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La Galoppa

Video
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Quando i suonatori attaccano la Galoppa, l’aia si accende: le coppie partono in colonna e riempiono lo spazio disponibile.

È un ballo staccato dell’Appennino bolognese, nato dall’incontro tra il galop di società europeo dell’Ottocento e la sensibilità delle nostre comunità montanare, che l’hanno fatto proprio, gli hanno dato arie proprie e due modi di stare in pista: la colonna e la quadriglia.

L’abbiamo ricevuta attraverso le voci degli informatori, la trascrizione di Gaspare Ungarelli del 1894 e il lavoro instancabile dei Suonatori della Valle del Savena; oggi la ritroviamo nelle feste, negli stage e nei balli montanari, dove continua a chiudere la serata con l’energia di sempre e, spesso, con una tresca finale che sa ancora di corteggiamento. Ballarla significa tenere vivo un patrimonio che altrimenti resterebbe soltanto sulla carta.

Scheda sintetica
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Nome proprio #
La Galoppa. Nella documentazione ottocentesca di Gaspare Ungarelli la grafia è “Galòpa”; in dialetto emiliano e romagnolo ricorre “la galòpa”. Oggi prevale nella divulgazione la forma italianizzata “La Galoppa”.
Altri nomi e varianti #
  • Galòpa (ortografia Ungarelli), La Galoppa, Galoppa bolognese, Galoppa imolese.
  • Galop / Galoppade / Galopede (denominazione europea); in ambito alpino “Galopp”, in Romagna “la galòpa”.
  • Galoppa (Quadriglia); Galoppa in quadriglia della Valle del Savena.
  • In famiglia con il manfrone: manfrina galoppata, saltarello galoppato.
  • Due impostazioni coreografiche documentate: una in formazione a quadriglia e una non strutturata come quadriglia.
Traduzione e significato #
Il nome deriva dal francese “galop” (dal verbo galoper, “galoppare”), di lontana radice germanica: è l’andatura più veloce del cavallo. Non va però inteso come prova di un’origine equestre della danza: è soprattutto una spiegazione funzionale e popolare del nome.
Area geografica e provenienza #
  • Nucleo storico: Appennino bolognese, in particolare le valli del Savena, del Reno, del Setta, dell’Idice e del Sambro (Monghidoro, Sasso Marconi/Praduro e Sasso, Loiano, San Benedetto Val di Sambro, Marzabotto, Castel di Casio, Vergato/Riola).
  • Aree limitrofe: Appennino tosco-romagnolo, in particolare imolese (Castel del Rio) e forlivese (Premilcuore), dove figura fra i balli tradizionali più diffusi.
  • Il genere del galop nasce di società nell’Europa centro-occidentale (consacrazione parigina attorno al 1829-1830) e da lì si diffonde alla pianura padana, all’Appennino settentrionale, alla Romagna del liscio e all’arco alpino.
Epoca e anno di riferimento #
  • Codifica europea del galop di società nei primi decenni dell’Ottocento (circa 1820-1830); picco di diffusione 1830-1870.
  • Nell’Appennino bolognese la Galoppa è documentata con certezza nel 1894 da Gaspare Ungarelli (Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese), con melodia raccolta a Praduro e Sasso [“Praduro e Sasso” nel 1935 fu rinominato “Sasso Bolognese”, e nel 1938 “Sasso Marconi”].
  • Rielaborazione popolare nella seconda metà dell’Ottocento; documentazione sul campo tra il 1975 e il 1983 (Stefano Cammelli, Placida Staro).
Occasione e funzione sociale #
  • Ballo sociale e collettivo delle comunità appenniniche: feste di paese, veglie invernali in stalla, matrimoni, feste patronali, Carnevale, fiere, aie e osterie.
  • Funzione conviviale, aggregativa e di corteggiamento; per la sua concitazione veniva spesso collocata a conclusione della serata.
  • Il galop di società ottocentesco apriva i balli mascherati (“galop des masques”) e spesso li chiudeva (“galop final”).
  • Oggi vive in festival, stage e serate di ballo montanaro e, con funzione di “valvola di energia”, nei balfolk soprattutto regionali.
Storia e origine #
  • Il galop nasce nell’Europa centro-occidentale tra fine Settecento e primo Ottocento come danza di società rapida e saltata; si impone a Parigi nei grandi bali pubblici attorno al 1829-1830 e da lì diventa una moda europea.
  • In Italia penetra tramite manuali di danza, bande militari e orchestrine, poi scende nei contesti contadini.
  • Nell’Appennino bolognese viene assorbita nel sistema dei balli staccati (bâl stàcc), il repertorio di danze antiche precedente al liscio: non una copia passiva, ma una forma con melodia propria e organizzazione dello spazio propria.
  • La sua storia è legata all’avanzata di valzer, polca e mazurca (il ballo liscio) e, nel secondo Novecento, alla riscoperta tramite la ricerca sul campo e il revival.
Note etnocoreologiche #
  • Appartiene ai “balli staccati”: passi saltati, staccati dal suolo, in opposizione al ballo liscio che striscia i piedi.
  • Danza collettiva e processionale, incentrata più sulla relazione tra locomozione, organizzazione dello spazio e coordinazione di molte coppie che non sulla semplice imitazione del cavallo.
  • Nella descrizione storica le coppie percorrono la sala, si dispongono in colonna, si separano per traiettorie opposte e si ricongiungono: è l’alternanza corsa-separazione-ricomposizione il vero nucleo etnocoreologico.
  • Variante moderna in quadriglia: quattro coppie in colonna, inseguimento della coppia capofila, separazione dei sessi, ricongiungimento e passaggio sotto un arco.
  • Il finale a tresca (già in alcune versioni) è momento di corteggiamento, sfida ed esibizione di agilità, senza contatto fisico.
  • Le forme didattiche codificate vanno distinte dalle forme storiche documentate sul territorio: sono varianti e ricostruzioni, non una fotografia immutabile.
Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Suonatori della Valle del Savena e ballerini dei Balli Montanari (Monghidoro).
  • Associazione culturale “E bene venga maggio” di Monghidoro (attiva dal 1982); ricerca di Placida Staro, Stefano Cammelli, Roberto Leydi e documentazione di Gilberto Tedeschi.
  • Associazione “La Violina” di Bologna, fondata nel 1986 da Stefano Zuffi e Annamaria Pericolini
  • Gruppo La Galoppa di Marzabotto (associazione I Biasanot), Gruppo La Galoppa di Pian di Macina.
  • Riproposizione folk appenninica: Gruppo Folk Barigazzo, Gruppo Culturale di Danza La Violina, Reno Folk Band, La Carampana, Orchestra dei Superstiti di val Santerno, Triogrande, Tacabagaretta, Lom de grèn.
  • Circuito balfolk e didattica: Atelier de la Danse Populaire di Yvon Guilcher; Roberto Bagnoli (Stockton Folk Dance Camp).
  • Ricostruzione del ballo da sala ottocentesco: Società di Danza.
Formazione e tipologia #
  • Ballo staccato collettivo, generalmente organizzato per coppie, senza presa chiusa costante né abbraccio.
  • Forma storica: le coppie si muovono insieme attorno alla sala e poi si dispongono in colonna al centro.
  • Ricostruzioni didattiche: quattro (talvolta cinque) coppie in colonna, una dietro l’altra, con il cavaliere alla sinistra della dama.
  • Variante a quadriglia: coppie disposte ai lati di un quadrato, con figure di passaggio, incrocio e ritorno.
Struttura della danza #
  • Descrizione di Ungarelli: le coppie percorrono insieme la sala; si dispongono in colonna al centro; quando la testa della colonna raggiunge la parete, le donne si dirigono a destra e gli uomini a sinistra; le due file avanzano in direzione opposta, si incontrano e la danza riprende il movimento iniziale.
  • Variante moderna in quadriglia (Valle del Savena): inseguimento della coppia capofila, separazione di cavalieri e dame, ricongiungimento e passaggio sotto un arco formato dalle altre coppie.
  • Fasi tipiche dei balli staccati: spasso di entrata, balletto centrale con chassé saltato, figura delle braccia con cambio di posto, chiusura a tresca.
  • Non sono documentate figure di contatto fisico: la danza è saltata e “staccata”.
Metro e struttura musicale #
Metro prevalentemente binario e veloce (2/4), brillante e incalzante, indicato anche tra 120 e 152 bpm, con ritmo puntato che richiama lo zoccolo del cavallo; struttura a frasi regolari di 8 o 16 battute, forma bipartita AABB e incipit in levare. La tradizione però non è metricamente uniforme: accanto al 2/4 compaiono notazioni in 6/8 e, nella trascrizione di Ungarelli del 1894, un 3/4. Due le arie di riferimento documentate per la Galoppa appenninica. Il dettaglio delle discrepanze metriche è in “Note di ricerca e fonti”
Strumenti e stile musicale #
  • Organici storici appenninici: violino (strumento guida), chitarra bolognese, violoncello/violone, clarinetto, flauto traverso; nel Novecento fisarmonica cromatica/organetto diatonico, basso tuba, contrabbasso.
  • Romagna: fisarmonica, clarinetto, organino.
  • Stile esecutivo staccato, brillante e fortemente ritmato, con accento sul primo tempo, adatto a sostenere il passo saltato.
  • Registrazioni dei Suonatori della Valle del Savena: documentazione sonora fondamentale della prassi.
Autori e compositori #
  • Arie popolari: di tradizione orale, autori non documentati; melodie patrimonio collettivo delle valli, rielaborate dai suonatori locali.
  • Trascrizione della melodia raccolta a Praduro e Sasso pubblicata da Ungarelli nel 1894 (egli ne è il raccoglitore, non l’autore).
  • Per il galop colto ottocentesco: Johann Strauss padre e figlio, Joseph Lanner, Hans Christian Lumbye, Jacques Offenbach (Galop infernal), Pëtr Il’ič Čajkovskij, Amilcare Ponchielli, Franz Liszt, Herman Koenig.
  • Per la Galòpa romagnola cantata: testo di Aldo Spallicci, musica di Guido Bianchi.
Aneddoti e curiosità #
  • Ungarelli spiega il nome proprio con l’imitazione del galoppo del cavallo nella musica e nel movimento.
  • Il Galop infernal di Offenbach, nato da Orfeo all’inferno, divenne la musica del cancan del Moulin Rouge ed era condannato come “osceno”.
  • Il Post Horn Galop di Koenig è ancora oggi il segnale che la danza sta per finire nei balli di caccia e nei matrimoni inglesi.
  • La Galoppa imolese è descritta come una delle più spettacolari del repertorio contadino, ispirata all’incedere elegante del cavallo libero.
  • Nella tresca finale le coppie inscenavano inviti galanti e di corteggiamento.
  • In Romagna il ballo concitato era guardato con sospetto dalla Chiesa: un aneddoto ricorda il confessore che poteva negare l’assoluzione a chi vi avesse partecipato.
  • La galoppa romagnola è anche canto a ballo: “Batégna al mân, ohilà, la galòpa la va”.
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Nessuna presenza significativa nel mainstream nazionale; la Galoppa è ben documentata in video-documentazioni, dischi etnografici (Nota Edizioni, Albatros), registrazioni dei Suonatori della Valle del Savena e feste come la Tartufesta di Monghidoro.
  • Il galop colto è invece presenza fissa dell’immaginario collettivo: Galop infernal (cancan), galop de Lo schiaccianoci, Danza delle Ore, ballabili de Il Gattopardo.
  • In Italia le orchestre da liscio, con i loro galoppi, hanno attraversato dai palchi RAI alle sagre.
Difficoltà e adattamenti #
  • Difficoltà media: il nodo non è il virtuosismo individuale ma la velocità, la resistenza, l’orientamento nello spazio e la coordinazione fra molte coppie.
  • Adattamenti didattici: forme semplificate in quattro coppie, tempi rallentati (negli stage italiani anche a 110 bpm), insegnamento prima in quadriglia comandata e poi libera.
  • Nei balfolk è spesso usata come finale/valvola di energia; l’adattamento romagnolo cantato consente di ballarla anche senza coppia esperta.
Note di ricerca e fonti #

La ricostruzione poggia in prevalenza sulle fonti librarie e sulla documentazione sul campo dell’Appennino bolognese. Fonte primaria: Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese (Roma 1894). Seguono: Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa (1983); Placida Staro, Un repertorio di ballo saltato (1983) e Al di là delle parole (2007); Juan Carlos Battilani, Il Saltarello in Romagna (2025); registrazioni dei Suonatori della Valle del Savena.

Discrepanze riscontrate tra le risposte, da non appianare nel testo principale:

  • Metro: la maggioranza delle fonti (incluse quelle librarie) indica 2/4 veloce; alcune raccolte etnografiche e ricostruzioni didattiche indicano 6/8; la trascrizione di Ungarelli del 1894 è in 3/4. Il metro della Galoppa appenninica non può essere considerato universale.
  • Origine ed epoca: una parte delle fonti insiste sul genere europeo codificato attorno al 1820-1830; altre datano la forma bolognese solo dal 1894, senza poter stabilire l’anno di nascita della versione locale. Le fonti non consentono di ridurre la Galoppa al galop di sala né di datarla con precisione.
  • Formazione: la forma descritta storicamente (colonna) convive con la variante in quadriglia delle ricostruzioni moderne; non esiste una coreografia unica e immutabile.
  • Origine geografica del galop: incertezza nelle fonti (possibile origine tedesca, secondo altre ungherese).
  • Nessuna monografia etnocoreologica è dedicata esclusivamente alla Galoppa: le date e i rapporti genealogici restano indicativi.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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Nota di Siriano Tondini

Nelle annotazioni originali del DVD 001a, la danza viene proposta con un tempo leggermente più sostenuto durante le serate pubbliche per favorire l’affiatamento del gruppo.

Riferimenti e link#

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