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Troika Polka Provença - Polka di Coppia Occitana della Provenza

Video
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Esecuzione registrata nel DVD 007
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La Troïka Polka Provença è una polka di coppia delle valli alpino-provenzali, e la prima cosa da dire è che il suo nome racconta un’altra danza: «troïka» evoca un terzetto, un equipaggio di tre cavalli, mentre qui si balla in un cerchio di coppie.

La struttura è netta e in due parti: una prima che è, di fatto, una polka piquée con il suo passo tacco-punta; una seconda che si apre con una giravolta della ballerina per prendere la posizione e prosegue in una passeggiata a farfalla lungo sul cerchio di danza.

Questa è la forma che abbiamo osservato e che tramandiamo: semplice da accogliere, difficile da dimenticare, perché il tacco che batte e la fila di coppie che avanza hanno una forza e semplicità ritmica tutta loro.

L’abbiamo ricevuta attraverso lo stage di danze occitane di Marylin Simon alla Cooperativa Dulcamara di Bologna nel 1996 - e attraverso la filiera occitana di ricerca, da Luciana Porte-Marrou alle Fileuses. Resta una danza quasi invisibile nel panorama italiano: motivo in più per cercare di raccontarla con cura.

Scheda sintetica
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Nome proprio #
Troïka Polka Provença; nelle fonti provenzali e occitane semplicemente Troïka o Troïka provençale. La grafia Troïka con dieresi è quella francese e occitana; Trojka è la traslitterazione dal cirillico.
Altri nomi e varianti #
Varianti di nome documentate: Troïka, Troïka provençale, Troika provenzale, Troïka de Laragne (Hautes-Alpes), Troïka du Trièves (Isère), Troïka du Champsaur; nei repertori internazionali Troika Polka e, in olandese, Het Driespan («il tiro a tre»).
Traduzione e significato #

«Troïka» viene dal russo trojka - da troje, «tre» - e indica l’equipaggio a tre cavalli affiancati, con il centrale al trotto e i laterali al piccolo galoppo, eletto a simbolo della Russia dalle Anime morte di Nikolaj Vasil’evič Gogol’.

In lingua occitana la parola non ha significati propri: è un prestito entrato attraverso il francese, estraneo al lessico classico (il «tre» occitano è tres), e non designa nulla di autoctono; Provença è semplicemente la grafia occitana di Provenza.

In catalano, lingua sorella, troica vale sì il tiro a tre, ma anche, per estensione giornalistica, un gruppo ristretto di tre persone che detengono il potere: significato figurato che in occitano non risulta attestato. Da qui l’anomalia etnocoreologica: una polka di coppia porta il nome di un trio.

Area geografica e provenienza #

Provenza alpina e Alta Provenza, nel Sud-Est della Francia, con epicentro a Laragne-Montéglin (Hautes-Alpes), a Sisteron e Forcalquier (Alpes-de-Haute-Provence), e con raccolte successive nello Champsaur e nel Trièves (Isère), dentro quel dominio coreutico contiguo che la letteratura chiama «dominio del rigodon» (Isère, Hautes-Alpes, Drôme, Alpes-de-Haute-Provence). È repertorio dell’area culturale occitana provenzale, in cui la polka borghese di metà Ottocento è stata rielaborata localmente; non esiste un unico centro di origine documentato, ma un’area di pratica riconoscibile. In Italia la danza non appartiene ad alcuna tradizione autoctona: circola solo per via didattica, negli stage di danze occitane e nelle valli occitane piemontesi (valle Stura), con la documentazione bolognese del 1996 come riferimento.

Mappa del Sud-Est della Francia con Laragne-Montéglin evidenziata nelle Hautes-Alpes, area della Troika Polka Provença
Epoca e anno di riferimento #
Pratica attestata prima della Prima guerra mondiale, dunque anteriore al 1914 - data della testimonianza, non della creazione. La polka arriva in Francia intorno al 1840 e le varianti alpine si formano nella seconda metà del XIX secolo. Raccolte documentarie: la registrazione del 3 giugno 1973 presso il violinista Emile Escalle; il volume Dançar au païs di Luciana Porte-Marrou (1983); la ricognizione di Jean-Michel Guilcher sul dominio del rigodon (1984). Ripresa didattica italiana: stage di Marylin Simon, Bologna 1996.
Occasione e funzione sociale #
Danza di festa e di balera rurale: veglie invernali, balli della domenica, vogues patronali, matrimoni, capodanno e quattordici luglio, accanto a rigaudon, polka piquée, badoise, scottish e mazurka. Non ha funzione rituale o stagionale propria come la farandola o le olivettes: è danza di società, conviviale e di facile accesso. Oggi vive soprattutto nel revival - stage e corsi di danza occitana, festival folk, serate di bal folk e scuola, dove la coppia che passeggia in fila funziona come gioco collettivo che scioglie i gruppi.
Storia e origine #

La polka, nata in Boemia intorno al 1830 e diffusa in Europa negli anni Quaranta dell’Ottocento, arriva in Francia come danza di coppia chiusa di moda parigina e viene adattata nelle province: in Provenza e nel Delfinato se ne ricava una versione locale costruita sui passi della polka piquée. La trasmissione è orale e familiare (la famiglia Marrou a Forcalquier, attraverso Andréa Marrou; Louis Escale ed Emile Escalle nello Champsaur); nessun autore di coreografia è documentato.

Il nome esotico si può spiegare con la moda tardo-ottocentesca del «tre» russo, esplosa nei salotti francesi dopo l’Entente franco-russa del 1891: in quegli anni circolano spartiti come La troïka per pianoforte di Édouard Brunel (Parigi, 1882, catalogo BnF) e la Troïka, Polka Russe su coreografia di Léopold Delamare (Parigi, Emile Gallet, circa 1895). Da non proiettare all’indietro su questa forma né la Troika scenica di Nadežda Nadeždina per l’ensemble Beryozka (1948) né le Polke russe da salotto: l’omonimia è di superficie, la pratica è un’altra.

Probabilmente in questo contesto di moda per la letteratura russa si può comprendere anche l’origine in Inghilterra del nome Circolo Circasso per una delle danze di società più amate e praticate nei saloni del Regno Unito; come evidenziato da Don Buskirk in un suo articolo (vedi la scheda del Cerchio Circasso).

Note etnocoreologiche #

Il caso è da manuale di circolazione transnazionale, con uno scarto che va detto chiaro: il nome annuncia un terzetto, il corpo della danza è una coppia. La troïka compare curiosamente in elenchi di danze di coppia chiusa pur portando un nome che trio non è - indizio che nelle valli il termine copriva pratiche locali non omologate ai canoni urbani. La forma provenzale non imita il cavallo né il galoppo della slitta: è una polka, con il tacco-punta della piquée, e la sua identità sta nella scansione in due parti e nella passeggiata a farfalla.

In assenza di ulteriori informazioni, può valere come esempio di appropriazione regionale: un modello coreutico importato diventa, attraverso trasformazioni successive, patrimonio riconoscibile del luogo. Le analogie con il Trojak polacco e con il Triolet tedesco suggeriscono un antico serbatoio europeo di figure a tre, ma nessuna continuità diretta con questa polka di coppia è dimostrata.

Divulgatori e gruppi di riferimento #

Filiera della ricerca occitana: Luciana Porte-Marrou, autrice di Dançar au païs (1983), con la collaborazione di Guiu Martin e Francés Porte; Andréa Marrou, depositaria della tradizione di Forcalquier; l’associazione Les Fileuses per la divulgazione; l’ARCADE PACA per la storia delle danze provenzali.

Filiera alpina in pratica di revival: la Compagnie Recourdàs e Folk des Terres Froides (Isère), il gruppo BALAPAT, il collettivo Les Pieds Dans l’Bal per i video didattici.

In Italia: Marylin Simon, stage di Bologna 1996 per la Cooperativa Dulcamara, e gli insegnanti attivi nelle valli occitane piemontesi. Nessun gruppo è documentato come depositario di una variante italiana autonoma.

Formazione e tipologia #
Coppie in cerchio, disposta a raggiera lungo la linea di danza (una corona di coppie che avanza in senso antiorario). Tipologia: polka tradizionale di coppia di area alpino-provenzale, nella famiglia delle polke popolari ottocentesche rielaborate localmente. Nella seconda parte la coppia passa alla posizione a farfalla, per la passeggiata in linea di danza. Le fonti non descrivono formazioni a terzetto per questa variante: quelle appartengono alle omonime danze russe e da salotto.
Struttura della danza #

Due parti distinte. Prima parte: come la polka piquée - passo tacco-punta, spostamento e piccoli giri in cerchio, con il ritmo della polka che si appoggia sul battere del tallone. Seconda parte: la ballerina esegue una giravolta per mettersi in posizione, poi la coppia si dispone a farfalla e passeggia a passo di polka lungo la linea di danza. La sequenza si ripete sul brano.

La nostra fonte primaria è l’esecuzione al minuto 00:07:18 del video 007 (stage Marylin Simon, 1996): da lì ricaviamo la forma, senza aggiungere figure non osservate.

Metro e struttura musicale #
Metro binario 2/4, tempo di polka vivace (circa 116-128 BPM), andamento brillante e incalzante, con frasi musicali regolari di 8 o 16 battute. La scansione ritmica della prima parte è quella della polka piquée, con l’appoggio marcato del tacco. Non è documentata una melodia univoca «da troika provenzale»: nei repertori circolano brani di polka locali e, nello Champsaur, la melodia designata come La troïka.
Strumenti e stile musicale #

Tradizione provenzale: galoubet e tambourin (flauto a tre fori e tamburo), organetto diatonico, fisarmonica, violino, chitarra. Nelle raccolte alpine il violino è lo strumento esplicitamente documentato (Emile Escalle, Louis Escale); nel revival occitano si aggiungono fisarmonica diatonica, organistrum e cornamusa.

Stile solare, ritmato, con accenti e piqués che appartengono alla pronuncia musicale locale più che alla partitura. Da evitare il cliché balalaika e orchestra russa: appartiene all’immaginario scenico, non a questa polka.

Autori e compositori #

Coreografia e musica di tradizione popolare orale, autori non documentati. La trasmissione coreografica è legata alla famiglia Marrou (Forcalquier, attraverso Andréa Marrou) e, per la melodia, ai violinisti dello Champsaur. Luciana Porte-Marrou è la ricercatrice che ha documentato e divulgato il repertorio, non l’autrice della danza.

Per completezza: la Troika scenica russa porta la firma di Nadežda Nadeždina (1948), la Troika, Polka Russe da salotto quella coreografica di Léopold Delamare su musica di Georges Hauser (circa 1895) - riferimenti di omonimia, non di discendenza.

Aneddoti e curiosità #

La registrazione del 1973 presso Emile Escalle contiene, oltre all’esecuzione al violino di La troïka, un commento esplicito sul modo di danzarla: una delle testimonianze più preziose sulla prassi. Nelle fonti provenzali il nome convive per decenni con la confusione generale: nei salotti francesi, quando veniva annunciata la Troïka, quasi tutti ballavano la Polka russe, tanto era labile il confine tra le due forme - e lo stesso equivoco si ripete anche oggi.

La fortuna del lemma «troika» deve molto alla politica: l’Entente franco-russa del 1891 rese di moda tutto ciò che evocava la Russia, e gli spartiti si dedicavano alle granduchesse. Alla Troika cajun della Louisiana si lega poi un’etimologia popolare colorita - i cosacchi dello zar di stanza a Parigi l’avrebbero lasciata in eredità ai cajun - da trattare come leggenda.

Presenza nei media e nella cultura di massa #

Presenza marginale e quasi tutta didattica. La forma provenzale non ha avuto fortuna mediatica: vive in archivi sonori, in pubblicazioni specializzate, in video di stage e rievocazioni locali - e, per l’Italia, nel video 007 della Videoteca storica dell’Archivio Siriano.

L’evocazione musicale più celebre resta la «Troika» da L’alfiere Kijé di Sergej Prokof’ev (1934), riusata dal cinema, che però non è musica da ballo. Tutto ciò che di «troika» circola nei media - ensemble folklorici russi, unità didattiche statunitensi, tutorial - riguarda le omonime forme a tre o la versione scenica, non questa polka di coppia.

Difficoltà e adattamenti #

Difficoltà bassa: la prima parte si regge sul passo tacco-punta della polka piquée, la seconda su una passeggiata a farfalla. Il vero scoglio non è tecnico ma di stile - l’accento del tacco, la qualità del passo, il rapporto con il fraseggio musicale - e non è codificato in manuali a stampa.

Adattamenti possibili: coppie di genere libero, passo camminato al posto del salto per anziani o spazi piccoli, chiamata chiara del passaggio alla seconda parte, uso in balfolk come danza di respiro fra danze più impegnative.

Note di ricerca e fonti #

Le fonti convergono su un punto e divergono su un altro, e conviene dire subito come stanno le cose. Le fonti provenzali e occitane - Les Fileuses, il volume Dançar au païs di Luciana Porte-Marrou (Institut d’Estudis Occitans del Vaucluse, 1983), la ricognizione di Guilcher sul dominio del rigodon (1984), le ricerche di Mazellier sulle Hautes-Alpes - documentano una polka di coppia raccolta a Laragne, Sisteron e Forcalquier, costruita sui passi di polka semplice e polka piquée, diffusa prima del 1914 e oggi quasi scomparsa dalla pratica corrente.

È questa la danza che il curatore ha riconosciuto nel video di riferimento, e questa la forma descritta nella scheda: coppia in cerchio, prima parte da polka piquée, seconda parte di passeggiata a farfalla anticipata dalla giravolta della ballerina.

Alcune fonti - compresa quella derivata dai libri, la più ricca sul piano etnocoreologico - descrivono invece un terzetto con archi di braccia e passaggi sotto le braccia: è la Troika del folk ricreativo internazionale e della scena russa, imparentata solo per omonimia, e la discrepanza nasce quasi certamente dalla sovrapposizione dei due repertori, favorita dal nome.

Quanto all’Italia: la danza risulta assente dal panorama etnocoreologico nazionale, non ha corrispondenze omonime nei repertori autoctoni e non viene praticata stabilmente nei circuiti di balfolk.

Il documento video dello stage bolognese del 1996 (Cooperativa Dulcamara, insegnante Marylin Simon, video 007 della Videoteca storica, minuto 00:07:18) di Siriano Tondini è, a nostra conoscenza, l’unico documento audiovisivo italiano di questa forma: siamo quindi nel caso di un’esclusiva nazionale nei materiali video, con menzioni bibliografiche in Italia praticamente assenti.

Restano scoperti la biografia di Marylin Simon, la coreicità precisa della variante provenzale rispetto alle prassi odierne di Gap e Laragne e l’eventuale documentazione scritta delfinese: chi serba memorie di quegli stage è invitato a contribuire.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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