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La scala di Giacobbe - Sulam Ya'akov

Video
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«Una scala era piantata sulla terra e la sua cima raggiungeva il cielo, ed ecco angeli di Dio che salivano e scendevano» (Genesi 28,12).

Da questo sogno prende il nome Sulam Ya’akov, la «Scala di Giacobbe», una delle pagine più liriche della danza popolare israeliana. Non ci riporta a un passato contadino: è una coreografia d’autore, creata da Yonatan Gabay all’inizio degli anni Settanta sulla canzone di Nurit Hirsh e Yoram Taharlev.

In cerchio, le braccia che si alzano e ricadono e i passi che avanzano verso il centro e tornano indietro disegnano, insieme, la scala e il volo degli angeli.

Nella nostra pratica la incontriamo come una delle prime danze «di respiro» che si insegnano ai principianti: semplice da imparare, ma capace di trasformare un cerchio di persone in un gesto comune di elevazione e di festa.

Scheda sintetica
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Nome proprio #
Sulam Ya’akov (סולם יעקב), traslitterato anche Sulam Yaakov / Sulam Ya’acov. Il nome coincide con l’espressione ebraica «Scala di Giacobbe». Nei repertori internazionali è classificata come danza israeliana in cerchio; il titolo completo del canto su cui è ballata è Mal’ach MiSulam Ya’akov («Un angelo dalla scala di Giacobbe»).
Altri nomi e varianti #
  • Jacob’s Ladder (inglese), L’Échelle de Jacob (francese), La scala di Giacobbe / di Giacomo (italiano); Mal’ach MiSulam Ya’akov (titolo del canto).
  • Traslitterazioni: Sulam Yaacov, Sulam Yakov, Ssulam Ya’akov, Sulam Jacob.
  • Non risultano varianti coreografiche ufficiali: la versione canonica è unica e le differenze tra le sessioni riguardano lo stile (per esempio l’uso più o meno «yemenita» delle braccia), non la struttura.
  • Da non confondere con altre opere, canzoni, festival o associazioni che usano l’espressione Sulam Yaakov.
Traduzione e significato #

«Sulam» = scala, gradinata; «Ya’akov» = Giacobbe; «Mal’ach» = angelo, messaggero. Il riferimento è al sogno di Betel (Genesi 28,10-19): una scala piantata in terra la cui cima tocca il cielo, con gli angeli che salgono e scendono. Il testo della canzone di Yoram Taharlev immagina un angelo che percorre simbolicamente la terra d’Israele e incontra «la tenda di Esaù» e «la casa di Giacobbe», con un auspicio di riconciliazione. Non è una semplice rilettura del passo biblico.

  • Curiosità filologica: «sulam» è hapax nella Torah (compare solo in questo racconto); la tradizione rabbinica ha letto la scala come immagine del Sinai, del Tempio o della preghiera, e il valore numerico di sulam equivarrebbe a quello di Sinai.
  • Il significato religioso del titolo non va sovrapposto automaticamente a ogni movimento della coreografia.
Area geografica e provenienza #

Israele, nel quadro del movimento dei Rikudei Am (danze popolari israeliane d’autore), sviluppatosi tra kibbutz, organizzazioni giovanili e centri urbani.

  • Diffusione internazionale (Stati Uniti, Canada, America Latina, Europa, Australia, Giappone) tramite harkadot, seminari, dischi e reti diasporiche.
  • In Italia: presente nei circuiti di danza israeliana ed ebraica (es. Machol Italia, Terra di Danza) e nei seminari interculturali; rara o assente nei raduni balfolk generalisti, che coltivano repertori europei. Danza di media notorietà: ben conosciuta dagli appassionati del genere, meno ubiqua di classici come Mayim Mayim o Erev Ba.
Epoca e anno di riferimento #

La coreografia è datata dalle fonti di settore al 1970, mentre le banche dati internazionali riportano il 1972 (la datazione oscillante tra i due anni è tipica delle danze di quel periodo).

  • La canzone Mal’ach MiSulam Ya’akov è composta da Nurit Hirsh su testo di Yoram Taharlev: l’autrice indica il 18 settembre 1967 come data di composizione; il primo passaggio pubblico è del 1968 con il Tzevet Havay Nahal (solista Ruti Ben-Avraham), poi resa celebre da Yehoram Gaon.
  • Alcune versioni della danza usano una seconda melodia, Minhag Chadash Ba LaMedina («Una nuova usanza è giunta nel paese»), su testo di Chaim Nachman Bialik e melodia di Yanun Ne’eman.
  • Non esiste documentazione di una danza antica con questo nome: qualunque allusione «biblica» riguarda il tema, non la genealogia.
Occasione e funzione sociale #

Danza ricreativa e comunitaria dei Rikudei Am: harkadot (serate di danza israeliana), feste comunitarie, raduni, festival, campi estivi e seminari didattici.

  • Non è legata a una ricorrenza religiosa esclusiva, ma conserva una forte valenza simbolica e spirituale, ed è spesso scelta in contesti celebrativi o commemorativi per il riferimento biblico.
  • Funzione di aggregazione, di identità collettiva e di «meditazione dinamica»; in Italia viene proposta anche in contesti interculturali ed ecumenici.
Storia e origine #

È una creazione d’autore moderna, non una danza contadina di trasmissione orale: appartiene al fenomeno della «tradizione inventata» (Hobsbawm e Ranger) con cui Israele, dagli anni ‘30-‘50, ha costruito un repertorio nazionale unendo danze yemenite, hassidiche, balcaniche e di kibbutz.

  • Negli anni ‘60 e ‘70 fiorisce la stagione delle danze «nuove» create su canzoni contemporanee: Yonatan Gabay coreografò Sulam Ya’akov sulla canzone di Nurit Hirsh e Yoram Taharlev.
  • La danza superò rapidamente i confini nazionali grazie alla semplicità della struttura e alla bellezza della melodia, entrando nel canone del repertorio israeliano internazionale.
Note etnocoreologiche #

Genere: danza d’autore neo-tradizionale (Rikudei Am), tipologia Rikud Ma’agal / machol, danza di cerchio aperto o chiuso senza partner fisso.

  • Presa: catena bassa o media (V-hold), mani unite; i danzatori fronteggiano il centro.
  • Cinesica: passi incrociati laterali (step-grapevine / Cherkessia / Mayim step), Yemenite step e gestualità delle braccia slanciate verso l’alto a suggerire i pioli della scala e l’ascesa degli angeli.
  • Struttura in due parti (A strofa / B ritornello) con cambio di qualità ritmica; la lettura simbolica è suggestiva ma non va sovrapposta meccanicamente a ogni movimento.
Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Coreografo: Yonatan Gabay (Gabai). Altre figure del movimento: Gurit Kadman, Yonatan Karmon, Yoav Ashriel, Yaron Carmel.
  • Musica: Nurit Hirsh (musica), Yoram Taharlev (testo); interpreti Yehoram Gaon e, in origine, Ruti Ben-Avraham con il Tzevet Havay Nahal. Effi Netzer Band per le registrazioni da ballo.
  • Banche dati e archivi di riferimento: Rokdim / Rokdim-Nirkoda, IsraeliDances.com, HoraWiki, Folk Dance Federation of California.
  • In Italia: Machol Italia e Terra di Danza; per la registrazione italiana Emanuela Perlini (Danze e suoni di Israele).
Formazione e tipologia #

Danza di gruppo in cerchio (open o closed circle), senza partner fisso: i danzatori fronteggiano il centro, tenendosi per mano o muovendosi individualmente a seconda delle sezioni.

  • Tipologia: Rikud Ma’agal / danza popolare israeliana d’autore (Rikudei Am).
  • Adatta a gruppi misti ed eterogenei, a tutte le età: la struttura circolare senza partner la rende inclusiva.
Struttura della danza #

La danza segue la struttura strofica della canzone (A-B):

  1. Parte A (strofa): avanzamento e arretramento verso il centro del cerchio, formando un quadrato con passi cadenzati e sollevamento coordinato delle braccia, alternati a spostamenti laterali lungo la circonferenza (senso antiorario).
  2. Parte B (ritornello): movimenti più ampi e lirici, con rotazioni individuali sul proprio asse e slanci gestuali verso l’alto che richiamano la figura della scala e degli angeli. La sequenza si ripete; la simmetria dei passi e la ripetizione favoriscono l’apprendimento rapido. Alcune versioni usano una seconda melodia (Minhag Chadash Ba LaMedina).
Metro e struttura musicale #

Doppia scansione metrica, tratto distintivo della danza: una sezione binaria (2/4 o 4/4) e una composta in 6/8 (alcune notazioni storiche indicano 3/4).

  • Fraseggio melodico regolare e simmetrico di 8 e 16 battute; andamento moderato, maestoso e cantabile; le due sezioni durano circa 32 battute ciascuna.
  • Il passaggio dal binario al 6/8 suggerisce il passaggio dal camminare comune a un andamento più leggero e sospeso.
Strumenti e stile musicale #

Arrangiamento israeliano tipico degli anni ‘60-‘70: voce solista con orchestra, fisarmonica, strumenti a fiato, archi, chitarra e percussioni leggere (oud, darbouka nelle versioni mediorientali).

  • Stile neofolk ebraico, lirico e maestoso, con influenze mediorientali e gusto pop-folk israeliano; arrangiamenti orchestrali o cantati, con coro.
Autori e compositori #
  • Coreografia: Yonatan Gabay (Gabai).
  • Musica: Nurit Hirsh.
  • Testo della canzone: Yoram Taharlev.
  • Interpreti: Yehoram Gaon; in origine Ruti Ben-Avraham con il Tzevet Havay Nahal.
  • Seconda melodia (in alcune versioni): testo dalla poesia di Chaim Nachman Bialik, melodia di Yanun Ne’eman.
Aneddoti e curiosità #
  • Il cambio di tempo dal binario al 6/8 spiazzò i ballerini negli anni ‘70, abituati a metri regolari: divenne il tratto distintivo e più amato della danza.
  • Quando centinaia di ballerini alzano insieme le braccia, la percezione visiva della «scala d’angeli» prende letteralmente vita nella sala.
  • «Sulam» è hapax (parola che compare una sola volta nella Torah, suggerendo un concetto chiave su cui soffermarsi) nella Torah e il suo valore numerico equivale a quello di «Sinai» (lettura midrashica).
  • Il testo di Taharlev è ispirato anche a una canzone dell’infanzia dell’autore (El ha-ma’ayan ba gedi katan).
  • In Francia è entrata stabilmente nei repertori folk (es. Les Etournias); in Italia è spesso tra le prime danze «liriche» insegnate ai principianti, usata come momento di respiro nelle serate.
Presenza nei media e nella cultura di massa #

Il brano Mal’ach MiSulam Ya’akov è un classico della musica popolare israeliana: presente in radio, antologie discografiche e registrazioni di danze israeliane (etichette Hataklit, Mela Music, Worldtone; Effi Netzer Band).

  • Diffuse esecuzioni video e tutorial su YouTube; inclusa in album italiani di danze popolari (Emanuela Perlini).
  • Per questa singola coreografia non è documentata una presenza specifica al cinema o in televisione; il genere gode di visibilità nei festival (es. Karmiel Dance Festival). In Italia la circolazione è essenzialmente di comunità: corsi, stage, video didattici.
Difficoltà e adattamenti #

Difficoltà facile-intermedia: i passi sono lineari, ma la danza richiede espressività, fluidità, coordinazione di cerchio e attenzione al cambio 2/4 → 6/8.

  • Adattamenti didattici: presentare separatamente le due parti, fissare prima direzioni e relazioni spaziali, poi lavorare sul cambio di qualità ritmica.
  • Per i principianti: base rallentata (~100 bpm) alla prima prova; la terza sezione in 6/8 è talvolta semplificata con un semplice passo saltellato o traslazione laterale (chassé).
  • Nelle feste interreligiose italiane viene talvolta danzata con le mani sulle spalle (T-hold) invece che in V, per favorire la coesione; la versione filologica è in V bassa.
Note di ricerca e fonti #

Discrepanze riscontrate tra le schede analizzate:

  • Coreografo: la tesi dominante e meglio documentata (adottata nel testo principale) è Yonatan Gabay (Gabai). Attribuzioni divergenti: Moshe Eskayo verso il 1980, Moshe Telem 1987 con musica di Yizhar Yaron, Yankele Levy 1988, forma anonima della tradizione ashkenazita/sefardita.
  • Anno: 1970 (HoraWiki) vs 1972 (IsraeliDances) vs 1971-1972.
  • Metro: 2/4 o 4/4 più 6/8 nella maggioranza; 4/4 più 3/4 (nella notazione storica American Dance Circle 1980); doppia scansione 2/4 e 6/8 in altre schede.
  • Natura della danza: una ricerca la descrive come danza ebraica tradizionale ashkenazita/sefardita per l’Halavà, priva di autore: interpretazione non confermata e quasi certamente riferita ad altra tradizione, esclusa dal corpo principale.

Presenza in Italia: diffusa nei circuiti specializzati di danza israeliana ed ebraica (Machol Italia, Terra di Danza; registrazione di Emanuela Perlini) e nei seminari interculturali; rara o assente nei raduni balfolk generici. Nessuna variante coreografica locale documentata.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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