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La Vitadora (o Vitadoro) è uno dei gesti più intensi del repertorio dei balli staccati dell’Appennino bolognese. Dove quasi tutto si danza “staccati”", senza toccarsi, ecco che nella Vitadora le persone chiamate al centro si cingono in un abbraccio stretto e, almeno a Riola di Vergato, si lasciano persino cadere a terra rotolando insieme.
È un gesto breve, quasi impacciato e proprio per questo anche ilare: memoria di veglie invernali, di Carnevali e di feste comunitarie, dove il contatto e il corteggiamento si mostravano in pubblico secondo codici condivisi.
L’abbiamo ricevuta attraverso il lavoro sul campo di Stefano Cammelli e Placida Staro, la memoria dei suonatori della Valle del Savena e del violinista Melchiade Benni: non una danza di spettacolo, ma una piccola messa in scena di relazione, terra e fertilità.
Scheda sintetica#
- Nome proprio #
- La Vitadora (forma oggi prevalente nella letteratura etnocoreologica) e Vitadoro (forma legata alla monferrina). In dialetto bolognese montanaro anche Vidåura, Bal dal Vitadåur. Le due forme non sono semplici varianti ortografiche: “Vitadora” indica l’inserto rituale e pantomimico del manfrone (documentato in area di Riola di Vergato), “Vitadoro” la sezione lenta della monferrina (“Monferrina e Vitadoro”, repertorio legato al violinista Melchiade Benni).
- Altri nomi e varianti #
- Vitadoro, Vidora; Monferrina e Vitadoro, Monferrina con Vitadoro, Manfrina del Vitadoro, Manfrone con la Vitadora.
- Nel repertorio veneziano si parla di “manfrone con e senza vitadora”.
- Il ballo rientra nel sistema dei bâl stàcc / bâl antìg (balli staccati o saltati).
- Attenzione: la denominazione “Vitadora/Vitadoro” è usata in altre regioni per danze diverse (Lazio, Basilicata, Sardegna, Italia meridionale): sono omonimie, non la danza emiliana.
- Traduzione e significato #
Etimologia non documentata; nessuna ipotesi è dimostrata. Circolano, tra i cultori, letture diverse:
- da “vita d’oro” (vezzeggiativo e augurio), accostamento popolare;
- da “vite” come pianta (Vitis vinifera), per il legame tra l’avvitamento dei corpi e i tralci;
- dal verbo dialettale “avidèr” (avvitare, attorcigliare), per il movimento di abbraccio e rotolamento;
- da “vitare” (schivare) o da un nome proprio (Vito/Vittorio).
Vanno intese come ipotesi di lavoro. Nel linguaggio dei balli staccati il nome designa tanto la sezione musicale quanto la figura coreutica.
- Area geografica e provenienza #
- Appennino bolognese (Emilia-Romagna), nelle cinque valli dei balli staccati: Savena, Setta, Idice, Sambro e Reno.
- Epicentro attuale e luogo di continuità della pratica: Riola di Vergato (alta valle del Reno). Altre località: Loiano, Monghidoro, Monzuno, Castel San Pietro Terme, Pianoro.
- Danza italiana autoctona; in Italia è rara e circoscritta, praticata in contesti di ricerca, laboratori e stage specialistici sui balli staccati; poco o nulla diffusa nei circuiti balfolk generalisti.
- Epoca e anno di riferimento #
- Di tradizione orale, anteriore al liscio: parte del bâl antìg. Nessuna data di origine documentata.
- Prima attestazione scritta del ballo bolognese: Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese (1894).
- Ricerca sul campo: Stefano Cammelli (dal 1972), Placida Staro (dal 1978), Associazione “E bene venga maggio” (Monghidoro, 1982).
- Documentazione sonora e discografica: Che non venisse mai giorno! dei Suonatori della Valle del Savena (1995) e Le vie del violino (2002).
- Veglie invernali nelle stalle e nelle case (végia), Carnevale, “festa della Vecchia”, matrimoni, fidanzamenti, feste di piazza.
- Funzione rituale di inversione e licenza carnevalesca, propiziatoria di fertilità della coppia e della terra, e di rafforzamento dei vincoli comunitari.
- L’abbraccio e il rotolamento a terra sono l’unico momento di contatto fisico prolungato in un repertorio altrimenti “staccato”: gesto di augurio e di trasgressione controllata.
- Nella “Monferrina con Vitadoro” la sezione funge da momento di corteggiamento: il cavaliere abbraccia la dama e le rivolge brevi frasi in dialetto.
- Storia e origine #
La Vitadora appartiene allo strato più antico del repertorio appenninico: i balli staccati, che precedono e in parte convivono con il liscio montanaro. Non esiste un mito d’origine (come quello terapeutico della tarantola): è creazione di tradizione orale legata ai riti agrari invernali.
Strutturalmente è un manfrone, cioè un ballo processionale a coppie chiuse in cerchio, con un episodio pantomimico centrale.
Il rotolamento a terra, attestato a Riola di Vergato, richiama gesti arcaici analoghi allo Scuciòl, il ballo del Funerale della Saracca (tradizione di Oliveto, BO): un segno di morte-rinascita agraria. La lettura del “Vitadoro” come sezione lenta della monferrina è invece documentata dalla tradizione di Melchiade Benni; Roberto Leydi, presentando le sue registrazioni, notò nel rallentamento una qualità “quasi di corte” e una somiglianza con la musica colta del Cinquecento e Seicento: osservazione stilistica, non prova di discendenza diretta.
- Note etnocoreologiche #
- Tipologia: ballo rituale con inserto pantomimico, classificato tra i “balli rituali con inserti pantomimici” insieme a Ballo dei Gobbi, Galletta, Galletto, Barabén / Bal dal Mort.
- Struttura di base: manfrone (manfràn / marcione), ballo a coppia chiusa, collettivo e processionale in cerchio, composto di spasso e balletto (in alcune località spasso, balletto e braccia); tradizionalmente non seguito da tresca quando le coppie sono molte.
- Specificità: l’inserto centrale. Una o due coppie vengono chiamate al centro dal capo-ballo; i due si fronteggiano, si abbracciano strettamente busto contro busto, flettono le ginocchia e si lasciano cadere rotolando su un fianco (uno o due giri a terra avvinghiati), poi risalgono con aiuto reciproco.
- In un sistema coreutico fondato su passi saltati e staccati dal suolo, la caduta controllata è un elemento di liminalità e di rovesciamento; il gesto è volutamente impacciato e ilare, per stemperare la carica erotica.
- Il “Vitadoro” della monferrina è invece una sezione rallentata e relazionale, dal carattere più raccolto.
- Divulgatori e gruppi di riferimento #
- Ricerca: Placida Staro (principale riferimento scientifico), Stefano Cammelli, Roberto Leydi; Associazione Culturale “E bene venga maggio” di Monghidoro (1982) e CRDCM.
- Interpreti e testimoni: il violinista Melchiade Benni (1902-1992) e il figlio Franco Benni (testimonianze sulla funzione sociale); documentazione audiovisiva di Giorgio Polmoni e Marco Ruggeri.
- Gruppi: I Suonatori della Valle del Savena (Bruno Zanella, Gabriele Roda e altri), I Suonatori d’l’Aqua Fredda, La Compagnia del Maggio; ballerini e suonatori di Riola di Vergato e Castel San Pietro Terme; Canterini e Danzerini Romagnoli di Imola.
- Divulgazione: laboratori e stage di balli tradizionali emiliani e festival di danze popolari.
- Formazione e tipologia #
- Formazione: cerchio di coppie chiuse in corteo (progressione in senso antiorario), con inserto pantomimico. a coppia singola (o due).
- Nelle veglie superstiti le coppie si succedono una dopo l’altra; nelle feste più ampie tutte le coppie eseguono il manfrone simultaneamente.
- Tipologia: ballo collettivo processionale e rituale (manfrone) con episodio pantomimico centrale; nella versione “Vitadoro”, sezione interna della monferrina.
- Struttura della danza #
- Entrata in cerchio in formazione di manfrone, con passo di spasso processionale.
- Sequenza di balletto sul posto e figura delle braccia.
- Chiamata della coppia (o delle due coppie) al centro da parte del capo-ballo.
- Inserto della Vitadora: fronteggiamento, abbraccio stretto, flessione delle ginocchia e caduta rotolando su un fianco, con uno o due giri a terra sempre avvinghiati.
- Risalita con aiuto reciproco e ripresa del cerchio; ripetizione per le altre coppie. Variante “Vitadoro” (sezione della monferrina, da Loiano / tradizione Benni): l’uomo si accosta tre volte, alternativamente, alla spalla destra e sinistra della donna; seguono due giri saltati in coppia e lo scambio delle coppie, poi la sequenza si ripete.
- Metro e struttura musicale #
- Metro prevalente 2/4 o 6/8, come per le manfrine dell’Appennino; la monferrina è in 6/8.
- Aria di manfrone con struttura binaria A/B (8+8 battute), ripetuta ad libitum per consentire la successione delle coppie.
- Nella sezione “Vitadoro” il tempo rallenta (carattere quasi “di corte”); in alcune registrazioni si apre con battute in tempo libero/rubato per l’abbraccio.
- Tonalità maggiore, andamento moderato-vivace, adatto al salto ma anche al momento sospeso della pantomima. Esistono varianti cantate, con strofe di canto a ballo.
- Strumenti e stile musicale #
- Organico storico: violino (strumento guida), violone (viulòn), chitarra bolognese, clarinetto in Do, flauto traverso.
- Dalla metà del XX secolo: fisarmonica cromatica, basso tuba, batteria, chitarra; l’organetto diatonico era escluso per inadeguatezza armonica al linguaggio.
- Stile: suono “ad orecchio”, ornamentazione violinistica serrata, ritmo marcato e staccato, apprendimento per trasmissione orale diretta.
- Nella documentazione di Melchiade Benni l’organico è violino e chitarra.
- Autori e compositori #
- Di tradizione orale: autore e compositore non documentati. Melchiade Benni non è l’autore della danza, ma un esecutore e informatore di riferimento attraverso cui una specifica versione è stata documentata. Rielaborazioni colte contemporanee: Vitadoro I e Vitadoro II di Francesco Tasini (album Carmina Nova - La tradizione nel contemporaneo, Tactus, 2011).
- Aneddoti e curiosità #
- Franco Benni ha ricordato che durante il Vitadoro il cavaliere poteva abbracciare la dama e rivolgerle qualche frase in dialetto: un contesto in cui il contatto e il corteggiamento erano espressi pubblicamente, ma secondo codici condivisi.
- L’espressione italiana “fare la manfrina” (mettere in scena una finta discussione per ottenere qualcosa) deriva proprio dal nome di questa famiglia di danze.
- A Riola di Vergato la Vitadora è ancora eseguita a Carnevale e nelle feste locali; è l’unico luogo dove il rotolamento a terra è mantenuto integralmente.
- Melchiade Benni era particolarmente affezionato a questo brano: la “Monferrina con Vitadoro” è ricordata come una delle sue esecuzioni predilette, con un’apertura melodica che colpiva gli studiosi.
- Presenza nei media e nella cultura di massa #
- Assente dai circuiti commerciali, televisivi e balfolk nazionali: danzata quasi esclusivamente nel paese d’origine e nei contesti di ricerca e didattica.
- Discografia: Che non venisse mai giorno! (Suonatori della Valle del Savena, 1995/2019), Le vie del violino (2002), La tradizione dei balli montanari: Melchiade Benni (Albatros, 1990); documentazioni video di Giorgio Polmoni e Marco Ruggeri (Ruggeri, Documenti di danza in Valle del Savena).
- Citata nella voce “Balli staccati” di Wikipedia e nei repertori didattici; riproposta in stage specialistici curati da “E bene venga maggio”.
- Difficoltà e adattamenti #
- Difficoltà medio-alta per l’inserto rituale: richiede affiatamento, controllo della caduta, abbigliamento adatto e superficie non scivolosa (aia, prato, terra battuta). Non adatta a pavimenti da balera.
- Negli stage fuori contesto si tende a eliminare il rotolamento a terra e a mantenere solo l’abbraccio con giro su perno (avvitamento in piedi), per ragioni di sicurezza; la didattica di Placida Staro insiste sul mantenimento del contatto e dell’intenzionalità rituale, non sulla stilizzazione.
- La principale difficoltà didattica è distinguere la documentazione storica dalle ricostruzioni contemporanee: ogni semplificazione va dichiarata come adattamento e non presentata come forma tradizionale unica.
- Note di ricerca e fonti #
Fonte primaria e inquadramento: repertorio dei balli staccati dell’Appennino bolognese, documentato da Placida Staro e dall’Associazione “E bene venga maggio” (Monghidoro, 1982), con la ricerca sul campo di Stefano Cammelli (dal 1972) e le registrazioni di Melchiade Benni (violino) raccolte da Roberto Leydi. La traccia storica risale a Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese (1894). Discrepanze riscontrate tra le ricerche:
- “Vitadora” e “Vitadoro”. Non sono automaticamente sinonimi: la prima è l’inserto rituale del manfrone (Riola di Vergato); il secondo la sezione lenta della monferrina (Benni). Le due accezioni restano distinte.
- Metro. Oscilla tra 2/4 e 6/8 (manfrone appenninico), con la sezione Vitadoro in rallentamento / ad libitum; non è documentato un metro autonomo per la sola Vitadora rituale.
- Etimologia. Nessuna delle ipotesi (vita d’oro; vite-pianta; avvitare/avidèr; schivare; victor/victoria) è suffragata da fonti filologiche.
- Rotolamento a terra. Attestato con certezza a Riola di Vergato e a Oliveto, in memoria orale altrove; da non generalizzare a tutte le varianti.
Coreografia#
Note d’archivio#
Riferimenti e link#
- [1]Vitadora - I Suonatori della Valle del SavenaEsecuzione di riferimento del ballo pantomimico Vitadora dal disco ‘Che non venisse mai giorno! Balli antichi dell’Appennino bolognese’ (1995).
- [2]Manfrina e Vitadoro - I Suonatori della Valle del SavenaVersione ‘Manfrina e Vitadoro’ dal disco ‘Concerto a Bologna’ (Nota, 2002): manfrone con inserto rituale pantomimico.
- [3]Monferrina e Vitadoro - Melchiade Benni e Bruno ZanellaTraccia collegata alla documentazione sul violino e sulla danza raccolta in memoria di Melchiade Benni.
- [4]Vitadora (Ballo pantomimico) - I Suonatori della Valle del SavenaVersione audio del brano inciso dai Suonatori della Valle del Savena.
- [5]Lo Scuciòl - Il tipico ballo del Funerale della Saracca (esecuzione affine per abbraccio e rotolamento a terra)Esecuzione video di riferimento per la pantomima di abbraccio e rotolamento a terra, analoga a quella conservata a Riola di Vergato.
- [6]Manfrina e Vitadoro - I Suonatori della Valle del Savena (Spotify)Manfrone - ballo rituale pantomimico, dall’album ‘Emilia Romagna: Concerto a Bologna’.
- [7]Monferrina e Vitadoro - Melchiade Benni (Spotify)Registrazione di riferimento di Melchiade Benni, dalla raccolta Geos - Atlante di musiche di tradizione orale in Italia.
- [8]Balli staccati - WikipediaScheda repertoriale con la definizione dei balli staccati e la citazione della Vitadora come manfrone rituale con rotolamento.
- [9]Monferrina - WikipediaInquadramento della famiglia manfrina/manfrone, da cui deriva strutturalmente la Vitadora, e diffusione nord-italiana.
- [10]Esecuzione coreutico-musicale: #vitadoro# - ICCD (Loiano, BO)Scheda catalografica con descrizione della danza (cerchi concentrici, sequenza di movimenti, violino e chitarra) documentata a Loiano.
- [11]Melchiade Benni - La tradizione dei balli montanari (Discogs)Registrazione storica di Melchiade Benni (violino) e Bruno Zanella (chitarra), con la traccia ‘Monferrina E Vitadoro’.
- [12]Suonatori della Valle del Savena - Che non venisse mai giorno (BlogFoolk)Scheda critica con la storia della ricerca (Ungarelli, Cammelli, Staro) e la classificazione della Vitadora tra i balli pantomimici.
- [13]Associazione culturale “E bene venga maggio” - Placida StaroCentro di ricerca, salvaguardia e trasmissione dei balli staccati dell’Appennino bolognese dal 1982.
- [14]Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese, Roma, Tipografia del Senato, 1894Fonte storica fondamentale per i balli popolari bolognesi, con tavole musicali.
- [15]Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa. Musiche, balli e suonatori tradizionali della montagna bolognese, Bologna, Edizioni Alfa, 1983 (Monferrina con Vitadoro, pp. 124-125, Tav. 13; trascrizioni nn. 36 e 59)Raccolta etnomusicologica di riferimento; contiene Un repertorio di ballo saltato di Placida Staro.
- [16]Placida Staro, Al di là delle parole. La danza antica dell’Appennino bolognese, Udine, Nota, 2007 (libro + 2 CD)Studio monografico con documentazione audio sulle danze antiche dell’Appennino bolognese.
- [17]Placida Staro (a cura di), Le vie del violino. Scritti sul violino e la danza in memoria di Melchiade Benni (1902-1992), Udine, Nota, 2002 (libro + 2 CD)Pubblicazione dedicata alla figura di Melchiade Benni e al repertorio dei balli montanari dell’Appennino bolognese.
- [18]Roberto Leydi (a cura di), La tradizione dei balli montanari: Melchiade Benni (Appennino bolognese), Albatros, 1990Registrazione storica con la traccia ‘Monferrina E Vitadoro’.
- [19]I Suonatori della Valle del Savena, Che non venisse mai giorno! Balli antichi dell’Appennino bolognese, Associazione “E bene venga maggio” / Nota, 1995 (rist. 2019)Disco di riferimento che include la Vitadora tra i balli pantomimici del repertorio appenninico bolognese.
- [20]Catalogo delle trasmissioni di Roberto Leydi per la RSIContiene la testimonianza su Melchiade Benni e la descrizione della sezione Vitadoro nella Monferrina.






