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La Pavana

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La Pavana, padovana nelle fonti più antiche – è la danza che insegna a camminare con dignità. Non chiede salti né virtuosismi: chiede misura, portamento, memoria del gesto. Nel Cinquecento apriva i balli di corte, accompagnava le nozze e le processioni, mostrava il rango attraverso il fruscio degli abiti e la lentezza calcolata dei passi.

La incontriamo nelle corti italiane ed europee, ma il suo nome ci riporta a Padova: «alla pavana», al modo di Padova. La prima musica a stampa esce a Venezia nel 1508, nei libri di liuto di Joan Ambrosio Dalza; da lì il genere si diffonde in Francia, Spagna, Inghilterra e area tedesca, fino alla codificazione di Thoinot Arbeau (Orchésographie, 1589) e dei maestri italiani Fabritio Caroso e Cesare Negri.

Oggi non è una danza viva del balfolk: la ritroviamo nei circuiti di danza storica e rievocazione, dove si continuano a studiare i passi, il portamento e la relazione con la gagliarda. È una danza di corte, non di villaggio, e va raccontata così.

Scheda sintetica
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Nome proprio #
Pavane è la forma francese più diffusa nella letteratura internazionale; Pavana è quella italiana, attestata nei trattati e nelle stampe musicali del Cinquecento. In inglese pavan, in tedesco Paduana. Il nome indica insieme un genere musicale e una danza di corte, non una singola coreografia: le versioni variano per corte, epoca e fonte.
Altri nomi e varianti #
  • Pavana, padovana, padoana, paduana: forme italiane e italo-tedesche.
  • Pavane, pavenne: francese; pavan, paven, pavin: inglese; Paduana: tedesco.
  • Pavana Matthei, Pavaniglia (o Pavaniglia alla romana), Pavane d’Espagne, Pavana alla venetiana e alla ferrarese: titoli di varianti e composizioni legate al genere.
  • Passamezzo: danza affine ma più vivace, che Arbeau chiama «una pavana meno pesante»; non va confusa con la pavana.
  • Omonimie: Pavana è anche un toponimo appenninico; nulla a che vedere con la danza.
Traduzione e significato #
«[Danza] alla padovana», cioè «al modo di Padova». È l’etimologia più accreditata dalla linguistica e dalla musicologia (Treccani, Grove): il termine deriverebbe da padovana, con la forma settentrionale pavan. L’idea che il nome venga dallo spagnolo pavón, «pavone», e che i danzatori imitassero la ruota dell’animale è suggestiva ma resta un’ipotesi secondaria, diffusa soprattutto nella divulgazione e nella trattatistica settecentesca.
Area geografica e provenienza #

L’origine è italiana, con epicentro veneto-padano. La prima musica a stampa con questo titolo compare a Venezia nel 1508: nell’Intabolatura de lauto libro quarto di Joan Ambrosio Dalza, edita da Ottaviano Petrucci, figurano pavane alla venetiana e alla ferrarese. Il nome rimanda a Padova; la danza nasce come forma di corte, non come ballo contadino.

La diffusione è europea: Francia, Spagna, Inghilterra, area germanica. Thoinot Arbeau, nell’Orchésographie (1589), la dice importata dalla Spagna al tempo di Enrico III; la storiografia moderna, sulla base delle fonti musicali più antiche, propende però per un’origine italiana, poi rielaborata in Spagna. Le corti la adottano come danza di apertura e di rappresentanza.

In Italia la pavana non appartiene al balfolk né alla danza popolare vivente: è studiata e praticata nei circuiti di danza storica e rievocazione, nei conservatori e nelle compagnie specializzate.

Mappa di Padova, Italia, città a cui rimanda il nome della pavana
Epoca e anno di riferimento #
  • 1508 – prima musica a stampa: Joan Ambrosio Dalza, Intabolatura de lauto libro quarto, Venezia, Ottaviano Petrucci.
  • 1523-1535 – nuove stampe e intavolature: Hans Judenkönig, Pierre Attaingnant, Luis de Milán.
  • 1581 – Il Ballarino di Fabritio Caroso.
  • 1589 – Orchésographie di Thoinot Arbeau: la descrizione coreografica di riferimento.
  • 1600-1604 – Nobiltà di Dame di Caroso e Le Gratie d’Amore di Cesare Negri.
  • XVI-XVII secolo – massima fortuna come danza di corte; come pratica coreutica declina tra fine Cinquecento e metà Seicento (Britannica indica il 1650 circa; altre fonti arrivano al 1676).
  • XVII-XVIII secolo – la pavana sopravvive come forma strumentale nelle suite e nel repertorio per tastiera.
  • 1887-1926 – ricezione moderna: Fauré, Ravel, Warlock.
Occasione e funzione sociale #
  • Apertura dei balli di corte: la pavana annunciava l’inizio della festa e faceva sfilare le coppie davanti al sovrano.
  • Nozze e processioni: poteva accompagnare l’ingresso della sposa in chiesa e le processioni di confraternite e maestranze.
  • Rappresentazione del rango: l’ordine di entrata, l’abito, il portamento e la lentezza erano parte del messaggio sociale.
  • Coppia con la gagliarda: spesso seguita dalla gagliarda, danza più vivace in metro ternario; l’alternanza lento/veloce è tipica della suite rinascimentale, ma non ogni pavana era necessariamente seguita dalla stessa danza.
  • Italia contemporanea: rievocazioni, palii, feste storiche e spettacoli di danza antica, non serate balfolk.
Storia e origine #
  1. Dalla bassa danza alla pavana: nel Quattrocento la bassadanza è la danza cortese grave, con passi che restano vicini al suolo. Nel primo Cinquecento la pavana ne prende il posto come danza di corte processionale e codificata.
  2. La stampa musicale: Petrucci e Dalza (1508) fissano il repertorio; le intavolature per liuto e le raccolte di Attaingnant, Milán e Judenkönig ne favoriscono la circolazione europea.
  3. La codificazione: Caroso (Il Ballarino, 1581), Arbeau (Orchésographie, 1589) e Negri (Le Gratie d’Amore, 1602) descrivono passi, riverenze e varianti; la pavana entra nei trattati come modello di danza nobile.
  4. Il declino come danza: tra fine Cinquecento e metà Seicento la pavana lascia il posto ad altre forme di ballo; resta però come genere musicale nella suite, nel repertorio per tastiera e nei compositori inglesi.
  5. La ricezione moderna: Fauré (1887), Ravel (1899) e Warlock (1926) ne riprendono il nome e il carattere; sono opere di ricezione, non ricostruzioni della coreografia cinquecentesca.
  6. La rinascita filologica: nel Novecento la danza storica ricostruisce i passi da Arbeau e dai trattati italiani; oggi la pavana vive in questo circuito, non in una tradizione orale.
Note etnocoreologiche #
  • Danza di codifica colta: si trasmette per trattati, stampe e maestri di ballo, non per tradizione orale di villaggio.
  • Bassa danza: i piedi restano vicini al suolo, senza salti; il valore sta nel portamento, nella postura e nella qualità del passo.
  • Forma processionale: coppie in fila, spesso lungo il perimetro della sala; il cavaliere tiene la dama per la punta delle dita, la dama raccoglie la gonna.
  • Complementarità: la pavana si legge spesso in coppia con la gagliarda (lenta/veloce, binaria/ternaria); è un principio della suite rinascimentale, non una regola assoluta.
  • L’abito è parte della danza: mantelli, strascichi, spade e ventagli non sono ornamenti esterni: condizionano il movimento e la gestione dello spazio.
  • Varianti italiane: Caroso e Negri arricchiscono la base con riverenze, continenze, puntate, fioretti, mutanze, trabucchetti e capriole, soprattutto nella Pavaniglia.
Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Trattatisti e maestri: Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot), Fabritio Caroso, Cesare Negri; per la musica, Joan Ambrosio Dalza.
  • Italia contemporanea: la Compagnia Nazionale di Danza Storica di Roma (diretta da Nino Graziano Luca), l’associazione 8cento di Bologna, Passi & Note di Napoli, il Gruppo Danza Antica di Villadose (Ro), Tempus Saltandi e altri gruppi di rievocazione. La mappa non è esaustiva: il circuito della danza storica è fatto di compagnie, scuole e festival locali.
  • Luoghi di trasmissione: conservatori, università (DAMS), festival di musica antica (Urbino, Ferrara, Arezzo), palii e rievocazioni rinascimentali.
  • Fuori dal balfolk: la pavana non è repertorio stabile dei circuiti balfolk, orientati alle danze popolari europee di tradizione orale.
Formazione e tipologia #
  • Formazione processionale: coppie in fila, una dietro l’altra, con avanzamento e retrocessione nello spazio della sala.
  • Coppia singola: Caroso descrive la Pavana Matthei per un cavaliere e una dama, come esempio di pavana coreografata.
  • Varianti: due file contrapposte, cerchio aperto o corteo lungo il perimetro in alcune ricostruzioni; non è però una danza circolare collettiva di tipo folklorico.
  • Tipologia: danza bassa, processionale, di rappresentanza, per coppie.
Struttura della danza #

La sequenza di base, nella versione di Arbeau:

  1. Riverenza: saluto iniziale e presa di posizione della coppia.
  2. Avanzamento: due simples e un double, iniziando con il piede sinistro. Il simple occupa due battute, il double quattro.
  3. Retrocessione: gli stessi movimenti all’indietro, iniziando con il piede destro.
  4. Ripetizione: la sequenza si ripete finché dura la musica, avanzando e retrocedendo o proseguendo lungo la sala.

Nella Belle qui tiens ma vie Arbeau indica due avanzamenti e due retrocessioni per strofa, su 32 battute. La struttura musicale è spesso aa bb cc (Praetorius), con sezioni di 8, 12 o 16 battute; le versioni italiane di Caroso e Negri inseriscono riverenze, continenze e ornamenti. La pavana non ha una coreografia unica: il modulo di base è stabile, le variazioni sono molte.

Metro e struttura musicale #
  • Metro: binario, di solito 2/2 o 4/4; alcune fonti indicano 2/4, e non mancano esempi ternari, soprattutto in area spagnola e inglese.
  • Andamento: moderato o lento, solenne; nelle ricostruzioni si parla di circa 50-60 BPM, ma il tempo dipende dalla versione e dalla fonte.
  • Frasi: sezioni ripetute, spesso aa bb cc, con frasi di 8, 12 o 16 battute; la forma A-A’-B-B’-C-C’ è una descrizione frequente, non una regola universale.
  • Accenti: spesso sul terzo tempo con secondario sul primo, o viceversa; il tamburo marca la scansione.
  • Relazione con la gagliarda: la pavana binaria è spesso accoppiata a una gagliarda ternaria; l’alternanza è tipica della suite rinascimentale.
Strumenti e stile musicale #
  • Liuto: strumento centrale del primo repertorio (Dalza, 1508).
  • Consort di viole da gamba, flauti dolci, flauti traversi, tastiere (virginale, clavicembalo, organo positivo), arpa.
  • Percussione: il tambour raccomandato da Arbeau per aiutare i danzatori a mantenere la scansione.
  • Vento: hautbois e saqueboutes nelle formazioni di corte; possibilità di esecuzione vocale.
  • Stile: solenne, omofonico o contrappuntistico, con fraseggio chiaro; le divisioni sono affidate al liuto o alla tastiera solista.
Autori e compositori #
  • La danza non ha un autore unico: nasce come genere di corte e si trasmette per trattati.
  • Trattatisti: Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot, 1519-1595), Orchésographie (1589); Fabritio Caroso (c. 1525-1620), Il Ballarino (1581) e Nobiltà di Dame (1600); Cesare Negri (c. 1536-1604), Le Gratie d’Amore (1602).
  • Compositori: Joan Ambrosio Dalza (1508), Pierre Attaingnant, Claude Gervaise, Hans Judenkönig, Luis de Milán, Tielman Susato, William Byrd, John Dowland, Thomas Morley, Anthony Holborne, Michael Praetorius.
  • Belle qui tiens ma vie: pavana cantata tradita come anonima nell’Orchésographie di Arbeau.
  • Ricezione moderna: Gabriel Fauré (Pavane, op. 50, 1887), Maurice Ravel (Pavane pour une infante défunte, 1899), Peter Warlock (Capriol Suite, 1926).
Aneddoti e curiosità #
  • Il consiglio di Arbeau: la pavana è utilissima a re e principi perché permette di sfilare con mantelli di velluto e spade senza scomporsi, e alle dame di far scivolare a terra gli strascichi con maestà.
  • Nozze e confraternite: la musica della pavana accompagnava l’ingresso delle spose in chiesa e le processioni delle corporazioni.
  • Capriol: l’allievo immaginario dell’Orchésographie dà il nome alla Capriol Suite di Peter Warlock.
  • Ravel: Pavane pour une infante défunte non è un lamento funebre; il compositore parlò di una piccola infanta che danza una pavana, e scelse il titolo anche per il piacere delle allitterazioni.
  • Il mito del pavone: l’immagine dei cortigiani che «fanno la ruota» come pavoni è suggestiva, ma non è l’etimologia più accreditata.
  • Omonimie: Pavana è anche un toponimo appenninico; il romanzo Pavane di Keith Roberts (1968) è fantascienza, non un trattato di danza.
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Musica colta: la Pavane di Fauré e la Pavane pour une infante défunte di Ravel sono entrate nel repertorio da concerto e nelle colonne sonore.
  • Danza storica: la pavana compare in rievocazioni, palii, cortei rinascimentali, documentari e spettacoli di compagnie specializzate.
  • Cinema e teatro: è una presenza iconica nelle scene di corte e nei film in costume, spesso con coreografie romanzate.
  • Video e didattica: numerosi tutorial e ricostruzioni su YouTube; il video di riferimento è la versione danzata di Belle qui tiens ma vie [1].
  • Distinzione: la fama delle pavane musicali moderne non prova la continuità della danza rinascimentale.
Difficoltà e adattamenti #
  • Passi: semplici e accessibili (due simples e un double); la difficoltà non è nella memoria.
  • Postura e presenza: richiede portamento eretto, controllo del peso, lentezza e misura; è la vera difficoltà della danza.
  • Accessori: mantello, spada, strascico, ventaglio e cappello cambiano l’equilibrio e la gestione dello spazio.
  • Didattica: è spesso la prima danza proposta nei laboratori di danza storica, prima di gagliarde e saltarelli; si può insegnare senza costumi e semplificare la riverenza.
  • Adattamenti: esecuzione in cerchio di coppie o come passeggiata nuziale sono scelte didattiche moderne, non varianti storiche.
Diffusione in Italia #
  • Non balfolk: la pavana è assente dai circuiti balfolk italiani, che privilegiano mazurca, scottish, bourrée, chapelloise e repertori europei di tradizione orale.
  • Danza storica: vive in compagnie, associazioni e scuole di rievocazione (Compagnia Nazionale di Danza Storica, 8cento, Passi & Note, Gruppo Danza Antica di Villadose), nei conservatori e nei festival di musica antica.
  • Palii e feste storiche: Ferrara, Urbino, Firenze, Asolo e altre rievocazioni la inseriscono nei cortei e negli spettacoli.
  • Didattica: laboratori universitari e conservatoriali la usano come introduzione alla danza del Cinquecento.
  • Conclusione: è una danza italiana per origine e documentazione, ma non una danza popolare italiana vivente; la sua trasmissione oggi è filologica, non comunitaria.
Note di ricerca e fonti #

Metodo. La pavana è una delle danze rinascimentali meglio documentate: trattati, stampe musicali e iconografia permettono una ricostruzione solida. Le risposte convergono su origine italiana, funzione di corte e passi di base; le divergenze riguardano etimologia, metro, formazione e datazione.

Fonti principali.

  • Orchésographie di Thoinot Arbeau (1589) per la sequenza dei passi e la funzione sociale [8].
  • Il Ballarino di Fabritio Caroso (1581) e Le Gratie d’Amore di Cesare Negri (1602) per le varianti italiane [9].
  • La stampa Petrucci-Dalza del 1508 per la prima attestazione musicale [4]  [5].
  • Wikipedia (IT/EN), Treccani, Britannica, Library of Congress, IMSLP per la sintesi storica e musicologica [4]  [5]  [6]  [7]  [8]  [10]  [11].
  • I video di riferimento su Belle qui tiens ma vie per l’osservazione della prassi [1]  [2]  [3].

Discrepanze.

  • Origine: Italia/Padova (maggioranza delle fonti moderne) vs Spagna (Arbeau dice importata dalla Spagna al tempo di Enrico III; alcune schede propongono un’origine iberica). La tesi italiana è la più accreditata, sulla base delle stampe veneziane del 1508.
  • Etimologia: padovana vs pavone (spagnolo pavón). La seconda è un’ipotesi tradizionale e divulgativa, non sostenuta dalle fonti più recenti; una risposta la attribuisce ad Arbeau, ma la maggioranza la considera secondaria.
  • Metro: 2/2 o 4/4 per la maggior parte; 2/4 in alcune fonti; Treccani parla genericamente di «ritmo pari». Non mancano esempi ternari in area spagnola e inglese. Il tempo è variabile, non esiste un’unica indicazione.
  • Forma musicale: aa bb cc (Praetorius), AABB (una risposta), A-A’-B-B’-C-C’ (altre risposte). Le descrizioni non coincidono: la struttura va verificata sul singolo brano.
  • Formazione: processione di coppie (Arbeau) vs coppia singola (Pavana Matthei, Caroso) vs cerchio aperto/longways (due risposte). La processione è la forma più documentata; le altre sono varianti o imprecisioni.
  • Cronologia: fioritura dal pieno Cinquecento alla metà del Seicento (Britannica indica il 1650 circa); altre fonti arrivano al 1676. Il declino come danza si colloca tra fine Cinquecento e metà Seicento, mentre la forma musicale sopravvive più a lungo.
  • Gagliarda: l’abbinamento è frequente ma non universale; una risposta lo presenta come regola, un’altra invita giustamente a non generalizzare.
  • Ricezione moderna: Fauré, Ravel e Warlock sono ricezione musicale, non ricostruzioni della coreografia; non vanno usati come prove della prassi cinquecentesca.
  • Gruppi italiani: alcuni nomi citati dalle risposte non sono verificabili con precisione; la scheda indica solo realtà documentate, senza pretendere una mappa esaustiva [12].
  • Omonimie: Pavana toponimo appenninico; Pavane romanzo di Keith Roberts (1968).

Aree grigie. La presenza attuale della pavana in Italia è ben documentata nel circuito della danza storica, ma non esiste una mappatura sistematica di compagnie e laboratori. Non sono state trovate prove di una tradizione popolare italiana continua della pavana come ballo sociale.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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