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Pravo Horo

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Se c’è una danza che i bulgari portano nel corpo prima ancora che nei ricordi, è la Pravo horo (Право хоро), la «danza diritta»: una catena aperta che avanza verso destra, semplice nei passi e capace di tenere insieme un intero paese.

È il gesto che si forma nella piazza del villaggio, al matrimonio, alla festa patronale, la domenica pomeriggio, e che può durare ore finché i musicisti hanno fiato. Tre misure, un andare verso il centro e un tornare, ginocchia sempre leggermente flesse, il piede che scivola e batte: è proprio in questa essenzialità che sta la sua forza.

Per gli etnocoreologi è la taproot dance per eccellenza, la danza-radice da cui si diramano decine di varianti regionali.

In Italia la incontriamo nei circuiti di danza balcanica e nelle comunità bulgare, raramente nei balfolk «classici». Chi l’ha ballata da noi è invitato a raccontarcelo: questa scheda cresce anche con le vostre memorie.

Scheda sintetica
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Nome proprio #

Pravo horo (Право хоро), nella forma breve corrente Pravo. Il nome designa sia una categoria - la famiglia dei pravo, il cui scheletro coreico ricorre in decine di varianti - sia la singola danza che si balla comunemente con questo nome.

Proprio perché il termine è generico, per identificare una specifica esecuzione conviene sempre precisare la variante regionale e la melodia che la accompagna: l’horo prende spesso il nome dal brano che lo accompagna.

Altri nomi e varianti #
  • Varianti regionali (il nome aggiunge l’area): Pravo Trakijsko horo (Tracia, la più diffusa, a 6 misure), Pravo Šopsko horo (Šopluk), Pravo Severnjaško horo (Bulgaria settentrionale), Pravo Rodopsko horo (Rodopi), Pravo Čepelarsko horo, Pravo Plovdivsko horo (Plovdiv), Pravo Dunavsko horo, Maričensko Pravo horo, Gorno Oryahovsko, Gergyovsko Pravo horo (San Giorgio).
  • Altrove nei Balcani: Pravo oro (Macedonia del Nord), Zonaradiko (Grecia, Tracia occidentale e regione dell’Evros, dal greco zoni, «cintura»); in Turchia la famiglia affine dell’Halay.
  • Nella didattica internazionale: Slow Pravo (versione a 3 misure, più lenta, sul canto) e Pravo Trakijsko (versione a 6 misure, strumentale).
  • Classificazione: Taproot Dance T-6 nel sistema ripreso da Andrew Carnie - «danza-radice» a sei conteggi.
  • Omonimie: pravo è anche «diritto» in senso giuridico nelle lingue slave; Právo è un quotidiano ceco e Pravo una località dell’Ohio. Nessuna ha rapporto con la danza.
  • In Italia non esiste un nome proprio alternativo: si dice pravo horo.
Traduzione e significato #

«Danza diritta» o «danza semplice, schietta»: pravo = «dritto, pari, regolare, come si deve»; horo = «danza in cerchio/collettiva» (dal greco chorós).

Il nome non indica però una direzione geometrica, bensì un metro: è la «danza pari», in 2/4, in opposizione alle danze krivo («storte») dai metri dispari - răčenica (7/8), kopanica (11/8), pajduško (5/8). Attenzione all’omonimia giuridica: nulla a che vedere con il «diritto».

Area geografica e provenienza #

Bulgaria, documentata in tutte le regioni etnografiche: Trakija, Šopluk, Severnjaško, Dobrudža, Rodopi, Pirin, Strandža. Diffusa in tutto il continuum balcanico: Macedonia del Nord, Albania, Grecia settentrionale, Serbia orientale, Romania, Turchia europea.

È considerata la danza nazionale della Bulgaria e - per la sua diffusione - anche di Albania e Macedonia del Nord (vedi Note di ricerca).

Italia: non autoctona; la presenza è legata ai circuiti di danza balcanica e internazionale e alle comunità della diaspora bulgara.

Epoca e anno di riferimento #
  • Origine: non databile. Di tradizione orale; le datazioni «antiche» o «tracie» sono ricostruzioni non dimostrate.
  • Inizio XIX secolo: prime descrizioni di viaggiatori europei (il geologo francese Ami Boué) che osservano la horo di villaggio in cerchio aperto con presa alla cintura.
  • 1861-1889: prime raccolte scientifiche bulgare (fratelli Miladinov 1861, Vasil Čolakov 1872, Ivan Šišmanov 1889).
  • XX secolo: codificazione degli etnocoreologi bulgari e diffusione internazionale dal 1966 grazie alle raccolte sul campo di Yves Moreau (fino al 1986).
  • Oggi: danza vivente, praticata nelle piazze e nei matrimoni, e classificata nei repertori internazionali come living dance (L*).
Occasione e funzione sociale #

Danza comunitaria per eccellenza. Si balla a matrimoni (spesso è la prima horo ad aprire le danze), nelle feste patronali (sabor), la domenica nella piazza del villaggio, nelle feste di calendario ortodosso (San Giorgio / Gergyovden, San Trifone, San Dimitar), nei battesimi e nelle feste del raccolto.

  • Funzione: coesione, inclusione e identità. Chiunque può entrare nella catena e imparare per osservazione, guardando le spalle di chi sta davanti.
  • Durata: può protrarsi per ore senza interruzione, fino a diventare quasi ipnotica.
  • Ruolo del capofila: oltre che coreutico, è morale: trasmette l’umore alla fila.
  • In Italia: funziona da danza d’ingresso ai repertori balcanici e bulgari, per la sua accessibilità.
Storia e origine #

Credenza popolare. Le origini «tracie» o preistoriche sono una ricostruzione mitopoietica di stampo romantico, ricorrente nella divulgazione: va presentata come credenza identitaria, non come dato documentato. Lo stesso vale per la funzione apotropaica attribuita al cerchio aperto (che «ingannerebbe» gli spiriti maligni) e per il legame con rituali agrari e solari.

Ricostruzione storica.

  • Il pravo è una danza rustica di villaggio a tradizione orale, che rappresenta lo strato «pari» del sistema coreutico bulgaro accanto alle danze in metri dispari.
  • Attestata come pratica festiva almeno dall’Ottocento; osservatori americani di metà Novecento descrivono l’apertura domenicale in piazza, con orchestre (talvolta rom) che suonavano uno straight or pravo horo.
  • Nel Novecento gli ensemble statali (Filip Koutev, 1951; Trakia di Plovdiv, 1973; Pirin di Blagoevgrad) e l’Istituto per l’attività artistica amatoriale codificano migliaia di repertori locali, portandoli anche in scena.
  • Dagli anni Sessanta le raccolte di Yves Moreau e la rete dei camp internazionali ne fanno uno dei primi horo insegnati fuori dalla Bulgaria.
  • Nessun autore: non esiste un fondatore, né un’origine mitica specifica.
Note etnocoreologiche #

Appartiene alla famiglia delle danze in catena (chain dance / open circle): linea curva aperta, raramente cerchio chiuso, talvolta più linee concentriche, formazione mista.

  • Presa: due forme canoniche - le mani in V (braccia basse, palmo destro in avanti e sinistro indietro) oppure la na lesa (alla cintura, braccio sinistro sopra il destro), che crea una connessione fortissima del busto; la versione greca (Zonaradiko) privilegia la cintura.
  • Direzione: verso destra (senso antiorario), con il tipico andamento «in e out» verso il centro della curva.
  • Capofila (horovedec, vodeš, glava, čelo): all’estremità destra; può agitare un fazzoletto (kărpa / džampar) nella mano libera, come pure il danzatore in coda.
  • Stile: «pesante, terroso, scivolato». Ginocchia sempre leggermente flesse e in flessione a ogni passo, battuta marcata del piede, due primi passi in avanti con uno scivolamento caratteristico.
  • Ornamentazioni individuali ammesse: stamp (piccolo timbro), chug (scivolamento su due piedi), triplets (terzine), tropoli (rullata tallone-punta tipica di Tracia e Rodopi).
  • I danzatori più esperti si collocano alle estremità della catena (na dva tanca).
Divulgatori e gruppi di riferimento #

Bulgaria

  • Ensemble: Filip Kutev National Ensemble (Sofia, 1951), Ensemble Trakia (Plovdiv, 1973), Pirin (Blagoevgrad); orchestre della Radio Nazionale Bulgara.
  • Studiosi ed etnocoreologi: Stojan Djuǧev, Rajna Katsarova, Elena Stoin, Kiril Dzhenev, Margarita Dikova.

Internazionali

  • Yves Moreau (1948-2023): raccolte sul campo in Bulgaria dal 1966 al 1986; principale divulgatore del repertorio bulgaro in Occidente, ha insegnato anche in Italia. Accanto a lui Dick Oakes, Dick Crum, Dennis Boxell, Andrew Carnie, Laura Shannon, Jim Gold.
  • Istituzioni e camp: Society of Folk Dance Historians, Stockton Folk Dance Camp, Mendocino Folklore Camp, Pinewoods Camp; gruppo Dunav (Israele).

Italia

  • Ritmika Folk Lab (Milano, legato all’Associazione Bulgara per lo Scambio Culturale) e Scuola Bulgara di Milano, il cui gruppo di danza tradizionale si chiama significativamente «Horo».
  • Gruppi e corsi di danze balcaniche e popolari internazionali a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma, Padova; l’Archivio La Prilla; realtà come Laboratorio Folk Brescia.
  • Stage e didattica: Daniel Sandu (Pravo Horo Fun, Reggio Emilia 2020, per Terra di Danza) e il tutorial in italiano di Juancarlos Battilani.
  • Comunità bulgara in Italia (oltre 100.000 persone), che mantiene vivo l’horo nei matrimoni e nelle feste della comunità.
  • Non esiste una scuola italiana autonoma del pravo: la trasmissione resta seminariale e legata a insegnanti di formazione bulgara o a divulgatori come Moreau.
Formazione e tipologia #

Formazione: danza di catena/linea - catena aperta, linea curva o semicerchio, raramente cerchio chiuso (più frequente al nord) - in una o più file concentriche; disposizione mista, senza coppie fisse (sono documentate anche linee separate per genere, con stilizzazione differenziata).

Tipologia: horo bulgaro (oro in Macedonia, kolo in area serba) con progressione verso destra. Non è una danza di coppia né una quadriglia.

Struttura della danza #

La frase base dura 3 misure (6 conteggi) e segue il pattern veloce-veloce-lento-lento (quick-quick-slow-slow, 2+2+4+4 ottavi):

  • Misura 1 (Q-Q): passo del piede destro in avanti e leggermente in diagonale verso destra; passo del sinistro accanto al destro.
  • Misura 2 (S): passo del destro in avanti-diagonale, con pausa (hold) e leggero lift del sinistro.
  • Misura 3 (S): passo del sinistro in avanti-diagonale, con leggera rotazione del corpo verso il centro della curva.

Versione a 6 misure (Pravo Trakijsko horo, più veloce, su musica strumentale): alle tre misure di andata verso il centro se ne aggiungono tre speculari di ritorno verso l’esterno, per un totale di 12 conteggi - è la versione oggi più diffusa nei circuiti internazionali.

  • La struttura è iterativa: dura quanto la musica, senza fine prestabilita.
  • Le varianti regionali allungano la frase (fino a 10-12 misure) con andate, ritorni e sezioni sul posto.
  • Nessuna figura obbligatoria: le variazioni (o il semplice «ornamento») sono individuali o suggerite dal capofila.
Metro e struttura musicale #

Metro pari 2/4 (forma principale) oppure 6/8, quest’ultimo contato come due terzine 3+3.

  • Frase coreutica: 3 misure musicali, contate «quick, quick, slow, slow» - cioè 2+2+4+4 in 2/4, 1+1+2+2 in 6/8.
  • Nella prassi: spesso la parte cantata è notata in 2/4 e la parte strumentale, un po’ più veloce, in 6/8 (o in 2/4 con terzine).
  • Forma: strofica, con frasi di 8 o 16 misure e frequente accelerando nelle esecuzioni festive, soprattutto nella versione tracia.
  • Melodie: spesso in modalità eolica o frigia.
  • È il metro pari a distinguere il pravo dai krivo («storti») in 5/8, 7/8, 9/8, 11/8: è la ragione della sua straordinaria accessibilità.
Strumenti e stile musicale #

Organico tradizionale bulgaro:

  • gaida (cornamusa; nel Rodopi la grande kaba gajda), con cui tradizionalmente si aprono le horo dei matrimoni;
  • kaval (flauto diritto in legno a sei fori);
  • gadulka (strumento ad arco a tre corde suonato verticalmente);
  • tambura (liuto a manico lungo);
  • tapan (grande tamburo cilindrico a due pelli) e darbuka / dumbek (tamburo a calice). Una curiosità documentata: nella Bulgaria occidentale molti horo si ballano al solo suono del tapan.

Dall’Ottocento entrano violino e clarinetto; nel Novecento fisarmonica, tromba, sax e brass band. Frequenti le esecuzioni con canto antifonale (un gruppo intona, l’altro ripete). Lo stile ha ornamentazione densa, suono «aperto» e nasale, pulsazione fortemente marcata sul battuto che guida lo stile «terroso» dei danzatori.

Autori e compositori #

Di tradizione orale: nessun autore o compositore documentato per la danza. Le melodie sono anonime, tramandate tra i musicisti di villaggio, e solo in epoca recente trascritte e incise (dai repertori della Balkanton in poi).

  • Elaborazioni colte e semicolte: Diko Iliev (1898-1984), autore di celebri horo strumentali per banda (tra cui Dunavsko horo, costruito su una cellula di pravo); Filip Kutev (1903-1982), che ha trasformato il materiale folklorico in repertorio da palcoscenico.
  • Registrazioni di riferimento: Boris Karlov (fisarmonica), Ivo Papazov (clarinetto).
  • Attenzione: quando un brano ha un autore o un interprete identificabile, l’attribuzione vale per il singolo brano, non per la danza.
Aneddoti e curiosità #
  • «Se non conosci il pravo, non sei bulgaro»: è la danza minima condivisa, quella che - si dice - deve saper ballare chiunque, dal bambino al nonno.
  • Ai matrimoni la prima horo è aperta dagli sposi e dalle loro famiglie, ed è quasi sempre un Pravo: la semplicità permette anche ai non danzatori di unirsi. Il padrino o la madre dello sposo può sventolare la bandiera nuziale (oruglica) in cima alla catena.
  • Catene che non si spezzano: la danza può durare ore senza che i danzatori si lascino le mani, simbolo della catena infrangibile della comunità.
  • Quaranta varianti: Yves Moreau raccontava di aver trovato lo stesso scheletro di base del pravo in oltre quaranta varianti regionali, ciascuna con un nome diverso ma riconducibile alla stessa matrice.
  • Credenza dei Rodopi (notte di San Giorgio): il horo danzato in quella notte proteggerebbe il bestiame dalle malattie per l’anno a venire - credenza devozionale, non attestazione storica.
  • Il fazzoletto del capofila (kărpa) non è un ornamento scenico: serve a guidare e a sottolineare il fraseggio, ed è tenuto anche dal danzatore in coda.
  • Omonimie curiose: Pravo è anche il nome di un quotidiano ceco e di una località dell’Ohio.
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Bulgaria: presenza viva e continua nella Televisione Nazionale Bulgara (BNT) e nella discografia Balkanton; grandi horo collettivi nelle piazze e presso i monumenti, con copertura giornalistica e gare tra gruppi; film bulgari a tema folklorico e nuziale; esibizioni degli ensemble statali (Trakia, Filip Kutev, Pirin).
  • Cinema internazionale: danze della famiglia pravo compaiono in produzioni ambientate nei Balcani.
  • Didattica e web: innumerevoli tutorial e video su YouTube - tra cui il tutorial CCFolk (2023), il tutorial in italiano di Juancarlos Battilani e lo stage Pravo Horo Fun con Daniel Sandu (Reggio Emilia, 2020); video di comunità come Dunav Folk Dancers, Kolo Balkan e la celebrazione di Kardjali.
  • Italia: nessuna presenza di rilievo nei media di massa; la circolazione passa dai canali dei gruppi e delle comunità.
Difficoltà e adattamenti #
  • Base: facile. Tre passi e due pause, in una catena dove si imita chi sta davanti: è tra le danze più accessibili del repertorio balcanico e la prima che si insegna ai bambini in Bulgaria.
  • Stile: medio. Rendere la qualità «pesante e terrosa», lo scivolamento del piede destro e la flessione continua richiede tempo e un insegnante che conosca lo stile regionale.
  • Versione a 6 misure (Pravo Trakijsko): media. Richiede resistenza fisica, pulizia del lift e capacità di reggere l’accelerando.
  • Le varianti regionali più articolate chiedono familiarità con incroci e cambi di peso: non esiste un livello unico applicabile a tutto il repertorio.

Adattamenti nella didattica (e in Italia)

  • si insegna la versione a 3 misure prima della 6 misure;
  • la presa alla cintura è spesso sostituita dalla presa per mano in V (più accessibile ai danzatori occidentali);
  • il passo lento può essere semplificato in un semplice touch senza lift;
  • il tempo viene rallentato per agevolare l’apprendimento;
  • nei contesti balfolk la presa alla cintura è di norma omessa e la danza è proposta come «danza di accoglienza» o «danza gioco»;
  • nessuna coreografia fissa imposta: le variazioni restano individuali o del capofila.
Note di ricerca e fonti #

Tesi accolta. Il Pravo horo è una danza di catena bulgara, diffusa in tutte le regioni del paese e in gran parte dei Balcani, con frase base di 3 misure (pattern quick-quick-slow-slow) in 2/4 o 6/8, e una versione a 6 misure (Pravo Trakijsko) oggi molto diffusa. Tutte le risposte convergono su esistenza, formazione, metro e funzione sociale; la struttura è confermata dalla voce Pravo di Wikipedia e dalle note di Dick Oakes, Andrew Carnie e Yves Moreau.

Discrepanze e punti di attenzione.

  • Origini antiche e «tracie»: rivendicate come dato da alcune fonti (Tracia, rituali agrari, chorea mediterranea), dichiarate credenza o ricostruzione mitopoietica da altre. Accolta la lettura prudente: tradizione orale non databile; la discendenza trace appartiene alla divulgazione, non alla documentazione.
  • 3 misure vs 6 misure vs «12 passi»: concordi sul modulo base di 3 misure; la versione oggi più comune (Pravo Trakijsko) è a 6 misure/12 conteggi.
  • Metro: 2/4 principale e 6/8 (contato 3+3) alternativo; spesso coesistono nella stessa esecuzione (strofa in 2/4, strumentale in 6/8).
  • Danza «nazionale»: Wikipedia la definisce nazionale di Bulgaria, Albania e Macedonia del Nord; altre fonti la limitano alla Bulgaria (con diffusione in Albania e Macedonia). Entrambe le letture sono riportate.
  • Presa: mani in V oppure na lesa (alla cintura): variabile per regione e versione, non una scelta unica.
  • Posizione del capofila e orientamento: tutte le fonti concordano sull’estremità destra e sulla progressione verso destra.
  • Cronologia: le datazioni antiche non sono sostenute da fonti; le prime descrizioni scritte risalgono all’inizio dell’Ottocento (Ami Boué) e le prime raccolte scientifiche agli anni 1861-1889.
  • Omonimie: pravo come termine giuridico slavo, il quotidiano ceco Právo, la località di Pravo (Ohio).

Italia. La presenza è documentata da gruppi, associazioni bulgare, comunità della diaspora, stage e tutorial in italiano; non da una tradizione didattica italiana autonoma. La voce resta aperta a contributi di insegnanti, danzatori e musicisti (programmi di stage, appunti, registrazioni).

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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