↓ Salta al contenuto principale
  1. Danze /
  2. Kalamatianos

Kalamatianos

Video
#

Esecuzione registrata nel DVD 004
Cliccando Play accetti l’avvio del player YouTube No-Cookie

Kalamatianos (Καλαματιανός) è la danza che, più di ogni altra, chiama insieme la Grecia: appena la musica intona il suo 7/8 asimmetrico, le mani si cercano e la catena si forma da sola, nelle piazze dei panigyria come ai matrimoni, in patria come nella diaspora.

È un syrtós - danza «trascinata», dal verbo sýro, «tirare» - ma con l’andatura saltellante e festosa che gli dà il ritmo eptasemo (3+2+2).

Il nome viene da Kalamata, in Messenia, e dai celebri fazzoletti di seta che il capofila ancora oggi tiene per guidare il secondo danzatore: quel mandili è il legame vivo fra l’artigianato della città e la memoria danzante.

In Italia la incontriamo soprattutto grazie alle comunità elleniche e alle associazioni di amicizia italo-greca, negli stage di danze greche e balcaniche: fuori dal circuito balfolk «classico», ma sempre presente, come una porta che si apre sul Mediterraneo.

Scheda sintetica
#

Nome proprio #

Kalamatianós (Καλαματιανός), nella forma completa Syrtós Kalamatianós (Συρτός Καλαματιανός). In Grecia è spesso chiamato semplicemente Syrtós, essendo la variante più celebre della famiglia dei syrtá.

Il termine indica insieme la danza, il genere musicale (kalamatianó) e i singoli brani: «Kalamatianos» non è dunque soltanto il nome di una coreografia.

Altri nomi e varianti #
  • Syrtós ho Peloponnḗsios (Συρτός ὁ Πελοποννήσιος, «il syrtos del Peloponneso») - nome ottocentesco della danza.
  • Syrtós Kalamatianós, Syrtos Peloponnesiakos, Kalamatiano (forma ridotta), Calamatiano / «calamatianò» (italianizzazioni).
  • In alcune aree della Rumeila Kagelli, o semplicemente Syrtós.
  • Varianti regionali di stile e di repertorio (Nasso, Kalymnos, Macedonia occidentale, Creta), che mantengono la struttura di base.
  • Omonimie: il kalamatianó è anche il genere musicale; il nome richiama le olive e la città di Kalamata; il canto Mandili Kalamatiano è spesso usato come sinonimo della danza stessa.
  • In Italia non esiste una denominazione propria: si usa il nome greco, talvolta italianizzato.
Traduzione e significato #

«Di Kalamata», «kalamatiano» (dal suffisso greco -ianós). Il legame con la città della Messenia non è però una prova d’origine: i musicisti popolari chiamavano così la danza perché i versi cantati parlavano dei mandili kalamatiáni, i fazzoletti di seta prodotti a Kalamata.

Syrtós viene dal verbo sýro («tirare, strascicare») e allude al carattere trascinato del passo. La traduzione letterale del nome completo è quindi «syrtos di Kalamata» o «syrtos dei fazzoletti di Kalamata».

Area geografica e provenienza #

Grecia. L’area d’origine tradizionalmente indicata è il Peloponneso, in particolare la regione di Kalamata-Messenia; la danza è però oggi panellenica, diffusa in tutta la Grecia continentale e insulare, a Cipro e nelle comunità della diaspora (Stati Uniti, Canada, Australia, Germania, Regno Unito).

L’etnocoreologia avverte che il toponimo non basta a dedurne l’origine: la danza è propria della Grecia continentale e già nel XIX secolo circolava oltre i confini regionali.

Italia: nessuna tradizione autoctona né adattamento locale documentato; la presenza è legata alle comunità elleniche e ai circuiti di danza greca.

Epoca e anno di riferimento #
  • Antichità (contesto rivendicato): danze in cerchio aperto descritte nell’Iliade e l’hórmos spartano citato da Senofonte e Luciano - cornice culturale, non continuità documentata.
  • XVIII-XIX secolo: formazione della danza come forma riconoscibile e codificata, in area messiniaca; nel XIX secolo è attestata come Syrtós ho Peloponnḗsios.
  • XIX-XX secolo: il nome Kalamatianos si afferma; la danza diventa simbolo nazionale e entra nei programmi scolastici.
  • 3 marzo 1926: documentata fotograficamente nell’atrio dello Zappeion di Atene.
  • 2024: iscrizione nel National Inventory of Intangible Cultural Heritage of Greece.
Occasione e funzione sociale #

Danza di festa e di comunità. Si balla a matrimoni, battesimi, panigyria (feste patronali), Pasqua, ricorrenze civili e nazionali, raduni della diaspora - e nei laboratori di danza greca all’estero.

  • Funzione: coesione sociale e identità collettiva. La catena aperta accoglie chiunque, di qualsiasi età ed esperienza.
  • Danza di apertura e di chiusura: spesso apre la festa; a Ólympos chiude il glénti, all’alba, quando restano i più giovani e la presa si allenta.
  • Inclusività: è una delle poche danze greche tradizionali in cui uomini e donne ballano insieme fin dall’origine, e il posto di capofila non è precluso a nessuno.
  • In Italia: assume una funzione ricreativa e interculturale, spesso come danza «di accoglienza» nei laboratori.
Storia e origine #

Credenza popolare. La discendenza diretta dalle danze dell’antichità (l’Iliade, l’hórmos spartano) è una narrazione identitaria suggestiva, ma non supportata come attestazione documentale. Si tratta di una parentela tipologica, non di una filiazione ininterrotta.

Ricostruzione storica.

  • La forma riconoscibile nasce in età moderna, probabilmente tra XVIII e XIX secolo, in area messiniaca.
  • Nel XIX secolo è nota come Syrtós ho Peloponnḗsios; la sua fortuna si lega al canto Mantili Kalamatiano, che celebra la seta di Kalamata (industria fiorente in età ottomana e post-ottomana).
  • Diventa danza panellenica attraverso la scuola, la mobilità di funzionari e militari peloponnesiaci e la diffusione urbana: danza del Sud liberato per primo, assurge a simbolo nazionale.
  • Nel XX secolo arrivano la notazione accademica e la messa in scena (Lykeion ton Ellinidon, 1911; Dora Stratou, 1953); i rifugiati dell’Asia Minore contribuiscono a fondere e standardizzare alcuni repertori.
Note etnocoreologiche #

Appartiene alla grande famiglia delle danze in catena aperta (open circle / chain dance), balcanico-mediterranea.

  • Formazione: catena aperta o semicerchio, danzatori per mano (tradizionalmente la destra sopra la sinistra), disposizione mista; presa alta a «W» o bassa a «V» secondo il contesto.
  • Senso di marcia: antiorario.
  • Capofila (protokorifeos, protostatis): guida la direzione e l’andatura, improvvisa variazioni, fioriture, giri, salti e accosciate (tsakismata), spesso tenendo il secondo danzatore per un fazzoletto (mandili).
  • Ultimo danzatore: segna il ritmo senza variazioni, come un’«ancora» temporale della catena.
  • Passo: il medesimo del syrtos, ma il metro 7/8 cambia il feel: più ondulato e «trascinato» nel syrtos in 4/4, più saltellante e bouncé nel Kalamatianos.
  • Sicurezza e inclusività: chi entra nella catena non ha bisogno di conoscere figure, solo di seguire il vicino.
Divulgatori e gruppi di riferimento #

Grecia

  • Lykeion ton Ellinidon (Lyceum Club of Greek Women, 1911) e la sua sezione di Kalamata, che ha coordinato la candidatura all’Inventario Nazionale.
  • Dora Stratou Dance Theatre (Atene, 1953): ricerca, didattica e archivi.
  • Archivio di Musica Tradizionale Greca (Simon Karas); Ministero della Cultura e Direzione del Patrimonio Culturale Immateriale.
  • Studiosi: Giorgos H. Lykesas (Oi Ellinikoi Horoi, 1993), Yvonne Hunt (1996), Dora Stratou, Lambros Liavas, Irene Loutzaki, Nikos Vavritsas, Maria Koutsouba, Lily Antzaka-Weis.
  • Divulgazione internazionale: Athan Karras, Theodore Petrides, folk dance camps nordamericani ed europei.

Italia

  • Comunità Ellenica di Parma e Reggio Emilia: corsi regolari con il maestro Zacharias Krypotos «Akis».
  • Associazione Piemonte-Grecia (Torino): dal 2009 stage e corsi base e avanzati (insegnante Vassilis Polizois); il gruppo danze, membro CID-UNESCO, conta oltre 150 esibizioni.
  • Centro Ellenico di Cultura, Comunità Elleniche di Roma, Milano, Napoli, Bari, Taranto, Trieste, Bologna; Archivio La Prilla; portale DanzaSi.
  • Insegnanti e collettivi di danze balcaniche e internazionali (es. Roberto Bagnoli, Francesca Trenta); festival come Andros, Xirò e Carpino Folk Festival.
  • Nota: le comunità Griko della Grecìa Salentina e di Bovesia non praticano il Kalamatianos come danza propria (il loro repertorio comprende pizzica, tarantella e balli locali).
Formazione e tipologia #

Formazione: catena aperta o semicerchio, mista, con danzatori per mano; numero ad libitum, da 4-5 persone fino a catene di decine di partecipanti nelle feste. Capofila all’estremità destra, ultimo danzatore a chiudere la catena.

Tipologia: syrtos festivo panellenico - chain dance di area balcanico-mediterranea. Non è danza di coppia né quadriglia; la rotazione è prevalentemente antioraria, con possibilità di entrare e uscire dalla catena.

Struttura della danza #

Il passo base è un ciclo di 12 passi su 4 battute di 7/8, che si ripete per tutta la durata del brano: 10 passi in avanti (antiorari) e 2 passi indietro (orari), quest’ultimi come «respiro» che dà elasticità alla catena.

  • Conteggio didattico: «lento-lento-lento, veloce-veloce-veloce» (o «lungo-corto-corto»); negli stage italiani si usa anche «1-2-3, 1-2, 1-2».
  • Schema esemplificativo (una delle descrizioni diffuse): passo laterale a destra; incrocio del sinistro dietro al destro; passo laterale a destra; passo a sinistra; passo a destra; piccolo incrocio del sinistro davanti; passo a destra; poi piccoli passi alternati in leggera elevazione a chiudere il ciclo.
  • Nessuna figura obbligatoria: la sequenza è mono-sezionale e ripetitiva; il capofila vi innesta variazioni, salti sul tempo lungo, accosciate, incroci e giri, la catena mantiene il passo base.
  • La danza non ha durata predeterminata: continua finché continua la musica.
Metro e struttura musicale #

Metro eptasemo in 7/8, scomposizione 3+2+2: una semiminima puntata seguita da due semiminime (lento-veloce-veloce). Corrisponde a tre appoggi per battuta e, in terminologia musicologica, alla famiglia dei ritmi aksak; nella metrica antica è l’epitrito secondo.

  • Ciclo: 4 battute per il motivo base (12 passi).
  • Forma: strofica, con frasi di 4, 8 o 16 battute, ritornelli e intermezzi strumentali; testo cantato in dimotiká (greco demotico).
  • Tempo: da moderato a brillante, circa 110-130 BPM.
  • Differenza con il syrtos: quello «classico» è in 4/4, più lento e solenne; il Kalamatianos è più rapido e saltellante.
Strumenti e stile musicale #

Organico tradizionale variabile per regione:

  • klarino (clarinetto) - voce melodica principale;
  • violino (violi);
  • laouto (liuto a manico lungo) - funzione armonico-ritmica;
  • santouri (salterio);
  • percussioni: daouli (tamburo a doppia faccia), toubeleki, defi/daf (tamburello);
  • in area cretese e macedone la lyra; nei contesti urbani e da taverna il bouzouki; gaida (cornamusa) e fisarmonica dove attestate.

Lo stile è dimotikó, con melodie modali (drómoi vicini a hijaz o rast), ornamentazioni e melismi vocali, e un’andatura bouncing che si riflette nel passo saltellato. Canto solista e corale con ritornelli partecipati.

Autori e compositori #

Di tradizione orale: nessun autore o compositore documentato per la danza né per il genere. Melodie e testi sono tramandati e rielaborati collettivamente.

Brani di riferimento del repertorio: Mantili Kalamatiano («Fazzoletto di Kalamata»), Samiotissa («La ragazza di Samo»), Milo Mou Kokkino («Mela mia rossa»), To Papaki, Mou Pariggile To Aidoni, I Gerakina, Ola Ta Poulakia, O Haralambis (spesso nuziale), Mekapses Yitonissa.

Elaborazioni moderne: brani éntekhno e laïkó in 7/8 (Mimis Plessas, Stamatis Kraounakis, Stavros Xarchakos), rielaborazioni per banda e orchestra (es. Franco Cesarini) e interpretazioni di cantanti come Glykeria - adattamenti d’autore, non composizioni originali della danza.

Aneddoti e curiosità #
  • Il fazzoletto (mandili) non è un accessorio scenico ma uno strumento di conduzione: il «passaggio del fazzoletto» a un altro danzatore segnala il cambio di guida, momento di riconoscimento e rispetto. Richiama le sciarpe di seta di Kalamata celebrate dal canto Mantili Kalamatiano.
  • Feste che durano ore: in molti panigyria il Kalamatianos può protrarsi a lungo, con avvicendamento continuo di danzatori che entrano ed escono dalla catena senza interromperne il flusso.
  • Dal folk alla musica colta e pop: Dave Brubeck usò una variante del 7/8 in Unsquare Dance (con la battuta divisa 4+3); Donald Swann ne adottò il ritmo in Requiem for the Living; Cat Stevens scrisse Ruby Love in 7/8 con marcato sapore greco.
  • Kalamata 2017: tentativo di record Guinness con centinaia di danzatori riuniti in città.
  • Attenzione al Sirtaki: è una coreografia teatrale creata nel 1964 per Zorba il greco (musica di Mikis Theodorakis), ispirata a Syrtos e Hasapiko, ma non è una danza tradizionale né coincide con il Kalamatianos.
  • In Grecia si dice che «se sai il Kalamatianos, sai ballare a un matrimonio greco».
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Cinema: celebre la scena finale de Il mio grosso grasso matrimonio greco (2002), in cui il cast danza un Kalamatianos su Orea Pou Ine I Nifi Mas.
  • Discografia etnografica: l’antologia Music of Greece della National Geographic Society (1968) include Mekapses Yitonissa; numerose playlist raccolgono kalamatianá (es. «Kalamatiana: Greek Rhythms»).
  • Istituzioni: Teatro Dora Stratou sull’Acropoli, cerimonie olimpiche (Atene 2004), festival e rassegne della diaspora.
  • Bande e orchestre: l’esecuzione della United States Marine Band «Kalamatianos (Greek Dance) - Dance in 7/8 time from Kalamata» testimonia la fortuna internazionale del brano-tipo.
  • Web: innumerevoli tutorial, riprese di matrimoni e feste reali su YouTube, che costituiscono un archivio visivo vivo.
  • In Italia: presentazioni in spettacoli e rassegne dedicate alla Grecia (es. lo spettacolo Hellas a Castenaso) e nelle serate delle comunità greco-ortodosse; nessuna presenza di rilievo in produzioni di largo consumo.
Difficoltà e adattamenti #
  • Catena (base): difficoltà bassa. Il passo è ripetitivo e si impara per assimilazione seguendo il vicino; famoso il conteggio «lento-lento-lento, veloce-veloce-veloce».
  • Capofila: difficoltà medio-alta. Richiede repertorio di variazioni, senso musicale e capacità di improvvisare rispettando la fraseologia (salti, tsakismata, giri).
  • Il vero scoglio: l’assimilazione del 7/8 asimmetrico, non intuitivo per chi è cresciuto su metri pari (4/4, 2/4). Consigliato ascoltare a lungo il brano prima di danzarlo, per «sentire» l’accento del gruppo di tre.
  • Adattamenti (Italia): cerchio più raccolto e presa a «V» bassa per i neofiti; ritmo rallentato didatticamente; riduzione delle variazioni del capofila; basi musicali registrate per isolare il ritmo; conteggio verbale esplicito; uso della danza come «danza di accoglienza».
  • Nessuna coreografia fissa imposta: la ricchezza sta nella relazione fra il capofila e la catena, non in una sequenza codificata.
Note di ricerca e fonti #

Discrepanze riscontrate tra le risposte.

  • Radici antiche: il collegamento con Omero e con l’hórmos descritto da Senofonte e Luciano è trattato da alcune schede come «eredità diretta» e da altre come credenza identitaria o parentela tipologica. Qui è presentato come cornice culturale, non come continuità documentata.
  • Origine geografica dal nome: l’attribuzione a Kalamata-Messenia è tradizionale, ma alcune schede ricordano che il toponimo non è prova d’origine (erano i versi cantati sui mandili a dare il nome).
  • Descrizione del passo base: le schede danno schemi descrittivi diversi, senza però contraddire la struttura 10 passi avanti + 2 indietro.

Equivoci da sfatare. Il Kalamatianos non è il Sirtaki (coreografia teatrale del 1964) e non è il Syrtos «classico» in 4/4: con quest’ultimo condivide i passi, non il metro. Il nome, inoltre, designa insieme danza, genere musicale e singolo canto.

Italia. Non esiste una tradizione autoctona né una mappatura completa degli stage: la presenza è reale ma legata a comunità elleniche, associazioni italo-greche e circuiti di danza greca/balcanica. La voce resta aperta a segnalazioni di caller, insegnanti e danzatori (programmi, registrazioni, testimonianze verificabili).

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
#


Note d’archivio
#

nessuna

Riferimenti e link#

Articoli correlati