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Il Rigaudon de Provence è una delle poche danze popolari francesi che non hanno mai smesso di essere ballate: nata nelle campagne del Sud-Est, passata per i salotti di Parigi e per le opere di Rameau, tornata ai balli di paese e oggi ritrovata in tante feste e nei festival occitani. Vivace, saltata e in metro binario, ha un carattere immediatamente riconoscibile: il pas de rigaudon è un passo con salto, eseguito sul posto, in cui il corpo si solleva da terra e vi ritorna dopo un breve stacco.
Una precisazione ci accompagna fin dall’inizio. «Rigaudon de Provence» non indica una coreografia unica: il nome copre una famiglia di danze e di arie, con varianti locali, e dal 1719 designa anche una precisa coreografia da sala, «de la composition de M. Balon», oggi ricostruita dalla danza barocca. Tenere distinti il ballo popolare, la versione di corte e le ricostruzioni moderne è la chiave per capire questa danza.
In Italia il rigaudon non è una tradizione autoctona. Arriva per due strade: il repertorio occitano delle valli piemontesi, con la versione in cerchio resa celebre dai Lou Dalfin, e la danza storica. La versione che conserviamo l’abbiamo ricevuta dallo stage di danze occitane tenuto da Marylin Simon alla Cooperativa Dulcamara di Ozzano dell’Emilia nel 1996: un documento raro, che mostra il rigaudon provenzale insegnato e ballato in Italia negli anni ‘90.
Scheda sintetica#
- Nome proprio #
- Rigaudon de Provence. In francese la danza si chiama rigaudon o rigodon (l’Académie française registra «rigodon» dal 1718); in provenzale rigaudoun. Il nome indica sia la danza sia la composizione musicale che l’accompagna, e oggi copre due realtà da tenere distinte: la danza tradizionale del Sud-Est francese e una precisa coreografia da sala pubblicata a Parigi nel 1719, riproposta dalla danza barocca contemporanea. Questa scheda le segue entrambe, dichiarando di volta in volta a quale delle due si riferisce.
- Altri nomi e varianti #
- Rigodon (ortografia accademica), rigadon, rigadoon (anglicizzazione), rigodone (voce italiana), rigaudoun (provenzale), rigoudin (Val Varaita).
- Rigaudon provençal, Rigodon de Provence, Rigodon du Dauphiné: forme che precisano l’area, non coreografie autonome.
- Nella grande famiglia del rigodon rientrano decine di varianti locali: Rigodon de Charance, Rigodon Cuquois, Rigodon de Salon, Rigodon des Blayes, Rigodon à quatre.
- Da non confondere con il Rigodon de Honor filippino, quadriglia cerimoniale di altra origine e andamento più lento; con il rigodon final del Carnevale di Dunkerque, momento di chahut collettivo che ne conserva solo il nome; e con il rigoulet di Casteldelfino, danza rituale prematrimoniale distinta che condivide il solo campo lessicale.
- Traduzione e significato #
Non ha un significato letterale: è il nome proprio di una danza. L’etimologia è dichiarata incerta dal Trésor de la langue française, e le ipotesi discusse in letteratura sono tre:
- il francese rigoler («scherzare, divertirsi») o il latino gaudere («rallegrarsi»);
- l’italiano rigodone o rigolone, diminutivo di rigoletto, con l’idea di danza «in tondo»;
- il nome di un maestro di ballo, Rigaud, che l’avrebbe inventata: la tradizione è riferita da Jean-Jacques Rousseau nel Dictionnaire de musique (1768), ma nessun documento ne conferma l’esistenza e il TLFi la qualifica «invérifiable». Va trattata come leggenda etimologica.
Il verbo rigaudonner, attestato nel XVII secolo, evocava un «badinage gai, léger et enjoué»; in francese militare «faire un rigodon» significa ancora segnare con la batteria il colpo al centro del bersaglio.
- Area geografica e provenienza #
La danza nasce nel Sud-Est della Francia. Le fonti convergono su Provenza e Linguadoca, con estensione a Vivarais e Delfinato; lo studio di Jean-Michel Guilcher (Le domaine du rigodon, 1984) ne disegna un dominio contiguo che tocca Delfinato, Provenza, Linguadoca, Lyonnais, Bresse e Morvan, indicando nella Provenza l’area «iniziatrice» e in Parigi il polo di codificazione e ridiffusione.
- Provenza: area d’origine e di prima attestazione, con il suono del galoubet e del tambourin; la mappa qui sotto è centrata su questa regione.
- Delfinato (Hautes-Alpes, Drôme, Isère, Ardèche, Rhône, Gard): il territorio dell’età d’oro popolare fra Sette e Ottocento, con decine di varianti locali.
- Oltralpe e oltre: Inghilterra (raccolte di Playford), Germania, la corte di Versailles; poi Québec e Nuova Francia, e per via coloniale fino alle Filippine.
- Italia: valli occitane del Piemonte (Val Maira, Val Grana, Valle Varaita, Valle Stura), dove vive come repertorio di trasmissione orale e didattica; nel resto del Paese circola nei circuiti balfolk, nei festival occitani e nella danza storica.

- Epoca e anno di riferimento #
- XVII secolo: prime attestazioni del termine; il 26 gennaio 1673 Madame de Sévigné nomina il «rigodon» in una lettera, e nel 1694 rigaudon entra nel Dictionnaire de l’Académie.
- 1700-1719: codificazione nella notazione Beauchamp-Feuillet; il Rigaudon de Provence esce nel Recueil de dances pour l’année 1719 di Dezais.
- 1725: Pierre Rameau descrive il pas de rigaudon nel Maître à danser.
- Metà Settecento: rapida uscita di moda come ballo di società, mentre la fortuna musicale continua nelle suite.
- Fine XVIII-XIX secolo: età d’oro popolare in Delfinato; declino dalla fine dell’Ottocento con l’arrivo di valzer, polka, mazurca, scottish e quadriglia.
- XX secolo: ripresa dei gruppi folcloristici dal 1930 e revival dopo il 1968; ricostruzione barocca contemporanea.
- 2022: iscrizione all’Inventario del Patrimonio culturale immateriale francese.
Non è possibile stabilire una data certa di nascita: le attestazioni precedenti al Seicento non sono sicure e la danza non va retrodatata al Medioevo.
Nella sfera popolare il rigodon era elemento essenziale, talvolta unico, del repertorio dei balli: veglie invernali nelle case, balli della domenica in caffè o fienili, balli del 1° gennaio, carnevale, vogues e feste patronali, matrimoni, riunioni di vicinato e di lavoro. È danza di incontro, di esibizione e di gioco tra partner, con forte componente di improvvisazione, scherzo e sfida fisica.
Nella sfera aulica fu ballo da sala e divertissement d’opera; sul palcoscenico seicentesco e settecentesco il rigaudon era riservato a matelots e personaggi campestri.
Oggi la funzione è soprattutto identitaria e ricreativa: nei balli occitani, nei festival di danza tradizionale e nei balfolk il rigodon tiene insieme comunità, memoria e piacere di ballare.
- Storia e origine #
La storia del rigaudon ha due binari che si incrociano. Sul primo, la danza popolare del Sud-Est francese: vivace, saltata, praticata in tutti gli strati sociali e documentata in Provenza già nel Seicento. Sul secondo, la sua ascesa parigina: nel tardo XVII secolo la corte di Luigi XIV ne apprezza il carattere «vivace e saltato», e la danza diventa ballo alla moda, codificato dai maestri, notato nelle raccolte di Feuillet e Dezais e musicato da Lully, Campra, Rebel e Rameau. Passa anche in Inghilterra, dove compare nelle raccolte stampate di Henry Playford.
Guilcher sintetizza il meccanismo nei titoli delle sue conclusioni: «La Provence initiatrice», «La relation Paris-Provence». Il meridione inventa, Parigi codifica e ridiffonde, e l’onda torna verso le province. A metà Settecento la moda di società si esaurisce; la danza sopravvive nelle pratiche regionali e, a fine Settecento, si sposta verso il Delfinato, dove la mobilità stagionale dei montanari e il prestigio culturale provenzale la trasformano nella danza caratteristica della provincia. Lì conosce la sua età d’oro ottocentesca, poi il declino con le danze di coppia d’importazione. I gruppi folcloristici e il revival del secondo Novecento la riportano in vita, fino al riconoscimento ufficiale francese del 2022.
- Note etnocoreologiche #
Il punto centrale è che rigaudon / rigodon indica una famiglia di danze, non una coreografia unica. Si distinguono almeno tre livelli storici: il rigodon popolare della Francia meridionale, il rigaudon aristocratico e barocco, le ricostruzioni contemporanee.
- Geografia coreutica: le varianti meridionali (Provenza) hanno passo e figure più leggeri e sciolti; quelle settentrionali (Delfinato, Savoia) uno stile più rude e radicato al suolo.
- Passo distintivo: il pas de rigaudon, un saltello sul posto classificato da Feuillet tra i contretemps, che entra nella composizione di molti altri passi.
- Doppio registro: la danza è un caso esemplare di passaggio nobile/popolare, con ritorno «d’onda» dalla corte alla campagna.
- Attenzione alle sovrapposizioni: la coreografia annotata nel 1719 non va proiettata sulle pratiche popolari, e la versione italiana in cerchio con battito di mani è una codificazione moderna, non una forma provenzale antica.
La documentazione di campo dettagliata resta più solida per il Delfinato che per la Provenza: è il margine di incertezza dichiarato di questa scheda.
- Divulgatori e gruppi di riferimento #
- Ricerca: Jean-Michel Guilcher e Hélène Guilcher, Mylène Pardoen (Université Lyon 2), Charles Jostein, Patrick Mazellier e Geneviève Chuzel per il Museo Delfinale; Edmund Fairfax per l’analisi tecnica del passo.
- Francia, pratica e scena: Compagnie du Rigodon (Perrine Bourel, Robin Vargoz, Michel Favre), Rigodons & Traditions, Folk des Terres Froides di Philippe Borne, La Taïole di Tallard, Lei Mantenaires, La Picouline; i gruppi folklorici federati (Fédération Folklorique Méditerranéenne di Marsiglia, Ruban de Provence di Avignon, Lei Farandoulaire Sestian) e L’Académie du Tambourin di Salon-de-Provence per la musica.
- Danza barocca: la Compagnie Fêtes Galantes di Béatrice Massin, con Adeline Lerme e Bruno Benne.
- Italia: i Lou Dalfin di San Damiano Macra, guidati da Sergio Berardo, che dal 1982 portano il rigodon nelle feste delle valli; Sirigauda, TRADplus Duo, Silvio Peron e Gabriele Ferrero per il ballo delle valli occitane, la didattica del progetto Balen tuchi in Valle Stura, i festival Gran Bal Trad di Vialfrè e RenoFolk di Bologna.
- Archivio Siriano: lo stage di danze occitane di Marylin Simon alla Dulcamara di Ozzano dell’Emilia (1996), da cui proviene la registrazione qui schedata.
- Formazione e tipologia #
Danza di coppia o danza collettiva in cerchio e in file circulaire, con forme a 2, 4, 6 o molti danzatori. Nella versione popolare le coppie si dispongono in cerchio o contrapposte e danzano frontali, con passi saltati e frappé; nella versione di corte è una danse à deux con figure codificate in notazione Feuillet, di cui esistono anche realizzazioni à quatre.
Tipologicamente appartiene alle danze binarie saltate del Sud-Est francese, in affinità con la bourrée: musica simile ma ritmicamente più semplice e regolare. La versione più diffusa nei balfolk italiani è quella in cerchio, più accessibile e partecipativa.
- Struttura della danza #
La forma popolare più nota è detta en file circulaire e si articola in due parti:
- Promenade: sulla parte A i danzatori avanzano sul grande cerchio senza tenersi per mano, con passo camminato e rimbalzato.
- Rigodon propriamente detto: sulla parte B ogni donna si gira verso il partner e i due danzano sul posto saltellando da un piede all’altro, con schiocchi di dita e talvolta grida; nella seconda metà della parte B ci si gira verso la persona che stava dietro e si ripete il gioco con il contro-partner.
Nella versione qui schedata il cerchio è di uomini e donne alternati, rivolti a destra: passeggiata in senso antiorario accompagnando il passo con battute di mani verso l’interno del cerchio; poi il cavaliere si gira indietro e improvvisa un breve ballo con la dama che lo segue; al cambio musicale si gira e ripete con la dama che lo precede, quindi si ricomincia.
La versione barocca di corte è una danza di coppia in notazione Feuillet, con couplets e figure, come nel Rigadoon Royal di Mr. Isaac del 1711. Il modulo tecnico resta il pas de rigaudon, descritto da Rameau: piedi riuniti, ginocchia flesse, due jetés successivi con il piede destro e poi il sinistro, quindi un salto con ricaduta in assemblé di terza posizione, tutto sul posto, senza avanzare né indietreggiare. Campan (1787) aggiunge: «ce n’est que la jambe qui agite la hanche et la brise tout de suite».
- Metro e struttura musicale #
Metro binario e movimento vivo: 2/2 o alla breve, anche 2/4 e 4/4, con anacrusi e andamento più animato della gavotta. Le melodie popolari hanno frasi regolari di 8 battute, spesso due parti (A e B) e struttura AABB; nelle suite barocche la forma può essere
A :||: A' :||: AoppureA :||: A' :||: A'' :||: A', con strofe di 8 misure anche irregolari e frequente accoppiamento Rigaudon I - Rigaudon II come contrasto o trio.In molti rigaudon barocchi, dopo l’anacrusi in quarti, compaiono due o tre colpi in minime prima dell’avvio del movimento vero e proprio. Non esiste uno schema formale unico per tutte le composizioni chiamate rigaudon.
- Strumenti e stile musicale #
- Provenza: il binomio emblematico galoubet-tambourin. Un solo musicista, il tambourinaire, suona con la mano sinistra il galoubet (flauto a tre fori) e con la destra il tambourin provenzale, lungo tamburo a corda. Con violino e fifre compone il paesaggio sonoro dei baleti.
- Delfinato e Alpi: violino (spesso solista o a voce sola nelle raccolte), fisarmonica diatonica e cromatica, ghironda, flauto, clarinetto, cornamusa.
- Valli occitane piemontesi: ghironda (documentata in Val Maira e alta Valle Stura), organetto, clarinetto e fisarmonica.
- Versione di corte: ensemble barocchi, orchestra d’opera, strumenti a tastiera, con ricerca di seconde voci e armonizzazioni.
Lo stile è ritmico ed energico, con ornamentazione, fraseggio e improvvisazione propri dei violinisti tradizionali; nella versione cortese diventa più elegante e controllato.
- Autori e compositori #
Per il repertorio tradizionale le melodie sono di tradizione orale: autori individuali non documentati.
- Coreografi notati: Claude Balon firma la coreografia del Rigaudon de Provence nel Recueil de dances pour l’année 1719 pubblicato da Jacques Dezais; Pécour firma un Rigaudon à Quatre intorno al 1713; Mr. Isaac un Rigadoon Royal (1711).
- Musica barocca: Jean-Baptiste Lully (Acis et Galatée, 1686), André Campra (L’Europe galante, 1697), Marc-Antoine Charpentier (David et Jonathan), Jean-Féry Rebel (Les Caractères de la danse, 1715), Jean-Philippe Rameau (Pièces de clavecin, 1724; Dardanus, 1739), François Couperin, Élisabeth Jacquet de La Guerre, Henry Purcell (Riggadoon in do maggiore Z. 653, 1687), Johann Caspar Ferdinand Fischer.
- Epoca moderna: Emmanuel Chabrier (Rigaudon delle Pièces pittoresques, 1881), Maurice Ravel (Le Tombeau de Couperin, 1914-1917, Rigaudon quarto movimento), Camille Saint-Saëns (Sarabande et Rigaudon, op. 93), Edvard Grieg (Suite Holberg), Sergej Prokof’ev (Dieci pezzi, op. 12).
- Trattatisti: Feuillet (Chorégraphie, 1700) e Pierre Rameau (Le Maître à danser, 1725); a Napoli il passo è descritto da G. B. Dufort (Trattato del ballo, 1728) e Gennaro Magri (Trattato teorico-prattico di ballo, 1779), la più antica ricezione italiana documentata.
- Aneddoti e curiosità #
La prima parola scritta della danza è di una grande signora: Madame de Sévigné, epistolare della Provenza, nomina il «rigodon» nel gennaio 1673. L’«inventore» Rigaud resta invece un fantasma senza documenti, e l’aneddoto riferito da Rousseau va preso per quello che è: una leggenda.
Una tradizione locale racconta che nel 1645 il Parlamento di Aix vietò il rigodon ad Arles su pressione dell’arcivescovo, considerandolo danza scomposta; altre versioni parlano di una scomunica nel 1664. Sono racconti di revival, non dati verificati dagli studi accademici, e li segnaliamo come tali.
In ambito militare francese «faire un rigodon» significa ancora segnare con la batteria il colpo al centro del bersaglio; a Dunkerque il «rigodon final» chiude nel caos collettivo il carnevale. Per via coloniale la danza divenne nelle Filippine il Rigodon de Honor, quadriglia cerimoniale che ancora apre i balli di Stato. In Québec il rigodon è tra le danze tradizionali più comuni con giga e quadriglia, e si pratica soprattutto nelle cabanes à sucre e a Capodanno. Nelle raccolte barocche compaiono un Rigaudon de la Paix, che apre il recueil di Feuillet, e un Rigadoon Royal composto per il compleanno della regina nel 1711.
- Presenza nei media e nella cultura di massa #
Il rigaudon vive soprattutto nei media musicali: incisioni de L’Europe galante di Campra, dei Caractères de la danse di Rebel (anche nella registrazione di Jordi Savall), dei rigaudon clavicembalistici di Rameau, del repertorio delfinese (France Rigodon sauvage, Ocora Radio France, 1995) e delle arie provenzali in streaming. Il Rigaudon di Ravel e quello di Chabrier restano i riferimenti più conosciuti anche fuori dal mondo della danza.
Il lemma ha una vita letteraria: Zola ne fa uso in La Terre (1887) e Pierre Loti, in Roman d’un enfant (1890), ricorda di suonarne uno «en sourdine» sul piano di campagna. Non risulta invece una presenza significativa nel cinema o nella televisione generalista, e sul web la danza circola in video amatoriali, tutorial e riprese di concerti-ballo, materiali non sistematizzati.
- Difficoltà e adattamenti #
Difficoltà media per la versione popolare: conta l’energia, la resistenza e la precisione del rimbalzo, oltre alla rapidità nel cambio di partner e contro-partner. La versione in cerchio è accessibile anche ai principianti, grazie alla ripetitività della struttura e all’assenza di figure complesse; la versione di coppia richiede più coordinazione.
La versione barocca è di difficoltà medio-alta: tecnica saltata (contretemps, jetés, assemblés) e gestione delle traiettorie di coppia secondo la notazione Feuillet, oggi materia da corsi di danza storica.
Nei balfolk si usa quasi sempre la forma semplificata detta di Charance, sull’aria del Coucou, con promenade in grande cerchio e passo di matelote: la scheda del Patrimonio Immateriale francese deplora che questa sia diventata, per molti danzatori, l’unica forma conosciuta, mentre il corpus reale comprende una sessantina di rigodon diversi. L’adattamento italiano in cerchio con battito di mani è il più accessibile, ma non va presentato come forma provenzale antica.
- Note di ricerca e fonti #
Questa scheda mette insieme nove ricerche e le confronta con le fonti citate. Il punto metodologico è chiaro: rigaudon e rigodon indicano una famiglia di danze, non una coreografia unica, e il titolo «de Provence» serve più a indicare l’origine e la versione barocca ricostruita che a nominare una forma popolare provenzale filologicamente fissata. Il corpus coreografico documentato sul campo è soprattutto delfinale: Guilcher (1984) resta lo studio di riferimento, e la scheda d’inventario del Patrimonio culturale immateriale francese (2022) ne conferma il dominio e la vitalità.
Sul piano storico le risposte concordano su una cronologia essenziale: attestazione del termine nel XVII secolo, la lettera di Madame de Sévigné del 26 gennaio 1673, la codificazione nella notazione Beauchamp-Feuillet (Feuillet, 1700), la coreografia del Rigaudon de Provence pubblicata da Dezais nel Recueil de dances pour l’année 1719 «de la composition de M. Balon», il passo descritto da Pierre Rameau nel Maître à danser (1725), l’iscrizione all’inventario francese nel 2022. Alcuni dettagli divergono e li dichiariamo qui: la data di Dardanus di Rameau compare come 1735 in tre ricerche e come 1739 in altre - la prima esecuzione documentata è del 1739 e a quella ci atteniamo; il metro è indicato ora 2/2, ora 2/4, ora 4/4, e le fonti storiche conoscono tutte e tre le notazioni; l’attribuzione a Campra di un rigaudon specifico è citata ma non verificabile, mentre sono documentati il Rigaudon di L’Europe galante (1697) e i rigaudon di Lully, Rebel e Rameau. La velocità di 116-128 BPM, l’aneddoto del manuale La Danse des salons di Cellarius (1845) e il divieto del 1645 ad Arles con la variante della scomunica del 1664 appartengono a una tradizione divulgativa o di revival: non li abbiamo usati come dati storici e li segnaliamo come racconti da verificare. Anche l’etimologia resta incerta: la leggenda del maestro di ballo Rigaud, riferita da Rousseau nel 1768, è qualificata «invérifiable» dal TLFi.
Sul piano etnocoreologico la ricerca più solida è quella della tradizione libraria: il pas de rigaudon è un saltello sul posto che non guadagna terreno, e la danza non va confusa con la bourrée, alla quale è spesso accostata per il metro e il carattere. La versione in cerchio con battito di mani diffusa nello stage del 1996 e dai Lou Dalfin è una codificazione moderna: alcune fonti ricordano che la prassi storica prevedeva piuttosto un gesto di avvicinamento delle mani senza percussione, legato a una simulazione della raccolta del fieno. La registrazione dell’Archivio Siriano, girata allo stage del 1996, mostra la forma in cerchio con passeggiata e figure di coppia: un documento didattico prezioso, che però non prova da solo una continuità antica di quella variante.
Presenza in Italia. Il rigaudon non appartiene al canone del balfolk italiano e non esiste una tradizione autoctona documentata: la sua presenza passa dal repertorio occitano delle valli piemontesi, dai festival e laboratori di danza storica. La mancanza di una tradizione italiana non è un vuoto informativo, ma una particolare configurazione di repertorio: la danza è ben nota Oltralpe e vive in Italia per trapianto culturale, non per continuità locale. Quanto all’esclusiva, il quadro è questo: menzioni testuali in italiano esistono (Treccani, Wikipedia, dizionari musicali), quindi non si tratta di un’esclusiva assoluta; ma la registrazione del 1996 è, per quanto risulta, l’unico documento audiovisivo italiano finora del rigaudon provenzale insegnato in uno stage italiano.
Un ultimo avviso di metodo: la dizione «Rigaudon de Provence» va usata con cautela, perché indica insieme l’origine e la versione barocca ricostruita, non una coreografia popolare provenzale unica. Insegnanti, danzatori e ricercatori delle Alpi provenzali e delle Valli Occitane che conservano memorie dirette, filmati o varianti locali sono invitati a contribuire, per precisare le forme effettivamente danzate in Provenza e in Piemonte.
Questa danza compare in 1 DVD:
Coreografia#
Note d’archivio#
Riferimenti e link#
- [1]Video dell’Archivio Siriano: Rigaudon de Provence, stage Dulcamara 1996Traccia 05 del DVD 007 (7'18"): il rigaudon provenzale nello stage di danze occitane di Marylin Simon alla Cooperativa Dulcamara di Ozzano dell’Emilia. L’unico documento audiovisivo italiano conosciuto della danza insegnata in Italia.
- [2]Danse baroque: Rigaudon de Provence - Adeline Lerme e Bruno Benne, Cie Fêtes Galantes (Béatrice Massin)Ricostruzione della coreografia dal Recueil de dances pour l’année 1719 «de la composition de M. Balon», pubblicato da Jacques Dezais.
- [3]Lou Dalfin, «Rigodon», Canosio, Festa del Nostrale d’AlpeLa versione occitana italiana in cerchio, ripresa dal vivo in alta Val Maira (CN): il gruppo che ne ha diffuso la pratica nei circuiti italiani.
- [4]Lou Dalfin, «Rigodon», Santuario di San Magno, Castelmagno 2019Seconda ripresa di riferimento della versione occitana piemontese del rigodon.
- [5]Rigaudon de Salon-de-Provence - L’Académie du TambourinAria tradizionale provenzale dall’album Airs de la Provence traditionnelle (2008): il suono del repertorio al galoubet e tambourin.
- [6]Sur les pavés, le trad ! #Rigodon en file circulaire #BarcoViroEsecuzione dimostrativa del rigodon in file circulaire con i danzatori del Folk des Terres Froides: riferimento per la forma popolare, non per la versione barocca di corte.
- [7]Rigodon provençal - esecuzione dell’associazione Lou GrihetEsecuzione video e contesto storico della danza provenzale, con la questione delle antiche interdizioni.
- [8]Le Rigaudon - France Musique, «Le mot du jour»Registrazione di Rigodon con galoubet e tambourin e approfondimento divulgativo sull’origine provenzale e sulle prime fonti.
- [9]Rigaudon de Provence - Traditional Provençal Folk DanceEsecuzione e dimostrazione della danza tradizionale provenzale indicata da una delle ricerche librarie.
- [10]Jean-Michel Guilcher, Le domaine du rigodon: une province originale de la danse, Le Monde alpin et rhodanien, 1984Studio etnocoreologico di riferimento sul dominio del rigodon, sulle varianti locali e sulla diffusione dalla Provenza al Delfinato.
- [11]Le rigodon, musique et danse - Fiche d’inventaire du Patrimoine Culturel Immatériel, Ministère de la Culture, 2022Scheda ufficiale francese: definizione, forme, musica, attori, diffusione anche in Provenza e in Piemonte italiano, e denuncia della riduzione al solo Rigodon de Charance nei bals.
- [12]Pierre Rameau, Le Maître à danser, Parigi 1725Trattato che descrive il pas de rigaudon e la tecnica della danza settecentesca.
- [13]Jean-Jacques Rousseau, Dictionnaire de musique, 1768, voce RigaudonFonte storica per l’aneddoto su Rigaud come presunto inventore e per il carattere della danza.
- [14]Académie française - Rigodon, Dictionnaire (9e édition)Definizione lessicografica che identifica il Rigodon come danza popolare di origine provenzale, poi diffusa presso le corti.
- [15]Rigodon - Trésor de la langue française informatisé (CNRTL)Storia lessicale del termine: attestazione del 1673 (Mme de Sévigné), etimologia incerta, ipotesi Rigaud dichiarata non verificabile.
- [16]Rigaudon ou rigodon - Dictionnaire LittréDefinizione ottocentesca con la descrizione del passo secondo Rameau (1725) e l’ipotesi etimologica di Rousseau.
- [17]Rigaudon - Vocabolario TreccaniVoce italiana con definizione tecnica: origine provenzale-linguadociana, metro 2/4 o 4/4, struttura in sezioni.
- [18]Rigaudon - Enciclopedia Italiana TreccaniVoce enciclopedica dedicata alla diffusione storica, alla struttura musicale binaria e al passo saltato.
- [19]Rigaudon - Larousse, Dictionnaire de la musiqueSintesi storico-musicale sull’origine meridionale, la diffusione parigina e l’ingresso nella suite strumentale.
- [20]Rigaudon - Encyclopaedia BritannicaVoce di riferimento sulla danza barocca, sulle ipotesi di origine e sulle caratteristiche musicali.
- [21]Rigaudon - Wikipedia (voce in italiano)Voce enciclopedica con la descrizione della variante italiana del cerchio con battito di mani e delle aree di diffusione.
- [22]Rigaudon - Wikipedia (EN, con bibliografia Grove)Voce con riferimenti accademici: Guilcher 1984, Hammond 1992, Mather 1987.
- [23]Rigaudon - Wikipédia (FR), con bibliografia Whitfield, Gammond e GuilcherSintesi consultata per origini provenzali, fortuna di corte, diffusione in Québec, forma en file circulaire e discografia.
- [24]RIGAUDON, définition musique et danse - MusicmotDefinizione musicale ed etnografica del rigaudon provenzale, con storia della diffusione popolare e aulica.
- [25]Edmund Fairfax, The Pas de Rigaudon - The Technique of Eighteenth-Century BalletAnalisi tecnica del passo con le fonti storiche: Feuillet (1700), Bonnefond (1705), Rameau (1725), Dufort (1728), Magri (1779).
- [26]Monuments of Seventeenth-Century Music - Acis et Galatée, Rigaudon (1686)Edizione musicale documentata del Rigaudon associato all’opera di Lully, con fonte manoscritta e metro originale in 2/2.
- [27]Yves Guilcher, La danse traditionnelle en France: d’une ancienne civilisation paysanne à un loisir citadin (ed. it. Giancarlo Zedde, Torino 2006)Testo fondamentale di etnocoreologia francese, consultato per la struttura e la diffusione del rigaudon.
- [28]Le Rigaudon - Mylène Pardoen, La Musique Française au XVIIIe siècle, Université Lyon 2Scheda storico-tecnica con Rameau, Quantz, d’Alembert e Campan (1787), e la vicenda della scomparsa e riapparizione della danza.
- [29]Occitanica.eu - scheda «Sirigauda» (2016)Fonte sulla trasmissione del repertorio occitano alpino e sulla presenza del rigaudon nelle valli italiane.












