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Quando il fiddle attacca e la voce di Mel McDaniel invita a buttare le scarpe sul pavimento, la pista si riempie in un istante. Louisiana Saturday Night è anzitutto una canzone country del 1981, scritta da Bob McDill; la line dance che porta lo stesso nome è una creatura successiva, nata nei circuiti del ballo country e poi entrata nei corsi, nei festival e nei repertori folk internazionali.
La portiamo nelle nostre serate come una festa semplice: file parallele, nessun partner, una sequenza che si ripete e un ritornello che tutti riconoscono. Ma raccontarla con onestà significa dire anche ciò che non è: non è una danza tradizionale cajun o creole della Louisiana, e non esiste una coreografia «originale» unica. Le versioni documentate sono molteplici - da quella folk attribuita a Joyce Hartsfield (1981, una parete) alle schede commerciali di Kathy Chang e Sue Hsu, Guylaine Bourdages, Noel Bradey, Karen Fishback - e ognuna ha la sua storia.
In Italia la incontriamo nei circuiti country line dance e western, non nei balfolk: è un ballo contemporaneo, solare e accessibile, che continua a far ballare insieme principianti e veterani.
Scheda sintetica#
- Nome proprio #
- Louisiana Saturday Night è anzitutto una canzone country; nel circuito della line dance il titolo del brano passa alla coreografia, secondo l’uso delle step sheet. Non esiste però una sola danza con questo nome: ogni versione va identificata con il proprio coreografo.
- Altri nomi e varianti #
- Louisiana Saturday Night - Kathy Chang e Sue Hsu (USA), agosto 2007: 32 tempi, 4 pareti, principianti. È la scheda più diffusa e verificabile.
- Louisiana Saturday Night - Guylaine Bourdages (Canada), novembre 2009: 32 tempi, 2 pareti, debuttanti, sulla versione di John Permenter.
- Louisiana Saturday Night - Noel Bradey (Australia): 32 tempi, 4 pareti, improver.
- Louisiana Saturday Night - Karen Fishback (USA), 2004: 64 tempi, 4 pareti, principianti.
- Louisiana Saturday Night - Guillaume Rouffelaers, 2009: 32 tempi, 4 pareti, con tag dopo il terzo e il quinto muro.
- Louisiana Saturday Night - Jean-Luc Vielvoye: 64 tempi, 4 pareti.
- Louisiana Saturday Night - Kitty Russell (USA, 2018): 16 tempi, 2 pareti, absolute beginner.
- Altre versioni circolanti: Maria Nix (32 tempi, 4 pareti), Audrey von Bieberstein (32 tempi), Paige Nieland per ISU LineDance (2015), Sylvie Carnoy.
- Versione folk - attribuita a Joyce Hartsfield (1981), una parete, diffusa nei campi internazionali da Glenn Bannerman (1983) e Yves Moreau (1984).
- Danze collegate ma distinte: Louisiana Kick di Bill Bader (64 tempi, upper beginner), Louisiana Get-Down di Helaine Norman (2023, 32 tempi, 4 pareti, absolute beginner), Get Down the Fiddle, Nostalgic Saturday Night, Louisiana Hop.
- Omonimia da non confondere: Louisiana Saturday Night di Tom T. Hall, incisa da Jimmy C. Newman nel 1967: è un altro brano, senza coreografia codificata.
- Traduzione e significato #
- «Sabato sera in Louisiana». Il titolo evoca il rito del fine settimana rurale del Sud: i parenti che arrivano al chiaro di luna, il fiddle, le scarpe buttate sul pavimento, il ballo in cucina fino all’alba. Il testo è un ritratto narrativo e umoristico, non una descrizione etnografica: la sua vivezza non dimostra che tutte le famiglie della Louisiana festeggiassero così, né che la danza sia antica.
- Area geografica e provenienza #
La canzone nasce nel mercato country statunitense e porta la Louisiana nell’immaginario: le paludi, i cortili di campagna, Baton Rouge e Lafayette, l’area cajun e creole. McDill scrive però un brano country mainstream, non una registrazione tradizionale cajun o zydeco.
La coreografia appartiene ai circuiti country & western nordamericani - Stati Uniti, Canada, Australia - e da lì raggiunge l’Europa, il Giappone e i festival folk internazionali. Nessuna fonte documenta una nascita nelle comunità cajun o creole della Louisiana: il titolo è un riferimento culturale, non una prova di origine etnica.

In Italia vive nel circuito country line dance, nelle scuole e nei festival western; è invece assente o rarissima nei balfolk, orientati alle danze europee di tradizione orale.
- Epoca e anno di riferimento #
- 1977 - Don Williams incide per primo Louisiana Saturday Night nell’album Country Boy.
- maggio 1980 - Mel McDaniel registra il brano per l’album I’m Countryfied; marzo 1981 esce come terzo singolo per Capitol Nashville (lato B My Ship’s Comin’ In), raggiungendo il n. 7 della classifica country di Billboard e il n. 21 in Canada. Durata: 2:23.
- 1981 - la versione folk a una parete è attribuita a Joyce Hartsfield; entra nei campi internazionali nel 1983 (Glenn Bannerman, University of the Pacific) e nel 1984 (Yves Moreau, Maine Folk Dance Camp).
- 1987 - Dolly Parton e Doug Kershaw la rilanciano in televisione al Dolly Show.
- 2004-2023 - fioritura delle coreografie commerciali: Fishback (2004), Chang e Hsu (2007), Bourdages e Rouffelaers (2009), video ISU LineDance (2015), Russell (2018), Norman (2023).
- 2018 - sequenza di line dance nella sesta stagione di The Americans.
Le date delle schede indicano la pubblicazione, non la prima esecuzione: una data certa della «prima» coreografia non è documentata.
- Festa di comunità: honky-tonk, country bar, matrimoni, festival western, raduni e corsi. La funzione è ricreativa e inclusiva: si balla senza partner né invito, condividendo la stessa sequenza.
- Rituale sportivo in Louisiana: il brano suona prima di ogni partita casalinga dei LSU Tigers (Tiger Stadium, Baton Rouge) e dei Louisiana Ragin’ Cajuns (Our Lady of Lourdes Stadium, Lafayette), per la convinzione che porti fortuna nelle gare del sabato sera. Spesso è seguito da Callin’ Baton Rouge di Garth Brooks.
- Italia: serate country, stage di line dance e festival western (Voghera Country Festival, Sardinia Country Fest, Carnago Country Fest, fringe del Summer Jamboree), oltre ai corsi di associazioni e scuole FIDS.
- Fuori dal calendario rituale: non è legata a una ricorrenza tradizionale; è ballo sociale contemporaneo, pensato per il divertimento del fine settimana.
- Storia e origine #
La vicenda va tenuta su due binari, perché la canzone e la danza hanno storie diverse.
- La canzone (1977-1981): Bob McDill scrive un ritratto ironico e affettuoso del sabato sera rurale; Don Williams lo incide nel 1977, Mel McDaniel lo trasforma in successo country nel 1981. Il testo mescola fiddle, parenti, cortile, cane e ballo in cucina: un immaginario meridionale che il pubblico riconosce subito.
- Il contesto della line dance: tra fine anni Settanta e primi Ottanta nasce la prima generazione di coreografie country in linea (Tush Push, 1978; Texas Freeze, 1980). Il boom di Urban Cowboy e, più tardi, di Achy Breaky Heart (1992) porta il genere al grande pubblico; le step sheet e i video accelerano la standardizzazione.
- La versione folk: le fonti di danza folk attribuiscono a Joyce Hartsfield una coreografia del 1981 a una parete, insegnata nei campi internazionali da Glenn Bannerman (1983) e Yves Moreau (1984) e ancora documentata nel 2013 al Pasadena Earth & Arts Festival.
- Le versioni commerciali: dagli anni Duemila molti coreografi firmano schede indipendenti sullo stesso brano. Il titolo funziona come un contenitore: Chang e Hsu, Bourdages, Bradey, Fishback e altri propongono sequenze diverse, senza una versione «originale» universalmente accettata.
- Il mito da sfatare: l’idea di una danza tradizionale cajun o creole della Louisiana non ha riscontro documentario. La somiglianza del titolo con un luogo e una cultura non è prova di origine etnica.
La catena di trasmissione è quindi quella di insegnanti, coreografi, schede e video, non quella di una tradizione di villaggio.
- Note etnocoreologiche #
- Tre livelli distinti: il paesaggio culturale evocato dal testo, la composizione country e le coreografie codificate. Confonderli è l’errore più frequente.
- Forma: file parallele, stessa direzione, nessun contatto; ciascuno è solista dentro il gruppo, ma l’effetto percepito è corale. La sequenza si ripete e si trasmette tramite corsi, schede e video.
- Lessico tecnico: grapevine (o vine), hitch, scuff, stomp, kick, shuffle, coaster step, pivot, jazz box, toe strut, rocking chair, heel digs, rolling vine.
- Parentele: affinità morfologica con le contra dance e le longways progressive anglo-americane, rielaborate con il lessico country. Non è documentato un legame con bourrée, mazurca o zydeco.
- Geometria: la versione Hartsfield a una parete è una scelta didattica di prima generazione, senza rotazioni; le versioni commerciali a quattro pareti introducono cambi di orientamento, tag e restart, aumentando la complessità spaziale.
- Divulgatori e gruppi di riferimento #
- Coreografi e insegnanti: Joyce Hartsfield; Kathy Chang e Sue Hsu; Guylaine Bourdages; Noel Bradey; Karen Fishback; Guillaume Rouffelaers; Jean-Luc Vielvoye; Kitty Russell; Bill Bader; Helaine Norman; Maria Nix; Audrey von Bieberstein.
- Didattica e video: Paige Nieland con ISU LineDance (2015); il canale Dancinjim11 (2017) per la versione Chang/Hsu; l’Ohio 4-H Teen Leadership Council per i contesti educativi.
- Circuito folk internazionale: Pasadena Folk Dance Coop, Glenn Bannerman, Yves Moreau e Andrew Carnie (Folk Dance Musings).
- Italia: associazioni e scuole di country line dance, tra cui Country Village (Granarolo) e West Umbria (Perugia); Irene Ottello firma Night of Louisiana (2016) sulla versione di Robert Mizzell.
- Nota: non esistono divulgatori etnocoreologici istituzionali di questa danza; la trasmissione è affidata a insegnanti, coreografi e piattaforme di schede.
- Formazione e tipologia #
- Line dance: partecipanti disposti in una o più file parallele, tutti orientati nella stessa direzione, senza partner e senza contatto.
- Tipologia: country line dance ricreativa di prima generazione, con livello prevalente principianti o absolute beginner.
- Pareti: una parete nella versione folk di Hartsfield; due pareti in Bourdages e Russell; quattro pareti in Chang/Hsu, Bradey e Fishback.
- Costante e variabile: la formazione resta la stessa; cambiano geometria, conteggi e difficoltà secondo la coreografia scelta.
- Struttura della danza #
Prendiamo come riferimento la versione di Chang e Hsu (32 tempi, 4 pareti), la più diffusa e verificabile:
- Grapevine doppio (8 tempi): grapevine a destra con hitch del ginocchio sinistro; grapevine a sinistra con quarto di giro a sinistra e hitch.
- Avanti e indietro (8): tre passi avanti e calcio con battito di mani; tre passi indietro e tocco accanto al piede con battito.
- Rolling vine (8): giro completo a destra con quarti e mezzo giro, tocco e applauso; lo stesso a sinistra.
- Toe strut e jazz box (8): due toe strut avanti, poi jazz box; si riparte dalla parete successiva.
Altre versioni cambiano il disegno:
- Hartsfield (1 parete): frasi da 8 tempi con grapevine e scuff/stomp, calci alternati, camminata indietro, hitch e touch; nessun bridge o restart.
- Fishback (64 tempi, 4 pareti): vine, heel struts, passi rapidi indietro, pivot di mezzo giro e quarto di giro, coaster step.
- Bader, Louisiana Kick (64 tempi): weave di otto passi a destra e a sinistra, calci verso gli angoli, sequenza avanti-insieme-avanti.
- Bourdages (32 tempi, 2 pareti): heel-hook-heel-hitch, coaster step, passi avanti con applausi e quarti di giro.
- Metro e struttura musicale #
- Metro: 4/4, andamento vivace da two-step/honky-tonk.
- Tempo: circa 174 BPM nella maggior parte delle schede; le rilevazioni variano tra 164 e 185 BPM secondo l’incisione e la versione ballata.
- Frasi: struttura strofa-ritornello con frasi regolari di 8 tempi, che guidano i cambi di passo e di parete.
- Attacco: alcune versioni partono dopo l’introduzione (16 tempi dopo il «Well» nella versione di Robert Mizzell); Bader indica l’ingresso sul rullante.
- Durata: 2:23 nell’incisione di Mel McDaniel del 1981. I 32 tempi descrivono la sequenza, non la durata del brano.
- Strumenti e stile musicale #
- Organico: fiddle, banjo, chitarra acustica ed elettrica, pedal steel guitar, basso, batteria, pianoforte da bar.
- Stile: country degli anni Ottanta con venature bluegrass e cajun; produzione mainstream, armonie vocali e voce colloquiale di Mel McDaniel, con intercalari e risate.
- Attenzione: non è una registrazione tradizionale cajun o zydeco; è country con «sapore» di bayou.
- Cover: le versioni di Don Williams e Robert Mizzell, usate spesso per ballare, hanno un suono più moderno e il fiddle in primo piano.
- Autori e compositori #
- Brano: testo e musica di Bob McDill (Robert Lee McDill, Beaumont, Texas, 1944), autore di 31 numeri uno country e introdotto nella Country Music Hall of Fame nel 2023. Produzione di Larry Rogers per Capitol Nashville.
- Interpreti: prima incisione di Don Williams (1977); versione di riferimento di Mel McDaniel (1980-1981). Il brano è stato inciso anche dai Nitty Gritty Dirt Band e da Robert Mizzell.
- Coreografie: autori distinti dal brano; le firme principali sono Hartsfield, Chang e Hsu, Bourdages, Bradey, Fishback, Bader e Norman.
- Omonimia: il Louisiana Saturday Night di Tom T. Hall, inciso da Jimmy C. Newman nel 1967, è un’altra canzone.
- Aneddoti e curiosità #
- Il testo: «Get down the fiddle and get down the bow / kick off your shoes and throw ’em on the floor / dance in the kitchen till the mornin’ light». Compaiono anche il cortile con il tronco, il fucile a una canna, il cane con un occhio solo, i parenti al chiaro di luna, i fratelli Bill e Jack con birra e un opossum in un sacco, quindici bambini sotto la luce del portico.
- Un verso diventato indicazione coreografica: «Kick off your shoes…» è usato in molte scuole come cue per il calcio e il battito di mani.
- Attribuzioni errate: il brano è spesso assegnato ad Alabama o ai Nitty Gritty Dirt Band; una versione video intitolata «Alabama Louisiana Saturday Night» circola ancora oggi e alimenta l’equivoco.
- L’omonimo del 1967: il brano di Tom T. Hall inciso da Jimmy C. Newman non ha nulla a che vedere con quello di McDill.
- TV e sport: Dolly Parton e Doug Kershaw nel 1987; l’uso pre-partita alla LSU e a Lafayette, dove il brano segue spesso Callin’ Baton Rouge; la sigla di Music Machine su WHN (New York) e di The Outdoorsman Show su WWL (New Orleans).
- Cultura pop: la citazione slurred in Duck Dynasty e la scena di line dance nella sesta stagione di The Americans (2018).
- Presenza nei media e nella cultura di massa #
- Radio e discografia: classico delle radio country, presente in raccolte e compilation di line dance.
- Video e tutorial: il video ISU LineDance (2015) è il riferimento didattico più citato; Dancinjim11 (2017) documenta la versione Chang/Hsu; numerosi tutorial circolano su YouTube e TikTok.
- Sport e televisione: l’uso pre-partita alla LSU e a Lafayette, la sigla di Music Machine, la citazione in Duck Dynasty e la scena di The Americans.
- Distinzione necessaria: la notorietà del brano non prova l’antichità della danza; la coreografia vive nei tutorial, nei festival e nelle serate country, non in una tradizione etnografica.
- Difficoltà e adattamenti #
- Livelli: da absolute beginner (Kitty Russell, 16 tempi) a principianti (Chang/Hsu, Bourdages, Fishback), fino a improver (Bradey) e upper beginner (Bader).
- Difficoltà iniziali: cambi di peso, grapevine, rolling vine con giri, sincronizzazione di tocchi e applausi, memoria dei tag e dei restart.
- Didattica: prima i passi senza musica, poi il conteggio a otto, infine il brano; per i gruppi misti si semplificano i giri, si sostituiscono gli hitch con touch e si mantiene l’orientamento condiviso.
- Adattamenti: riduzione dei giri, versioni a una parete per i principianti assoluti, scarpe comode e pavimento in legno.
- Nota: le semplificazioni sono scelte didattiche, non varianti storiche documentate.
- Diffusione in Italia #
- Balfolk: assente o rarissima. Il balfolk italiano privilegia danze europee di tradizione orale (mazurca, scottish, bourrée, chapelloise) e musiche acustiche dal vivo.
- Circuito country: è qui che la danza vive, tra associazioni western, scuole FIDS e di American dance, serate a tema e festival (Voghera Country Festival, Sardinia Country Fest, Carnago Country Fest, fringe del Summer Jamboree).
- Repertorio: viene insegnata soprattutto come pezzo per principianti e come memoria storica della line dance; nei circuiti contemporanei prevalgono coreografie UCWDC più recenti e balli di coppia country.
- Adattamenti locali: semplificazione dei conteggi, tag e restart per adattarsi alle diverse versioni musicali, sostituzione degli hitch con touch.
- Una firma italiana: Night of Louisiana di Irene Ottello (2016), sulla versione di Robert Mizzell, è una coreografia italiana sullo stesso brano, con titolo proprio.
- Conclusione: non è una danza tradizionale italiana né una pratica consolidata del balfolk; può comparire in feste ed eventi folk come intrattenimento.
- Note di ricerca e fonti #
Metodo. La ricostruzione separa la storia del brano da quella delle coreografie. Per il brano le fonti discografiche sono solide; per le coreografie disponiamo di step sheet, video e testimonianze di danza folk, non di studi etnocoreologici accademici specifici. Le opere di Betty Casey (International Folk Dancing U.S.A.) e di Phil Jamison (Hoedowns, Reels, and Frolics), citate dalla ricerca su libri, inquadrano la storia della country dance; per questa coreografia non offrono però una scheda verificabile.
Fonti verificate.
- Wikipedia (EN) per autore, incisioni, singolo, classifica, durata e usi culturali [9].
- CopperKnob per Chang e Hsu (32 tempi, 4 pareti, principianti, agosto 2007) [3], Bradey (32/4, improver) [4] e Fishback (64/4, principianti) [5].
- Scuff & Hitch per Bourdages (32 tempi, 2 pareti, debuttanti, novembre 2009) [6].
- Folk Dance Musings di Andrew Carnie e Folk Dance Federation of California per la versione folk attribuita a Hartsfield e la ripresa di Pasadena 2013 [7] [8].
- Country Music Hall of Fame per Bob McDill [10].
- ISU LineDance per la versione didattica del 2015 [1].
Discrepanze e correzioni.
- Prima incisione: 1977 (discografie) contro 1974 (una risposta). Vale il 1977, album Country Boy di Don Williams.
- Chang e Hsu: 4 pareti (CopperKnob, verificato) contro 2 pareti (una risposta). La scheda ufficiale indica 32 tempi, 4 pareti, principianti, agosto 2007, musica di Mel McDaniel.
- Tempo: circa 174 BPM nella maggior parte delle fonti, con oscillazioni tra 164 e 185 BPM secondo l’incisione; due risposte indicano 120-132 BPM, valore probabilmente dovuto a un conteggio dimezzato o a un altro arrangiamento.
- Coreografia «originale» del 1981: l’attribuzione a Joyce Hartsfield è documentata dalle fonti di danza folk, ma non esiste una scheda universalmente accettata né una conferma accademica; le versioni commerciali sono autonome.
- Origine cajun/creole: mito popolare, non documentato. Il brano è country mainstream con riferimenti alla Louisiana.
- Attribuzione ad Alabama o Nitty Gritty Dirt Band: errata.
- Omonimo del 1967: il brano di Tom T. Hall inciso da Jimmy C. Newman è estraneo alla storia di questa danza.
- Dettagli del testo: alcune sintesi aggiungono «Tetons», «bayou» o la vasca di zinco; la registrazione di McDaniel non li contiene. Il testo cantato parla di cortile, tronco, fucile, cane con un occhio solo, parenti al chiaro di luna, opossum in un sacco e ballo in cucina.
- Date delle schede: indicano la pubblicazione, non la prima esecuzione.
Aree grigie. La diffusione italiana è documentata da locali, festival e insegnanti, ma non esiste una mappatura sistematica; la presenza nei balfolk è coerentemente esclusa dalle fonti. Non sono state trovate fonti accademiche che leghino questa line dance a una tradizione coreutica storica della Louisiana.
Questa danza compare in 1 DVD:
Coreografia#
Note d’archivio#
- • Honky Tonk
Un honky-tonk è, oggi, soprattutto un bar o sala da ballo statunitense in cui si suona country music, spesso con musica dal vivo, bevande alcoliche e un pubblico operaio o rurale. Il termine indica però anche un genere musicale nato in quei locali.
Il locale#
Storicamente gli honky-tonks erano locali popolari e spesso malconci del Sud e del Sud-Ovest degli Stati Uniti — Texas, Oklahoma e stati vicini — luoghi dove si beveva, si ballava e si ascoltavano musicisti dal vivo.
Non erano locali eleganti: l’atmosfera era rustica, rumorosa e conviviala, fatta di legno consumato, luci basse, juke-box, birra versata senza troppe cerimonie e pianoforti spesso fuori accordo o con tasti rotti. Il termine compare già in un giornale di Fort Worth, Texas, nel 1889, ma la sua etimologia resta incerta e le spiegazioni sull’origine della parola sono ancora dibattute.
Nel cinema, l’honky-tonk è diventato un luogo archetipico della America rurale e ribelle: un microcosmo dove la musica tiene insieme la comunità, ma dove la tensione può esplodere in qualunque momento. È esattamente questo immaginario che Il duro del Road House (1989) trasforma in mito pop con il Double Deuce, il leggendario locale di Jasper, Missouri, esplicitamente descritto come un “rough-and-tumble honky-tonk”.
Patrick Swayze, nei panni del filosofo-buttafuori Dalton, vi arriva per riportare l’ordine in un bar dominato da risse, soprusi e clientela pericolosa; ma il vero cuore pulsante del film è la musica dal vivo della Jeff Healey Band, con il chitarrista canadese cieco Jeff Healey che trasforma il palco del Double Deuce in un tempio di blues-rock e Southern rock. Il locale non è dunque un honky-tonk country in senso stretto: è piuttosto una roadhouse d’azione, un dive bar ruvido e cinematografico, dove il suono della chitarra di Healey, la presenza carismatica di Swayze e le risse coreografate hanno creato uno dei locali immaginari più amati della storia del cinema.
Il genere musicale#
Per honky-tonk music si intende una corrente del country, molto ritmica e danzabile, che si affermò soprattutto negli anni Quaranta e Cinquanta. Usa tipicamente chitarra, fiddle, steel guitar, basso e batteria, con testi spesso dedicati a amore, solitudine, bar, lavoro e vita quotidiana.
Tra i nomi fondamentali del genere figurano Hank Williams, Ernest Tubb e Lefty Frizzell.
Il pianoforte honky-tonk#
Esiste anche l’honky-tonk piano: uno stile percussivo e vivace derivato dal ragtime, caratterizzato da un suono brillante, leggermente stonato o “jangly”, che richiama i vecchi pianoforti da saloon.
Perché è rilevante per la line dance#
Gli honky-tonk sono uno dei contesti sociali in cui la line dance country si è sviluppata e si pratica ancora: file di ballerini, musica country dal vivo o da juke-box, passi semplici e ballabili. Quindi, quando una coreografia come Louisiana Saturday Night viene definita “country”, il suo ambiente culturale di riferimento è proprio quello dell’honky-tonk più che quello di una danza folklorica tradizionale.
Riferimenti e link#
- [1]‘Louisiana Saturday Night’ Line Dance - ISU LineDanceVideo didattico del 2015: una versione per principianti della line dance, presentata da ISU LineDance e attribuita a Paige Nieland.
- [2]Louisiana Saturday Night - Mel McDaniel (audio)Il brano di Mel McDaniel (Capitol Nashville, 1981) su cui si balla la line dance.
- [3]Louisiana Saturday Night - Kathy Chang e Sue Hsu, CopperKnobScheda di riferimento: 32 tempi, 4 pareti, livello principianti, agosto 2007; documenta la sequenza dei passi.
- [4]Louisiana Saturday Night - Noel Bradey, CopperKnobVersione internazionale da 32 tempi, 4 pareti, livello improver.
- [5]Louisiana Saturday Night - Karen Fishback, CopperKnobVersione da 64 tempi, 4 pareti, livello principianti, sulla registrazione di Don Williams.
- [6]Louisiana Saturday Night - Guylaine Bourdages, Scuff & HitchScheda francese della coreografia di novembre 2009: 32 tempi, 2 pareti, debuttanti, sulla versione di John Permenter.
- [7]Louisiana Saturday Night (USA) - Andrew Carnie, Folk Dance MusingsNote sulla versione folk affine alla coreografia attribuita a Joyce Hartsfield (1981, una parete).
- [8]Louisiana Saturday Night (USA) - Folk Dance Federation of CaliforniaDocumentazione della danza eseguita al Pasadena Earth & Arts Festival 2013 dalla Pasadena Folk Dance Coop.
- [9]Louisiana Saturday Night - Wikipedia ENVoce sul brano: autore, incisioni, singolo del 1981, classifica, usi radiofonici, sportivi e televisivi.
- [10]Bob McDill - Country Music Hall of FameProfilo dell’autore del brano, introdotto nella Country Music Hall of Fame nel 2023.
- [11]Night of Louisiana - Irene Ottello (PDF)Scheda della coreografia italiana del 2016 sulla versione di Robert Mizzell, esempio della presenza del brano nei circuiti line dance italiani.






