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Yugo

Video
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Yugo è una di quelle danze che ogni ballerino folk incontra almeno una volta - e che, quasi sempre, crede jugoslava. Il nome viene dalla radice slava jug-, «sud», ma la sua storia è un’altra: la danza fu annotata la prima volta nel 1945, in un campo per sfollati a Mechelen, in Belgio, dove un gruppo di rifugiati jugoslavi la mostrò al raccoglitore fiammingo Huig Hofman.

E i danzatori stessi dissero chiaramente che quella non era una danza slava, bensì ebraica. Da allora Yugo viaggia nei circuiti internazionali come una Triple Hora in tre parti, in un cerchio di braccia incrociate: oggi è un classico delle serate di danze popolari, e in Italia è più viva che altrove - quasi tutti i filmati che la documentano vengono da gruppi italiani. Ballarla significa tenere insieme la leggerezza del cerchio e il rispetto per la memoria che l’ha portata fino a noi.

Scheda sintetica
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Nome proprio #

Yugo (grafie Jugo, Yougo; Joego nella resa fiamminga originale).

Non è una denominazione etnografica tradizionale, ma un’etichetta attribuita nel 1945 da Huig Hofman, che vide la danza eseguita da rifugiati jugoslavi in un campo per sfollati in Belgio e la chiamò Joego («jugoslavo»). I danzatori stessi la dichiararono ebraica, non slava.

Altri nomi e varianti #
  • Jugo, Yougo, Joego (grafia fiamminga/olandese).
  • Triple Hora, Hora and Variations (Triple Hora), Romanian Hora (Triple Hora): titoli discografici Folkraft (1961) della musica associata.
  • Hineh Lo Yanum / Hiney Lo Yanum (הִנֵּה לֹא יָנוּם, «Ecco, non dorme», dal Salmo 121): nome ebraico della danza, pubblicata da Vyts Beliajus (Dance and Be Merry, 1940) - nome però condiviso da più danze, quindi da usare con cautela.
  • Mafdil («separazione»), detta anche Falso Tumba, nella raccolta scout Tumba (1947).
  • In Italia circola come Yugo o Jugo, talvolta presentata impropriamente come «danza dell’ex Jugoslavia» o «danza slava».
Traduzione e significato #

Il nome Yugo/Jugo viene dalla radice slava jug-, «sud» (da cui Jugoslavija, «terra degli Slavi del Sud»); in serbo-croato jugo è anche lo scirocco, il vento caldo del sud.

Non descrive la danza, ma la circostanza della sua raccolta: è un’etichetta geografica data dal raccoglitore ai portatori, non un nome tradizionale ebraico. Il nome ebraico tramandato, Mafdil, significa «separazione / distinzione»; Hineh Lo Yanum è invece l’incipit del Salmo 121:4 che dà il testo alla melodia.

La spiegazione diffusa secondo cui il nome deriverebbe da uno spettatore che, non capendo la lingua, avrebbe chiamato la danza «jugoslava» è aneddoto / leggenda popolare, smentito dalla ricostruzione di Ron Houston (2002).

Area geografica e provenienza #
  • Prima attestazione documentata: campo per sfollati di Mechelen (Malines), Belgio, fine 1945, dove Huig Hofman e il gruppo fiammingo del VolkDansCentrale voor Vlaanderen (VDCV) la videro eseguire da rifugiati jugoslavi.
  • Origine: ebraica ashkenazita dell’Europa centro-orientale (Polonia, Romania, Russia, Ucraina), secondo le dichiarazioni degli esecutori e i tratti coreutici e musicali (figura di hora, melodia aschenazita). La matrice sarebbe più ashkenazita che sefardita - benché gli ebrei jugoslavi fossero in prevalenza sefarditi: incertezza nelle fonti.
  • Diffusione moderna: circuiti americani (Folkraft), fiamminghi (VDCV) e internazionali di folk dance; in Italia ha avuto una circolazione particolarmente vivace.
Epoca e anno di riferimento #
  • Anni ‘30 (ipotesi): Vyts Beliajus ipotizza un’origine della Hineh Lo Yanum intorno al 1930 o poco prima, appresa da gruppi sionisti americani.
  • 1940: Beliajus pubblica Hineh Lo Yanum in Dance and Be Merry.
  • 1945: la danza è annotata come Joego a Mechelen, in Belgio (Huig Hofman, con Jan Wouters).
  • 1947: compare come Mafdil nella raccolta scout Tumba.
  • 1953: Miriam Lidster insegna a Stockton una Hiney Lo Yanum con sottotitolo Horra Variation (disco Folkraft FK1122, 26 battute).
  • circa 1961: il VDCV di Hofman incide la versione di 48 battute, pubblicata da Folkraft come Hora and Variations (Triple Hora): è la musica tuttora usata.
  • 1961-1968: diffusione nei campus americani (Oglebay, Kentucky, Blue Star, Stockton); Hofman la presenta a Stockton nel 1968.
  • In Italia: presenza documentata almeno dal 2013 (programma di Borghetto Santo Spirito) e poi in stage e serate fino agli anni Duemila-Venti. Ovviamente questo video
Occasione e funzione sociale #
  • Origine: danza comunitaria di festa e incontro della tradizione ebraica ashkenazita (famiglia della hora): il cerchio unisce, senza coppia fissa, in una gioia condivisa. Va ricordato che la forma trasmessa è passata attraverso lo sradicamento del dopoguerra, non da un villaggio.
  • Oggi: danza ricreativa e didattica del repertorio internazionale - serate di danze popolari, balfolk, stage e festival. Funzione di socializzazione e di “danza-ponte” verso i repertori ebraico e balcanico.
  • Non è documentata una funzione rituale o cerimoniale originaria specifica.
Storia e origine #

Yugo è una danza di seconda generazione (2nd generation dance): non una forma trasmessa senza interruzioni da una comunità di villaggio, ma una coreografia ricostruita, fissata su disco e diffusa attraverso scuole, manuali e festival. La sua storia è nota soprattutto grazie alla ricostruzione di Ron Houston (Folk Dance Problem Solver, 2002):

  • prima della guerra, gruppi giovanili sionisti americani danzavano una hora tripartita chiamata Hineh Lo Yanum (Salmo 121), pubblicata da Vyts Beliajus nel 1940;
  • alla fine del 1945, in un campo per sfollati a Mechelen (Belgio), il fiammingo Huig Hofman vide la danza presso rifugiati jugoslavi e l’annotò come Joego; i portatori stessi la dichiararono ebraica (testimonianza di Jan Wouters raccolta da Ricky Holden nel 2002);
  • Miriam Lidster (Stockton 1953) e Olga Lubitsky (Folkraft 1961) ne fissarono la diffusione didattica e discografica;
  • intorno al 1961 l’incisione VDCV di 48 battute - pubblicata come Hora and Variations (Triple Hora) e poi Romanian Hora (Triple Hora) - divenne la musica di riferimento.

Da qui l’equivoco che dura da decenni: l’etichetta «jugoslava» è nata dall’identità dei portatori del 1945, non dalla provenienza della danza. La parentela con la hora ashkenazita pesa più dell’aneddotica slava; restano incerte la genealogia esatta dei passi e l’origine della melodia.

Note etnocoreologiche #
  • Caso esemplare di “2nd generation dance”: formato fisso calato su una specifica incisione (le 48 battute del VDCV), non una danza “generica” da eseguire su musica dal vivo.
  • Antropologia della memoria: la vicenda di Yugo è citata dalla Society of Folk Dance Historians come esempio di quasi-perdita di memoria etnocoreologica a causa dell’Olocausto e degli spostamenti forzati. Un nome sbagliato («sud») è diventato, di fatto, un archivio riuscito.
  • Classificazione etnica discussa: è più corretto parlare di danza di repertorio internazionale a probabile matrice ebraica che di espressione etnografica incontestata di un solo popolo.
  • Variabilità esecutiva: le fonti segnalano differenze nella direzione delle parti A e C, nel tipo di saltello e in alcuni accenti; alcune derivano da adattamenti didattici, altre da trasmissioni autonome - in particolare in Italia.
Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Huig Hofman e il VolkDansCentrale voor Vlaanderen (VDCV), Belgio: primi raccoglitori e autori dell’incisione del 1961.
  • Jan Wouters (testimone del 1945), Ricky Holden (intervista del 2002), Ron Houston (Folk Dance Problem Solver, 2002).
  • Vyts Beliajus (Dance and Be Merry, 1940), Miriam Lidster (Stockton 1953), Olga Lubitsky (Folkraft 1961).

In Italia la danza è particolarmente viva. Riferimenti documentati: Il Cerchio dell’Amicizia (Roma/Formello, video 2011); Maria Baffert in stage a Escarton Torino (2017); Juancarlos Battilani con la Banda Larga di Maurizio Diamantini (Sasso Morelli, 2026); gruppi come El Filò (Padova), Semplicemente Danzando, Gruppo Tersicore, ArciZeta (Chivasso); la scheda didattica del portale Balli Folk; il riarrangiamento del duo Aria.

Formazione e tipologia #

Danza collettiva in cerchio chiuso (o catena aperta), senza coppia fissa, rivolta al centro.

  • Presa: front basket hold - braccia incrociate davanti al corpo tenendo le mani dei vicini, braccio destro sopra il sinistro. In Italia è frequente l’alternarsi di uomini e donne, ma la composizione del gruppo è libera.
  • Tipologia: danza di cerchio a tre parti (Triple Hora), di famiglia hora; classificata come 2nd generation dance.
  • Numero di danzatori: libero (tipicamente da 6 in su); adattabile a cerchi grandi, o a linee aperte per l’esibizione (disposizione scenica, non originaria).
Struttura della danza #

La versione internazionale più diffusa si articola in tre parti (A-B-C) su una musica di 48 battute (tre sezioni da 16).

  • Parte A: spostamento laterale con chiusura - si apre il piede destro, si chiude il sinistro, si riapre il destro alzando il sinistro piegato; poi specularmente. Direzione iniziale variabile tra le fonti.
  • Parte B (triangolo): apertura, chiusura, punta avanti e di lato, chiusura con flessione delle ginocchia (dip), spesso sulla quarta battuta (soprattutto nelle versioni italiane).
  • Parte C (balancé): passi avanti-indietro con saltelli e busto piegato in avanti, accompagnati in Italia da un vocalizzo collettivo («la lalalla lalla la lalla la»).

Varianti documentate: nella descrizione di Hofman la Parte C viaggia in senso antiorario con passi avanti e indietro; nelle versioni italiane più diffuse viaggia in senso orario con schema leap-hop (salto + hop), più morbido per le ginocchia. Anche la Parte A può iniziare verso sinistra (variante già documentata a Oglebay, 1961).

Avvertenza didattica: non presentare una sola successione come «forma storica autentica» - la documentazione segnala divergenze fra la descrizione di Hofman e le esecuzioni successive. Nell’insegnamento conviene dichiarare quale versione si usa.

Metro e struttura musicale #

2/4, con introduzione di circa 4 battute e tempo moderato e regolare; la musica di riferimento è l’incisione VDCV di 48 battute, la cui struttura rispecchia le tre parti della danza. Melodia di carattere modale, tipica del repertorio ashkenazita.

Nota: Triple Hora è un titolo discografico e non implica un metro ternario. Alcune schede indicano 4/4, altre dichiarano il metro «non documentato»: vedi le discrepanze.

Strumenti e stile musicale #

Non esiste una strumentazione originaria documentata con certezza.

  • Incisione di riferimento (VDCV/Folkraft, circa 1961): formazione da orchestra folk da ballo - fisarmonica come voce conduttrice della melodia, con archi e fiati e accompagnamento ritmico - di stile prossimo alla prassi klezmer e alla hora dell’Europa centro-orientale, più che alla musica sefardita o balcanica.
  • In Italia: riarrangiamento per fisarmonica e chitarra del duo Aria.
Autori e compositori #
  • Coreografia e melodia: di tradizione orale; autore e compositore non documentati.
  • Il testo cantato è il Salmo 121:4 (Hineh lo yanum velo yishan shomer Yisrael).
  • Arrangiamento di riferimento (48 battute): banda del VDCV diretta da Huig Hofman (circa 1961).
  • Codifiche didattiche: Vyts Beliajus (1940), Miriam Lidster (1953), Olga Lubitsky (1961).

La coreografia oggi standardizzata è frutto di trasmissione collettiva e di adattamenti didattici, più che dell’opera di un singolo coreografo.

Aneddoti e curiosità #
  • Un nome nato in un contesto di migrazione: l’etichetta Joego («jugoslavo») fu data nel 1945 ai portatori della danza, non alla sua origine: un malinteso diventato definitivo e, di fatto, un archivio riuscito.
  • Tre titoli, una musica: Folkraft pubblicò la stessa incisione come Hora and Variations (Triple Hora), Romanian Hora (Triple Hora) e in un 45 giri; le istruzioni allegate, secondo Houston, «non sembrano corrispondere a nulla di ciò che si balla oggi».
  • I video sono quasi tutti italiani: i pochi filmati ricreativi reperibili hanno in gran parte didascalie in italiano - segno di una presenza più forte in Italia che nei circuiti anglosassoni.
  • Omonimia con l’automobile: la Yugo della Zastava, utilitaria jugoslava diventata simbolo pop; nessun legame con la danza, solo una coincidenza linguistica.
  • Il nome in altre lingue: in spagnolo yugo significa «giogo»; in serbo-croato jugo è anche il vento caldo del sud.
Presenza nei media e nella cultura di massa #

Nessuna presenza rilevante nella cultura di massa: niente cinema, TV o musica pop mainstream. La visibilità di Yugo è tutta interna al movimento - manuali e dischi di danze internazionali (Folkraft), schede didattiche, corsi e video amatoriali su YouTube.

In Italia la danza ha una visibilità «sproporzionata» rispetto al resto del mondo: quasi tutti i filmati ricreativi diffusi online provengono da gruppi italiani.

Difficoltà e adattamenti #

Difficoltà facile-media (medio-bassa): i passi non sono tecnicamente proibitivi, ma richiedono la memoria delle tre sezioni, la coordinazione del cerchio e attenzione alla presa a cesto.

  • Adatta a gruppi misti e a laboratori introduttivi: ottima «danza-ponte» verso il repertorio ebraico e balcanico.
  • Adattamenti italiani diffusi: sostituzione dei saltelli della Parte C con due passi per piede (pattern salto-appoggio), più morbido per le ginocchia; varianti di direzione della Parte A e della Parte C; vocalizzo mnemonico collettivo.
  • Gli adattamenti (apertura del cerchio, disposizione in file per la scena) vanno dichiarati come scelte didattiche o coreografiche, non come forma tradizionale.

Nei corsi italiani è utile chiarire che la classificazione etnica della danza resta discussa: trasmettere l’incertezza storica è parte dell’insegnamento, non un suo limite.

Note di ricerca e fonti #

Fonte di riferimento e conflitto principale: le fonti sui libri - di norma la più affidabili - descrivono la danza come «Yugo Kolo», danza in cerchio degli Slavi del Sud (Serbia, Bosnia, Croazia), inserita nei manuali del folk dance internazionale (Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., sezione Yugoslavian Folk Dancing di Dick Oakes); alcune fonti sul web seguono la stessa lettura.
La ricerca storica specializzata - Ron Houston, Folk Dance Problem Solver (2002), ripresa dalla Society of Folk Dance Historians e da Folkdance Footnotes - dimostra però che l’etichetta «jugoslava» è essa stessa l’errore maturato nel 1945: i danzatori che mostrarono la danza in Belgio la dichiararono ebraica. La classificazione sotto la voce «Jugoslavia» nei manuali è quindi il riflesso documentato di quell’equivoco, non una prova di origine slava. Questa scheda adotta perciò come tesi principale quella ebraico-ashkenazita / danza di seconda generazione, sostenuta dalle fonti storiche e dalle ricerche specializzate, e segnala qui la discrepanza con la lettura libraria.

Altre tesi minoritarie riscontrate:

  • Una fonte sostiene che sia un kolo sloveno/serbo-croato più l’equivoco documentato; e che la Yugo insegnata oggi in Italia non sia la Hineh Lo Yanum ma un «kolo semplificato» che ne ha ereditato l’etichetta.
  • Un’altra fonte sostiene la danza bulgaro-macedone in 2/4 con braccia ad angolo, etimologia da jǫgъlъ («angolo»), ensemble Pirin e Tanec: tesi isolata e non verificabile.

Situazione italiana: Yugo è una presenza viva e riconosciuta nei circuiti folk italiani (gruppi scout, parrocchiali, danze israeliane, balfolk e danze internazionali) - quasi tutti i video ricreativi noti vengono dall’Italia, con varianti locali codificate (dip nella parte B, leap-hop e direzione oraria nella parte C).

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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