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Mori Cupi

Video
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Mori Čupi Kosturčanki (Мори чупи костурчанки) - «Ehi, ragazze di Kostur» - è una danza femminile macedone in linea, eseguita su un canto in 7/8 che invita ad allargare il cerchio: «Raširete go oroto! Allargate l’oro, che vi si vedano le gonne».

Porta nel titolo il nome di Kostur, la città oggi greca di Kastoria, in Macedonia occidentale: una terra plurilingue da cui le comunità slave partirono dopo le guerre balcaniche e la guerra civile greca, portando con sé i canti come memoria di casa.

Nata come canto di oro, questa danza non è però una sopravvivenza di villaggio: è una coreografia di seconda generazione, ricostruita nel Novecento e trasmessa dai circuiti della danza folk internazionale - dalla raccolta di John Filcich in California alle versioni di Boris «Kete» Ilievski e di Atanas Kolarovski, ancora oggi insegnate nei campi e nei laboratori.

In Italia la incontriamo raramente: qualche workshop di danze balcaniche, non nei balfolk «classici». Chi l’ha ballata da noi è invitato a raccontarcelo: questa scheda cresce anche con le vostre memorie.

Scheda sintetica
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Nome proprio #

Mori Čupi Kosturčanki (Мори чупи костурчанки), nei repertori internazionali anche nella forma abbreviata Mori Čupi o Mori Cupi.

Il titolo unisce un vocativo e un gentilizio: mori («ehi», interiezione allocutiva), čupi («ragazze»), kosturčanki («di Kostur»). Non è il nome di una coreografia antica, ma quello di un canto e delle coreografie che vi sono state costruite sopra: motivo per cui la scheda va letta indicando sempre quale versione si sta descrivendo.

Altri nomi e varianti #
  • Traslitterazioni: Mori Cupi Kosturcanki, Mori Chupi Kosturchanki, Mori Čupi Kosturčanski, Mori Cupi.
  • Versioni coreografiche principali: versione a una parte di Boris «Kete» Ilievski (ripresa da Steve Kotansky ed Emily Nesbit) e versione a tre parti di Atanas Kolarovski.
  • Titoli collegati da non confondere:
    • Mori odajo šarena / Mori Odeno Šarena - il canto-matrice («O stanza dai molti colori»), da cui il titolo attuale è derivato;
    • Kostursko Oro (1ª generazione) - danza raccolta della stessa area di Kostur, con storia di trasmissione distinta;
    • Mori Shej (Ungheria/Roma) e Mori Cupi delle liste didattiche orientali - voci diverse.
  • Omonimie: in italiano «mori cupi» evoca suoni scuri o i Mori; Mori è anche un etnonimo. Nulla a che vedere con la danza, ma genera falsi risultati nelle ricerche.
Traduzione e significato #

«Ehi, ragazze di Kostur» (o «Oh, ragazze di Kostur, ragazze»). Mori è un’interiezione vocativa tipica del canto popolare macedone e balcanico; čupi = «ragazze, fanciulle»; kosturčanki = «originarie di Kostur».

Il testo è insieme festoso e galante: chiede di allargare il cerchio per ammirare i fustan (gli abiti) delle danzatrici, gioca sul vestito a pois (damkalija) e dichiara che proprio per quell’abito ci si innamora. Elemento prezioso: è uno dei casi in cui il testo comanda la gestualità, dato che l’allargamento del cerchio è richiesto dalla parola cantata.

Area geografica e provenienza #

La danza è legata alla regione di Kostur (in slavo-macedone) - l’odierna Kastoria, Grecia settentrionale, Macedonia Occidentale - area storicamente plurilingue (macedone, greca, aromena, rom) al confine tra Grecia, Albania e Macedonia del Nord.

Kastoria (Kostur), Macedonia Occidentale, Grecia
  • La canzone e la memoria cui appartiene rimandano alla cosiddetta Macedonia Egea.
  • La sua trasmissione novecentesca passa invece per i rifugiati di Kostur stabilitisi nella Macedonia jugoslava e per le associazioni culturali della diaspora (Kosturčanki), poi per i circuiti di International Folk Dance di Stati Uniti, Regno Unito, Europa continentale e Giappone.
  • La classificazione «ex-Macedonia» usata nei repertori indica la Macedonia storica e geografica, non il solo Stato di Macedonia del Nord.
  • Italia: non autoctona; presenza sporadica, legata a workshop di danze balcaniche.
Epoca e anno di riferimento #
  • Canto-matrice: Mori odajo šarena è di tradizione orale, senza datazione puntuale (anteriore al Novecento).
  • Anni Cinquanta: in California John Filcich raccoglie una danza femminile da Mrs. Sveta Kosta, emigrata di Kastoria, che non ne ricordava nome né musica; la battezza Kostursko Oro.
  • Secondo dopoguerra (anni Cinquanta-Sessanta): i profughi di Kostur adottano Mori odajo šarena come inno e ne modificano l’incipit in Mori čupi kosturčanki.
  • Anni Settanta-Ottanta e oltre: nascono le coreografie di seconda generazione (Ilievski, Kolarovski) e si diffondono nei workshop (riscontri documentati nel 2002, 2004, 2010, 2017, 2023). Le date delle registrazioni e delle riprese video non coincidono con l’origine del repertorio: la danza non ha una data di nascita documentata.
Occasione e funzione sociale #

Il canto appartiene al mondo dell’oro sociale: feste di villaggio, sedjanki (i ritrovi serali dei giovani), matrimoni, occasioni in cui il cerchio si allarga per mostrare gli abiti festivi. Il testo conserva tracce di corteggiamento e di ostentazione del costume.

  • Termine tradizionale: danza femminile (le čupi del titolo), oggi eseguita anche in gruppi misti nei circuiti ricreativi.
  • Funzione attuale: identitaria per la comunità egea in Macedonia del Nord e nella diaspora; ricreativa e didattica nei gruppi di danza folk internazionale; di repertorio per ensemble folklorici e brass band.
  • Nota di rigore: la funzione originaria si ricava dai versi del canto e dal contesto dell’oro; non è documentata una specifica funzione rituale o nuziale della coreografia ricostruita.
Storia e origine #

La vicenda è ben ricostruita dalle fonti specialistiche e va raccontata per intero, perché spiega perché questa danza non ha una sola forma «autentica».

  1. La raccolta in California (anni Cinquanta): John Filcich apprende da Mrs. Sveta Kosta, immigrata macedone di Kastoria/Kostur, una danza femminile di cui la donna non ricordava né il nome né la musica. Filcich la pubblica come Kostursko Oro; secondo una delle ricostruzioni, la signora scelse come accompagnamento il brano Bisero Kerko di Elena Mukaetova.
  2. L’inno dei Kosturčanki: i profughi slavi dell’area di Kostur, stabilitisi nella Macedonia jugoslava, fondano l’associazione culturale Kosturčanki per custodire la cultura della terra perduta e adottano come inno il canto Mori odajo šarena («O stanza dai molti colori»), modificandone l’incipit in Mori čupi kosturčanki, con il verso-chiave Raširete go oroto! - «Allargate il cerchio!».
  3. Le coreografie di seconda generazione: su questa canzone nascono diverse coreografie «a formato fisso», legate a una registrazione specifica: la versione a una parte di Boris «Kete» Ilievski (ripresa da Steve Kotansky ed Emily Nesbit) e la versione a tre parti di Atanas Kolarovski. Una fonte aggiunge un dettaglio tecnico: il metro originario di Mori odajo šarena (indicato in 5/8) sarebbe stato convertito nel 7/8 lesnoto da membri dell’ensemble Tanec e del gruppo vocale Bapčorki di Skopje.

Conclusione etnocoreologica: Mori Čupi Kosturčanki è un caso di arranged folklore - repertorio ricostruito per l’insegnamento - e non una danza di villaggio ancora praticata nel luogo d’origine. La sua «tradizione» è la catena di mani che l’ha trasmessa: ricercatori, insegnanti, ensemble e comunità in diaspora.

Note etnocoreologiche #

Danza di catena aperta femminile (linea o cerchio aperto), oggi spesso mista nei contesti ricreativi.

  • Formazione: linea aperta (non cerchio chiuso), con capofila a un’estremità; nelle didattiche si segnalano anche semicerchio e, più raramente, cerchio.
  • Presa: posizione W (gomiti flessi, avambracci orizzontali, mani appoggiate sulle spalle dei vicini); in alcune versioni didattiche la presa si abbassa a V; alcune descrizioni tradizionali citano la presa per i polsi o le mani unite.
  • Direzione: avanzamento verso destra lungo la linea. Le fonti divergono sulla lettura geometrica (orario/antiorario): segnalato nelle Note di ricerca.
  • Stile: portamento eretto ma morbido, accento laterale, incroci e tocchi, «rimbalzo» controllato sulle ginocchia; nelle danze femminili macedoni il lavoro dei piedi e l’oscillazione della linea delle braccia sono parte dell’espressione.
  • Figura drammaturgica: l’allargamento del cerchio richiesto dal canto - gesto reale, non didascalia.
  • Inizio: l’introduzione è di norma cantata, prima dell’ingresso degli strumenti.
Divulgatori e gruppi di riferimento #

Ricercatori e raccoglitori

  • John Filcich (California, anni Cinquanta): raccolse la danza da Mrs. Sveta Kosta e la pubblicò come Kostursko Oro.
  • Bob Leibman: negli anni Settanta documenta filmando Mori odajo šarena, proponendola come possibile «originale».
  • Don Laackman / Andrew Carnie: la classificazione critica come danza di 2ª generazione e le note tecniche di riferimento.

Insegnanti e divulgatori delle versioni ricreative

  • Boris «Kete» Ilievski (versione a una parte); Steve Kotansky e Emily Nesbit (riprese e varianti di styling); Atanas Kolarovski (versione a tre parti; danzatore del Tanec, «l’uomo dalle gambe d’oro»); Fusae Carroll per la documentazione dei materiali di Kolarovski.
  • Circuiti: Stockton Folk Dance Camp, Oxford Balkansko Oro (2010), New Mexico Folk Dance Camp, club IFD di Stati Uniti, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi e Giappone (dove compare come モリ・チュピ).

Italia

  • Non risultano divulgatori italiani stabili. Il contesto più prossimo è il circuito di Roberto Bagnoli (Roma/Reggio Emilia), fondatore di FARE e del campo Balkanot, che propone regolarmente repertorio macedone; il nome Mori Cupi non compare però negli elenchi pubblici delle danze da lui insegnate. L’archivio di musicafolkdanza.it documenta il repertorio di Kolarovski per gli insegnanti IFD italiani.
  • La danza compare sporadicamente in stage di danze macedoni e balcaniche; chi ha programmi, appunti o video di esecuzioni italiane è invitato a contribuire.
Formazione e tipologia #

Formazione: linea aperta (non cerchio chiuso), oppure cerchio aperto; braccia in posizione W (gomiti sollevati, avambracci orizzontali, mani sulle spalle dei vicini), con varianti didattiche in V bassa. Progressione verso destra. Introduzione tipicamente cantata.

Tipologia: oro macedone in ritmo dispari, danza femminile di catena nella forma tradizionale - oggi danzata anche in linee miste - e, nei repertori contemporanei, coreografia di seconda generazione (a formato fisso, legata a una registrazione specifica). Non esiste una formazione di coppia o di quadriglia.

Struttura della danza #

Non esiste una struttura valida per tutte le versioni: indicare sempre quale si sta ballando. Le due versioni principali:

Versione a una parte - «Kete» (Boris Ilievski), ripresa da Kotansky e Nesbit: 6 misure che si ripetono ciclicamente (alcune sintesi indicano per errore 5), con S = tempo lento e Q = tempo veloce:

  • Mis. 1-3 (identiche): incrocio del piede sinistro sopra il destro (S), richiamo del destro accanto al sinistro ruotando i tacchi (Q), passo sul posto col destro (Q).
  • Mis. 4: tocco del sinistro in avanti (S), passo indietro sul sinistro (Q-Q).
  • Mis. 5: il destro disegna un cerchio e passa a destra (S), passo del sinistro in avanti (Q-Q).
  • Mis. 6: tocco del destro leggermente dietro il sinistro (S), passo in avanti sul destro (Q-Q).

Versione a tre parti - Atanas Kolarovski: tre sezioni distinte con figurazioni aggiuntive, con sezioni di marcia e di figure sul posto; il dettaglio è documentato nelle dispense dei suoi workshop e nei materiali di Fusae Carroll (alcune sintesi descrivono tre parti di 8 battute ciascuna).

In entrambe le versioni la danza si apre con il canto e prosegue finché dura la musica; l’allargamento del cerchio avviene sulla chiamata cantata.

Metro e struttura musicale #

7/8 nella scansione S-Q-Q (lento-veloce-veloce), cioè 3+2+2: il ritmo macedone per antonomasia, noto come lesnoto.

  • Forma: strofica, legata alle frasi del canto, con strofe e ritornello che si accordano alla frase coreutica; l’allargamento del cerchio coincide con il verso Raširete go oroto!.
  • Varianti di lettura: alcune trascrizioni indicano il metro come 3-4 invece di 3-2-2; una scheda per la versione musicale di Mori odajo šarena riporta 5/8 (metro del canto-matrice, poi passato al 7/8); una scheda ricreativa annota per la versione BAKLAVA un andamento binario in 2/4 con circa 160 bpm. Per una data esecuzione, il metro va verificato sulla registrazione.
  • Il canto è parte integrante della struttura: l’introduzione è vocale, prima degli strumenti.
Strumenti e stile musicale #

Stile vocale-strumentale egeo-macedone, con introduzione cantata e parte di danza più marcata.

  • Organico tradizionale: gaida (cornamusa), kaval (flauto di legno), zurla (oboe), tapan (grande tamburo a due pelli), tambura (liuto), fisarmonica, clarinetto; a questi si aggiungono il bendir e le percussioni a cornice nelle interpretazioni etno.
  • Voci: canto femminile solista e corale, con interiezioni tipiche del canto popolare macedone (mori, lele, djanum, djanam).
  • Versioni contemporanee: ensemble folklorici da palco, formazioni chalgia, brass band e gruppi ethno; sono documentate esecuzioni al Festival di Guča. Timbro brillante, ornamentazione vocale densa.
Autori e compositori #
  • Canzone (Mori odajo šarena / Mori čupi kosturčanki): tradizione orale macedone, nessun autore documentato per melodia e testo originari.
  • Adattamenti: il passaggio al metro di lesnoto e la fissazione dell’inno Kosturčanki sono attribuiti, secondo una ricostruzione, a membri dell’ensemble Tanec e del gruppo vocale Bapčorki di Skopje; un accompagnamento delle prime raccolte fu il brano Bisero Kerko di Elena Mukaetova.
  • Coreografie: la versione a una parte è associata a Boris «Kete» Ilievski; la versione a tre parti a Atanas Kolarovski. Sono coreografie d’autore su materiale tradizionale: attribuirle al singolo maestro è corretto, attribuirgli la «danza tradizionale» no.
Aneddoti e curiosità #
  • Il canto che comanda la danza: Raširete go oroto! - «Allargate il cerchio!» - è una didascalia cantata. Il testo guida la gestualità: la linea si dilata perché si vedano gli abiti delle danzatrici.
  • Un inno nato dalla perdita: dopo l’esodo delle comunità slave dalla regione di Kastoria, la canzone divenne un inno di memoria per i rifugiati kosturčanki in Macedonia jugoslava - una canzone, prima che una danza.
  • La danza senza nome: ai suoi esordi, negli anni Cinquanta in California, la danza raccolta da Mrs. Sveta Kosta non aveva né titolo né musica: fu John Filcich a darle il nome Kostursko Oro e a far scegliere all’informatrice un accompagnamento tra i dischi macedoni disponibili.
  • La gonna a pois: il testo scherza sul vestito maculato (damkalija) e dichiara che proprio per quell’abito ci si innamorerà - motivo galante diffuso in tutto il Balcani.
  • «Non ballano solo le ragazze, balla tutta una storia»: così un divulgatore macedone riassume il senso dell’allargamento del cerchio.
  • Omonimie pericolose in ricerca: in italiano «mori cupi» evoca suoni cupi o i Mori, e Mori è anche un etnonimo; da non confondere con Mori Shej (repertorio rom/ungherese) e con Kostursko Oro.
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Cinema: una versione strumentale orchestrale del brano è usata come tema ricorrente nel film Mothers (2010) di Milčo Mančevski.
  • Discografia: inciso da BAKLAVA (album omonimo, 2006), Ljubojna (anche in Brass Fantasy), Chalgia Sound System (2010), ensemble Kočo Racin; presente in antologie di musica folk macedone (Macedonian Folk Dances Vol. III, Folkraft Records) e in repertori etno contemporanei (Raspeani Valandovčani, 2025).
  • Festival: esecuzioni documentate al Festival di Guča e nelle rassegne folkloriche macedoni; video di workshop su YouTube (Emily Nisbet a Oxford 2010, Kolarovski allo Shala Folk Dance Club, 2023).
  • Circuito didattico internazionale: presenza costante nei repertori IFD di Stati Uniti, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi e Giappone.
  • Italia: nessuna presenza documentata nella cultura di massa.
Difficoltà e adattamenti #

Difficoltà media per danzatori non cresciuti sui metri asimmetrici balcanici. Il vero scoglio è la scansione del 7/8 in S-Q-Q (3+2+2): chi viene da metri binari o ternari regolari deve interiorizzarla prima di ballare.

  • Versione «Kete» (una parte, 6 misure): accessibile a danzatori di livello intermedio una volta appreso il conteggio; è la versione più spesso usata per l’insegnamento.
  • Versione Kolarovski (tre parti): richiede maggiore memoria coreutica, padronanza delle sezioni e cambi di figurazione.
  • Varianti di styling: ampiezza degli incroci e modo del «tocco indietro» della sesta misura differiscono tra le dispense di Kotansky e di Nesbit.

Adattamenti: nei workshop internazionali la danza è spesso insegnata in versione semplificata a una parte; il passaggio a linee miste è comune fuori dal contesto originario femminile; la presa può scendere dalla W alla V bassa per i neofiti. Non sono documentati adattamenti locali italiani.

Note di ricerca e fonti #

Tesi accolta. Mori Čupi Kosturčanki è una danza femminile di catena, in 7/8 (3+2+2), legata al canto omonimo e all’area di Kostur / Kastoria (Macedonia Egea, oggi Grecia), trasmessa dalla diaspora macedone e dai circuiti di danza folk internazionale. Sul piano etnocoreologico è classificata come danza di 2ª generazione («arranged folklore»): non una forma di villaggio ancora praticata nel luogo d’origine, ma un repertorio coreografico ricostruito su un canto tradizionale, con due versioni principali (una parte, 6 misure, di Boris «Kete» Ilievski; tre parti di Atanas Kolarovski). La ricostruzione storica - Filcich, Sveta Kosta, l’associazione Kosturčanki, il passaggio da Mori odajo šarena al nuovo incipit - è corroborata dalle schede di Folkdance Footnotes e Folk Dance Musings.

Discrepanze riscontrate tra le risposte.

  • Area di origine: una fonte libraria colloca la danza nella «regione di Bitola, Pelagonia» (Macedonia del Nord); tutte le altre fonti - e il gentilizio Kosturčanki nel titolo - indicano Kostur/Kastoria in Macedonia Egea, con diffusione successiva tramite la diaspora. La collocazione pelagoniese non è accolta.
  • Metro: 7/8 (S-Q-Q / 3-2-2) per la maggioranza; alcune risposte lo annotano come «3-4», una scheda riporta 5/8 per la versione musicale di Mori odajo šarena e una rileva per la versione BAKLAVA un 2/4 binario a circa 160 bpm. Non si può assegnare un unico metro a tutte le versioni: il dato va verificato sulla registrazione.
  • Genere: danza femminile per tutte le fonti; le fonti divergono solo sul grado di apertura alle linee miste nei contesti ricreativi (oggi comune).

Equivoci da sciogliere. Mori Čupi Kosturčanki non è Kostursko Oro (danza di 1ª generazione, con storia di trasmissione distinta), non è il canto-matrice Mori odajo šarena (né la versione Mori Odeno Šarena insegnata da Bob Leibman) e non ha nulla a che vedere con Mori Shej (repertorio rom/ungherese). Attenzione anche all’etichetta «ex-Macedonia» usata nelle fonti: indica la Macedonia storica e geografica, non il solo Stato di Macedonia del Nord.

Italia. Nessuna attestazione di un ciclo didattico italiano né di una presenza stabile nei gruppi e nelle rassegne: la danza va considerata rara o assente, al più presente in stage di danze balcaniche. Il contesto più vicino è il circuito di Roberto Bagnoli (FARE, campo Balkanot) e l’archivio musicafolkdanza.it per il repertorio di Kolarovski. La voce resta aperta a contributi di insegnanti e danzatori (programmi, appunti, registrazioni).

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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