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La Quadriglia

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In Emilia la quadriglia non è soltanto un ballo: è un modo di dire. Quando in una festa qualcuno annuncia “si fa la quadriglia”, tutti sanno che le coppie si disporranno in quadrato o in due file, che la musica cambierà frase dopo frase e che una voce - dal centro della pista o da dietro l’organetto - chiamerà le figure una dopo l’altra: file, telaio, tunnel, contré, sciangè la fam. È il ballo comandato per eccellenza, e in Emilia-Romagna ha una storia lunga, cominciata nei salotti francesi e finita nelle aie, sotto i portici e nelle piazze di paese.

Scheda sintetica
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Nome proprio #
Quadriglia. Il nome arriva dal francese quadrille e resta tale anche in dialetto, dove si declina in quadrìlia, quadréglia, Quadrija; nei paesi è spesso semplicemente “la Quadriglia”. Le etichette Quadriglia emiliana e Quadriglia bolognese sono di documentazione e di riproposta: servono a distinguere le versioni locali dalle quadriglie di altre regioni e dalla quadrille francese dei circuiti balfolk, e non indicano un canone unico. In diverse valli emiliane, però, “quadriglia” funziona anche come categoria di repertorio: indica un ballo figurato comandato, qualunque sia il nome che porta (v. Note etnocoreologiche).
Altri nomi e varianti #
  • Quadriglia comandata, quadriglia a comando: per la presenza del guidone.
  • Quadriglia in file, quadriglia montanara, quadriglia dell’Appennino: per le formazioni a corteo o a due file contrapposte.
  • Quadriglia tosco-emiliana, Quadriglia bolognese, Quadréglia romagnola: etichette di raccolta, di discografia e di riproposta.
  • Quadriglia dei Lanciers: per le versioni derivate dalla Quadrille des Lanciers francese, in voga dalla metà dell’Ottocento, con la figura del cavalier sôl (solo).
  • Nomi di luogo: Quadriglia di Montese, di Prignano, del Frignano per l’Appennino modenese; nelle valli del Santerno e del Sillaro le varianti portano invece nomi propri (Giga di San Pellegrino o Giga Maréina, Mulnesa di Castel del Rio, Sciotis di Castel del Rio, Bersagliera, Trescone di Sassoleone) e nella valle del Senio (Galletta di Palazzuolo) pur appartenendo alla stessa famiglia [8].
  • Nel repertorio dell’Appennino bolognese la Galoppa presenta due varianti coreografiche, una delle quali è ballata “in quadriglie” [9].
  • Da tenere distinte: la quadrilla provenzale, la kadrilj scandinava, le quadriglie di altre regioni italiane (Romagna, Toscana, Piemonte e altro ancora), il cotillon e le contraddanze ottocentesche di sala [7] [10]. Le denominazioni raccolte da una sola fonte sono segnalate in Note di ricerca e fonti.
Traduzione e significato #
Dal francese quadrille, dallo spagnolo cuadrilla, diminutivo di cuadro o quadra, “quadrato”: in origine la parola indicava una piccola squadra - in Spagna il gruppo dei toreros, altrove la squadra di cavalieri nei tornei - e solo più tardi il ballo. Il nome descrive la disposizione delle quattro coppie ai lati di un quadrato; nell’uso emiliano il riferimento geometrico si è allargato fino a indicare il ballo comandato nel suo insieme, anche quando si balla a file o in corteo.
Area geografica e provenienza #
  • Origine della forma coreutica: Francia (Parigi), dalla contredanse di matrice inglese; la quadrille si organizza in suite nei primi decenni dell’Ottocento e da lì si diffonde in Europa.
  • Italia: arriva nell’età napoleonica nelle sale aristocratiche e borghesi e nel corso dell’Ottocento passa ai ceti popolari attraverso maestri di ballo itineranti, orchestrine, bande e leva militare. Il genere è pan-italiano, con attestazioni in molte regioni [7] [10].
  • Emilia-Romagna: pianura e città (Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara) e soprattutto l’Appennino - valli del Savena, del Setta, dell’Idice, del Sambro e del Reno nell’area bolognese, valli del Santerno e del Sillaro con Firenzuola, San Pellegrino, Castel del Rio, Sassoleone, dorsali del Frignano modenese e aree reggiana e parmense - con continuità verso la Romagna, in valle del Senio, dove la quadriglia convive con il repertorio che porterà al liscio.
  • Oggi: feste di paese, rievocazioni, laboratori e serate di ballo popolare in Emilia-Romagna e in Italia.
Epoca e anno di riferimento #
  • Codificazione francese: primi decenni dell’Ottocento per le figurazioni di sala; la Quadrille des Lanciers circola dalla metà del secolo [7] [15].
  • Arrivo in Italia: età napoleonica e Restaurazione; in Emilia il passaggio dal salotto al cortile si compie nel corso dell’Ottocento.
  • Radicamento popolare: seconda metà dell’Ottocento e primo Novecento; la quadriglia resta viva nelle veglie e nelle feste a ballo fino agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento.
  • Memorie e raccolte: le prime descrizioni a stampa risalgono all’Ungarelli (1894) [15]; le campagne sul campo agli anni Settanta e Ottanta [16] [17]; nelle valli del Santerno e del Sillaro la documentazione è proseguita fino al 2012 [8].
  • Revival e riproposta: dagli anni Settanta-Ottanta del Novecento a oggi. Non esiste una data unica per il passaggio all’uso popolare: è un processo graduale, da ricostruire caso per caso (v. Note di ricerca e fonti).
Occasione e funzione sociale #

Ballo di festa, non di tutti i giorni.

  • Occasioni: veglie invernali nelle stalle e nei fienili (le sòzie, i filò), aie al tempo della trebbiatura, spannocchiature e vendemmie, feste patronali e sagre, Carnevale, matrimoni e fidanzamenti, serate all’osteria, feste di piazza.
  • Funzioni: aggregazione dell’intera comunità; incontro e corteggiamento regolato, mediato dalla voce del capoballo; coesione e prestigio del gruppo, che si misurava sull’ordine e sulla precisione delle figure.
  • Era anche una prova di appartenenza: saper ballare tutte le figure senza sbagliare era segno di buona educazione, e il debutto in quadriglia segnava il passaggio all’età adulta (dato di una sola fonte, v. Note di ricerca e fonti).
Storia e origine #

La quadriglia discende dalla contredanse francese del Settecento, a sua volta influenzata dalle country dances inglesi. A Parigi, fra Direttorio e Impero, la danza viene organizzata in una suite di figure per quattro coppie in quadrato; i nomi canonici delle parti - Le Pantalon, L’Été, La Poule, La Pastourelle o La Trénis, La Finale - restano nella tradizione colta, mentre nella circolazione europea il numero e l’ordine delle figurazioni variano di continuo [7] [15].

In Italia la moda arriva con l’età napoleonica: la quadriglia entra nei salotti, nei teatri e nei manuali di ballo, poi - attraverso maestri di ballo itineranti, edizioni musicali a stampa, orchestrine da sala, bande di paese e leva militare - scende nei ceti popolari. In Emilia il trapasso dal salotto al cortile è particolarmente fecondo: le figure si riducono e si riordinano, i tempi si mescolano (valzer, polca e mazurca dentro la stessa quadriglia), i comandi francesi si dialettizzano in un lessico buffo e riconoscibile, la coreografia si adatta agli spazi delle aie e delle piazze e al suono dell’organetto e del violino. Le corti contadine ne fanno un ballo d’onore: gestualità composta ma più sciolta, figure ridotte e riorganizzate.

Il Novecento delle balere e del liscio la restringe all’ambito memoriale. A tenerla viva sono gli etnografi e i suonatori: le raccolte di Ungarelli [15], il lavoro di Stefano Cammelli [16] e di Placida Staro [17] [18], le registrazioni dei suonatori di valle, poi il revival della danza popolare dagli anni Settanta.

Non è documentato un singolo momento né un singolo agente di trasmissione: si tratta di un processo graduale, che le fonti locali permettono di ricostruire caso per caso (v. Note di ricerca e fonti).

Note etnocoreologiche #

Dal punto di vista tipologico la quadriglia è una danza di gruppo a figure comandate: controdanza di figura, ballo di insieme, con coppie in formazione chiusa o aperta secondo le versioni.

  • Il guidone (chiamatore, o capoballo). La figura chiave è chi annuncia le figure: un comandante, un capoballo, un maestro di ballo e spesso il suonatore stesso (violino o organetto), che al cambio di frase musicale lancia la figura successiva. La sua voce è memoria vivente del repertorio, regia del ballo e, non di rado, improvvisazione e scherzo.
  • Una famiglia, non un canone. In Emilia le versioni raccolte non ricalcano le cinque figurazioni di sala: il numero delle parti e la loro successione variano localmente, e in alcune valli “quadriglia” indica un genere più che una coreografia. Per questo balli con altri nomi sono presentati dagli informatori come quadriglie: la Galoppa in quadriglia della Valle del Savena [9]; la Giga di San Pellegrino o Giga Maréina a Firenzuola; Mulnesa, Sciotis, Bersagliera, Monecò a Castel del Rio in val Santerno, il Trescone di Sassoleone in val Sillaro, la Galletta di Palazzuolo in val Senio.
  • Le figure. Ricorrono saluti e avanti-indietro, balancé, cavalier sôl (il cavaliere solo al centro che sceglie la dama), chaîne anglaise e chaîne des dames, traversé, dos-à-dos, girotondi e mulinelli di mani, stelle, avvicendamenti e passeggiate delle coppie, gran catena, promenade e chiusura collettiva. Nel lessico emiliano dei comandi si sentono file (si cammina in fila), telaio (le file si incrociano), tunnel (le coppie passano sotto le braccia), contré, sciangè la fam (cambio di coppia), zighete zaghete [14].
  • I cambi di dama. Nelle versioni più ricche le dame “scalano” le case dei cavalieri per tornare al partner iniziale: è il meccanismo che permette a tutti di ballare con tutti e che fa della quadriglia una festa sociale prima ancora che una coreografia.
  • Stratigrafia. La quadriglia appartiene a una stratificazione più recente rispetto ai balli staccati di origine più antica (giga, manfrina, trescone) e al sistema dei bâl stàcc dell’Appennino bolognese: i passi restano saltati o comunque staccati dal suolo, secondo il carattere della zona [9]. Non va confusa con il liscio, che le succede storicamente e che ne prende il posto nelle balere.
  • Riattualizzazioni. Nei circuiti contemporanei si propongono versioni semplificate, con figure chiamate in italiano, ruoli neutri (per esempio “testa” e “fianco” al posto di cavaliere e dama) e coppie aperte: scelte didattiche utili, da dichiarare con chiarezza per non confondere la versione tradizionale con quella di riproposta.
Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Ricerca: Placida Staro, con l’Associazione E bene venga maggio di Monghidoro e il Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara [24]; Gaspare Ungarelli [15]; Stefano Cammelli [16]; Gualtiero Gori e Pino Gala per la serie Ethnica sui vecchi balli di Romagna [19]; Roberto Leydi per la musica popolare emiliana [20]; Gianfranco D’Aronco [21]; Giuseppe Michele Gala per l’etnocoreologia italiana [22]. Nelle valli del Santerno e del Sillaro la documentazione è legata alla ricerca sul campo di Juan Carlos Battilani e di altri musicisti locali [8] [11].
  • Suonatori: Melchiade Benni, Bruno Zanella e Primo Panzacchi in Valle del Savena [17]; Delso Giannelli (San Pellegrino), Giovanni Paolini (Firenazuola) Renato Quercia (Castel del Rio), Fernando Pompei (Casalfiumanese), Italo Ghini (Sassoleone), Bruno Landi (San Martino in Pedriolo), Giuseppe Chiusoli (Castel San Pietro), Luigi Cà d’Mundòzz (Valmaggiore), Domenico Raffini (Ponticelli). [8] [11].
  • Gruppi e riproposta: I Suonatori della Valle del Savena, il Gruppo Emiliano di Musica Popolare [11], Suonabanda [12], il Gruppo Folkloristico dei Ballerini di Castel San Pietro Terme, La Violina [1], La Muffrina, i gruppi di ballo popolare dell’Emilia e della Romagna, ovvero Triogrande e Tacabagaretta (Imola), Carampana (Faenza), L’Uvagrisa (Rimini), Balinsia (Montefeltro), Orchestra dei Sperstiti di Val Santerno (Imola), Gruppo Danze Val Santerno (GDVS Castel del Rio), per la forma ottocentesca di sala la Società di Danza (Bologna e Romagna), [25].
  • Nei circuiti balfolk e di danza popolare italiani circola soprattutto la quadriglia francese di riproposta, con figure chiamate: un’ottima porta d’ingresso, da distinguere però dalle versioni emiliane locali.
Formazione e tipologia #
  • Forma di riferimento: quattro coppie, otto ballerini, disposte in quadrato (carré) rivolte verso il centro, con due coppie “di testa” e due “di fianco”; le coppie opposte si fronteggiano a due a due.
  • Forme alternative: corteo di coppie in fila e due file contrapposte di cavalieri e dame, con numero di coppie libero (si balla anche a quattro, a otto o più coppie, tenendosi per mano); riduzioni a due coppie; versioni con cavalier “sôl”, sette ballerini più uno; estensione a più quadrati simultanei.
  • Evoluzione finale: spesso in cerchio, con tresca o giro collettivo.
  • Tipologia: controdanza di figura comandata, ballo di insieme, ballo “staccato” a coppie aperte; nel lessico emiliano è anche “ballo gioco”, per l’alternanza di figure decise sul momento dal capoballo.
Struttura della danza #
  • Apertura in passeggiata: il corteo o il quadrato si forma, si aprono i saluti e gli inchini.
  • Svolgimento a figure numerate, ciascuna con la propria musica: il conduttore chiama la figura successiva al cambio di frase, e ogni figura dura in genere 8 o 16 battute, ripetibili. Se le coppie sono molte la danza può diventare molto lunga.
  • Figure ricorrenti: avanti e indietro con saluto, balancé, cavalier sôl, catene delle dame e dei cavalieri, gran catena, incroci e mulinelli di mani, stelle, traversé, dos-à-dos, passeggiate delle coppie, promenade.
  • Chiusura a discrezione del conduttore: saluto, giro, cerchio finale o tresca.
  • Esempi documentati: la Giga di San Pellegrino (quattro figure - saluti, otto dei cavalieri, otto delle dame, galoppo - intervallate da quattro cambi di dama con girotondo e cambio di posto); la Mulnesa di Castel del Rio in cinque parti (spasso a raggiera, controspasso, balletto con il contropartner, balletto con il partner, girotondo e arco); la Sciotis di Castel del Rio con pastourelle delle dame, i rispetti dei cavalieri, i saluti al centro e lo sciotis “a fetta di torta”; il Trescone di Sassoleone in 5 parti (saluti delle coppie “top” e “side", polka liscia tutti, archi e ballo delle coppie 1-3, archi e ballo delle coppie 2-4, ri-saluti coppie “top” e “side), [8] [13]. Monecò in 7 parti (A- saluto coppie 1-3, idem coppie 2-4; B- saltellato coppie 1-3, idem 2-4; C- saltellato al centro delle 4 coppie; D- giri di braccia ripetuti in due frasi musicali; E- catena inglese che termina in casa opposta; F- polka nelle 4 case; G- catena inglese che riporta tutti nella casa di partenza.) Cambia l’ordine delle figure, non l’ossatura: la successione varia da valle a valle e da suonatore a suonatore, e questa elasticità - più di un canone fisso - è la firma popolare del genere.
Metro e struttura musicale #
  • Metro: prevalgono il 2/4 e il 6/8, con 4/4, 2/2 e 6/4 in alcune fonti; all’interno della stessa quadriglia i tempi si sovrappongono, con inserti di valzer e mazurca (3/4) e di polca (2/4) per le singole figurazioni. Una parte delle fonti indica il tempo pari come regola generale, un’altra sottolinea l’alternanza binario/ternario: la discrepanza è registrata in Note di ricerca e fonti.
  • Frasi: quadrate, di 8 o 16 battute, con strutture ricorrenti AABB, AA BB CC, AA BB A CC e ABAB secondo le varianti [8].
  • Passate: il numero di ripetizioni è vincolato alla coreografia (per esempio otto passate per completare la Giga di San Pellegrino, quattro per la Mulnesa) e al numero di coppie presenti [8].
  • È la musica a ordinare la coreografia: impulso netto, articolazioni chiare, tempo medio-vivo, con pause per la chiamata delle figure. Melodie diatoniche, spesso con strofe di canzone a ballo.
Strumenti e stile musicale #
  • Organetto: diatonico a due, tre o quattro bassi; nelle valli del Santerno e del Sillaro è documentato l’organetto a tre file detto “bolognese” [8]. Dalla metà del Novecento si affianca la fisarmonica cromatica.
  • Archi e fiati: violino e violon, violoncello o bassetto a tre corde, clarinetto in do, chitarra, mandolino; nelle formazioni storiche l’organico d’archi popolare, nelle bandelle di osteria violino, clarinetto e chitarra [16] [17].
  • Strumenti di paese e occasioni spontanee: piva emiliana (la cornamusa dell’Appennino parmense e piacentino, secondo una fonte), flauto, ocarina di Budrio, armonica a bocca; nelle orchestre da ballo anche basso tuba e percussioni.
  • Stile: esecuzione a orecchio, briosa e cadenzata, con accompagnamento armonico essenziale e controcanto improvvisato sul violino; fraseggi “da segnale” che sottolineano l’attacco delle figure. Le melodie sono ballabili di sala filtrati dal gusto e dalla tecnica dei suonatori locali.
Autori e compositori #
Di tradizione orale: per le versioni emiliane non esiste un autore documentato. Le melodie sono arie anonime, spesso adattamenti di quadrilles e Lanciers di sala e di ballabili d’epoca (valzer, polche, mazurche) riappropriati dai suonatori di valle, e sono attribuite alle famiglie e ai suonatori che le hanno trasmesse: Melchiade Benni, Bruno Zanella, Primo Panzacchi, Delso Giannelli, Giovanni Paolini, Renato Quercia, Fernando Pompei, Domenico Raffini, Italo Ghini, Luigi Cà d’Mundòzz [8] [11] [17]. Le trascrizioni e le notazioni si devono ai raccoglitori del Novecento [15] [16] [17]. Per il quadrille di sala i compositori restano in gran parte anonimi o dispersi nella pubblicistica ottocentesca; fra i nomi del genere colto si cita Johann Strauss jr., autore di circa settanta quadriglie. Una incisione moderna intitolata Quadriglia Emiliana compare in Italian Folksongs Vol. 3 di Emiliano Branda e una composizione omonima è stata pubblicata nel 2024: due dati di una sola fonte, da verificare (v. Note di ricerca e fonti).
Aneddoti e curiosità #
  • Il francese maccheronico dei comandi è il tratto più amato: contré, sciangè la fam, zig-zighete-zaghete, top, side, galoppo. Parole arrivate dal salotto e rimaste nei paesi anche tra chi il francese non l’aveva mai parlato [14].
  • Il cavalier sôl - il cavaliere solo al centro che sceglie la propria dama - era il momento più atteso: un corteggiamento in pubblico che, ricordano le fonti orali, non di rado era già “combinato” tra le famiglie.
  • Si ballava nell’aia spazzata e preparata per l’occasione, o sotto i portici; le ragazze imparavano le figure guardando le donne più grandi, e in alcune zone il primo ballo in quadriglia era un evento preparato con settimane di anticipo, con il vestito nuovo e la madrina accanto (dato di una sola fonte, v. Note di ricerca e fonti).
  • Saper ballare tutte le figure senza sbagliare era segno di buona educazione; chi inciampava diventava oggetto di scherzi benevoli, e il guidone poteva approfittarne per lanciare figure a sorpresa.
  • Durante la pandemia è nata la “Quadriglia a dis-danza”, versione a schema libero e a un metro di distanza che ha trasformato il ballo comandato in un gioco collettivo [14].
  • Fuori dall’Emilia, la “Quadriglia delle aragoste” di Alice nel Paese delle Meraviglie (Lewis Carroll, 1865) testimonia quanto il genere fosse popolare nell’Ottocento europeo.
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Documentari e archivi: documentari etnografici televisivi sulle tradizioni appenniniche, gli archivi dell’Istituto per i beni culturali dell’Emilia-Romagna e l’archivio online del Gruppo Emiliano [11]; rassegne e video dei gruppi di riproposta [1] [5] [6].
  • Discografia: la serie Ethnica (Gori-Gala) sui vecchi balli di Romagna [19], le pubblicazioni Nota - fra cui I rést d’la sòzia [17] - e le raccolte di etnomusicologia; una incisione moderna intitolata Quadriglia Emiliana è in Italian Folksongs Vol. 3 di Emiliano Branda.
  • Per il quadrille di sala l’immaginario collettivo resta legato alle scene di ballo ottocentesche del cinema - la quadriglia del Gattopardo di Luchino Visconti (1963) e il film Quadrille di Sacha Guitry (1938) - e ai gran balli di danza storica proposti in Italia dalla Società di Danza [25].
  • Una fonte segnala il documentario L’Appennino che suona di Bruno Grulli e una “Quadriglia di Sillano”: dati non verificati (v. Note di ricerca e fonti).
Difficoltà e adattamenti #

Difficoltà bassa o media, a seconda della variante.

  • Bassa nella forma in corteo, dove basta seguire la fila e il guidone: per questo la quadriglia è tra i balli più inclusivi del repertorio e si presta a laboratori scolastici e intergenerazionali.
  • Media nelle versioni con più figure, incroci, telaio, tunnel e cambi di dama: contano la memoria delle sequenze, l’ascolto del guidone e la sincronia del gruppo più della tecnica individuale.
  • Adattamenti praticati: semplificazione delle figure, riduzione dei cambi di partner, ruoli neutri al posto di cavaliere e dama, coppie aperte, formazioni flessibili, uso di musica registrata dove mancano i suonatori, versioni in cerchio, a distanza o sedute.
  • In didattica conviene dichiarare sempre se si sta proponendo la versione tradizionale o la riproposta: le due cose non vanno confuse, e la seconda è più utile quando serve far ballare tutti subito.
Note di ricerca e fonti #

La scheda nasce dalla fusione di dieci ricerche indipendenti. Dove le fonti divergono si è scelta la tesi meglio documentata, e la divergenza è dichiarata qui.

Convergenze solide: origine francese della forma (contredanse, poi quadrille) e arrivo in Italia nell’età napoleonica [7] [10]; struttura a figure comandate con un guidone [1] [3] [14]; formazione di riferimento a quattro coppie in quadrato, con forme a file o a corteo [8] [9]; funzione sociale di festa, corteggiamento regolato e coesione comunitaria; trasmissione orale senza autore documentato; centralità di organetto e violino; appartenenza al sistema dei balli staccati e presenza nel revival contemporaneo [9] [17].

Divergenze, cautele e verifiche:

  • Cronologia: quattro fonti collocano la codificazione della quadrille nel primo Ottocento, una la fa risalire alla metà del Settecento (intorno al 1760) e una al XVIII secolo. Si è scelto il primo Ottocento per la forma in cinque figurazioni, indicando la radice nella contredanse sei-settecentesca.
  • Numero delle figurazioni: cinque canoniche per alcune fonti, nove semplificate in cinque per altre, quattro per una terza, da cinque a nove (con casi fino a tredici) per una quarta. Nel testo si è scelto di non fissare un numero, perché la variabilità locale è il dato meglio documentato [8] [17].
  • Metro: una parte delle fonti indica il tempo pari (2/4) come regola, un’altra il 6/8, un’altra ancora la sovrapposizione di metri nella stessa quadriglia. Si sono indicati 2/4 e 6/8 come metri prevalenti, segnalando gli inserti di valzer, mazurca e polca.
  • Strumenti: la piva emiliana compare in una sola fonte, riferita all’Appennino parmense e piacentino e alle versioni a corteo; l’organico meglio documentato resta quello di organetto diatonico, violino e fisarmonica [8] [16] [17].
  • Formazione: il quadrato di quattro coppie è la forma di riferimento, ma per alcune aree (Appennino modenese, parmense e reggiano) le fonti descrivono soprattutto forme a corteo o a file di numero variabile. Le due letture non sono incompatibili e sono state registrate entrambe.
  • Denominazioni a fonte unica: Quadriglia di Montese, di Prignano, del Frignano, Quadriglia tosco-emiliana, “Quadriglia dei sette balli” della provincia di Modena; il volume di Maurizio Giani sulla Quadriglia di Montese; il Progetto Tradizione Emilia-Romagna della FITP (1988-1995) con il censimento di oltre duecento varianti; il documentario L’Appennino che suona di Bruno Grulli e la “Quadriglia di Sillano”; la spedizione Lomax-Carpitella del 1954-55 come fonte diretta per l’area emiliana [23]. Sono notizie di una sola ricerca, non confermate da altre fonti: vanno verificate su archivi, biblioteche e contatti diretti prima della pubblicazione.
  • Rapporti con la quadrille di sala: quanto la quadriglia emiliana derivi dal “ribasso” del ballo di salotto e quanto sia autonoma rielaborazione contadina resta questione aperta [17].
  • Questioni di classificazione: la Giga di San Pellegrino, la Mulnesa, la Sciotis, il Monecò, la Bersagliera e la Galoppa sono classificate come quadriglie da alcuni informatori e con il proprio nome da altri; il Trescone di Sassoleone è trescone per Italo Ghini e quadriglia per Diana Ravaglia [8]. Si è scelto di registrare entrambe le letture (v. Note etnocoreologiche).
  • Nessuna fonte documenta miti di origine per la quadriglia: l’origine colta e la successiva popolarizzazione sono ben ricostruite, e non c’è traccia di leggende eziologiche paragonabili a quelle di altri balli.
  • Verifica dei collegamenti: sono stati verificati e mantenuti il video de La Violina a Quinzano (2012) [1], la quadriglia comandata di Riccardo Ortolani [3], l’esecuzione dell’Italian Folk Ensemble [4], I balli antichi montanari dell’Appennino bolognese [5], l’episodio Tratturi 16 della FITP [6] e il DVD 001b della nostra collezione [2]. Restano da verificare nel merito il PDF LUNGI [14], che risponde 404 al momento della verifica ma è conservato come riferimento bibliografico, la pagina di recensione Mustrad sulla serie Ethnica e l’archivio Lomax [23].
  • Rilievo terminologico: nell’uso emiliano “quadriglia” indica tanto la danza di derivazione francese quanto, in alcune valli, l’intero genere dei balli figurati comandati; la scheda tiene distinte le due accezioni, perché è proprio questa ambiguità a rendere difficile il censimento delle varianti.

Fonti principali: Wikipedia, voci Quadriglia, Danze delle valli del Santerno e Sillaro e Balli staccati [7] [8] [9]; Enciclopedia Italiana Treccani [10]; Gaspare Ungarelli, 1894 [15]; Stefano Cammelli, 1983 [16]; Placida Staro [17] [18]; Gualtiero Gori e Pino Gala, serie Ethnica [19]; Roberto Leydi [20]; Gianfranco D’Aronco [21]; Giuseppe Michele Gala [22]; archivio del Gruppo Emiliano [11]; Suonabanda [12]; Musica Popolare Italiana [13]; LUNGI [14].

Questa danza compare in 5 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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