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Sachki Sachki (שחקי שחקי) - «Ridi, ridi» o «Sorridi, sorridi» - è una danza israeliana in cerchio creata nel 1983 da Moshiko Halevy, una delle figure centrali del rikud am, il movimento delle danze popolari israeliane. Non è una danza contadina di antica trasmissione orale: è una coreografia d’autore, datata e firmata, entrata nel canone collettivo in pochi decenni.
La sua musica è l’omonima canzone, nota anche come Ani Ma’amin («Io credo»), composta su versi di Shaul Tchernichovsky e musicata da Tuvia Shlonsky. Il testo è un inno laico alla fiducia nell’uomo, nei sogni e nella libertà; la coreografia lo traduce in un cerchio semplice e accessibile, fatto di passi laterali, oscillazioni e momenti di avvicinamento al centro. Moshiko stesso la definì «easy and simple», facile e semplice.
In Italia la danza non ha radici autoctone e non appartiene al circuito balfolk: vive nei gruppi e nei seminari di danza israeliana, tra comunità ebraiche e appassionati di rikud. La scheda resta aperta a chi l’abbia incontrata in stage, harkadot o serate italiane.
Scheda sintetica#
- Nome proprio #
Sachki Sachki (ebraico: שחקי שחקי). È il titolo con cui la coreografia è registrata nel database IsraeliDances (DanceID 687) e nei cataloghi Rokdim, dove compare con la classificazione di formazione C (Circle).
La grafia internazionale conosce anche Sakhki Sakhki, Tsachki Tsachki, Sachaki Sachaki e Shcheki Shcheki. Non sono danze diverse: le fonti le riconducono alla medesima composizione di Moshiko Halevy.
- Altri nomi e varianti #
- Ani Ma’amin (אני מאמין, «Io credo»): titolo con cui la canzone è nota dal ritornello del poema; usato anche per la danza.
- Sachki Sachki al Hachalomot («Ridi, ridi dei sogni»): dall’incipit poetico.
- Smile, Smile e Laugh, oh Laugh: traduzioni inglesi ricorrenti nei repertori.
- Sa-cha-ki: trascrizione sillabica usata in alcuni repertori statunitensi.
Omonimie da non confondere
- Sachki Sachki, spettacolo di danza contemporanea di Rina Schenfeld all’Inbal Theatre di Tel Aviv (2024), con musiche di Ari Frankel: opera distinta dalla danza folk.
- O Saki Saki: brano e ballo di derivazione Bollywood, spesso accostato per assonanza nei social.
- La tesi di una presunta danza romaní-balcanica omonima, priva di autore e in 2/4: non trova riscontro nelle fonti documentarie consultate (vedi Note di ricerca e fonti).
- Traduzione e significato #
«Ridi, ridi» o «Sorridi, sorridi». È l’imperativo femminile singolare della radice ebraica s-kh-k («ridere, sorridere»). Il verso completo è «Sachki sachki al hachalomot» - «Ridi, ridi dei sogni» - e prosegue con la professione di fede del poeta nell’uomo e nella libertà.
Il titolo alternativo Ani Ma’amin significa «Io credo» e riprende il ritornello. La traduzione riportata dall’archivio IsraeliDances è Smile, Smile; altre versioni rendono sachki con «rejoice», «rallegrati».
Il significato va letto dentro il poema: non è una descrizione della coreografia né un riferimento rituale.
- Area geografica e provenienza #
Israele. La danza appartiene al movimento del rikud am (plurale rikudei am), il repertorio di danze popolari israeliane costruito nel Novecento attraverso coreografie d’autore su canzoni, poesie e musiche di provenienze diverse.

- La coreografia nasce in ambito israeliano: Moshiko Halevy, nato a Giaffa (Tel Aviv-Yafo) nel 1932 da famiglia yemenita, è stato ballerino classico, solista all’Inbal Dance Theatre e fondatore della compagnia Hapa’amonim.
- Il testo poetico viene invece da Odessa, allora Impero russo: Shaul Tchernichovsky lo scrisse nel 1892, diciassettenne.
- La diffusione si svolge in Israele e nella diaspora ebraica, tra harkadot, campi estivi, festival e corsi di Israeli folk dance.
La danza non va confusa con un folklore rurale preesistente: la sua geografia è quella urbana e associativa del rikud israeliano.
- Epoca e anno di riferimento #
- 1892: composizione del poema Sachki Sachki di Shaul Tchernichovsky a Odessa, secondo la National Library of Israel e la maggior parte delle fonti. Alcune indicano il 1894.
- Prima metà del Novecento: composizione della melodia da parte di Tuvia Shlonsky; la data esatta non è documentata.
- 1969: versione di canto collettivo di Effi Netzer, anteriore alla coreografia e legata alla fortuna della canzone.
- 1983: creazione della coreografia di Moshiko Halevy, incisa nel LP Dance with Moshiko 7 (MIH 7).
- 1995: sessione di insegnamento di Moshiko documentata a Beit Danny, dove la danza è presentata come «30 years old dance easy and simple».
L’anno 1983 riguarda la coreografia, non la poesia né la canzone: sono tre livelli cronologici distinti.
Danza ricreativa e comunitaria, praticata nelle harkadot (serate settimanali di danza israeliana), nei kempim (campi estivi), nei festival come Rikudiyah e Festival Dalia, nei corsi e nei matrimoni.
La funzione è aggregativa e identitaria: il cerchio permette la partecipazione simultanea di molti danzatori e non richiede una coppia stabile. Non è documentata una funzione rituale, cerimoniale o liturgica specifica; il testo poetico, laico e umanistico, consente però usi commemorativi e interreligiosi.
- Storia e origine #
Coreografia d’autore, non danza tradizionale anonima. Moshiko Halevy la creò nel 1983 sulla canzone di Tchernichovsky e Shlonsky, usando come riferimento l’incisione del duo Hadudaim. La danza entrò rapidamente nel repertorio delle rikudei am e fu inclusa in raccolte didattiche e registrazioni del movimento, tra cui Hora Shalom (1983 e 1987), Blue Star (1987) e Horati (2001).
Il poemetto di Tchernichovsky, scritto a Odessa nel 1892 quand’era diciassettenne, fu musicato da Tuvia Shlonsky, padre del poeta Avraham Shlonsky. La canzone divenne un classico del canto collettivo israeliano (shira be’tzibur) e fu incisa da Hadudaim, Effi Netzer e molti altri. Secondo alcune testimonianze storiche, i suoi versi furono cantati da ebrei europei anche durante la Shoah: un valore memoriale che si è aggiunto a quello poetico.
La coreografia non ha varianti regionali storiche: le differenze nei passi dipendono dagli stili dei singoli insegnanti. La sua fortuna è un esempio di come il rikud am produca «tradizioni» comunitarie in tempi brevi.
- Note etnocoreologiche #
Siamo davanti a un caso esemplare di tradizione inventata o, meglio, di danza folklorica d’autore: una coreografia firmata e datata che entra nel repertorio collettivo per via canonica, non per trasmissione contadina.
- Formazione: cerchio singolo, senza partner, mani unite o in presa a V, con contatto laterale.
- Stile: la cifra di Moshiko combina base classica, passi yemeniti, debka, hora e motivi orientali e arabi studiati nelle comunità minoritarie israeliane.
- Funzione: ricreativa, identitaria e comunitaria; il cerchio è l’elemento unificante, non un residuo rituale.
È essenziale distinguere tre livelli: il testo poetico di Tchernichovsky, la canzone di Shlonsky e la coreografia di Halevy. Solo il terzo appartiene al 1983. La definizione «danza popolare israeliana» descrive l’uso collettivo, non un’origine antica.
- Divulgatori e gruppi di riferimento #
- Moshiko Halevy (Moshe Itzchak Halevy): coreografo, insegnante e riferimento primario; attivo dal 1959, autore di oltre 260 danze.
- Hadudaim (Hedva e David): incisione di riferimento legata alla coreografia.
- Effi Netzer: versione di canto collettivo del 1969, importante per la circolazione della canzone.
- Rokdim e Israeli Dances: i due principali database internazionali del settore, con schede, video e materiali didattici.
- Society of Folk Dance Historians (SFDH): profilo biografico e catalogo di Halevy.
- Folk Dance with Henry, Shahaf Shvarzman e TaOr, San Francisco Jewish Folk Chorus: divulgazione e interpretazioni recenti.
In Italia la danza circola in contesti specialistici di danza israeliana: Machol Italia, Yachad di Milano, IFD Italy e seminari con coreografi israeliani. Sono menzioni associative e social, non letteratura accademica.
- Formazione e tipologia #
Cerchio singolo (Circle, codice C nei database Rokdim e IsraeliDances), senza coppia. I danzatori si tengono per mano o con le braccia appoggiate sulle spalle dei vicini, fronte al centro o in direzione di marcia.
La progressione tipica del repertorio israeliano è in senso antiorario. Non è documentata una formazione in file, in coppia o in catena aperta. Tipologia: rikud am israeliano, danza di gruppo a schema fisso.
- Struttura della danza #
Struttura ciclica, che si ripete a ogni strofa della canzone. L’osservazione descrittiva dei video di riferimento mostra:
- avanzamenti laterali lungo il cerchio, con passi in levare;
- oscillazioni e movimenti verso il centro, con apertura e chiusura della cerchia;
- ripetizione del motivo di base per l’intera esecuzione.
La notazione completa passo per passo non è pubblicata in fonti aperte: le fonti di repertorio rimandano alle notazioni Hora Shalom e al fascicolo del Recording Center for Folk Dancing n. 124, non disponibili online. Moshiko la descrisse come «easy and simple» in una sessione del 1995.
- Metro e struttura musicale #
La canzone ha struttura strofica, andamento moderato e una durata di circa due-tre minuti nell’incisione di riferimento degli Hadudaim.
Il metro di danza non è documentato in modo univoco. La scheda tecnica giapponese FDDB indica 3/4; altre fonti parlano di tempo quadrato 4/4, ma si tratta di descrizioni non verificate sulla notazione. Il database IsraeliDances non riporta il metro per questa voce.
La melodia è quella composta da Tuvia Shlonsky sul testo di Tchernichovsky. Il conteggio dei passi e la corrispondenza con le frasi musicali richiedono la consultazione del materiale didattico originale.
- Strumenti e stile musicale #
Lo stile è quello della canzone israeliana del Novecento, di matrice est-europea e sionista, con melodia vocale e accompagnamento variabile secondo l’esecuzione.
- Nelle registrazioni storiche prevalgono chitarra acustica, fisarmonica, percussioni leggere, talvolta clarinetto e flauto.
- L’incisione legata alla coreografia è quella del duo Hadudaim; la versione di Effi Netzer (1969) appartiene al canto collettivo.
- Le versioni recenti di Shahaf Shvarzman e TaOr adottano arrangiamenti acustici essenziali, di taglio «healing».
- Esistono esecuzioni corali contemporanee, come quella del San Francisco Jewish Folk Chorus (2019), e strumentali, come quelle di Boris Savchuk.
Non esiste un organico obbligatorio: la danza si adatta a formazioni folk-pop, corali o da camera.
- Autori e compositori #
- Testo: Shaul Tchernichovsky (1875-1943), poeta ebreo-russo nato a Mikhailovka, in Crimea; il poema è del 1892 (alcune fonti: 1894).
- Musica: Tuvia Shlonsky (indicato anche come Tubi o Tovia Shlonski), attivo nella prima metà del Novecento, padre del poeta Avraham Shlonsky.
- Coreografia: Moshiko Itzchak Halevy, 1983.
- Interprete di riferimento: il duo Hadudaim.
Poeta, compositore e coreografo sono tre figure distinte: non vanno sovrapposte.
- Aneddoti e curiosità #
- Scritto a diciassette anni: Tchernichovsky compose il poema a Odessa nel 1892, giovanissimo; sarebbe diventato uno dei testi più amati della rinascita ebraica.
- Inno alternativo: diverse organizzazioni israeliane per i diritti civili hanno proposto Ani Ma’amin come inno nazionale alternativo a HaTikvah, per il suo messaggio umanistico e universale.
- Memoria della Shoah: secondo testimonianze raccolte in letteratura storica, i versi furono cantati da alcuni ebrei europei mentre venivano condotti alle camere a gas; il brano ha assunto così un valore memoriale.
- Una ninna nanna di famiglia: la canzone era cara a molte famiglie israeliane, tra cui quella di Rina Schenfeld, che nel 2024 ne ha tratto un omonimo spettacolo di danza contemporanea.
- Il titolo e la traduzione: la traduttrice Vivian Eden ha reso sachki con «rejoice», rallegrati; altre versioni scelgono «sorridi». Il verbo ebraico gioca tra riso, sorriso e gioia.
- Un canto che attraversa i generi: il testo è entrato nel repertorio sinagogale, nella canzone d’autore, nel cinema sperimentale e nelle sessioni di danza, senza che questi usi siano varianti della coreografia.
- Presenza nei media e nella cultura di massa #
La danza vive soprattutto nei media specializzati del movimento: video didattici e di esecuzione su YouTube (canali Rokdim, Moshiko Halevy, Folk Dance with Henry), cataloghi Rokdim e Israeli Dances, registrazioni di campi e workshop.
La canzone ha una circolazione autonoma: è un classico del canto israeliano, inciso da Hadudaim, Effi Netzer, Arik Lavie e molti altri; compare nel film The Kindergarten Teacher (2014) e nel film sperimentale dreamtext di Joseph Zitt (2024-2025 secondo le fonti), dove è cantata da Vered Forbes. Lo spettacolo omonimo di Rina Schenfeld (2024) appartiene invece alla danza contemporanea.
In Italia non risultano presenze nel cinema, nella televisione generalista o nella cultura popolare di massa; la circolazione è confinata a comunità e associazioni di danza israeliana.
- Difficoltà e adattamenti #
Livello basso. Moshiko la definì «easy and simple»; le fonti di repertorio la collocano tra le danze accessibili ai principianti delle harkadot. Una risposta la indica come difficoltà media, ma è un giudizio isolato, legato alla familiarità con i passi israeliani e le inflessioni ritmiche orientali.
Non richiede una coppia stabile né abilità tecniche specifiche oltre alla coordinazione di base. Non sono documentati adattamenti coreografici italiani: la trasmissione in Italia segue la versione originale di Moshiko. Non è nota nemmeno una versione ufficiale per danzatori con ridotta mobilità.
- Note di ricerca e fonti #
Discrepanze e punti aperti
- Data del poema: 1892 per National Library of Israel, meta, glm e chatgpt; 1894 per mistral, deepseek, qwen, perplexity e notebooklm. Il testo principale adotta il 1892, con la variante indicata.
Questa danza compare in 1 DVD:
Coreografia#
Note d’archivio#
Riferimenti e link#
- [1]Sachki Sachki - Dance | שחקי שחקי - ריקוד (Rokdim)Video di riferimento della coreografia in cerchio di Moshiko Halevy: dati di catalogo 1983, formazione Circle e sequenza danzata.
- [2]Sachki Sachki - Teach | שחקי שחקי - לימוד (Rokdim)Video didattico con l’insegnamento dei passi: utile per l’osservazione descrittiva della struttura, in assenza di notazione pubblica.
- [3]Moshiko Halevy - Sachki Sachki (canale ufficiale, 1995)Registrazione storica con Moshiko Halevy, legata alla sessione di insegnamento del 1995 in cui la danza è descritta come «easy and simple».
- [4]Sachki Sachki - Folk Dance with HenryEsecuzione didattica con cenni alla traduzione del titolo e al poema di Tchernichovsky.
- [5]Sachki Sachki Al Hachalomot Ani Ma’amin - Effi Netzer (1969)Versione storica di canto collettivo dall’album Public Singing with Effi Netzer, registrata dal vivo a Tel Aviv: riferimento sonoro anteriore alla coreografia.
- [6]Ani Ma’amin (Sachki, Sachki) - D. Zisl Slepovitch, Songs from TestimoniesVersione testimoniale con testo di Tchernichovsky e musica di Tuvia Shlonsky, arrangiamento di D. Zisl Slepovitch: utile per metro e struttura del brano.
- [7]Sachki Sachki - San Francisco Jewish Folk Chorus (2019)Esecuzione corale contemporanea del brano: documento della circolazione della canzone, non della coreografia.
- [8]Sachki Sachki - Moshiko Halevy | Israeli Dances (DanceID 687)Scheda di repertorio principale: titolo ebraico, traduzione, tipo Circles, anno 1983, coreografo, paroliere, compositore, interprete e fonti di notazione.
- [9]Moshiko Halevy - Society of Folk Dance HistoriansProfilo biografico e catalogo del coreografo: origine yemenita, attività dal 1959, oltre 260 danze, influenze debka e yemenite.
- [10]אני מאמין (Ani Ma’amin) - National Library of IsraelScheda bibliografica del brano: testo del 1892 di Tchernichovsky, musica di Tuvia Shlonsky, dati di pubblicazione.
- [11]The Singing Shekel - Words and Music (PDF)Fonte testuale e musicale: riporta Shaul Tchernichovsky, la datazione della poesia al 1892 o 1894 e l’attribuzione della melodia a Tovia Shlonsky.
- [12]Sachaki (Sachki Sachki) - FDDB, scheda 4093Scheda tecnica giapponese con indicazione del metro 3/4, della formazione single/open circle in presa a V e delle occasioni di pratica.
- [13]Miketz - Riflessione sul poema «Sachki, Sachki» di Tchernichovsky, Masorti JudaismArticolo che contestualizza il poema del 1892, la sua funzione di inno umanistico e il dibattito sul possibile inno nazionale alternativo.
- [14]Ani Ma’amin (Sachki Sachki) - traduzione inglese del testo, LyricsTranslateTesto e traduzione letterale del poema: «Laugh, O laugh at all my visions / for I believe in man still».
- [15]Argonne International Folk Dancing - Annotated Playlist, 2021Testimonianza della presenza di Sa-cha-ki (Sachki, Sachki) in un repertorio statunitense di danza popolare internazionale.
- [16]Rina Schenfeld - Sachki Sachki | MidnightEastScheda dello spettacolo di danza contemporanea omonimo (Inbal Theatre, 2024), utile per distinguere l’opera dalla danza folk.
- [17]Ani Ma’amin (Sachki Sachki) - Fortunoff Video ArchiveDocumentazione storica sulla canzone, sul testo di Tchernichovsky e sulla sua circolazione prima e dopo la Shoah.
- [18]Israeli Folk Dance Italy - IFD Italy (gruppo Facebook)Community italiana di pratica della danza israeliana: menzione associativa e social, utile per verificare la presenza effettiva nelle sessioni italiane, non fonte accademica.












