letteratura etnocoreologica anglo-americana:

  1. è una figura tecnica (move) di square dance, contra dance ed English country dance, registrata nei glossari dei caller (CALLERLAB, Caller’s Box, Ceder.net), nei manuali didattici dell’EFDSS e nel manuale di Neil Barden per la Square Dance Federation of New England;
  2. è il titolo di danze specifiche costruite su quella figura: la square di Richard Kraus (1956), la singing square Redwing – Dip and Dive di Ed Durlacher (1941), la square tradizionale appalachiana chiamata da Bill Ohse e la coreografia Morris delle Hebden Bridge Hill Millies.

L’ambiguità è strutturale: Dip and Dive senza altro non identifica una coreografia, ma una famiglia di danze.

Altri nomi e varianti #

Forme del nome

  • Dip ’n’ Dive (contrazione frequente nei programmi di barn dance inglesi) e Dip & Dive (variante tipografica).
  • Dip and Dive Square Dance, Dip & Dive Square (titoli di repertorio nordamericano).

Versioni intitolate

  • Redwing – Dip and Dive / Redwing (Dip and Dive): il singing square di Ed Durlacher (1941), sulla melodia Redwing di Kerry Mills (1907).
  • Dip and Dive (Kraus, 1956) e Dip and Dive (Ohse, 2012): due square distinte, da non sovrapporre.
  • Dip and Dive (Cotswold): coreografia Morris delle Hebden Bridge Hill Millies, melodia Glory of the North.

Omonimie da non confondere

  • Duck and Dive (Jerry Goodwin), voce separata nello Square Dance History Project.
  • Duck for the Oyster: figura affine, ma con un solo arco e nessuna alternanza.
  • Dive Thru: termine didattico CALLERLAB per un movimento diverso.
  • Military Dip Waltz, Dip Schottische, Dip Dive (line dance): titoli estranei alla figura qui trattata.

In altri repertori la figura è chiamata «the waves» (Make the waves!), per l’onda che si forma lungo il set.

Traduzione e significato #

«Immergiti e tuffati», o meglio «chínati e tuffati»: to dip è l’atto di inarcarsi e formare il ponte con le braccia, to dive lo scivolare sotto l’arco della coppia che si incontra. L’immagine è quella di un’onda che si abbassa e si rialza lungo la linea dei danzatori.

Il senso del nome vive nelle formule di chiamata. Il patter (*) appalachiano raccolto da Bill Ohse - «Inside arch, outside under, dip and dive and go like thunder» - e il cue (**) cantato «Now dip and dive away you go, the inside high and the outside low» trasformano l’istruzione in ritmo condiviso. Attenzione però: dip qui non indica il dip da sala da ballo, non è un abbellimento di coppia ma solo un passaggio sotto le braccia - avvertenza che i caller inglesi ripetono a chi arriva dal ballo sportivo. E il significato letterale, da solo, non prova né un’origine rituale né un simbolismo delle onde.

(*) Il patter: è la parte parlata o semicantata della chiamata: un flusso di parole ritmico, spesso rimato, con cui il caller accompagna i ballerini. Non è un semplice elenco di comandi: le istruzioni vengono inserite in frasi brevi, immagini, giochi di parole e formule tradizionali, mantenute sul tempo della musica.

Nella formula «Inside arch, outside under, dip and dive and go like thunder», il caller indica contemporaneamente l’azione («forma un arco dentro, passa sotto fuori») e ne amplifica l’energia con l’immagine del tuono. Il patter serve quindi sia a guidare il movimento sia a creare l’atmosfera collettiva del ballo.

(**) Il Cue è un segnale verbale più breve e riconoscibile, usato dal caller per far scattare una figura, un cambio di ruolo o una precisa azione dei ballerini. Può essere parlato, ma nelle square dance tradizionali è spesso cantato o scandito sul fraseggio musicale.

Nella formula «Now dip and dive away you go, the inside high and the outside low», il cue richiama il nome della figura - dip and dive - e ne precisa la dinamica visiva: chi è all’interno resta alto, formando l’arco, mentre chi è all’esterno passa basso, sotto l’arco. È insieme istruzione, promemoria melodico e formula mnemonica.

Area geografica e provenienza #

Stati Uniti, con due poli storici ben distinti:

  • Nord-Est (New York, Columbia University): l’ambiente dei caller - cioè la rete di insegnanti, registrazioni, manuali e pratiche condivise che fissano e tramandano le figure - che codifica Dip and Dive nei manuali e nei dischi: Ed Durlacher, Richard Kraus, le serie didattiche RCA.
  • Appalachia meridionale (Virginia Occidentale, Virginia, Carolina del Nord): la tradizione orale documentata da caller come Bill Ohse (Riner, Virginia, 2012) e Tony Parkes; sul versante nord-orientale delle square tradizionali si aggiungono le registrazioni di Bob Dalsemer a Independence, Pennsylvania (1979).
Mappa dell'Appalachia meridionale negli Stati Uniti, tra Virginia Occidentale, Virginia e Carolina del Nord

Inghilterra: la figura è parte del repertorio standard di English country dance, barn dance e ceilidh - compare in decine di danze pubblicate su English Dance & Song fra anni Quaranta e Ottanta - ed è documentata nei materiali didattici dell’EFDSS. A Hebden Bridge, nel West Yorkshire, le Hebden Bridge Hill Millies ne hanno tratto una coreografia Morris in stile Cotswold.

Diaspora anglofona: Canada, Australia e Nuova Zelanda, dove la figura circola nei circuiti di square, contra e balfolk (segnalazioni da Auckland e Montréal).

Italia: nessuna tradizione autoctona con questo nome. La figura compare al massimo all’interno di quadriglie e danze in cerchio proposte in laboratori di English country dance o di contra - non come titolo di repertorio nei circuiti balfolk e di danza popolare.

Epoca e anno di riferimento #
  • Anni 1890: la figura compare nella Figure 1 of the Deer Park Lancers, attribuita a un Prof. G. T. Sheldon nei call books americani.
  • 1941: prima registrazione documentata di un singing square intitolato Redwing – Dip and Dive, chiamato da Ed Durlacher.
  • 1954: la figura è attestata al National Square Dance Convention da Doc Alumbaugh (documento SDHP).
  • 1956: pubblicazione della square Dip and Dive di Richard Kraus, volume 4 della serie RCA Let’s Square Dance!.
  • 1979: filmato Super8 di Bob Dalsemer, Independence (Pennsylvania).
  • 1985: registrazione di Bill McAdoo.
  • 2004 in poi: attività delle Hebden Bridge Hill Millies; la coreografia Morris è catalogata come «new dance».
  • 5 maggio 2012: video di Bill Ohse al Dare To Be Square di Riner (Virginia), durata 5:22.
  • 2013: registrazione di Bob Livingston (Chesterfield, Connecticut).
  • Per la figura in sé non esiste una data di nascita: è un elemento di repertorio trasmesso oralmente e per pratica di calling.
Occasione e funzione sociale #

Danza e figura di contesto sociale e ricreativo:

  • serate di square dance condotte dal caller, barn dance di paese, feste di fine raccolto;
  • festival old-time e raduni didattici (Dare To Be Square, John C. Campbell Folk School, CDSS), dove la figura serve da primo mattone per i principianti;
  • ceilidh e serate di contra in area anglosassone, con funzione di mixer: le coppie progrediscono e si mescolano, l’onda attraversa tutta la sala;
  • repertorio scolastico: Kraus pensò la serie Let’s Square Dance! per età e livelli, con criteri didattici espliciti;
  • Morris: esibizione di strada, feste locali, ales delle sides Cotswold.

Nessuna funzione rituale, calendariale o propiziatoria è documentata: la fortuna della figura è coreotecnica e spettacolare, non simbolica.

Storia e origine #

La figura. L’arco alternato ha radici europee: le danze processionali (Grand March) e le quadrilles ottocentesche facevano già passare coppie inarcate sotto le braccia delle altre. Nella square dance americana il modulo si consolida come call a sé, irradiato dalle call books e dal lavoro di ricerca dei caller; lo Square Dance History Project ne segnala una traccia precoce nella Figure 1 of the Deer Park Lancers attribuita a Prof. G. T. Sheldon (anni 1890), ripresa in area New England da Ralph Page e Ed Moody (Northern Junket, 1970). Il nome Dip and Dive prende forma fra anni Trenta e Cinquanta, insieme alla standardizzazione dei calls e all’epoca d’oro dei singing squares.

Le danze. Su quella figura si innestano composizioni autonome e databili: il singing square di Durlacher (1941) sulla canzone Redwing di Kerry Mills, la square didattica di Kraus (1956), il repertorio tradizionale appalachiano documentato nel 2012, le decine di country dances inglesi che la usano come figura di progressione.

Un mito da sfatare. Non esiste alcuna base documentata per origini rituali, agricole o propiziatorie. La figura è coreotecnica: il suo successo si spiega con l’efficacia visiva, la facilità di esecuzione e l’adattabilità a formazioni diverse.

Note etnocoreologiche #

Definizione tecnica del call (Ceder.net, Definitions of Old Calls):

«From Promenade: Designated couples Wheel Around and make an arch, others duck under (no California Twirl). Move on to the next couple, alternate arch and duck.»

«Dalla posizione di promenade: le coppie designate eseguono un Wheel Around e formano un arco; le altre coppie vi passano sotto chinandosi (duck under), senza eseguire un California Twirl. Si prosegue verso la coppia successiva, alternando chi forma l’arco e chi passa sotto.»

Il gesto, ridotto all’osso: la coppia attiva tiene la mano più vicina del partner, avanza sotto l’arco della prima coppia che incontra e ne forma subito uno per la successiva; si alternano passaggi sotto e sopra per tutto il set. Ogni volta che si arriva in fondo si gira come coppia, si cambia mano e si riparte nella direzione opposta; nel contra moderno, se il set finisce, si gira e si rientra (California twirl alle estremità).

Figura polimorfa per formazione

  • longways set (file contra proprie o improprie);
  • Sicilian Circle (coppie affrontate lungo un grande cerchio, metà in senso orario e metà antiorario);
  • square di quattro coppie;
  • Grand March e formazioni processionali, dove due file di coppie si incontrano.

Due nature da non confondere: la figura è un mattone riutilizzabile e anonimo, adattabile a metri e formazioni diverse; la coreografia Morris è invece un’opera chiusa, datata e firmata, con struttura Cotswold (figure e chorus) e melodia fissa.

Divulgatori e gruppi di riferimento #

Stati Uniti

  • Ed Durlacher (1907-1985 ca.), caller newyorkese, pioniere della square dance nell’area di New York dagli anni Trenta: Redwing – Dip and Dive (1941) e il manuale Learn to Dance and Call Square Dances.
  • Richard G. Kraus (1923-2002), caller e docente al Teachers College della Columbia University: la square Dip and Dive (1956) e Square Dances of Today and How to Teach and Call Them (1950).
  • Bill Ohse, caller tradizionale della Virginia Occidentale, documentato a Riner (VA) nel 2012.
  • Bob Dalsemer (documentazione del 1979), Bob Livingston (2013), Bill McAdoo (1985), Red Warrick, Tony Parkes (Deer Park Lancers), Doc Alumbaugh (1954).

Inghilterra

  • English Folk Dance and Song Society (EFDSS): trasmissione della figura nei corsi di social dance.
  • Autori di danze che la impiegano: Sam Flinders (Friday Night Special), Paul Mee (Nottingham Reel), Hugh Rippon (Bridgwater Bay), Dorothy Bradbury (A Golden Day), Jean Butler (Boston Tea Party), Pat Shaw (Buzzards Bay), John Sweeney (Diver’s Delight).
  • Hebden Bridge Hill Millies (West Yorkshire), women’s Morris side attiva dal 2004, per la coreografia omonima in stile Cotswold.

Italia: nessun gruppo o insegnante documentato che proponga Dip and Dive come danza autonoma; la figura circola, quando circola, dentro laboratori di English country dance e contra (Milano, Bologna, Firenze).

Formazione e tipologia #

Tipologia: figura di progressione e di mixer dentro danze di set; non è una danza di passo.

  • Square di quattro coppie sui lati del quadrato - formazione delle square di Kraus (1956) e di Ohse.
  • Sicilian Circle: coppie affrontate lungo un grande cerchio, con progressione.
  • Longways set: due file di coppie, proprie o improprie.
  • Circle mixer e contra triplet.
  • Grand March e formazioni processionali, contesto originario della figura.
  • Cotswold Morris a sei danzatori, per la coreografia delle Hebden Bridge Hill Millies.
Struttura della danza #

La sequenza cambia con la versione: nessun conteggio unico.

La figura

  • Un ciclo completo di dip and dive richiede in genere 16 battute in Sicilian Circle (quattro posti); la fraseologia procede per blocchi di 8 battute a ogni cambio arco/tuffo.
  • Come finale di una longways: la coppia di testa scende sotto l’arco della prima coppia, sopra la seconda, sotto la terza e così via fino in fondo; forma un arco a due mani, le altre risalgono, cast down ai lati e passano sotto l’arco.

Dip and Dive (Kraus, 1956)

  • Square multipart di 145 battute; il repertorio censito elenca allemande, cerchio, lead, rights and lefts, swing, promenade e riverenza, con l’avvertenza che l’elenco può essere incompleto.

Redwing – Dip and Dive (Durlacher, 1941)

  • Singing square di struttura standard: introduzione, break, figura, outro; circuito completo di dip and dive con ogni coppia visitatrice (inside couple arch and 1s dive under), su strofa di 64 battiti.

Dip and Dive (Ohse, 2012)

  • Square tradizionale appalachiana con patter «Inside arch, outside under, dip and dive and go like thunder», combinata con Birdie in the Cage.

Versioni inglesi

  • In Sicilian Circle: 16 battute di dip ’n’ dive alternate a ladies’ chains e power turns; nel longways la figura occupa la sezione finale (B1) della danza.
Metro e struttura musicale #
  • Square e contra: 2/4 o 4/4 da reel o hoedown, talvolta 6/8 da jig; stime intorno a 118-128 BPM nei contesti di danza contemporanei.
  • Redwing – Dip and Dive: la melodia Redwing di Kerry Mills (1907) in 4/4, forma di canzone con chorus; la strofa cantata vale 64 battiti - «Redwing or other reel with a 64-beat verse».
  • Fraseologia: struttura tipica di 32 battute (A1, A2, B1, B2), con cambi arco/tuffo ogni 8 battute; nel contra moderno si arriva a 96 battiti quando la progressione è completa.
  • Versioni inglesi: reel 2/4, hornpipe 3/2 (Bridgwater Bay, 1973) e perfino waltz 3/4 (A Golden Day, 1982).
  • Kraus 1956: la ricostruzione animata indica 120 conteggi al minuto come velocità di riferimento.
  • Morris: melodia fissa, Glory of the North.

Non esiste un metro «della danza Dip and Dive»: la figura si adatta al brano che la ospita.

Strumenti e stile musicale #
  • RCA Victor Square Dance Orchestra (serie di Kraus, 1956): Ted Bevers al banjo, Bill Miles al violino, Paul Post al pianoforte, Karl Hekler alla fisarmonica, Robert Clark al contrabbasso - suono di sala pulito e didattico.
  • Banda di Bill Ohse (Riner, 2012): Chance McCoy al violino, Bob Browder alla chitarra, Mac Traynham al banjo, Frances West e Andrew Norcross al basso - old-time appalachiano, trascinante.
  • Ed Durlacher (1941): singing call con voce melodica e stile vocale «distintivo» secondo la curatela dello SDHP.
  • Inghilterra: fiddle, accordion, piano, concertina; passo saltellato (skip, slip step) e camminato cadenzato per la figura.
  • Morris Cotswold: melodeon o concertina, violino, tamburo.
  • Contra moderno: fiddle, chitarra, pianoforte, contrabbasso, fisarmonica.

Funzione della musica: sostenere il caller, scandire l’alternanza e tenere insieme la sala - non esibire.

Autori e compositori #
  • La figura: tradizione orale, nessun autore documentato.
  • Richard G. Kraus: autore della square Dip and Dive (1956), serie RCA Let’s Square Dance!.
  • Ed Durlacher: allestimento del singing square Redwing – Dip and Dive (1941), su melodia preesistente.
  • Kerry Mills (1869-1948): autore di Redwing (1907), la canzone che sostiene il singing square.
  • Hebden Bridge Hill Millies: autrici della coreografia Morris Dip and Dive, su melodia tradizionale.
  • Tom Hinds: versione contra moderna diffusa nei circuiti statunitensi (con derivazioni, tra cui quella di Scott Higgs).
  • Danze inglesi che usano la figura: Jean Butler, Pat Shaw, John Sweeney, Sam Flinders, Paul Mee, Hugh Rippon, Dorothy Bradbury.
Aneddoti e curiosità #
  • Il patter che tiene insieme la sala: «Inside arch, outside under, dip and dive and go like thunder» è uno dei calls mnemonici più efficaci della tradizione appalachiana: non un’istruzione asciutta, ma una filastrocca che sincronizza i corpi.
  • Il cue cantato: «Now dip and dive away you go, the inside high and the outside low», e la variante americana «Dip ’n dive and away you go, wind ’em up like an ole yo-yo».
  • L’onda: in alcune tradizioni la figura si chiama «the waves» e il caller incita «Make the waves!», richiamando l’immagine delle schiume che si alzano e si abbassano lungo il set.
  • Il dilemma dei maestri: «I never know which is the dip and which the dive» - battuta proverbiale tra gli insegnanti, prova dell’ambiguità strutturale del nome.
  • Dalla sala da ballo al barn: i caller inglesi avvertono chi arriva dal ballo sportivo che qui dip significa solo «passare sotto un arco», non un dip di coppia né un abbellimento.
  • Una side recente: le Hebden Bridge Hill Millies sono attive dal 2004 e la loro Dip and Dive è catalogata come «new dance», non come danza tradizionale.
Presenza nei media e nella cultura di massa #

Presenza archivistica e didattica, non di massa:

  • Square Dance History Project: schede e filmati su Bill Ohse (2012), Bob Dalsemer (1979), Doc Alumbaugh (1954), Redwing – Dip and Dive di Ed Durlacher (1941), la serie Let’s Square Dance! di Kraus (1956) e la voce affine Duck and Dive di Jerry Goodwin.
  • Repertori discografici: Dip and Dive – United States compare come brano n. 16 dell’antologia Mix – International Folk Dances 4, segno che la danza è entrata nel canone del folk dance internazionale.
  • Ricostruzioni digitali: l’animazione coreografica della square di Kraus (145 battute) circola su YouTube e nei database di country dance.
  • Circuiti europei: versioni di Dip and Dive compaiono in programmazione nei balfolk d’oltralpe e in quelli canadesi e neozelandesi.
  • Cinema, TV, hit parade: nessuna presenza autonoma documentata; nessun riferimento nella cultura di massa italiana.
Difficoltà e adattamenti #
  • La figura: facile-media. Si impara in pochi minuti, ma richiede lettura dello spazio e sincronia nel formare gli archi senza collisioni; in longways lunghi (sei o più coppie) diventa medio-alta per fiato e coordinazione.
  • Le square complete: presuppongono il repertorio di base (promenade, wheel around, archi, do-si-do, swing); la versione di Kraus, multipart e di 145 battute, è pensata per un livello intermedio.
  • Morris: richiede la tecnica Cotswold (double step, single step) e affiatamento di squadra.
  • Adattamenti: la figura è naturalmente gender-free (l’alternanza sotto/sopra non dipende dal genere); in Sicilian Circle si limita il passaggio a due o quattro coppie; nel contra si aggiunge il California twirl alle estremità per rientrare nel flusso.
  • Didattica: si insegna prima l’arco singolo, poi l’alternanza, poi la progressione; nella nostra esperienza funziona bene anche con gruppi numerosi e principianti, purché il caller scandisca la battuta.
  • Italia: non risultano adattamenti locali né denominazioni italiane.
Note di ricerca e fonti #

Impianto della scheda. Abbiamo tenuto distinti tre oggetti, spesso confusi nelle risposte: la figura (anonima, trans-culturale), le danze intitolate Dip and Dive (databili e firmate) e le opere che usano la figura senza portarne il nome.

Discrepanze rilevate tra le risposte analizzate

  • Origine settecentesca. Una fonte colloca la figura nei repertori playfordiani del Settecento; le altre non trovano attestazioni anteriori ai call books ottocenteschi per il nome. L’ascendenza europea della figura (processioni, quadriglie) è plausibile e documentata come parallelo, ma la datazione playfordiana resta non verificata.
  • Kraus 1956: data e durata di 145 battute confermate da Up a Double e SDHP; una fonte indica 120 conteggi al minuto, dato della ricostruzione animata.
  • Durlacher 1941: l’accompagnamento è indicato come Al MacLeod’s Country Dance Band in due fonti e come orchestra RCA con i Top Hands in un’altra; il dato resta incerto.
  • Friday Night Special: attribuita a Sam Flinders nel 1966 o nel 1969 secondo le fonti; la datazione è da verificare sul PDF della Folk Dance Federation of California.
  • Morris: la coreografia delle Hebden Bridge Hill Millies è moderna (side attiva dal 2004, catalogata come «new dance») e non va presentata come tradizione antica.
  • Omonimie: Duck and Dive, Duck for the Oyster, Dive Thru, Dip Schottische, Military Dip Waltz e la line dance Dip Dive restano oggetti distinti.
  • Italia: nessuna attestazione di una danza autonoma nei circuiti balfolk e popolari; la figura compare solo come modulo dentro laboratori di danza anglosassone. Non si possono escludere insegnamenti occasionali non documentati.

Punti aperti. Restano da verificare: il testo completo dei calls della versione di Kraus, l’organico esatto della registrazione del 1941, la datazione della Friday Night Special e l’eventuale circolazione della figura in stage italiani. Chi possiede programmi, appunti o registrazioni è invitato a contribuire.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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