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Yedid Nefesh - “Amato dell’anima” - è una delle danze in cerchio più intense e amate del repertorio popolare israeliano. Il suo nome appartiene a un piyyut, un poema liturgico mistico composto a Safed nel Cinquecento e tradizionalmente attribuito al cabalista Elazar Azikri: un canto d’amore per il Divino che da oltre quattro secoli apre il venerdì sera nelle sinagoghe di tutto il mondo.
Nel 1971 Yonatan Gabay ne fece una danza collettiva in tempo di valzer, lenta e raccolta, in cui il cerchio rallenta e il ballo diventa quasi meditazione condivisa. Teniamo ben distinte le due anime: Yedid Nefesh non è una danza rituale antica, ma una creazione coreografica moderna del movimento dei rikudei am, costruita su un testo e una melodia antichi.
Nella nostra pratica la incontriamo nelle harkadot e negli stage di danze israeliane e internazionali, dove si tramanda con rispetto, come un respiro comune che unisce generazioni e livelli di esperienza.
Scheda sintetica#
- Nome proprio #
- Yedid Nefesh (in ebraico יְדִיד נֶפֶשׁ), traslitterato anche Yadid Nefesh o Yedid Nefesch. Il nome designa sia il piyyut (componimento liturgico) sia la coreografia israeliana creata da Yonatan Gabay nel 1971.
- Altri nomi e varianti #
- Traslitterazioni: Yadid Nefesh, Yedid Nefesch, Iedid Nefesh (uso italiano), Jedid Nefesch (raro).
- In inglese: “Soul Mate”, “Beloved of the Soul”; in francese “Amant de mon âme”.
- Nel repertorio circolano due coreografie principali: quella di Yonatan Gabay (1971, versione standard) e quella di Moshe Eskayo (1974), leggermente diversa nelle figure.
- Da non confondere con le numerosissime interpretazioni musicali del piyyut (nigun di Carlebach, versioni sefardite, ashkenazite, chassidiche e contemporanee), che formano un repertorio autonomo.
- Traduzione e significato #
Letteralmente “Amato dell’anima” o “Amico/Diletto dell’anima”: yedid = amico intimo, amato; nefesh = anima, soffio vitale. È l’incipit del piyyut:
Yedid Nefesh, av ha-rachaman (“Diletto dell’anima, Padre misericordioso”)
un canto d’amore mistico in cui l’anima anela al Divino e ne implora la rivelazione, esprimendo il desiderio di devekut, l’unione con Dio. Non indica un amore umano, ma la relazione mistica tra l’anima e il Creatore, resa con il linguaggio sponsale della poesia cabalistica. Le quattro strofe formano un acrostico: le iniziali compongono il Tetragramma (YHWH), il nome sacro di Dio.
- Area geografica e provenienza #
Si distinguono più livelli:
- Testo: Safed (Tzfat), in Galilea, XVI secolo, allora nell’Impero ottomano: principale centro mondiale della cabala (Moshe Cordovero, Isaac Luria).
- Danza: Israele moderno, nel quadro del movimento dei rikudei am (danze popolari israeliane), sviluppatosi nel Novecento tra kibbutz e città.
- Diffusione: diaspora ebraica e circuiti internazionali di danza folk (Europa, Nord America, Giappone).
- In Italia: presente soprattutto nei gruppi di danze israeliane/ebraiche e di danze internazionali (Milano, Roma, Torino, Firenze, Reggio Emilia e altre città); rara nei balfolk “puri”, centrati sul repertorio franco-bretone ed europeo.
- Epoca e anno di riferimento #
- Testo: seconda metà del XVI secolo, attribuito a Elazar ben Moshe Azikri (1533-1600); pubblicato postumo nel Sefer HaCharedim (Venezia, 1601).
- Coreografia: 1971, per mano di Yonatan Gabay (data indicata da IsraeliDances.com e dalle schede Rokdim). Alcune fonti collocano la danza al 1976 (anno di registrazione/deposito discografico); la versione di Moshe Eskayo è datata 1974.
- Musica della versione danzata: melodia dei coniugi Ehud e Sara Zweig, le cui registrazioni sono collocate tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta.
- Come piyyut: cantato all’apertura dello Shabbat (Kabbalat Shabbat), durante la Seudah Shlishit (terzo pasto) e nelle Baqqashot; in alcune tradizioni anche nelle preghiere del mattino. È un canto da tavola (zemirot) e di raccoglimento.
- Come danza: danza sociale e comunitaria di gruppo, eseguita nelle serate di danze israeliane (harkadot), nei raduni e nei festival (Karmiel), in matrimoni e feste comunitarie, negli stage e nei campi estivi.
- Funzione: aggregazione, gioia condivisa e momento contemplativo, spesso collocato tra i balli più vivaci come “respiro” della serata.
- Non ha funzione rituale liturgica documentata, né di corteggiamento o di lavoro.
- Storia e origine #
Per comprendere Yedid Nefesh occorre separare la storia del testo da quella della danza.
IL PIYYUT#
- Composto a Safed nel XVI secolo e attribuito a R. Elazar ben Moshe Azikri (1533-1600), cabalista e fondatore del movimento Sukkat Shalom; compare nel Sefer HaCharedim (Venezia, 1601).
- È uno dei piyyutim più diffusi e musicati: ogni comunità (sefardita, ashkenazita, orientale, yemenita, italiana) ne ha sviluppato melodie proprie.
- L’attribuzione ad Azikri è quella tradizionale (sostenuta dalla National Library of Israel), ma non certa: sono stati proposti anche Judah Halevi e Israel Najara, ed è stata segnalata una testimonianza manoscritta risalente al ~1437.
LA DANZA#
- Nel 1971 Yonatan Gabay (1933-2011) crea la coreografia circolare su una versione musicale destinata al ballo.
- È un caso esemplare di rikudei am: una creazione coreografica moderna e firmata, che riprende materiali liturgici antichi e li trasforma in danza sociale, senza alterare la funzione liturgica originaria del testo.
- Dagli anni ‘70 il movimento della danza popolare israeliana, nato laico nei kibbutz, ha progressivamente incorporato materiale chassidico e liturgico, sfumando il confine tra danza secolare e religiosa.
- Note etnocoreologiche #
- Yedid Nefesh appartiene ai rikudei am, repertorio “costruito” del XX secolo (tradizione inventata e folklore creativo), non a una tradizione orale antica.
- Formazione: cerchio unico (aperto o chiuso), misto, senza coppie fisse; presa semplice con mani in basso a “V”; progressione antioraria (LOD).
- Metro ternario (3/4, tempo di valzer): scelta insolita nel repertorio israeliano, dominato da horot in 2/4 o 4/4, che la avvicina a una sensibilità centro-europea filtrata dalla hora.
- Passi ricorrenti: passo di valzer e valzer balance, mezzi giri e giri completi, passo yemenita, tcherkessia rallentata, mayim; entrate verso il centro e ritorni.
- Gesto e respiro: braccia che si aprono e si richiudono, mani al cuore, oscillazione lenta che richiama l’estetica della preghiera; la gestualità è parte della scrittura, non semplice ornamento.
- Carattere lirico e contemplativo, tra la “danza come preghiera” (t’fillah) e la “danza come celebrazione” (rinah).
- Avvertenza metodologica: il contenuto mistico del testo non autorizza a leggere nella coreografia gesti religiosi o simboli cabalistici codificati.
- Divulgatori e gruppi di riferimento #
- Coreografi: Yonatan Gabay (1933-2011, versione standard, 1971) e Moshe Eskayo (versione 1974).
- Interpreti musicali di riferimento: Effi Netzer Band (raccolte Israeli Folk Dances, 1976/1991), Haparvarim; melodie moderne di Shlomo Carlebach, Debbie Friedman, Yosef Karduner, Shotei HaNevuah.
- Divulgatori internazionali: Ira Weisburd, Machol Manhattan, Jane Farwell (USA, 1977); figure storiche del rikudei am come Fred Berk, Gurit Kadman, Yoav Ashriel; per lo studio, Judith Brin Ingber.
- In Italia: associazioni e insegnanti di danze israeliane/ebraiche e internazionali. Il canto è vivo nelle sinagoghe italiane di tutti i riti.
- Formazione e tipologia #
- Tipologia: danza popolare israeliana di nuova creazione (rikud), non di tradizione orale antica; non competitiva.
- Formazione: cerchio unico (aperto o chiuso), misto, senza distinzione di ruoli e senza coppie/partner fissi; numero di partecipanti illimitato.
- Presa: semplice, mani unite in basso a “V”.
- Direzione: prevalentemente antioraria (LOD).
- Carattere: raccolto, lirico, meditativo.
- Struttura della danza #
La coreografia si articola in tre sezioni principali e un ritornello, ripetute secondo la forma canzone:
- Parte 1: passi di valzer in LOD con rotazione di mezzo giro, alternanza di arretramento e ritorno; ripetuta.
- Ritornello: avanzamento e arretramento verso/dal centro con oscillazione delle braccia e mezzo giro.
- Parte 2: passo di valzer con giro completo e passo conclusivo sul posto.
- Parte 3: due bilanciamenti (balance), progressione in avanti e ritorno (elemento di sapore yemenita), talvolta con incrocio dietro e sollevamento sulle punte.
- La struttura segue integralmente la forma della canzone (strofa-ritornello), con frasi regolari di 8 misure. Le diverse versioni variano nei dettagli ma conservano il carattere lento e circolare.
- Metro e struttura musicale #
- Metro: 3/4, tempo di valzer moderato-lento, andamento lirico e cantabile.
- Struttura: forma strofa-ritornello del piyyut (quattro strofe), frasi periodiche simmetriche di 8 misure, con interludi strumentali che segnano i cambi di figura.
- Colore: tonalità minore con inflessioni modali mediorientali nella melodia tradizionale; armonizzazione più occidentale nelle registrazioni da ballo.
- Durata usuale della traccia per la danza: circa 4'45" (Effi Netzer Band).
- Discrepanza (vedi Note di ricerca e fonti): alcune fonti descrivono la melodia liturgica tradizionale in metro binario (2/4 o 4/4) o in metro libero; la versione danzata su cui si basa la coreografia di Gabay è invece in 3/4.
- Strumenti e stile musicale #
- Forma liturgica originaria: canto a cappella, corale o a voce sola, con ornamenti mediorientali (genere delle zemirot, i canti da tavola).
- Registrazioni per la danza: arrangiamenti con fisarmonica, chitarra, violino, clarinetto (di ispirazione klezmer), archi, contrabbasso/basso, tastiere e percussioni leggere (darbuka/doumbek).
- Stile: morbido, sostenuto e cantabile, senza accenti percussivi violenti; volume moderato, coerente con il carattere contemplativo del ballo.
- Autori e compositori #
- Testo: Rabbi Elazar ben Moshe Azikri (1533-1600), attribuzione tradizionale.
- Melodia tradizionale: anonima, di tradizione orale; ogni comunità ne ha varianti proprie.
- Musica della versione danzata: Ehud e Sara Zweig; interpreti indicati nei cataloghi: Haparvarim.
- Coreografia: Yonatan Gabay (1971); versione alternativa di Moshe Eskayo (1974).
- Riletture musicali moderne: Shlomo Carlebach, Debbie Friedman, Yosef Karduner, Shotei HaNevuah.
- Non confondere le tre figure: autore del testo, compositore della melodia usata per il ballo e coreografo.
- Aneddoti e curiosità #
- L’acrostico: le iniziali delle quattro strofe formano il Tetragramma (YHWH), espediente che spiega la venerazione per il testo.
- Un legame con l’Italia: la prima edizione a stampa del poema vide la luce a Venezia nel 1601, nel Sefer HaCharedim di Azikri.
- Un canto per ogni momento: oltre che all’apertura dello Shabbat, è tradizionalmente cantato al terzo pasto e, in alcune usanze, anche come accompagnamento dell’anima del morente.
- Da canto a successo: la melodia di Carlebach la diffuse nei kumzitz (veglie di canto) giovanili; nei primi anni Duemila la versione pop degli Shotei HaNevuah ne fece un successo radiofonico in Israele.
- Moshe Eskayo, “il re della debka”, volle la propria versione di Yedid Nefesh come contraltare lirico e meditativo al suo repertorio più atletico.
- Al festival di Karmiel, il più grande raduno di danza folk d’Israele, è spesso il momento più partecipato ed emotivamente intenso.
- Nel DVD didattico del repertorio classico israeliano è segnalata come l’unica danza in metro ternario.
- Presenza nei media e nella cultura di massa #
- Il piyyut è inciso in centinaia di album di musica ebraica, chassidica e israeliana (tra gli altri Ofra Haza, Yehoram Gaon, Chava Alberstein, Avraham Fried, Idan Raichel, Neta Elkayam).
- Presente nella colonna sonora del film “Ushpizin” (2004) di Giddi Dar; il titolo è ripreso anche da un documentario omonimo del 2017.
- La danza è documentata in numerosi video didattici e di repertorio su YouTube e nei cataloghi internazionali di danze israeliane; un flash mob collettivo è stato organizzato a Gerusalemme nel 2021.
- Fuori dai circuiti folk e dalle comunità ebraiche non ha avuto una diffusione massmediatica ampia.
- Difficoltà e adattamenti #
- Difficoltà: bassa/media-bassa. I passi di valzer sono accessibili, ma richiedono sensibilità musicale, fluidità e la capacità di mantenere la pulsazione ternaria in cerchio.
- Elementi tecnici: passo di valzer in 3/4, gestione di mezzi giri e giri completi, bilanciamenti, continuità del cerchio, coordinazione di spostamenti laterali e andirivieni dal centro.
- Adattamenti didattici: marcare il conteggio 1-2-3, ridurre l’ampiezza delle rotazioni, semplificare i passi yemeniti, usare il cerchio aperto per l’apprendimento. Adatta anche a bambini, gruppi misti e contesti inclusivi.
- Nei contesti balfolk/world l’accento cade talvolta sulla dimensione sociale e festosa, a scapito di quella mistica; nei contesti chassidici il movimento resta subordinato alla preghiera.
- Non sono documentate varianti italiane codificate: eventuali semplificazioni sono adattamenti pedagogici, non varianti tradizionali.
- Note di ricerca e fonti #
- Data della coreografia: la maggior parte delle fonti (IsraeliDances.com, Rokdim, schede didattiche) indica il 1971; altre riportano il 1976 (anno di registrazione/deposito) e una ricerca basata sui libri attribuisce la coreografia a Yonatan Karmon con data 1978. Nel testo principale si adotta la tesi più accreditata (Yonatan Gabay, 1971).
- Paternità del testo: attribuzione tradizionale a Elazar Azikri; proposti anche Judah Halevi e Israel Najara, con una testimonianza manoscritta risalente al ~1437.
- Data della melodia di Zweig: le fonti oscillano tra il 1965, il 1971 e il 1978; genericamente “anni ‘70”.
- Metro: prevalente 3/4 (valzer) per la versione danzata; alcune fonti descrivono la melodia liturgica tradizionale in 2/4-4/4 o in metro libero.
- Diffusione in Italia: alcune schede citano gruppi e didatte specifici (Terra di Danza/Machol Italia, Sara Calzetti ed Elena Angeli, ecc.), altre dichiarano l’assenza di documentazione verificabile; la presenza è in ogni caso legata a circuiti specialistici, non al balfolk mainstream.
Questa danza compare in 2 DVD:
Coreografia#
Parti:
A B C B D B A=camminata, C=giro, D=yemeniti
Preparazione
Cerchio di tutti i ballerini rivolti al centro, mani unite e tenute verso il basso (posizione a V). Non ci sono coppie.
Esecuzione
D. Il primo tempo di ogni battuta è accentato e morbido.S, appoggio D indietro rispetto a D appoggio S accanto a DD a destra, passo S incrociato dietro al destro, rientro sul D incrociato davanti al SS a sinistra, passo D incrociato dietro il sinistro, rientro sul S incrociato davanti al DD verso il centro con sollevamento delle bracciaS e rilascio delle braccia verso il bassoNote d’archivio#
Riferimenti e link#
- [2]Yedid Nefesh - Israeli Folk Dance (Yonatan Gabay) - Ira WeisburdEsecuzione di riferimento della coreografia di Yonatan Gabay, usata come modello didattico internazionale.
- [3]Yedid Nefesh - Yonatan Gabay (IsraeliDances.com)Scheda ufficiale con anno di creazione, coreografo, compositori e riferimenti discografici.
- [4]Yedid Nefesh (Israel) - Folk Dance Musings, Andrew CarnieNotazione coreografica dettagliata e analisi dei passi e delle sezioni.
- [5]Yedid Nefesh - National Library of IsraelFonte istituzionale sul piyyut: testo, traduzione, contesto liturgico e versioni musicali.
- [6]Yedid Nefesh - WikipediaVoce enciclopedica sull’inno, la sua storia e l’attribuzione ad Elazar Azikri.
- [7]Piyut.org.il - Archivio nazionale israeliano dei piyyutimTesti e registrazioni comparate di Yedid Nefesh nei diversi riti.
- [8]Rokdim.co.il - Banca dati del repertorio di danza israelianaRepertorio e schede delle coreografie del circuito harkada.
- [9]Effi Netzer Band - Yedid Nefesh (Israeli Folk Dances)Traccia musicale di riferimento usata nelle serate di danza in Israele e in Italia.
- [10]Welcoming Shabbat with Yedid Nefesh by Nurit Melamed at Machol ItaliaDocumentazione della presenza della danza nei seminari italiani (Terra di Danza / Machol Italia).
- [11]Judith Brin Ingber, Seeing Israeli and Jewish Dance, Wayne State University Press, 2011.Studio accademico di riferimento sulla storia della danza ebraica e israeliana.






