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Dos-a-Dos Mixer

Video
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Ci sono danze nate da un villaggio, da una festa patronale o da un rito antico; e ci sono danze nate da qualcosa di più sottile: il desiderio di far incontrare le persone.

Il Dos-à-Dos Mixer appartiene a questa seconda famiglia. Costruito attorno al dos-à-dos - il passaggio “schiena contro schiena” ereditato dalle contraddanze e dalle quadriglie franco-britanniche, e noto oltreoceano come do-si-do o dosado - questo ballo ricreativo trasforma un gesto coreografico secolare in un meccanismo di socializzazione. A ogni passata di danza questa figura diventa lo strumento con cui raggiungere una persona nuova.

Danza accessibile anche a chi non ha mai ballato, è uno dei più efficaci rompighiaccio delle serate comunitarie anglo-americane. Anche in Italia ha trovato casa: nei laboratori di danze internazionali, nei gruppi balfolk, nei quaderni scout, nelle feste di paese e nell’esperienza didattica di Cesare Malservisi e Francesca Ciampi, di cui questo archivio conserva la registrazione video.

Come ogni ballo di tradizione orale non ha un autore né un testo canonico: ha molte versioni, e questa scheda prova a raccontarle con il rispetto dovuto alle mani anonime che le hanno tramandate.

Scheda sintetica
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Nome proprio #

Dos-a-Dos Mixer. È il nome corrente, nel repertorio ricreativo anglo-americano e internazionale, di un mixer a cerchio il cui motore è la figura del dos-à-dos; circola anche come Do-Sa-Do Mixer, Dosado Mixer e Do-Si-Do Mixer.

La variabilità dell’intestazione, costante nelle fonti, tradisce la trasmissione orale: il titolo non identifica una coreografia canonica, ma una famiglia di danze a cambio di partner costruite sulla stessa figura. Nel lessico dei caller americani la figura si chiama dosado; nei manuali inglesi back to back; nella danza scozzese di società resta dos-à-dos.

Altri nomi e varianti #

Do-Sa-Do Mixer, Dosado Mixer, Do-Si-Do Mixer, Dos-à-Dos Mixer, Back to Back Mixer, Circle Mixer Dos-a-Dos, Barn Mixer, Sunshine Mixer (struttura affine citata nei repertori CALLERLAB), Mtn Do Sa Do Mixer (variante con paternità dichiarata, di Calvin Campbell).

Nei manuali italiani di danze internazionali compare come “Dos-a-Dos Mixer (danza americana)”. Danze congeneri della stessa famiglia: Going to Boston, Merry-Go-Round e, sul versante francese, il Cercle Circassien, che condivide l’apertura avanti-indietro e la promenade. Nella contra dance del New England la variante eseguita con la spalla sinistra si chiama see-saw.

Traduzione e significato #

“Dos-à-dos” è francese e significa letteralmente “schiena contro schiena”, in opposizione a vis-à-vis, “faccia a faccia”: indica il movimento in cui due danzatori si guardano, avanzano, si passano accostando la spalla destra, si spostano lateralmente restando di schiena senza voltarsi e tornano al posto passando la spalla sinistra, di norma in 6-8 tempi.

“Mixer” viene dall’inglese to mix, “mescolare”: è la categoria delle danze collettive in cui, a ogni ripetizione del ciclo, i partner cambiano, così che la danza serve letteralmente a mescolare i presenti.

Credenza etimologica da segnalare: in ambito square dance circola la spiegazione dallo spagnolo dos, “due”; la ricostruzione storico-linguistica documentata riconduce invece al francese dos-à-dos dei manuali di contredanse e di cotillon, giunto in inglese come do-si-do, con la variante grafica do-se-do registrata dall’Oxford English Dictionary.

Area geografica e provenienza #

Due strati distinti. La figura del dos-à-dos appartiene al patrimonio delle contraddanze francesi, dell’English country dance e delle quadriglie e dei cotillon del XVII-XVIII secolo, quindi alla sfera franco-britannica.

La forma “mixer”, cioè la danza a cambio sistematico di partner costruita su quella figura, è invece di elaborazione nordamericana: Stati Uniti (New England, area appalachiana, Sud rurale, Midwest) e Canada, nel solco del country dance anglo-americano, della square dance e della contra dance.

Da qui si è irradiata, nel Novecento, nei programmi didattici statunitensi, nei céilidh britannici e nei folk dance camp internazionali, per poi rientrare in Europa continentale come repertorio ricreativo: Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Italia. Incertezza nelle fonti sulla geografia esatta della nascita: alcune la legano soprattutto alla tradizione franco-canadese, altre al New England, altre ancora ai programmi americani di educazione fisica.

Diffusione e contesto in Italia #

Il Dos-a-Dos Mixer non è una danza di tradizione italiana: vi è giunto per via didattica e ricreativa, ma vi ha trovato una diffusione ampia e trasversale.

  1. Circuito balfolk e danze internazionali. È presenza abituale di serate e laboratori di danze popolari internazionali, spesso come danza di apertura o di riscaldamento per la sua accessibilità; è insegnato in stage e corsi del Nord e Centro Italia (Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Toscana) e compare nei programmi di festival e rassegne di area folk citati dalle fonti, tra cui Gran Bal Trad, Celtica, Isola Folk, Folkest e Mercantia. In questo contesto il termine è usato in modo intercambiabile con “do-si-do mixer” e “dosado mixer”.
  2. Mondo scout, oratori e centri estivi. Circola come “danza americana” nei canzonieri e nei quaderni di danze dei movimenti giovanili (AGESCI, CNGEI), nei soggiorni e nei campi estivi, dove è spesso la primissima danza con cui si impara il dos-à-dos.
  3. Club di square dance americana. È proposto nei club affiliati o ispirati a CALLERLAB presenti nel Nord Italia, come animazione iniziale o esercitazione di base.
Epoca e anno di riferimento #

La figura del dos-à-dos è documentata nei trattati di contredanse e di quadriglia fra Seicento e Settecento; il suo antecedente è indicato da alcune fonti nel libro The English Dancing Master di John Playford (1651), mentre altre collocano la prima attestazione fra il 1750 e il 1800.

La forma autonoma di mixer appartiene invece alla tradizione orale-didattica del Novecento: la sua codificazione si colloca fra il 1910 e il 1935 nelle comunità rurali e nei programmi ricreativi statunitensi, con la sistematizzazione legata alla rinascita del folk dancing americano (Elizabeth Burchenal, National Recreation Association; Henry Ford con Benjamin Lovett), al libro Cowboy Dances di Lloyd Shaw (1939) e alla standardizzazione del lessico dopo il 1950 (CALLERLAB).

In Europa la grande diffusione nel balfolk si data dagli anni ‘70 e ‘80. In Italia la testimonianza video più antica reperita risale agli anni ‘90. Questo video di Siriano Tondini potrebbe essere la prima attestazione in Italia di questa danza.

Occasione e funzione sociale #

Danza ricreativa di partecipazione, non di rappresentazione né rituale. In America apriva le serate comunitarie (barn dance, grange hall, feste parrocchiali e scolastiche) e serviva a integrare i nuovi arrivati, garantire un partner a tutti e rompere i gruppetti; nelle contra dance e nei balli di comunità moderni funge da rompighiaccio, permette ai principianti di ballare con i più esperti e riequilibra il rapporto tra danzatori e danzatrici.

In Italia la funzione è analoga e insieme nuova: danza di apertura delle serate folk e balfolk, di animazione delle sagre, di festa di fine corso, di campeggio e di oratorio, scelta proprio perché chi non sa ballare può partecipare fin dal primo minuto. Il cambio continuo di partner è scritto nella struttura, non è un optional: nessuno deve portarsi il compagno e nessuno resta ai margini.

Storia e origine #

Il dos-à-dos nasce come figura delle contradanze e delle quadriglie franco-britanniche; emigrato in America con i maestri di ballo e con il ballo di frontiera, il nome si corrompe in do-si-do e dosado e la figura entra nelle square dance, nelle contra dance e nel repertorio delle Southern Highlands, dove si sviluppano varianti con presa di mano (Mountaineer Do-Si-Do, Docey-Doe, Do-Paso) distinte dalla forma originale senza contatto.

Il genere “mixer” è più recente: nasce in Nordamerica fra Otto e Novecento come adattamento delle forme a cerchio della contraddanza, con il cambio sistematico di partner; una fonte individua nel Paul Jones, mixer di fine Ottocento in cui un fischietto segnalava il cambio, il capostipite della famiglia.

Nel Novecento educatori e ricercatori - Elizabeth Burchenal, Henry Ford con Benjamin Lovett, Lloyd Shaw - raccolgono figure e chiamate e le reintroducono nelle scuole e nelle comunità come strumento di socialità; in quel corpus il dosado e il circle mixer diventano strumenti didattici fondamentali. Il Dos-a-Dos Mixer riduce quel linguaggio all’osso: un cerchio, un dos-à-dos, un avanzamento. L’ideazione non è attribuita ad alcun autore certo.

In Italia arriva nel secondo dopoguerra con i materiali didattici americani e con i quaderni di danze dei movimenti giovanili, e conosce nuova fortuna con il revival folk e il balfolk dagli anni ‘70-‘80.

Note etnocoreologiche #

Il mixer è una “meta-danza”: una struttura in gran parte vuota, che si riempie con melodie diverse (reel, jig, polka o marce) e che vale soprattutto per la sua funzione relazionale. Il dos-à-dos vi occupa un posto liminare tra la contradanza figurata e il ballo circolare comunitario: è un momento di tensione e distensione dello sguardo, perché si passa dal contatto visivo frontale alla sua momentanea perdita, per poi riagganciare il partner - o meglio, proiettarsi verso quello successivo.

È inoltre una delle pochissime figure in cui due danzatori si invadono reciprocamente lo spazio mantenendo il contatto a zero: nelle società di ballo sorvegliate dell’Ottocento era il modo cortese di consentire una vicinanza regolata, e questa doppia natura, tra riservatezza e simpatia, spiega il suo successo nella didattica intergenerazionale.

La logica del mixer deriva invece dalla grand chain della square dance e dalla prassi progressiva delle contra dance: chi progredisce insieme rinsalda la comunità a ogni ciclo. La stessa figura che unisce due persone diventa così il passaggio verso la successiva, e un gesto di coppia si trasforma in legame collettivo.

Nota comparativa di prospettiva italiana: il lessico della contredanse non è estraneo all’Italia tradizionale, perché le contradanze e le gighe dell’Appennino (repertorio delle Quattro Province, studiato tra gli altri da Chiara Bottari e Franco Castelli nel solco di Roberto Leydi) recepiscono nell’Ottocento figure franco-britanniche omologhe di passaggio schiena a schiena. Si tratta di una lettura antropologica proposta da una sola fonte, non di una ricostruzione documentaria puntuale.

Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Stati Uniti: Folk Dance Federation of California, che conserva le note di danza del Do-Sa-Do Mixer nel proprio archivio;
  • Lloyd Shaw Foundation e Lloyd Shaw Dance Fellowship;
  • CALLERLAB (l’associazione internazionale dei caller) e American Callers Association;
  • Country Dance and Song Society (CDSS);
  • insegnanti di educazione fisica e autori di manuali ricreativi (Elizabeth Burchenal, Betty Casey).

Varianti e riferimenti didattici: Calvin Campbell (Mtn Do Sa Do Mixer, raccolta Dancing for Busy People), Dick Ledger e Dena M. Fresh, citati da una sola fonte.

Regno Unito ed Europa: EFDSS per i repertori di comunità e i céilidh; associazioni di danza popolare francesi; ADP - Atelier de la Danse Populaire e Danyèle Besserer in Alsazia.

Italia: Cesare Malservisi con Francesca Ciampi, maestri bolognesi e Siriano Tondini, maestro e documentarista imolese, che ha insegnato la danza fra gli anni ‘90 e gli anni 2000; i gruppi di danze etniche regionali e internazionali nati dall’esperienza del CEMEA; i quaderni di danze e i canzonieri scout (AGESCI, CNGEI); i collettivi e le associazioni balfolk che la usano come danza di animazione iniziale; i club di American square dance del Nord Italia.

Formazione e tipologia #
Mixer a cerchio, di norma in un solo grande cerchio di coppie, con i danzatori rivolti verso il centro e in posizione di promenade: il danzatore in ruolo di lead a sinistra, il follow a destra secondo una delle fonti descritte, oppure i partner uno di fronte all’altro su un doppio cerchio, con gli uomini con le spalle al centro. Il numero di coppie è libero purché i ruoli restino bilanciati; non serve una piazza quadrata e la danza si adatta anche a spazi piccoli, come un’aula o un cortile. Esistono versioni in file di coppie, di derivazione contra dance, o in “big set” con cerchi di più coppie. Tipologia: danza sociale di gruppo, mixer progressivo a cerchio, quadriglia americana semplificata.
Metro e struttura musicale #
Metro binario in 2/4 come riferimento (reel, polka, two-step vivace), con il 4/4 battuto in due e il 6/8 di jig come varianti frequenti; una fonte segnala la possibilità del ternario in 3/4 su valzer. Fraseggio rigorosamente quadrato, per consentire la sincronizzazione e il cambio di partner: la nota di danza di riferimento lavora su frasi di 16 misure, corrispondenti a un giro completo; la maggioranza delle fonti indica invece la classica struttura di 32 battute in forma AABB, un’altra arriva a 32-40 battute e una a 64 tempi complessivi. Tempo moderato-vivace: intorno ai 112-124 bpm nei repertori americani, con introduzione di 8 battute per l’insegnamento e la chiamata. Passo base marciato, ben marcato, con appoggio chiaro sul tempo forte.
Strumenti e stile musicale #
Nei contesti americani: fiddle (violino) conduttore, banjo a cinque corde, chitarra acustica, contrabbasso, pianoforte, occasionalmente fisarmonica; stile old-time e del New England, con accentuazione sul downbeat e chiamata parlata sul beat. Nei bal folk europei e italiani: fisarmonica anche diatonica, organetto, violino, flauto, cornamusa, ghironda, chitarra e basso, con pulsazione festosa e regolare. La danza non ha un brano canonico: nelle fonti didattiche ricorrono reel tradizionali come Arkansas Traveler, Turkey in the Straw, Sailor’s Hornpipe e Soldier’s Joy, ma qualunque reel allegro in 2/4 funziona. In Italia, soprattutto nei circoli degli anni ‘90, l’accompagnamento era spesso affidato a supporti registrati (musicassette) e oggi a basi digitali o a piccoli ensemble folk dal vivo.
Autori e compositori #
Danza: non documentato. Non esiste una pubblicazione eponima che ne fissi autore, data e versione ufficiale; la coreografia circola anonima nei sillabi e nei quaderni didattici, di tradizione orale e collettiva. Musiche: brani tradizionali di dominio pubblico, in molti casi di autore incerto; l’attribuzione di Arkansas Traveler a Sandford C. Faulkner, metà Ottocento, ha natura aneddotica ed è dibattuta. Varianti con paternità dichiarata: il Mtn Do Sa Do Mixer di Calvin Campbell. Nuovi mixer vengono continuamente creati da coreografi e musicisti del movimento balfolk contemporaneo. Curiosità musicale: la composizione Dos A Dos (Square Dance) di Karl Jenkins, nel ciclo Adiemus, è ispirata al nome e all’immagine della figura, non all’esecuzione della danza.
Aneddoti e curiosità #

L’ortografia racconta la storia: dal francese dos-à-dos all’americano do-si-do e dosado, corruzione fonetica maturata nel ballo di frontiera e oggi accettata dai dizionari inglesi; nel 1954 il caller statunitense Lee Owens dedicò proprio alle grafie e alle varianti della figura un articolo della rivista American Squares. Alcuni caller scherzano ancora sul do-si-do, che suona loro come una scala musicale.

Nella contra dance del New England la variante con la spalla sinistra si chiama see-saw, “altalena”

Segnalazioni da prendere con cautela, perché sostenute da una sola fonte:

  • I Do-si-dos, celebri biscotti al burro di arachidi delle Girl Scouts statunitensi, prenderebbero il nome dalla figura
  • nei primi raduni italiani di square dance la danza sarebbe stata annunciata come “il gioco dello schiena a schiena” per spiegarla a chi non conosceva il francese
  • nel gergo dei caller il dosado è descritto con metafore colorite, come quella della porta sul sedere da chiudere con l’anca.
  • nella didattica italiana scout il Dos-a-Dos Mixer è spesso la primissima danza con cui si impara il dos-à-dos, prima di affrontare repertori irlandesi o francesi che lo richiedono.
Presenza nei media e nella cultura di massa #

La figura del do-si-do è un’icona visiva del West e dello square dance nel cinema, nella televisione e nell’animazione americana; compare in numerosi film e cartoni ambientati in feste di paese e barn dance (“danze di campagna”), dove è talvolta eseguita con le braccia incrociate sul petto, uno styling non tradizionale divenuto però popolarissimo.

La musica country-pop recente continua a citarla nelle istruzioni cantate, come in The Git Up di Blanco Brown (2019).

Nella serie TV “I Jeffersons” (in Italia s8e1: “La separazione” andata in onda nel 1984) Louise rimprovera George “tu non sai nemmeno fare un do-si-do” (vedi Jefferson Tribute: The Square Dance - YouTube). Poi George, Louise, Tom e Helen improvvisano una “danza quadrata” casalinga, con Tom a fare da caller (dopo che Bentley si è domandato perché si chiami danza quadrata visto che stanno tutti in cerchio, ed è stato buttato fuori casa da George).

Il Dos-a-Dos Mixer in quanto tale non è legato a film o programmi specifici: vive nei video didattici, nelle raccolte dei caller e nelle registrazioni di gruppi folk. In Italia è visibile nei video di Siriano Tondini pubblicati da Juancarlos Battilani su YouTube, con il Dos a Dos Mixer diffuso da Cesare Malservisi, oltre che in filmati di stage e festival folk.

Le note di danza sono conservate nell’archivio online della Folk Dance Federation of California.

Difficoltà e adattamenti #
Difficoltà molto bassa: due sole azioni, il cerchio e il dos-à-dos, più un avanzamento, tutti sul passo di marcia. Adatta a principianti assoluti, bambini dagli 8 anni, anziani, famiglie, gruppi intergenerazionali e numerosi, persone con ridotta esperienza motoria; particolarmente consigliata come prima danza di una serata, come primo approccio alla danza americana e come esercitazione al dos-à-dos prima di affrontare square dance, contra dance o céilidh. Richiede solo camminata a tempo, orientamento destra/sinistra e un po’ di attenzione spaziale per non collidere nel passaggio di schiena; la difficoltà vera è relazionale, cioè contatto visivo e gestione dello spazio condiviso. Utile un numero bilanciato di coppie.
Note di ricerca e fonti #

Sintesi delle fonti. Le informazioni convergono su una ricostruzione condivisa: figura di origine franco-britannica (contradanze, English country dance, quadriglie), forma “mixer” di elaborazione statunitense, funzione di socializzazione con cambio progressivo di partner, difficoltà molto bassa. La fonte più ricca e tecnicamente specifica è la nota di danza del Do-Sa-Do Mixer conservata dalla Folk Dance Federation of California, che dettaglia formazione, conteggi e sequenza; la storia della figura è ben documentata nei repertori di contredanse e nel lessico dei caller (CALLERLAB), mentre per la danza in sé non esiste una pubblicazione eponima. L’ancoraggio italiano proviene dalla documentazione video dell’Archivio Siriano Tondini, curata da Juan Carlos Battilani.

Discrepanze e punti da verificare, segnalati senza forzature:

  1. Epoca della figura: Playford 1651 per alcune fonti, XVII-XVIII secolo per altre, 1750-1800 per una terza. Si è indicato il Seicento-Settecento come arco di riferimento, segnalando Playford come antecedente probabile ma non univoco.
  2. Nascita del mixer: fine XIX secolo, 1910-1935, oppure genericamente XX secolo con codifica nel 1952. Nel testo si tiene distinta la codifica didattica novecentesca dalla nascita ottocentesca del genere.
  3. Metro e fraseggio: 2/4, 4/4, 6/8 e 3/4 convivono nelle fonti; la frase è di 16 misure secondo la nota di riferimento, di 32 battute AABB secondo la maggioranza, di 32-40 o di 64 tempi secondo altre. Si è indicata la quadratura come tratto comune, segnalando le divergenze.
  4. Formazione e struttura: cerchio unico in promenade, doppio cerchio fronte a fronte o file di contra dance; sequenza sintetica in tre-quattro fasi oppure descrizione misura per misura con otto ripetizioni. Si sono riportate entrambe le letture.
  5. Diffusione italiana: i circuiti balfolk e di danze internazionali, il mondo scout e degli oratori, i club di square dance e l’area imolese sono tutti documentati, ma i nomi specifici di associazioni, collettivi e formatori citati da una sola fonte vanno verificati.
  6. Data della rivista American Squares: una fonte indica il 1952, mentre l’articolo di Lee Owens risulta pubblicato nel Vol. 9 n. 7 del marzo 1954 (verificato).
  7. Fonti non verificabili, escluse: due link YouTube proposti come esecuzione di riferimento non esistono; il PDF italiano sui mixer e l’English Country Dance di Arcinova risultavano irraggiungibili al momento della ricerca; la voce “Grokipedia” citata da una fonte non è stata considerata.
  8. Notizie a fonte unica, riportate come curiosità e non come fatti: il Paul Jones come capostipite dei mixer, i nomi di Dick Ledger e Dena M. Fresh, i festival italiani elencati, la lettura comparativa sulle Quattro Province, il riferimento ai biscotti Do-si-dos e l’annuncio italiano dello “schiena a schiena”.

Questa danza compare in 3 DVD:


Coreografia
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Parti:

A B

Preparazione

Cerchio di coppie allacciate in posizione di ballo di coppia. I cavalieri stanno all’interno del cerchio con le spalle girate verso il centro. Le dame stanno all’esterno

Esecuzione

• Parte A 8T+8T a sinistra (del cavaliere) e ritorno a destra
1. 4T
2 apro-chiudo laterali procedendo in senso antiorario
verso sinistra del cavaliere
2. 4T
4 passi verso sinistra
continuando nella stessa direzione
3. 4T
2 apro-chiudo procedendo in senso orario
verso destra del cavaliere
4. 4T
4 passi verso destra
continuando nella stessa direzione
• Parte B 16T balance, dos-à-dos e cambio coppia
1. 8T
Balance di coppia a sinistra e destra (4 appoggi in 8 tempi)
si comincia a sinistra del cavaliere
2. 8T
Dos-à-Dos con la propria partner e cambio coppia
2 passetti indietro e gli altri 6 tempi si avanza superandosi per la spalla destra, si trasla di lato schiena contro schiena senza girarsi e si retrocede sfiorando la spalla sinistra dal nuovo partner a destra del cavaliere

Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

  • [1]
    Mtn dosado mixer - esecuzione (versione di Calvin Campbell)
    Esecuzione di riferimento differente dalla versione proposta da Malservisi: Mtn (montanaro) Do Sa Do Mixer, variante a paternità dichiarata costruita sulla ripetizione del dosado con progressione dei partner
  • [2]
    Mtn Do Sa Do Mixer - Calvin Campbell (Internet Archive)
    Registrazione video originale del mixer di Calvin Campbell, nella collezione “Dancing For Busy People” dell’Internet Archive (Community Dancing, Square Dancing)
  • [3]
    Do-Sa-Do Mixer - nota di danza (Folk Dance Federation of California)
    Fonte tecnica di riferimento per formazione, conteggi e sequenza: scheda di danza conservata nell’archivio della Folk Dance Federation of California, citata da una fonte anche come Folk Dance Federation of California South. Il PDF è una scansione, senza estratto testuale
  • [4]
    Lee Owens, The Dos-a-Dos, “American Squares” Vol. 9 n. 7, marzo 1954 - Square Dance History Project
    Articolo storico dedicato alle grafie, alle varianti e alle prassi della figura, dal Mountaineer Do-Si-Do al Do-pas-o, con riferimenti a Lloyd Shaw
  • [5]
    Mixer, description et explications - AccroFolk
    Scheda francese sui mixer nel balfolk: definizione, funzione di brise-glace, origini (Playford, contredanse, Québec), repertorio e descrizione della figura del dos-à-dos
  • [6]
    Do-si-do - Wikipedia
    Definizione tecnica della figura, etimologia dal francese dos-à-dos, varianti di grafia nelle diverse tradizioni (dosado nel lessico CALLERLAB), styling e dosado frazionari
  • [7]
    Mixer (dance) - Wikipedia
    Voce enciclopedica sulla categoria dei mixer: storia, struttura e varianti diffuse.
  • [8]
    Glossary of country dance terms - Wikipedia
    Glossario della country dance con la definizione di dos-à-dos, back to back.
  • [9]
    CALLERLAB - Dance Resources
    Definizioni ufficiali del dosado e schede di mixer del riferimento internazionale dei caller di square dance, tra cui Grand Colonel Mixer e Sunshine Mixer.
  • [10]
    Country Dance and Song Society (CDSS)
    Il riferimento statunitense per contra dance e country dance anglo-americano: repertori, programmi e materiali didattici.
  • [12]
    English Folk Dance and Song Society (EFDSS)
    Manuali di danze di comunità e barn dance britanniche, canale storico di codificazione dei mixer in cerchio
  • [13]
    Shaw, Lloyd, Cowboy Dances: A Collection of Practical Square Dances, Caxton Printers, 1939.
    Testo fondativo della rinascita del western square dance e della codifica didattica di figure e mixer nelle scuole e nelle comunità americane
  • [14]
    Casey, Betty, The Complete Book of Square Dancing, 1985 (dati dell’edizione come riportati dalla fonte, da verificare).
    Panorama novecentesco della square dance americana con figure di base, mixer e prassi di ballo
  • [15]
    Burchenal, Elizabeth, American Country-Dances, G. Schirmer, 1918.
    Raccolta della prima rinascita del country dance americano, quadro in cui si codificano le danze a cerchio e il lessico del ballo di gruppo
  • [16]
    Turner, Dance Handbook, 1959 (PDF, Library of Dance)
    Trattato americano con la definizione classica della figura dos-a-dos nel repertorio folk e square dance
  • [17]
    Playford, John, The English Dancing Master, 1651.
    Manuale di country dance inglese indicato da alcune fonti come prima attestazione della figura antecedente il dos-à-dos
  • [18]
    Guilcher, Jean-Michel, La contredanse et les répertoires français de danse, Éditions MSH, 1963.
    Studio etnocoreologico sulle contredanse e sulle figure francesi del dos-à-dos
  • [19]
    The Caller’s Box - database di contra dance
    Database comunitario di coreografie di contra dance, utile per la circolazione contemporanea delle figure
  • [20]
    Dos A Dos (Square Dance) di Karl Jenkins - ricerca YouTube
    Curiosità musicale: la composizione del ciclo Adiemus ispirata al nome della figura; non è un’esecuzione della danza.

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