↓ Salta al contenuto principale
  1. Danze /
  2. La Morettina

La Morettina - Manfrina Figurata dell'Appennino Bolognese

Video
#

Esecuzione registrata nel DVD 001b
Cliccando Play accetti l’avvio del player YouTube No-Cookie

Nella Valle del Savena, tra Monghidoro, Loiano e Monzuno, la Morettina è uno dei gioielli del repertorio dei balli staccati dell’Appennino bolognese.

È una manfrina figurata, dove la tonda e il balletto pantomimico raccontano con gesti sobri e ironici l’incontro tra una giovane lavandaia e un cavaliere. L’abbiamo ricevuta dalle voci e dalle mani dei suonatori montanari, dal violino di Melchiade Benni alla fisarmonica di Primo Panzacchi, e la custodiamo ancora oggi nelle aie e nelle piazze di paese, nei video storici come negli stage di danza popolare.

Ballarla significa tenere vivo un dialogo riconoscente con chi l’ha trasmessa senza scrittura, solo con il corpo e la memoria.

Scheda sintetica
#

Nome proprio #
La Morettina (o Morettina).
Altri nomi e varianti #
  • La Morettina, Morettina, La bella Morettina, La Moretina (forma con una sola ’t’).
  • In dialetto bolognese montanaro: La Murettéṅna.
  • Manfrina della Morettina / manfrina figurata di origine rituale, nel quadro dei balli staccati (bâl stàcc).
  • Varianti cantate omonime, da non confondere con la danza: “La morettina la va alla roggia” (Lombardia), “La Morettina Veneziana” (raccolta da A.P. Ninni, 1890), “Morettina isolana” (Sardegna).
  • Attenzione alle omonimie: esistono brani d’autore (es. “O morettina”, 1936) e canzoni di altre regioni non legate a questa tradizione.
Traduzione e significato #

Diminutivo affettivo di “moretta”/“mora”, cioè giovane donna dai capelli o dalla carnagione scura, figura ricorrente nei canti a ballo e negli stornelli.

Nel corso di una conferenza tenuta a Udine nel gennaio 2019, Placida Staro propose un parallelo con “La putta nera” di Giorgio Mainerio, brano pubblicato nel Primo libro de’ balli (Venezia, 1578). Mostrò come la melodia di “La Morettina” si sovrapponesse perfettamente a quella della danza friulana, eseguita al liuto dal musicista triestino Fabio Accurso [14] [15].

Area geografica e provenienza #
  • Area core: Appennino bolognese, in particolare la Valle del Savena (Monghidoro, Loiano, Monzuno, San Benedetto Val di Sambro, Castel San Pietro).
  • Il sistema dei balli staccati copre le cinque vallate dell’Appennino bolognese (Savena, Setta, Idice, Sambro, Reno).
  • Omonimie in aree diverse (canto in Lombardia e Veneto; una “Morettina” di coppia nei repertori revival delle Quattro Province; una traccia in Valle del Conca, Romagna) vanno considerate tradizioni distinte o affini, non varianti certe della stessa danza.
Epoca e anno di riferimento #
  • Tradizione orale di origine antica, precedente al ballo liscio: nessuna data di nascita documentata.
  • Registrazioni sul campo di Stefano Cammelli (1974-1977), trascritte da N. Baroni e pubblicate in “Musiche da ballo, balli da festa” (1983).
  • Registrazione audiovisiva chiave: Monghidoro, 1° agosto 1981 (filmato di Aurelio Citelli); riprese successive negli anni 2010-2020.
  • Variante testuale veneziana edita da A.P. Ninni nel 1890.
  • Nota: la Morettina non compare nel repertorio descritto da Gaspare Ungarelli nel 1894 (vedi discrepanze nelle Note di ricerca).
Occasione e funzione sociale #
  • Veglie invernali (“sòzie”), feste a ballo, sagre di paese, fiere, matrimoni e Carnevale.
  • Ballo di corteggiamento e di abilità, non di rappresentazione: le coppie mostrano intesa e virtuosismo davanti alla comunità.
  • Funzione rituale residua: nel ciclo dei balli di morte e resurrezione carnevalesca (Bal dal Barbìr / Ballo del Morto) la donna richiedeva la Morettina per “far risorgere” il danzatore simbolicamente caduto.
  • Oggi: festival di musica popolare, stage di balli staccati e piazze danzanti.
Storia e origine #
Fa parte dei “balli staccati” (bâl stàcc) dell’Appennino bolognese, danze di tradizione antica precedenti al liscio, con passi saltati e staccati dal suolo. È classificata come manfrina figurata con balletto pantomimico e le fonti locali la dicono “di origine rituale”. Non sono documentati autore, anno né episodio originario: l’ipotesi rituale è una classificazione etnocoreologica, non la prova di un rito preciso. L’intreccio narrativo (una ragazza lava i panni, un cavaliere getta un sasso intorbidando l’acqua) è comune al canto narrativo del Nord Italia e migra nella danza come pantomima. Conservata dall’isolamento delle valli, la Morettina resiste all’omologazione del liscio e viene raccolta e ricostruita a partire dagli anni Settanta.
Note etnocoreologiche #
  • Manfrina figurata in coppia aperta/staccata (senza presa chiusa continua).
  • Alterna tonda (spasso) e balletto frontale con figurazione pantomimica; chiusura tradizionale in tresca.
  • Danza locale, non coreografia fissa: ordine delle figure, gesti e durata variano tra le varianti di Loiano e Monghidoro e tra le diverse scuole.
  • Relazione di coppia paritaria e giocosa; la parte pantomimica evoca il risciacquo, il lancio del sassetto, l’intorbidamento dell’acqua e il rimprovero al cavaliere.
  • In contesti contemporanei si balla anche in formazioni di più coppie o in cerchio per gli stage.
Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Suonatori della Valle del Savena: Primo Panzacchi (fisarmonica), Melchiade Benni (violino), Ariodante Minarini (basso tuba), Bruno Zanella (chitarra), Anacleto Menarini (Loiano).
  • Placida Staro (etnocoreologa ed etnomusicologa, principale studiosa) e Stefano Cammelli; associazione “E bene venga maggio” e Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara di Monghidoro.
  • Per il canto lombardo: cori alpini e Coro Maddalene di Revò.
  • Nei contesti attuali: gruppi e insegnanti di danze popolari e balli staccati emiliani.
Formazione e tipologia #
  • Manfrina figurata (famiglia delle monferrine/manfrine) del repertorio dei balli staccati.
  • Formazione di base: coppia aperta singola, eseguita storicamente in successione di coppie una dopo l’altra.
  • Oggi anche tre coppie o cerchio in contesti didattici e dimostrativi.
Struttura della danza #

Struttura bipartita ripetuta:

  1. Tonda (o spasso): passeggiata in cerchio / avanzamento con passi staccati, saluto e presa di posizione.
  2. Balletto pantomimico: incontro al centro, mimica del lavare e risciacquare, gesto del cavaliere che lancia il sasso, rimprovero della Morettina. Chiusura tradizionale in tresca (o trescone). Durata tipica: 2-3 ripetizioni musicali per coppia; differenze nel disegno della tonda e nel balletto tra Loiano e Monghidoro.
Metro e struttura musicale #
  • Metro: prevalentemente binario 2/4 (tempo di manfrina), fraseggio regolare in 8+8 battute; alcune fonti indicano il 6/8 o metri affini (vedi discrepanze).
  • Forma periodica semplice, diatonica, in forma strofa-ritornello, ripetuta finché dura il ballo.
  • Nella versione cantata lombarda: movimento in crome nei tempi in levare, stasi su semiminime in battere e seconda voce parallela a distanza di terza inferiore.
Strumenti e stile musicale #
  • Organico storico: violino e viulòn; poi bandelle con flauto traverso, violino, clarinetto in do e chitarra (Valle del Savena e Val del Reno).
  • Dal Novecento: fisarmonica (cromatica), basso tuba e chitarra, organico documentato nel filmato del 1981 (Panzacchi, Minarini, Zanella).
  • Altrove nel repertorio emiliano: organetto diatonico, clarino, bandella.
  • Stile “ad orecchio”, staccato e marcato, con forte articolazione ritmica per sostenere i passi saltati: la frase musicale fa da “comando” alle figure.
  • Nel canto: chitarra, flauto dolce, coro a voci pari.
Autori e compositori #
Di tradizione orale: autore e data non documentati. Trascrizioni musicali di N. Baroni su registrazioni Cammelli 1974-1977. Armonizzazioni e adattamenti moderni (es. Coro Rosalpina, Musicamedia per la versione lombarda) hanno autori propri ma non coincidono con l’origine tradizionale della danza.
Aneddoti e curiosità #
  • Il filmato del 1° agosto 1981 a Monghidoro (in bianco e nero, restaurato dall’Associazione Barabàn) mostra tre coppie ballare la Morettina; è tra i documenti più proiettati negli stage.
  • Nel Bal dal Barbìr la Morettina è invocata come canto propiziatorio di resurrezione.
  • La trama del sasso gettato nella roggia rovescia comicamente il rapporto tra nobile e popolana.
  • La variante veneziana (Ninni 1890) cita in 21 strofe di quinari città come Treviso, Trieste, Milano, Livorno e Venezia.
  • In Lombardia il brano è entrato nei repertori scolastici per flauto dolce (“La morettina la va alla roggia”).
  • I titoli affettivi erano comuni alle melodie da ballo: la Morettina rientra in questa prassi, con omonimie da verificare caso per caso.
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Assente dalla cultura di massa nazionale; viva nella discografia etnomusicologica e nei video documentari.
  • Raccolte: “Musiche e canti popolari dell’Emilia” (Cammelli-Leydi-Pianta, Albatros 1975-78); “Che non venisse mai giorno! Balli antichi dell’Appennino bolognese” (Suonatori della Valle del Savena, 1995); “E’ qui la festa?” (2012).
  • Documentario “Lino e Primo” di Emilio Neri Tremolada.
  • Canto lombardo nei canzonieri scolastici e in esecuzioni corali (Coro Maddalene di Revò, cori alpini).
  • Non è un ballo standard del circuito Balfolk nazionale, ma è riferimento centrale per gli stage di balli staccati.
Difficoltà e adattamenti #
Difficoltà media (per alcuni medio-alta per le figure pantomimiche). Richiede padronanza del passo staccato base, buon senso del ritmo, coordinazione di coppia e conoscenza del codice gestuale locale, senza cadere nella teatralizzazione caricaturale. Adattamenti didattici: passo camminato per principianti, tempo rallentato, esecuzione a cerchio o a schiera, mimica semplificata, purché dichiarati come strumenti didattici e non presentati come forma storica unica. Non esiste un’unica versione didattica ufficiale.
Note di ricerca e fonti #

Scheda basata sulle ricerche etnocoreologiche ed etnomusicologiche dell’Appennino bolognese: registrazioni Cammelli (1974-77) e trascrizioni di N. Baroni, pubblicate in “Musiche da ballo, balli da festa” (Alfa, 1983); il filmato del 1981 a Monghidoro; le pubblicazioni di Placida Staro (Nota, Udine); le incisioni dei Suonatori della Valle del Savena. Discrepanze e varianti riscontrate tra le ricerche:

  • Metro: prevalente 2/4 “di manfrina” (fonti bolognesi); il 6/8 indicato da alcune ricerche è tipico del repertorio ligure-emiliano delle Quattro Province.
  • Area: la tesi più accreditata (e sostenuta dalle fonti librarie) è la Valle del Savena / Appennino bolognese; alcune risposte collocano una “Morettina” nelle Quattro Province (coppia con piffero e mùssa) o in Valle del Conca (Romagna): verosimilmente omonimie o tradizioni affini distinte.
  • Datazione: una risposta la dice attestata fin dal 1894 (Ungarelli); altre negano che Ungarelli 1894 la citi. Nel libro di Ungarelli è scritto “La Moresca, ballo assai in uso a quel tempo derivato dalle antiche danze pirriche” (pag.27).
  • “Origine rituale”: classificazione ricorrente, ma non prova di un rito preciso identificabile.

Coreografia
#


Note d’archivio
#

nessuna

Riferimenti e link#

Articoli correlati