Video#
Cliccando Play accetti l’avvio del player YouTube No-Cookie
La Galletta (in dialetto bolognese Galåtta) è una perla dei “balli staccati” - i bâl stàcc - dell’Appennino bolognese: quelle danze contadine, anteriori al liscio, fatte di passi saltellati e di gesti che raccontano.
Un uomo al centro che passa “con grandissima prestezza” da una dama all’altra, quasi a figurare il rapimento della sposa; oppure due uomini che, schiena contro schiena, si scambiano le compagne e battono i bastoni al ritmo delle antiche moresche.
L’abbiamo conosciuta attraverso la descrizione di Gaspare Ungarelli (1894) e la memoria dei suonatori delle valli del Reno e del Savena, e continua a vivere nelle riproposte dei Suonatori della Valle del Savena, de La Violina e del Triogrande.
Più che una coreografia unica, La Galletta è una famiglia di forme locali unite da un’aria riconoscibile.
Scheda sintetica#
- Nome proprio #
- La Galletta. In dialetto bolognese Galåtta (attestato anche come Galètta); nelle fonti romagnole compare come Galetta. È un ballo staccato di tradizione orale dell’Appennino bolognese; non va confuso con la Gagliarda, la Galoppa o il Galletto, che sono danze diverse.
- Altri nomi e varianti #
- Bâl di baston / Ballo dei bastoni (o Ballo de’ bastoni): la variante con due bastoni battuti insieme, documentata in area bolognese e romagnola.
- Galletta in tre e Galletta in quattro: distinzione locale basata sulla formazione.
- Galletta di Val Savena, Galletta di Palazzuolo: denominazioni legate alle vallate o ai paesi.
- In Toscana (Maremma) il nome ricorre nel repertorio del trescone (“Galletta o trescone”).
- Attenzione: altre zone del Nord Italia chiamano “Galletta” o “Galëtta” danze di coppia diverse, della famiglia monferrina/giga. Sono omonimie o titoli di arie da ballo, non la stessa danza emiliana.
- Traduzione e significato #
Etimologia incerta, nessuna proposta dimostrata. Ipotesi ricorrenti:
- da “gal” = gallo, per il saltellare vivace del danzatore o per il gioco di corteggiamento;
- da “galêta”, il bozzolo del baco da seta (ipotesi di Balilla Pratella);
- dal provenzale galar, “ballare con allegria” (ipotesi di Massaroli). Va intesa come denominazione tradizionale di un’aria da ballo, non come riferimento rituale. Da segnalare come credenza popolare priva di fondamento la derivazione dal biscotto “galletta”.
- Area geografica e provenienza #
- Appennino bolognese (Emilia-Romagna), con epicentro nelle valli del Reno e del Savena.
- Il sistema dei balli staccati cui appartiene è diffuso nelle cinque valli: Savena, Setta, Idice, Sambro e Reno (Monghidoro, Castel di Casio, Vergato, Loiano, San Benedetto Val di Sambro).
- Varianti romagnole documentate (Tomaso Randi, Pratella, Massaroli; nel quadro de La Borgata che danza a Bellaria-Igea Marina) e attestazioni in Toscana, dove il nome si intreccia col trescone maremmano.
- Danza italiana autoctona, non di importazione; fuori dall’Appennino è rara e legata ai circuiti di ricerca e riproposta.
- Epoca e anno di riferimento #
- Di tradizione orale; la data di origine non è documentata.
- Prima descrizione sistematica: Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese, Roma 1894, con tavole musicali.
- Il repertorio dei bâl stàcc affonda nel XVIII secolo; per la variante con bastoni (moresca) si risale a modelli rituali più antichi.
- Declino nella prima metà del Novecento (le scuole cittadine di balli staccati a Bologna chiudono negli anni Sessanta); recupero etnocoreologico dagli anni Settanta-Ottanta.
- Ballo di festa e di veglia invernale (al filò), di osteria, di sagra e di Carnevale.
- Legato ai lavori agricoli collettivi (scavezzatura della canapa, sfogliatura delle pannocchie), ai matrimoni e ai festini.
- Funzione di corteggiamento agonistico e di esibizione di destrezza: l’uomo contende due dame, oppure due uomini si affrontano con i bastoni.
- Ungarelli vi legge la rappresentazione del “rapimento della donna”.
- Storia e origine #
La Galletta appartiene al sistema dei “balli staccati” (bâl stàcc), le danze di tradizione antica precedenti al liscio. Ungarelli la descrive nel 1894 come esempio del “linguaggio improvvisato”, in cui “la musica è generata dall’azione, dal dramma, di cui sono autori quelli stessi che ballano”; distingue una versione della Valle del Reno (tre danzatori) e una della Valle del Savena (quattro).
La ricerca romagnola ottocentesca e novecentesca (Tomaso Randi, Balilla Pratella 1919, Massaroli 1930) ne conferma la diffusione e la varietà. Le ipotesi che la fanno derivare direttamente dalla gagliarda rinascimentale, dalla moresca o da una danza arabo-spagnola sono suggestive ma non documentate: vanno trattate come ipotesi, non come fatti.
La scomparsa è legata all’emigrazione, alla fine della veglia e all’avvento del liscio.
- Note etnocoreologiche #
- Tipologia: ballo staccato (passi saltati, staccati dal suolo), a coppia aperta e a piccolo gruppo, con inserti pantomimici; classificato tra i balli rituali con inserti pantomimici.
- Due moduli ricorrenti di tutto il repertorio staccato: lo spasso (passeggio d’avvicinamento) e il balletto (fase virtuosistica con battute di piede, prille e gestualità delle braccia).
- Specificità della Galletta: la figura della contesa o del rapimento rapido, in cui l’uomo lascia una partner e prende l’altra con massima prestezza.
- Nella variante Bâl di baston il ritmo è scandito dai bastoni, elemento percussivo e simbolico ereditato dalle moresche appenniniche.
- Chiusura tradizionale con tresca, trescarella o trescone.
- Divulgatori e gruppi di riferimento #
- Documentatori storici: Gaspare Ungarelli (1842-1918), Tomaso Randi, Balilla Pratella, Massaroli, Oreste Trebbi.
- Ricerca contemporanea: Placida Staro, l’Associazione “E bene venga maggio” di Monghidoro (attiva dal 1982) e il CRDCM; in Romagna L’Uva Grisa e il Laboratorio di documentazione e ricerca sociale di Bellaria-Igea Marina, Giuseppe Michele Gala e Gualtiero Gori (Taranta, Vecchi balli di Romagna)
- Suonatori e gruppi: I Suonatori della Valle del Savena (Melchiade Benni), La Violina, Triogrande di Imola, Canterini e Danzerini Romagnoli di Imola.
- Archivi ed editoria: Nota Edizioni (Udine) e Archivio di Storia e Memoria di Bologna.
- Formazione e tipologia #
- Due varianti principali concordi: Valle del Reno in tre (un uomo al centro, due donne ai lati); Valle del Savena in cinque (un uomo al centro, di quattro donne).
- Variante desueta Bâl di baston: due coppie, l’uomo con due bastoni battuti a ritmo.
- Formazione a schiera o a rombo, mai in cerchio chiuso; nelle veglie più arcaiche le coppie si succedevano una dopo l’altra.
- Tipologia: ballo staccato di gruppo e di coppia interagente, con forte componente gestuale e improvvisativa.
- Struttura della danza #
- Spasso: passeggio cadenzato di avvicinamento (in cerchio o in schiera).
- Balletto: fase coreografica sul posto con battute di piede, gestualità alta delle mani (l’uomo, quasi a suonare nacchere) e leggero sollevamento della gonnella (la donna).
- Figura della contesa: nella versione a cinque l’uomo passa rapidamente da una dama all’altra; nella versione a quattro i due uomini si scambiano di posto e ripetono il balletto, poi tutti in grande chaîne tenendosi per mano e ritorno ai posti.
- Nella variante con bastoni: sequenza di battute a terra e incroci di bastoni tra i due uomini, con le donne che girano intorno.
- Chiusura con tresca o trescarella in 2/4; la partitura savenese pubblicata da Ungarelli termina “sempre accelerando”.
- Nella riproposta attuale, la chiusura è affidata alle quattro dame che, tenendosi per mano, devono tenere intrappolato il cavaliere, impedendogli di fuggire.
- Metro e struttura musicale #
- Metro composto, in 6/8 (documentato da Ungarelli per la Galletta bolognese); in alcune trascrizioni reso come 2/4 con terzine.
- Aria propria, distinta da monferrina e trescone; ogni vallata poteva avere una o due arie diverse.
- Fraseggio breve e regolare (moduli di 2-4 misure per frase), forma a strofa strumentale ripetuta, con ripetizione da capo e accelerazione progressiva.
- Possibile inserimento di strofette cantate (canto a ballo), oggi in gran parte perdute; chiusura con modulo di trescone in 2/4.
- Strumenti e stile musicale #
- Organico storico attestato: piva emiliana (piffero), violino (primo solista), viulòn/violoncello, chitarra, clarinetto in Do, flauto traverso; dall’Ottocento inoltrato organetto e fisarmonica.
- Nelle bandelle da veglia del Novecento: fisarmonica cromatica, clarinetto, chitarra, basso tuba.
- Stile: suono pieno, ritmo marcato e staccato, con componente percussiva del piede e (nella variante) dei bastoni.
- Le formazioni di riferimento (I Suonatori della Valle del Savena, L’Uva Grisa) mantengono una prassi filologica con violino e chitarra.
- Autori e compositori #
- Di tradizione orale: autore e compositore non documentati. La melodia savenese pubblicata da Ungarelli fu raccolta dal maestro Alfonso Dalmastri, che è il tramite della trascrizione, non necessariamente l’autore. Le esecuzioni contemporanee sono arrangiamenti tradizionali dei gruppi di riproposta.
- Aneddoti e curiosità #
- La sola ricerca di Ungarelli mostra la Galletta cambiare da tre a quattro danzatori passando dalla Valle del Reno alla Valle del Savena: varianti locali, non errori.
- La partitura savenese termina con l’indicazione “sempre accelerando”, coerente col carattere incalzante del ballo.
- Il nome Bâl di baston è usato in alcune frazioni come termine generico per qualsiasi Galletta: segno che la versione armata era sentita come la più antica e autentica.
- Ungarelli insiste sul rapimento, non sul corteggiamento galante: è una delle poche danze bolognesi in cui il gesto maschile è esplicitamente predatorio e teatrale, mentre le donne assecondano con fuga e ritorno.
- Nella riproposta contemporanea la danza è associata a una canzone di Loiano, “Chichirichì l’è sté la mamma…”, che ne ricorda l’antico legame con il canto a ballo.
- Presenza nei media e nella cultura di massa #
- Assente dalla cultura di massa e dal liscio commerciale: la Galletta resta una danza di nicchia.
- Documentata nei DVD e CD dell’Associazione “E bene venga maggio” e nelle pubblicazioni Nota (es. Documenti di danza in Valle del Savena, 2004; Ruggeri – Melchiade Benni: un violinista in val di Savena, 2002).
- Presente nelle incisioni dei gruppi di riproposta (I Suonatori della Valle del Savena, La Violina, Triogrande) e nei programmi di ricostruzione filologica (La Borgata che danza, Bellaria-Igea Marina).
- Citata nella voce “Balli staccati” di Wikipedia come ballo con bastoni non più eseguito nella versione storica.
- Difficoltà e adattamenti #
- Difficoltà medio-alta: richiede rapidità di scambio, gestione dello spazio in formazione a tre o a quattro, agilità nel passo staccato e destrezza pantomimica.
- La variante con bastoni richiede coordinazione ritmica e sicurezza nel maneggio dei legni.
- Negli stage odierni viene spesso semplificata (eliminazione dei bastoni, riduzione della grande chaîne a un semplice scambio di posto), mantenendo la figura centrale del “prendere e lasciare con prestezza”.
- Adatta a chi ha già esperienza di manfrina e trescone; non è una danza balfolk standard.
- Note di ricerca e fonti #
Fonte primaria: Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese, Roma 1894, con tavole musicali; descrive le varianti della Valle del Reno (tre danzatori) e del Savena (quattro) e la voce Galåtta con il Bâl di baston. Ricerca romagnola e contemporanea: Alberto Giovannini (La Ludla), Balilla Pratella, Massaroli, Tomaso Randi; Giuseppe Michele Gala e Gualtiero Gori (Vecchi balli di Romagna, Taranta/Ethnica); Placida Staro (Un repertorio di ballo saltato, in Cammelli, Musiche da ballo, balli da festa, 1983, schede n. 34 e 77; Al di là delle parole, Nota Edizioni, 2007); Associazione “E bene venga maggio”. Discrepanze riscontrate tra le ricerche:
- Identità della danza. La maggioranza delle schede, e il contesto dell’archivio (registrazione della Famiglia Benni a Imola, Emilia-Romagna), identifica La Galletta come il ballo staccato dell’Appennino bolognese. Alcune schede la descrivono invece come danza di coppia del Nord Italia della famiglia monferrina/giga, ballata su un fazzoletto (Piemonte, Lombardia, Liguria). È con ogni probabilità un’omonimia: il nome “Galletta” designa anche arie da ballo e danze di coppia di altre regioni, non la stessa danza emiliana.
- Formazione. Ungarelli distingue nettamente la versione a tre (Valle del Reno) e a quattro (Valle del Savena); alcune sintesi contemporanee parlano di “due coppie con bastoni”. È probabile coesistenza o evoluzione di varianti, non un errore.
- Metro. La fonte bolognese è in 6/8 (talvolta notata in 2/4 con terzine); la tradizione romagnola è descritta come “terzinata serrata”. Il metro non è univoco tra le varianti.
- Origine. Le derivazioni dirette dalla gagliarda, dalla moresca o da una danza arabo-spagnola del XV secolo sono suggestive ma non suffragate da documentazione diretta.
- Etimologia. Nessuna delle proposte (gal = gallo; galêta = bozzolo di baco da seta; provenzale galar) è dimostrata.
Questa danza compare in 1 DVD:
Coreografia#
Note d’archivio#
Riferimenti e link#
- [1]La Galletta, music by TRIOGRANDE - Balli staccati of EmiliaEsecuzione musicale di riferimento della Galletta di Val Savena nel repertorio dei balli staccati emiliani.
- [2]TRIOGRANDE IMOLA esegue una Galletta di val SavenaEsecuzione del repertorio tradizionale dell’Appennino bolognese, variante della Valle del Savena.
- [3]Galletta di Palazzuolo - TriograndeVersione di Palazzuolo sul Senio, altro riferimento sonoro dei balli staccati.
- [4]I Suonatori della Valle del Savena - Balli staccati dell’Appennino bologneseEsecuzione del repertorio dei balli staccati bolognesi, di cui la Galletta fa parte.
- [5]Balli staccati della tradizione emiliano-romagnola con LA VIOLINASerata di bâl stàcc con la Galletta e altre danze del repertorio.
- [6]La Galletta - I Suonatori della Valle del SavenaEsecuzione e documentazione della Galletta nel repertorio della Valle del Savena.
- [7]TRIOGRANDE IMOLA - Galletta di Val Savena (raccolta)Raccolta delle esecuzioni del repertorio dei balli staccati dell’Appennino bolognese.
- [8]Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese (1894)Fonte primaria: descrizione della Galletta in tre e in quattro e della variante Bâl di baston, con tavole musicali.
- [9]Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese - Internet ArchiveEdizione digitalizzata del 1894 con le tavole musicali delle danze bolognesi.
- [10]Balli staccati - WikipediaClassificazione contemporanea: la Galletta come ballo rituale con bastoni, oggi non più eseguito, nel sistema dei bâl stâcc.
- [11]Alberto Giovannini, La galletta, La Ludla, febbraio 2022Sintesi documentata della storia della Galletta romagnola, con riferimenti a Randi, Pratella, Massaroli e Gala.
- [12]Giuseppe Michele Gala, Etnocoreologia italiana (tesi di dottorato, Università di Sassari)Inquadramento etnocoreologico della Galletta nel contesto delle danze staccate italiane.
- [13]Gala G. M., Gori G., Vecchi balli di Romagna, Edizioni Taranta, collana Ethnica n. 9, 1994Raccolta di campo sul repertorio staccato e antico romagnolo-emiliano.
- [14]Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa. Musiche, balli e suonatori tradizionali della montagna bolognese, Bologna, Edizioni Alfa, 1983 (schede n. 34 e 77)Raccolta etnomusicologica di riferimento; contiene Un repertorio di ballo saltato di Placida Staro.
- [15]Placida Staro, Al di là delle parole. La danza antica dell’Appennino bolognese, Udine, Nota, 2007 (libro + CD)Studio monografico con documentazione audio sulle danze antiche dell’Appennino bolognese.
- [16]Eraldo Baldini, Susanna Venturi, Prima del “liscio”. Il ballo e i balli nella vecchia tradizione della Romagna, Il Ponte Vecchio, 2017Quadro storico dei balli precedenti al liscio in Romagna.
- [17]Fabio Vetro, Lo spartito della Galletta (pivenelsacco)Spartito e note sulla Galletta per piva emiliana.
- [18]La piva dal carner - Rivista di musica e cultura dell’AppenninoContributi sull’etnocoreologia e sugli strumenti musicali dell’Appennino tosco-emiliano.
- [19]Galletta o trescone - Idio Santi, Balli della Maremma Toscana Vol. 1: Trescone a vegliaTestimonianza della variante maremmana del nome, nel repertorio Taranta raccolto tra il 1981 e il 2001.
- [20]Associazione culturale “E bene venga maggio” - Placida StaroCentro di salvaguardia e trasmissione dei balli staccati dell’Appennino bolognese dal 1982.






