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The Butterfly - English Country Dance (Cecil Sharp, 1909)

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The Butterfly - «La farfalla» - è una delle diciotto danze tradizionali di villaggio che Cecil Sharp fissò nel primo volume di The Country Dance Book (Novello, Londra, 1909). Non è una danza d’autore né una ricostruzione dai manuali di Playford: è una danza viva, osservata e annotata sul campo nel Gloucestershire, raccolta dalla voce e dal violino di musicisti e danzatori di paese.

La sua figura più amata - gli archi che le coppie formano tenendo tra loro un fazzoletto, o due fazzoletti annodati, e sotto cui i compagni passano a turno - le dà il nome, quasi a disegnare il battito d’ali. La formazione è una duple minor proper, il minor set dura 24 battute e la danza è progressiva: ogni giro le coppie avanzano di un posto, così il ballo ricomincia sempre con nuovi compagni.

In Italia The Butterfly appartiene a un repertorio di nicchia, quello dell’English Country Dance e della danza storica: è sostanzialmente assente dai circuiti balfolk, dove il nome “The Butterfly” evoca piuttosto la celebre slip jig irlandese. La scheda resta aperta a chi l’abbia incontrata in stage, festival o serate italiane.

Scheda sintetica
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Nome proprio #

The Butterfly («La farfalla»), titolo attestato in Cecil J. Sharp, The Country Dance Book, Part I, Novello, Londra, 1909, pagina 50. La danza è riprodotta anche nel Community Dances Manual 1.

Non è documentato un autore della coreografia: Sharp ne è il raccoglitore e l’interprete editoriale, non il creatore.

Altri nomi e varianti #
  • The Butterfly (Winchcombe): denominazione usata dall’archivio GlosTrad per la melodia raccolta a Winchcombe.
  • The Butterfly (Hornpipe): dicitura adottata dopo l’adattamento del 1945, per distinguerla dalla versione originaria.
  • «A Nutting We Will Go or The Butterfly»: doppio titolo riportato nei materiali della English Folk Dance Society e pubblicato su English Dance & Song nell’aprile 1941 a cura del rev. Jack Putterill. Il compilatore annota: «The whole dance IS the Butterfly (Hornpipe) as documented in Cecil Sharp’s The Country Dance Book Part 1».
  • Butterfly [2], The: titolo con cui la melodia è catalogata per distinguerla da altri brani omonimi.

Omonimie da non confondere

  • The Butterfly, celebre slip jig irlandese in 9/8, inciso da Tommy Potts nel 1972: stessa musica di nome, tradizione coreutica del tutto diversa.
  • Butterfly Dance: cerimonia hopi del Sud-Ovest americano, e anche singolo di Kevin Ayers (1970).
  • The Butterfly (Collin), The Butterfly (Charlton), The Butterfly (Orr): composizioni moderne di Scottish Country Dance.
  • The Cambridge Butterfly di Colin Hume, Butterfly Meadow di Bob Olson, Blue Butterfly di Chris Brooks.
  • Ribbon Dance: danza distinta, pubblicata da Sharp nello stesso volume, che usa un nastro e una formazione whole-set.
Traduzione e significato #

«La farfalla». Il nome evoca con ogni probabilità gli archi di braccia che si aprono e si chiudono come ali e la leggerezza del passaggio sottostante; non esiste però un’attestazione documentata che spieghi in modo diretto l’origine del titolo. Il significato letterale non prova alcuna narrazione mitologica o storica sottostante.

La melodia è invece ricondotta con certezza alla canzone I’d Be a Butterfly, Live for a Day di Thomas Haynes Bayly: il nome della danza e quello della canzone coincidono, ma la paternità della canzone non spiega la coreografia.

Area geografica e provenienza #

Inghilterra, contea del Gloucestershire. La danza appartiene alla tradizione rurale inglese e fu raccolta da Cecil Sharp sul campo nel 1909.

  • Winchcombe: il violinista e sagrestano William Davies fu la fonte della melodia trascritta da Sharp l'8 aprile 1909; Davies suonava anche con i Morris Dancers locali.
  • Lower Guiting: una seconda testimonianza musicale proviene da Thomas Swallow, lavoratore agricolo e violinista.
  • Chedworth: GlosTrad documenta che la melodia era suonata da Caleb Lawrence, falegname e costruttore di siepi, poco prima della Seconda guerra mondiale.
Mappa di Winchcombe, Gloucestershire, Inghilterra, con la sua posizione nel Sud-Ovest inglese

L’insieme delle attestazioni mostra un radicamento preciso nel Gloucestershire, senza che si possa affermare che la danza sia nata esclusivamente in questa contea.

Epoca e anno di riferimento #
  • 1825: composizione della canzone I’d Be a Butterfly, Live for a Day di Thomas Haynes Bayly (1797-1839), alla cui melodia la danza è legata.
  • 8 aprile 1909: raccolta della melodia da William Davies a Winchcombe, secondo il manoscritto di Sharp conservato alla Vaughan Williams Memorial Library (CJS2/10/2145).
  • 1909: pubblicazione della coreografia in The Country Dance Book, Part I, tra diciotto danze tradizionali di villaggio.
  • 1941 e 1945: ripubblicazione e revisione della danza su English Dance & Song, con il passaggio opzionale al Sicilian Circle e l’adattamento a hornpipe.
  • 21 settembre 1780: attestazione teatrale omonima al Drury Lane di Londra, «The Butterfly, Country Dance», da trattare come omonimia non verificata e non come prova di continuità.

L’anno di nascita della coreografia non è documentato: si tratta di una danza di tradizione orale, messa per iscritto all’inizio del Novecento.

Occasione e funzione sociale #

Danza sociale e ricreativa, non cerimoniale né spettacolare. Sharp la descrive come danza della vita sociale ordinaria delle comunità rurali, eseguita nelle veglie, nelle feste di paese e nei village halls; nella sua nota annota che era «performed at every country gathering in the district».

Oggi vive nei club e nei balli di English Country Dance, negli stage e nelle dance weeks di EFDSS e CDSS. La classificazione “elementary” ne fa un classico per principianti e per i demonstration sets.

Storia e origine #

Coreografia di tradizione orale, senza autore identificato. Cecil Sharp la raccolse nel Gloucestershire e la pubblicò nel 1909 nel primo volume di The Country Dance Book, dedicato a diciotto danze tradizionali ancora praticate nei villaggi: non è una ricostruzione da Playford, ma una danza viva al momento della raccolta.

La ricerca di un’ascendenza playfordiana diretta non ha dato esito; la discussione sulla lista IRTRAD-L del 1995 segnala solo possibili parallelismi con danze irlandesi del primo Settecento, da prendere con cautela.

Il rapporto con il Morris. William Davies, fonte della melodia, era musicista dei Morris Dancers di Winchcombe, e Gwilym Davies (The Music Tells You - The Origins of Cotswold Morris Music, 2023) ha approfondito la possibile sovrapposizione con una tradizione locale di danza con fazzoletti attribuita a Guiting Power. La conclusione è che quella danza ricordata dalla storia locale era una country dance, non una danza morris: The Butterfly resta classificata come country dance.

Le revisioni novecentesche

  • 1941: ripubblicazione a cura del rev. Jack Putterill su English Dance & Song, con discussione delle modalità esecutive.
  • 1945: revisione che introduce la variante in Sicilian Circle e sostituisce il tune originario con un hornpipe rallentato, adatto al passo «one-hop-two-hop».

L’attestazione al Drury Lane del 1780, sotto la dicitura «The Butterfly, Country Dance», non permette di stabilire se si tratti della stessa danza: va trattata come omonimia non verificata.

Note etnocoreologiche #

Danza longways duple minor proper, con movimento progressivo. La versione documentata da Sharp si articola in tre motivi ricorrenti della country dance tradizionale:

  • Hands across / star right and left: le due coppie del minor set incrociano le mani destre a stella e tornano con le sinistre (Fig. 11 di Sharp).
  • Dip and dive / pass under four times: le coppie si fronteggiano, una forma un arco e l’altra vi passa sotto, poi i ruoli si invertono, per due volte (Fig. 12). L’arco è formato con un fazzoletto, o due fazzoletti annodati, tenuto tra i partner.
  • Swing and cast one: giro di coppia e progressione di una posizione nel set, in senso antiorario (Fig. 3).

Il fazzoletto non è un ornamento: amplia lo spazio dell’arco, disciplina la distanza tra i corpi e dà al passaggio l’ampiezza necessaria a non affrettarlo. È il segno della maniera cortese che Sharp riassume nella formula «moderate and healthful exercise».

Le descrizioni moderne delle figure sono ricostruzioni operative e didattiche, non un’analisi morfologica comparata: vanno lette come tali.

Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Cecil James Sharp (1859-1924): raccoglitore ed editore della versione del 1909; con lui collaborarono Maud Karpeles e George Butterworth.
  • English Folk Dance and Song Society (EFDSS), Cecil Sharp House, Londra: custode istituzionale del repertorio.
  • Country Dance and Song Society (CDSS): riferimento per i club ECD nordamericani.
  • Ottawa English Country Dance Club, che ospita la scheda nel wiki Playford’s Progeny.
  • John Sweeney (Contrafusion, UK): note tecniche sulle varianti esecutive.
  • George Williams (Up a Double) e Tim Roust: animazioni e video-esecuzioni di riferimento.
  • William Davies e Thomas Swallow: fonti musicali della raccolta; Paul Burgess (GlosTrad) e Gwilym Davies per la ricerca storica.

In Italia non risultano divulgatori o gruppi stabili dedicati a questa coreografia: la danza circola solo in sporadici stage di English Country Dance e danza storica. L’ECD organizzato è nel nostro paese una tradizione minoritaria, dominata piuttosto dalla Scottish Country Dance e dal balfolk francese e bretone.

Formazione e tipologia #

Longways, proper Duple Minor, “as many as will”: file di coppie, uomini da un lato e donne dall’altro, coppie numerate 1 e 2 che formano un minor set. La danza è progressiva: a ogni ripetizione la prima coppia avanza di un posto.

Richiede almeno sei danzatori (tre coppie) perché la progressione funzioni; è ideale con sei-dieci coppie. La variante del 1945 è in Sicilian Circle, coppie in cerchio di fronte a un’altra coppia.

Tipologia: English Country Dance di tradizione, non contra dance americana né quadriglia.

Struttura della danza #

24 battute, divise in tre sezioni da 8 (A1 - B - A2; alcune fonti le numerano A1 - A2 - B1):

  • A1 (1-8): right hands across per 4 battute, poi left hands back per 4: stella a destra e ritorno a sinistra con l’altra coppia del minor set.
  • B (1-8): pass under four times. La prima coppia forma l’arco e la seconda passa sotto; poi i ruoli si invertono e la sequenza si ripete. Tra un passaggio e l’altro è previsto un turn alone (mezzo giro individuale). Tradizionalmente l’arco si forma con i fazzoletti annodati.
  • A2 (1-8): swing and cast one. Giro di coppia in senso antiorario per una volta e mezza attorno all’altra coppia, con progressione al minor set successivo.

Varianti note: alcuni danzatori eseguono il passaggio sotto gli archi una sola volta invece di due; altri tornano al posto camminando all’indietro.

Metro e struttura musicale #

2/2 (cut time), tonalità di La maggiore (tre diesis), struttura melodica ABA’, 24 battute per minor set, a circa 120 counts per minute nelle animazioni didattiche.

La melodia è una rielaborazione folk-processuale della canzone I’d Be a Butterfly, Live for a Day di Thomas Haynes Bayly (1825). Il metro esatto della versione musicale originaria andrebbe verificato sulla partitura completa.

La variante del 1945 è adattata a hornpipe rallentato, per consentire il passo «one-hop-two-hop».

Attenzione: non va confusa con l’omonimo slip jig irlandese in 9/8, che è un brano diverso. Una registrazione del 1961 (English Folk Dances for Young People, Vol. IV) è catalogata dall’ITMA come slip jig: si tratta di un’incongruenza discografica, non di una prova sul metro della danza.

Strumenti e stile musicale #

Nella fonte storica il violino è lo strumento della trasmissione: la melodia fu trascritta da due violinisti, William Davies e Thomas Swallow. Non è documentato un organico obbligatorio.

Nelle edizioni Sharp compare il pianoforte per l’accompagnamento didattico; nella pratica moderna la danza è sostenuta da una country dance band con violino, pianoforte, fisarmonica o melodeon, flauto e concertina.

Esiste anche una registrazione storica su disco 78 giri: arrangiamento di Cecil J. Sharp eseguito dalla National Military Band diretta da Stanford Robinson.

Stile: andante moderato, passo camminato elastico (springy walking step, due passi per battuta), fraseggio pulito e accenti sulla battuta per sostenere le figure. Lo swing è eseguito con presa da valzer o passo di polka secondo le varianti locali.

Autori e compositori #

Coreografia: autore non documentato, danza di tradizione orale inglese. Raccoglitore e interprete editoriale: Cecil J. Sharp (1909). Melodia: rielaborazione anonima della canzone I’d Be a Butterfly, Live for a Day, parole e musica di Thomas Haynes Bayly (1797-1839), composta nel 1825. Revisioni: rev. Jack Putterill (1941) e redazione di English Dance & Song (1945).

Bayly è documentato come autore della canzone, non della danza: la paternità musicale e quella coreografica vanno tenute distinte.

Aneddoti e curiosità #
  • «Butterfly Bayly»: il successo della canzone valse a Thomas Haynes Bayly il soprannome con cui è ancora ricordato.
  • Il fazzoletto necessario: Sharp spiega in nota che senza il fazzoletto il dip and dive «a mano destra sola» risulta molto scomodo; il tessuto dà lo spazio necessario per non affrettare il passaggio. La versione moderna “a mani nude” è una semplificazione.
  • Il mistero di Guiting Power: nella storia locale resta una celebre danza con fazzoletti attribuita ai danzatori di Guiting Power; l’analisi di Gwilym Davies porta a riconoscervi una country dance, non una danza morris.
  • Una nota ironica: nel 1941 English Dance & Song descrive una figura «come nella Butterfly», dimenticando che l’intera danza è “The Butterfly”.
  • Stratificazione dello swing: la progressione era un tempo una poussette di una volta e mezza, divenne polka-around nella seconda metà dell’Ottocento e oggi si esegue anche come promenade in linea di quattro. Un caso esemplare di evoluzione della tecnica dentro la stessa danza.
  • La controversia del 1945: il dibattito interno alla English Folk Dance Society sul passaggio dal longways al Sicilian Circle mostra come anche una danza “elementare” sia oggetto di negoziazione comunitaria.
Presenza nei media e nella cultura di massa #

Nessuna presenza rilevante nel cinema o nella cultura pop mainstream. La danza vive in archivi didattici e video di praticanti: le animazioni di George Williams per Up a Double, i video dei club ECD, il wiki Playford’s Progeny dell’Ottawa English Country Dance, la registrazione su 78 giri digitalizzata su Internet Archive.

In Italia la danza è danzata quasi esclusivamente nei circuiti di English Country Dance e di danza storica; è rara o assente nei festival balfolk italiani, dove il repertorio inglese tradizionale non è centrale. A generare confusione è l’omonimo slip jig irlandese The Butterfly (Tommy Potts, 1972), ben noto ai musicisti di tradizione irlandese attivi in Italia e suonato in session e céilí: a circolare è però il tune, non la country dance.

Difficoltà e adattamenti #

Livello elementare, come attesta la collocazione di The Butterfly nel Supplemento I (Volume IX) della serie didattica The English Country Dance di Sharp.

Gli elementi che richiedono più attenzione:

  • la coordinazione delle due coppie nel minor set;
  • la corretta esecuzione delle mani incrociate;
  • l’alternanza dei passaggi sotto gli archi;
  • la gestione del fazzoletto durante il movimento;
  • la progressione del set.

Adattamenti attestati

  • Fazzoletto facoltativo, sostituito dalla presa per mano destra.
  • Swing realizzato come two-hand turn, polka-around o promenade in linea di quattro per chi non conosce la polka.
  • Variante in Sicilian Circle (1945) per facilitare la progressione.
  • Riduzione a un solo dip and dive quando lo spazio è ridotto.

Non sono documentati adattamenti italiani specifici.

Note di ricerca e fonti #

Discrepanze e punti aperti

  • Data di raccolta: 8 aprile 1909 a Winchcombe da William Davies (manoscritto CJS2/10/2145, GlosTrad) oppure 2 agosto 1909 a Lower Guiting da Thomas Swallow (Gloucestershire Traditions). Le due testimonianze possono coesistere; la prima è la più documentata.
  • Numerazione delle sezioni: A1 - B - A2 nella maggior parte delle ricostruzioni, A1 - A2 - B1 in altre fonti. La sostanza musicale resta di tre frasi da 8 battute.
  • Attestazione del 1780: «The Butterfly, Country Dance» al Drury Lane di Londra, 21 settembre 1780 (database Theatronomics). Non è possibile stabilire se sia la stessa danza: trattata come omonimia non verificata.
  • Omonimie: slip jig irlandese di Tommy Potts (1972), Butterfly Meadow di Bob Olson, The Cambridge Butterfly di Colin Hume, Blue Butterfly di Chris Brooks, butterfly whirl, cerimonia hopi, Butterfly Dance di Kevin Ayers.
  • Presenza in Italia: nessuna attestazione documentata di una pratica continuativa. La dichiarazione di assenza si basa sulla mancanza di fonti, non su un’inferenza. Chi possiede programmi di stage, appunti di corso, locandine o registrazioni che documentino The Butterfly in Italia è invitato a contribuire con materiale verificabile.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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