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Scottisch

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Scottisch — Schottische, Scottish, o in italiano scotis, sòtis, sciòrtis, u scozie — è una danza di coppia che attraversa l’Europa dall’Ottocento. Il nome significa «scozzese», ma la Scozia non c’entra: è un’etichetta di moda, come quella della polka. La danza nasce nell’area boemo-tedesca, nel solco della polka e del Rheinländer, e si diffonde dai salotti alle campagne.

In Italia ha messo radici profonde: ogni regione l’ha tradotta e rimodellata. Il sòtis in Romagna, la sciòrtis in Toscana, lo scottis in Gallura, u scozie in Puglia: nomi diversi per una stessa famiglia di balli, con coreografie fisse e carattere locale.

Oggi la incontriamo in due mondi: nei repertori tradizionali italiani e nei balfolk, dove è spesso la prima danza di coppia che si insegna. È una danza generosa: basta il passo di polka, un buon ascolto e la voglia di girarsi insieme.

Scheda sintetica
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Nome proprio #
Scottisch è la forma italiana corrente; Schottische quella internazionale, Schottisch quella tedesca, Scottish quella francese e balfolk. In Italia la danza è attestata con numerosi adattamenti dialettali: scotis, sòtis, sciòrtis, scottis, u scozie, sciotzè, scòtis. Il nome non indica un’origine scozzese.
Altri nomi e varianti #
  • Schottisch, Schottische, Schottisch Tanz, Schottischpolka, Scottish: forme europee.
  • Rheinländer, Bayerische Polka, Bayrisch-Polka, Boarischer: parenti stretti, non sinonimi perfetti.
  • Chotis (Spagna e America Latina), Xote (Brasile), Jenkka (Finlandia), Reinlender (Norvegia), Schottis (Svezia).
  • Italia: scottish, scotis, sòtis (Romagna), sciòrtis / sciortis (Toscana), scottis (Gallura), u scozie / u scozjë (Puglia), sciotzè (Sud), scòtis (Piemonte e valli occitane), Scotis di Leffe (Bergamasco), Lu Scottis (Gallura).
  • Settepassi / Pairis (Trentino): variante a sette passi derivata dal modello Bayerische Polka / Scottish.
  • Omonimie da non confondere: Scottish country dance e RSCDS; Highland Schottische; écossaise francese settecentesca; Schottische come brano musicale colto (Josef Strauss, Beethoven).
Traduzione e significato #
«Scozzese» in tedesco. Il nome è un falso etnonimo: la danza non nasce in Scozia, ma nell’area boemo-tedesca; il richiamo alla Scozia è un’etichetta esotica ottocentesca, forse legata all’écossaise o all’uso di melodie scozzesi (strathspey). In Italia i nomi dialettali sono adattamenti fonetici, senza significato autonomo; Settepassi descrive invece la sequenza.
Area geografica e provenienza #

Boemia e area tedesco-austriaca (Baviera, Austria), con poli di diffusione a Vienna e Parigi; la danza si diffonde in tutta Europa, in Scandinavia, nella penisola iberica, nelle Americhe e nelle Filippine. In Italia attecchisce dall’Ottocento in numerose regioni: Toscana, Romagna, Puglia, Sardegna, Umbria, Sicilia, Piemonte, Lombardia e Trentino. Oggi è diffusa nei circuiti balfolk di tutta Italia.

Mappa della Boemia, in Repubblica Ceca, con le città di Praga, Plzeň e České Budějovice

Le varianti italiane sono parte integrante del patrimonio della danza: sòtis in Romagna (Premilcuore, Palazzuolo sul Senio, Galeata, Castel del Rio, Valmaggiore), sciòrtis nel Grossetano, scottis in Gallura, u scozie nella Bassa Murgia e a Cisternino, scotis a Pietralunga e Morra, scòtis in Piemonte, Scotis di Leffe nel Bergamasco, Settepassi / Pairis in Trentino.

Epoca e anno di riferimento #
  • Anni Quaranta dell’Ottocento: il Rheinländer è attestato in Baviera intorno al 1844; la Schottische si afferma come polka rallentata e figurata.
  • 1848: introduzione in Inghilterra con il nome di German Polka.
  • 1850-1890: apice nei balli di società; manuali di ballo (Hillgrove 1857, Skinner 1898) ne descrivono passi e varianti. Josef Strauss presenta una Schottischer Tanz a Vienna nel 1856.
  • Fine Ottocento-primo Novecento: radicamento nelle campagne italiane e consolidamento delle varianti locali.
  • Anni Settanta-Ottanta del Novecento: ripresa nei circuiti balfolk e nella didattica delle danze popolari.
  • Non esiste una data di nascita univoca: l’origine precisa resta incerta.
Occasione e funzione sociale #
  • Danza di società e di sala nell’Ottocento; poi ballo di festa paesana, matrimonio, carnevale, veglia e festa pubblica.
  • Funzione di corteggiamento di coppia e di affinamento dell’intesa ritmica: la presa ravvicinata era più intima di quella di altri balli dell’epoca.
  • Nelle varianti italiane è danza di comunità, spesso legata al repertorio di gruppi folkloristici e di ricerca locale.
  • Oggi è danza di apertura e socializzazione nei balfolk, nei festival e nei corsi per principianti.
  • Non è documentata un’occasione rituale o calendariale unica: la danza vive in contesti molto diversi.
Storia e origine #
  • La Schottische nasce nell’Ottocento nel solco della polka e del Rheinländer, come una polka più lenta e figurata, nell’area boemo-tedesca.
  • Il nome «scozzese» è un’etichetta commerciale e modaiola: non indica un’origine scozzese, ma un gusto esotico dell’epoca, forse legato all’écossaise o alle melodie scozzesi in voga.
  • Dalla metà del secolo si diffonde in Francia, Inghilterra, Scandinavia, penisola iberica e Americhe, con nomi e forme locali (chotis, xote, jenkka, reinlender).
  • In Italia arriva negli anni Trenta-Quaranta dell’Ottocento e si radica sia nei salotti borghesi sia nelle campagne, dove nascono le varianti a coreografia fissa.
  • Nel Novecento la pratica rurale si riduce; la danza sopravvive nei gruppi folkloristici e, dagli anni Settanta-Ottanta, nel balfolk.
  • Non esiste un inventore documentato; la danza è il prodotto di una moda europea e di una lunga rielaborazione locale.
Note etnocoreologiche #
  • Danza di coppia in presa chiusa, con passo di polka camminato o saltellato e rotazione.
  • Struttura ricorrente: una parte di passeggiata o passo di polka e una parte di giro; nei balfolk spesso 4 tempi di polka + 4 di giro.
  • Balance step e passi laterali introducono la rotazione; il baricentro resta basso e il contatto di coppia è saldo.
  • Varianti italiane: coreografie fisse, spesso su 8 o 16 battute, con figure locali e nomi dialettali; Settepassi / Pairis è una sequenza a sette passi.
  • Falso etnonimo: non è una Scottish country dance, né una Highland Schottische, né un’écossaise; sono repertori distinti.
  • Parentele: Bayerische Polka e Rheinländer sono forme vicine, non sinonimi della Schottische di sala o della scottish di balfolk.
Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Storici e ricostruttori: Cellarius, Gawlikowski, Henderson, Zorn, Hillgrove (1857), Skinner (1898); Richard Powers (Stanford); Library of Dance; Library of Congress.
  • Italia: Placida Staro (Trentino, Pairis / Settepassi), Giuseppe Michele Gala e il gruppo Ascanti (Puglia), Taranta e Interamna Folk (polke figurate), Società di Danza (ricostruzione ottocentesca), gruppi folkloristici locali.
  • Musica: ensemble di musica antica, orchestre da ballo, gruppi folk e organettisti.
  • Non esiste un unico gruppo di riferimento: la danza vive in una rete diffusa di pratiche.
Formazione e tipologia #
  • Danza di coppia in presa chiusa; le coppie possono disporsi in cerchio o distribuirsi liberamente nella sala.
  • Tipologia: danza di coppia di società, polka figurata o round dance; nelle varianti italiane può diventare danza a figure con più coppie.
  • Non è una danza a catena, né una quadriglia, né una Scottish country dance.
  • Nei balfolk la formazione è libera: le coppie ruotano nello spazio seguendo la linea di ballo.
  • Nelle varianti tradizionali italiane la formazione e la sequenza sono spesso fisse e legate alla versione locale.
Struttura della danza #
  • Forma base: alcuni passi di polka o di marcia in avanti, balance step e giro in presa chiusa, ripetuti.
  • Forma balfolk: 4 tempi di passeggiata o polka + 4 tempi di giro; alcune versioni alternano 8 + 8 o cambiano direzione.
  • Forma storica: balance e volte su frasi di 8 o 16 battute, con varianti descritte nei manuali ottocenteschi.
  • Varianti italiane: sòtis, sciòrtis, u scozie, scottis, Settepassi hanno sequenze fisse, spesso su 8 o 16 battute, con figure e nomi propri.
  • Non esiste una coreografia unica: la struttura cambia con la versione, il contesto e il livello dei danzatori.
  • Il giro è il momento centrale: chi non tiene il tempo rischia di perdere l’equilibrio della coppia.
Metro e struttura musicale #
  • Metro 2/4 nella maggior parte delle fonti e nella prassi del balfolk.
  • Il 4/4 compare in alcune trascrizioni storiche e ricostruzioni ottocentesche; non è un’alternativa obbligata.
  • Una descrizione divulgativa dello Scotis umbro indica il 3/4: è un’anomalia locale da verificare sulle fonti musicali, non un dato generale.
  • Tempo moderato, più lento della polka e più vivace di un valzer lento; la velocità cambia con il contesto e la versione.
  • Frasi regolari di 8 o 16 battute, spesso AABB; il fraseggio sostiene l’alternanza passeggiata-giro.
  • La struttura musicale può variare nelle versioni italiane, che spesso hanno melodie e giri armonici propri.
Strumenti e stile musicale #
  • Ottocento: orchestra da ballo, banda di ottoni, pianoforte, violino.
  • Tradizione italiana: organetto diatonico, fisarmonica, violino, clarinetto, tamburello, chitarra.
  • Balfolk: fisarmonica, violino, chitarra, contrabbasso, flauti, cornamuse, ghironda, percussioni.
  • Stile vivace ma controllato, con accento sul primo tempo e articolazione chiara per guidare la coppia.
  • La scelta degli strumenti cambia il carattere: più ruvido e paesano con l’organetto, più lirico con archi e fiati.
Autori e compositori #
  • Nessun autore o inventore documentato per la danza: è una moda europea ottocentesca rielaborata localmente.
  • Numerose melodie sono anonime o di maestri locali; nei manuali compaiono brani d’autore per la Schottische (Josef Strauss, 1856; C. H. Rowell, Military Schottisch, 1890).
  • In Italia le varianti sono di tradizione orale; i nomi dei musicisti sono spesso legati alla trasmissione locale, non alla composizione.
  • Nel balfolk contemporaneo esistono composizioni originali per fisarmonica e ensemble folk, ma non cambiano l’identità della danza.
  • Distinguere la melodia (a volte documentata) dalla coreografia (tradizionale e variabile).
Aneddoti e curiosità #
  • Il nome «scozzese» è un falso etnonimo: in Inghilterra la danza arriva nel 1848 come German Polka, proprio per non confonderla con le danze scozzesi.
  • Il manuale di Hillgrove (1857) avverte che la parte circolare è insidiosa: se i partner non tengono il tempo, il rischio è la collisione e una «pausa solenne».
  • In Italia ogni regione ha tradotto il nome: sòtis, sciòrtis, scottis, u scozie, sciotzè, scòtis. È un piccolo atlante linguistico della danza.
  • In Trentino la variante Settepassi / Pairis deriva dal modello Bayerische Polka / Scottish e deve il nome alla sequenza.
  • In Emilia la stessa famiglia di balli è chiamata Inglesina, altro esempio di etichetta etnica fantasiosa.
  • In Brasile la schottische diventa xote e alimenta generi come baião e forró; a Madrid diventa chotis.
  • Da non confondere con la Highland Schottische scozzese, con la Scottish country dance e con l’écossaise francese.
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Danza onnipresente nei balfolk e nei festival folk europei; in Italia è spesso la prima danza di coppia insegnata.
  • Video didattici e tutorial su YouTube.
  • Ricostruzioni storiche della Library of Congress e della Library of Dance; manuali ottocenteschi digitalizzati.
  • Presenza in reportage sul balfolk italiano (Vanity Fair, Agendatrad) e in documentari sulle tradizioni regionali.
  • Nessuna presenza significativa nel cinema o nella televisione generalista.
Difficoltà e adattamenti #
  • Difficoltà bassa-media: il passo base è una polka camminata o saltellata, accessibile ai principianti.
  • Le varianti italiane a coreografia fissa richiedono memoria della sequenza e precisione nei passi laterali e nei giri.
  • Nel balfolk è spesso la prima danza di coppia insegnata; una o due sessioni bastano per la forma base.
  • Adattamenti: eliminazione dei salti, passi scivolati, insegnamento in cerchio, chiamate vocali, semplificazione dei giri.
  • La difficoltà aumenta con la velocità, l’ornamentazione e la ricchezza delle figure locali.
Note di ricerca e fonti #

La scheda incrocia le risposte disponibili e distingue tre piani: la Schottische ottocentesca dei manuali, le varianti regionali europee e italiane, la scottish contemporanea di balfolk.

Fonti principali. Treccani [7]; Grove/RILM [8]; Oxford Reference [9]; Wikipedia EN/IT/DE [10][11][12] e Bayrisch-Polka [13]; Library of Dance [14]; Richard Powers, The Mid 19th Century Schottische and Variations [15]; WikiDanceSport [24]; Waltzing Through Europe [25]; Fromages et Desserts Folk [26]; Melodigging [28]. Per l’Italia: Placida Staro [16], Ascanti [17], Taranta [18], Interamna Folk [19], Archivio Sonoro Puglia [20], Società di Danza [21], Folkmusicworld per la Gallura [27]. Per il balfolk e i media: Vanity Fair Italia [22], Agendatrad [23].

Video e registrazioni. Tutorial Folqué? [1]; The Original Schottische [2]; esecuzione balfolk [3]; Polka-Schottische [4]; ricostruzioni della Library of Congress [5][6].

Discrepanze e cautele.

  • Origine. Le fonti oscillano tra Boemia e area tedesco-austriaca; Wikipedia EN parla di origine «apparently boema» con avviso di verifica. Nel corpo usiamo l’espressione ampia area boemo-tedesca, senza attribuire una paternità nazionale certa [10][12].
  • Data. Le indicazioni vanno dagli anni Trenta-Quaranta dell’Ottocento al 1848 (Inghilterra) agli anni Cinquanta dei manuali. Non esiste una data di nascita univoca; nel corpo distinguiamo la diffusione dalla codificazione [5][14].
  • Metro. Il 2/4 è prevalente; il 4/4 compare in trascrizioni storiche, il 3/4 in una descrizione dello Scotis umbro. Quest’ultimo è un dato locale da verificare, non una regola [14][19].
  • Identità. Schottische, écossaise, Scottish country dance, Highland Schottische, Bayerische Polka e Rheinländer sono cose diverse. La Bayerische Polka è una parente stretta, non un sinonimo [13][24][25].
  • Italia. La scottish è molto diffusa nel balfolk; le varianti tradizionali sono documentate ma distribuite in modo diseguale. Le aree siciliana e umbra sono citate dalle fonti ma descritte in modo meno dettagliato [17][19][22].
  • NotebookLM. La risposta contiene dettagli utili (Settepassi, Pairis, Bairish Polka) ma anche un link YouTube generico riutilizzato per altre danze, BPM e metri non confermati: il link non è stato usato e i dati non verificati sono stati esclusi [2][16].
  • Rinominazione inglese. Una risposta colloca nel 1914 la sostituzione di German Polka con Schottische; le fonti principali indicano invece il 1848. Seguiamo il 1848, segnalando l’incertezza [9][10].
  • Qwen. La risposta estende u scozie alla Campania e cita launeddas per la Sardegna senza riscontro nelle altre fonti: non abbiamo ripreso questi dettagli.
  • Forma contemporanea. La scottish di balfolk è una forma semplificata e standardizzata rispetto alle varianti storiche e locali: non va presentata come l’unica forma autentica [1][3][22].

Aree grigie. L’origine precisa, la cronologia delle varianti italiane, il rapporto tra Schottische di sala e scottish di balfolk e la documentazione di alcune varianti regionali restano aperti. La scheda è aperta a contributi di insegnanti, danzatori e musicisti (programmi, appunti, registrazioni).

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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