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Il mare, la festa, il corpo delle donne. A Megara, sulla costa dell’Attica, ogni Martedì dopo Pasqua lo spiazzo davanti alla piccola chiesa di Agios Ioannis o Choreftaras diventa il centro di tutto: le donne, in costumi sontuosi e pesanti, si prendono a braccia incrociate formando una lunga catena che si muove lenta e compatta.
È la Trata, danza rituale femminile che prende il nome dalla rete da pesca a strascico e che, nel gesto collettivo del tirare, intreccia memoria del lavoro marinaro, devozione pasquale e identità di comunità.
Nella nostra pratica la incontriamo come uno dei vertici della tradizione coreutica dell’Attica: semplice nei passi, profondissima nel significato. La sua melodia più nota, «I trata mas i kourelou», vive anche come syrtos detto “dei pescatori” nelle isole dell’Egeo, fuori dal contesto rituale di Megara.
Scheda sintetica#
- Nome proprio #
- Trata (in greco Τράτα), nota come Trata di Megara / Trata Megaron (Τράτα Μεγάρων). In italiano è usata anche la grafia Tratta.
- Altri nomi e varianti #
- Chorós tis Trátas (Χορός της Τράτας), «Danza della Trata»; I Trata, dal titolo del canto I trata mas i kourelou; Trata Megaritiki / Megaritikos (variante di Megara).
- Trata Arvanitiki (variante arvanita, con presa a cesto); Trata insulare o Syrtos Trata nelle isole dell’Egeo.
- Da non confondere con danze omonime documentate altrove (Egeo, Dodecaneso, Epiro), con coreografia e metro differenti.
- Traduzione e significato #
«Trata» deriva dal latino trahere (tirare, trascinare) attraverso l’italiano/veneziano tratta, e indica la rete da pesca a strascico (la sciabica) e, per metonimia, la barca o la piccola flottiglia di pescherecci che la usa.
- In greco moderno il Dizionario Triantafyllidis registra τράτα anche come nome della danza circolare femminile con le mani incrociate.
- Il nome rimanda al gesto collettivo di tirare le reti a riva, anche se gli studiosi invitano a non ridurre ogni movimento della coreografia a una letterale mimèsi della pesca.
- Area geografica e provenienza #
Grecia. Epicentro rituale: Megara, città costiera dell’Attica occidentale sul Golfo Saronico, tra Atene e Corinto (comunità storicamente anche arvanite).
- Irradiazione in Attica: Eleusi, Salamina e altre località del Golfo Saronico (Egina, Poros, Idra).
- Area di diffusione come danza sociale (syrtos): isole dell’Egeo (Cicladi, Dodecaneso, Egeo settentrionale, in particolare Icaria), sul canto I trata mas i kourelou.
- Epoca e anno di riferimento #
Di tradizione orale, origine non databile con certezza («Incertezza nelle fonti»).
- Documentazione: prime raccolte folkloriche di fine XIX secolo; fotografie stereoscopiche del 1905 e fotografie di Nickolas Boris (1920); prima descrizione accademica moderna di Lillian B. Lawler, The Easter Dances at Megara (1927).
- La leggenda locale colloca la danza in epoca ottomana (XV-XIX sec.); studi più recenti (Megas, Raftis, Shannon) ipotizzano un sostrato più antico, pre-cristiano.
A Megara è un rito calendariale: si danza il Martedì dopo Pasqua («Lambri Triti» / «Lamprì Triti», «Martedì Luminoso», Bright Tuesday) nello spiazzo antistante la chiesetta di Agios Ioannis o Choreftaras.
- Esecuzione esclusivamente femminile, con donne di tutte le età; in passato con funzione anche di presentazione sociale delle giovani in età da marito.
- Funzione propiziatoria per la pesca e di auspicio per il ritorno dei pescatori; oggi identitaria, comunitaria e di coesione femminile dopo la Quaresima.
- Nelle isole: danza sociale di festa (matrimoni, battesimi, panigyria), senza la connotazione rituale pasquale.
- Frequenza: la maggior parte delle fonti indica una ricorrenza annuale; alcune schede parlano di cadenza biennale (vedi Note di ricerca e fonti).
- Storia e origine #
Le fonti distinguono la leggenda popolare dalla ricostruzione storica.
- Leggenda locale (credenza eziologica, non prova storica): durante l’occupazione ottomana le donne di Megara avrebbero costruito in un solo giorno la chiesa di San Giovanni e poi celebrato l’impresa con una danza a braccia incrociate; da qui l’appellativo Choreftaras.
- Ipotesi rituale-arcaica: i movimenti di trazione della rete e i percorsi a labirinto rimandano a pratiche propiziatorie pre-cristiane, lette da Laura Shannon come eco dei Misteri Eleusini di Demetra e Persefone (ciclo di discesa e ritorno, morte e rinascita).
- Matrice arvanita e stratificazione: la Trata appare come tradizione storica stratificata, cristianizzata e continuamente rielaborata, non come forma «rimasta identica dall’antichità».
- Note etnocoreologiche #
Famiglia coreologica: syrtos, danza a catena e cerchio aperto; nella versione megarese, syrtos processionale femminile lento.
- Presa caratteristica a cesto / a braccia incrociate (front basket hold, «stravotyrthi»): ogni danzatrice passa il braccio destro davanti al sinistro della vicina e tiene la mano della seconda vicina, creando una catena compatta che disegna visivamente la trama della rete.
- Movimento: passi strisciati (non saltati), ginocchia morbide, busto eretto ma cedevole, piede in punta che indica la direzione, inclinazione del tronco opposta; nelle versioni rituali percorsi a labirinto, spirali centripete e centrifughe e variazioni di direzione.
- Attenzione alla distinzione campo/palcoscenico: la lettura del cerchio come imitazione del tiro della rete è suggestiva, ma nelle fonti di campo la danza appare come un sobrio ballo circolare; la mimèsi del lavoro è accentuata soprattutto nelle messe in scena del revival del Novecento.
- Divulgatori e gruppi di riferimento #
- Istituzioni: Lykeion ton Ellinidon (Liceo delle Donne Greche, 1911) e Teatro delle Danze Greche «Dora Stratou» (1953), che hanno fissato la Trata nel canone della danza greca ricostruita; Archivio storico di Domna Samiou.
- Studiosi: Lillian B. Lawler, George A. Megas, Alkis Raftis, Athan Karras, John Pappas, Laura Shannon; per la tradizione megarese la ricerca di Sotiria Oikonomopoulou (interviste a portatori locali).
- Comunità e associazioni locali di Megara (syllogoi) e di Salamina.
- In Italia: associazioni di danze greche e internazionali e gruppi specializzati che includono il repertorio ellenico, oltre a divulgatori come Cesare Malservisi e Francesca Ciampi.
- Formazione e tipologia #
Danza di gruppo in cerchio aperto, semicerchio o catena (linea), con progressione laterale e guida della capofila (koryfaia - corifea in italiano), che può reggere un fazzoletto.
- Genere: esclusivamente femminile nel rito di Megara; femminile o mista nelle varianti isolane e nelle esecuzioni didattiche e sceniche moderne.
- Tipologia: danza rituale calendariale di gruppo, mimetica e processionale.
- Struttura della danza #
Modulo ciclico che si ripete per tutta la durata del brano (in genere due battute in 2/4 o una frase di 8 tempi).
- Figura base: passo laterale, incrocio del piede davanti, appoggi e punte, con leggero piegamento delle ginocchia e oscillazione del busto.
- Avanzamenti e brevi arretramenti della catena, che assecondano il canto e il gesto di «tirare».
- Direzione: generalmente antioraria (verso destra), guidata dalla koryfaia; nelle versioni rituali percorsi a labirinto e spirali che si avvolgono e si svolgono senza spezzare la catena.
- Nelle versioni insulari e di folk dance si alternano sezioni di trata e sequenze di syrtos.
- Metro e struttura musicale #
Metro prevalentemente binario: 2/4 (talvolta indicato come 4/4), ad andamento moderato, cadenzato e sostenuto, con passo di marcia lenta nelle versioni rituali.
- Struttura strofica con ritornello, talvolta responsoriale; nelle versioni insulari la melodia è assimilabile a un syrtos nisiotiko, più vivace.
- Nelle forme arcaiche il canto è a cappella e sostiene direttamente i passi.
- Nota: alcune schede didattiche attribuiscono alla Trata metri asimmetrici (es. 7/8), non riferibili al nucleo di Megara (vedi Note di ricerca e fonti).
- Strumenti e stile musicale #
Versione originaria e rituale di Megara: canto corale femminile a cappella (spesso antifonale o responsoriale), senza strumenti fissi.
- Forme accompagnate (esecuzioni pubbliche, didattiche e sceniche): canto corale e strumenti tradizionali greci - klarino (clarinetto), laouto (liuto), violino (violi), santouri, daouli (tamburo a due pelli), zournas (ciaramella), lira; talvolta fisarmonica.
- Stile: sobrio, solenne e misurato, con accento sul ritmo di lavoro collettivo più che sul virtuosismo solistico.
- Autori e compositori #
- Di tradizione orale e anonima: non esiste un autore identificabile per musica e coreografia. I canti appartengono al corpus dei dimotika tragoudia (canti popolari) e del repertorio pasquale e nisiotiko (dell’isola); la melodia di riferimento è quella del canto I trata mas i kourelou. Le versioni discografiche moderne sono interpretazioni di un repertorio collettivo.
- Aneddoti e curiosità #
- La chiesetta di Megara è detta Agios Ioannis o Choreftaras, «San Giovanni il Danzatore (il Ballerino)», proprio in virtù della danza che vi si svolge.
- Il costume femminile di Megara (tra cui il «Kardhoula») è tra i più ricchi e pesanti della Grecia: gonne sovrapposte, ricami in filo d’oro e pettorali con monete d’argento (armathia); alcune fonti stimano un peso complessivo che può superare i 15-20 kg, rendendo la danza una prova di grazia e resistenza.
- Nella versione megarese le giovani nubili aprono la danza, invertendo la consueta gerarchia d’età.
- L’affresco della Tomba delle Danzatrici di Ruvo di Puglia (ca. IV sec. a.C., Magna Grecia) mostra figure con presa e formazione simili: suggestione iconografica forte, ma non prova di una discendenza diretta.
- Presenza nei media e nella cultura di massa #
- Documentata in filmati d’archivio e documentari etnografici: ERT (Radiotelevisione Ellenica), Dora Stratou Dance Theatre, archivi etnomusicologici greci.
- Il canto I trata mas i kourelou gode di grande notorietà anche fuori dal contesto rituale, con interpretazioni di Eleftheria Arvanitaki, Glykeria, Haris Alexiou e rielaborazioni contemporanee e world.
- Inclusa nei repertori di scena e nelle attività dei complessi folkloristici greci; citata in pubblicazioni accademiche e materiali didattici di folk dance internazionale.
- Nessuna presenza significativa in film o serie internazionali.
- Difficoltà e adattamenti #
Difficoltà tecnica: bassa per i passi base (semplici e ripetitivi), medio-alta per la gestione della presa a cesto, la sincronia del gruppo e i percorsi a labirinto.
- Il peso e la ricchezza del costume tradizionale completo condizionano ritmo e ampiezza del movimento.
- Adattamenti didattici: semplificazione della presa (mano nella mano, presa a W o V), riduzione delle ripetizioni, versioni lineari senza spirali, formazioni miste.
- In Italia questa versione della Trata è una danza di nicchia: è quasi assente nei circuiti balfolk generalisti, compare occasionalmente in stage e seminari di danze greche e in gruppi specializzati. Più diffusa è invece la versione detta “Syrtos del pescatore”.
- Note di ricerca e fonti #
- Sintesi delle fonti: documentazione del Teatro «Dora Stratou» e del Lykeion ton Ellinidon, Archivio storico di Domna Samiou, Dance Pandect (Alkis Raftis), studi accademici (Lillian B. Lawler 1927; George A. Megas; Laura Shannon) e fonti istituzionali greche (Ministero della Cultura).
Coreografia#
Parti:
A B
Preparazione
Catena aperta (o cerchio) di sole donne, disposte fianco a fianco. Presa delle mani incrociata al petto/addome (stravotyrthi): la mano destra passa sopra il braccio sinistro della compagna a destra per stringere la mano della seconda compagna; la mano sinistra passa sotto il braccio destro della compagna a sinistra.
Esecuzione
D a destra verso il centro/avanti (1), il piede S incrocia davanti al D (2)sinking step)D a destra (1), il piede S incrocia dietro al D (2)D a destra (1), piccolo sollevamento/sospensione del piede S (2)S a sinistra indietro (1), il piede D si avvicina al S senza appoggiare il peso (2)D sul posto/destra (1), appoggio del S vicino al D (2)S sul posto/sinistra (1), appoggio del D vicino al S (2)D e S) per completare le 8 battuteNote d’archivio#
Riferimenti e link#
- [1]Trata - Traditional Greek Dance (video)Esecuzione/video di riferimento della Trata, con passo, presa a cesto e costume tradizionale.
- [2]Trata - Greek Dance Pandect (Encyclopaideia of Greek Dance)Repertorio documentario della Trata di Megara: esecuzione femminile pasquale, canto e indicazione metrica.
- [3]Theatre of Greek Dances «Dora Stratou»Istituzione di riferimento per la ricostruzione scenica delle danze greche, con la Trata nel repertorio storico.
- [4]Lykeion ton Ellinidon - Liceo delle Donne GrecheCustodisce ed esegue dal 1911 il repertorio femminile di Megara e Salamina.
- [5]Archivio storico di Domna SamiouDocumentazione sonora e metadati etnografici del canto «I trata mas i kourelou» e del repertorio dell’Attica e del Golfo Saronico.
- [6]Laura Shannon - Dance of Persephone: the Trata of MegaraStudio interpretativo sulla dimensione rituale della Trata e sul legame con i Misteri Eleusini (da considerare ipotesi).
- [7]Lillian B. Lawler - The Easter Dances at Megara, The Classical Journal, 1927Prima descrizione accademica moderna della Trata come danza pasquale femminile a Megara.
- [8]George A. Megas - Greek Calendar Customs, 1982Fonte classica sul carattere calendariale e propiziatorio della danza.
- [9]John Tomkinson - Festive Greece: A Calendar of Tradition, 2003Descrizione del rituale di Megara e della leggenda della costruzione della cappella.
- [10]Trata - Folk Dance Federation of California (Research Committee)Scheda coreografica storica: formazione, presa a cesto, passi e struttura musicale in 2/4.
- [11]Trata (dance) - WikipediaVoce enciclopedica di sintesi su storia, varianti e diffusione della danza.
- [12]Χορός της Τράτας - Ministero della Cultura della GreciaFonte istituzionale greca sulla celebrazione della Trata a Megara e sul suo carattere di tradizione vivente.






