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Hasapikos (χασάπικος) - «danza dei macellai» - è una delle danze urbane più riconoscibili della Grecia. Nata a Costantinopoli tra le botteghe e le corporazioni dei macellai, con ogni probabilità come pantomima di mestiere e di battaglia, è passata dai quartieri artigiani della città alle taverne e al mondo del rebetiko, fino a diventare - attraverso il Sirtaki di Zorba il Greco (1964) - l’immagine stessa della danza greca nel mondo.
Danza in linea, a mani sulle spalle dei vicini, guidata dall’improvvisazione del capofila: nella forma lenta e «pesante» (varys) racconta gravità, controllo e coesione; nella variante rapida (hasaposerviko) si fa brillante e vorticosa. In Italia la conosciamo quasi tutti senza saperne il nome: è il celebre «ballo di Zorba» di matrimoni e serate a tema, mentre la forma in linea della tradizione sopravvive nei corsi di danza greca, nei circoli ellenici e in alcuni stage di danze mediterranee e balcaniche.
Scheda sintetica#
- Nome proprio #
- Hasapikos (χασάπικος), forma con cui le fonti greche designano la danza. Nella prassi corrente ricorrono anche Hasapiko (χασάπικο), Hassapiko, Chasapiko e Kasapiko, secondo il sistema di traslitterazione. Il neutro to hasapiko indica tanto la danza quanto il genere musicale: «un hasapiko» è anche un brano scritto in quel ritmo. La desinenza -os è il nominativo, quella in -o l’accusativo; entrambe le forme sono usate correttamente.
- Altri nomi e varianti #
- Makellarikos choros (μακελλάρικος χορός), «danza dei macellai»: denominazione di epoca bizantina
- Hasapikos varys (χασάπικος βαρύς), argos hasapikos o hasapiko vari: la forma lenta e «pesante»
- Grigoro hasapiko (γρήγορο χασάπικο): la forma veloce
- Hasaposerviko (χασαποσέρβικο), «alla serba»: la variante rapida in 2/4, con influenze balcaniche
- Naftiko («dei marinai»), Peiraiotikos (del Pireo), Ploioritikos (degli stivatori), Koulouriotikos (da Salamina), Politiko («di Costantinopoli»): denominazioni legate a contesti portuali e locali
- Hasapia (χασαπιά): forma breve attestata in fonti ottocentesche
- In Italia è spesso chiamato sirtaki o «ballo di Zorba»: nome improprio, perché il sirtaki è una coreografia novecentesca costruita a partire da un hasapiko lento che accelera.
- Traduzione e significato #
- Letteralmente «danza dei macellai». Deriva dal greco hasapis (χασάπης, «macellaio»), prestito dal turco ottomano kasap (قصاب), a sua volta dal radicale arabo qaṣaba, «tagliare». Il nome antico makellarikos (da makellarios, «macellaio») è invece legato al latino macellum, il mercato della carne. Non una danza pastorale o rituale, dunque, ma una danza di corporazione urbana, il cui nome conserva la traccia del mestiere che l’ha custodita.
- Area geografica e provenienza #
Origine a Costantinopoli (odierna Istanbul), nella comunità greca (romeika) e nelle sue corporazioni di mestiere, con epicentro in quartieri come Balat, Fener e Vlaga. Da qui la danza si è diffusa nella Tracia orientale, nell’Asia Minore nord-occidentale e nelle isole dell’Egeo (Chio, Creta); dopo lo scambio di popolazioni del 1922-1923, con l’arrivo dei profughi microasiatici, si è radicata nella Grecia continentale (Pireo, Atene, Salonicco) fino a diventare danza panellenica, di Cipro e della diaspora.
In Italia la danza non appartiene al patrimonio autoctono: è presente nei corsi di danza greca, nei circoli di cultura ellenica e in alcuni stage di danze mediterranee e balcaniche, oltre che nella diffusissima variante sirtaki/«ballo di Zorba».
- Epoca e anno di riferimento #
- Medioevo bizantino: origine collocata per tradizione orale; come danza di gilda è attestata dal tardo Medioevo
- XVII secolo: prime attestazioni scritte (alcune fonti citano un documento veneziano del 1627 sulla corporazione dei macellai arvaniti del quartiere di Vlaga, a Costantinopoli)
- Otto-Novecento: consolidamento della forma urbana moderna, con documentazione abbondante dal XX secolo
- 1922-1923: la Catastrofe dell’Asia Minore e lo scambio di popolazioni fanno dell’hasapiko un ritmo cardine del rebetiko, registrato su disco dagli anni ‘30
- 1964: Zorba il Greco e il Sirtaki consegnano la danza alla notorietà mondiale
- In origine: danza cerimoniale e di corporazione, eseguita dai macellai nelle festività della gilda come mimo coreografico e rito di appartenenza, e anche come espiazione emotiva dopo il lavoro di macellazione
- Età ottomana e moderna: danza conviviale e sociale urbana, storicamente maschile, di taverne e locali di rebetiko, dei piccoli gruppi di amici (manges) con improvvisazione del capofila
- Oggi: danza di festa, matrimonio e panigiri, oltre che di spettacolo; in Grecia è un ballo «d’obbligo» nelle feste familiari. In Italia la versione sirtaki anima matrimoni e serate a tema, mentre la forma in linea vive nei corsi e nelle esibizioni dei gruppi folklorici
- Storia e origine #
Secondo la ricostruzione più accreditata, l’Hasapikos nacque a Costantinopoli nell’ambiente delle corporazioni dei macellai greci, come pantomima di battaglia con spade o coltelli, forse derivata da esercizi militari bizantini: una rappresentazione simbolica dello scontro, insieme addestramento e rito di mestiere. In epoca bizantina era noto come makellarikos choros. Dopo la caduta della città (1453) sopravvisse nelle comunità greche ortodosse e, in età ottomana, divenne il ballo distintivo della gilda dei macellai.
Dopo il 1922-1923, con i profughi dell’Asia Minore, la danza si diffuse ad Atene e al Pireo e fu assorbita dal rebetiko, di cui divenne un ritmo fondativo accanto allo zeibekiko. Tra gli anni ‘50 e ‘60 la riscoperta colta del rebetiko (Hadjidakis, Theodorakis) e poi il cinema la portano al mondo: nel 1964 Theodorakis compone per Zorba the Greek un tema in tempo di hasapiko lento che accelera - la suite che il pubblico chiamerà Sirtaki.
- Note etnocoreologiche #
- Danza urbana (astikó) greca per eccellenza, distinta dai balli contadini in cerchio (syrtos, kalamatianos): postura frontale, contatto corporeo continuo, gravità accentuata
- Danza in linea o in semicerchio aperto (catena), a presa sulle spalle («T») o incrociata a «W», con baricentro basso e forte radicamento a terra
- Improvisazione guidata: il capofila (protegós) decide figure e durata trasmettendo segnali con pressioni delle mani sulle spalle; gli altri seguono in sincrono
- Appartiene alla famiglia del syrtos (danza «trascinata» a file aperte) e presenta affinità con danze balcaniche e ottomane (il turco kasap havası, l’hora, il kasapsko horo)
- Forma lenta = esecuzione intima, da piccolo gruppo; forma veloce = più brillante e virtuosistica
- Il repertorio di figure codificato dai ricercatori include Kounieme (dondolio), Varys (passo base con affondo e tocco), Tria, Dio, Ena, Kato, Aniktos-Klistos, Mesa e Pseftikos
- L’interpretazione dei passi «da taglio» come memoria simbolica del coltello del macellaio è un’ipotesi evocativa, non un dato documentato
- Divulgatori e gruppi di riferimento #
- Grecia: il Teatro di danza greca Dora Stratou (Atene) e il Lykeion ton Ellinidon (1911) hanno codificato la versione scenica e la didattica; innumerevoli associazioni folkloristiche (silloghi) custodiscono il repertorio
- Ricercatori e maestri: Athan Karras, Ted e Elma (Ellie) Petrides, Vasos Papachristos, John Pappas, Dick Oakes; in ambito francese Michel Guillaume (studi sul syrtos)
- Musicisti: Markos Vamvakaris, Vassilis Tsitsanis, Giorgos Batis e la scuola del bouzouki del Pireo; l’etnomusicologa Domna Samiou
- Notorietà mondiale: il film Zorba il Greco (1964) e la musica di Mikis Theodorakis
- In Italia: corsi e gruppi di danza greca delle comunità elleniche (Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova), associazioni di amicizia italo-greca e stage di danze del mondo; una versione coreografata su Istoria Mou vi è stata divulgata dalla fine degli anni ‘90. Non risultano divulgatori italiani dedicati esclusivamente all’hasapikos, né una scuola nazionale di riferimento: le linee didattiche derivano da stage con maestri greci o dalla mediazione dei campi internazionali di folk dance
- Formazione e tipologia #
- Danza di gruppo in linea o in semicerchio aperto (catena), non di cerchio chiuso né di coppia. I danzatori stanno fianco a fianco con le mani sulle spalle dei vicini (presa a «T») oppure con le braccia incrociate a «W»; alle estremità le braccia libere sono distese. Le linee della forma lenta sono tradizionalmente corte (2-5 persone), per lasciare spazio all’improvvisazione; nella forma veloce possono allungarsi. Tipologia: danza urbana a conduzione del primo danzatore, con passo base condiviso e figure variabili. Esecuzione storicamente maschile, oggi mista.
- Struttura della danza #
La danza non ha una coreografia fissa: procede per motivi ripetuti e variazioni introdotte dal capofila.
- Versione lenta (varys): passo base di circa otto tempi (il basikos), con passi laterali incrociati davanti e dietro, appoggi pesanti e trasferimenti di peso, piccoli sollevamenti del ginocchio e ricadute del piede; la linea avanza di poco a ogni ripetizione. Il conteggio varia tra 8, 12, 14 o 16 a seconda di scuola e variante
- Versione veloce (hasaposerviko, 2/4): passo incrociato e saltellato, podokrotia (battiti di piede) e figure come krossari, chasma, alaghi, trabisma
- Pratica di taverna e scena: le due sezioni si concatenano - la parte lenta accelera progressivamente fino alla veloce; è lo schema del «ballo di Zorba», dove l’accelerazione è letta come metafora dell’estasi
- Il capofila segnala i cambi con pressioni sulle spalle; la sequenza è sempre improvvisata e negoziata dal gruppo
- Metro e struttura musicale #
- Versione lenta (varys): 4/4 (talvolta annotato in 2/4 «largo»), andamento moderato e pesante (≈ 80-100 BPM), con frasi di 8 o 16 battute
- Versione veloce (hasaposerviko): 2/4, brillante e serrata (≈ 120-160 BPM)
- Struttura tipica: introduzione lenta → accelerazione progressiva → sezione veloce conclusiva. Il canto si alterna alle risposte strumentali, incluse le improvvisazioni di bouzouki (taximi)
- Il Sirtaki cinematografico non è un metro tradizionale ma una suite composta: un tema in tempo di hasapiko lento che raddoppia progressivamente fino al tempo veloce
- Strumenti e stile musicale #
- Organico tipico del rebetiko: bouzouki (a tre corde, trichordo, solista), baglamas, chitarra, contrabbasso, violino, santouri e fisarmonica; nelle forme più antiche o regionali compaiono anche lyra, outi (oud), kanonaki, tsabouna/gaida (zampogna) e percussioni (defi, daouli). Lo stile è «pesante» e processionale nel lento, tagliente e propulsivo nel veloce; dal secondo dopoguerra il fraseggio si arricchisce di terzine (influenza jazz/swing). La voce è urgente e incisa, i testi raccontano vita urbana, amore e marginalità. In taverne e feste la musica è spesso sostenuta dai battiti di mano del pubblico.
- Autori e compositori #
- Danza di tradizione orale: l’autore della coreografia è non documentato. Le melodie appartengono in parte alla tradizione orale e in parte al repertorio del rebetiko e del laïko: tra i nomi di riferimento Markos Vamvakaris (Fragosyriani, 1935), Giannis Papaioannou (Hasapiko Politiko, 1953), Vassilis Tsitsanis, Giorgos Batis, Manolis Hiotis, Giorgos Zambetas (Siko Horepse Sirtaki) e Manos Hadjidakis (Hasapiko 40, ispirato alla Sinfonia n. 40 di Mozart). Il tema dello Zorba’s Dance / Sirtaki è di Mikis Theodorakis (1964); la coreografia cinematografica è attribuita a Giorgos Provias.
- Aneddoti e curiosità #
- Il mito del Sirtaki: molti lo credono un’antica danza tradizionale; in realtà è una coreografia cinematografica del 1964 che combina l’hasapiko lento e l’hasaposerviko veloce
- Il piede di Anthony Quinn: si racconta che l’attore si infortunasse a un piede o a un ginocchio durante le riprese e che il passo lento e strascicato (syro, «trascinare») nascesse per mascherare il dolore. Aneddoto affascinante ma non confermato da fonti coeve
- Il rito della linea: nelle taverne tradizionali uno sconosciuto non si univa alla linea di hasapiko lento senza invito esplicito
- Il grembiule e il coltello: la memoria popolare vuole i macellai costantinopolitani danzare con l’attrezzo di lavoro alla cintura - dettaglio verosimile ma non documentato in modo sistematico
- L’Hasapiko di Mozart: l’Hasapiko 40 di Hadjidakis è modellato sulla Sinfonia n. 40 di Mozart
- Il record del mondo: il 12 dicembre 2010, a Larnaca (Cipro), 749 persone hanno danzato simultaneamente l’hasapikos
- Presenza nei media e nella cultura di massa #
- Il film Zorba il Greco (Zorba the Greek, 1964, regia di Michael Cacoyannis, con Anthony Quinn) è il veicolo principale: la scena finale sulla spiaggia, su musica di Mikis Theodorakis, ha reso l’hasapiko/sirtaki una delle danze più riconoscibili del pianeta. Contribuiscono all’immagine anche Mai di domenica (Never on Sunday, 1960, musica di Hadjidakis) e Rebetiko (1983, di Costas Ferris), che documenta l’ambiente di origine. Il tema di Theodorakis è ormai repertorio standard di colonne sonore, spot turistici e compilation «world»; il sirtaki è stato rieseguito alle Olimpiadi di Atene 2004 e in innumerevoli flash-mob. In Italia l’hasapiko/sirtaki è stereotipo ricorrente di serate a tema greco, matrimoni e animazioni turistiche.
- Difficoltà e adattamenti #
- Livello base-intermedio. La forma lenta è accessibile anche ai principianti (pochi passi ripetitivi, presa a spalle che aiuta l’equilibrio, andamento regolare), ma richiede controllo del peso, precisione degli incroci e sincronia; la forma veloce e l’improvvisazione solistica (tsalimia) richiedono più tecnica, agilità e resistenza. Le difficoltà maggiori riguardano la sincronizzazione del gruppo, l’interpretazione delle variazioni guidate dal capofila, il controllo posturale e i cambi di tempo. In Italia si insegna spesso in forma semplificata - sequenza lenta + accelerata, sul modello del sirtaki, più familiare al pubblico - eliminando le variazioni più complesse (Pseftikos, Aniktos-Klistos); nei contesti balfolk propriamente detti l’hasapiko è quasi assente dal repertorio storico.
- Note di ricerca e fonti #
Discrepanze e varianti riscontrate tra le schede:
- Origine «bizantina/marziale»: la pantomima di battaglia con spade è la tesi più diffusa nella divulgazione, ma è tradizione ricostruttiva, non documentata da fonti bizantine dirette; alcuni studiosi la leggono come narrazione identitaria ottocentesca, altri vi vedono il riuso di un più antico syrtos processionale (ipotesi di Guillaume)
- Metro della forma lenta: oscillazione tra 2/4 e 4/4 (talvolta annotato 2/4 «largo»); alcune fonti segnalano anche varianti in 3/4 e 7/8. Anche il conteggio del passo base varia (8, 12, 14 o 16)
- Datazione: le prime attestazioni scritte vanno dal XVII secolo (documento veneziano del 1627) al XIV secolo; la datazione bizantina resta incerta
- Paternità del Sirtaki: attribuzione contesa tra Giorgos Provias e altri danzatori del set; l’origine legata all’infortunio di Anthony Quinn è aneddoto non confermato
- Origine albanese (arvanita) della gilda dei macellai: citata da alcune fonti divulgative, non confermata unanimemente dagli studi bizantini
- Diffusione in Italia: attestata da workshop, festival, associazioni elleniche e gruppi di danza popolare, ma mancano studi accademici italiani specifici e una ricognizione nazionale esaustiva; non esistono circuiti balfolk strutturati stabilmente dedicati all’hasapikos, e prevale la mediazione della variante sirtaki
Fonti principali: il Greek Dance Pandect; il Dance Museum dell’Università di Cipro; lo studio di Nikolaos Vavritas (2004) sull’analisi ritmico-cinetica; il lavoro sociologico di Stathis Damianakos su hasapiko e zeibekiko; Alkis Raftis, Gail Holst (Road to Rembetika), Pandelis Vagliano, Michel Guillaume, Dick Oakes, Ted Petrides, Vasos Papachristos, Viktor Mastoridis (metro e terzine) e Artemis Leontis (Culture and Customs of Greece).
Questa danza compare in 2 DVD:
Coreografia#
Note d’archivio#
Riferimenti e link#
- [1]Mikis Theodorakis - Zorba’s Dance / Sirtaki (1964)Il tema di Zorba: hasapiko lento che accelera, la versione più celebre e conosciuta della danza
- [2]Hasapiko - WikipediaVoce enciclopedica su etimologia, varianti lente e veloci e rapporto con il Sirtaki
- [3]Virtual Dance Museum - University of Cyprus: HasapikoArchivio documentario con testimonianze storiche, descrizione e analisi del movimento
- [4]Greek Dance Pandect - Hasapikos / HasaposervikoRepertorio di ricerca con nomi alternativi, varianti regionali, strutture ritmiche e bibliografia
- [5]Dick Oakes - Varis Hasapikos (notazione coreografica)Descrizione tecnica della versione lenta dell’hasapikos, con passi e formazione
- [6]Nikolaos Vavritas - Hasapikos ‘Syrtaki’ dance: rhythmical and kinetic analysisStudio scientifico (2004) sull’analisi ritmico-cinetica dell’hasapiko lento e veloce
- [7]Il Rebetiko e l’Hassapiko - AUSER Lombardia (PDF)Analisi italiana sull’hassapiko come danza dei macellai assorbita dal rebetiko, con la struttura argos/grigoros
- [8]Claudio Caprara - Il Sirtaki ha sessant’anniRicostruzione storica del Sirtaki come invenzione del 1964 per Zorba il Greco
- [9]Gail Holst - Road to Rembetika. Athens: Anglo-Hellenic Publishing.Studio classico sulla musica del rebetiko, contesto culturale dell’hasapiko urbano
- [10]Alkis Raftis - The World of Greek Dance. Athens: Finedawn Publishers.Studio di riferimento sulla storia e tipologia delle danze greche tradizionali
- [11]Michel Guillaume - Syrtos et danses d’ensemble du monde hellénique. Nice: Université de Nice - Institut d’Ethnologie, 2001.Studio etnocoreologico sul syrtos e le sue varianti, fra cui l’hasapikos
- [12]Artemis Leontis - Culture and Customs of Greece. Greenwood, 2009.Fonte accademica sulla distinzione tra hasapikos lento e hasaposerviko e sulla derivazione del Sirtaki
- [13]Dance U.S. - Hasapiko Dance Guide & HistoryApprofondimento storico-antropologico sulle origini, il contesto e le varianti della danza
- [14]Folkdance Footnotes - Hasapiko (Vari or Argo)Ricostruzione della vari hasapiko, del contesto rebetiko e del repertorio musicale
- [15]Domna Samiou - Hasapikos dance from AretsouEsempio di tradizione locale dell’Asia Minore dall’archivio di Domna Samiou






