↓ Salta al contenuto principale
  1. Danze /
  2. Le Maitre De La Maison

Le Maitre De La Maison

Video
#

Esecuzione registrata nel DVD 005a
Cliccando Play accetti l’avvio del player YouTube No-Cookie

Le Maître de la Maison — «Il padrone di casa» — è un branle cantato dell’Est della Francia, entrato nel repertorio internazionale con una voce che chiede, strofa dopo strofa: «Mais où est donc le maître de la maison?». La risposta è una galleria di ritratti domestici poco esemplari: il padrone che dimentica l’aratro, la padrona che cucina senza uova né farina, il figlio, la figlia, la serva. Una satira contadina che si balla ridendo.

La danza è una catena aperta o un cerchio, mani in V o presa per il mignolo, passi doppi e semplici che fanno avanzare verso sinistra, poi un giro individuale. La semplicità è la sua forza: non ci sono passi diversi per uomini e donne, e il canto tiene insieme il gruppo.

Le fonti la collocano tra Lorena e Alsazia; l’abbiamo ricevuta anche attraverso le raccolte internazionali e i video dei gruppi lorenesi. In Italia circolano soprattutto le versioni affini in an dro e rondeau, mentre il branle alsaziano-lorenese resta una rarità. Lo balliamo con la curiosità di chi sa che una canzone può viaggiare più lontano dei passi.

Scheda sintetica
#

Nome proprio #
Le Maître de la Maison (grafie Le Maitre de Maison, Le Maître de Maison) è il titolo di un branle cantato e della canzone che lo accompagna. In francese la locuzione significa «il padrone di casa»; non è un termine tecnico coreutico. La forma cantata circola anche come Bonsoir Maître de Maison / Bonsoir le maître de la maison, ma con questo titolo esistono anche un an dro bretone e un rondeau guascone: sono tradizioni coreiche diverse sullo stesso materiale narrativo.
Altri nomi e varianti #
  • Branle du maître de maison, Branle coupé de Lorraine, Branle coupé de Lorraine – Le Maître de Maison: denominazioni coreutiche francesi.
  • Bonsoir Maître de Maison, Bonsoir le maître de la maison: forma cantata; attenzione, è anche il titolo di un an dro bretone e di un rondeau guascone.
  • Le Maitre de Maison (simple) e Le Maitre de la Maison (fancy): versioni didattiche internazionali.
  • Hive Dance (Bransle du maître de la maison): titolo usato dal gruppo Tabernis.
  • Branle del padrone di casa, Il padrone di casa: uso italiano informale.
  • Omonimie da non confondere: maître de maison nel linguaggio alberghiero; Maitre de la Maison di Musica Calamus (Jens Ewald, 2010), composizione medieval-fantasy non tradizionale; Bonsoir le maître de la maison come canto di questua; l’an dro bretone omonimo.
Traduzione e significato #
«Il padrone di casa» o «il maestro della casa». Maître indica il capofamiglia; il titolo riprende l’incipit del canto. Il testo è uno Spottlied, una canzone di scherno: elenca i membri della famiglia e ne mette in ridicolo l’assenza o le occupazioni. In Bretagna e in Guascogna lo stesso materiale narrativo è stato riassorbito in altre forme coreiche (an dro, rondeau): il titolo non identifica da solo una sola danza.
Area geografica e provenienza #

Lorena, nell’Est della Francia, è l’attribuzione prevalente delle fonti francesi (tradi-danses, Accrofolk, Wikipedia DE, gruppo Les Neugeottes de Malzéville); Alsazia è l’attribuzione delle note americane della Folk Dance Federation of California, basate sulla raccolta di Marilyn Wathen (1982). L’area culturale è quella lorenese-alsaziana, di confine franco-tedesco; la danza è entrata nei repertori internazionali di danza folk e nei circuiti balfolk europei.

Mappa della Lorena, in Francia, con la regione tra Metz, Nancy e Épinal

Italia. Nessuna tradizione autoctona. Il branle alsaziano-lorenese è raro; circolano di più le versioni affini in an dro (Bretagna) e rondeau (Guascogna), che condividono parte del materiale musicale e narrativo. La presenza italiana del branle è occasionale, legata a stage e gruppi di danze francesi.

Epoca e anno di riferimento #
  • La famiglia dei branles è attestata dal XV-XVI secolo ed è descritta da Thoinot Arbeau nell’Orchésographie (1589).
  • La specifica danza non ha una data di nascita documentata; la sua storia è ricostruibile solo a partire dalle raccolte del Novecento.
  • 1982: Marilyn Wathen raccoglie la versione alsaziana; 1986 la presenta allo Statewide Institute di Santa Rosa; 1987 all’University of the Pacific Folk Dance Camp.
  • 1988: note della Folk Dance Federation of California in Let’s Dance.
  • 2000: arrangiamento di Marc Lemonnier per Reveeveille; 2016: trascrizione di Claire Goujon per Folkadanse.
  • La diffusione nei balfolk europei e nei campi medievali è recente e non documenta l’origine della danza.
Occasione e funzione sociale #
  • Chant à danser comunitario per veglie, feste di villaggio e bals folk; il testo a botta e risposta ne fa una danza di coesione e di satira sociale.
  • Oggi è usato come Mitmach-Tanz, danza partecipata: non ci sono passi diversi per uomini e donne, quindi è adatta a gruppi grandi e principianti.
  • In Italia circola in qualche festa e laboratorio come danza di apertura o riscaldamento, ma non è un repertorio stabile dei balfolk.
  • Non è documentata un’occasione rituale o calendariale specifica.
Storia e origine #
  • La danza appartiene alla famiglia dei branles coupés: danze collettive in cerchio o catena, con passi doppi e semplici alternati a figure di «rottura».
  • Il testo della canzone circola in più raccolte francesi, con varianti che confermano una diffusione pan-occitana, bretone e guascone; il riferimento al «marchand de mort subite» è forse un’allusione al vino di Bordeaux.
  • La coreografia cambia con la regione: branle in Alsazia e Lorena, an dro in Bretagna, rondeau in Guascogna. Il testo viaggia più facilmente dei passi, e ogni area lo ricontestualizza nel proprio genere.
  • La raccolta Wathen del 1982 è il primo documento etnocoreologico formale sulla versione alsaziana; le fonti francesi la classificano come branle coupé de Lorraine.
  • Non esiste un trattato cinquecentesco o seicentesco che menzioni esplicitamente questa danza: le ipotesi su origini più antiche restano congetture.
Note etnocoreologiche #
  • Danza-canto: il movimento è legato alla forma strofica del canto a risposta, con ritornelli nonsense (lantirelire, lan-dire dire lan-di-ra) che scandiscono gli appoggi.
  • Formazione: cerchio aperto o catena, capofila all’estremità sinistra, mani in V; alcune descrizioni prevedono cerchio chiuso e presa per il mignolo.
  • Progressione verso sinistra: i passi a sinistra sono più ampi di quelli a destra, così la catena avanza in senso orario.
  • Nessuna differenziazione di genere: uomini e donne eseguono gli stessi passi; il giro individuale è l’unico momento solistico.
  • Varianti: simple e fancy nella tradizione didattica; branle coupé de Lorraine nella tradizione francese; branle alsaziano nella versione Wathen.
  • La danza appartiene a una famiglia europea di branles cantati e satirici, non a una tradizione cortese o di coppia.
Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Marilyn Wathen: raccoglitrice sul campo in Alsazia (1982) e prima divulgatrice didattica negli Stati Uniti.
  • Folk Dance Federation of California (note 1988) e Andrew Carnie (Folk Dance Musings, 2014).
  • Fonti francesi: tradi-danses, Accrofolk / Fromages et Desserts Folk, Vitrifolk (Michel Landry), Ambaltrad, gruppo Les Neugeottes de Malzéville, La Poupée du Loup.
  • Repertori musicali: Ensemble Tournevire, Sonerien Du, Les Compagnons du Gras Jambon, Canard Folk, OrluDiato.
  • Scena medievale tedesca: Vermaledeyt, Frank und Frei / Eulenspiel, L’Archanteur, Tabernis (Hive Dance).
  • Italia: non risultano gruppi o insegnanti stabili dedicati a questa danza; il repertorio affine in an dro e rondeau è invece diffuso nei balfolk.
Formazione e tipologia #
  • Formazione: cerchio aperto o catena, con il capofila all’estremità sinistra e le mani congiunte in V; in alcune versioni cerchio chiuso e presa per il mignolo.
  • Tipologia: branle coupé cantato, sottotipo branle à danser chanté.
  • Non è una danza di coppia, né una quadriglia, né un an dro: queste ultime sono tradizioni coreiche distinte costruite sullo stesso materiale narrativo.
  • In Italia viene proposta come catena aperta con presa a V, talvolta a cerchio chiuso per chiudere la serata.
Struttura della danza #

Struttura bipartita AABB con ripetizioni, ballata fino alla fine della musica. Introduzione di due misure senza azione.

  • Parte A (due volte): DL - DR - DL - DR - SL - SR - SL - SR - DrL. Dove DL = double a sinistra, DR = double a destra, SL/SR = simple a sinistra/destra, DrL = rotazione di sei passi sulla spalla sinistra.
  • Parte B (due volte): DL - DR - DL - DR - SL - SR.
  • Descrizione francese semplificata: due passi a sinistra, due piccoli a destra, due a sinistra, due a destra; sul posto quattro balancés (sinistra-destra-sinistra-destra); giro sulla spalla sinistra.
  • Notazione americana (1988): passo sinistro a sinistra, destro accanto, sinistro a sinistra, chiudi; ripeti dal lato opposto; slancio della gamba in avanti; giro completo in senso antiorario su tre passi (sinistro-destro-sinistro).
  • Il canto è strofico: ogni strofa viene cantata due volte (bis). Le versioni simple e fancy semplificano o arricchiscono la sequenza.
Metro e struttura musicale #
  • Metro 2/4, indicato dalle fonti didattiche e dalla notazione californiana.
  • Tempo moderato, adatto all’oscillazione della catena e al canto; le versioni da bal possono essere più vivaci.
  • Struttura musicale di 8 + 8 battute, spesso con anacrusi per sincronizzare catena e cantori.
  • Tonalità variabile: Re minore in alcune versioni moderne (con formula Lam Mim Lam), maggiore in altre trascrizioni; non è un dato normativo.
  • Il canto è strofico: ogni strofa viene cantata due volte; il ritornello nonsense segna gli appoggi.
Strumenti e stile musicale #
  • Originariamente a cappella, cantato dai danzatori stessi.
  • Nelle esecuzioni attuali: organetto diatonico, violino, ghironda, cornamuse (Hümmelchen, Gemshorn), chitarra, percussioni.
  • Stile sillabico, ironico, moderato; il canto deve restare intelligibile perché il testo è parte della danza.
  • Le versioni medievali aggiungono flauti, percussioni e strumenti da rievocazione.
Autori e compositori #
  • Di tradizione orale: nessun autore o compositore documentato per melodia e testo.
  • Arrangiamento moderno citato: Marc Lemonnier (Reveeveille, dicembre 2000).
  • Trascrizione francese: Claire Goujon per Folkadanse (2016).
  • Le versioni di Sonerien Du (1978, 1994) e dei Compagnons du Gras Jambon sono interpretazioni, non composizioni originali.
Aneddoti e curiosità #
  • Il testo è una galleria di ritratti antieroici: il padrone scende in strada e dimentica l’aratro; la padrona cucina senza uova né farina e nasconde il gruzzolo; il figlio suona il piffero e gracida come un rospo; la figlia a messa riceve carezze da «un reggimento» di amanti; la serva imburra tutta la stanza rincorrendo il gatto.
  • Il «marchand de mort subite» del finale è forse un’allusione al vino di Bordeaux: un mercante di morte improvvisa, immagine ironica della sbornia.
  • In area tedesca il brano è chiamato scherzosamente il pezzo di session più inflazionato, e proprio per questo quasi «cultura generale».
  • La somiglianza con Bonsoir le maître de la maison ha creato confusioni: è un canto di questua, non necessariamente la stessa danza.
  • La traccia Maitre de la Maison di Musica Calamus (Jens Ewald, 2010) è una composizione medieval-fantasy, non una fonte tradizionale.
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Video del gruppo lorenese Les Neugeottes de Malzéville (Nancy, 2013), con canto e danza.
  • Video didattico della versione simple al Surrey International Folk Dancing Retreat (2019).
  • Esecuzioni medievali e folk: Mittelalterliche Tänze, Vermaledeyt, Musica Calamus, Ensemble Tournevire.
  • Presenza in repertori e session book: Balfolk Burghausen, Tabernis (Hive Dance), tutorial L’Archanteur.
  • In Italia: la canzone circola attraverso ToFolk, mentre le versioni coreiche affini (an dro, rondeau) sono documentate da Balli Folk.
  • Nessuna presenza nel cinema o nella televisione generalista.
Difficoltà e adattamenti #
  • Difficoltà facile / introduttiva: passi semplici, ripetitivi, senza differenze di genere.
  • L’unico momento che richiede attenzione è il giro individuale; la presa a V o per il mignolo chiede morbidezza per non strattonare i vicini.
  • Adatta a grandi gruppi intergenerazionali, laboratori scolastici e animazione medievale.
  • Adattamenti: catena che si snoda tra il pubblico, mani in V bassa, oscillazione dolce, cerchio chiuso per chiudere la serata.
  • In Italia è spesso usata come primo branle della serata, ma la sua presenza resta occasionale.
Note di ricerca e fonti #

La scheda incrocia le risposte disponibili e privilegia le fonti documentarie convergenti: le note della Folk Dance Federation of California, la scheda di Andrew Carnie, le fonti francesi (tradi-danses, Accrofolk, Vitrifolk, Ambaltrad) e le registrazioni dei gruppi lorenesi.

Fonti principali. Folk Dance Federation of California, note del 1988 [6][7]; Andrew Carnie, Folk Dance Musings [8]; tradi-danses [9]; Accrofolk / Fromages et Desserts Folk [10]; Wikipedia DE, Branle Coupé [11]; Vitrifolk [12]; Ambaltrad [13]; spartito Reveeveille [14]; trascrizione Folkadanse [15]; Balfolk Burghausen [16]; Canard Folk [17]; OrluDiato [18]; Sonerien Du [19]; ToFolk [20]; L’ours dansant [21]; Singular Productions [22]; Balli Folk per an dro e rondeau [24][25].

Video e registrazioni. Les Neugeottes de Malzéville [1]; Ensemble Tournevire [2]; versione simple al Surrey retreat [3]; Mittelalterliche Tänze [4]; Musica Calamus [5]; Vermaledeyt [23].

Discrepanze e cautele.

  • Geografia. Le fonti francesi collocano la danza in Lorena (branle coupé de Lorraine); le note americane della Folk Dance Federation, basate sulla raccolta di Marilyn Wathen, la indicano come alsaziana. L’area culturale è contigua e la danza appartiene al patrimonio condiviso dell’Est della Francia: nel corpo seguiamo l’attribuzione lorenese, segnalando quella alsaziana [6][9][10].
  • Coreografie parallele. Esistono almeno due presentazioni: la versione americana di Wathen (passi laterali, slancio della gamba, giro) e la versione francese da bal (due branles doubles, deux branles simples, tour). Le sequenze coincidono nel nucleo, non nei dettagli [6][9][10].
  • Metro e tonalità. Il 2/4 è il dato prevalente. La tonalità varia: Re minore in alcune versioni moderne, maggiore in altre trascrizioni; non va attribuita alla fonte tradizionale [14][15].
  • Titolo e omonimie. Lo stesso materiale narrativo è alla base del branle, dell’an dro bretone e del rondeau guascone. La pagina riguarda il branle: le altre forme sono tradizioni coreiche distinte, non varianti della stessa danza [19][24][25].
  • Italia. Due risposte la descrivono come molto diffusa nei balfolk italiani; le fonti più prudenti la indicano come rara o non documentata, con una presenza occasionale in stage e laboratori. Seguiamo la seconda lettura; la circolazione italiana riguarda soprattutto le versioni affini in an dro e rondeau [20][24][25].
  • Data. Il 1982 è l’anno della raccolta di Wathen, non dell’origine della danza. Non esiste una datazione certa; le ipotesi su origini medievali o rinascimentali restano congetture [6][8].
  • Dettagli non confermati. L’origine in Centro-Francia, Valle della Loira e Provenza, il metro 2/4 o 4/4 a 110-120 BPM, la diffusione stabile in Italia e l’aneddoto del padrone minacciato di «svegliare le galline» provengono da una sola risposta e non trovano riscontro nelle altre fonti: non sono stati ripresi.
  • Musica Calamus. La traccia Maitre de la Maison di Jens Ewald (2010) è una composizione medieval-fantasy, non un’attestazione tradizionale: va esclusa dalle fonti della danza.

Aree grigie. L’origine esatta della danza, il rapporto tra la versione lorenese e quella alsaziana, l’estensione della circolazione italiana e il titolo completo del canto restano da documentare. La scheda è aperta a contributi di insegnanti, danzatori e musicisti (programmi, appunti, registrazioni).

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
#


Note d’archivio
#

nessuna

Riferimenti e link#

Articoli correlati