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Syrtos Zakynthou

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Syrtos Zakynthou (Συρτός Ζακύνθου) - «la danza trascinata di Zante» - è la catena di danzatori che apre ogni festa dell’isola di Zakynthos (Zacinto), nel mar Ionio.

Il nome dice già molto: dal verbo greco sýro, «trascinare», perché è il capofila a condurre i danzatori con un passo strisciato e continuo, elegante e misurato.

Scheda sintetica
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Nome proprio #
Syrtos Zakynthou (greco: Συρτός Ζακύνθου), in greco anche Ζακυνθινός Συρτός; traslitterato Syrtos Zakynthinos, Zakynthinos Syrtos, Syrtos Zakyntinos o, in italiano, «Syrtos di Zante». Sull’isola lo si chiama spesso semplicemente o syrtos, «il syrtos»: a Zante è la danza per eccellenza, quella che per usanza apre ogni grande festa.
Altri nomi e varianti #
  • Zakynthinos Syrtos / Syrtos Zakynthinos (forma aggettivale, che insiste sull’appartenenza identitaria all’isola)
  • Levantinikos (Syrtos) o Levantinikos Tsakistos: la variante «levantina», la più diffusa e rappresentativa
  • Nell’inquadramento panellenico è elencato tra i nisiotikoi syrtoi (syrtoi insulari), distinti dai syrtoi della Grecia continentale
  • Varianti locali per toponimo: Galatiotikos (Galata), Volimiatikos (Volimes), Mariotikos (Maries), Keriotikos (Keri)
  • Varianti per struttura: Stavrotos («incrociato», con doppio cerchio intrecciato), Khoriatikos («villereccio»)
  • In Italia: «Syrtos di Zante» o «Sirtos di Zante», spesso inglobato nel generico “syrtos greco”
  • Da non confondere con: il Kalamatianos (7/8, Peloponneso), il Sirtaki (creazione cinematografica del 1964) e il Ballos (danza di coppia eptanesiana). Attenzione: Giargitos / Yiargitos («Danza di Teseo») è una danza affine ma distinta dell’entroterra montano
Traduzione e significato #
«Il trascinato di Zante». Syrtos (συρτός) deriva dal verbo sýro/sýrno (σύρω), «trascinare, tirare»: indica le danze a passo strisciato e continuo, in opposizione alle danze «saltate» (pidikhtós). Zakynthou è il genitivo di Zakynthos, nome greco dell’isola che gli italiani chiamano Zante (nome di origine veneta). Levantinikos, «del Levante», richiama l’appartenenza delle Isole Ionie al Mediterraneo orientale.
Area geografica e provenienza #

Isola di Zante (Zakynthos), la più meridionale delle principali Isole Ionie (Eptaneso), Grecia occidentale, nel mar Ionio. È la danza dell’intera isola, con differenze fra le forme praticate nella città e quelle dei villaggi dell’entroterra e del nord (es. Katastari). Appartiene alla famiglia dei nisiotikoi syrtoi; forme parenti si ritrovano nelle isole vicine (Syrto Kefallonitikos di Cefalonia, i sirti di Corfù e Leucade).

Mappa geografica di Zacinto

In Italia la danza non appartiene al repertorio autoctono: è presente nei corsi di danza greca e nelle comunità elleniche, mentre l’Italia resta soprattutto la matrice storica del suo stile (Venezia).

Epoca e anno di riferimento #

Di tradizione orale, senza data di nascita documentata. La fisionomia attuale si plasma nella lunga dominazione veneziana (1484-1797), seguita dalle parentesi francese, russo-ottomana e britannica fino all’unione alla Grecia (1864). La codificazione scenica e didattica è novecentesca (Lykeion ton Ellinidon dal 1911, Teatro Dora Stratou dal 1953).

Il terremoto del 1953, che rase al suolo la città di Zante e gran parte dei suoi archivi, rende ancora più incerta la documentazione delle fasi più antiche: buona parte delle testimonianze è posteriore.

Occasione e funzione sociale #
  • Festa comunitaria per eccellenza: panigyria (feste patronali), in particolare per Agios Dionysios, patrono di Zante; matrimoni e battesimi, onomastici, Pasqua ortodossa
  • Momento centrale del Carnevale di Zante, uno dei più antichi della Grecia, con maschere di derivazione veneta
  • Spesso apre il ballo: la catena è aperta a chiunque voglia agganciarsi, gesto di accoglienza e coesione; spesso la serata prosegue con il Ballos, danza di coppia dell’Eptaneso
  • Funzione di corteggiamento garbato (nella variante Stavrotos, il «ballo degli innamorati») e di affermazione dell’identità isolana; nelle nozze può essere guidata dal koumbaro, il compare di nozze
  • La danza è ancora pratica viva, non ricostruzione spettacolare: si apre nelle piazze e nelle case
Storia e origine #

Il syrtos è una delle forme più antiche e diffuse della grecità - è la denominazione di danza più frequente del Paese, con decine di varianti - ma la versione zantiota porta i segni indelebili di Venezia. Zante, unica fra le grandi isole greche, non subì il dominio ottomano: per oltre tre secoli (1484-1797) fece parte della Serenissima, e in quel crocevia fiorirono una nobiltà di matrice veneta, la lingua e la letteratura italiane, la kantada e la Scuola Ionica di musica.

Alle catene greche si affiancarono i balli di corte europei (quadriglie, controdanze, valzer) e le serenate con chitarre e mandolini: il syrtos dell’isola assunse così un portamento più composto, quasi «di sala», che lo distingue dai sirti continentali. Dopo l’unione alla Grecia (1864) e soprattutto dopo il terremoto del 1953, la danza divenne un emblema identitario, curato da associazioni e gruppi folklorici locali.

Credenza popolare da segnalare: l’idea che sia la danza più antica dell’isola, trasmessa «da tempi omerici». La ricerca preferisce parlare di stratificazione storica: il genere syrtos è antico, ma la variante zantiota attuale è il prodotto dei secoli veneziani e post-veneziani; la continuità diretta con le danze antiche (l’hormos, la geranos) è un’ipotesi suggestiva, non dimostrata.

Note etnocoreologiche #
  • Sincretismo ionico: struttura panellenica (catena aperta, capofila improvvisatore, passo strisciato) con inflessione stilistica occidentale (postura eretta, ginocchia morbide, eleganza misurata)
  • Si distingue dai syrtoi continentali per un andamento più calmo e maestoso, quasi «da salotto», letto come segno di un’identità ionica percepita come più «europea» rispetto alla Grecia «orientale» post-ottomana
  • Questa contrapposizione identitaria (Ionio occidentale/colto vs continente orientale/popolare) è un tema caro alla ricerca greca sulla danza
  • Il capofila (koryfaios, protostatis, protopsaris) guida e improvvisa (tsalimia, tsakismata), spesso col fazzoletto (mantili) teso e sostenuto dal secondo danzatore; l’ultimo ballerino riequilibra la fila
  • Variante Stavrotos: «incrociata», descritta come danza amorosa, con doppio cerchio intrecciato (donne davanti, uomini dietro), movimento caratteristico del piede destro e breve arresto quando l’intreccio si chiude
  • La differenza metrica con il Kalamatianos (7/8) è un utile criterio diagnostico, anche in didattica
Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Grecia: il Teatro delle Danze Greche Dora Stratou (Atene, 1953) e il Lykeion ton Ellinidon (1911); associazioni e gruppi folklorici di Zante (tra cui To Fióro tou Levánte, fondato sull’isola nel 1964, Xorostasi, Politistikos Syllogos Manolies)
  • Ricerca etnocoreologica: Dionisis Kardaris e Zoe Sarakatsianou (sull’improvvisazione del capofila a Zante), Irene Loutzaki (la danza come marcatore identitario nelle Ionie); raccolte di campo di Dionysios Arkadianos e Marinos Giannoulis e di Lysandros Mavroeidis
  • Notazioni internazionali: Joseph Kaloyanides Graziosi (Levantianos) e Rickey Holden con Mary Vouras (Greek Folk Dances, 1965)
  • Musica: Dionysios Visvardis, Spyros Fourniadis e la tradizione mandolinistica zantiota; per il repertorio ionico in generale, l’opera di documentazione di Domna Samiou
  • In Italia: associazioni di danza greca e centri culturali ellenici (Roma, Milano, Parma-Reggio Emilia, Napoli), stage con maestri greci e festival mediterranei; il repertorio ionico resta però minoritario rispetto a Kalamatianos, Hasapiko e Sirtaki.
Formazione e tipologia #

Danza di gruppo in catena aperta (linea o semicerchio), mista (uomini e donne insieme), che procede in senso antiorario.

  • Presa: per mano, oppure «a W» (gomiti piegati, mani all’altezza delle spalle), talvolta con il mantili (fazzoletto) tra capofila e secondo danzatore; nelle varianti descritte anche presa «a palme»
  • Ruoli: capofila (koryfaios) all’estremità destra, che guida e improvvisa; ultimo danzatore a chiudere la fila
  • Numero di partecipanti: illimitato, da poche unità a decine; la catena si allunga per accogliere chi arriva
  • Tipologia: syrtos insulare, danza a catena «trascinata» con improvvisazione solistica guidata
  • Nella variante Stavrotos: doppio cerchio concentrico intrecciato
Struttura della danza #
  • Passo base obbligatorio, costruito sul modulo lento-veloce-veloce (slow-quick-quick), per cicli di 12 tempi su 4 battute (o 8 tempi, secondo la trascrizione), replicati su frasi musicali di 8-16 battute
  • Movimento fluido e antiorario, con passi radenti «strisciati», leggera oscillazione del corpo e delle braccia; possibile accelerazione conclusiva
  • Il capofila introduce variazioni improvvisate (figure, svolte, avvolgimenti in spirale o serpentina) mentre il resto della catena mantiene il passo base
  • Non esistono figure fisse né cambi di formazione: il valore sta nella continuità del flusso collettivo e nella partecipazione
  • Nello Stavrotos la struttura alterna progressione e «tessitura» del doppio cerchio, con un arresto al completamento dell’intreccio
Metro e struttura musicale #
  • Metro pari: 2/4 (notazione più diffusa), talvolta trascritto in 4/4, con suddivisione lento-veloce-veloce
  • Tempo moderato e disteso (circa 80-100 BPM), che può crescere nel finale; carattere cantabile, quasi da tragoudi (canzone d’amore ionica)
  • Fraseggio regolare in periodi di 8 o 16 battute, in forma strofica con ripresa
  • Distinzione diagnostica dal Kalamatianos, che è in 7/8 (3+2+2). Alcune fonti segnalano a Zante anche un eptasimos syrtos in 7/8: è però una forma distinta dalla variante qui descritta
Strumenti e stile musicale #
  • Organico ionico: mandolino, chitarra, violino, laouto, fisarmonica; nelle rese moderne anche clarinetto e orchestre di mandolini in stile filarmonico
  • Assenza del bouzouki e del clarino, dominanti nella Grecia continentale: l’impasto timbrico rimanda direttamente alla musica italiana
  • Accompagnamento vocale polifonico delle kantades (serenate a più voci) e del canto locale aeriko
  • Stile lirico e cantabile, tonale di ascendenza italiana e veneziana (armonie «alla serenata»), con rubato e fraseggio flessibile: lontano dal suono modale del clarino epirota
Autori e compositori #
  • Coreografia: di tradizione orale, autore non documentato; le melodie sono per lo più anonime, tramandate collettivamente di generazione in generazione
  • Dionysios Visvardis (Zante 1910 - 1999), clarinettista, compositore e direttore d’orchestra: la sua composizione Choros Syrtos Zakynthou, costruita su melodie della sua terra, è un riferimento musicale del brano (eseguita anche dall’Athens Philharmonia Orchestra). Va però distinta dall’antico repertorio coreutico tradizionale dell’isola
  • Musicisti e raccoglitori zantioti: Nikolaos D. Koutsovitis, Spyros Fourniadis, Spyros Skadopoulos
  • Figure del pantheon culturale ionico legate al contesto, ma non autrici della danza: Dionysios Solomos (poeta dell’inno nazionale greco) e Pavlos Carrer
Aneddoti e curiosità #
  • Zante è detta «Fiore di Levante», nome veneziano che ne racconta il ruolo di avamposto culturale italiano nel Mediterraneo orientale
  • Ugo Foscolo nacque a Zante nel 1778: il sonetto A Zacinto («Né più mai toccherò le sacre sponde…») ha legato per sempre l’isola alla poesia italiana
  • Il Carnevale di Zante conserva le omilies, arringhe satiriche in dialetto veneziano, e maschere di chiara derivazione italiana
  • Il terremoto del 1953 distrusse gran parte degli archivi: che il Syrtos Zakynthou sia ancora vivo si deve in gran parte alla memoria dei corpi e delle voci più che ai documenti
  • La tradizione vuole che, durante il Carnevale, i gruppi mascherati girino di casa in casa ballando il syrtos, ricevendo in cambio dolci e vino
  • Alcune fonti collegano gli intrecci della variante Giargitos al mito di Teseo e del Labirinto: lettura suggestiva, ma non dimostrata
Presenza nei media e nella cultura di massa #
  • Confinata ai circuiti specialistici: documentari etnografici della TV pubblica greca (ERT), produzioni del Teatro Dora Stratou e del Lykeion ton Ellinidon, registrazioni discografiche (es. l’album Dances of the Greek Islands) e video di feste e matrimoni zantioti
  • Non ha avuto la diffusione di massa del Sirtaki: il celebre Syrtaki di Zorba il Greco (1964) ne ha reso familiare al mondo l’andamento «trascinato», generando però duratura confusione con i repertori autentici
  • Oggi circola molto su YouTube, in tutorial per principianti e nelle “Greek nights” turistiche dell’isola
Difficoltà e adattamenti #
  • Difficoltà medio-bassa: il passo base è accessibile anche ai principianti ed è tra i primi insegnati nei corsi di danze greche
  • Le difficoltà sono stilistiche: rendere il carattere disteso, rubato ed elegante senza irrigidire il fraseggio, seguire il capofila nelle spirali, mantenere la fluidità e la respirazione collettiva della catena
  • La variante Stavrotos richiede coordinazione collettiva e attenzione alla presa delle mani durante gli intrecci
  • Adattamenti: nei contesti non greci si tende a uniformare il tempo e a perdere il rubato; in Italia viene a volte semplificata o confusa con il Kalamatianos. Non risultano adattamenti italiani stabilmente documentati
Note di ricerca e fonti #

Le fonti convergono su un quadro coerente: danza di tradizione orale dell’isola di Zante, in catena aperta mista, con capofila improvvisatore, passo strisciato e forte impronta ionico-veneziana; metro pari (2/4, talvolta 4/4); presenza in Italia rara o marginale nei circuiti balfolk, ma viva nei corsi di danza greca e nelle comunità elleniche.

Discrepanze e varianti riscontrate:

  • Natura della danza: una fonte la presenta come composizione del 1958 di Dionysios Visvardis, con nomi alternativi Yiargitos / «Danza di Teseo». Si tratta con ogni probabilità di una confusione tra la composizione colta di Visvardis (Choros Syrtos Zakynthou, su melodie tradizionali) e la danza tradizionale.
  • Elenco delle varianti: Levantinikos, Stavrotos e le varianti toponimiche compaiono in modo disomogeneo; alcune fonti usano Levantinikos e Stavrotos come sinonimi, altre come danze distinte. La distinzione resta fluida sul campo
  • Strumenti: l’organico oscilla tra mandolino-chitarra-violino (impianto ionico) e clarinetto-fisarmonica nelle rese moderne. Priorità data all’organico ionico, segnalando le aggiunte moderne
  • Presenza in Italia: concordemente rara o marginale nei circuiti balfolk e di danza popolare; l’Italia resta la matrice storica dello stile

Fonti principali: Teatro delle Danze Greche Dora Stratou, Lykeion ton Ellinidon, Alkis Raftis (The World of Greek Dance), gli studi di Irene Loutzaki e di Dionisis Kardaris & Zoe Sarakatsianou, i repertori di Rickey Holden e Mary Vouras (Greek Folk Dances, 1965) e di Joseph Kaloyanides Graziosi, le pagine etnografiche GNTO/HRI su Zante e le pubblicazioni del sodalizio To Fióro tou Levánte.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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