[{"content":"","date":"19 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/alsazia/","section":"Tags","summary":"","title":"Alsazia","type":"tags"},{"content":"Benvenuti nell\u0026rsquo;archivio dedicato a Siriano Tondini. Questo spazio raccoglie video i storici girati da Siriano agli stage che ha tenuto e a cui ha partecipato dal 1991. Un patrimonio culturale che vogliamo preservare e condividere. Grazie a Siriano che ha donato i suoi video e a Juancarlos Battilani che ha scelto di renderli pubblici.\n","date":"19 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/","section":"Archivio Siriano Tondini","summary":"Benvenuti nell’archivio dedicato a Siriano Tondini. Questo spazio raccoglie video i storici girati da Siriano agli stage che ha tenuto e a cui ha partecipato dal 1991. Un patrimonio culturale che vogliamo preservare e condividere. Grazie a Siriano che ha donato i suoi video e a Juancarlos Battilani che ha scelto di renderli pubblici.\n","title":"Archivio Siriano Tondini","type":"page"},{"content":"","date":"19 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/boemia/","section":"Tags","summary":"","title":"Boemia","type":"tags"},{"content":"","date":"19 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/branle/","section":"Tags","summary":"","title":"Branle","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 005a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 14:28 Il Branle des Chevaux — «branle dei cavalli» — è uno dei balli più vivaci e riconoscibili del Rinascimento francese. Lo dobbiamo a Thoinot Arbeau, canonico di Langres, che nel 1589 lo fissa nell\u0026rsquo;Orchésographie: una danza di società in cui le coppie, tenendosi per entrambe le mani, alternano passi laterali e una figura di scalpitio, come cavalli che attendono l\u0026rsquo;acqua o la biada.\nIl gesto è semplice e teatrale: due colpi di tacco, un piccolo salto, un giro completo. Non è pantomima narrativa, ma mimesi ritmica: il cavallo affiora nel suono dei piedi e nel brio dell\u0026rsquo;esecuzione. Per questo la danza è rimasta amata, e per questo oggi la incontriamo nei corsi di danza storica, nelle rievocazioni e in alcune serate di balfolk.\nIn Italia non è una tradizione autoctona: l\u0026rsquo;abbiamo ricevuta attraverso i trattati, le ricostruzioni e i gruppi di musica antica. La balliamo con le fonti accanto, distinguendo la descrizione cinquecentesca dalle versioni moderne — e con la stessa allegria che Arbeau le riconosceva.\nScheda sintetica # Nome proprio # Branle des Chevaux (grafia moderna); nell\u0026rsquo;Orchésographie di Thoinot Arbeau compare come Branle des Chevaulx, con la grafia cinquecentesca. Il titolo identifica una danza documentata, non un semplice nome moderno. Altri nomi e varianti # Branle des Chevaulx, Bransle des Chevaulx: grafie d\u0026rsquo;epoca, con la desinenza in -aulx. Horses\u0026rsquo; Branle, Horse\u0026rsquo;s Branle, Horses Bransle, Horse\u0026rsquo;s Brawl: forme inglesi; brawl è un adattamento di branle, non un riferimento a una «rissa». Branle dei Cavalli, Branle dei cavalli: traduzione italiana corrente; Brando dei Cavalli è un\u0026rsquo;italianizzazione storica, oggi desueta nei manuali tecnici. Branle des chevaux (façon Renaissance) e Branle des chevaux (façon bal): etichette didattiche francesi che distinguono la ricostruzione storica dalla versione adattata al ballo. Omonimie da non confondere: in ambito inglese e ceilidh il nome Horse\u0026rsquo;s Brawl è stato talvolta applicato a rielaborazioni che mescolano elementi del Branle de la Montarde; sono danze diverse, anche se vicine nel trattato di Arbeau. Traduzione e significato # «Branle dei cavalli». Branle viene dall\u0026rsquo;antico francese brandler, «dondolare, oscillare», e indica sia il passo della bassa danza sia l\u0026rsquo;intera famiglia di danze a catena o in cerchio diffuse tra XV e XVII secolo; chevaux è il plurale di cheval, «cavallo». Il nome è dichiaratamente mimetico: i colpi di piede evocano lo scalpitare del cavallo che attende acqua o avena, non una danza eseguita a cavallo. Nessuna omonimia rilevante con termini medici o di abbigliamento. Area geografica e provenienza # Francia, nell\u0026rsquo;ambito del repertorio rinascimentale documentato da Arbeau. La fonte a stampa è legata a Langres (Champagne-Ardenne, oggi Grand Est), città del canonico Jehan Tabourot: qui Arbeau dichiara di aver visto danzare «en ceste ville» un branle chiamato branle des chevaulx. La danza appartiene al repertorio urbano e di corte diffuso nel regno di Francia; le fonti non consentono di attribuirle un\u0026rsquo;origine regionale o popolare univoca. Circola inoltre, in versioni strumentali, in gran parte d\u0026rsquo;Europa grazie alla diffusione delle musiche da ballo rinascimentali.\nItalia. Nessuna tradizione autoctona: la danza arriva come repertorio di importazione, attraverso i trattati, la danza storica, la rievocazione e i gruppi di musica antica. Nei balfolk è presente in modo discontinuo, più come intermezzo o stage che come ballo di repertorio.\nEpoca e anno di riferimento # 1589: pubblicazione dell\u0026rsquo;Orchésographie di Thoinot Arbeau a Langres; la descrizione e la musica del Branle des Chevaux si trovano al f. 88r (pp. 165-167 nelle edizioni moderne). Alcune fonti indicano 1588/1589, perché parti dell\u0026rsquo;opera circolavano manoscritte già prima della stampa. I branles morgués sono presentati da Arbeau come in voga a Langres da circa quarant\u0026rsquo;anni: la pratica è quindi attestabile intorno al 1540-1570. Non esistono fonti coreutiche anteriori al 1589 che documentino questa danza; l\u0026rsquo;ipotesi di un\u0026rsquo;origine medievale della melodia resta non verificata. Occasione e funzione sociale # Danza di società, eseguita in balli di corte, riunioni borghesi e feste cittadine; nelle suite di branle fungeva da «miscelatore» e momento di vivacità. Funzione ricreativa, ludica e di corteggiamento: la componente mimica e l\u0026rsquo;alternanza uomo/donna ne facevano un gioco collettivo e una prova di prontezza motoria. Arbeau la raccomanda «légèrement», non con la gravità dei branle doubles e simples degli anziani; la considera adatta ai giovani e ai momenti di allegria. Oggi vive in contesti di danza storica, rievocazione, festival di musica antica e, più marginalmente, balfolk. Non è documentato un uso rituale o cerimoniale specifico. Storia e origine # Nella sua forma strutturata nasce nella Francia del Cinquecento, in ambito colto e urbano. I branles sono danze collettive a passo laterale documentate dal tardo Medioevo e derivate, secondo gli studiosi, da figure della bassa danza; nel Cinquecento conoscono una grande fortuna editoriale e coreutica. Arbeau ne descrive una ventina di tipi e colloca il Branle des Chevaux tra i branles mimés (o morgués), danze «recitate» con gesti figurati.\nNon è una tradizione orale popolare «pura»: è una forma codificata in ambito colto che riutilizza la struttura del branle commun innestandovi una gestualità rappresentativa, forse di matrice popolare. La fonte resta esclusivamente quella di Arbeau; non ci sono attestazioni indipendenti anteriori al 1589. La trasmissione moderna passa attraverso le ricostruzioni di danza storica e le edizioni musicali, non attraverso una continuità coreografica ininterrotta documentata.\nNote etnocoreologiche # Branle mimato (o morgué, coupé): la componente zoomorfa è affidata a una mimesi ritmica, non a una pantomima narrativa. Il cavallo non è imitato in modo naturalistico, ma stilizzato secondo il codice coreico del branle. L\u0026rsquo;alternanza uomo/donna e il dialogo dei colpi di tacco sono il tratto distintivo rispetto agli altri branle. La struttura di base alterna una sezione di avanzamento laterale a una figura individuale di scalpitio e rotazione. Il gesto si inserisce in una tradizione europea più ampia di danze mimetiche animali e di mestiere; nella stessa famiglia di branle troviamo Branle des Sabots, Branle des Lavandières e Branle des Pois. Attenzione: trotto in punta di piedi, impennata e calcio finale sono ampliamenti didattici moderni, non dettagli espliciti del testo di Arbeau; il dato documentario è il battito dei piedi che evoca i cavalli. Divulgatori e gruppi di riferimento # Fonte primaria: Thoinot Arbeau, Orchésographie (1589). Ricostruzioni e divulgazione internazionale: Library of Dance (Nick Enge), Historical Dance Society con The Broadside Band (Jeremy Barlow), Society for Creative Anachronism (SCA), Centre régional des musiques traditionnelles en Limousin (CRMTL), ensemble di musica antica come Compagnie Maître Guillaume, Piffaro ed Ensemble Capriol. Folk revival: Malicorne, Le Grand Rouge, Claude Flagel, Blowzabella. Italia: gruppi di danza storica e rievocazione (Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze, Compagnia del Coniglio a Noli/Savona, Ensemble Mandragal \u0026amp; La Combriccola dei Lillipuziani); Lou Dalfin e Sergio Berardo con Madaski (Gran Bal Dub, 2017); festival Tempus est Jocundum (Gemona del Friuli), Castelmagno, Gran Bal Trad (Vialfrè), La Borgata che danza (Bellaria-Igea Marina, Associazione Li Barmenk). Non risultano scuole o insegnanti italiani specializzati esclusivamente in questa danza. Formazione e tipologia # Tipologia: branle mimato (morgué / coupé), formalmente un branle; la ricostruzione moderna ne fa una danza di coppia. Formazione: coppie fronte a fronte che si tengono per entrambe le mani; le coppie possono disporsi in cerchio (i lead rivolti in senso antiorario, i follow in senso orario) oppure in linea o longways. Arbeau non prescrive in modo univoco la disposizione spaziale. Non è una danza a catena aperta nel senso classico, benché alcune descrizioni la presentino come catena o cerchio: è una tensione interpretativa, non un dato testuale. Struttura della danza # Due sezioni che si alternano, su musica binaria:\nParte A (con le mani): doubles laterali — quattro a sinistra e quattro a destra secondo la descrizione di Arbeau; alcune ricostruzioni ne contano otto o li distribuiscono diversamente. I partner si rispondono in modo speculare. Parte B (senza le mani): l\u0026rsquo;uomo batte due volte il piede destro, esegue un piccolo sursaut verso destra, un simple a destra e un double a sinistra con giro completo di 360° (in tre passi, con riunione al quarto); la donna resta ferma. Poi la donna ripete la figura speculare (piede sinistro, salto a sinistra, giro a destra) mentre l\u0026rsquo;uomo è immobile. Ripresa: si riprendono le mani e si ricomincia da A. La Parte B viene eseguita due volte; la struttura complessiva è ciclica (A-B-B-A) e si ripete secondo la durata della musica. Il numero di ripetizioni e la corrispondenza esatta con le frasi musicali variano nelle diverse ricostruzioni. Metro e struttura musicale # Metro binario: «mesure binaire, comme le branle commun» (Arbeau); nelle trascrizioni moderne 2/2, 4/4 o cut time. Andamento vivace ma leggero («légèrement»), con accenti netti che sottolineano i colpi di tacco. Frasi regolari, per lo più di 8 battute, simmetriche rispetto alle due parti della danza. Alcune trascrizioni segnalano una terza sezione musicale (AABB / AA\u0026rsquo;BB\u0026rsquo;CC); la struttura coreutica di base resta bipartita. Non sono documentati metri ternari per questa danza. Strumenti e stile musicale # Arbeau presenta la musica come melodia con indicazione ritmica per tamburo; non prescrive un organico. Prassi storica: alta musica (pifferi, flauti, cornamuse, percussioni) oppure bas instruments (viole, liuto, tiorba). Esecuzioni moderne: flauti dolci, violino e viella, viola da gamba, ghironda (vielle à roue), cornamuse, organetto, bouzouki, percussioni; ensemble di musica antica o organici folk. Stile vivace, ritmico, con accenti marcati; dal rigore filologico alla rilettura folk-rock (Malicorne) e dub (Berardo/Madaski). Autori e compositori # Nessun compositore documentato per la melodia: è materiale di tradizione orale, anonimo. Thoinot Arbeau (pseudonimo anagramma di Jehan Tabourot, 1520-1595) è il codificatore e trascrittore della coreografia e della musica nell\u0026rsquo;Orchésographie (1589), non l\u0026rsquo;autore della melodia. Gli arrangiamenti moderni (Malicorne, ensemble di musica antica, versioni per banda o ensemble di fiati) sono rielaborazioni del materiale tradizionale. Aneddoti e curiosità # Arbeau racconta di aver visto danzare «en ceste ville» un branle chiamato branle des chevaulx e commenta: «Questi battiti mi ricordano i cavalli quando vogliono bere o i palafreni che attendono la loro razione di avena». È uno dei rari passi in cui l\u0026rsquo;autore esplicita la lettura zoometaforica del gesto. Il trattato è firmato con lo pseudonimo anagrammatico Thoinot Arbeau, che nasconde il canonico Jehan Tabourot: un espediente per non compromettere la dignità ecclesiastica scrivendo di danza. Arbeau inserisce questi branles tra le danze «con mines, morgues et gesticulations», nate dalle mascherate di Langres e dalla «buffoneria dei nostri antenati». Il Dictionnaire de Trévoux (1771) collega il nome al battito dei piedi e lo avvicina al branle des sabots. In ambito inglese Horse\u0026rsquo;s Brawl è talvolta usato per rielaborazioni che incorporano elementi del Branle de la Montarde, generando confusione tra due danze consecutive nell\u0026rsquo;Orchésographie. Presenza nei media e nella cultura di massa # Discografia early music e folk: Le Grand Rouge (1976), Claude Flagel (1977), Malicorne, Le Bestiaire (1979), Blowzabella, Bobbityshooty (1984), Compagnie Maître Guillaume (1991), Piffaro (1996), Ensemble Capriol (1998). In Italia: la versione dub di Sergio Berardo e Madaski, Gran Bal Dub (2017); esecuzioni di Lou Dalfin, Musica Calamus, Ars Musicalia e altri ensemble. Video didattici e amatoriali su YouTube; presenza in festival di rievocazione e in colonne sonore di film o videogiochi a tema medievale o rinascimentale (segnalazione generica, non verificata). Nessuna presenza significativa nel mainstream cinematografico o televisivo; la notorietà resta legata ai circuiti specialistici. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà bassa per i passi di base (double, simple, tap); media per la coordinazione della Parte B (battito, salto e giro di 360°) e per la sincronizzazione con il partner. Adatta a principianti, laboratori scolastici e animazioni; in ambito didattico viene spesso semplificata (solo Parte A in catena, Parte B con battiti sul posto e battimani). Gli adattamenti moderni possono prevedere formazioni in fila, cerchio aperto o set; la versione più fedele alla fonte resta quella in coppia. Non esiste un livello di difficoltà universale: dipende dalla versione coreografica scelta. Note di ricerca e fonti # Fonte primaria. Thoinot Arbeau, Orchésographie (Langres, 1589), f. 88r, con descrizione coreografica e melodia [3]; traduzione inglese di Mary Stewart Evans (1948; ristampa Dover 1967, note di Julia Sutton) [17]. Ricostruzioni e lessici: Library of Dance [4], Historical Dance Society con The Broadside Band [1], Letter of Dance (SCA) [10], CRMTL [5], Traditional Tune Archive [6], Dictionnaire de Trévoux (1771) [7], dossier Le Branle di Fromages et Desserts Folk [8]. Italia: programmi di festival, video e testimonianze di gruppi citati; non esiste una monografia specifica.\nDiscrepanze e cautele.\nFormazione. Arbeau classifica la danza come branle, forma tipicamente circolare o a catena; la ricostruzione moderna più diffusa la legge invece come danza di coppia, con i partner fronte a fronte e presa a due mani [1][4]. Le fonti divergono anche sulla disposizione delle coppie (cerchio, linea, longways): il testo non la prescrive in modo univoco. Nel corpo della scheda seguiamo la lettura di coppia, la più accreditata dalle ricostruzioni filologiche. Struttura. Il numero dei doubles della Parte A varia (quattro a sinistra e quattro a destra nella descrizione più fedele; otto o serie alternate in altre ricostruzioni); anche la Parte B è ricostruita con piccoli scarti (due tap + simple + double con giro, oppure due tap + salto + giro in tre passi). Data. Il 1589 è l\u0026rsquo;anno di stampa; alcune fonti indicano 1588/1589 perché parti dell\u0026rsquo;opera circolavano manoscritte. Il 1589 resta il riferimento [3]. Origine. L\u0026rsquo;ipotesi di una melodia medievale (XIII secolo) o di un\u0026rsquo;origine popolare rurale non è supportata da fonti coreutiche anteriori ad Arbeau: va trattata come congettura. Malicorne. L\u0026rsquo;album Le Bestiaire è datato 1979 dalla maggior parte delle fonti, ma una risposta indica il 1975. La data 1979 è la più attendibile. Italia. Le risposte divergono sulla diffusione: alcune la descrivono come repertorio standard dei corsi di danza storica e dei festival balfolk; altre la considerano rara o assente nei balfolk, presente soprattutto in rievocazione e musica antica. La seconda lettura è più prudente e coerente con le fonti disponibili. Descrizioni mimetiche. Trotto in punta di piedi, impennata e calcio finale compaiono in descrizioni didattiche moderne, ma non sono dettagli espliciti del testo di Arbeau: il dato documentario è il battito dei piedi che evoca i cavalli. Dettagli esecutivi. Tempi in BPM, tonalità e organici variano nelle trascrizioni moderne e non vanno attribuiti alla fonte cinquecentesca. Aree grigie. Non esiste un censimento dei gruppi italiani che ballano il Branle des Chevaux: l\u0026rsquo;elenco è esemplificativo. La trasmissione coreografica tra Cinquecento e ricostruzioni moderne non è documentata in modo continuo. La scheda resta aperta a contributi di insegnanti, danzatori e musicisti (programmi, appunti, registrazioni).\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Branle des Chevaux — The Historical Dance Society with The Broadside Band Esecuzione di riferimento con strumentazione storica (musica a cura di Jeremy Barlow): formazione di coppia, sequenza di tap e giro della Parte B. [2] Branle des Chevaux / Renaissance French Dance Performance Esecuzione e dimostrazione della danza rinascimentale, utile per osservare la struttura A-B e il dialogo mimetico tra i partner. [3] Thoinot Arbeau, Orchésographie (Langres, 1589) — facsimile IMSLP Fonte primaria: descrizione coreografica e notazione musicale del Branle des Chevaux (f. 88r). [4] Branle des Chevaulx — Library of Dance Ricostruzione coreografica commentata, con analisi della formazione, dei passi (double, simple, tap) e della struttura A-B. [5] Branle des chevaux — CRMT en Limousin Pagina didattica con registrazione audio e informazioni sul repertorio del Branle des chevaux. [6] Annotation: Horses\u0026rsquo; Bransle — The Traditional Tune Archive Scheda etnomusicologica con melodia, metro e la citazione di Arbeau sui cavalli che attendono acqua e avena. [7] Dictionnaire de Trévoux, edizione 1771 Testimonianza lessicografica settecentesca che collega il branle des chevaux al battito dei piedi e al branle des sabots. [8] Le Branle — dossier didattico con il Branle des Chevaux (PDF) Sintesi francese con definizione di branle simple e double, formazione e dettaglio della figura alternata uomo/donna. [9] Branle des chevaux — trascrizione OpenTrad (PDF) Trascrizione e riferimenti discografici del brano, con incisioni di Compagnie Maître Guillaume e Piffaro. [10] Arbeau\u0026rsquo;s Horse\u0026rsquo;s Branle in the SCA — Letter of Dance Analisi critica delle varianti interpretative e dei problemi di ricostruzione della danza. [11] Branle, danse de bal folk — Accrofolk Scheda divulgativa sulla famiglia dei branle e descrizione corrente del Branle des chevaux. [12] Ives Gras — Le Branle des chevaux Nota divulgativa che riassume la descrizione di Arbeau e distingue la fonte storica dalle coreografie moderne. [13] Branle des Chevaux in Minor — Live at Tempus est Jocundum, Gemona del Friuli Esecuzione live in un festival medievale italiano, con cornamuse, bouzouki e tamburi: documenta la diffusione attuale in Italia. [14] Malicorne — Le Branle des chevaux Versione folk-rock del brano, dall\u0026rsquo;album Le Bestiaire: uno dei passaggi decisivi nella fortuna moderna della melodia. [15] Sergio Berardo e Madaski, Gran Bal Dub — Folk Bulletin Documenta la rilettura dub italiana del Branle des Chevaux nel progetto Gran Bal Dub (2017). [16] Hazel Dennison, Dramatic gesture in European dance sources 1450-1720 (PDF) Saggio accademico sui branles morgués di Arbeau e sul gesto ritmico come parte integrante della danza. [17] Arbeau, Orchésographie — traduzione inglese di Mary Stewart Evans, Library of Congress Contesto e edizione storica della traduzione inglese del trattato, con note sulla classificazione dei branle. [18] Compagnia del Coniglio — Branle des Chevaux (Noli) Esempio di esecuzione in contesto italiano di rievocazione storica (Savona/Noli). [19] Musica Calamus — Branle des Chevaux Esecuzione musicale della melodia, adatta alla danza e alla rievocazione. [20] Balfolk — Wikipedia (EN) Inquadramento del revival balfolk contemporaneo e della circolazione europea del repertorio dei branle. ","date":"19 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/branle-des-chevaux/","section":"Danze","summary":"Branle mimato francese del 1589: coppie in cerchio che alternano doubles laterali e scalpitii di tacco per imitare i cavalli. 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La risposta è una galleria di ritratti domestici poco esemplari: il padrone che dimentica l\u0026rsquo;aratro, la padrona che cucina senza uova né farina, il figlio, la figlia, la serva. Una satira contadina che si balla ridendo.\nLa danza è una catena aperta o un cerchio, mani in V o presa per il mignolo, passi doppi e semplici che fanno avanzare verso sinistra, poi un giro individuale. La semplicità è la sua forza: non ci sono passi diversi per uomini e donne, e il canto tiene insieme il gruppo.\nLe fonti la collocano tra Lorena e Alsazia; l\u0026rsquo;abbiamo ricevuta anche attraverso le raccolte internazionali e i video dei gruppi lorenesi. In Italia circolano soprattutto le versioni affini in an dro e rondeau, mentre il branle alsaziano-lorenese resta una rarità. Lo balliamo con la curiosità di chi sa che una canzone può viaggiare più lontano dei passi.\nScheda sintetica # Nome proprio # Le Maître de la Maison (grafie Le Maitre de Maison, Le Maître de Maison) è il titolo di un branle cantato e della canzone che lo accompagna. In francese la locuzione significa «il padrone di casa»; non è un termine tecnico coreutico. La forma cantata circola anche come Bonsoir Maître de Maison / Bonsoir le maître de la maison, ma con questo titolo esistono anche un an dro bretone e un rondeau guascone: sono tradizioni coreiche diverse sullo stesso materiale narrativo. Altri nomi e varianti # Branle du maître de maison, Branle coupé de Lorraine, Branle coupé de Lorraine – Le Maître de Maison: denominazioni coreutiche francesi. Bonsoir Maître de Maison, Bonsoir le maître de la maison: forma cantata; attenzione, è anche il titolo di un an dro bretone e di un rondeau guascone. Le Maitre de Maison (simple) e Le Maitre de la Maison (fancy): versioni didattiche internazionali. Hive Dance (Bransle du maître de la maison): titolo usato dal gruppo Tabernis. Branle del padrone di casa, Il padrone di casa: uso italiano informale. Omonimie da non confondere: maître de maison nel linguaggio alberghiero; Maitre de la Maison di Musica Calamus (Jens Ewald, 2010), composizione medieval-fantasy non tradizionale; Bonsoir le maître de la maison come canto di questua; l\u0026rsquo;an dro bretone omonimo. Traduzione e significato # «Il padrone di casa» o «il maestro della casa». Maître indica il capofamiglia; il titolo riprende l\u0026rsquo;incipit del canto. Il testo è uno Spottlied, una canzone di scherno: elenca i membri della famiglia e ne mette in ridicolo l\u0026rsquo;assenza o le occupazioni. In Bretagna e in Guascogna lo stesso materiale narrativo è stato riassorbito in altre forme coreiche (an dro, rondeau): il titolo non identifica da solo una sola danza. Area geografica e provenienza # Lorena, nell\u0026rsquo;Est della Francia, è l\u0026rsquo;attribuzione prevalente delle fonti francesi (tradi-danses, Accrofolk, Wikipedia DE, gruppo Les Neugeottes de Malzéville); Alsazia è l\u0026rsquo;attribuzione delle note americane della Folk Dance Federation of California, basate sulla raccolta di Marilyn Wathen (1982). L\u0026rsquo;area culturale è quella lorenese-alsaziana, di confine franco-tedesco; la danza è entrata nei repertori internazionali di danza folk e nei circuiti balfolk europei.\nItalia. Nessuna tradizione autoctona. Il branle alsaziano-lorenese è raro; circolano di più le versioni affini in an dro (Bretagna) e rondeau (Guascogna), che condividono parte del materiale musicale e narrativo. La presenza italiana del branle è occasionale, legata a stage e gruppi di danze francesi.\nEpoca e anno di riferimento # La famiglia dei branles è attestata dal XV-XVI secolo ed è descritta da Thoinot Arbeau nell\u0026rsquo;Orchésographie (1589). La specifica danza non ha una data di nascita documentata; la sua storia è ricostruibile solo a partire dalle raccolte del Novecento. 1982: Marilyn Wathen raccoglie la versione alsaziana; 1986 la presenta allo Statewide Institute di Santa Rosa; 1987 all\u0026rsquo;University of the Pacific Folk Dance Camp. 1988: note della Folk Dance Federation of California in Let\u0026rsquo;s Dance. 2000: arrangiamento di Marc Lemonnier per Reveeveille; 2016: trascrizione di Claire Goujon per Folkadanse. La diffusione nei balfolk europei e nei campi medievali è recente e non documenta l\u0026rsquo;origine della danza. Occasione e funzione sociale # Chant à danser comunitario per veglie, feste di villaggio e bals folk; il testo a botta e risposta ne fa una danza di coesione e di satira sociale. Oggi è usato come Mitmach-Tanz, danza partecipata: non ci sono passi diversi per uomini e donne, quindi è adatta a gruppi grandi e principianti. In Italia circola in qualche festa e laboratorio come danza di apertura o riscaldamento, ma non è un repertorio stabile dei balfolk. Non è documentata un\u0026rsquo;occasione rituale o calendariale specifica. Storia e origine # La danza appartiene alla famiglia dei branles coupés: danze collettive in cerchio o catena, con passi doppi e semplici alternati a figure di «rottura». Il testo della canzone circola in più raccolte francesi, con varianti che confermano una diffusione pan-occitana, bretone e guascone; il riferimento al «marchand de mort subite» è forse un\u0026rsquo;allusione al vino di Bordeaux. La coreografia cambia con la regione: branle in Alsazia e Lorena, an dro in Bretagna, rondeau in Guascogna. Il testo viaggia più facilmente dei passi, e ogni area lo ricontestualizza nel proprio genere. La raccolta Wathen del 1982 è il primo documento etnocoreologico formale sulla versione alsaziana; le fonti francesi la classificano come branle coupé de Lorraine. Non esiste un trattato cinquecentesco o seicentesco che menzioni esplicitamente questa danza: le ipotesi su origini più antiche restano congetture. Note etnocoreologiche # Danza-canto: il movimento è legato alla forma strofica del canto a risposta, con ritornelli nonsense (lantirelire, lan-dire dire lan-di-ra) che scandiscono gli appoggi. Formazione: cerchio aperto o catena, capofila all\u0026rsquo;estremità sinistra, mani in V; alcune descrizioni prevedono cerchio chiuso e presa per il mignolo. Progressione verso sinistra: i passi a sinistra sono più ampi di quelli a destra, così la catena avanza in senso orario. Nessuna differenziazione di genere: uomini e donne eseguono gli stessi passi; il giro individuale è l\u0026rsquo;unico momento solistico. Varianti: simple e fancy nella tradizione didattica; branle coupé de Lorraine nella tradizione francese; branle alsaziano nella versione Wathen. La danza appartiene a una famiglia europea di branles cantati e satirici, non a una tradizione cortese o di coppia. Divulgatori e gruppi di riferimento # Marilyn Wathen: raccoglitrice sul campo in Alsazia (1982) e prima divulgatrice didattica negli Stati Uniti. Folk Dance Federation of California (note 1988) e Andrew Carnie (Folk Dance Musings, 2014). Fonti francesi: tradi-danses, Accrofolk / Fromages et Desserts Folk, Vitrifolk (Michel Landry), Ambaltrad, gruppo Les Neugeottes de Malzéville, La Poupée du Loup. Repertori musicali: Ensemble Tournevire, Sonerien Du, Les Compagnons du Gras Jambon, Canard Folk, OrluDiato. Scena medievale tedesca: Vermaledeyt, Frank und Frei / Eulenspiel, L\u0026rsquo;Archanteur, Tabernis (Hive Dance). Italia: non risultano gruppi o insegnanti stabili dedicati a questa danza; il repertorio affine in an dro e rondeau è invece diffuso nei balfolk. Formazione e tipologia # Formazione: cerchio aperto o catena, con il capofila all\u0026rsquo;estremità sinistra e le mani congiunte in V; in alcune versioni cerchio chiuso e presa per il mignolo. Tipologia: branle coupé cantato, sottotipo branle à danser chanté. Non è una danza di coppia, né una quadriglia, né un an dro: queste ultime sono tradizioni coreiche distinte costruite sullo stesso materiale narrativo. In Italia viene proposta come catena aperta con presa a V, talvolta a cerchio chiuso per chiudere la serata. Struttura della danza # Struttura bipartita AABB con ripetizioni, ballata fino alla fine della musica. Introduzione di due misure senza azione.\nParte A (due volte): DL - DR - DL - DR - SL - SR - SL - SR - DrL. Dove DL = double a sinistra, DR = double a destra, SL/SR = simple a sinistra/destra, DrL = rotazione di sei passi sulla spalla sinistra. Parte B (due volte): DL - DR - DL - DR - SL - SR. Descrizione francese semplificata: due passi a sinistra, due piccoli a destra, due a sinistra, due a destra; sul posto quattro balancés (sinistra-destra-sinistra-destra); giro sulla spalla sinistra. Notazione americana (1988): passo sinistro a sinistra, destro accanto, sinistro a sinistra, chiudi; ripeti dal lato opposto; slancio della gamba in avanti; giro completo in senso antiorario su tre passi (sinistro-destro-sinistro). Il canto è strofico: ogni strofa viene cantata due volte (bis). Le versioni simple e fancy semplificano o arricchiscono la sequenza. Metro e struttura musicale # Metro 2/4, indicato dalle fonti didattiche e dalla notazione californiana. Tempo moderato, adatto all\u0026rsquo;oscillazione della catena e al canto; le versioni da bal possono essere più vivaci. Struttura musicale di 8 + 8 battute, spesso con anacrusi per sincronizzare catena e cantori. Tonalità variabile: Re minore in alcune versioni moderne (con formula Lam Mim Lam), maggiore in altre trascrizioni; non è un dato normativo. Il canto è strofico: ogni strofa viene cantata due volte; il ritornello nonsense segna gli appoggi. Strumenti e stile musicale # Originariamente a cappella, cantato dai danzatori stessi. Nelle esecuzioni attuali: organetto diatonico, violino, ghironda, cornamuse (Hümmelchen, Gemshorn), chitarra, percussioni. Stile sillabico, ironico, moderato; il canto deve restare intelligibile perché il testo è parte della danza. Le versioni medievali aggiungono flauti, percussioni e strumenti da rievocazione. Autori e compositori # Di tradizione orale: nessun autore o compositore documentato per melodia e testo. Arrangiamento moderno citato: Marc Lemonnier (Reveeveille, dicembre 2000). Trascrizione francese: Claire Goujon per Folkadanse (2016). Le versioni di Sonerien Du (1978, 1994) e dei Compagnons du Gras Jambon sono interpretazioni, non composizioni originali. Aneddoti e curiosità # Il testo è una galleria di ritratti antieroici: il padrone scende in strada e dimentica l\u0026rsquo;aratro; la padrona cucina senza uova né farina e nasconde il gruzzolo; il figlio suona il piffero e gracida come un rospo; la figlia a messa riceve carezze da «un reggimento» di amanti; la serva imburra tutta la stanza rincorrendo il gatto. Il «marchand de mort subite» del finale è forse un\u0026rsquo;allusione al vino di Bordeaux: un mercante di morte improvvisa, immagine ironica della sbornia. In area tedesca il brano è chiamato scherzosamente il pezzo di session più inflazionato, e proprio per questo quasi «cultura generale». La somiglianza con Bonsoir le maître de la maison ha creato confusioni: è un canto di questua, non necessariamente la stessa danza. La traccia Maitre de la Maison di Musica Calamus (Jens Ewald, 2010) è una composizione medieval-fantasy, non una fonte tradizionale. Presenza nei media e nella cultura di massa # Video del gruppo lorenese Les Neugeottes de Malzéville (Nancy, 2013), con canto e danza. Video didattico della versione simple al Surrey International Folk Dancing Retreat (2019). Esecuzioni medievali e folk: Mittelalterliche Tänze, Vermaledeyt, Musica Calamus, Ensemble Tournevire. Presenza in repertori e session book: Balfolk Burghausen, Tabernis (Hive Dance), tutorial L\u0026rsquo;Archanteur. In Italia: la canzone circola attraverso ToFolk, mentre le versioni coreiche affini (an dro, rondeau) sono documentate da Balli Folk. Nessuna presenza nel cinema o nella televisione generalista. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà facile / introduttiva: passi semplici, ripetitivi, senza differenze di genere. L\u0026rsquo;unico momento che richiede attenzione è il giro individuale; la presa a V o per il mignolo chiede morbidezza per non strattonare i vicini. Adatta a grandi gruppi intergenerazionali, laboratori scolastici e animazione medievale. Adattamenti: catena che si snoda tra il pubblico, mani in V bassa, oscillazione dolce, cerchio chiuso per chiudere la serata. In Italia è spesso usata come primo branle della serata, ma la sua presenza resta occasionale. Note di ricerca e fonti # La scheda incrocia le risposte disponibili e privilegia le fonti documentarie convergenti: le note della Folk Dance Federation of California, la scheda di Andrew Carnie, le fonti francesi (tradi-danses, Accrofolk, Vitrifolk, Ambaltrad) e le registrazioni dei gruppi lorenesi.\nFonti principali. Folk Dance Federation of California, note del 1988 [6][7]; Andrew Carnie, Folk Dance Musings [8]; tradi-danses [9]; Accrofolk / Fromages et Desserts Folk [10]; Wikipedia DE, Branle Coupé [11]; Vitrifolk [12]; Ambaltrad [13]; spartito Reveeveille [14]; trascrizione Folkadanse [15]; Balfolk Burghausen [16]; Canard Folk [17]; OrluDiato [18]; Sonerien Du [19]; ToFolk [20]; L\u0026rsquo;ours dansant [21]; Singular Productions [22]; Balli Folk per an dro e rondeau [24][25].\nVideo e registrazioni. Les Neugeottes de Malzéville [1]; Ensemble Tournevire [2]; versione simple al Surrey retreat [3]; Mittelalterliche Tänze [4]; Musica Calamus [5]; Vermaledeyt [23].\nDiscrepanze e cautele.\nGeografia. Le fonti francesi collocano la danza in Lorena (branle coupé de Lorraine); le note americane della Folk Dance Federation, basate sulla raccolta di Marilyn Wathen, la indicano come alsaziana. L\u0026rsquo;area culturale è contigua e la danza appartiene al patrimonio condiviso dell\u0026rsquo;Est della Francia: nel corpo seguiamo l\u0026rsquo;attribuzione lorenese, segnalando quella alsaziana [6][9][10]. Coreografie parallele. Esistono almeno due presentazioni: la versione americana di Wathen (passi laterali, slancio della gamba, giro) e la versione francese da bal (due branles doubles, deux branles simples, tour). Le sequenze coincidono nel nucleo, non nei dettagli [6][9][10]. Metro e tonalità. Il 2/4 è il dato prevalente. La tonalità varia: Re minore in alcune versioni moderne, maggiore in altre trascrizioni; non va attribuita alla fonte tradizionale [14][15]. Titolo e omonimie. Lo stesso materiale narrativo è alla base del branle, dell\u0026rsquo;an dro bretone e del rondeau guascone. La pagina riguarda il branle: le altre forme sono tradizioni coreiche distinte, non varianti della stessa danza [19][24][25]. Italia. Due risposte la descrivono come molto diffusa nei balfolk italiani; le fonti più prudenti la indicano come rara o non documentata, con una presenza occasionale in stage e laboratori. Seguiamo la seconda lettura; la circolazione italiana riguarda soprattutto le versioni affini in an dro e rondeau [20][24][25]. Data. Il 1982 è l\u0026rsquo;anno della raccolta di Wathen, non dell\u0026rsquo;origine della danza. Non esiste una datazione certa; le ipotesi su origini medievali o rinascimentali restano congetture [6][8]. Dettagli non confermati. L\u0026rsquo;origine in Centro-Francia, Valle della Loira e Provenza, il metro 2/4 o 4/4 a 110-120 BPM, la diffusione stabile in Italia e l\u0026rsquo;aneddoto del padrone minacciato di «svegliare le galline» provengono da una sola risposta e non trovano riscontro nelle altre fonti: non sono stati ripresi. Musica Calamus. La traccia Maitre de la Maison di Jens Ewald (2010) è una composizione medieval-fantasy, non un\u0026rsquo;attestazione tradizionale: va esclusa dalle fonti della danza. Aree grigie. L\u0026rsquo;origine esatta della danza, il rapporto tra la versione lorenese e quella alsaziana, l\u0026rsquo;estensione della circolazione italiana e il titolo completo del canto restano da documentare. La scheda è aperta a contributi di insegnanti, danzatori e musicisti (programmi, appunti, registrazioni).\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Le maître de maison, chantée et dansée par Les Neugeottes de Malzéville Esecuzione cantata e danzata dal gruppo folkloristico lorenese Les Neugeottes de Malzéville (Nancy, 2013): riferimento principale per la versione di Lorena. [2] Bransle du maître de maison — Ensemble Tournevire Registrazione di riferimento del brano dall\u0026rsquo;album J\u0026rsquo;écoute, je danse (ADF-Studio SM, 1990). [3] Le Maitre de la Maison (simple) — Surrey International Folk Dancing Retreat 2019 Video didattico della versione simple insegnata al retreat di Surrey (Canada, 2019); esiste anche la versione fancy. [4] Mittelalterliche Tänze - Maitre de la Maison — esecuzione in cerchio e serpentina Video di riferimento che mostra la danza come Mitmach-Tanz medievale, in cerchio o a serpentina, senza passi differenziati per genere. [5] Le Maitre De La Maison (Branle) — Musica Calamus Esecuzione musicale del branle pubblicata dall\u0026rsquo;ensemble Musica Calamus. [6] Le Maitre de Maison — Folk Dance Federation of California, note 1988 (PDF) Notazione storica con formazione, passi, metro, sequenza e testo cantato; indica l\u0026rsquo;Alsazia come provenienza e cita la raccolta di Marilyn Wathen (1982). [7] Le Maitre de Maison (France) — Folk Dance Federation of California Scheda riassuntiva della Federazione californiana con riferimenti video e nota sulla trasmissione didattica. [8] Maître De La Maison (Branle) — Folk Dance Musings, Andrew Carnie (2014) Note coreografiche dettagliate con metro, formazione, struttura battuta per battuta e variante fancy. [9] Le Maître de maison (branle) — Tradi-danses, Longecourt-en-Plaine Scheda francese che colloca il branle in Lorena e ne descrive la struttura in branles doppi, semplici e giro individuale. [10] Branle, danse de bal folk — Accrofolk / Fromages et Desserts Folk Compendio didattico sul branle coupé de Lorraine: sequenza di passi, balancés e tour sur l\u0026rsquo;épaule gauche. [11] Branle Coupé — Wikipedia (DE) Analisi della famiglia dei branles coupés, con la struttura DL-DR-SL-SR-DrL e la descrizione del testo come Spottlied. [12] Le Branle — Vitrifolk, descrizione di Michel Landry Descrizione della variante francese da bal: due passi a sinistra, due piccoli a destra, balancés e giro. [13] Branle du maître de maison — Ambaltrad Repertorio francese di danze folk che classifica il brano come branle lorrain. [14] Le maître de maison — Traditionnel Lorraine, spartito di Marc Lemonnier (PDF) Spartito con indicazione Traditionnel Lorraine e formula di accompagnamento Lam Mim Lam, arrangiamento dicembre 2000. [15] Branle «Le maître de la maison» — trascrizione di Claire Goujon, Folkadanse (PDF) Trascrizione francese del 2016 con il testo della canzone associata alla danza. [16] Le maître de la maison — Balfolk Burghausen Repertorio balfolk con partitura e registrazione del branle, riferimento musicale contemporaneo. [17] Bonsoir le maître de la maison — Canard Folk, repertorio per fisarmonica diatonica Repertorio che scheda il brano come rondeau di tradizione guascone: utile per distinguere la versione coreica. [18] Bonsoir, maître de maison, en dro — OrluDiato Tablatura per fisarmonica diatonica che scheda la versione bretone in an dro. [19] Bonsoir Maître De Maison — Sonerien Du, album Gwerz Penmarc\u0026rsquo;h (1978) Pagina ufficiale del gruppo bretone con testo, nota storica e riferimenti discografici (1978, 1994). [20] Bonsoir Maître de Maison — ToFolk, canzone, testo e audio Portale italiano di musica folk con testo, audio e versione per organetto della canzone affine: testimonianza della circolazione tra i musicisti italiani. [21] Gert Dannemann, L\u0026rsquo;ours dansant — Volume 1, Verlag der Spielleute Raccolta di danze di gruppo che include Le Maître de la Maison; non costituisce da sola una prova dell\u0026rsquo;origine storica. [22] Interactive Folk Dance List — Singular Productions Repertorio internazionale che elenca Le Maitre de la Maison nelle versioni simple e fancy. [23] Vermaledeyt — Le Maitre De La Maison, versione musicale Esecuzione folk-medievale moderna con testo completo, utile per timbro e pronuncia. [24] An Dro — Balli Folk Risorsa italiana sull\u0026rsquo;an dro, utile per distinguere la versione bretone omonima dal branle. [25] Rondeau — Balli Folk Risorsa italiana sul rondeau di Guascogna, inquadramento della versione guascone dello stesso materiale narrativo. ","date":"19 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/le-maitre-de-la-maison/","section":"Danze","summary":"Branle coupé dell’Est della Francia, cantato e satirico: catena in V, passi doppi e semplici, giro finale. 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Il sòtis in Romagna, la sciòrtis in Toscana, lo scottis in Gallura, u scozie in Puglia: nomi diversi per una stessa famiglia di balli, con coreografie fisse e carattere locale.\nOggi la incontriamo in due mondi: nei repertori tradizionali italiani e nei balfolk, dove è spesso la prima danza di coppia che si insegna. È una danza generosa: basta il passo di polka, un buon ascolto e la voglia di girarsi insieme.\nScheda sintetica # Nome proprio # Scottisch è la forma italiana corrente; Schottische quella internazionale, Schottisch quella tedesca, Scottish quella francese e balfolk. In Italia la danza è attestata con numerosi adattamenti dialettali: scotis, sòtis, sciòrtis, scottis, u scozie, sciotzè, scòtis. Il nome non indica un\u0026rsquo;origine scozzese. Altri nomi e varianti # Schottisch, Schottische, Schottisch Tanz, Schottischpolka, Scottish: forme europee. Rheinländer, Bayerische Polka, Bayrisch-Polka, Boarischer: parenti stretti, non sinonimi perfetti. Chotis (Spagna e America Latina), Xote (Brasile), Jenkka (Finlandia), Reinlender (Norvegia), Schottis (Svezia). Italia: scottish, scotis, sòtis (Romagna), sciòrtis / sciortis (Toscana), scottis (Gallura), u scozie / u scozjë (Puglia), sciotzè (Sud), scòtis (Piemonte e valli occitane), Scotis di Leffe (Bergamasco), Lu Scottis (Gallura). Settepassi / Pairis (Trentino): variante a sette passi derivata dal modello Bayerische Polka / Scottish. Omonimie da non confondere: Scottish country dance e RSCDS; Highland Schottische; écossaise francese settecentesca; Schottische come brano musicale colto (Josef Strauss, Beethoven). Traduzione e significato # «Scozzese» in tedesco. Il nome è un falso etnonimo: la danza non nasce in Scozia, ma nell\u0026rsquo;area boemo-tedesca; il richiamo alla Scozia è un\u0026rsquo;etichetta esotica ottocentesca, forse legata all\u0026rsquo;écossaise o all\u0026rsquo;uso di melodie scozzesi (strathspey). In Italia i nomi dialettali sono adattamenti fonetici, senza significato autonomo; Settepassi descrive invece la sequenza. Area geografica e provenienza # Boemia e area tedesco-austriaca (Baviera, Austria), con poli di diffusione a Vienna e Parigi; la danza si diffonde in tutta Europa, in Scandinavia, nella penisola iberica, nelle Americhe e nelle Filippine. In Italia attecchisce dall\u0026rsquo;Ottocento in numerose regioni: Toscana, Romagna, Puglia, Sardegna, Umbria, Sicilia, Piemonte, Lombardia e Trentino. Oggi è diffusa nei circuiti balfolk di tutta Italia.\nLe varianti italiane sono parte integrante del patrimonio della danza: sòtis in Romagna (Premilcuore, Palazzuolo sul Senio, Galeata, Castel del Rio, Valmaggiore), sciòrtis nel Grossetano, scottis in Gallura, u scozie nella Bassa Murgia e a Cisternino, scotis a Pietralunga e Morra, scòtis in Piemonte, Scotis di Leffe nel Bergamasco, Settepassi / Pairis in Trentino.\nEpoca e anno di riferimento # Anni Quaranta dell\u0026rsquo;Ottocento: il Rheinländer è attestato in Baviera intorno al 1844; la Schottische si afferma come polka rallentata e figurata. 1848: introduzione in Inghilterra con il nome di German Polka. 1850-1890: apice nei balli di società; manuali di ballo (Hillgrove 1857, Skinner 1898) ne descrivono passi e varianti. Josef Strauss presenta una Schottischer Tanz a Vienna nel 1856. Fine Ottocento-primo Novecento: radicamento nelle campagne italiane e consolidamento delle varianti locali. Anni Settanta-Ottanta del Novecento: ripresa nei circuiti balfolk e nella didattica delle danze popolari. Non esiste una data di nascita univoca: l\u0026rsquo;origine precisa resta incerta. Occasione e funzione sociale # Danza di società e di sala nell\u0026rsquo;Ottocento; poi ballo di festa paesana, matrimonio, carnevale, veglia e festa pubblica. Funzione di corteggiamento di coppia e di affinamento dell\u0026rsquo;intesa ritmica: la presa ravvicinata era più intima di quella di altri balli dell\u0026rsquo;epoca. Nelle varianti italiane è danza di comunità, spesso legata al repertorio di gruppi folkloristici e di ricerca locale. Oggi è danza di apertura e socializzazione nei balfolk, nei festival e nei corsi per principianti. Non è documentata un\u0026rsquo;occasione rituale o calendariale unica: la danza vive in contesti molto diversi. Storia e origine # La Schottische nasce nell\u0026rsquo;Ottocento nel solco della polka e del Rheinländer, come una polka più lenta e figurata, nell\u0026rsquo;area boemo-tedesca. Il nome «scozzese» è un\u0026rsquo;etichetta commerciale e modaiola: non indica un\u0026rsquo;origine scozzese, ma un gusto esotico dell\u0026rsquo;epoca, forse legato all\u0026rsquo;écossaise o alle melodie scozzesi in voga. Dalla metà del secolo si diffonde in Francia, Inghilterra, Scandinavia, penisola iberica e Americhe, con nomi e forme locali (chotis, xote, jenkka, reinlender). In Italia arriva negli anni Trenta-Quaranta dell\u0026rsquo;Ottocento e si radica sia nei salotti borghesi sia nelle campagne, dove nascono le varianti a coreografia fissa. Nel Novecento la pratica rurale si riduce; la danza sopravvive nei gruppi folkloristici e, dagli anni Settanta-Ottanta, nel balfolk. Non esiste un inventore documentato; la danza è il prodotto di una moda europea e di una lunga rielaborazione locale. Note etnocoreologiche # Danza di coppia in presa chiusa, con passo di polka camminato o saltellato e rotazione. Struttura ricorrente: una parte di passeggiata o passo di polka e una parte di giro; nei balfolk spesso 4 tempi di polka + 4 di giro. Balance step e passi laterali introducono la rotazione; il baricentro resta basso e il contatto di coppia è saldo. Varianti italiane: coreografie fisse, spesso su 8 o 16 battute, con figure locali e nomi dialettali; Settepassi / Pairis è una sequenza a sette passi. Falso etnonimo: non è una Scottish country dance, né una Highland Schottische, né un\u0026rsquo;écossaise; sono repertori distinti. Parentele: Bayerische Polka e Rheinländer sono forme vicine, non sinonimi della Schottische di sala o della scottish di balfolk. Divulgatori e gruppi di riferimento # Storici e ricostruttori: Cellarius, Gawlikowski, Henderson, Zorn, Hillgrove (1857), Skinner (1898); Richard Powers (Stanford); Library of Dance; Library of Congress. Italia: Placida Staro (Trentino, Pairis / Settepassi), Giuseppe Michele Gala e il gruppo Ascanti (Puglia), Taranta e Interamna Folk (polke figurate), Società di Danza (ricostruzione ottocentesca), gruppi folkloristici locali. Musica: ensemble di musica antica, orchestre da ballo, gruppi folk e organettisti. Non esiste un unico gruppo di riferimento: la danza vive in una rete diffusa di pratiche. Formazione e tipologia # Danza di coppia in presa chiusa; le coppie possono disporsi in cerchio o distribuirsi liberamente nella sala. Tipologia: danza di coppia di società, polka figurata o round dance; nelle varianti italiane può diventare danza a figure con più coppie. Non è una danza a catena, né una quadriglia, né una Scottish country dance. Nei balfolk la formazione è libera: le coppie ruotano nello spazio seguendo la linea di ballo. Nelle varianti tradizionali italiane la formazione e la sequenza sono spesso fisse e legate alla versione locale. Struttura della danza # Forma base: alcuni passi di polka o di marcia in avanti, balance step e giro in presa chiusa, ripetuti. Forma balfolk: 4 tempi di passeggiata o polka + 4 tempi di giro; alcune versioni alternano 8 + 8 o cambiano direzione. Forma storica: balance e volte su frasi di 8 o 16 battute, con varianti descritte nei manuali ottocenteschi. Varianti italiane: sòtis, sciòrtis, u scozie, scottis, Settepassi hanno sequenze fisse, spesso su 8 o 16 battute, con figure e nomi propri. Non esiste una coreografia unica: la struttura cambia con la versione, il contesto e il livello dei danzatori. Il giro è il momento centrale: chi non tiene il tempo rischia di perdere l\u0026rsquo;equilibrio della coppia. Metro e struttura musicale # Metro 2/4 nella maggior parte delle fonti e nella prassi del balfolk. Il 4/4 compare in alcune trascrizioni storiche e ricostruzioni ottocentesche; non è un\u0026rsquo;alternativa obbligata. Una descrizione divulgativa dello Scotis umbro indica il 3/4: è un\u0026rsquo;anomalia locale da verificare sulle fonti musicali, non un dato generale. Tempo moderato, più lento della polka e più vivace di un valzer lento; la velocità cambia con il contesto e la versione. Frasi regolari di 8 o 16 battute, spesso AABB; il fraseggio sostiene l\u0026rsquo;alternanza passeggiata-giro. La struttura musicale può variare nelle versioni italiane, che spesso hanno melodie e giri armonici propri. Strumenti e stile musicale # Ottocento: orchestra da ballo, banda di ottoni, pianoforte, violino. Tradizione italiana: organetto diatonico, fisarmonica, violino, clarinetto, tamburello, chitarra. Balfolk: fisarmonica, violino, chitarra, contrabbasso, flauti, cornamuse, ghironda, percussioni. Stile vivace ma controllato, con accento sul primo tempo e articolazione chiara per guidare la coppia. La scelta degli strumenti cambia il carattere: più ruvido e paesano con l\u0026rsquo;organetto, più lirico con archi e fiati. Autori e compositori # Nessun autore o inventore documentato per la danza: è una moda europea ottocentesca rielaborata localmente. Numerose melodie sono anonime o di maestri locali; nei manuali compaiono brani d\u0026rsquo;autore per la Schottische (Josef Strauss, 1856; C. H. Rowell, Military Schottisch, 1890). In Italia le varianti sono di tradizione orale; i nomi dei musicisti sono spesso legati alla trasmissione locale, non alla composizione. Nel balfolk contemporaneo esistono composizioni originali per fisarmonica e ensemble folk, ma non cambiano l\u0026rsquo;identità della danza. Distinguere la melodia (a volte documentata) dalla coreografia (tradizionale e variabile). Aneddoti e curiosità # Il nome «scozzese» è un falso etnonimo: in Inghilterra la danza arriva nel 1848 come German Polka, proprio per non confonderla con le danze scozzesi. Il manuale di Hillgrove (1857) avverte che la parte circolare è insidiosa: se i partner non tengono il tempo, il rischio è la collisione e una «pausa solenne». In Italia ogni regione ha tradotto il nome: sòtis, sciòrtis, scottis, u scozie, sciotzè, scòtis. È un piccolo atlante linguistico della danza. In Trentino la variante Settepassi / Pairis deriva dal modello Bayerische Polka / Scottish e deve il nome alla sequenza. In Emilia la stessa famiglia di balli è chiamata Inglesina, altro esempio di etichetta etnica fantasiosa. In Brasile la schottische diventa xote e alimenta generi come baião e forró; a Madrid diventa chotis. Da non confondere con la Highland Schottische scozzese, con la Scottish country dance e con l\u0026rsquo;écossaise francese. Presenza nei media e nella cultura di massa # Danza onnipresente nei balfolk e nei festival folk europei; in Italia è spesso la prima danza di coppia insegnata. Video didattici e tutorial su YouTube. Ricostruzioni storiche della Library of Congress e della Library of Dance; manuali ottocenteschi digitalizzati. Presenza in reportage sul balfolk italiano (Vanity Fair, Agendatrad) e in documentari sulle tradizioni regionali. Nessuna presenza significativa nel cinema o nella televisione generalista. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà bassa-media: il passo base è una polka camminata o saltellata, accessibile ai principianti. Le varianti italiane a coreografia fissa richiedono memoria della sequenza e precisione nei passi laterali e nei giri. Nel balfolk è spesso la prima danza di coppia insegnata; una o due sessioni bastano per la forma base. Adattamenti: eliminazione dei salti, passi scivolati, insegnamento in cerchio, chiamate vocali, semplificazione dei giri. La difficoltà aumenta con la velocità, l\u0026rsquo;ornamentazione e la ricchezza delle figure locali. Note di ricerca e fonti # La scheda incrocia le risposte disponibili e distingue tre piani: la Schottische ottocentesca dei manuali, le varianti regionali europee e italiane, la scottish contemporanea di balfolk.\nFonti principali. Treccani [7]; Grove/RILM [8]; Oxford Reference [9]; Wikipedia EN/IT/DE [10][11][12] e Bayrisch-Polka [13]; Library of Dance [14]; Richard Powers, The Mid 19th Century Schottische and Variations [15]; WikiDanceSport [24]; Waltzing Through Europe [25]; Fromages et Desserts Folk [26]; Melodigging [28]. Per l\u0026rsquo;Italia: Placida Staro [16], Ascanti [17], Taranta [18], Interamna Folk [19], Archivio Sonoro Puglia [20], Società di Danza [21], Folkmusicworld per la Gallura [27]. Per il balfolk e i media: Vanity Fair Italia [22], Agendatrad [23].\nVideo e registrazioni. Tutorial Folqué? [1]; The Original Schottische [2]; esecuzione balfolk [3]; Polka-Schottische [4]; ricostruzioni della Library of Congress [5][6].\nDiscrepanze e cautele.\nOrigine. Le fonti oscillano tra Boemia e area tedesco-austriaca; Wikipedia EN parla di origine «apparently boema» con avviso di verifica. Nel corpo usiamo l\u0026rsquo;espressione ampia area boemo-tedesca, senza attribuire una paternità nazionale certa [10][12]. Data. Le indicazioni vanno dagli anni Trenta-Quaranta dell\u0026rsquo;Ottocento al 1848 (Inghilterra) agli anni Cinquanta dei manuali. Non esiste una data di nascita univoca; nel corpo distinguiamo la diffusione dalla codificazione [5][14]. Metro. Il 2/4 è prevalente; il 4/4 compare in trascrizioni storiche, il 3/4 in una descrizione dello Scotis umbro. Quest\u0026rsquo;ultimo è un dato locale da verificare, non una regola [14][19]. Identità. Schottische, écossaise, Scottish country dance, Highland Schottische, Bayerische Polka e Rheinländer sono cose diverse. La Bayerische Polka è una parente stretta, non un sinonimo [13][24][25]. Italia. La scottish è molto diffusa nel balfolk; le varianti tradizionali sono documentate ma distribuite in modo diseguale. Le aree siciliana e umbra sono citate dalle fonti ma descritte in modo meno dettagliato [17][19][22]. NotebookLM. La risposta contiene dettagli utili (Settepassi, Pairis, Bairish Polka) ma anche un link YouTube generico riutilizzato per altre danze, BPM e metri non confermati: il link non è stato usato e i dati non verificati sono stati esclusi [2][16]. Rinominazione inglese. Una risposta colloca nel 1914 la sostituzione di German Polka con Schottische; le fonti principali indicano invece il 1848. Seguiamo il 1848, segnalando l\u0026rsquo;incertezza [9][10]. Qwen. La risposta estende u scozie alla Campania e cita launeddas per la Sardegna senza riscontro nelle altre fonti: non abbiamo ripreso questi dettagli. Forma contemporanea. La scottish di balfolk è una forma semplificata e standardizzata rispetto alle varianti storiche e locali: non va presentata come l\u0026rsquo;unica forma autentica [1][3][22]. Aree grigie. L\u0026rsquo;origine precisa, la cronologia delle varianti italiane, il rapporto tra Schottische di sala e scottish di balfolk e la documentazione di alcune varianti regionali restano aperti. La scheda è aperta a contributi di insegnanti, danzatori e musicisti (programmi, appunti, registrazioni).\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Scottish | con Folqué? — tutorial balfolk Lezione-video di scottish balfolk condotta da María Cubero e Francesco Palmeri: riferimento per la forma contemporanea più diffusa in Italia. [2] The Original Schottische — video dimostrativo Dimostrazione dello Schottische originale, utile per osservare il passo base e la struttura in 2/4. [3] Schottische - Balfolk: come ballare la Scottish — esecuzione di riferimento Esecuzione di coppia in stile balfolk europeo: parte di passeggiata e parte di giro, tempo moderato. [4] Polka - Schottische — video didattico Confronto didattico tra polka e schottische, utile per osservare le differenze di passo e di tempo. [5] Mid-Nineteenth-Century Dance: Schottisch — Library of Congress Ricostruzione audiovisiva della Schottische ottocentesca a cura della Library of Congress, con musica d\u0026rsquo;epoca. [6] Star Schottische — Library of Congress Ricostruzione storica della Star Schottische, con musica di C. H. Rowell (1890); non è una ripresa originale ottocentesca. [7] Schottisch — Enciclopedia Italiana Treccani Voce enciclopedica che descrive la Schottische come danza sociale affine alla polka e la distingue dall\u0026rsquo;écossaise. [8] Schottische — RILM / Grove Music Online Voce accademica di riferimento sulla Schottische, con datazione inglese 1848 e contesto di salotto ottocentesco. [9] Schottische — Oxford Reference Definizione della schottische come danza rotante di sala simile alla polka, introdotta in Inghilterra nel 1848 e priva di legame con la Scozia. [10] Schottische — Wikipedia (EN) Sintesi storica e geografica con varianti internazionali e presenza in Italia. [11] Scottish — Wikipedia (IT) Voce italiana con schema di ballo e varianti regionali: Gallura, Grossetano, Romagna, Puglia, Sicilia, Umbria. [12] Schottisch (Tanz) — Wikipedia (DE) Voce tedesca su etimologia, diffusione europea, rapporto con Rheinländer e Bayrisch-Polka, struttura in 2/4. [13] Bayrisch-Polka — Wikipedia (DE) Descrizione delle forme Offener e Figuren-Boarisch, parentela con Schottisch e Rheinländer, origine dopo il 1850. [14] The Schottische — Library of Dance Ricostruzione della versione ottocentesca con citazione di Hillgrove (1857) e Skinner (1898): posizione, passi, rotazione e metro. [15] Richard Powers, The Mid 19th Century Schottische and Variations (PDF) Saggio basato su 52 manuali di danza ottocenteschi, con schema base (balance step e volte) e principali varianti. [16] Placida Staro, Coreologia — La danza delle genti trentine Fonte etnocoreologica per il Trentino: Pairis/Paris e Settepassi come derivazioni locali del modello Bairisch Polka / Scottish. [17] Scozie — Gruppo di pizzica Ascanti Analisi della variante pugliese u scozie della Bassa Murgia, con struttura e contesto storico. [18] Scotis — Taranta, Balli popolari italiani Scheda storico-antropologica sul scotis come famiglia di balli derivanti dallo Schottisch ottocentesco, con varianti regionali. [19] Le polke figurate — Interamna Folk Repertorio divulgativo con Scotis e varianti territoriali, tra cui Pietralunga e Morra; la descrizione metrica richiede verifica musicale. [20] 109 Signorinë ma sci alli ballë (u scozjië) — Archivio Sonoro Puglia Registrazione del 1999 a Cisternino con descrizione della variante coreografica della Bassa Murgia e delle denominazioni locali. [21] Società di Danza — sito ufficiale Associazione italiana per lo studio e la pratica della danza di società ottocentesca, con la schottische nel repertorio storico. [22] Balfolk: il ritorno del ballo popolare — Vanity Fair Italia Reportage sul balfolk in Italia, con le città in cui è praticato e il ruolo della scottish nel repertorio. [23] Agendatrad — calendario di musica e danza folk in Italia Calendario di eventi balfolk, folk e trad in Italia, utile per stage e serate in cui la scottish è danzata. [24] Schottische — WikiDanceSport Approfondimento storico sulle prime attestazioni nei manuali ottocenteschi (Cellarius, Gawlikowski, Henderson, Zorn). [25] Waltzing Through Europe, cap. 1: The Round Dance Paradigm — Open Book Publishers (PDF) Volume accademico sulle danze round europee (valzer, polka, schottische): contesto storico della famiglia di ballabili. [26] La Scottish — Fromages et Desserts Folk Scheda francese sulla Scottish: parentela con la polka, misura a due tempi, evoluzione dall\u0026rsquo;écossaise e diffusione nel folk. [27] Lu Scottis gallurese — Folkmusicworld Analisi della diffusione e dell\u0026rsquo;adattamento della danza in Gallura, Sardegna. [28] Schottische — Melodigging, genre history Analisi musicologica sull\u0026rsquo;origine continentale della Schottische e sul falso etimologico «scozzese». ","date":"19 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/scottisch/","section":"Danze","summary":"Danza di coppia in 2/4 nata nell’area boemo-tedesca e diffusa in tutta Europa: passi di polka, giri e varianti italiane a coreografia fissa. 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Uomini e donne non eseguono gli stessi passi: due grammatiche motorie diverse dentro lo stesso ciclo di otto tempi.\nL\u0026rsquo;abbiamo ricevuta attraverso le raccolte di Jean-Michel Guilcher, che negli anni Cinquanta e Sessanta ha interrogato gli ultimi testimoni di una pratica già spenta. La danza si era interrotta tra il 1925 e il 1930; oggi rivive nei fest-noz, nei cercles e negli stage, grazie a ensemble come Bleuniadur e al lavoro di Dastum.\nIn Italia non è una tradizione autoctona: la incontriamo in stage specialistici di danze bretoni, più raramente nei balfolk ordinari. È una danza che chiede tempo e attenzione, e che ripaga con una delle esperienze più intense del repertorio bretone: ballare insieme senza toccarsi, ognuno al proprio posto.\nScheda sintetica # Nome proprio # Dañs Leon (in bretone), resa in francese Danse du Léon, Danse de Léon o Dans Leon. Il nome è toponimico: indica la danza del Léon (Bro Leon), regione storica del Finistère settentrionale. Dañs Leon è la grafia accolta dalla letteratura etnocoreologica; Dans Leon, senza tilde, è la forma francesizzata diffusa in partiture, programmi e repertori didattici. Altri nomi e varianti # Dañs giz Leon («danza alla maniera del Léon»), con specificazione della località che dava il tono: giz Locmélar, giz Sizun, giz Pleyber-Christ. Dañs a-dal (o a-dall) «danza di fronte»; Dañs a-benn «danza di testa», per opposizione alle danze in cerchio. Piler-lann (o Piler Lann) «pestatore di ginestre»: è anche il titolo di una celebre canzone d\u0026rsquo;accompagnamento e viene usato come nome della danza; il legame resta incerto. Dañs al leur nevez «danza dell\u0026rsquo;aia nuova», legata a una festa agricola. Dañs an amourousted «danza degli innamorati»: variante in cortège di coppie, minoritaria. Varianti locali documentate: Locmélar, Sizun, Le Tréhou, Pleyber-Christ, Pencran, La Roche-Maurice, Commana, Brasparts e Hanvec. Omonimie da non confondere: la Dañs Kef è imparentata ma non attestata come danza leonarda; la «danza del leone» cinese e la città spagnola di León non hanno alcun rapporto con questa danza. Traduzione e significato # «Danza del Léon». Dañs significa «danza» in bretone; Leon è la regione storica a nord dell\u0026rsquo;Élorn, antica diocesi di Saint-Pol-de-Léon. Il nome serviva ai cornouaillais per distinguerla dalla Dañs Kerne, la danza della Cornovaglia bretone. Piler-lann significa «pestatore di ginestre» (ajonc, Ulex europaeus): rimanda alla triturazione delle fibre per il lettame, ma il legame con la danza non è documentato e va trattato come etichetta tradizionale, non come spiegazione delle origini. Nessun rapporto con il nome proprio Léon né con la città spagnola di León. Area geografica e provenienza # Haut-Léon (Pays Chelgen), nel sud del Pays de Léon (Bro Leon), Finistère settentrionale, Bretagna. Il nucleo storico si colloca tra Landerneau e Morlaix, ai piedi dei Monts d\u0026rsquo;Arrée, nei cantoni di Landerneau, Landivisiau, Ploudiry e Sizun. Le varianti locali sono documentate a Locmélar, Sizun, Le Tréhou, Pleyber-Christ, Pencran, La Roche-Maurice, Commana, Brasparts e Hanvec. A est, il territorio confinava con la Dañs Treger, a sud con la Dañs Kef e le gavotte, a ovest con le gavotte del Bas-Léon e le ronde del Pays Pagan.\nItalia. Nessuna tradizione autoctona: la danza arriva come repertorio di importazione, attraverso stage di danze bretoni, fest-noz e circuiti specialistici. Nei balfolk italiani resta rara; la si incontra più spesso in laboratori tematici che nella serata ordinaria.\nEpoca e anno di riferimento # Tradizione orale antica, considerata da Guilcher una delle più arcaiche del Léon; attestata nei secoli XVIII-XIX. Estinzione come pratica viva al più tardi 1925-1930, nelle località vicine all\u0026rsquo;Alta Cornovaglia (Haute-Cornouaille). Raccolte sul campo di Jean-Michel Guilcher tra anni Quaranta e Sessanta (1945-1960 in alcune fonti, anni Cinquanta-Sessanta in altre); pubblicazione principale 1963, pp. 393-410, preceduta dallo studio La danse ronde en Léon (1952) di Hélène e Jean-Michel Guilcher. Revival dai anni Settanta-Ottanta: cercles, Bleuniadur (1978), Dastum, Kendalc\u0026rsquo;h. Nessuna data di composizione: repertorio anonimo. Occasione e funzione sociale # Ciclo agrario e festivo: dañs al leur nevez per la preparazione dell\u0026rsquo;aia nuova, feste del raccolto, pardon (anche nella loro componente profana), nozze, mercati. Funzione di coesione comunitaria più che di corteggiamento individuale: Guilcher osserva che il danzatore non ha occasione di mettersi in valore presso una singola dama; ognuno «tiene il suo posto». La separazione dei sessi e l\u0026rsquo;assenza di contatto sono lette come tratto arcaico, talvolta ricondotto all\u0026rsquo;influenza del clero: spiegazione plausibile, non dimostrata. Oggi: fest-noz, spettacoli di ensemble, stage specialistici; non è danza ordinaria dei bal folk. Storia e origine # Una delle cinque forme-madri della Bassa Bretagna individuate da Guilcher, con gavotta, en dro, Dañs Treger e dañs tro Plinn. Opposta alla Dañs Kerne; imparentata con la Dañs Treger per il doppio fronte e la differenziazione dei passi. Guilcher ipotizza un possibile prestito dalle longways britanniche per l\u0026rsquo;intensità degli scambi nel XVII secolo: ipotesi, non certezza. Trasmissione orale interrotta nel primo Novecento; la conoscenza attuale dipende dalle raccolte (Guilcher, Monjarret, Defrance, Leblanc) e dal revival. Cautela critica: la Dañs Kef, suite raccolta negli anni Settanta in case di riposo, è imparentata ma non attestata come danza leonarda; alcune «varianti» circolanti sono ricostruzioni fantastiche dei gruppi folklorici anni Settanta, denunciate da Tud ar Vro Bro Leon. Nessun mito fondativo: da distinguere dalle letture romantiche o celtiche. Note etnocoreologiche # Doppio fronte: due file parallele, uomini da un lato e donne dall\u0026rsquo;altro, in vis-à-vis. Non è un cerchio, non è una danza di coppia in presa chiusa. Passi totalmente differenti e progressione indipendente; l\u0026rsquo;asimmetria sincronica dentro lo stesso ciclo è il tratto distintivo. Uomini: presa per il mignolo o per mano, braccia all\u0026rsquo;altezza delle spalle con bilanciamento avanti-indietro; avanzano lateralmente verso sinistra nei primi quattro tempi, poi restano sul posto con salti e tallonamenti. Donne: tengono la gonna o le braccia lungo il corpo, oscillazione minima; avanzano frontalmente alternando le direzioni, con appoggio sul destro e tallone sinistro verso il partner, e chiudono con un saluto. Ciclo di 8 tempi in due motivi: progressivo (1-4) e statico (5-8). Carattere arcaico della separazione dei sessi; nessun cambio di partner, la catena avanza come corpo unico. I dettagli variano per variante locale e ricostruzione: vanno sempre riferiti alla mode e alla fonte. Divulgatori e gruppi di riferimento # Ricercatori: Jean-Michel Guilcher (1914-2017), Hélène Guilcher, Polig Monjarret, Yves Defrance, Yves Leblanc, Michel Cazuguel. Archivi e associazioni: Dastum e Dastum Bro Leon (CD Danses et mélodies du Léon, 2000), Kendalc\u0026rsquo;h, War \u0026rsquo;l Leur, Kenleur, Tud ar Vro Bro Leon. Palco e trasmissione: Ensemble Bleuniadur (Saint-Pol-de-Léon, 1978, label CIOFF), cercles celtiques, sito didattico Lannig. Italia: Cristina Zecchinelli e BellezzaFolk, Biella Trad con il duo Bifòlc (2017), Kelc\u0026rsquo;h Deuit e Barzh (Torino), Ronan Autret (stage Balburrasca/Clover), Festival Trad Sponde Sonore (Arci), corsi in Lombardia e Sicilia. Non risultano scuole italiane dedicate esclusivamente a questa danza. Formazione e tipologia # Tipologia: danza collettiva a doppio fronte (double front, dañs a-dal), due file contrapposte, una maschile e una femminile. Formazione: i danzatori sono in vis-à-vis con il partner; gli uomini si tengono per il mignolo o per mano all\u0026rsquo;interno della propria fila, le donne tengono la gonna o hanno le braccia lungo il corpo. Non è una danza di coppia in presa chiusa, né un cerchio, né una quadriglia. Le coppie possono formare un cortège e, in alcune descrizioni, il corteo può incurvarsi o chiudersi; la forma di riferimento resta il doppio fronte. Tipologia: danza di comunità a separazione dei sessi, affine alla Dañs Treger e alle danses à double front del Trégor e dell\u0026rsquo;Alta Cornovaglia. Struttura della danza # Ciclo di otto tempi, articolato in due semifrasi:\nTempi 1-4 (motivo progressivo): gli uomini avanzano lateralmente verso sinistra con quattro passi di marcia (destro che incrocia davanti, appoggio sinistro, destro che incrocia, salto con piedi riuniti); le donne avanzano frontalmente alternando direzione, in appoggio sul piede destro e con il sinistro in tallonamento verso il partner. Tempi 5-8 (motivo statico): gli uomini restano sul posto con surrection, piegamenti, piccoli salti e talonné; le donne eseguono il saluto caratteristico (piccoli passi, lato, saluto, passo, passo, tallone) e chiudono in assemblé o talonné di fronte al partner. Progressione: la catena avanza come corpo unico; non ci sono cambi di partner né figure di intreccio o rotazione. Le sequenze dei tempi 1-8 variano nelle diverse modes locali (Locmélar, Sizun, Le Tréhou, Pleyber-Christ): la struttura in due motivi resta costante, i dettagli dei passi no. Metro e struttura musicale # Metro binario, per lo più 4/4 (2/4 in alcune trascrizioni); suddivisione del tempo sempre binaria, con poco o nessun monnayage ritmico. Tempo moderato, 100-120 BPM secondo Yves Defrance (1998). Frasi regolari di 8 tempi, con possibile prolungamento di un tempo sull\u0026rsquo;ottavo (talvolta trascritto erroneamente come quinto tempo); il repos di fine frase non è sistematico. Forma question-réponse del kan ha diskan. La Dañs Kef, imparentata, usa materiale melodico simile a un tempo molto più rapido. Strumenti e stile musicale # Tradizionalmente esclusivamente vocale: un solista (uomo o donna) alternato al coro, secondo la prassi del kan ha diskan. Poche raccolte prima dell\u0026rsquo;estinzione: quattro esempi in Guilcher, una trentina di arie raccolte da Polig Monjarret. Nel revival: biniou kozh e biniou braz con bombarde, violino, fisarmonica diatonica, clarinetto, percussioni; il CD Danses et mélodies du Léon (2000) coinvolge sonneurs e cantori. Stile sillabico, senza ornamentazione virtuosistica; andamento sobrio e ipnotico. Autori e compositori # Nessun autore o compositore documentato: danza e arie sono di tradizione orale, anonime e variabili da villaggio a villaggio. Le trascrizioni di Guilcher, Monjarret e Defrance sono raccolte, non composizioni. Gli arrangiamenti moderni (Sonerien Lanhouarne, Kevrenn de Rennes/Bagad Kadoudal) sono rielaborazioni del repertorio. Piler-lann è il titolo di una canzone tradizionale, non un\u0026rsquo;autoria. Aneddoti e curiosità # La presa per il mignolo degli uomini è segnalata come un tratto unico nel repertorio bretone. Il nome Piler-lann ha generato l\u0026rsquo;equivoco che si pesti davvero l\u0026rsquo;ajonc danzando; Guilcher avverte che il legame con la danza non è chiaro. La separazione dei sessi è stata letta come effetto della forte pressione clericale nel Léon; spiegazione plausibile, ma non dimostrata. La Dañs Kef fu raccolta negli anni Settanta in case di riposo e attribuita a Landerneau, benché non fosse mai stata danzata da leonardi: un caso esemplare di cautela nelle mappe coreiche. Tud ar Vro Bro Leon denuncia le «fantaisies et créations» dei gruppi folklorici anni Settanta, spesso spacciate per varianti autentiche. Bleuniadur ha reso visibile la danza in costume del Léon nei festival internazionali. Guilcher la descrive come una comunità che può esprimersi solo se ogni danzatore è al posto giusto. Presenza nei media e nella cultura di massa # Presenza discreta: video didattici, DVD, registrazioni di fest-noz, CD Danses et mélodies du Léon (Dastum, 2000), documentario Suite du Léon (Eskell an Elorn, 1997), DVD Raçine[s] di Bleuniadur. Video di riferimento su YouTube per le modes di Le Tréhou, Pleyber-Christ, Locmélar e Brasparts, oltre a esecuzioni di Korollerien Kraon e Jean Baron \u0026amp; Christian Anneix. L\u0026rsquo;ensemble Bleuniadur ha partecipato a festival CIOFF in Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Svizzera, Belgio, Austria, Galles, Paraguay, Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Stati Uniti. Nessuna presenza significativa nel cinema o nella cultura di massa generalista. In Italia circolano video e materiali didattici di gruppi come Kelc\u0026rsquo;h Deuit e Barzh e dei corsi di danze bretoni. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà medio-alta per i danzatori contemporanei: due sequenze di passi differenti, doppio fronte senza contatto, dissociazione e sincronia asimmetrica, memoria di otto tempi. Adatta a chi ha già familiarità con gavotte e en dro; non è una prima danza bretone per principianti assoluti. Negli stage italiani viene spesso semplificata nel passo femminile e con presa a mignolo alleggerita; si propongono versioni modo Sizun o «stile Léon». Gli adattamenti in cortège di coppie esistono ma sono minoritari e non vanno confusi con la forma tradizionale. La difficoltà del singolo passo base è bassa; quella complessiva della danza resta medio-alta. Note di ricerca e fonti # La scheda incrocia le risposte disponibili e privilegia la trattatistica etnocoreologica, in particolare lo studio di riferimento di Jean-Michel Guilcher.\nFonti principali. Guilcher, La tradition populaire de danse en Basse-Bretagne (1963, pp. 393-410) [6]; Hélène e Jean-Michel Guilcher, La danse ronde en Léon (1952) [7]; Yves Defrance, Musiques traditionnelles de Bretagne (1998) [8]; Jean-Yves Le Goff e Amis du Musée du Léon, Le Léon de A à Z (2010) [9]; schede di Gwalarn [10] e di Lannig per le modes di Pleyber-Christ [11], Locmélar/Brasparts [12] e Le Tréhou [13]; Tud ar Vro Bro Leon [14]; Dastum [15]; Wikipedia FR [16]. Per l\u0026rsquo;Italia: Balli Folk [17], BellezzaFolk [18], stage con Ronan Autret [19], Biella Trad/Bifòlc [20].\nVideo e registrazioni. Le modes di Le Tréhou [1] e Brasparts [2], l\u0026rsquo;esecuzione di riferimento [3], Korollerien Kraon [4] e la registrazione musicale di Jean Baron \u0026amp; Christian Anneix [5]. Per il revival scenico si veda Bleuniadur [21]; per l\u0026rsquo;inquadramento enciclopedico anche Wikipedia EN [22]; per l\u0026rsquo;ascolto della melodia la registrazione audio [23] e per il patrimonio coreutico del Léon l\u0026rsquo;archivio regionale [24].\nDiscrepanze e cautele.\nEpoca. L\u0026rsquo;estinzione è concordemente datata al più tardi 1925-1930. Le indagini di Guilcher sono collocate tra anni Quaranta e Cinquanta da una fonte, 1945-1960 da un\u0026rsquo;altra, anni Cinquanta-Sessanta da altre: la pubblicazione del 1963 resta il riferimento certo, il periodo esatto delle inchieste varia. Struttura. Il ciclo di 8 tempi è il dato prevalente; una risposta indica 8 o 16 tempi. I dettagli dei passi variano per mode locale (Pleyber-Christ, Locmélar, Sizun, Le Tréhou) e per ricostruzione: non esiste una partitura universale. Difficoltà. Le valutazioni oscillano tra bassa, medio-bassa, media e medio-alta. Nel corpo scegliamo medio-alta, perché la difficoltà nasce dalla dissociazione dei due passi e dalla memoria del ciclo, non dal singolo passo. Italia. Alcune schede la descrivono come presenza entusiasta nel balfolk italiano; altre, più prudenti, la considerano rara o assente nei bal ordinari e presente solo in stage specialistici. La seconda lettura è coerente con le fonti disponibili. Occasione. Una risposta parla di corteggiamento; Guilcher e le fonti più solide insistono invece sulla funzione comunitaria, con una separazione dei sessi che rende impossibile il corteggiamento individuale. Nel testo seguiamo questa lettura. Musica. L\u0026rsquo;accompagnamento tradizionale è esclusivamente vocale; gli strumenti compaiono nel revival e nelle registrazioni moderne, non nella forma storica. Piler-lann. Il legame tra il nome della canzone, l\u0026rsquo;operazione agricola e la danza non è documentato: va trattato come etichetta tradizionale. Dañs Kef. È imparentata con la Dañs Leon ma non attestata come danza leonarda; la sua attribuzione al Léon è frutto di classificazioni dei raccoglitori. Omonimie. Da non confondere con il nome proprio Léon, con la città spagnola di León e con la «danza del leone» cinese. Aree grigie. Non esiste un censimento degli stage italiani che insegnano la Dañs Leon: l\u0026rsquo;elenco è esemplificativo. Il numero esatto delle arie raccolte prima dell\u0026rsquo;estinzione e la distinzione tra trasmissione viva e ricostruzioni dei gruppi folklorici restano da verificare caso per caso. La scheda è aperta a contributi di insegnanti, danzatori e musicisti (programmi, appunti, registrazioni).\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] 25-Dañs Leon mode du Tréhou — video didattico Esecuzione di riferimento di una mode locale della Dañs Leon (Le Tréhou), con la danza in doppio fronte e i passi di uomini e donne. [2] Dañs Leon - Piler Lann mode de Brasparts — esecuzione di riferimento Video didattico in costume del doppio fronte, con il passo maschile e femminile ben visibile. [3] Dans Léon — video di riferimento Registrazione della danza in pratica di revival: utile come esempio esecutivo, non come attestazione di trasmissione viva. [4] Dañs Leon — Korollerien Kraon Esecuzione della Dañs Leon da parte del gruppo Korollerien Kraon. [5] Dans Léon — Jean Baron \u0026amp; Christian Anneix Registrazione strumentale di riferimento della melodia (Keltia Musique). [6] Jean-Michel Guilcher, La tradition populaire de danse en Basse-Bretagne, Paris, 1963 (ried. Coop Breizh, 1995/2007), pp. 393-410 Studio etnocoreologico fondamentale: forma, denominazioni, passi, contesto e scomparsa della Dañs Leon. [7] Hélène e Jean-Michel Guilcher, La danse ronde en Léon, Annales de Bretagne, 1952 Articolo scientifico (vol. 59, n. 1, pp. 60-78) sulla danza rotonda del Léon: contesto regionale, non monografia esclusiva sulla Dañs Leon. [8] Yves Defrance, Musiques traditionnelles de Bretagne. Étude du répertoire à danser, vol. 2, Skol Vreizh, 1998 Analisi del repertorio musicale bretone: carattere vocale, tempo 100-120 e frase di otto tempi. [9] Jean-Yves Le Goff e Amis du Musée du Léon, Le Léon de A à Z, 2010 Repertorio storico-culturale del Léon, citato dalla letteratura sulla danza per denominazioni e contesto locale. [10] Dañs Léon — dansesbretonnes.gwalarn.bzh Scheda descrittiva: area geografica, denominazioni, formazione, ciclo di otto tempi, passi maschili e femminili. [11] Dañs Leon mode Pleyber-Christ — Lannig Descrizione dettagliata dei passi di uomini e donne e dei movimenti delle braccia in una variante locale. [12] Dañs Leon mode Locmélar / Brasparts — Lannig Scheda tecnica con i tempi 1-8, le varianti locali e i riferimenti video e discografici. [13] Dañs Leon mode Le Tréhou — Lannig Descrizione della variante di Le Tréhou e del lavoro di trasmissione sulle modes del Léon. [14] Les danses — Tud ar Vro Bro Leon Sito dell\u0026rsquo;associazione erede dell\u0026rsquo;insegnamento di Guilcher nel Léon; denuncia le ricostruzioni fantasiose dei gruppi folklorici. [15] Danses et mélodies du Léon — Dastum Scheda ufficiale della raccolta discografica pubblicata nel 2000 da Dastum e Dastum Bro Leon, dedicata ai repertori di danza e canto del Léon. [16] Dañs Leon — Wikipédia (FR) Sintesi enciclopedica con denominazioni, struttura, storia e bibliografia primaria (Guilcher, Le Goff, Defrance). [17] Dans Léon — Balli Folk Scheda italiana con origine, descrizione dei passi e riferimento a un video del gruppo torinese Kelc\u0026rsquo;h Deuit e Barzh. [18] Danze del Leon nel corso danze bretoni — BellezzaFolk Documenta la presenza italiana: nel repertorio 2013-2014 figurano le «Danze del Leon: Gavotte, Dans a dal, Dans Kef». [19] Stage di danze bretoni con Ronan Autret in Italia — Clover Danze Irlandesi / Balburrasca Stage che hanno portato in Italia il repertorio del Pays de Léon con un formatore della Confédération Kendalc\u0026rsquo;h. [20] Musica e danze bretoni, i Bifòlc ospiti di Biella Trad — NewsBiella Documenta lo stage sulle danze del Léon tenuto a Vergnasco (Biella) nel 2017, con musica dal vivo dei Bifòlc. [21] Bleuniadur — Danses \u0026amp; Musiques de Bretagne Ballet popolare del Léon fondato a Saint-Pol-de-Léon nel 1978, con label CIOFF: depositaria della pratica scenica della danza in costume. [22] Breton dance — Wikipedia (EN) Sintesi in inglese delle cinque forme-madri e conferma della formazione a doppio fronte parallelo. [23] Dans Leon — registrazione audio, Breizh Partitions Registrazione audio della melodia tradizionale, con trascrizione e arrangiamento di Sonerien Lanhouarne. [24] Inventaire du patrimoine culturel en Bretagne — La pratique de la danse dans le Léon Archivio istituzionale sul patrimonio coreutico del Léon e sulle sue pratiche territoriali. ","date":"18 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/dans-leon/","section":"Danze","summary":"Danza bretone arcaica dell’Haut-Léon: due file contrapposte, passi diversi per uomini e donne e un ciclo di otto tempi. Estinta negli anni Venti-Trenta, vive oggi nel revival e in stage specialistici.","title":"Dañs Leon - La Danza Bretone del Doppio Fronte","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 005a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 34:22 Danza · 35:16 Les Bergers de Ballersdorf - «I pastori di Ballersdorf» - è un branle dell\u0026rsquo;Alsazia meridionale, nato dall\u0026rsquo;incontro tra la memoria pastorale del Sundgau e la grande famiglia delle danze a catena francesi. Il nome è quello di una melodia e di una canzone; la danza che vi si accompagna è nota anche come Branle des Bergers e, in alsaziano, Hirtereige vo Ballersdorf.\nLa tradizione racconta che i pastori di Ballersdorf si recassero alla crèche danzando: un pastrage alsaziano, parente di quello provenzale. La documentazione scritta e sonora è però novecentesca, e la coreografia oggi praticata deve molto al lavoro di raccolta e ricostruzione di Richard Schneider negli anni Settanta.\nLa danza alterna passi laterali e trépignements sul posto, in cerchio o in catena. In Italia è rara: la incontriamo in qualche stage tematico, non nella serata ordinaria dei balfolk. È una danza semplice e festosa, che si impara in fretta e lascia il segno per la sua aria di Natale paesano.\nScheda sintetica # Nome proprio # Les Bergers de Ballersdorf («I pastori di Ballersdorf») è il titolo con cui circolano la melodia e la danza. Il nome coreutico più preciso è Branle des Bergers o Branle des bergers de Ballersdorf; in alsaziano la melodia è nota come Hirtereige vo Ballersdorf. Il titolo unisce il tema pastorale al luogo di raccolta, Ballersdorf, comune del Sundgau (Haut-Rhin); non è un\u0026rsquo;etichetta inventata, ma un nome attestato in repertori, registrazioni e pubblicazioni didattiche. Altri nomi e varianti # Branle des Bergers, Le branle des bergers de Ballersdorf: forma coreutica più precisa. Hirtereige vo Ballersdorf: nome alsaziano della melodia, dal tedesco Hirtenreigen, «danza rotonda dei pastori». Noël des bergers de Ballersdorf: titolo con cui la melodia è catalogata in ambito natalizio. Branle simple coupé, Branle simple coupe: classificazione usata nelle raccolte e nel catalogo Mucem. Danse des bergers: forma generica attestata in repertori alsaziani. Nelle raccolte per fisarmonica: Les bergers de Ballersdorf (Branle / Trad. Alsace). Omonimie da non confondere: il Branle des bergers – Les Sept Pas / Siebenschritt è un\u0026rsquo;altra danza; Les Bergers di Jacques Offenbach (1865) è un\u0026rsquo;opéra comique senza rapporto; Bergers et barons è un altro titolo alsaziano. Traduzione e significato # «I pastori di Ballersdorf». Bergers significa «pastori»; Ballersdorf è il comune dell\u0026rsquo;Haut-Rhin, tra Altkirch e Dannemarie. Hirtereige deriva dal tedesco Hirtenreigen, «danza rotonda dei pastori»: un nome che descrive il cerchio, non un\u0026rsquo;origine documentata. Il titolo rinvia al tema pastorale e al luogo di raccolta; non dimostra da solo che la danza sia nata in un contesto di pastori. Area geografica e provenienza # Ballersdorf, comune del Sundgau, dipartimento dell\u0026rsquo;Haut-Rhin, regione Grand Est (Alsazia), Francia. Il villaggio si trova tra Altkirch e Dannemarie, nella pianura dell\u0026rsquo;Ill, ai margini del Sundgau di lingua e tradizione alsaziana. La melodia vi fu raccolta e la coreografia ricostruita a Strasburgo da Richard Schneider negli anni Settanta; il repertorio circola in tutta l\u0026rsquo;Alsazia e in alcune raccolte francesi per fisarmonica diatonica.\nItalia. Nessuna tradizione autoctona: la danza arriva solo attraverso stage tematici, contatti con gruppi alsaziani e repertori di musica da ballo. Nei balfolk italiani è rara o assente.\nEpoca e anno di riferimento # La famiglia dei branles è attestata dal XV-XVI secolo e codificata da Thoinot Arbeau nell\u0026rsquo;Orchésographie (1589), ma la specifica danza di Ballersdorf non ha una datazione certa. La memoria locale la lega ai giochi di presepe vivente medievali e al pastrage; la documentazione scritta e sonora è però otto-novecentesca. Raccolta e ricostruzione: anni Settanta del Novecento, ad opera di Richard Schneider. Diffusione moderna: CD Du piment dans le kugelhopf (1994), raccolta didattica Trad Magazine (1997), registrazioni conservate al Mucem e video del 2025. La datazione c. 1400-1460 proposta da OpenMusicRepository riguarda il motivo musicale, non la coreografia oggi praticata. Nessuna data di composizione: melodia e passi sono di tradizione orale. Occasione e funzione sociale # Memoria natalizia: i pastori di Ballersdorf si recavano alla crèche danzando un branle, secondo la testimonianza raccolta dai gruppi folklorici alsaziani. Feste di villaggio, esibizioni di gruppi folklorici e bal convivial; oggi anche stage di danze tradizionali e serate balfolk. Funzione devozionale e comunitaria, non di corteggiamento: è un cammino collettivo verso il presepe, non una danza di coppia. La continuità con il rito medievale non è documentata in modo diretto: va presentata come tradizione locale, non come prova storica. Storia e origine # La famiglia dei branles attraversa il Rinascimento francese e renano; in Alsazia il repertorio si trasmette oralmente fino al Novecento. Dopo la frattura culturale del secolo, Richard Schneider ricostruisce negli anni Settanta un ampio panel di danze alsaziane, ispirandosi a collectages antichi e a memorie orali. La coreografia oggi praticata è in larga parte frutto di questa ricostruzione colta. I gruppi folklorici alsaziani adottano il repertorio; dal 1990 circa l\u0026rsquo;ensemble Au Gré des Vents lo rivisita con arrangiamenti più accessibili. La connessione con i giochi di presepe vivente è riportata dalle fonti divulgative, ma non è dimostrata una continuità coreografica ininterrotta dal Medioevo a oggi. Distinguere due livelli: la melodia, anonima e forse antica; la coreografia, documentata e ricostruita nel Novecento. Nessun mito fondativo documentato: il nome pastorale è un\u0026rsquo;etichetta tematica e geografica, non una prova delle origini. Note etnocoreologiche # Branle di famiglia, classificato come branle coupé o branle simple coupé: alternanza di sezioni di passo e «coupures» ritmiche, con stacchi marcati. Forma tradizionale in ronde (cerchio chiuso) o chaîne (catena aperta); la ripresa contemporanea documentata da Bernard Schaffner lo danza anche in carré. Progressione laterale: double a sinistra, simple a destra; poi trépignements sul posto, prima di riprendere il percorso. Mani tenute, braccia rilassate, alternanza uomini/donne; nessun cambio di partner e nessuna figura virtuosistica. Carattere processionale e rituale: il piede marca il tempo, il busto resta sobrio, lo sguardo va verso il centro o verso il partner. Avvertenza: non esiste una sequenza ufficiale e pubblicata per Ballersdorf; le varianti sono locali e didattiche. Divulgatori e gruppi di riferimento # Richard Schneider (Strasburgo, Ministero della Gioventù e dello Sport, anni Settanta): raccoglitore della melodia e ricostruttore della coreografia. Bernard Schaffner, presidente della Fédération des groupes folkloriques d\u0026rsquo;Alsace: fonte esperta sulla classificazione della danza. Au Gré des Vents / Kitterlé / Zipfelkapp (Danyèle Besserer, Gilles Péquinot): ensemble di riferimento del revival, dal 1990 circa. Carnet de Bal (Strasburgo): associazione che pubblica schede coreografiche e promuove il repertorio alsaziano. Franches Connexions (Jean-Michel Corgeron, François Heim): raccolte didattiche per fisarmonica diatonica. Bawler Schnaka et Kunkelstub / D\u0026rsquo;luschtiga Bawler Schnaka: gruppi di folklore del vigneto alsaziano, custodi del repertorio orale. Georges Hertzog ed Eugène Maegey: autori della registrazione storica Danses Traditionnelles d\u0026rsquo;Alsace. Angelo Girardi (diatonia.net): tablatura per organetto. Italia: non risultano gruppi o insegnanti stabili dedicati a questa danza; solo stage occasionali e contatti con gruppi alsaziani. Formazione e tipologia # Formazione tradizionale: ronde (cerchio chiuso) o chaîne (catena aperta), mani tenute, braccia rilassate, uomini e donne alternati. Variante moderna: carré (quadrato), documentato da Schaffner nella pratica dei gruppi folklorici; non è la forma tradizionale. Non è una danza di coppia in presa chiusa, né una quadriglia storica, né un cerchio di coppie. Tipologia: branle coupé / branle simple coupé, processionale e rituale natalizio. Struttura della danza # Parte A (spostamento): partenza su una levée; double a sinistra (due passi laterali sinistra-destra) e simple a destra; la sequenza si ripete. Parte B (trépignements): sul posto, quattro serie di tre colpi rapidi di piede (destro-sinistro-destro) con ritmo «vuoto, veloce, lento, lento» secondo il PDF di riferimento, oppure 1-6 rapidi e 7-8 lenti secondo un\u0026rsquo;altra descrizione; chiusura con un piccolo salto. Ripresa: si torna al percorso laterale; la struttura è ciclica (A-B-A/C), senza figure obbligate. Durata e numero di ripetizioni variano con la musica, la versione e il contesto didattico. Le fonti non tramandano una sequenza ufficiale: le differenze tra PDF, Carnet de Bal e pratiche di gruppo sono parte della storia della danza. Metro e struttura musicale # 3/4 nelle trascrizioni ABC e Folk Tune Finder, con indicazione di tempo Q:1/4=150. Tonalità di Sol maggiore, con alternanza Sol/Do nelle raccolte per organetto diatonico G/C. Frasi brevi e ripetitive, adatte a una danza ciclica; la struttura completa richiede l\u0026rsquo;esame della partitura. Alcune fonti didattiche e di genere indicano un metro binario (2/4 o 4/4) per la famiglia dei branles: è un\u0026rsquo;ipotesi, non un dato specifico per Ballersdorf. La discordanza tra 3/4 e metro binario è segnalata nelle note di ricerca. Strumenti e stile musicale # Fisarmonica diatonica G/C (organetto a 8 bassi), violino, clarinetto, flauto, percussioni, contrabbasso; ghironda occasionale. Ensemble folklorico acustico; stile moderato, appoggiato, con accento marcato sul primo tempo per guidare la catena. La registrazione Danses Traditionnelles d\u0026rsquo;Alsace utilizza accordion, percussioni, violino, flauto, clarinetto e contrabbasso. Non è documentato un organico storico canonico: gli strumenti noti appartengono alla prassi del Novecento e del revival. Autori e compositori # Melodia anonima di tradizione orale; nessun autore o compositore documentato. Richard Schneider è il raccoglitore della melodia e il ricostruttore della coreografia negli anni Settanta, non il compositore. Arrangiamenti moderni: Georges Hertzog ed Eugène Maegey per la registrazione storica; Au Gré des Vents per il revival. La distinzione tra melodia (anonima) e coreografia (ricostruita) è essenziale per leggere la scheda. Aneddoti e curiosità # Il pastrage: i pastori che si recano alla crèche danzando, con un parallelo nel pastrage provenzale della Messa di Mezzanotte. Il brano è catalogato anche come Noël des bergers de Ballersdorf: doppia anima, danza profana e canto natalizio. Nel CD Au Gré des Vents la traccia è accoppiata a Madeleine et la mort, altro branle alsaziano, segno di una prassi di suite. Ballersdorf conserva anche la memoria del viadotto ferroviario del 1857 e del massacro del 1943: fatti estranei alla danza, da non confondere con essa. Il nome Les Bergers può evocare l\u0026rsquo;opéra comique di Offenbach (1865): nessun rapporto con il branle. Presenza nei media e nella cultura di massa # CD Au Gré des Vents / Kitterlé / Zipfelkapp – Du piment dans le kugelhopf – Musiques d\u0026rsquo;Alsace à danser, Carnet de Bal CB94002, 1994. Raccolta didattica Trad Magazine – Tablatures 3, Bal 2 (1997), con il brano a pagina 19. Registrazione 33 giri conservata al Mucem: Hirtereige vo Ballersdorf, catalogata come branle simple coupé – Noël des bergers de Ballersdorf. Video YouTube Madeline et le Mort / Les Bergers de Ballersdorf e video Facebook del 2025 con il commento di Bernard Schaffner. Materiali didattici del progetto Comenius 2009 (École André Aalberg, Sainte-Marie-aux-Mines). Nessuna presenza nel cinema, nella televisione generalista o nella cultura di massa. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà facile/accessibile: nella classificazione Franches Connexions il brano ha il livello più basso, una stella. La sezione dei trépignements richiede un minimo di coordinazione e memoria ritmica; il resto è un passo laterale semplice. Adatta a principianti, laboratori scolastici e cerchi di bambini; si insegna spesso in versione semplificata (due passi a sinistra, due a destra). L\u0026rsquo;organetto G/C a 8 bassi permette di eseguirla senza alterazioni. Non è una danza di virtuosismo: la difficoltà aumenta solo se si cerca la precisione dei colpi e del salto. Note di ricerca e fonti # La scheda incrocia le risposte disponibili e privilegia le fonti documentarie verificabili: la scheda coreografica del progetto Comenius, le pubblicazioni Carnet de Bal e Franches Connexions, il catalogo Mucem, le trascrizioni ABC e la testimonianza esperta di Bernard Schaffner.\nFonti principali. PDF Les bergers de Ballersdorf del progetto Comenius [3]; scheda di Carnet de Bal [4]; Franches Connexions Vol.3 – Bal 2 [5] e pagina dei brani tradizionali [18]; catalogo Mucem [6]; trascrizioni ABC [8] e Folk Tune Finder [9]; OpenMusicRepository [10]; La Ridondaine [11][12]; repertorio Bawler Schnaka [13]; Musipedia [14]; Discogs [15]; Wikipedia DE – Branle [16].\nVideo e registrazioni. Video YouTube Madeline et le Mort / Les Bergers de Ballersdorf [1]; video Facebook con il commento di Bernard Schaffner [2]; registrazione SoundCloud Hirtereige vo Ballersdorf [7]; pagina audio del progetto Comenius [17].\nDiscrepanze e cautele.\nFormazione. La maggior parte delle fonti descrive una danza in ronde o chaîne; Bernard Schaffner parla di un branle coupé dansé en carré, precisando che la forma tradizionale era in ronde o chaîne. Nel corpo seguiamo la forma tradizionale circolare, segnalando il carré come variante moderna [2][3]. Classificazione. Schaffner e il catalogo Mucem parlano di branle coupé / branle simple coupé; una scheda sostiene invece che non si tratti di un branle coupé. La presenza dei trépignements come sezione staccata rende plausibile la prima lettura, che seguiamo [2][6]. Metro. Le trascrizioni ABC e Folk Tune Finder danno 3/4 in Sol maggiore con alternanza Sol/Do; alcune fonti didattiche e di genere indicano 2/4 o 4/4. Il 3/4 è il dato specifico più verificabile, ma non va generalizzato a tutte le versioni [8][9]. Data e origine. La connessione con i giochi di presepe vivente medievali è riportata dalla scheda divulgativa [3], ma non è dimostrata una continuità coreografica fino a oggi. La datazione c. 1400-1460 di OpenMusicRepository riguarda il motivo musicale, non la coreografia [10]. La coreografia attuale è ricostruita negli anni Settanta [2][11]. Italia. Due schede la descrivono come diffusa nei circuiti italiani; le fonti più prudenti e la ricerca sul campo la indicano come rara o assente, presente solo in stage tematici. Seguiamo la seconda lettura [2][11]. Difficoltà. Le valutazioni oscillano tra facile, medio-bassa e non valutabile. La classificazione Franches Connexions (una stella) sostiene la lettura di danza accessibile, con una minima attenzione alla sezione dei colpi [5]. Titolo. Les Bergers de Ballersdorf è il titolo della melodia e della canzone; il nome coreutico è Branle des Bergers / Branle des bergers de Ballersdorf. La distinzione è importante per non confondere il brano musicale con la danza [2][11]. Dettagli non confermati. Le descrizioni di una danza a stelle, di corporazioni pastorali settecentesche, di bastoni intagliati (holettes), di un metro 2/4 a 112-124 BPM e di una grande diffusione italiana provengono da una sola fonte e non trovano riscontro nelle altre fonti: non sono state riprese nel corpo della scheda. Omonimie. Da non confondere con il Branle des bergers – Les Sept Pas / Siebenschritt, con Les Bergers di Offenbach (1865) e con Bergers et barons. Aree grigie. Non esiste una coreografia ufficiale pubblicata per Ballersdorf; le fonti disponibili descrivono varianti didattiche e di gruppo. La continuità con il pastrage medievale e il titolo completo del canto alsaziano restano da verificare. La diffusione italiana non è censita. La scheda è aperta a contributi di insegnanti, danzatori e musicisti (programmi, appunti, registrazioni).\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Madeline et le Mort / Les Bergers de Ballersdorf - esecuzione di riferimento Esecuzione strumentale del branle alsaziano appreso dal repertorio di Au Gré des Vents: riferimento per melodia e tempo. [2] Le Branle des Bergers - video Facebook, con commento di Bernard Schaffner Video di un gruppo folklorico alsaziano; nel commento Schaffner descrive la danza come «branle coupé dansé en carré (traditionnellement en ronde ou en chaîne)» e attribuisce la raccolta a Richard Schneider. [3] Les bergers de Ballersdorf - scheda coreografica del progetto Comenius (PDF) Descrizione della danza: formazione in farandole o ronde, passi laterali, trépignements e riferimento alla struttura del branle di Arbeau. [4] Carnet de Bal - Danse: branles, Madeleine et les bergers Scheda coreografica dell\u0026rsquo;associazione alsaziana Carnet de Bal, con partenza, double e simple, serie di colpi rapidi e salto. [5] Franches Connexions - Vol.3, Bal 2 Raccolta didattica del 1997 con tablatura e scheda del brano a pagina 19, livello di difficoltà e riferimento al CD del 1994. [6] Mucem - Hirtereige vo Ballersdorf Catalogazione della registrazione storica su 33 giri: branle simple coupé, titolo Noël des bergers de Ballersdorf. [7] Hirtereige vo Ballersdorf - Georges Hertzog / Eugène Maegey (SoundCloud) Esecuzione audio storica del brano tradizionale alsaziano. [8] ABC notation - Les bergers de Ballersdorf Trascrizione musicale in notazione ABC: metro 3/4, tonalità di Sol e Do. [9] Folk Tune Finder - Les bergers de Ballersdorf Trascrizione ABC in 3/4, Sol maggiore, con alternanza Sol/Do e indicazione del tempo. [10] Les bergers de Ballersdorf - Anonimo, OpenMusicRepository Scheda della melodia anonima con spartito MusicXML; la datazione convenzionale c. 1400-1460 riguarda il motivo musicale, non la coreografia. [11] Les Doministoires - La Ridondaine Note storiche sul repertorio alsaziano e sul ruolo di Richard Schneider nel revival delle danze negli anni Settanta. [12] Les petites histoires de la danse - Danse Bretonne La Ridondaine Menziona il branle des bergers de Ballersdorf tra le danze tradizionali alsaziane, accanto a valse voltée, polke e altri branles. [13] Bawler Schnaka et Kunkelstub - Répertoire Fonte folklorica sulla funzione natalizia: «les bergers qui se rendaient à la crèche le faisaient en dansant un branle». [14] Musipedia - Danse des bergers, area Ballersdorf / La tradition Alsacienne, p. 31 Indicizzazione etnomusicologica del brano, con area di raccolta, origine alsaziana e indicazione di esecuzione in Sol e Do. [15] Georges Hertzog, Eugène Maegey - Danses Traditionnelles d\u0026rsquo;Alsace (Discogs) Registrazione storica di danze alsaziane, comprende Hirtereige vo Ballersdorf con crediti di arrangiamento e strumenti. [16] Branle - Wikipedia (DE) Inquadramento storico della famiglia dei branles e del ruolo di Au Gré des Vents nelle nuove coreografie alsaziane. [17] Les bergers de Ballersdorf - pagina audio del progetto Comenius Pagina con file audio della danza nell\u0026rsquo;ambito della raccolta di canti e danze tradizionali del progetto scolastico europeo. [18] Franches Connexions - brani tradizionali per fisarmonica diatonica Repertorio di tablature che classifica il brano come branle tradizionale dell\u0026rsquo;Alsazia e cita la registrazione del 1994. ","date":"18 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/les-bergers-de-ballersdorf/","section":"Danze","summary":"Branle tradizionale di Ballersdorf (Alsazia): danza in cerchio o catena con passi laterali e trépignements, legata alla memoria dei pastori e al Natale. Rara in Italia.","title":"Les Bergers de Ballersdorf - Il Branle dei Pastori d'Alsazia","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 40:26 La Polka Piquée è una delle figlie più giocose della polka arrivata dalla Boemia nei saloni europei dell\u0026rsquo;Ottocento. Non è una danza sola: è una famiglia di varianti regionali francesi, riconoscibili dallo stesso gesto — un colpo di tacco e punta a terra, il piqué, che interrompe per un attimo il giro di polka e lo rilancia.\nL\u0026rsquo;abbiamo ricevuta attraverso la Bretagna dei fest-noz, l\u0026rsquo;Alsazia delle feste di villaggio, il Limousin delle veglie e la Champagne delle fiere. In ogni paese il passo prende un accento diverso: più rotondo e collettivo in Bretagna, più svelto e talvolta burlesco in Champagne, più asciutto e «saccadé» nel Massiccio Centrale. È questa varietà a renderla viva: non una coreografia da manuale, ma un modo di stare insieme.\nOggi la incontriamo nei balfolk e nei festival di danze tradizionali, dove è proposta come variazione accessibile della polka. In Italia viene chiamata Polka tacco-punta e non ha una tradizione autonoma: vive negli stage e nelle serate dedicate al repertorio francese. Chi l\u0026rsquo;ha ballata da noi è invitato a raccontarcelo: questa scheda cresce anche con le vostre memorie.\nScheda sintetica # Nome proprio # Polka Piquée (anche Polka Piquee, raramente Polka Piquet). È il nome francese di una famiglia di varianti della polka caratterizzate dal passo piqué, non di una coreografia unica codificata. Per questo conviene sempre dire quale versione si sta descrivendo: alsaziana, bretone, limousine, saintonge\u0026hellip; La grafia con l\u0026rsquo;accento è la più diffusa nelle fonti francesi; nelle schede internazionali circola spesso senza. Altri nomi e varianti # Nomi generali e grafie: Polka Piquee, Polka Piquet, Polka picchiata, Polka puntata, Heel-and-toe polka (letteratura anglofona), Polka du Talon, Polka tacco e punta in Italia. Versioni regionali con nome proprio: Polka piquée alsacienne; Polka piquée de Ploeuc (Ploeuc-sur-Lié, Bretagna); Polka piquée à Gustave Ythier (Artense, Massiccio Centrale); Polca piquée de Saintonge; Polka piquée « Lisette » (Bouscatel, 1932); Un tot pitit bocin (Limousin); Polka piquée de Magnoac e del Savès (Guascogna); La Badoise e Lo Pico Talou (area occitana); La Parisienne e La Berline (Champagne). Forme affini o ibride: Polka piquée double; Tour Polka (Bretagna gallese, giro di andro con piqués); L\u0026rsquo;Aéroplane e Tape-cul di Dormans, varianti coreografiche champenois. Da non confondere: polka tournée, polka sautée, polka glissée; la polka generica di coppia; il piqué del balletto accademico; il piqué della maglieria. Traduzione e significato # «Polka picchiettata» o «polka puntata». Piquée è il participio di piquer, «pungere, picchiettare»: descrive il tocco del tallone e poi della punta al suolo, senza trasferimento completo del peso, prima di riprendere il passo di polka. La formula didattica che circola nelle scuole francesi è «talon, pointe et pas d\u0026rsquo;polka» — tallone, punta e passo di polka. Il termine non ha nulla a che vedere con il piqué del balletto né con il tessuto piqué. Area geografica e provenienza # Danza francese, diffusa come famiglia di varianti in quasi tutta la Francia rurale. I nuclei meglio documentati:\nBretagna: Haute-Bretagne e Pays de Ploeuc (Ploeuc-sur-Lié), con forme in cerchio di coppie; oggi viva nei fest-noz. Alsazia: Kochersberg, Pays de Hanau, valle di Munster, legata all\u0026rsquo;aria «Marie, trempe ton pain». Limousin e Massiccio Centrale: Corrèze (Lissac-sur-Couze), Artense e alta Auvergne, con il repertorio di Gustave Ythier. Altri territori: Saintonge (Charente-Maritime), Champagne, Poitou, Vendée, Berry, Bourbonnais, Bresse, Savoia e area occitana (Magnoac, Savès). La polka arriva dalla Boemia; la variante piquée è una sedimentazione regionale francese maturata nella seconda metà del XIX secolo. In Italia non è documentata una tradizione autonoma: la danza circola nei balfolk e negli stage come repertorio francese importato.\nEpoca e anno di riferimento # La polka nasce in Boemia intorno al 1830 (půlka, «metà», dal passo chassé), passa per Praga nel 1835 e Vienna nel 1839, e arriva a Parigi nel 1844, scatenando la polkamania. Le forme piquées si precisano nella seconda metà del XIX secolo: la fonte alsaziana le dice diffuse «un po\u0026rsquo; ovunque» già dal 1830, mentre le prime descrizioni coreutiche a stampa risalgono al Novecento (Brillouet, 1956). In Alsazia si ballava ancora dopo il 1925; i collectages che alimentano il revival sono degli anni Settanta; la registrazione più antica nota è il 78 giri di Antoine Bouscatel del 1932. Dagli anni Settanta la danza rientra nei repertori balfolk. Occasione e funzione sociale # Contesti tradizionali: feste di villaggio, matrimoni contadini, fiere (in Saintonge la fiera di San Michele), veglie e balotti rurali, fest-noz in Bretagna, bal e danceria in Occitania e nel Centro. Funzione: socializzazione e corteggiamento giocoso; la sfida ritmica tra i partner e il gioco di sguardi contano quanto il passo. Oggi: serate balfolk, festival, stage e laboratori; in Alsazia e in Bretagna resta anche danza di festa comunitaria. Storia e origine # La Polka Piquée non è una creazione isolata: è il frutto della riappropriazione popolare di una moda di sala. Quando la polka boema conquista Parigi nel 1844, suonatori ambulanti, coscritti e maestri di ballo la portano nelle campagne; lì musicisti e danzatori la adattano al proprio gusto, inserendo il piqué e rendendola più elastica e giocosa.\nLa fonte alsaziana indica una doppia matrice stilistica: elementi delle antiche contredanses francesi e affinità con alcune Kreutzpolka tedesche. Nel Massiccio Centrale il piqué sembra riassorbire gesti più antichi — bourrée a due tempi, marce nuziali — dentro la famiglia della polka: la versione di Gustave Ythier, per esempio, riprende una marche de noces.\nDue racconti vanno segnalati come credenze popolari: l\u0026rsquo;arrivo della danza con i soldati napoleonici (la polka è attestata in Francia solo dal 1844) e l\u0026rsquo;invenzione della polka attribuita alla servetta boema Anna Chadimova. Sono storie di trasmissione, non fatti documentati.\nNote etnocoreologiche # La cifra della danza è l\u0026rsquo;alternanza tra passo di polka e piqué: il danzatore marca tallone e punta — di solito prima su un piede, poi sull\u0026rsquo;altro — e riprende il giro. In Alsazia il tallon-pointe sostituisce un passo di polka su due, seguito da un ritornello di galop o polka tournée.\nLa variabilità è la norma:\nin Bretagna la coppia può stare in cerchio di coppie, con parti di spostamento laterale, singolo file e cambi di orientamento; in Champagne la variante invade le feste con nomi parlanti (L\u0026rsquo;Aéroplane, Tape-cul); nel Massiccio Centrale la carrure può essere asimmetrica: la versione à Gustave Ythier ha A di 12 battute e B di 9, e chiede al danzatore di «sentire» il tempo invece di contarlo. Il gesto è speculare tra i partner: lui comincia a sinistra, lei a destra. Da qui nasce gran parte della difficoltà e del divertimento.\nDivulgatori e gruppi di riferimento # Ricerca e archivi: Dastum (Bretagna), Kendalc\u0026rsquo;h, War \u0026rsquo;l Leur, CRMTL (Limousin), Espace ressources Sàmmle e OLCA (Alsazia), Francoralité, Portail du Patrimoine Oral e RaddO, Bibliothèque nationale de France. Jean-Michel Guilcher e Yves Guilcher sono i riferimenti etnocoreologici. Trasmissione e revival: Gustave Ythier (violinista dell\u0026rsquo;Artense), Marcel Moreau (Vendée), Jean-Marc Delaunay, Emile Escalle, Huguette Bochez; France Bourque-Moreau e Yves Moreau per la versione bretone insegnata nei campi internazionali. Gruppi e musicisti: La Sabotée Celloise (Creuse), Aunis Saintonge (Saintes), La Gambille de Lissac (Corrèze), Les Joyeux Vendéens du Boupère, Trio Loubette, Naragonia, Duo Absynthe, Duo Artense (Hervé Capel). Italia: nessun gruppo stabile documentato. La danza circola in stage e serate balfolk — tra cui Gran Bal Trad, Celtica e Folkabile — tenuti da insegnanti di repertorio francese e bretone. Formazione e tipologia # Tipologia: polka tradizionale di coppia; nei contesti balfolk è spesso classificata come polka figurata. Formazione prevalente: coppia in posizione chiusa (mano dell\u0026rsquo;uomo sulla vita o sulla schiena della donna, mano della donna sulla spalla), con libertà di percorrenza nello spazio. Forme collettive: cerchio di coppie e ronde con danzatori alternati (Ploeuc-sur-Lié), sequenze in corteggio e singolo file in alcune varianti bretoni. Presa: chiusa di polka o di valzer; in alcune versioni didattiche i partner si fronteggiano mantenendo le mani. Non esiste una formazione unica valida per tutte le versioni.\nStruttura della danza # La struttura-tipo alterna due sezioni, A (polka girata) e B (piqué), ripetute su frasi regolari. Le varianti però cambiano molto:\nAlsazia: tallon-pointe al posto di un passo di polka su due, seguito da galop o polka tournée. Bretagna (Gwalarn): due sezioni, polka e piqué, descritte in cicli complessivi di 32 tempi. Ploeuc-sur-Lié: struttura collettiva con ronda e corteggio. Versione Moreau/Lyrids: chorus di 8 two-steps, poi quattro figurazioni (polka in cerchio, passo individuale, fronte a fronte, scambio di posto). Massiccio Centrale: AABB asimmetrica (12 + 9 battute) nella versione à Gustave Ythier; è attestata anche una polka piquée en six parties. I conteggi appartengono alle singole versioni: non vanno generalizzati.\nMetro e struttura musicale # Metro: binario, 2/4 (talvolta trascritto in 4/4). Tempo: allegro e incisivo, indicativamente 112–128 BPM secondo le trascrizioni didattiche. Frasi: spesso AABB o AB, con sezioni di 8 o 16 battute; il piqué cade di norma sulla parte B. Carrure: non sempre regolari. La versione à Gustave Ythier ha A di 12 e B di 9 battute; nel Massiccio Centrale si incontrano altre forme asimmetriche. Arie: in Alsazia «Marie, trempe ton pain»; nel Limousin Un tot pitit bocin; brani come «Y a dix gars» nei repertori diatonali. Le trascrizioni per organetto indicano spesso la tonalità di Sol maggiore.\nStrumenti e stile musicale # Bretagna: biniou e bombarda, accordéon diatonique, violino. Massiccio Centrale e Limousin: violon populaire, cabrette, béchonnet, chabrette, organetto cromatico (Jean Ségurel), ghironda. Repertori didattici e balfolk: accordéon diatonique, violino, clarinetto, flauto, chitarra, bouzouki, contrabbasso. Stile: ritmo marcato, «pompes» binarie all\u0026rsquo;accordéon, frasi semplici e incisive; il piqué chiede un accompagnamento che lasci respirare l\u0026rsquo;arresto. Autori e compositori # Di tradizione orale. Non esiste un autore unico né della danza né della famiglia delle polke piquées; gran parte delle melodie è anonima («auteur inconnu», «compositeur inconnu»).\nPolka piquée « Lisette »: compositore non noto (registrazione Bouscatel, 1932). Polka piquée à Gustave Ythier: il violinista Gustave Ythier è il trasmettitore della versione, costruita su temi di marches de noces; l\u0026rsquo;ipotesi che la prima parte sia di Jean-François Vrod circola solo in un forum e non è confermata. Alsazia: la melodia di «Marie, trempe ton pain» è tradizionale; la scheda Sàmmle non attribuisce la danza a un autore. Le attribuzioni presenti su dischi e piattaforme (es. Hervé Capel) riguardano esecuzione e arrangiamento, non la composizione. Aneddoti e curiosità # Il giudizio dei saloni: verso il 1880 il maestro di ballo parigino Giraudet la diceva «désuée», superata; nei villaggi della Champagne, intanto, la polka piquée aveva «letteralmente invaso» le feste. Là convivevano varianti eleganti (L\u0026rsquo;Aéroplane), rigorose (Bergères) e burlesche (Tape-cul di Dormans). La canzone alsaziana: la versione del Kochersberg è legata a «Marie, trempe ton pain» — «Maria, intingi il tuo pane». La sorpresa del danzatore: sul forum Tradzone un danzatore racconta la prima volta sulla polca piquée à Gustave Ythier: «non capivo niente», tanta era l\u0026rsquo;asimmetria della carrure. Il ricercatore del CRMTL chiude il thread citando il violinista François Roussel: «per riuscire un bal occorre mettre la malice aux femmes». Il canto del Limousin: Un tot pitit bocin — «un pochino» — parla di un\u0026rsquo;annata difficile, del grano scarso, dell\u0026rsquo;avena e del grano saraceno: la danza conserva anche la memoria della fatica dei campi. La voce di Eugénie Ouvrard: nel febbraio 1974, durante una veglia a La Gruge (Poitou), racconta e spiega la coreografia; la registrazione è conservata da Francoralité. Il mito napoleonico: la storia dei soldati di Napoleone che avrebbero portato la danza dalla guerra è una credenza popolare senza riscontro; la polka arriva in Francia nel 1844. Presenza nei media e nella cultura di massa # Televisione e video: il servizio France 3 Limousin «Polka piquée: de Prague à Lissac-sur-Couze» (2 gennaio 2020) ha raccontato la rinascita in Corrèze; La Sabotée Celloise e altri gruppi documentano la danza in video; il Lyrids Folk Dance Festival 2017 ne ha diffuso una scheda e una versione bretone. Archivi e discografia: il 78 giri Polydor 522 306 di Antoine Bouscatel (1932); le raccolte Dastum e gli archivi RaddO e Portail du Patrimoine Oral; il cofanetto Bal Folk — Traditional Dance Music from Central France (Mally Productions); una registrazione storica presso Gallica/BnF. Circuito balfolk: Balfolk-Wiki, AccroFolk, schede e tutorial; la danza è ormai un classico dei laboratori di danze europee. Italia: nessuna presenza nella cultura di massa; la si incontra nei balfolk e nei festival. Difficoltà e adattamenti # Livello: basso per la forma base di coppia, intermedio per le versioni bretoni con cambi di formazione e per quelle asimmetriche. Scogli tecnici: la rapidità degli appoggi, la simmetria speculare tra i partner, il passaggio dal piqué al passo di polka senza perdere l\u0026rsquo;equilibrio. Adattamenti didattici: piquée simple, insegnamento in cerchio, rallentamento del tempo, scomposizione del passo (USEP19, USEP44, Orlulas); nei balfolk si semplificano le figure laterali. Attenzione: la versione à Gustave Ythier, con carrure 12 + 9, non è adatta ai principianti; per insegnare conviene usare la scheda e la musica di una versione specifica, senza mescolare sequenze di tradizioni diverse. Note di ricerca e fonti # Base etnocoreologica di questa scheda: Jean-Michel Guilcher, La tradition populaire de la danse en Basse-Bretagne (1963) e La danse traditionnelle en France (1974); Yves Guilcher, La danse traditionnelle en France (1998); Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A. (1981/2000); le raccolte Dastum e i materiali ADP.\nFonti documentarie principali: scheda Sàmmle/OLCA sulla polka piquée alsacienne; CRMTL per la variante Un tot pitit bocin; Francoralité per la testimonianza di Eugénie Ouvrard (Poitou, 1974); Gwalarn per la versione bretone; Vitrifolk per Ploeuc; RaddO e Portail du Patrimoine Oral per Vendée e Poitou-Charentes; Folklore de Champagne; fiche USEP44 e Orlulas; Lyrids 2017; BnF/RAmeau e Gallica; France 3 Limousin (2020); forum Tradzone (2011); SoundCloud (Duo Artense); AccroFolk e Balfolk-Wiki.\nDiscrepanze e cautele.\nData di arrivo a Parigi: quasi tutte le fonti indicano il 1844; una cita il 1840 (Théâtre de l\u0026rsquo;Odéon). Nel testo principale abbiamo scelto il 1844. Origine della variante: non esiste un luogo o un autore d\u0026rsquo;invenzione. La scheda alsaziana parla di diffusione «un po\u0026rsquo; ovunque» dal 1830; altre fonti collocano la sedimentazione nella seconda metà del secolo. Abbiamo seguito la tesi più prudente: una famiglia di adattamenti locali. Attribuzione al Limousin: France 3 presenta la danza come caso di rinascita corrézienne, ma la stessa fonte precisa che non è «davvero» una danza tradizionale del Limousin. La versione à Gustave Ythier resta però solidamente documentata in Artense. Metro e tempo: il 2/4 è la lettura condivisa; alcune schede trascrivono in 4/4 o indicano 120 BPM. Le indicazioni di tempo variano tra 110 e 128 BPM. Struttura: i conteggi (32 tempi, 8 + 16 battute, AABB 12 + 9, en six parties) appartengono a versioni diverse e non sono generalizzabili. Presenza in Italia: Alcune fonti descrivono una diffusione capillare nei balfolk italiani (Gran Bal Trad, Celtica, Folkabile, La Prilla, Chambra d\u0026rsquo;Oc); altre non trovano attestazioni di una pratica stabile né di varianti locali. Nel testo abbiamo tenuto la posizione prudente: circolazione in stage e serate, nessuna tradizione autonoma documentata. Aneddoti non verificati: la suggestione della polka piquée come «ballo dei calzolai» o «degli zoccolai» — per il battito del tacco simile ai chiodi piantati negli zoccoli — compare in una sola scheda di sintesi e non ha riscontro nelle fonti etnografiche consultate: non va presentata come dato. Anche il dettaglio delle aie in terra battuta «saggiate» dai giovani è privo di fonte. Omonimie: piquée non è il piqué del balletto, né il tessuto piqué, né la Tour Polka bretone (danza ibrida distinta). La polka generica italiana (liscio, Quattro Province, area occitana) non va confusa con questa variante. Aree grigie: manca un censimento organico delle versioni regionali e dei gruppi italiani; alcune fonti sono divulgative. La scheda resta aperta a contributi documentati: programmi di stage, appunti di corso, registrazioni e memorie dirette. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Polka piquée : de Prague à Lissac-sur-Couze - France 3 Limousin Servizio del 2 gennaio 2020 sulla rinascita della danza in Corrèze, con Margaux Blanloeil e Raphaël Abd El Nour; utile anche per la precisazione sul carattere non strettamente limousine. [2] La Polka Piquée par la Sabotée Celloise Esecuzione del gruppo folkloristico della Creuse, esempio della ripresa contemporanea nel Limousin. [3] Polka piquée « Lisette » - Antoine Bouscatel, 1932 Registrazione storica su 78 giri Polydor 522 306, eseguita alla cabrette. [4] Polka Piquée - Jean-Marc Delaunay Esecuzione al violino di una Polka Piquée, segnalata da The Session. [5] La polka piquée alsacienne - Espace ressources Sàmmle Scheda sulla versione alsaziana: aree di pratica (Kochersberg, Pays de Hanau, valle di Munster), aria «Marie, trempe ton pain», struttura e cronologia. [6] Polka piquée « Un tot pitit bocin » - CRMT en Limousin Risorsa didattica con descrizione del passo, registrazioni audio, parole del canto e traduzione. [7] Polka piquée : air et chorégraphie - Francoralité Testimonianza di Eugénie Ouvrard registrata nel febbraio 1974 nel Poitou, con spiegazione orale della coreografia. [8] Polka piquée - Gwalarn Descrizione della versione bretone: coppia, sezioni di polka e piqué, indicazioni ritmiche. [9] Polka piquée de Ploeuc - Vitrifolk Scheda coreografica della versione di Ploeuc-sur-Lié, con cerchio, ronda e corteggio. [10] RaddO - Polka piquée selon Marcel Moreau Archivio etnografico con testimonianza e contesto della danza in Vendée (Beauvoir-sur-Mer). [11] Portail du Patrimoine Oral - Polka piquée expliquée par Mme Girardeau Registrazione sonora del 1973 con spiegazione dei passi e del contesto in Poitou-Charentes. [12] Polka et polka piquée - Folklore de Champagne Storia e varianti champenois (Polka du Talon, La Parisienne, La Berline), con il giudizio di Giraudet sul declino nei saloni. [13] La polka piquée - La Veillée (da «Bibliothèque de travail» n. 341, 1956) Descrizione della variante di Saintonge e della sua pratica ai bal e alla fiera di San Michele. [14] Fiche danse Polka piquée - Orlulas Scheda tecnica: passo di polka (8 tempi) e piqué (16 tempi), struttura A-B in Sol maggiore. [15] Fiche danse Polka piquée - USEP44 Scheda didattica per la scuola: coppia chiusa, spostamenti laterali, formula «talon pointe et pas d\u0026rsquo;polka». [16] Polka Piquée (Brittany - France) - Lyrids Folk Dance Festival 2017 Descrizione della versione bretone con formazione, passi e figurazioni. [17] Polka Piquée de Ploeuc - Socal Folk Dance Federation Descrizione internazionale della versione di Ploeuc: cerchio, heel-toe laterale, azione delle braccia, singolo file e mezzo giro. [18] Le violon populaire en Massif Central - CRMTL (2007) Dossier che cita la Polca piquée en six parties e la Polca piquée « Le pas piqué » fra le danze raccolte. [19] Polka piquée - Balfolk-Wiki Voce del circuito balfolk sulla circolazione contemporanea della danza. [20] Polka - AccroFolk Inquadramento delle varianti della polka (tournée, sautée, piquée, glissée) e descrizione del passo. [21] Notice RAMEAU : Polka (danse) - Bibliothèque nationale de France Record bibliografico che colloca la polka fra le danze di società e include Polka piquée fra le denominazioni associate. [22] Polka piquée / gigouillette bretonne - Folk Dance Orchestra, dir. Victor Olof (Gallica/BnF) Documentazione audio storica conservata alla Bibliothèque nationale de France, che accosta la polka piquée a una gigouillette bretone. [23] Dastumedia - Archives du patrimoine oral de Bretagne Base documentaria di riferimento per le registrazioni sul campo e le schede delle danze tradizionali bretoni. [24] Guilcher, Jean-Michel. La tradition populaire de la danse en Basse-Bretagne. Paris - La Haye: Mouton, 1963. Studio fondamentale sulla danza tradizionale della Bassa Bretagna, con le descrizioni delle polke e dei loro passi. [25] Guilcher, Jean-Michel. La danse traditionnelle en France. Paris: Fayard, 1974. Sintesi di riferimento sull\u0026rsquo;etnocoreologia francese e sulla trasformazione delle danze di sala in repertori popolari. [26] Guilcher, Yves. La danse traditionnelle en France: d\u0026rsquo;une ancienne civilisation paysanne à un loisir citadin. ADP / FAMDT, 1998. Storia della danza tradizionale francese dal mondo contadino alla pratica urbana e al revival. [27] Casey, Betty. International Folk Dancing U.S.A. (University of North Texas Press, 1981/2000). Repertorio della danza folk internazionale negli Stati Uniti, utile per la circolazione didattica delle polke francesi. ","date":"18 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/polka-piquee/","section":"Danze","summary":"Famiglia di varianti francesi della polka, riconoscibili dal passo «tacco-punta»: viva in Bretagna, Alsazia e Limousin, oggi danzata nei balfolk.","title":"Polka Piquée - Danza Tradizionale Francese","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 005a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 34:22 Danza · 35:16 Polka des Bébés — «polka dei bebè» — è una polka di coppia che si balla sorridendo. In gran parte della Francia è nota come La Badoise; in Alsazia diventa D\u0026rsquo;r Klàtschtànz, «la danza dei battimani». Non è una danza per bambini: il nome racconta il carattere giocoso e mimato che la danza assunse a Parigi intorno al 1900, con giochi di dita, minacce scherzose e riconciliazioni.\nIl cuore della danza è una piccola commedia in due parti: i partner si fermano, battono le mani sulle ginocchia e su quelle dell\u0026rsquo;altro, si minacciano con l\u0026rsquo;indice, si inchinano; poi ripartono in un giro di polka. Una struttura semplice, che vive di complicità e sguardi.\nLa incontriamo nei repertori francesi e alsaziani e, in Italia, soprattutto in laboratori didattici e serate per famiglie. Non è una tradizione autoctona.La balliamo con il piacere di un gioco ben fatto, lasciando che la memoria francese resti al suo posto.\nScheda sintetica # Nome proprio # Polka des Bébés (francese), nota anche come La Badoise, Baby Polka o Polka bébé. In Alsazia è D\u0026rsquo;r Klàtschtànz («la danza dei battimani»). In Italia circola come «polka dei bambini». Altri nomi e varianti # La Badoise, Polka badoise, Badoise, Polka Badina (Bresse): il nome più diffuso in Francia. Baby Polka, Baby-Polka, Polka bébé: forme legate alla circolazione parigina e didattica. D\u0026rsquo;r Klàtschtànz, Klàtschtanz (Alsazia); categoria delle Klàtschtänze / Winktänze, danze a battimani e mimi. Polka dei bambini, Polka dei putei (Veneto): la seconda è una traduzione dialettale non documentata in fonti edite ma riportata unicamente dalla memoria viva di chi sta scrivendo queste righe. Polca bebé (Colombia): versione nata dalla circolazione transatlantica. Polka des lapins: titolo associato alla danza in una registrazione, forse variante distinta. Omonimie da non confondere: Bébé Polka Brillante di G.B. Pirani; Polka dei bambini di Casadei (liscio romagnolo); Klatsch Patsch Tanz (comptine moderna); Balè saltè putele (volume sulle danze venete); Polka des lapins / Le Saut du lapin. Cautela: la Manfrina Polacca e la Vinchia romagnola sono state accostate a questa polka da una scheda, ma senza riscontro documentale; non vanno presentate come sinonimi. Traduzione e significato # «Polka dei bebè» o «polka dei bambini». Badoise significa «di Baden»: è un\u0026rsquo;etichetta geografica di prestigio usata dai maestri di ballo ottocenteschi, non una prova di origine unica. D\u0026rsquo;r Klàtschtànz significa «la danza dei battimani/schiaffetti». Area geografica e provenienza # Francia, con una diffusione nazionale e una particolare vitalità in Alsazia (dove è D\u0026rsquo;r Klàtschtànz), in Haute-Bretagne (regione di Rennes, come La Badoise), in Savoia, Champagne, Vandea, Aveyron, Nizzardo, Linguadoca e Provenza. Il tipo badoise è ricondotto alle Alpi germaniche: Baden, Tirolo, Svizzera, Baviera, Svevia, Foresta Nera, Palatinato e Assia. Una versione è documentata anche in Colombia (polca bebé), segno di una circolazione transatlantica.\nItalia. Nessuna tradizione autoctona. La danza circola in laboratori didattici, serate per famiglie e qualche stage di danze francesi; nei balfolk italiani non è un repertorio stabile.\nEpoca e anno di riferimento # La polka arriva nei salotti parigini negli anni Cinquanta dell\u0026rsquo;Ottocento; i maîtres de danse ne creano numerose varianti. 1878: La célèbre polka des bébés, composizione a stampa di Victor Buot, Parigi. 1885: Baby-Polka di F. Paul; 1890: nuova versione di H. Verley. Intorno al 1900: riscoperta parigina con carattere infantile (giochi di dita, minaccia del dito). 1903: l\u0026rsquo;Encyclopédie mondaine di Lopp discute la Polka Bébé e la tradizione boema. Novecento: raccolte sul campo in diverse regioni francesi (Champagne 1976, Aveyron 1994); la danza entra nei repertori didattici e nel revival folk. La notizia di un\u0026rsquo;introduzione alla corte di Luigi XIV, riportata dalla scheda alsaziana, è tradizionale e cronologicamente problematica: va trattata con cautela. Occasione e funzione sociale # Balli di società, feste paesane, nozze, veglie e carnevale; oggi soprattutto didattica, animazione per famiglie e serate balfolk. Funzione di corteggiamento giocoso e socializzazione: il tira e molla mimato scioglie la timidezza della coppia. Non è una danza riservata ai bambini: l\u0026rsquo;uso scolastico è moderno e didattico, non originario. In Italia vive soprattutto in laboratori scolastici, feste per famiglie e stage di danze francesi; non è un ballo stabile dei balfolk. Storia e origine # La polka boema conquista Parigi negli anni Quaranta-Cinquanta dell\u0026rsquo;Ottocento e diventa una moda di società; i maestri di ballo creano varianti, tra cui la badoise. Il tipo badoise è ricondotto alle Alpi germaniche e al Baden; il nome funziona come etichetta di prestigio. La scheda alsaziana parla di un\u0026rsquo;introduzione alla corte di Luigi XIV da parte degli alsaziani: è un\u0026rsquo;asserzione tradizionale, non dimostrata e anacronistica per la polka. Intorno al 1900 la danza viene riscoperta a Parigi con un carattere infantile e mimato; da qui il nome Polka des Bébés / Baby Polka. La tradizione orale francese conserva molte varianti regionali; le raccolte del Novecento e il revival folk le riportano in circolazione. Una versione è documentata in Colombia, verosimilmente arrivata con le migrazioni, e vi si radica come polca bebé. Distinguere la storia documentata (polka ottocentesca, stampe 1878-1903, raccolte novecentesche) dalle leggende locali sulle origini. Note etnocoreologiche # Klàtschtanz / Winktanz:* danza di coppia a battimani e mimi, affine alle fricassées provenzali e alle danze a claque del Tirolo, della Svizzera, della Baviera e del Palatinato. Micro-narrazione: seduzione, disputa e riconciliazione. Il dito minaccioso, i colpi sulle ginocchia e sulle mani, il piccolo inchino e il bacio finale sono gesti codificati, non improvvisazione. Due anime: la sezione mimata e il giro di polka. La danza vive nel passaggio continuo tra fermo e rotazione. Non è una danza infantile: il carattere «bébé» è una coloritura teatrale assunta tra Otto e Novecento. Le varianti includono occhiolino, carezze, solletico, bacio sulla guancia e, in alcune versioni didattiche, cambio di partner. In Italia la danza è nota soprattutto per via didattica. Divulgatori e gruppi di riferimento # Ensemble Tournevire, Loïc Valdor, Marius David e orchestra d\u0026rsquo;Annemasse: registrazioni e basi musicali per la danza. Fédération des Groupes Folkloriques d\u0026rsquo;Alsace, OLCA (Office pour la Langue et les Cultures d\u0026rsquo;Alsace) e portale Sàmmle / CTAI: la documentazione alsaziana di riferimento. Scuola francese: USEP Moselle / Alain Trinkwell, Savoie Educ, Belldanse, CRMTL, schede per i cicli 1-3. Raccoglitori: Jean-Pierre Bertrand ed Eugène Mornet (Vandea), Pierre Ginesty (Aveyron, 1994), Jean Raisky, Michel Baron e i Michon (Champagne, 1976), Arsène Courty (Limousin). Italia: non risultano gruppi o insegnanti stabili dedicati a questa danza; solo laboratori didattici e stage occasionali di danze francesi. Formazione e tipologia # Danza di coppia, tipicamente disposta in cerchio (par couple en ronde) o sparsa nella sala. I partner si fronteggiano per la parte mimata, poi passano alla presa di polka per il giro. Tipologia: polka mimata di tipo badoise / Klàtschtanz, non una danza a catena o di gruppo. Il cambio di partner compare solo in alcune versioni didattiche, non nella forma tradizionale. Struttura della danza # Struttura bipartita A-B, ripetuta x4 nella variante scolastica o AA BB x3 nella variante bretone/savoiarda.\nParte A (16 + 16 tempi): coppie in cerchio, in bras con il ragazzo all\u0026rsquo;interno; pas sautillés o pas marchés in senso antiorario (SAM), poi in senso inverso (SIAM). La variante didattica di livello 2 esegue tutto in pas de polka. Parte B (fronte a fronte, sul posto): tre colpi sulle cosce e tre nelle mani del partner (a destra, poi a sinistra); minaccia con l\u0026rsquo;indice destro e sinistro, tre pestate a terra; giro individuale con piccolo inchino; ripresa in polka chaloupée (polka laterale nel senso del cerchio per quattro volte, poi giro completo in pas de polka). Varianti: occhiolino, carezze, solletico, bacio sulla guancia; cambio di partner nelle versioni didattiche. I conteggi delle battute non sono uniformi: dipendono dalla versione musicale e dalla scheda didattica. Metro e struttura musicale # Metro 2/4 di polka; alcune fonti indicano 4/4 come equivalente di trascrizione. Tempo allegretto moderato, circa 110-120 BPM nelle versioni didattiche, più rapido nelle serate da bal. Struttura musicale A 16 battute / B 16 battute, con fraseologia quadrata; spesso in Sol maggiore (Polka Sol, key of G). Melodie di riferimento: Tu m\u0026rsquo;as volé mon porte-monnaie, Ce sont les filles d\u0026rsquo;Lamballe, La Cotelle y danse; la Baby-Polka di F. Paul è la matrice più citata. La danza si adatta anche ad altre melodie di polka, con piccoli aggiustamenti del fraseggio. Strumenti e stile musicale # Fisarmonica diatonica o cromatica, musette, violino, clarinetto; in contesti balfolk anche chitarra e bouzouki. Nelle registrazioni scolastiche: orchestra di fisarmoniche e percussioni leggere. Stile polka sautillante e chaloupée, con marcato dondolio delle spalle e accento sul primo tempo. Andamento vivace ma non frenetico: il tempo deve lasciare spazio ai gesti e agli sguardi. Autori e compositori # Coreografia di tradizione orale, senza autore documentato. Melodia a stampa: La célèbre polka des bébés di Victor Buot (Parigi, 1878); Baby-Polka di F. Paul (1885) e nuova versione di H. Verley (1890). Trascrizione moderna di riferimento: Victor Transcripon Laroussinie, La Polka des bébés, pubblico dominio. Gustave Desrat (1895) riporta un aneddoto sull\u0026rsquo;introduzione in Francia da parte della contessa Gueneau de Mussy: testimonianza non verificabile. Distinguere la melodia (documentata) dalla coreografia (orale e variabile). Aneddoti e curiosità # I maestri di ballo la chiamano «je t\u0026rsquo;aime moi non plus» per il continuo tira e molla mimato: battiti affettuosi, finta lite con indice minaccioso, riconciliazione con bacio. Nelle scuole francesi si insegna con comandi in francese: Tapez les genoux, Tapez les mains, Main droite, Main gauche, Grondez, Tournez, Tenez-vous les mains. Nel 1894 la Gazette de Biarritz-Bayonne et Saint-Jean-de-Luz riferì di un ballo collettivo con 150 «bébés» danzanti per tre ore. In Colombia l\u0026rsquo;informatore Pedro David Castro raccontava di aver appreso la polca bebé osservando gli indígenas di Marmato e del resguardo di San Lorenzo (Riosucio, Caldas); la ricerca comparativa ha poi mostrato la corrispondenza con la danza francese. La somiglianza con Polka des lapins e Le Saut du lapin ha generato confusione in alcuni programmi di bal. La notizia di un\u0026rsquo;introduzione alla corte di Luigi XIV è una tradizione riportata dalla scheda alsaziana, non un fatto documentato. Presenza nei media e nella cultura di massa # Video didattico e patrimoniale OLCA / Sàmmle (2015) sulla versione alsaziana D\u0026rsquo;r Klàtschtànz. Incisione dell\u0026rsquo;Ensemble Tournevire (1990) e versione per l\u0026rsquo;infanzia di Didier Jeunesse (2010). Video didattico «La polka des bébés – Italie» su Vimeo, segnalato dal portale EPS Moselle. Numerose esecuzioni su YouTube (La Badoise, Danza Circular; La badoise – Danza popular de Francia), spartiti in libera circolazione e tracce su Spotify. Nessuna presenza nel cinema o nella televisione generalista. In Italia, Polka dei bambini di Casadei è un\u0026rsquo;omonimia discografica del liscio romagnolo, non correlata coreograficamente. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà molto bassa / livello introduttivo: adatta ai principianti e ai bambini. La parte mimata è accessibile già ai più piccoli (cicli 1-2); la polka tournée richiede un po\u0026rsquo; di coordinazione (cicli 3 e oltre). Adattamenti: pas marchés invece di pas sautillés, soppressione del giro individuale per i più piccoli, scelta libera della presa (mano, gomito, ballo). Nei balfolk italiani viene spesso semplificata in camminata in cerchio + gesti, per coinvolgere famiglie e principianti. La difficoltà aumenta solo se si cerca la precisione dei colpi, la rapidità del tempo e la qualità della recitazione. Note di ricerca e fonti # La scheda incrocia le fonti disponibili e privilegia le fonti documentarie convergenti: la scheda alsaziana Sàmmle/OLCA, le schede coreografiche francesi (Belldanse, Savoie Educ), le raccolte etnografiche (Mus\u0026rsquo;Trad Vendée, Occitan Aveyron, RADdO, CRMTL) e le stampe ottocentesche.\nFonti principali. Sàmmle / OLCA, D\u0026rsquo;r Klàtschtànz – La polka des bébés [5][6]; Belldanse, La badoise (ou Polka des bébés) [7]; Savoie Educ, Badoise [8]; Mus\u0026rsquo;Trad Vendée [9]; Institut occitan de l\u0026rsquo;Aveyron [10]; RADdO [11]; Didomena/EHESS [12]; CRMTL, repertorio di Arsène Courty [13]; BnF, Polka des bébés di Victor Buot [14]; Lopp, Encyclopédie mondaine (1903) [15]; collectage di Pontfaverger [16]; partitura di pubblico dominio [17]; EPS Moselle [18]; Julien Tiberghien [19]; Reflexiones Danzarias [20]; Traditional French Folk Dances [21]. Per l\u0026rsquo;Italia: Placida Staro, Coreologia [23], che inquadra la famiglia delle polke dei bambini ma non documenta una variante veneta.\nVideo e registrazioni. Video OLCA/Sàmmle [1]; Ensemble Tournevire [2]; La Badoise eseguita in cerchio [3][4]; video Facebook del gruppo folklorico di Blaesheim [22]; registrazione di Jean Baron \u0026amp; Christian Anneix [24].\nDiscrepanze e cautele.\nLa «polka dei putei» veneta. Una fonte la presenta come danza alpino-veneta di origine ottocentesca, con riferimenti a Placida Staro; tutte le altre la considerano una traduzione dialettale non documentata. Nel corpo seguiamo la seconda lettura: la danza è francese, il nome veneto è una suggestione linguistica [23]. Manfrina Polacca e Vinchia. Una risposta collega alla polka la Manfrina Polacca del Polesine e la Vinchia romagnola; nessun\u0026rsquo;altra fonte conferma l\u0026rsquo;equivalenza. Sono danze affini per famiglia, non sinonimi documentati: non le abbiamo incluse nel corpo. Origine. La scheda alsaziana parla di un\u0026rsquo;introduzione alla corte di Luigi XIV da parte degli alsaziani; la polka nasce però nell\u0026rsquo;Ottocento e l\u0026rsquo;affermazione è cronologicamente problematica. La trattiamo come tradizione, non come prova. La pista germanico-alpina (Baden) è la più accreditata [5][6][8]. Data. Non esiste una data certa di nascita. Le stampe (Buot 1878; Paul 1885; Verley 1890) e la riscoperta parigina del 1900 sono i riferimenti documentati; la tradizione boema riportata da Lopp (1903) è una testimonianza, non una paternità [14][15]. Struttura. Le fonti alternano A-B x4 (variante scolastica) e AA BB x3 (bretone/savoiarda); i conteggi delle battute e i gesti variano. Non esiste una versione unica [7][8]. Metro. Il 2/4 è il dato prevalente; alcune fonti indicano 4/4 come equivalente. I 110-120 BPM sono una media didattica, non un tempo normativo. Italia. La presenza stabile nei balfolk italiani non è documentata; la danza vive soprattutto in laboratori didattici e feste per famiglie. La dicitura veneta non è attestata in repertori editi. Omonimie. Da non confondere con la Bébé Polka Brillante di Pirani, la Polka dei bambini di Casadei, il Klatsch Patsch Tanz moderno e Balè saltè putele. Dettagli non confermati. La grande narrazione alpino-veneta, il metro 2/4 a 115-125 BPM e i nomi Stiriana, Tiri, Truk proposti da una sola risposta non trovano riscontro nelle altre fonti e non sono stati ripresi. Aree grigie. L\u0026rsquo;origine esatta del tipo badoise, il rapporto tra le numerose varianti francesi e la diffusione italiana restano da documentare. La denominazione veneta «polka dei putei» attende testimonianza possibilmente documentabile (programma di stage, appunti, registrazione). La scheda è aperta a contributi di insegnanti, danzatori e musicisti.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Danse traditionnelle alsacienne : D\u0026rsquo;r Klàtschtànz - La polka des bébés (OLCA / Sàmmle) Video di riferimento della versione alsaziana, con esecuzione e spiegazione della danza (produzione OLCA / Fédération des Groupes Folkloriques d\u0026rsquo;Alsace, 2015). [2] La Badoise «Polka des bébés» — Ensemble Tournevire Registrazione musicale di riferimento dall\u0026rsquo;album J\u0026rsquo;écoute, je danse (1990), con la melodia tradizionale della Badoise. [3] La Badoise - Danza popular de Francia / Polka des Bébés — esecuzione danzata Esecuzione in cerchio di coppie, utile per osservare la struttura AA BB, i passi saltellati e la parte mimata. [4] La Badoise, danza circular — Centro Tremonhue 2018 Esecuzione pubblica in cerchio, esempio di adattamento della Badoise nei circuiti di danza circolare. [5] D\u0026rsquo;r Klàtschtànz - La polka des bébés — Sàmmle Scheda patrimoniale alsaziana: origine, carattere, denominazioni e bibliografia della danza. [6] D\u0026rsquo;r Klàtschtànz / La polka des bébés — scheda PDF Sàmmle Scheda etnocoreologica con la classificazione come Klatschtanz/Winktanz e i riferimenti bibliografici (Sachs, Wolfram, Matzen/Schneider, Oetke). [7] La badoise (ou Polka des bébés) — Belldanse (PDF) Scheda coreografica francese con la struttura in due parti e le indicazioni di esecuzione. [8] Badoise — fiche pédagogique Savoie Educ (PDF) Scheda didattica completa: evoluzione in ronde, gestuelle 1-2-3, struttura AA BB x3 e nota storica sulla diffusione. [9] Polka des bébés ou badoise — Mus\u0026rsquo;Trad Vendée Registrazione, partitura e contesto etnografico della versione suonata da Eugène Mornet in Vandea. [10] La polka bébé — Institut occitan de l\u0026rsquo;Aveyron, Sébrazac 1994 Testimonianza musicale raccolta nel 1994 presso Pierre Ginesty: documenta l\u0026rsquo;uso del nome Polka bébé in area occitana. [11] RADdO — Polka des bébés ou badoise Catalogazione della danza nell\u0026rsquo;archivio etnografico digitale RADdO (Répertoire Audiovisuel de la Danse et des Danses Traditionnelles). [12] Didomena/EHESS — Information sur la danse de la Badoise, aussi appelée la polka des bébés Documento audio etnografico del 1967 con spiegazione dei passi della Badoise/polka des bébés, a cura di Jean Raisky. [13] Le répertoire d\u0026rsquo;Arsène Courty, violoneux creusois — CRMTL Risorsa del CRMT en Limousin con registrazioni e trascrizioni del repertorio di Arsène Courty, comprendente una versione della Badoise o Polka des bébés. [14] BnF Catalogue général — Polka des bébés, piano (Victor Buot, 1878) Scheda bibliografica della composizione a stampa del 1878, utile per la datazione della circolazione musicale. [15] Lopp, Encyclopédie mondaine — La danse (1903), PDF Fonte storica digitalizzata che discute la Polka Bébé, la tradizione boema e una versione in due sezioni. [16] Claquettes de Pontfaverger — Polka des bébés ou Badoise, collectage 1976 (PDF) Scheda di collectage champenois con descrizione delle figure, polka chaloupée e informatrice Mme Picard. [17] Partition La Polka des bébés — Victor Transcripon Laroussinie, pubblico dominio (PDF) Spartito in Sol, melodia di pubblico dominio, usato nelle scuole e nei bal. [18] La polka des bébés — EPS Moselle, tableaux des danses France cycles 1-2 Portale didattico ministeriale francese con video e indicazioni per l\u0026rsquo;insegnamento della danza ai cicli 1 e 2. [19] Julien Tiberghien — D\u0026rsquo;où vient la Baby Polka ? Indagine storico-musicale sulle edizioni parigine della Baby-Polka (F. Paul, 1885; Verley, 1890) e sulle fonti ottocentesche. [20] Reflexiones Danzarias — La polca bebé / La badoise Ricerca comparativa colombiana sulla polca bebé di Caldas e sulla sua corrispondenza con la Polka des bébés francese. [21] Traditional French Folk Dances — Polka des Bébés / La Badoise Note didattiche sulla versione di Haute-Bretagne, con la descrizione dei gesti (Tapez les genoux, mains, grondez, tournez). [22] La klàtschdànz — Groupe folklorique de Blaesheim, video Facebook (2025) Video di esecuzione della Polka des Bébés da parte di un gruppo folklorico alsaziano, pubblicato dalla pagina «Alsaciennes et fières de l\u0026rsquo;être». [23] Placida Staro — Coreologia Ricerca italiana che richiama la famiglia delle «polke dei bambini» o «polke dei bebè»; non documenta una specifica variante veneta. [24] Jean Baron \u0026amp; Christian Anneix — Polka des bébés / trois coups de talon / galop nantais (Spotify, 2013) Incisione strumentale bretone della Polka des bébés, dall\u0026rsquo;album Dansou C\u0026rsquo;hoari (Keltia Musique). ","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/polka-des-bebes/","section":"Danze","summary":"Polka di coppia francese del XIX secolo, diffusa dall’Alsazia alla Bretagna: mimi di lite e riconciliazione, battimani e polka tournée.","title":"Polka des Bébés - La Badoise, Polka dei Bambini","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 005a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 10:43 Il Branle Pinagay è il secondo dei branles coupés de Champagne che Thoinot Arbeau consegna all\u0026rsquo;Orchésographie (Langres, 1589). Dopo il Cassandre, la suite prosegue con Charlotte, la Guerre e Aridan: cinque danze in cerchio, cinque musiche, un solo gesto comune - la catena che avanza e si spezza in calci improvvisi.\nIl Pinagay è tra i più solari del gruppo. Doppi passi laterali, poi un pied en l\u0026rsquo;air, ancora doppi, poi tre calci di fila: la frase musicale diventa movimento, e il cerchio intero respira insieme. Non ci sono figure di coppia né intrecci: solo l\u0026rsquo;unisono, la precisione dei piedi e la gioia di far parte di un corpo solo. Nella nostra pratica lo incontriamo nei corsi di danza storica e nelle rievocazioni, dove è spesso la prima danza insegnata ai principianti. In Italia non è tradizione popolare autoctona e nel balfolk è raro: lo si balla con le fonti accanto, gustando la semplicità di un branle che, a distanza di quattro secoli, funziona ancora benissimo.\nScheda sintetica # Nome proprio # Branle Pinagay, attestato nell\u0026rsquo;Orchésographie di Thoinot Arbeau (1589) come «branle couppé nommé Pinagay». È il secondo brano della suite dei branles de Champagne coupés, dopo il Cassandre. Altri nomi e varianti # Bransle Pinagay, Branle de Pinagay, Pinagay Branle, Pinagay Bransle: varianti grafiche. Branle couppé Pinagay: forma che esplicita l\u0026rsquo;appartenenza alla famiglia. «Brando Pinagay»: resa divulgativa italiana; brando è il termine con cui in italiano si rende branle, ma non è un nome storico autonomo della danza. Omonimie: non va confuso con il Branle Cassandre (che lo precede nella suite) né con il Branle de la Montarde, altro branle di Arbeau. Traduzione e significato # «Branle tagliato». Branle viene dall\u0026rsquo;antico francese branler, «oscillare, dondolare», e indica la famiglia di danze collettive con movimento laterale; coupé significa «tagliato» e descrive una struttura in cui i passi regolari sono interrotti da pieds en l\u0026rsquo;air, pieds joints e piccoli salti. Il significato di Pinagay resta non documentato: nessuna glossa di Arbeau, nessuna etimologia verificabile. Le proposte - un toponimo, un nome di persona, l\u0026rsquo;incipit di una canzone - sono ipotesi moderne, non prove. Area geografica e provenienza # Francia, XVI secolo. Arbeau colloca esplicitamente il Pinagay tra i branles de Champagne coupés, la suite che apre con il Cassandre e prosegue con Charlotte, la Guerre e Aridan. Il trattato viene stampato a Langres, in Champagne (attuale Alta Marna), dove l\u0026rsquo;autore è canonico: è il luogo della codifica, non necessariamente quello di nascita della danza.\nL\u0026rsquo;etichetta «de Champagne» è una denominazione di repertorio, non la prova di un\u0026rsquo;origine paesana precisa: per il Pinagay non conosciamo fonti anteriori al 1589 né una tradizione orale indipendente. Oggi la danza vive nei circuiti europei di danza storica; in Italia la incontriamo in corsi, stage e rievocazioni, mentre nel balfolk è rara.\nEpoca e anno di riferimento # 1588: privilegio di stampa (22 novembre); 1589: edizione di Langres, quella di riferimento; 1596: seconda edizione postuma. La danza è in uso nella seconda metà del Cinquecento; il trattato è il terminus ante quem, non la data di nascita. Alcuni repertori moderni citano il 1558 per la musica: indicazione da verificare, non è una data documentata della danza. Occasione e funzione sociale # Danza di società, da sala e da festa: si inserisce nella suite dei branles, spesso all\u0026rsquo;apertura del ballo. Tutti possono partecipare («autant que l\u0026rsquo;on veut»): la semplicità è una scelta sociale, non un limite. Non è documentata un\u0026rsquo;occasione rituale o stagionale specifica. Oggi la funzione è didattica, ricostruttiva e performativa. Storia e origine # Il Pinagay è attestato solo nell\u0026rsquo;Orchésographie: nessuna fonte anteriore, nessuna tradizione orale continua. La sua storia è quella della codificazione dei branles: danze a catena di origine collettiva, adottate dalle corti e fissate dai maestri tra Quattro e Cinquecento. Arbeau lo inserisce come secondo brano della suite di Champagne, dopo il Cassandre, con tablatura musicale e descrizione dei passi. La fortuna moderna nasce dalla riscoperta novecentesca della trattatistica e dal lavoro dei gruppi di danza storica. Note etnocoreologiche # Branle coupé: i passi regolari vengono «tagliati» da calci e figure. Cerchio aperto o chiuso, mani unite; tutti eseguono gli stessi passi all\u0026rsquo;unisono. Passo base: double laterale (passo, chiusura con peso, passo, chiusura senza peso), con progressione verso sinistra. Pieds en l\u0026rsquo;air: calci della gamba libera, eseguiti con un piccolo salto sul piede d\u0026rsquo;appoggio; sono la cifra della danza. Nessuna figura di coppia, nessun intreccio: la coreografia è la frase musicale stessa. Divulgatori e gruppi di riferimento # Fonte storica: Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot). Studio e ricostruzione: Library of Dance (Nick Enge), Historical Dance Society (Jeremy Barlow e The Broadside Band; Peter Barnard per la didattica), Peter Durham, Cunnan/SCA, Compagnie Maître Guillaume. Italia: La Rossignol (Arie e danze cortigiane, 2019), Antiquo More, Quam Pulchra Es (Macerata), Tres Lusores (Cori), Società di Danza, Corte Ducale, Medioevo in Danza dei Cavalieri di Santa Fina (San Gimignano); traduzione critica dell\u0026rsquo;Orchésographie a cura di Gianfranco Bellucci (A.G.E. Urbino, 2021). Nota: non esiste un censimento nazionale; l\u0026rsquo;elenco raccoglie realtà documentate o segnalate dalle fonti. Formazione e tipologia # Cerchio aperto o chiuso, o linea quando i danzatori sono pochi; mani unite, numero variabile. Arbeau non prescrive un numero chiuso: «as many as will». Tipologia: branle coupé (misto, nel lessico di alcune fonti), danza collettiva di società, non di coppia. Struttura della danza # Frase A: double a sinistra; pied en l\u0026rsquo;air sinistro; double a sinistra; tre pieds en l\u0026rsquo;air (sinistro, destro, sinistro). Frase B: double a sinistra; double a destra; ripetizione. Ripetizione: le due frasi si alternano finché dura la musica; non ci sono figure di intreccio o cambi di fronte. La sequenza qui riportata è la ricostruzione moderna più diffusa (Library of Dance, Cunnan/SCA, Peter Durham); il testo di Arbeau resta il riferimento per verificarne i dettagli.\nMetro e struttura musicale # Frase A: 2 misure di 5/8 + 1 misura di 2/4. Frase B: 4 misure di 4/4. Arbeau indica per i branles di Champagne una misura binaria leggera, senza salti; i calci hanno comunque il loro piccolo slancio. Molte trascrizioni didattiche semplificano in 4/4 o 2/4: il conteggio va sempre confrontato con la versione musicale usata. Nessun metronomo nella fonte; le registrazioni moderne girano intorno ai 115-126 BPM, ma è una stima moderna. Strumenti e stile musicale # La fonte non prescrive un organico fisso: la melodia è monodica e affidata agli strumenti disponibili. Prassi rinascimentale: flauti dolci, viole da gamba, liuto, cornamusa, pifferi, tamburo; Arbeau usa la tablatura del tamburino per scandire i passi. Registrazioni moderne: consort di musica antica, ghironda, liuto, percussioni; La Rossignol, Broadside Band, Compagnie Maître Guillaume, Antiquo More. Stile: leggero, danzante, ben accentato; i calci devono sentirsi nel fraseggio. Autori e compositori # La coreografia e la melodia ci sono trasmesse da Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot, 1519/1520-1595) nell\u0026rsquo;Orchésographie. La musica è di tradizione e non ha un compositore documentato; la danza è una codificazione colta di materiali coreutici preesistenti. Arbeau è il testimone, non l\u0026rsquo;inventore. Aneddoti e curiosità # Il nome Pinagay è rimasto senza spiegazione per oltre quattro secoli: uno dei piccoli misteri onomastici del repertorio di Arbeau. L\u0026rsquo;uso di nomi di persona per i branles coupés era una moda: Arbeau avverte di chiedere ai musicisti il brano «sempre con il nome appropriato», perché lo stesso schema poteva circolare con nomi diversi. Peter Durham segnala un\u0026rsquo;incongruenza nel testo di Arbeau (un double sinistro descritto come destro), corretta in alcune edizioni moderne. Il dialogo tra Arbeau e l\u0026rsquo;allievo Capriol rende il trattato una piccola scuola di danza: le domande di Capriol sono spesso le nostre. Presenza nei media e nella cultura di massa # Nessuna presenza mainstream. Discografia: La Rossignol (Arie e danze cortigiane, 2019), Antiquo More, The Broadside Band (Danses Populaires Françaises), Compagnie Maître Guillaume, New York Renaissance Band. Video: Historical Dance Society (esecuzione e tutorial), canali di danza storica, il video dell\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini nel DVD 001a. Altro: partiture su MuseScore, programmi di rievocazione e festival di musica antica. In Italia: rievocazioni, stage e serate di danza storica. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà bassa: è tra i branles d\u0026rsquo;ingresso, adatto ai principianti. Le attenzioni: precisione dei pieds en l\u0026rsquo;air, sincronia del cerchio, direzione costante verso sinistra. Adattamenti comuni: catena aperta per spazi piccoli, tempo più lento, calci bassi, inversione della direzione per variare. Sono semplificazioni didattiche dichiarate, non varianti storiche. Note di ricerca e fonti # Metodo. La scheda confronta la fonte primaria con le ricostruzioni moderne e con le risposte dei sistemi di ricerca. Il quadro generale e la terminologia vengono dal lavoro sui libri; le fonti web hanno permesso di verificare struttura, metri e ricezione italiana. Ogni affermazione non sostenuta da una fonte è stata lasciata fuori o segnalata come ipotesi.\nFonti principali.\nLibrary of Dance (Nick Enge) per la sequenza dei passi; Peter Durham per la trascrizione commentata; Cunnan/SCA per la scheda pratica. Orchésographie di Thoinot Arbeau (Langres, 1588/1589), sezione dei branles coupés de Champagne, in facsimile IMSLP/Gallica e nella trascrizione di Nicolas Graner. Historical Dance Society, La Rossignol, Broadside Band e Compagnie Maître Guillaume per l\u0026rsquo;ascolto e l\u0026rsquo;osservazione della prassi. Corte Ducale e la traduzione di Gianfranco Bellucci per la ricezione italiana. Discrepanze.\nEtimologia: toponimo o incipit di canzone, nome di persona, «non documentata». Qui vale quest\u0026rsquo;ultima posizione; le altre restano ipotesi. Metro: 5/8 + 2/4, poi 4/4 secondo Wikipedia FR; 4/4 o 2/4. La versione mista è quella che meglio corrisponde alle due strain; le altre sono semplificazioni didattiche o indicazioni di massima. Data: 1588 (privilegio), 1589 (edizione di riferimento), 1596 (seconda edizione). Il 1558 citato da un repertorio riguarda la musica, non la danza, e va verificato. Origine: la suite è «de Champagne»; Langres è il luogo della codifica, non quello di nascita. Non esistono attestazioni anteriori al 1589. Organico: nessuna strumentazione storica obbligatoria; le scelte delle registrazioni moderne non vanno generalizzate. Aree grigie. Non esiste un censimento dei gruppi italiani che ballano il Pinagay: l\u0026rsquo;elenco è esemplificativo. L\u0026rsquo;etimologia, l\u0026rsquo;eventuale dedica del nome e la ricezione italiana fuori dai circuiti specialistici restano aperte. La scheda è aperta a contributi documentati.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Pinagay - Historical Dance Society Esecuzione di riferimento del Branle Pinagay a cura della Historical Dance Society, con le musiche di Jeremy Barlow e The Broadside Band. [2] Branle Pinagay (Teaching Video) - Historical Dance Society Video didattico con Peter Barnard: formazione, passi e fraseggio della danza, utile per l\u0026rsquo;apprendimento guidato. [3] Branle Cassandre \u0026amp; Pinagay - Orchesographie - Thoinot Arbeau (Ernst Stolz) Esecuzione strumentale dei due primi branles coupés di Champagne, Cassandre e Pinagay, secondo la tabulatura dell\u0026rsquo;Orchésographie. [4] Branle Pinagay - Renaissance Dance Esecuzione video della danza, utile per osservare la formazione in cerchio e la sequenza di doppi e calci. [5] Branle Pinagay (Orchésographie - 1589) - hurdy gurdy Esecuzione musicale del tema di Pinagay su ghironda, con la melodia tratta dal trattato di Arbeau. [6] Orchésographie (Excerpts): Branle pinagay - La Rossignol Registrazione musicale dell\u0026rsquo;ensemble italiano La Rossignol, dall\u0026rsquo;album Arie e danze cortigiane. [7] La Rossignol - Arie e danze cortigiane (album) Album dell\u0026rsquo;ensemble italiano La Rossignol (III Millennio, 2019), con la traccia Branle Pinagay tratta dall\u0026rsquo;Orchésographie. [8] Library of Dance - Branle Pinagay Ricostruzione moderna di formazione, passi e struttura della danza, con riferimento diretto al trattato di Arbeau. [9] Peter Durham - Branle Pinagay Trascrizione commentata del testo di Arbeau, con note di ricostruzione e segnalazione di un\u0026rsquo;incongruenza nella descrizione dei passi. [10] Pinagay Branle - Cunnan / SCA Scheda didattica SCA con i passi (double left/right, pied en l\u0026rsquo;air gauche/droit) e la sequenza ricostruita. [11] Thoinot Arbeau, Orchésographie (1589) - facsimile IMSLP Fonte primaria digitalizzata: il trattato con la sezione dei branles coupés de Champagne e la notazione musicale del Pinagay. [12] Thoinot Arbeau, Orchésographie - trascrizione di Nicolas Graner Testo francese originale con le istruzioni sui branles, le tablature di Cassandre e Pinagay e le indicazioni esecutive. [13] Branle coupé - Wikipédia FR Definizione della famiglia e trascrizione della struttura del Pinagay: frase A in 5/8 e 2/4, frase B in 4/4 con doubles e grèves. [14] Branle e balli in tondo - Corte Ducale Pagina italiana che colloca il Branle Pinagay tra i branles in cerchio del repertorio rinascimentale. [15] Thoinot Arbeau, Orchesografia (1588-1589), a cura di Gianfranco Bellucci Traduzione italiana critica del trattato di Arbeau (A.G.E. Urbino, 2021), riferimento per lo studio del repertorio in Italia. ","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/branle-pinagay/","section":"Danze","summary":"Branle coupé francese del 1589: danza in cerchio con doppi laterali e pieds en l’air, seconda della suite di Champagne. Oggi vive nei circuiti di danza storica.","title":"Branle Pinagay - Danza Rinascimentale Francese (Arbeau, 1589)","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 005a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 5:22 Danza · 6:50 Branle de la Montarde — o Branle de la Moutarde, «branle della senape» — è una danza a catena del Cinquecento francese, affidata alle pagine dell\u0026rsquo;Orchésographie di Thoinot Arbeau (Langres, 1589). Non è un ballo di villaggio sopravvissuto fino a noi: è un branle di società, «tagliato» da figure e piccoli salti, che dobbiamo alla penna di un canonico innamorato della danza.\nLa sua cifra è il movimento che passa di mano in mano. Dopo una serie di doubles verso sinistra, ciascun danzatore esegue a turno il proprio assolo di calci e salto; poi il capofila attraversa la fila in un hay e va in coda, lasciando che il successivo prenda la guida. La catena non si chiude mai davvero: si rinnova.\nNella nostra pratica la incontriamo nei corsi e nelle serate di danza storica, nelle rievocazioni e in qualche festival di musica antica. In Italia non è tradizione popolare autoctona e nel balfolk resta una presenza rara: la si balla con le fonti accanto, e con la gioia di un gioco collettivo ben riuscito.\nScheda sintetica # Nome proprio # Branle de la Montarde, forma attestata nell\u0026rsquo;Orchésographie di Thoinot Arbeau (1589), dove compare come «branle de la Montarde». La grafia moderna oscilla tra Montarde e Moutarde; quest\u0026rsquo;ultima è la forma corrente del francese moutarde, «senape». Altri nomi e varianti # Branle de la Moutarde, Bransle de la Montarde, Montarde Branle, Montarde Bransle: varianti grafiche e d\u0026rsquo;uso nelle trascrizioni moderne. «Branle della Senape» e «Branle della Mostarda»: rese divulgative italiane, non nomi storici. La Montarde: forma abbreviata frequente nei repertori musicali. Omonimie: il Branle de la Haye è una danza autonoma, anche se il nome richiama la figura dell\u0026rsquo;intreccio; il Branle de Montirandé è un altro branle di Arbeau, da non confondere con questo. Traduzione e significato # «Branle della senape». Branle viene dall\u0026rsquo;antico francese branler, «oscillare, dondolare», e indica la famiglia di danze collettive con movimento laterale. Montarde è una grafia antica di moutarde, «senape»: da qui la resa corrente «Branle della Senape». Arbeau non ne spiega però il motivo, e l\u0026rsquo;etimologia resta incerta. L\u0026rsquo;idea che il nome alluda al pizzicore della senape è una spiegazione didattica moderna, non una glossa cinquecentesca. Area geografica e provenienza # Francia, XVI secolo. La danza ci arriva dal repertorio di società raccolto da Thoinot Arbeau, canonico di Langres, in Champagne (attuale Alta Marna), dove l\u0026rsquo;Orchésographie viene stampata nel 1589. Arbeau la fa eseguire «à la façon du Hault Barrois», cioè nello stile saltato dell\u0026rsquo;Alta Borgogna: un\u0026rsquo;indicazione di maniera, non la prova di un\u0026rsquo;origine regionale precisa.\nLa diffusione è quella della danza di corte francese e, oggi, dei circuiti europei di danza storica, musica antica e rievocazione. In Italia la incontriamo in corsi, stage e feste storiche; non appartiene alla tradizione popolare italiana e nel balfolk è rara.\nEpoca e anno di riferimento # 1588: privilegio di stampa; 1589: edizione di Langres, quella normalmente citata (alcune schede parlano di una prima edizione nel 1588); 1596: ristampa postuma. La danza era già in uso nella seconda metà del Cinquecento: il trattato è il terminus ante quem della sua attestazione scritta, non la data di nascita. Arbeau la ricorda come una danza della propria giovinezza. Occasione e funzione sociale # Danza di società, da sala e da festa: apre il ballo o si inserisce nella suite dei branles, quando tutti possono entrare in catena. La struttura «a staffetta» mette in scena a turno il singolo senza sciogliere il gruppo: gioco di esibizione, corteggiamento e conoscenza reciproca. Non è documentata un\u0026rsquo;occasione rituale specifica. Oggi la funzione è didattica, ricreativa e rievocativa; in Italia circola soprattutto in corsi e serate di danza storica. Storia e origine # Le radici stanno nelle danze a catena e nelle ronde medievali; nel Cinquecento il branle è la danza sociale francese per eccellenza, accolta a corte e codificata dai maestri. Arbeau la colloca tra i branles morgués, i branles «tagliati» in cui i passi regolari sono interrotti da figure mimiche e piccoli salti, accanto a Lavandières, Chevaux e Pois.\nLa Montarde è documentata solo dal trattato: non conosciamo fonti anteriori né una tradizione orale continua. La sua fortuna moderna nasce dalla riscoperta novecentesca della trattatistica e dalla pratica della danza storica. Attenzione a non confondere il nome della figura (hay) con quello della danza Branle de la Haye: sono cose distinte.\nNote etnocoreologiche # Catena aperta progressiva: il ruolo di capofila ruota; nessuno resta «primo» fino alla fine. Passo base: double laterale a sinistra, eseguito nello stile hault-barrois, con piccoli salti (petits saults). Assolo: tre calci (pieds en l\u0026rsquo;air) e un salto a piedi uniti; poi il danzatore riprende le mani della catena. Hay: intreccio del capofila che passa davanti alle donne e dietro agli uomini — o, secondo le ricostruzioni, davanti e dietro ai compagni — fino in coda. Alcuni studiosi riconoscono in questa figura una delle più antiche attestazioni di half figure of eight nella danza europea scritta: suggestione affascinante, da maneggiare con prudenza. Divulgatori e gruppi di riferimento # Fonte storica: Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot); per la circolazione a stampa delle musiche, le raccolte di Pierre Phalèse. Studio e ricostruzione: Library of Dance (Nick Enge), John e Evanne Lindahl (SCA Dance), E. P. Barker, Compagnie Maître Guillaume, Florilegio Ensemble, Antiquo More, La Rossignol, Musica Historica, New York Renaissance Band. Italia: Quam Pulchra Es (Macerata), Il Cerchio delle Fate, Il Gesto Armonico, Società di Danza, I Serenissimi Piffari; il video italiano di area accademica (Orchestra ZEBO, con Lucio Paolo Testi, Antonietta Boaretto, Mirella Soranzo e Giancarlo Marchezzolo). Per la divulgazione: ToFolk.it. Nota: non esiste un censimento nazionale; l\u0026rsquo;elenco raccoglie realtà documentate o segnalate dalle fonti. Formazione e tipologia # Catena aperta o cerchio aperto, mani unite, numero variabile di danzatori. Nella descrizione di Arbeau: fila di uomini e donne in numero uguale, un uomo in testa e una donna in coda. Le ricostruzioni moderne usano spesso file di 4 o 6 danzatori, anche per adattarsi alle ripetizioni musicali. Tipologia: branle mimato / morgué (coupé), danza di gruppo progressiva, non danza di coppia. Struttura della danza # Apertura collettiva: quattro doubles verso sinistra, ripetuti per otto doubles complessivi (32 passi), in stile hault-barrois. Turni individuali: il capofila esegue tre calci e un salto a piedi uniti, poi riprende la catena; segue il secondo, poi il terzo e così via. La musica «vampa» finché tutti hanno girato. Hay del capofila: l\u0026rsquo;ultimo turno si chiude con l\u0026rsquo;intreccio; il capofila percorre la fila passando davanti e dietro ai compagni e raggiunge la coda. Ripetizione: il secondo danzatore diventa capofila e ripete assolo e hay; si continua finché tutti sono tornati al posto di partenza. Resta aperta la questione se, durante l\u0026rsquo;hay, gli altri continuino i doubles (lettura suggerita da Arbeau e sostenuta da Library of Dance) o restino fermi (scelta frequente nelle ricostruzioni didattiche).\nMetro e struttura musicale # Metro binario: 2/4 o 4/4 nelle trascrizioni moderne, 2/2 o 8/2 in alcune edizioni; il valore non è uniforme nelle fonti secondarie. Due strain: A per i doubles, con frase di 8 battute; B per i turni, ripetuta o «vampata» secondo il numero dei danzatori. Melodia breve e quadrata, di carattere popolare; la tonalità cambia con le trascrizioni. Durata delle registrazioni: circa 2:20-2:45. Strumenti e stile musicale # La fonte non prescrive un organico obbligatorio: la melodia è monodica e affidata agli strumenti disponibili. Prassi rinascimentale: flauti dolci, cromorni, cornetti, viole da gamba, liuto, violino, percussioni leggere; per i branles Arbeau pensa anche a flauto e tamburo. Registrazioni moderne: consort di musica antica; cornamusa e violoncello in Musica Historica; strumenti storici per Florilegio Ensemble, Antiquo More, La Rossignol e Compagnie Maître Guillaume. Stile: vivace, saltellato, ben accentato; la sezione dei turni va sottolineata nei calci. Autori e compositori # La coreografia ci è nota attraverso la descrizione di Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot, 1520-1595), che la codifica nell\u0026rsquo;Orchésographie. La melodia è di tradizione: non risulta un compositore individuale, e la notazione del trattato non basta ad attribuirne la paternità ad Arbeau. La danza è una rielaborazione colta di materiali coreutici preesistenti, non un\u0026rsquo;invenzione d\u0026rsquo;autore. Aneddoti e curiosità # Arbeau la introduce con una memoria personale: «Aultresfois nous avons dancé un branle morgué, que l\u0026rsquo;on nommoit la montarde» («Altre volte abbiamo danzato un branle morgué che chiamavano la montarde»). Non è una novità del 1589: è una danza della sua giovinezza. E. P. Barker (1930) la definisce «interesting and unusual brawl»: un branle curioso, sospeso tra danza collettiva ed esibizione del singolo. Il nome «senape» ha fatto nascere racconti coloriti: chi immagina i danzatori pestare i grani nel mortaio, chi lo starnuto del pizzicore. Sono letture posteriori, non glosse di Arbeau. Nelle ricostruzioni è spesso abbinata al Branle de l\u0026rsquo;Escosse, come nelle suite cinquecentesche. Presenza nei media e nella cultura di massa # Nessuna presenza mainstream: il nome non dice nulla al grande pubblico. Registrazioni: Florilegio Ensemble (Arbeau: Orchésographie, 2020), Antiquo More (2010), La Rossignol (L\u0026rsquo;amor mi fa cantar, 2011), Compagnie Maître Guillaume, Musica Historica, New York Renaissance Band. Video: esecuzioni didattiche e ricostruzioni su YouTube (SCA, ensemble e gruppi di danza storica italiani); il video dell\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini nel DVD 005a. Scuola: adattamenti per orchestra scolastica (SMIM.it) e percorsi didattici francesi. Italia: rievocazioni, festival di musica antica (Udine 2018) e serate di danza storica. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà bassa-media: il passo base è accessibile; lo stile saltato chiede fiato e ritmo. I passaggi più delicati sono l\u0026rsquo;assolo (calci e salto) e soprattutto l\u0026rsquo;hay, che richiede spazio e attenzione. Adattamenti comuni: file di 4-5 danzatori, slalom al posto dell\u0026rsquo;hay completo, gruppo fermo durante l\u0026rsquo;intreccio, tempo più lento, foulard per guidare il passaggio. Sono semplificazioni didattiche dichiarate, non varianti storiche. Note di ricerca e fonti # Metodo. La scheda confronta la fonte primaria con le ricostruzioni moderne e con le risposte dei sistemi di ricerca. Il quadro generale e la terminologia vengono dal lavoro sui libri; le fonti web hanno permesso di verificare struttura, metri e ricezione italiana. Ogni affermazione non sostenuta da una fonte è stata lasciata fuori o segnalata come ipotesi.\nFonti principali.\nOrchésographie di Thoinot Arbeau (Langres, 1588/1589), f. 89r, in facsimile IMSLP e Library of Congress. Library of Dance (Nick Enge) per struttura, stile e lettura «continuativa» dell\u0026rsquo;hay. E. P. Barker, Some Notes on Arbeau (JSTOR, 1930). Lindahl / SCA Dance per la scheda pratica; ToFolk.it e Il Cerchio delle Fate per la divulgazione italiana. Registrazioni e video citati in bibliografia. Discrepanze.\nEtimologia: «senape» è la lettura corrente, ma Arbeau non la documenta. Alcune schede la presentano come certa, altre come mito didattico: qui vale come ipotesi divulgativa. Origine: Champagne/Langres per alcune schede; «non determinabile» per altre. Lo stile hault-barrois non prova un\u0026rsquo;origine borgognona. Classificazione: branle morgué (mimato), coupé, misto: le etichette variano. Arbeau lo colloca tra i morgués; «misto» descrive la compresenza di gruppo e assolo. Data: 1588 (privilegio, e per alcune schede prima edizione), 1589 (edizione citata), 1596 (ristampa). Non è la data di nascita della danza. Melodia: alcune schede citano Pierre Phalèse (1571) come attestazione anteriore e Pierre Attaingnant o Claude Gervaise come autori. Sono segnalazioni da verificare: quei nomi sono legati alle stampe di branles in generale, non necessariamente a questa melodia. Hay: continuazione dei doubles (Arbeau secondo Library of Dance) contro gruppo fermo (prassi didattica). È una controversia ricostruttiva aperta. Omonimie: Branle de la Haye, Branle de Montirandé e gli usi del termine branle in altri ambiti. Aree grigie. Non esiste un censimento dei gruppi italiani che ballano la Montarde: l\u0026rsquo;elenco è esemplificativo. La datazione della melodia e il rapporto con le stampe di Phalèse restano da verificare. La scheda è aperta a contributi documentati.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Branle de la Montarde - esecuzione accademica italiana (YouTube) Esecuzione italiana di area accademica, segnalata come Orchestra ZEBO, con Lucio Paolo Testi, Antonietta Boaretto, Mirella Soranzo, Giancarlo Marchezzolo e i danzatori Giorgio Leonida Tosi, Ariadna Quappe e Ninon. [2] Montarde Branle - Medieval SCA 16th Century Arbeau Dance Ricostruzione in costume con istruzioni passo-passo: formazione a quattro, doubles a sinistra, calci individuali e slalom del capofila. [3] Branle de Montarde (Arbeau, 1588/1589) - Musica Historica Esecuzione musicale di riferimento: cornamusa e violoncello, dall\u0026rsquo;Orchésographie di Thoinot Arbeau. [4] Branle de la Montarde - Compagnie Maître Guillaume Registrazione musicale dell\u0026rsquo;ensemble francese, nell\u0026rsquo;album Musiques à danser de la Renaissance française. [5] Branle de la Montarde - Antiquo More Registrazione discografica dell\u0026rsquo;ensemble italiano Antiquo More (2010), brano attribuito a Thoinot Arbeau. [6] Orchesographie: Branle de la montarde - Florilegio Ensemble Traccia dall\u0026rsquo;album Arbeau: Orchésographie (2020), eseguita su strumenti storici. [7] Library of Dance - Branle de la Montarde Ricostruzione accademica di riferimento: formazione, struttura, footwork, stile hault-barrois e lettura «continuativa» dell\u0026rsquo;hay. [8] Thoinot Arbeau, Orchésographie (1589) - facsimile IMSLP Fonte primaria digitalizzata: il trattato che descrive la Montarde, con la notazione musicale e le indicazioni coreografiche. [9] Orchésographie - Thoinot Arbeau, Library of Congress (PDF) Riproduzione digitalizzata della fonte storica, utile per verificare formazione, direzione dei passi, figure e misura binaria. [10] Branle de la Montarde - ToFolk.it Scheda divulgativa italiana con contestualizzazione nel repertorio medievale-rinascimentale e un video di riferimento. [11] Some Notes on Arbeau - E. P. Barker, JSTOR 1930 Studio accademico che definisce la Montarde «interesting and unusual brawl» e ne descrive la prima strain di otto battute con quattro doppi a sinistra. [12] Una danza rinascimentale: la branle - Il Cerchio delle Fate Pagina didattica italiana sul branle e sulla Montarde, con riferimento alla descrizione coreografica di Arbeau. [13] Montarde Bransle - SCA Dance Cheat Sheets (Lindahl) Scheda di ricostruzione sintetica: fonte Arbeau, formazione in linea di quattro o sei danzatori, struttura A-B-A e note sui petits saults. [14] Quam Pulchra Es - Associazione di Danza Storica (Macerata) Gruppo italiano di ricostruzione e pratica delle danze storiche del XVI-XVIII secolo, che studia i branles di Arbeau. ","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/branle-de-la-montarde/","section":"Danze","summary":"Danza a catena aperta del Cinquecento francese codificata da Arbeau: doppi a sinistra in stile hault-barrois, assoli con calci e salto, hay del capofila. Oggi vive nei circuiti di danza storica.","title":"Branle de la Montarde - Danza Rinascimentale Francese (Arbeau, 1589)","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 005a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 3:20 Il Branle Coupé non è una danza sola: è una famiglia di branles «tagliati», danze di gruppo in cerchio o in catena che il canonico Thoinot Arbeau descrive nell\u0026rsquo;Orchésographie (Langres, 1589). Il nome dice già molto: coupé significa «tagliato, interrotto», e indica una struttura in cui i passi regolari del branle vengono spezzati da pieds en l\u0026rsquo;air, pieds joints, salti e piccole figure.\nLa suite che Arbeau ci tramanda – Cassandre, Pinagay, Charlotte, la Guerre e Aridan – è il cuore del repertorio. Ogni branle ha una propria musica, una propria metrica e una propria coreografia; insieme formano una delle più vivaci testimonianze della danza di corte francese del Cinquecento.\nIn Italia la incontriamo nei circuiti di danza storica e rievocazione, non nella tradizione popolare viva né, se non marginalmente, nel balfolk. È una danza da ricostruire con le fonti alla mano: bella, esigente, e ancora capace di far sorridere un cerchio di danzatori.\nScheda sintetica # Nome proprio # Branle Coupé (plurale branles coupés) è un termine collettivo: indica una famiglia di branles, non una singola coreografia. La forma singolare è usata per convenzione moderna per l\u0026rsquo;intera famiglia; per identificare una danza occorre aggiungere il titolo specifico (Cassandre, Pinagay, Charlotte, la Guerre, Aridan). Altri nomi e varianti # Branles coupés, branles couppez, bransle coupé: varianti grafiche. Mixed branle o cut branle nelle fonti inglesi; branle misto o branle tagliato nelle descrizioni italiane. Suite regionali: branles de Champagne coupés, branles de Hainaut, branles d\u0026rsquo;Avignon. Titoli della suite di Arbeau: Cassandre, Pinagay, Charlotte, la Guerre, Aridan; altre danze citate: du Petit homme, de Malthe. In Italia il branle è storicamente reso con brando; non è però un nome specifico per i branles coupés. Omonimie: pas de coupé nella danza barocca (Feuillet, Rameau) è un singolo passo, non questa famiglia. Traduzione e significato # «Branle tagliato» o «branle misto». Branle viene dall\u0026rsquo;antico francese branler, «oscillare, ondeggiare», e indica il movimento laterale della catena; coupé è il participio di couper, «tagliare». Nel lessico di Arbeau coupé descrive una struttura composta e intrecciata di doubles, simples, pieds en l\u0026rsquo;air, pieds joints e sauts, non un singolo passo. Da non confondere con il pas de coupé codificato nel Seicento e Settecento. Area geografica e provenienza # La famiglia è francese. Arbeau scrive a Langres, in Champagne, e l\u0026rsquo;Orchésographie vi viene stampata nel 1589; i musici del tempo distinguono i branles coupés per area: Champagne, Hainaut, Avignon. Le denominazioni regionali non provano però un\u0026rsquo;origine popolare locale univoca per ogni danza: la suite è un repertorio di corte, codificato per iscritto.\nLa diffusione è europea: Francia, Inghilterra (brawl), Spagna (bran), Scozia (brangle), Italia (brando). In Italia il brando è una forma imparentata, non una traduzione dei branles coupés di Arbeau; i trattati italiani (Caroso, Negri) descrivono altre danze di corte.\nOggi la famiglia vive nei circuiti di danza storica e rievocazione, con ensemble di musica antica e laboratori specialistici; nel balfolk italiano i branles più semplici sono diffusi, ma le suite di branles coupés restano una presenza rara e specialistica.\nEpoca e anno di riferimento # XV secolo – radici nelle danze a catena e nelle ronde; il termine branle è attestato in ambiente di corte (Nantes 1445 secondo alcune fonti, da prendere con prudenza). 1520s – Antonius de Arena menziona i branles e i branlos decopatos. 1588/1589 – Orchésographie di Arbeau: prima edizione 1588, edizione 1589, ristampa 1596; è la fonte che codifica la suite. XVI-XVII secolo – fortuna della famiglia; il termine resta in uso fino a Mersenne (1636) e Rameau (1725) come riferimento storico. XX secolo – rinascita filologica e ricostruzioni; la Library of Congress documenta Branle Charlotte nel 1998. 1952 – raccolta di una versione tradizionale del branle coupé nell\u0026rsquo;Aube (Société des Amateurs de Folklore et Arts Champenois). Occasione e funzione sociale # Apertura del ballo: «au commencement du bal se dansent les branles»; la suite dei branles apriva la festa e faceva entrare tutti i presenti, ordinati per precedenza. Danza collettiva: cerchio o catena, tutti eseguono gli stessi passi; i più anziani con branles semplici e doppi, i giovani con i coupés più vivaci. Mascherate e feste di corte: i branles coupés potevano accompagnare pantomime, mascherate e momenti virtuosistici. Italia: rievocazioni, feste storiche, corsi di danza rinascimentale; non è una danza di festa popolare contemporanea. Storia e origine # Dalla carola al branle: la carole medievale e le danze a catena/cerchio sono il terreno remoto; nel Quattrocento e Cinquecento il branle si diffonde come danza sociale francese. L\u0026rsquo;adozione di corte: danza di origine rustica, il branle viene accolto a corte e codificato; Arbeau stesso dice che i branles derivano da danze popolari e che i maestri li raffinano. La famiglia coupée: i maestri combinano passi diversi e creano branles «tagliati», più vivaci e vari; i giovani li introducono nei balli e li battezzano a piacere. La suite di Arbeau: Cassandre, Pinagay, Charlotte, la Guerre, Aridan; ogni danza ha una musica e una struttura propria. Dopo il Cinquecento: la famiglia esce dall\u0026rsquo;uso vivo, ma resta nella trattatistica; il termine branle sopravvive in forme tradizionali e nella musica. La rinascita: dal Novecento la danza storica ricostruisce i branles da Arbeau; oggi è un repertorio di rievocazione, non una tradizione orale continua. Note etnocoreologiche # Codifica colta: la famiglia è documentata da un trattato e da stampe musicali, non da una tradizione orale di villaggio. Forma: cerchio aperto o catena, mani unite, tutti gli stessi passi; la catena avanza verso sinistra con passi più ampi a sinistra e più piccoli a destra. Lessico: double (tre passi con chiusura, quattro tempi), simple (un passo con avvicinamento, due tempi), pied en l\u0026rsquo;air/grève/grue, pied joint, saut majeur, capriole. Il «taglio»: l\u0026rsquo;irregolarità delle frasi e l\u0026rsquo;alternanza di passi diversi è il tratto distintivo; la musica e la coreografia sono strettamente corrispondenti. Ornamenti: fleurettes, sauts, caprioles lasciati all\u0026rsquo;estro dei danzatori esperti; la flessibilità è strutturale, non un\u0026rsquo;aggiunta moderna. Unità e varietà: ogni branle della suite ha una propria coreografia; non esiste una sequenza unica per tutta la famiglia. Divulgatori e gruppi di riferimento # Fonte storica: Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot), Orchésographie (1589). Ricostruttori e studiosi: Mabel Dolmetsch, Julia Sutton, Francine Lancelot, Angene Feves, Elizabeth Aldrich, Nick Enge (Library of Dance), John e Evanne Lindahl (SCA Dance), Iver P. Cooper (SFDH). Italia: Il Teatro della Memoria (Claudia Celi, Andrea Toschi), Compagnia Nazionale di Danza Storica, Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze, Il Cerchio delle Fate (Patrizia Barzaghi), ensemble di musica antica e corsi universitari. Nota: non esistono gruppi italiani dedicati esclusivamente al branle coupé; la pratica è trasversale a danza storica, rievocazione e, in parte, balfolk specialistico. Formazione e tipologia # Cerchio aperto o catena: numero illimitato di danzatori, mani unite; Arbeau alterna uomini e donne, con la dama alla destra. Progressione: verso sinistra, con passi più ampi a sinistra e più piccoli a destra. Nessuna figura di coppia staccata: tutti eseguono gli stessi passi; gli ornamenti sono individuali. Tipologia: danza di gruppo, sociale e di corte, non processionale né di coppia chiusa. Struttura della danza # Ogni branle coupé ha una struttura propria. La suite di Arbeau:\nCassandre – A: 4 misure 4/4 (DL-DR-DL-DR); B: 2 misure 4/4 + 1 misura 2/4 + 1 misura 4/4 (DL-DR-SL-DR), per 3,5 misure ripetute. La frase B torna due volte. Pinagay – A: 2 misure 5/8 + 1 misura 2/4, con grèves alternate; B: 4 misure 4/4 (DL-DR-DL-DR). Charlotte – A: 4/4 + 2/4 + 4/4, con pieds en l\u0026rsquo;air; B: 7 misure irregolari (4/4, 2/4, 3/4, 2/4, 3/4, 2/4, 4/4) con simples e pieds en l\u0026rsquo;air. la Guerre – A: 3 misure 4/4, con doubles ripetuti; B: 4 misure 4/4 eseguite il doppio più veloci, con simples, grèves e finale saut majeur avec cabriole. Aridan – tre frasi: A (4/4 + 3/4), B (6/4 + 4/4), C (4/4 + 2/4 + 2 misure 4/4), con simples e chiusura pied à gauche, pied approché, grève. La suite si esegue nell\u0026rsquo;ordine Cassandre – Pinagay – Charlotte – la Guerre – Aridan, con ornamenti possibili. Non c\u0026rsquo;è cambio di fronte o inversione della catena, salvo varianti tarde.\nMetro e struttura musicale # Prevalentemente binario: 4/4 e 2/4. Misure irregolari e cambi di metro: 3/4, 5/8, 6/4 in sezioni specifiche (Pinagay, Charlotte, Aridan). Ogni branle ha la sua melodia: non esiste un unico schema metrico per la famiglia. Corrispondenza musica-passi: le misure dispari riflettono le sequenze coreografiche (es. Cassandre B). Tempo: vivace ma non uniforme; le fonti moderne parlano di circa 110-125 BPM per alcune versioni, ma il valore non è nella fonte primaria. Strumenti e stile musicale # Organico d\u0026rsquo;epoca: flauti dolci, cromorni, cornetti, dulciane, viole da gamba, liuto, chitarra rinascimentale, percussioni a mano e tamburo. Arbeau: tamburo e flauto per accompagnare i branles; il trattato dà istruzioni ai suonatori di tamburo. Polifonia: le melodie circolano anche in intavolature e arrangiamenti a più voci (Attaingnant, Gervaise, Phalèse). Oggi: ensemble di musica antica con strumenti storici; nel balfolk anche formazioni acustiche o amplificate. Stile: vivace, ritmico, con articolazioni che sottolineano salti e pieds en l\u0026rsquo;air. Autori e compositori # Nessun autore unico: le melodie sono di tradizione, spesso riprese da chansons coeve; la coreografia è documentata da Arbeau. Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot, 1520-1595) fissa la suite nell\u0026rsquo;Orchésographie (1589). Editori e compositori: Pierre Attaingnant, Claude Gervaise, Pierre Phalèse, Adrian Le Roy (attribuzioni talvolta generiche). Versioni tradizionali: raccolta del 1952 nell\u0026rsquo;Aube, con il contributo della Société des Amateurs de Folklore et Arts Champenois; Berthe Royer (1895) per la documentazione. Omonimie: pas de coupé (Feuillet/Rameau) è un passo barocco, non la famiglia. Aneddoti e curiosità # Il nome Cassandre: secondo una tradizione riportata da Arbeau, il branle coupé Cassandre prese il nome da una gentildonna o da un\u0026rsquo;aria di moda; la melodia è legata alla canzone Chant de la Cassandre (1581). Vive Henri IV: l\u0026rsquo;aria di Cassandre fu adattata, verso il 1600, come Marche Henri IV (forse da Eustache du Caurroy); il testo definitivo è di Charles Collé (1770). Giovani e virtuosismo: Arbeau dice che i branles coupés sono adatti ai giovani e ai «buoni e gagliardi danzatori»; i più composti si accontentano di branles doppi e semplici. Nuovi branles: i giovani introducevano nei balli i branles di nuova composizione e li battezzavano a piacere; i maestri gareggiavano in complessità. Branle de l\u0026rsquo;Official: la sua aria è stata ripresa nella carola natalizia Ding Dong Merrily on High. Langres: Arbeau racconta che ai suoi tempi, a Langres, si parlava solo di danze e mascherate. Omonimie: branle in maglieria o in medicina, coupé in sartoria; pas de coupé nella danza barocca. Presenza nei media e nella cultura di massa # Musica antica: registrazioni di Clemencic Consort, Doulce Mémoire, Broadside Band, Wolgemut, Compagnie Maître Guillaume, Florilegio Ensemble. Video: tutorial e ricostruzioni su YouTube (Thierry Girod per la Guerre e Aridan, HDS Dance Tutorials, Library of Dance). Danza storica: festival, palii, cortei rinascimentali, corsi e spettacoli; la Library of Congress documenta Branle Charlotte (1998). Cinema e televisione: presenze in film e documentari in costume, spesso con coreografie romanzate. Balfolk: i branles semplici sono diffusi; le suite coupés restano specialistiche. Difficoltà e adattamenti # Variabile: Cassandre e Pinagay accessibili; Charlotte e la Guerre più impegnative per cambi di metro, pieds en l\u0026rsquo;air e capriole. Difficoltà principale: sincronia musica-passi, frasi irregolari, memoria delle sequenze, salti. Didattica: proporre dopo branles semplici e doppi; semplificare le ornamentazioni, mantenere la struttura ritmica. Adattamenti: versioni senza salti o capriole per principianti; cerchi grandi per feste; nei corsi si può insegnare un solo branle della suite. Non esistono livelli ufficiali; la difficoltà dipende dalla singola danza scelta. Diffusione in Italia # Non tradizione popolare viva: il branle coupé non appartiene alla tradizione italiana; è un repertorio francese di corte. Danza storica: corsi e stage (Il Teatro della Memoria, Compagnia Nazionale di Danza Storica), rievocazioni (Firenze, Urbino, Ferrara), ensemble di musica antica. Balfolk: i branles semplici sono presenti; le suite coupés sono rare e specialistiche. Brando: il brando italiano è imparentato con il branle, ma i trattati italiani (Caroso, Negri) descrivono altre coreografie; non è una traduzione dei branles coupés. Conclusione: in Italia la famiglia vive nella ricostruzione filologica, non in una continuità comunitaria. Note di ricerca e fonti # Metodo. La ricerca su libri (NotebookLM) ha fornito il quadro generale e la terminologia; le fonti web hanno permesso di verificare le singole frasi e i metri. La scheda distingue la famiglia dai singoli branles e dal pas de coupé barocco.\nFonti principali.\nOrchésographie di Arbeau (1589) per la definizione, la suite e i passi [11]. Wikipedia FR/EN/DE per la trascrizione delle frasi e dei metri [5] [6] [7]. Library of Dance per Cassandre e la Guerre [8] [9]. SFDH per il contesto storico e la definizione di mixed branle [10]. Raccolta di folklore della Champagne (1952) per la versione tradizionale dell\u0026rsquo;Aube [12]. Video didattici, danzati e musicali per l\u0026rsquo;osservazione della prassi [1] [2] [3] [4]. Treccani per il ballo di corte [13] e Il Teatro della Memoria per la pratica italiana [14]. Discrepanze.\nData: 1588 (prima edizione), 1589 (edizione più citata), 1596 (ristampa). Non è una data di nascita della danza, ma di codificazione. Origine: Francia/Champagne/Langres; le suite regionali (Champagne, Hainaut, Avignon) sono denominazioni di repertorio, non prova di origine popolare locale. Le radici nelle danze a catena sono ipotizzabili, ma la documentazione coreografica è cinquecentesca. Numero dei branles coupés: SFDH parla di «oltre venti»; la suite canonica ne elenca cinque. Gli elenchi variano: non esiste un numero definitivo. Metro: la famiglia è polimetrica; dire «4/4» o «2/4» da solo è riduttivo. Le misure 5/8, 3/4, 6/4 sono parte della struttura. Tempo: 110-125 BPM è una stima moderna, non un\u0026rsquo;indicazione di Arbeau. Italia: il brando è imparentato, non identico; non c\u0026rsquo;è una tradizione popolare italiana continua dei branles coupés. La presenza nei balfolk è limitata. Omonimie: pas de coupé (danza barocca) è un passo, non la famiglia; branle in altri ambiti non è pertinente. Registrazione del DVD: l\u0026rsquo;etichetta «Branle Coupé» non specifica quale branle della suite sia eseguito; non è possibile dedurlo dalla sola etichetta. Aree grigie. La mappa italiana della danza storica non è sistematica; i gruppi citati sono esempi, non un censimento. La versione tradizionale dell\u0026rsquo;Aube (1952) è documentata, ma il rapporto con la suite di Arbeau richiede cautela.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Branle Coupé de la Guerre - la danse Esecuzione danzata del Branle Coupé de la Guerre, uno dei branles della suite di Arbeau. [2] Branle coupé Aridan - la danse Esecuzione danzata dell\u0026rsquo;Aridan, branle di chiusura della suite di Arbeau. [3] Branle de la Guerre or Branle of War - Teaching Video Video didattico con la spiegazione dei passi del Branle de la Guerre. [4] Branle coupé Cassandre - Compagnie Maître Guillaume Esecuzione musicale del Branle coupé Cassandre, ricostruita dal repertorio di Arbeau. [5] Branle coupé - Wikipédia FR Voce dettagliata con la definizione di Arbeau, la suite e la trascrizione delle frasi di Cassandre, Pinagay, Charlotte, la Guerre e Aridan. [6] Branle - Wikipedia EN Storia del branle, dalle origini popolari all\u0026rsquo;adozione di corte, con il contesto della suite. [7] Branle coupé - Wikipedia DE Descrizione dei passi base (simple, double, salto, capriola) e delle principali danze della famiglia. [8] Branle Cassandre - Library of Dance Scheda ricostruttiva del Branle Cassandre, con formazione in cerchio e sequenza dei passi. [9] Branle de la Guerre - Library of Dance Scheda ricostruttiva del Branle de la Guerre, con la struttura AAB e il finale con capriola. [10] Branle - Society of Folk Dance Historians Voce enciclopedica sul branle e sul branle coupé come mixed branle, con bibliografia e note sulle fonti. [11] Thoinot Arbeau, Orchésographie (1589) - facsimile, Gallica BnF Fonte primaria digitalizzata: il trattato che descrive la famiglia dei branles coupés e la sua suite. [12] Branle coupé - Sud-Est de l\u0026rsquo;Aube (PDF) Scheda di collectage del 1952 su una versione tradizionale del branle coupé nell\u0026rsquo;Aube, con passi e musica. [13] Il ballo di corte - Treccani Inquadramento storico del ballo di corte e dell\u0026rsquo;Orchésographie di Thoinot Arbeau nel Cinquecento. [14] Il Teatro della Memoria - corsi di musica e danza antica Corsi e stage italiani di danza antica e rinascimentale, con il repertorio dei branles. ","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/branle-coupe/","section":"Danze","summary":"Famiglia di branles «tagliati» del Cinquecento francese, descritta da Arbeau: Cassandre, Pinagay, Charlotte, la Guerre e Aridan.","title":"Branle Coupé - Famiglia di Branles Rinascimentali","type":"danze"},{"content":"","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/castel-san-pietro-terme/","section":"Tags","summary":"","title":"Castel San Pietro Terme","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 005a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 0:44 La Pavana, padovana nelle fonti più antiche – è la danza che insegna a camminare con dignità. Non chiede salti né virtuosismi: chiede misura, portamento, memoria del gesto. Nel Cinquecento apriva i balli di corte, accompagnava le nozze e le processioni, mostrava il rango attraverso il fruscio degli abiti e la lentezza calcolata dei passi.\nLa incontriamo nelle corti italiane ed europee, ma il suo nome ci riporta a Padova: «alla pavana», al modo di Padova. La prima musica a stampa esce a Venezia nel 1508, nei libri di liuto di Joan Ambrosio Dalza; da lì il genere si diffonde in Francia, Spagna, Inghilterra e area tedesca, fino alla codificazione di Thoinot Arbeau (Orchésographie, 1589) e dei maestri italiani Fabritio Caroso e Cesare Negri.\nOggi non è una danza viva del balfolk: la ritroviamo nei circuiti di danza storica e rievocazione, dove si continuano a studiare i passi, il portamento e la relazione con la gagliarda. È una danza di corte, non di villaggio, e va raccontata così.\nScheda sintetica # Nome proprio # Pavane è la forma francese più diffusa nella letteratura internazionale; Pavana è quella italiana, attestata nei trattati e nelle stampe musicali del Cinquecento. In inglese pavan, in tedesco Paduana. Il nome indica insieme un genere musicale e una danza di corte, non una singola coreografia: le versioni variano per corte, epoca e fonte. Altri nomi e varianti # Pavana, padovana, padoana, paduana: forme italiane e italo-tedesche. Pavane, pavenne: francese; pavan, paven, pavin: inglese; Paduana: tedesco. Pavana Matthei, Pavaniglia (o Pavaniglia alla romana), Pavane d\u0026rsquo;Espagne, Pavana alla venetiana e alla ferrarese: titoli di varianti e composizioni legate al genere. Passamezzo: danza affine ma più vivace, che Arbeau chiama «una pavana meno pesante»; non va confusa con la pavana. Omonimie: Pavana è anche un toponimo appenninico; nulla a che vedere con la danza. Traduzione e significato # «[Danza] alla padovana», cioè «al modo di Padova». È l\u0026rsquo;etimologia più accreditata dalla linguistica e dalla musicologia (Treccani, Grove): il termine deriverebbe da padovana, con la forma settentrionale pavan. L\u0026rsquo;idea che il nome venga dallo spagnolo pavón, «pavone», e che i danzatori imitassero la ruota dell\u0026rsquo;animale è suggestiva ma resta un\u0026rsquo;ipotesi secondaria, diffusa soprattutto nella divulgazione e nella trattatistica settecentesca. Area geografica e provenienza # L\u0026rsquo;origine è italiana, con epicentro veneto-padano. La prima musica a stampa con questo titolo compare a Venezia nel 1508: nell\u0026rsquo;Intabolatura de lauto libro quarto di Joan Ambrosio Dalza, edita da Ottaviano Petrucci, figurano pavane alla venetiana e alla ferrarese. Il nome rimanda a Padova; la danza nasce come forma di corte, non come ballo contadino.\nLa diffusione è europea: Francia, Spagna, Inghilterra, area germanica. Thoinot Arbeau, nell\u0026rsquo;Orchésographie (1589), la dice importata dalla Spagna al tempo di Enrico III; la storiografia moderna, sulla base delle fonti musicali più antiche, propende però per un\u0026rsquo;origine italiana, poi rielaborata in Spagna. Le corti la adottano come danza di apertura e di rappresentanza.\nIn Italia la pavana non appartiene al balfolk né alla danza popolare vivente: è studiata e praticata nei circuiti di danza storica e rievocazione, nei conservatori e nelle compagnie specializzate.\nEpoca e anno di riferimento # 1508 – prima musica a stampa: Joan Ambrosio Dalza, Intabolatura de lauto libro quarto, Venezia, Ottaviano Petrucci. 1523-1535 – nuove stampe e intavolature: Hans Judenkönig, Pierre Attaingnant, Luis de Milán. 1581 – Il Ballarino di Fabritio Caroso. 1589 – Orchésographie di Thoinot Arbeau: la descrizione coreografica di riferimento. 1600-1604 – Nobiltà di Dame di Caroso e Le Gratie d\u0026rsquo;Amore di Cesare Negri. XVI-XVII secolo – massima fortuna come danza di corte; come pratica coreutica declina tra fine Cinquecento e metà Seicento (Britannica indica il 1650 circa; altre fonti arrivano al 1676). XVII-XVIII secolo – la pavana sopravvive come forma strumentale nelle suite e nel repertorio per tastiera. 1887-1926 – ricezione moderna: Fauré, Ravel, Warlock. Occasione e funzione sociale # Apertura dei balli di corte: la pavana annunciava l\u0026rsquo;inizio della festa e faceva sfilare le coppie davanti al sovrano. Nozze e processioni: poteva accompagnare l\u0026rsquo;ingresso della sposa in chiesa e le processioni di confraternite e maestranze. Rappresentazione del rango: l\u0026rsquo;ordine di entrata, l\u0026rsquo;abito, il portamento e la lentezza erano parte del messaggio sociale. Coppia con la gagliarda: spesso seguita dalla gagliarda, danza più vivace in metro ternario; l\u0026rsquo;alternanza lento/veloce è tipica della suite rinascimentale, ma non ogni pavana era necessariamente seguita dalla stessa danza. Italia contemporanea: rievocazioni, palii, feste storiche e spettacoli di danza antica, non serate balfolk. Storia e origine # Dalla bassa danza alla pavana: nel Quattrocento la bassadanza è la danza cortese grave, con passi che restano vicini al suolo. Nel primo Cinquecento la pavana ne prende il posto come danza di corte processionale e codificata. La stampa musicale: Petrucci e Dalza (1508) fissano il repertorio; le intavolature per liuto e le raccolte di Attaingnant, Milán e Judenkönig ne favoriscono la circolazione europea. La codificazione: Caroso (Il Ballarino, 1581), Arbeau (Orchésographie, 1589) e Negri (Le Gratie d\u0026rsquo;Amore, 1602) descrivono passi, riverenze e varianti; la pavana entra nei trattati come modello di danza nobile. Il declino come danza: tra fine Cinquecento e metà Seicento la pavana lascia il posto ad altre forme di ballo; resta però come genere musicale nella suite, nel repertorio per tastiera e nei compositori inglesi. La ricezione moderna: Fauré (1887), Ravel (1899) e Warlock (1926) ne riprendono il nome e il carattere; sono opere di ricezione, non ricostruzioni della coreografia cinquecentesca. La rinascita filologica: nel Novecento la danza storica ricostruisce i passi da Arbeau e dai trattati italiani; oggi la pavana vive in questo circuito, non in una tradizione orale. Note etnocoreologiche # Danza di codifica colta: si trasmette per trattati, stampe e maestri di ballo, non per tradizione orale di villaggio. Bassa danza: i piedi restano vicini al suolo, senza salti; il valore sta nel portamento, nella postura e nella qualità del passo. Forma processionale: coppie in fila, spesso lungo il perimetro della sala; il cavaliere tiene la dama per la punta delle dita, la dama raccoglie la gonna. Complementarità: la pavana si legge spesso in coppia con la gagliarda (lenta/veloce, binaria/ternaria); è un principio della suite rinascimentale, non una regola assoluta. L\u0026rsquo;abito è parte della danza: mantelli, strascichi, spade e ventagli non sono ornamenti esterni: condizionano il movimento e la gestione dello spazio. Varianti italiane: Caroso e Negri arricchiscono la base con riverenze, continenze, puntate, fioretti, mutanze, trabucchetti e capriole, soprattutto nella Pavaniglia. Divulgatori e gruppi di riferimento # Trattatisti e maestri: Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot), Fabritio Caroso, Cesare Negri; per la musica, Joan Ambrosio Dalza. Italia contemporanea: la Compagnia Nazionale di Danza Storica di Roma (diretta da Nino Graziano Luca), l\u0026rsquo;associazione 8cento di Bologna, Passi \u0026amp; Note di Napoli, il Gruppo Danza Antica di Villadose (Ro), Tempus Saltandi e altri gruppi di rievocazione. La mappa non è esaustiva: il circuito della danza storica è fatto di compagnie, scuole e festival locali. Luoghi di trasmissione: conservatori, università (DAMS), festival di musica antica (Urbino, Ferrara, Arezzo), palii e rievocazioni rinascimentali. Fuori dal balfolk: la pavana non è repertorio stabile dei circuiti balfolk, orientati alle danze popolari europee di tradizione orale. Formazione e tipologia # Formazione processionale: coppie in fila, una dietro l\u0026rsquo;altra, con avanzamento e retrocessione nello spazio della sala. Coppia singola: Caroso descrive la Pavana Matthei per un cavaliere e una dama, come esempio di pavana coreografata. Varianti: due file contrapposte, cerchio aperto o corteo lungo il perimetro in alcune ricostruzioni; non è però una danza circolare collettiva di tipo folklorico. Tipologia: danza bassa, processionale, di rappresentanza, per coppie. Struttura della danza # La sequenza di base, nella versione di Arbeau:\nRiverenza: saluto iniziale e presa di posizione della coppia. Avanzamento: due simples e un double, iniziando con il piede sinistro. Il simple occupa due battute, il double quattro. Retrocessione: gli stessi movimenti all\u0026rsquo;indietro, iniziando con il piede destro. Ripetizione: la sequenza si ripete finché dura la musica, avanzando e retrocedendo o proseguendo lungo la sala. Nella Belle qui tiens ma vie Arbeau indica due avanzamenti e due retrocessioni per strofa, su 32 battute. La struttura musicale è spesso aa bb cc (Praetorius), con sezioni di 8, 12 o 16 battute; le versioni italiane di Caroso e Negri inseriscono riverenze, continenze e ornamenti. La pavana non ha una coreografia unica: il modulo di base è stabile, le variazioni sono molte.\nMetro e struttura musicale # Metro: binario, di solito 2/2 o 4/4; alcune fonti indicano 2/4, e non mancano esempi ternari, soprattutto in area spagnola e inglese. Andamento: moderato o lento, solenne; nelle ricostruzioni si parla di circa 50-60 BPM, ma il tempo dipende dalla versione e dalla fonte. Frasi: sezioni ripetute, spesso aa bb cc, con frasi di 8, 12 o 16 battute; la forma A-A\u0026rsquo;-B-B\u0026rsquo;-C-C\u0026rsquo; è una descrizione frequente, non una regola universale. Accenti: spesso sul terzo tempo con secondario sul primo, o viceversa; il tamburo marca la scansione. Relazione con la gagliarda: la pavana binaria è spesso accoppiata a una gagliarda ternaria; l\u0026rsquo;alternanza è tipica della suite rinascimentale. Strumenti e stile musicale # Liuto: strumento centrale del primo repertorio (Dalza, 1508). Consort di viole da gamba, flauti dolci, flauti traversi, tastiere (virginale, clavicembalo, organo positivo), arpa. Percussione: il tambour raccomandato da Arbeau per aiutare i danzatori a mantenere la scansione. Vento: hautbois e saqueboutes nelle formazioni di corte; possibilità di esecuzione vocale. Stile: solenne, omofonico o contrappuntistico, con fraseggio chiaro; le divisioni sono affidate al liuto o alla tastiera solista. Autori e compositori # La danza non ha un autore unico: nasce come genere di corte e si trasmette per trattati. Trattatisti: Thoinot Arbeau (Jehan Tabourot, 1519-1595), Orchésographie (1589); Fabritio Caroso (c. 1525-1620), Il Ballarino (1581) e Nobiltà di Dame (1600); Cesare Negri (c. 1536-1604), Le Gratie d\u0026rsquo;Amore (1602). Compositori: Joan Ambrosio Dalza (1508), Pierre Attaingnant, Claude Gervaise, Hans Judenkönig, Luis de Milán, Tielman Susato, William Byrd, John Dowland, Thomas Morley, Anthony Holborne, Michael Praetorius. Belle qui tiens ma vie: pavana cantata tradita come anonima nell\u0026rsquo;Orchésographie di Arbeau. Ricezione moderna: Gabriel Fauré (Pavane, op. 50, 1887), Maurice Ravel (Pavane pour une infante défunte, 1899), Peter Warlock (Capriol Suite, 1926). Aneddoti e curiosità # Il consiglio di Arbeau: la pavana è utilissima a re e principi perché permette di sfilare con mantelli di velluto e spade senza scomporsi, e alle dame di far scivolare a terra gli strascichi con maestà. Nozze e confraternite: la musica della pavana accompagnava l\u0026rsquo;ingresso delle spose in chiesa e le processioni delle corporazioni. Capriol: l\u0026rsquo;allievo immaginario dell\u0026rsquo;Orchésographie dà il nome alla Capriol Suite di Peter Warlock. Ravel: Pavane pour une infante défunte non è un lamento funebre; il compositore parlò di una piccola infanta che danza una pavana, e scelse il titolo anche per il piacere delle allitterazioni. Il mito del pavone: l\u0026rsquo;immagine dei cortigiani che «fanno la ruota» come pavoni è suggestiva, ma non è l\u0026rsquo;etimologia più accreditata. Omonimie: Pavana è anche un toponimo appenninico; il romanzo Pavane di Keith Roberts (1968) è fantascienza, non un trattato di danza. Presenza nei media e nella cultura di massa # Musica colta: la Pavane di Fauré e la Pavane pour une infante défunte di Ravel sono entrate nel repertorio da concerto e nelle colonne sonore. Danza storica: la pavana compare in rievocazioni, palii, cortei rinascimentali, documentari e spettacoli di compagnie specializzate. Cinema e teatro: è una presenza iconica nelle scene di corte e nei film in costume, spesso con coreografie romanzate. Video e didattica: numerosi tutorial e ricostruzioni su YouTube; il video di riferimento è la versione danzata di Belle qui tiens ma vie [1]. Distinzione: la fama delle pavane musicali moderne non prova la continuità della danza rinascimentale. Difficoltà e adattamenti # Passi: semplici e accessibili (due simples e un double); la difficoltà non è nella memoria. Postura e presenza: richiede portamento eretto, controllo del peso, lentezza e misura; è la vera difficoltà della danza. Accessori: mantello, spada, strascico, ventaglio e cappello cambiano l\u0026rsquo;equilibrio e la gestione dello spazio. Didattica: è spesso la prima danza proposta nei laboratori di danza storica, prima di gagliarde e saltarelli; si può insegnare senza costumi e semplificare la riverenza. Adattamenti: esecuzione in cerchio di coppie o come passeggiata nuziale sono scelte didattiche moderne, non varianti storiche. Diffusione in Italia # Non balfolk: la pavana è assente dai circuiti balfolk italiani, che privilegiano mazurca, scottish, bourrée, chapelloise e repertori europei di tradizione orale. Danza storica: vive in compagnie, associazioni e scuole di rievocazione (Compagnia Nazionale di Danza Storica, 8cento, Passi \u0026amp; Note, Gruppo Danza Antica di Villadose), nei conservatori e nei festival di musica antica. Palii e feste storiche: Ferrara, Urbino, Firenze, Asolo e altre rievocazioni la inseriscono nei cortei e negli spettacoli. Didattica: laboratori universitari e conservatoriali la usano come introduzione alla danza del Cinquecento. Conclusione: è una danza italiana per origine e documentazione, ma non una danza popolare italiana vivente; la sua trasmissione oggi è filologica, non comunitaria. Note di ricerca e fonti # Metodo. La pavana è una delle danze rinascimentali meglio documentate: trattati, stampe musicali e iconografia permettono una ricostruzione solida. Le risposte convergono su origine italiana, funzione di corte e passi di base; le divergenze riguardano etimologia, metro, formazione e datazione.\nFonti principali.\nOrchésographie di Thoinot Arbeau (1589) per la sequenza dei passi e la funzione sociale [8]. Il Ballarino di Fabritio Caroso (1581) e Le Gratie d\u0026rsquo;Amore di Cesare Negri (1602) per le varianti italiane [9]. La stampa Petrucci-Dalza del 1508 per la prima attestazione musicale [4] [5]. Wikipedia (IT/EN), Treccani, Britannica, Library of Congress, IMSLP per la sintesi storica e musicologica [4] [5] [6] [7] [8] [10] [11]. I video di riferimento su Belle qui tiens ma vie per l\u0026rsquo;osservazione della prassi [1] [2] [3]. Discrepanze.\nOrigine: Italia/Padova (maggioranza delle fonti moderne) vs Spagna (Arbeau dice importata dalla Spagna al tempo di Enrico III; alcune schede propongono un\u0026rsquo;origine iberica). La tesi italiana è la più accreditata, sulla base delle stampe veneziane del 1508. Etimologia: padovana vs pavone (spagnolo pavón). La seconda è un\u0026rsquo;ipotesi tradizionale e divulgativa, non sostenuta dalle fonti più recenti; una risposta la attribuisce ad Arbeau, ma la maggioranza la considera secondaria. Metro: 2/2 o 4/4 per la maggior parte; 2/4 in alcune fonti; Treccani parla genericamente di «ritmo pari». Non mancano esempi ternari in area spagnola e inglese. Il tempo è variabile, non esiste un\u0026rsquo;unica indicazione. Forma musicale: aa bb cc (Praetorius), AABB (una risposta), A-A\u0026rsquo;-B-B\u0026rsquo;-C-C\u0026rsquo; (altre risposte). Le descrizioni non coincidono: la struttura va verificata sul singolo brano. Formazione: processione di coppie (Arbeau) vs coppia singola (Pavana Matthei, Caroso) vs cerchio aperto/longways (due risposte). La processione è la forma più documentata; le altre sono varianti o imprecisioni. Cronologia: fioritura dal pieno Cinquecento alla metà del Seicento (Britannica indica il 1650 circa); altre fonti arrivano al 1676. Il declino come danza si colloca tra fine Cinquecento e metà Seicento, mentre la forma musicale sopravvive più a lungo. Gagliarda: l\u0026rsquo;abbinamento è frequente ma non universale; una risposta lo presenta come regola, un\u0026rsquo;altra invita giustamente a non generalizzare. Ricezione moderna: Fauré, Ravel e Warlock sono ricezione musicale, non ricostruzioni della coreografia; non vanno usati come prove della prassi cinquecentesca. Gruppi italiani: alcuni nomi citati dalle risposte non sono verificabili con precisione; la scheda indica solo realtà documentate, senza pretendere una mappa esaustiva [12]. Omonimie: Pavana toponimo appenninico; Pavane romanzo di Keith Roberts (1968). Aree grigie. La presenza attuale della pavana in Italia è ben documentata nel circuito della danza storica, ma non esiste una mappatura sistematica di compagnie e laboratori. Non sono state trovate prove di una tradizione popolare italiana continua della pavana come ballo sociale.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Pavane - Renaissance - Dance - Belle qui tiens ma vie - Thoinot Arbeau (1588) Esecuzione danzata della pavana su Belle qui tiens ma vie, nella versione del trattato di Arbeau (1588/1589). [2] Pavane - Belle qui tiens ma vie Versione della pavana di Arbeau, utile per osservare il portamento e l\u0026rsquo;avanzamento processionale. [3] Thoinot Arbeau, Belle qui tiens ma vie - Ensemble Instrumentum Vocale Esecuzione vocale e strumentale della pavana cantata tramandata dall\u0026rsquo;Orchésographie. [4] Pavana - Wikipedia IT Voce enciclopedica su etimologia, prima attestazione nel 1508, diffusione europea e fortuna musicale. [5] Pavane - Wikipedia EN Sintesi con etimologia, storia, struttura musicale e riferimenti bibliografici. [6] Pavana - Treccani Definizione lessicografica e nota etimologica: «danza padovana», diffusa nei paesi latini dal Cinquecento. [7] Pavane - Encyclopaedia Britannica Sintesi sulla pavana come danza processionale aristocratica europea e sul rapporto con la basse danse. [8] Thoinot Arbeau, Orchésographie (1589) - IMSLP Trattato rinascimentale con la descrizione della pavana, dei passi e della musica di Belle qui tiens ma vie. [9] Fabritio Caroso, Il Ballarino (1581) - facsimile Edizione digitale del trattato italiano, con la Pavana Matthei e la codificazione delle varianti di corte. [10] Dance Instruction Manuals - Library of Congress Guida istituzionale ai manuali di danza rinascimentali, con la sequenza di semplici e doppi descritta da Arbeau. [11] The pavan, the priest and the pseudonym - Early Music Muse Approfondimento su Arbeau, l\u0026rsquo;Orchésographie e la pavana Belle qui tiens ma vie, con analisi della prassi esecutiva. [12] Rinascimento - Compagnia Nazionale di Danza Storica Pagina della compagnia romana dedicata al repertorio rinascimentale e ai trattati italiani. ","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/la-pavana/","section":"Danze","summary":"Danza processionale di corte del Rinascimento, legata a Padova e codificata da Arbeau: oggi vive nella danza storica.","title":"La Pavana - Danza di Corte Rinascimentale","type":"danze"},{"content":"","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/categories/","section":"Categories","summary":"","title":"Categories","type":"categories"},{"content":"","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/categories/documenti-audio-visivi/","section":"Categories","summary":"","title":"Documenti Audio-Visivi","type":"categories"},{"content":" Il Video dell\u0026rsquo;Archivio # Castel San Pietro Terme (Bologna), 23 marzo 1993. Nel laboratorio Mangiafoco, sotto il titolo «Conquistatori e conquistati», la festa francese con Yves Hulot porta in pista un intero arco della danza europea: i branle rinascimentali tramandati dall\u0026rsquo;\u0026rsquo;Orchésographie di Thoinot Arbeau (1589), la pavane di corte, i repertori alsaziani e bretoni, la quadriglia, le polke e lo scottisch della tradizione popolare.\nIl video restituisce la scansione completa della serata: le spiegazioni, le danze eseguite, i momenti di attesa e i saluti finali. È un documento prezioso per vedere come, nei primi anni Novanta, la danza popolare francese circolava in Italia attraverso laboratori, feste e balli collettivi.\nCon Yves Hulot il gruppo attraversa un repertorio che unisce Rinascimento e tradizione orale, mostrando la continuità tra la corte cinquecentesca e il bal folk contemporaneo.\nIndice delle Danze e Timestamp # Danze Registrate 14 tracce Registrato a Castel S.Pietro Terme (Bologna) (30 Marzo 2000) Caricato su YouTube Juancarlos · 29 maggio 2025 Qui sotto trovi le danze nell\u0026#39;ordine in cui sono state registrate. Il titolo apre la scheda della danza, il timestamp porta il video al punto giusto. Quando una danza compare due volte, di solito la prima è la spiegazione e la seconda l\u0026#39;esecuzione. N° Danza / Momento Timestamp Provenienza 01 La Pavana (danza) 00:44 Italia 02 Branle Coupé (danza) 03:20 Francia 03 Branle de la Montarde (intro) 05:22 Francia \u0026gt; Alto-Barrois 03 Branle de la Montarde (danza) 06:50 Francia \u0026gt; Alto-Barrois 04 Branle Pinagay (danza) 10:43 Francia \u0026gt; Champagne 05 Branle des Chevaux (danza) 14:28 Francia 06 Dañs Leon (intro) 16:40 Francia \u0026gt; Bretagna \u0026gt; Léon 06 Dañs Leon (danza) 17:38 Francia \u0026gt; Bretagna \u0026gt; Léon 07 Les Bergers de Ballersdorf (intro) 19:34 Francia \u0026gt; Alsazia \u0026gt; Ballersdorf 07 Les Bergers de Ballersdorf (danza) 20:38 Francia \u0026gt; Alsazia \u0026gt; Ballersdorf 08 Quadriglia (preparazione) 23:13 Francia 08 Quadriglia (danza) 24:05 Francia 09 Polka sconosciuta (danza) 30:52 Non documentata 10 Polka des Bébés (intro) 34:22 Francia \u0026gt; Alsazia 10 Polka des Bébés (danza) 35:16 Francia \u0026gt; Alsazia 11 La Pavana (danza) 38:32 Italia 12 Polka Piquée (intro) 40:26 Francia \u0026gt; Alsazia / Lorena 12 Polka Piquée (danza) 41:54 Francia \u0026gt; Alsazia / Lorena 13 Le Maître de la Maison (intro) 44:40 Francia \u0026gt; Lorena \u0026gt; Pays Messin 13 Le Maître de la Maison (danza) 47:14 Francia \u0026gt; Lorena \u0026gt; Pays Messin 14 Scottisch (danza) 53:27 Germania / Boemia 01. La Pavana (danza) 00:44 Italia 02. Branle Coupé (danza) 03:20 Francia 03. Branle de la Montarde (intro) 05:22 Francia \u0026gt; Alto-Barrois 03. Branle de la Montarde (danza) 06:50 Francia \u0026gt; Alto-Barrois 04. Branle Pinagay (danza) 10:43 Francia \u0026gt; Champagne 05. Branle des Chevaux (danza) 14:28 Francia 06. Dañs Leon (intro) 16:40 Francia \u0026gt; Bretagna \u0026gt; Léon 06. Dañs Leon (danza) 17:38 Francia \u0026gt; Bretagna \u0026gt; Léon 07. Les Bergers de Ballersdorf (intro) 19:34 Francia \u0026gt; Alsazia \u0026gt; Ballersdorf 07. Les Bergers de Ballersdorf (danza) 20:38 Francia \u0026gt; Alsazia \u0026gt; Ballersdorf 08. Quadriglia (preparazione) 23:13 Francia 08. Quadriglia (danza) 24:05 Francia 09. Polka sconosciuta (danza) 30:52 Non documentata 10. Polka des Bébés (intro) 34:22 Francia \u0026gt; Alsazia 10. Polka des Bébés (danza) 35:16 Francia \u0026gt; Alsazia 11. La Pavana (danza) 38:32 Italia 12. Polka Piquée (intro) 40:26 Francia \u0026gt; Alsazia / Lorena 12. Polka Piquée (danza) 41:54 Francia \u0026gt; Alsazia / Lorena 13. Le Maître de la Maison (intro) 44:40 Francia \u0026gt; Lorena \u0026gt; Pays Messin 13. Le Maître de la Maison (danza) 47:14 Francia \u0026gt; Lorena \u0026gt; Pays Messin 14. Scottisch (danza) 53:27 Germania / Boemia Appendice 01. Cover 00:10 02. Saluti e Buffet 55:50 03. Cover by Siriano 1:00:33 04. Playlist by Siriano 1:00:37 Note dell\u0026rsquo;Archivio # nessuna Osservazioni # nessuna ","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/video/dvd-005a/","section":"Video","summary":"Una festa francese del 1993 con Yves Hulot: branle rinascimentali, danze bretoni e alsaziane, quadriglia e scottisch.","title":"Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993","type":"video"},{"content":"","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/categories/video/","section":"Categories","summary":"","title":"Video","type":"categories"},{"content":"","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/video/","section":"Video","summary":"","title":"Video","type":"video"},{"content":"","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/cesare-e-francesca/","section":"Tags","summary":"","title":"Cesare E Francesca","type":"tags"},{"content":"","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/dvd-004/","section":"Tags","summary":"","title":"Dvd-004","type":"tags"},{"content":"","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/gruppo-turibio-baruzzi/","section":"Tags","summary":"","title":"Gruppo Turibio Baruzzi","type":"tags"},{"content":"","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/line-dance/","section":"Tags","summary":"","title":"Line Dance","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 004\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Line dance · 56:10 Quando il fiddle attacca e la voce di Mel McDaniel invita a buttare le scarpe sul pavimento, la pista si riempie in un istante. Louisiana Saturday Night è anzitutto una canzone country del 1981, scritta da Bob McDill; la line dance che porta lo stesso nome è una creatura successiva, nata nei circuiti del ballo country e poi entrata nei corsi, nei festival e nei repertori folk internazionali.\nLa portiamo nelle nostre serate come una festa semplice: file parallele, nessun partner, una sequenza che si ripete e un ritornello che tutti riconoscono. Ma raccontarla con onestà significa dire anche ciò che non è: non è una danza tradizionale cajun o creole della Louisiana, e non esiste una coreografia «originale» unica. Le versioni documentate sono molteplici - da quella folk attribuita a Joyce Hartsfield (1981, una parete) alle schede commerciali di Kathy Chang e Sue Hsu, Guylaine Bourdages, Noel Bradey, Karen Fishback - e ognuna ha la sua storia.\nIn Italia la incontriamo nei circuiti country line dance e western, non nei balfolk: è un ballo contemporaneo, solare e accessibile, che continua a far ballare insieme principianti e veterani.\nScheda sintetica # Nome proprio # Louisiana Saturday Night è anzitutto una canzone country; nel circuito della line dance il titolo del brano passa alla coreografia, secondo l\u0026rsquo;uso delle step sheet. Non esiste però una sola danza con questo nome: ogni versione va identificata con il proprio coreografo. Altri nomi e varianti # Louisiana Saturday Night - Kathy Chang e Sue Hsu (USA), agosto 2007: 32 tempi, 4 pareti, principianti. È la scheda più diffusa e verificabile. Louisiana Saturday Night - Guylaine Bourdages (Canada), novembre 2009: 32 tempi, 2 pareti, debuttanti, sulla versione di John Permenter. Louisiana Saturday Night - Noel Bradey (Australia): 32 tempi, 4 pareti, improver. Louisiana Saturday Night - Karen Fishback (USA), 2004: 64 tempi, 4 pareti, principianti. Louisiana Saturday Night - Guillaume Rouffelaers, 2009: 32 tempi, 4 pareti, con tag dopo il terzo e il quinto muro. Louisiana Saturday Night - Jean-Luc Vielvoye: 64 tempi, 4 pareti. Louisiana Saturday Night - Kitty Russell (USA, 2018): 16 tempi, 2 pareti, absolute beginner. Altre versioni circolanti: Maria Nix (32 tempi, 4 pareti), Audrey von Bieberstein (32 tempi), Paige Nieland per ISU LineDance (2015), Sylvie Carnoy. Versione folk - attribuita a Joyce Hartsfield (1981), una parete, diffusa nei campi internazionali da Glenn Bannerman (1983) e Yves Moreau (1984). Danze collegate ma distinte: Louisiana Kick di Bill Bader (64 tempi, upper beginner), Louisiana Get-Down di Helaine Norman (2023, 32 tempi, 4 pareti, absolute beginner), Get Down the Fiddle, Nostalgic Saturday Night, Louisiana Hop. Omonimia da non confondere: Louisiana Saturday Night di Tom T. Hall, incisa da Jimmy C. Newman nel 1967: è un altro brano, senza coreografia codificata. Traduzione e significato # «Sabato sera in Louisiana». Il titolo evoca il rito del fine settimana rurale del Sud: i parenti che arrivano al chiaro di luna, il fiddle, le scarpe buttate sul pavimento, il ballo in cucina fino all\u0026rsquo;alba. Il testo è un ritratto narrativo e umoristico, non una descrizione etnografica: la sua vivezza non dimostra che tutte le famiglie della Louisiana festeggiassero così, né che la danza sia antica. Area geografica e provenienza # La canzone nasce nel mercato country statunitense e porta la Louisiana nell\u0026rsquo;immaginario: le paludi, i cortili di campagna, Baton Rouge e Lafayette, l\u0026rsquo;area cajun e creole. McDill scrive però un brano country mainstream, non una registrazione tradizionale cajun o zydeco.\nLa coreografia appartiene ai circuiti country \u0026amp; western nordamericani - Stati Uniti, Canada, Australia - e da lì raggiunge l\u0026rsquo;Europa, il Giappone e i festival folk internazionali. Nessuna fonte documenta una nascita nelle comunità cajun o creole della Louisiana: il titolo è un riferimento culturale, non una prova di origine etnica.\nIn Italia vive nel circuito country line dance, nelle scuole e nei festival western; è invece assente o rarissima nei balfolk, orientati alle danze europee di tradizione orale.\nEpoca e anno di riferimento # 1977 - Don Williams incide per primo Louisiana Saturday Night nell\u0026rsquo;album Country Boy. maggio 1980 - Mel McDaniel registra il brano per l\u0026rsquo;album I\u0026rsquo;m Countryfied; marzo 1981 esce come terzo singolo per Capitol Nashville (lato B My Ship\u0026rsquo;s Comin\u0026rsquo; In), raggiungendo il n. 7 della classifica country di Billboard e il n. 21 in Canada. Durata: 2:23. 1981 - la versione folk a una parete è attribuita a Joyce Hartsfield; entra nei campi internazionali nel 1983 (Glenn Bannerman, University of the Pacific) e nel 1984 (Yves Moreau, Maine Folk Dance Camp). 1987 - Dolly Parton e Doug Kershaw la rilanciano in televisione al Dolly Show. 2004-2023 - fioritura delle coreografie commerciali: Fishback (2004), Chang e Hsu (2007), Bourdages e Rouffelaers (2009), video ISU LineDance (2015), Russell (2018), Norman (2023). 2018 - sequenza di line dance nella sesta stagione di The Americans. Le date delle schede indicano la pubblicazione, non la prima esecuzione: una data certa della «prima» coreografia non è documentata.\nOccasione e funzione sociale # Festa di comunità: honky-tonk, country bar, matrimoni, festival western, raduni e corsi. La funzione è ricreativa e inclusiva: si balla senza partner né invito, condividendo la stessa sequenza. Rituale sportivo in Louisiana: il brano suona prima di ogni partita casalinga dei LSU Tigers (Tiger Stadium, Baton Rouge) e dei Louisiana Ragin\u0026rsquo; Cajuns (Our Lady of Lourdes Stadium, Lafayette), per la convinzione che porti fortuna nelle gare del sabato sera. Spesso è seguito da Callin\u0026rsquo; Baton Rouge di Garth Brooks. Italia: serate country, stage di line dance e festival western (Voghera Country Festival, Sardinia Country Fest, Carnago Country Fest, fringe del Summer Jamboree), oltre ai corsi di associazioni e scuole FIDS. Fuori dal calendario rituale: non è legata a una ricorrenza tradizionale; è ballo sociale contemporaneo, pensato per il divertimento del fine settimana. Storia e origine # La vicenda va tenuta su due binari, perché la canzone e la danza hanno storie diverse.\nLa canzone (1977-1981): Bob McDill scrive un ritratto ironico e affettuoso del sabato sera rurale; Don Williams lo incide nel 1977, Mel McDaniel lo trasforma in successo country nel 1981. Il testo mescola fiddle, parenti, cortile, cane e ballo in cucina: un immaginario meridionale che il pubblico riconosce subito. Il contesto della line dance: tra fine anni Settanta e primi Ottanta nasce la prima generazione di coreografie country in linea (Tush Push, 1978; Texas Freeze, 1980). Il boom di Urban Cowboy e, più tardi, di Achy Breaky Heart (1992) porta il genere al grande pubblico; le step sheet e i video accelerano la standardizzazione. La versione folk: le fonti di danza folk attribuiscono a Joyce Hartsfield una coreografia del 1981 a una parete, insegnata nei campi internazionali da Glenn Bannerman (1983) e Yves Moreau (1984) e ancora documentata nel 2013 al Pasadena Earth \u0026amp; Arts Festival. Le versioni commerciali: dagli anni Duemila molti coreografi firmano schede indipendenti sullo stesso brano. Il titolo funziona come un contenitore: Chang e Hsu, Bourdages, Bradey, Fishback e altri propongono sequenze diverse, senza una versione «originale» universalmente accettata. Il mito da sfatare: l\u0026rsquo;idea di una danza tradizionale cajun o creole della Louisiana non ha riscontro documentario. La somiglianza del titolo con un luogo e una cultura non è prova di origine etnica. La catena di trasmissione è quindi quella di insegnanti, coreografi, schede e video, non quella di una tradizione di villaggio.\nNote etnocoreologiche # Tre livelli distinti: il paesaggio culturale evocato dal testo, la composizione country e le coreografie codificate. Confonderli è l\u0026rsquo;errore più frequente. Forma: file parallele, stessa direzione, nessun contatto; ciascuno è solista dentro il gruppo, ma l\u0026rsquo;effetto percepito è corale. La sequenza si ripete e si trasmette tramite corsi, schede e video. Lessico tecnico: grapevine (o vine), hitch, scuff, stomp, kick, shuffle, coaster step, pivot, jazz box, toe strut, rocking chair, heel digs, rolling vine. Parentele: affinità morfologica con le contra dance e le longways progressive anglo-americane, rielaborate con il lessico country. Non è documentato un legame con bourrée, mazurca o zydeco. Geometria: la versione Hartsfield a una parete è una scelta didattica di prima generazione, senza rotazioni; le versioni commerciali a quattro pareti introducono cambi di orientamento, tag e restart, aumentando la complessità spaziale. Divulgatori e gruppi di riferimento # Coreografi e insegnanti: Joyce Hartsfield; Kathy Chang e Sue Hsu; Guylaine Bourdages; Noel Bradey; Karen Fishback; Guillaume Rouffelaers; Jean-Luc Vielvoye; Kitty Russell; Bill Bader; Helaine Norman; Maria Nix; Audrey von Bieberstein. Didattica e video: Paige Nieland con ISU LineDance (2015); il canale Dancinjim11 (2017) per la versione Chang/Hsu; l\u0026rsquo;Ohio 4-H Teen Leadership Council per i contesti educativi. Circuito folk internazionale: Pasadena Folk Dance Coop, Glenn Bannerman, Yves Moreau e Andrew Carnie (Folk Dance Musings). Italia: associazioni e scuole di country line dance, tra cui Country Village (Granarolo) e West Umbria (Perugia); Irene Ottello firma Night of Louisiana (2016) sulla versione di Robert Mizzell. Nota: non esistono divulgatori etnocoreologici istituzionali di questa danza; la trasmissione è affidata a insegnanti, coreografi e piattaforme di schede. Formazione e tipologia # Line dance: partecipanti disposti in una o più file parallele, tutti orientati nella stessa direzione, senza partner e senza contatto. Tipologia: country line dance ricreativa di prima generazione, con livello prevalente principianti o absolute beginner. Pareti: una parete nella versione folk di Hartsfield; due pareti in Bourdages e Russell; quattro pareti in Chang/Hsu, Bradey e Fishback. Costante e variabile: la formazione resta la stessa; cambiano geometria, conteggi e difficoltà secondo la coreografia scelta. Struttura della danza # Prendiamo come riferimento la versione di Chang e Hsu (32 tempi, 4 pareti), la più diffusa e verificabile:\nGrapevine doppio (8 tempi): grapevine a destra con hitch del ginocchio sinistro; grapevine a sinistra con quarto di giro a sinistra e hitch. Avanti e indietro (8): tre passi avanti e calcio con battito di mani; tre passi indietro e tocco accanto al piede con battito. Rolling vine (8): giro completo a destra con quarti e mezzo giro, tocco e applauso; lo stesso a sinistra. Toe strut e jazz box (8): due toe strut avanti, poi jazz box; si riparte dalla parete successiva. Altre versioni cambiano il disegno:\nHartsfield (1 parete): frasi da 8 tempi con grapevine e scuff/stomp, calci alternati, camminata indietro, hitch e touch; nessun bridge o restart. Fishback (64 tempi, 4 pareti): vine, heel struts, passi rapidi indietro, pivot di mezzo giro e quarto di giro, coaster step. Bader, Louisiana Kick (64 tempi): weave di otto passi a destra e a sinistra, calci verso gli angoli, sequenza avanti-insieme-avanti. Bourdages (32 tempi, 2 pareti): heel-hook-heel-hitch, coaster step, passi avanti con applausi e quarti di giro. Metro e struttura musicale # Metro: 4/4, andamento vivace da two-step/honky-tonk. Tempo: circa 174 BPM nella maggior parte delle schede; le rilevazioni variano tra 164 e 185 BPM secondo l\u0026rsquo;incisione e la versione ballata. Frasi: struttura strofa-ritornello con frasi regolari di 8 tempi, che guidano i cambi di passo e di parete. Attacco: alcune versioni partono dopo l\u0026rsquo;introduzione (16 tempi dopo il «Well» nella versione di Robert Mizzell); Bader indica l\u0026rsquo;ingresso sul rullante. Durata: 2:23 nell\u0026rsquo;incisione di Mel McDaniel del 1981. I 32 tempi descrivono la sequenza, non la durata del brano. Strumenti e stile musicale # Organico: fiddle, banjo, chitarra acustica ed elettrica, pedal steel guitar, basso, batteria, pianoforte da bar. Stile: country degli anni Ottanta con venature bluegrass e cajun; produzione mainstream, armonie vocali e voce colloquiale di Mel McDaniel, con intercalari e risate. Attenzione: non è una registrazione tradizionale cajun o zydeco; è country con «sapore» di bayou. Cover: le versioni di Don Williams e Robert Mizzell, usate spesso per ballare, hanno un suono più moderno e il fiddle in primo piano. Autori e compositori # Brano: testo e musica di Bob McDill (Robert Lee McDill, Beaumont, Texas, 1944), autore di 31 numeri uno country e introdotto nella Country Music Hall of Fame nel 2023. Produzione di Larry Rogers per Capitol Nashville. Interpreti: prima incisione di Don Williams (1977); versione di riferimento di Mel McDaniel (1980-1981). Il brano è stato inciso anche dai Nitty Gritty Dirt Band e da Robert Mizzell. Coreografie: autori distinti dal brano; le firme principali sono Hartsfield, Chang e Hsu, Bourdages, Bradey, Fishback, Bader e Norman. Omonimia: il Louisiana Saturday Night di Tom T. Hall, inciso da Jimmy C. Newman nel 1967, è un\u0026rsquo;altra canzone. Aneddoti e curiosità # Il testo: «Get down the fiddle and get down the bow / kick off your shoes and throw \u0026rsquo;em on the floor / dance in the kitchen till the mornin\u0026rsquo; light». Compaiono anche il cortile con il tronco, il fucile a una canna, il cane con un occhio solo, i parenti al chiaro di luna, i fratelli Bill e Jack con birra e un opossum in un sacco, quindici bambini sotto la luce del portico. Un verso diventato indicazione coreografica: «Kick off your shoes\u0026hellip;» è usato in molte scuole come cue per il calcio e il battito di mani. Attribuzioni errate: il brano è spesso assegnato ad Alabama o ai Nitty Gritty Dirt Band; una versione video intitolata «Alabama Louisiana Saturday Night» circola ancora oggi e alimenta l\u0026rsquo;equivoco. L\u0026rsquo;omonimo del 1967: il brano di Tom T. Hall inciso da Jimmy C. Newman non ha nulla a che vedere con quello di McDill. TV e sport: Dolly Parton e Doug Kershaw nel 1987; l\u0026rsquo;uso pre-partita alla LSU e a Lafayette, dove il brano segue spesso Callin\u0026rsquo; Baton Rouge; la sigla di Music Machine su WHN (New York) e di The Outdoorsman Show su WWL (New Orleans). Cultura pop: la citazione slurred in Duck Dynasty e la scena di line dance nella sesta stagione di The Americans (2018). Presenza nei media e nella cultura di massa # Radio e discografia: classico delle radio country, presente in raccolte e compilation di line dance. Video e tutorial: il video ISU LineDance (2015) è il riferimento didattico più citato; Dancinjim11 (2017) documenta la versione Chang/Hsu; numerosi tutorial circolano su YouTube e TikTok. Sport e televisione: l\u0026rsquo;uso pre-partita alla LSU e a Lafayette, la sigla di Music Machine, la citazione in Duck Dynasty e la scena di The Americans. Distinzione necessaria: la notorietà del brano non prova l\u0026rsquo;antichità della danza; la coreografia vive nei tutorial, nei festival e nelle serate country, non in una tradizione etnografica. Difficoltà e adattamenti # Livelli: da absolute beginner (Kitty Russell, 16 tempi) a principianti (Chang/Hsu, Bourdages, Fishback), fino a improver (Bradey) e upper beginner (Bader). Difficoltà iniziali: cambi di peso, grapevine, rolling vine con giri, sincronizzazione di tocchi e applausi, memoria dei tag e dei restart. Didattica: prima i passi senza musica, poi il conteggio a otto, infine il brano; per i gruppi misti si semplificano i giri, si sostituiscono gli hitch con touch e si mantiene l\u0026rsquo;orientamento condiviso. Adattamenti: riduzione dei giri, versioni a una parete per i principianti assoluti, scarpe comode e pavimento in legno. Nota: le semplificazioni sono scelte didattiche, non varianti storiche documentate. Diffusione in Italia # Balfolk: assente o rarissima. Il balfolk italiano privilegia danze europee di tradizione orale (mazurca, scottish, bourrée, chapelloise) e musiche acustiche dal vivo. Circuito country: è qui che la danza vive, tra associazioni western, scuole FIDS e di American dance, serate a tema e festival (Voghera Country Festival, Sardinia Country Fest, Carnago Country Fest, fringe del Summer Jamboree). Repertorio: viene insegnata soprattutto come pezzo per principianti e come memoria storica della line dance; nei circuiti contemporanei prevalgono coreografie UCWDC più recenti e balli di coppia country. Adattamenti locali: semplificazione dei conteggi, tag e restart per adattarsi alle diverse versioni musicali, sostituzione degli hitch con touch. Una firma italiana: Night of Louisiana di Irene Ottello (2016), sulla versione di Robert Mizzell, è una coreografia italiana sullo stesso brano, con titolo proprio. Conclusione: non è una danza tradizionale italiana né una pratica consolidata del balfolk; può comparire in feste ed eventi folk come intrattenimento. Note di ricerca e fonti # Metodo. La ricostruzione separa la storia del brano da quella delle coreografie. Per il brano le fonti discografiche sono solide; per le coreografie disponiamo di step sheet, video e testimonianze di danza folk, non di studi etnocoreologici accademici specifici. Le opere di Betty Casey (International Folk Dancing U.S.A.) e di Phil Jamison (Hoedowns, Reels, and Frolics), citate dalla ricerca su libri, inquadrano la storia della country dance; per questa coreografia non offrono però una scheda verificabile.\nFonti verificate.\nWikipedia (EN) per autore, incisioni, singolo, classifica, durata e usi culturali [9]. CopperKnob per Chang e Hsu (32 tempi, 4 pareti, principianti, agosto 2007) [3], Bradey (32/4, improver) [4] e Fishback (64/4, principianti) [5]. Scuff \u0026amp; Hitch per Bourdages (32 tempi, 2 pareti, debuttanti, novembre 2009) [6]. Folk Dance Musings di Andrew Carnie e Folk Dance Federation of California per la versione folk attribuita a Hartsfield e la ripresa di Pasadena 2013 [7] [8]. Country Music Hall of Fame per Bob McDill [10]. ISU LineDance per la versione didattica del 2015 [1]. Discrepanze e correzioni.\nPrima incisione: 1977 (discografie) contro 1974 (una risposta). Vale il 1977, album Country Boy di Don Williams. Chang e Hsu: 4 pareti (CopperKnob, verificato) contro 2 pareti (una risposta). La scheda ufficiale indica 32 tempi, 4 pareti, principianti, agosto 2007, musica di Mel McDaniel. Tempo: circa 174 BPM nella maggior parte delle fonti, con oscillazioni tra 164 e 185 BPM secondo l\u0026rsquo;incisione; due risposte indicano 120-132 BPM, valore probabilmente dovuto a un conteggio dimezzato o a un altro arrangiamento. Coreografia «originale» del 1981: l\u0026rsquo;attribuzione a Joyce Hartsfield è documentata dalle fonti di danza folk, ma non esiste una scheda universalmente accettata né una conferma accademica; le versioni commerciali sono autonome. Origine cajun/creole: mito popolare, non documentato. Il brano è country mainstream con riferimenti alla Louisiana. Attribuzione ad Alabama o Nitty Gritty Dirt Band: errata. Omonimo del 1967: il brano di Tom T. Hall inciso da Jimmy C. Newman è estraneo alla storia di questa danza. Dettagli del testo: alcune sintesi aggiungono «Tetons», «bayou» o la vasca di zinco; la registrazione di McDaniel non li contiene. Il testo cantato parla di cortile, tronco, fucile, cane con un occhio solo, parenti al chiaro di luna, opossum in un sacco e ballo in cucina. Date delle schede: indicano la pubblicazione, non la prima esecuzione. Aree grigie. La diffusione italiana è documentata da locali, festival e insegnanti, ma non esiste una mappatura sistematica; la presenza nei balfolk è coerentemente esclusa dalle fonti. Non sono state trovate fonti accademiche che leghino questa line dance a una tradizione coreutica storica della Louisiana.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # • Honky Tonk Un honky-tonk è, oggi, soprattutto un bar o sala da ballo statunitense in cui si suona country music, spesso con musica dal vivo, bevande alcoliche e un pubblico operaio o rurale. Il termine indica però anche un genere musicale nato in quei locali.\nIl locale # Storicamente gli honky-tonks erano locali popolari e spesso malconci del Sud e del Sud-Ovest degli Stati Uniti — Texas, Oklahoma e stati vicini — luoghi dove si beveva, si ballava e si ascoltavano musicisti dal vivo.\nNon erano locali eleganti: l\u0026rsquo;atmosfera era rustica, rumorosa e conviviala, fatta di legno consumato, luci basse, juke-box, birra versata senza troppe cerimonie e pianoforti spesso fuori accordo o con tasti rotti. Il termine compare già in un giornale di Fort Worth, Texas, nel 1889, ma la sua etimologia resta incerta e le spiegazioni sull\u0026rsquo;origine della parola sono ancora dibattute.\nNel cinema, l\u0026rsquo;honky-tonk è diventato un luogo archetipico della America rurale e ribelle: un microcosmo dove la musica tiene insieme la comunità, ma dove la tensione può esplodere in qualunque momento. È esattamente questo immaginario che Il duro del Road House (1989) trasforma in mito pop con il Double Deuce, il leggendario locale di Jasper, Missouri, esplicitamente descritto come un \u0026ldquo;rough-and-tumble honky-tonk\u0026rdquo;.\nPatrick Swayze, nei panni del filosofo-buttafuori Dalton, vi arriva per riportare l\u0026rsquo;ordine in un bar dominato da risse, soprusi e clientela pericolosa; ma il vero cuore pulsante del film è la musica dal vivo della Jeff Healey Band, con il chitarrista canadese cieco Jeff Healey che trasforma il palco del Double Deuce in un tempio di blues-rock e Southern rock. Il locale non è dunque un honky-tonk country in senso stretto: è piuttosto una roadhouse d\u0026rsquo;azione, un dive bar ruvido e cinematografico, dove il suono della chitarra di Healey, la presenza carismatica di Swayze e le risse coreografate hanno creato uno dei locali immaginari più amati della storia del cinema.\nIl genere musicale # Per honky-tonk music si intende una corrente del country, molto ritmica e danzabile, che si affermò soprattutto negli anni Quaranta e Cinquanta. Usa tipicamente chitarra, fiddle, steel guitar, basso e batteria, con testi spesso dedicati a amore, solitudine, bar, lavoro e vita quotidiana.\nTra i nomi fondamentali del genere figurano Hank Williams, Ernest Tubb e Lefty Frizzell.\nIl pianoforte honky-tonk # Esiste anche l\u0026rsquo;honky-tonk piano: uno stile percussivo e vivace derivato dal ragtime, caratterizzato da un suono brillante, leggermente stonato o \u0026ldquo;jangly\u0026rdquo;, che richiama i vecchi pianoforti da saloon.\nPerché è rilevante per la line dance # Gli honky-tonk sono uno dei contesti sociali in cui la line dance country si è sviluppata e si pratica ancora: file di ballerini, musica country dal vivo o da juke-box, passi semplici e ballabili. Quindi, quando una coreografia come Louisiana Saturday Night viene definita \u0026ldquo;country\u0026rdquo;, il suo ambiente culturale di riferimento è proprio quello dell\u0026rsquo;honky-tonk più che quello di una danza folklorica tradizionale.\nRiferimenti e link # [1] \u0026lsquo;Louisiana Saturday Night\u0026rsquo; Line Dance - ISU LineDance Video didattico del 2015: una versione per principianti della line dance, presentata da ISU LineDance e attribuita a Paige Nieland. [2] Louisiana Saturday Night - Mel McDaniel (audio) Il brano di Mel McDaniel (Capitol Nashville, 1981) su cui si balla la line dance. [3] Louisiana Saturday Night - Kathy Chang e Sue Hsu, CopperKnob Scheda di riferimento: 32 tempi, 4 pareti, livello principianti, agosto 2007; documenta la sequenza dei passi. [4] Louisiana Saturday Night - Noel Bradey, CopperKnob Versione internazionale da 32 tempi, 4 pareti, livello improver. [5] Louisiana Saturday Night - Karen Fishback, CopperKnob Versione da 64 tempi, 4 pareti, livello principianti, sulla registrazione di Don Williams. [6] Louisiana Saturday Night - Guylaine Bourdages, Scuff \u0026amp; Hitch Scheda francese della coreografia di novembre 2009: 32 tempi, 2 pareti, debuttanti, sulla versione di John Permenter. [7] Louisiana Saturday Night (USA) - Andrew Carnie, Folk Dance Musings Note sulla versione folk affine alla coreografia attribuita a Joyce Hartsfield (1981, una parete). [8] Louisiana Saturday Night (USA) - Folk Dance Federation of California Documentazione della danza eseguita al Pasadena Earth \u0026amp; Arts Festival 2013 dalla Pasadena Folk Dance Coop. [9] Louisiana Saturday Night - Wikipedia EN Voce sul brano: autore, incisioni, singolo del 1981, classifica, usi radiofonici, sportivi e televisivi. [10] Bob McDill - Country Music Hall of Fame Profilo dell\u0026rsquo;autore del brano, introdotto nella Country Music Hall of Fame nel 2023. [11] Night of Louisiana - Irene Ottello (PDF) Scheda della coreografia italiana del 2016 sulla versione di Robert Mizzell, esempio della presenza del brano nei circuiti line dance italiani. ","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/louisiana-saturday-night/","section":"Danze","summary":"Line dance country contemporanea nata sul brano omonimo di Mel McDaniel (1981): più coreografie, nessuna versione «originale» unica e una presenza viva nei circuiti country italiani.","title":"Louisiana Saturday Night - Line Dance Country","type":"danze"},{"content":"","date":"17 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/stati-uniti/","section":"Tags","summary":"","title":"Stati Uniti","type":"tags"},{"content":"","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/bulgaria/","section":"Tags","summary":"","title":"Bulgaria","type":"tags"},{"content":"","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/contra-dance/","section":"Tags","summary":"","title":"Contra Dance","type":"tags"},{"content":"","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/grecia/","section":"Tags","summary":"","title":"Grecia","type":"tags"},{"content":"","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/israele/","section":"Tags","summary":"","title":"Israele","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 004\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 15:34 Kalamatianos (Καλαματιανός) è la danza che, più di ogni altra, chiama insieme la Grecia: appena la musica intona il suo 7/8 asimmetrico, le mani si cercano e la catena si forma da sola, nelle piazze dei panigyria come ai matrimoni, in patria come nella diaspora.\nÈ un syrtós - danza «trascinata», dal verbo sýro, «tirare» - ma con l\u0026rsquo;andatura saltellante e festosa che gli dà il ritmo eptasemo (3+2+2).\nIl nome viene da Kalamata, in Messenia, e dai celebri fazzoletti di seta che il capofila ancora oggi tiene per guidare il secondo danzatore: quel mandili è il legame vivo fra l\u0026rsquo;artigianato della città e la memoria danzante.\nIn Italia la incontriamo soprattutto grazie alle comunità elleniche e alle associazioni di amicizia italo-greca, negli stage di danze greche e balcaniche: fuori dal circuito balfolk «classico», ma sempre presente, come una porta che si apre sul Mediterraneo.\nScheda sintetica # Nome proprio # Kalamatianós (Καλαματιανός), nella forma completa Syrtós Kalamatianós (Συρτός Καλαματιανός). In Grecia è spesso chiamato semplicemente Syrtós, essendo la variante più celebre della famiglia dei syrtá.\nIl termine indica insieme la danza, il genere musicale (kalamatianó) e i singoli brani: «Kalamatianos» non è dunque soltanto il nome di una coreografia.\nAltri nomi e varianti # Syrtós ho Peloponnḗsios (Συρτός ὁ Πελοποννήσιος, «il syrtos del Peloponneso») - nome ottocentesco della danza. Syrtós Kalamatianós, Syrtos Peloponnesiakos, Kalamatiano (forma ridotta), Calamatiano / «calamatianò» (italianizzazioni). In alcune aree della Rumeila Kagelli, o semplicemente Syrtós. Varianti regionali di stile e di repertorio (Nasso, Kalymnos, Macedonia occidentale, Creta), che mantengono la struttura di base. Omonimie: il kalamatianó è anche il genere musicale; il nome richiama le olive e la città di Kalamata; il canto Mandili Kalamatiano è spesso usato come sinonimo della danza stessa. In Italia non esiste una denominazione propria: si usa il nome greco, talvolta italianizzato. Traduzione e significato # «Di Kalamata», «kalamatiano» (dal suffisso greco -ianós). Il legame con la città della Messenia non è però una prova d\u0026rsquo;origine: i musicisti popolari chiamavano così la danza perché i versi cantati parlavano dei mandili kalamatiáni, i fazzoletti di seta prodotti a Kalamata.\nSyrtós viene dal verbo sýro («tirare, strascicare») e allude al carattere trascinato del passo. La traduzione letterale del nome completo è quindi «syrtos di Kalamata» o «syrtos dei fazzoletti di Kalamata».\nArea geografica e provenienza # Grecia. L\u0026rsquo;area d\u0026rsquo;origine tradizionalmente indicata è il Peloponneso, in particolare la regione di Kalamata-Messenia; la danza è però oggi panellenica, diffusa in tutta la Grecia continentale e insulare, a Cipro e nelle comunità della diaspora (Stati Uniti, Canada, Australia, Germania, Regno Unito).\nL\u0026rsquo;etnocoreologia avverte che il toponimo non basta a dedurne l\u0026rsquo;origine: la danza è propria della Grecia continentale e già nel XIX secolo circolava oltre i confini regionali.\nItalia: nessuna tradizione autoctona né adattamento locale documentato; la presenza è legata alle comunità elleniche e ai circuiti di danza greca.\nEpoca e anno di riferimento # Antichità (contesto rivendicato): danze in cerchio aperto descritte nell\u0026rsquo;Iliade e l\u0026rsquo;hórmos spartano citato da Senofonte e Luciano - cornice culturale, non continuità documentata. XVIII-XIX secolo: formazione della danza come forma riconoscibile e codificata, in area messiniaca; nel XIX secolo è attestata come Syrtós ho Peloponnḗsios. XIX-XX secolo: il nome Kalamatianos si afferma; la danza diventa simbolo nazionale e entra nei programmi scolastici. 3 marzo 1926: documentata fotograficamente nell\u0026rsquo;atrio dello Zappeion di Atene. 2024: iscrizione nel National Inventory of Intangible Cultural Heritage of Greece. Occasione e funzione sociale # Danza di festa e di comunità. Si balla a matrimoni, battesimi, panigyria (feste patronali), Pasqua, ricorrenze civili e nazionali, raduni della diaspora - e nei laboratori di danza greca all\u0026rsquo;estero.\nFunzione: coesione sociale e identità collettiva. La catena aperta accoglie chiunque, di qualsiasi età ed esperienza. Danza di apertura e di chiusura: spesso apre la festa; a Ólympos chiude il glénti, all\u0026rsquo;alba, quando restano i più giovani e la presa si allenta. Inclusività: è una delle poche danze greche tradizionali in cui uomini e donne ballano insieme fin dall\u0026rsquo;origine, e il posto di capofila non è precluso a nessuno. In Italia: assume una funzione ricreativa e interculturale, spesso come danza «di accoglienza» nei laboratori. Storia e origine # Credenza popolare. La discendenza diretta dalle danze dell\u0026rsquo;antichità (l\u0026rsquo;Iliade, l\u0026rsquo;hórmos spartano) è una narrazione identitaria suggestiva, ma non supportata come attestazione documentale. Si tratta di una parentela tipologica, non di una filiazione ininterrotta.\nRicostruzione storica.\nLa forma riconoscibile nasce in età moderna, probabilmente tra XVIII e XIX secolo, in area messiniaca. Nel XIX secolo è nota come Syrtós ho Peloponnḗsios; la sua fortuna si lega al canto Mantili Kalamatiano, che celebra la seta di Kalamata (industria fiorente in età ottomana e post-ottomana). Diventa danza panellenica attraverso la scuola, la mobilità di funzionari e militari peloponnesiaci e la diffusione urbana: danza del Sud liberato per primo, assurge a simbolo nazionale. Nel XX secolo arrivano la notazione accademica e la messa in scena (Lykeion ton Ellinidon, 1911; Dora Stratou, 1953); i rifugiati dell\u0026rsquo;Asia Minore contribuiscono a fondere e standardizzare alcuni repertori. Note etnocoreologiche # Appartiene alla grande famiglia delle danze in catena aperta (open circle / chain dance), balcanico-mediterranea.\nFormazione: catena aperta o semicerchio, danzatori per mano (tradizionalmente la destra sopra la sinistra), disposizione mista; presa alta a «W» o bassa a «V» secondo il contesto. Senso di marcia: antiorario. Capofila (protokorifeos, protostatis): guida la direzione e l\u0026rsquo;andatura, improvvisa variazioni, fioriture, giri, salti e accosciate (tsakismata), spesso tenendo il secondo danzatore per un fazzoletto (mandili). Ultimo danzatore: segna il ritmo senza variazioni, come un\u0026rsquo;«ancora» temporale della catena. Passo: il medesimo del syrtos, ma il metro 7/8 cambia il feel: più ondulato e «trascinato» nel syrtos in 4/4, più saltellante e bouncé nel Kalamatianos. Sicurezza e inclusività: chi entra nella catena non ha bisogno di conoscere figure, solo di seguire il vicino. Divulgatori e gruppi di riferimento # Grecia\nLykeion ton Ellinidon (Lyceum Club of Greek Women, 1911) e la sua sezione di Kalamata, che ha coordinato la candidatura all\u0026rsquo;Inventario Nazionale. Dora Stratou Dance Theatre (Atene, 1953): ricerca, didattica e archivi. Archivio di Musica Tradizionale Greca (Simon Karas); Ministero della Cultura e Direzione del Patrimonio Culturale Immateriale. Studiosi: Giorgos H. Lykesas (Oi Ellinikoi Horoi, 1993), Yvonne Hunt (1996), Dora Stratou, Lambros Liavas, Irene Loutzaki, Nikos Vavritsas, Maria Koutsouba, Lily Antzaka-Weis. Divulgazione internazionale: Athan Karras, Theodore Petrides, folk dance camps nordamericani ed europei. Italia\nComunità Ellenica di Parma e Reggio Emilia: corsi regolari con il maestro Zacharias Krypotos «Akis». Associazione Piemonte-Grecia (Torino): dal 2009 stage e corsi base e avanzati (insegnante Vassilis Polizois); il gruppo danze, membro CID-UNESCO, conta oltre 150 esibizioni. Centro Ellenico di Cultura, Comunità Elleniche di Roma, Milano, Napoli, Bari, Taranto, Trieste, Bologna; Archivio La Prilla; portale DanzaSi. Insegnanti e collettivi di danze balcaniche e internazionali (es. Roberto Bagnoli, Francesca Trenta); festival come Andros, Xirò e Carpino Folk Festival. Nota: le comunità Griko della Grecìa Salentina e di Bovesia non praticano il Kalamatianos come danza propria (il loro repertorio comprende pizzica, tarantella e balli locali). Formazione e tipologia # Formazione: catena aperta o semicerchio, mista, con danzatori per mano; numero ad libitum, da 4-5 persone fino a catene di decine di partecipanti nelle feste. Capofila all\u0026rsquo;estremità destra, ultimo danzatore a chiudere la catena.\nTipologia: syrtos festivo panellenico - chain dance di area balcanico-mediterranea. Non è danza di coppia né quadriglia; la rotazione è prevalentemente antioraria, con possibilità di entrare e uscire dalla catena.\nStruttura della danza # Il passo base è un ciclo di 12 passi su 4 battute di 7/8, che si ripete per tutta la durata del brano: 10 passi in avanti (antiorari) e 2 passi indietro (orari), quest\u0026rsquo;ultimi come «respiro» che dà elasticità alla catena.\nConteggio didattico: «lento-lento-lento, veloce-veloce-veloce» (o «lungo-corto-corto»); negli stage italiani si usa anche «1-2-3, 1-2, 1-2». Schema esemplificativo (una delle descrizioni diffuse): passo laterale a destra; incrocio del sinistro dietro al destro; passo laterale a destra; passo a sinistra; passo a destra; piccolo incrocio del sinistro davanti; passo a destra; poi piccoli passi alternati in leggera elevazione a chiudere il ciclo. Nessuna figura obbligatoria: la sequenza è mono-sezionale e ripetitiva; il capofila vi innesta variazioni, salti sul tempo lungo, accosciate, incroci e giri, la catena mantiene il passo base. La danza non ha durata predeterminata: continua finché continua la musica. Metro e struttura musicale # Metro eptasemo in 7/8, scomposizione 3+2+2: una semiminima puntata seguita da due semiminime (lento-veloce-veloce). Corrisponde a tre appoggi per battuta e, in terminologia musicologica, alla famiglia dei ritmi aksak; nella metrica antica è l\u0026rsquo;epitrito secondo.\nCiclo: 4 battute per il motivo base (12 passi). Forma: strofica, con frasi di 4, 8 o 16 battute, ritornelli e intermezzi strumentali; testo cantato in dimotiká (greco demotico). Tempo: da moderato a brillante, circa 110-130 BPM. Differenza con il syrtos: quello «classico» è in 4/4, più lento e solenne; il Kalamatianos è più rapido e saltellante. Strumenti e stile musicale # Organico tradizionale variabile per regione:\nklarino (clarinetto) - voce melodica principale; violino (violi); laouto (liuto a manico lungo) - funzione armonico-ritmica; santouri (salterio); percussioni: daouli (tamburo a doppia faccia), toubeleki, defi/daf (tamburello); in area cretese e macedone la lyra; nei contesti urbani e da taverna il bouzouki; gaida (cornamusa) e fisarmonica dove attestate. Lo stile è dimotikó, con melodie modali (drómoi vicini a hijaz o rast), ornamentazioni e melismi vocali, e un\u0026rsquo;andatura bouncing che si riflette nel passo saltellato. Canto solista e corale con ritornelli partecipati.\nAutori e compositori # Di tradizione orale: nessun autore o compositore documentato per la danza né per il genere. Melodie e testi sono tramandati e rielaborati collettivamente.\nBrani di riferimento del repertorio: Mantili Kalamatiano («Fazzoletto di Kalamata»), Samiotissa («La ragazza di Samo»), Milo Mou Kokkino («Mela mia rossa»), To Papaki, Mou Pariggile To Aidoni, I Gerakina, Ola Ta Poulakia, O Haralambis (spesso nuziale), Mekapses Yitonissa.\nElaborazioni moderne: brani éntekhno e laïkó in 7/8 (Mimis Plessas, Stamatis Kraounakis, Stavros Xarchakos), rielaborazioni per banda e orchestra (es. Franco Cesarini) e interpretazioni di cantanti come Glykeria - adattamenti d\u0026rsquo;autore, non composizioni originali della danza.\nAneddoti e curiosità # Il fazzoletto (mandili) non è un accessorio scenico ma uno strumento di conduzione: il «passaggio del fazzoletto» a un altro danzatore segnala il cambio di guida, momento di riconoscimento e rispetto. Richiama le sciarpe di seta di Kalamata celebrate dal canto Mantili Kalamatiano. Feste che durano ore: in molti panigyria il Kalamatianos può protrarsi a lungo, con avvicendamento continuo di danzatori che entrano ed escono dalla catena senza interromperne il flusso. Dal folk alla musica colta e pop: Dave Brubeck usò una variante del 7/8 in Unsquare Dance (con la battuta divisa 4+3); Donald Swann ne adottò il ritmo in Requiem for the Living; Cat Stevens scrisse Ruby Love in 7/8 con marcato sapore greco. Kalamata 2017: tentativo di record Guinness con centinaia di danzatori riuniti in città. Attenzione al Sirtaki: è una coreografia teatrale creata nel 1964 per Zorba il greco (musica di Mikis Theodorakis), ispirata a Syrtos e Hasapiko, ma non è una danza tradizionale né coincide con il Kalamatianos. In Grecia si dice che «se sai il Kalamatianos, sai ballare a un matrimonio greco». Presenza nei media e nella cultura di massa # Cinema: celebre la scena finale de Il mio grosso grasso matrimonio greco (2002), in cui il cast danza un Kalamatianos su Orea Pou Ine I Nifi Mas. Discografia etnografica: l\u0026rsquo;antologia Music of Greece della National Geographic Society (1968) include Mekapses Yitonissa; numerose playlist raccolgono kalamatianá (es. «Kalamatiana: Greek Rhythms»). Istituzioni: Teatro Dora Stratou sull\u0026rsquo;Acropoli, cerimonie olimpiche (Atene 2004), festival e rassegne della diaspora. Bande e orchestre: l\u0026rsquo;esecuzione della United States Marine Band «Kalamatianos (Greek Dance) - Dance in 7/8 time from Kalamata» testimonia la fortuna internazionale del brano-tipo. Web: innumerevoli tutorial, riprese di matrimoni e feste reali su YouTube, che costituiscono un archivio visivo vivo. In Italia: presentazioni in spettacoli e rassegne dedicate alla Grecia (es. lo spettacolo Hellas a Castenaso) e nelle serate delle comunità greco-ortodosse; nessuna presenza di rilievo in produzioni di largo consumo. Difficoltà e adattamenti # Catena (base): difficoltà bassa. Il passo è ripetitivo e si impara per assimilazione seguendo il vicino; famoso il conteggio «lento-lento-lento, veloce-veloce-veloce». Capofila: difficoltà medio-alta. Richiede repertorio di variazioni, senso musicale e capacità di improvvisare rispettando la fraseologia (salti, tsakismata, giri). Il vero scoglio: l\u0026rsquo;assimilazione del 7/8 asimmetrico, non intuitivo per chi è cresciuto su metri pari (4/4, 2/4). Consigliato ascoltare a lungo il brano prima di danzarlo, per «sentire» l\u0026rsquo;accento del gruppo di tre. Adattamenti (Italia): cerchio più raccolto e presa a «V» bassa per i neofiti; ritmo rallentato didatticamente; riduzione delle variazioni del capofila; basi musicali registrate per isolare il ritmo; conteggio verbale esplicito; uso della danza come «danza di accoglienza». Nessuna coreografia fissa imposta: la ricchezza sta nella relazione fra il capofila e la catena, non in una sequenza codificata. Note di ricerca e fonti # Discrepanze riscontrate tra le risposte.\nRadici antiche: il collegamento con Omero e con l\u0026rsquo;hórmos descritto da Senofonte e Luciano è trattato da alcune schede come «eredità diretta» e da altre come credenza identitaria o parentela tipologica. Qui è presentato come cornice culturale, non come continuità documentata. Origine geografica dal nome: l\u0026rsquo;attribuzione a Kalamata-Messenia è tradizionale, ma alcune schede ricordano che il toponimo non è prova d\u0026rsquo;origine (erano i versi cantati sui mandili a dare il nome). Descrizione del passo base: le schede danno schemi descrittivi diversi, senza però contraddire la struttura 10 passi avanti + 2 indietro. Equivoci da sfatare. Il Kalamatianos non è il Sirtaki (coreografia teatrale del 1964) e non è il Syrtos «classico» in 4/4: con quest\u0026rsquo;ultimo condivide i passi, non il metro. Il nome, inoltre, designa insieme danza, genere musicale e singolo canto.\nItalia. Non esiste una tradizione autoctona né una mappatura completa degli stage: la presenza è reale ma legata a comunità elleniche, associazioni italo-greche e circuiti di danza greca/balcanica. La voce resta aperta a segnalazioni di caller, insegnanti e danzatori (programmi, registrazioni, testimonianze verificabili).\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Katevas - Greek Folk Dances (Kalamatiana) / Καλαματιανά Esecuzione di riferimento: medley di canti kalamatianá (incluso Mandili Kalamatiano) con danza tradizionale in catena. [2] Greek Dance 101 - Kalamatiano (video didattico) Lezione sul passo base del kalamatiano, utile per osservare il ciclo di 12 passi e il conteggio del 7/8. [3] Greek Dancing - Kalamatiano (lezione) Dimostrazione didattica del passo base e della formazione in catena aperta. [4] Kalamatianós Dance - National Inventory of Intangible Cultural Heritage of Greece Scheda ufficiale del Ministero della Cultura greco: iscrizione nell\u0026rsquo;Inventario Nazionale nel 2024, descrizione etnocoreologica e musicologica, documentazione audiovisiva. [5] Kalamatianos - National Inventory of Intangible Cultural Heritage of Greece, scheda completa (PDF, EN) Documento ufficiale con storia, ritmo 7/8 (3+2+2), diffusione, bibliografia e apparato documentario. [6] Kalamatianos - Wikipedia (EN) Voce enciclopedica ben referenziata: 12 passi su 4 battute, 10 passi avanti e 2 indietro, nome ottocentesco Syrtós ho Peloponnḗsios, rapporto con il syrtos in 4/4, riferimenti a Omero, Senofonte e Luciano. [7] Kalamatianos - Encyclopaedia Britannica Voce enciclopedica che classifica il Kalamatianos come danza a catena greca, forma del syrtos, e ne descrive il carattere panellenico. [8] Kalamatianó (L*), Καλαματιανό / Syrtó - Folk Dance Footnotes Scheda di etnocoreologia applicata: distinzione fra syrtó in 4/4 e kalamatianó in 7/8, varianti regionali e repertorio dei canti associati. [9] Kalamatianos - Hellenicaworld (Greek Folk Dance) Repertorio folkloristico: contesto esecutivo, ruolo del fazzoletto del capofila e cantici tradizionali del genere. [10] Kalamatianos Dance in Greece - DanceUS Descrizione della danza nel repertorio internazionale di danze popolari, con note su occasioni, accessibilità del passo e variazioni del capofila. [11] Dora Stratou, Greek dances: our living link with antiquity (Archive.org) Pubblicazione di Dora Stratou sulla tradizione, il significato e la trasmissione delle danze greche. [12] Dora Stratou Greek Dances Theatre Istituzione greca di riferimento (attiva dal 1953) per ricerca, didattica e archivi audiovisivi della danza tradizionale ellenica. [13] Nikos Vavritsas, Studies in Physical Culture and Tourism, vol. 18 (PDF) Studio accademico che distingue sul piano metrico il syrtos (tetrasimos, 4/4) dal kalamatianos (eftasimos, 7/8) e ne discute le implicazioni coreutiche. [14] Lily Antzaka-Weis, Nationalizing Greek Folk Dancing - From Non-Western to Greek-only, ICTM Ethnochoreology Proceedings, 2018 (pp. 129-136) Contributo sull\u0026rsquo;invenzione e la nazionalizzazione della danza popolare greca: utile per leggere la costruzione ottocentesca del Kalamatianos come danza nazionale. [15] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981/2000 (pp. 151-156) Manuale di riferimento sulla circolazione internazionale delle danze popolari, con la ricezione del repertorio greco nei circuiti statunitensi. [16] Kalamatianos: A Dance that Unites Greece - Costa Navarino Stories Articolo che documenta l\u0026rsquo;iscrizione nell\u0026rsquo;Inventario Nazionale del Patrimonio Culturale Immateriale greco e il legame con il fazzoletto di seta di Kalamata (supervisione scientifica di Lambros Liavas e Irene Loutzaki). [17] Danze Tradizionali Greche - Comunità Ellenica di Parma e Reggio Emilia Fonte italiana sulla diffusione del Kalamatianos nei corsi di danze tradizionali greche in Italia, con il maestro Zacharias Krypotos «Akis». [18] Corsi di danza - Associazione Piemonte-Grecia, Torino Documentazione dell\u0026rsquo;attività italiana di stage e corsi di danze greche (syrtós, kalamatianós) dal 2009 e del gruppo danze membro del CID-UNESCO. [19] Greek folk dances explained: Syrtaki, Kalamatianos, Tsamiko - Greek Dance Athens Guida che distingue il Kalamatianos tradizionale dal sirtaki scenico e ne riassume formazione, ritmo e contesto festivo. ","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/kalamatianos/","section":"Danze","summary":"La più celebre danza greca in catena aperta: 12 passi su 4 battute di 7/8 (3+2+2), panellenica, festiva e inclusiva, con il capofila al fazzoletto.","title":"Kalamatianos - Danza Greca in Cerchio sul 7/8","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 004\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 19:43 Danza · 21:14 Kan Badarom (כאן בדרום, «Qui nel Sud») è una delle danze di coppia più amate del repertorio israeliano - uno rikud zugot che da mezzo secolo mette in cerchio le coppie e le fa entrare nel ballo senza chiedere vere e proprie posizioni da sala.\nCreata nel 1974 da Moti Elfassi sulla canzone di Gabi Swissa e Shulamit Shomron, interpretata dal gruppo Sufa BaMidbar («Tempesta nel deserto»), porta nel titolo e nel testo il paesaggio assolato del Sud d\u0026rsquo;Israele: il silenzio del Negev, il sole che brucia, il Mar Morto immobile. Basta una mano tesa e pochi passi camminati - più lo yemenite, la figura-chiave di mezzo repertorio israeliano - per impararla: per questo è tra le prime danze di coppia che si insegnano ai principianti, nei campi estivi e nelle harkadot di tutto il mondo.\nIn Italia la incontriamo nei corsi e nelle serate di danza israeliana e di International Folk Dance, non nei circuiti balfolk «classici». Chi l\u0026rsquo;ha ballata da noi è invitato a raccontarcelo: questa scheda cresce anche con le vostre memorie.\nScheda sintetica # Nome proprio # Kan Badarom (כאן בדרום), nella grafia più precisa Kan Ba\u0026rsquo;Darom. Nelle fonti anglofone circolano le traslitterazioni Kan BaDarom, Ken Badarom e Khan Badarom.\nIl nome indica al tempo stesso la danza e la canzone su cui è costruita: una prassi consueta nel repertorio israeliano, dove la coreografia nasce come «veste corporea» di un brano già noto.\nAltri nomi e varianti # Grafie traslitterate: Kan Ba\u0026rsquo;Darom, Kan BaDarom, Ken Badarom, Khan Badarom. Kan Badarom Hacham («Qui nel caldo Sud») - dal ritornello della canzone. Versioni coreografiche catalogate (7, secondo il database israelidance.com): Long, Short, 2x, 3x, New, Old e Rock style - Short - tutte attribuite a Moti Elfassi e adattate nel tempo dallo stesso autore. Kan Badarom (Dance Version) - versione strumentale da ballo nell\u0026rsquo;album Shalom Al Israel - Israeli Folk Dances Vol. 2 (1991). Omonimia: Layla Badarom («Notte nel Sud»), brano del 1968 di Edna Goren e Kobi Recht, è un canto diverso, con cui la danza viene talvolta confusa. Nessun nome italiano documentato. Traduzione e significato # «Qui nel Sud» o «Qui nel caldo Sud»: kan = «qui», ba-darom = «nel Sud», hacham = «caldo». Non è un toponimo puntuale, ma un riferimento poetico-geografico al meridione d\u0026rsquo;Israele: il silenzio del Negev, il sole che brucia, il vento, le rocce, il Mar Morto.\nLa traduzione inglese attestata è Here in the South. Attenzione a non confonderlo con Layla Badarom, «Notte nel Sud».\nArea geografica e provenienza # Israele. La danza appartiene al repertorio dei rikudei am (danze popolari israeliane «create»), sviluppato nei kibbutzim, nelle harkadot e nelle scuole di danza urbana, e diffuso in tutto il mondo nei campi estivi e nei gruppi di Israeli folk dance (Stati Uniti, Francia, Europa).\nIl riferimento al Sud appartiene al titolo e al testo della canzone, non indica una specifica provenienza regionale della coreografia.\nItalia: nessuna tradizione autoctona; presenza legata a corsi, stage e serate di danza israeliana e di International Folk Dance.\nEpoca e anno di riferimento # 1974: anno di creazione della coreografia di Moti Elfassi e del brano musicale (attestato da dansesdisrael.fr, dall\u0026rsquo;archivio Rokdim e dalla maggior parte delle fonti). 1991: la versione strumentale da ballo entra nell\u0026rsquo;album Shalom Al Israel - Israeli Folk Dances Vol. 2 (Effi Netzer Band con Yonathan Gabay). 2006: presentata al Stockton Folk Dance Camp (descrizione di Loui Tucker, Southern California Folk Dance Federation). 2011: esecuzione pubblica al camp HiLuLa 2.0 (Purim 2011). Il database israelidance.com non riporta l\u0026rsquo;anno; una fonte indica 1985 (variante, vedi Note di ricerca).\nOccasione e funzione sociale # Danza sociale ricreativa: si balla nelle harkadot (serate di danza israeliana), nei matrimoni e nelle feste comunitarie, nei campi estivi, nei raduni di danza popolare internazionale e negli eventi legati alla cultura ebraica.\nFunzione: socialità e apprendimento - è la porta d\u0026rsquo;ingresso tipica al repertorio israeliano di coppia, perché non chiede la posizione chiusa da sala. Contesto d\u0026rsquo;uso: ripresa in programmi e campi (Stockton 2006, HiLuLa 2011); in alcuni repertori americani è classificata «C» - danza di coppia non programmata di routine, eseguita su richiesta. Non documentata una funzione rituale specifica: è una danza d\u0026rsquo;autore moderna, non una pratica cerimoniale tradizionale. Storia e origine # Kan Badarom è una danza d\u0026rsquo;autore su canzone d\u0026rsquo;autore - la forma tipica del repertorio israeliano moderno. La coreografia è di Moti Elfassi (1974); la canzone ha testo di Shulamit Shomron, musica di Gabi Swissa ed è interpretata dal gruppo Sufa BaMidbar («Tempesta nel deserto», in inglese Storm in the Desert Band).\nSi inserisce nel filone delle danze di coppia che, dagli anni Sessanta-Settanta, hanno arricchito un repertorio fino ad allora dominato dalla hora e dalle danze in cerchio comunitarie. Non è una sopravvivenza di una danza tradizionale antica né una coreografia di trasmissione rurale: è una composizione moderna, databile e firmata. Il termine rikudei am («danze del popolo») non va letto come «tradizione contadina anonima»: designa un repertorio costruito, in cui convivono elementi della diaspora (yemenite, hasidici, balcanici, mediorientali) e forme nuove. Note etnocoreologiche # Classificata come rikud zugot (danza di coppia) eseguita in un grande cerchio di coppie, con rotazione antioraria.\nPresa: semplice, per le mani interne, affiancata - non nella posizione chiusa del ballo da sala (è l\u0026rsquo;elemento che la rende accessibile). Passi e figure: passi camminati, Back Yemenite a ritroso, Yemenite sul posto, brevi hold che scandiscono il fraseggio; nella seconda parte allontanamenti circolari individuali e ritorno affiancati, con transizioni a contatto palmo a palmo. Lo yemenite è una figura tecnica ricorrente in gran parte del repertorio israeliano: la sua presenza non implica un\u0026rsquo;origine yemenita della danza. Discrepanza minore: alcune fonti collocano l\u0026rsquo;uomo all\u0026rsquo;interno del cerchio, altre la donna - entrambe le versioni sono circolate nei descrittivi (vedi Note di ricerca). Divulgatori e gruppi di riferimento # Coreografo e musica\nMoti Elfassi (anche Motti, Mofi Alfassi, Moti Elfasy, Elfasi), attivo fra anni Sessanta e Ottanta. Interpreti: Sufa BaMidbar (Storm in the Desert Band); la versione strumentale da ballo è della Effi Netzer Band con Yonathan Gabay (1991). Divulgazione internazionale\nCamp e festival di danza israeliana: Stockton Folk Dance Camp (2006, descrizione di Loui Tucker per la Southern California Folk Dance Federation), HiLuLa (2010-2011), Yachad. Archivi e database: Rokdim (rokdim.co.il), israelidances.com, israelidance.com, hebrewsongs.com, Danses d\u0026rsquo;Israël; notazione ABC di John Chambers; Evansville Folk Dancers. Italia\nRoberto Bagnoli (Reggio Emilia, Firenze, Milano; seminari a Bagno a Ripoli e Genova nel 2009; campo Balkanot), Terra di Danza (Parma, Modena, Reggio Emilia - Carla Padovani, Sara Calzetti), Eli Sasson (Roma), gruppi Yachad, associazioni Ariadidanze e FARE, comunità ebraiche e gruppi di International Folk Dance. Nei circuiti balfolk non è attestata una presenza stabile. Formazione e tipologia # Formazione: un grande cerchio di coppie, con i partner affiancati (l\u0026rsquo;uomo a sinistra della donna o, secondo altre fonti, all\u0026rsquo;interno del cerchio), presa per le mani interne; nella seconda parte della danza i partner si fronteggiano, si allontanano su traiettorie curve e si ricongiungono.\nTipologia: rikud zugot / couple dance del repertorio israeliano moderno. Non è una catena singola né una quadriglia, ma non è nemmeno una danza da sala: la presa resta semplice e aperta.\nStruttura della danza # La coreografia si articola in due parti principali e transizioni, costruite su frasi di 8 tempi:\nParte I: motivo base ripetuto - tre passi camminati in avanti con il piede interno e un hold, poi Back Yemenite con il piede esterno e un hold; la sequenza si ripete. Transizione: i partner si voltano l\u0026rsquo;uno verso l\u0026rsquo;altro e si toccano i palmi delle mani. Parte II: i partner si fronteggiano e si allontanano descrivendo un piccolo cerchio individuale (step-together-step lenti: l\u0026rsquo;uomo in un senso, la donna nell\u0026rsquo;altro), quindi eseguono due Yemenite sul posto e tornano affiancati, pronti a ricominciare. Transizione finale: brush del piede interno in preparazione della ripetizione. Il numero di ripetizioni varia secondo la versione (da cui le varianti Long, Short, 2x, 3x). Per la pratica è opportuno seguire una dimostrazione o una lezione: la sola descrizione scritta non sostituisce l\u0026rsquo;osservazione dei movimenti.\nMetro e struttura musicale # Metro 4/4, tempo moderato (circa 108 BPM), tonalità di Mi minore secondo una delle schede tecniche.\nForma: canzone con strofe e ritornello che si alternano; il testo è in ebraico (zemer ivri, canzone d\u0026rsquo;autore israeliana). Versione da ballo: Kan Badarom (Dance Version), incisione strumentale dell\u0026rsquo;album Shalom Al Israel - Israeli Folk Dances Vol. 2 (1991), tra le più usate nei campi. Una minoranza delle fonti indica un metro di 2/4 o 4/4 (vedi Note di ricerca). Strumenti e stile musicale # Canzone israeliana degli anni Settanta sulla linea del zemer ivri: voce solista e corale, chitarre acustiche, basso, tastiere e percussioni leggere, con influenze pop-folk mediterranee.\nInterpretazione originale: Sufa BaMidbar (Storm in the Desert Band). Versione strumentale da ballo: Effi Netzer Band con Yonathan Gabay (1991). Lo stile è melodico e narrativo, con tempi moderati che assecondano i passi camminati e gli yemenite.\nAutori e compositori # Coreografia: Moti Elfassi (1974). Musica: Gabi Swissa (trascritto anche Suissa). Testo: Shulamit Shomron (trascritto anche Shlomit Shimron). Interpretazione originale: Sufa BaMidbar (Storm in the Desert Band). La variabilità delle grafie nei nomi è tipica delle traslitterazioni dall\u0026rsquo;ebraico (vedi Note di ricerca).\nAneddoti e curiosità # La danza-maestra dei principianti: da oltre trent\u0026rsquo;anni le schede dei campi la descrivono come una delle prime danze di coppia da insegnare, perché «richiede solo una presa semplice delle mani (non la posizione da sala) e passi camminati elementari». Un classico che resiste: al camp HiLuLa di New York (2011) era ancora in programma a 37 anni dalla creazione - segno di come il repertorio israeliano «storico» conviva con le novità annuali. Sette versioni catalogate (Long, Short, 2x, 3x, New, Old, Rock style): la coreografia è «viva», riadattata più volte dallo stesso autore secondo il brano, il livello dei danzatori e l\u0026rsquo;occasione - prassi consueta nel rikudei am contemporaneo. La canzone Kan Badarom è un evergreen della radio israeliana, cantata nelle feste e attorno ai falò; il testo invita una ragazza ad ascoltare il silenzio del deserto e a guardare il sole che brucia. Da non confondere con Layla Badarom («Notte nel Sud»), il canto del 1968 di Edna Goren e Kobi Recht: i due titoli si somigliano e vengono talvolta sovrapposti. Presenza nei media e nella cultura di massa # Nessuna presenza nel cinema o nella televisione di rilievo, né nella cultura popolare italiana. La visibilità passa dai circuiti specialistici:\nvideo di esecuzione e di insegnamento del canale Rokdim e riprese dei camp (HiLuLa, Stockton); database e repertori online (Rokdim, israelidances.com, israelidance.com, hebrewsongs.com, Danses d\u0026rsquo;Israël); incisioni musicali per danza (Shalom Al Israel - Israeli Folk Dances Vol. 2, 1991) e diffusione su piattaforme di streaming; cue sheet e dispense dei campi (Southern California Folk Dance Federation 2006, Evansville Folk Dancers). Difficoltà e adattamenti # Livello principiante. La semplicità della presa e dei passi camminati la rende adatta anche a chi non ha esperienza di danza di coppia; è spesso il primo rikud zugot che si insegna.\nDove sta la difficoltà:\nl\u0026rsquo;esecuzione ritmica ed espressiva dello yemenite, vera «chiave di volta» di gran parte del repertorio israeliano; la coordinazione con il partner nelle transizioni e nei piccoli cerchi individuali della Parte II; la memoria della sequenza fra le due parti, se non si segue un caller o un insegnante. Adattamenti: insegnata senza modifiche, talvolta rallentata nella fase didattica; nei contesti di danze popolari internazionali si usa una presa bassa per favorire i neofiti. Non è adattata ai repertori balfolk: entra semmai come danza ospite nelle serate che aprono una finestra sulle danze israeliane.\nNote di ricerca e fonti # Tesi accolta. Kan Badarom è una danza di coppia coreografata da Moti Elfassi nel 1974 sulla canzone omonima di Gabi Swissa (musica) e Shulamit Shomron (testo), interpretata da Sufa BaMidbar. La tesi è corroborata da fonti primarie indipendenti e convergenti: israelidance.com (ID 2439: Type: Partner, By: Moti Elfassi, Performer: Storm in the Desert Band, Lyrics: Shlomit Shimron, Music: Gabi Suissa, sette versioni), dansesdisrael.fr (Moti Alfassi, 1974, Gabi Swissa, Schulamit Shomron), israelidances.com (DanceID 65, partner dance), il cue sheet del Southern California Folk Dance Camp 2006, hebrewsongs.com e l\u0026rsquo;archivio Rokdim.\nDiscrepanze e varianti.\nAnno: 1974 è la data attestata dalla maggior parte delle fonti; una indica 1985. Il database israelidance.com lascia il campo «Year» vuoto. Brano musicale: una fonte lega la danza a Layla Badarom («Notte nel Sud», Edna Goren e Kobi Recht, 1968). Si tratta di un canto diverso: il titolo della danza («Qui nel Sud») e quello del brano citato («Notte nel Sud») non coincidono, ed è probabilmente all\u0026rsquo;origine della confusione. Grafia del coreografo: Moti Elfassi / Elfasy / Elfasi / Alfasi / Alfassy / Mofi Alfassi; del compositore: Gabi Swissa / Suissa. Testo: Shulamit Shomron / Shlomit Shimron. Posizione dei partner nel cerchio: alcune fonti collocano l\u0026rsquo;uomo all\u0026rsquo;interno, altre la donna; entrambe le letture sono state riportate. Segnalazione non verificata. Una fonte propone un\u0026rsquo;omonimia con un\u0026rsquo;espressione pop scandinava: la verifica non ha dato riscontri e la segnalazione non è stata accolta. Riferimento video. La voce 1 della bibliografia è il video ufficiale dell\u0026rsquo;archivio Rokdim.\nItalia. Non esiste una mappatura completa dei corsi e delle serate: la danza è praticata nei circuiti di danza israeliana e di International Folk Dance, non nei balfolk. La voce resta aperta a contributi di insegnanti e danzatori con programmi, locandine o registrazioni.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Kan Ba\u0026rsquo;Darom - Dance | כאן בדרום - ריקוד (Rokdim) Video di riferimento della danza di coppia dal canale ufficiale Rokdim, con i dati di creazione: Moti Elfassi, forma coppie, Sufa Ba\u0026rsquo;Midbar, Gabi Swissa, Shulamit Shomron. [2] Kan Ba\u0026rsquo;Darom - Teach | כאן בדרום - לימוד (Rokdim) Video didattico ufficiale con la spiegazione dei passi: utile per osservare le due parti, lo yemenite e le transizioni. [3] HiLuLa 2.0 - Kan BaDarom Israeli dance כאן בדרום (Purim 2011) Esecuzione pubblica al camp HiLuLa 2.0 (New York, 2011): mostra la formazione a cerchio di coppie e la presa semplice delle mani interne. [4] Kan Badarom - israelidance.com (ID 2439) Scheda della banca dati israelidance.com: Type: Partner, coreografo Moti Elfassi, interprete Storm in the Desert Band, testo di Shlomit Shimron, musica di Gabi Suissa; elenca le sette versioni coreografiche (Long, Short, 2x, 3x, New, Old, Rock style). [5] Kan Badarom - Moti Elfasy - Israeli Dances (DanceID 65) Catalogo specializzato che classifica la danza come partner dance e ne attribuisce la coreografia a Moti Elfasy. [6] Kan Badarom - Southern California Folk Dance Federation, Folk Dance Camp 2006 (PDF) Cue sheet presentato da Loui Tucker: colloca la danza nel repertorio da oltre trent\u0026rsquo;anni e la descrive come una delle prime danze di coppia per principianti (presa semplice, passi camminati). [7] Kan Badarom - SIFolkDancers (PDF) Scheda di danza con formazione, passi e struttura, curata da SIFolkDancers. [8] KAN BADAROM - Lyrics, Translation, Music, Singer | Hebrew Songs Testo ebraico, traslitterazione e traduzione inglese («Here in the hot south / Here in the South») con i crediti: testo di Shulamit Shomron, musica di Gabi Swissa, interprete Sufah Bamidbar. [9] Kan BaDarom - Ici dans le sud | Danses d\u0026rsquo;Israël Scheda francese con coreografo (Moti Alfassi), anno (1974), musica (Gabi Swissa), paroles (Schulamit Shomron), testi bilingui e collegamenti video. [10] Rokdim - Israeli Folk Dance Archive Archivio centrale delle danze israeliane: schede, crediti di creazione e documentazione audiovisiva del repertorio dei rikudei am. [11] Kan Badarom - ABC Notation (collezione di John Chambers) Trascrizione musicale della melodia con riferimenti alle registrazioni audio/video. [12] Khan Badarom - Dance Notes - Evansville Folk Dancers (PDF) Note etnocoreologiche: coppie mano nella mano in direzione antioraria, descrizione della Parte I e della Parte II con i conteggi. [13] Haim Livne, New and Most Popular Dances from Israel (1978) - CSUN ScholarWorks (PDF) Tesi/album didattico che descrive Kan Badarom come danza di coppia e la colloca nel repertorio israeliano creato. [14] Kan Badarom (Dance Version) - Effi Netzer Band con Yonathan Gabay, Shalom Al Israel - Israeli Folk Dances Vol. 2 (1991) Versione strumentale da ballo, tra le più usate nei campi e nelle serate israeliane. [15] Layla Badarom - Edna Goren (1968) - brano collegato all\u0026rsquo;omonimia Il canto «Notte nel Sud» del 1968, diverso dalla canzone Kan Badarom: documenta l\u0026rsquo;omonimia fra i due titoli. [16] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981/2000 (sezione Israeli Folk Dancing by Fred Berk, pp. 175-182) Manuale di riferimento sulla danza popolare internazionale e sulla ricezione del repertorio israeliano nei circuiti statunitensi. [17] Fred Berk, Ha-Rikud: The Jewish Dance, American Zionist Youth Foundation, New York, 1972 Testo classico sulla danza ebraica e sul repertorio israeliano diffuso nei campi giovanili. [18] Dance List (video) - Pasadena Folk Dance Co-op Repertorio americano in cui Kan Badarom compare classificata «C» (danza di coppia non programmata di routine, eseguita su richiesta). [19] Seminari di danze israeliane e campo Balkanot - Balkanfolk Attestazioni della diffusione in Italia: seminari di Roberto Bagnoli (Bagno a Ripoli, Genova 2009) e campo Balkanot, primo campo balcanico-israeliano in Italia. ","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/kan-badarom/","section":"Danze","summary":"Danza di coppia israeliana creata da Moti Elfassi nel 1974 sul canto «Qui nel Sud»: presa semplice, passi camminati e yemenite, ideale per i principianti.","title":"Kan Badarom - Danza Israeliana di Coppia","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 004\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 49:20 La Cucaracha - «Lo scarafaggio» - è una delle melodie più riconoscibili del mondo. È però, prima di tutto, una canzone: un corrido satirico di origine spagnola che in Messico, durante la Rivoluzione (1910-1920), divenne il «giornale cantato» delle piazze, con strofe riscritte di volta in volta contro Huerta, per Villa o per Zapata.\nCome danza la sua storia è più breve e più sobria: la coreografia di coppia che oggi si insegna con questo nome è una codificazione novecentesca, nata nei repertori della international folk dance sulla melodia del corrido, e accanto a essa vivono le versioni sceniche del ballet folklórico messicano e gli adattamenti moderni - dal ballo di gruppo italiano del 2017 alla La Cucaracha Dance da discoteca.\nAttenzione, poi, a un\u0026rsquo;omonimia che confonde molte ricerche: cucaracha è anche il nome di una figura tecnica di rumba, cha-cha-cha e salsa. È un\u0026rsquo;altra cosa, da tenere ben separata.\nScheda sintetica # Nome proprio # La Cucaracha («Lo scarafaggio»), titolo di un canto-corrido di larghissima notorietà. Il nome identifica tre cose diverse, che la scheda tiene distinte:\nla canzone - documentata, con infinite varianti di strofe; la danza di coppia costruita su quella melodia e diffusa nel repertorio della international folk dance; per omonimia, la figura tecnica cucarachas dei balli latino-americani (rumba, cha-cha-cha, salsa, rueda de casino), che del canto porta solo il nome. Nessuna fonte documenta una danza tradizionale antica, unica e codificata con questo nome: la voce va letta come canzone documentata + coreografia moderna.\nAltri nomi e varianti # Corrido de la Cucaracha - titolo della litografia del 1915 di Antonio Vanegas Arroyo (conservata alla Library of Congress). Cucaracha / La Curacha - forme brevi; la seconda è una variante ortografica che circola in alcuni manuali scolastici filippini. La Cucaracha Dance - denominazione anglofona usata per le versioni line dance e di sala: codifica distinta da quella folklorica messicana. cucarachita - diminutivo con cui la figura tecnica è chiamata nella rueda de casino cubana (di nuovo: altra cosa). In Italia: diciture commerciali «La Cucaracha (Ballo di gruppo)» e «La Cucaracha Line Dance» (2017). Varianti del testo: dove il riferimento alla marihuana risultava inopportuno, l\u0026rsquo;ultimo verso diventa «limonada que tomar» o «las dos patitas de atrás», mantenendo metro e rima. Traduzione e significato # «Lo scarafaggio» (in spagnolo cucaracha è femminile). Il termine ha una polisemia che va dichiarata, perché è all\u0026rsquo;origine di molti equivoci:\nl\u0026rsquo;insetto - significato letterale, ed è quello del testo più antico: uno scarafaggio che non riesce più a camminare perché ha perso le due zampe posteriori; gergo per mozzicone di marijuana (da cui l\u0026rsquo;inglese roach); gergo militare per veicolo o vagone privo di ruote - donde l\u0026rsquo;aneddoto dell\u0026rsquo;automobile di Pancho Villa; soprannome delle soldaderas, le donne che seguivano gli eserciti (le Adelitas); «plebe», persona di umili origini. Il significato letterale non prova l\u0026rsquo;esistenza di una danza: è documentato perché la canzone esiste, non perché esista una coreografia chiamata così.\nArea geografica e provenienza # La canzone: origine spagnola secondo la maggior parte degli studi (melodia poi «naturalizzata» messicana); la sua notorietà mondiale è legata al Messico e alla Rivoluzione del 1910-1920.\nLa danza codificata: messicana per identità, ma la sua sistematizzazione didattica è internazionale - la scheda coreografica più diffusa proviene da manuali scolastici di international folk dance di tradizione filippina (scuola di Francisca Reyes Aquino).\nIn Messico la danza «viva» appartiene ai bailes regionales e al ballet folklórico, con coreografie variabili da compagnia a compagnia.\nItalia: la melodia è notissima; la danza folklorica è invece assente dai circuiti popolari e balfolk.\nEpoca e anno di riferimento # 1818-1819: prima menzione del titolo in Messico, in La Quijotita y su prima di José Joaquín Fernández de Lizardi. 1883: trascrizione in Cantos Populares Españoles di Francisco Rodríguez Marín (strofe legate alla guerra ispano-marocchina). 1910-1920: diffusione enorme come corrido della Rivoluzione messicana; litografia Corrido de la Cucaracha nel 1915. 1934: il film Viva Villa! ne decreta la moda europea; il cortometraggio omonimo La Cucaracha è dello stesso anno. Seconda metà del XX secolo: codificazione didattica della danza di coppia nei repertori di international folk dance. 2004 / 2017: adattamenti commerciali - Hot Banditoz (La Cucaracha Dance) e il ballo di gruppo italiano di Dj Berta e Roberto Polisano. La danza codificata, dunque, non ha una data di nascita tradizionale: è novecentesca.\nOccasione e funzione sociale # Come canto: marcia e satira politica («giornale cantato» delle fazioni rivoluzionarie); poi canto di truppa, canto di festa, filastrocca per bambini. Come danza sociale: si balla nelle feste, nei raduni, nelle celebrazioni civiche; nei contesti didattici scolastici serve a insegnare il 3/4, il cross-waltz e il lavoro di coppia. Come danza di scena: nel ballet folklórico ha funzione rappresentativa e identitaria - mostrare al pubblico un pezzo di immaginario messicano, con costume da charro. Come danza ricreativa contemporanea: ballo di gruppo e line dance per l\u0026rsquo;animazione (Italia 2017). Non risultano occasioni rituali o calendariali legate a una danza specifica con questo nome. Storia e origine # Il canto.\nMelodia di matrice spagnola secondo la maggior parte degli studi; la tradizione che la fa risalire alla cacciata dei Mori (1492) è credenza popolare, non attestazione. Testo a strofe e ritornello (schema di rime ABCB), con le strofe continuamente riscritte sui fatti del momento: nel 1915 la litografia di Vanegas Arroyo la fissa come Corrido de la Cucaracha. Rivoluzione messicana (1910-1920): ogni fazione ne improvvisava strofe satiriche - contro il presidente Victoriano Huerta, o a favore di Pancho Villa e Zapata. Il corrido funzionò come satira politica di massa. La danza.\nLa coreografia che oggi si insegna con questo nome è una codificazione didattica novecentesca, entrata nel repertorio della international folk dance (con una scheda diffusa attraverso i curricula scolastici di tradizione filippina). Va distinta dalla pratica viva messicana: nei bailes regionales e nel ballet folklórico la danza è più fluida e cambia di compagnia in compagnia. Non è documentata una sopravvivenza di tradizione orale antica con questo nome: distinguere sempre pratica locale, ricostruzione etnocoreologica e coreografia ricreativa. Note etnocoreologiche # Nella versione codificata (quella dei manuali di international folk dance):\nFormazione: coppie sparse liberamente nella sala, affiancate (side by side), ragazza alla destra del ragazzo; ammesse linee o cerchio nelle varianti didattiche semplificate. Postura: lui con le mani intrecciate dietro la schiena, lei che regge la gonna al fianco - posa tipica delle danze regionali messicane. Passo chiave: il cross-waltz step in 3/4, con accento e «dip» (piegamento delle ginocchia) sul primo tempo; eseguito sul posto (Figura I) e in rotazione attorno al partner (Figura II), con i gomiti che si toccano alternativamente. Cambio di posto: nella sezione B, stamp sul posto, three-step turn e passaggio della ragazza davanti al ragazzo. Costume: nel ballet folklórico il costume da charro (sombrero, zarape, bolero con bottoni d\u0026rsquo;argento) è parte integrante della performance. Omonimia da non confondere: nel ballo da sala la cucaracha è una figura diversa - trasferimento laterale del peso con azione del bacino, su tre tempi più un tap - e in rueda de casino si chiama cucarachita. Non è la danza messicana.\nDivulgatori e gruppi di riferimento # Francisca Reyes Aquino (Filippine, 1899-1983) e la sua scuola: il modello di raccolta e codificazione delle danze popolari da cui deriva la scheda diffusa di La Cucaracha nel repertorio international folk dance. Materiali didattici: schedari e manuali di Physical Education filippini, blog didattici (Juls Tolentino, Module 27: La Curacha), schede della Southern California Folk Dance Federation. Messico: Ballet Folklórico de México di Amalia Hernández e numerose compagnie (Ballet Folklórico del Norte, Ballet Leyendas de México) che ne propongono versioni sceniche; gruppi scolastici e amatoriali. Italia: nessun divulgatore di danza popolare; il nome circola nelle scuole di ballo latino-americano (come figura tecnica) e nel circuito del ballo di gruppo (Dj Berta, Roberto Polisano). Presenza di danza documentata in iniziative amatoriali, come l\u0026rsquo;esecuzione presso il Centro Sociale La Zattera di Banchette (Torino), giugno 2010. Formazione e tipologia # Formazione: danza di coppia in formazione libera - coppie sparse per la sala, affiancate, con momenti di cambio di posto fra i partner. Nelle varianti didattiche semplificate sono ammesse anche linee e cerchi; la versione italiana contemporanea è una line dance su quattro muri.\nTipologia: danza folklorica codificata di matrice didattica (international folk dance) costruita su un corrido messicano; nella pratica messicana è una danza sociale di coppia dei bailes regionales e una coreografia di scena nel ballet folklórico. Non è una danza in catena né una quadriglia.\nStruttura della danza # La scheda didattica più diffusa articola la danza in tre figure su due sezioni musicali (A e B), per un totale di circa 32 misure in 3/4:\nFigura I (musica A, una volta - 8 misure): otto cross-waltz steps sul posto, partendo dal piede interno, con accento e «dip» sul primo tempo; lei tiene la gonna, lui le mani dietro la schiena. Figura II (musica A, una volta - 8 misure): i partner si fronteggiano ed eseguono otto cross-waltz in rotazione attorno al partner, incrociando prima il gomito destro poi il sinistro. Figura III (musica B, due volte - 16 misure): passi laterali, stamp, three-step turn di allontanamento, riavvicinamento e cambio di posto (la ragazza passa davanti al ragazzo); la sequenza si ripete a specchio partendo dal piede opposto. Altre versioni:\nscenica (ballet folklórico): segue lo schema strofa-ritornello del corrido, con evoluzioni di gruppo e variazioni regionali; italiana da ballo di gruppo (2017): line dance a quattro muri, 32 tempi, con swivel walk semplificato e senza la dimensione di coppia. Le strutture appartengono alle singole codifiche: non esiste una versione «unica» valida per tutte.\nMetro e struttura musicale # La canzone non ha un metro unico: il ritornello più antico ha un\u0026rsquo;anacrusa; molte versioni ottocentesche estendono l\u0026rsquo;ultima sillaba per adattarsi al 6/4; quasi tutte le versioni moderne usano il 4/4 con ritmo di clave (che dà la sensazione di tre pulsazioni); le strofe si adattano a 5/4, 6/4 o 4/4 clave. La danza codificata usa invece il 3/4 (valzer), con conteggio «uno, due, tre» per misura, struttura musicale A-B (A cantabile, B più ritmica e marcata, per stamp e cambi di posto), tonalità variabile e prevalente modo maggiore, tempo moderato da ballo sociale. Dunque il 3/4 è il metro della versione didattica, non dell\u0026rsquo;intero repertorio: per una data esecuzione il metro va verificato sulla registrazione.\nStrumenti e stile musicale # Organico tradizionale: mariachi - violini, trombe, vihuela, guitarrón, chitarra; nelle versioni essenziali anche chitarra sola o conjunto di chitarre. Stile: corrido messicano - forma narrativa a strofe, con strofe rimate o improvvisate e canto solista, a volte con coro di risposta. Versioni didattiche: incisioni semplificate, talvolta con fisarmonica (brani La Cucaracha sono documentati in archivi di fisarmonica, come la National Accordion Convention di Dallas, 2010). Adattamenti moderni: pop/dance europeo (Hot Banditoz, 2004) e ballo di gruppo italiano (2017). Autori e compositori # Canzone: nessun autore o compositore documentato. È un canto di tradizione orale, con testo e melodia rimaneggiati per oltre un secolo; nessuna paternità è certa, e anche le attribuzioni più citate (per esempio quella a Quirino Mendoza Cortés, 1916) riguardano singole rielaborazioni. Danza folklorica codificata: nessun coreografo documentato; la versione diffusa proviene dalla sistematizzazione didattica nell\u0026rsquo;international folk dance. Adattamenti moderni firmati: Hot Banditoz (La Cucaracha Dance, 2004); Dj Berta e Roberto Polisano (ballo di gruppo, edizioni Montefeltro, 2017). Aneddoti e curiosità # Il verso più celebre: «La cucaracha, la cucaracha, ya no puede caminar, porque no tiene, porque le falta, marihuana que fumar». Dove il riferimento era inopportuno si cantava «limonada que tomar» o «las dos patitas de atrás». L\u0026rsquo;automobile di Pancho Villa: il veicolo, spesso in panne, fu soprannominato dalle truppe la cucaracha - aneddoto popolare, non prova storica. Huerta: la strofa sulla mancanza di «marihuana» è spesso letta come satira di Victoriano Huerta, presidente-dittatore noto per gli abusi di alcol e sostanze. Le soldaderas: cucarachas era anche il soprannome delle donne che seguivano gli eserciti, le Adelitas. Un canto che ha viaggiato: Louis Armstrong (1935), Bill Haley \u0026amp; His Comets (La Cucaracha a Go-Go, 1966), Milva (che la incise più volte), Gabriella Ferri (Remedios, 1974), Gipsy Kings, Inti-Illimani, Lila Downs; nei cartoni Warner Bros. è fischiettata da Speedy Gonzales. In Italia: la melodia è notissima come canzone «messicana» per bambini; il termine cucaracha è invece vocabolario tecnico quotidiano delle scuole di ballo latino-americano. La curiosità più confondente: la Cucaracha della rumba non ha nulla a che vedere con la danza messicana: ne porta solo il nome. Presenza nei media e nella cultura di massa # Cinema: Viva Villa! (1934), che ne decretò la moda europea; il cortometraggio La Cucaracha (1934); il cinema messicano d\u0026rsquo;oro; cartoni animati (Warner Bros.). Musica: incisioni innumerevoli (Louis Armstrong, Bill Haley, Milva, Gipsy Kings, Lila Downs…); versioni pop/dance (Hot Banditoz, 2004); il ballo di gruppo italiano del 2017, con centinaia di migliaia di visualizzazioni; versioni commerciali da sala («Messico / La Cucaracha - Ballo di gruppo», 2022). Danza: video di recital scolastici (filippini, latino-americani, statunitensi), esibizioni di ballet folklórico su YouTube, competizioni di line dance e di rumba. Istituzioni e archivi: la Fonoteca Nacional de México conserva un\u0026rsquo;esecuzione del Mariachi Vargas de Tecalitlán; la litografia del 1915 è alla Library of Congress. Italia: presenza mediatica legata alla canzone e al ballo di gruppo, non alla danza folklorica. Difficoltà e adattamenti # Versione didattica codificata: livello principiante-intermedio - i passi base (cross-waltz, stamp, three-step turn) sono accessibili, ma la coordinazione di coppia e il «dip» sul primo tempo richiedono attenzione. Figura tecnica di sala (rumba, cha-cha-cha): livello principiante/Newcomer. Ballo di gruppo italiano (2017): line dance dichiarata «facile», quattro muri, 32 tempi. Adattamenti scolastici: ulteriore semplificazione (meno figure, concentrazione sul 3/4 e sul lavoro di coppia). Adattamenti scenici (ballet folklórico): coreografie più complesse, con evoluzioni di gruppo e varianti regionali. Da segnalare: alcune schede considerano la difficoltà non valutabile in assenza di una versione coreografica identificata - obiezione metodologicamente corretta, qui risolta indicando la versione di volta in volta. Note di ricerca e fonti # Tesi accolta. La Cucaracha è prima di tutto una canzone: un corrido di tradizione orale, di matrice melodica spagnola, celebre in Messico durante la Rivoluzione (1910-1920) e documentato almeno dal 1818-1819 (Lizardi) e dal 1883 (Rodríguez Marín). Non esiste una danza tradizionale antica, unica e codificata con questo nome: ciò che è documentato è (a) una danza di coppia codificata nel Novecento nei repertori di international folk dance (3/4, cross-waltz, circa 32 misure), (b) le coreografie sceniche del ballet folklórico, (c) gli adattamenti moderni (ballo di gruppo/line dance 2017, La Cucaracha Dance 2004), (d) l\u0026rsquo;omonimia con la figura tecnica cucarachas dei balli latino-americani.\nDiscrepanze riscontrate tra le risposte.\nMetro: 3/4 per la versione didattica; 2/4 o 4/4 secondo alcune schede; 5/4, 6/4 o 4/4 clave per la canzone (Wikipedia). Non esiste un metro unico: segnalato e spiegato. Origine spagnola: maggioritaria per la melodia ma alcune schede la giudicano non dimostrata; la tradizione che la collega alla cacciata dei Mori (1492) è credenza popolare. Aneddoti: automobile di Pancho Villa, verso sulla «marihuana», soldaderas - materiale folklorico e satirico, non fonti etnocoreologiche. Italia. Presenza documentata come canzone (Milva, repertorio infantile) e come figura tecnica nelle scuole di ballo latino-americano; la danza folklorica messicana è assente dai circuiti balfolk, con tracce in iniziative amatoriali (Centro Sociale La Zattera, Banchette, Torino, la Casa del Gufo a Bologna) e nel ballo di gruppo contemporaneo. La voce resta aperta a contributi verificabili.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] La Cucaracha con Mariachi en Vivo | Bailable de la Revolución - Danza Folklórica Mexicana Esecuzione di riferimento della danza in versione bailable de la Revolución, con mariachi dal vivo: utile per osservare formazione di coppia, cross-waltz e costume da charro. [2] Mexican folk dance: Revolución mexicana (La cucaracha \u0026amp; Las coronelas) Esecuzione scenica di un bailable folklorico ispirato al brano rivoluzionario. [3] La Cucaracha Messico - danzata presso il Centro Sociale La Zattera, Banchette (TO), giugno 2010 Documentazione di un\u0026rsquo;esecuzione della danza in Italia, in contesto amatoriale: una delle poche tracce italiane verificate. [4] Balli di gruppo - La Cucaracha - DJ Berta \u0026amp; Roberto Polisano (2017) Il ballo di gruppo / line dance italiano del 2017: adattamento contemporaneo e commerciale, non una tradizione messicana. [5] La Cucaracha - Wikipedia (EN) Voce di riferimento sulla canzone: origini spagnole, fortuna nella Rivoluzione messicana, struttura strofa-ritornello e indicazioni metriche variabili (anacrusa, 6/4, 4/4 clave, 5/4). [6] La cucaracha - Wikipedia (IT) Sintesi italiana con traduzioni, aneddoti (l\u0026rsquo;automobile di Pancho Villa) e significati gergali del termine. [7] La Cucaracha - scheda di danza, Southern California Folk Dance Federation (PDF) Scheda ricreativa con formazione a coppie affiancate e indicazioni di base: documenta la circolazione della danza nel repertorio international folk dance. [8] Juls Tolentino, Module 27: La Curacha (Mexico) - scheda coreografica Trascrizione della scheda codificata nei materiali scolastici di international folk dance: Figure I-III, cross-waltz, stamp, three-step turn. [9] Cucaracha - Enciclopedia Treccani Voce che definisce La Cucaracha come danza e canzone messicana e ne data la diffusione europea al film Viva Villa! (1934). [10] Yuliana Rivera, La cucaracha: más que una canción revolucionaria (2018) - La Palabra y el Hombre, Universidad Veracruzana Studio che discute e contesta una ricostruzione storiografica corrente sulle origini della canzone. [11] Luis Leal, Folklore. La cucaracha (1954) - Revista de la Universidad de México Contributo storico sulle origini geografiche e letterarie del canto popolare. [12] Corridos de la Revolución Mexicana - Fonoteca Nacional de México Scheda istituzionale con un\u0026rsquo;esecuzione di La Cucaracha del Mariachi Vargas de Tecalitlán e note sulle narrazioni popolari legate al brano. [13] Corrido de la Cucaracha - litografia di Antonio Vanegas Arroyo, 1915 (Library of Congress) Iconografia rivoluzionaria del 1915: documento che fissa il titolo e il contesto satirico del canto. [14] Francisco Rodríguez Marín, Cantos Populares Españoles, Sevilla, 1883 Raccolta che trascrive strofe della Cucaracha legate alla guerra ispano-marocchina: attestazione spagnola ottocentesca della melodia. [15] José Joaquín Fernández de Lizardi, La Quijotita y su prima, 1819 Prima menzione documentata del titolo in Messico («trajo el de La Cucaracha»). [16] Cucarachas - figura tecnica di rumba | Dance Central Descrizione tecnica della figura di ballroom latino omonima: documenta l\u0026rsquo;omonimia che genera confusione fra danza messicana e ballo da sala. [17] Figure di rueda de casino - Meta Caraibica Elenco tecnico delle figure della rueda de casino, tra cui la cucarachita: mostra la vitalità del termine nei circuiti caraibici italiani, distinta dalla danza folklorica. [18] Elizabeth Salas, Soldaderas in the Mexican Military: Myth and History, University of Texas Press, 1990 Studio sul ruolo delle soldaderas: contesto storico del soprannome cucarachas e della satira rivoluzionaria. [19] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981/2000 (sezione Mexican Folk Dancing) Manuale di riferimento sulla circolazione internazionale delle danze popolari, incluse le danze messicane nei repertori didattici statunitensi. ","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/la-cucaracha/","section":"Danze","summary":"Il celebre corrido messicano della Rivoluzione: canzone ben documentata, danza di coppia codificata nel Novecento e omonima figura di rumba da non confondere.","title":"La Cucaracha - Canzone e Danza Messicana","type":"danze"},{"content":"","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/macedonia/","section":"Tags","summary":"","title":"Macedonia","type":"tags"},{"content":"","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/messico/","section":"Tags","summary":"","title":"Messico","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 004\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 38:20 Mori Čupi Kosturčanki (Мори чупи костурчанки) - «Ehi, ragazze di Kostur» - è una danza femminile macedone in linea, eseguita su un canto in 7/8 che invita ad allargare il cerchio: «Raširete go oroto! Allargate l\u0026rsquo;oro, che vi si vedano le gonne».\nPorta nel titolo il nome di Kostur, la città oggi greca di Kastoria, in Macedonia occidentale: una terra plurilingue da cui le comunità slave partirono dopo le guerre balcaniche e la guerra civile greca, portando con sé i canti come memoria di casa.\nNata come canto di oro, questa danza non è però una sopravvivenza di villaggio: è una coreografia di seconda generazione, ricostruita nel Novecento e trasmessa dai circuiti della danza folk internazionale - dalla raccolta di John Filcich in California alle versioni di Boris «Kete» Ilievski e di Atanas Kolarovski, ancora oggi insegnate nei campi e nei laboratori.\nIn Italia la incontriamo raramente: qualche workshop di danze balcaniche, non nei balfolk «classici». Chi l\u0026rsquo;ha ballata da noi è invitato a raccontarcelo: questa scheda cresce anche con le vostre memorie.\nScheda sintetica # Nome proprio # Mori Čupi Kosturčanki (Мори чупи костурчанки), nei repertori internazionali anche nella forma abbreviata Mori Čupi o Mori Cupi.\nIl titolo unisce un vocativo e un gentilizio: mori («ehi», interiezione allocutiva), čupi («ragazze»), kosturčanki («di Kostur»). Non è il nome di una coreografia antica, ma quello di un canto e delle coreografie che vi sono state costruite sopra: motivo per cui la scheda va letta indicando sempre quale versione si sta descrivendo.\nAltri nomi e varianti # Traslitterazioni: Mori Cupi Kosturcanki, Mori Chupi Kosturchanki, Mori Čupi Kosturčanski, Mori Cupi. Versioni coreografiche principali: versione a una parte di Boris «Kete» Ilievski (ripresa da Steve Kotansky ed Emily Nesbit) e versione a tre parti di Atanas Kolarovski. Titoli collegati da non confondere: Mori odajo šarena / Mori Odeno Šarena - il canto-matrice («O stanza dai molti colori»), da cui il titolo attuale è derivato; Kostursko Oro (1ª generazione) - danza raccolta della stessa area di Kostur, con storia di trasmissione distinta; Mori Shej (Ungheria/Roma) e Mori Cupi delle liste didattiche orientali - voci diverse. Omonimie: in italiano «mori cupi» evoca suoni scuri o i Mori; Mori è anche un etnonimo. Nulla a che vedere con la danza, ma genera falsi risultati nelle ricerche. Traduzione e significato # «Ehi, ragazze di Kostur» (o «Oh, ragazze di Kostur, ragazze»). Mori è un\u0026rsquo;interiezione vocativa tipica del canto popolare macedone e balcanico; čupi = «ragazze, fanciulle»; kosturčanki = «originarie di Kostur».\nIl testo è insieme festoso e galante: chiede di allargare il cerchio per ammirare i fustan (gli abiti) delle danzatrici, gioca sul vestito a pois (damkalija) e dichiara che proprio per quell\u0026rsquo;abito ci si innamora. Elemento prezioso: è uno dei casi in cui il testo comanda la gestualità, dato che l\u0026rsquo;allargamento del cerchio è richiesto dalla parola cantata.\nArea geografica e provenienza # La danza è legata alla regione di Kostur (in slavo-macedone) - l\u0026rsquo;odierna Kastoria, Grecia settentrionale, Macedonia Occidentale - area storicamente plurilingue (macedone, greca, aromena, rom) al confine tra Grecia, Albania e Macedonia del Nord.\nLa canzone e la memoria cui appartiene rimandano alla cosiddetta Macedonia Egea. La sua trasmissione novecentesca passa invece per i rifugiati di Kostur stabilitisi nella Macedonia jugoslava e per le associazioni culturali della diaspora (Kosturčanki), poi per i circuiti di International Folk Dance di Stati Uniti, Regno Unito, Europa continentale e Giappone. La classificazione «ex-Macedonia» usata nei repertori indica la Macedonia storica e geografica, non il solo Stato di Macedonia del Nord. Italia: non autoctona; presenza sporadica, legata a workshop di danze balcaniche. Epoca e anno di riferimento # Canto-matrice: Mori odajo šarena è di tradizione orale, senza datazione puntuale (anteriore al Novecento). Anni Cinquanta: in California John Filcich raccoglie una danza femminile da Mrs. Sveta Kosta, emigrata di Kastoria, che non ne ricordava nome né musica; la battezza Kostursko Oro. Secondo dopoguerra (anni Cinquanta-Sessanta): i profughi di Kostur adottano Mori odajo šarena come inno e ne modificano l\u0026rsquo;incipit in Mori čupi kosturčanki. Anni Settanta-Ottanta e oltre: nascono le coreografie di seconda generazione (Ilievski, Kolarovski) e si diffondono nei workshop (riscontri documentati nel 2002, 2004, 2010, 2017, 2023). Le date delle registrazioni e delle riprese video non coincidono con l\u0026rsquo;origine del repertorio: la danza non ha una data di nascita documentata. Occasione e funzione sociale # Il canto appartiene al mondo dell\u0026rsquo;oro sociale: feste di villaggio, sedjanki (i ritrovi serali dei giovani), matrimoni, occasioni in cui il cerchio si allarga per mostrare gli abiti festivi. Il testo conserva tracce di corteggiamento e di ostentazione del costume.\nTermine tradizionale: danza femminile (le čupi del titolo), oggi eseguita anche in gruppi misti nei circuiti ricreativi. Funzione attuale: identitaria per la comunità egea in Macedonia del Nord e nella diaspora; ricreativa e didattica nei gruppi di danza folk internazionale; di repertorio per ensemble folklorici e brass band. Nota di rigore: la funzione originaria si ricava dai versi del canto e dal contesto dell\u0026rsquo;oro; non è documentata una specifica funzione rituale o nuziale della coreografia ricostruita. Storia e origine # La vicenda è ben ricostruita dalle fonti specialistiche e va raccontata per intero, perché spiega perché questa danza non ha una sola forma «autentica».\nLa raccolta in California (anni Cinquanta): John Filcich apprende da Mrs. Sveta Kosta, immigrata macedone di Kastoria/Kostur, una danza femminile di cui la donna non ricordava né il nome né la musica. Filcich la pubblica come Kostursko Oro; secondo una delle ricostruzioni, la signora scelse come accompagnamento il brano Bisero Kerko di Elena Mukaetova. L\u0026rsquo;inno dei Kosturčanki: i profughi slavi dell\u0026rsquo;area di Kostur, stabilitisi nella Macedonia jugoslava, fondano l\u0026rsquo;associazione culturale Kosturčanki per custodire la cultura della terra perduta e adottano come inno il canto Mori odajo šarena («O stanza dai molti colori»), modificandone l\u0026rsquo;incipit in Mori čupi kosturčanki, con il verso-chiave Raširete go oroto! - «Allargate il cerchio!». Le coreografie di seconda generazione: su questa canzone nascono diverse coreografie «a formato fisso», legate a una registrazione specifica: la versione a una parte di Boris «Kete» Ilievski (ripresa da Steve Kotansky ed Emily Nesbit) e la versione a tre parti di Atanas Kolarovski. Una fonte aggiunge un dettaglio tecnico: il metro originario di Mori odajo šarena (indicato in 5/8) sarebbe stato convertito nel 7/8 lesnoto da membri dell\u0026rsquo;ensemble Tanec e del gruppo vocale Bapčorki di Skopje. Conclusione etnocoreologica: Mori Čupi Kosturčanki è un caso di arranged folklore - repertorio ricostruito per l\u0026rsquo;insegnamento - e non una danza di villaggio ancora praticata nel luogo d\u0026rsquo;origine. La sua «tradizione» è la catena di mani che l\u0026rsquo;ha trasmessa: ricercatori, insegnanti, ensemble e comunità in diaspora.\nNote etnocoreologiche # Danza di catena aperta femminile (linea o cerchio aperto), oggi spesso mista nei contesti ricreativi.\nFormazione: linea aperta (non cerchio chiuso), con capofila a un\u0026rsquo;estremità; nelle didattiche si segnalano anche semicerchio e, più raramente, cerchio. Presa: posizione W (gomiti flessi, avambracci orizzontali, mani appoggiate sulle spalle dei vicini); in alcune versioni didattiche la presa si abbassa a V; alcune descrizioni tradizionali citano la presa per i polsi o le mani unite. Direzione: avanzamento verso destra lungo la linea. Le fonti divergono sulla lettura geometrica (orario/antiorario): segnalato nelle Note di ricerca. Stile: portamento eretto ma morbido, accento laterale, incroci e tocchi, «rimbalzo» controllato sulle ginocchia; nelle danze femminili macedoni il lavoro dei piedi e l\u0026rsquo;oscillazione della linea delle braccia sono parte dell\u0026rsquo;espressione. Figura drammaturgica: l\u0026rsquo;allargamento del cerchio richiesto dal canto - gesto reale, non didascalia. Inizio: l\u0026rsquo;introduzione è di norma cantata, prima dell\u0026rsquo;ingresso degli strumenti. Divulgatori e gruppi di riferimento # Ricercatori e raccoglitori\nJohn Filcich (California, anni Cinquanta): raccolse la danza da Mrs. Sveta Kosta e la pubblicò come Kostursko Oro. Bob Leibman: negli anni Settanta documenta filmando Mori odajo šarena, proponendola come possibile «originale». Don Laackman / Andrew Carnie: la classificazione critica come danza di 2ª generazione e le note tecniche di riferimento. Insegnanti e divulgatori delle versioni ricreative\nBoris «Kete» Ilievski (versione a una parte); Steve Kotansky e Emily Nesbit (riprese e varianti di styling); Atanas Kolarovski (versione a tre parti; danzatore del Tanec, «l\u0026rsquo;uomo dalle gambe d\u0026rsquo;oro»); Fusae Carroll per la documentazione dei materiali di Kolarovski. Circuiti: Stockton Folk Dance Camp, Oxford Balkansko Oro (2010), New Mexico Folk Dance Camp, club IFD di Stati Uniti, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi e Giappone (dove compare come モリ・チュピ). Italia\nNon risultano divulgatori italiani stabili. Il contesto più prossimo è il circuito di Roberto Bagnoli (Roma/Reggio Emilia), fondatore di FARE e del campo Balkanot, che propone regolarmente repertorio macedone; il nome Mori Cupi non compare però negli elenchi pubblici delle danze da lui insegnate. L\u0026rsquo;archivio di musicafolkdanza.it documenta il repertorio di Kolarovski per gli insegnanti IFD italiani. La danza compare sporadicamente in stage di danze macedoni e balcaniche; chi ha programmi, appunti o video di esecuzioni italiane è invitato a contribuire. Formazione e tipologia # Formazione: linea aperta (non cerchio chiuso), oppure cerchio aperto; braccia in posizione W (gomiti sollevati, avambracci orizzontali, mani sulle spalle dei vicini), con varianti didattiche in V bassa. Progressione verso destra. Introduzione tipicamente cantata.\nTipologia: oro macedone in ritmo dispari, danza femminile di catena nella forma tradizionale - oggi danzata anche in linee miste - e, nei repertori contemporanei, coreografia di seconda generazione (a formato fisso, legata a una registrazione specifica). Non esiste una formazione di coppia o di quadriglia.\nStruttura della danza # Non esiste una struttura valida per tutte le versioni: indicare sempre quale si sta ballando. Le due versioni principali:\nVersione a una parte - «Kete» (Boris Ilievski), ripresa da Kotansky e Nesbit: 6 misure che si ripetono ciclicamente (alcune sintesi indicano per errore 5), con S = tempo lento e Q = tempo veloce:\nMis. 1-3 (identiche): incrocio del piede sinistro sopra il destro (S), richiamo del destro accanto al sinistro ruotando i tacchi (Q), passo sul posto col destro (Q). Mis. 4: tocco del sinistro in avanti (S), passo indietro sul sinistro (Q-Q). Mis. 5: il destro disegna un cerchio e passa a destra (S), passo del sinistro in avanti (Q-Q). Mis. 6: tocco del destro leggermente dietro il sinistro (S), passo in avanti sul destro (Q-Q). Versione a tre parti - Atanas Kolarovski: tre sezioni distinte con figurazioni aggiuntive, con sezioni di marcia e di figure sul posto; il dettaglio è documentato nelle dispense dei suoi workshop e nei materiali di Fusae Carroll (alcune sintesi descrivono tre parti di 8 battute ciascuna).\nIn entrambe le versioni la danza si apre con il canto e prosegue finché dura la musica; l\u0026rsquo;allargamento del cerchio avviene sulla chiamata cantata.\nMetro e struttura musicale # 7/8 nella scansione S-Q-Q (lento-veloce-veloce), cioè 3+2+2: il ritmo macedone per antonomasia, noto come lesnoto.\nForma: strofica, legata alle frasi del canto, con strofe e ritornello che si accordano alla frase coreutica; l\u0026rsquo;allargamento del cerchio coincide con il verso Raširete go oroto!. Varianti di lettura: alcune trascrizioni indicano il metro come 3-4 invece di 3-2-2; una scheda per la versione musicale di Mori odajo šarena riporta 5/8 (metro del canto-matrice, poi passato al 7/8); una scheda ricreativa annota per la versione BAKLAVA un andamento binario in 2/4 con circa 160 bpm. Per una data esecuzione, il metro va verificato sulla registrazione. Il canto è parte integrante della struttura: l\u0026rsquo;introduzione è vocale, prima degli strumenti. Strumenti e stile musicale # Stile vocale-strumentale egeo-macedone, con introduzione cantata e parte di danza più marcata.\nOrganico tradizionale: gaida (cornamusa), kaval (flauto di legno), zurla (oboe), tapan (grande tamburo a due pelli), tambura (liuto), fisarmonica, clarinetto; a questi si aggiungono il bendir e le percussioni a cornice nelle interpretazioni etno. Voci: canto femminile solista e corale, con interiezioni tipiche del canto popolare macedone (mori, lele, djanum, djanam). Versioni contemporanee: ensemble folklorici da palco, formazioni chalgia, brass band e gruppi ethno; sono documentate esecuzioni al Festival di Guča. Timbro brillante, ornamentazione vocale densa. Autori e compositori # Canzone (Mori odajo šarena / Mori čupi kosturčanki): tradizione orale macedone, nessun autore documentato per melodia e testo originari. Adattamenti: il passaggio al metro di lesnoto e la fissazione dell\u0026rsquo;inno Kosturčanki sono attribuiti, secondo una ricostruzione, a membri dell\u0026rsquo;ensemble Tanec e del gruppo vocale Bapčorki di Skopje; un accompagnamento delle prime raccolte fu il brano Bisero Kerko di Elena Mukaetova. Coreografie: la versione a una parte è associata a Boris «Kete» Ilievski; la versione a tre parti a Atanas Kolarovski. Sono coreografie d\u0026rsquo;autore su materiale tradizionale: attribuirle al singolo maestro è corretto, attribuirgli la «danza tradizionale» no. Aneddoti e curiosità # Il canto che comanda la danza: Raširete go oroto! - «Allargate il cerchio!» - è una didascalia cantata. Il testo guida la gestualità: la linea si dilata perché si vedano gli abiti delle danzatrici. Un inno nato dalla perdita: dopo l\u0026rsquo;esodo delle comunità slave dalla regione di Kastoria, la canzone divenne un inno di memoria per i rifugiati kosturčanki in Macedonia jugoslava - una canzone, prima che una danza. La danza senza nome: ai suoi esordi, negli anni Cinquanta in California, la danza raccolta da Mrs. Sveta Kosta non aveva né titolo né musica: fu John Filcich a darle il nome Kostursko Oro e a far scegliere all\u0026rsquo;informatrice un accompagnamento tra i dischi macedoni disponibili. La gonna a pois: il testo scherza sul vestito maculato (damkalija) e dichiara che proprio per quell\u0026rsquo;abito ci si innamorerà - motivo galante diffuso in tutto il Balcani. «Non ballano solo le ragazze, balla tutta una storia»: così un divulgatore macedone riassume il senso dell\u0026rsquo;allargamento del cerchio. Omonimie pericolose in ricerca: in italiano «mori cupi» evoca suoni cupi o i Mori, e Mori è anche un etnonimo; da non confondere con Mori Shej (repertorio rom/ungherese) e con Kostursko Oro. Presenza nei media e nella cultura di massa # Cinema: una versione strumentale orchestrale del brano è usata come tema ricorrente nel film Mothers (2010) di Milčo Mančevski. Discografia: inciso da BAKLAVA (album omonimo, 2006), Ljubojna (anche in Brass Fantasy), Chalgia Sound System (2010), ensemble Kočo Racin; presente in antologie di musica folk macedone (Macedonian Folk Dances Vol. III, Folkraft Records) e in repertori etno contemporanei (Raspeani Valandovčani, 2025). Festival: esecuzioni documentate al Festival di Guča e nelle rassegne folkloriche macedoni; video di workshop su YouTube (Emily Nisbet a Oxford 2010, Kolarovski allo Shala Folk Dance Club, 2023). Circuito didattico internazionale: presenza costante nei repertori IFD di Stati Uniti, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi e Giappone. Italia: nessuna presenza documentata nella cultura di massa. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà media per danzatori non cresciuti sui metri asimmetrici balcanici. Il vero scoglio è la scansione del 7/8 in S-Q-Q (3+2+2): chi viene da metri binari o ternari regolari deve interiorizzarla prima di ballare.\nVersione «Kete» (una parte, 6 misure): accessibile a danzatori di livello intermedio una volta appreso il conteggio; è la versione più spesso usata per l\u0026rsquo;insegnamento. Versione Kolarovski (tre parti): richiede maggiore memoria coreutica, padronanza delle sezioni e cambi di figurazione. Varianti di styling: ampiezza degli incroci e modo del «tocco indietro» della sesta misura differiscono tra le dispense di Kotansky e di Nesbit. Adattamenti: nei workshop internazionali la danza è spesso insegnata in versione semplificata a una parte; il passaggio a linee miste è comune fuori dal contesto originario femminile; la presa può scendere dalla W alla V bassa per i neofiti. Non sono documentati adattamenti locali italiani.\nNote di ricerca e fonti # Tesi accolta. Mori Čupi Kosturčanki è una danza femminile di catena, in 7/8 (3+2+2), legata al canto omonimo e all\u0026rsquo;area di Kostur / Kastoria (Macedonia Egea, oggi Grecia), trasmessa dalla diaspora macedone e dai circuiti di danza folk internazionale. Sul piano etnocoreologico è classificata come danza di 2ª generazione («arranged folklore»): non una forma di villaggio ancora praticata nel luogo d\u0026rsquo;origine, ma un repertorio coreografico ricostruito su un canto tradizionale, con due versioni principali (una parte, 6 misure, di Boris «Kete» Ilievski; tre parti di Atanas Kolarovski). La ricostruzione storica - Filcich, Sveta Kosta, l\u0026rsquo;associazione Kosturčanki, il passaggio da Mori odajo šarena al nuovo incipit - è corroborata dalle schede di Folkdance Footnotes e Folk Dance Musings.\nDiscrepanze riscontrate tra le risposte.\nArea di origine: una fonte libraria colloca la danza nella «regione di Bitola, Pelagonia» (Macedonia del Nord); tutte le altre fonti - e il gentilizio Kosturčanki nel titolo - indicano Kostur/Kastoria in Macedonia Egea, con diffusione successiva tramite la diaspora. La collocazione pelagoniese non è accolta. Metro: 7/8 (S-Q-Q / 3-2-2) per la maggioranza; alcune risposte lo annotano come «3-4», una scheda riporta 5/8 per la versione musicale di Mori odajo šarena e una rileva per la versione BAKLAVA un 2/4 binario a circa 160 bpm. Non si può assegnare un unico metro a tutte le versioni: il dato va verificato sulla registrazione. Genere: danza femminile per tutte le fonti; le fonti divergono solo sul grado di apertura alle linee miste nei contesti ricreativi (oggi comune). Equivoci da sciogliere. Mori Čupi Kosturčanki non è Kostursko Oro (danza di 1ª generazione, con storia di trasmissione distinta), non è il canto-matrice Mori odajo šarena (né la versione Mori Odeno Šarena insegnata da Bob Leibman) e non ha nulla a che vedere con Mori Shej (repertorio rom/ungherese). Attenzione anche all\u0026rsquo;etichetta «ex-Macedonia» usata nelle fonti: indica la Macedonia storica e geografica, non il solo Stato di Macedonia del Nord.\nItalia. Nessuna attestazione di un ciclo didattico italiano né di una presenza stabile nei gruppi e nelle rassegne: la danza va considerata rara o assente, al più presente in stage di danze balcaniche. Il contesto più vicino è il circuito di Roberto Bagnoli (FARE, campo Balkanot) e l\u0026rsquo;archivio musicafolkdanza.it per il repertorio di Kolarovski. La voce resta aperta a contributi di insegnanti e danzatori (programmi, appunti, registrazioni).\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Mori Cupi with Emily Nisbet (workshop, Oxford Balkansko Oro 2010) Video di riferimento della versione a una parte («Kete»): istruzioni di passo ed esecuzione completa, linea in posizione W, 7/8. [2] Mori Čupi (Macedonia) - versione Atanas Kolarovski Esecuzione della versione a tre parti insegnata da Atanas Kolarovski (Shala Folk Dance Club, 2023): utile per confrontare le due versioni. [3] Mori Cupi Kosturcanki - BAKLAVA Interpretazione etno del canto da parte del gruppo macedone BAKLAVA: riferimento per timbro, tempo e stile. [4] Macedonian Song - Kosturcanki - Mori Cupi Kosturcanki Registrazione del canto macedone usata come accompagnamento della danza nei circuiti ricreativi. [5] Mori Cupi Kosturcanki - Zemja Makedonsko, V\u0026rsquo;\u0026lsquo;mbel 2023 Esecuzione coreutica rievocativa della diaspora macedone: utile per osservare formazione e styling. [6] Mori Čupi Kosturčanki (2*) - ex-Macedonia | Folkdance Footnotes Scheda fondamentale: ricostruisce la raccolta di John Filcich da Mrs. Sveta Kosta, il rapporto con Kostursko Oro (1ª generazione) e con il canto Mori odajo šarena, la nascita dell\u0026rsquo;inno Kosturčanki e la classificazione come danza di 2ª generazione. [7] Mori Čupi Kosturčanki (Kete\u0026rsquo;s version) | Folk Dance Musings - Andrew Carnie Scheda tecnica dettagliata della versione di Boris «Kete» Ilievski: struttura delle 6 misure, formazione, metro 7/8 e traduzione del canto. [8] Mori Čupi - Atanas Kolarovski version (Macedonia) | Folk Dance Musings Scheda della versione a tre parti di Kolarovski, con riferimenti ai materiali didattici e ai camp (Stockton, New Mexico). [9] Mori Čupi Kosturčanki - Andy Bettis, dance steps Descrizione dei passi della versione appresa da Steve Kotansky (2004): danza femminile macedone in 7/8 scandito 3-2-2. [10] Mori Čupi - note di danza di Fusae Senzaki (PDF) | Southern California Folk Dance Scheda tecnica con passi, metro e formazione, presentata nel contesto dei camp statunitensi. [11] Kostursko Oro - note di danza (PDF) | Southern California Folk Dance Note sulla danza sorella di 1ª generazione: formazione, metro 7/8 e contesto di Kostur/Kastoria. [12] Mori odajo šarena - descrizione coreografica (PDF) | VitriFolk Scheda della versione collegata al canto-matrice Mori odajo šarena, con indicazioni di formazione, metro e sequenza. [13] Mori Cupi - scheda tecnica | Kazu\u0026rsquo;s Folk Dance Database Scheda con formazione, metro, significato del nome e riferimenti alle registrazioni musicali. [14] Мори чупи костурчанки - testo dialettale egeo | pesna.org Repertorio testuale del canto in versione dialettale egea, con varianti. [15] Macedonian Folk - Mori čupi kosturčanki: testo e traduzione | LyricsTranslate Testo in cirillico macedone con traslitterazione e traduzione: utile per verificare il riferimento alle ragazze di Kostur e l\u0026rsquo;invito ad allargare il cerchio. [16] Atanas Kolarovski - biografia e repertorio (PDF) | musicafolkdanza.it Profilo del divulgatore e lista delle danze insegnate: fonte di riferimento per gli insegnanti IFD italiani e per la circolazione del repertorio macedone in Italia. [17] Roberto Bagnoli - biografia e attività didattica | Southern California Folk Dance Contesto italiano dei circuiti di danza balcanica: Roberto Bagnoli (Roma/Reggio Emilia), fondatore di FARE e del campo Balkanot. La danza Mori Cupi non figura negli elenchi pubblici delle sue danze, ma il contesto è quello di possibile circolazione del repertorio macedone in Italia. [18] Mori čupi Kosturčanki - registrazione dell\u0026rsquo;ensemble Livada (Brno) | SoundCloud Esecuzione musicale del canto: utile per percepire il metro 7/8 e il fraseggio vocale. [19] Raspeani Valandovčani - album omonimo (2025) | PMG Recordings Pagina discografica che documenta la presenza contemporanea del canto nel repertorio di un gruppo macedone. [20] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981/2000 Manuale di riferimento sulla circolazione internazionale delle danze popolari, incluse quelle macedoni e balcaniche. [21] Pece Atanasovski, Macedonian Folk Dances and Songs, Skopje, 1989 Raccolta di danze e canti macedoni: contesto del repertorio oro dell\u0026rsquo;area di Kostur. ","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/mori-cupi/","section":"Danze","summary":"Danza femminile macedone in linea e in 7/8, legata alle «ragazze di Kostur» (Kastoria): coreografia di seconda generazione, diffusa dai circuiti folk internazionali.","title":"Mori Čupi Kosturčanki - Danza Macedone","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 004\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 28:41 danza · 32:06 Se c\u0026rsquo;è una danza che i bulgari portano nel corpo prima ancora che nei ricordi, è la Pravo horo (Право хоро), la «danza diritta»: una catena aperta che avanza verso destra, semplice nei passi e capace di tenere insieme un intero paese.\nÈ il gesto che si forma nella piazza del villaggio, al matrimonio, alla festa patronale, la domenica pomeriggio, e che può durare ore finché i musicisti hanno fiato. Tre misure, un andare verso il centro e un tornare, ginocchia sempre leggermente flesse, il piede che scivola e batte: è proprio in questa essenzialità che sta la sua forza.\nPer gli etnocoreologi è la taproot dance per eccellenza, la danza-radice da cui si diramano decine di varianti regionali.\nIn Italia la incontriamo nei circuiti di danza balcanica e nelle comunità bulgare, raramente nei balfolk «classici». Chi l\u0026rsquo;ha ballata da noi è invitato a raccontarcelo: questa scheda cresce anche con le vostre memorie.\nScheda sintetica # Nome proprio # Pravo horo (Право хоро), nella forma breve corrente Pravo. Il nome designa sia una categoria - la famiglia dei pravo, il cui scheletro coreico ricorre in decine di varianti - sia la singola danza che si balla comunemente con questo nome.\nProprio perché il termine è generico, per identificare una specifica esecuzione conviene sempre precisare la variante regionale e la melodia che la accompagna: l\u0026rsquo;horo prende spesso il nome dal brano che lo accompagna.\nAltri nomi e varianti # Varianti regionali (il nome aggiunge l\u0026rsquo;area): Pravo Trakijsko horo (Tracia, la più diffusa, a 6 misure), Pravo Šopsko horo (Šopluk), Pravo Severnjaško horo (Bulgaria settentrionale), Pravo Rodopsko horo (Rodopi), Pravo Čepelarsko horo, Pravo Plovdivsko horo (Plovdiv), Pravo Dunavsko horo, Maričensko Pravo horo, Gorno Oryahovsko, Gergyovsko Pravo horo (San Giorgio). Altrove nei Balcani: Pravo oro (Macedonia del Nord), Zonaradiko (Grecia, Tracia occidentale e regione dell\u0026rsquo;Evros, dal greco zoni, «cintura»); in Turchia la famiglia affine dell\u0026rsquo;Halay. Nella didattica internazionale: Slow Pravo (versione a 3 misure, più lenta, sul canto) e Pravo Trakijsko (versione a 6 misure, strumentale). Classificazione: Taproot Dance T-6 nel sistema ripreso da Andrew Carnie - «danza-radice» a sei conteggi. Omonimie: pravo è anche «diritto» in senso giuridico nelle lingue slave; Právo è un quotidiano ceco e Pravo una località dell\u0026rsquo;Ohio. Nessuna ha rapporto con la danza. In Italia non esiste un nome proprio alternativo: si dice pravo horo. Traduzione e significato # «Danza diritta» o «danza semplice, schietta»: pravo = «dritto, pari, regolare, come si deve»; horo = «danza in cerchio/collettiva» (dal greco chorós).\nIl nome non indica però una direzione geometrica, bensì un metro: è la «danza pari», in 2/4, in opposizione alle danze krivo («storte») dai metri dispari - răčenica (7/8), kopanica (11/8), pajduško (5/8). Attenzione all\u0026rsquo;omonimia giuridica: nulla a che vedere con il «diritto».\nArea geografica e provenienza # Bulgaria, documentata in tutte le regioni etnografiche: Trakija, Šopluk, Severnjaško, Dobrudža, Rodopi, Pirin, Strandža. Diffusa in tutto il continuum balcanico: Macedonia del Nord, Albania, Grecia settentrionale, Serbia orientale, Romania, Turchia europea.\nÈ considerata la danza nazionale della Bulgaria e - per la sua diffusione - anche di Albania e Macedonia del Nord (vedi Note di ricerca).\nItalia: non autoctona; la presenza è legata ai circuiti di danza balcanica e internazionale e alle comunità della diaspora bulgara.\nEpoca e anno di riferimento # Origine: non databile. Di tradizione orale; le datazioni «antiche» o «tracie» sono ricostruzioni non dimostrate. Inizio XIX secolo: prime descrizioni di viaggiatori europei (il geologo francese Ami Boué) che osservano la horo di villaggio in cerchio aperto con presa alla cintura. 1861-1889: prime raccolte scientifiche bulgare (fratelli Miladinov 1861, Vasil Čolakov 1872, Ivan Šišmanov 1889). XX secolo: codificazione degli etnocoreologi bulgari e diffusione internazionale dal 1966 grazie alle raccolte sul campo di Yves Moreau (fino al 1986). Oggi: danza vivente, praticata nelle piazze e nei matrimoni, e classificata nei repertori internazionali come living dance (L*). Occasione e funzione sociale # Danza comunitaria per eccellenza. Si balla a matrimoni (spesso è la prima horo ad aprire le danze), nelle feste patronali (sabor), la domenica nella piazza del villaggio, nelle feste di calendario ortodosso (San Giorgio / Gergyovden, San Trifone, San Dimitar), nei battesimi e nelle feste del raccolto.\nFunzione: coesione, inclusione e identità. Chiunque può entrare nella catena e imparare per osservazione, guardando le spalle di chi sta davanti. Durata: può protrarsi per ore senza interruzione, fino a diventare quasi ipnotica. Ruolo del capofila: oltre che coreutico, è morale: trasmette l\u0026rsquo;umore alla fila. In Italia: funziona da danza d\u0026rsquo;ingresso ai repertori balcanici e bulgari, per la sua accessibilità. Storia e origine # Credenza popolare. Le origini «tracie» o preistoriche sono una ricostruzione mitopoietica di stampo romantico, ricorrente nella divulgazione: va presentata come credenza identitaria, non come dato documentato. Lo stesso vale per la funzione apotropaica attribuita al cerchio aperto (che «ingannerebbe» gli spiriti maligni) e per il legame con rituali agrari e solari.\nRicostruzione storica.\nIl pravo è una danza rustica di villaggio a tradizione orale, che rappresenta lo strato «pari» del sistema coreutico bulgaro accanto alle danze in metri dispari. Attestata come pratica festiva almeno dall\u0026rsquo;Ottocento; osservatori americani di metà Novecento descrivono l\u0026rsquo;apertura domenicale in piazza, con orchestre (talvolta rom) che suonavano uno straight or pravo horo. Nel Novecento gli ensemble statali (Filip Koutev, 1951; Trakia di Plovdiv, 1973; Pirin di Blagoevgrad) e l\u0026rsquo;Istituto per l\u0026rsquo;attività artistica amatoriale codificano migliaia di repertori locali, portandoli anche in scena. Dagli anni Sessanta le raccolte di Yves Moreau e la rete dei camp internazionali ne fanno uno dei primi horo insegnati fuori dalla Bulgaria. Nessun autore: non esiste un fondatore, né un\u0026rsquo;origine mitica specifica. Note etnocoreologiche # Appartiene alla famiglia delle danze in catena (chain dance / open circle): linea curva aperta, raramente cerchio chiuso, talvolta più linee concentriche, formazione mista.\nPresa: due forme canoniche - le mani in V (braccia basse, palmo destro in avanti e sinistro indietro) oppure la na lesa (alla cintura, braccio sinistro sopra il destro), che crea una connessione fortissima del busto; la versione greca (Zonaradiko) privilegia la cintura. Direzione: verso destra (senso antiorario), con il tipico andamento «in e out» verso il centro della curva. Capofila (horovedec, vodeš, glava, čelo): all\u0026rsquo;estremità destra; può agitare un fazzoletto (kărpa / džampar) nella mano libera, come pure il danzatore in coda. Stile: «pesante, terroso, scivolato». Ginocchia sempre leggermente flesse e in flessione a ogni passo, battuta marcata del piede, due primi passi in avanti con uno scivolamento caratteristico. Ornamentazioni individuali ammesse: stamp (piccolo timbro), chug (scivolamento su due piedi), triplets (terzine), tropoli (rullata tallone-punta tipica di Tracia e Rodopi). I danzatori più esperti si collocano alle estremità della catena (na dva tanca). Divulgatori e gruppi di riferimento # Bulgaria\nEnsemble: Filip Kutev National Ensemble (Sofia, 1951), Ensemble Trakia (Plovdiv, 1973), Pirin (Blagoevgrad); orchestre della Radio Nazionale Bulgara. Studiosi ed etnocoreologi: Stojan Djuǧev, Rajna Katsarova, Elena Stoin, Kiril Dzhenev, Margarita Dikova. Internazionali\nYves Moreau (1948-2023): raccolte sul campo in Bulgaria dal 1966 al 1986; principale divulgatore del repertorio bulgaro in Occidente, ha insegnato anche in Italia. Accanto a lui Dick Oakes, Dick Crum, Dennis Boxell, Andrew Carnie, Laura Shannon, Jim Gold. Istituzioni e camp: Society of Folk Dance Historians, Stockton Folk Dance Camp, Mendocino Folklore Camp, Pinewoods Camp; gruppo Dunav (Israele). Italia\nRitmika Folk Lab (Milano, legato all\u0026rsquo;Associazione Bulgara per lo Scambio Culturale) e Scuola Bulgara di Milano, il cui gruppo di danza tradizionale si chiama significativamente «Horo». Gruppi e corsi di danze balcaniche e popolari internazionali a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma, Padova; l\u0026rsquo;Archivio La Prilla; realtà come Laboratorio Folk Brescia. Stage e didattica: Daniel Sandu (Pravo Horo Fun, Reggio Emilia 2020, per Terra di Danza) e il tutorial in italiano di Juancarlos Battilani. Comunità bulgara in Italia (oltre 100.000 persone), che mantiene vivo l\u0026rsquo;horo nei matrimoni e nelle feste della comunità. Non esiste una scuola italiana autonoma del pravo: la trasmissione resta seminariale e legata a insegnanti di formazione bulgara o a divulgatori come Moreau. Formazione e tipologia # Formazione: danza di catena/linea - catena aperta, linea curva o semicerchio, raramente cerchio chiuso (più frequente al nord) - in una o più file concentriche; disposizione mista, senza coppie fisse (sono documentate anche linee separate per genere, con stilizzazione differenziata).\nTipologia: horo bulgaro (oro in Macedonia, kolo in area serba) con progressione verso destra. Non è una danza di coppia né una quadriglia.\nStruttura della danza # La frase base dura 3 misure (6 conteggi) e segue il pattern veloce-veloce-lento-lento (quick-quick-slow-slow, 2+2+4+4 ottavi):\nMisura 1 (Q-Q): passo del piede destro in avanti e leggermente in diagonale verso destra; passo del sinistro accanto al destro. Misura 2 (S): passo del destro in avanti-diagonale, con pausa (hold) e leggero lift del sinistro. Misura 3 (S): passo del sinistro in avanti-diagonale, con leggera rotazione del corpo verso il centro della curva. Versione a 6 misure (Pravo Trakijsko horo, più veloce, su musica strumentale): alle tre misure di andata verso il centro se ne aggiungono tre speculari di ritorno verso l\u0026rsquo;esterno, per un totale di 12 conteggi - è la versione oggi più diffusa nei circuiti internazionali.\nLa struttura è iterativa: dura quanto la musica, senza fine prestabilita. Le varianti regionali allungano la frase (fino a 10-12 misure) con andate, ritorni e sezioni sul posto. Nessuna figura obbligatoria: le variazioni (o il semplice «ornamento») sono individuali o suggerite dal capofila. Metro e struttura musicale # Metro pari 2/4 (forma principale) oppure 6/8, quest\u0026rsquo;ultimo contato come due terzine 3+3.\nFrase coreutica: 3 misure musicali, contate «quick, quick, slow, slow» - cioè 2+2+4+4 in 2/4, 1+1+2+2 in 6/8. Nella prassi: spesso la parte cantata è notata in 2/4 e la parte strumentale, un po\u0026rsquo; più veloce, in 6/8 (o in 2/4 con terzine). Forma: strofica, con frasi di 8 o 16 misure e frequente accelerando nelle esecuzioni festive, soprattutto nella versione tracia. Melodie: spesso in modalità eolica o frigia. È il metro pari a distinguere il pravo dai krivo («storti») in 5/8, 7/8, 9/8, 11/8: è la ragione della sua straordinaria accessibilità. Strumenti e stile musicale # Organico tradizionale bulgaro:\ngaida (cornamusa; nel Rodopi la grande kaba gajda), con cui tradizionalmente si aprono le horo dei matrimoni; kaval (flauto diritto in legno a sei fori); gadulka (strumento ad arco a tre corde suonato verticalmente); tambura (liuto a manico lungo); tapan (grande tamburo cilindrico a due pelli) e darbuka / dumbek (tamburo a calice). Una curiosità documentata: nella Bulgaria occidentale molti horo si ballano al solo suono del tapan. Dall\u0026rsquo;Ottocento entrano violino e clarinetto; nel Novecento fisarmonica, tromba, sax e brass band. Frequenti le esecuzioni con canto antifonale (un gruppo intona, l\u0026rsquo;altro ripete). Lo stile ha ornamentazione densa, suono «aperto» e nasale, pulsazione fortemente marcata sul battuto che guida lo stile «terroso» dei danzatori.\nAutori e compositori # Di tradizione orale: nessun autore o compositore documentato per la danza. Le melodie sono anonime, tramandate tra i musicisti di villaggio, e solo in epoca recente trascritte e incise (dai repertori della Balkanton in poi).\nElaborazioni colte e semicolte: Diko Iliev (1898-1984), autore di celebri horo strumentali per banda (tra cui Dunavsko horo, costruito su una cellula di pravo); Filip Kutev (1903-1982), che ha trasformato il materiale folklorico in repertorio da palcoscenico. Registrazioni di riferimento: Boris Karlov (fisarmonica), Ivo Papazov (clarinetto). Attenzione: quando un brano ha un autore o un interprete identificabile, l\u0026rsquo;attribuzione vale per il singolo brano, non per la danza. Aneddoti e curiosità # «Se non conosci il pravo, non sei bulgaro»: è la danza minima condivisa, quella che - si dice - deve saper ballare chiunque, dal bambino al nonno. Ai matrimoni la prima horo è aperta dagli sposi e dalle loro famiglie, ed è quasi sempre un Pravo: la semplicità permette anche ai non danzatori di unirsi. Il padrino o la madre dello sposo può sventolare la bandiera nuziale (oruglica) in cima alla catena. Catene che non si spezzano: la danza può durare ore senza che i danzatori si lascino le mani, simbolo della catena infrangibile della comunità. Quaranta varianti: Yves Moreau raccontava di aver trovato lo stesso scheletro di base del pravo in oltre quaranta varianti regionali, ciascuna con un nome diverso ma riconducibile alla stessa matrice. Credenza dei Rodopi (notte di San Giorgio): il horo danzato in quella notte proteggerebbe il bestiame dalle malattie per l\u0026rsquo;anno a venire - credenza devozionale, non attestazione storica. Il fazzoletto del capofila (kărpa) non è un ornamento scenico: serve a guidare e a sottolineare il fraseggio, ed è tenuto anche dal danzatore in coda. Omonimie curiose: Pravo è anche il nome di un quotidiano ceco e di una località dell\u0026rsquo;Ohio. Presenza nei media e nella cultura di massa # Bulgaria: presenza viva e continua nella Televisione Nazionale Bulgara (BNT) e nella discografia Balkanton; grandi horo collettivi nelle piazze e presso i monumenti, con copertura giornalistica e gare tra gruppi; film bulgari a tema folklorico e nuziale; esibizioni degli ensemble statali (Trakia, Filip Kutev, Pirin). Cinema internazionale: danze della famiglia pravo compaiono in produzioni ambientate nei Balcani. Didattica e web: innumerevoli tutorial e video su YouTube - tra cui il tutorial CCFolk (2023), il tutorial in italiano di Juancarlos Battilani e lo stage Pravo Horo Fun con Daniel Sandu (Reggio Emilia, 2020); video di comunità come Dunav Folk Dancers, Kolo Balkan e la celebrazione di Kardjali. Italia: nessuna presenza di rilievo nei media di massa; la circolazione passa dai canali dei gruppi e delle comunità. Difficoltà e adattamenti # Base: facile. Tre passi e due pause, in una catena dove si imita chi sta davanti: è tra le danze più accessibili del repertorio balcanico e la prima che si insegna ai bambini in Bulgaria. Stile: medio. Rendere la qualità «pesante e terrosa», lo scivolamento del piede destro e la flessione continua richiede tempo e un insegnante che conosca lo stile regionale. Versione a 6 misure (Pravo Trakijsko): media. Richiede resistenza fisica, pulizia del lift e capacità di reggere l\u0026rsquo;accelerando. Le varianti regionali più articolate chiedono familiarità con incroci e cambi di peso: non esiste un livello unico applicabile a tutto il repertorio. Adattamenti nella didattica (e in Italia)\nsi insegna la versione a 3 misure prima della 6 misure; la presa alla cintura è spesso sostituita dalla presa per mano in V (più accessibile ai danzatori occidentali); il passo lento può essere semplificato in un semplice touch senza lift; il tempo viene rallentato per agevolare l\u0026rsquo;apprendimento; nei contesti balfolk la presa alla cintura è di norma omessa e la danza è proposta come «danza di accoglienza» o «danza gioco»; nessuna coreografia fissa imposta: le variazioni restano individuali o del capofila. Note di ricerca e fonti # Tesi accolta. Il Pravo horo è una danza di catena bulgara, diffusa in tutte le regioni del paese e in gran parte dei Balcani, con frase base di 3 misure (pattern quick-quick-slow-slow) in 2/4 o 6/8, e una versione a 6 misure (Pravo Trakijsko) oggi molto diffusa. Tutte le risposte convergono su esistenza, formazione, metro e funzione sociale; la struttura è confermata dalla voce Pravo di Wikipedia e dalle note di Dick Oakes, Andrew Carnie e Yves Moreau.\nDiscrepanze e punti di attenzione.\nOrigini antiche e «tracie»: rivendicate come dato da alcune fonti (Tracia, rituali agrari, chorea mediterranea), dichiarate credenza o ricostruzione mitopoietica da altre. Accolta la lettura prudente: tradizione orale non databile; la discendenza trace appartiene alla divulgazione, non alla documentazione. 3 misure vs 6 misure vs «12 passi»: concordi sul modulo base di 3 misure; la versione oggi più comune (Pravo Trakijsko) è a 6 misure/12 conteggi. Metro: 2/4 principale e 6/8 (contato 3+3) alternativo; spesso coesistono nella stessa esecuzione (strofa in 2/4, strumentale in 6/8). Danza «nazionale»: Wikipedia la definisce nazionale di Bulgaria, Albania e Macedonia del Nord; altre fonti la limitano alla Bulgaria (con diffusione in Albania e Macedonia). Entrambe le letture sono riportate. Presa: mani in V oppure na lesa (alla cintura): variabile per regione e versione, non una scelta unica. Posizione del capofila e orientamento: tutte le fonti concordano sull\u0026rsquo;estremità destra e sulla progressione verso destra. Cronologia: le datazioni antiche non sono sostenute da fonti; le prime descrizioni scritte risalgono all\u0026rsquo;inizio dell\u0026rsquo;Ottocento (Ami Boué) e le prime raccolte scientifiche agli anni 1861-1889. Omonimie: pravo come termine giuridico slavo, il quotidiano ceco Právo, la località di Pravo (Ohio). Italia. La presenza è documentata da gruppi, associazioni bulgare, comunità della diaspora, stage e tutorial in italiano; non da una tradizione didattica italiana autonoma. La voce resta aperta a contributi di insegnanti, danzatori e musicisti (programmi di stage, appunti, registrazioni).\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] ПРАВО ХОРО - SOUTH BULGARIA (esecuzione tradizionale) Esecuzione di riferimento del Pravo horo nella Bulgaria meridionale: utile per osservare la presa, l\u0026rsquo;avanzamento verso destra e lo stile «pesante» della catena. [2] Право хоро Урок - tutorial passo a passo (CCFolk) Tutorial della versione a 3 misure con spiegazione progressiva dei passi, pubblicato il 22 giugno 2023 (accompagnamento in 2/4). [3] Pravo Horo, Bulgarian folk dance (Dunav Folk Dancers) Esecuzione con presentazione del contesto e della variante tracia (Pravo Trakijsko). [4] Pravo Horo, Право хоро, Bulgaria - tutorial di Juancarlos Battilani Tutorial in italiano: attesta la didattica della danza nei circuiti folk italiani. [5] PRAVO HORO FUN con Daniel Sandu - Reggio Emilia, 2020 Stage italiano dedicato alla danza, tenuto da Daniel Sandu per Terra di Danza. [6] Kardjali praznuva 1 mai s hora i rachenitsi (festa pubblica a Kardjali) Documentazione di una celebrazione pubblica in Bulgaria con horo e rǎčenica: utile per osservare la pratica comunitaria in piazza. [7] Pravo - Wikipedia (EN) Voce enciclopedica di riferimento: pattern di tre misure (e versione a sei), metro 2/4 o 6/8, prese (mani o cintura), ornamentazioni, definizione di danza «nazionale» e rapporto con lo Zonaradiko greco. [8] Pravo horo (L*) - Bulgaria | Folkdance Footnotes Scheda etnocoreologica che distingue le forme di base dalle varianti, con osservazioni sulla pratica vivente e la classificazione come «living dance» (L*). [9] Bulgaria - Major Dance Types (Yves Moreau) | Folkdance Footnotes Testo di Yves Moreau sul ruolo del horo nella vita sociale bulgara e sulle principali categorie ritmiche e coreografiche (i quattro horo basilari), con la terminologia dei ruoli (horovedec, kărpa). [10] Pravo Horo - Dick Oakes, International Folk Dance Resources Scheda classica: descrizione del passo, delle misure, delle ornamentazioni (stamp, chug, triplets, tropoli) e del contesto sociale. [11] Dick Oakes - Pravo Horo Dance Notes (PDF) Note di danza dettagliate sulla struttura e sulle varianti del pravo. [12] Andrew Carnie - Pravo Horo / Pravo Trakijsko Horo (6 misure) | Folk Dance Musings Trascrizione dettagliata della versione a 6 misure, con conteggi e formazione. [13] Andrew Carnie - Slow Pravo, 3 Measure Pravo (Bulgaria) | Folk Dance Musings Scheda della versione lenta a 3 misure, danzata sul canto. [14] Yves Moreau, Folk Dances of Bulgaria (1973) - Society of Folk Dance Historians Saggio fondamentale di Yves Moreau sulle danze bulgare, con prospettiva storica e antropologica sul horo. [15] Andrew Carnie, Dances of the Western Balkans - University of Arizona, Open Textbooks Library Capitolo universitario open-access: definizione di pravo come «dritto/pari» in opposizione a krivo, aree etnografiche, strumenti e distinzione fra metri pari e dispari. [16] Pravo Trakijsko Horo - Southern California Folk Dance (PDF) Scheda didattica della versione tracia: formazione, ritmo, stile e sequenza dei passi. [17] Pravo Rodopsko Horo / Maričensko Pravo Horo - note di Yves Moreau, Southern California Folk Dance (PDF) Schede di varianti regionali apprese sul campo dallo stesso Moreau (Plovdiv 1979, villaggio di Maričeno 1969). [18] Право хоро - Тракийска фолклорна област | Taratanci Scheda bulgara dedicata al Pravo horo: diffusione nazionale, associazione con l\u0026rsquo;area tracia, metro e rappresentazione grafica della sequenza. [19] Eliznik - Traditional Bulgarian Dancing Quadro d\u0026rsquo;insieme sul sistema delle horo bulgare: prese, ruolo del capo-catena e predominanza del pravo come repertorio sociale a sei conteggi. [20] Horo: Danza Bulgara - Cultura Bulgara Fonte italiana sulla danza bulgara; documenta il gruppo Ritmika Folk Lab di Milano tra le realtà che praticano l\u0026rsquo;horo in Italia. [21] Danza tradizionale - Scuola Bulgara di Milano Gruppo di danza tradizionale bulgara «Horo» attivo a Milano e Rho: esempio di trasmissione della danza in Italia. [22] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981/2000 (sezione Bulgarian Folk Dancing by Yves Moreau, pp. 114-121) Manuale di riferimento sulla ricezione internazionale del repertorio bulgaro nei circuiti di danza popolare. [23] Raina Katsarova \u0026amp; Kiril Dzhenev, Bulgarian Folk Dances, Science and Art, Sofia, 1958 Raccolta etnocoreologica bulgara di riferimento per la classificazione e la descrizione delle danze tradizionali. ","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/pravo-horo/","section":"Danze","summary":"La danza nazionale bulgara: catena aperta in 2/4 o 6/8, frase di 3 misure «quick-quick-slow-slow», semplice e radicata nella festa comunitaria.","title":"Pravo Horo - Danza Tradizionale Bulgara","type":"danze"},{"content":"Informativa resa ai sensi dell\u0026rsquo;art. 13 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR)\nL\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini è un progetto culturale e amatoriale senza scopo di lucro, dedicato alla conservazione, digitalizzazione e divulgazione del patrimonio storico delle danze popolari da lui filmate. Il materiale è costituito da 127 DVD storici digitalizzati da Juancarlos Battilani e pubblicati sul suo canale YouTube.\nQuesto sito è totalmente privo di pubblicità, non effettua tracciamenti profilanti e non gode di finanziamenti pubblici o commerciali.\nL\u0026rsquo;archivio viene mantenuto in vita in modo del tutto indipendente e si sostiene unicamente grazie al tempo dedicato dai volontari e alla generosità di chi desidera contribuire con una donazione libera per coprire i costi tecnici di realizzazione e di conservazione.\n1. Titolare del Trattamento # Il Titolare del trattamento dei dati è Fabrizio Conti, curatore e gestore dell\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini.\nPer qualsiasi chiarimento, segnalazione o richiesta relativa alla privacy e ai contenuti dell\u0026rsquo;archivio, è possibile inviare una comunicazione via e-mail all\u0026rsquo;indirizzo dedicato: archivio-siriano-tondini@gmail.com\n2. 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Modifiche a questa Policy # La presente Informativa sulla Privacy può essere soggetta ad aggiornamenti periodici in caso di modifiche alle funzionalità del sito o alla normativa vigente.\nUltimo aggiornamento: Settembre 2026\n","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/privacy/","section":"Archivio Siriano Tondini","summary":"Informativa sul trattamento dei dati personali e sull’uso dei cookie dell’Archivio Siriano Tondini","title":"Privacy \u0026 Cookie Policy","type":"page"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 004\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 6:05 Sackett\u0026rsquo;s Harbor è una delle grandi contra dance storiche del New England: una di quelle «castagne d\u0026rsquo;oro» - i chestnuts - che le comunità del Nord-Est americano hanno ballato per oltre un secolo e che ancora oggi restano vive nei festival e nelle serate di contra.\nPorta il nome del porto di Sackets Harbor, sul Lago Ontario, base della flotta americana durante la Guerra del 1812; il suo titolo più antico, Speed the Cable («Affrettate il cavo»), custodisce la memoria di un episodio bellico realmente accaduto: il cavo d\u0026rsquo;ancora che gli americani trasportarono via terra per completare la fregata Superior ed eludere il blocco britannico.\nDanzata in triple minor proper su 32 battute, ha nel turn contra corners il suo cuore tecnico: è la danza-maestra con cui ancora oggi si insegna questa figura in mezzo mondo.\nIn Italia la incontriamo raramente - qualche stage di English Country Dance o di contraddanza americana, quasi mai nei circuiti balfolk. Chi l\u0026rsquo;ha ballata da noi è invitato a raccontarcelo: questa scheda cresce anche con le vostre memorie.\nScheda sintetica # Nome proprio # Sackett\u0026rsquo;s Harbor (nelle fonti anche Sacket\u0026rsquo;s Harbor e Sackets Harbor). È il titolo consolidato nel repertorio contra del Novecento, ma la danza è la stessa che i manuali ottocenteschi pubblicano come Speed the Cable, Speed the Telegraph e Steamboat Quickstep.\nAttenzione alle omonimie: il nome indica anche una località dello Stato di New York, la battaglia del 1813, una nave e una melodia (reel) omonima - nessuno di questi significati è, di per sé, la danza.\nAltri nomi e varianti # Speed the Cable - titolo della prima attestazione a stampa (Elias Howe, The Complete Ball-Room Hand Book, Boston 1858, p. 83). Steamboat Quickstep (o Washington Quickstep / Washington\u0026rsquo;s Quickstep) - titolo usato in Howe 1862, Washburn 1863 e Schell 1890; nella tradizione moderna è considerato sinonimo della stessa danza. Speed the Telegraph - variante attestata in alcune fonti. Sackett\u0026rsquo;s Harbor - titolo stabile dal 1863 (The Ball-Room Manual of Contra Dances and Social Cotillons di H.G.O. Washburn, Belfast, Maine). Grafie del toponimo: Sackett\u0026rsquo;s Harbor / Sacket\u0026rsquo;s Harbor / Sackets Harbor. Nessun nome italiano alternativo documentato: in Italia si mantiene il titolo inglese. Traduzione e significato # «Il porto di Sackett» (dal fondatore Augustus Sackett). Non è una metafora coreografica ma un toponimo: Sackets Harbor è la località sul Lago Ontario che fu base e cantiere navale statunitense nella Guerra del 1812. Il significato del titolo è quindi storico-commemorativo, non descrittivo del movimento.\nIl vecchio titolo Speed the Cable significa invece «affrettate il cavo» e allude all\u0026rsquo;impresa logistica che la danza celebra. Nei contesti italiani il nome resta in inglese, senza traduzione consolidata.\nArea geografica e provenienza # Stati Uniti d\u0026rsquo;America, area del New England e dello Stato di New York: manuali stampati a Boston e nel Maine, comunità di ballo rurali del Nord-Est. Il nome rinvia a Sackets Harbor, contea di Jefferson (New York), all\u0026rsquo;estremità orientale del Lago Ontario.\nLa danza appartiene alla famiglia delle American country dances / contra dances, nate dall\u0026rsquo;adattamento americano delle longways inglesi e scozzesi e della contredanse francese.\nItalia: di matrice interamente nordamericana; nessuna area di provenienza locale e nessun adattamento diffuso documentato.\nEpoca e anno di riferimento # 1813-1814: contesto storico evocato (Guerra anglo-americana; battaglia di Sackets Harbor, 29 maggio 1813; trasporto del cavo per la Superior ed elusione del blocco britannico, 1814). 1858: prima attestazione a stampa della coreografia, come Speed the Cable (Howe, Boston). 1862: riedizione come Steamboat Quickstep. 1863: prime attestazioni con il titolo Sackett\u0026rsquo;s Harbor (Washburn). 1890-1893: riprese nei manuali di Schell e French. ca. 1984: interpretazione di riferimento moderna di Ralph Page. 2011-2013: esecuzioni documentate al Ralph Page Dance Legacy Weekend e a Fayetteville. La coreografia è probabilmente anteriore alla prima stampa, ma l\u0026rsquo;anno di composizione non è documentato con certezza.\nOccasione e funzione sociale # Danza sociale di comunità. Tradizionalmente ballata nelle town hall dances, nelle barn dances e nei balli pubblici dei villaggi del New England ottocentesco; oggi nelle serate di contra dance, nei festival folk e negli stage didattici, con il caller che chiama le figure in tempo reale.\nLa funzione è la socialità: la progressione porta ogni coppia a incontrare e ballare con tutte le altre lungo la fila, senza partner fisso. Non è legata a riti calendariali o di passaggio. Nella pratica contemporanea è spesso usata come danza didattica per insegnare il turn contra corners.\nStoria e origine # Sackett\u0026rsquo;s Harbor nasce come danza commemorativa, non come testimone diretta degli eventi: la memoria del 1812-1814 fu messa in forma coreografica quattro decenni più tardi, nella grande fioritura editoriale dei manuali di contra dances americane di metà Ottocento.\nLe figure discendono dalle English e Scottish longways country dances, adattate dai coloni in Nordamerica. Elias Howe la stampa nel 1858 come Speed the Cable; la danza circola poi sotto titoli diversi (Steamboat Quickstep nel 1862, Sackett\u0026rsquo;s Harbor dal 1863, con Washburn), segno di una popolarità che solo lentamente fissò un\u0026rsquo;etichetta. Sopravvive per oltre un secolo nelle sale da ballo rurali del Maine, del New Hampshire e del Vermont. Nel Novecento la riscoperta si deve a Ralph Page, che ne diede l\u0026rsquo;interpretazione di riferimento (ca. 1984); oggi la danza è tra i chestnuts documentati dal progetto Cracking Chestnuts della CDSS. L\u0026rsquo;associazione fra il titolo Speed the Cable e l\u0026rsquo;episodio del cavo è raccontata in Cracking Chestnuts: nel 1814, per completare la fregata Superior a Sackets Harbor evitando il blocco britannico, un enorme cavo d\u0026rsquo;ancora fu trasportato via terra da New York (secondo il racconto più diffuso: circa due tonnellate, su slitte e carri, con una catena di volontari) fino al porto sul Lago Ontario. L\u0026rsquo;impresa divenne leggenda patriottica e diede il titolo alla danza. Resta un\u0026rsquo;ipotesi storica condivisa, non una prova documentaria sulla genesi della coreografia.\nNote etnocoreologiche # Classificata come longways triple minor proper: due file contrapposte di coppie, la prima coppia (ones) attiva all\u0026rsquo;interno di un minor set di tre coppie, senza cross over.\nProgressione: single - a ogni ripetizione la coppia attiva scende di un posto lungo la fila e incontra coppie nuove. Cinesica: passo camminato fluido e regolare (smooth walking step), a contatto col pavimento; nessuno swing di coppia nella versione storica. Cambio d\u0026rsquo;asse: dopo il cerchio di sei a sinistra per 3/4 le linee di tre ruotano di 90° rispetto alla sala (gli uomini verso l\u0026rsquo;alto, le donne verso il basso). Figura di rilievo: il turn contra corners - gli attivi girano in successione la prima corner, il partner, la seconda corner e ancora il partner, con gomiti o a due mani, rientrando sempre al centro. È la figura che rende la danza un banco di prova per l\u0026rsquo;orientamento spaziale e la memoria del progression. Un tratto che i caller sottolineano sempre: la transizione B2-A1 è delicata, perché non c\u0026rsquo;è un segnale ovvio di dove si trovino gli actives nel nuovo minor set.\nDivulgatori e gruppi di riferimento # Compilatori storici: Elias Howe (Boston, 1858 e 1862); H.G.O. Washburn (1863); John M. Schell (1890); French (1893). Interpreti e ricercatori moderni: Ralph Page (interpretazione ca. 1984, riferimento per tutte le ricostruzioni odierne); Larry Jennings (Zesty Contras, Give-and-Take); Don Armstrong; Ted Sannella; Kate Van Winkle Keller e Ralph Sweet (Cracking Chestnuts, fonte critica); David Smukler e David Millstone (Cracking Chestnuts, CDSS, 2008); David Millstone (Geography Lesson ~ Searching for Sackett\u0026rsquo;s Harbor); George W. Williams V (animazione didattica UpaDouble). Caller contemporanei: Tod Whittemore (Ralph Page Dance Legacy Weekend 2011), Catherine Burns (Fayetteville 2013), Al Olson (variante Almost Sackett\u0026rsquo;s Harbor). Enti e circuiti: Country Dance and Song Society (CDSS), Lloyd Shaw Foundation, Ralph Page Dance Legacy Weekend, Stockton Folk Dance Camp, comunità contra del New England. Italia: nessun gruppo o scuola stabile documentato; la danza compare sporadicamente in workshop di English Country Dance e contradanza americana tenuti da caller anglofoni. Chi ha locandine, appunti o registrazioni di stage italiani è invitato a contribuire. Formazione e tipologia # Formazione: longways set, due file contrapposte di coppie; unità coreografica di triple minor proper (tre coppie per minor set, coppie attive non incrociate: uomini in una fila, donne nell\u0026rsquo;altra). Progressione: single.\nTipologia: American contra dance tradizionale - uno dei chestnuts / heirloom contras del repertorio del New England, danza di progressione su 32 battute.\nStruttura della danza # La coreografia, nell\u0026rsquo;interpretazione Page / Cracking Chestnuts, dura 32 battute (64 tempi di contraddanza) e si articola in quattro sezioni di 8 battute:\nA1: le linee di tre avanzano e indietreggiano (forward and back, 8); tutti e sei formano un cerchio e ruotano a sinistra di 3/4 (circle left six hands 3/4, 8), finendo in linee di tre trasversali al set - l\u0026rsquo;asse della danza è cambiato di 90°. A2: gli attivi attraversano il centro (down the center, 4), si girano da soli (turn alone, 4), ritornano (lead back, 4) ed eseguono il cast off in posizione centrale (4); le seconde salgono. B1: gli attivi eseguono il turn contra corners e rientrano al posto (16 battute nella versione storica; 8 in alcune interpretazioni). B2: le linee di tre avanzano e indietreggiano (8); cerchio di sei a destra per 3/4 (8), che riporta tutti in formazione longways e apre il nuovo minor set. Le istruzioni di Howe (1858) descrivono la stessa sequenza in forma sintetica: «Forward and back six, swing six three-quarters round to the left; first couple chassé across the set back and cast off; turn contra corners; forward and back six and swing round to the right to place».\nMetro e struttura musicale # Metro: reel in 2/4, 4/4 o cut time (2/2), con struttura AABB di 32 battute (due sezioni di 16 ripetute, fraseggio di 8+8). Tempo vivo di quickstep / hornpipe americano, circa 110-120 bpm. Alcune fonti indicano anche il tempo di jig (6/8), legato alla melodia Steamboat Quickstep.\nMelodia più usata: Steamboat Quickstep, nota anche come Washington Quickstep / Washington\u0026rsquo;s Quickstep. Esiste una melodia omonima, Sackett\u0026rsquo;s Harbor (reel in La dorico, trascrizioni attestate in La minore), che raramente viene impiegata per la danza stessa; alcune schede la considerano oggi più adatta alla coreografia rispetto alla Washington Quickstep.\nNelle esecuzioni documentate la danza è stata chiamata anche su melodie diverse: Reconciliation (Fayetteville 2013).\nStrumenti e stile musicale # Organico storico: la banda da ballo del New England - fiddle (violino) solista, pianoforte o chitarra per l\u0026rsquo;armonia, contrabbasso, a volte flauto o clarinetto.\nPratica contemporanea: contra dance band con sax, fisarmonica, mandolino, banjo.\nLo stile è quello del reel brillante e «quadrato», dal fraseggio marcato, pensato per sostenere le figure e la chiamata del caller.\nAutori e compositori # Coreografia: di tradizione orale / repertorio stampato ottocentesco; nessun autore documentato. Il compilatore editoriale della prima attestazione è Elias Howe (Boston, 1858), ma la paternità della danza resta anonima. L\u0026rsquo;interpretazione moderna di riferimento è di Ralph Page (ca. 1984).\nMusica: Steamboat Quickstep / Washington Quickstep e il reel omonimo Sackett\u0026rsquo;s Harbor sono melodie di tradizione, senza compositore documentato. La ricostruzione contemporanea della melodia legata al titolo si deve a Kate K. Keller (volume Music of the War of 1812 in America) e a David Hildebrand (album Music of the War of 1812, 2012).\nAneddoti e curiosità # Il cavo della Superior*: nel 1814, per completare la fregata Superior a Sackets Harbor senza attraversare il blocco britannico sul lago Ontario, il suo cavo d\u0026rsquo;ancora fu fatto arrivare da New York e poi trasportato praticamente a mano per gli ultimi 32 km; dalla zona di Sandy Creek fino al cantiere navale di Sackets Harbor. Il cavo pesava circa quattro tonnellate e fu spostato con carri, slitte e il lavoro alternato di circa duecento volontari. L\u0026rsquo;impresa divenne una leggenda patriottica e viene associata alla melodia di danza Speed the Plough. La danza-maestra: tra i caller è nota come «the teaching dance for contra corners», perché permette di insegnare la figura senza interrompere il flusso del minor set. Ralph Page la considerava una delle «heirloom contras» e ammetteva di non aver trovato molte notizie storiche precise sul suo conto. Il «no swing»: Sackett\u0026rsquo;s Harbor è una delle poche contraddanze tradizionali prive di swing di coppia, cosa che la rende cara a chi preferisce le figure di intreccio al giro a due mani. La variante Almost Sackett\u0026rsquo;s Harbor: creata da Al Olson, trasforma la danza in triple progression con una spinta a due mani in apertura di B2. Dal repertorio ottocentesco al pop: alla serata ContraShock Brooklyn (2015) il Great Bear Trio, con Chris Miller al sax, eseguì Sackett\u0026rsquo;s Harbor facendola seguire da Get Lucky dei Daft Punk - esempio di continuità fra repertorio storico e musica contemporanea. Ecco il paragrafo integrato: Curiosità toponomastica: Sackets Harbor è anche la città natale di Jerry Thomas (1830-1885), il celebre barman considerato il padre della mixology americana. Nel 1862 pubblicò How to Mix Drinks, or The Bon-Vivant\u0026rsquo;s Companion, il primo grande manuale statunitense di cocktail, e rese il mestiere un\u0026rsquo;arte creativa e spettacolare. Una circostanza del tutto estranea alla danza, ma utile a ricordare quante storie si sovrappongano a questo nome. Presenza nei media e nella cultura di massa # Nessuna presenza nel cinema o nella televisione mainstream. Presenza documentata in:\nvideo di esecuzioni dal vivo: Ralph Page Dance Legacy Weekend 2011 (caller Tod Whittemore, band Firetruck) e Fayetteville 2013 (caller Catherine Burns); animazioni coreografiche didattiche (UpaDouble, Playford\u0026rsquo;s Progeny); repertori digitali di melodie (Traditional Tune Archive, North Atlantic Tune List, Nottingham Music Database); pubblicazioni specializzate (CDSS News, American Square Dance, New England Caller, Northern Junket) e syllabi di festival (RPDLW, Stockton, Lloyd Shaw); il disco Sackett\u0026rsquo;s Harbor: Nineteenth-Century Dance Music from Western New York State (Sampler Records, 1988), curato da Jim Kimball con Betsy Gamble e Mitzie Collins. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà media per danzatori intermedi. La difficoltà non sta nei passi, ma nella consapevolezza del set: la rotazione di 90° dell\u0026rsquo;asse e la progressione triple minor rendono delicata la transizione B2-A1, dove gli attivi devono formare il nuovo minor set; il turn contra corners, con la sequenza corner-partner-corner-partner a tempo rapido, richiede memoria e coordinazione. Una parte delle fonti la valuta media-avanzata, proprio per il contra corners e per la gestione dei tre ruoli nel minor set.\nAdattamenti:\nesecuzione in duple minor per serate con molti principianti; set più corti (quattro coppie invece di sei) per ridurre i tempi d\u0026rsquo;attesa; two-hand turn al posto del giro a gomito nei contra corners, in contesti English; ritmo rallentato (90-100 bpm) nella prima esecuzione didattica, poi a tempo (120 bpm); variante Almost Sackett\u0026rsquo;s Harbor (triple progression) di Al Olson. Per i circuiti balfolk italiani non sono documentati adattamenti specifici, data la rarità della danza.\nNote di ricerca e fonti # Voci discordanti (mantenute come variante di ricerca). Una parte delle schede consultate sostiene che il nome Sacket\u0026rsquo;s Harbor sia attestato solo come melodia/tune e come toponimo, e che non esista una coreografia codificata con questo titolo. Questa posizione poggia soprattutto sul repertorio musicale della Guerra del 1812 (album Music of the War of 1812 di David Hildebrand, 2012, su fonti di Kate K. Keller; archivio Thomas Bending, Reels for Sackets Harbor) e sull\u0026rsquo;assenza di riscontri in alcune raccolte di quadriglie. La scheda non la accoglie come tesi principale, ma la registra: le schede coreografiche storiche e contemporanee sono numerose e convergenti.\nDiscrepanze riscontrate tra le risposte.\nEpisodio commemorato: alcune fonti indicano la difesa/battaglia di Sackets Harbor del maggio 1813, altre l\u0026rsquo;azione di maggio 1814 legata al trasporto del cavo e all\u0026rsquo;elusione del blocco britannico. La scheda accoglie il 1814 come episodio del cavo, mantenendo il 1813 come contesto della battaglia. Dettagli del trasporto del cavo: alcune risposte parlano di circa 16 miglia e duecento uomini, altre di oltre 300 miglia da New York/Sandy Hook con un cavo di circa due tonnellate. La discordanza riguarda la ricostruzione narrativa, non l\u0026rsquo;esistenza dell\u0026rsquo;episodio. Prima attestazione: 1858 (Speed the Cable), 1862 (Steamboat Quickstep) e 1863 (prime attestazioni con il titolo Sackett\u0026rsquo;s Harbor) sono concordi; una parte delle fonti indica solo il 1863. L\u0026rsquo;anno di composizione della coreografia resta non documentato. Metro: oscillazione fra reel in 2/2, 4/4 o 2/4 e jig in 6/8, quest\u0026rsquo;ultimo legato alla melodia Steamboat Quickstep. Musica associata: prevale Steamboat Quickstep / Washington Quickstep; l\u0026rsquo;omonimo reel Sackett\u0026rsquo;s Harbor è citato come raramente usato per la danza, con almeno una fonte che lo considera invece preferibile. Difficoltà: «media» per la maggior parte delle fonti, «media-avanzata» per una di esse. Omonimie escluse: la località di Sackets Harbor, la battaglia del 1813, la nave SS Sackett\u0026rsquo;s Harbor, la melodia/reel omonima e gli eventi di danza storica che ancora oggi vi si tengono (ballroom, quadriglie, line dance) - nessuno di questi costituisce «la danza Sackett\u0026rsquo;s Harbor».\nItalia: nessuna attestazione stabile nei circuiti balfolk o di danza popolare italiani; la presenza è occasionale (stage, workshop di English Country Dance e contradanza americana con caller ospiti). La voce resta aperta a segnalazioni di caller, insegnanti e danzatori italiani.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Sackett\u0026rsquo;s Harbor - contra dance (Ralph Page Dance Legacy Weekend 2011) Esecuzione di riferimento della danza, con il caller Tod Whittemore e la band Firetruck: è il video citato come riferimento dalla maggior parte delle fonti. [2] Sacket\u0026rsquo;s Harbor / Speed the Cable - animazione didattica (UpaDouble, George W. Williams V) Animazione coreografica dell\u0026rsquo;interpretazione di Ralph Page (ca. 1984), con la musica di Steamboat Quickstep e le istruzioni di Howe 1858. [3] Cracking Chestnuts: Sackett\u0026rsquo;s Harbor (Fayetteville 2013) - CDSS Scheda del progetto Cracking Chestnuts della Country Dance and Song Society: istruzioni complete (triple proper, 32 battute) ed esecuzione con Catherine Burns e la melodia Reconciliation. [4] Sackett\u0026rsquo;s Harbor - The Caller\u0026rsquo;s Box (dance #3527) Database della contra dance: figure, formazione (triple minor proper, progressione single), nomi alternativi e apparizioni a stampa (Howe 1858/1862, Washburn 1863, Schell 1890, French 1893, Cracking Chestnuts, Zesty Contras, syllabi RPDLW e Stockton). [5] Annotation: Sackett\u0026rsquo;s Harbor - Traditional Tune Archive Nota musicologica sul reel omonimo: tonalità, storia del titolo, legame con Sackets Harbor e la Guerra del 1812, rapporti con Steamboat/Washington Quickstep. [6] David Millstone, Geography Lesson ~ Searching for Sackett\u0026rsquo;s Harbor - CDSS News, 1999 (PDF) Articolo che ricostruisce la storia della danza e il suo legame con la Guerra del 1812: è la fonte storica citata da più risposte. [7] Elias Howe, The Complete Ball-Room Hand Book, Boston 1858, p. 83 (Speed the Cable) - Library of Dance (PDF) Prima attestazione coreografica della danza, pubblicata come Speed the Cable. [8] David Smukler \u0026amp; David Millstone, Cracking Chestnuts: The Living Tradition of Classic American Contra Dances, Country Dance and Song Society, 2008 Monografia di riferimento sul repertorio storico dei chestnuts: storia di Speed the Cable, associazione con Sackets Harbor e interpretazione moderna di Ralph Page. [9] Sackett\u0026rsquo;s Harbor - North Atlantic Tune List Nota storica sulla melodia e sul titolo (quartier generale della flotta americana sul Lago Ontario, elusione del blocco britannico del maggio 1814), con trascrizione. [10] ACDOL: Sackett\u0026rsquo;s Harbor - Triple Minor Proper (Editor\u0026rsquo;s Notes) Scheda del repertorio dei caller con note sulla scelta della melodia (Washington Quickstep vs melodia omonima) e sulla difficoltà della transizione B2-A1. [11] Sackett\u0026rsquo;s Harbor - Lloyd Shaw Foundation (PDF) Partitura coreografica della danza con formazione, figura dei contra corners e musica tradizionale associata. [12] Sackett\u0026rsquo;s Harbor - Contradancers of Hawaii Descrizione della danza con note di esecuzione e riferimenti musicali (Steamboat Quickstep e il reel omonimo). [13] Sackett\u0026rsquo;s Harbor - 19th Century Music from Western New York (Kimball, Gamble, Collins - Sampler Records, 1988) Disco monografico dedicato alla musica da danza dell\u0026rsquo;Ottocento nello Stato di New York e intitolato alla danza. [14] Kate K. Keller, Music of the War of 1812 in America, Annapolis, The Colonial Music Institute, 2011 Volume di riferimento sul repertorio musicale statunitense della Guerra del 1812, fonte della ricostruzione moderna della melodia Sacket\u0026rsquo;s Harbor (tesi alternativa della scheda: il nome come tune, non come danza). [15] Sacket\u0026rsquo;s Harbor (feat. Laura Hildebrand) - David Hildebrand, Music of the War of 1812 (2012) Registrazione moderna della melodia omonima: utile a documentare il versante musicale e l\u0026rsquo;omonimia fra tune e danza. [16] Monday Musicians - Sheet MM427: Reels for Sackets Harbor (Thomas Bending) Archivio digitale di tunes: Sackets Harbor vi compare come reel da danza, abbinata a Lady of the Lake e Allie Crocker\u0026rsquo;s reel. [17] Kazu\u0026rsquo;s Folk Dance Database - Sackets Harbor Attestazione della danza nel repertorio folk ricreativo internazionale (formazione longways a tre coppie, metro 4/4), documentata anche in manuali YMCA. ","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/sacketts-harbor/","section":"Danze","summary":"Contradanza americana in triple minor proper (32 battute), celebre per i turn contra corners e legata alla località di Sackets Harbor, sul Lago Ontario.","title":"Sackett's Harbor - Contra Dance del New England","type":"danze"},{"content":"","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/stati-uniti-damerica/","section":"Tags","summary":"","title":"Stati Uniti D'America","type":"tags"},{"content":"","date":"16 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/triple-minor/","section":"Tags","summary":"","title":"Triple Minor","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 004\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 2:34 Farewell Marian è un circle mixer in tempo di valzer: le coppie, disposte in doppio cerchio con gli uomini all\u0026rsquo;interno, cambiano partner a ogni giro di danza.\nIl suo fascino nasce da un piccolo equivoco poetico. La musica è Ffarwel i\u0026rsquo;r Marian, una struggente melodia tradizionale gallese per arpa il cui titolo significa «Addio alla riva»: in gallese marian è la spiaggia, il litorale di ciottoli, non un nome di donna.\nMa in inglese «Marian» è anche un nome femminile, e proprio su questo doppio senso Gwyn Williams ha costruito, nel 1967, un mixer in cui ogni cavaliere si congeda dalla dama attuale per incontrarne una nuova.\nÈ una creazione moderna che dialoga con la tradizione, non un reperto antico: come amano ricordare gli studiosi del repertorio gallese, le danze tradizionali autoctone del Galles sono pochissime, e ciò che oggi si balla come «gallese» è spesso opera di autori del Novecento.\nFarewell Marian è tra le più amate: leggera, accessibile, capace di far ballare insieme principianti ed esperti. Nella nostra pratica la incontriamo pochissimo in Italia: la melodia circola nei tunebook col generico nome di «valzer irlandese» (in Italia questo nome indica anche una danza un po\u0026rsquo; diversa), la danza invece resta appannaggio degli ambienti di English Country Dance. Chi l\u0026rsquo;ha incontrata in stage o serate italiane è invitato a segnalarlo.\nScheda sintetica # Nome proprio # Farewell Marian (forma inglese consolidata nel repertorio English Country Dance). In gallese la danza compare come Ffarwel Marian o Ffarwèl Marian. Altri nomi e varianti # Gallese: Ffarwel Marian, Ffarwèl Marian; per la melodia Ffarwel i\u0026rsquo;r Marian / Ffarwel Ir Marian. Inglese: Farewell to the Shore (traduzione letterale), Farewell to Marian. Omonimie da non confondere: Farewell to the Shore di Daniel Seppeler (2012), Farewell to Nel di Colin Hume, Masha Poka!, Mandy\u0026rsquo;s Farewell to Fairbourne di Trevor Monson: sono danze diverse costruite anche sulla stessa aria. La melodia compare in alcune raccolte etichettata come «valzer irlandese»: etichetta errata, la melodia è gallese. Traduzione e significato # Il titolo gallese Ffarwel i\u0026rsquo;r Marian significa letteralmente «Addio alla riva» (Farewell to the Shore): marian è la riva, lo scanno di ciottoli, il terreno sassoso lungo l\u0026rsquo;acqua.\nL\u0026rsquo;inglese Farewell Marian è una lettura omofonica consolidata, che suggerisce «Addio, Marian» e fa pensare a un nome di donna. Gwyn Williams giocò proprio su questo doppio senso: poiché Marian è anche un nome femminile, il titolo si prestava a una danza progressiva in cui l\u0026rsquo;uomo si congeda dalla partner presente e ne conquista una nuova a ogni ripetizione. Gene Murrow definì la resa inglese del titolo «a total corruption» rispetto al significato gallese originale. Area geografica e provenienza # Galles, con epicentro nella comunità riunita attorno alla Cymdeithas Ddawns Werin Cymru (Welsh Folk Dance Society, fondata nel 1949); Gwyn Williams operava da Bangor.\nDiffusione successiva nei circuiti English Country Dance di Regno Unito, Stati Uniti e Canada.\nItalia: nessuna diffusione documentata nei circuiti popolari e balfolk; la danza è nota solo agli ambienti di English Country Dance.\nEpoca e anno di riferimento # 1967: anno di pubblicazione nel fascicolo Pedair Dawns Twmpath / Four Welsh Barn Dances (Welsh Folk Dance Society). Alcune fonti (Colin Hume) collocano l\u0026rsquo;ideazione già negli anni \u0026lsquo;50, durante l\u0026rsquo;attività di calling di Williams nelle comunità rurali gallesi. La melodia è tradizionale, di età non precisabile (attestata in raccolte novecentesche come Blodau\u0026rsquo;r Grug, 1992). Occasione e funzione sociale # Twmpath (serate di danza di granaio gallesi), ceilidh, serate sociali di English Country Dance e community dance. Funzione dichiarata di mixer: favorire l\u0026rsquo;incontro, far cambiare partner e includere i principianti in una danza lenta e accessibile. Non è legata a riti calendariali o cerimoniali. Storia e origine # Creazione novecentesca d\u0026rsquo;autore su materiale tradizionale. Gwyn Williams raccontò di essere stato conquistato dalla «haunting harp-melody» di Farwel i\u0026rsquo;r Marian e di averne tratto una danza in cui il saluto alla riva diventava saluto alla partner.\nLa melodia è tradizionale gallese; la coreografia è moderna e non va retrodatata alla tradizione rurale gallese. Il contesto è quello del revival: in Galles pochissime danze tradizionali sono attestate, e gran parte di ciò che si balla oggi è composizione novecentesca (Pat Shaw, Gwyn Williams) o danza inglese rietichettata. Pat Shaw introdusse e diffuse la danza nel Nord America (Pinewoods, 1974), ma non ne è l\u0026rsquo;autore: la confusione attributiva è ben documentata. Note etnocoreologiche # Tipologia: circle mixer / waltz mixer a doppia progressione. Formazione: cerchio di coppie, «as many as will» (numero aperto); uomini all\u0026rsquo;interno con le spalle al centro, donne all\u0026rsquo;esterno di fronte al partner. La «home position» resta sempre con gli uomini all\u0026rsquo;interno: la danza privilegia la consapevolezza spaziale e la capacità di recuperare l\u0026rsquo;errore. Stile: passo di valzer fluido e legato, enfasi sul primo tempo, nessun rimbalzo. Nel mixer i partner cambiano due volte in B1 e una in B2, con avanzamento di due posizioni per giro. Divulgatori e gruppi di riferimento # Gwyn Williams (Bangor) e la Welsh Folk Dance Society / Cymdeithas Ddawns Werin Cymru: ideazione e pubblicazione. Colin Hume: principale divulgatore in rete (scheda, caller training e testimonianza dell\u0026rsquo;autore). Pat Shaw: diffusione della versione nordamericana. George W. Williams V: animazione didattica su upadouble.info. Bare Necessities (Earl Gaddis, Mary Lea, Peter Barnes, Jacqueline Schwab): registrazione di riferimento in Simple Pleasures (2000). Circuito internazionale: English Country Dance, CDSS e Country Dance Society, Boston Centre. In Italia nessun divulgatore stabile documentato. Formazione e tipologia # Cerchio di coppie, uomini all\u0026rsquo;interno fronte al partner. Tipologia: English Country Dance in forma di circle mixer progressivo in valzer. Formazione aperta («circle as many as will»): non richiede un numero fisso di coppie. Struttura della danza # Coreografia di 32 battute (versione Colin Hume / Simple Pleasures), in quattro sezioni di 8:\nA1 (1-8) – presa a due mani col partner: quattro chassé / slide verso sinistra dell\u0026rsquo;uomo (senso antiorario); poi balance away and together e turn single away (uomo a sinistra, donna a destra). A2 (1-8) – ripetizione identica di A1 nella stessa direzione. B1 (1-4) – mano destra al partner: balance forward and back, poi cambio di posto facendo passare la dama sotto il braccio. B1 (5-8) – mano sinistra alla persona in diagonale sinistra (nuovo partner): balance forward and back, poi cambio di posto con la dama sotto il braccio. B2 (1-8) – presa di ballo con il nuovo partner e valzer in direzione di sala, chiudendo con gli uomini all\u0026rsquo;interno. Variante documentata su upadouble.info: quattro singoli in B1 invece dei balance (usata da Daniel Seppeler per Farewell to the Shore, 2012). Le figure ricorrenti comprendono anche box the gnat e swat the flea. Non tutte le schede coincidono: la pluralità delle versioni (Williams, Shaw, Seppeler) va dichiarata.\nMetro e struttura musicale # Valzer in 3/4, 32 battute (8+8+8+8), forma AABB. Tonalità: Re minore nelle animazioni di riferimento; alcune fonti notano la melodia anche in Fa maggiore, segno di un carattere modale della linea. Tempo moderato da community waltz, circa 110 counts per minute, rallentabile in fase di apprendimento. La danza può essere eseguita anche su qualsiasi valzer di 32 battute. Strumenti e stile musicale # All\u0026rsquo;origine melodia tradizionale per arpa gallese. Nelle esecuzioni moderne da country dance band: violino, pianoforte, viola, fisarmonica, concertina, mandolino; circolano anche trascrizioni per quartetto di mandolini e versioni per arpa sola. Stile cantabile e legato, con accompagnamento in tre che enfatizza il primo tempo per sostenere il push-two-three del valzer folk. Autori e compositori # Coreografia: Gwyn Williams, 1967 (ideazione forse già negli anni \u0026lsquo;50), pubblicata dalla Welsh Folk Dance Society. Melodia: tradizionale gallese anonima (Ffarwel i\u0026rsquo;r Marian / Farewell to the Shore); nessun compositore documentato. Versioni e adattamenti: Pat Shaw (1974, diffusione nordamericana); sulla stessa aria una danza distinta di Daniel Seppeler (Farewell to the Shore, 2012). Aneddoti e curiosità # La danza nasce dal doppio senso del titolo: l\u0026rsquo;«addio alla riva» riletto come «addio a Marian» genera la meccanica del saluto e del cambio di partner. Colin Hume definisce Farewell Marian il «bel valzer lento di comunità» di cui ogni serata ha bisogno; Williams la chiamava «nice slow mixer community dance». Gene Murrow parlò della resa inglese del titolo come di «a total corruption». Ambiguità bibliografica tra Gwyn Williams di Bangor e W.S. Gwynn Williams, altro storico personaggio della Welsh Folk Dance Society. Su The Session la melodia è discussa come «valzer irlandese tradizionale»: esempio di come una melodia gallese possa diventare «irlandese» solo cambiando circuito di sessione. Presenza nei media e nella cultura di massa # Nessuna presenza nel cinema, nella televisione o nella cultura di massa. Presenza di nicchia ma continua nel circuito English Country Dance: animazioni didattiche, schede PDF delle federazioni di danza folk, video amatoriali, spartiti su The Session (tune #1427). Registrazione di riferimento: Bare Necessities, Simple Pleasures (2000, serie Boston Centre vol. 3). In Italia la melodia circola nei tunebook di sessione (spesso scambiata per valzer irlandese), ma la danza non compare nei programmi dei festival. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà bassa / introduttiva: le figure sono standard del repertorio English Country Dance (set, turn single, box the gnat, swat the flea, valzer finale). Ottima per far ballare insieme principianti ed esperti; la musica si presta a tempi rallentati. Adattamenti documentati: esecuzione iniziale lenta senza musica (prassi di Hume), singoli al posto dei chassé per ridurre la vicinanza, versioni per spazi ridotti (Sicilian Circle o longways), varianti «spiritual dance» per il distanziamento. Nessun adattamento italiano documentato. Note di ricerca e fonti # Sintesi delle fonti e segnalazione delle discrepanze:\nAttribuzione autoriale — discrepanza principale. La danza è opera di Gwyn Williams (1967) per le fonti specialistiche di riferimento (upadouble.info, Colin Hume, Playford\u0026rsquo;s Progeny, The Session). Alcune schede nordamericane e la scheda SoCal Folk Dance la attribuiscono invece a Pat Shaw: in realtà Shaw ne curò una versione e la diffuse nel Nord America (Pinewoods, 1974), ma non ne è l\u0026rsquo;autore. Nel testo principale si è adottato Gwyn Williams. Datazione. Maggioranza delle fonti: 1967, anno di pubblicazione in Four Welsh Barn Dances / Pedair Dawns Twmpath. Colin Hume riferisce però di un foglietto della Welsh Folk Dance Society degli anni \u0026lsquo;50: le due indicazioni sono compatibili (ideazione vs pubblicazione) e qui entrambe segnalate. Formazione — seconda discrepanza. Quasi tutte le fonti descrivono un circle mixer in doppio cerchio con gli uomini all\u0026rsquo;interno. Una scheda di origine libraria la presenta come duple minor progressive longways contra dance di 64 tempi, corredata di bibliografia americana (Ralph Page, Ted Sannella, Don Armstrong): si tratta con ogni probabilità di una sovrapposizione con il repertorio contra dance statunitense, non adottata nel testo principale. Nazionalità della melodia. Gallese secondo le fonti gallesi e i tune-archives (Blodau\u0026rsquo;r Grug 1992; The Traditional Tune Archive); su The Session è talvolta etichettata «valzer irlandese», etichetta non corretta. Significato del titolo. marian = «riva» (significato originale gallese) e «nome proprio femminile» (lettura inglese diffusa): le due letture convivono, e il doppio senso è all\u0026rsquo;origine stessa della danza. Versioni multiple. Sulla stessa aria esistono coreografie diverse (Williams, Shaw, Seppeler): la pluralità delle schede è documentata e va dichiarata, non appiattita su un\u0026rsquo;unica versione. Italia. Nessuna attestazione di pratica, insegnamento o adattamento italiano: la voce resta aperta a contributi. Circola solo la melodia, come brano da sessione. Bibliografia. Le voci librarie sulla contra dance americana sono state conservate per completezza (figuravano in una scheda di origine libraria), ma riguardano un repertorio affine e non documentano direttamente questa danza gallese. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Farewell Marian - English Country Dance Esecuzione video di riferimento: versione in cerchio, uomini all\u0026rsquo;interno, con descrizione delle sezioni A1-A2-B1-B2 e la melodia tradizionale Ffarwel i\u0026rsquo;r Marian. [2] Farewell Marian - animazione didattica (Gwyn Williams 1967) Animazione della danza con descrizione delle figure; melodia eseguita da Bare Necessities (Simple Pleasures). [3] Farewell Marian - George Williams (animazione) Animazione didattica con indicazione della coreografia di Gwyn Williams (1967), formazione a cerchio e valzer gallese. [4] Farewell Marian - esecuzione dal vivo (Twelfth Night ECD, 2013) Registrazione di una serata di ballo; versione del valzer gallese Ffarwel i\u0026rsquo;r Marian. [5] Ffarwel Marian (folk dance from Wales) - I ♥ Waltz Workshop, Austin TX Video didattico di un workshop internazionale di valzer: utile per osservare formazione e progressione. [6] Colin Hume - Caller training, Session 4: Farewell Marian Fonte principale: storia della danza, citazione diretta di Gwyn Williams sull\u0026rsquo;origine dalla melodia d\u0026rsquo;arpa e sulla funzione di mixer, formazione big circle e passi. [7] upadouble.info - Farewell Marian (scheda tecnica e animazione) Scheda ECD: autore Gwyn Williams 1967, circle as many as will, doppia progressione, 32 battute, Re minore, figure; animazione di George W. Williams V. [8] Playford\u0026rsquo;s Progeny - Farewell Marian (Ottawa English Dance) Istruzioni di danza: doppio cerchio, note su Pat Shaw (Pinewoods 1974) e sulla confusione attributiva. [9] The Session - Farewell Marian / Ffarwel i\u0026rsquo;r Marian (waltz), tune #1427 Scheda della melodia tradizionale gallese con ABC, varianti di titolo e discussione sul significato di marian. [10] SoCal Folk Dance - Ffarwel i Marian (scheda PDF) Scheda tecnica con formazione, metro e figure (attribuzione a Pat Shaw nelle note, riferita alla versione diffusa). [11] Mudcat Cafe - Origins: Ffarwel i Marian Discussione sull\u0026rsquo;origine del titolo e sull\u0026rsquo;equivoco tra «Addio alla riva» e «Addio a Marian». [12] Pluck and Squeeze - Welsh Folk Dance Steps: Ffarwel i Marian Scheda dei passi della danza gallese: doppio cerchio, uomini con le spalle al centro, 32 battute di valzer. [13] The Traditional Tune Archive - Ffarwel Ir Marian Voce di tune-archivio: melodia gallese, aria/valzer, con alias e note storiche. [14] North Atlantic Tune List - Ffarwel I\u0026rsquo;r Marian (Farewell to the Shore) Spartiti in PDF (melodia e armonie) del valzer con notazione ABC. [15] Bare Necessities - Simple Pleasures (album, 2000) Registrazione di riferimento della melodia per la danza; quartetto Bare Necessities, serie Boston Centre vol. 3. [16] Colin Hume - Connections: le poche danze tradizionali gallesi e le composizioni moderne di Pat Shaw e Gwyn Williams Contestualizzazione etnostorica: distinzione tra danze gallesi tradizionali e composizioni novecentesche come Farewell Marian. [17] Country Dance and Song Society Portale della principale organizzazione internazionale per la country dance inglese e americana: punto di partenza per la verifica e canale utile all\u0026rsquo;appello alla comunità. [18] Gwyn Williams, Pedair Dawns Twmpath / Four Welsh Barn Dances, Cymdeithas Ddawns Werin Cymru, 1967 Pubblicazione originale della danza e della melodia (fascicolo della Welsh Folk Dance Society). [19] Blodau\u0026rsquo;r Grug: 100 Popular Welsh Folk Dance Tunes, Welsh Folk Dance Society, 1992 (p. 20, n. 34) Raccolta di melodie tradizionali gallesi per danza; attesta la melodia Ffarwel i\u0026rsquo;r Marian. [20] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981/2000 Volume sul repertorio di danza popolare internazionale (sezione contra dancing a cura di Don Armstrong). Citato da una scheda di origine libraria: riguarda un repertorio affine, non documenta direttamente questa danza gallese. [21] Ralph Page, Heritage Dances of Early America, The Stephen Greene Press, Brattleboro, Vermont, 1976 Riferimento sul repertorio delle contradanze del New England. Citato da una scheda di origine libraria: non documenta direttamente questa danza gallese. [22] Ted Sannella, Balance and Swing: 80 New England Dances, Country Dance and Song Society, 1982 Raccolta di danze del New England. Citato da una scheda di origine libraria: non documenta direttamente questa danza gallese. [23] Phil Jamison, Hoedowns, Reels, and Frolics: Roots and Branches of Southern Appalachian Dance, University of Illinois Press, 2015 Studio sulle radici della danza degli Appalachi. Citato da una scheda di origine libraria: non documenta direttamente questa danza gallese. ","date":"15 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/farewell-marian/","section":"Danze","summary":"Circle mixer in valzer creato da Gwyn Williams nel 1967 sulla melodia tradizionale gallese Ffarwel i’r Marian «Addio alla riva».","title":"Farewell Marian - Circle Mixer Gallese in Valzer","type":"danze"},{"content":"","date":"15 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/galles/","section":"Tags","summary":"","title":"Galles","type":"tags"},{"content":"","date":"15 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/mixer/","section":"Tags","summary":"","title":"Mixer","type":"tags"},{"content":"","date":"15 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/dvd-003/","section":"Tags","summary":"","title":"Dvd-003","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 003\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 20:11 Harimon (הרימון), «Il Melograno», è una danza di coppia del repertorio israeliano classico, firmata da Ze\u0026rsquo;ev Chavatzelet e nata nel 1947 per il Secondo Festival di Dalia. Siamo agli albori dello Stato d\u0026rsquo;Israele, quando i coreografi della prima generazione - Chavatzelet, Gurit Kadman, Rivka Sturman - cucivano insieme un linguaggio coreutico comune, intrecciando melodie e passi delle tante diaspore.\nLa sua musica viene da lontano: è la melodia dell\u0026rsquo;opera azera Arshin Mal Alan di Uzeyir Hajibeyov (1908), arrivata fino ai kibbutz attraverso il Caucaso. Il titolo non nasce da un testo, ma da un albero di melograno visto dalla finestra: il frutto più simbolico della tradizione ebraica, uno dei sette della Terra d\u0026rsquo;Israele, i cui 613 semi ricordano i precetti della Torah.\nDanza semplice e luminosa, Harimon resta un classico delle harkadot e un piccolo gioiello di memoria che continuiamo a tramandare anche in Italia.\nScheda sintetica # Nome proprio # Harimon / Ha\u0026rsquo;Rimon (הרימון). Grafia internazionale più diffusa Harimon, con la forma completa HaRimon nei database israeliani. Danza di coppia (Partners) del repertorio popolare israeliano (rikudei am), coreografata da Ze\u0026rsquo;ev Chavatzelet intorno al 1947. Altri nomi e varianti # Ha-Rimon, HaRimon, Rimon: varianti di traslitterazione dall\u0026rsquo;ebraico. «The Pomegranate» (traduzione inglese); in italiano «Il Melograno». Omonimie da non confondere: Etz Harimon («L\u0026rsquo;albero del melograno», Gurit Kadman 1948 / Moshe Eskayo), Lefelach o Lepelach Harimon («Come uno spicchio di melograno», Israel Yakovee 1980), Perach Harimon («Il fiore del melograno», Osvaldo Gordin 2017). L\u0026rsquo;etichetta Peraj Harimon – Danza Circular, che circola in alcuni download, è un errore di attribuzione. Traduzione e significato # Letteralmente «Il Melograno» (dall\u0026rsquo;ebraico rimon, רימון). Nella cultura ebraica il melograno è un simbolo densissimo:\nè uno dei sette frutti della Terra d\u0026rsquo;Israele (Shivat HaMinim) è evocato nel Cantico dei Cantici come immagine di bellezza decora i rimonim, gli ornamenti a pomo che coronano i rotoli della Torah secondo una tradizione midrashica (non botanica) conterrebbe 613 semi, quanti i mitzvot (comandamenti) a Rosh HaShanah si usa mangiarne i semi recitando «she-yirbu zechuyotenu ke-rimon», «possano moltiplicarsi i nostri meriti come i semi del melograno» Il significato del nome, però, non spiega da solo l\u0026rsquo;origine della danza: secondo la testimonianza del figlio del coreografo il titolo fu ispirato da un albero di melograno visto dalla finestra, non da un testo cantato.\nArea geografica e provenienza # Israele, nel contesto del kibbutz Beit Alfa e del Festival di Dalia, nell\u0026rsquo;ambito del movimento delle danze popolari israeliane (rikudei am).\nLa musica ha invece provenienza caucasica: la melodia deriva dall\u0026rsquo;opera (operetta) azera Arshin Mal Alan di Uzeyir Hajibeyov, del 1908. È essenziale non confondere la provenienza della melodia con quella della coreografia, che resta pienamente israeliana.\nEpoca e anno di riferimento # La tesi più accreditata colloca la creazione al 1947, in relazione al Secondo Festival di Dalia; nello stesso periodo Chavatzelet preparò Chag ed Eshkolit.\nLa scheda di IsraeliDances.com registra invece l\u0026rsquo;anno 1950, inteso come data di fissazione discografica e di larga diffusione (raccolte Hava Nirkoda). La melodia di riferimento risale comunque al 1908 (Arshin Mal Alan).\nOccasione e funzione sociale # Festa agricola e nazionale: nata per il calendario del raccolto, fu presentata con frutti tenuti in mano, con funzione insieme rappresentativa e partecipativa. Harkadot: è entrata stabilmente nel repertorio delle serate pubbliche di danza popolare israeliana, dove è oggi considerata una danza classica / di nostalgia, insegnata nei corsi base per la memoria storica del movimento. Non risulta legata a un rito calendariale specifico né a una pratica cerimoniale antica. Storia e origine # Harimon appartiene alla prima generazione delle rikudei am, le danze popolari nate con lo Stato d\u0026rsquo;Israele. Coreografi come Ze\u0026rsquo;ev Chavatzelet (1922-1962), Gurit Kadman e Rivka Sturman fissavano in forme codificate passi e musiche delle diverse diaspore per costruire un repertorio nazionale condiviso.\nIl caso di Harimon è emblematico: la melodia non nasce in Israele, ma nell\u0026rsquo;opera azera Arshin Mal Alan (1908) di Uzeyir Hajibeyov, storia di un venditore di stoffe che conquista la donna amata. Secondo la ricostruzione di Rokdim Nirkoda, Chavatzelet potrebbe averla ascoltata durante un viaggio nell\u0026rsquo;Unione Sovietica: la melodia viaggiò così dal Caucaso al kibbutz. Nella versione ebraica diffusa oggi il testo cantato è HaMichtav («La Lettera»), scritto negli anni \u0026lsquo;50 da Didi Menosi e indipendente dal dialogo comico originale azero (Pulun Var?, «Hai denaro?»).\nAttenzione storico-critica: come per tutte le danze israeliane «di tradizione», l\u0026rsquo;etichetta «popolare» è qui parziale - si tratta di una coreografia d\u0026rsquo;autore, con autore e anno noti.\nNote etnocoreologiche # Danza di coppia (Partners), tipologia rikud zugot del repertorio israeliano classico. Le coppie sono disposte in cerchio e procedono con progressione; lo stile è quello della prima generazione: passi di hora e debka stilizzati, camminate, cambi di fronte e momenti di presa a due mani, senza virtuosismi scenici.\nLa struttura dettagliata (figure, conteggi, riprese) non è documentata in fonti aperte verificabili: la descrizione passo-passo va desunta dalla notazione del Recording Center for Folk Dancing n. 22 (in ebraico) o dalle registrazioni di riferimento. La componente scenica originale - danzare con frutti in mano - resta la traccia più concreta del legame con le feste del raccolto.\nDivulgatori e gruppi di riferimento # Coreografo: Ze\u0026rsquo;ev Chavatzelet, tra i pionieri della danza popolare israeliana. Internazionale: repertori e banche dati Rokdim / Nirkoda e IsraeliDances.com; gruppi storici come gli Harimon Israeli Dancers di Montréal (Maurice Peretz). Italia: il gruppo Terra di Danza (Reggio Emilia), che ne conserva la memoria nel repertorio ebraico (proposta di Silvio Lorenzato a Machol Italia 2004); l\u0026rsquo;Archivio La Prilla di Verona, che la elenca tra le danze «della nascita di Israele»; i camp misti come Balkanot – Balkan and Israeli dance camp in Italy (Roberto Bagnoli, Yves Moreau); le harkadot delle grandi città (Milano, Roma, Firenze). Non esiste un gruppo Balfolk italiano che la includa stabilmente in repertorio. Formazione e tipologia # Danza di coppia (Partners). Coppie disposte in cerchio, in posizione aperta o chiusa, che progrediscono in senso antiorario secondo la struttura rikud zugot (danza a coppie) israeliana.\nNon è una danza di catena né una hora in cerchio singolo. Alcune schede sul web la descrivono come danza in cerchio con Yemenite step: si tratta con ogni probabilità di una sovrapposizione con altre danze del repertorio israeliano (cfr. Note di ricerca e fonti).\nStruttura della danza # Non documentata nel dettaglio delle singole frasi coreutiche nelle fonti aperte consultate.\nSi sa che nella versione per Dalia 1947 prevedeva l\u0026rsquo;uso di frutti tenuti in mano; nelle esecuzioni attuali di harkada segue l\u0026rsquo;andamento strofico della canzone HaMichtav, con sezioni di cammino in coppia e cambi di presa. Per una descrizione passo-passo si rimanda alla notazione del Recording Center for Folk Dancing n. 22 e ai DVD Rokdim 27 ed Emanuel 36 citati da IsraeliDances.com. La voce resta aperta a chi possiede schede didattiche o appunti di stage.\nMetro e struttura musicale # Non documentato in modo univoco nelle fonti consultate.\nLa melodia originale di Hajibeyov è indicata in 4/4, con andamento moderato e carattere orientale-caucasico tipico delle arie di operetta azera, adattata in Israele in forma di canzone strofica (durata delle esecuzioni di riferimento: circa 2-2,5 minuti). Nel catalogo ABC la danza compare come Traditional (Armenian) 1950. Le indicazioni metriche più dettagliate che circolano in rete non sono confermate dalle fonti specialistiche.\nStrumenti e stile musicale # Nelle registrazioni di riferimento: voce solista e coro, orchestra con fisarmonica, violino, oud e percussioni leggere. Lo stile è quello delle canzoni israeliane degli anni \u0026lsquo;40-\u0026lsquo;50 con arrangiamento orientale, su base melodica operettistica azera.\nAlcune fonti citano anche clarinetto, darbouka e chitarra, ma l\u0026rsquo;organico preciso della registrazione storica usata per la danza non è documentato con certezza. Interpreti storici documentati: Tsila + Avi e Geula Zohar; menzione di Gevatron nei commenti repertoriali.\nAutori e compositori # Coreografia: Ze\u0026rsquo;ev Chavatzelet. Composizione musicale originale: Uzeyir Hajibeyov (Arshin Mal Alan, 1908); nelle banche dati israeliane la melodia è spesso indicata genericamente come Armenian / Traditional per la mediazione caucasica. Testo ebraico della versione diffusa: HaMichtav («La Lettera»), di Didi Menosi (anni \u0026lsquo;50); le fonti divergono sull\u0026rsquo;attribuzione del primo testo (Chavatzelet secondo IsraeliDances.com, «Manusi Didi» secondo Rokdim). Aneddoti e curiosità # Chavatzelet fu colpito da un albero di melograno visto dalla finestra mentre lavorava alla melodia: da lì il titolo, non dal testo cantato. La danza fu creata insieme a Eshkolit («Pompelmo»), altro nome di frutto: un vero progetto tematico per Dalia. Harimon fu tra le 20 danze scelte per essere ballate da tutti i partecipanti al Primo Festival di Karmiel (1988), segno del suo status canonico. La ricostruzione dell\u0026rsquo;origine azera si deve al lavoro di Naftali Chayat su Rokdim Nirkoda Magazine (Vol. 108, 2022). Curiosità: in Piemonte esiste un\u0026rsquo;associazione Harimon APS il cui nome richiama il frutto ma non ha alcun rapporto con la danza. Presenza nei media e nella cultura di massa # Cinema: la melodia originale è nota attraverso il film musicale sovietico Arshin Mal Alan (1945), tratto dall\u0026rsquo;operetta: riguarda la musica, non la coreografia. Repertori: presenza nella lista ufficiale del Primo Festival di Karmiel 1988 e nei database IsraeliDances.com / Rokdim. Supporti: DVD didattici Hora Sheleg #4 (2010/11), Emanuel 36, Rokdim 27; incisioni storiche (LP Folk Dances of Israel CBS 62975, Israeli Songs and Dances Festival 201, LP Souvenir Tikva 148 del 1972). Fuori dai circuiti specialistici non ha avuto eco nella cultura di massa; in Italia è assente dai media generalisti, ma vive nei canali YouTube didattici e nelle playlist di rikudim. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà bassa-media: passi base semplici e ripetitivi, assenza di figure di sollevamento, adatta anche ai principianti del repertorio di coppia israeliano. Nelle harkadot italiane è spesso usata come danza di transizione tra cerchi semplici e coppie.\nSenza la notazione coreografica ufficiale non è possibile una valutazione formale, né risultano adattamenti italiani documentati e attribuibili a una scuola o a un insegnante. La danza resta quasi esclusivamente nei circuiti di danza israeliana.\nNote di ricerca e fonti # Sintesi delle fonti e segnalazione delle discrepanze emerse tra le risposte:\nAnno di creazione - principale discrepanza. La maggioranza delle fonti (Rokdim Nirkoda 2022, ripresa da più schede) indica 1947, legato al Secondo Festival di Dalia. IsraeliDances.com (DanceID=796) registra 1950; una scheda Rokdim citata indica persino 1949. La lettura conciliante più solida: il 1947 è l\u0026rsquo;anno di creazione scenica, il 1950 quello della fissazione discografica e della larga diffusione. Nel testo principale si è adottato il 1947. Origine della melodia - seconda discrepanza. Tesi più accreditata (studio di Naftali Chayat, Rokdim Nirkoda): melodia dell\u0026rsquo;opera azera Arshin Mal Alan di Uzeyir Hajibeyov (1908). Altre fonti la indicano come armena (IsraeliDances.com), bucariana (Society of Folk Dance Historians) o semplicemente folk (Rokdim). Nessuna di queste etichette è verificabile in modo indipendente: convivono e sono qui segnalate. Formazione - terza discrepanza. La maggioranza delle fonti (e le banche dati specialistiche) descrive una danza di coppia (Partners). Una risposta di origine web la descrive come danza in cerchio con Yemenite step: è verosimilmente una sovrapposizione con altre danze del repertorio israeliano e non è stata adottata nel testo principale. Dettagli strutturali non confermati. Una delle schede basate su ricerca libraria propone una struttura in blocchi di 8/16 battute, un metro a 96-108 BPM e un testo di ispirazione biblica: elementi non corroborati dalle fonti specialistiche consultate (che anzi dichiarano la struttura non documentata) e pertanto non recepiti nel corpo della scheda. Omonimie. Rischio concreto di confusione con Etz Harimon, Lefelach/Lepelach Harimon, Perach Harimon: si raccomanda di citare sempre l\u0026rsquo;autore (Chavatzelet). La scheda è una voce aperta: chi possiede notazioni coreografiche, programmi di stage o testimonianze dirette - in particolare sulla circolazione italiana - è invitato a contribuire. Fonti di riferimento principali: Rokdim Nirkoda Magazine Vol. 108 (Naftali Chayat, 2022); IsraeliDances.com DanceID=796; Society of Folk Dance Historians (voce Ze\u0026rsquo;ev Chavatzelet); Rokdim.co.il; HoraWiki (Karmiel 1988); Archivio La Prilla; video di Terra di Danza (Machol Italia 2004). Questa danza compare in 1 DVD: DVD 003 003 Gruppo Turibio Baruzzi e La Cicala alla Tozzona - Imola 1992 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Harimon | Israeli Dance | Pomegranate, The | by Zeev Chavatzelet Esecuzione di riferimento della danza di coppia Harimon di Zeev Chavatzelet, dai circuiti internazionali di danza israeliana. [2] HARIMON con Terra di Danza Esecuzione italiana proposta da Silvio Lorenzato a Machol Italia 2004 (Terra di Danza): testimonianza della circolazione della danza in Italia. [3] Ha\u0026rsquo;Rimon - Teach | הרימון - לימוד (Rokdim) Video didattico Rokdim con i dati di catalogo della danza (coppie, Ze\u0026rsquo;ev Chavatzelet). [4] Harimon / Traditional Israeli Folk Dance Esecuzione e dimostrazione della danza israeliana Harimon. [5] Harimon - Zeev Chavatzelet | Israeli Dances Scheda repertoriale di riferimento: titolo ebraico הרימון, tipologia Partners, anno 1950, coreografo, fonti di notazione e video. [6] Naftali Chayat - Music Of The Caucasus In Israeli Dances - Rokdim Nirkoda Magazine, Vol. 108, 2022 Studio etnomusicologico fondamentale: origine caucasica di Harimon, testimonianza di Yuval Chavatzelet sul viaggio in URSS, aneddoto del melograno e contesto del Festival di Dalia 1947. [7] Ze\u0026rsquo;ev Chavatzelet - Society of Folk Dance Historians Voce biografica e repertorio del coreografo, con l\u0026rsquo;indicazione di una melodia bucariana per Harimon. [8] Israele - Archivio La Prilla Archivio del gruppo italiano La Prilla: elenca Harimon (1950) di Ze\u0026rsquo;ev Chavatzelet tra le danze della nascita di Israele. [9] Balkanot - Balkan and Israeli dance camp in Italy Attesta il circuito di insegnamento delle danze israeliane in Italia (distinto dal Balfolk), contesto in cui la danza è trasmessa. [10] Dances Played at the First Karmiel Festival 1988 - HoraWiki Lista delle danze simbolo del Primo Festival di Karmiel 1988, che include Harimon di Ze\u0026rsquo;ev Chavatzelet. [11] Rokdim.co.il - Israeli Folk Dance Database Archivio israeliano della danza popolare israeliana, con schede, video e materiali didattici di riferimento per il repertorio. [12] Danze ebraiche: una tradizione storica in continuo rinnovamento - Ballare Viaggiando Articolo divulgativo italiano sulla danza israeliana e il sistema delle coreografie d\u0026rsquo;autore, utile per il contesto della didattica in Italia. [13] Fred Berk, Ha-Rikud: The Jewish Dance, American Zionist Youth Foundation, New York, 1972 Testo storico di riferimento sulla danza ebraica e israeliana, utile per il contesto della prima generazione. [14] Judith Brin Ingber, Seeing Israeli and Jewish Dance, Wayne State University Press, 2011 Studio storico-antropologico sulla danza ebraica e israeliana e sul quadro del rikudei am. [15] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981/2000 Repertorio internazionale di danza popolare, con sezione dedicata all\u0026rsquo;Israeli Folk Dancing. ","date":"15 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/harimon/","section":"Danze","summary":"Danza israeliana di coppia creata da Ze’ev Chavatzelet nel 1947 su una melodia dell’opera azera Arshin Mal Alan, nota come «Il Melograno».","title":"Harimon - Danza Israeliana del Melograno","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 003\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 24:56 Hasapikos (χασάπικος) - «danza dei macellai» - è una delle danze urbane più riconoscibili della Grecia. Nata a Costantinopoli tra le botteghe e le corporazioni dei macellai, con ogni probabilità come pantomima di mestiere e di battaglia, è passata dai quartieri artigiani della città alle taverne e al mondo del rebetiko, fino a diventare - attraverso il Sirtaki di Zorba il Greco (1964) - l\u0026rsquo;immagine stessa della danza greca nel mondo.\nDanza in linea, a mani sulle spalle dei vicini, guidata dall\u0026rsquo;improvvisazione del capofila: nella forma lenta e «pesante» (varys) racconta gravità, controllo e coesione; nella variante rapida (hasaposerviko) si fa brillante e vorticosa. In Italia la conosciamo quasi tutti senza saperne il nome: è il celebre «ballo di Zorba» di matrimoni e serate a tema, mentre la forma in linea della tradizione sopravvive nei corsi di danza greca, nei circoli ellenici e in alcuni stage di danze mediterranee e balcaniche.\nScheda sintetica # Nome proprio # Hasapikos (χασάπικος), forma con cui le fonti greche designano la danza. Nella prassi corrente ricorrono anche Hasapiko (χασάπικο), Hassapiko, Chasapiko e Kasapiko, secondo il sistema di traslitterazione. Il neutro to hasapiko indica tanto la danza quanto il genere musicale: «un hasapiko» è anche un brano scritto in quel ritmo. La desinenza -os è il nominativo, quella in -o l\u0026rsquo;accusativo; entrambe le forme sono usate correttamente. Altri nomi e varianti # Makellarikos choros (μακελλάρικος χορός), «danza dei macellai»: denominazione di epoca bizantina Hasapikos varys (χασάπικος βαρύς), argos hasapikos o hasapiko vari: la forma lenta e «pesante» Grigoro hasapiko (γρήγορο χασάπικο): la forma veloce Hasaposerviko (χασαποσέρβικο), «alla serba»: la variante rapida in 2/4, con influenze balcaniche Naftiko («dei marinai»), Peiraiotikos (del Pireo), Ploioritikos (degli stivatori), Koulouriotikos (da Salamina), Politiko («di Costantinopoli»): denominazioni legate a contesti portuali e locali Hasapia (χασαπιά): forma breve attestata in fonti ottocentesche In Italia è spesso chiamato sirtaki o «ballo di Zorba»: nome improprio, perché il sirtaki è una coreografia novecentesca costruita a partire da un hasapiko lento che accelera. Traduzione e significato # Letteralmente «danza dei macellai». Deriva dal greco hasapis (χασάπης, «macellaio»), prestito dal turco ottomano kasap (قصاب), a sua volta dal radicale arabo qaṣaba, «tagliare». Il nome antico makellarikos (da makellarios, «macellaio») è invece legato al latino macellum, il mercato della carne. Non una danza pastorale o rituale, dunque, ma una danza di corporazione urbana, il cui nome conserva la traccia del mestiere che l\u0026rsquo;ha custodita. Area geografica e provenienza # Origine a Costantinopoli (odierna Istanbul), nella comunità greca (romeika) e nelle sue corporazioni di mestiere, con epicentro in quartieri come Balat, Fener e Vlaga. Da qui la danza si è diffusa nella Tracia orientale, nell\u0026rsquo;Asia Minore nord-occidentale e nelle isole dell\u0026rsquo;Egeo (Chio, Creta); dopo lo scambio di popolazioni del 1922-1923, con l\u0026rsquo;arrivo dei profughi microasiatici, si è radicata nella Grecia continentale (Pireo, Atene, Salonicco) fino a diventare danza panellenica, di Cipro e della diaspora.\nIn Italia la danza non appartiene al patrimonio autoctono: è presente nei corsi di danza greca, nei circoli di cultura ellenica e in alcuni stage di danze mediterranee e balcaniche, oltre che nella diffusissima variante sirtaki/«ballo di Zorba».\nEpoca e anno di riferimento # Medioevo bizantino: origine collocata per tradizione orale; come danza di gilda è attestata dal tardo Medioevo XVII secolo: prime attestazioni scritte (alcune fonti citano un documento veneziano del 1627 sulla corporazione dei macellai arvaniti del quartiere di Vlaga, a Costantinopoli) Otto-Novecento: consolidamento della forma urbana moderna, con documentazione abbondante dal XX secolo 1922-1923: la Catastrofe dell\u0026rsquo;Asia Minore e lo scambio di popolazioni fanno dell\u0026rsquo;hasapiko un ritmo cardine del rebetiko, registrato su disco dagli anni \u0026lsquo;30 1964: Zorba il Greco e il Sirtaki consegnano la danza alla notorietà mondiale Occasione e funzione sociale # In origine: danza cerimoniale e di corporazione, eseguita dai macellai nelle festività della gilda come mimo coreografico e rito di appartenenza, e anche come espiazione emotiva dopo il lavoro di macellazione Età ottomana e moderna: danza conviviale e sociale urbana, storicamente maschile, di taverne e locali di rebetiko, dei piccoli gruppi di amici (manges) con improvvisazione del capofila Oggi: danza di festa, matrimonio e panigiri, oltre che di spettacolo; in Grecia è un ballo «d\u0026rsquo;obbligo» nelle feste familiari. In Italia la versione sirtaki anima matrimoni e serate a tema, mentre la forma in linea vive nei corsi e nelle esibizioni dei gruppi folklorici Storia e origine # Secondo la ricostruzione più accreditata, l\u0026rsquo;Hasapikos nacque a Costantinopoli nell\u0026rsquo;ambiente delle corporazioni dei macellai greci, come pantomima di battaglia con spade o coltelli, forse derivata da esercizi militari bizantini: una rappresentazione simbolica dello scontro, insieme addestramento e rito di mestiere. In epoca bizantina era noto come makellarikos choros. Dopo la caduta della città (1453) sopravvisse nelle comunità greche ortodosse e, in età ottomana, divenne il ballo distintivo della gilda dei macellai.\nDopo il 1922-1923, con i profughi dell\u0026rsquo;Asia Minore, la danza si diffuse ad Atene e al Pireo e fu assorbita dal rebetiko, di cui divenne un ritmo fondativo accanto allo zeibekiko. Tra gli anni \u0026lsquo;50 e \u0026lsquo;60 la riscoperta colta del rebetiko (Hadjidakis, Theodorakis) e poi il cinema la portano al mondo: nel 1964 Theodorakis compone per Zorba the Greek un tema in tempo di hasapiko lento che accelera - la suite che il pubblico chiamerà Sirtaki.\nNote etnocoreologiche # Danza urbana (astikó) greca per eccellenza, distinta dai balli contadini in cerchio (syrtos, kalamatianos): postura frontale, contatto corporeo continuo, gravità accentuata Danza in linea o in semicerchio aperto (catena), a presa sulle spalle («T») o incrociata a «W», con baricentro basso e forte radicamento a terra Improvisazione guidata: il capofila (protegós) decide figure e durata trasmettendo segnali con pressioni delle mani sulle spalle; gli altri seguono in sincrono Appartiene alla famiglia del syrtos (danza «trascinata» a file aperte) e presenta affinità con danze balcaniche e ottomane (il turco kasap havası, l\u0026rsquo;hora, il kasapsko horo) Forma lenta = esecuzione intima, da piccolo gruppo; forma veloce = più brillante e virtuosistica Il repertorio di figure codificato dai ricercatori include Kounieme (dondolio), Varys (passo base con affondo e tocco), Tria, Dio, Ena, Kato, Aniktos-Klistos, Mesa e Pseftikos L\u0026rsquo;interpretazione dei passi «da taglio» come memoria simbolica del coltello del macellaio è un\u0026rsquo;ipotesi evocativa, non un dato documentato Divulgatori e gruppi di riferimento # Grecia: il Teatro di danza greca Dora Stratou (Atene) e il Lykeion ton Ellinidon (1911) hanno codificato la versione scenica e la didattica; innumerevoli associazioni folkloristiche (silloghi) custodiscono il repertorio Ricercatori e maestri: Athan Karras, Ted e Elma (Ellie) Petrides, Vasos Papachristos, John Pappas, Dick Oakes; in ambito francese Michel Guillaume (studi sul syrtos) Musicisti: Markos Vamvakaris, Vassilis Tsitsanis, Giorgos Batis e la scuola del bouzouki del Pireo; l\u0026rsquo;etnomusicologa Domna Samiou Notorietà mondiale: il film Zorba il Greco (1964) e la musica di Mikis Theodorakis In Italia: corsi e gruppi di danza greca delle comunità elleniche (Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova), associazioni di amicizia italo-greca e stage di danze del mondo; una versione coreografata su Istoria Mou vi è stata divulgata dalla fine degli anni \u0026lsquo;90. Non risultano divulgatori italiani dedicati esclusivamente all\u0026rsquo;hasapikos, né una scuola nazionale di riferimento: le linee didattiche derivano da stage con maestri greci o dalla mediazione dei campi internazionali di folk dance Formazione e tipologia # Danza di gruppo in linea o in semicerchio aperto (catena), non di cerchio chiuso né di coppia. I danzatori stanno fianco a fianco con le mani sulle spalle dei vicini (presa a «T») oppure con le braccia incrociate a «W»; alle estremità le braccia libere sono distese. Le linee della forma lenta sono tradizionalmente corte (2-5 persone), per lasciare spazio all\u0026rsquo;improvvisazione; nella forma veloce possono allungarsi. Tipologia: danza urbana a conduzione del primo danzatore, con passo base condiviso e figure variabili. Esecuzione storicamente maschile, oggi mista. Struttura della danza # La danza non ha una coreografia fissa: procede per motivi ripetuti e variazioni introdotte dal capofila.\nVersione lenta (varys): passo base di circa otto tempi (il basikos), con passi laterali incrociati davanti e dietro, appoggi pesanti e trasferimenti di peso, piccoli sollevamenti del ginocchio e ricadute del piede; la linea avanza di poco a ogni ripetizione. Il conteggio varia tra 8, 12, 14 o 16 a seconda di scuola e variante Versione veloce (hasaposerviko, 2/4): passo incrociato e saltellato, podokrotia (battiti di piede) e figure come krossari, chasma, alaghi, trabisma Pratica di taverna e scena: le due sezioni si concatenano - la parte lenta accelera progressivamente fino alla veloce; è lo schema del «ballo di Zorba», dove l\u0026rsquo;accelerazione è letta come metafora dell\u0026rsquo;estasi Il capofila segnala i cambi con pressioni sulle spalle; la sequenza è sempre improvvisata e negoziata dal gruppo Metro e struttura musicale # Versione lenta (varys): 4/4 (talvolta annotato in 2/4 «largo»), andamento moderato e pesante (≈ 80-100 BPM), con frasi di 8 o 16 battute Versione veloce (hasaposerviko): 2/4, brillante e serrata (≈ 120-160 BPM) Struttura tipica: introduzione lenta → accelerazione progressiva → sezione veloce conclusiva. Il canto si alterna alle risposte strumentali, incluse le improvvisazioni di bouzouki (taximi) Il Sirtaki cinematografico non è un metro tradizionale ma una suite composta: un tema in tempo di hasapiko lento che raddoppia progressivamente fino al tempo veloce Strumenti e stile musicale # Organico tipico del rebetiko: bouzouki (a tre corde, trichordo, solista), baglamas, chitarra, contrabbasso, violino, santouri e fisarmonica; nelle forme più antiche o regionali compaiono anche lyra, outi (oud), kanonaki, tsabouna/gaida (zampogna) e percussioni (defi, daouli). Lo stile è «pesante» e processionale nel lento, tagliente e propulsivo nel veloce; dal secondo dopoguerra il fraseggio si arricchisce di terzine (influenza jazz/swing). La voce è urgente e incisa, i testi raccontano vita urbana, amore e marginalità. In taverne e feste la musica è spesso sostenuta dai battiti di mano del pubblico. Autori e compositori # Danza di tradizione orale: l\u0026rsquo;autore della coreografia è non documentato. Le melodie appartengono in parte alla tradizione orale e in parte al repertorio del rebetiko e del laïko: tra i nomi di riferimento Markos Vamvakaris (Fragosyriani, 1935), Giannis Papaioannou (Hasapiko Politiko, 1953), Vassilis Tsitsanis, Giorgos Batis, Manolis Hiotis, Giorgos Zambetas (Siko Horepse Sirtaki) e Manos Hadjidakis (Hasapiko 40, ispirato alla Sinfonia n. 40 di Mozart). Il tema dello Zorba\u0026rsquo;s Dance / Sirtaki è di Mikis Theodorakis (1964); la coreografia cinematografica è attribuita a Giorgos Provias. Aneddoti e curiosità # Il mito del Sirtaki: molti lo credono un\u0026rsquo;antica danza tradizionale; in realtà è una coreografia cinematografica del 1964 che combina l\u0026rsquo;hasapiko lento e l\u0026rsquo;hasaposerviko veloce Il piede di Anthony Quinn: si racconta che l\u0026rsquo;attore si infortunasse a un piede o a un ginocchio durante le riprese e che il passo lento e strascicato (syro, «trascinare») nascesse per mascherare il dolore. Aneddoto affascinante ma non confermato da fonti coeve Il rito della linea: nelle taverne tradizionali uno sconosciuto non si univa alla linea di hasapiko lento senza invito esplicito Il grembiule e il coltello: la memoria popolare vuole i macellai costantinopolitani danzare con l\u0026rsquo;attrezzo di lavoro alla cintura - dettaglio verosimile ma non documentato in modo sistematico L\u0026rsquo;Hasapiko di Mozart: l\u0026rsquo;Hasapiko 40 di Hadjidakis è modellato sulla Sinfonia n. 40 di Mozart Il record del mondo: il 12 dicembre 2010, a Larnaca (Cipro), 749 persone hanno danzato simultaneamente l\u0026rsquo;hasapikos Presenza nei media e nella cultura di massa # Il film Zorba il Greco (Zorba the Greek, 1964, regia di Michael Cacoyannis, con Anthony Quinn) è il veicolo principale: la scena finale sulla spiaggia, su musica di Mikis Theodorakis, ha reso l\u0026rsquo;hasapiko/sirtaki una delle danze più riconoscibili del pianeta. Contribuiscono all\u0026rsquo;immagine anche Mai di domenica (Never on Sunday, 1960, musica di Hadjidakis) e Rebetiko (1983, di Costas Ferris), che documenta l\u0026rsquo;ambiente di origine. Il tema di Theodorakis è ormai repertorio standard di colonne sonore, spot turistici e compilation «world»; il sirtaki è stato rieseguito alle Olimpiadi di Atene 2004 e in innumerevoli flash-mob. In Italia l\u0026rsquo;hasapiko/sirtaki è stereotipo ricorrente di serate a tema greco, matrimoni e animazioni turistiche. Difficoltà e adattamenti # Livello base-intermedio. La forma lenta è accessibile anche ai principianti (pochi passi ripetitivi, presa a spalle che aiuta l\u0026rsquo;equilibrio, andamento regolare), ma richiede controllo del peso, precisione degli incroci e sincronia; la forma veloce e l\u0026rsquo;improvvisazione solistica (tsalimia) richiedono più tecnica, agilità e resistenza. Le difficoltà maggiori riguardano la sincronizzazione del gruppo, l\u0026rsquo;interpretazione delle variazioni guidate dal capofila, il controllo posturale e i cambi di tempo. In Italia si insegna spesso in forma semplificata - sequenza lenta + accelerata, sul modello del sirtaki, più familiare al pubblico - eliminando le variazioni più complesse (Pseftikos, Aniktos-Klistos); nei contesti balfolk propriamente detti l\u0026rsquo;hasapiko è quasi assente dal repertorio storico. Note di ricerca e fonti # Discrepanze e varianti riscontrate tra le schede:\nOrigine «bizantina/marziale»: la pantomima di battaglia con spade è la tesi più diffusa nella divulgazione, ma è tradizione ricostruttiva, non documentata da fonti bizantine dirette; alcuni studiosi la leggono come narrazione identitaria ottocentesca, altri vi vedono il riuso di un più antico syrtos processionale (ipotesi di Guillaume) Metro della forma lenta: oscillazione tra 2/4 e 4/4 (talvolta annotato 2/4 «largo»); alcune fonti segnalano anche varianti in 3/4 e 7/8. Anche il conteggio del passo base varia (8, 12, 14 o 16) Datazione: le prime attestazioni scritte vanno dal XVII secolo (documento veneziano del 1627) al XIV secolo; la datazione bizantina resta incerta Paternità del Sirtaki: attribuzione contesa tra Giorgos Provias e altri danzatori del set; l\u0026rsquo;origine legata all\u0026rsquo;infortunio di Anthony Quinn è aneddoto non confermato Origine albanese (arvanita) della gilda dei macellai: citata da alcune fonti divulgative, non confermata unanimemente dagli studi bizantini Diffusione in Italia: attestata da workshop, festival, associazioni elleniche e gruppi di danza popolare, ma mancano studi accademici italiani specifici e una ricognizione nazionale esaustiva; non esistono circuiti balfolk strutturati stabilmente dedicati all\u0026rsquo;hasapikos, e prevale la mediazione della variante sirtaki Fonti principali: il Greek Dance Pandect; il Dance Museum dell\u0026rsquo;Università di Cipro; lo studio di Nikolaos Vavritas (2004) sull\u0026rsquo;analisi ritmico-cinetica; il lavoro sociologico di Stathis Damianakos su hasapiko e zeibekiko; Alkis Raftis, Gail Holst (Road to Rembetika), Pandelis Vagliano, Michel Guillaume, Dick Oakes, Ted Petrides, Vasos Papachristos, Viktor Mastoridis (metro e terzine) e Artemis Leontis (Culture and Customs of Greece).\nQuesta danza compare in 2 DVD: DVD 003 003 Gruppo Turibio Baruzzi e La Cicala alla Tozzona - Imola 1992 DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Mikis Theodorakis - Zorba\u0026rsquo;s Dance / Sirtaki (1964) Il tema di Zorba: hasapiko lento che accelera, la versione più celebre e conosciuta della danza [2] Hasapiko - Wikipedia Voce enciclopedica su etimologia, varianti lente e veloci e rapporto con il Sirtaki [3] Virtual Dance Museum - University of Cyprus: Hasapiko Archivio documentario con testimonianze storiche, descrizione e analisi del movimento [4] Greek Dance Pandect - Hasapikos / Hasaposerviko Repertorio di ricerca con nomi alternativi, varianti regionali, strutture ritmiche e bibliografia [5] Dick Oakes - Varis Hasapikos (notazione coreografica) Descrizione tecnica della versione lenta dell\u0026rsquo;hasapikos, con passi e formazione [6] Nikolaos Vavritas - Hasapikos \u0026lsquo;Syrtaki\u0026rsquo; dance: rhythmical and kinetic analysis Studio scientifico (2004) sull\u0026rsquo;analisi ritmico-cinetica dell\u0026rsquo;hasapiko lento e veloce [7] Il Rebetiko e l\u0026rsquo;Hassapiko - AUSER Lombardia (PDF) Analisi italiana sull\u0026rsquo;hassapiko come danza dei macellai assorbita dal rebetiko, con la struttura argos/grigoros [8] Claudio Caprara - Il Sirtaki ha sessant\u0026rsquo;anni Ricostruzione storica del Sirtaki come invenzione del 1964 per Zorba il Greco [9] Gail Holst - Road to Rembetika. Athens: Anglo-Hellenic Publishing. Studio classico sulla musica del rebetiko, contesto culturale dell\u0026rsquo;hasapiko urbano [10] Alkis Raftis - The World of Greek Dance. Athens: Finedawn Publishers. Studio di riferimento sulla storia e tipologia delle danze greche tradizionali [11] Michel Guillaume - Syrtos et danses d\u0026rsquo;ensemble du monde hellénique. Nice: Université de Nice - Institut d\u0026rsquo;Ethnologie, 2001. Studio etnocoreologico sul syrtos e le sue varianti, fra cui l\u0026rsquo;hasapikos [12] Artemis Leontis - Culture and Customs of Greece. Greenwood, 2009. Fonte accademica sulla distinzione tra hasapikos lento e hasaposerviko e sulla derivazione del Sirtaki [13] Dance U.S. - Hasapiko Dance Guide \u0026amp; History Approfondimento storico-antropologico sulle origini, il contesto e le varianti della danza [14] Folkdance Footnotes - Hasapiko (Vari or Argo) Ricostruzione della vari hasapiko, del contesto rebetiko e del repertorio musicale [15] Domna Samiou - Hasapikos dance from Aretsou Esempio di tradizione locale dell\u0026rsquo;Asia Minore dall\u0026rsquo;archivio di Domna Samiou ","date":"15 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/hasapikos/","section":"Danze","summary":"L’Hasapikos, danza urbana dei macellai di Costantinopoli e cuore ritmico del rebetiko, è la radice del celebre Sirtaki di Zorba.","title":"Hasapikos - La Danza dei Macellai di Costantinopoli","type":"danze"},{"content":"","date":"15 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/imola/","section":"Tags","summary":"","title":"Imola","type":"tags"},{"content":"","date":"15 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/la-cicala/","section":"Tags","summary":"","title":"La Cicala","type":"tags"},{"content":"","date":"15 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/la-tozzona/","section":"Tags","summary":"","title":"La Tozzona","type":"tags"},{"content":"","date":"14 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/appello/","section":"Tags","summary":"","title":"Appello","type":"tags"},{"content":"","date":"14 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/dvd-001a/","section":"Tags","summary":"","title":"Dvd-001a","type":"tags"},{"content":"","date":"14 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/emilia-romagna/","section":"Tags","summary":"","title":"Emilia-Romagna","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 003\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 17:15 Israeli Mazurka è il nome con cui i repertori internazionali di danza folk indicano una danza di coppia del movimento israeliano dei rikudei am: una mazurka «israelianizzata», in 3/4, nata non in un villaggio ma in un laboratorio coreografico del Novecento.\nL\u0026rsquo;abbiamo ricevuta attraverso le harkadot, le serate di danza israeliana, e i repertori dei folk dance camp: pochi passi - valzer, sette passi di mazurka, tre passi battuti, un giro finale - e una presenza scenica elegantissima.\nIl suo percorso va dal palco alla sala: composta per le suite delle compagnie negli anni Cinquanta, arriva nelle sessioni ricreative di tutto il mondo grazie ai workshop statunitensi dei primi anni Sessanta. Il nome dice la matrice europea - la mazurka polacca portata in Palestina dai pionieri dell\u0026rsquo;Europa orientale - l\u0026rsquo;aggettivo dice la nuova identità: busto eretto, passi yemeniti, prese aperte e comunitarie. È uno degli esempi più chiari di invented tradition: qui la tradizione non si conserva soltanto, si reinventa con rispetto, ascolto e musicalità.\nIn Italia la incontriamo nei circoli di danza israeliana e in qualche stage di danze internazionali; molto più raramente nei bal folk, dove «mazurka» significa quasi sempre altro.\nScheda sintetica # Nome proprio # Israeli Mazurka (in ebraico מזורקה, Mazurka), in italiano Mazurka israeliana. È una danza di coppia a coreografia fissa del repertorio dei rikudei am, registrata nei repertori internazionali come Israeli Mazurka - Israel couple.\nAttenzione all\u0026rsquo;omonimia: nei repertori israeliani il titolo Mazurka indica anche la mazurka di Yonatan Karmon (1954), danza distinta da questa.\nAltri nomi e varianti # Mazurka Israeliana, Mazurka Yisraelit (מזורקה ישראלית), Mazurka israélienne; nei club e nei festival spesso semplicemente Mazurka. Grafia oscillante Israeli mazurka; nei repertori dell\u0026rsquo;Est asiatico compare la traslitterazione イスラエリ・マズルカ. Omonimie da non confondere: la mazurka polacca, la mazurka francese del bal folk (e la Mazurka Klandestina), la Mazurka di Yonatan Karmon (1954), la Goteborgsk Mazurka. Nessuna variante dialettale italiana: la danza non nasce da tradizione orale autoctona. Incertezza nelle fonti sui titoli d\u0026rsquo;archivio, che alternano Mazurka e Israeli Mazurka. Traduzione e significato # «Mazurka israeliana». Il termine mazurka (dal polacco mazurek, «abitante della Mazovia», la regione di Varsavia) designa la danza nazionale polacca in tempo ternario, con battito dei piedi e tacco marcato. Israeli non indica una provenienza polacca, ma l\u0026rsquo;adattamento israeliano del genere a metà Novecento. Area geografica e provenienza # Israele: la danza nasce nel contesto dei rikudei am, il repertorio popolare costruito dai pionieri (halutzim) e dai coreografi israeliani tra gli anni Quaranta e Cinquanta - kibbutzim, movimenti giovanili, festival di Kibbutz Dalia (dal 1944). La matrice del passo è europeo-orientale (la mazurka polacca portata in Eretz Israel dalla diaspora ashkenazita), ma la coreografia è propriamente israeliana: non è una danza regionale autoctona. La diffusione internazionale passa per gli Stati Uniti - i workshop di New York dal 1961 - e di lì nei repertori dell\u0026rsquo;International Folk Dance e nei festival europei. In Italia la danza circola nei circoli di danza israeliana (rikudim) e negli stage di danze etniche internazionali; nel circuito balfolk è rara o assente, perché lì «mazurka» indica quasi sempre la forma francese d\u0026rsquo;Auvergne o fiamminga. Epoca e anno di riferimento # Il periodo di codificazione è quello del repertorio israeliano delle origini, tra anni Cinquanta e Sessanta. Le fonti propongono date diverse:\n1964, coreografia attribuita a Rivka Sturman (database Israeli Dances), documentata dal disco Dance With Rivka (Tikva Records, 1965) e dalla descrizione di Kenneth Spear approvata dalla coreografa: è l\u0026rsquo;attribuzione più strutturata e la assumiamo come riferimento. 1954 (o 1956 secondo Rokdim), Mazurka di Yonatan Karmon su musica di Yitzchak Gratziyani: potrebbe essere la stessa danza oppure una coreografia omonima. Fine anni Cinquanta, attribuzione ipotetica («sconosciuto - forse Yonatan Karmon») nella scheda del Folk Dance Camp 2003. 1961, diffusione ricreativa negli Stati Uniti da parte di Danny Uziel. Le discrepanze non sono risolte: cfr. Note di ricerca e fonti.\nOccasione e funzione sociale # Danza ricreativa e sociale: serate di danza israeliana (harkadot), raduni di rikudim, festival (Karmiel; storicamente Kibbutz Dalia), corsi e folk dance camp internazionali. Funzione di socializzazione e di corteggiamento stilizzato: prese di coppia, cambi di orientamento e giro finale alimentano il dialogo corporeo, senza alcun ruolo rituale o cerimoniale. In origine era danza di rappresentazione per le compagnie (lehakot), eseguita sul palco dentro suite a tema; solo dopo il 1961 diventa repertorio di sala. Nessuna occasione calendariale o religiosa specifica è documentata. Storia e origine # Caso esemplare di tradizione inventata: non una danza contadina antica, ma una creazione coreografica del Novecento. I pionieri ebrei giunti da Polonia, Russia ed Europa centrale portarono con sé valzer, polka, mazurka e krakowiak; tra gli anni Quaranta e Cinquanta coreografi come Gurit Kadman, Rivka Sturman e Yonatan Karmon riutilizzarono quei materiali per dare al nuovo Stato un repertorio danzato proprio, con musiche in ebraico, passi sciolti e prese comunitarie.\nLa Israeli Mazurka nasce in questo laboratorio, con ogni probabilità dentro una suite scenica di compagnia, e compie il salto alla sala da ballo nel 1961: secondo la testimonianza di Danny Uziel, alcune danze di Karmon - tra cui la Israeli Mazurka - vengono allora adattate dal palco alle sessioni ricreative di New York e di lì al mondo.\nNote etnocoreologiche # Etnocoreologicamente è una Rikud Zugot (danza di coppia) con impianto circolare (Rikud Ma\u0026rsquo;agal): coppie in cerchio, uomo all\u0026rsquo;interno e alla sinistra della donna, mani interne unite verso il basso. Il passo base è il passo di mazurka - scivolamento, sforbiciata, saltello (glissade, coupé, hop) - che qui convive con elementi del linguaggio mediorientale: il passo yemenita (Yemenite step in 3/4), i bilanciamenti di peso, i pivots e gli underarm turns. Postura eretta ma morbida, senza la rigidità della mazurka aristocratica: è lo stile «karmonico», aperto e leggero. Elementi caratterizzanti: rotazioni della dama sotto le braccia sollevate, presa «mazurka» (braccio dell\u0026rsquo;uomo alla vita della donna, mano della donna sulla spalla), sette passi di mazurka alternati per direzione, passi battuti, allontanamento e riavvicinamento, buzz turn finale. Classificazione nei database: «Int – Cpl – Israel»; nessuna notazione Laban di dominio pubblico consultata. Divulgatori e gruppi di riferimento # Coreografi e divulgatori: Rivka Sturman, Yonatan Karmon, Gurit Kadman, Yoav Ashriel, Fred Berk, Danny Uziel (adattamento ricreativo negli USA, 1961), Yonatan Gabay (Haifa), Shlomo Maman, Gadi Bitton, Yaron Carmel, Benny Assouline (divulgazione europea). Notazione e ricerca: Loui Tucker (Folk Dance Camp 2003), Andrew Carnie (Folk Dance Musings, 2016); database Israeli Dances e Rokdim. In Italia: il circuito dei rikudim e delle danze israeliane - associazioni come Terra di Danza (Emilia-Romagna), Danzinsieme/Musijam (Ferrara) e i gruppi di danze etniche internazionali attivi a Milano, Roma, Torino, Firenze, Padova e Venezia. La danza è proposta in stage e serate, ma non risulta adottata stabilmente come repertorio balfolk. Formazione e tipologia # Danza di coppia a coreografia fissa (partner dance, Rikud Zugot): in questo repertorio ogni danza ha un yotzer (autore) e un brano di riferimento, non è patrimonio anonimo.\nFormazione di base: coppie disposte in cerchio e orientate in senso antiorario (line of dance), uomo all\u0026rsquo;interno e alla sinistra della donna, mani interne unite verso il basso. Esistono anche versioni a coppie sparse nella sala. La forma documentata non è un mixer, ma una fonte didattica ne propone la conversione in mixer, con cambio di partner nella terza parte. Struttura della danza # Struttura tripartita A–B–C su frasi regolari, introdotta da 4 battute senza azione; la danza si ripete dall\u0026rsquo;inizio.\nA - Valzer e rotazioni della dama: avanzamento in line of dance con passi di valzer aperti e oscillazione delle mani unite; la donna compie due giri a destra sotto le braccia sollevate mentre l\u0026rsquo;uomo prosegue il cammino. Motivo di 4 battute ripetuto quattro volte (16 battute). B - Passi di mazurka e cambio di direzione: presa «mazurka»; sette passi di mazurka in senso antiorario, tre passi battuti (stamping) con volta individuale, altri sette passi di mazurka in senso orario, altri tre passi battuti e un quarto di giro che porta i partner a fronteggiarsi (16 battute). C - Allontanamento, ritorno e rotazione: quattro passi di valzer oscillati indietreggiando, due passi di mazurka di avvicinamento con battito di mani, quindi rotazione rapida di coppia (buzz turn, due giri) o, in alternativa didattica, un giro con sei passi di corsa (16 battute); in alcune versioni la rotazione scambia le posizioni e prepara la ripresa. Le durate in battute variano tra le schede: qui si segue la notazione più diffusa (Folk Dance Camp 2003).\nMetro e struttura musicale # Metro ternario 3/4, andamento moderato e cantabile (circa 132 BPM nella notazione ABC di John Chambers; alcune fonti indicano 120-140 BPM), fraseggi simmetrici di 8 e 16 battute e forma in tre sezioni A–B–C corrispondenti alle parti coreutiche.\nDiscrepanza negli accenti: la mazur polacca porta l\u0026rsquo;accento forte sul secondo tempo, mentre le schede didattiche descrivono passo avanti sul 1, passo avanti sul 2 e saltello sul 3 (il hop che solleva il ginocchio esterno); una fonte parla di accento sul primo tempo. Nella pratica conta la sequenza passo-passo-hop: è questa a dare alla danza il suo rollio caratteristico.\nStrumenti e stile musicale # Musica strumentale di repertorio, non anonima: la documentazione primaria la definisce semplicemente «folk tune» e non specifica l\u0026rsquo;organico. Il contesto delle incisioni israeliane degli anni Cinquanta-Sessanta è quello della musica popolare da ballo: fisarmonica, clarinetto, violino e archi, contrabbasso, percussioni, talvolta chitarra e canto in ebraico, con influssi klezmer e mediorientali.\nRegistrazioni di riferimento: Dance with Rivka (Ofra Fuchs; arrangiamento e direzione di Shai Burstyn), la produzione Efi Netzer / Effi Hetzer Israeli Folk Dances, le edizioni Tikva Records e la raccolta Let\u0026rsquo;s Dance – Israeli Folk Dances.\nAutori e compositori # Coreografia: la questione è aperta. L\u0026rsquo;attribuzione più strutturata è a Rivka Sturman (1964), con la descrizione di Kenneth Spear pubblicata su Dance With Rivka (Tikva Records, 1965) e approvata dalla coreografa; la scheda del Folk Dance Camp 2003 parla di coreografo «sconosciuto - forse Yonatan Karmon, fine anni Cinquanta», mentre il repertorio israeliano registra una Mazurka di Yonatan Karmon nel 1954 (Rokdim: 1956).\nMusica: nessun compositore è accertato per tutte le versioni; la fonte primaria indica musica folk/strumentale. Per la versione del 1954 è citato Yitzchak Gratziyani (1924-2003), direttore d\u0026rsquo;orchestra e figura centrale della musica israeliana del Novecento. Non risultano autori italiani.\nAneddoti e curiosità # Nelle colonie agricole degli anni Trenta-Quaranta l\u0026rsquo;adozione della mazurka accese un dibattito ideologico: alcuni pionieri la giudicavano «troppo borghese», troppo europea per il «nuovo ebreo»; la soluzione fu israelianizzarla - passi sciolti, canti in ebraico, prese comunitarie al posto delle figure di salotto. La scheda della danza fu scritta durante vere sessioni di danza negli Stati Uniti (1965) e «verificata per accuratezza da Rivka» in persona: raro caso di una coreografa fondatrice che controfirma la descrizione della propria danza oltreoceano. Il buzz turn finale è il momento più temuto dai principianti: la scheda prevede esplicitamente un\u0026rsquo;alternativa più semplice, con sei passi di corsa al posto della rotazione rapida. Per chi viene dal bal folk l\u0026rsquo;equivoco è immediato: qui «mazurka» non è quella francese o fiamminga, ma una danza di coppia israeliana; la confusione è frequente anche con la Mazurka di Karmon e con la Mazurka Klandestina. Presenza nei media e nella cultura di massa # Presenza di nicchia, tutta interna ai circuiti della danza: manuali e raccolte come Ha-Rikud: The Jewish Dance di Fred Berk (1972) e International Folk Dancing U.S.A. di Betty Casey (1981/2000), il database Rokdim, i cataloghi della Biblioteca Nazionale d\u0026rsquo;Israele, i dischi in vinile della Tikva Records e i video didattici e amatoriali dei club di folk dance (Fayetteville, Tucson). Nessuna presenza documentata nel cinema, nella televisione o nella pubblicità, né in Italia né all\u0026rsquo;estero. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà media. I passi sono leggibili, ma servono padronanza del passo di mazurka (con il saltello sul terzo tempo), coordinazione di coppia, cambi di presa e buon orientamento nello spazio durante le rotazioni.\nAdattamenti documentati:\nalternativa semplificata al buzz turn, con sei passi di corsa al posto di due giri rapidi; conversione in mixer, con scambio di partner nella terza parte; nei club e nelle sessioni ricreative si riducono il numero di giri della dama e la velocità, per mantenere il flusso della sala; con i principianti assoluti si lavora prima sul passo camminato in 3/4 e sui cambi di mano, rimandando le rotazioni. Essendo una danza di creazione, ogni semplificazione didattica resta una variante di pratica, non una variante storica.\nNote di ricerca e fonti # Fonti principali: le schede del Folk Dance Camp 2003 (Loui Tucker, archivio Southern California Folk Dance) per struttura e passi; il database Israeli Dances per attribuzione e datazione; l\u0026rsquo;articolo di Danny Uziel su Rokdim Nirkoda per il passaggio dal palco alla sala; le note del disco Dance With Rivka (1965) come fonte primaria; Folk Dance Musings di Andrew Carnie e il catalogo della Biblioteca Nazionale d\u0026rsquo;Israele.\nDiscrepanze riscontrate fra le risposte:\nAutore e data: Rivka Sturman 1964 (attribuzione più strutturata, sostenuta dalla fonte primaria del 1965) vs Yonatan Karmon 1954 (israelidances.com) o 1956 (Rokdim) vs «sconosciuto, forse Karmon, fine anni Cinquanta» (scheda 2003). Il nodo non è risolto: nel testo principale si privilegia la versione Sturman/1964. Una o due danze? Alcune schede identificano la Israeli Mazurka con la Mazurka di Karmon (1954, musica Gratziyani), altre le trattano come coreografie omonime distinte; la sovrapposizione dei titoli nei repertori non permette di sciogliere il dubbio. Struttura: la notazione del 2003 descrive tre sezioni valzer/mazurka/rotazione; altre risposte insistono su avanzamento, passo yemenita e fronteggiamento. Le due letture possono descrivere varianti diverse della stessa danza. Accento ritmico: secondo tempo (mazur polacca), terzo tempo (hop delle schede) o primo tempo: incoerenza delle fonti, non della musica. Presenza in Italia: la maggioranza delle schede la definisce rara e limitata ai circuiti di danza israeliana, assente dal balfolk; una risposta segnala uno stage dell\u0026rsquo;Associazione Culturale Escarton (Piemonte, 2016) e atelier israeliani al Grand Bal de l\u0026rsquo;Europe di Gennetines - segnalazioni non verificate, da assumere come testimonianze da confermare. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 003 003 Gruppo Turibio Baruzzi e La Cicala alla Tozzona - Imola 1992 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Israeli Mazurka - Fayetteville Folk Dance Club (Bill e Karen Faust) Esecuzione filmata in un club nordamericano di danza internazionale e diffusa con permesso; utile per leggere passi e struttura nella pratica di sala. [2] Mazurka - Dance | מזורקה (Rokdim) Video di riferimento della versione coreografata da Yonatan Karmon (anno indicato: 1956). [3] Israeli Mazurka (1954) - registrazione attribuita a Yitzchak Gratziyani Registrazione audio della melodia indicata per la versione del 1954, citata in una pagina di notazione ABC. [4] Israeli Mazurka - Folk Dance Camp 2003 (Loui Tucker) Scheda didattica con formazione, passi, metro ternario e struttura in tre parti; attribuzione a Yonatan Karmon indicata soltanto come possibile. [5] Dance With Rivka - Israeli Folk Dances (Tikva Records, 1965), testo integrale Fonte primaria: note del disco con la descrizione della danza scritta da Kenneth Spear e approvata da Rivka Sturman durante la sua visita negli Stati Uniti del 1965. [6] Israeli Mazurka - Rivka Sturman | Israeli Dances Scheda di repertorio che attribuisce la danza a Rivka Sturman, la data al 1964 e cita la notazione dell\u0026rsquo;LP Dance With Rivka. [7] Mazurka - Yonatan Karmon | Israeli Dances Scheda della Mazurka omonima creata da Yonatan Karmon (1954) su musica di Yitzchak Gratziyani: indispensabile per distinguere le due danze. [8] From Dance Suites for the Stage to Dance Sessions for Everyone - Danny Uziel | Rokdim Nirkoda Testimonianza diretta sul passaggio delle danze di Karmon dal repertorio scenico alle sessioni ricreative statunitensi dopo il 1961. [9] Israeli Mazurka - Folk Dance Musings (Andrew Carnie, 2016) Notazione dettagliata con descrizione dei passi, della musica, della struttura in parti e proposta di conversione in mixer. [10] Dance with Rivka - catalogo della Biblioteca Nazionale d\u0026rsquo;Israele Catalogazione della traccia Israeli Mazurka eseguita da Ofra Fuchs, con arrangiamento e direzione musicale di Shai Burstyn. [11] Rivka Sturman | Jewish Women\u0026rsquo;s Archive Profilo biografico e storico di Rivka Sturman, pioniera della danza popolare israeliana e delle tournée d\u0026rsquo;insegnamento. [12] Israeli Mazurka - notazione ABC (John Chambers) Notazione musicale in formato ABC: metro 3/4, tonalità e indicazione di tempo (132 BPM). [13] Israeli Mazurka - discussione sulla coreografia (gruppo Rikud, groups.io) Thread specialistico che documenta l\u0026rsquo;attribuzione a Yonatan Karmon (1961) e le incertezze sulla paternità della coreografia. [14] Israeli folk dance - Wikipedia Inquadramento generale sui rikudei am: nascita del movimento, festival di Kibbutz Dalia, ruolo degli yotzer e formazioni di cerchio, linea e coppia. [15] Fred Berk, Ha-Rikud: The Jewish Dance, American Zionist Youth Foundation, New York, 1972. Manuale storico di riferimento per il repertorio delle danze israeliane e la sua diffusione internazionale. [16] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981/2000. Contiene la sezione Israeli Folk Dancing di Fred Berk e la tabella del mazurka step: contesto della circolazione statunitense della danza. [17] Robin Rinaldi, European Dance: Ireland, Poland, \u0026amp; Spain, Chelsea House Publishers, 2004. Contesto storico della mazurka polacca e della sua diaspora culturale. ","date":"14 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/israeli-mazurka/","section":"Danze","summary":"Danza di coppia in metro ternario nata nei rikudei am israeliani come adattamento coreografico della mazurka polacca, ancora ballata nei circuiti folk internazionali.","title":"Israeli Mazurka - Danza di Coppia dei Rikudei Am","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Esecuzione danza · 7:39 Niguno Shel Yossi (ניגונו של יוסי) - «La melodia di Yossi» - è una delle danze popolari israeliane più amate e diffuse al mondo.\nNata nel 1959 dall\u0026rsquo;intesa artistica e coniugale di Raya Spivak e Yossi Spivak, trasforma in un mixer a coppie il calore del nigun chassidico - la melodia senza parole - in un cerchio che si incontra, si saluta con uno schiocco di dita e cambia continuamente partner.\nScheda sintetica # Nome proprio # Niguno Shel Yossi (ebraico: ניגונו של יוסי), traslitterato anche Nigun Shel Yossi, Niguno Shel Yosi, Niguno Shell Yossi (grafia diffusa in Italia) o Nigouno Shell Yossi. Le differenze sono essenzialmente trascrittive. La forma usata dai repertori israeliani specializzati (Rokdim, IsraeliDances) è Niguno Shel Yosi. Il termine identifica sia la melodia (il nigun) sia la danza che la accompagna. Altri nomi e varianti # Yossi\u0026rsquo;s Melody o Yossi\u0026rsquo;s Tune («La melodia di Yossi»), titolo inglese internazionale La mélodie de Joseph / Niguno Shel Yossi (La mélodie de Joseph - Israël) nei repertori francofoni Niguno Szel Josi (grafia polacca/ungherese) e Yossies Lied (collana tedesca Tänze für Senioren) HaNigun Shel Yossi («La melodia di Yossi»), titolo originario della canzone Classificazione coreutica internazionale: circle dance, partner dance, couple mixer / partners mixer In Italia è nota anche come Niguno Shell Yossi e talvolta italianizzata in «Nigun di Yossi» Attenzione: non va confusa con Nigun Atik né con la danza omonima Nigun (di Fred Berk, 1960) Traduzione e significato # «La melodia di Yossi» o «Il nigun di Yossi». Nigun (plurale nigunim) è nella tradizione ebraica - in particolare chassidica - una melodia vocale o strumentale, spesso priva di parole o basata su sillabe senza senso (yai-lai-lai, ya-ba-bam), considerata veicolo di preghiera, di elevazione spirituale (devekut) e di estasi collettiva. Shel = «di»; Yossi è il vezzeggiativo affettuoso di Yosef (Giuseppe), qui riferito al compositore Yossi Spivak, marito della coreografa. La danza è dunque eponima: porta il nome del suo compositore. Area geografica e provenienza # Israele, nell\u0026rsquo;ambito del movimento delle danze popolari israeliane (rikudei am) sviluppatosi tra gli anni \u0026lsquo;40 e \u0026lsquo;60 del Novecento. La coreografia è nata a Tel Aviv / Holon nell\u0026rsquo;ambiente della scuola di Raya Spivak; la melodia rielabora il colore chassidico e l\u0026rsquo;atmosfera est-europea ashkenazita, con inflessioni mediorientali.\nDiffusione internazionale nei circuiti della danza israeliana (Nord America, Europa, America Latina, Australia). In Italia è presente nei corsi di danze israeliane, nelle associazioni culturali ebraiche e nelle serate di danze popolari internazionali.\nEpoca e anno di riferimento # 1959: anno attribuito concordemente da Rokdim.co.il e Israelidances.com alla coreografia di Raya Spivak 1959-1960: composizione della melodia di Yossi Spivak (alcune trascrizioni ABC datano la musica al 1960) 1961: stesura del testo ad opera di Aharon Shefi, aggiunto in un secondo momento Anni \u0026lsquo;70: prime incisioni destinate alla danza (LP Chassidic Dances, Tikva 1973; The Best of Israel Folk Dances, Effi Netzer, CBS 1976) Occasione e funzione sociale # Danza sociale, festiva e didattica, pensata per le harkadot (serate di danza israeliana), le feste comunitarie, i matrimoni e i campi giovanili (machanot) Tradizionalmente associata anche a Purim, la festa ebraica di gioia e di rovesciamento delle gerarchie, dove il meccanismo del mixer assume un forte valore comunitario Funzione dichiarata dalla coreografa: «esprimere gioia, apertura, cameratismo e collaborazione» con passi semplici di camminata, battito e schiocco di mani Per la sua semplicità è spesso usata come danza «di apertura» o di riscaldamento e come prima danza insegnata ai principianti e ai bambini Storia e origine # La genesi è raccontata dalla stessa Raya Spivak nell\u0026rsquo;articolo To Plow a Fallow Field and Reap Folklore (rivista Rokdim Nirkoda, 2021). Dopo il successo di Ma Navu (1956), Gurit Kadman - figura fondativa della danza popolare israeliana - chiese una danza in stile «est-europeo ma israeliano». Raya ideò un cerchio di coppie con cambio di partner e ne spiegò la struttura al marito Yossi, che compose la melodia in pochi minuti: «non si sedette nemmeno al piano. Prese un foglio, tracciò un pentagramma, canticchiò e scrisse una melodia».\nMancando ancora il testo, fu coinvolto l\u0026rsquo;amico Aharon Shefi, che scrisse rapidamente parole scherzose e conviviali (il cuore felice del nonno, un bicchiere di acquavite, il tabacco, un brindisi alla vita e a Am Yisrael Chai). Il brano fu battezzato HaNigun Shel Yossi.\nSi tratta di una danza d\u0026rsquo;autore pienamente documentata, non di un antico canto popolare né di una sopravvivenza rituale: un pastiche consapevole in stile chassidico, esempio del metodo con cui il repertorio israeliano delle origini «inventava la tradizione».\nNote etnocoreologiche # Appartiene ai rikudei am d\u0026rsquo;autore: coreografia firmata, datata e trasmessa tramite scheda, conteggio e video Mixer / couple-mixer progressivo (partners mixer): il cerchio di coppie si separa e si ricompone con partner sempre nuovi, con funzione sociale e socializzante Vocabolario motorio semplice: passo saltellato con swing della gamba (step, swing) verso il centro e fuori, passo camminato a 4 tempi, inclinazione laterale con battito di mani o schiocco di dita, giri di swing Il cerchio materializza l\u0026rsquo;ideale di eguaglianza collettiva (klal Yisrael) tipico della danza israeliana delle origini: non vi sono ruoli gerarchici né selezioni di genere Il riferimento al nigun segnala un\u0026rsquo;atmosfera e un colore melodico est-europeo, non necessariamente l\u0026rsquo;uso di un canto chassidico antico Esempio da manuale di folklorizzazione di un fatto autoriale: una creazione con nome, cognome e data si è stabilizzata in un canone internazionale danzato in modo sostanzialmente uniforme Divulgatori e gruppi di riferimento # La coppia creatrice: Raya Spivak (coreografa), Yossi Spivak (musicista), Aharon Shefi (paroliere); la danza fu sollecitata da Gurit Kadman Diffusione internazionale: Israel Yakovee, Fred Berk, la rete delle harkadot e le banche dati specializzate (Rokdim, IsraeliDances, JSIFD) Interpreti musicali: Hagevatron, Ofra Haza, Effi Netzer Band, Yehuda Emanuel (prima incisione del testo) In Italia (presenza documentata e non rara): scheda italiana Ballifolk (ballifolk.altervista.org) Trentino Cultura, che la include tra le danze ebraiche presentate al pubblico italiano Emanuela Perlini e Davide Zambelli, Danze e suoni di Israele (volume didattico con CD, 16 danze) il gruppo Banda Larga di Maurizio Diamantini, con Marco Brancalion e Juancarlos Battilani (Sasso Morelli, BO), nelle serate di ripasso di danze popolari internazionali il Gruppo Turibio Baruzzi di Imola (1991) e Il Cerchio dell\u0026rsquo;amicizia, che la inseriscono nei repertori di danze israeliane dagli anni \u0026lsquo;90 nei contesti balfolk/folk internazionale circola con la pronuncia semplificata Niguno Shell Yossi, spesso senza la parte cantata Formazione e tipologia # Cerchio di coppie (single circle), con le coppie disposte lungo la circonferenza, dama alla destra del cavaliere, tutti con fronte al centro e mani tenute in posizione a V bassa (V-pos).\nTipologia: mixer progressivo a scambio di partner (partner dance / mixer), con due cambi di partner per ciclo. Esecuzione mista e senza ruoli gerarchici obbligati; adatta a gruppi di più coppie. Non è una danza solistica né una danza rituale obbligatoria.\nStruttura della danza # Introduzione: 4 battute (in alcune trascrizioni 5) Parte A (in cerchio unito, verso e fuori dal centro): batt. 1-2 saltello sul piede destro con oscillazione della gamba sinistra davanti (Step R, swing L); batt. 3-4 lo stesso sul piede sinistro; batt. 5-8 quattro passi camminati verso il centro; batt. 9-12 ripetizione dei saltelli; batt. 13-16 quattro passi camminati indietro. L\u0026rsquo;intera parte A si ripete Parte B (coppie faccia a faccia, mani sciolte): il cavaliere fa 1/4 di giro a destra, la dama 1/4 a sinistra; passo laterale destro con piegamento del ginocchio e schiocco delle dita (o battito di mani) accanto alla testa del partner, poi lo stesso a sinistra; quattro passi camminati per raggiungere il nuovo partner (donne in senso orario all\u0026rsquo;esterno, uomini in senso antiorario all\u0026rsquo;interno); **due giri di swing con mano destra sul fianco sinistro del partner e mano sinistra alzata. La parte B si ripete con il secondo nuovo partner Successione tipica: a, a, b, b, ripetuta fino alla fine della musica - una struttura «a mantra», senza sviluppo ulteriore Metro e struttura musicale # Metro: 4/4 (talvolta indicato 2/4 nelle trascrizioni; cfr. Note di ricerca e fonti). Introduzione di 4 battute; struttura A (16 battute) + B (16 battute) ripetuta, con frasi quadrate adatte alla camminata collettiva Tempo moderato da ballo sociale: circa 120-137 BPM nelle registrazioni commerciali (137 bpm su Effi Netzer Band) Carattere modale riconducibile al maqam Hijaz (seconda aumentata), che dà alla melodia la tipica sonorità «orientaleggiante» dei nigunim est-europei Melodia adatta al canto collettivo sillabico - funzione originaria del nigun - spesso accompagnata con le onomatopee della danza israeliana Strumenti e stile musicale # Nella forma più tradizionale il nigun si canta a cappella. Nelle incisioni destinate alla danza (anni \u0026lsquo;70, Tikva/CBS) l\u0026rsquo;organico tipico della musica per rikudei am: fisarmonica (strumento principale di Yossi Spivak), violino, clarinetto, chitarra, contrabbasso, percussioni leggere e coro.\nStile est-europeo chassidico con trattamento israeliano anni Cinquanta: melodia orecchiabile e ripetitiva, di carattere festoso, adatta al canto collettivo e allo schiocco di mani. Versioni vocali celebri di Hagevatron e Ofra Haza; esistono riletture klezmer-world (il gruppo londinese Shir) e arrangiamenti per banda (Philip Sparke, Three Klezmer Miniatures, che la definisce «circle dance»).\nAutori e compositori # Coreografia: Raya (Ra\u0026rsquo;aya) Spivak, 1959 Musica: Yossi (Yosef/Joseph) Spivak (9.1.1927 - 4.12.2017), musicista, fisarmonicista e insegnante di musica agli ulpanim per istruttori di danza, marito della coreografa Testo: Aharon Shefi (Sheffi Aharon), aggiunto in un secondo momento Interpreti storici: Hagevatron, Ofra Haza, Effi Netzer Band Danza di firma piena: autore della coreografia, del testo e della musica sono tutti documentati; non si tratta di tradizione orale anonima.\nAneddoti e curiosità # Una dichiarazione d\u0026rsquo;amore musicale: è una moglie che dà il nome del marito - non il proprio - alla danza che crea; il titolo rende omaggio al compositore Composta in dieci minuti: secondo il racconto di Raya, Yossi non si sedette nemmeno al piano; prese un foglio, tracciò un pentagramma e scrisse la melodia canticchiandola Il testo «perduto»: le parole scherzose di Shefi - il nonno, l\u0026rsquo;acquavite, il tabacco, il brindisi alla vita e a Am Yisrael Chai - non entrarono mai stabilmente nell\u0026rsquo;uso danzato; la danza rimase quasi sempre strumentale (il testo fu inciso da Yehuda Emanuel) Il caso Ma Navu: la stessa coppia Spivak aveva creato nel 1956 il celebre Ma Navu, altra danza coniugale entrata nel canone Cup games: negli Stati Uniti la melodia è stata adattata in giochi ritmici con i bicchieri nella didattica scolastica, e nei campi ebraici nordamericani è tra le prime danze insegnate ai bambini Un «classico» longevo: dopo oltre sessant\u0026rsquo;anni resta presenza fissa nei set delle serate israeliane Presenza nei media e nella cultura di massa # Presente in quasi tutte le antologie di danze israeliane: Shiru Hashir Israeli Folk Dances Vol. 1 (traccia Niguno Shel Yossi, 2:27), 17 Israeli Folk Dances, Debka: Israeli Folk Dances (Tikva Records), Kibbutz style Chassidic dances (catalogata dalla Biblioteca Nazionale d\u0026rsquo;Israele) Numerosi video didattici e di esecuzione su YouTube (sessioni israeliane in Nord America, Europa, America Latina e Asia), oltre alle schede di Rokdim e IsraeliDances Il progetto spagnolo Danzas del mundo dell\u0026rsquo;insegnante Begoña Rodriguez le ha dedicato una lezione-video molto diffusa; il brano è entrato nei repertori scolastici e in raccolte internazionali di musica ebraica Nessuna presenza significativa nel cinema o nella TV generalista: la sua «cultura di massa» è quella, fervida e sotterranea, dei circoli di danza popolare e dei campi ebraici Difficoltà e adattamenti # Difficoltà: bassa (principianti assoluti). È una delle porte d\u0026rsquo;ingresso del repertorio israeliano, adatta a bambini, senior e gruppi scolastici Le difficoltà reali non sono nei passi (saltellato, camminato, swing) ma nella coordinazione del gruppo: mantenere il cerchio, riconoscere il momento dello scambio, orientarsi verso il nuovo partner e sincronizzare i battiti Adattamenti comuni: semplificazione dell\u0026rsquo;introduzione e sostituzione dello schiocco con un battito di mani; riduzione a un solo cambio partner per i neofiti; versioni «cup game» per la didattica; nei gruppi senior esecuzione senza i giri veloci In Italia si segnala l\u0026rsquo;opportunità di dichiarare la versione e la registrazione usate, per evitare di presentare una singola scheda didattica come unica versione autentica Note di ricerca e fonti # Tesi adottata. Le fonti specialistiche e la documentazione interna dell\u0026rsquo;Archivio convergono su un quadro coerente: danza israeliana a coppie (mixer) del 1959, coreografia di Raya Spivak, musica di Yossi Spivak, testo di Aharon Shefi. Confermano l\u0026rsquo;attribuzione Rokdim.co.il, IsraeliDances.com, JSIFD, l\u0026rsquo;intervista a Raya Spivak su Rokdim Nirkoda n.106 (2021) e la scheda tecnica dell\u0026rsquo;Archivio (DVD 001a, cerchio di coppie, 4/4).\nDiscrepanze e varianti riscontrate tra le schede:\nAnno: 1959 (tesi adottata) vs 1958 vs 1960/1961 (datazione di musica e testo in alcune fonti) vs 1971/1972 (versioni Levy/Karmon) Metro: 4/4 (Rokdim, sito) vs 2/4 (trascrizioni in linguaggio ABC) Fonti principali: Rokdim.co.il e IsraeliDances.com/JSIFD (attribuzione, anno, tipologia); l\u0026rsquo;intervista a Raya Spivak su Rokdim Nirkoda n.106 (2021) per la genesi; le trascrizioni di Andrew Carnie (Folk Dance Musings) e le notazioni didattiche (OFDA, Socalfolkdance, New England Caller 1966).\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 001a 001a Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca - Imola 1991 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Niguno Shell Yossi - esecuzione dall\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini (DVD 001a) Esecuzione di riferimento della danza, registrata nel DVD 001a della collezione (Gruppo Turibio Baruzzi, Imola 1991) [2] Niguno Shel Yossi - Israeli folk dance (Israeli Folk Music) Registrazione musicale di riferimento della melodia associata alla danza [3] Niguno Shel Yosi - Dance | ניגונו של יוסי (Rokdim) Video-documento bilingue del portale israeliano Rokdim con esecuzione completa della coreografia [4] Niguno Shel Yossi - Raya Spivak | IsraeliDances Scheda del database internazionale: anno 1959, forma a coppie (partners mixer), coreografa Raya Spivak, compositore Yossi Spivak, testo di Aharon Shefi [5] Rokdim.co.il - Archivio israeliano della danza popolare Banca dati israeliana principale: scheda, conteggio, dimostrazione e diffusione della danza [6] To Plow a Fallow Field and Reap Folklore - intervista a Raya Spivak, Rokdim Nirkoda n. 106 (2021) Fonte etnocoreologica primaria sulla genesi della danza, la committenza di Gurit Kadman e la composizione della melodia [7] Niguno Shel Yosi - נגונו של יוסי (Israel) | Folk Dance Musings, A. Carnie Descrizione coreografica dettagliata e contesto storico della danza nel repertorio internazionale [8] Niguno Shel Yossi - scheda italiana | Ballifolk Scheda italiana con descrizione della formazione, dei passi (saltellato e camminato) e della successione a, a, b, b [9] Danze ebraiche - Trentino Cultura Documentazione della presenza della danza in un programma italiano di danze ebraiche [10] Emanuela Perlini, Davide Zambelli - Danze e suoni di Israele. Libro con CD Audio (16 semplici danze) Volume didattico italiano che include Niguno shel Yossi tra le 16 danze per la scuola primaria e secondaria [11] Niguno Shel Yossi - notazione coreografica (Folk Dance Federation of California, South) Trascrizione coreografica con formazione, passi e cambi di partner [12] Niguno Shel Yossi - notazione di Louise Winston, New England Caller (1966) Notazione storica con formazione, conteggi, passi, cambi di partner e indicazioni sull\u0026rsquo;introduzione musicale [13] OFDA - Dance Notes: Niguno Shel Yossi (Raya Spivak) Notazione coreografica completa: passi, formazione, cambio partner e posizione polka [14] Judith Brin Ingber (a cura di) - Seeing Israeli and Jewish Dance. Detroit: Wayne State University Press, 2011 Volume di riferimento su storia, figure e contesto antropologico della danza ebraica e israeliana coreografata [15] ניגונו של יוסי - Zemereshet, archivio della canzone ebraica Archivio israeliano che documenta testo, registrazione e attribuzione della canzone [16] Niguno Shel Yossi (La mélodie de Joseph - Israël) - Les Etournias Scheda francese che identifica la danza come danza in cerchio israeliana di Raya Spivak e rimanda a una notazione in PDF ","date":"14 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/niguno-shell-yossi/","section":"Danze","summary":"Danza israeliana in cerchio con cambio di partner, creata nel 1959 da Raya Spivak sulla melodia composta dal marito Yossi Spivak.","title":"Niguno Shell Yossi","type":"danze"},{"content":"","date":"14 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/raya-spivak/","section":"Tags","summary":"","title":"Raya Spivak","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 004\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 0:57 Syrtos Zakynthou (Συρτός Ζακύνθου) - «la danza trascinata di Zante» - è la catena di danzatori che apre ogni festa dell\u0026rsquo;isola di Zakynthos (Zacinto), nel mar Ionio.\nIl nome dice già molto: dal verbo greco sýro, «trascinare», perché è il capofila a condurre i danzatori con un passo strisciato e continuo, elegante e misurato.\nScheda sintetica # Nome proprio # Syrtos Zakynthou (greco: Συρτός Ζακύνθου), in greco anche Ζακυνθινός Συρτός; traslitterato Syrtos Zakynthinos, Zakynthinos Syrtos, Syrtos Zakyntinos o, in italiano, «Syrtos di Zante». Sull\u0026rsquo;isola lo si chiama spesso semplicemente o syrtos, «il syrtos»: a Zante è la danza per eccellenza, quella che per usanza apre ogni grande festa. Altri nomi e varianti # Zakynthinos Syrtos / Syrtos Zakynthinos (forma aggettivale, che insiste sull\u0026rsquo;appartenenza identitaria all\u0026rsquo;isola) Levantinikos (Syrtos) o Levantinikos Tsakistos: la variante «levantina», la più diffusa e rappresentativa Nell\u0026rsquo;inquadramento panellenico è elencato tra i nisiotikoi syrtoi (syrtoi insulari), distinti dai syrtoi della Grecia continentale Varianti locali per toponimo: Galatiotikos (Galata), Volimiatikos (Volimes), Mariotikos (Maries), Keriotikos (Keri) Varianti per struttura: Stavrotos («incrociato», con doppio cerchio intrecciato), Khoriatikos («villereccio») In Italia: «Syrtos di Zante» o «Sirtos di Zante», spesso inglobato nel generico \u0026ldquo;syrtos greco\u0026rdquo; Da non confondere con: il Kalamatianos (7/8, Peloponneso), il Sirtaki (creazione cinematografica del 1964) e il Ballos (danza di coppia eptanesiana). Attenzione: Giargitos / Yiargitos («Danza di Teseo») è una danza affine ma distinta dell\u0026rsquo;entroterra montano Traduzione e significato # «Il trascinato di Zante». Syrtos (συρτός) deriva dal verbo sýro/sýrno (σύρω), «trascinare, tirare»: indica le danze a passo strisciato e continuo, in opposizione alle danze «saltate» (pidikhtós). Zakynthou è il genitivo di Zakynthos, nome greco dell\u0026rsquo;isola che gli italiani chiamano Zante (nome di origine veneta). Levantinikos, «del Levante», richiama l\u0026rsquo;appartenenza delle Isole Ionie al Mediterraneo orientale. Area geografica e provenienza # Isola di Zante (Zakynthos), la più meridionale delle principali Isole Ionie (Eptaneso), Grecia occidentale, nel mar Ionio. È la danza dell\u0026rsquo;intera isola, con differenze fra le forme praticate nella città e quelle dei villaggi dell\u0026rsquo;entroterra e del nord (es. Katastari). Appartiene alla famiglia dei nisiotikoi syrtoi; forme parenti si ritrovano nelle isole vicine (Syrto Kefallonitikos di Cefalonia, i sirti di Corfù e Leucade).\nIn Italia la danza non appartiene al repertorio autoctono: è presente nei corsi di danza greca e nelle comunità elleniche, mentre l\u0026rsquo;Italia resta soprattutto la matrice storica del suo stile (Venezia).\nEpoca e anno di riferimento # Di tradizione orale, senza data di nascita documentata. La fisionomia attuale si plasma nella lunga dominazione veneziana (1484-1797), seguita dalle parentesi francese, russo-ottomana e britannica fino all\u0026rsquo;unione alla Grecia (1864). La codificazione scenica e didattica è novecentesca (Lykeion ton Ellinidon dal 1911, Teatro Dora Stratou dal 1953).\nIl terremoto del 1953, che rase al suolo la città di Zante e gran parte dei suoi archivi, rende ancora più incerta la documentazione delle fasi più antiche: buona parte delle testimonianze è posteriore.\nOccasione e funzione sociale # Festa comunitaria per eccellenza: panigyria (feste patronali), in particolare per Agios Dionysios, patrono di Zante; matrimoni e battesimi, onomastici, Pasqua ortodossa Momento centrale del Carnevale di Zante, uno dei più antichi della Grecia, con maschere di derivazione veneta Spesso apre il ballo: la catena è aperta a chiunque voglia agganciarsi, gesto di accoglienza e coesione; spesso la serata prosegue con il Ballos, danza di coppia dell\u0026rsquo;Eptaneso Funzione di corteggiamento garbato (nella variante Stavrotos, il «ballo degli innamorati») e di affermazione dell\u0026rsquo;identità isolana; nelle nozze può essere guidata dal koumbaro, il compare di nozze La danza è ancora pratica viva, non ricostruzione spettacolare: si apre nelle piazze e nelle case Storia e origine # Il syrtos è una delle forme più antiche e diffuse della grecità - è la denominazione di danza più frequente del Paese, con decine di varianti - ma la versione zantiota porta i segni indelebili di Venezia. Zante, unica fra le grandi isole greche, non subì il dominio ottomano: per oltre tre secoli (1484-1797) fece parte della Serenissima, e in quel crocevia fiorirono una nobiltà di matrice veneta, la lingua e la letteratura italiane, la kantada e la Scuola Ionica di musica.\nAlle catene greche si affiancarono i balli di corte europei (quadriglie, controdanze, valzer) e le serenate con chitarre e mandolini: il syrtos dell\u0026rsquo;isola assunse così un portamento più composto, quasi «di sala», che lo distingue dai sirti continentali. Dopo l\u0026rsquo;unione alla Grecia (1864) e soprattutto dopo il terremoto del 1953, la danza divenne un emblema identitario, curato da associazioni e gruppi folklorici locali.\nCredenza popolare da segnalare: l\u0026rsquo;idea che sia la danza più antica dell\u0026rsquo;isola, trasmessa «da tempi omerici». La ricerca preferisce parlare di stratificazione storica: il genere syrtos è antico, ma la variante zantiota attuale è il prodotto dei secoli veneziani e post-veneziani; la continuità diretta con le danze antiche (l\u0026rsquo;hormos, la geranos) è un\u0026rsquo;ipotesi suggestiva, non dimostrata.\nNote etnocoreologiche # Sincretismo ionico: struttura panellenica (catena aperta, capofila improvvisatore, passo strisciato) con inflessione stilistica occidentale (postura eretta, ginocchia morbide, eleganza misurata) Si distingue dai syrtoi continentali per un andamento più calmo e maestoso, quasi «da salotto», letto come segno di un\u0026rsquo;identità ionica percepita come più «europea» rispetto alla Grecia «orientale» post-ottomana Questa contrapposizione identitaria (Ionio occidentale/colto vs continente orientale/popolare) è un tema caro alla ricerca greca sulla danza Il capofila (koryfaios, protostatis, protopsaris) guida e improvvisa (tsalimia, tsakismata), spesso col fazzoletto (mantili) teso e sostenuto dal secondo danzatore; l\u0026rsquo;ultimo ballerino riequilibra la fila Variante Stavrotos: «incrociata», descritta come danza amorosa, con doppio cerchio intrecciato (donne davanti, uomini dietro), movimento caratteristico del piede destro e breve arresto quando l\u0026rsquo;intreccio si chiude La differenza metrica con il Kalamatianos (7/8) è un utile criterio diagnostico, anche in didattica Divulgatori e gruppi di riferimento # Grecia: il Teatro delle Danze Greche Dora Stratou (Atene, 1953) e il Lykeion ton Ellinidon (1911); associazioni e gruppi folklorici di Zante (tra cui To Fióro tou Levánte, fondato sull\u0026rsquo;isola nel 1964, Xorostasi, Politistikos Syllogos Manolies) Ricerca etnocoreologica: Dionisis Kardaris e Zoe Sarakatsianou (sull\u0026rsquo;improvvisazione del capofila a Zante), Irene Loutzaki (la danza come marcatore identitario nelle Ionie); raccolte di campo di Dionysios Arkadianos e Marinos Giannoulis e di Lysandros Mavroeidis Notazioni internazionali: Joseph Kaloyanides Graziosi (Levantianos) e Rickey Holden con Mary Vouras (Greek Folk Dances, 1965) Musica: Dionysios Visvardis, Spyros Fourniadis e la tradizione mandolinistica zantiota; per il repertorio ionico in generale, l\u0026rsquo;opera di documentazione di Domna Samiou In Italia: associazioni di danza greca e centri culturali ellenici (Roma, Milano, Parma-Reggio Emilia, Napoli), stage con maestri greci e festival mediterranei; il repertorio ionico resta però minoritario rispetto a Kalamatianos, Hasapiko e Sirtaki. Formazione e tipologia # Danza di gruppo in catena aperta (linea o semicerchio), mista (uomini e donne insieme), che procede in senso antiorario.\nPresa: per mano, oppure «a W» (gomiti piegati, mani all\u0026rsquo;altezza delle spalle), talvolta con il mantili (fazzoletto) tra capofila e secondo danzatore; nelle varianti descritte anche presa «a palme» Ruoli: capofila (koryfaios) all\u0026rsquo;estremità destra, che guida e improvvisa; ultimo danzatore a chiudere la fila Numero di partecipanti: illimitato, da poche unità a decine; la catena si allunga per accogliere chi arriva Tipologia: syrtos insulare, danza a catena «trascinata» con improvvisazione solistica guidata Nella variante Stavrotos: doppio cerchio concentrico intrecciato Struttura della danza # Passo base obbligatorio, costruito sul modulo lento-veloce-veloce (slow-quick-quick), per cicli di 12 tempi su 4 battute (o 8 tempi, secondo la trascrizione), replicati su frasi musicali di 8-16 battute Movimento fluido e antiorario, con passi radenti «strisciati», leggera oscillazione del corpo e delle braccia; possibile accelerazione conclusiva Il capofila introduce variazioni improvvisate (figure, svolte, avvolgimenti in spirale o serpentina) mentre il resto della catena mantiene il passo base Non esistono figure fisse né cambi di formazione: il valore sta nella continuità del flusso collettivo e nella partecipazione Nello Stavrotos la struttura alterna progressione e «tessitura» del doppio cerchio, con un arresto al completamento dell\u0026rsquo;intreccio Metro e struttura musicale # Metro pari: 2/4 (notazione più diffusa), talvolta trascritto in 4/4, con suddivisione lento-veloce-veloce Tempo moderato e disteso (circa 80-100 BPM), che può crescere nel finale; carattere cantabile, quasi da tragoudi (canzone d\u0026rsquo;amore ionica) Fraseggio regolare in periodi di 8 o 16 battute, in forma strofica con ripresa Distinzione diagnostica dal Kalamatianos, che è in 7/8 (3+2+2). Alcune fonti segnalano a Zante anche un eptasimos syrtos in 7/8: è però una forma distinta dalla variante qui descritta Strumenti e stile musicale # Organico ionico: mandolino, chitarra, violino, laouto, fisarmonica; nelle rese moderne anche clarinetto e orchestre di mandolini in stile filarmonico Assenza del bouzouki e del clarino, dominanti nella Grecia continentale: l\u0026rsquo;impasto timbrico rimanda direttamente alla musica italiana Accompagnamento vocale polifonico delle kantades (serenate a più voci) e del canto locale aeriko Stile lirico e cantabile, tonale di ascendenza italiana e veneziana (armonie «alla serenata»), con rubato e fraseggio flessibile: lontano dal suono modale del clarino epirota Autori e compositori # Coreografia: di tradizione orale, autore non documentato; le melodie sono per lo più anonime, tramandate collettivamente di generazione in generazione Dionysios Visvardis (Zante 1910 - 1999), clarinettista, compositore e direttore d\u0026rsquo;orchestra: la sua composizione Choros Syrtos Zakynthou, costruita su melodie della sua terra, è un riferimento musicale del brano (eseguita anche dall\u0026rsquo;Athens Philharmonia Orchestra). Va però distinta dall\u0026rsquo;antico repertorio coreutico tradizionale dell\u0026rsquo;isola Musicisti e raccoglitori zantioti: Nikolaos D. Koutsovitis, Spyros Fourniadis, Spyros Skadopoulos Figure del pantheon culturale ionico legate al contesto, ma non autrici della danza: Dionysios Solomos (poeta dell\u0026rsquo;inno nazionale greco) e Pavlos Carrer Aneddoti e curiosità # Zante è detta «Fiore di Levante», nome veneziano che ne racconta il ruolo di avamposto culturale italiano nel Mediterraneo orientale Ugo Foscolo nacque a Zante nel 1778: il sonetto A Zacinto («Né più mai toccherò le sacre sponde\u0026hellip;») ha legato per sempre l\u0026rsquo;isola alla poesia italiana Il Carnevale di Zante conserva le omilies, arringhe satiriche in dialetto veneziano, e maschere di chiara derivazione italiana Il terremoto del 1953 distrusse gran parte degli archivi: che il Syrtos Zakynthou sia ancora vivo si deve in gran parte alla memoria dei corpi e delle voci più che ai documenti La tradizione vuole che, durante il Carnevale, i gruppi mascherati girino di casa in casa ballando il syrtos, ricevendo in cambio dolci e vino Alcune fonti collegano gli intrecci della variante Giargitos al mito di Teseo e del Labirinto: lettura suggestiva, ma non dimostrata Presenza nei media e nella cultura di massa # Confinata ai circuiti specialistici: documentari etnografici della TV pubblica greca (ERT), produzioni del Teatro Dora Stratou e del Lykeion ton Ellinidon, registrazioni discografiche (es. l\u0026rsquo;album Dances of the Greek Islands) e video di feste e matrimoni zantioti Non ha avuto la diffusione di massa del Sirtaki: il celebre Syrtaki di Zorba il Greco (1964) ne ha reso familiare al mondo l\u0026rsquo;andamento «trascinato», generando però duratura confusione con i repertori autentici Oggi circola molto su YouTube, in tutorial per principianti e nelle \u0026ldquo;Greek nights\u0026rdquo; turistiche dell\u0026rsquo;isola Difficoltà e adattamenti # Difficoltà medio-bassa: il passo base è accessibile anche ai principianti ed è tra i primi insegnati nei corsi di danze greche Le difficoltà sono stilistiche: rendere il carattere disteso, rubato ed elegante senza irrigidire il fraseggio, seguire il capofila nelle spirali, mantenere la fluidità e la respirazione collettiva della catena La variante Stavrotos richiede coordinazione collettiva e attenzione alla presa delle mani durante gli intrecci Adattamenti: nei contesti non greci si tende a uniformare il tempo e a perdere il rubato; in Italia viene a volte semplificata o confusa con il Kalamatianos. Non risultano adattamenti italiani stabilmente documentati Note di ricerca e fonti # Le fonti convergono su un quadro coerente: danza di tradizione orale dell\u0026rsquo;isola di Zante, in catena aperta mista, con capofila improvvisatore, passo strisciato e forte impronta ionico-veneziana; metro pari (2/4, talvolta 4/4); presenza in Italia rara o marginale nei circuiti balfolk, ma viva nei corsi di danza greca e nelle comunità elleniche.\nDiscrepanze e varianti riscontrate:\nNatura della danza: una fonte la presenta come composizione del 1958 di Dionysios Visvardis, con nomi alternativi Yiargitos / «Danza di Teseo». Si tratta con ogni probabilità di una confusione tra la composizione colta di Visvardis (Choros Syrtos Zakynthou, su melodie tradizionali) e la danza tradizionale. Elenco delle varianti: Levantinikos, Stavrotos e le varianti toponimiche compaiono in modo disomogeneo; alcune fonti usano Levantinikos e Stavrotos come sinonimi, altre come danze distinte. La distinzione resta fluida sul campo Strumenti: l\u0026rsquo;organico oscilla tra mandolino-chitarra-violino (impianto ionico) e clarinetto-fisarmonica nelle rese moderne. Priorità data all\u0026rsquo;organico ionico, segnalando le aggiunte moderne Presenza in Italia: concordemente rara o marginale nei circuiti balfolk e di danza popolare; l\u0026rsquo;Italia resta la matrice storica dello stile Fonti principali: Teatro delle Danze Greche Dora Stratou, Lykeion ton Ellinidon, Alkis Raftis (The World of Greek Dance), gli studi di Irene Loutzaki e di Dionisis Kardaris \u0026amp; Zoe Sarakatsianou, i repertori di Rickey Holden e Mary Vouras (Greek Folk Dances, 1965) e di Joseph Kaloyanides Graziosi, le pagine etnografiche GNTO/HRI su Zante e le pubblicazioni del sodalizio To Fióro tou Levánte.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Syrtos Zakynthou - esecuzione dall\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini (DVD 004) Esecuzione di riferimento della danza, registrata nel DVD 004 della collezione (Gruppo Turibio Baruzzi, Imola 1993) [2] Levantinikos Syrtos (Zakynthos) - Greek Folk Orchestra Esecuzione musicale di riferimento del Levantinikos Syrtos di Zante [3] Συρτός Ζακυνθινός, Ζάκυνθος - Χοροστάσι 2014 Esecuzione coreutica e musicale del Syrtos Zakynthinos in contesto isolano [4] Levantinikos Syrtos Tsakistos - Zakynthos 1999 Esecuzione tradizionale con mandolino e fisarmonica della variante Levantinikos Tsakistos a Maries (Zante) [5] Σταυρωτός Συρτός Ζακυνθινός - video dimostrativo Testimonianza audiovisiva della variante Stavrotos: presa delle mani, doppio cerchio e legame con Katastari [6] Dionysios Visvardis - Dance Syrtos Zakynthou (APhO\u0026rsquo;s Brass Ensemble) Esecuzione orchestrale della composizione di Visvardis ispirata alle melodie tradizionali di Zante [7] Sirtos Zakynthian dance - Rezante Scheda locale sulla danza zantiota: cerchio aperto, presa delle braccia e carattere misto [8] Syrtos - Wikipedia (EN) Panoramica sulla famiglia del syrtos, formazione in catena e menzione dello Zakynthinos syrtos [9] Music of the Ionian Islands - Wikipedia (EN) Quadro musicale delle Isole Ionie: kantades, mandolino, Scuola Ionica e danze locali [10] Zakynthos - Tradizione, musica kantada e danze - GNTO / HRI Pagina etnografica ufficiale dell\u0026rsquo;Ente Turistico Greco su usi, costumi e danze di Zante [11] Greek Dances Theatre «Dora Stratou» Il maggiore archivio vivo delle danze greche: spettacoli, video, corsi e pubblicazioni sul repertorio delle Isole Ionie [12] Lykeion ton Ellinidon Storica società di salvaguardia delle tradizioni greche (Atene, 1911), riferimento per costumi e repertori dell\u0026rsquo;Eptaneso [13] Alkis Raftis - The World of Greek Dance Sintesi di riferimento sulla danza tradizionale greca: famiglie di danze, contesti sociali e prospettiva etnocoreologica [14] Dionisis Kardaris \u0026amp; Zoe Sarakatsianou - The lead dancer\u0026rsquo;s improvisation in the traditional dances of Zakynthos (Congresso di Naxos, 2003) Studio etnocoreologico sull\u0026rsquo;improvvisazione del capofila nelle danze tradizionali di Zante [15] Joseph Kaloyanides Graziosi - Levantianos (Zakynthos), notazione dei passi Notazione dei passi base e delle variazioni del Levantianos di Zante [16] Rickey Holden, Mary Vouras - Greek Folk Dances. Newark: Folkraft Press, 1965 Repertorio classico che descrive il syrtos come catena con capofila che guida figure complesse [17] To Fióro tou Levánte - associazione culturale di Zante Sodalizio fondato a Zante nel 1964, dedicato alla raccolta e trasmissione di danze e canti tradizionali dell\u0026rsquo;isola [18] Giuseppe Sanfratello - Le kandàdhes dell\u0026rsquo;Eptaneso: un repertorio di canto artistico e popolare Contributo accademico open access sul patrimonio vocale delle Isole Ionie, per contestualizzare il quadro musicale di Zante [19] Jack Matsakis - The Story Behind the Song (PDF) Repertorio didattico-discografico delle danze greche tradizionali, dove la danza figura come Zakynthos Syrtos ","date":"14 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/syrtos-zakynthou/","section":"Danze","summary":"La danza a catena dell’isola di Zante, tra tradizione greca, eleganza ionica e influenze veneziane.","title":"Syrtos Zakynthou - Danza Tradizionale di Zante","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 003\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 22:34 Attenzione: questa scheda è un lavoro in corso e va letta come tale. Le ricerche condotte - su repertori francesi, fonti balfolk, testi di etnocoreologia, wiki di settore, archivi online e risposte di più modelli linguistici - non hanno prodotto alcuna attestazione affidabile di una danza chiamata Torsade.\nIl termine francese torsade è un nome comune («treccia», «cordoncino attorcigliato») ed è anche un termine tecnico che designa la figura dell\u0026rsquo;intreccio e della torsione delle braccia presente da secoli in branles, contredanses, rondeaux e farandoles.\nInvitiamo chiunque conosca la danza del video con un altro nome, o abbia informazioni precise, a segnalarcele tramite la pagina contatti, grazie. Il video che questa videoteca conserva (DVD 003) mostra una una danza di gruppo / line dance - di cui non è stata trovata la scheda ufficiale e che circola senza un nome univoco documentato. La voce resta quindi aperta: chi riconosce la danza del video sotto un altro nome, o dispone di informazioni significative (programmi di stage, appunti di corso, registrazioni, testimonianze di animatori), è invitato a contattarci per completare o correggere questa scheda.\nScheda sintetica # Nome proprio # Torsade - nome non attestato come danza. Allo stato attuale non risulta alcuna danza autonoma con questo nome nei repertori pubblicati, nel balfolk o in altre tradizioni. Il termine va considerato una denominazione usata da Cesare e Francesca per la danza diffusa da loro o dalle loro fonti; in attesa di scoprire qualcosa di più preciso. Altri nomi e varianti # Nessuna variante documentata. Le denominazioni che in altre schede circolano come possibili (Branle de la Torsade, Torsade Mixer, Bourrée à la torsade, Scottish à la torsade, Torsadée, Torsèra, Torsada, Cap Caval) non trovano riscontro in fonti verificabili e vanno considerate ipotesi da scartare.\nSe la danza del video è nota a qualcuno con un nome diverso - anche regionale, dialettale o di scuola - la segnalazione è preziosa.\nTraduzione e significato # «Treccia», «torciglione», «cordoncino attorcigliato», dal verbo tordre («torcere»). Nome comune della lingua francese, usato anche in maglieria, gioielleria e cardiologia (torsade de pointes). Area geografica e provenienza # Non determinabile con precisione, tranne \u0026ldquo;Stati Uniti d\u0026rsquo;America\u0026rdquo; riportati da Siriano. Epoca e anno di riferimento # Non documentati. Non esistono date né per una presunta nascita della danza né per la sua codificazione. Occasione e funzione sociale # Il video mostra una danza di gruppo adatta per contesto di festa o di spettacolo.\nChi ha partecipato a serate in cui questa danza è stata ballata è invitato a segnalarci eventualmente dove, quando e in che occasione l\u0026rsquo;ha incontrata.\nStoria e origine # Non documentate. Note etnocoreologiche # La danza si presenta come danza di gruppo in linea, con i danzatori disposti in una o più file; dove il movimento più caratteristico è un intreccio di gambe. Divulgatori e gruppi di riferimento # Non documentati. Non sono stati trovati altri divulgatori al di fuori di Cesare e Francesca. Formazione e tipologia # Dal video: danza di gruppo in file parallele. Classificazione: Line dance, tipologia anche detta popolarmente \u0026ldquo;balli di gruppo\u0026rdquo;. Struttura della danza # Dal video si osserva una classica struttura di line dance a 4 pareti con frasi ripetute. Metro e struttura musicale # Sembra musica commerciale in 4/4 Strumenti e stile musicale # Non documentati. Autori e compositori # Nessun autore o compositore documentato, né per la coreografia né per la musica. Aneddoti e curiosità # Non documentati. Presenza nei media e nella cultura di massa # Nessuna presenza documentata. Difficoltà e adattamenti # Dal video l\u0026rsquo;esecuzione appare accessibile, ma si tratta di un\u0026rsquo;impressione visiva, non di una valutazione didattica. Note di ricerca e fonti # Stato della documentazione: nessuna attestazione. Conclusioni: Torsade non è una danza documentata; è un nome comune francese e un termine tecnico per la figura dell\u0026rsquo;intreccio di braccia. La danza mostrata nel video (DVD 003) è una danza di gruppo / line dance di cui non si è trovata alcuna scheda ufficiale.\nLa voce resta aperta. Chi riconosce la danza del video sotto un altro nome, o dispone di informazioni significative (programmi, appunti, registrazioni, testimonianze), è invitato a contattarci: la sua segnalazione può chiudere questa scheda o correggerla in modo sostanziale.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 003 003 Gruppo Turibio Baruzzi e La Cicala alla Tozzona - Imola 1992 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # nessuno\n","date":"14 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/torsade/","section":"Danze","summary":"Il video mostra una line dance non identificata. Scheda aperta a contributi","title":"Torsade - Scheda in ricerca: nessuna danza documentata con questo nome","type":"danze"},{"content":"","date":"14 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/usa/","section":"Tags","summary":"","title":"USA","type":"tags"},{"content":"","date":"14 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/yossi-spivak/","section":"Tags","summary":"","title":"Yossi Spivak","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 004\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 43:16 Danza · 45:28 La Salamandre - in alsaziano D\u0026rsquo;r Alamànder - è una delle danze più emblematiche della pianura del Reno. Il nome inganna: non ha nulla a che vedere con l\u0026rsquo;anfibio del fuoco, ma rimanda agli Alamanni, il popolo germanico che ha dato il nome alla regione alemanna.\nÈ una ronda di coppie che gira nel «senso del sole», dove gli uomini entrano ed escono dal centro e le donne intrecciano una ghirlanda attorno a loro.\nScheda sintetica # Nome proprio # La Salamandre (francese); D\u0026rsquo;r Alamànder nella forma alsaziana / alemanna. È una danza di coppie in cerchio della pianura del Reno. Altri nomi e varianti # D\u0026rsquo;r Alamànder, Alamander, Alaman, D\u0026rsquo;r Alamander Tanz: forme dialettali alemanne La Salamandre d\u0026rsquo;Alsace; nei quaderni di danza americani La Salamandre (Alsace) o La Salamandre (France) In alcune aree alemanniche Familienwalzer («valzer delle famiglie»), per l\u0026rsquo;uso intergenerazionale In italiano, nei materiali didattici, semplicemente «Salamandra» Da non confondere con: la Mazurka de la Salamandre (composizione recente in 3/4 dello stesso areale), il film svizzero La Salamandre di Alain Tanner (1971) e l\u0026rsquo;omonimo Bransle de la Salamandre dell\u0026rsquo;Orchésographie di Arbeau Traduzione e significato # Salamandre significa «salamandra», ma il nome della danza non deriva dall\u0026rsquo;animale. Secondo la filologia alsaziana (Sàmmle / OLCA) è l\u0026rsquo;adattamento di Alamànder / Alamans, cioè gli Alemanni, il popolo germanico stanziato nella pianura renana: significato letterale «danza degli Alemanni» o «alla maniera alemanna».\nL\u0026rsquo;associazione con la salamandra - creatura leggendaria immune al fuoco, emblema di Francesco I di Francia con il motto Nutrisco et extinguo - è una credenza / ri-significazione popolare posteriore, priva di fondamento storico documentato.\nArea geografica e provenienza # Alsazia, pianura del Reno (Francia nord-orientale), con centro di riferimento nella valle di Munster (Haut-Rhin). Storicamente diffusa in tutto il settore alemannico del Reno superiore, sul versante francese e tedesco: Alsazia, Baden limitrofo e Svizzera tedesca. È stata inoltre trasmessa nei circuiti internazionali del folk dance (Canada, Stati Uniti).\nIn Italia la danza non appartiene al repertorio autoctono.\nEpoca e anno di riferimento # Struttura a due strati cronologici:\nFigure arcaiche (ronde des couples e va-et-vient degli uomini) di tradizione orale secolare, non databili con precisione (probabile origine medievale o precedente) Seconda parte (tour du couple e galop latéral) messa in forma da Jeanne Lau di Munster all\u0026rsquo;inizio del XX secolo (ca. 1900-1920) Sistemazione scritta in Elsässischi Volksdänz di Paul Boistelle (1936); rilevamento sul campo negli anni \u0026lsquo;70 Diffusione internazionale dal 1988 (Heritage \u0026lsquo;88 International Festival, Canada) ad opera di Germain Hébert, che l\u0026rsquo;aveva appresa da Solange Denni, e poi presentata allo Stockton Folk Dance Camp (1993) Occasione e funzione sociale # Danza comunitaria e festiva: balli di villaggio, feste patronali (Kirb), feste agricole e di primavera/estate Secondo la lettura etnocoreologica alsaziana, la sua funzione originaria sarebbe apotropaica e di fecondazione del suolo, legata al ciclo solare (il va-et-vient verso il centro) - lettura interpretativa, non prova documentaria In alcune aree alemanniche è detta Familienwalzer («valzer delle famiglie»), occasione intergenerazionale a cui partecipavano tutte le età Oggi: danza di rappresentazione nei gruppi folklorici alsaziani e di bal trad in Alsazia, presente anche nei repertori internazionali di folk dance Storia e origine # Danza popolare della pianura del Reno, appartenente al patrimonio alsaziano-alemanno. La struttura più antica si riconosce nella ronda di coppie e nel va-et-vient degli uomini verso il centro, gesti che la ricerca alsaziana legge come residui di antiche pratiche rituali europee. La seconda parte - giro di coppia e galop laterale - è più recente e fu ordinata nella forma attuale da Jeanne Lau (Munster) nei primi decenni del Novecento.\nLa danza è raccolta e diffusa dai gruppi folklorici alsaziani e documentata da Sàmmle / OLCA e dalla Fédération des Groupes Folkloriques d\u0026rsquo;Alsace; la versione circolata nei festival internazionali risale a Solange Denni → Germain Hébert (Heritage \u0026lsquo;88, poi Stockton 1993).\nIpotesi locale, non unanimemente accolta: la melodia deriverebbe da una marcia militare portoghese del 1790 («Rutsch hin, rutsch her»). La datazione puntuale della danza resta incerta.\nNote etnocoreologiche # Ronda di coppie in cerchio chiuso, mista, che progredisce in senso orario (il «senso del sole»); la tradizione alsaziana carica di significato il verso di marcia - l\u0026rsquo;antiorario era percepito come «inverso» e sfavorevole Differenziazione dei ruoli nel tema B: gli uomini entrano ed escono dal centro in va-et-vient, mentre le donne «tessono» (weaving) una ghirlanda attorno a loro Passi: camminato, stamp (battuta di piede con trasferimento di peso), chassé laterale, frappé verso il centro immaginario, giro di coppia Il nome Alamànder/Alamanni lega la danza all\u0026rsquo;identità linguistica e territoriale alemanna; l\u0026rsquo;interpretazione simbolica (cerchio cosmico, rito di fertilità) è una lettura etno-antropologica Parentele coreologiche con le Kettentänze austriache e con le ronde del Baden-Württemberg Divulgatori e gruppi di riferimento # Alsazia: gruppi folklorici Les Cigognes de Strasbourg, Echo du Château de Kaysersberg, D\u0026rsquo;Illmattà Pàrlà, gruppo di Geispolsheim; Sàmmle / OLCA (Office pour la Langue et la Culture d\u0026rsquo;Alsace) e la Fédération des Groupes Folkloriques d\u0026rsquo;Alsace Trasmissione internazionale: Solange Denni → Germain Hébert (Heritage \u0026lsquo;88; Stockton Folk Dance Camp 1993); notazione della Folk Dance Federation of California Musicisti e arrangiatori: Paul Boistelle (Elsässischi Volksdänz, 1936) e le orchestre folkloriche alsaziane In Italia: non risultano gruppi stabili dedicati; la danza compare in stage monografici sulle danze alsaziane o renane tenuti da insegnanti alsaziani ospiti (es. Gran Bal Trad di Vialfrè, 2022) Formazione e tipologia # Danza di coppie in cerchio chiuso (ronda), mista. I partner sono disposti lungo il cerchio e si tengono in posizione chiusa o in promenade.\nNel tema B la struttura si apre: gli uomini al centro, le donne all\u0026rsquo;esterno in tessitura Tipologia: ronda tradizionale alsaziano-alemanna, danza di coppia e di gruppo con scambi e intrecci Numero di partecipanti: gruppi di più coppie; adattabile a formazioni di dimensioni diverse Struttura della danza # Tema A - Ronda di coppie: il cerchio avanza in senso orario con passi camminati e stamp; gli uomini vanno e vengono dal centro (va-et-vient) con un frappé verso un centro immaginario Tema B - Tessitura e giri: le donne intrecciano / «tessono» (weaving) attorno agli uomini, con chassé laterali e cambi di posizione; seguono il tour du couple (giro della coppia) e il galop latéral in posizione back promenade / closed ballroom Sequenza: alternanza dei temi A e B, ripetuti sulle frasi musicali; chiusura con la battuta finale e ripresa del ciclo Struttura modulare e ripetitiva; le versioni internazionali differiscono per numero di ripetizioni e dettagli delle figure Metro e struttura musicale # Metro: 2/4 secondo la notazione della Folk Dance Federation of California (talvolta indicato 4/4), andamento moderato-allegro Struttura in sezioni (A e B) su 32 battute per sezione, con fraseggio regolare Carattere ritmico e quasi marziale nel tema della ronda, più vivace nel galop finale Ipotesi locale: la melodia deriverebbe da una marcia militare portoghese del 1790 («Rutsch hin, rutsch her») Strumenti e stile musicale # Organico tradizionale renano-alsaziano: violino, fisarmonica (anche diatonica), flauto, clarinetto, strumenti a corda Stile chiaro e ritmato, da ballo di paese; andamento ora solenne (ronda) ora vivace (galop) Registrazioni storiche di riferimento: Danses populaires d\u0026rsquo;Alsace (OMC 67067) e Elsässischi Volksdänz di Paul Boistelle Autori e compositori # Di tradizione orale per le parti antiche: non riconducibili a un autore individuale Jeanne Lau di Munster: messa in forma della seconda parte (giro di coppia e galop) all\u0026rsquo;inizio del XX secolo - riorganizzazione coreografica, non «autorialità» compositiva Arrangiamenti musicali: Paul Boistelle e i musicisti dei gruppi folklorici alsaziani Trasmissione internazionale: Solange Denni e Germain Hébert Aneddoti e curiosità # Il nome inganna: molte presentazioni turistiche collegano la danza all\u0026rsquo;anfibio immune al fuoco (emblema di Francesco I, Nutrisco et extinguo); le fonti alsaziane precisano che si tratta di Alamànder / Alamans, dagli Alemanni Il senso di marcia: la tradizione attribuisce significato al verso della ronda; si racconta che nel XVI secolo alcune donne di Munster fossero sospettate di stregoneria per aver danzato «nel verso sbagliato» (antiorario) - episodio da trattare con prudenza storica Dal folklore al campus: la danza è passata dai balli di villaggio alsaziani ai campus americani grazie a Solange Denni e Germain Hébert (1988-1993) Il nome ricorre anche in denominazioni di sottogruppi folklorici locali (es. Salamandre des petits) Presenza nei media e nella cultura di massa # Presente nei video e negli spettacoli dei gruppi folklorici alsaziani (Geispolsheim, D\u0026rsquo;Illmattà Pàrlà, Les Cigognes de Strasbourg) e in documentari regionali Documentata nei repertori e nei campus internazionali di folk dance (Folk Dance Federation of California, Stockton) Non ha una presenza significativa nella cultura di massa: da non confondere con l\u0026rsquo;omonimo film svizzero La Salamandre di Alain Tanner (1971), estraneo alla danza Difficoltà e adattamenti # Difficoltà media: i passi base (camminato, stamp, chassé, giro di coppia) sono accessibili; la complessità sta nella differenziazione dei ruoli nel tema B (va-et-vient maschile e tessitura femminile) e nel mantenere coesione del cerchio e pulsazione Adattamenti: nei contesti didattici internazionali si riducono le ripetizioni e si semplificano gli intrecci; in Italia, quando proposta, a volte si esegue solo la ronda senza il galop, per piste piccole. Le versioni folkloriche alsaziane curano invece portamento e marcatezza dei frappé rituali Note di ricerca e fonti # Fonti primarie: Sàmmle / OLCA, Fédération des Groupes Folkloriques d\u0026rsquo;Alsace, la notazione della Folk Dance Federation of California (1993), Matzen \u0026amp; Schneider (1975), Guilcher (1969) e Boistelle (1936).\nDiscrepanze e varianti riscontrate:\nEtimologia: prevalente e documentata Alamànder / Alamans (Alemanni); l\u0026rsquo;origine «animale salamandra» è una credenza popolare secondaria Metro: 2/4 secondo la notazione FDF (alcune fonti 4/4) Lettura rituale: il carattere solare e di fertilità della ronda è una lettura etno-antropologica, non una prova storica Melodia: l\u0026rsquo;ipotesi della marcia portoghese del 1790 non è unanimemente accolta; la datazione puntuale resta incerta Questa danza compare in 1 DVD: DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] La Salamandre - esecuzione dall\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini (DVD 004) Esecuzione di riferimento della danza, registrata nel DVD 004 della collezione (Gruppo Turibio Baruzzi, Imola 1993) [2] La Salamandre - Groupe folklorique de Geispolsheim (Alsace) Esecuzione di riferimento del gruppo folklorico di Geispolsheim, con spiegazione storica (OLCA / Sàmmle) [3] D\u0026rsquo;Illmattà Pàrlà - La Salamandre, Alsace (Fête de l\u0026rsquo;Oignon Doré, Mulhouse 2015) Esecuzione della danza con la formazione tradizionale a cerchio di coppie [4] La Salamandre - Danse alsacienne Video di riferimento dell\u0026rsquo;esecuzione alsaziana della danza [5] D\u0026rsquo;r Alamànder / La Salamandre - Espace ressources Sàmmle / OLCA Scheda etnocoreologica alsaziana: origine, etimologia Alamanni, carattere rituale solare, ruolo di Jeanne Lau e materiali didattici [6] D\u0026rsquo;r Alamànder / La Salamandre - dossier PDF Sàmmle / OLCA Documento di riferimento su provenienza, etimologia, bipartizione cronologica e messa in forma della danza [7] La Salamandre - notazione Folk Dance Federation of California (1993) Descrizione tecnica completa (metro 2/4, formazione, 4 figure, cambio partner) della versione trasmessa da Solange Denni e Germain Hébert [8] Les Cigognes de Strasbourg - Nos danses (La Salamandre) Presentazione della danza nel repertorio di un gruppo folklorico alsaziano di riferimento, con note sul simbolismo e sull\u0026rsquo;etimologia [9] Les danses mystiques ou rituelles - Musique et folklore de Geudertheim Studio sulla musica delle danze rituali alsaziane: l\u0026rsquo;aria Rutsch hin, rutsch her e la marcia militare portoghese del 1790 [10] Matzen R., Schneider R. - La tradition alsacienne: les danses, les dictons, les proverbes. Mars et Mercure, 1975 Studio etnografico di riferimento sulla tradizione coreutica alsaziana, citato come fonte primaria dal dossier OLCA [11] J.-M. Guilcher - La Contredanse et les Renouvellements de la danse française. Paris: Mouton, 1969 Trattato storico sui rinnovamenti della danza francese, fondamentale per contestualizzare la ronda alsaziana [12] Paul Boistelle - Elsässischi Volksdänz (1936), partoteca del CDMC de Haute-Alsace Raccolta storica delle danze popolari alsaziane con la sistemazione scritta de La Salamandre [13] Bal folk - Wikipedia (FR) Quadro storico del movimento bal folk francese, contesto di circolazione contemporanea della danza ","date":"12 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/la-salamandre/","section":"Danze","summary":"La ronda di coppie dell’Alsazia renana, tra figure arcaiche e galop, nota anche come D’r Alamànder.","title":"La Salamandre - Danza Tradizionale dell'Alsazia","type":"danze"},{"content":" Il Video dell\u0026rsquo;Archivio # Imola, 1992. Nel terzo video dell\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini rivivono le serate di danza collettiva del Gruppo Turibio Baruzzi e il corso tenuto alla Tozzona da La Cicala, con Cesare Malservisi e Francesca Ciampi.\nIl filmato attraversa il repertorio internazionale che animava i corsi di danza popolare in Emilia-Romagna all\u0026rsquo;inizio degli anni Novanta: contradanze e mixer americani (Good Girl, Charleston Mixer, Torsade, Fairfield Fancy), un kolo jugoslavo (Yugo), danze israeliane (Israeli Mazurka, Harimon), il Bielolitza russo e l\u0026rsquo;Hasapikos greco, per chiudere con i canti vernacolari dell\u0026rsquo;intervallo e con una quadriglia eseguita senza musica.\nUn documento vivo della trasmissione orale e didattica delle danze del mondo in Italia.\nIndice delle Danze e Timestamp # Danze Registrate 11 tracce Registrato a La Tozzona (Imola) (2002) Caricato su YouTube Juancarlos · 15 maggio 2025 Qui sotto trovi le danze nell\u0026#39;ordine in cui sono state registrate. Il titolo apre la scheda della danza, il timestamp porta il video al punto giusto. Quando una danza compare due volte, di solito la prima è la spiegazione e la seconda l\u0026#39;esecuzione. N° Danza / Momento Timestamp Provenienza 01 Good Girl (danza) 00:20 USA 02 Yugo (intro) 02:43 Jugoslavia \u0026gt; Balcani 02 Yugo (danza) 03:31 Jugoslavia \u0026gt; Balcani 03 Charleston Mixer (intro) 06:30 USA \u0026gt; South Carolina \u0026gt; Charleston 03 Charleston Mixer (danza) 09:36 USA \u0026gt; South Carolina \u0026gt; Charleston 04 Bielolitza Kruglolitza (intro) 12:21 Russia 04 Bielolitza Kruglolitza (danza) 12:51 Russia 05 Israeli Mazurka (danza) 17:15 Israele 06 Harimon (danza) 20:11 Israele 07 Torsade (danza) 22:34 USA 08 Hasapikos (danza) 24:56 Grecia 09 Fairfield Fancy (danza) 28:06 USA \u0026gt; Connecticut \u0026gt; Fairfield 10 Intervallo (canti vernacolari con Giorgio Santi, Marco Mingotti e amici) 32:27 Italia 11 La Quadriglia (eseguita senza musica) 51:09 Italia 01. Good Girl (danza) 00:20 USA 02. Yugo (intro) 02:43 Jugoslavia \u0026gt; Balcani 02. Yugo (danza) 03:31 Jugoslavia \u0026gt; Balcani 03. Charleston Mixer (intro) 06:30 USA \u0026gt; South Carolina \u0026gt; Charleston 03. Charleston Mixer (danza) 09:36 USA \u0026gt; South Carolina \u0026gt; Charleston 04. Bielolitza Kruglolitza (intro) 12:21 Russia 04. Bielolitza Kruglolitza (danza) 12:51 Russia 05. Israeli Mazurka (danza) 17:15 Israele 06. Harimon (danza) 20:11 Israele 07. Torsade (danza) 22:34 USA 08. Hasapikos (danza) 24:56 Grecia 09. Fairfield Fancy (danza) 28:06 USA \u0026gt; Connecticut \u0026gt; Fairfield 10. Intervallo (canti vernacolari con Giorgio Santi, Marco Mingotti e amici) 32:27 Italia 11. La Quadriglia (eseguita senza musica) 51:09 Italia Appendice 01. Danze del corso Cicala 1992 00:04 02. Cover by Siriano 1:02:03 03. Playlist by Siriano 1:02:06 Note dell\u0026rsquo;Archivio # nessuna Osservazioni # nessuna ","date":"12 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/video/dvd-003/","section":"Video","summary":"Serata di danza collettiva del Gruppo Turibio Baruzzi a Imola (1992): danze del mondo, canti vernacolari e quadriglia con Cesare Malservisi e Francesca Ciampi","title":"003 Gruppo Turibio Baruzzi e La Cicala alla Tozzona - Imola 1992","type":"video"},{"content":" Il Video dell\u0026rsquo;Archivio # Serata conclusiva del 4° corso di danza collettiva tradizionale (inverno 1992-1993) del Gruppo folcloristico canterini e danzerini romagnoli Turibio Baruzzi, registrata a Imola l'11 gennaio 1993. In aula Cesare Malservisi e Anna Malservisi guidano il gruppo nel percorso di introduzione e pratica: ogni danza viene prima spiegata passo per passo e poi eseguita dall\u0026rsquo;insieme.\nIn scaletta dodici danze da otto Paesi: dalla Grecia il Syrtos di Zacinto, il Kalamatianos e l\u0026rsquo;Hasapikos; dalla Bulgaria Pravo Horo; da Israele Kan BaDarom; dalla Francia La Salamandre; dal Messico La Cucaracha; dagli Stati Uniti Louisiana Saturday Night e Sackett\u0026rsquo;s Harbor; dall\u0026rsquo;Italia la Quadriglia, con Mori Čupi dal repertorio macedone.\nUn affresco festoso della stagione d\u0026rsquo;oro della danza popolare in Emilia-Romagna.\nIndice delle Danze e Timestamp # Danze Registrate 12 tracce Registrato a Imola (Bologna) (11 Gennaio 1993) Caricato su YouTube Juancarlos · 22 maggio 2025 Qui sotto trovi le danze nell\u0026#39;ordine in cui sono state registrate. Il titolo apre la scheda della danza, il timestamp porta il video al punto giusto. Quando una danza compare due volte, di solito la prima è la spiegazione e la seconda l\u0026#39;esecuzione. N° Danza / Momento Timestamp Provenienza 01 Syrtos Zakynthou (danza) 00:57 Grecia \u0026gt; Isole Ionie \u0026gt; Zakynthos 02 Farewell Marian (danza) 02:34 Regno Unito \u0026gt; Inghilterra 03 Sackett\u0026#39;s Harbor (intro) 06:05 Stati Uniti \u0026gt; New York \u0026gt; Sackets Harbor 03 Sackett\u0026#39;s Harbor (danza) 06:18 Stati Uniti \u0026gt; New York \u0026gt; Sackets Harbor 04 Kalamatianos (intro) 15:34 Grecia \u0026gt; Peloponneso \u0026gt; Kalamata 04 Kalamatianos (danza) 16:49 Grecia \u0026gt; Peloponneso \u0026gt; Kalamata 05 Kan BaDarom (intro) 19:43 Israele 05 Kan BaDarom (danza) 21:14 Israele 06 Pravo Horo (intro) 28:41 Bulgaria \u0026gt; Tracia 06 Pravo Horo (danza) 32:06 Bulgaria \u0026gt; Tracia 07 Hasapikos (danza) 35:31 Grecia \u0026gt; Costantinopoli 08 Mori Čupi (intro) 38:20 Grecia \u0026gt; Macedonia Occidentale \u0026gt; Kastoria 08 Mori Čupi (danza) 39:44 Grecia \u0026gt; Macedonia Occidentale \u0026gt; Kastoria 09 La Salamandre (intro) 43:16 Francia \u0026gt; Alsazia 09 La Salamandre (danza) 45:28 Francia \u0026gt; Alsazia 10 La Cucaracha (intro) 49:20 Messico 10 La Cucaracha (danza) 52:16 Messico 11 Louisiana Saturday Night (line dance) 56:10 Stati Uniti \u0026gt; Louisiana 12 Quadriglia (danza) 57:41 Italia 01. Syrtos Zakynthou (danza) 00:57 Grecia \u0026gt; Isole Ionie \u0026gt; Zakynthos 02. Farewell Marian (danza) 02:34 Regno Unito \u0026gt; Inghilterra 03. Sackett\u0026#39;s Harbor (intro) 06:05 Stati Uniti \u0026gt; New York \u0026gt; Sackets Harbor 03. Sackett\u0026#39;s Harbor (danza) 06:18 Stati Uniti \u0026gt; New York \u0026gt; Sackets Harbor 04. Kalamatianos (intro) 15:34 Grecia \u0026gt; Peloponneso \u0026gt; Kalamata 04. Kalamatianos (danza) 16:49 Grecia \u0026gt; Peloponneso \u0026gt; Kalamata 05. Kan BaDarom (intro) 19:43 Israele 05. Kan BaDarom (danza) 21:14 Israele 06. Pravo Horo (intro) 28:41 Bulgaria \u0026gt; Tracia 06. Pravo Horo (danza) 32:06 Bulgaria \u0026gt; Tracia 07. Hasapikos (danza) 35:31 Grecia \u0026gt; Costantinopoli 08. Mori Čupi (intro) 38:20 Grecia \u0026gt; Macedonia Occidentale \u0026gt; Kastoria 08. Mori Čupi (danza) 39:44 Grecia \u0026gt; Macedonia Occidentale \u0026gt; Kastoria 09. La Salamandre (intro) 43:16 Francia \u0026gt; Alsazia 09. La Salamandre (danza) 45:28 Francia \u0026gt; Alsazia 10. La Cucaracha (intro) 49:20 Messico 10. La Cucaracha (danza) 52:16 Messico 11. Louisiana Saturday Night (line dance) 56:10 Stati Uniti \u0026gt; Louisiana 12. Quadriglia (danza) 57:41 Italia Appendice 01. Intro da Siriano 00:10 02. Cesare Malservisi cambia cassetta 15:02 03. Francesca Ciampi cambia cassetta 28:11 04. Cesare Malservisi cambia cassetta 42:56 05. Gran Finale applausi e primi piani 1:01:50 06. Cover da Siriano 1:02:16 07. Playlist da Siriano 1:02:20 Note dell\u0026rsquo;Archivio # nessuna Osservazioni # nessuna ","date":"12 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/video/dvd-004/","section":"Video","summary":"Serata conclusiva del 4° corso 1992/93 a Imola con il Gruppo Turibio Baruzzi: dodici danze popolari internazionali.","title":"004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola","type":"video"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 003\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 12:21 Danza · 12:50 Bielolitza-Kruglolitza - in russo Белолица-круглолица, «viso bianco, viso tondo» - è un khorovod femminile russo, uno di quei cerchi cantati che da secoli accompagnano la primavera dei villaggi slavi.\nL\u0026rsquo;abbiamo ricevuto, come tante danze dell\u0026rsquo;Est, attraverso una doppia mediazione: prima il canto, fissato a stampa nel 1778 nella raccolta di Vasilij F. Trutovskij; poi la scena, con l\u0026rsquo;Ensemble Beryozka di Mosca che nel Novecento ha trasformato il cerchio contadino in un numero di rara eleganza, fatto di passi che scivolano e braccia che disegnano onde.\nÈ da lì che Alexandru David l\u0026rsquo;ha appresa, nei primi anni Ottanta, per portarla nei circoli di danza internazionale di mezzo mondo. Danzarla significa custodire una memoria mediata - non il villaggio, ma la sua messa in forma d\u0026rsquo;autore - e insieme scoprire una delle danze più accessibili e coinvolgenti del repertorio russo.\nScheda sintetica # Nome proprio # Bielolitza-Kruglolitza (russo Белолица-круглолица), grafia più diffusa nei repertori di international folk dance.\nCircolano anche le forme Belolitsa Kruglolitsa, Bielolitsa Kruglolitsa, Bjelolitsa Kruglolitsa, Byelolitsa Krugolitsa, Belolitsa-Kruglitsa. Il nome è giunto ai circoli di ballo quasi sempre per via orale: non è documentata una trascrizione canonica.\nAltri nomi e varianti # Varianti di traslitterazione: Belolitsa, Bielolitsa, Bjelolitsa, Belolitsa-Kruglitsa. Il titolo è l\u0026rsquo;incipit della canzone, nota anche come «При долинушке стояла» («Stava presso la piccola valle») in alcune versioni testuali. Forma scenica Beriozka: Belolitsa-Kruglolitsa; nella didattica anglosassone compare come White-faced, Round-faced Girl. In Italia il nome è talvolta italianizzato semplicemente in «Bielolitza»; nessuna variante locale autonoma documentata. Da non confondere con l\u0026rsquo;horo bulgaro e con altre danze slave omonime. Traduzione e significato # «Volto bianco, volto tondo» (o «fanciulla dal viso chiaro e rotondo»).\nBelolitsa = «dal viso bianco/chiaro»; kruglolitsa = «dal viso tondo/pieno». Il testo prosegue con красная девица (krasnaya devitsa, «bella fanciulla»): in antico russo krasnaya vale insieme «rossa» e «bella», come nella Krasnaya ploščad\u0026rsquo;, la «Piazza Rossa» che è anche «Piazza Bella». È un epiteto canonico di bellezza della lirica popolare russa: carnagione chiara e forma piena significano giovinezza, salute e purezza. Il titolo descrive la protagonista del canto, non una figura coreografica; non è documentata una spiegazione simbolica univoca riferita alla danza.\nArea geografica e provenienza # Russia. Il canto appartiene ai khorovodnye pesni (canti per danza circolare) delle regioni centrali e settentrionali: Mosca, Voronež, Kursk-Belgorod, Archangel\u0026rsquo;sk, lungo i bacini del Volga, dell\u0026rsquo;Oka e della Dvina. Già nell\u0026rsquo;Ottocento era diffuso «da Riga alla Siberia», segno di una circolazione panrussa.\nLa versione coreografica oggi insegnata nei circoli internazionali è però una elaborazione scenica moscovita, nata nel repertorio dell\u0026rsquo;Ensemble Beryozka: non è documentata una variante villereccia praticata sul campo nella forma trasmessa dalla didattica internazionale.\nEpoca e anno di riferimento # Matrice arcaica: khorovod primaverile di tradizione orale, non databile con precisione. 1778: prima pubblicazione a stampa di testo e melodia (V. F. Trutovskij, Sobranie russkich prostych pesen s notami, parte II). XIX secolo: enorme fortuna del canto, che entra anche nel repertorio d\u0026rsquo;autore (romance di Aleksandr E. Varlamov, 1801-1848). 1948: fondazione dell\u0026rsquo;Ensemble Beryozka di Mosca (Nadezhda Nadezhdina), che ne fa un numero scenico fondato sul «passo fluttuante». Primi anni Ottanta: Alexandru David apprende la danza dal Beryozka e la diffonde all\u0026rsquo;estero. 1998 e 2005: note didattiche di riferimento (Maria Reisch, Camp Hess Kramer 1998; trascrizione SSIFDF, Salt Spring Island 2005). Occasione e funzione sociale # In origine il khorovod era legato al ciclo primaverile - Krasnaya Gorka (prima domenica dopo Pasqua), Maslenitsa, Troitsa/Pentecoste, Ivan Kupala - ai raduni giovanili all\u0026rsquo;aperto (guljan\u0026rsquo;ja) e alle feste nuziali. Funzione propiziatoria, di corteggiamento e di coesione femminile: il canto è un dialogo amoroso-magico in cui la fanciulla spezza il viburno per «richiamare» l\u0026rsquo;amato.\nOggi è danza scenica e poi ricreativa-didattica: la si incontra nelle serate di danza internazionale, nei festival folk e negli stage. Nella forma insegnata non ha più funzione rituale né legame con le feste calendariali.\nStoria e origine # Bielolitza-Kruglolitza è una canzone lirica di khorovod della tradizione orale russa, stampata per la prima volta nel 1778 da Trutovskij. Sul suo testo fioriscono varianti testuali e melodiche e, nell\u0026rsquo;Ottocento, perfino variazioni d\u0026rsquo;autore.\nNel Novecento la tradizione coreica femminile viene rielaborata per la scena dall\u0026rsquo;Ensemble Beryozka (Mosca, 1948), celebre per il «passo fluttuante»: Nadezhdina amava ripetere che «le danze del Beryozka non sono danze folk, sono danze sul folk».\nLa versione nota in Occidente passa poi per Alexandru David, che la apprende dal Beryozka nei primi anni Ottanta (la musica circola sul suo LP Barinya, 1979) e la insegna nei raduni di danza popolare internazionale.\nDistinzione essenziale: canzone popolare storica ≠ danza scenica moderna. L\u0026rsquo;erede villereccio di questa specifica coreografia non è documentato.\nNote etnocoreologiche # Tipologia: khorovod ornamentale femminile, cerchio chiuso (o linea stretta) che avanza verso destra, senza coppie.\nCinesica: il celebre passo scivolato (plavnyj šag, floating step) - piccoli passi sulla mezza punta, senza rimbalzo, busto immobile e gonne lunghe che nascondono i piedi, per l\u0026rsquo;illusione di fluttuare. Schemi podali di base: buzz step laterale (passo piatto a destra, incrocio del sinistro dietro sul ball of foot) e camminata (walk). Cuore espressivo nelle braccia: presa bassa a «V», poi presa sulle spalle, poi basket hold incrociato davanti; onde del braccio, archi sopra il capo, giri di 180° e 360° sotto le braccia sollevate, che «narrano» il testo (il ramo di kalina spezzato, il saluto, l\u0026rsquo;attesa). Danza di coordinazione collettiva e portamento, non di virtuosismo individuale. Attenzione a non confondere il mito romantico del «passo che fluttua» con la spiegazione tecnica reale: mezzepunte, controllo del busto, anni di allenamento.\nDivulgatori e gruppi di riferimento # Nadezhda S. Nadezhdina (fondatrice del Beryozka, 1948) e Mira Koltsova (direzione artistica): l\u0026rsquo;elaborazione scenica di riferimento. Alexandru David: principale divulgatore occidentale della danza dagli anni Ottanta. Maria Reisch (note coreografiche 1998) e Rosemarie Keough / Dale Adamson (trascrizione didattica SSIFDF 2005). Hennie Konings (raccolta Bjelolitsa Kruglolitsa, Syncoop 1991). Gruppi international folk dance: Folk Dance Federation of California, Southern California Folk Dance Federation, Stanford, Miami Valley, Dayton, Kyklos. In Italia: la danza vive nei circuiti di danza internazionale e nei gruppi folk amatoriali (area RicreaTanz, stage e festival di danze del mondo), non nel balfolk francese. Fra i divulgatori sono citati Roberto Bagnoli - la cui versione è catalogata anche dalla Folk Dance Federation of California - e compagnie come Russiyana; non esiste però una scuola italiana dedicata a questa singola danza.\nFormazione e tipologia # Cerchio chiuso (o linea stretta/aperta) di sole donne, spalle quasi a contatto; nelle pratiche ricreative è tollerata anche la formazione mista.\nPresa: bassa a «V» (mani unite in basso); varianti con mano sulla spalla della compagna davanti e basket hold incrociato davanti al corpo. Tipologia: khorovod lirico processionale femminile / women\u0026rsquo;s circle dance, danza di carattere russo. Progressione: continua verso destra; non è danza a coppie. Il numero di danzatrici non è prescritto: la formazione si adatta al gruppo (tipicamente 6-12), purché restino il disegno circolare e la coordinazione.\nStruttura della danza # La versione di riferimento (notazione Southern California FDF, da Alexandru David / Maria Reisch, 1998) si articola in introduzione + quattro sezioni figurative, con ripetizione della sequenza e finale specifico; le note Salt Spring 2005 la contano su 32 battute ripetute con introduzione di 16.\nIntroduzione (16+16 battute): spostamento laterale in senso orario con buzz step e incrocio dietro, braccia che si sollevano ad arco; avvio del cammino. Fig. 1: camminata in catena; il braccio destro disegna un ampio arco (dal basso verso la spalla sinistra, su e giù), poi ritorno alla presa sul fianco. Fig. 2: camminata con due onde del braccio; braccia sollevate, cambio di presa sopra il capo, ritorno alla posizione iniziale. Fig. 3: avanzamento verso il centro con braccia sollevate, rotazioni con buzz step, ripresa del viaggio. Fig. 4: orientamenti alternati centro/esterno, braccia incrociate davanti, giri di 180° fino al basket hold, poi 360° e ritorno in «V»; ripresa del cammino. Finale: ripetizione dalla prima figura e variante conclusiva; possibile spirale che si stringe verso il centro, rallentando e inchino simultaneo. Se la musica rallenta, il passo conclusivo si modifica. L\u0026rsquo;ordine delle figure varia tra le fonti (alcune schede parlano di sette parti o di un circle mixer con cambio di partner): non esiste un unico testo canonico.\nMetro e struttura musicale # 2/4, tempo moderato e lirico, andamento cantabile e scorrevole (alcune fonti indicano circa 96 BPM). L\u0026rsquo;introduzione prevede una nota lunga e una di levare, poi l\u0026rsquo;ingresso dell\u0026rsquo;orchestra.\nFraseologia: blocchi regolari di 8 battute (8+8+8+8 = 32), adatti al passo continuo del cerchio. Melodia: di tradizione orale, diatonica e facilmente memorizzabile; in modo minore nelle trascrizioni didattiche (Do minore o Re minore), con alternanza modale fra maggiore e relativo minore. Struttura: le fonti oscillano tra AABB / sezioni ripetute e ABA (vedi discrepanze). Strumenti e stile musicale # All\u0026rsquo;origine: canto corale polifonico femminile (spesso a cappella, con bordone): è una canzone prima ancora che una danza. Versioni sceniche (Beryozka): orchestra di strumenti popolari russi - bajàn/garmon\u0026rsquo; (fisarmonica), balalaika, domra, gusli, fiati, archi, percussioni - con scrittura d\u0026rsquo;autore su materiale folk. Pratica ricreativa internazionale: registrazioni strumentali (LP Barinya Russian Folk Dances, 1979, di Alexandru David), spesso con fisarmonica sola, che ben sostiene il carattere cantabile. Stile lirico, dolce e continuo, senza strappi ritmici.\nAutori e compositori # Testo e melodia: tradizione orale russa, anonimi. Prima pubblicazione a stampa: V. F. Trutovskij, 1778. Romance d\u0026rsquo;autore sullo stesso testo: Aleksandr E. Varlamov (1801-1848). Coreografia originale: non documentata; la versione circolante è l\u0026rsquo;elaborazione scenica dell\u0026rsquo;Ensemble Beryozka (Nadezhda Nadezhdina). Alcune schede attribuiscono direttamente la coreografia ad Alexandru David (vedi discrepanze). Note coreografiche (1998): Maria Reisch. Aneddoti e curiosità # Il «passo fluttuante» come segreto tecnico: gonne lunghe fino a terra, busto immobile, avanzamento di pochi centimetri per volta, anni di allenamento. Video virali lo descrivono come «danzatrici su rotelle». 47.000 km di passi: stando ai conti dell\u0026rsquo;ensemble, nei decenni di tournée le danzatrici del Beryozka hanno «percorso» in scena oltre 47.000 chilometri, più del diametro terrestre. La kalina (viburno): simbolo densissimo - amore, bellezza, giovinezza, ma anche amarezza (la bacca è gor\u0026rsquo;kaya, «amara»). Spezzare e legare i rametti è gesto rituale di prova o promessa d\u0026rsquo;amore, preludio alle nozze. Il gioco della «Piazza Rossa»: krasnaya vale insieme «rossa» e «bella», come nella Krasnaya ploščad\u0026rsquo;. Bellezza chiara vs scura: il nome Belolitsa ricorre in decine di canti come ideale opposto a chernobrova («dalle sopracciglia nere»). Un ritratto, non un nome: «Bielolitza» non è quasi mai il nome di una persona, ma un epiteto convenzionale condiviso da molte canzoni slave. Finestra ucraina: il testo ottocentesco cita «un giovane scolaro che arriva da lontano, dall\u0026rsquo;Ucraina». In Giappone la danza è talvolta presentata con il titolo romantico «Occhi neri» (Oči čërnye): associazione erronea, ma significativa della fortuna del repertorio russo in Asia. Presenza nei media e nella cultura di massa # La danza non ha avuto grande risonanza nella cultura di massa occidentale: circola in archivi di danza internazionale, syllabus, video didattici e serate di settore.\nLa canzone, invece, ha avuto ampia circolazione: incisioni corali, arrangiamenti per fisarmonica, domra e orchestra di strumenti popolari, versioni di cori russi (es. il Coro Pjatnickij) e numerosi tutorial su YouTube.\nRicadute indirette: la fortuna mondiale del repertorio slavo - dalla polifonia bulgara al Izlel je Delyo hajdutin inciso nel Golden Record del Voyager (1977) - ha favorito l\u0026rsquo;ingresso dei khorovod nelle scalette internazionali. Assente dal cinema e dalla TV di massa.\nDifficoltà e adattamenti # Difficoltà podale bassa, difficoltà espressiva alta (livello medio-intermedio): i passi sono semplici (camminate, buzz step, incroci), ma la resa richiede postura eretta, peso basso, fluidità senza rimbalzo, sincronia delle braccia e omogeneità assoluta del gruppo.\nAdatta a gruppi di 6-12 danzatrici; praticabile anche in cerchio misto. Adattamenti didattici diffusi: presa di mani semplice per i principianti; eliminazione dei giri sotto braccio e delle onde più complesse; cerchio più largo o linea aperta per gli spazi piccoli; versione strumentale quando il coro non è disponibile; riduzione della sequenza (es. a 16 battute) nei contesti di ballo serale. Gli adattamenti vanno dichiarati come semplificazioni didattiche, non come varianti tradizionali documentate. Nessuna variante italiana storica documentata. Note di ricerca e fonti # Fonte di riferimento: i libri di Betty Casey, T. Tkachenko, Nadezhda Nadezhdina confermano la lettura della danza come khorovod russo su canto a ballo di tradizione orale, con codifica scenica novecentesca.\nDiscrepanze e tesi minoritarie riscontrate fra le risposte:\nUna fonte presenta la danza come bulgara (horo, ensemble Filip Kutev, Le Mystère des Voix Bulgares, Voyager): è una tesi isolata e non sostenibile. Il titolo è russo e la versione documentata è scenica moscovita; si segnala quindi come errore di attribuzione nazionale (probabile confusione con il repertorio balcanico omonimo/affine). Attribuzione della coreografia: la maggioranza la riferisce all\u0026rsquo;elaborazione scenica del Beryozka (Nadezhdina); una fonte la attribuisce direttamente ad Alexandru David. La coreografia originale resta non documentata. Metro e tempo: tutte le fonti concordano sul 2/4; il carattere moderato e lirico (circa 96 BPM) è però in contrasto con la lettura «vivace, 120-140 BPM» di una fonte. Struttura musicale: oscillazione fra AABB / sezioni ripetute (32 battute) e ABA. Struttura coreografica: la notazione di riferimento (David/Reisch, Southern California FDF) descrive introduzione + quattro figure con ripetizione; una fonte parla di sette parti; e un\u0026rsquo;altra di un circle mixer con cambio partner. Titolo giapponese «Occhi neri» non trova conferma altrove ed è probabilmente un\u0026rsquo;approssimazione didattica. Situazione italiana: danza rara o assente nei circuiti balfolk, con presenza reale ma circoscritta in stage di danze internazionali e gruppi folk amatoriali. Una fonte indica in Roberto Bagnoli il principale divulgatore italiano e cita l\u0026rsquo;area RicreaTanz; si segnala Russiyana e iniziative italo-russe. Nessun nome italiano alternativo né variante locale documentata.\nNota metodologica: la versione circolante è coreografia d\u0026rsquo;autore su materiale folk (folklorismo scenico), non ricostruzione filologica di villaggio. Il nome è giunto ai circoli per via quasi sempre orale (trascrizione canonica non documentata, molte oscillazioni grafiche); va quindi citata come danza di importazione scenica, non come danza viva di comunità russe immigrate.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 003 003 Gruppo Turibio Baruzzi e La Cicala alla Tozzona - Imola 1992 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Bielolitsa Kruglolitsa - Russian folkdance (esecuzione di riferimento) Esecuzione della danza nella versione insegnata da Alexandru David (appresa dall\u0026rsquo;Ensemble Beryozka), video condiviso da più schede didattiche. [2] Dance Instruction Bielolitsa Kruglolitsa - Friendly FolkDancer training video Video didattico con la danza completa nella versione diffusa nei circuiti internazionali. [3] Русский хоровод «Белолица-круглолица» - Ensemble Raduga Esecuzione coreografica del khorovod in abiti tradizionali: utile per passo fluttuante e prese. [4] Bielolitza Kruglolitza - note coreografiche in PDF (Southern California Folk Dance Federation) Fonte tecnica principale: formazione, passi, metro 2/4, figure e trasmissione da Alexandru David. [5] Bielolitza-Kruglolitza - Dance Notes SSIFDF 2005 (Singular Productions, PDF) Trascrizione completa di formazione, passi e figure appresa da Alexandru David dall\u0026rsquo;Ensemble Beryozka. [6] Bielolitza Kruglolitza (Russia) - Folk Dance Federation of California Scheda di repertorio che identifica la provenienza della versione da Alexandru David e dalla tradizione Beryozka. [7] Bielolitza Kruglolitza - Dayton Folk Dance / Miami Valley Folk Dancers Note di danza dettagliate figura per figura, dalla versione di Alexandru David. [8] Bielolitza Kruglolitza (Russia) - Folk Dance Musings, A. Carnie Analisi, varianti e struttura della danza nel circuito internazionale. [9] Belolitsa Kruglolitsa / Белолица круглолица - Polina Shepherd Testo, traslitterazione, traduzione inglese e nota filologica sulla prima raccolta a stampa di Trutovsky (1778). [10] Belolitsa-Kruglolitsa «Белолица круглолица» - White-faced, Round-faced Girl (PDF) Testo originale e traduzione della canzone dalla raccolta di V. F. Trutovsky (1778). [11] Белолица-круглолица (Varlamov) - LiederNet Archive Testo della versione romance di Aleksandr Varlamov (1801-1848), a confronto con la tradizione orale. [12] По следам «Schöne Minka». Русская песня «Белолица круглолица» - A. Smirnov, Семь искусств Saggio storico sulla fortuna ottocentesca della canzone e sulle sue varianti testuali. [13] Il motivo «Schöne Minka» e la canzone «Белолица-круглолица» (Academia.edu, PDF) Studio musicologico sulle varianti della melodia tra XVIII e XIX secolo e sulla ricezione europea. [14] Beryozka (Russian dance troupe) - Wikipedia Storia dell\u0026rsquo;Ensemble Beryozka: fondazione nel 1948 da Nadezhda Nadezhdina e tecnica del passo fluttuante. [15] Khorovod - Wikipedia Inquadramento etnocoreologico del khorovod come danza-coro circolare slava e sue funzioni rituali. [16] Alexandru David - Barinya: Russian Folk Dances (LP, 1979) Album con la registrazione musicale di riferimento usata dalla versione didattica di Bielolitza Kruglolitza. [17] Hennie Konings - Bjelolitsa Kruglolitsa / 23 Russische Tänze (1991) Raccolta di melodie russe con traccia da Archangel\u0026rsquo;sk, diffusa nel circuito della danza folk internazionale. [18] Trutovskij, V. F., Sobranie russkich prostych pesen s notami, parte II, San Pietroburgo, 1778. Prima pubblicazione a stampa del testo e della melodia della canzone «Белолица круглолица». [19] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981/2000 (sezione Russian Folk Dances: Belolitza Kruglolitza, p. 288). Manuale di riferimento che documenta la danza nel repertorio delle danze popolari internazionali. [20] T. Tkachenko, Narodnye Tancy (Danze Popolari), Iskusstvo, Mosca, 1954. Trattato sovietico sulle danze popolari russe, con il contesto coreografico del repertorio Beryozka. ","date":"12 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/bielolitza-kruglolitza/","section":"Danze","summary":"Khorovod femminile russo costruito sulla canzone «Белолица-круглолица»: cerchio con presa bassa a V e passo scivolato, divenuto repertorio di danza internazionale.","title":"Bielolitza-Kruglolitza - Khorovod Russo in Cerchio","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 003\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 6:30 Danza · 9:36 Charleston Mixer è una danza che ogni ballerino di swing ha incontrato almeno una volta, spesso come primo ballo della serata. Il nome dice tutto e niente: c\u0026rsquo;è il Charleston - la danza afroamericana esplosa a Broadway nel 1923 con il brano di James P. Johnson - e c\u0026rsquo;è il mixer, la struttura sociale delle feste angloamericane in cui il partner si cambia a ogni frase musicale.\nNessuna coppia si chiude, nessuno resta fermo: il cerchio \u0026ldquo;gira\u0026rdquo; intero. Ma attenzione, perché qui la storia è a due strati: il passo è nero e ha un secolo, il formato che lo contiene è una ri-creazione del revival vintage e Lindy Hop, codificata tra la seconda metà del Novecento e i giorni nostri.\nBallarlo significa tenere insieme la leggerezza del gioco collettivo e il rispetto per una memoria che non è solo \u0026ldquo;anni ruggenti\u0026rdquo;.\nScheda sintetica # Nome proprio # Charleston Mixer. Il nome non indica una coreografia storica fissata, ma un formato: un mixer di gruppo (danza sociale a cambio di partner) costruito sul vocabolario del Charleston. Nella scena swing compare anche come Mixer Charleston o semplicemente Charleston, quando il contesto chiarisce il formato. Altri nomi e varianti # Mixer Charleston, Charleston Circle Mixer, 1920s Charleston Mixer, Lindy Charleston Mixer, Charleston a rotazione; in italiano anche «Mixer alla Charleston». Varianti strutturali: versione a cerchio unico, a doppio cerchio concentrico o a file contrapposte (longways); versioni con break solista collettivo, con tandem Charleston, o con cambio delle sole donne o dei soli uomini. Non va confuso con il Charleston storico (solo, in coppia o Flat Charleston), con il Solo Charleston, con il Charleston Stroll (sequenza solista chiamata a memoria), né con l\u0026rsquo;omonimo Charleston Bump. Traduzione e significato # «Charleston con cambio di partner». Charleston viene dal nome della città di Charleston (Carolina del Sud); mixer, letteralmente «mescolatore», è il termine della danza sociale angloamericana per una danza che \u0026ldquo;mescola\u0026rdquo; i presenti facendo cambiare partner.\nLa funzione dichiarata del formato sta tutta qui: nessuno resta senza ballare, nessuna coppia si chiude, la pista gira.\nArea geografica e provenienza # Il passo: Stati Uniti, comunità afroamericane e Gullah/Geechee della costa della Carolina del Sud (Charleston), poi Harlem e i teatri di Broadway. Il formato mixer: tradizione delle danze di partecipazione angloamericane (party dance, circle mixer, Paul Jones), codificata nella sua forma attuale dalle scene swing e Lindy Hop nordamericane ed europee. Italia: il Charleston storico è diffusissimo nelle scuole di swing; il Charleston Mixer circola nei circuiti Lindy Hop e vintage delle grandi città (Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova, Napoli). Nei balfolk compare semmai come intermezzo swing o rompighiaccio, non come repertorio stabile (vedi le discrepanze). Epoca e anno di riferimento # 1903-1923: il Charleston si forma come danza vernacolare afroamericana (attestazioni già dal 1903; testimonianze di James P. Johnson riferiscono pratiche negli anni Dieci). 1923: esplosione nazionale con la canzone The Charleston di James P. Johnson (testo di Cecil Mack) nello spettacolo Runnin\u0026rsquo; Wild (Broadway, 29 ottobre 1923); la moda dura fino al 1927 circa. Anni 1910-1920: i mixer sono già documentati nelle sale da ballo americane (es. il Paul Jones). Seconda metà del Novecento: il formato mixer applicato al Charleston si consolida nelle danze di partecipazione e poi nel revival vintage. Anni Settanta-Duemila: codificazione contemporanea nelle scene Lindy Hop / vintage jazz e nei camp di danza (Herräng, Stanford, ecc.). Anno e autore della coreografia: Non documentati. Le date qui elencate riguardano la storia della danza e del formato, non una datazione certa di \u0026ldquo;creazione\u0026rdquo; del Charleston Mixer.\nOccasione e funzione sociale # Funzione di social mixer, rompighiaccio e didattica inclusiva. Nelle serate swing apre la festa e permette a ballerini di livelli diversi di ballare insieme senza l\u0026rsquo;imbarazzo della scelta del partner: è tipicamente il primo grande momento collettivo della serata.\nStoricamente eredita la funzione dei Paul Jones e delle altre danze di partecipazione americane: rompere isolamenti e convenzioni, garantire che tutti ballino. Non è legato a riti, calendari o cerimoniali - è ballo di festa, per definizione.\nStoria e origine # Nessuna fonte attesta un Charleston Mixer coreografato negli anni Venti: la forma che circola oggi è un format di revival, nato dall\u0026rsquo;unione di due materiali distinti.\nIl materiale coreutico (afroamericano): il Charleston nasce nelle comunità nere del Sud degli Stati Uniti - poliritmia, lavoro dei piedi, uso percussivo del corpo, juba e ring shout - ed esplode a Broadway nel 1923. Dietro la moda bianca delle flapper c\u0026rsquo;è una danza nera, che verrà poi assorbita nel vocabolario del Lindy Hop. La cornice sociale (angloamericana): il mixer è un dispositivo delle party dance statunitensi, documentato dai manuali d\u0026rsquo;inizio Novecento (il Paul Jones, la Family Waltz): una danza progettata perché tutti cambino partner. La sintesi (revival): dagli anni Settanta-Duemila i ricercatori e insegnanti del vintage dance / Lindy Hop (in primo luogo Richard Powers, Stanford) applicano i passi del Charleston alla struttura del mixer, per restituire al ballo la sua dimensione collettiva. Da questa stagione nasce il Charleston Mixer oggi insegnato. Il doppio livello resta leggibile in sala: la struttura è da festa angloamericana, la grammatica del movimento è afroamericana.\nNote etnocoreologiche # Classificazione: mixer / progressive circle mixer, danza sociale di gruppo a coppia mobile, categoria delle party dance. Non è danza di coppia fissa, né danza solista. Natura \u0026ldquo;di seconda generazione\u0026rdquo;: come le altre danze del revival, non è trasmessa senza interruzioni da una comunità di villaggio, ma ricostruita, codificata e diffusa per via didattica. Cinesica: ritmo sincopato con bounce verticale sulle ginocchia, posizione leggermente accovacciata, toes-in / heels-out (swivel), kick, braccia in opposizione agli arti inferiori; posizioni closed, hand-to-hand, side-by-side, tandem. Tema dell\u0026rsquo;appropriazione: documentare il Charleston significa attraversare la storia di una danza nera diventata moda bianca e poi rivendicata dai suoi custodi storici. La regola ferrea: quando il tempo chiama, si cambia. Divulgatori e gruppi di riferimento # Storicamente: James P. Johnson (musica), Elida Webb (coreografia di Broadway per Runnin\u0026rsquo; Wild), Ann Pennington e Bee Jackson (divulgazione della moda), Joséphine Baker (Parigi 1925-26). Nel revival: Richard Powers (Stanford, principale sistematizzatore dei mixer vintage), Frankie Manning e Norma Miller (ambasciatori della scena swing), i campi Herräng Dance Camp (Svezia) e ILHC negli USA; Roxane Martin per la documentazione dell\u0026rsquo;authentic jazz. In Italia: scuole e collettivi swing / Lindy Hop (Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova, Napoli, Catania) e festival come Summer Jamboree (Senigallia), Swing Crash Festival (Como), Torino Swing Festival, Rome Lindy Festival, Verona Swing Festival. Non esiste un gruppo di tradizione orale italiana dedicato: il Charleston Mixer è patrimonio della comunità swing, non del repertorio popolare autoctono.\nFormazione e tipologia # Formazione: cerchio di coppie (single circle mixer), oppure doppio cerchio concentrico (una fila rivolta verso l\u0026rsquo;interno, l\u0026rsquo;altra verso l\u0026rsquo;esterno), o file contrapposte (longways) in alcune versioni. Tipologia: mixer / progressive circle mixer con footwork Charleston; danza di partecipazione di livello principiante (easy-teach, beginner dance party). Numero di danzatori: libero, da poche coppie a cerchio illimitato. Non richiede di arrivare in coppia: il mixer \u0026ldquo;assegna\u0026rdquo; i partner. La composizione dei ruoli è libera; molte versioni si danzano in gran parte da soli, tenendosi per mano solo nei passaggi di partner hold. Struttura della danza # Non esiste una versione canonica: la struttura varia da insegnante a insegnante. Uno schema ricorrente, su frasi di 32 battute:\nEntrata / passo base (8 battute): basic Charleston sul posto o con il partner di turno (touch-step, kick-step, swivel e bounce). Figure di coppia (16-24 battute): hand-to-hand con kick, side-by-side, tandem Charleston, piccoli giri, presa a due mani. Cambio di partner (8 battute): su chiamata o a fine frase si esegue un progress - tipicamente l\u0026rsquo;uomo indietro e la donna avanti per 4 passi lenti, o una rotazione del cerchio - fino al partner successivo. Ripresa: la sequenza ricomincia con il nuovo partner, per tutta la durata del brano. Varianti diffuse: break solista collettivo prima del cambio (con passi authentic jazz: Shim Sham, Big Apple, Squat Charleston), finale accelerato quando la musica alza il tempo, versione \u0026ldquo;mixer (or not)\u0026rdquo; senza cambio partner per gruppi fragili o anziani.\nAvvertenza: le descrizioni qui riportate sono ricostruzioni prudenti delle versioni didattiche circolanti, non la trascrizione di una tradizione antica.\nMetro e struttura musicale # 4/4 (talvolta percepito in 2 o scritto 2/2), con il caratteristico Charleston beat sincopato - cellula \u0026ldquo;puntata\u0026rdquo; (dotted rhythm, 3-3-2). Fraseggio tipico a 8 o 16 battute, su chorus AABA di 32 battute degli standard hot jazz.\nTempo molto variabile: 120-160 BPM nelle versioni didattiche, 180-250 BPM in serata. Il tempo frena o accelera anche in funzione del pubblico. Le diverse schede indicano valori diversi: vedi le discrepanze.\nStrumenti e stile musicale # Storico: orchestre hot jazz / ragtime degli anni Venti - pianoforte stride, banjo, cornetta, tromba, clarinetto, trombone, tuba o contrabbasso, batteria (con woodblock e il complesso di piatti sovrapposti alla grancassa che si chiama, ancora oggi, charleston). Nella didattica dei mixer nordamericani: musica folk-country da square dance (hoedown, jig) e singing call con la voce del caller. Oggi: incisioni storiche e neo-swing / hot jazz revival band; nelle scuole italiane anche riduzioni per piccoli ensemble e versioni \u0026ldquo;lente\u0026rdquo; per i principianti. Il brano simbolo resta The Charleston di James P. Johnson (1923); il repertorio abituale comprende Yes Sir, That\u0026rsquo;s My Baby, Sweet Georgia Brown, Dinah, Crazy Rhythm e i classici di Jelly Roll Morton e Fats Waller.\nAutori e compositori # Musica: The Charleston (1923), musica di James P. Johnson, testo di Cecil Mack, dal musical Runnin\u0026rsquo; Wild. Coreografia del Charleston: di tradizione orale / afroamericana (nessun autore singolo); coreografia di scena di Elida Webb per Runnin\u0026rsquo; Wild. Coreografia del Charleston Mixer: Non documentata. È un format collettivo, elaborato dalla comunità del revival e trasmesso per via didattica; alcune attribuzioni (Richard Powers e altri insegnanti) sono possibili, ma nessuna paternità singola è rivendicata. Aneddoti e curiosità # Battesimo italiano burrascoso: nel 1925 la canzone Yes Sir, That\u0026rsquo;s My Baby - diffusa in Italia come «Lola, cosa impari a scuola» - scatenò una tale frenesia che il Ministero della Guerra vietò agli ufficiali di ballare il Charleston; nel 1927 il prefetto di Chieti lo proibì con un decreto, giudicandolo «contrario allo spirito morale ed estetico della nazione». Il solaio che crolla: a Boston nel 1925 si diffuse la voce che un edificio fosse rovinato per le vibrazioni dei ballerini di Charleston (il balcone del Pickwick Club): episodio diventato emblema della fama \u0026ldquo;pericolosa\u0026rdquo; del ballo. Nessuno dice no: nelle serate swing vige la regola non scritta per cui al mixer non si rifiuta un invito - se hai già ballato con quella persona, si sorride e si passa oltre. Il nome sulla batteria: il complesso di piatti sovrapposti alla grancassa che scandisce il ritmo si chiama, ancora oggi, charleston. La leggenda ashanti: l\u0026rsquo;idea che il passo derivi da danze ashanti della Costa d\u0026rsquo;Oro è leggenda d\u0026rsquo;epoca non provata: da tenere distinta dalla ricostruzione storica afroamericana. Presenza nei media e nella cultura di massa # Il Charleston è tra le danze più presenti dello spettacolo: da Runnin\u0026rsquo; Wild (1923) alle pellicole di Buddy Ebsen ed Eleanor Powell, al musical Chicago (2002), ai film su The Great Gatsby, ai newsreel British Pathé del 1926, ai revival televisivi. In Italia è tornato nei programmi RAI e nelle trasmissioni di Renzo Arbore, contribuendo a fissare l\u0026rsquo;immagine del Charleston come \u0026ldquo;danza degli anni ruggenti\u0026rdquo;.\nIl format Mixer, invece, non è un fenomeno mediatico autonomo: vive nei video didattici, nei recap dei festival swing, nelle compilation vintage e nelle rievocazioni storiche - non in prodotti di massa.\nDifficoltà e adattamenti # Difficoltà bassa / introduttiva: il passo base \u0026ldquo;assomiglia al movimento naturale del camminare\u0026rdquo; e il cambio di partner \u0026ldquo;ricicla\u0026rdquo; gli errori, rendendo il mixer ideale anche per principianti assoluti.\nAdattamenti didattici diffusi: rallentamento del tempo (consigliati 120-130 BPM per la didattica); partenza in solo per memorizzare il ritmo; conteggio vocalico in italiano («tocco-passo-kick-passo»); semplificazione o eliminazione dei kick e delle torsioni per chi ha problemi alle ginocchia; versione \u0026ldquo;mixer (or not)\u0026rdquo; senza cambio partner per gruppi fragili o anziani; versione \u0026ldquo;Family Charleston\u0026rdquo; per famiglie e bambini (circa 97 BPM, 32 conteggi); nei balfolk italiano, inserimento come intermezzo swing con cambio semplificato in two-hand turn. La difficoltà cresce solo alzando il BPM o inserendo tandem e Savoy kicks. Note di ricerca e fonti # Stato della documentazione. Nessuna delle schede reperite individua una fonte primaria che attesti un Charleston Mixer coreografato negli anni Venti: il titolo esatto non compare nei grandi repertori indicizzati (EFDSS Community Dances Manual, Lloyd Shaw Foundation, Library of Dance, CALLERLAB) né nei manuali di ballo d\u0026rsquo;epoca. La convergenza è forte, invece, sul fatto che si tratti di un format di revival - un mixer a cambio di partner costruito sul Charleston - codificato tra la seconda metà del Novecento e gli anni Duemila nelle danze di partecipazione e poi nelle scene Lindy Hop / vintage. È la tesi adottata in questa scheda.\nDiscrepanze riscontrate fra le risposte:\nMetro. 4/4 vs 2/4 vs 2/2 vs \u0026ldquo;non documentato\u0026rdquo;. Tutti concordano però sulla sincope e sul ritmo \u0026ldquo;Charleston\u0026rdquo; (3-3-2). Struttura. 32 battute (maggioranza, spesso AABA) vs 64 vs frasi di 8/16 battute vs schemi a 4 sezioni. Tempo. 120-160 BPM (didattica) vs 180-220 vs 160-190 didattica / 200-250 serata vs 120-130 vs 200-240: da leggere come range ampio, non come dato univoco. Presenza in Italia. La maggioranza delle schede indica una presenza viva ma confinata ai circuiti swing/Lindy Hop e rara o assente nel balfolk. Qui si tiene la posizione prudente (presenza reale nel ballo folk italiano, ma come intermezzo swing / rompighiaccio, non come repertorio tradizionale stabile), dichiarando la discrepanza. Presenza mediatica. Nessuna scheda trova presenza del Mixer in quanto titolo; il Charleston storico è invece onnipresente. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 003 003 Gruppo Turibio Baruzzi e La Cicala alla Tozzona - Imola 1992 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] CHARLESTON MIXER - Archivio Siriano Tondini, videoteca storica di danza (DVD 003) Esecuzione di riferimento della voce: danza di gruppo di provenienza USA registrata nell\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini. Unica testimonianza video italiana reperibile su questa danza. [2] James P. Johnson - The Charleston (1923), registrazione originale Il brano-tipo del Charleston, colonna sonora storica della danza. [3] The Charleston (1926) - The right and wrong way, British Pathé Documento d\u0026rsquo;epoca con la corretta e la scorretta esecuzione del Charleston: base lessicale del footwork del mixer. [4] Partner Charleston for Beginners - Lark Mervine \u0026amp; Nick Buchanan Tutorial del Charleston in coppia anni \u0026lsquo;20-\u0026lsquo;30, con footwork, closed, repeater e tuck-turn usati nel mixer. [5] Lindy / Charleston Mixer - esecuzione e didattica Esecuzione di un Charleston Mixer in contesto di danza sociale, con coreografia adattata per la rotazione dei partner. [6] Marshall Stearns \u0026amp; Jean Stearns, Jazz Dance: The Story of American Vernacular Dance, Da Capo Press, 1968. Studio fondativo sulle radici afroamericane del Charleston e delle jazz dance sociali. [7] Jacqui Malone, Steppin\u0026rsquo; on the Blues: The Visible Rhythms of African American Dance, University of Illinois Press, 1996. Studio etnocoreologico di riferimento sulla matrice afroamericana della danza vernacolare statunitense. [8] Mark Knowles, The Wicked Waltz and Other Scandalous Dances: Outrage at Couple Dancing in the 19th and Early 20th Centuries, McFarland, 2009 (Parte IV: The Charleston, pp. 133-182). Ricostruzione storica sulle polemiche morali suscitate dal Charleston. [9] Richard Powers - Social Dance at Stanford (syllabi e documentazione dei mixer vintage) Archivio didattico, riferimento principale per la documentazione dei mixer vintage statunitensi, incluso il repertorio Charleston. [10] Library of Dance - Charleston Ricostruzione filologica del Charleston ballroom anni Venti con fonti primarie del 1923-1926 (Duryea, Wayburn, Arthur Murray). [11] Richard Powers, Nick \u0026amp; Melissa Enge - The Book of Mixers: 100 Easy-Teach Dances for Getting Acquainted (2022) Manuale di riferimento contemporaneo sui mixer di comunità anglo-americani, con la definizione stessa di mixer dance. [12] Tracing the Roots of the \u0026ldquo;Charleston\u0026rdquo; Dance - Charleston County Public Library, Nic Butler Ricostruzione storica sulle origini afroamericane e Gullah/Geechee del Charleston, Harlem, Broadway e la diffusione negli anni Venti. [13] Charleston (dance) - Wikipedia Panoramica su storia, origini Gullah Geechee, forme Solo e Partner e sull\u0026rsquo;evoluzione in Lindy Charleston. [14] Mixer dance - Wikipedia Definizione di dance mixer, regola del cambio partner, Paul Jones e Family Waltz come modelli del formato. [15] CALLERLAB Dance Resource - Circle Mixers Database dei circle mixer di partecipazione nordamericani, con le versioni heel-and-toe a 32 battute e le varianti «mixer (or not)». [16] Lloyd Shaw Foundation - archivio dei Mixers Archivio audio storico dei mixer americani (Oklahoma Mixer, Jiffy Mixer, C.J. Mixer e altri) del repertorio Lloyd Shaw. [17] Charleston - Encyclopaedia Britannica Sintesi storica sul Charleston, dalle radici afroamericane del Sud USA alla moda degli anni Venti. [18] Adriano Mazzoletti, Il jazz in Italia, EDT, 2004. Storiografia di riferimento sull\u0026rsquo;arrivo del jazz e della moda del charleston in Italia. [19] Library of Congress - An American Ballroom Companion: manuali di ballo digitalizzati (ca. 1490-1920) Manuali di ballo americani digitalizzati: documentano la tradizione dei mixer e delle danze di festa d\u0026rsquo;epoca. [20] Terry Monaghan, Swing! The New American Dance, 1937 (ristampa anastatica). Manuale storico con descrizioni di passi e sequenze di Charleston e gruppi social swing. ","date":"12 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/charleston-mixer/","section":"Danze","summary":"Adattamento sociale del Charleston anni Venti in forma di mixer a cambio continuo di partner, codificato dal revival swing e praticato in Italia nei circuiti Lindy Hop.","title":"Charleston Mixer - Danza di Gruppo sul Charleston","type":"danze"},{"content":"","date":"12 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/danza-popolare/","section":"Tags","summary":"","title":"Danza Popolare","type":"tags"},{"content":"","date":"12 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/giorgio-santi/","section":"Tags","summary":"","title":"Giorgio Santi","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 003\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 0:20 Good Girl è il nome di una contra dance tradizionale del New England, quella grande famiglia di danze a file contrapposte che i coloni britannici portarono in Nordamerica e che le comunità rurali del Nord-Est rielaborarono per due secoli.\nL\u0026rsquo;abbiamo ricevuta attraverso una catena di mani precise: figure già descritte nel 1802 da Saltator, la fissazione a stampa di John M. Schell nel 1890 (Prompting, How to Do It, Boston), infine la ripresa di Rickey Holden in The Contra Dance Book (1956), che è la versione ancora oggi danzata nei circoli e nei festival.\nDanzarla significa attraversare centocinquant\u0026rsquo;anni di social dance: le coppie si incontrano, si scambiano, ruotano e progrediscono lungo la sala, mentre i reel scandiscono 32 battute di figure ripetute.\nAttenzione, però: con lo stesso titolo circolano danze molto diverse - una country dance inglese del 1793 e alcune line dance contemporanee costruite sulla canzone Good Girl di Carrie Underwood - che non vanno confuse con questa. La scheda è incentrata sulla contra dance storica e segnala separatamente le omonimie.\nScheda sintetica # Nome proprio # Good Girl (in alcune fonti The Good Girl).\nIl titolo designa più coreografie distinte. La voce qui considerata è una contra dance statunitense del New England, nota anche come Good Girl Reel. Con lo stesso nome circolano però anche:\nuna country dance inglese omonima, pubblicata nel 1793 da Preston \u0026amp; Son; numerose line dance contemporanee costruite sul brano Good Girl di Carrie Underwood (2012). Altri nomi e varianti # The Good Girl, Good Girl Reel / The Good Girl\u0026rsquo;s Reel. Nel repertorio americano del Novecento è talvolta catalogata come Good Girl {Ralph Page version} o associata alle trascrizioni di Rickey Holden. Varianti coreografiche: la versione del Maine raccolta da Ralph Page; la versione rielaborata da Kathy Shimberg (documentata nel 2001), vicina a Miss Brown\u0026rsquo;s Reel. Nessun nome italiano alternativo documentato. Da non confondere con The Good Girl (country dance inglese, 1793) e con le omonime line dance del 2012-2026. Traduzione e significato # «Brava ragazza», «ragazza perbene». Un titolo galante e affettuoso, tipico delle raccolte di balli angloamericani tra Otto e Novecento, dove i nomi servivano più come etichette mnemoniche per il prompter che come veri titoli d\u0026rsquo;opera. Non è documentato un significato narrativo o simbolico legato al contenuto coreografico: ogni lettura allegorica resta una speculazione. Area geografica e provenienza # Stati Uniti d\u0026rsquo;America, regione del New England - in particolare Maine, New Hampshire, Massachusetts e Vermont - con epicentro a Boston, uno dei centri storici del prompting e della musica da ballo ottocentesca americana.\nLa contra dance nasce dall\u0026rsquo;incontro di English country dance, Scottish country dance e contredanse francese, rielaborate in forme autonome nel contesto comunitario nordamericano.\nEpoca e anno di riferimento # 1802: figure già descritte in forma quasi identica dal trattato di Saltator. 1890: pubblicazione nella versione attribuita a John M. Schell (Prompting, How to Do It, Boston). 1956: ripresa e reinterpretazione di Rickey Holden in The Contra Dance Book. 2001: versione rielaborata da Kathy Shimberg. L\u0026rsquo;attribuzione a Schell è un riferimento editoriale, non una prova definitiva di paternità creativa.\nOccasione e funzione sociale # Ballo sociale e comunitario. Tradizionalmente danzata nelle town hall dances, nelle barn dances e nelle adunate festive dei villaggi del New England; oggi nelle serate di contra dance, nei festival folk e negli stage didattici, con musica dal vivo e la guida del caller che chiama le figure in tempo reale.\nLa funzione è la socialità: la struttura progressiva fa incontrare e ballare ogni coppia con tutte le altre lungo la fila, senza bisogno di un partner fisso. Non è legata a riti calendariali, religiosi o di passaggio.\nStoria e origine # Good Girl è il frutto di una stratificazione, non di una creazione isolata:\nla sequenza di figure circolava da decenni ed è descritta in forma quasi identica già nel 1802 da Saltator («due coppie chassè incrociato e ritorno, prima coppia giù al centro e su, cast off, moulinet con la terza coppia, ritorno, right and left in testa»); nel 1890 John M. Schell, uno dei principali prompter di Boston, la fissò a stampa in Prompting, How to Do It: più sistematore di un repertorio vivo che inventore ex novo; a metà Novecento Rickey Holden la reinterpretò in The Contra Dance Book (1956), rendendola la versione oggi più conosciuta. Le figure richiamano forme europee - longways inglesi e quadriglie francesi - adattate al contesto comunitario americano e alla figura del chiamante.\nNote etnocoreologiche # Classificata come duple minor proper: due file contrapposte, coppie attive (1) e inattive (2) disposte specularmente, con unità coreografica di base formata da due coppie.\nProgressione: a ogni ripetizione la coppia attiva scende di un posto lungo la fila, incontrando coppie sempre nuove. Cinesica: passo camminato fluido e regolare (smooth walking step), a contatto con il pavimento. Figura di rilievo: il moulinet (o hands-across star), stella con presa di mani d\u0026rsquo;ascendenza quadrille francese. L\u0026rsquo;apprendimento è quasi sempre mediato dal caller: Good Girl è un caso esemplare di danza \u0026ldquo;vivente\u0026rdquo;, il cui testo viene regolarmente rimesso in circolo da ricercatori e divulgatori. La sua storia si legge come una coreografia \u0026ldquo;a strati\u0026rdquo;: figure del primo Ottocento, fissazione editoriale ottocentesca, reinterpretazione revival.\nDivulgatori e gruppi di riferimento # John M. Schell (prompter e compilatore, Boston, 1890) Rickey Holden (ricercatore e divulgatore, 1956) Ralph Page (caller, musicista e raccoglitore del New England, attivo dal 1930) Ted Sannella, Don Armstrong, Kathy Shimberg Country Dance and Song Society (CDSS), English Folk Dance and Song Society (EFDSS), Royal Scottish Country Dance Society (RSCDS), Lloyd Shaw Foundation Ricostruzioni e animazioni: progetto Union Pacific Adams Double (G. W. Williams V), archivio Up a Double Italia: nessun divulgatore strutturato né variante locale; l\u0026rsquo;eventuale presenza è legata a stage sporadici di danza storica angloamericana o a caller ospiti.\nFormazione e tipologia # Longways set, duple minor proper: due lunghe file di coppie contrapposte, con uomini e donne su lati separati secondo la convenzione storica (nelle pratiche contemporanee i ruoli sono indipendenti dal genere).\nLe coppie sono numerate 1 (actives) e 2 (inactives) e danzano in \u0026ldquo;set minori\u0026rdquo; di due coppie, con disposizione speculare delle coppie dispari e pari.\nStruttura della danza # La sequenza si articola su 32 battute (durata del set minore), con cicli di figure di 8 battute e progressione continua.\nStruttura di base (4 frasi da 8 battute):\nLe coppie attive scendono al centro e tornano (down the center and back), con cast off attorno alla coppia inattiva (8 battute). Catena delle dame (ladies chain) o passaggio a stella con la coppia adiacente (8 battute). Right and left through: incrocio e cambio di posto con la coppia di fronte (8 battute). Balance and swing e conclusione nella nuova posizione progressiva (8 battute). Varianti (da dichiarare prima del ballo):\nVersione del Maine raccolta da Ralph Page: incrocio iniziale delle coppie attive; balance and swing con la coppia successiva, cerchio di quattro con la coppia opposta, ritorno al posto, discesa al centro e ritorno, cambio di posto delle dame opposte. Versione Kathy Shimberg (2001): giri con mano (sinistra fra dame 1 e uomini 2 e viceversa, poi destra fra uomini 1 e dame 2), discesa al centro con cast off, right and left through e balance and swing finali. La descrizione ottocentesca richiamata da Saltator aggiunge il chassè incrociato delle due coppie e il moulinet con la terza coppia. L\u0026rsquo;ordine esatto delle figure varia tra le versioni: non esiste un unico testo canonico.\nMetro e struttura musicale # Reel in metro binario (2/4 o 4/4) o jig composta (6/8), con struttura AABB su frasi regolari di 8 battute (due sezioni simmetriche di 16 battute con ripetizione). Andamento tipico 116-120 BPM.\nNessuna melodia canonica: la prassi americana lega la coreografia a una famiglia di melodie da contra dance scelte di volta in volta dai musicisti. Per la variante Shimberg le fonti suggeriscono Ross\u0026rsquo;s Reel #4 oppure Music for a Found Harmonium di Simon Jeffes.\nNota sulla durata: 32 battute è la misura del set minore; alcune schede indicano 64 battute per il passaggio completo (due ripetizioni della sequenza), da cui l\u0026rsquo;apparente discrepanza fra le fonti.\nStrumenti e stile musicale # Nell\u0026rsquo;epoca di Schell (ballroom americani): violino, flauto, clarinetto, cornetta, basso (contrabbasso o bassviol), con il pianoforte come collante. Nel revival contemporaneo (stile New England): fiddle (violino) come strumento guida, con pianoforte, chitarra, banjo, mandolino, fisarmonica, hammered dulcimer e contrabbasso. Stile brillante e ritmato, con spinta (drive) per sostenere swing e figure collettive.\nAutori e compositori # Coreografia: attribuita a John M. Schell (1890), su figure di tradizione orale circolanti almeno dal 1802 (Saltator). Interpretazione moderna di riferimento: Rickey Holden (1956). Versione rielaborata: Kathy Shimberg (2001). Melodia: Non documentata, di tradizione orale anonima; la danza non ha un brano proprio canonizzato. Aneddoti e curiosità # Una danza a strati: figure del 1802, fissazione editoriale del 1890, reinterpretazione revival del 1956 - tre momenti, tre comunità di pratica, un\u0026rsquo;unica danza. Curiosità documentale: la stretta somiglianza tra la versione di Schell e la descrizione di Saltator (1802) mostra come un compilatore potesse di fatto \u0026ldquo;rifirmare\u0026rdquo; figure vecchie di quasi un secolo, una prassi che agli occhi moderni somiglia più alla trasmissione orale che alla creazione. Il paradosso del titolo: la \u0026ldquo;brava ragazza\u0026rdquo; è costretta a scambiarsi continuamente il partner con le altre coppie del set - una ricompensa ironica per la sua virtù. Un caso di omonimia: lo stesso titolo designa una country dance inglese del 1793 e decine di line dance moderne. Presenza nei media e nella cultura di massa # Assente. La contra dance tradizionale Good Girl resta un documento d\u0026rsquo;archivio e di sala da ballo: compare in raccolte a stampa, archivi digitali di contra dance, syllabus di festival folk americani e materiali CDSS, ma non in produzioni cinematografiche o televisive di rilievo.\nAttenzione all\u0026rsquo;omonimia: le line dance intitolate Good Girl - costruite sul brano di Carrie Underwood (2012) e diffuse via YouTube e step sheet - sono un fenomeno mediatico separato, estraneo alla danza tradizionale qui descritta.\nDifficoltà e adattamenti # Livello intermedio. La danza presuppone la padronanza delle figure di base della contra dance (swing, allemande, cast off, right and left), la logica della progressione e l\u0026rsquo;ascolto delle frasi musicali di 32 battute.\nLa versione di Holden (1956) è quella didatticamente standardizzata oggi in uso; il caller guida con una spiegazione (walk-through) prima dell\u0026rsquo;esecuzione. Per i ballerini italiani - più esposti ai repertori francesi, padani e balfolk - lo scoglio principale è lessicale e strutturale (ruoli proper, set minore, chiamata in inglese), superabile con una breve sessione introduttiva. Adattamenti in 32 battute, con semplificazione dell\u0026rsquo;incrocio iniziale e calling in italiano, sono la prassi per i gruppi alle prime armi. Note di ricerca e fonti # Omonimie e discrepanze riscontrate fra le schede consultate:\nThe Good Girl - country dance inglese del 1793 (raccolta Twenty Four Country Dances for the Year 1793 di Preston \u0026amp; Son), in longways triple minor: proposta da alcune schede come presunta \u0026ldquo;origine\u0026rdquo;. È un\u0026rsquo;altra danza con lo stesso titolo: nessuna prova documentaria la collega direttamente alla contra dance americana. Good Girl - \u0026ldquo;Scotch country dance\u0026rdquo; del 1718 (The Merry Musician di Edmond Pain): da fonte unica e non confermata dalle altre fonti, è probabilmente frutto di confusione con repertori ECD omonimi. Good Girl - line dance contemporanea sul brano di Carrie Underwood (2012) è un fenomeno moderno e indipendente, non correlato alla danza tradizionale. Discrepanze interne alla contra dance:\nAttribuzione: la paternità creativa di Schell è un riferimento editoriale di banca dati, non provata; Saltator (1802) descrive figure pressoché identiche quasi un secolo prima. Le versioni di Page e di Shimberg divergono in modo significativo. Melodia: nessun brano canonico; le fonti suggeriscono melodie diverse. Presenza in Italia: non documentata in modo strutturato. Good Girl non risulta nei repertori dei gruppi di danza popolare e balfolk italiani - la cui ossatura resta il repertorio francese - né nei principali festival; la contra dance in generale sopravvive solo in nicchie (corsi di country dance, danze celtiche/anglosassoni, danza storica). Da considerarsi rara o assente nella pratica sul territorio. La presenza della line dance \u0026ldquo;Good Girl\u0026rdquo; nei circoli country-western italiani riguarda l\u0026rsquo;omonima danza moderna, non questa.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 003 003 Gruppo Turibio Baruzzi e La Cicala alla Tozzona - Imola 1992 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Good Girl - Traditional American Contra Dance Esecuzione e dimostrazione della contra dance tradizionale Good Girl (fonte libraria: NotebookLM). [2] Good Girl - Contra Dance Animation Animazione coreografica della versione New England a 32 battute, secondo l\u0026rsquo;interpretazione di Rickey Holden (1956). [3] Good Girl - scheda di ricostruzione e animazione (Up a Double) Fonte principale per l\u0026rsquo;attribuzione a John Schell (1890), la ripresa di Rickey Holden (1956) e la classificazione duple minor proper. [4] Ralph Page Dance Legacy Weekend Syllabus 2001 - UNH Library Syllabus con la versione Kathy Shimberg e il confronto con la versione del Maine raccolta da Ralph Page. [5] Good Girl - Southern California Folk Dance Federation Scheda storica della versione presentata da Ralph Page: formazione, figure e struttura della danza. [6] Rickey Holden, The Contra Dance Book (1956) - voce \u0026ldquo;Good Girl\u0026rdquo; Repertorio che classifica Good Girl come danza tradizionale in longways duple proper. [7] Good Girl {Ralph Page version} - The Caller\u0026rsquo;s Box Trascrizione della versione di Ralph Page nel database delle contra dance. [8] Country Dance and Song Society (CDSS) - indice delle danze, voce \u0026ldquo;Good Girl\u0026rdquo; Indice bibliografico della danza con classificazione come American Traditional. [9] The Good Girl - RegencyDances.org (versione inglese 1793) Notazione della country dance inglese omonima \u0026lsquo;The Good Girl\u0026rsquo; (Preston \u0026amp; Son, 1793), longways triple minor: utile a distinguere le due omonimie. [10] Preston\u0026rsquo;s Twenty Four Country Dances for the Year 1793 - EFDSS / VWML Digitalizzazione della raccolta originale con la prima attestazione a stampa della danza omonima inglese. [11] The Good Girl - Traditional Tune Archive Catalogazione della melodia con le fonti a stampa (Preston 1793 e manoscritti successivi). [12] Ralph Page, Heritage Dances of Early America, The Stephen Greene Press, Brattleboro (Vermont), 1976. Raccolta di riferimento sulle danze tradizionali del New England, con la versione raccolta dallo stesso Page. [13] Ted Sannella, Balance and Swing: 80 New England Dances, Country Dance and Song Society, 1982. Repertorio classico della contra dance del New England. [14] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981/2000 (sezione Contra Dancing, pp. 293-298). Manuale di riferimento sulla contra dance americana e sulla sua trasmissione. [15] Phil Jamison, Hoedowns, Reels, and Frolics: Roots and Branches of Southern Appalachian Dance, University of Illinois Press, 2015. Studio sulle radici delle danze comunitarie anglo-americane. [16] John M. Schell, Prompting, How to Do It, Boston, 1890. Manuale del prompter bostoniano che contiene la prima pubblicazione documentata della danza. [17] Mary Dart, Contra Dance Choreography: A Reflection of Social Change, Garland Publishing, 1995. Studio accademico sulle dinamiche compositive e sociali della contra dance. [18] Good Girl (Carrie Underwood song) - Wikipedia Scheda del brano omonimo del 2012 alla base delle line dance moderne, distinte dalla danza tradizionale. [19] CopperKnob - stepsheet Good Girl (Renae Filiou, 2012) Esempio di coreografia line dance omonima: utile per documentare l\u0026rsquo;omonimia moderna. 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Il nome viene dalla radice slava jug-, «sud», ma la sua storia è un\u0026rsquo;altra: la danza fu annotata la prima volta nel 1945, in un campo per sfollati a Mechelen, in Belgio, dove un gruppo di rifugiati jugoslavi la mostrò al raccoglitore fiammingo Huig Hofman.\nE i danzatori stessi dissero chiaramente che quella non era una danza slava, bensì ebraica. Da allora Yugo viaggia nei circuiti internazionali come una Triple Hora in tre parti, in un cerchio di braccia incrociate: oggi è un classico delle serate di danze popolari, e in Italia è più viva che altrove - quasi tutti i filmati che la documentano vengono da gruppi italiani. Ballarla significa tenere insieme la leggerezza del cerchio e il rispetto per la memoria che l\u0026rsquo;ha portata fino a noi.\nScheda sintetica # Nome proprio # Yugo (grafie Jugo, Yougo; Joego nella resa fiamminga originale).\nNon è una denominazione etnografica tradizionale, ma un\u0026rsquo;etichetta attribuita nel 1945 da Huig Hofman, che vide la danza eseguita da rifugiati jugoslavi in un campo per sfollati in Belgio e la chiamò Joego («jugoslavo»). I danzatori stessi la dichiararono ebraica, non slava.\nAltri nomi e varianti # Jugo, Yougo, Joego (grafia fiamminga/olandese). Triple Hora, Hora and Variations (Triple Hora), Romanian Hora (Triple Hora): titoli discografici Folkraft (1961) della musica associata. Hineh Lo Yanum / Hiney Lo Yanum (הִנֵּה לֹא יָנוּם, «Ecco, non dorme», dal Salmo 121): nome ebraico della danza, pubblicata da Vyts Beliajus (Dance and Be Merry, 1940) - nome però condiviso da più danze, quindi da usare con cautela. Mafdil («separazione»), detta anche Falso Tumba, nella raccolta scout Tumba (1947). In Italia circola come Yugo o Jugo, talvolta presentata impropriamente come «danza dell\u0026rsquo;ex Jugoslavia» o «danza slava». Traduzione e significato # Il nome Yugo/Jugo viene dalla radice slava jug-, «sud» (da cui Jugoslavija, «terra degli Slavi del Sud»); in serbo-croato jugo è anche lo scirocco, il vento caldo del sud.\nNon descrive la danza, ma la circostanza della sua raccolta: è un\u0026rsquo;etichetta geografica data dal raccoglitore ai portatori, non un nome tradizionale ebraico. Il nome ebraico tramandato, Mafdil, significa «separazione / distinzione»; Hineh Lo Yanum è invece l\u0026rsquo;incipit del Salmo 121:4 che dà il testo alla melodia.\nLa spiegazione diffusa secondo cui il nome deriverebbe da uno spettatore che, non capendo la lingua, avrebbe chiamato la danza «jugoslava» è aneddoto / leggenda popolare, smentito dalla ricostruzione di Ron Houston (2002).\nArea geografica e provenienza # Prima attestazione documentata: campo per sfollati di Mechelen (Malines), Belgio, fine 1945, dove Huig Hofman e il gruppo fiammingo del VolkDansCentrale voor Vlaanderen (VDCV) la videro eseguire da rifugiati jugoslavi. Origine: ebraica ashkenazita dell\u0026rsquo;Europa centro-orientale (Polonia, Romania, Russia, Ucraina), secondo le dichiarazioni degli esecutori e i tratti coreutici e musicali (figura di hora, melodia aschenazita). La matrice sarebbe più ashkenazita che sefardita - benché gli ebrei jugoslavi fossero in prevalenza sefarditi: incertezza nelle fonti. Diffusione moderna: circuiti americani (Folkraft), fiamminghi (VDCV) e internazionali di folk dance; in Italia ha avuto una circolazione particolarmente vivace. Epoca e anno di riferimento # Anni \u0026lsquo;30 (ipotesi): Vyts Beliajus ipotizza un\u0026rsquo;origine della Hineh Lo Yanum intorno al 1930 o poco prima, appresa da gruppi sionisti americani. 1940: Beliajus pubblica Hineh Lo Yanum in Dance and Be Merry. 1945: la danza è annotata come Joego a Mechelen, in Belgio (Huig Hofman, con Jan Wouters). 1947: compare come Mafdil nella raccolta scout Tumba. 1953: Miriam Lidster insegna a Stockton una Hiney Lo Yanum con sottotitolo Horra Variation (disco Folkraft FK1122, 26 battute). circa 1961: il VDCV di Hofman incide la versione di 48 battute, pubblicata da Folkraft come Hora and Variations (Triple Hora): è la musica tuttora usata. 1961-1968: diffusione nei campus americani (Oglebay, Kentucky, Blue Star, Stockton); Hofman la presenta a Stockton nel 1968. In Italia: presenza documentata almeno dal 2013 (programma di Borghetto Santo Spirito) e poi in stage e serate fino agli anni Duemila-Venti. Ovviamente questo video Occasione e funzione sociale # Origine: danza comunitaria di festa e incontro della tradizione ebraica ashkenazita (famiglia della hora): il cerchio unisce, senza coppia fissa, in una gioia condivisa. Va ricordato che la forma trasmessa è passata attraverso lo sradicamento del dopoguerra, non da un villaggio. Oggi: danza ricreativa e didattica del repertorio internazionale - serate di danze popolari, balfolk, stage e festival. Funzione di socializzazione e di \u0026ldquo;danza-ponte\u0026rdquo; verso i repertori ebraico e balcanico. Non è documentata una funzione rituale o cerimoniale originaria specifica. Storia e origine # Yugo è una danza di seconda generazione (2nd generation dance): non una forma trasmessa senza interruzioni da una comunità di villaggio, ma una coreografia ricostruita, fissata su disco e diffusa attraverso scuole, manuali e festival. La sua storia è nota soprattutto grazie alla ricostruzione di Ron Houston (Folk Dance Problem Solver, 2002):\nprima della guerra, gruppi giovanili sionisti americani danzavano una hora tripartita chiamata Hineh Lo Yanum (Salmo 121), pubblicata da Vyts Beliajus nel 1940; alla fine del 1945, in un campo per sfollati a Mechelen (Belgio), il fiammingo Huig Hofman vide la danza presso rifugiati jugoslavi e l\u0026rsquo;annotò come Joego; i portatori stessi la dichiararono ebraica (testimonianza di Jan Wouters raccolta da Ricky Holden nel 2002); Miriam Lidster (Stockton 1953) e Olga Lubitsky (Folkraft 1961) ne fissarono la diffusione didattica e discografica; intorno al 1961 l\u0026rsquo;incisione VDCV di 48 battute - pubblicata come Hora and Variations (Triple Hora) e poi Romanian Hora (Triple Hora) - divenne la musica di riferimento. Da qui l\u0026rsquo;equivoco che dura da decenni: l\u0026rsquo;etichetta «jugoslava» è nata dall\u0026rsquo;identità dei portatori del 1945, non dalla provenienza della danza. La parentela con la hora ashkenazita pesa più dell\u0026rsquo;aneddotica slava; restano incerte la genealogia esatta dei passi e l\u0026rsquo;origine della melodia.\nNote etnocoreologiche # Caso esemplare di \u0026ldquo;2nd generation dance\u0026rdquo;: formato fisso calato su una specifica incisione (le 48 battute del VDCV), non una danza \u0026ldquo;generica\u0026rdquo; da eseguire su musica dal vivo. Antropologia della memoria: la vicenda di Yugo è citata dalla Society of Folk Dance Historians come esempio di quasi-perdita di memoria etnocoreologica a causa dell\u0026rsquo;Olocausto e degli spostamenti forzati. Un nome sbagliato («sud») è diventato, di fatto, un archivio riuscito. Classificazione etnica discussa: è più corretto parlare di danza di repertorio internazionale a probabile matrice ebraica che di espressione etnografica incontestata di un solo popolo. Variabilità esecutiva: le fonti segnalano differenze nella direzione delle parti A e C, nel tipo di saltello e in alcuni accenti; alcune derivano da adattamenti didattici, altre da trasmissioni autonome - in particolare in Italia. Divulgatori e gruppi di riferimento # Huig Hofman e il VolkDansCentrale voor Vlaanderen (VDCV), Belgio: primi raccoglitori e autori dell\u0026rsquo;incisione del 1961. Jan Wouters (testimone del 1945), Ricky Holden (intervista del 2002), Ron Houston (Folk Dance Problem Solver, 2002). Vyts Beliajus (Dance and Be Merry, 1940), Miriam Lidster (Stockton 1953), Olga Lubitsky (Folkraft 1961). In Italia la danza è particolarmente viva. Riferimenti documentati: Il Cerchio dell\u0026rsquo;Amicizia (Roma/Formello, video 2011); Maria Baffert in stage a Escarton Torino (2017); Juancarlos Battilani con la Banda Larga di Maurizio Diamantini (Sasso Morelli, 2026); gruppi come El Filò (Padova), Semplicemente Danzando, Gruppo Tersicore, ArciZeta (Chivasso); la scheda didattica del portale Balli Folk; il riarrangiamento del duo Aria.\nFormazione e tipologia # Danza collettiva in cerchio chiuso (o catena aperta), senza coppia fissa, rivolta al centro.\nPresa: front basket hold - braccia incrociate davanti al corpo tenendo le mani dei vicini, braccio destro sopra il sinistro. In Italia è frequente l\u0026rsquo;alternarsi di uomini e donne, ma la composizione del gruppo è libera. Tipologia: danza di cerchio a tre parti (Triple Hora), di famiglia hora; classificata come 2nd generation dance. Numero di danzatori: libero (tipicamente da 6 in su); adattabile a cerchi grandi, o a linee aperte per l\u0026rsquo;esibizione (disposizione scenica, non originaria). Struttura della danza # La versione internazionale più diffusa si articola in tre parti (A-B-C) su una musica di 48 battute (tre sezioni da 16).\nParte A: spostamento laterale con chiusura - si apre il piede destro, si chiude il sinistro, si riapre il destro alzando il sinistro piegato; poi specularmente. Direzione iniziale variabile tra le fonti. Parte B (triangolo): apertura, chiusura, punta avanti e di lato, chiusura con flessione delle ginocchia (dip), spesso sulla quarta battuta (soprattutto nelle versioni italiane). Parte C (balancé): passi avanti-indietro con saltelli e busto piegato in avanti, accompagnati in Italia da un vocalizzo collettivo («la lalalla lalla la lalla la»). Varianti documentate: nella descrizione di Hofman la Parte C viaggia in senso antiorario con passi avanti e indietro; nelle versioni italiane più diffuse viaggia in senso orario con schema leap-hop (salto + hop), più morbido per le ginocchia. Anche la Parte A può iniziare verso sinistra (variante già documentata a Oglebay, 1961).\nAvvertenza didattica: non presentare una sola successione come «forma storica autentica» - la documentazione segnala divergenze fra la descrizione di Hofman e le esecuzioni successive. Nell\u0026rsquo;insegnamento conviene dichiarare quale versione si usa.\nMetro e struttura musicale # 2/4, con introduzione di circa 4 battute e tempo moderato e regolare; la musica di riferimento è l\u0026rsquo;incisione VDCV di 48 battute, la cui struttura rispecchia le tre parti della danza. Melodia di carattere modale, tipica del repertorio ashkenazita.\nNota: Triple Hora è un titolo discografico e non implica un metro ternario. Alcune schede indicano 4/4, altre dichiarano il metro «non documentato»: vedi le discrepanze.\nStrumenti e stile musicale # Non esiste una strumentazione originaria documentata con certezza.\nIncisione di riferimento (VDCV/Folkraft, circa 1961): formazione da orchestra folk da ballo - fisarmonica come voce conduttrice della melodia, con archi e fiati e accompagnamento ritmico - di stile prossimo alla prassi klezmer e alla hora dell\u0026rsquo;Europa centro-orientale, più che alla musica sefardita o balcanica. In Italia: riarrangiamento per fisarmonica e chitarra del duo Aria. Autori e compositori # Coreografia e melodia: di tradizione orale; autore e compositore non documentati. Il testo cantato è il Salmo 121:4 (Hineh lo yanum velo yishan shomer Yisrael). Arrangiamento di riferimento (48 battute): banda del VDCV diretta da Huig Hofman (circa 1961). Codifiche didattiche: Vyts Beliajus (1940), Miriam Lidster (1953), Olga Lubitsky (1961). La coreografia oggi standardizzata è frutto di trasmissione collettiva e di adattamenti didattici, più che dell\u0026rsquo;opera di un singolo coreografo.\nAneddoti e curiosità # Un nome nato in un contesto di migrazione: l\u0026rsquo;etichetta Joego («jugoslavo») fu data nel 1945 ai portatori della danza, non alla sua origine: un malinteso diventato definitivo e, di fatto, un archivio riuscito. Tre titoli, una musica: Folkraft pubblicò la stessa incisione come Hora and Variations (Triple Hora), Romanian Hora (Triple Hora) e in un 45 giri; le istruzioni allegate, secondo Houston, «non sembrano corrispondere a nulla di ciò che si balla oggi». I video sono quasi tutti italiani: i pochi filmati ricreativi reperibili hanno in gran parte didascalie in italiano - segno di una presenza più forte in Italia che nei circuiti anglosassoni. Omonimia con l\u0026rsquo;automobile: la Yugo della Zastava, utilitaria jugoslava diventata simbolo pop; nessun legame con la danza, solo una coincidenza linguistica. Il nome in altre lingue: in spagnolo yugo significa «giogo»; in serbo-croato jugo è anche il vento caldo del sud. Presenza nei media e nella cultura di massa # Nessuna presenza rilevante nella cultura di massa: niente cinema, TV o musica pop mainstream. La visibilità di Yugo è tutta interna al movimento - manuali e dischi di danze internazionali (Folkraft), schede didattiche, corsi e video amatoriali su YouTube.\nIn Italia la danza ha una visibilità «sproporzionata» rispetto al resto del mondo: quasi tutti i filmati ricreativi diffusi online provengono da gruppi italiani.\nDifficoltà e adattamenti # Difficoltà facile-media (medio-bassa): i passi non sono tecnicamente proibitivi, ma richiedono la memoria delle tre sezioni, la coordinazione del cerchio e attenzione alla presa a cesto.\nAdatta a gruppi misti e a laboratori introduttivi: ottima «danza-ponte» verso il repertorio ebraico e balcanico. Adattamenti italiani diffusi: sostituzione dei saltelli della Parte C con due passi per piede (pattern salto-appoggio), più morbido per le ginocchia; varianti di direzione della Parte A e della Parte C; vocalizzo mnemonico collettivo. Gli adattamenti (apertura del cerchio, disposizione in file per la scena) vanno dichiarati come scelte didattiche o coreografiche, non come forma tradizionale. Nei corsi italiani è utile chiarire che la classificazione etnica della danza resta discussa: trasmettere l\u0026rsquo;incertezza storica è parte dell\u0026rsquo;insegnamento, non un suo limite.\nNote di ricerca e fonti # Fonte di riferimento e conflitto principale: le fonti sui libri - di norma la più affidabili - descrivono la danza come «Yugo Kolo», danza in cerchio degli Slavi del Sud (Serbia, Bosnia, Croazia), inserita nei manuali del folk dance internazionale (Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., sezione Yugoslavian Folk Dancing di Dick Oakes); alcune fonti sul web seguono la stessa lettura.\nLa ricerca storica specializzata - Ron Houston, Folk Dance Problem Solver (2002), ripresa dalla Society of Folk Dance Historians e da Folkdance Footnotes - dimostra però che l\u0026rsquo;etichetta «jugoslava» è essa stessa l\u0026rsquo;errore maturato nel 1945: i danzatori che mostrarono la danza in Belgio la dichiararono ebraica. La classificazione sotto la voce «Jugoslavia» nei manuali è quindi il riflesso documentato di quell\u0026rsquo;equivoco, non una prova di origine slava. Questa scheda adotta perciò come tesi principale quella ebraico-ashkenazita / danza di seconda generazione, sostenuta dalle fonti storiche e dalle ricerche specializzate, e segnala qui la discrepanza con la lettura libraria.\nAltre tesi minoritarie riscontrate:\nUna fonte sostiene che sia un kolo sloveno/serbo-croato più l\u0026rsquo;equivoco documentato; e che la Yugo insegnata oggi in Italia non sia la Hineh Lo Yanum ma un «kolo semplificato» che ne ha ereditato l\u0026rsquo;etichetta. Un\u0026rsquo;altra fonte sostiene la danza bulgaro-macedone in 2/4 con braccia ad angolo, etimologia da jǫgъlъ («angolo»), ensemble Pirin e Tanec: tesi isolata e non verificabile. Situazione italiana: Yugo è una presenza viva e riconosciuta nei circuiti folk italiani (gruppi scout, parrocchiali, danze israeliane, balfolk e danze internazionali) - quasi tutti i video ricreativi noti vengono dall\u0026rsquo;Italia, con varianti locali codificate (dip nella parte B, leap-hop e direzione oraria nella parte C).\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 003 003 Gruppo Turibio Baruzzi e La Cicala alla Tozzona - Imola 1992 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] YUGOSLAVIA(ex): Yugo - Il Cerchio dell\u0026rsquo;Amicizia, Formello 2011 (esecuzione di riferimento) Esecuzione italiana nel repertorio delle danze popolari internazionali: riferimento video più citato dalle schede. [2] Yugo (danza ebraica) - esecuzione di riferimento Esecuzione musicale e dimostrazione dei passi della danza, con la struttura in tre parti. [3] Esecuzione di Yugo / Triple Hora Video utile per osservare la struttura in tre parti e il pattern leap-hop della parte C. [4] JC Battilani - Yugo a Sasso Morelli, serata di ripasso danze internazionali (2026) Esecuzione italiana recente nel circuito balfolk/danze internazionali (violini di Marco Brancalion, gruppo Banda Larga). [5] Yugo - Piergiorgio Graglia, musica per ballo folk Arrangiamento musicale contemporaneo utilizzabile per l\u0026rsquo;esecuzione della danza nei contesti balfolk. [6] Slovénie. Danse Yougo - esecuzione in costume Esecuzione didattica in costume e musica della forma catalogata come slovena: utile per confrontare la lettura \u0026lsquo;jugoslava\u0026rsquo; con quella ebraica. [7] Yugo, Jugo, Triple Hora – Folkdance Footnotes (ricostruzione di Ron Houston) Fonte principale: storia del nome, trasmissione del 1945, registrazione Folkraft e varianti coreografiche. [8] Jugo / Yugo / Joego (Belgium, Jewish, South Slavic) – Folk Dance Musings Analisi delle varianti coreografiche e della confusione etimologica legata al nome, con la versione italiana. [9] Society of Folk Dance Historians – The Holocaust as it influenced folk dance (caso Yugo / Hineh Lo Yanum) Documentazione sul caso di Yugo come esempio di perdita e recupero di memoria etnocoreologica. [10] Yugo – scheda didattica di Balli Folk Descrizione italiana della struttura, della presa a cesto e delle tre parti coreutiche. [11] International Folk Dances – Patrick J. Kidd Repertorio internazionale con riferimenti alla Yugo e collegamenti a video e materiali didattici. [12] «Bala in riva a u ma»: domenica doppio appuntamento – Liguria Notizie (14 dicembre 2013) Programma che attesta la presenza della Yugo in uno stage di danze internazionali a Borghetto Santo Spirito (Liguria). [13] Escarton Torino – stage di danze internazionali con Maria Baffert: «YUGO Ex Jugoslavia» Attestazione della diffusione e della didattica della Yugo in Italia nel circuito balfolk torinese. [14] Ron Houston, The Folk Dance Problem Solver, 2002 (sintesi in Folkdance Footnotes). Ricostruzione storica documentaria su Huig Hofman, il 1945, il nome e la trasmissione della danza. [15] Vyts Beliajus, Dance and Be Merry, 1940 Testo storico che documenta la Hineh Lo Yanum appresa dai gruppi sionisti americani: possibile antecedente della Yugo. [16] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981/2000 (sezione Yugoslavian Folk Dancing di Dick Oakes, pp. 309-319). Manuale che cataloga la danza sotto la voce jugoslava - testimonianza storica dell\u0026rsquo;equivoco di classificazione. [17] Dick Oakes, Yugoslavian Dance Guide \u0026amp; Archive (Phantom Ranch Folk Dance Database) Archivio del repertorio jugoslavo nel folk dance internazionale, con la scheda della danza. [18] Zdravko Ranisavljević \u0026amp; Miloš Rašić, Serbian Kolo and Politics, ICTM Ethnochoreology Study Group Proceedings, 2018 (pp. 69-70) Inquadramento storico-antropologico del kolo serbo e dei suoi usi politici e identitari. [19] Elsie Ivancich Dunin, Dance Research in Yugoslavia, Yearbook of the International Folk Music Council Riferimento accademico sulla ricerca etnocoreologica balcanica e sulle problematiche di nomenclatura delle danze a cerchio. [20] UNESCO Intangible Cultural Heritage – Kolo, traditional folk dance (Serbia, 2017) Scheda UNESCO sul kolo come patrimonio immateriale: inquadramento tipologico della famiglia di danze a cui la Yugo è stata associata. ","date":"12 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/yugo/","section":"Danze","summary":"Danza in cerchio a tre parti di probabile origine ebraica ashkenazita (Triple Hora), erroneamente associata alla Jugoslavia, molto viva nei circuiti folk italiani.","title":"Yugo (Jugo) - Danza in Cerchio del Folk Internazionale","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 003\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 28:06 Fairfield Fancy è una contra dance statunitense «d\u0026rsquo;autore»: una coreografia firmata, databile e situabile, che in settant\u0026rsquo;anni è entrata di diritto nel repertorio vivo del ballo di comunità.\nLa ideò intorno al 1954 Dick Forscher, caller del Connecticut, per il suo gruppo di danza di Fairfield; da lì è passata nei manuali e nei dischi del movimento folk anglo-americano e, grazie a Ralph Page e Rickey Holden, è arrivata in Europa e in Giappone.\nNella nostra pratica la incontriamo come una contra «impropria» in doppia fila, dal passo semplice e dalla progressione automatica: a ogni giro di trentadue battute si cambia coppia. Raccontarla significa anche rendere omaggio alla catena di caller, musicisti, insegnanti e archivi che l\u0026rsquo;ha tenuta viva fino a oggi e pronta per chi vorrà farla domani.\nScheda sintetica # Nome proprio # Fairfield Fancy. È il titolo della contra dance coreografata da Dick Forscher per il suo gruppo di danza di Fairfield, nel Connecticut (USA). Da non confondere con l\u0026rsquo;omonima melodia catalogata nei repertori musicali, né con la più antica Portland Fancy (1826), di cui il nome riecheggia solo l\u0026rsquo;assonanza. Altri nomi e varianti # Fairfield Fancy Contra: denominazione descrittiva usata nella documentazione storica. «ZC Fairfield Fancy » negli indici di contra dance; nota anche una variante «{Glen Nickerson}». Adattamento in formazione a cerchio documentato nel Maine con il nomignolo «Fan the Band». In area germanofona presentata come «Lustiger Kirchweihtanz» o «Lustiger Kirchtagstanz» (adattamento non letterale, per radicare la danza nel contesto locale). In Italia si mantiene il titolo originale inglese, senza traduzione stabilizzata. Traduzione e significato # «La fantasia (o il capriccio) di Fairfield». Fairfield è il toponimo della località del Connecticut per cui la danza fu ideata; «fancy», nei titoli di danze anglo-americane, indica una trovata coreografica brillante, un pezzo d\u0026rsquo;invenzione - non una generica eleganza aristocratica. Il nome è dunque un omaggio locale, non il riferimento a una pratica antica. Area geografica e provenienza # Stati Uniti d\u0026rsquo;America, Fairfield, Connecticut (New England). La danza nasce nell\u0026rsquo;ambiente delle contra dance e delle community dances americane del secondo dopoguerra, eredi delle longways country dance britanniche. Diffusione internazionale (Europa e Giappone) grazie ai tour di Ralph Page e Rickey Holden e alle pubblicazioni dell\u0026rsquo;EFDSS. In Italia la presenza è di nicchia, legata ai circuiti di English Country Dance e contra (non al balfolk). Epoca e anno di riferimento # Circa 1954: Ralph Page, in The Country Dancer (vol. 14, primavera 1959), scrive che la danza fu ideata «about five years ago». Prima pubblicazione: 1959; inserimento nel Community Dances Manual 6 (EFDSS, 1964); registrazioni Folkcraft (anni Cinquanta). La data esatta di composizione non è altrimenti documentata (le testimonianze oscillano tra 1953 e 1955). Occasione e funzione sociale # Danza sociale ricreativa per serate di contra dance, community dances, festival folk, campi didattici (Stockton, Pinewoods) e corsi. La funzione è inclusiva e di socializzazione: la progressione automatica fa incontrare ogni coppia con tutte le altre della fila, senza bisogno di un comando esplicito del caller. Non è legata a riti stagionali o calendiali. Storia e origine # È una creazione d\u0026rsquo;autore: Dick Forscher, caller del Connecticut, la ideò intorno al 1954 per il suo Fairfield Dance Group. Ralph Page ne raccontò la storia nel 1959 (The Country Dancer) e, con Rickey Holden, la portò in Europa e in Giappone. Pubblicata dall\u0026rsquo;EFDSS nel Community Dances Manual 6 e incisa da Folkcraft, è entrata nel repertorio internazionale come una delle contra dance standard del revival. Il titolo si rifà alla più antica Portland Fancy (Londra, 1826) solo per richiamo onomastico, senza una filiazione documentata. Note etnocoreologiche # È una contra dance moderna «d\u0026rsquo;autore» che entra nei meccanismi della trasmissione tradizionale - manuali, dischi, corsi per caller - diventando patrimonio collettivo: un esempio di danza americana del Novecento con autore identificabile, non anonima né di tradizione orale antica. Elementi caratterizzanti: longways improper, progressione automatica, relazione continua fra coppia, coppia vicina e linea di danza. Il caso è notevole per la «trasmissione transatlantica inversa»: creata negli USA, fu adottata con entusiasmo dal movimento folk inglese al punto che per decenni i ballerini britannici la considerarono uno dei «vecchi contras» di casa propria. Divulgatori e gruppi di riferimento # Autore: Dick Forscher (Fairfield Dance Group, Connecticut). Divulgatori storici: Ralph Page, Rickey Holden, Bob Brundage (caller della registrazione Folkcraft). Istituzioni e archivi: Country Dance and Song Society (CDSS), English Folk Dance and Song Society (EFDSS, Community Dances Manual), The Caller\u0026rsquo;s Box, Cambridge Folk, Dancilla, Ceilidh Network, Stockton Folk Dance Camp. In Italia: insegnanti e caller di English Country Dance e contra; è documentata l\u0026rsquo;esecuzione del gruppo Terra di Danza (Emilia-Romagna). Nessun gruppo stabile dedicato. Formazione e tipologia # Contra dance americana in formazione «duple minor improper»: due lunghe file contrapposte (uomini e donne una di fronte all\u0026rsquo;altra), coppie numerate 1-2-1-2 lungo la linea e coppie attive incrociate; progressione singola per ogni giro di 32 battute (a ogni ripetizione si incontra una nuova coppia). Sono documentate anche varianti in formazione «proper» e l\u0026rsquo;adattamento in cerchio siciliano (Sicilian Circle). Struttura della danza # Versione canonica (da The Country Dancer 1959 e Community Dances Manual 6), 32 battute:\nA1 (8 battute): dos-à-dos con il vicino di coppia (il «corner»); dos-à-dos con il partner. A2 (8 battute): cerchio a sinistra e cerchio a destra a quattro; le coppie 2 si separano formando una linea di quattro rivolta verso il fondo della sala. B1 (8 battute): la linea di quattro scende al centro; le coppie 1 formano l\u0026rsquo;arco e le coppie 2 passano sotto l\u0026rsquo;arco, camminando all\u0026rsquo;avanti mentre le coppie 2 indietreggiano. La progressione avviene così automaticamente. B2 (8 battute): ladies chain (catena delle dame) con la nuova coppia incontrata, su e giù lungo la linea; si è pronti a ricominciare con il dos-à-dos. Variante avanzata: in A2 il cerchio è sostituito da un «hey for four». Metro e struttura musicale # 32 battute, struttura musicale AABB (2×16 o 4×8 battute), con fraseggio regolare che sostiene le figure. Eseguita indifferentemente su reel (2/4 o cut-time, circa 110-120 BPM) o su jig (6/8); nel Community Dances Manual 6 è catalogata come «Longways (7 x 32 Bars)». La melodia storicamente associata ai dischi Folkcraft è «Paddy on the Turnpike», ma non esiste una melodia obbligatoria: il syllabus UNH cita anche «You Married My Daughter, But Yet You Didn\u0026rsquo;t», e va distinta l\u0026rsquo;omonima melodia «Fairfield Fancy» (2/4, La minore) catalogata da Folk Tune Finder. Strumenti e stile musicale # Organico tipico del New England contra e delle ceilidh band: fiddle in primo piano, pianoforte, chitarra, banjo tenore, talvolta flauto, concertina o fisarmonica; le incisioni Folkcraft usavano una piccola string band con fiddle e piano. Stile ritmico e «quadrato» (fraseggio senza rubato) con buon «drive», pensato per sostenere le figure e la chiamata del caller. Il caller pronuncia o canta le indicazioni delle figure, riducibili od omesse con gruppi esperti. Autori e compositori # Coreografia: Dick Forscher (circa 1954). Musica: nessun compositore originale documentato - la danza si adatta a melodie di 32 battute; «Paddy on the Turnpike» è un reel tradizionale irlandese-americano di autore anonimo. Bob Brundage è il caller della registrazione Folkcraft F-1259, non l\u0026rsquo;autore della danza. Aneddoti e curiosità # Page annotò che la danza divenne in pochi anni una delle contra preferite; la usò come brano d\u0026rsquo;apertura nei workshop tenuti con Rickey Holden in Europa e in Giappone, proprio perché la progressione automatica la rendeva insegnabile anche a chi non parlava inglese. Nelle direzioni originali del 1959 l\u0026rsquo;annotazione «ends turn in and duck under» è stampata con errori di ciclostile, dettaglio che ha generato piccole varianti interpretative. La Folkcraft la pubblicò sia con la chiamata di Bob Brundage sia in versione solo strumentale: pratica rara, segno del suo uso didattico nelle scuole. Il nome omaggia la Portland Fancy (Londra 1826) solo per assonanza, senza filiazione diretta. Nel Maine l\u0026rsquo;adattamento in cerchio siciliano fu soprannominato scherzosamente «Fan the Band»: girando in cerchio attorno ai musicisti, i ballerini muovevano loro aria nelle calde serate estive. Presenza nei media e nella cultura di massa # Nessuna presenza nel cinema commerciale o nella TV generalista. Circola attraverso manuali per caller, registrazioni (Folkcraft F-1259; disco didattico EFDSS ED 107; The Hoghton Band, «Fairfield Fancy: 5 X 32 Jig»), archivi specializzati (CDSS, The Caller\u0026rsquo;s Box, Cambridge Folk, Dancilla, Ceilidh Network) e video didattici. In Italia compare in video e corsi di danze anglo-americane (es. Terra di Danza); resta fuori dai media generalisti. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà bassa-media (principiante evoluto / intermedio). Le figure sono standard del contra (dos-à-dos, cerchi, linea di quattro, arco, ladies chain); la difficoltà consiste nel gestire la linea di quattro, l\u0026rsquo;orientamento e la progressione automatica nel giusto timing. Adattamenti documentati: formazione «proper» per la didattica, sostituzione del cerchio con «hey for four» per gruppi avanzati, versione in cerchio siciliano per gruppi piccoli o spazi circolari. Spesso presentata con chiamata semplificata. Non richiede costumi o calzature particolari. Note di ricerca e fonti # Ricostruzione elaborata incrociando le fonti primarie sulla contra dance anglo-americana. Base principale: l\u0026rsquo;articolo di Ralph Page «Fairfield Fancy Contra», in The Country Dancer, vol. 14, primavera 1959 (Country Dance Society of America), che attribuisce la coreografia a Dick Forscher, la colloca circa cinque anni prima e ne documenta la diffusione internazionale; il Community Dances Manual 6 (EFDSS, a cura di Douglas Kennedy, 1964); le schede di The Caller\u0026rsquo;s Box (danza n. 4649: «Duple Minor - Improper, Progression: Single», attribuita a Forscher, con apparizioni nei syllabus Stockton 1957-1959 e nel 2007 RPDLW), Cambridge Folk e Dancilla; le registrazioni Folkcraft (F-1259 con Bob Brundage) e il syllabus della University of New Hampshire. I collegamenti web validati confermano nome, autore, formazione improper e pubblicazione in CDM 6.\nDiscrepanze e punti aperti:\nNatura della danza: la tesi più accreditata e documentata - adottata qui - è che Fairfield Fancy sia una contra dance moderna composta da Dick Forscher intorno al 1954. Alcune fonti la descrivono invece come contra dance tradizionale ottocentesca del New England, come English Country Dance generica o, in letture minoritarie e non confermate dalle fonti primarie, come danza North-West morris di Fairfield (Buxton, Derbyshire) o come country dance del Somerset raccolta da Cecil Sharp con melodia attribuita a Purcell. Queste ultime appaiono frutto di omonimie e confusioni. Datazione: «circa 1954» (Page: «about five years ago», 1959); le testimonianze oscillano tra 1953 e 1955. Nessun manoscritto originale datato. Formazione: duple minor improper (maggioranza e fonti primarie) vs «proper» in alcune edizioni; è attestato anche l\u0026rsquo;adattamento in cerchio siciliano («Fan the Band», Maine). Musica: non esiste una melodia obbligatoria. «Paddy on the Turnpike» (Folkcraft) e «You Married My Daughter, But Yet You Didn\u0026rsquo;t» (syllabus UNH) sono le più citate; va distinta l\u0026rsquo;omonima melodia «Fairfield Fancy» (2/4, La minore) dei cataloghi. Adattamenti europei: sono documentate versioni «naturalizzate» in area germanofona («Lustiger Kirchweihtanz») e in cerchio (Kreis). Diffusione in Italia: documentata come pratica di nicchia (video Terra di Danza, corsi ECD/contra), non come tradizione locale autonoma; assente dal repertorio balfolk. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 003 003 Gruppo Turibio Baruzzi e La Cicala alla Tozzona - Imola 1992 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Fairfield Fancy - Terra di Danza (esecuzione della contra dance) Esecuzione video di riferimento della contra dance, proposta nei corsi di Terra di Danza (Emilia-Romagna): documenta anche la presenza italiana del repertorio. [2] Ralph Page, \u0026lsquo;Fairfield Fancy Contra\u0026rsquo;, The Country Dancer, vol. 14, primavera 1959 (CDSS) Fonte primaria: attribuzione a Dick Forscher, cronologia, figure e diffusione internazionale della danza. [3] Fairfield Fancy - Cambridge Folk (figures and CDM 6) Descrizione coreografica della versione improper (A1-A2-B1-B2), con nota di pubblicazione nel Community Dances Manual 6. [4] Fairfield Fancy - The Caller\u0026rsquo;s Box (dance n. 4649, by Dick Forscher) Database specializzato di contra dance: formazione Duple Minor - Improper, progressione singola, apparizioni nei syllabus Stockton e Legacy. [5] Fairfield Fancy - Dancilla Wiki Scheda europea (in tedesco) con varianti di formazione, struttura musicale, datazione e diffusione. [6] Folkraft F-1259 - Fairfield Fancy (Bob Brundage calling) - Internet Archive Incisione storica su 78 giri con la chiamata di Bob Brundage: documento della prima circolazione della danza. [7] Fairfield Fancy: 5 X 32 Jig - The Hoghton Band Esecuzione musicale moderna (jig) della danza nel repertorio ceilidh britannico. [8] Community Dances Manual - recordings and track listings - Cambridge Folk Contesto editoriale EFDSS (Community Dances Manual 6) e dischi didattici in cui la danza è inclusa. ","date":"11 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/fairfield-fancy/","section":"Danze","summary":"Contra dance americana in formazione duple improper creata da Dick Forscher nel 1954 a Fairfield (Connecticut) e diffusa in Europa da Ralph Page e Rickey Holden.","title":"Fairfield Fancy - Contra Dance Americana di Dick Forscher","type":"danze"},{"content":" Il Video dell\u0026rsquo;Archivio # Serata di danza collettiva del Gruppo Turibio Baruzzi al Laboratorio La Cicala di Monterenzio (Bologna), condotta da Cesare Malservisi e Francesca Ciampi: danze internazionali (Stati Uniti, Grecia, Israele, Austria) e della tradizione emiliano-romagnola (Morettina, Tresca, Monferrina-Vitadora, Giga Emiliana, Saltarello Romagnolo, Quadriglia). Indice delle Danze e Timestamp # Danze Registrate 16 tracce Registrato a Castel S.Pietro Terme (Bologna) (30 Marzo 2000) Caricato su YouTube Juancarlos · 1 ottobre 2026 Qui sotto trovi le danze nell\u0026#39;ordine in cui sono state registrate. Il titolo apre la scheda della danza, il timestamp porta il video al punto giusto. Quando una danza compare due volte, di solito la prima è la spiegazione e la seconda l\u0026#39;\u0026#39;esecuzione. N° Danza / Momento Timestamp Provenienza 01 Dos-a-dos Mixer (danza) 00:13 Stati Uniti 02 Trata Megaron (danza) 03:55 Grecia \u0026gt; Attica \u0026gt; Megara 03 Solomon Levi (intro) 06:37 Stati Uniti 03 Solomon Levi (danza) 07:28 Stati Uniti 04 Sulam Ya\u0026#39;akov (danza) 09:44 Israele 04 Sulam Ya\u0026#39;akov (ripetizione) 12:19 Israele 05 Yedid Nefesh (danza) 15:02 Israele 05 Yedid Nefesh (ripetizione) 18:13 Israele 06 Aston Polka (danza) 21:18 Stati Uniti 06 Aston Polka (ripetizione) 23:34 Stati Uniti 07 The Lucky Seven (danza) 25:44 Stati Uniti \u0026gt; Appalachia 07 The Lucky Seven (ripetizione) 26:26 Stati Uniti \u0026gt; Appalachia 08 Dancing in the Street (danza) 28:32 Belgio \u0026gt; Fiandre 08 Dancing in the Street (ripetizione) 30:38 Belgio \u0026gt; Fiandre 09 Grand Square (danza) 32:48 Stati Uniti 09 Grand Square (ripetizione) 35:18 Stati Uniti 10 Morettina \u0026#43; Tresca (danza) 38:10 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna \u0026gt; Bologna 10 Tresca (danza) 40:19 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 11 La Vitadora (danza) 40:57 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna \u0026gt; Bologna 12 Giga Emiliana \u0026#43; Tresca (danza) 44:35 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 12 Tresca (danza) 47:05 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 13 Saltarello Romagnolo \u0026#43; Tresca (danza) 47:44 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 13 Tresca (danza) 50:14 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 14 Cesare Malservisi Canta in Dialetto Bolognese (esibizione) 50:45 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna \u0026gt; Bologna 15 Jägermarsch (danza) 58:06 Austria 16 La Quadriglia (danza) 1:03:35 Italia 01. Dos-a-dos Mixer (danza) 00:13 Stati Uniti 02. Trata Megaron (danza) 03:55 Grecia \u0026gt; Attica \u0026gt; Megara 03. Solomon Levi (intro) 06:37 Stati Uniti 03. Solomon Levi (danza) 07:28 Stati Uniti 04. Sulam Ya\u0026#39;akov (danza) 09:44 Israele 04. Sulam Ya\u0026#39;akov (ripetizione) 12:19 Israele 05. Yedid Nefesh (danza) 15:02 Israele 05. Yedid Nefesh (ripetizione) 18:13 Israele 06. Aston Polka (danza) 21:18 Stati Uniti 06. Aston Polka (ripetizione) 23:34 Stati Uniti 07. The Lucky Seven (danza) 25:44 Stati Uniti \u0026gt; Appalachia 07. The Lucky Seven (ripetizione) 26:26 Stati Uniti \u0026gt; Appalachia 08. Dancing in the Street (danza) 28:32 Belgio \u0026gt; Fiandre 08. Dancing in the Street (ripetizione) 30:38 Belgio \u0026gt; Fiandre 09. Grand Square (danza) 32:48 Stati Uniti 09. Grand Square (ripetizione) 35:18 Stati Uniti 10. Morettina \u0026#43; Tresca (danza) 38:10 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna \u0026gt; Bologna 10. Tresca (danza) 40:19 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 11. La Vitadora (danza) 40:57 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna \u0026gt; Bologna 12. Giga Emiliana \u0026#43; Tresca (danza) 44:35 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 12. Tresca (danza) 47:05 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 13. Saltarello Romagnolo \u0026#43; Tresca (danza) 47:44 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 13. Tresca (danza) 50:14 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 14. Cesare Malservisi Canta in Dialetto Bolognese (esibizione) 50:45 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna \u0026gt; Bologna 15. Jägermarsch (danza) 58:06 Austria 16. La Quadriglia (danza) 1:03:35 Italia Appendice 01. Intro da Siriano 00:04 02. Cover da Siriano 1:11:08 03. Playlist da Siriano 1:11:12 Note dell\u0026rsquo;Archivio # nessuna Osservazioni # nessuna ","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/video/dvd-002/","section":"Video","summary":"Serata di danze internazionali ed emiliano-romagnole con Cesare e Francesca al Laboratorio La Cicala di Monterenzio (Bologna).","title":"002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990","type":"video"},{"content":"","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/appennino-bolognese/","section":"Tags","summary":"","title":"Appennino Bolognese","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 002\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Esecuzione danza · 21:18 ripetizione · 23:34 L\u0026rsquo;Aston Polka - che nei repertori americani circola come Aston Polka Contra - è una contra dance del Novecento che porta nella fila di coppie il gesto più riconoscibile della polka: il passo «tacco e punta» (heel-and-toe).\nNon è una danza di tradizione orale antica, ma una composizione coreografica moderna, nata nel crogiolo del revival della contra dance statunitense: lì le figure tramandate da secoli (catene, mulini, promenade) vengono ricomposte in sequenze nuove, semplici e gioiose. Per chi insegna è un piccolo classico, spesso scelto come primo gradino per avvicinare i principianti al ballo di comunità.\nIl suo nome nasconde però una controversia - la paternità è contesa tra John Findlay e Herbie Gaudreau - e un\u0026rsquo;ambiguità: «Aston Polka» è anche il titolo di una polka di comunità inglese e richiama per assonanza danze del repertorio Morris.\nIn Italia resta quasi sconosciuta, fuori dai circuiti specialistici della contra dance. Per questo amiamo raccontarla qui, tramandata da Cesare Malservisi e Francesca Ciampi nei laboratori a cavallo fra Bologna e Imola; e documentata da Siriano Tondini.\nScheda sintetica # Nome proprio # Aston Polka. Nei repertori contra statunitensi è registrata più spesso come Aston Polka Contra (The Caller\u0026rsquo;s Box, id. 11074); la forma abbreviata «Aston Polka» è la più diffusa nella divulgazione. È una coreografia identificabile, non un semplice brano in ritmo di polka: non va confusa con la polka di coppia europea. Altri nomi e varianti # Aston Polka Contra: denominazione completa nei database di contra dance. Ashton Polka: variante ortografica attestata in pubblicazioni americane degli anni \u0026lsquo;90–2000; non è accertato che sia una coreografia distinta. Sicilian circle version: variante in grande cerchio di quartine di coppie, utile per serate con molti principianti. Danze imparentate per struttura e genealogia: Away We Go di Herbie Gaudreau, Callison Hall Jig, Grapevine Contra. In Italia non risultano nomi alternativi attestati. Traduzione e significato # «Polka di Aston». Polka deriva dal ceco půlka («mezzo passo») e indica qui il metro e il passo heel-and-toe, non la danza di coppia boema. Aston è un toponimo inglese assai diffuso (antico inglese ēast-tūn, «insediamento a est»): la scelta del titolo è probabilmente un omaggio a un luogo o a una persona, ma l\u0026rsquo;origine precisa non è documentata. Area geografica e provenienza # Origine della coreografia: Stati Uniti, circuito della contra dance del New England e del Midwest, nel solco del revival folk americano del secondo Novecento. Radice del passo: il heel-and-toe proviene dall\u0026rsquo;Inghilterra orientale (East Anglia, Norfolk), dove la Heel and Toe Polka è documentata come old local dance dal 1900-1945. Italia: non sono documentate pratiche stabili; la danza è rara o assente nei circuiti balfolk e di danza popolare italiani. Epoca e anno di riferimento # 1962: prima pubblicazione documentata (Sets in Order, ottobre 1962, p. 63, a cura di Don Armstrong, attribuita a John Findlay). Fine anni \u0026lsquo;50: presumibile ideazione della coreografia. Alcune fonti collocano la presentazione ufficiale nel 1979 (San Francisco Dance Convention / Stockton Folk Dance Camp): datazione discordante, vedi Note di ricerca e fonti. Occasione e funzione sociale # Danza sociale e comunitaria, pensata per serate di contra dance e barn dance, festival folk, campi e laboratori didattici. La funzione non è rituale né stagionale, ma aggregativa: la progressione lungo la fila fa incontrare nuove coppie a ogni ripetizione. È spesso scelta come ballo di apertura o danza introduttiva per principianti, perché introduce con gradualità il vocabolario base (catene, mulini, allemande, stelle). Storia e origine # Nasce nel revival della contra dance statunitense, dove i coreografi contemporanei ricompongono figure tradizionali in sequenze nuove, innestando il passo heel-and-toe (di matrice inglese) nella struttura longways.\nFu pubblicata nell\u0026rsquo;ottobre 1962 da Don Armstrong su Sets in Order, attribuita a John Findlay; resta però aperta la rivendicazione di paternità a favore di Herbie Gaudreau (Bill Lichtman, American Dance Circle, marzo 1991, con la testimonianza di Bill Johnston). Lo stile — l\u0026rsquo;uso dell\u0026rsquo;heel-and-toe dentro una contra — è tipico di Gaudreau, e la somiglianza con Away We Go (1959) suggerisce una possibile rielaborazione «folk-processed».\nNote etnocoreologiche # Caso esemplare di coreografia sociale relativamente recente, in cui la trasmissione non dipende da una tradizione orale antica. Classificata come duple minor improper a progressione singola: ogni ripetizione porta le coppie a incontrare nuovi vicini.\nL\u0026rsquo;elemento distintivo è il gesto citazionista del heel-and-toe: non riproduce la polka di coppia centro-europea, ma ne trasferisce un segno motorio e ritmico in una danza di linea. L\u0026rsquo;innovazione sta nella drammaturgia: un momento di marcatura individuale (heel-and-toe) che si risolve in figura collettiva (march, allemande, ladies chain, star).\nDivulgatori e gruppi di riferimento # John Findlay: autore indicato nella pubblicazione del 1962. Herbie Gaudreau: autore rivendicato da più fonti; pioniere dell\u0026rsquo;inserimento dell\u0026rsquo;heel-and-toe nella contra. Don Armstrong: divulgatore bibliografico (Sets in Order), autore del Caller/Teacher Manual for Contras. Bill Lichtman (American Dance Circle, 1991) e la Lloyd Shaw Foundation (dischi LS 187/188). Calvin Campbell e i Colorado Dancers: documentazione didattica (Dancing for Busy People) e video. Italia: nessun gruppo stabile documentato; eccetto Cesare e Francesca come testimoniato da questa collezione. la danza resta fuori dai repertori balfolk. Formazione e tipologia # Tipologia: contra dance americana in linee contrapposte. Formazione longways duple minor improper / alternate duple: coppie disposte in due file, in posizione «improper» (posizioni invertite rispetto alla convenzione storica). Progressione singola. Variante in Sicilian Circle (grande cerchio di coppie affrontate) per feste con molti principianti. Numero ideale: almeno 6-8 coppie per percepire la progressione. Struttura della danza # Sequenza in quattro frasi da 8 battute (A1-A2-B1-B2), per un ciclo di 32 battute:\nA1: con il partner, Heel and Toe (out and in); poi Heel and Toe out, Heel and Toe, «just Ladies In». A2: tutti marciano per 6 passi e girano da soli; poi Allemande Left con il partner. B1: Ladies Chain (le donne si scambiano di posto tenendosi per la mano destra) e ritorno (Chain Back). B2: Left-hand Star e Star Right, chiudendo in posizione butterfly di fronte al nuovo corner. La progressione avviene al termine del ciclo, ricomponendo la fila con i nuovi vicini. Le descrizioni dei caller variano in alcuni dettagli: fare riferimento alla versione effettivamente insegnata. Metro e struttura musicale # Metro binario, 2/4 (o 4/4) a tempo di polka/reel. Struttura AABB in frasi regolari di 8 battute (32 battute per ciclo, ripetute). Tempo vivace ma controllato (indicativamente 120–128 bpm), con accento sul levare per sostenere il march. Strumenti e stile musicale # Complessi acustici della contra dance: fiddle, banjo, chitarra, mandolino, pianoforte, contrabbasso, talvolta fisarmonica o flauto. Stile old-time / reel anglo-americano, energico e danzabile. Sul disco di riferimento (Lloyd Shaw 187) l\u0026rsquo;esecuzione è una dance band con fiati swing, fedele all\u0026rsquo;arrangiamento del 1925 di Sweet Georgia Brown. Autori e compositori # Coreografia (attribuzione controversa, «incertezza nelle fonti»): John Findlay, indicato da Don Armstrong nel 1962; oppure Herbie Gaudreau, sostenuto da Bill Lichtman (1991). Contralab segnala la possibile derivazione da Away We Go (Gaudreau, 1959). Musica: la registrazione più citata è Sweet Georgia Brown, jazz standard di Ben Bernie, Maceo Pinkard e Kenneth Casey (1925), usata nella versione Lloyd Shaw 187; altre esecuzioni usano brani come Hey Li Lee Li Lee o Oyster Shucker\u0026rsquo;s Jig. Non risulta un compositore unico legato in modo stabile alla danza. Aneddoti e curiosità # La piccola controversia bibliografica sulla paternità è tipica del «folk-process» delle contra dance, dove le danze circolano, vengono modificate e ripresentate da diversi caller. Don Armstrong la definì «an excellent place to start» per chi si avvicina alla contra dance: da qui la sua fama di danza didattica per eccellenza. Fu ballata al 31° National Square Dance Convention (Detroit, 1982). Sweet Georgia Brown, il brano più usato, è celeberrimo dal 1952 come sigla degli Harlem Globetrotters: un tema di cultura di massa prestato al circuito folk. Sweet Giorgia Brown fu registrato anche da Django Reinhardt sei volte fra il 1937 e il 1950. Le ultime due registrazioni - nel 1949 e 1950 - furono effettuate a Roma, con musicisti italiani. La prima versione registrata il 28 aprile 1937 a Parigi, rappresentò un memorabile incontro tra i grandi solisti americani presenti in città e la scena jazz francese. Django suonò con Coleman Hawkins, Benny Carter, Alix Combelle, André Ekyan, Stéphane Grappelli, Eugène d\u0026rsquo;Hellemmes e Tommy Benford. Presenza nei media e nella cultura di massa # Nessuna presenza significativa della danza nel cinema, nella TV o nella cultura popolare. La sua circolazione resta legata a riviste e manuali specialistici (Sets in Order, American Dance Circle, Caller/Teacher Manual for Contras, Dancing for Busy People) e ad archivi digitali di contra dance. Diverso il discorso per la musica: Sweet Georgia Brown è diffusissima (film, cartoni, sport). Difficoltà e adattamenti # Difficoltà: facile/media. La struttura è chiara e le figure appartengono al vocabolario base, ma il passo heel-and-toe richiede coordinazione, controllo dell\u0026rsquo;asse e memoria speculare. Adattamenti: nelle serate introduttive il heel-and-toe si sostituisce con forward and back o balance; per platee numerose o inesperte si propone la variante in Sicilian Circle (Circle Left/Right al posto del Chain Back). Nessun adattamento italiano consolidato. Note di ricerca e fonti # Tesi principale (contra dance americana): le fonti specialistiche di contra/square dance (The Caller\u0026rsquo;s Box id. 11074, Contralab, Sets in Order 1962, American Dance Circle 1991, Lloyd Shaw Foundation) documentano l\u0026rsquo;Aston Polka come coreografia statunitense moderna in duple minor improper, con passo heel-and-toe. È la tesi più solida e verificabile, ed è quella adottata nel testo principale. Discrepanza sull\u0026rsquo;origine (Inghilterra vs Stati Uniti): Le ricerche su libri collocano la danza in Inghilterra come polka di comunità attorno alla sala (ceilidh/barn dance), legata a un toponimo Aston (Shropshire/Cheshire) e ai manuali EFDSS; anche altre fonti seguono questa lettura. Le fonti non convergono su un unico schema e resta aperto (incertezza nelle fonti) se si tratti di una polca di paese raccolta sul campo o di una sistemazione di sala del revival. Poiché la documentazione primaria americana è più ricca, il testo principale segue gli USA. Discrepanza sulla datazione: il 1962 (Findlay/Don Armstrong) è la data più citata; alcune ricerche indicano il 1979 (San Francisco Dance Convention / Stockton Folk Dance Camp). Discrepanza sull\u0026rsquo;attribuzione: John Findlay (ufficiale, 1962) vs Herbie Gaudreau (Bill Lichtman, 1991); alcuni citano Calvin Campbell come divulgatore/autore. Possibili confusioni onomastiche: Ashton Polka (Morris del Nord-Ovest, es. Ashton Processional Polka, Stalybridge/Cheshire, ca. 1906); White Ladies Aston (Border Morris, Worcestershire); Austin Polka (coreografia di linea contemporanea). Non esistono prove che leghino queste tradizioni sotto un\u0026rsquo;unica origine. Musica: non è documentata una partitura/registrazione «originale» univoca; la più citata è Sweet Georgia Brown (1925). Italia: la danza non risulta praticata stabilmente né nei circuiti balfolk né nei repertori popolari. Coreografia # Parti: A B C Preparazione Disposizione in Longways set di tipo Improper Duple Minor (colonne contrapposte con coppie alternate lungo ciascuna linea: ogni Cavaliere della coppia 1 è di fronte alla propria Dama, con i ruoli di lato invertiti rispetto alla coppia 2 per avere la contropartner di fianco) Esecuzione • Parte A 16T Sequenza di 4 Heel and Toe con rientro differenziato e marcia sulle colonne 1. 4T Heel and Toe tutti verso fuori Tacco e punta del piede esterno seguiti da passo scivolato/polka verso l\u0026rsquo;esterno della propria linea 2. 4T Heel and Toe tutti verso dentro Tacco e punta del piede interno seguiti da passo scivolato/polka tornando al centro della colonna 3. 4T Heel and Toe tutti verso fuori Tacco e punta verso l\u0026rsquo;esterno con passo scivolato/polka 4. 4T Heel and Toe con rientro SOLO delle DAME Le dame eseguono tacco-punta e rientrano al centro; i cavalieri rimangono all\u0026rsquo;esterno 5. 8T 8 passi di marcia separati (Cavalieri al fondo / Dame alla cima) Tutti i cavalieri avanzano di 8 passi verso il fondo del longways; tutte le dame avanzano di 8 passi verso la cima 6. 8T Inversione e 8 passi di ritorno al posto Tutti invertono il senso di marcia, percorrono 8 passi in senso opposto e si ritrovano di fronte al proprio partner eseguendo un giro di mano • Parte B 16T Mezzo giro e Ladies\u0026rsquo; Chain (andata e ritorno) 1. 4T Mezzo giro di mano sinistra La coppia si dà la mano sinistra ed effettua un mezzo giro per scambiarsi di posto 2. 12T Due Ladies\u0026rsquo; Chain (andata e ritorno) Le dame si incrociano al centro prendendosi la mano destra e vengono accolte dal cavaliere opposto con un courtesy turn; la figura si ripete in senso inverso per ritornare ai posti originali • Parte C 16T Mulini a quattro e progressione 1. 8T Mulino di mano sinistra Le due coppie del minor set uniscono le mani sinistre al centro formando un mulino/stella e girano in senso orario 2. 8T Mulino di mano destra e cambio partner Inversione della presa con la mano destra, giro in senso antiorario e progressione verso la contropartner / nuovo minor set • La danza ricomincia da capo La sequenza riprende con il nuovo minor set; le coppie che raggiungono le estremità della colonna (cima o fondo) rimangono inattive per un ciclo, invertono la posizione e rientrano nel flusso al ciclo successivo Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Aston Polka Contra - esecuzione dei Colorado Dancers (caller Calvin Campbell) Video di riferimento della contraddanza Aston Polka Contra, con il caratteristico heel-and-toe polka step. [2] Aston Polka Contra - The Caller\u0026rsquo;s Box (scheda n. 11074) Scheda specialistica: formazione duple minor improper, progressione, pubblicazioni e controversia attributiva. [3] Bill Lichtman, American Dance Circle, marzo 1991 Articolo che rivendica a Herbie Gaudreau la paternità della danza. [4] American Dance Circle, settembre 1998 Descrive il movimento heel-and-toe e alcune figure della coreografia. [5] Contralab - ASTON POLKA by John Findlay Scheda coreografica completa (A1-A2-B1-B2), formazione Alternate Duple e musica Lloyd Shaw 187 (Sweet Georgia Brown). [6] Lloyd Shaw Foundation - catalogo LS 187/188: Aston Polka / Sweet Georgia Brown Fonte discografica ufficiale: traccia Aston Polka (Prompted) e versione strumentale. [7] Sweet Georgia Brown - Coleman Hawkins \u0026amp; His All Star Jam Band Esecuzione musicale di riferimento per la contra dance Aston Polka (Lloyd Shaw 187). [8] Dancing for Busy People (Calvin Campbell) - Internet Archive Materiale didattico che colloca la danza nel repertorio della contra dance moderna. [9] Some neighbour-no-swing dances - notazione Aston Polka (PDF) Notazione sintetica della sequenza: heel-and-toe, promenade, allemande left, ladies chain, stelle. [10] English Folk Dance and Song Society - Tune example: Polkas Inquadramento del genere polka nella tradizione britannica e radice del passo heel-and-toe. [11] Vaughan Williams Memorial Library (VWML) - EFDSS Archivio dell\u0026rsquo;EFDSS: raccolte di danza e community dances manuals della tradizione inglese. [12] Traditional Tune Archive - Heel and Toe Polka [5] (England, Norfolk) Storia e struttura del passo heel-and-toe, radice inglese dell\u0026rsquo;Aston Polka. [13] Polka - Wikipedia Inquadramento generale del genere musicale e coreutico della polka. ","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/aston-polka/","section":"Danze","summary":"Contra dance americana del 1962 in formazione duple improper, segnata dal passo heel-and-toe (tacco-punta) della polka e da progressione singola.","title":"Aston Polka - Contra Dance Americana","type":"danze"},{"content":"","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/austria/","section":"Tags","summary":"","title":"Austria","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 002\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 28:32 «Bal in de straat»: in fiammingo vuol dire, semplicemente, «ballo in strada». Ed è proprio questo che fa questa danza: porta la festa fuori dalle sale, in un cerchio che gira, si allarga e si stringe, dove a ogni ripetizione cambi compagno e il girotondo riparte.\nNella nostra pratica la incontriamo come una danza fiamminga progressiva di coppia, semplice e generosa, di casa nei circoli di volksdans delle Fiandre, nei campi estivi dei movimenti giovanili belgi (Chiro, KLJ, JNM) e nei laboratori di folk dance internazionale.\nÈ una «danza di comunità» del Novecento, non una sopravvivenza rurale antica. Codificata dal movimento fiammingo e passata per gli Stati Uniti d\u0026rsquo;America con il nome tradotto Dancing in the Street - la stessa musica, due cuori e due tradizioni.\nIl titolo \u0026ldquo;Dancing in the Street\u0026rdquo; conserva il nome con cui la danza ci è giunta tramite Cesare e Francesca e che Siriano ha registrato nella sua collezione. Per rispetto verso la sua origine e con gratitudine verso chi l\u0026rsquo;ha tramandata e custodita, le restituiamo qui il nome originale: Bal in de Straat.\nScheda sintetica # Nome proprio # Bal in de Straat (grafia normalizzata), letteralmente in fiammingo/neerlandese «ballo in strada». Nel circuito del volksdans fiammingo è nota anche semplicemente come «de Bal». La versione statunitense porta il titolo inglese Dancing in the Street. Altri nomi e varianti # Dancing in the Street (o Dancin\u0026rsquo; in the Street): titolo inglese e nome della versione round dance statunitense. Bal in da Straat: trascrizione fonetica usata nei materiali anglofoni (Folk Dance Federation of California; pronuncia circa BAH uhn dah STRAHT). Het Bal in de Straat; «Ballo in strada» (traduzione italiana corrente). Nei cataloghi olandesi della NVS compare come «GS 228», dalla registrazione su EP «Dans Met Ons». Attenzione all\u0026rsquo;omonimia: la danza NON è la canzone soul «Dancing in the Street» di Martha and the Vandellas (1964). Traduzione e significato # «Ballo in strada» o «festa da ballo in strada» (bal = ballo/festa danzante; in de straat = nella strada). Il nome non indica una forma antica ma una funzione e un luogo: il ballo che esce dalle sale e occupa lo spazio pubblico, aperto e gratuito. Bal è la stessa parola del francese bal e dell\u0026rsquo;italiano ballo (dal latino ballare): la lingua registra prima l\u0026rsquo;importazione del ballo di sala europeo, poi la sua «ribellione» all\u0026rsquo;aperto. Area geografica e provenienza # Fiandre (Belgio neerlandofono), con pratica e diffusione anche nei Paesi Bassi; la scheda della Folk Dance Federation of California la classifica esplicitamente come danza belga. È di casa nei circoli di volksdans fiamminghi, nelle scuole e nei movimenti giovanili (Chiro, KLJ, JNM, Scouts). Una versione in cerchio con il titolo inglese Dancing in the Street è documentata negli Stati Uniti (Decatur, Illinois; circuito della Folk Dance Federation of California). Epoca e anno di riferimento # Danza del Novecento, non di tradizione rurale antica. Nel repertorio fiammingo e in quello internazionale è già consolidata negli anni Sessanta-Settanta: compare nel programma del Sonoma Vintage Festival (30 settembre 1973) e fu introdotta nel circuito californiano da June Schaal all\u0026rsquo;Idyllwild Workshop del 1971. La versione statunitense in cerchio si deve a Dot e Date Foster (Decatur, Illinois). L\u0026rsquo;anno esatto di origine della forma fiamminga non è documentato. Occasione e funzione sociale # Danza di socializzazione e di festa: serate e corsi di volksdans, laboratori, feste scolastiche, campi estivi e veglie dei movimenti giovanili fiamminghi (per Chiro e KLJ è una tradizione fissa, attesa e tramandata), balli di paese, matrimoni. La progressione continua fa ballare tutti con tutti: è un «mixer» che rompe le coppie fisse, accoglie i principianti e mette nello stesso cerchio generazioni diverse. Spesso usata come danza d\u0026rsquo;apertura o di chiusura delle serate. Storia e origine # Al centro c\u0026rsquo;è un intreccio transatlantico. Il movimento fiammingo di raccolta e valorizzazione della danza popolare, avviato nel 1927 con la fondazione della Volksdanscentrale voor Vlaanderen (VDCV, oggi Danskant vzw), ha trasmesso Bal in de Straat come danza progressiva di cerchio del proprio repertorio, radicandola nei gruppi di volksdans, nelle scuole e nei movimenti giovanili delle Fiandre.\nNegli Stati Uniti, Dot e Date Foster di Decatur (Illinois) ne hanno elaborato una versione round dance con il titolo inglese Dancing in the Street: stessa musica, ma due progressioni per ripetizione invece di una. La danza è poi rientrata nei circuiti americani grazie a June Schaal (Idyllwild, 1971). La direzione dell\u0026rsquo;origine - belga con derivazione americana o americana con adozione fiamminga - è discussa: se ne veda la sintesi in Note di ricerca e fonti.\nNote etnocoreologiche # Danza sociale progressiva di coppia in formazione circolare (progressive circle dance / mixer), non una danza rituale né di tradizione orale antica: appartiene al «folk revival didattico» novecentesco, in cui la trasmissione passa per via associativa ed editoriale più che per lignaggio familiare.\nIl vocabolario motorio è essenziale - two-step, camminata, step-touch, giravolta della dama sotto le braccia, battito di mani come segnale di transizione. Il cuore è la progressione: i danzatori si allontanano e si riavvicinano battendo le mani prima di accogliere un nuovo partner, trasformando il cerchio statico in un cerchio dinamico. Da non confondere con lo «street dance» hip-hop (omonimia solo terminologica) né con la canzone soul del 1964.\nDivulgatori e gruppi di riferimento # Belgio: Volksdanscentrale voor Vlaanderen (VDCV, fondata nel 1927) e la sua erede Danskant vzw, che ha pubblicato musica e descrizione della danza (raccolta «Bal in de straat», 58 danze); gruppi di volksdans (Volkskunstgroep Pierlala, De wereld een dansfeest, \u0026rsquo;t Schoppeke, Pallieterke) e movimenti giovanili (Chiro - in particolare Chiro Hallaar -, KLJ, JNM, Scouts). Stati Uniti: Dot e Date Foster (codifica della versione round dance), June Schaal (introduzione a Idyllwild, 1971), Folk Dance Federation of California (scheda e revisione della descrizione, 1982), Richard Powers (Stockton Folk Dance Camp). Paesi Bassi: Nederlandse Volksdans Stichting (NVS), che la cataloga come «GS 228»; la figura del raccoglitore Ate Doornbosch (serie radiofonica Onder de groene linde). Italia: nessun divulgatore o gruppo di riferimento nazionale documentato oltre a Cesare Malservisi e Francesca Ciampi; la danza è rara o assente nei circuiti balfolk e popolari. Formazione e tipologia # Coppie in numero illimitato disposte in un grande cerchio (una coppia dietro l\u0026rsquo;altra), presa di valzer (waltz hold) o prese a due mani, avanzamento in senso antiorario. Tipologia: danza di coppia progressiva in cerchio - mixer (progressive circle dance) di ambito volksdans. In alcune comunità si balla in cerchio, in altre in linee/longways. Difficoltà da principianti. Struttura della danza # Non esiste una sola versione standardizzata; la descrizione fiamminga più diffusa segue un ciclo di 4×8 tempi (circa 32 tempi):\n1ª serie di 8 tempi: avanzamento in senso antiorario in posizione di valzer. 2ª serie: la persona esterna gira in senso orario e prende le mani del partner; due tempi di salto verso l\u0026rsquo;esterno e due verso l\u0026rsquo;interno, mantenendo le mani. 3ª serie: quattro tempi di passi allontanandosi con schiocco delle dita, quattro di riavvicinamento battendo le mani del partner. 4ª serie: allontanamento con schiocco, riavvicinamento scivolando di un partner e ripresa della posizione di valzer. In sintesi i passi base sono: passo avanti, tocco, passo indietro, battito di mani, giravolta della dama sotto le braccia unite e progressione verso un nuovo partner. La versione belga prevede una progressione per ripetizione, quella statunitense dei Foster due. Metro e struttura musicale # Metro binario, tipicamente 4/4 (alcune fonti indicano 2/4), tempo vivace e regolare, fraseggio in blocchi di 8 battute (ciclo musicale tipico di 4×8 = 32 tempi, con introduzione). La musica delle versioni belga e statunitense è la stessa. Metro e velocità in BPM non sono uniformemente documentati nelle fonti: si vedano le note di ricerca. Strumenti e stile musicale # Le registrazioni didattiche del movimento fiammingo (VDCV/Danskant) usano un organico da ensemble folk-didattico: fisarmonica, fiati, violino, basso e percussioni leggere; nelle serate dal vivo prevale la fisarmonica (anche diatonica) con strumenti acustici.\nNella tradizione di strada fiamminga si aggiungono la cornamusa fiamminga (doedelzak) e il tamburo a frizione (rommelpot); nei Paesi Bassi l\u0026rsquo;organo meccanico di strada (draaiorgel). Alcune descrizioni associano la danza alla registrazione della canzone soul Dancing in the Street del 1964, altre a una melodia folk specifica: punto poco documentato.\nAutori e compositori # Coreografia fiamminga: di tradizione di movimento, autore non documentato (molte fonti parlano genericamente di «adattamento collettivo del volksdans fiammingo»). Versione statunitense round dance: Dot e Date Foster (Decatur, Illinois). Musica: per la versione fiamminga il compositore della melodia didattica non è documentato; la melodia è talvolta messa in relazione con la canzone Dancing in the Street (1964) di Marvin Gaye, William «Mickey» Stevenson e Ivy Jo Hunter, interpretata da Martha and the Vandellas - relazione però non univocamente provata. Aneddoti e curiosità # Il titolo americano non è che la traduzione letterale del nome fiammingo, tanto che per anni, nel circuito folk statunitense, si credette che l\u0026rsquo;originale fosse il nome belga: era invece la traduzione dell\u0026rsquo;inglese «Dancing in the Street». Nel dicembre 2019 a Heist-op-den-Berg (Anversa) 312 persone hanno ballato simultaneamente «Bal in de Straat» in piazza, superando il precedente record di 221 partecipanti (iniziativa di Chiro Hallaar e del duo GodZijDrank). Il dj-duo GodZijDrank ne ha tratto una versione après-ski, «Bal in de Straat 2.0», che ha rilanciato il brano nelle feste fiamminghe. La canzone soul omonima del 1964 è un «gemello» linguistico: nelle strade di Amsterdam e Gand l\u0026rsquo;invito «dancing in the street» suona senza traduzione, ma è cosa diversa dalla danza progressiva. Presenza nei media e nella cultura di massa # Presenza legata ai circuiti specialistici: video didattici e tutorial su YouTube (canali del movimento volksdans, Danskant vzw, Chiro, Arteveldehogeschool), raccolte discografiche didattiche («Bal in de straat» CD1/CD2 di Danskant, vinile VDCV, catalogo NVS), schede della Folk Dance Federation of California, materiali didattici di Richard Powers. Menzioni occasionali sulla stampa fiamminga (Gazet van Antwerpen, Het Nieuwsblad, VRT) in occasione di eventi e record. Nessuna presenza significativa nella cultura di massa internazionale; assente dai media italiani. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà molto bassa, adatta a principianti, bambini (dai 6-7 anni; è insegnata nelle scuole elementari fiamminghe) e gruppi intergenerazionali; nei cataloghi è classificata «principiante». L\u0026rsquo;unico punto di attenzione è la progressione e la sincronizzazione collettiva. Adattamenti documentati: versione semplificata per le scuole (solo camminata e battito di mani), valzer semplificato senza salto, versione «seduta» per anziani; la stessa versione americana dei Foster (due progressioni) è più dinamica ma non più complessa. In Italia, se proposta in stage, viene insegnata come mixer di riscaldamento per principianti. Note di ricerca e fonti # Ricostruzione elaborata incrociando la letteratura associativa ed editoriale del movimento volksdans (le fonti più affidabili) con le schede del circuito international folk dance. Base principale: le pubblicazioni e i materiali didattici di Danskant vzw (erede della VDCV, fondata nel 1927); la scheda della Folk Dance Federation of California («Bal in da Straat» / «Dancing in the Street», rivista nel 1982 da Zora-Mae Torburn e Bruce Wyckoff); il programma del Sonoma Vintage Festival del 1973; i cataloghi della Nederlandse Volksdans Stichting (NVS); la documentazione sul campo dei movimenti giovanili fiamminghi (Chiro, KLJ, JNM).\nAvvertenza: sotto il titolo «Bal in de Straat» / «Dancing in the Street» circolano almeno tre cose da non sovrapporre - (1) una danza progressiva di cerchio del repertorio volksdans fiammingo; (2) una versione round dance statunitense elaborata dai Foster (stessa musica, due progressioni); (3) la canzone soul omonima del 1964 di Martha and the Vandellas, la cui omonimia genera frequenti confusioni.\nDiscrepanze e punti aperti:\nDirezione dell\u0026rsquo;origine: diverse schede legano la danza alla round dance americana dei Foster (Decatur, Illinois), giunta nelle Fiandre nei primi anni Sessanta; la fonte più accreditata (Folk Dance Federation of California) classifica però la danza come belga e distingue la variante statunitense. Tesi più prudente: danza del repertorio volksdans fiammingo, con una parallela codifica americana, di direzione originaria non dimostrabile. Paternità e data: autore e anno della forma fiamminga non documentati; collocazione generica nel Novecento, con codifica associativa negli anni Sessanta-Settanta. Metro: le fonti oscillano tra 4/4 e 2/4, con struttura in frasi di 8 battute (ciclo 4x8). Musica: la melodia didattica fiamminga non ha compositore documentato; una parte delle schede la identifica con la canzone Motown del 1964, ma si tratta di un\u0026rsquo;associazione non univoca che più fonti sconsigliano come confusione. Ricostruzioni discordanti: alcune schede descrivono «bal in de straat» come tradizione olandese di festa urbana con repertorio funk/reggae/kaseko; tali ricostruzioni non risultano confermate dalle fonti associative sul volksdans e sono da considerare non documentate. Diffusione in Italia: assente come danza codificata nei circuiti balfolk e popolari italiani; proponibile in stage di volksdans belga o di international folk dance. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 002 002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990 Coreografia # Parti: A B Preparazione Cerchio di coppie in open position, fronte LOD (senso antiorario). Mano destra dell\u0026rsquo;uomo con mano sinistra della donna. La donna è a destra dell\u0026rsquo;uomo. Esecuzione • FIGURA 1: MOVE IN LOD Parte A: avanzamento in LOD con two-step e walk, twirl della donna e side touch. • Parte A 16T (8 battute in 2/4) Movimento in LOD: 4 two-step, walk e twirl, side touch. 1. 8T 4 two-step in LOD (iniziando con il piede sinistro). Uomo e donna eseguono gli stessi passi, in open position. 2. 4T Uomo: 4 passi camminati in LOD (iniziando con il piede sinistro). Donna: 2 passi avanti, poi giro CW sotto le mani alzate (mano sinistra uomo, mano destra donna) con 2 passi. Al termine, fronte al partner, entrambe le mani unite, uomo con le spalle al centro. Il twirl della donna avviene nelle misure 5-6. 3. 2T Passo a sinistra sul posto (ct 1); tocco del piede destro accanto al sinistro (ct 2). Misura 7. Le mani vengono rilasciate. 4. 2T Passo a destra sul posto (ct 1); tocco del piede sinistro accanto al destro (ct 2). Misura 8. Al termine, le mani sono rilasciate. • FIGURA 2: PROGRESSION Parte B: allontanamento, avvicinamento con applauso e progressione verso il nuovo partner. • Parte B 16T (8 battute in 2/4) Progressione: allontanamento, avvicinamento con applauso, ripetizione e cambio partner. 1. 4T Allontanarsi dal partner (uomo verso il centro del cerchio, donna verso l\u0026rsquo;esterno) con 3 passi camminati (iniziando con il piede sinistro); tocco del piede destro accanto al sinistro e schiocco di dita. Misure 1-2. Le mani sono rilasciate. 2. 4T Avanzare verso il partner successivo con 3 passi camminati (iniziando con il piede destro); tocco del piede sinistro accanto al destro e si batte 10 (entrambe le mani) con il partner temporaneo. Misure 3-4. 3. 4T Ripetere le misure 1-2: allontanarsi con 3 passi (iniziando con il piede sinistro), tocco del piede destro e applauso. Misure 5-6. 4. 4T Progredire verso destra (uomo in RLOD, donna in LOD) verso il nuovo partner: 3 passi camminati in diagonale (iniziando con il piede destro); tocco del piede sinistro accanto al destro e presa del nuovo partner in open position per ricominciare la danza. Misure 7-8. La donna avanza verso il nuovo partner che si trova alla sua destra; l\u0026rsquo;uomo verso la nuova partner alla sua destra (in senso antiorario per l\u0026rsquo;uomo, orario per la donna). • La danza ricomincia da capo La danza prosegue ripetendo le Parti A e B per tutta la durata del brano Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Dancin\u0026rsquo; in the street (Bal in de straat) USA - Danskant vzw Esecuzione video di riferimento della danza (Danskant vzw), con la variante statunitense della round dance e la melodia didattica condivisa. [2] Bal in de Straat - Dancing In The Street (Belgium, US) - Folk Dance Federation of California Scheda storica e coreografica: origine Foster, differenza di progressioni (belga 1 / USA 2) e introduzione di June Schaal (Idyllwild, 1971). [3] Bal in de straat - Dansgids - Danskant vzw Catalogo e raccolta didattica della VDCV/Danskant, con musica e descrizione della danza nel repertorio standard del volksdans fiammingo. [4] Near and Far A-3 - Folk Dance Federation of California Dance Research Committee (PDF) Descrizione coreutica completa (formazione, passi, struttura, progressione), rivista nel 1982 da Zora-Mae Torburn e Bruce Wyckoff. [5] Arteveldehs volksdans: Bal in de straat - Sara De Cauwer Esecuzione didattica e dimostrativa della danza fiamminga, utile riferimento visivo dei passi base. [6] Bibliotheek NVS - Bal in de Straat (GS 228) - Nederlandse Volksdans Stichting Catalogo olandese (NVS) che classifica la danza come «GS 228», dalla registrazione su EP «Dans Met Ons». [7] Bal in de Straat - GodZijDrank feat. Ronny Lee Versione pop moderna («Bal in de Straat 2.0») che ha rilanciato la danza nelle feste fiamminghe e nei record di partecipazione. [8] Balfolk - Wikipedia (IT) Contesto del movimento balfolk in Italia ed Europa, utile per documentare l\u0026rsquo;assenza della danza dai circuiti italiani. ","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/dancing-in-the-street/","section":"Danze","summary":"Bal in de Straat (Dancing in the Street) è una danza fiamminga progressiva in cerchio, un mixer di volksdans diffuso nelle Fiandre, nei movimenti giovanili belgi e nel circuito international folk dance","title":"Bal in de Straat (Dancing in the Street) - Danza fiamminga progressiva","type":"danze"},{"content":"","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/belgio/","section":"Tags","summary":"","title":"Belgio","type":"tags"},{"content":"","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/bologna/","section":"Tags","summary":"","title":"Bologna","type":"tags"},{"content":"","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/dvd-001b/","section":"Tags","summary":"","title":"Dvd-001b","type":"tags"},{"content":"","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/dvd-002/","section":"Tags","summary":"","title":"Dvd-002","type":"tags"},{"content":"","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/fiandre/","section":"Tags","summary":"","title":"Fiandre","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 002\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 58:09 C\u0026rsquo;è un momento, nella Jägermarsch, in cui la marcia si scioglie in valzer: le coppie che avanzavano compatte come un corteo si lasciano, gli uomini battono le mani a tempo, le donne invertono il passo e, quando ogni ballerino si ritrova davanti a un volto nuovo, la musica cambia respiro e la musica cambia il gioco.\nNella nostra pratica la incontriamo come una delle danze di socializzazione più amate dell\u0026rsquo;area alpina austro-tirolese: semplice da camminare, brillante da guardare, generosa nel mettere in contatto persone che non si conoscono. Raccontarla significa seguire le tracce di una melodia di caccia che ha attraversato confini ed epoche, cambiando nome a ogni valle ma conservando intatto il suo cuore: far incontrare le persone.\nScheda sintetica # Nome proprio # Jägermarsch, nella grafia corrente con Umlaut. Nelle raccolte austriache compare spesso nella forma completa Jägermarsch und Huldigung, perché la musica unisce la marcia (Jägermarsch) e l\u0026rsquo;omaggio finale (Huldigung). Grafie semplificate internazionali: Jaegermarsch, Jagermarsch, Jäger-Marsch. Altri nomi e varianti # Le denominazioni regionali sono numerose e non sempre perfettamente sinonime:\nSautanz (Pongau e Pinzgau, Salisburghese); Marschwalzer / Marsch-Walzer e Zufallswalzer (Germania settentrionale); Paul Jones (Inghilterra e ambito anglosassone, antenato del gioco di sala vittoriano); Gänsemarsch (Baviera, \u0026ldquo;marcia delle oche\u0026rdquo;), Bauern-Française (Cham), Schützenmarsch, Radetzkymarsch, Schweinerner; fuori dall\u0026rsquo;area germanofona: Jægermarch (Danimarca), Jägaremarsch e Blädinge polka (Svezia). Varianti documentate: Burgenländischer Jägermarsch (Pöttsching, con polka al posto del valzer), Jägermarsch aus Altenmarkt (Triestingtal, 12 battute) e la forma tirolese Jäger(Marsch). Traduzione e significato # \u0026ldquo;Marcia del cacciatore\u0026rdquo;, da Jäger (cacciatore) e Marsch (marcia); Huldigung significa \u0026ldquo;omaggio\u0026rdquo;, la riverenza finale. Il nome è descrittivo: richiama il carattere fiero e diritto del passo e l\u0026rsquo;immaginario dei corpi di cacciatori. Non documenta né una pantomima venatoria né un\u0026rsquo;origine militare della coreografia. Area geografica e provenienza # Nucleo documentario in Austria orientale (Kleinmariazell im Triestingtal in Bassa Austria, con Lilienfeld, Nöstach e Altenmarkt an der Triesting), con diffusione in Pongau e Pinzgau (Salisburgo), Burgenland (Pöttsching), Tirolo e Baviera meridionale (Viechtach, Cham, Blaibach). Oggi è presente in tutto lo spazio alpino germanofono. In Italia la sua casa è l\u0026rsquo;Alto Adige/Südtirol, dove fa parte del canone dell\u0026rsquo;Arbeitsgemeinschaft Volkstanz in Südtirol e del repertorio delle bande alpine locali; nel resto del Paese resta rara nei circuiti balfolk e viene proposta soprattutto in stage dedicati alle danze austro-tirolesi. Epoca e anno di riferimento # Di tradizione orale, senza anno di nascita documentato. La melodia è di tipo arcaico: già Anton Bauer (1934) nota come l\u0026rsquo;alternanza di una parte in tempo pari e una in tempo dispari sia attestata nel Medioevo. La forma coreutica oggi diffusa è documentata negli anni \u0026lsquo;20-\u0026lsquo;30 del Novecento: raccolta sul campo da Karl Horak a Kleinmariazell e pubblicata da Raimund Zoder in Österreichische Volkstänze (2. Teil); nel 1956 la danza entrò tra i dodici Österreichische Grundtänze (danze base austriache). Occasione e funzione sociale # Wechseltanz (danza alternata) e mixer per eccellenza. Tradizionalmente nei balli di comunità e nelle feste di villaggio (Kirchtag), nei Kathreintanz e Landeskathreintanz sudtirolesi, nei balli associativi e nei matrimoni rurali. Nei festival contemporanei è la tipica danza \u0026ldquo;rompighiaccio\u0026rdquo;: rompe le coppie fisse, favorisce l\u0026rsquo;incontro tra esperti e principianti e permette di entrare anche a chi resta momentaneamente senza partner. Storia e origine # Appartiene alla famiglia delle danze-marcia (Marschtänze) di area mitteleuropea, diffuse tra Otto e Novecento. Nasce dall\u0026rsquo;assimilazione popolare delle marce bandistiche e di società, riadattate dalle Blaskapellen (bande di ottoni) per le festività contadine, e dalla circolazione delle danze figurate di sala. La forma divenuta canonica è quella raccolta a Kleinmariazell e codificata da Horak e Zoder; a essa si affiancano numerose varianti regionali (Sautanz, Marschwalzer, Paul Jones, Burgenländischer Jägermarsch), prova di una vitalità continua. Le associazioni di Volkstanz del Novecento l\u0026rsquo;hanno poi standardizzata e trasmessa, facendone una delle danze d\u0026rsquo;insieme più note dell\u0026rsquo;area alpina. Note etnocoreologiche # Esempio paradigmatico di \u0026ldquo;mixer dance\u0026rdquo; progressiva (Wechseltanz / Zufallstanz), nella quale il caso regola il nuovo incontro. Il corpo si muove eretto, con passo corto e marcato; tratto sonoro caratteristico è il Paschen, il battito di mani degli uomini durante la seconda fase della marcia (in Stiria esiste la variante Zuawi-Paschen, in controtempo). In Carinzia e Stiria è invalso l\u0026rsquo;uso della chiamata \u0026ldquo;Burschen kehrt\u0026rdquo; / \u0026ldquo;Tänzerinnen kehrt\u0026rdquo; per invertire il dietro-front. La struttura incarna il principio dello \u0026ldquo;Schreittanz-Springtanz\u0026rdquo; (danza di passo e danza di salto), documentato in Europa centrale fin dal tardo Medioevo. Divulgatori e gruppi di riferimento # Raccoglitori e studiosi: Raimund Zoder, Karl Horak, Herbert Lager, Hermann Derschmidt, Richard Wolfram, Anton Bauer, Fritz Frank. Istituzioni: Bundesarbeitsgemeinschaft Österreichischer Volkstanz, Arbeitsgemeinschaft Volkstanz Tirol, Arbeitsgemeinschaft Volkstanz in Südtirol, Landjugend Kärnten, Tiroler Landesarbeitsgemeinschaft für Volkstanz, Österreichisches Volksliedwerk. Gruppi musicali di riferimento: Perjener Dorfmusikanten, Aschauer Tanzlmusig, Gratscher Böhmische. In Italia: gruppi folkloristici dell\u0026rsquo;arco alpino (Trentino, Alto Adige/Südtirol, Friuli), formazioni di danza popolare internazionale e \u0026ldquo;danze del mondo\u0026rdquo;, insegnanti del circuito Balfolk. Formazione e tipologia # Danza di coppia in doppio cerchio di fianco (Flankendoppelkreis), con numero illimitato di coppie: la danzatrice sta alla destra del danzatore, sguardo nel senso di danza (antiorario), presa agganciata al braccio o presa aperta. Tipologia: Wechseltanz / mixer, danza di sala e di festa con sezione di marcia e sezione di ballo a coppia. Chi resta spaiato al momento del valzer va al centro del cerchio (Kreismitte) per trovare un nuovo partner. Struttura della danza # Schema tipico su 64 battute (forma base secondo Dancilla e Volkstanzmappe):\nMarcia (2/4), battute 1-16: le coppie avanzano nel senso di danza con piccoli passi, partendo col piede sinistro; al sedicesimo tempo un leggero inchino scioglie la presa senza fermarsi. Contromarcia e battimani, battute 17-32: le donne girano di mezza volta e procedono in senso contrario, gli uomini proseguono battendo le mani a tempo (Paschen); alla fine tutti si voltano fronte a fronte. Valzer (3/4), battute 33-64: ciascuno balla in presa aperta o chiusa con la partner che gli sta di fronte per caso; all\u0026rsquo;ultimo tempo si ricompone il doppio cerchio e il ciclo riparte. Varianti: Altenmarkt prevede 12+12 battute di marcia e 16 di valzer; il Burgenland sostituisce il valzer con una polka; in Baviera le ragazze fanno dietro-front mentre i ragazzi marciano soli battendo le mani. In sala il ciclo si ripete due o più volte. Metro e struttura musicale # Struttura bimetrica: la prima parte è in 2/4 (marcia), la seconda in 3/4 (valzer), spesso su 32 battute per sezione (o 16+16). Il cambio di metro è il tratto musicale distintivo della danza. Esistono varianti con polka al posto del valzer (Burgenland) e, nella versione svedese, sezioni in ritmi alternati. Tempi di riferimento: marcia circa 112-120 BPM, valzer moderato e fluido. Tonalità frequenti C/G7 e F/C7 nelle trascrizioni per diatoniche e Tanzlmusi. Strumenti e stile musicale # Organico tipico della Tanzlmusi e della Blasmusik alpina: Steirische Harmonika (fisarmonica diatonica stiriaca), violino, clarinetto, tromba e flicorno, contrabbasso o tuba, chitarra; nelle formazioni bandistiche anche ottoni e percussioni leggere. Lo stile è vivace e ben accentato nella marcia, cantabile e scorrevole nel valzer. Autori e compositori # Coreografia e melodia di tradizione orale: autore non documentato. Le trascrizioni e le armonizzazioni ufficiali si devono ai raccoglitori ed editori del Volkstanz austriaco (a partire da Zoder e dalla Volkstanzpflege). La melodia circola in molte versioni locali; la sua localizzazione in Foresta Nera è una tradizione non documentata. Da non confondere con le marce militari omonime (Alter Jägermarsch, Kaiserjägermarsch, il Jääkärimarssi di Sibelius). Aneddoti e curiosità # In Baviera il soprannome Gänsemarsch (\u0026ldquo;marcia delle oche\u0026rdquo;) nasce dal dondolio del passo. In Inghilterra il meccanismo di cambio partner ha dato origine al gioco di sala vittoriano Paul Jones. Il centro del cerchio è il tradizionale \u0026ldquo;punto di ritrovo\u0026rdquo; di chi rimane senza partner. Nelle veglie austriache la coppia \u0026ldquo;cacciatore e fuggitiva\u0026rdquo; dà spesso adito a gag teatrali; l\u0026rsquo;omaggio finale (Huldigung) è per molti giovani danzatori il primo inchino \u0026ldquo;di galateo\u0026rdquo;. In Italia è spesso la prima danza con cui si impara a gestire il cambio di metro (2/4 → 3/4) senza fermarsi. Presenza nei media e nella cultura di massa # Presente nei canali e nelle manifestazioni dedicate al Volkstanz austriaco (ORF, feste in costume) e ampiamente documentata in video didattici, negli archivi Dancilla e Volksmusik.cc e nelle raccolte discografiche di Tanzlmusi e Blasmusik (es. Tiroler Volkstänze; Aufgspielt zum Tanz 4). Compare nei programmi dei Kathreintänze sudtirolesi e nelle pubblicazioni per gruppi di danza popolare. Nessuna presenza rilevante nella cultura di massa mainstream. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà bassa, adatta a principianti e a gruppi intergenerazionali: basta saper camminare a tempo e un valzer base. I punti delicati sono la transizione metrica 2/4→3/4, la sincronia dei battiti di mani e il passaggio alla presa di valzer. Adattamenti correnti: sostituire il valzer con una polka o una lenta rotazione sul posto, ridurre il numero dei tre-passi, abbreviare o trasformare la fuga in una semplice girata. Nei laboratori italiani si insegna spesso con conteggio vocale e spiegazione del Paschen. Gli adattamenti vanno dichiarati come scelte didattiche, non presentati come varianti tradizionali. Note di ricerca e fonti # Ricostruzione elaborata incrociando documenti librari con le fonti web. Base principale: le schede del portale Dancilla (Jägermarsch, Jägermarsch aus Altenmarkt, Burgenländischer Jägermarsch) e la letteratura etnocoreologica austriaca, in primis Raimund Zoder (Österreichische Volkstänze) e Karl Horak (Tiroler Volkstanzbuch, raccolta a Kleinmariazell), con Herbert Lager e Hermann Derschmidt (Österreichische Tänze, 1959), Anton Bauer (Bayerische Volkstänze, 1934) e Richard Wolfram (1951). Per l\u0026rsquo;Italia: materiali dell\u0026rsquo;Arbeitsgemeinschaft Volkstanz in Südtirol e del Tiroler Volksliedwerk.\nDiscrepanze e punti aperti:\nOrigine geografica: la lettura più accreditata indica l\u0026rsquo;Austria orientale e la versione raccolta a Kleinmariazell (Bassa Austria) come forma canonica; altre fonti propongono la Stiria o l\u0026rsquo;Alta Austria, altre insistono sul Tirolo. La circolazione orale era comunque transregionale (Austria, Baviera), quindi nessuna singola \u0026ldquo;culla\u0026rdquo; è dimostrabile. Natura della danza: la maggioranza delle fonti la descrive come mixer a cambio di partner (marcia + valzer); alcune schede la riducono a una marcia processionale senza coppia fissa (accezione cimbra/tirolese legata al mondo venatorio). Il testo principale privilegia la lettura di mixer. Seconda parte: valzer nella versione di Kleinmariazell, polka nella variante del Burgenland, ritmi alternati nella versione svedese. Fuga e omaggio: centrali nelle versioni didattiche internazionali, possono mancare in alcune forme raccolte (probabile esito di semplificazione e teatralizzazione). Omonimia: la danza non va confusa con le marce militari omonime (Alter Jägermarsch, 1813, attribuita anche a Suvorov e ripubblicata da Camillo Morena nel 1904; Kaiserjägermarsch op. 42 di Karl Mühlberger, 1914; Jääkärimarssi di Sibelius, 1917). Origine \u0026ldquo;Foresta Nera\u0026rdquo; e \u0026ldquo;rito di caccia\u0026rdquo;: credenze popolari, non ricostruzioni documentate. Diffusione in Italia: documentazione solida per l\u0026rsquo;Alto Adige/Südtirol; nel resto del Paese la danza è una rarità relativa, più nota come repertorio che realmente ballata nei balfolk. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 002 002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Jägermarsch - Tiroler Volkstänze / Dancilla Esecuzione video di riferimento della danza nel repertorio del Volkstanz austro-tirolese (Tiroler Landesarbeitsgemeinschaft für Volkstanz / Dancilla). [2] Jägermarsch - Dancilla Wiki Descrizione coreutica completa con passi, denominazioni alternative, varianti regionali e note storiche. [3] Burgenländischer Jägermarsch - Dancilla Wiki Variante del Burgenland (Pöttsching) con marcia in cerchio e polka finale, fonti Gradwohl e Dreo. [4] Jägermarsch aus Altenmarkt - Dancilla Wiki Variante di Altenmarkt an der Triesting su 12 battute di marcia, fonte Karl Horak. [5] Jägermarsch - Volksmusik und Volkstanz Notazione, ascolto MIDI e arrangiamento di Franz Fuchs per il repertorio austriaco. [6] Jägermarsch - Österreichischer Trachtenverband / OTV Leoben (PDF) Scheda coreografica con metro, formazione e sequenze di marcia e valzer secondo Raimund Zoder. [7] Jägermarsch - Bairisch-Landlerisch Descrizione della versione austro-bavarese con bibliografia dei raccoglitori storici (Derschmidt, Horak, Lager, Zoder). [8] Österreichischer Grundtanz - Wikipedia (DE) Il canone dei Grundtänze austriaci e l\u0026rsquo;inserimento del Jägermarsch nel 1956. ","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/jagermarsch/","section":"Danze","summary":"La Jägermarsch è una danza-marcia mixer austro-tirolese che alterna una marcia in cerchio in 2/4 a un valzer in 3/4, con cambio continuo di partner.","title":"Jägermarsch - La Marcia del Cacciatore: danza mixer austro-tirolese","type":"danze"},{"content":"","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/laboratorio-la-cicala/","section":"Tags","summary":"","title":"Laboratorio La Cicala","type":"tags"},{"content":"","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/new-england/","section":"Tags","summary":"","title":"New England","type":"tags"},{"content":"","date":"10 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/polka/","section":"Tags","summary":"","title":"Polka","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 002\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 9:44 Ripetizione · 12:19 «Una scala era piantata sulla terra e la sua cima raggiungeva il cielo, ed ecco angeli di Dio che salivano e scendevano» (Genesi 28,12).\nDa questo sogno prende il nome Sulam Ya\u0026rsquo;akov, la «Scala di Giacobbe», una delle pagine più liriche della danza popolare israeliana. Non ci riporta a un passato contadino: è una coreografia d\u0026rsquo;autore, creata da Yonatan Gabay all\u0026rsquo;inizio degli anni Settanta sulla canzone di Nurit Hirsh e Yoram Taharlev.\nIn cerchio, le braccia che si alzano e ricadono e i passi che avanzano verso il centro e tornano indietro disegnano, insieme, la scala e il volo degli angeli.\nNella nostra pratica la incontriamo come una delle prime danze «di respiro» che si insegnano ai principianti: semplice da imparare, ma capace di trasformare un cerchio di persone in un gesto comune di elevazione e di festa.\nScheda sintetica # Nome proprio # Sulam Ya\u0026rsquo;akov (סולם יעקב), traslitterato anche Sulam Yaakov / Sulam Ya\u0026rsquo;acov. Il nome coincide con l\u0026rsquo;espressione ebraica «Scala di Giacobbe». Nei repertori internazionali è classificata come danza israeliana in cerchio; il titolo completo del canto su cui è ballata è Mal\u0026rsquo;ach MiSulam Ya\u0026rsquo;akov («Un angelo dalla scala di Giacobbe»). Altri nomi e varianti # Jacob\u0026rsquo;s Ladder (inglese), L\u0026rsquo;Échelle de Jacob (francese), La scala di Giacobbe / di Giacomo (italiano); Mal\u0026rsquo;ach MiSulam Ya\u0026rsquo;akov (titolo del canto). Traslitterazioni: Sulam Yaacov, Sulam Yakov, Ssulam Ya\u0026rsquo;akov, Sulam Jacob. Non risultano varianti coreografiche ufficiali: la versione canonica è unica e le differenze tra le sessioni riguardano lo stile (per esempio l\u0026rsquo;uso più o meno «yemenita» delle braccia), non la struttura. Da non confondere con altre opere, canzoni, festival o associazioni che usano l\u0026rsquo;espressione Sulam Yaakov. Traduzione e significato # «Sulam» = scala, gradinata; «Ya\u0026rsquo;akov» = Giacobbe; «Mal\u0026rsquo;ach» = angelo, messaggero. Il riferimento è al sogno di Betel (Genesi 28,10-19): una scala piantata in terra la cui cima tocca il cielo, con gli angeli che salgono e scendono. Il testo della canzone di Yoram Taharlev immagina un angelo che percorre simbolicamente la terra d\u0026rsquo;Israele e incontra «la tenda di Esaù» e «la casa di Giacobbe», con un auspicio di riconciliazione. Non è una semplice rilettura del passo biblico.\nCuriosità filologica: «sulam» è hapax nella Torah (compare solo in questo racconto); la tradizione rabbinica ha letto la scala come immagine del Sinai, del Tempio o della preghiera, e il valore numerico di sulam equivarrebbe a quello di Sinai. Il significato religioso del titolo non va sovrapposto automaticamente a ogni movimento della coreografia. Area geografica e provenienza # Israele, nel quadro del movimento dei Rikudei Am (danze popolari israeliane d\u0026rsquo;autore), sviluppatosi tra kibbutz, organizzazioni giovanili e centri urbani.\nDiffusione internazionale (Stati Uniti, Canada, America Latina, Europa, Australia, Giappone) tramite harkadot, seminari, dischi e reti diasporiche. In Italia: presente nei circuiti di danza israeliana ed ebraica (es. Machol Italia, Terra di Danza) e nei seminari interculturali; rara o assente nei raduni balfolk generalisti, che coltivano repertori europei. Danza di media notorietà: ben conosciuta dagli appassionati del genere, meno ubiqua di classici come Mayim Mayim o Erev Ba. Epoca e anno di riferimento # La coreografia è datata dalle fonti di settore al 1970, mentre le banche dati internazionali riportano il 1972 (la datazione oscillante tra i due anni è tipica delle danze di quel periodo).\nLa canzone Mal\u0026rsquo;ach MiSulam Ya\u0026rsquo;akov è composta da Nurit Hirsh su testo di Yoram Taharlev: l\u0026rsquo;autrice indica il 18 settembre 1967 come data di composizione; il primo passaggio pubblico è del 1968 con il Tzevet Havay Nahal (solista Ruti Ben-Avraham), poi resa celebre da Yehoram Gaon. Alcune versioni della danza usano una seconda melodia, Minhag Chadash Ba LaMedina («Una nuova usanza è giunta nel paese»), su testo di Chaim Nachman Bialik e melodia di Yanun Ne\u0026rsquo;eman. Non esiste documentazione di una danza antica con questo nome: qualunque allusione «biblica» riguarda il tema, non la genealogia. Occasione e funzione sociale # Danza ricreativa e comunitaria dei Rikudei Am: harkadot (serate di danza israeliana), feste comunitarie, raduni, festival, campi estivi e seminari didattici.\nNon è legata a una ricorrenza religiosa esclusiva, ma conserva una forte valenza simbolica e spirituale, ed è spesso scelta in contesti celebrativi o commemorativi per il riferimento biblico. Funzione di aggregazione, di identità collettiva e di «meditazione dinamica»; in Italia viene proposta anche in contesti interculturali ed ecumenici. Storia e origine # È una creazione d\u0026rsquo;autore moderna, non una danza contadina di trasmissione orale: appartiene al fenomeno della «tradizione inventata» (Hobsbawm e Ranger) con cui Israele, dagli anni \u0026lsquo;30-\u0026lsquo;50, ha costruito un repertorio nazionale unendo danze yemenite, hassidiche, balcaniche e di kibbutz.\nNegli anni \u0026lsquo;60 e \u0026lsquo;70 fiorisce la stagione delle danze «nuove» create su canzoni contemporanee: Yonatan Gabay coreografò Sulam Ya\u0026rsquo;akov sulla canzone di Nurit Hirsh e Yoram Taharlev. La danza superò rapidamente i confini nazionali grazie alla semplicità della struttura e alla bellezza della melodia, entrando nel canone del repertorio israeliano internazionale. Note etnocoreologiche # Genere: danza d\u0026rsquo;autore neo-tradizionale (Rikudei Am), tipologia Rikud Ma\u0026rsquo;agal / machol, danza di cerchio aperto o chiuso senza partner fisso.\nPresa: catena bassa o media (V-hold), mani unite; i danzatori fronteggiano il centro. Cinesica: passi incrociati laterali (step-grapevine / Cherkessia / Mayim step), Yemenite step e gestualità delle braccia slanciate verso l\u0026rsquo;alto a suggerire i pioli della scala e l\u0026rsquo;ascesa degli angeli. Struttura in due parti (A strofa / B ritornello) con cambio di qualità ritmica; la lettura simbolica è suggestiva ma non va sovrapposta meccanicamente a ogni movimento. Divulgatori e gruppi di riferimento # Coreografo: Yonatan Gabay (Gabai). Altre figure del movimento: Gurit Kadman, Yonatan Karmon, Yoav Ashriel, Yaron Carmel. Musica: Nurit Hirsh (musica), Yoram Taharlev (testo); interpreti Yehoram Gaon e, in origine, Ruti Ben-Avraham con il Tzevet Havay Nahal. Effi Netzer Band per le registrazioni da ballo. Banche dati e archivi di riferimento: Rokdim / Rokdim-Nirkoda, IsraeliDances.com, HoraWiki, Folk Dance Federation of California. In Italia: Machol Italia e Terra di Danza; per la registrazione italiana Emanuela Perlini (Danze e suoni di Israele). Formazione e tipologia # Danza di gruppo in cerchio (open o closed circle), senza partner fisso: i danzatori fronteggiano il centro, tenendosi per mano o muovendosi individualmente a seconda delle sezioni.\nTipologia: Rikud Ma\u0026rsquo;agal / danza popolare israeliana d\u0026rsquo;autore (Rikudei Am). Adatta a gruppi misti ed eterogenei, a tutte le età: la struttura circolare senza partner la rende inclusiva. Struttura della danza # La danza segue la struttura strofica della canzone (A-B):\nParte A (strofa): avanzamento e arretramento verso il centro del cerchio, formando un quadrato con passi cadenzati e sollevamento coordinato delle braccia, alternati a spostamenti laterali lungo la circonferenza (senso antiorario). Parte B (ritornello): movimenti più ampi e lirici, con rotazioni individuali sul proprio asse e slanci gestuali verso l\u0026rsquo;alto che richiamano la figura della scala e degli angeli. La sequenza si ripete; la simmetria dei passi e la ripetizione favoriscono l\u0026rsquo;apprendimento rapido. Alcune versioni usano una seconda melodia (Minhag Chadash Ba LaMedina). Metro e struttura musicale # Doppia scansione metrica, tratto distintivo della danza: una sezione binaria (2/4 o 4/4) e una composta in 6/8 (alcune notazioni storiche indicano 3/4).\nFraseggio melodico regolare e simmetrico di 8 e 16 battute; andamento moderato, maestoso e cantabile; le due sezioni durano circa 32 battute ciascuna. Il passaggio dal binario al 6/8 suggerisce il passaggio dal camminare comune a un andamento più leggero e sospeso. Strumenti e stile musicale # Arrangiamento israeliano tipico degli anni \u0026lsquo;60-\u0026lsquo;70: voce solista con orchestra, fisarmonica, strumenti a fiato, archi, chitarra e percussioni leggere (oud, darbouka nelle versioni mediorientali).\nStile neofolk ebraico, lirico e maestoso, con influenze mediorientali e gusto pop-folk israeliano; arrangiamenti orchestrali o cantati, con coro. Autori e compositori # Coreografia: Yonatan Gabay (Gabai). Musica: Nurit Hirsh. Testo della canzone: Yoram Taharlev. Interpreti: Yehoram Gaon; in origine Ruti Ben-Avraham con il Tzevet Havay Nahal. Seconda melodia (in alcune versioni): testo dalla poesia di Chaim Nachman Bialik, melodia di Yanun Ne\u0026rsquo;eman. Aneddoti e curiosità # Il cambio di tempo dal binario al 6/8 spiazzò i ballerini negli anni \u0026lsquo;70, abituati a metri regolari: divenne il tratto distintivo e più amato della danza. Quando centinaia di ballerini alzano insieme le braccia, la percezione visiva della «scala d\u0026rsquo;angeli» prende letteralmente vita nella sala. «Sulam» è hapax (parola che compare una sola volta nella Torah, suggerendo un concetto chiave su cui soffermarsi) nella Torah e il suo valore numerico equivale a quello di «Sinai» (lettura midrashica). Il testo di Taharlev è ispirato anche a una canzone dell\u0026rsquo;infanzia dell\u0026rsquo;autore (El ha-ma\u0026rsquo;ayan ba gedi katan). In Francia è entrata stabilmente nei repertori folk (es. Les Etournias); in Italia è spesso tra le prime danze «liriche» insegnate ai principianti, usata come momento di respiro nelle serate. Presenza nei media e nella cultura di massa # Il brano Mal\u0026rsquo;ach MiSulam Ya\u0026rsquo;akov è un classico della musica popolare israeliana: presente in radio, antologie discografiche e registrazioni di danze israeliane (etichette Hataklit, Mela Music, Worldtone; Effi Netzer Band).\nDiffuse esecuzioni video e tutorial su YouTube; inclusa in album italiani di danze popolari (Emanuela Perlini). Per questa singola coreografia non è documentata una presenza specifica al cinema o in televisione; il genere gode di visibilità nei festival (es. Karmiel Dance Festival). In Italia la circolazione è essenzialmente di comunità: corsi, stage, video didattici. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà facile-intermedia: i passi sono lineari, ma la danza richiede espressività, fluidità, coordinazione di cerchio e attenzione al cambio 2/4 → 6/8.\nAdattamenti didattici: presentare separatamente le due parti, fissare prima direzioni e relazioni spaziali, poi lavorare sul cambio di qualità ritmica. Per i principianti: base rallentata (~100 bpm) alla prima prova; la terza sezione in 6/8 è talvolta semplificata con un semplice passo saltellato o traslazione laterale (chassé). Nelle feste interreligiose italiane viene talvolta danzata con le mani sulle spalle (T-hold) invece che in V, per favorire la coesione; la versione filologica è in V bassa. Note di ricerca e fonti # Discrepanze riscontrate tra le schede analizzate:\nCoreografo: la tesi dominante e meglio documentata (adottata nel testo principale) è Yonatan Gabay (Gabai). Attribuzioni divergenti: Moshe Eskayo verso il 1980, Moshe Telem 1987 con musica di Yizhar Yaron, Yankele Levy 1988, forma anonima della tradizione ashkenazita/sefardita. Anno: 1970 (HoraWiki) vs 1972 (IsraeliDances) vs 1971-1972. Metro: 2/4 o 4/4 più 6/8 nella maggioranza; 4/4 più 3/4 (nella notazione storica American Dance Circle 1980); doppia scansione 2/4 e 6/8 in altre schede. Natura della danza: una ricerca la descrive come danza ebraica tradizionale ashkenazita/sefardita per l\u0026rsquo;Halavà, priva di autore: interpretazione non confermata e quasi certamente riferita ad altra tradizione, esclusa dal corpo principale. Presenza in Italia: diffusa nei circuiti specializzati di danza israeliana ed ebraica (Machol Italia, Terra di Danza; registrazione di Emanuela Perlini) e nei seminari interculturali; rara o assente nei raduni balfolk generici. Nessuna variante coreografica locale documentata.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 002 002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Sulam Ya\u0026rsquo;akov - Israeli folk dance (Effi Netzer Band) Esecuzione di riferimento della danza in cerchio (Effi Netzer Band), tra le registrazioni storiche piu usate nei corsi. [2] Malach Mi\u0026rsquo;Sulam Ya\u0026rsquo;akov - Dance (Rokdim) Esecuzione ufficiale di riferimento della coreografia di Yonatan Gabay. [3] Sulam yaakov - Emanuela Perlini (Danze e suoni di Israele) Registrazione italiana della melodia, utile per la diffusione didattica in Italia. [4] Sulam Yaakov - Yonatan Gabay | Israeli Dances Scheda di repertorio con titolo ebraico, traduzione, anno di creazione, coreografo, titolo del brano e fonti video. [5] Yonatan Gabay - Rokdim (archivio danze israeliane) Archivio che associa Malach MiSulam Yaakov a Yonatan Gabay, Nurit Hirsh, forma circolare e anno 1972. [6] Sulam Ya\u0026rsquo;akov - HoraWiki Scheda etnocoreologica: cerchio di Yonatan Gabay (1970), doppia musica (Taharlev/Hirsh e Bialik/Ne\u0026rsquo;eman), struttura. [7] Jacob\u0026rsquo;s Ladder / Sulam Ya\u0026rsquo;akov (Israel) - FolkDance.com Scheda che documenta la struttura in due parti, i metri 2/4 e 6/8, Yonatan Gabay e Nurit Hirsh. [8] Sulam Ya\u0026rsquo;akov - Folk Dance Federation of California (Let\u0026rsquo;s Dance, 1981) Descrizione etnocoreologica e notazione americana degli anni Ottanta (formazione open circle, V-pos). [9] Sulam Ya\u0026rsquo;acov - Note di Phillip M. Feldman (1986) Notazione dettagliata dei passi (Parte 1 e Parte 2). [10] Sulam Ya\u0026rsquo;akov, Jacob\u0026rsquo;s Ladder (Israel) - Folk Dance Musings (Andrew Carnie) Analisi etnocoreologica e note didattiche di Andrew Carnie. [11] Sulam Ya\u0026rsquo;akov - National Library of Israel (archivio musicale) Catalogazione della registrazione storica della musica per la danza. [12] Mal\u0026rsquo;ach MiSulam Yaakov - archivio ufficiale di Nurit Hirsh Fonte primaria sulla canzone: musica di Nurit Hirsh, testo di Yoram Taharlev, prima esecuzione del Tzevet Havay Nahal. [13] Sulam Ya\u0026rsquo;akov - Hebrew Songs (testo e traduzione) Testo della canzone, traduzione e informazioni sulla danza. [14] American Dance Circle, ottobre 1980 - Sulam Ya\u0026rsquo;akov (notazione storica) Fonte storica con notazione della coreografia, formazione, sequenza dei passi e indicazioni metriche 4/4 e 3/4. [15] Terra di Danza / Machol Italia - danze israeliane ed ebraiche in Italia Riferimento italiano per diffusione e didattica delle danze israeliane (circuito Emilia-Romagna). [16] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981. Manuale di riferimento sulle danze popolari internazionali, con sezione sulla danza israeliana. ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/sulam-yaakov/","section":"Danze","summary":"Danza israeliana in cerchio creata da Yonatan Gabay ispirata al sogno biblico della scala di Giacobbe.","title":"Sulam Ya'akov - Danza Israeliana in Cerchio","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 002\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Intro · 6:37 Danza · 7:28 C\u0026rsquo;è una danza che si canta mentre la si balla. Solomon Levi nasce come canzone comica americana dell\u0026rsquo;Ottocento e diventa, nel Novecento, una delle «singing square dance» più amate: quattro coppie disposte in quadrato, la voce del caller che intona le istruzioni a tempo di musica e un ritornello («tra-la-la-la-la») cantato da tutti mentre si fa promenade.\nÈ una danza di festa, di scuola e di campi estivi: semplice per chi comincia, capace però di raccontare, con ironia e con qualche ombra, la storia dell\u0026rsquo;intrattenimento popolare statunitense.\nNella nostra pratica la usiamo come ballo «rompighiaccio», per mettere in cerchio un gruppo eterogeneo e insegnare senza fatica una regola d\u0026rsquo;oro delle square dance: il passaggio spalla destra contro spalla destra.\nScheda sintetica # Nome proprio # Solomon Levi (talvolta Old Solomon Levi o Solomon Levi Square). Nella letteratura dello square dance il nome indica sia la danza sia la melodia e la canzone su cui è eseguita. Le fonti CALLERLAB la classificano come Traditional Square Dance; la Folk Dance Federation of California come danza americana. Altri nomi e varianti # My Name Is Solomon Levi (dal primo verso della canzone), Old Solomon Levi, Solomon Levi Square, Solomon Levi Singing Call, Separate and Promenade Square; in ambito didattico italiano anche «quadriglia cantata». Grafie: Solomon Levy, Soloman Levi. Sono documentate più coreografie omonime (la forma CALLERLAB di 48 tempi; una versione pubblicata nel 1951 da Dick Best; una forma documentata nel 1972 in Northern Junket) che condividono titolo e melodia ma possono avere figure differenti. Omonimie da non confondere: l\u0026rsquo;omonima danza israeliana attribuita alla coreografa Gila Solomon Levi; il canto di Padstow in Cornovaglia; la versione yiddish londinese Old Solomon Levy; il brano omonimo di Woody Guthrie. Traduzione e significato # «Solomon Levi» è un nome proprio di persona di origine ebraica (Salomone + Levi). Non è il nome di una figura coreutica né una denominazione tradizionale ebraica della danza: il personaggio appartiene alla canzone omonima, dove incarna lo stereotipo ottocentesco del mercante di abiti ebreo.\nCampanello d\u0026rsquo;allarme metodologico: il nome non dimostra un\u0026rsquo;origine ebraica del ballo, e il testo originario contiene stereotipi antiebraici oggi riconosciuti come offensivi.\nArea geografica e provenienza # Stati Uniti d\u0026rsquo;America. La canzone nasce nell\u0026rsquo;ambiente urbano del teatro popolare (vaudeville, minstrel show, music-hall) di fine Ottocento; la forma danzata appartiene alla cultura dello square dance americano (New England, Appalachi, Midwest e West), poi diffusa su scala nazionale da caller, manuali e dischi. Il testo colloca il negozio del protagonista in Salem Street o Chatham Street (Boston) oppure a San Francisco, secondo le varianti. Non è documentata un\u0026rsquo;origine regionale unica e certa della coreografia. Epoca e anno di riferimento # Canzone: spartito pubblicato da Oliver Ditson \u0026amp; Co. nel 1885 e attribuito a Fred Seaver; il testo circola però oralmente già a metà Ottocento (presente in raccolte universitarie del 1862-1866). Adattamento coreutico come singing square: prima metà del XX secolo (anni \u0026lsquo;20-\u0026lsquo;50), con codifica stabile nel secondo dopoguerra.\nData di nascita della coreografia: non documentata, di tradizione orale. Occasione e funzione sociale # Square dance sociale e didattica: barn dance, feste di comunità, serate introduttive dello square dance (one-night-stand), scuole, campi estivi, matrimoni. In origine anche play-party nelle comunità rurali che vietavano la danza strumentale. Funzione ricreativa, aggregativa e di orientamento nello spazio: nessuna funzione rituale o cerimoniale. È una danza d\u0026rsquo;apertura ideale, che insegna la regola del passaggio spalla destra, l\u0026rsquo;orientamento nel quadrato e la promenade. In Italia: sere di ballo dei campi estivi scout, laboratori scolastici e oratori; ballo «rompighiaccio» per gruppi eterogenei più che forma di una tradizione locale. Storia e origine # La storia della danza va distinta da quella della canzone.\nCanzone: comic dialect song statunitense, prototipo dello stereotipo del mercante ebreo (genere che la stampa dell\u0026rsquo;epoca chiamava Hebrew comedy), grande successo editoriale nei songster (raccolte di spartiti) e poi in alcuni innari scolastici. Danza: la figura di «separazione e incontro» (Separate around the outside track), già presente nelle quadriglie francesi e nelle country dances inglesi, viene cantata sulla melodia e diventa una singing square. Diffusione novecentesca: Lloyd «Pappy» Shaw la raccolse da caller itineranti e la fissò come modello didattico (Cowboy Dances, 1939); i caller ne fecero uno standard, oggi nel canone CALLERLAB. Nessun coreografo unico: l\u0026rsquo;origine della coreografia non è documentata. Il testo originale veicolava stereotipi antisemiti, progressivamente rimossi o glossati. Note etnocoreologiche # Singing call square dance (traditional square dance) per quattro coppie in quadrato. Il caller canta le istruzioni adattandole al testo della canzone, e il ritornello «tra-la-la» è intonato dai ballerini stessi durante la promenade. La struttura è modulare e cumulativa (una coppia alla volta, poi le due coppie di testa, poi le laterali, infine tutte). L\u0026rsquo;uso del dos-a-dos e del saluto alle coppie corner rivela la derivazione dalla quadriglia francese. Lo stesso titolo può indicare coreografie diverse; esiste anche una variante play-party cantata a cappella. Divulgatori e gruppi di riferimento # Divulgatori e studiosi: Lloyd «Pappy» Shaw e la Lloyd Shaw Foundation, Ralph Page, Betty Casey, Vyts Beliajus, Country Dance and Song Society (CDSS), CALLERLAB, New England Dancing Masters (Sashay the Donut), Square Dance History Project. Caller e interpreti storici: Lawrence V. Loy, Fenton «Jonesy» Jones, Carson Robison and his Pleasant Valley Boys, Bill Litchman, Stan James and the Valley Boys, Steve Minkin; tra i contemporanei Tom Murray, Gerry Hardy. In Italia: gruppi di square dance e country \u0026amp; western dance, canzonieri scout (AGESCI/CNGEI) e quaderni di «danze facili dal mondo»; nessun divulgatore stabile dedicato specificamente alla danza. Formazione e tipologia # Quadrato di quattro coppie (otto danzatori) con le coppie partner una di fianco all\u0026rsquo;altra ai lati del set. Tipologia: American Traditional Square Dance, sottocategoria Singing Call (singing square). Adattabile a cinque o sei coppie disposte in cerchio, oppure come mixer circolare. Variante play-party: cerchio o fila, senza strumenti e con il canto corale dei partecipanti. Struttura della danza # Sequenza canonica di 48 tempi (CALLERLAB):\nTempi 1-8: la coppia attiva si separa e percorre l\u0026rsquo;esterno del quadrato (il gent a sinistra, la lady a destra). Tempi 9-16: i due partner si incontrano sul lato opposto e si superano spalla destra, poi tornano. Tempi 17-24: saluto ai corner e dos-a-dos o swing con il partner. Tempi 25-48: presa in promenade, giro antiorario del set e ritornello cantato «Solomon Levi, tra-la-la». La sequenza si ripete per la 2a, 3a e 4a coppia, poi per le due coppie di testa, per le due laterali e infine per tutte e quattro; chiusura con saluto al partner e ai corner. Con musica di 64 tempi si aggiunge un Forward and Back. La regola del passaggio spalla destra (right-shoulder passing rule) è parte integrante della corretta esecuzione. In testimonianze storiche le figure possono differire (cerchi, chassez, right-and-left, grand chain). Metro e struttura musicale # Metro prevalentemente binario: 2/4 o 4/4 in stile marcia (alcune fonti e notazioni indicano invece un 6/8 di tipo jig), tempo vivace ma comodo (~118-130 bpm). Fraseologia quadrata in conteggi di 8 tempi; struttura melodica di 48 battute (A 16 + B 16 + coro 16) o 32/64, in forma strofa + ritornello. Il ritornello sillabico «tra-la-la-la-la» funge da cue per la promenade. Alcune fonti di square dance non indicano un metro unico: è quindi più prudente descrivere la danza per frasi di 8 tempi anziché attribuirle un metro rigido (vedi Note di ricerca e fonti). Strumenti e stile musicale # Old-time string band: fiddle (violino), banjo, chitarra acustica, contrabbasso (o basso tuba), pianoforte o fisarmonica; stile marciato e old-time/western square dance, senza ornamentazioni virtuosistiche. Nelle forme originarie di play-party e nei canzonieri scout: canto a cappella con battiti di mani e bassi vocali. Autori e compositori # Per la canzone: partitura attribuita a Fred Seaver (anche Fred Saver), edita da Oliver Ditson \u0026amp; Co., Boston, 1885 (Library of Congress, Control No. 2023856452); il testo circolava però oralmente e alcune fonti lo indicano come anonimo. Per la danza: coreografia di tradizione orale americana, senza autore unico; messa in forma e codifica didattica attribuite a Lloyd Shaw (e Bill Litchman per la call registrata). Fenton «Jonesy» Jones è divulgatore e registratore, non autore originario. Aneddoti e curiosità # Il numero «149» citato nel testo è l\u0026rsquo;indirizzo reale del negozio: 149 Salem Street, Boston; in alcune varianti diventa Chatham o Second Street. Il termine dispregiativo «sheeny» («Poor sheeny Levi») è stato sostituito nelle edizioni scolastiche del Novecento con «Solly» o «Mister». La melodia condivide struttura armonica e metrica con la canzone folk The Spanish Cavalier: i musicisti a volte intrecciano le due arie. Negli ambienti militari e bandistici fu adottata come marcia rapida d\u0026rsquo;ordinanza (es. Prince Edward Island Regiment, Canada). Nota didattica di CALLERLAB: «Do not be tempted to change partners on this dance\u0026hellip;» (\u0026ldquo;non siate tentati di cambiare partner in questa danza\u0026rdquo;). Alcune fonti collegano il personaggio a commercianti di abiti realmente attivi a San Francisco dopo la corsa all\u0026rsquo;oro: suggestione aneddotica, non accertata. Presenza nei media e nella cultura di massa # La canzone ha avuto diffusione maggiore della danza: songster, innari scolastici, raccolte di canti da campo e dischi a 78 e 33 giri (RCA Victor, MacGregor, Folkcraft, Folkways). La danza vive in dischi didattici, video di caller contemporanei e materiali di organizzazioni come la Lloyd Shaw Foundation; è brano di base per insegnare lo square dance nelle scuole primarie statunitensi. Non risultano presenze cinematografiche o televisive di rilievo. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà bassa, livello introduttivo assoluto: i passi si limitano alla camminata, allo swing e alla promenade. La difficoltà reale è spaziale e ritmica: mantenere la formazione, capire le chiamate e rispettare la regola della spalla destra.\nAdattamenti: dos-a-dos sostituibile con swing o elbow swing; promenade come semplice camminata in cerchio; forme a 5-6 coppie in cerchio o come mixer; versione di 64 tempi con Forward and Back; versioni per bambini con soli battiti di mani; testo ripulito dagli stereotipi. In Italia si insegna a volte come primo ballo «americano» dei laboratori, prima delle quadriglie con caller. Note di ricerca e fonti # Sintesi delle fonti: manuali e schede tecniche dello square dance (CALLERLAB Dance Resource; Lloyd Shaw Foundation; New England Dancing Masters, Sashay the Donut), spartito storico della Library of Congress (1885), raccolte sul campo sul play-party (B.A. Botkin 1937; Richard Chase 1949), repertorio storico di Lloyd Shaw (Cowboy Dances, 1939) e schede divulgative (Folk Dance Musings – Andrew Carnie).\nDiscrepanze riscontrate tra le schede analizzate:\nNatura della danza: la tesi prevalente è quella della traditional singing square dance statunitense (adottata nel testo principale). Varianti interpretative: play-party; ballo di cerchio cantato e didattico; «danza tradizionale ebraica/klezmer», non confermata e anzi smentita dalle fonti; canto della Cornovaglia a Padstow, quasi certamente una confusione con l\u0026rsquo;omonima tradizione inglese. Metro: 2/4 o 4/4 per la maggior parte delle fonti, 6/8 per alcune, «metro non univoco / meglio per frasi di 8 tempi». Autore e anno della canzone: Fred Seaver, 1885, per la maggioranza e per la fonte primaria (Library of Congress); 1890; circa 1881; 1879 e «Fred Seibley» probabile refuso; «anonima/di tradizione orale». Lunghezza della figura: 48 tempi (CALLERLAB) vs 32 battute vs 64 con Forward and Back. Omonimie segnalate: danza israeliana di Gila Solomon Levi; tradizione di Padstow; Old Solomon Levy yiddish; brano di Woody Guthrie. Presenza in Italia: assente o rarissima nei circuiti balfolk; documentata per via orale nei canzonieri scout e nei quaderni didattici e in circoli di square/country \u0026amp; western dance. Manca uno studio etnocoreologico italiano dedicato («Non documentato»). Avvertenza etica: il testo originale della canzone contiene stereotipi antiebraici; va citato come dato storico, senza riproporne i contenuti offensivi. Le versioni moderne sono state edulcorate.\nQuesta danza compare in 1 DVD: DVD 002 002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Solomon Levi - Lawrence V. Loy (RCA Victor, 1945) Incisione storica di riferimento (RCA Victor, 1945) con chiamata cantata di Lawrence V. Loy e musica di Carson Robison and his Pleasant Valley Boys. [2] Solomon Levi - Square Dancing with Tom Murray Esecuzione contemporanea con chiamata cantata (St. Louis Callers\u0026rsquo; Guild, 2019), utile per vedere figura, formazione e promenade. [3] Solomon Levi - Dimostrazione e Singing Call (Lloyd Shaw Foundation / DFBP) Video didattico tratto dal Beginner Dance Party Leaders Seminar della Lloyd Shaw Foundation. [4] Solomon Levi - CALLERLAB Dance Resource Scheda tecnica della traditional square dance: formazione, sequenza di 48 tempi, figure e modalita di esecuzione. [5] Folk Dance Musings - Solomon Levi (USA), a cura di Andrew Carnie Analisi etnocoreologica con trascrizione delle call, varianti e note sulla struttura della danza. [6] Lloyd Shaw Foundation - Solomon Levi, call sheet (LS 501/502) Partitura coreografica storica con call di Bill Litchman, sequenza e note didattiche. [7] Library of Congress - Solomon Levi, Fred Seaver, 1885 (Oliver Ditson) Spartito storico originale: fonte primaria per datazione e attribuzione della canzone. [8] Lloyd Shaw, Cowboy Dances: A Collection of Western Square Dances, Caxton Printers, 1939. Repertorio storico che ha codificato e diffuso Solomon Levi nella square dance moderna. [9] Betty Casey, International Folk Dancing U.S.A., University of North Texas Press, 1981. Manuale di riferimento sulle danze popolari e le singing call statunitensi. [10] B.A. Botkin, The American Play-Party Song (1937) Studio fondamentale sul play-party nella cultura rurale statunitense, con riferimenti a Solomon Levi. [11] Richard Chase, Singing Games and Playparty Games (1949) Raccolta di giochi cantati e play-party della tradizione popolare statunitense. [12] Square Dance History Project Archivio digitale con documenti, audio e video sulla storia della square dance, inclusa Solomon Levi. [13] New England Dancing Masters - Sashay the Donut Repertorio didattico contemporaneo che include Solomon Levi come square dance per principianti. [14] E.L. Simons Folk Song Collection - Solomon Levi Versione orale della canzone raccolta a meta Novecento, con note storiche sull\u0026rsquo;origine come comic dialect song. [15] Play-party - Wikipedia (EN) Voce enciclopedica di inquadramento sul genere del play-party nella cultura popolare statunitense. ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/solomon-levi/","section":"Danze","summary":"Singing square dance americana di tradizione orale, nata da una canzone comica dell’Ottocento e guidata dalla chiamata cantata del caller","title":"Solomon Levi - Square Dance Tradizionale Americana","type":"danze"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/square-dance/","section":"Tags","summary":"","title":"Square-Dance","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 002\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Danza · 3:55 Il mare, la festa, il corpo delle donne. A Megara, sulla costa dell\u0026rsquo;Attica, ogni Martedì dopo Pasqua lo spiazzo davanti alla piccola chiesa di Agios Ioannis o Choreftaras diventa il centro di tutto: le donne, in costumi sontuosi e pesanti, si prendono a braccia incrociate formando una lunga catena che si muove lenta e compatta.\nÈ la Trata, danza rituale femminile che prende il nome dalla rete da pesca a strascico e che, nel gesto collettivo del tirare, intreccia memoria del lavoro marinaro, devozione pasquale e identità di comunità.\nNella nostra pratica la incontriamo come uno dei vertici della tradizione coreutica dell\u0026rsquo;Attica: semplice nei passi, profondissima nel significato. La sua melodia più nota, «I trata mas i kourelou», vive anche come syrtos detto \u0026ldquo;dei pescatori\u0026rdquo; nelle isole dell\u0026rsquo;Egeo, fuori dal contesto rituale di Megara.\nScheda sintetica # Nome proprio # Trata (in greco Τράτα), nota come Trata di Megara / Trata Megaron (Τράτα Μεγάρων). In italiano è usata anche la grafia Tratta. Altri nomi e varianti # Chorós tis Trátas (Χορός της Τράτας), «Danza della Trata»; I Trata, dal titolo del canto I trata mas i kourelou; Trata Megaritiki / Megaritikos (variante di Megara). Trata Arvanitiki (variante arvanita, con presa a cesto); Trata insulare o Syrtos Trata nelle isole dell\u0026rsquo;Egeo. Da non confondere con danze omonime documentate altrove (Egeo, Dodecaneso, Epiro), con coreografia e metro differenti. Traduzione e significato # «Trata» deriva dal latino trahere (tirare, trascinare) attraverso l\u0026rsquo;italiano/veneziano tratta, e indica la rete da pesca a strascico (la sciabica) e, per metonimia, la barca o la piccola flottiglia di pescherecci che la usa.\nIn greco moderno il Dizionario Triantafyllidis registra τράτα anche come nome della danza circolare femminile con le mani incrociate. Il nome rimanda al gesto collettivo di tirare le reti a riva, anche se gli studiosi invitano a non ridurre ogni movimento della coreografia a una letterale mimèsi della pesca. Area geografica e provenienza # Grecia. Epicentro rituale: Megara, città costiera dell\u0026rsquo;Attica occidentale sul Golfo Saronico, tra Atene e Corinto (comunità storicamente anche arvanite).\nIrradiazione in Attica: Eleusi, Salamina e altre località del Golfo Saronico (Egina, Poros, Idra). Area di diffusione come danza sociale (syrtos): isole dell\u0026rsquo;Egeo (Cicladi, Dodecaneso, Egeo settentrionale, in particolare Icaria), sul canto I trata mas i kourelou. Epoca e anno di riferimento # Di tradizione orale, origine non databile con certezza («Incertezza nelle fonti»).\nDocumentazione: prime raccolte folkloriche di fine XIX secolo; fotografie stereoscopiche del 1905 e fotografie di Nickolas Boris (1920); prima descrizione accademica moderna di Lillian B. Lawler, The Easter Dances at Megara (1927). La leggenda locale colloca la danza in epoca ottomana (XV-XIX sec.); studi più recenti (Megas, Raftis, Shannon) ipotizzano un sostrato più antico, pre-cristiano. Occasione e funzione sociale # A Megara è un rito calendariale: si danza il Martedì dopo Pasqua («Lambri Triti» / «Lamprì Triti», «Martedì Luminoso», Bright Tuesday) nello spiazzo antistante la chiesetta di Agios Ioannis o Choreftaras.\nEsecuzione esclusivamente femminile, con donne di tutte le età; in passato con funzione anche di presentazione sociale delle giovani in età da marito. Funzione propiziatoria per la pesca e di auspicio per il ritorno dei pescatori; oggi identitaria, comunitaria e di coesione femminile dopo la Quaresima. Nelle isole: danza sociale di festa (matrimoni, battesimi, panigyria), senza la connotazione rituale pasquale. Frequenza: la maggior parte delle fonti indica una ricorrenza annuale; alcune schede parlano di cadenza biennale (vedi Note di ricerca e fonti). Storia e origine # Le fonti distinguono la leggenda popolare dalla ricostruzione storica.\nLeggenda locale (credenza eziologica, non prova storica): durante l\u0026rsquo;occupazione ottomana le donne di Megara avrebbero costruito in un solo giorno la chiesa di San Giovanni e poi celebrato l\u0026rsquo;impresa con una danza a braccia incrociate; da qui l\u0026rsquo;appellativo Choreftaras. Ipotesi rituale-arcaica: i movimenti di trazione della rete e i percorsi a labirinto rimandano a pratiche propiziatorie pre-cristiane, lette da Laura Shannon come eco dei Misteri Eleusini di Demetra e Persefone (ciclo di discesa e ritorno, morte e rinascita). Matrice arvanita e stratificazione: la Trata appare come tradizione storica stratificata, cristianizzata e continuamente rielaborata, non come forma «rimasta identica dall\u0026rsquo;antichità». Note etnocoreologiche # Famiglia coreologica: syrtos, danza a catena e cerchio aperto; nella versione megarese, syrtos processionale femminile lento.\nPresa caratteristica a cesto / a braccia incrociate (front basket hold, «stravotyrthi»): ogni danzatrice passa il braccio destro davanti al sinistro della vicina e tiene la mano della seconda vicina, creando una catena compatta che disegna visivamente la trama della rete. Movimento: passi strisciati (non saltati), ginocchia morbide, busto eretto ma cedevole, piede in punta che indica la direzione, inclinazione del tronco opposta; nelle versioni rituali percorsi a labirinto, spirali centripete e centrifughe e variazioni di direzione. Attenzione alla distinzione campo/palcoscenico: la lettura del cerchio come imitazione del tiro della rete è suggestiva, ma nelle fonti di campo la danza appare come un sobrio ballo circolare; la mimèsi del lavoro è accentuata soprattutto nelle messe in scena del revival del Novecento. Divulgatori e gruppi di riferimento # Istituzioni: Lykeion ton Ellinidon (Liceo delle Donne Greche, 1911) e Teatro delle Danze Greche «Dora Stratou» (1953), che hanno fissato la Trata nel canone della danza greca ricostruita; Archivio storico di Domna Samiou. Studiosi: Lillian B. Lawler, George A. Megas, Alkis Raftis, Athan Karras, John Pappas, Laura Shannon; per la tradizione megarese la ricerca di Sotiria Oikonomopoulou (interviste a portatori locali). Comunità e associazioni locali di Megara (syllogoi) e di Salamina. In Italia: associazioni di danze greche e internazionali e gruppi specializzati che includono il repertorio ellenico, oltre a divulgatori come Cesare Malservisi e Francesca Ciampi. Formazione e tipologia # Danza di gruppo in cerchio aperto, semicerchio o catena (linea), con progressione laterale e guida della capofila (koryfaia - corifea in italiano), che può reggere un fazzoletto.\nGenere: esclusivamente femminile nel rito di Megara; femminile o mista nelle varianti isolane e nelle esecuzioni didattiche e sceniche moderne. Tipologia: danza rituale calendariale di gruppo, mimetica e processionale. Struttura della danza # Modulo ciclico che si ripete per tutta la durata del brano (in genere due battute in 2/4 o una frase di 8 tempi).\nFigura base: passo laterale, incrocio del piede davanti, appoggi e punte, con leggero piegamento delle ginocchia e oscillazione del busto. Avanzamenti e brevi arretramenti della catena, che assecondano il canto e il gesto di «tirare». Direzione: generalmente antioraria (verso destra), guidata dalla koryfaia; nelle versioni rituali percorsi a labirinto e spirali che si avvolgono e si svolgono senza spezzare la catena. Nelle versioni insulari e di folk dance si alternano sezioni di trata e sequenze di syrtos. Metro e struttura musicale # Metro prevalentemente binario: 2/4 (talvolta indicato come 4/4), ad andamento moderato, cadenzato e sostenuto, con passo di marcia lenta nelle versioni rituali.\nStruttura strofica con ritornello, talvolta responsoriale; nelle versioni insulari la melodia è assimilabile a un syrtos nisiotiko, più vivace. Nelle forme arcaiche il canto è a cappella e sostiene direttamente i passi. Nota: alcune schede didattiche attribuiscono alla Trata metri asimmetrici (es. 7/8), non riferibili al nucleo di Megara (vedi Note di ricerca e fonti). Strumenti e stile musicale # Versione originaria e rituale di Megara: canto corale femminile a cappella (spesso antifonale o responsoriale), senza strumenti fissi.\nForme accompagnate (esecuzioni pubbliche, didattiche e sceniche): canto corale e strumenti tradizionali greci - klarino (clarinetto), laouto (liuto), violino (violi), santouri, daouli (tamburo a due pelli), zournas (ciaramella), lira; talvolta fisarmonica. Stile: sobrio, solenne e misurato, con accento sul ritmo di lavoro collettivo più che sul virtuosismo solistico. Autori e compositori # Di tradizione orale e anonima: non esiste un autore identificabile per musica e coreografia. I canti appartengono al corpus dei dimotika tragoudia (canti popolari) e del repertorio pasquale e nisiotiko (dell\u0026rsquo;isola); la melodia di riferimento è quella del canto I trata mas i kourelou. Le versioni discografiche moderne sono interpretazioni di un repertorio collettivo. Aneddoti e curiosità # La chiesetta di Megara è detta Agios Ioannis o Choreftaras, «San Giovanni il Danzatore (il Ballerino)», proprio in virtù della danza che vi si svolge. Il costume femminile di Megara (tra cui il «Kardhoula») è tra i più ricchi e pesanti della Grecia: gonne sovrapposte, ricami in filo d\u0026rsquo;oro e pettorali con monete d\u0026rsquo;argento (armathia); alcune fonti stimano un peso complessivo che può superare i 15-20 kg, rendendo la danza una prova di grazia e resistenza. Nella versione megarese le giovani nubili aprono la danza, invertendo la consueta gerarchia d\u0026rsquo;età. L\u0026rsquo;affresco della Tomba delle Danzatrici di Ruvo di Puglia (ca. IV sec. a.C., Magna Grecia) mostra figure con presa e formazione simili: suggestione iconografica forte, ma non prova di una discendenza diretta. Presenza nei media e nella cultura di massa # Documentata in filmati d\u0026rsquo;archivio e documentari etnografici: ERT (Radiotelevisione Ellenica), Dora Stratou Dance Theatre, archivi etnomusicologici greci. Il canto I trata mas i kourelou gode di grande notorietà anche fuori dal contesto rituale, con interpretazioni di Eleftheria Arvanitaki, Glykeria, Haris Alexiou e rielaborazioni contemporanee e world. Inclusa nei repertori di scena e nelle attività dei complessi folkloristici greci; citata in pubblicazioni accademiche e materiali didattici di folk dance internazionale. Nessuna presenza significativa in film o serie internazionali. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà tecnica: bassa per i passi base (semplici e ripetitivi), medio-alta per la gestione della presa a cesto, la sincronia del gruppo e i percorsi a labirinto.\nIl peso e la ricchezza del costume tradizionale completo condizionano ritmo e ampiezza del movimento. Adattamenti didattici: semplificazione della presa (mano nella mano, presa a W o V), riduzione delle ripetizioni, versioni lineari senza spirali, formazioni miste. In Italia questa versione della Trata è una danza di nicchia: è quasi assente nei circuiti balfolk generalisti, compare occasionalmente in stage e seminari di danze greche e in gruppi specializzati. Più diffusa è invece la versione detta \u0026ldquo;Syrtos del pescatore\u0026rdquo;. Note di ricerca e fonti # Sintesi delle fonti: documentazione del Teatro «Dora Stratou» e del Lykeion ton Ellinidon, Archivio storico di Domna Samiou, Dance Pandect (Alkis Raftis), studi accademici (Lillian B. Lawler 1927; George A. Megas; Laura Shannon) e fonti istituzionali greche (Ministero della Cultura). Coreografia # Parti: A B Preparazione Catena aperta (o cerchio) di sole donne, disposte fianco a fianco. Presa delle mani incrociata al petto/addome (stravotyrthi): la mano destra passa sopra il braccio sinistro della compagna a destra per stringere la mano della seconda compagna; la mano sinistra passa sotto il braccio destro della compagna a sinistra. Esecuzione • Parte A - Avanzamento e incrocio laterale 8T Struttura lenta e ieratica. Il busto rimane eretto, lo sguardo modesto verso il basso/avanti. 1. 2T Passo del piede D a destra verso il centro/avanti (1), il piede S incrocia davanti al D (2) Accento verso il basso con leggero molleggio del ginocchio (sinking step) 2. 2T Passo del piede D a destra (1), il piede S incrocia dietro al D (2) Mantenere la rigidità e la tensione della catena incrociata 3. 2T Passo del piede D a destra (1), piccolo sollevamento/sospensione del piede S (2) Mantenere l\u0026rsquo;equilibrio sostenendo il peso del costume 4. 2T Passo del piede S a sinistra indietro (1), il piede D si avvicina al S senza appoggiare il peso (2) Ritorno leggero verso la linea di partenza • Parte B - Chiusura e dondolio ritmico 8T Sequenza di oscillazione sul posto per riprendere la catena 1. 2T Passo del piede D sul posto/destra (1), appoggio del S vicino al D (2) Piccolo molleggio simultaneo sulle ginocchia 2. 2T Passo del piede S sul posto/sinistra (1), appoggio del D vicino al S (2) Trasferimento fluido del peso del corpo 3. 4T Ripetizione dei 2 passi laterali brevi (D e S) per completare le 8 battute Preparazione alla ripartenza della catena La danza prosegue ripetendo le Parti A e B per tutta la durata del brano o del canto antifonale Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Trata - Traditional Greek Dance (video) Esecuzione/video di riferimento della Trata, con passo, presa a cesto e costume tradizionale. [2] Trata - Greek Dance Pandect (Encyclopaideia of Greek Dance) Repertorio documentario della Trata di Megara: esecuzione femminile pasquale, canto e indicazione metrica. [3] Theatre of Greek Dances «Dora Stratou» Istituzione di riferimento per la ricostruzione scenica delle danze greche, con la Trata nel repertorio storico. [4] Lykeion ton Ellinidon - Liceo delle Donne Greche Custodisce ed esegue dal 1911 il repertorio femminile di Megara e Salamina. [5] Archivio storico di Domna Samiou Documentazione sonora e metadati etnografici del canto «I trata mas i kourelou» e del repertorio dell\u0026rsquo;Attica e del Golfo Saronico. [6] Laura Shannon - Dance of Persephone: the Trata of Megara Studio interpretativo sulla dimensione rituale della Trata e sul legame con i Misteri Eleusini (da considerare ipotesi). [7] Lillian B. Lawler - The Easter Dances at Megara, The Classical Journal, 1927 Prima descrizione accademica moderna della Trata come danza pasquale femminile a Megara. [8] George A. Megas - Greek Calendar Customs, 1982 Fonte classica sul carattere calendariale e propiziatorio della danza. [9] John Tomkinson - Festive Greece: A Calendar of Tradition, 2003 Descrizione del rituale di Megara e della leggenda della costruzione della cappella. [10] Trata - Folk Dance Federation of California (Research Committee) Scheda coreografica storica: formazione, presa a cesto, passi e struttura musicale in 2/4. [11] Trata (dance) - Wikipedia Voce enciclopedica di sintesi su storia, varianti e diffusione della danza. [12] Χορός της Τράτας - Ministero della Cultura della Grecia Fonte istituzionale greca sulla celebrazione della Trata a Megara e sul suo carattere di tradizione vivente. ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/trata/","section":"Danze","summary":"La Trata è la danza rituale femminile di Megara (Attica), che il Martedì dopo Pasqua intrecciano le braccia mimando il tiro delle reti.","title":"Trata - Danza Rituale Femminile di Megara (Grecia)","type":"danze"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/balli-staccati/","section":"Tags","summary":"","title":"Balli Staccati","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/catena-di-mani/","section":"Tags","summary":"","title":"Catena Di Mani","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/ceilidh/","section":"Tags","summary":"","title":"Ceilidh","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/cerchio-di-coppie/","section":"Tags","summary":"","title":"Cerchio Di Coppie","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/contraddanza/","section":"Tags","summary":"","title":"Contraddanza","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/danza-camminata/","section":"Tags","summary":"","title":"Danza Camminata","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/danza-di-coppia/","section":"Tags","summary":"","title":"Danza Di Coppia","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/dos-a-dos/","section":"Tags","summary":"","title":"Dos-a-Dos","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Esecuzione danza · 26:52 Ci sono danze nate da un villaggio, da una festa patronale o da un rito antico; e ci sono danze nate da qualcosa di più sottile: il desiderio di far incontrare le persone.\nIl Dos-à-Dos Mixer appartiene a questa seconda famiglia. Costruito attorno al dos-à-dos - il passaggio \u0026ldquo;schiena contro schiena\u0026rdquo; ereditato dalle contraddanze e dalle quadriglie franco-britanniche, e noto oltreoceano come do-si-do o dosado - questo ballo ricreativo trasforma un gesto coreografico secolare in un meccanismo di socializzazione. A ogni passata di danza questa figura diventa lo strumento con cui raggiungere una persona nuova.\nDanza accessibile anche a chi non ha mai ballato, è uno dei più efficaci rompighiaccio delle serate comunitarie anglo-americane. Anche in Italia ha trovato casa: nei laboratori di danze internazionali, nei gruppi balfolk, nei quaderni scout, nelle feste di paese e nell\u0026rsquo;esperienza didattica di Cesare Malservisi e Francesca Ciampi, di cui questo archivio conserva la registrazione video.\nCome ogni ballo di tradizione orale non ha un autore né un testo canonico: ha molte versioni, e questa scheda prova a raccontarle con il rispetto dovuto alle mani anonime che le hanno tramandate.\nScheda sintetica # Nome proprio # Dos-a-Dos Mixer. È il nome corrente, nel repertorio ricreativo anglo-americano e internazionale, di un mixer a cerchio il cui motore è la figura del dos-à-dos; circola anche come Do-Sa-Do Mixer, Dosado Mixer e Do-Si-Do Mixer.\nLa variabilità dell\u0026rsquo;intestazione, costante nelle fonti, tradisce la trasmissione orale: il titolo non identifica una coreografia canonica, ma una famiglia di danze a cambio di partner costruite sulla stessa figura. Nel lessico dei caller americani la figura si chiama dosado; nei manuali inglesi back to back; nella danza scozzese di società resta dos-à-dos.\nAltri nomi e varianti # Do-Sa-Do Mixer, Dosado Mixer, Do-Si-Do Mixer, Dos-à-Dos Mixer, Back to Back Mixer, Circle Mixer Dos-a-Dos, Barn Mixer, Sunshine Mixer (struttura affine citata nei repertori CALLERLAB), Mtn Do Sa Do Mixer (variante con paternità dichiarata, di Calvin Campbell).\nNei manuali italiani di danze internazionali compare come \u0026ldquo;Dos-a-Dos Mixer (danza americana)\u0026rdquo;. Danze congeneri della stessa famiglia: Going to Boston, Merry-Go-Round e, sul versante francese, il Cercle Circassien, che condivide l\u0026rsquo;apertura avanti-indietro e la promenade. Nella contra dance del New England la variante eseguita con la spalla sinistra si chiama see-saw.\nTraduzione e significato # \u0026ldquo;Dos-à-dos\u0026rdquo; è francese e significa letteralmente \u0026ldquo;schiena contro schiena\u0026rdquo;, in opposizione a vis-à-vis, \u0026ldquo;faccia a faccia\u0026rdquo;: indica il movimento in cui due danzatori si guardano, avanzano, si passano accostando la spalla destra, si spostano lateralmente restando di schiena senza voltarsi e tornano al posto passando la spalla sinistra, di norma in 6-8 tempi.\n\u0026ldquo;Mixer\u0026rdquo; viene dall\u0026rsquo;inglese to mix, \u0026ldquo;mescolare\u0026rdquo;: è la categoria delle danze collettive in cui, a ogni ripetizione del ciclo, i partner cambiano, così che la danza serve letteralmente a mescolare i presenti.\nCredenza etimologica da segnalare: in ambito square dance circola la spiegazione dallo spagnolo dos, \u0026ldquo;due\u0026rdquo;; la ricostruzione storico-linguistica documentata riconduce invece al francese dos-à-dos dei manuali di contredanse e di cotillon, giunto in inglese come do-si-do, con la variante grafica do-se-do registrata dall\u0026rsquo;Oxford English Dictionary.\nArea geografica e provenienza # Due strati distinti. La figura del dos-à-dos appartiene al patrimonio delle contraddanze francesi, dell\u0026rsquo;English country dance e delle quadriglie e dei cotillon del XVII-XVIII secolo, quindi alla sfera franco-britannica.\nLa forma \u0026ldquo;mixer\u0026rdquo;, cioè la danza a cambio sistematico di partner costruita su quella figura, è invece di elaborazione nordamericana: Stati Uniti (New England, area appalachiana, Sud rurale, Midwest) e Canada, nel solco del country dance anglo-americano, della square dance e della contra dance.\nDa qui si è irradiata, nel Novecento, nei programmi didattici statunitensi, nei céilidh britannici e nei folk dance camp internazionali, per poi rientrare in Europa continentale come repertorio ricreativo: Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Italia. Incertezza nelle fonti sulla geografia esatta della nascita: alcune la legano soprattutto alla tradizione franco-canadese, altre al New England, altre ancora ai programmi americani di educazione fisica.\nDiffusione e contesto in Italia # Il Dos-a-Dos Mixer non è una danza di tradizione italiana: vi è giunto per via didattica e ricreativa, ma vi ha trovato una diffusione ampia e trasversale.\nCircuito balfolk e danze internazionali. È presenza abituale di serate e laboratori di danze popolari internazionali, spesso come danza di apertura o di riscaldamento per la sua accessibilità; è insegnato in stage e corsi del Nord e Centro Italia (Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Toscana) e compare nei programmi di festival e rassegne di area folk citati dalle fonti, tra cui Gran Bal Trad, Celtica, Isola Folk, Folkest e Mercantia. In questo contesto il termine è usato in modo intercambiabile con \u0026ldquo;do-si-do mixer\u0026rdquo; e \u0026ldquo;dosado mixer\u0026rdquo;. Mondo scout, oratori e centri estivi. Circola come \u0026ldquo;danza americana\u0026rdquo; nei canzonieri e nei quaderni di danze dei movimenti giovanili (AGESCI, CNGEI), nei soggiorni e nei campi estivi, dove è spesso la primissima danza con cui si impara il dos-à-dos. Club di square dance americana. È proposto nei club affiliati o ispirati a CALLERLAB presenti nel Nord Italia, come animazione iniziale o esercitazione di base. Epoca e anno di riferimento # La figura del dos-à-dos è documentata nei trattati di contredanse e di quadriglia fra Seicento e Settecento; il suo antecedente è indicato da alcune fonti nel libro The English Dancing Master di John Playford (1651), mentre altre collocano la prima attestazione fra il 1750 e il 1800.\nLa forma autonoma di mixer appartiene invece alla tradizione orale-didattica del Novecento: la sua codificazione si colloca fra il 1910 e il 1935 nelle comunità rurali e nei programmi ricreativi statunitensi, con la sistematizzazione legata alla rinascita del folk dancing americano (Elizabeth Burchenal, National Recreation Association; Henry Ford con Benjamin Lovett), al libro Cowboy Dances di Lloyd Shaw (1939) e alla standardizzazione del lessico dopo il 1950 (CALLERLAB).\nIn Europa la grande diffusione nel balfolk si data dagli anni \u0026lsquo;70 e \u0026lsquo;80. In Italia la testimonianza video più antica reperita risale agli anni \u0026lsquo;90. Questo video di Siriano Tondini potrebbe essere la prima attestazione in Italia di questa danza.\nOccasione e funzione sociale # Danza ricreativa di partecipazione, non di rappresentazione né rituale. In America apriva le serate comunitarie (barn dance, grange hall, feste parrocchiali e scolastiche) e serviva a integrare i nuovi arrivati, garantire un partner a tutti e rompere i gruppetti; nelle contra dance e nei balli di comunità moderni funge da rompighiaccio, permette ai principianti di ballare con i più esperti e riequilibra il rapporto tra danzatori e danzatrici.\nIn Italia la funzione è analoga e insieme nuova: danza di apertura delle serate folk e balfolk, di animazione delle sagre, di festa di fine corso, di campeggio e di oratorio, scelta proprio perché chi non sa ballare può partecipare fin dal primo minuto. Il cambio continuo di partner è scritto nella struttura, non è un optional: nessuno deve portarsi il compagno e nessuno resta ai margini.\nStoria e origine # Il dos-à-dos nasce come figura delle contradanze e delle quadriglie franco-britanniche; emigrato in America con i maestri di ballo e con il ballo di frontiera, il nome si corrompe in do-si-do e dosado e la figura entra nelle square dance, nelle contra dance e nel repertorio delle Southern Highlands, dove si sviluppano varianti con presa di mano (Mountaineer Do-Si-Do, Docey-Doe, Do-Paso) distinte dalla forma originale senza contatto.\nIl genere \u0026ldquo;mixer\u0026rdquo; è più recente: nasce in Nordamerica fra Otto e Novecento come adattamento delle forme a cerchio della contraddanza, con il cambio sistematico di partner; una fonte individua nel Paul Jones, mixer di fine Ottocento in cui un fischietto segnalava il cambio, il capostipite della famiglia.\nNel Novecento educatori e ricercatori - Elizabeth Burchenal, Henry Ford con Benjamin Lovett, Lloyd Shaw - raccolgono figure e chiamate e le reintroducono nelle scuole e nelle comunità come strumento di socialità; in quel corpus il dosado e il circle mixer diventano strumenti didattici fondamentali. Il Dos-a-Dos Mixer riduce quel linguaggio all\u0026rsquo;osso: un cerchio, un dos-à-dos, un avanzamento. L\u0026rsquo;ideazione non è attribuita ad alcun autore certo.\nIn Italia arriva nel secondo dopoguerra con i materiali didattici americani e con i quaderni di danze dei movimenti giovanili, e conosce nuova fortuna con il revival folk e il balfolk dagli anni \u0026lsquo;70-\u0026lsquo;80.\nNote etnocoreologiche # Il mixer è una \u0026ldquo;meta-danza\u0026rdquo;: una struttura in gran parte vuota, che si riempie con melodie diverse (reel, jig, polka o marce) e che vale soprattutto per la sua funzione relazionale. Il dos-à-dos vi occupa un posto liminare tra la contradanza figurata e il ballo circolare comunitario: è un momento di tensione e distensione dello sguardo, perché si passa dal contatto visivo frontale alla sua momentanea perdita, per poi riagganciare il partner - o meglio, proiettarsi verso quello successivo.\nÈ inoltre una delle pochissime figure in cui due danzatori si invadono reciprocamente lo spazio mantenendo il contatto a zero: nelle società di ballo sorvegliate dell\u0026rsquo;Ottocento era il modo cortese di consentire una vicinanza regolata, e questa doppia natura, tra riservatezza e simpatia, spiega il suo successo nella didattica intergenerazionale.\nLa logica del mixer deriva invece dalla grand chain della square dance e dalla prassi progressiva delle contra dance: chi progredisce insieme rinsalda la comunità a ogni ciclo. La stessa figura che unisce due persone diventa così il passaggio verso la successiva, e un gesto di coppia si trasforma in legame collettivo.\nNota comparativa di prospettiva italiana: il lessico della contredanse non è estraneo all\u0026rsquo;Italia tradizionale, perché le contradanze e le gighe dell\u0026rsquo;Appennino (repertorio delle Quattro Province, studiato tra gli altri da Chiara Bottari e Franco Castelli nel solco di Roberto Leydi) recepiscono nell\u0026rsquo;Ottocento figure franco-britanniche omologhe di passaggio schiena a schiena. Si tratta di una lettura antropologica proposta da una sola fonte, non di una ricostruzione documentaria puntuale.\nDivulgatori e gruppi di riferimento # Stati Uniti: Folk Dance Federation of California, che conserva le note di danza del Do-Sa-Do Mixer nel proprio archivio; Lloyd Shaw Foundation e Lloyd Shaw Dance Fellowship; CALLERLAB (l\u0026rsquo;associazione internazionale dei caller) e American Callers Association; Country Dance and Song Society (CDSS); insegnanti di educazione fisica e autori di manuali ricreativi (Elizabeth Burchenal, Betty Casey). Varianti e riferimenti didattici: Calvin Campbell (Mtn Do Sa Do Mixer, raccolta Dancing for Busy People), Dick Ledger e Dena M. Fresh, citati da una sola fonte.\nRegno Unito ed Europa: EFDSS per i repertori di comunità e i céilidh; associazioni di danza popolare francesi; ADP - Atelier de la Danse Populaire e Danyèle Besserer in Alsazia.\nItalia: Cesare Malservisi con Francesca Ciampi, maestri bolognesi e Siriano Tondini, maestro e documentarista imolese, che ha insegnato la danza fra gli anni \u0026lsquo;90 e gli anni 2000; i gruppi di danze etniche regionali e internazionali nati dall\u0026rsquo;esperienza del CEMEA; i quaderni di danze e i canzonieri scout (AGESCI, CNGEI); i collettivi e le associazioni balfolk che la usano come danza di animazione iniziale; i club di American square dance del Nord Italia.\nFormazione e tipologia # Mixer a cerchio, di norma in un solo grande cerchio di coppie, con i danzatori rivolti verso il centro e in posizione di promenade: il danzatore in ruolo di lead a sinistra, il follow a destra secondo una delle fonti descritte, oppure i partner uno di fronte all\u0026rsquo;altro su un doppio cerchio, con gli uomini con le spalle al centro. Il numero di coppie è libero purché i ruoli restino bilanciati; non serve una piazza quadrata e la danza si adatta anche a spazi piccoli, come un\u0026rsquo;aula o un cortile. Esistono versioni in file di coppie, di derivazione contra dance, o in \u0026ldquo;big set\u0026rdquo; con cerchi di più coppie. Tipologia: danza sociale di gruppo, mixer progressivo a cerchio, quadriglia americana semplificata. Metro e struttura musicale # Metro binario in 2/4 come riferimento (reel, polka, two-step vivace), con il 4/4 battuto in due e il 6/8 di jig come varianti frequenti; una fonte segnala la possibilità del ternario in 3/4 su valzer. Fraseggio rigorosamente quadrato, per consentire la sincronizzazione e il cambio di partner: la nota di danza di riferimento lavora su frasi di 16 misure, corrispondenti a un giro completo; la maggioranza delle fonti indica invece la classica struttura di 32 battute in forma AABB, un\u0026rsquo;altra arriva a 32-40 battute e una a 64 tempi complessivi. Tempo moderato-vivace: intorno ai 112-124 bpm nei repertori americani, con introduzione di 8 battute per l\u0026rsquo;insegnamento e la chiamata. Passo base marciato, ben marcato, con appoggio chiaro sul tempo forte. Strumenti e stile musicale # Nei contesti americani: fiddle (violino) conduttore, banjo a cinque corde, chitarra acustica, contrabbasso, pianoforte, occasionalmente fisarmonica; stile old-time e del New England, con accentuazione sul downbeat e chiamata parlata sul beat. Nei bal folk europei e italiani: fisarmonica anche diatonica, organetto, violino, flauto, cornamusa, ghironda, chitarra e basso, con pulsazione festosa e regolare. La danza non ha un brano canonico: nelle fonti didattiche ricorrono reel tradizionali come Arkansas Traveler, Turkey in the Straw, Sailor\u0026rsquo;s Hornpipe e Soldier\u0026rsquo;s Joy, ma qualunque reel allegro in 2/4 funziona. In Italia, soprattutto nei circoli degli anni \u0026lsquo;90, l\u0026rsquo;accompagnamento era spesso affidato a supporti registrati (musicassette) e oggi a basi digitali o a piccoli ensemble folk dal vivo. Autori e compositori # Danza: non documentato. Non esiste una pubblicazione eponima che ne fissi autore, data e versione ufficiale; la coreografia circola anonima nei sillabi e nei quaderni didattici, di tradizione orale e collettiva. Musiche: brani tradizionali di dominio pubblico, in molti casi di autore incerto; l\u0026rsquo;attribuzione di Arkansas Traveler a Sandford C. Faulkner, metà Ottocento, ha natura aneddotica ed è dibattuta. Varianti con paternità dichiarata: il Mtn Do Sa Do Mixer di Calvin Campbell. Nuovi mixer vengono continuamente creati da coreografi e musicisti del movimento balfolk contemporaneo. Curiosità musicale: la composizione Dos A Dos (Square Dance) di Karl Jenkins, nel ciclo Adiemus, è ispirata al nome e all\u0026rsquo;immagine della figura, non all\u0026rsquo;esecuzione della danza. Aneddoti e curiosità # L\u0026rsquo;ortografia racconta la storia: dal francese dos-à-dos all\u0026rsquo;americano do-si-do e dosado, corruzione fonetica maturata nel ballo di frontiera e oggi accettata dai dizionari inglesi; nel 1954 il caller statunitense Lee Owens dedicò proprio alle grafie e alle varianti della figura un articolo della rivista American Squares. Alcuni caller scherzano ancora sul do-si-do, che suona loro come una scala musicale.\nNella contra dance del New England la variante con la spalla sinistra si chiama see-saw, \u0026ldquo;altalena\u0026rdquo;\nSegnalazioni da prendere con cautela, perché sostenute da una sola fonte:\nI Do-si-dos, celebri biscotti al burro di arachidi delle Girl Scouts statunitensi, prenderebbero il nome dalla figura nei primi raduni italiani di square dance la danza sarebbe stata annunciata come \u0026ldquo;il gioco dello schiena a schiena\u0026rdquo; per spiegarla a chi non conosceva il francese nel gergo dei caller il dosado è descritto con metafore colorite, come quella della porta sul sedere da chiudere con l\u0026rsquo;anca. nella didattica italiana scout il Dos-a-Dos Mixer è spesso la primissima danza con cui si impara il dos-à-dos, prima di affrontare repertori irlandesi o francesi che lo richiedono. Presenza nei media e nella cultura di massa # La figura del do-si-do è un\u0026rsquo;icona visiva del West e dello square dance nel cinema, nella televisione e nell\u0026rsquo;animazione americana; compare in numerosi film e cartoni ambientati in feste di paese e barn dance (\u0026ldquo;danze di campagna\u0026rdquo;), dove è talvolta eseguita con le braccia incrociate sul petto, uno styling non tradizionale divenuto però popolarissimo.\nLa musica country-pop recente continua a citarla nelle istruzioni cantate, come in The Git Up di Blanco Brown (2019).\nNella serie TV \u0026ldquo;I Jeffersons\u0026rdquo; (in Italia s8e1: \u0026ldquo;La separazione\u0026rdquo; andata in onda nel 1984) Louise rimprovera George \u0026ldquo;tu non sai nemmeno fare un do-si-do\u0026rdquo; (vedi Jefferson Tribute: The Square Dance - YouTube). Poi George, Louise, Tom e Helen improvvisano una \u0026ldquo;danza quadrata\u0026rdquo; casalinga, con Tom a fare da caller (dopo che Bentley si è domandato perché si chiami danza quadrata visto che stanno tutti in cerchio, ed è stato buttato fuori casa da George).\nIl Dos-a-Dos Mixer in quanto tale non è legato a film o programmi specifici: vive nei video didattici, nelle raccolte dei caller e nelle registrazioni di gruppi folk. In Italia è visibile nei video di Siriano Tondini pubblicati da Juancarlos Battilani su YouTube, con il Dos a Dos Mixer diffuso da Cesare Malservisi, oltre che in filmati di stage e festival folk.\nLe note di danza sono conservate nell\u0026rsquo;archivio online della Folk Dance Federation of California.\nDifficoltà e adattamenti # Difficoltà molto bassa: due sole azioni, il cerchio e il dos-à-dos, più un avanzamento, tutti sul passo di marcia. Adatta a principianti assoluti, bambini dagli 8 anni, anziani, famiglie, gruppi intergenerazionali e numerosi, persone con ridotta esperienza motoria; particolarmente consigliata come prima danza di una serata, come primo approccio alla danza americana e come esercitazione al dos-à-dos prima di affrontare square dance, contra dance o céilidh. Richiede solo camminata a tempo, orientamento destra/sinistra e un po\u0026rsquo; di attenzione spaziale per non collidere nel passaggio di schiena; la difficoltà vera è relazionale, cioè contatto visivo e gestione dello spazio condiviso. Utile un numero bilanciato di coppie. Note di ricerca e fonti # Sintesi delle fonti. Le informazioni convergono su una ricostruzione condivisa: figura di origine franco-britannica (contradanze, English country dance, quadriglie), forma \u0026ldquo;mixer\u0026rdquo; di elaborazione statunitense, funzione di socializzazione con cambio progressivo di partner, difficoltà molto bassa. La fonte più ricca e tecnicamente specifica è la nota di danza del Do-Sa-Do Mixer conservata dalla Folk Dance Federation of California, che dettaglia formazione, conteggi e sequenza; la storia della figura è ben documentata nei repertori di contredanse e nel lessico dei caller (CALLERLAB), mentre per la danza in sé non esiste una pubblicazione eponima. L\u0026rsquo;ancoraggio italiano proviene dalla documentazione video dell\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini, curata da Juan Carlos Battilani.\nDiscrepanze e punti da verificare, segnalati senza forzature:\nEpoca della figura: Playford 1651 per alcune fonti, XVII-XVIII secolo per altre, 1750-1800 per una terza. Si è indicato il Seicento-Settecento come arco di riferimento, segnalando Playford come antecedente probabile ma non univoco. Nascita del mixer: fine XIX secolo, 1910-1935, oppure genericamente XX secolo con codifica nel 1952. Nel testo si tiene distinta la codifica didattica novecentesca dalla nascita ottocentesca del genere. Metro e fraseggio: 2/4, 4/4, 6/8 e 3/4 convivono nelle fonti; la frase è di 16 misure secondo la nota di riferimento, di 32 battute AABB secondo la maggioranza, di 32-40 o di 64 tempi secondo altre. Si è indicata la quadratura come tratto comune, segnalando le divergenze. Formazione e struttura: cerchio unico in promenade, doppio cerchio fronte a fronte o file di contra dance; sequenza sintetica in tre-quattro fasi oppure descrizione misura per misura con otto ripetizioni. Si sono riportate entrambe le letture. Diffusione italiana: i circuiti balfolk e di danze internazionali, il mondo scout e degli oratori, i club di square dance e l\u0026rsquo;area imolese sono tutti documentati, ma i nomi specifici di associazioni, collettivi e formatori citati da una sola fonte vanno verificati. Data della rivista American Squares: una fonte indica il 1952, mentre l\u0026rsquo;articolo di Lee Owens risulta pubblicato nel Vol. 9 n. 7 del marzo 1954 (verificato). Fonti non verificabili, escluse: due link YouTube proposti come esecuzione di riferimento non esistono; il PDF italiano sui mixer e l\u0026rsquo;English Country Dance di Arcinova risultavano irraggiungibili al momento della ricerca; la voce \u0026ldquo;Grokipedia\u0026rdquo; citata da una fonte non è stata considerata. Notizie a fonte unica, riportate come curiosità e non come fatti: il Paul Jones come capostipite dei mixer, i nomi di Dick Ledger e Dena M. Fresh, i festival italiani elencati, la lettura comparativa sulle Quattro Province, il riferimento ai biscotti Do-si-dos e l\u0026rsquo;annuncio italiano dello \u0026ldquo;schiena a schiena\u0026rdquo;. Questa danza compare in 3 DVD: DVD 002 002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990 DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 DVD 001a 001a Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca - Imola 1991 Coreografia # Parti: A B Preparazione Cerchio di coppie allacciate in posizione di ballo di coppia. I cavalieri stanno all\u0026rsquo;interno del cerchio con le spalle girate verso il centro. Le dame stanno all\u0026rsquo;esterno Esecuzione • Parte A 8T\u0026#43;8T a sinistra (del cavaliere) e ritorno a destra 1. 4T 2 apro-chiudo laterali procedendo in senso antiorario verso sinistra del cavaliere 2. 4T 4 passi verso sinistra continuando nella stessa direzione 3. 4T 2 apro-chiudo procedendo in senso orario verso destra del cavaliere 4. 4T 4 passi verso destra continuando nella stessa direzione • Parte B 16T balance, dos-à-dos e cambio coppia 1. 8T Balance di coppia a sinistra e destra (4 appoggi in 8 tempi) si comincia a sinistra del cavaliere 2. 8T Dos-à-Dos con la propria partner e cambio coppia 2 passetti indietro e gli altri 6 tempi si avanza superandosi per la spalla destra, si trasla di lato schiena contro schiena senza girarsi e si retrocede sfiorando la spalla sinistra dal nuovo partner a destra del cavaliere Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Mtn dosado mixer - esecuzione (versione di Calvin Campbell) Esecuzione di riferimento differente dalla versione proposta da Malservisi: Mtn (montanaro) Do Sa Do Mixer, variante a paternità dichiarata costruita sulla ripetizione del dosado con progressione dei partner [2] Mtn Do Sa Do Mixer - Calvin Campbell (Internet Archive) Registrazione video originale del mixer di Calvin Campbell, nella collezione \u0026ldquo;Dancing For Busy People\u0026rdquo; dell\u0026rsquo;Internet Archive (Community Dancing, Square Dancing) [3] Do-Sa-Do Mixer - nota di danza (Folk Dance Federation of California) Fonte tecnica di riferimento per formazione, conteggi e sequenza: scheda di danza conservata nell\u0026rsquo;archivio della Folk Dance Federation of California, citata da una fonte anche come Folk Dance Federation of California South. Il PDF è una scansione, senza estratto testuale [4] Lee Owens, The Dos-a-Dos, \u0026ldquo;American Squares\u0026rdquo; Vol. 9 n. 7, marzo 1954 - Square Dance History Project Articolo storico dedicato alle grafie, alle varianti e alle prassi della figura, dal Mountaineer Do-Si-Do al Do-pas-o, con riferimenti a Lloyd Shaw [5] Mixer, description et explications - AccroFolk Scheda francese sui mixer nel balfolk: definizione, funzione di brise-glace, origini (Playford, contredanse, Québec), repertorio e descrizione della figura del dos-à-dos [6] Do-si-do - Wikipedia Definizione tecnica della figura, etimologia dal francese dos-à-dos, varianti di grafia nelle diverse tradizioni (dosado nel lessico CALLERLAB), styling e dosado frazionari [7] Mixer (dance) - Wikipedia Voce enciclopedica sulla categoria dei mixer: storia, struttura e varianti diffuse. [8] Glossary of country dance terms - Wikipedia Glossario della country dance con la definizione di dos-à-dos, back to back. [9] CALLERLAB - Dance Resources Definizioni ufficiali del dosado e schede di mixer del riferimento internazionale dei caller di square dance, tra cui Grand Colonel Mixer e Sunshine Mixer. [10] Country Dance and Song Society (CDSS) Il riferimento statunitense per contra dance e country dance anglo-americano: repertori, programmi e materiali didattici. [12] English Folk Dance and Song Society (EFDSS) Manuali di danze di comunità e barn dance britanniche, canale storico di codificazione dei mixer in cerchio [13] Shaw, Lloyd, Cowboy Dances: A Collection of Practical Square Dances, Caxton Printers, 1939. Testo fondativo della rinascita del western square dance e della codifica didattica di figure e mixer nelle scuole e nelle comunità americane [14] Casey, Betty, The Complete Book of Square Dancing, 1985 (dati dell\u0026rsquo;edizione come riportati dalla fonte, da verificare). Panorama novecentesco della square dance americana con figure di base, mixer e prassi di ballo [15] Burchenal, Elizabeth, American Country-Dances, G. Schirmer, 1918. Raccolta della prima rinascita del country dance americano, quadro in cui si codificano le danze a cerchio e il lessico del ballo di gruppo [16] Turner, Dance Handbook, 1959 (PDF, Library of Dance) Trattato americano con la definizione classica della figura dos-a-dos nel repertorio folk e square dance [17] Playford, John, The English Dancing Master, 1651. Manuale di country dance inglese indicato da alcune fonti come prima attestazione della figura antecedente il dos-à-dos [18] Guilcher, Jean-Michel, La contredanse et les répertoires français de danse, Éditions MSH, 1963. Studio etnocoreologico sulle contredanse e sulle figure francesi del dos-à-dos [19] The Caller\u0026rsquo;s Box - database di contra dance Database comunitario di coreografie di contra dance, utile per la circolazione contemporanea delle figure [20] Dos A Dos (Square Dance) di Karl Jenkins - ricerca YouTube Curiosità musicale: la composizione del ciclo Adiemus ispirata al nome della figura; non è un\u0026rsquo;esecuzione della danza. ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/dos-a-dos-mixer/","section":"Danze","summary":"Mixer anglo-americano a cambio di partner costruito sulla figura storica del dos-à-dos: danza d’apertura semplice, inclusiva e sociale.","title":"Dos-a-Dos Mixer","type":"danze"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/famiglia-benni/","section":"Tags","summary":"","title":"Famiglia Benni","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/festa-di-san-patrizio/","section":"Tags","summary":"","title":"Festa Di San Patrizio","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001b\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie danza (suonatori: La carampana) · 10:26 Chiamarla giga bolognese o giga emiliana è già un modo di raccontarne la storia: \u0026ldquo;emiliana\u0026rdquo; la colloca nell\u0026rsquo;Appennino, \u0026ldquo;bolognese\u0026rdquo; la lega alla provincia che per prima l\u0026rsquo;ha messa per iscritto. In montagna il nome era più semplice: la giga, in dialetto la Gîga.\nÈ un ballo staccato, bâl stàcc: i piedi lasciano il suolo, la coppia si fronteggia senza mai prendersi davvero e ogni breve motivo musicale chiede una risposta diversa di passi. Ballata nelle vallate del Savena, del Setta, dell\u0026rsquo;Idice, del Sambro e del Reno, chiudeva la festa con la tresca, il momento in cui la distanza fra i corpi si accorcia e il corteggiamento diventa danza.\nLa incontriamo per la prima volta sulla carta nel 1894, nelle vecchie danze bolognesi raccolte da Gaspare Ungarelli; l\u0026rsquo;abbiamo ricevuta dalle voci dei suonatori - Melchiade Benni, Bruno Zanella, Alfonso Dalmastri - e dalle ricerche sul campo di Stefano Cammelli e Placida Staro, che a Monghidoro e in Valle del Savena hanno raccolto quanto restava del repertorio dei balli antichi.\nOggi vive in tre luoghi insieme: nelle registrazioni d\u0026rsquo;archivio, nei gruppi di riproposta dell\u0026rsquo;Emilia e negli stage di danza tradizionale italiana, dove continua a insegnare che un ballo di corteggiamento è fatto soprattutto di ascolto reciproco.\nScheda sintetica # Nome proprio # Giga emiliana, più spesso Giga bolognese; nei balli di montagna è semplicemente la giga, in dialetto Gîga. Le specificazioni emiliana e bolognese vengono dalla documentazione e dal revival: servono a distinguerla dalla jig irlandese e dalla gigue colta, con cui condivide il nome e l\u0026rsquo;andamento ternario, non l\u0026rsquo;identità coreutica. Altri nomi e varianti # Giga, Gîga: nome d\u0026rsquo;uso nei balli antichi (bâl antîg, bâl stàcc; in pianura e in città bâll dspécc, dai passi staccati dal suolo). Giga fraråisa / Gîga frarèisa: variante «ferrarese» secondo Ungarelli, attestata fra Sasso Marconi, Vergato e la Valle del Savena; nei repertori didattici compare anche come Lanterna magica (Giga emiliana). Giga muntanæra / Gigån: giga montanara, versione a gruppi di otto, sedici o più ballerini. Nomi di valle e di paese: Giga di Monghidoro, di Vergato, di Porretta, di Loiano, di Castel del Rio (Domenico Raffini), di San Pellegrino (Delso Giannelli), di val Sillaro (Bruno Landi), di Palazzuolo, (Antonio Grifoni). In montagna il repertorio poteva prendere nome dal ballo dominante: Rugîr in Savena e Idice, Bargamasc (Bergamasco) in Sambro, Giga o Trescone in Bisenzio e Reno. Da tenere distinte: la giga a due e la giga a quattro delle Quattro Province (Piacenza, Oltrepò Pavese, Alessandrino, Genovese), Lo Gigo occitano in quadrette, il Gigo piemontese, la jig irlandese e scozzese. Traduzione e significato # Dal francese gigue, dall\u0026rsquo;inglese jig, gigge, jegge, dal germanico geige, «violino», e dal verbo geigan, «muoversi qua e là, agitarsi, vibrare»; l\u0026rsquo;antico norreno geiga, «dondolare», e geigr, «tremito», completano il quadro. In italiano medievale la giga era anzitutto uno strumento ad arco - attestato nei glossari del XII secolo come tricordium e citato anche da Dante -, così che «suonare la giga» valeva tanto per lo strumento quanto per la musica: ballare la giga significava ballare al suono del violino.\nNel lessico musicale italiano giga è la danza veloce in tempo ternario; nell\u0026rsquo;areale bolognese il termine prende un valore coreutico più stretto: ballo di coppia, corteggiamento, prova di abilità, riconoscimento sociale. L\u0026rsquo;etimologia resta discussa, e la glossa «ferrarese» di fraråisa è una lettura locale, non un dato acquisito.\nArea geografica e provenienza # Giga di coppia in bassa Val Santerno (Castel del Rio) [32] Giga in quadriglia in alta val Santerno (San Pellegrino e Firenzuola) dove una forma coreografata a quattro coppie si balla per la Festa dell\u0026rsquo;Aringata [32] Giga di Palazzuolo sul Senio in Romagna Giga di Bruno Landi In val Sillaro [32] Cenni alle vallate dell\u0026rsquo;Appennino modenese (Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano) e parmense. È danza di montagna e di collina, non di città: il nome bolognese le viene dalla letteratura del revival più che dalla tradizione urbana. Epoca e anno di riferimento # XVI-XVIII secolo: nome e tipo della giga si diffondono in Europa come danza veloce ternaria; prime attestazioni in area anglo-irlandese fra 1589 e 1603, poi la consacrazione di corte e nelle suite barocche. XIX secolo: la forma coreografica si consolida in Appennino; nel 1894 Ungarelli pubblica la prima documentazione scritta, con descrizione e partitura della Giga muntanæra e della Giga fraråisa. Prima metà del Novecento: apice del ballo di paese, con gli ultimi suonatori di mestiere; negli anni Sessanta si chiudono le ultime scuole di ballo cittadine e il repertorio tace. 1975-1983: rilevazione sul campo (Gruppo di Ricerca per la Comunicazione Orale, 1975; Stefano Cammelli e Placida Staro; dal 1982 l\u0026rsquo;Associazione E bene venga maggio a Monghidoro). Anni Ottanta-Duemila: revival, incisioni, festival, didattica e circuiti balfolk. Anno di composizione: non applicabile, di tradizione orale. La datazione del nucleo coreutico resta ipotetica: c\u0026rsquo;è chi risale al XV-XVII secolo su base comparativa e chi colloca la variante emiliana fra fine Ottocento e primo Novecento (v. Note di ricerca e fonti). Occasione e funzione sociale # Ballo di festa e di veglia, non di tutti i giorni.\nOccasioni: veglie invernali nelle stalle e nei fienili (i festini, le sòzie), spiazzi estivi, aie e cortili, osterie, feste patronali e sagre, Carnevale, San Martino, fine anno, matrimoni e battesimi, rievocazioni e festival. Funzioni: corteggiamento regolato dai codici del garbo, sfida di agilità e di prestezza corporale, coesione della comunità, misura del prestigio dei suonatori e dei ballerini esperti. Era ballo a richiesta: il richiedente danzava con le dame invitate mentre gli altri guardavano, e le forme più ricche erano riservate agli intenditori, quasi come esibizione. Nella serata si alternava a monferrine, valzer, polke e mazurke: era il pezzo vivo che accendeva la pista, e la tresca ne era la chiusura rituale. Regole della veglia: garbo delle danzatrici, nessun ballo in Quaresima e di venerdì. Storia e origine # La giga europea nasce come danza campestre veloce - secondo Curt Sachs - e corale con corifèo, viene poi assorbita nella contraddanza francese del XVII secolo e nella suite strumentale, dove la gigue diventa il movimento conclusivo e slanciato. In Italia non si esaurisce nel Settecento: continua in varianti regionali popolari, e nell\u0026rsquo;Appennino bolognese sopravvive come danza antica precedente al ballo liscio.\nQui entra nel sistema dei balli staccati - bâl stàcc in montagna, bâll dspécc in pianura -, che si oppongono allo scivolamento dei balli di coppia chiusa (valzer, polka, mazurka) arrivati con le truppe napoleoniche. L\u0026rsquo;isolamento delle valli ha conservato forme e varianti che altrove si sono dissolte; il secondo Novecento le ha rimesse in silenzio con l\u0026rsquo;emigrazione, i cambiamenti agricoli e i balli di moda, fino alla raccolta degli ultimi testimoni.\nSulle origini restano due letture. La più accreditata racconta una popolarizzazione: nome e tipo della gigue sarebbero giunti alle campagne emiliane attraverso maestri di ballo itineranti, spartiti popolari e orchestrine di fine Ottocento, poi rielaborati nel gusto locale. L\u0026rsquo;altra, più antica e affascinante, legge assonanze celtiche - il violino di Melchiade Benni suonato alla maniera irlandese, la Roncastalda vicina a danze delle Shetland, un motivo del Ruggero rintracciato a Dublino - e ipotizza una stratificazione remotissima. Le fonti invitano a considerarla una credenza popolare di continuità etnica, non una prova; ed è mito rovesciato la storia di una giga nata fra l\u0026rsquo;Idice e il Samoggia e da lì emigrata in Irlanda. Nessun documento collega in linea continua la giga di corte alla giga dell\u0026rsquo;Appennino: la somiglianza con la jig irlandese resta un confronto tipologico, non una genealogia.\nNote etnocoreologiche # La chiave è il passo staccato: nei bâl stàcc il piede lascia il suolo, con saltelli, rimbalzo sulla pianta e spuntapié maschile, mentre marce, valzer, polke e mazurke scivolano.\nDanza di coppia aperta, frontale, senza presa continua: la distanza fra i corpi è insieme rispetto e sfida, e il contatto compare solo nelle figure di braccia. Nella disposizione canonica l\u0026rsquo;uomo tiene la spalla sinistra verso il centro, la donna la destra. Struttura variantiva: ogni motivo musicale, anche di due sole battute, richiama una variante di passo o di figurazione. È il principio dei balli ad aria, in cui la melodia è stabile e non interscambiabile, e spiega perché la stessa aria cambi peso coreutico secondo il suonatore, la valle, la festa e la capacità dei ballerini. Lessico ricorrente: spasso (o spassagg), balletto, tonda, braccia, incontro, tresca. Dinamica di invito ed elusione, spesso su traiettoria ellittica, con gioco di sguardi: il corteggiamento appenninico in forma danzata. Ballo da intenditori e da sfida più che di tutti i presenti; nelle varianti a gruppo la figurazione si allarga a otto, sedici o più ballerini. Varianti di valle: cambiano il numero e l\u0026rsquo;ordine delle figure, la ricchezza della tonda e il tipo di presa nelle braccia. Meglio parlare di una famiglia di gige che di un\u0026rsquo;unica coreografia fissata. Divulgatori e gruppi di riferimento # Ricerca: Gaspare Ungarelli (1894); il Gruppo di Ricerca per la Comunicazione Orale (1975); Stefano Cammelli e Placida \u0026ldquo;Dina\u0026rdquo; Staro, che ha raccolto e analizzato i balli saltati della montagna bolognese; Quinto Golin e il Centro Antropologia Storica dell\u0026rsquo;Appennino (CASA); Roberto Leydi e Febo Guizzi per l\u0026rsquo;etnomusicologia; Giuseppe Michele Gala per il quadro nazionale. Juan Carlos Battilani in val Santerno e Sillaro, Roberto Bucci in val Senio. Suonatori e portatori: Melchiade Benni (violino, Monghidoro, 1902-1992), Bruno Zanella (chitarra), Annibale Barbieri, Adolfo Campelli, Primo Panzacchi, Alfonso Dalmastri, Carlo Bettini, Domenico Raffini (Castel del Rio) Bruno Landi (San Clemente in val Sillaro), Delso Giannelli e Giovanni Paolini (rispettivamente San Pellegrino e Firenzuola), Carlo Antonio Grifoni (Palazzuolo sul Senio), ballerini informatori i coniugi Ruggeri di Monzuno. Associazioni e archivi: l\u0026rsquo;Associazione E bene venga maggio e il Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara di Monghidoro, con i Suonatori della Valle del Savena. Gruppi di riproposta: Gruppo Emiliano Musica Popolare con Fausto Carpani, Lanterna Magica, Suonabanda di Modena, Reno Folk Band, Triogrande e Tacagaretta di Imola, Fragole e Tempesta, Orchestra dei Superstiti di val Santerno, Riccardo Tesi per l\u0026rsquo;organetto. Diffusione internazionale: le notazioni di Roberto Bagnoli negli stage di danza folk (Stockton Folk Dance Camp) e i gruppi della diaspora italiana negli Stati Uniti. Formazione e tipologia # Coppia aperta, uomo-donna, fronte a fronte e senza presa; in origine una coppia per volta, ballo a richiesta, oggi anche in cerchio grande di coppie o libera in sala. Tipologia: ballo staccato, ballo antico da veglia e da corteggiamento, talvolta da sfida o esibizione davanti agli astanti. Varianti: la giga muntanæra / Gigån a gruppi di otto, sedici o più persone; a Firenzuola la forma coreografata a quattro coppie. Non è un mixer né una quadriglia, e non va confusa con la giga a due e a quattro delle Quattro Province. Struttura della danza # Schema che risulta dalle notazioni coreografiche diffuse negli stage e dalle trascrizioni di campo in Valle del Savena e del Setta.\nIntroduzione: due misure senza azione, attacco spesso in levare. I. Spasso e balletto: quattro passi in avanzamento con virata (l\u0026rsquo;uomo avanza girando a destra, la donna retrocede girando a sinistra); quattro passi saltati in senso antiorario; quindi il balletto, un leggero calcio verso il basso con ginocchio piegato e rimbalzo sull\u0026rsquo;altra gamba, due volte. II. Verso il centro e ritorno con giri: quattro passi verso il centro con presa interna, cambio di direzione, quattro passi verso l\u0026rsquo;esterno; quindi giro completo in senso antiorario a passi saltati e giro della dama sotto l\u0026rsquo;arco del braccio, con la mano sinistra della donna nella destra dell\u0026rsquo;uomo. III. Tresca finale: avvicinamento e allontanamento senza contatto su traiettoria ellittica, con inviti e corteggiamento; chiusura in tresca o trescone e giro di braccia a passo normale. Il tutto si ripete con varianti improvvisate dal cavaliere. La tradizione orale attesta versioni più ricche o più sobrie, mentre le notazioni del revival hanno finito per fissare un canone: la struttura va letta come cornice, non come partitura rigida. Metro e struttura musicale # Metro: 6/8, binario composto contato per lo più in due movimenti per battuta; andamento vivace o molto vivace (in diverse trascrizioni 120-138 bpm sulla croma puntata). Forma: bipartita AABB, con periodi di otto battute e cicli di 32 battute nelle versioni più codificate; anacrusi iniziale e ritmo caratteristico semicroma-croma. Prassi: è il ballo a decidere il tempo, con accelerando e stringendo finali; alcune trascrizioni moderne riportano 12/8 o 2/4 per fisarmonica. Strumenti e stile musicale # Organico storico: il concertino d\u0026rsquo;archi della montagna - violino solista, secondo violino o chitarra, viulòn o basso a tre corde -, poi le bandelle con flauto traverso, violino, clarinetto e chitarra. Novecento: organetto diatonico e fisarmonica cromatica, quindi clarinetto, contrabbasso e basso tuba; nel revival la coppia violino-organetto è la più ricercata per un suono fedele alla memoria. Stile violinistico: cavata incisiva e cruda, arco tenuto verso il tallone e suonato vicino alla tastiera, assenza di mentoniera, abbellimenti rapidi, bordoni aperti, accentuazione ritmico-motoria che istruisce i piedi. Il suonatore non accompagna: guida. Piffero e piva appartengono soprattutto al repertorio delle Quattro Province, non all\u0026rsquo;organico bolognese (v. Note di ricerca e fonti). Autori e compositori # Di tradizione orale: autore non documentato, arie anonime patrimonio comune dei suonatori, variate a orecchio di generazione in generazione, alcune riconducibili a ballabili di moda di fine Ottocento giunti senza firma. Le trascrizioni di riferimento si appoggiano ai repertori di Melchiade Benni e Bruno Zanella; fra i moderni, Riccardo Tesi, Alberto Balia e Daniele Craighead con il medley che include Lanterna magica, Lombardina, Giga e Bergamasco, e Carlo Aonzo e Franco Di Biase per la trascrizione mandolinistica. Aneddoti e curiosità # I suonatori e i ballerini della Valle del Savena erano noti in tutto l\u0026rsquo;Appennino come ch\u0026rsquo;i diével ed Munghidor, «quei diavoli di Monghidoro», per la loro perizia. La padronanza dei passi era considerata dote doverosa per le donne; una ballerina goffa o inabile veniva detta ironicamente ginglàza. Si diceva che un buon ballerino dovesse saper ballare sopra un mattone senza uscirne: misura dell\u0026rsquo;agilità e del controllo dello spazio. Detti di veglia: An végna mai dè!, «che non venga mai giorno», e Dio faga ch\u0026rsquo;la dura, per allungare la festa fino all\u0026rsquo;alba; si racconta di porte sbarrate con assi per non vedere il sole. Nella tresca finale l\u0026rsquo;uomo dà il meglio di sé per conquistare la dama, che retrocede ma si mostra lusingata dalle attenzioni. «Fraråisa» è letta da Ungarelli come ferrarese, ma la registrazione d\u0026rsquo;archivio della Gîga Frarèisa proviene dalla Valle di Reno: la glossa resta incerta. A Firenzuola la forma coreografata a quattro coppie si balla ogni due anni, in occasione della Festa dell\u0026rsquo;Aringata. Al Museo della Civiltà contadina dell\u0026rsquo;Appennino bolognese di Monghidoro la giga è al centro dell\u0026rsquo;azione di lettura e dimostrazione Suonare e ballare la Giga. La parola giga indicava uno strumento ad arco: ballare la giga era, all\u0026rsquo;origine, ballare al suono del violino. Che la gigue chiuda molte suite di Bach continua a sorprendere chi arriva alla giga bolognese passando dalla jig irlandese. Giga e Lanterna magica sono la stessa aria con due titoli: i nomi dei brani viaggiano più veloci delle coreografie. Presenza nei media e nella cultura di massa # Discografia: Suonatori della Valle del Savena, Che non venisse mai giorno! Balli antichi dell\u0026rsquo;Appennino bolognese (1995), Concerto a Bologna (2002), Al di là delle parole (Nota, 2007); Le vie del Violino (Nota, 2002) e Le vie Armoniche (2003); Suonabanda, Balli staccati della tradizione emiliana (2003); Riccardo Tesi, Il ballo della lepre (1981 e 1993). Audiovisivi: filmati etnomusicologici RAI (Prima della balera, 1977), i DVD Documenti di danza in Valle del Savena (2004) e Ruggeri, Melchiade Benni: un violinista in Val di Savena (2002), i video dei gruppi di riproposta. Archivi e musei: l\u0026rsquo;Archivio Storia e Memoria di Bologna, che rende ascoltabili le danze pubblicate da Ungarelli nel 1894 - fra queste la Giga della Valle di Savena dal maestro Alfonso Dalmastri e la Gîga Frarèisa della Valle di Reno - il Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara e il Museo della Civiltà contadina di Monghidoro. Oggi: festival e rassegne dell\u0026rsquo;Appennino, la Notte della Tresca a Imola, laboratori, stage e circuiti balfolk. Resta una presenza di nicchia: nessuna circolazione paragonabile a valzer, polka o tarantella, ma un posto riconosciuto nel repertorio della danza popolare italiana, anche fuori regione e nella diaspora. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà da media a medio-alta.\nServe controllo del tempo ternario, leggerezza nei salti, precisione di appoggio, coordinazione nelle figure di braccia e ascolto micro-fraseologico per seguire la struttura variantiva. Adattamenti didattici: versione camminata del passo per principianti e bambini, due passi di balletto sempre uguali, riduzione del numero di figure, conteggio delle frasi musicali per fissarne la struttura. Nei corsi urbani e nei balfolk la giga viene spesso portata a forma fissa in cerchio grande, con tresca finale opzionale: più accessibile, ma si perdono la sfida di coppia e la variante familiare che ne fanno un ballo da intenditori. Per studiarla conviene partire dal passo saltato lento, ascoltare il suonatore e lasciare che sia la musica a dettare i cambi. Note di ricerca e fonti # La scheda nasce dalla fusione di nove ricerche indipendenti, dove le fonti divergono si è scelta la tesi meglio documentata, e la divergenza è dichiarata qui.\nConvergenze solide: appartenenza al repertorio dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese [14][16]; epicentro in Valle del Savena e del Setta [1][2][7][10][24][25]; passo staccato e assenza di presa continua [14][19]; funzione di corteggiamento e prova di abilità [11][16]; chiusura in tresca o trescone [1][10][22]; struttura bipartita con spasso e balletto [9][19]; tradizione orale senza autore documentato [3][13]; prima documentazione scritta nell\u0026rsquo;Ungarelli del 1894 [3][6][14].\nDivergenze, cautele e verifiche:\nEpoca del nucleo coreutico: meta data i balli antichi fra XV e XVII secolo su base comparativa, notebooklm fra XVI e XVII; glm colloca invece la formazione della variante emiliana fra fine Ottocento e primo Novecento, quando arrivano maestri di ballo, spartiti e orchestrine [16] [30]. Nel testo il percorso di popolarizzazione è presentato come ipotesi plausibile, non come fatto acquisito. Ipotesi celtica e mito inverso: le assonanze con il mondo irlandese e scozzese - Benni che suona alla maniera irlandese, la Roncastalda, il motivo del Ruggero rintracciato a Dublino - sono registrate come credenza popolare di continuità etnica [13] [15] [16], non come prova; la tesi opposta, una giga nata fra l\u0026rsquo;Idice e il Samoggia e da lì diffusa in Irlanda, non ha fondamento storico [16] [19]. Metro: il 6/8 è il riferimento condiviso da tutte le ricerche, con 12/8 e 2/4 in alcune trascrizioni moderne [16]. Formazione: coppia singola [10] [13] [16] [22]; giga muntanæra / Gigån a gruppi di otto o sedici [14] [21]. Le due letture non si escludono: la versione a gruppo è una variante documentata. Struttura: struttura bipartita rigida, con tonda di sedici battute e balletto organizzato [22]; sequenza spasso-balletto, centro e ritorno, tresca [9] [19]. La scheda presenta la seconda come schema più diffuso nelle notazioni coreografiche e ricorda la prima fra le varianti. Organico: l\u0026rsquo;assenza dell\u0026rsquo;organetto diatonico per la complessità armonica del repertorio [16], piffero, piva e organetto [16] [21]. Piffero e piva appartengono soprattutto alle Quattro Province: nell\u0026rsquo;organico bolognese restano il violino, il secondo violino o la chitarra, il violone, poi fisarmonica e clarinetto. Denominazione: fraråisa è glossata come «ferrarese» da Ungarelli e da chi lo segue [6] [14] [16] [21], mentre la registrazione d\u0026rsquo;archivio della Gîga Frarèisa proviene dalla Valle di Reno [3]: la glossa resta incerta e non è stata sciolta. Verifica dei collegamenti: Fra i collegamenti non multimediali rispondono le voci Treccani [16] [17], Wikipedia [13] [14] [15], la scheda Taranta di Gala [11], le due pagine dell\u0026rsquo;Archivio Storia e Memoria di Bologna [3] [6], Folk Music World [18], i PDF di Stockton Folk Dance Camp [19], di Fragole e Tempesta [21] e di Gala su IRIS Uniss [12], il Museo di Monghidoro [22], E bene venga maggio [23], Blogfoolk [24] [25], Folk Dance Musings [20], Suonabanda [27] e il catalogo Nota [26]; la pagina di ricerca YouTube [31] è conservata come strumento di aggiornamento, non come fonte. Il disco Che non venisse mai giorno! è citato senza link, in attesa di una scheda di catalogo stabile [10].\nFonti principali: Gaspare Ungarelli [6]; Placida Staro [7] [8] [9] [24]; Stefano Cammelli [8]; Giuseppe Michele Gala [11] [12]; Roberto Leydi e Febo Guizzi [28] [29]; l\u0026rsquo;Archivio Storia e Memoria di Bologna [3]; i Suonatori della Valle del Savena [1] [10]; le sintesi enciclopediche e i dizionari [13] [14] [15] [16] [17].\nCoreografia # Preparazione Cerchio di coppie fronte centro, presa per mano comoda Esecuzione • Parte A 16T (16 battute) Saluto del gruppo avanti e indietro 1. 8T\u0026#43;8T Tutti avanti con 4 passi, e indietro con 4 passi si fa due volte • Parte B 16T (16 battute) dame e cavalieri al centro 1. 8T Le dame vanno avanti verso il centro con 4 passi e tornano indietro con 4 passi 2. 8T I cavalieri vanno al centro con 4 passi, si girano alla propria sinistra e ogni cavaliere va verso la propria dama (ex contropartner) con 4 passi Nell\u0026rsquo;ultimo tempo si allacciano per fare lo swing Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Giga e tresca - I Suonatori della Valle del Savena Esecuzione di riferimento, verificata: la giga ballata dai Suonatori della Valle del Savena in un ballo staccato dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, con la sua fase di tresca. È l\u0026rsquo;incisione segnalata da notebooklm come Giga della Valle del Savena. [2] La Giga, antico ballo dell\u0026rsquo;Appennino Bolognese, zona di Monghidoro Documentazione video della giga nella zona di Monghidoro, con violino, fisarmonica e chitarra: utile per vedere l\u0026rsquo;assetto della coppia aperta e il passo saltato in contesto. [3] Danze e balli popolari bolognesi - Archivio Storia e Memoria di Bologna Archivio sonoro delle danze raccolte da Gaspare Ungarelli nel 1894: fra le registrazioni la Giga della Valle di Savena dal maestro Alfonso Dalmastri e la Gîga Frarèisa della Valle di Reno. [4] Giga Emiliana - Gruppo Emiliano Musica Popolare La giga nel repertorio del Gruppo Emiliano Musica Popolare, con Fausto Carpani: esempio della forma di riproposta, vicina alla prassi delle feste e delle balere emiliane. [5] Tradizionale giga emiliana, suonata da Fausto Carpani col Gruppo Emiliano al Cåurs ed Bulgnaiṡ Giga emiliana suonata e ballata in piazza a Bologna durante il corso di ballo popolare: utile per ascoltare il tempo e la frase musicale in funzione coreutica. [6] Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese - Gaspare Ungarelli, 1894 La prima documentazione scritta della Giga muntanæra e della Giga fraråisa, con descrizione coreografica e spartiti: il punto di partenza di tutta la bibliografia successiva. [7] Placida Staro, Le vie del Violino. I Suonatori della Valle del Savena, Udine, Nota, 2002 (con 2 CD) Storia dei suonatori della Valle del Savena e del loro repertorio, con le arie di giga trascritte e la ricostruzione delle occasioni di ballo. [8] Placida Staro, Un repertorio di ballo saltato, in Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa. Musiche, balli e suonatori tradizionali della montagna bolognese, Bologna, Edizioni Alfa, 1983 La ricerca che ha fondato lo studio dei balli staccati: analisi etnocoreologica delle figure, dei passi e della struttura variantiva del repertorio appenninico. [9] Placida Staro, Al di là delle parole. La danza antica dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, Udine, Nota, 2007 (con CD) Monografia con documentazione audio sui balli antichi dell\u0026rsquo;Appennino, giga compresa: il testo di riferimento per struttura, lessico coreutico e varianti di valle. [10] Suonatori della Valle del Savena, Che non venisse mai giorno! Balli antichi dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, 1995 (ristampato per Nota) Il disco che ha fatto conoscere fuori dall\u0026rsquo;Appennino le arie dei balli antichi, con giga, Rugîr, Bargamasc e tresca. Citato senza link in attesa di una scheda di catalogo stabile. [11] Giga - Taranta, Centro Studi di Danza Etnica Scheda di Giuseppe Michele Gala con l\u0026rsquo;etimologia del termine (via Nocentini), la diffusione italiana e la collocazione della giga bolognese nel quadro delle danze popolari. [12] Giuseppe Michele Gala, Etnocoreologia italiana (PDF) Quadro metodologico ed etnografico delle danze italiane, utile per collocare i balli staccati emiliani e la giga fra le danze di coppia aperta. [13] Giga (danza popolare) - Wikipedia Voce generale sulla giga e sul gigo in Italia, con la distinzione fra le varianti regionali e i repertori delle Quattro Province. [14] Balli staccati - Wikipedia Sintesi dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese: le cinque vallate, i nomi dialettali (bâl stàcc, bâll dspécc) e l\u0026rsquo;elenco dei balli, giga compresa. [15] Gigue - Wikipedia (EN) Storia europea della gigue, dalla danza popolare alla suite barocca: necessaria per distinguere il genere colto dal genere di tradizione orale. [16] Giga - Enciclopedia Treccani Voce enciclopedica sulla giga: le origini del termine, la fortuna settecentesca, la sopravvivenza nelle tradizioni popolari italiane e l\u0026rsquo;osservazione che in molte zone la giga si è conservata solo nel nome. [17] giga - Vocabolario Treccani Definizione lessicale e nota etimologica, con il rinvio al germanico geige, «violino», e al verbo geigan, «agitarsi, muoversi qua e là». [18] La Giga - Danza Popolare - Folk Music World Presentazione divulgativa che colloca la giga fra i balli staccati da ballare in coppia nell\u0026rsquo;Appennino bolognese, in Valle del Savena e in Valle del Setta. [19] Giga - notazione coreografica di Roberto Bagnoli per lo Stockton Folk Dance Camp (PDF) Notazione di riferimento per la didattica internazionale: introduzione, spasso, balletto, passi verso il centro e ritorno, giro della dama e tresca finale. [20] Giga (Italy) - Folk Dance Musings Note di un insegnante di danza internazionale sulla giga italiana: metro, schema delle figure e osservazioni sulle varianti in uso negli stage. [21] Repertorio - Fragole e Tempesta (PDF) Repertorio di un gruppo di riproposta in cui la giga compare come Lanterna magica (Giga emiliana): utile per vedere le intitolazioni multiple della stessa aria. [22] Piccoli Musei Narranti - Suonare e ballare la Giga, Museo della Civiltà contadina dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, Monghidoro L\u0026rsquo;azione di lettura e dimostrazione dedicata alla giga nel museo di Monghidoro, con il contesto del CRDCM e il lessico dei balli antichi. [23] Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara - Associazione E bene venga maggio Il centro di ricerca di Monghidoro: campagne di rilevazione, archivio sonoro e attività di trasmissione dei balli antichi dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. [24] Studiare e vivere la danza. Intervista con Placida Dina Staro - Blogfoolk Intervista in cui la studiosa racconta il metodo di ricerca sui balli antichi, il rapporto con i portatori e il senso dei balli staccati oggi. [25] I Suonatori della Valle del Savena raccontati da Blogfoolk Ritratto del gruppo e della sua discografia, con il legame al lavoro di Placida Staro e all\u0026rsquo;associazione E bene venga maggio. [26] Nota - catalogo della musica di tradizione orale L\u0026rsquo;etichetta che ha pubblicato Le vie del Violino, Le vie Armoniche e Al di là delle parole: riferimento per discografia e materiali di ricerca. [27] Suonabanda - Balli staccati della tradizione emiliana Il gruppo modenese e il suo repertorio di balli staccati, con il lavoro di ripresa della giga e delle arie dell\u0026rsquo;Appennino emiliano. [28] Roberto Leydi (a cura di), L\u0026rsquo;altra musica. Etnomusicologia attuale in Italia, Milano, Giunti Ricordi, 1991 Il quadro dell\u0026rsquo;etnomusicologia italiana entro cui si collocano la ricerca sui balli dell\u0026rsquo;Appennino bolognese e la loro restituzione pubblica. [29] Febo Guizzi, Gli strumenti della musica popolare in Italia, Lucca, LIM, 2002 Repertorio degli strumenti della musica popolare italiana: il violino dei suonatori di valle, la chitarra, il violone a tre corde, l\u0026rsquo;organetto e la fisarmonica. [30] Quinto Golin e il Centro Antropologia Storica dell\u0026rsquo;Appennino (CASA): ricerche, pubblicazioni e documenti discografici sui balli dell\u0026rsquo;Appennino bolognese e modenese Linea di ricerca indicata da una delle fonti come riferimento principale sui balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino: citata in forma bibliografica, in attesa di verifica su fonti a stampa. [31] Giga emiliana - ricerca di esecuzioni su YouTube Pagina di ricerca segnalata da una fonte e conservata come strumento di aggiornamento: non è una singola esecuzione, ma un punto di partenza per nuove verifiche. [32] Danze delle valli del Santerno e Sillaro - Wikipedia Voce enciclopedica di riferimento per il quadro d\u0026rsquo;insieme dei balli staccati nelle valli romagnole e bolognesi, con il dettaglio delle giga di San Pellegrino, Castel del Rio e della Val Sillaro. ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/danze/giga-emiliana/","section":"Danze","summary":"Il ballo staccato di coppia in 6/8 dell’Appennino bolognese: la giga emiliana, dalla veglia invernale alla tresca finale, tra violino, ricerca sul campo e revival.","title":"Giga Emiliana o Bolognese - Danza dei Balli Staccati dell'Appennino","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Esecuzione danza · 17:56 La Grand Square è una danza tradizionale e una figura appartenente all\u0026rsquo;alveo della contraddanza anglo-statunitense e delle square dance. Caratterizzata dalla precisione geometrica di movimenti incrociati e paralleli, vede gli otto ballerini delle quattro coppie tracciare simultaneamente piccoli quadrati sul pavimento, trasformando la formazione in un caleidoscopio geometrico considerato tra i momenti più belli, armoniosi e conviviali della danza di gruppo statunitense. Scheda sintetica # Nome corretto # Grand Square (in italiano \u0026ldquo;Gran Quadrato\u0026rdquo;), talvolta indicata come The Grand Square o incorporata come figura principale negli American Square Dances. La forma invertita è denominata Reverse Grand Square. Origine del nome # Dall\u0026rsquo;inglese americano: \u0026ldquo;grand\u0026rdquo; richiama la famiglia di figure \u0026ldquo;grand\u0026rdquo; della square dance (come il Grand Right and Left, la grande catena delle coppie), mentre \u0026ldquo;square\u0026rdquo; indica sia la formazione quadrata dell\u0026rsquo;insieme (squared set) sia il piccolo quadrato che ogni ballerino disegna individualmente sul pavimento, tracciando con i propri passi i lati di una traiettoria quadrata. Provenienza # Stati Uniti d\u0026rsquo;America e Isole Britanniche, con radici storiche nelle quadriglie francesi del XVIII e XIX secolo. La figura si diffonde ampiamente tra gli anni \u0026lsquo;40 e \u0026lsquo;50 del Novecento, durante il grande \u0026ldquo;square dance revival\u0026rdquo; statunitense. Significato # Letteralmente \u0026ldquo;gran quadrato\u0026rdquo;. Simboleggia la cooperazione di gruppo, il bilanciamento visivo e l\u0026rsquo;armonia spaziale, tipici delle danze sociali comunitarie dove la coesione prevale sull\u0026rsquo;individualismo. Esprime ordine geometrico e uguaglianza: tutti si muovono insieme, ciascuno disegna il proprio quadrato e la figura si risolve solo con la precisione collettiva. Ha funzione di \u0026ldquo;figura vetrina\u0026rdquo; (show figure) e di momento di equilibrio e respiro tra passaggi più complessi. Storia # Originata dalle complesse quadriglie e contradanze europee importate in America del Nord tra il XVIII e il XIX secolo, fuse con tradizioni britanniche e apporti afroamericani. Nel Novecento, il movimento di revival (con figure centrali come Lloyd \u0026ldquo;Pappy\u0026rdquo; Shaw) portò alla nascita della Modern Western Square Dance con definizioni codificate. La Grand Square emerge in questo contesto come figura \u0026ldquo;fluida\u0026rdquo; e diventa uno dei call ufficiali del programma Mainstream standardizzato da CALLERLAB (associazione internazionale fondata nel 1974). L\u0026rsquo;origine esatta e l\u0026rsquo;autore singolo non sono documentati. Tipologia # Danza sociale di gruppo / contraddanza a quattro coppie (otto ballerini) in formazione quadrata (squared set); figura/call del programma Mainstream della Modern Western Square Dance. Esecuzione camminata, geometria simmetrica e simultanea (tutti i ballerini si muovono allo stesso tempo), appartenente alle cosiddette figure \u0026ldquo;di flusso\u0026rdquo;. Coreografo # Nessun singolo coreografo: figura anonima della tradizione popolare e stratificazione storica, poi codificata collettivamente e standardizzata da CALLERLAB. Il ruolo \u0026ldquo;coreografico\u0026rdquo; in tempo reale è del caller, che dirige quadrato e musica con chiamate parlate o cantate, adattando la chiamata al livello dei ballerini. Struttura danza # Si esegue in una formazione a quadrato composta da 4 coppie. 16 conteggi (o 16 battute per l\u0026rsquo;andata e 16 per il ritorno a ritroso). Da quadrato fermo: le coppie di testa (1 e 3) guardano nel senso del promenade (antiorario), le coppie di fianchi (2 e 4) si fronteggiano. Mentre le coppie di testa avanzano al centro e poi si separano verso i lati, le coppie di fianco si separano subito muovendosi all\u0026rsquo;indietro per poi avanzare. Ogni ballerino esegue quattro volte la sequenza \u0026ldquo;tre passi nella direzione di guardo + un quarto di giro sul posto (sempre nello stesso senso)\u0026rdquo;, percorrendo il perimetro di un quadratino di circa un metro (squared loop) e rientrando al proprio posto (home). Varianti: Reverse Grand Square (senso invertito), esecuzione con prese di mano, partenza già in squared loop. Struttura musica # Musica in 4/4 (o 2/4) dal tempo moderato camminato (frequenti reels, breakdown o jig), indicativamente 120-130 bpm, con fraseggio regolare di 8 o 16 battute; la figura occupa 16 conteggi e si incastra perfettamente nelle frasi musicali dei singing call. Il caller sovrappone voce cantata o parlata (patter). Il repertorio spazia dalla musica tradizionale (violino, banjo, western swing) ad arrangiamenti pop e rock contemporanei. Citazioni nei media # Presente in numerosi documentari sul folklore nordamericano (es. raccolte Smithsonian Folkways), rappresentata in film western d\u0026rsquo;epoca e in show televisivi dedicati alla musica Country e Bluegrass. Vive soprattutto nei media di settore: definizioni ufficiali CALLERLAB, manuali, video didattici dei club (come le animazioni Taminations), filmati delle grandi manifestazioni statunitensi (National Square Dance Convention) e clip di festival folkloristici. Curiosità ed Aspetti Etnocoreologici # Spesso descritta dai caller come \u0026ldquo;la figura più bella da guardare\u0026rdquo; per l\u0026rsquo;effetto caleidoscopio. Figura \u0026ldquo;a specchio\u0026rdquo;: basta che una sola coppia giri nel senso sbagliato e l\u0026rsquo;effetto ottico si rompe subito. Funziona da \u0026ldquo;figura di ricreazione\u0026rdquo;, dando fiato ai ballerini tra passaggi impegnativi. Nelle convention statunitensi viene eseguita da centinaia di quadrati in simultanea, con forte impatto visivo; alcuni club hanno la tradizione di danzarla ogni anno sulla stessa canzone. In termini etnocoreologici, è un classico esempio di \u0026ldquo;illusione ottica in movimento\u0026rdquo;: il continuo intreccio dei ballerini che si incrociano senza mai scontrarsi genera un effetto visivo ipnotico. Lo square dance è un simbolo identitario degli USA (danza ufficiale di numerosi stati). La Grand Square esemplifica la trasmissione orale mediata dal caller, la simmetria e uguaglianza dei ruoli (nessuno è spettatore), il valore di coesione comunitaria della geometria chiusa e la pratica intergenerazionale e inclusiva diffusa in tutto il mondo (USA, Canada, Europa, Giappone, Australia). Termini correlati # Squared set, squared loop, home, promenade direction, caller, singing call, patter, Reverse Grand Square, Mainstream program, Grand Right and Left, reels, breakdown, jig. Questa danza compare in 2 DVD: DVD 002 002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990 DVD 001a 001a Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca - Imola 1991 Coreografia # Parti: A B Preparazione Formazione a quadrato (Square) di 4 coppie rivolte al centro. Coppie 1 e 3 sono le coppie di testa (Head couples), coppie 2 e 4 sono le coppie di lato (Side couples). Esecuzione • Parte A 32T (32 tempi) Grand Square completa: 16 tempi di espansione e contrazione seguiti da 16 tempi di movimento inverso per ritornare alla posizione iniziale. 1. 4T Heads avanzano verso il centro (4 passi) / Sides si separano dal partner e arretrano lungo i lati esterni (4 passi) Heads: D S D S guardando il partner opposto. Sides: sguardi all\u0026rsquo;esterno, distanziandosi dal partner. 2. 4T Heads girano verso il partner e arretrano verso i lati (4 passi) / Sides si voltano verso il centro e avanzano lungo le linee di testa (4 passi) Heads si separano dal centro in parallelo. Sides si incontrano al centro lungo le posizioni di testa. 3. 4T Heads arretrano fino all\u0026rsquo;angolo esterno (4 passi) / Sides avanzano verso il centro incontrando l\u0026rsquo;opposto (4 passi) Heads raggiungono gli angoli esterni del quadrato. Sides chiudono al centro. 4. 4T Heads e Sides si voltano di 90° e avanzano/arretrano per ricomporre la posizione iniziale di metà figura (4 passi) Tutti completano il perimetro del quadrato e si fermano fronte centro. 5. 16T Inversione della Grand Square: movimento a ritroso identico e simmetrico per 16 tempi Sides fanno il percorso iniziale di Heads (avanzano al centro) e Heads fanno il percorso di Sides (si separano ed arretrano). • Parte B 32T (32 tempi) Figure classiche di interazione tra coppie (Circle, Promenade, Do-Si-Do e Right \u0026amp; Left Through). 1. 8T Circle Left \u0026amp; Right: tutti i ballerini si danno la mano formando un unico cerchio e scivolano a sinistra (4T), poi invertono a destra (4T) Passi leggeri di galoppo o camminata ritmica rientrando nella posizione di quadrato originale. 2. 8T Dos-à-dos con il partner: ciascun ballerino avanza verso il proprio partner, incrocia spalla destra con spalla destra, passa dietro e rientra a sinistra Movimento fluido senza dare le mani, mantenendo lo sguardo sul partner. 3. 8T Right and Left Through (Heads e Sides alternati): Heads avanzano, danno la mano destra all\u0026rsquo;opposto facendolo passare, poi mano sinistra al partner per il giro d\u0026rsquo;angolo (Star Through/Courtesy Turn) I ballerini si scambiano di posto e si riorientano verso il centro. 4. 8T Promenade in posizione di coppia: presa a mani incrociate (Promenade position), le 4 coppie percorrono in senso antiorario il perimetro fino alla posizione iniziale Chiusura del quadrato rivolti nuovamente al centro pronti per la ripetizione del ballo. Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Grand Square - Ballifolk (si apre in una nuova scheda) scheda Grand Square in italiano con correzioni di Silvio Lorenzato [2] CALLERLAB - Mainstream Program Definitions (si apre in una nuova scheda) Sito dell\u0026rsquo;associazione internazionale dei caller di square dance, che pubblica le definizioni ufficiali dei call, inclusa la Grand Square del programma Mainstream. Fonte primaria e normativa. [3] Taminations (Tam Twirlers Square Dance Club) (si apre in una nuova scheda) Raccolta di animazioni interattive delle figure della square dance, con testi delle definizioni, timing e sequenze d\u0026rsquo;esempio. Strumento didattico di riferimento per visualizzare il percorso esatto [4] Wikibooks - Square Dancing (si apre in una nuova scheda) Manuale open source in inglese dedicato alla square dance moderna, con capitoli dedicati ai singoli call del programma Mainstream, utili per una spiegazione accessibile e graduale [5] Ceder.net - Call Index di Vic Ceder (si apre in una nuova scheda) Database delle definizioni dei call curato da Vic Ceder, uno dei caller ed editor di maggior prestigio internazionale: include varianti, timing ed estensioni della Grand Square [6] Country Dance and Song Society (CDSS) - Square Dance Resources (si apre in una nuova scheda) Risorsa principale per la documentazione e la conservazione delle danze popolari anglo-americane, con archivi dettagliati su storia, chiamate ed etnocoreologia [7] Traditional Dance Library - Square Dance History Project (si apre in una nuova scheda) Archivio digitale interattivo ricco di filmati storici, saggi scientifici e interviste audio dedicati all\u0026rsquo;evoluzione sociale e coreografica dello square dance in America [8] English Folk Dance and Song Society (EFDSS) (si apre in una nuova scheda) Ente storico britannico fondamentale per comprendere le radici europee e le connessioni transatlantiche tra le quadriglie storiche e la Grand Square statunitense [9] Smithsonian Folkways Recordings (si apre in una nuova scheda) Piattaforma dell\u0026rsquo;istituto Smithsonian contenente registrazioni etnomusicologiche sul campo, note di copertina e studi sociali sulle musiche tradizionali per quadriglie e danze a figura [10] Wikipedia - Western Square Dance (si apre in una nuova scheda) Voce enciclopedica sulla Modern Western Square Dance: storia del revival novecentesco, ruolo di CALLERLAB, struttura dei programmi e contesto sociale [11] Grand Square (USA) - YouTube (si apre in una nuova scheda) Video con esecuzione danza di coppia ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/grand-square/","section":"Danze","summary":"Square dance anglo-americana caratterizzata dalla figura con lo stesso nome di quattro coppie che percorrono in sincrono piccoli quadrati","title":"Grand Square","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001b\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Morrigan\u0026#39;s Wake - danza · 1:00:31 Frizzante, solare e irresistibilmente contagiosa, la Haymaker\u0026rsquo;s Jig - Baint an Fhéir, «il taglio del fieno» - in Italia chiamiata semplicemente \u0026ldquo;giga irlandese\u0026rdquo; tanto è nota; è una delle danze di gruppo più amate del repertorio irlandese.\nDue file di cavalieri e dame che si fronteggiano, la giga in 6/8 trasforma la memoria del lavoro nei campi in una festa collettiva: avanzamenti, giri al centro, intrecci a rocchetto e archi di braccia sotto cui sfilano le coppie.\nL\u0026rsquo;abbiamo ricevuta attraverso la tradizione orale e la codificazione del Novecento, e ancora oggi fa ballare comunità in Irlanda e nel mondo. Dai céilí di paese agli stage di danza popolare, è spesso una delle prime danza che si impara, e difficilmente la si dimentica.\nScheda sintetica # Nome proprio # Haymaker\u0026rsquo;s Jig (grafie varianti: Haymakers\u0026rsquo; Jig, Haymakers Jig, The Haymakers\u0026rsquo; Jig). In gaelico irlandese: Baint an Fhéir. Altri nomi e varianti # The Haymakers / The Hay Makers / The Merry Haymakers: titolo storico della contraddanza a stampa anglo-scozzese da cui deriva la melodia. Baint an Fhéir: nome gaelico più diffuso. Negli Stati Uniti esiste una variante omonima di contra dance (improper duple minor, talvolta «Lady of the Lake 2»): stesso nome, coreografia distinta. Affine e talvolta confusa con Sir Roger de Coverley e con la Virginia Reel. In Italia circola come «Giga Irlandese» o «Haymaker\u0026rsquo;s Jig», senza denominazioni locali stabilizzate. Traduzione e significato # «Haymaker» è il fienaiolo, chi falcia e raccoglie il fieno; «jig» è la giga, il ballo vivace in 6/8. Il titolo è dunque «La giga dei fienaioli». In gaelico Baint an Fhéir significa «taglio (o raccolta) del fieno». Il rimando al lavoro agricolo e alla fienagione è suggestivo, ma non vi sono prove documentate di figure che imitino davvero i gesti del mestiere: resta un\u0026rsquo;evocazione del titolo, non un dato accertato. Area geografica e provenienza # Irlanda: repubblica e Irlanda del Nord, in tutte le province storiche (Munster, Connacht, Leinster, Ulster). Diaspora gaelica: Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Australia; a Shetland la danza arrivò con le lavoratrici stagionali scozzesi. La melodia è di area anglo-scozzese; la coreografia oggi praticata è il frutto della codificazione irlandese del Novecento. Buona diffusione nei circuiti folk e balfolk europei. Epoca e anno di riferimento # Melodia: circolava nel Settecento; attestazioni a stampa da metà secolo (pantomima Fortunatus, 1753, musica attribuita a James Oswald; raccolta Rutherford, 1760). Contraddanza inglese a stampa: XVIII-XIX secolo. Codificazione irlandese: 1939, con l\u0026rsquo;inserimento in «Ár Rincí Fóirne - Thirty Popular Céilí Dances» di An Coimisiún le Rincí Gaelacha; revisioni successive fino all\u0026rsquo;edizione 2003. Occasione e funzione sociale # In origine: feste comunitarie del raccolto, «house dances», aie e fienili durante la fienagione; funzione di coesione vicinale, corteggiamento e celebrazione del lavoro. Oggi: danza sociale inclusiva per eccellenza, proposta nei céilithe, ai matrimoni, nei festival folk, negli stage scolastici e come ballo d\u0026rsquo;apertura «rompighiaccio» per grandi gruppi. Storia e origine # Danza di genealogia stratificata. Le sue radici stanno nelle contraddanze a file contrapposte (longways o country dances) diffuse nelle Isole Britanniche tra XVII e XIX secolo, rielaborate in Irlanda dai maestri di ballo itineranti.\nCon il risveglio gaelico (Gaelic League, 1893) e poi con An Coimisiún le Rincí Gaelacha, la danza fu selezionata, epurata e codificata tra le trenta céilí dances ufficiali. La lettura popolare che vi vede una mimèsi dei gesti del rastrellare e del legare i covoni è evocativa; l\u0026rsquo;analisi etnocoreologica conferma piuttosto la discendenza dalle danze progressive d\u0026rsquo;insieme europee.\nNote etnocoreologiche # Classificazione: longways country dance (long dance) progressiva, per coppie disposte su due file contrapposte; i ballerini avanzano a turno nel ruolo di prima coppia. Passi: promenade/skip-change, rise and grind (basic threes), buzz step. Figure portanti: avanzata e ritirata, giri di mano al centro, «Strip the Willow» / «Lace the shoe» (intreccio a rocchetto), «Cast off» (fontana) e formazione dell\u0026rsquo;arco. La fontana garantisce la progressione: chi guida scende in fondo e la testa passa alla coppia successiva. Divulgatori e gruppi di riferimento # Istituzioni: An Coimisiún le Rincí Gaelacha (CLRG), Comhaltas Ceoltóirí Éireann (CCÉ). In Italia: associazioni e scuole di danza irlandese e celtica e circuiti balfolk (a titolo d\u0026rsquo;esempio realtà come Gens d\u0026rsquo;Ys, Clover Danze Irlandesi, Blackbird Dance), oltre a festival di musica celtica. Formazione e tipologia # Formazione longways «proper»: due file parallele che si fronteggiano, uomini da un lato e donne dall\u0026rsquo;altro. La versione codificata prevede idealmente 5 coppie; il numero è però variabile (3-6 o più), adattando la durata delle figure e la fluidità degli spostamenti. Tipologia: danza di gruppo progressiva e cumulativa. Struttura della danza # La sequenza si ripete a cicli finché ogni coppia ha ricoperto il ruolo di prima coppia. Nella versione codificata (le 5 figure, circa 88 battute più introduzione):\nAdvance \u0026amp; Retire: le due file avanzano e arretrano (16 battute). Giri di mano al centro (right and left hand turns) tra la prima coppia e la coppia di fondo (16 battute). Swing al centro tra le stesse coppie (16 battute). Strip the Willow / Lace the shoe / link arms: la prima coppia si intreccia a braccetto alternando destra e sinistra lungo tutta la fila (durata variabile, circa 24 battute). Cast off \u0026amp; Arch: la prima coppia scende all\u0026rsquo;esterno formando un arco sotto cui passano le altre, diventa la nuova coppia di fondo e la testa passa alla seconda coppia (8 battute). Metro e struttura musicale # Giga in metro 6/8 (double jig; in alcune fonti indicata come single jig). Andamento vivace e brillante, attorno ai 116-124 BPM. Struttura melodica tipica AABB su frasi regolari di 8 battute. Non esiste un\u0026rsquo;unica melodia obbligatoria: si danza su set di jig tradizionali; la figura dello «Strip the Willow» può rendere la frase non rigidamente multipla di 32 battute. Strumenti e stile musicale # Ensemble céilí tipico: fiddle (violino), fisarmonica (button accordion), concertina, flauto e tin whistle, uilleann pipes, banjo, bodhrán, con piano o chitarra. Stile ritmico incisivo e trascinante, con scansione precisa dei cambi di figura. Autori e compositori # Coreografia e melodia di tradizione orale, di autore non documentato. La melodia è talvolta attribuita a James Oswald (pantomima Fortunatus, 1753), ma l\u0026rsquo;attribuzione resta un\u0026rsquo;ipotesi. Tra le jig tradizionali più usate per accompagnare la danza: «The Irish Washerwoman», «The Kesh Jig», «The Blackthorn Stick», «The Connaughtman\u0026rsquo;s Rambles». Aneddoti e curiosità # Lo «Strip the Willow» ha paralleli diretti con le danze scozzesi (Virginia Reel, Scottish Strip the Willow), segno della fitta circolazione di moduli coreografici nel mondo gaelico-atlantico. In Irlanda è così popolare da essere insegnata in molte scuole primarie durante la «Seachtain na Gaeilge» (Settimana della lingua gaelica). Nei manuali scolastici è spesso accompagnata dall\u0026rsquo;invito a «recitare» con enfasi i gesti del fieno, trasformando la lezione in gioco. Presenza nei media e nella cultura di massa # Registrazioni di céilí bands (ad esempio l\u0026rsquo;album «Buntus Rince» e la raccolta «Popular Irish Céilí Dances» di Johnny Connolly). Video didattici e tutorial online, documentari e programmi sulla cultura tradizionale irlandese (RTÉ, BBC). Fuori dall\u0026rsquo;ambito folk/céilí non ha una presenza significativa in film o media di massa. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà da bassa a medio-bassa: figure ripetitive e memorizzabili, alla portata di principianti e bambini; richiede però senso del tempo e orientamento nello spazio nello «Strip the Willow» e nella progressione. Adattamenti comuni: numero di coppie variabile, arco più basso per i bambini, semplificazione dello swing, tempi rallentati. In Italia viene spesso semplificata (swing céilí al posto dello swing a mani incrociate, promenade step al posto del jig step, cast off camminato). Note di ricerca e fonti # Ricostruzione condotta incrociando fonti bibliografiche (con priorità ai risultati da volumi: Ár Rincí Fóirne, Helen Brennan, Catherine Foley, Betty Casey, Robin Rinaldi, Flett) e fonti web/documentali.\nTESI PRINCIPALE: la Haymaker\u0026rsquo;s Jig è una céilí dance irlandese, longways progressiva per cinque coppie in 6/8, codificata nel 1939 in «Ár Rincí Fóirne», con melodia di origine anglo-scozzese.\nDISCREPANZE RISCONTRATE tra le risposte:\nGenere e formazione: una fonte la descrive come «Irish set dance» in formazione di quadriglia a quattro coppie: lettura impropria che confonde céilí dance e set dance. La tesi maggioritaria e i libri la collocano tra le céilí longways a cinque coppie. Origine/attribuzione geografica: alcune fonti la presentano come contraddanza inglese a stampa (Londra 1789, Longman \u0026amp; Broderip; o Thompson 1778), distinta dalla versione irlandese. Sono due tradizioni imparentate ma diverse: la contraddanza inglese «The Haymakers» (antenata della melodia) e la céilí dance irlandese (formato oggi praticato). Classificazione metrica: una fonte la definisce «single jig» di sola tradizione di session, con titoli gaelici (es. «Port an Cheantaigh») e attribuzioni (Bunting, Petrie, Paddy Canny, Martin Hayes) non riscontrabili nelle fonti accademiche: elementi da considerare incerti/non attendibili. Date e attribuzione della melodia: le fonti oscillano tra 1753 (Oswald), 1760 (Rutherford), 1778/1789 (raccolte di contraddanze inglesi). L\u0026rsquo;attribuzione a Oswald resta un\u0026rsquo;ipotesi. Struttura in battute: alcuni indicano 88 battute (5 figure più introduzione), altri una struttura variabile legata allo «Strip the Willow». Questa danza compare in 1 DVD: DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] The Haymaker\u0026rsquo;s Jig (Baint an Fhéir) - Johnny Connolly Esecuzione musicale di riferimento (dall\u0026rsquo;album \u0026lsquo;Popular Irish Céilí Dances\u0026rsquo;). [2] How to Ceili Irish Dance - Haymaker\u0026rsquo;s Jig (CeiliAndCraic) Video didattico con dimostrazione completa delle figure della danza. [3] Donegore Tradition: The Haymakers Jig Versione strumentale tradizionale (dall\u0026rsquo;album \u0026lsquo;Buntus Rince\u0026rsquo;). [4] Ár Rincí Fóirne - Thirty Popular Céilí Dances (An Coimisiún le Rincí Gaelacha, ed. 2003) Fonte coreografica ufficiale: descrizione, tempo e styling della danza. [5] An Coimisiún le Rincí Gaelacha (CLRG) Organo ufficiale della danza irlandese: definisce struttura e passi delle céilí dances. [6] The Traditional Tune Archive - Haymaker\u0026rsquo;s Jig (2) Scheda etnomusicologica della melodia: fonti settecentesche, varianti e attribuzioni. [7] The Session - Haymaker\u0026rsquo;s Jig Versioni ABC e discussione della melodia nella comunità delle session irlandesi. [8] DanceMinder - Haymakers Jig Descrizione tecnica delle cinque figure e della struttura (88 battute). [9] William Lynch - The Haymakers\u0026rsquo; Jig (Study Notes) Note didattiche dettagliate sulla sequenza e sull\u0026rsquo;esecuzione. [10] Folk Dance Federation of California - Baint an Fheir (Haymaker\u0026rsquo;s Jig), 1961 (PDF) Trascrizione storica con passi promenade e jig step, dall\u0026rsquo;insegnamento di Una e Sean O\u0026rsquo;Farrell. [11] Helen Brennan - The Story of Irish Dance Inquadramento storico delle céilí long dances e del loro inserimento in Ár Rincí Fóirne. [12] Comhaltas Ceoltóirí Éireann Associazione irlandese per la conservazione e la diffusione della musica e danza tradizionali. ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/haymakers-jig/","section":"Danze","summary":"summary da scrivere per risultati ricerca","title":"Haymaker's Jig (Baint an Fhéir) - Danza Céilí Irlandese","type":"danze"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/irlanda/","section":"Tags","summary":"","title":"Irlanda","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/jig/","section":"Tags","summary":"","title":"Jig","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/la-carampana/","section":"Tags","summary":"","title":"La Carampana","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001b\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Famiglia Benni - intro · 17:44 Famiglia Benni - danza · 19:36 Nella Valle del Savena, tra Monghidoro, Loiano e Monzuno, la Morettina è uno dei gioielli del repertorio dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese.\nÈ una manfrina figurata, dove la tonda e il balletto pantomimico raccontano con gesti sobri e ironici l\u0026rsquo;incontro tra una giovane lavandaia e un cavaliere. L\u0026rsquo;abbiamo ricevuta dalle voci e dalle mani dei suonatori montanari, dal violino di Melchiade Benni alla fisarmonica di Primo Panzacchi, e la custodiamo ancora oggi nelle aie e nelle piazze di paese, nei video storici come negli stage di danza popolare.\nBallarla significa tenere vivo un dialogo riconoscente con chi l\u0026rsquo;ha trasmessa senza scrittura, solo con il corpo e la memoria.\nScheda sintetica # Nome proprio # La Morettina (o Morettina). Altri nomi e varianti # La Morettina, Morettina, La bella Morettina, La Moretina (forma con una sola \u0026rsquo;t\u0026rsquo;). In dialetto bolognese montanaro: La Murettéṅna. Manfrina della Morettina / manfrina figurata di origine rituale, nel quadro dei balli staccati (bâl stàcc). Varianti cantate omonime, da non confondere con la danza: \u0026ldquo;La morettina la va alla roggia\u0026rdquo; (Lombardia), \u0026ldquo;La Morettina Veneziana\u0026rdquo; (raccolta da A.P. Ninni, 1890), \u0026ldquo;Morettina isolana\u0026rdquo; (Sardegna). Attenzione alle omonimie: esistono brani d\u0026rsquo;autore (es. \u0026ldquo;O morettina\u0026rdquo;, 1936) e canzoni di altre regioni non legate a questa tradizione. Traduzione e significato # Diminutivo affettivo di \u0026ldquo;moretta\u0026rdquo;/\u0026ldquo;mora\u0026rdquo;, cioè giovane donna dai capelli o dalla carnagione scura, figura ricorrente nei canti a ballo e negli stornelli.\nNel corso di una conferenza tenuta a Udine nel gennaio 2019, Placida Staro propose un parallelo con “La putta nera” di Giorgio Mainerio, brano pubblicato nel Primo libro de’ balli (Venezia, 1578). Mostrò come la melodia di “La Morettina” si sovrapponesse perfettamente a quella della danza friulana, eseguita al liuto dal musicista triestino Fabio Accurso [14] [15].\nArea geografica e provenienza # Area core: Appennino bolognese, in particolare la Valle del Savena (Monghidoro, Loiano, Monzuno, San Benedetto Val di Sambro, Castel San Pietro). Il sistema dei balli staccati copre le cinque vallate dell\u0026rsquo;Appennino bolognese (Savena, Setta, Idice, Sambro, Reno). Omonimie in aree diverse (canto in Lombardia e Veneto; una \u0026ldquo;Morettina\u0026rdquo; di coppia nei repertori revival delle Quattro Province; una traccia in Valle del Conca, Romagna) vanno considerate tradizioni distinte o affini, non varianti certe della stessa danza. Epoca e anno di riferimento # Tradizione orale di origine antica, precedente al ballo liscio: nessuna data di nascita documentata. Registrazioni sul campo di Stefano Cammelli (1974-1977), trascritte da N. Baroni e pubblicate in \u0026ldquo;Musiche da ballo, balli da festa\u0026rdquo; (1983). Registrazione audiovisiva chiave: Monghidoro, 1° agosto 1981 (filmato di Aurelio Citelli); riprese successive negli anni 2010-2020. Variante testuale veneziana edita da A.P. Ninni nel 1890. Nota: la Morettina non compare nel repertorio descritto da Gaspare Ungarelli nel 1894 (vedi discrepanze nelle Note di ricerca). Occasione e funzione sociale # Veglie invernali (\u0026ldquo;sòzie\u0026rdquo;), feste a ballo, sagre di paese, fiere, matrimoni e Carnevale. Ballo di corteggiamento e di abilità, non di rappresentazione: le coppie mostrano intesa e virtuosismo davanti alla comunità. Funzione rituale residua: nel ciclo dei balli di morte e resurrezione carnevalesca (Bal dal Barbìr / Ballo del Morto) la donna richiedeva la Morettina per \u0026ldquo;far risorgere\u0026rdquo; il danzatore simbolicamente caduto. Oggi: festival di musica popolare, stage di balli staccati e piazze danzanti. Storia e origine # Fa parte dei \u0026ldquo;balli staccati\u0026rdquo; (bâl stàcc) dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, danze di tradizione antica precedenti al liscio, con passi saltati e staccati dal suolo. È classificata come manfrina figurata con balletto pantomimico e le fonti locali la dicono \u0026ldquo;di origine rituale\u0026rdquo;. Non sono documentati autore, anno né episodio originario: l\u0026rsquo;ipotesi rituale è una classificazione etnocoreologica, non la prova di un rito preciso. L\u0026rsquo;intreccio narrativo (una ragazza lava i panni, un cavaliere getta un sasso intorbidando l\u0026rsquo;acqua) è comune al canto narrativo del Nord Italia e migra nella danza come pantomima. Conservata dall\u0026rsquo;isolamento delle valli, la Morettina resiste all\u0026rsquo;omologazione del liscio e viene raccolta e ricostruita a partire dagli anni Settanta. Note etnocoreologiche # Manfrina figurata in coppia aperta/staccata (senza presa chiusa continua). Alterna tonda (spasso) e balletto frontale con figurazione pantomimica; chiusura tradizionale in tresca. Danza locale, non coreografia fissa: ordine delle figure, gesti e durata variano tra le varianti di Loiano e Monghidoro e tra le diverse scuole. Relazione di coppia paritaria e giocosa; la parte pantomimica evoca il risciacquo, il lancio del sassetto, l\u0026rsquo;intorbidamento dell\u0026rsquo;acqua e il rimprovero al cavaliere. In contesti contemporanei si balla anche in formazioni di più coppie o in cerchio per gli stage. Divulgatori e gruppi di riferimento # Suonatori della Valle del Savena: Primo Panzacchi (fisarmonica), Melchiade Benni (violino), Ariodante Minarini (basso tuba), Bruno Zanella (chitarra), Anacleto Menarini (Loiano). Placida Staro (etnocoreologa ed etnomusicologa, principale studiosa) e Stefano Cammelli; associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; e Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara di Monghidoro. Per il canto lombardo: cori alpini e Coro Maddalene di Revò. Nei contesti attuali: gruppi e insegnanti di danze popolari e balli staccati emiliani. Formazione e tipologia # Manfrina figurata (famiglia delle monferrine/manfrine) del repertorio dei balli staccati. Formazione di base: coppia aperta singola, eseguita storicamente in successione di coppie una dopo l\u0026rsquo;altra. Oggi anche tre coppie o cerchio in contesti didattici e dimostrativi. Struttura della danza # Struttura bipartita ripetuta:\nTonda (o spasso): passeggiata in cerchio / avanzamento con passi staccati, saluto e presa di posizione. Balletto pantomimico: incontro al centro, mimica del lavare e risciacquare, gesto del cavaliere che lancia il sasso, rimprovero della Morettina. Chiusura tradizionale in tresca (o trescone). Durata tipica: 2-3 ripetizioni musicali per coppia; differenze nel disegno della tonda e nel balletto tra Loiano e Monghidoro. Metro e struttura musicale # Metro: prevalentemente binario 2/4 (tempo di manfrina), fraseggio regolare in 8+8 battute; alcune fonti indicano il 6/8 o metri affini (vedi discrepanze). Forma periodica semplice, diatonica, in forma strofa-ritornello, ripetuta finché dura il ballo. Nella versione cantata lombarda: movimento in crome nei tempi in levare, stasi su semiminime in battere e seconda voce parallela a distanza di terza inferiore. Strumenti e stile musicale # Organico storico: violino e viulòn; poi bandelle con flauto traverso, violino, clarinetto in do e chitarra (Valle del Savena e Val del Reno). Dal Novecento: fisarmonica (cromatica), basso tuba e chitarra, organico documentato nel filmato del 1981 (Panzacchi, Minarini, Zanella). Altrove nel repertorio emiliano: organetto diatonico, clarino, bandella. Stile \u0026ldquo;ad orecchio\u0026rdquo;, staccato e marcato, con forte articolazione ritmica per sostenere i passi saltati: la frase musicale fa da \u0026ldquo;comando\u0026rdquo; alle figure. Nel canto: chitarra, flauto dolce, coro a voci pari. Autori e compositori # Di tradizione orale: autore e data non documentati. Trascrizioni musicali di N. Baroni su registrazioni Cammelli 1974-1977. Armonizzazioni e adattamenti moderni (es. Coro Rosalpina, Musicamedia per la versione lombarda) hanno autori propri ma non coincidono con l\u0026rsquo;origine tradizionale della danza. Aneddoti e curiosità # Il filmato del 1° agosto 1981 a Monghidoro (in bianco e nero, restaurato dall\u0026rsquo;Associazione Barabàn) mostra tre coppie ballare la Morettina; è tra i documenti più proiettati negli stage. Nel Bal dal Barbìr la Morettina è invocata come canto propiziatorio di resurrezione. La trama del sasso gettato nella roggia rovescia comicamente il rapporto tra nobile e popolana. La variante veneziana (Ninni 1890) cita in 21 strofe di quinari città come Treviso, Trieste, Milano, Livorno e Venezia. In Lombardia il brano è entrato nei repertori scolastici per flauto dolce (\u0026ldquo;La morettina la va alla roggia\u0026rdquo;). I titoli affettivi erano comuni alle melodie da ballo: la Morettina rientra in questa prassi, con omonimie da verificare caso per caso. Presenza nei media e nella cultura di massa # Assente dalla cultura di massa nazionale; viva nella discografia etnomusicologica e nei video documentari. Raccolte: \u0026ldquo;Musiche e canti popolari dell\u0026rsquo;Emilia\u0026rdquo; (Cammelli-Leydi-Pianta, Albatros 1975-78); \u0026ldquo;Che non venisse mai giorno! Balli antichi dell\u0026rsquo;Appennino bolognese\u0026rdquo; (Suonatori della Valle del Savena, 1995); \u0026ldquo;E\u0026rsquo; qui la festa?\u0026rdquo; (2012). Documentario \u0026ldquo;Lino e Primo\u0026rdquo; di Emilio Neri Tremolada. Canto lombardo nei canzonieri scolastici e in esecuzioni corali (Coro Maddalene di Revò, cori alpini). Non è un ballo standard del circuito Balfolk nazionale, ma è riferimento centrale per gli stage di balli staccati. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà media (per alcuni medio-alta per le figure pantomimiche). Richiede padronanza del passo staccato base, buon senso del ritmo, coordinazione di coppia e conoscenza del codice gestuale locale, senza cadere nella teatralizzazione caricaturale. Adattamenti didattici: passo camminato per principianti, tempo rallentato, esecuzione a cerchio o a schiera, mimica semplificata, purché dichiarati come strumenti didattici e non presentati come forma storica unica. Non esiste un\u0026rsquo;unica versione didattica ufficiale. Note di ricerca e fonti # Scheda basata sulle ricerche etnocoreologiche ed etnomusicologiche dell\u0026rsquo;Appennino bolognese: registrazioni Cammelli (1974-77) e trascrizioni di N. Baroni, pubblicate in \u0026ldquo;Musiche da ballo, balli da festa\u0026rdquo; (Alfa, 1983); il filmato del 1981 a Monghidoro; le pubblicazioni di Placida Staro (Nota, Udine); le incisioni dei Suonatori della Valle del Savena. Discrepanze e varianti riscontrate tra le ricerche:\nMetro: prevalente 2/4 \u0026ldquo;di manfrina\u0026rdquo; (fonti bolognesi); il 6/8 indicato da alcune ricerche è tipico del repertorio ligure-emiliano delle Quattro Province. Area: la tesi più accreditata (e sostenuta dalle fonti librarie) è la Valle del Savena / Appennino bolognese; alcune risposte collocano una \u0026ldquo;Morettina\u0026rdquo; nelle Quattro Province (coppia con piffero e mùssa) o in Valle del Conca (Romagna): verosimilmente omonimie o tradizioni affini distinte. Datazione: una risposta la dice attestata fin dal 1894 (Ungarelli); altre negano che Ungarelli 1894 la citi. Nel libro di Ungarelli è scritto \u0026ldquo;La Moresca, ballo assai in uso a quel tempo derivato dalle antiche danze pirriche\u0026rdquo; (pag.27). \u0026ldquo;Origine rituale\u0026rdquo;: classificazione ricorrente, ma non prova di un rito preciso identificabile. Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] La Morettina - Ballo della Valle del Savena, Monghidoro 1981 - I Suonatori della Valle del Savena Esecuzione di riferimento: filmato di Aurelio Citelli (1 agosto 1981) con la coppia Ruggeri di Monzuno e i suonatori Primo Panzacchi, Ariodante Minarini e Bruno Zanella. [2] La Morettina, antico ballo montanaro - Monghidoro 2014 Esecuzione dei Suonatori della Valle del Savena e dei danzatori dei Balli Montanari durante la Tartufesta di Monghidoro. [3] La Morettina - I Suonatori della Valle del Savena Registrazione etnomusicologica delle danze staccate dell\u0026rsquo;Appennino bolognese (CRDCM / E bene venga maggio). [4] Balli staccati Quadro sul repertorio dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese: definizione di bâl stàcc, cinque vallate, classificazione come manfrina figurata di origine rituale e legame col Bal dal Barbìr. [5] Cammelli, S. (a cura di) (1983). Musiche da ballo, balli da festa. Musiche, balli e suonatori tradizionali della montagna bolognese. Bologna: Edizioni Alfa. Raccolta fondamentale: melodie registrate 1974-77 e trascritte da N. Baroni, con la scheda \u0026lsquo;Un repertorio di ballo saltato\u0026rsquo; di Placida Staro. [6] Staro, P. (2007). Al di là delle parole. La danza antica dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. Udine: Nota (libro + CD). Sintesi etnocoreologica di riferimento sulla danza antica montanara. [7] Suonatori della Valle del Savena - Che non venisse mai giorno! Balli antichi dell\u0026rsquo;Appennino bolognese (1995) CD di riferimento; la Morettina vi compare come \u0026lsquo;Manfrina figurata\u0026rsquo;, ballo ancora in uso in Valle del Savena. [8] La tradizione dei balli montanari dell\u0026rsquo;Appennino bolognese - Leydi, Cammelli, Staro Raccolta discografica dedicata alla tradizione musicale e coreutica montanara dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. [9] Catalogo delle trasmissioni di Roberto Leydi per la RSI Materiali sui balli dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, Melchiade Benni, i suonatori di Loiano e la Morettina. [10] Gala, G.M. - Etnocoreologia italiana. Ricerca e analisi sui balli tradizionali in Italia Studio metodologico di riferimento per l\u0026rsquo;analisi etnocoreologica dei balli tradizionali italiani. [11] La bella Morettina Veneziana - analisi e fonti Studio comparato tra la Morettina del Savena e la variante veneziana (Ninni 1890), con confronto delle fonti Cammelli-Staro e Ungarelli. [12] La morettina - canto popolare della Lombardia, partitura e testo Testo e analisi musicale della variante lombarda del canto \u0026lsquo;La morettina la va alla roggia\u0026rsquo;. [13] Associazione \u0026lsquo;E bene venga maggio\u0026rsquo; - Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara, Monghidoro Soggetto di ricerca, documentazione e trasmissione dei balli staccati, Morettina inclusa. [14] Conferenza sulla Furlana, Udine, 20 dicembre 2019 Testimonianza diretta di Fabrizio Conti, presente all’incontro. Placida «Dina» Staro mise in relazione «La putta nera», ballo furlano di Giorgio Mainerio incluso nel Primo libro de’ balli (Venezia, 1578), e «La Morettina». La sovrapposizione delle due melodie fu illustrata con il canto di Dina e l’esecuzione al liuto di Fabio Accurso.\nUn incontro su \u0026ldquo;La furlana classica\u0026rdquo;, con Accurso e Staro, fu promosso a Udine nel contesto delle iniziative del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, ARLeF e Amici della Musica di Udine.\n[15] Giorgio Mainerio, Il primo libro de’ balli Edizione integrale in booklet con CD, curata da Fabio Accurso per gli ensemble Dramsam e La Pifarescha (Nota, 2022). Il progetto propone una rilettura storicamente informata della raccolta veneziana del 1578 e include «Putta Nera. Ballo furlano», eseguita da Fabio Accurso con gli ensemble coinvolti. ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/la-morettina/","section":"Danze","summary":"Manfrina figurata di origine rituale e ballo staccato della Valle del Savena: tonda, balletto pantomimico e memoria della resurrezione nell’Appennino bolognese.","title":"La Morettina - Manfrina Figurata dell'Appennino Bolognese","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001b\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie La carampana - danza · 13:06 In Emilia la quadriglia non è soltanto un ballo: è un modo di dire. Quando in una festa qualcuno annuncia \u0026ldquo;si fa la quadriglia\u0026rdquo;, tutti sanno che le coppie si disporranno in quadrato o in due file, che la musica cambierà frase dopo frase e che una voce - dal centro della pista o da dietro l\u0026rsquo;organetto - chiamerà le figure una dopo l\u0026rsquo;altra: file, telaio, tunnel, contré, sciangè la fam. È il ballo comandato per eccellenza, e in Emilia-Romagna ha una storia lunga, cominciata nei salotti francesi e finita nelle aie, sotto i portici e nelle piazze di paese. Scheda sintetica # Nome proprio # Quadriglia. Il nome arriva dal francese quadrille e resta tale anche in dialetto, dove si declina in quadrìlia, quadréglia, Quadrija; nei paesi è spesso semplicemente \u0026ldquo;la Quadriglia\u0026rdquo;. Le etichette Quadriglia emiliana e Quadriglia bolognese sono di documentazione e di riproposta: servono a distinguere le versioni locali dalle quadriglie di altre regioni e dalla quadrille francese dei circuiti balfolk, e non indicano un canone unico. In diverse valli emiliane, però, \u0026ldquo;quadriglia\u0026rdquo; funziona anche come categoria di repertorio: indica un ballo figurato comandato, qualunque sia il nome che porta (v. Note etnocoreologiche). Altri nomi e varianti # Quadriglia comandata, quadriglia a comando: per la presenza del guidone. Quadriglia in file, quadriglia montanara, quadriglia dell\u0026rsquo;Appennino: per le formazioni a corteo o a due file contrapposte. Quadriglia tosco-emiliana, Quadriglia bolognese, Quadréglia romagnola: etichette di raccolta, di discografia e di riproposta. Quadriglia dei Lanciers: per le versioni derivate dalla Quadrille des Lanciers francese, in voga dalla metà dell\u0026rsquo;Ottocento, con la figura del cavalier sôl (solo). Nomi di luogo: Quadriglia di Montese, di Prignano, del Frignano per l\u0026rsquo;Appennino modenese; nelle valli del Santerno e del Sillaro le varianti portano invece nomi propri (Giga di San Pellegrino o Giga Maréina, Mulnesa di Castel del Rio, Sciotis di Castel del Rio, Bersagliera, Trescone di Sassoleone) e nella valle del Senio (Galletta di Palazzuolo) pur appartenendo alla stessa famiglia [8]. Nel repertorio dell\u0026rsquo;Appennino bolognese la Galoppa presenta due varianti coreografiche, una delle quali è ballata \u0026ldquo;in quadriglie\u0026rdquo; [9]. Da tenere distinte: la quadrilla provenzale, la kadrilj scandinava, le quadriglie di altre regioni italiane (Romagna, Toscana, Piemonte e altro ancora), il cotillon e le contraddanze ottocentesche di sala [7] [10]. Le denominazioni raccolte da una sola fonte sono segnalate in Note di ricerca e fonti. Traduzione e significato # Dal francese quadrille, dallo spagnolo cuadrilla, diminutivo di cuadro o quadra, \u0026ldquo;quadrato\u0026rdquo;: in origine la parola indicava una piccola squadra - in Spagna il gruppo dei toreros, altrove la squadra di cavalieri nei tornei - e solo più tardi il ballo. Il nome descrive la disposizione delle quattro coppie ai lati di un quadrato; nell\u0026rsquo;uso emiliano il riferimento geometrico si è allargato fino a indicare il ballo comandato nel suo insieme, anche quando si balla a file o in corteo. Area geografica e provenienza # Origine della forma coreutica: Francia (Parigi), dalla contredanse di matrice inglese; la quadrille si organizza in suite nei primi decenni dell\u0026rsquo;Ottocento e da lì si diffonde in Europa. Italia: arriva nell\u0026rsquo;età napoleonica nelle sale aristocratiche e borghesi e nel corso dell\u0026rsquo;Ottocento passa ai ceti popolari attraverso maestri di ballo itineranti, orchestrine, bande e leva militare. Il genere è pan-italiano, con attestazioni in molte regioni [7] [10]. Emilia-Romagna: pianura e città (Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara) e soprattutto l\u0026rsquo;Appennino - valli del Savena, del Setta, dell\u0026rsquo;Idice, del Sambro e del Reno nell\u0026rsquo;area bolognese, valli del Santerno e del Sillaro con Firenzuola, San Pellegrino, Castel del Rio, Sassoleone, dorsali del Frignano modenese e aree reggiana e parmense - con continuità verso la Romagna, in valle del Senio, dove la quadriglia convive con il repertorio che porterà al liscio. Oggi: feste di paese, rievocazioni, laboratori e serate di ballo popolare in Emilia-Romagna e in Italia. Epoca e anno di riferimento # Codificazione francese: primi decenni dell\u0026rsquo;Ottocento per le figurazioni di sala; la Quadrille des Lanciers circola dalla metà del secolo [7] [15]. Arrivo in Italia: età napoleonica e Restaurazione; in Emilia il passaggio dal salotto al cortile si compie nel corso dell\u0026rsquo;Ottocento. Radicamento popolare: seconda metà dell\u0026rsquo;Ottocento e primo Novecento; la quadriglia resta viva nelle veglie e nelle feste a ballo fino agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Memorie e raccolte: le prime descrizioni a stampa risalgono all\u0026rsquo;Ungarelli (1894) [15]; le campagne sul campo agli anni Settanta e Ottanta [16] [17]; nelle valli del Santerno e del Sillaro la documentazione è proseguita fino al 2012 [8]. Revival e riproposta: dagli anni Settanta-Ottanta del Novecento a oggi. Non esiste una data unica per il passaggio all\u0026rsquo;uso popolare: è un processo graduale, da ricostruire caso per caso (v. Note di ricerca e fonti). Occasione e funzione sociale # Ballo di festa, non di tutti i giorni.\nOccasioni: veglie invernali nelle stalle e nei fienili (le sòzie, i filò), aie al tempo della trebbiatura, spannocchiature e vendemmie, feste patronali e sagre, Carnevale, matrimoni e fidanzamenti, serate all\u0026rsquo;osteria, feste di piazza. Funzioni: aggregazione dell\u0026rsquo;intera comunità; incontro e corteggiamento regolato, mediato dalla voce del capoballo; coesione e prestigio del gruppo, che si misurava sull\u0026rsquo;ordine e sulla precisione delle figure. Era anche una prova di appartenenza: saper ballare tutte le figure senza sbagliare era segno di buona educazione, e il debutto in quadriglia segnava il passaggio all\u0026rsquo;età adulta (dato di una sola fonte, v. Note di ricerca e fonti). Storia e origine # La quadriglia discende dalla contredanse francese del Settecento, a sua volta influenzata dalle country dances inglesi. A Parigi, fra Direttorio e Impero, la danza viene organizzata in una suite di figure per quattro coppie in quadrato; i nomi canonici delle parti - Le Pantalon, L\u0026rsquo;Été, La Poule, La Pastourelle o La Trénis, La Finale - restano nella tradizione colta, mentre nella circolazione europea il numero e l\u0026rsquo;ordine delle figurazioni variano di continuo [7] [15].\nIn Italia la moda arriva con l\u0026rsquo;età napoleonica: la quadriglia entra nei salotti, nei teatri e nei manuali di ballo, poi - attraverso maestri di ballo itineranti, edizioni musicali a stampa, orchestrine da sala, bande di paese e leva militare - scende nei ceti popolari. In Emilia il trapasso dal salotto al cortile è particolarmente fecondo: le figure si riducono e si riordinano, i tempi si mescolano (valzer, polca e mazurca dentro la stessa quadriglia), i comandi francesi si dialettizzano in un lessico buffo e riconoscibile, la coreografia si adatta agli spazi delle aie e delle piazze e al suono dell\u0026rsquo;organetto e del violino. Le corti contadine ne fanno un ballo d\u0026rsquo;onore: gestualità composta ma più sciolta, figure ridotte e riorganizzate.\nIl Novecento delle balere e del liscio la restringe all\u0026rsquo;ambito memoriale. A tenerla viva sono gli etnografi e i suonatori: le raccolte di Ungarelli [15], il lavoro di Stefano Cammelli [16] e di Placida Staro [17] [18], le registrazioni dei suonatori di valle, poi il revival della danza popolare dagli anni Settanta.\nNon è documentato un singolo momento né un singolo agente di trasmissione: si tratta di un processo graduale, che le fonti locali permettono di ricostruire caso per caso (v. Note di ricerca e fonti).\nNote etnocoreologiche # Dal punto di vista tipologico la quadriglia è una danza di gruppo a figure comandate: controdanza di figura, ballo di insieme, con coppie in formazione chiusa o aperta secondo le versioni.\nIl guidone (chiamatore, o capoballo). La figura chiave è chi annuncia le figure: un comandante, un capoballo, un maestro di ballo e spesso il suonatore stesso (violino o organetto), che al cambio di frase musicale lancia la figura successiva. La sua voce è memoria vivente del repertorio, regia del ballo e, non di rado, improvvisazione e scherzo. Una famiglia, non un canone. In Emilia le versioni raccolte non ricalcano le cinque figurazioni di sala: il numero delle parti e la loro successione variano localmente, e in alcune valli \u0026ldquo;quadriglia\u0026rdquo; indica un genere più che una coreografia. Per questo balli con altri nomi sono presentati dagli informatori come quadriglie: la Galoppa in quadriglia della Valle del Savena [9]; la Giga di San Pellegrino o Giga Maréina a Firenzuola; Mulnesa, Sciotis, Bersagliera, Monecò a Castel del Rio in val Santerno, il Trescone di Sassoleone in val Sillaro, la Galletta di Palazzuolo in val Senio. Le figure. Ricorrono saluti e avanti-indietro, balancé, cavalier sôl (il cavaliere solo al centro che sceglie la dama), chaîne anglaise e chaîne des dames, traversé, dos-à-dos, girotondi e mulinelli di mani, stelle, avvicendamenti e passeggiate delle coppie, gran catena, promenade e chiusura collettiva. Nel lessico emiliano dei comandi si sentono file (si cammina in fila), telaio (le file si incrociano), tunnel (le coppie passano sotto le braccia), contré, sciangè la fam (cambio di coppia), zighete zaghete [14]. I cambi di dama. Nelle versioni più ricche le dame \u0026ldquo;scalano\u0026rdquo; le case dei cavalieri per tornare al partner iniziale: è il meccanismo che permette a tutti di ballare con tutti e che fa della quadriglia una festa sociale prima ancora che una coreografia. Stratigrafia. La quadriglia appartiene a una stratificazione più recente rispetto ai balli staccati di origine più antica (giga, manfrina, trescone) e al sistema dei bâl stàcc dell\u0026rsquo;Appennino bolognese: i passi restano saltati o comunque staccati dal suolo, secondo il carattere della zona [9]. Non va confusa con il liscio, che le succede storicamente e che ne prende il posto nelle balere. Riattualizzazioni. Nei circuiti contemporanei si propongono versioni semplificate, con figure chiamate in italiano, ruoli neutri (per esempio \u0026ldquo;testa\u0026rdquo; e \u0026ldquo;fianco\u0026rdquo; al posto di cavaliere e dama) e coppie aperte: scelte didattiche utili, da dichiarare con chiarezza per non confondere la versione tradizionale con quella di riproposta. Divulgatori e gruppi di riferimento # Ricerca: Placida Staro, con l\u0026rsquo;Associazione E bene venga maggio di Monghidoro e il Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara [24]; Gaspare Ungarelli [15]; Stefano Cammelli [16]; Gualtiero Gori e Pino Gala per la serie Ethnica sui vecchi balli di Romagna [19]; Roberto Leydi per la musica popolare emiliana [20]; Gianfranco D\u0026rsquo;Aronco [21]; Giuseppe Michele Gala per l\u0026rsquo;etnocoreologia italiana [22]. Nelle valli del Santerno e del Sillaro la documentazione è legata alla ricerca sul campo di Juan Carlos Battilani e di altri musicisti locali [8] [11]. Suonatori: Melchiade Benni, Bruno Zanella e Primo Panzacchi in Valle del Savena [17]; Delso Giannelli (San Pellegrino), Giovanni Paolini (Firenazuola) Renato Quercia (Castel del Rio), Fernando Pompei (Casalfiumanese), Italo Ghini (Sassoleone), Bruno Landi (San Martino in Pedriolo), Giuseppe Chiusoli (Castel San Pietro), Luigi Cà d\u0026rsquo;Mundòzz (Valmaggiore), Domenico Raffini (Ponticelli). [8] [11]. Gruppi e riproposta: I Suonatori della Valle del Savena, il Gruppo Emiliano di Musica Popolare [11], Suonabanda [12], il Gruppo Folkloristico dei Ballerini di Castel San Pietro Terme, La Violina [1], La Muffrina, i gruppi di ballo popolare dell\u0026rsquo;Emilia e della Romagna, ovvero Triogrande e Tacabagaretta (Imola), Carampana (Faenza), L\u0026rsquo;Uvagrisa (Rimini), Balinsia (Montefeltro), Orchestra dei Sperstiti di Val Santerno (Imola), Gruppo Danze Val Santerno (GDVS Castel del Rio), per la forma ottocentesca di sala la Società di Danza (Bologna e Romagna), [25]. Nei circuiti balfolk e di danza popolare italiani circola soprattutto la quadriglia francese di riproposta, con figure chiamate: un\u0026rsquo;ottima porta d\u0026rsquo;ingresso, da distinguere però dalle versioni emiliane locali. Formazione e tipologia # Forma di riferimento: quattro coppie, otto ballerini, disposte in quadrato (carré) rivolte verso il centro, con due coppie \u0026ldquo;di testa\u0026rdquo; e due \u0026ldquo;di fianco\u0026rdquo;; le coppie opposte si fronteggiano a due a due. Forme alternative: corteo di coppie in fila e due file contrapposte di cavalieri e dame, con numero di coppie libero (si balla anche a quattro, a otto o più coppie, tenendosi per mano); riduzioni a due coppie; versioni con cavalier \u0026ldquo;sôl\u0026rdquo;, sette ballerini più uno; estensione a più quadrati simultanei. Evoluzione finale: spesso in cerchio, con tresca o giro collettivo. Tipologia: controdanza di figura comandata, ballo di insieme, ballo \u0026ldquo;staccato\u0026rdquo; a coppie aperte; nel lessico emiliano è anche \u0026ldquo;ballo gioco\u0026rdquo;, per l\u0026rsquo;alternanza di figure decise sul momento dal capoballo. Struttura della danza # Apertura in passeggiata: il corteo o il quadrato si forma, si aprono i saluti e gli inchini. Svolgimento a figure numerate, ciascuna con la propria musica: il conduttore chiama la figura successiva al cambio di frase, e ogni figura dura in genere 8 o 16 battute, ripetibili. Se le coppie sono molte la danza può diventare molto lunga. Figure ricorrenti: avanti e indietro con saluto, balancé, cavalier sôl, catene delle dame e dei cavalieri, gran catena, incroci e mulinelli di mani, stelle, traversé, dos-à-dos, passeggiate delle coppie, promenade. Chiusura a discrezione del conduttore: saluto, giro, cerchio finale o tresca. Esempi documentati: la Giga di San Pellegrino (quattro figure - saluti, otto dei cavalieri, otto delle dame, galoppo - intervallate da quattro cambi di dama con girotondo e cambio di posto); la Mulnesa di Castel del Rio in cinque parti (spasso a raggiera, controspasso, balletto con il contropartner, balletto con il partner, girotondo e arco); la Sciotis di Castel del Rio con pastourelle delle dame, i rispetti dei cavalieri, i saluti al centro e lo sciotis \u0026ldquo;a fetta di torta\u0026rdquo;; il Trescone di Sassoleone in 5 parti (saluti delle coppie “top” e “side\u0026quot;, polka liscia tutti, archi e ballo delle coppie 1-3, archi e ballo delle coppie 2-4, ri-saluti coppie “top” e “side), [8] [13]. Monecò in 7 parti (A- saluto coppie 1-3, idem coppie 2-4; B- saltellato coppie 1-3, idem 2-4; C- saltellato al centro delle 4 coppie; D- giri di braccia ripetuti in due frasi musicali; E- catena inglese che termina in casa opposta; F- polka nelle 4 case; G- catena inglese che riporta tutti nella casa di partenza.) Cambia l\u0026rsquo;ordine delle figure, non l\u0026rsquo;ossatura: la successione varia da valle a valle e da suonatore a suonatore, e questa elasticità - più di un canone fisso - è la firma popolare del genere. Metro e struttura musicale # Metro: prevalgono il 2/4 e il 6/8, con 4/4, 2/2 e 6/4 in alcune fonti; all\u0026rsquo;interno della stessa quadriglia i tempi si sovrappongono, con inserti di valzer e mazurca (3/4) e di polca (2/4) per le singole figurazioni. Una parte delle fonti indica il tempo pari come regola generale, un\u0026rsquo;altra sottolinea l\u0026rsquo;alternanza binario/ternario: la discrepanza è registrata in Note di ricerca e fonti. Frasi: quadrate, di 8 o 16 battute, con strutture ricorrenti AABB, AA BB CC, AA BB A CC e ABAB secondo le varianti [8]. Passate: il numero di ripetizioni è vincolato alla coreografia (per esempio otto passate per completare la Giga di San Pellegrino, quattro per la Mulnesa) e al numero di coppie presenti [8]. È la musica a ordinare la coreografia: impulso netto, articolazioni chiare, tempo medio-vivo, con pause per la chiamata delle figure. Melodie diatoniche, spesso con strofe di canzone a ballo. Strumenti e stile musicale # Organetto: diatonico a due, tre o quattro bassi; nelle valli del Santerno e del Sillaro è documentato l\u0026rsquo;organetto a tre file detto \u0026ldquo;bolognese\u0026rdquo; [8]. Dalla metà del Novecento si affianca la fisarmonica cromatica. Archi e fiati: violino e violon, violoncello o bassetto a tre corde, clarinetto in do, chitarra, mandolino; nelle formazioni storiche l\u0026rsquo;organico d\u0026rsquo;archi popolare, nelle bandelle di osteria violino, clarinetto e chitarra [16] [17]. Strumenti di paese e occasioni spontanee: piva emiliana (la cornamusa dell\u0026rsquo;Appennino parmense e piacentino, secondo una fonte), flauto, ocarina di Budrio, armonica a bocca; nelle orchestre da ballo anche basso tuba e percussioni. Stile: esecuzione a orecchio, briosa e cadenzata, con accompagnamento armonico essenziale e controcanto improvvisato sul violino; fraseggi \u0026ldquo;da segnale\u0026rdquo; che sottolineano l\u0026rsquo;attacco delle figure. Le melodie sono ballabili di sala filtrati dal gusto e dalla tecnica dei suonatori locali. Autori e compositori # Di tradizione orale: per le versioni emiliane non esiste un autore documentato. Le melodie sono arie anonime, spesso adattamenti di quadrilles e Lanciers di sala e di ballabili d\u0026rsquo;epoca (valzer, polche, mazurche) riappropriati dai suonatori di valle, e sono attribuite alle famiglie e ai suonatori che le hanno trasmesse: Melchiade Benni, Bruno Zanella, Primo Panzacchi, Delso Giannelli, Giovanni Paolini, Renato Quercia, Fernando Pompei, Domenico Raffini, Italo Ghini, Luigi Cà d\u0026rsquo;Mundòzz [8] [11] [17]. Le trascrizioni e le notazioni si devono ai raccoglitori del Novecento [15] [16] [17]. Per il quadrille di sala i compositori restano in gran parte anonimi o dispersi nella pubblicistica ottocentesca; fra i nomi del genere colto si cita Johann Strauss jr., autore di circa settanta quadriglie. Una incisione moderna intitolata Quadriglia Emiliana compare in Italian Folksongs Vol. 3 di Emiliano Branda e una composizione omonima è stata pubblicata nel 2024: due dati di una sola fonte, da verificare (v. Note di ricerca e fonti). Aneddoti e curiosità # Il francese maccheronico dei comandi è il tratto più amato: contré, sciangè la fam, zig-zighete-zaghete, top, side, galoppo. Parole arrivate dal salotto e rimaste nei paesi anche tra chi il francese non l\u0026rsquo;aveva mai parlato [14]. Il cavalier sôl - il cavaliere solo al centro che sceglie la propria dama - era il momento più atteso: un corteggiamento in pubblico che, ricordano le fonti orali, non di rado era già \u0026ldquo;combinato\u0026rdquo; tra le famiglie. Si ballava nell\u0026rsquo;aia spazzata e preparata per l\u0026rsquo;occasione, o sotto i portici; le ragazze imparavano le figure guardando le donne più grandi, e in alcune zone il primo ballo in quadriglia era un evento preparato con settimane di anticipo, con il vestito nuovo e la madrina accanto (dato di una sola fonte, v. Note di ricerca e fonti). Saper ballare tutte le figure senza sbagliare era segno di buona educazione; chi inciampava diventava oggetto di scherzi benevoli, e il guidone poteva approfittarne per lanciare figure a sorpresa. Durante la pandemia è nata la \u0026ldquo;Quadriglia a dis-danza\u0026rdquo;, versione a schema libero e a un metro di distanza che ha trasformato il ballo comandato in un gioco collettivo [14]. Fuori dall\u0026rsquo;Emilia, la \u0026ldquo;Quadriglia delle aragoste\u0026rdquo; di Alice nel Paese delle Meraviglie (Lewis Carroll, 1865) testimonia quanto il genere fosse popolare nell\u0026rsquo;Ottocento europeo. Presenza nei media e nella cultura di massa # Documentari e archivi: documentari etnografici televisivi sulle tradizioni appenniniche, gli archivi dell\u0026rsquo;Istituto per i beni culturali dell\u0026rsquo;Emilia-Romagna e l\u0026rsquo;archivio online del Gruppo Emiliano [11]; rassegne e video dei gruppi di riproposta [1] [5] [6]. Discografia: la serie Ethnica (Gori-Gala) sui vecchi balli di Romagna [19], le pubblicazioni Nota - fra cui I rést d\u0026rsquo;la sòzia [17] - e le raccolte di etnomusicologia; una incisione moderna intitolata Quadriglia Emiliana è in Italian Folksongs Vol. 3 di Emiliano Branda. Per il quadrille di sala l\u0026rsquo;immaginario collettivo resta legato alle scene di ballo ottocentesche del cinema - la quadriglia del Gattopardo di Luchino Visconti (1963) e il film Quadrille di Sacha Guitry (1938) - e ai gran balli di danza storica proposti in Italia dalla Società di Danza [25]. Una fonte segnala il documentario L\u0026rsquo;Appennino che suona di Bruno Grulli e una \u0026ldquo;Quadriglia di Sillano\u0026rdquo;: dati non verificati (v. Note di ricerca e fonti). Difficoltà e adattamenti # Difficoltà bassa o media, a seconda della variante.\nBassa nella forma in corteo, dove basta seguire la fila e il guidone: per questo la quadriglia è tra i balli più inclusivi del repertorio e si presta a laboratori scolastici e intergenerazionali. Media nelle versioni con più figure, incroci, telaio, tunnel e cambi di dama: contano la memoria delle sequenze, l\u0026rsquo;ascolto del guidone e la sincronia del gruppo più della tecnica individuale. Adattamenti praticati: semplificazione delle figure, riduzione dei cambi di partner, ruoli neutri al posto di cavaliere e dama, coppie aperte, formazioni flessibili, uso di musica registrata dove mancano i suonatori, versioni in cerchio, a distanza o sedute. In didattica conviene dichiarare sempre se si sta proponendo la versione tradizionale o la riproposta: le due cose non vanno confuse, e la seconda è più utile quando serve far ballare tutti subito. Note di ricerca e fonti # La scheda nasce dalla fusione di dieci ricerche indipendenti. Dove le fonti divergono si è scelta la tesi meglio documentata, e la divergenza è dichiarata qui.\nConvergenze solide: origine francese della forma (contredanse, poi quadrille) e arrivo in Italia nell\u0026rsquo;età napoleonica [7] [10]; struttura a figure comandate con un guidone [1] [3] [14]; formazione di riferimento a quattro coppie in quadrato, con forme a file o a corteo [8] [9]; funzione sociale di festa, corteggiamento regolato e coesione comunitaria; trasmissione orale senza autore documentato; centralità di organetto e violino; appartenenza al sistema dei balli staccati e presenza nel revival contemporaneo [9] [17].\nDivergenze, cautele e verifiche:\nCronologia: quattro fonti collocano la codificazione della quadrille nel primo Ottocento, una la fa risalire alla metà del Settecento (intorno al 1760) e una al XVIII secolo. Si è scelto il primo Ottocento per la forma in cinque figurazioni, indicando la radice nella contredanse sei-settecentesca. Numero delle figurazioni: cinque canoniche per alcune fonti, nove semplificate in cinque per altre, quattro per una terza, da cinque a nove (con casi fino a tredici) per una quarta. Nel testo si è scelto di non fissare un numero, perché la variabilità locale è il dato meglio documentato [8] [17]. Metro: una parte delle fonti indica il tempo pari (2/4) come regola, un\u0026rsquo;altra il 6/8, un\u0026rsquo;altra ancora la sovrapposizione di metri nella stessa quadriglia. Si sono indicati 2/4 e 6/8 come metri prevalenti, segnalando gli inserti di valzer, mazurca e polca. Strumenti: la piva emiliana compare in una sola fonte, riferita all\u0026rsquo;Appennino parmense e piacentino e alle versioni a corteo; l\u0026rsquo;organico meglio documentato resta quello di organetto diatonico, violino e fisarmonica [8] [16] [17]. Formazione: il quadrato di quattro coppie è la forma di riferimento, ma per alcune aree (Appennino modenese, parmense e reggiano) le fonti descrivono soprattutto forme a corteo o a file di numero variabile. Le due letture non sono incompatibili e sono state registrate entrambe. Denominazioni a fonte unica: Quadriglia di Montese, di Prignano, del Frignano, Quadriglia tosco-emiliana, \u0026ldquo;Quadriglia dei sette balli\u0026rdquo; della provincia di Modena; il volume di Maurizio Giani sulla Quadriglia di Montese; il Progetto Tradizione Emilia-Romagna della FITP (1988-1995) con il censimento di oltre duecento varianti; il documentario L\u0026rsquo;Appennino che suona di Bruno Grulli e la \u0026ldquo;Quadriglia di Sillano\u0026rdquo;; la spedizione Lomax-Carpitella del 1954-55 come fonte diretta per l\u0026rsquo;area emiliana [23]. Sono notizie di una sola ricerca, non confermate da altre fonti: vanno verificate su archivi, biblioteche e contatti diretti prima della pubblicazione. Rapporti con la quadrille di sala: quanto la quadriglia emiliana derivi dal \u0026ldquo;ribasso\u0026rdquo; del ballo di salotto e quanto sia autonoma rielaborazione contadina resta questione aperta [17]. Questioni di classificazione: la Giga di San Pellegrino, la Mulnesa, la Sciotis, il Monecò, la Bersagliera e la Galoppa sono classificate come quadriglie da alcuni informatori e con il proprio nome da altri; il Trescone di Sassoleone è trescone per Italo Ghini e quadriglia per Diana Ravaglia [8]. Si è scelto di registrare entrambe le letture (v. Note etnocoreologiche). Nessuna fonte documenta miti di origine per la quadriglia: l\u0026rsquo;origine colta e la successiva popolarizzazione sono ben ricostruite, e non c\u0026rsquo;è traccia di leggende eziologiche paragonabili a quelle di altri balli. Verifica dei collegamenti: sono stati verificati e mantenuti il video de La Violina a Quinzano (2012) [1], la quadriglia comandata di Riccardo Ortolani [3], l\u0026rsquo;esecuzione dell\u0026rsquo;Italian Folk Ensemble [4], I balli antichi montanari dell\u0026rsquo;Appennino bolognese [5], l\u0026rsquo;episodio Tratturi 16 della FITP [6] e il DVD 001b della nostra collezione [2]. Restano da verificare nel merito il PDF LUNGI [14], che risponde 404 al momento della verifica ma è conservato come riferimento bibliografico, la pagina di recensione Mustrad sulla serie Ethnica e l\u0026rsquo;archivio Lomax [23]. Rilievo terminologico: nell\u0026rsquo;uso emiliano \u0026ldquo;quadriglia\u0026rdquo; indica tanto la danza di derivazione francese quanto, in alcune valli, l\u0026rsquo;intero genere dei balli figurati comandati; la scheda tiene distinte le due accezioni, perché è proprio questa ambiguità a rendere difficile il censimento delle varianti. Fonti principali: Wikipedia, voci Quadriglia, Danze delle valli del Santerno e Sillaro e Balli staccati [7] [8] [9]; Enciclopedia Italiana Treccani [10]; Gaspare Ungarelli, 1894 [15]; Stefano Cammelli, 1983 [16]; Placida Staro [17] [18]; Gualtiero Gori e Pino Gala, serie Ethnica [19]; Roberto Leydi [20]; Gianfranco D\u0026rsquo;Aronco [21]; Giuseppe Michele Gala [22]; archivio del Gruppo Emiliano [11]; Suonabanda [12]; Musica Popolare Italiana [13]; LUNGI [14].\nQuesta danza compare in 5 DVD: DVD 005a Dvd 005a Festa francese con Yves Hulot CSPT 1993 DVD 003 003 Gruppo Turibio Baruzzi e La Cicala alla Tozzona - Imola 1992 DVD 004 004 Gruppo Turibio Baruzzi: serata finale corso 1992/93 - Imola DVD 002 002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990 DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] La Violina: quadriglia (Quinzano, 2012) Esecuzione dal vivo della quadriglia durante una festa di paese dell\u0026rsquo;Appennino bolognese: utile per vedere insieme formazione, figure e rapporto tra suonatori e ballerini. [2] Quadriglia - DVD 001b dell\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini Video integrale del DVD 001b della collezione (Videoteca storica Battilani, Imola): contiene la quadriglia eseguita dal gruppo La Carampana a partire dal minuto 13:06. [3] Quadriglia comandata - Riccardo Ortolani Esecuzione di una quadriglia comandata: mostra all\u0026rsquo;opera il guidone e il susseguirsi delle figurazioni al cambio di frase musicale. [4] Quadriglia - Italian Folk Ensemble Esecuzione musicale della quadriglia italiana con spiegazione delle figure in italiano e in inglese: ascolto di riferimento per metro, frasi e passate. [5] I balli antichi montanari dell\u0026rsquo;Appennino bolognese Ripresa documentaria dei balli staccati e delle danze figurate dell\u0026rsquo;Appennino bolognese: il contesto in cui vive la quadriglia emiliana. [6] Tratturi 16 - Viaggio nei balli tradizionali dell\u0026rsquo;Emilia-Romagna (FITP) Conversazione etnocoreologica sui balli tradizionali emiliano-romagnoli, con inquadramento delle famiglie coreutiche e delle aree di diffusione. [7] Quadriglia - Wikipedia Voce di inquadramento generale su terminologia, struttura a figurazioni, diffusione italiana ed europea e rapporti con la contredanse. [8] Danze delle valli del Santerno e Sillaro - Wikipedia Documentazione delle varianti locali delle valli imolesi - Giga di San Pellegrino o Giga Maréina, Mulnesa, Bersagliera e Sciotis di Castel del Rio, Trescone di Sassoleone - con struttura coreutica, numero di passate e classificazioni degli informatori. [9] Balli staccati - Wikipedia Definizione dei bâl stàcc dell\u0026rsquo;Appennino bolognese e repertorio delle danze, fra cui la Galoppa in due varianti, una delle quali ballata in quadriglie. [10] Quadriglia - Enciclopedia Italiana Treccani Voce enciclopedica sulla quadriglia: inquadramento storico della danza francese, dei nomi delle figurazioni e della loro diffusione. [11] L\u0026rsquo;archivio del Gruppo Emiliano Archivio di registrazioni sul campo e di documenti sulla musica popolare emiliana, con materiali su balli staccati, balli comandati e suonatori di valle. [12] Suonabanda - I balli staccati della tradizione popolare emiliana Presentazione divulgativa del repertorio dei balli staccati emiliani: danze, passi, occasioni e prassi di riproposta. [13] La Quadriglia - Musica Popolare Italiana Panoramica sulla quadriglia in Italia: origini, caratteristiche, diffusione e rapporto con i balli di società ottocenteschi. [14] Quadriglia a dis-danza - LUNGI, Libera Università del Gioco Scheda di gioco che adatta la quadriglia a un contesto collettivo e a distanza: esempio di trasformazione contemporanea del ballo comandato. Il collegamento risponde 404 al momento della verifica ed è conservato come riferimento bibliografico (v. Note di ricerca e fonti). [15] Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese (1894) Prima raccolta sistematica delle danze bolognesi, con descrizioni di balli figurati e comandati e notazioni musicali: il collegamento rimanda a una ricerca bibliografica sul volume. [16] Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa (Bologna, Edizioni Alfa, 1983) Ricerca di riferimento su musiche, balli e suonatori della montagna bolognese: organici, occasioni e repertori, quadriglia compresa. [17] Placida Staro, I rést d\u0026rsquo;la sòzia. Balli di società in montagna (Udine, Nota, 2002) Studio sui balli di società in montagna e sulle dinamiche della loro trasmissione; dell\u0026rsquo;autrice si considera anche il metodo di analisi per un repertorio di danze tradizionali, con il lavoro sul campo in Valle del Savena e a Monghidoro. [18] Placida Staro, Il canto a ballo (Choreola, 1991) Analisi etnocoreologica delle danze tradizionali italiane e del rapporto fra canto, musica e ballo: strumento di metodo per leggere le varianti. [19] Gualtiero Gori e Pino Gala (a cura di), serie Ethnica - Vecchi balli di Romagna Documentazione discografica dei balli tradizionali romagnoli ed emiliani, con registrazioni sul campo, trascrizioni e note d\u0026rsquo;accompagnamento. [20] Roberto Leydi, L\u0026rsquo;altra musica. Etnomusicologia attuale in Italia Opera di riferimento per lo studio dei repertori popolari italiani e per i criteri della ricerca sul campo. [21] Gianfranco D\u0026rsquo;Aronco, Storia della danza popolare e d\u0026rsquo;arte (Bologna, Forni, 1962) Studio storico sulla danza popolare italiana, con inquadramento delle famiglie coreutiche e delle fonti emiliano-romagnole. [22] Giuseppe Michele Gala, studi di etnocoreologia italiana Testi di metodo per l\u0026rsquo;analisi coreutica dei balli tradizionali italiani: struttura, figurazioni, rapporti con la musica. Il collegamento proposto da una fonte, su academia.edu, è risultato inaccessibile al momento della verifica; il rimando è quindi a una ricerca bibliografica. [23] Alan Lomax Archive - Association for Cultural Equity Archivio sonoro della ricerca etnomusicologica internazionale, utile per le registrazioni italiane di area padano-appenninica citate da una fonte. [24] Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara - E bene venga maggio Centro di ricerca dell\u0026rsquo;Appennino bolognese legato al lavoro sul campo di Placida Staro: archivi, pubblicazioni e laboratori sui balli tradizionali. [25] Società di Danza - Bologna e Romagna Riproposta della danza storica ottocentesca, quadrille e Lanciers compresi: utile per il confronto con la forma di sala (l\u0026rsquo;indirizzo di sezione proposto da una fonte era malformato e si indica il sito principale). ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/la-quadriglia/","section":"Danze","summary":"Il ballo comandato delle aie emiliane: quattro coppie, figure chiamate a voce e musiche di organetto, dalla quadrille francese al revival di oggi.","title":"Quadriglia Emiliana - Danza Tradizionale e Ballo Comandato dell'Emilia-Romagna","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001b\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Famiglia Benni - danza · 38:05 La Vitadora (o Vitadoro) è uno dei gesti più intensi del repertorio dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. Dove quasi tutto si danza \u0026ldquo;staccati\u0026rdquo;\u0026quot;, senza toccarsi, ecco che nella Vitadora le persone chiamate al centro si cingono in un abbraccio stretto e, almeno a Riola di Vergato, si lasciano persino cadere a terra rotolando insieme.\nÈ un gesto breve, quasi impacciato e proprio per questo anche ilare: memoria di veglie invernali, di Carnevali e di feste comunitarie, dove il contatto e il corteggiamento si mostravano in pubblico secondo codici condivisi.\nL\u0026rsquo;abbiamo ricevuta attraverso il lavoro sul campo di Stefano Cammelli e Placida Staro, la memoria dei suonatori della Valle del Savena e del violinista Melchiade Benni: non una danza di spettacolo, ma una piccola messa in scena di relazione, terra e fertilità.\nScheda sintetica # Nome proprio # La Vitadora (forma oggi prevalente nella letteratura etnocoreologica) e Vitadoro (forma legata alla monferrina). In dialetto bolognese montanaro anche Vidåura, Bal dal Vitadåur. Le due forme non sono semplici varianti ortografiche: \u0026ldquo;Vitadora\u0026rdquo; indica l\u0026rsquo;inserto rituale e pantomimico del manfrone (documentato in area di Riola di Vergato), \u0026ldquo;Vitadoro\u0026rdquo; la sezione lenta della monferrina (\u0026ldquo;Monferrina e Vitadoro\u0026rdquo;, repertorio legato al violinista Melchiade Benni). Altri nomi e varianti # Vitadoro, Vidora; Monferrina e Vitadoro, Monferrina con Vitadoro, Manfrina del Vitadoro, Manfrone con la Vitadora. Nel repertorio veneziano si parla di \u0026ldquo;manfrone con e senza vitadora\u0026rdquo;. Il ballo rientra nel sistema dei bâl stàcc / bâl antìg (balli staccati o saltati). Attenzione: la denominazione \u0026ldquo;Vitadora/Vitadoro\u0026rdquo; è usata in altre regioni per danze diverse (Lazio, Basilicata, Sardegna, Italia meridionale): sono omonimie, non la danza emiliana. Traduzione e significato # Etimologia non documentata; nessuna ipotesi è dimostrata. Circolano, tra i cultori, letture diverse:\nda \u0026ldquo;vita d\u0026rsquo;oro\u0026rdquo; (vezzeggiativo e augurio), accostamento popolare; da \u0026ldquo;vite\u0026rdquo; come pianta (Vitis vinifera), per il legame tra l\u0026rsquo;avvitamento dei corpi e i tralci; dal verbo dialettale \u0026ldquo;avidèr\u0026rdquo; (avvitare, attorcigliare), per il movimento di abbraccio e rotolamento; da \u0026ldquo;vitare\u0026rdquo; (schivare) o da un nome proprio (Vito/Vittorio). Vanno intese come ipotesi di lavoro. Nel linguaggio dei balli staccati il nome designa tanto la sezione musicale quanto la figura coreutica.\nArea geografica e provenienza # Appennino bolognese (Emilia-Romagna), nelle cinque valli dei balli staccati: Savena, Setta, Idice, Sambro e Reno. Epicentro attuale e luogo di continuità della pratica: Riola di Vergato (alta valle del Reno). Altre località: Loiano, Monghidoro, Monzuno, Castel San Pietro Terme, Pianoro. Danza italiana autoctona; in Italia è rara e circoscritta, praticata in contesti di ricerca, laboratori e stage specialistici sui balli staccati; poco o nulla diffusa nei circuiti balfolk generalisti. Epoca e anno di riferimento # Di tradizione orale, anteriore al liscio: parte del bâl antìg. Nessuna data di origine documentata. Prima attestazione scritta del ballo bolognese: Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese (1894). Ricerca sul campo: Stefano Cammelli (dal 1972), Placida Staro (dal 1978), Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; (Monghidoro, 1982). Documentazione sonora e discografica: Che non venisse mai giorno! dei Suonatori della Valle del Savena (1995) e Le vie del violino (2002). Occasione e funzione sociale # Veglie invernali nelle stalle e nelle case (végia), Carnevale, \u0026ldquo;festa della Vecchia\u0026rdquo;, matrimoni, fidanzamenti, feste di piazza. Funzione rituale di inversione e licenza carnevalesca, propiziatoria di fertilità della coppia e della terra, e di rafforzamento dei vincoli comunitari. L\u0026rsquo;abbraccio e il rotolamento a terra sono l\u0026rsquo;unico momento di contatto fisico prolungato in un repertorio altrimenti \u0026ldquo;staccato\u0026rdquo;: gesto di augurio e di trasgressione controllata. Nella \u0026ldquo;Monferrina con Vitadoro\u0026rdquo; la sezione funge da momento di corteggiamento: il cavaliere abbraccia la dama e le rivolge brevi frasi in dialetto. Storia e origine # La Vitadora appartiene allo strato più antico del repertorio appenninico: i balli staccati, che precedono e in parte convivono con il liscio montanaro. Non esiste un mito d\u0026rsquo;origine (come quello terapeutico della tarantola): è creazione di tradizione orale legata ai riti agrari invernali.\nStrutturalmente è un manfrone, cioè un ballo processionale a coppie chiuse in cerchio, con un episodio pantomimico centrale.\nIl rotolamento a terra, attestato a Riola di Vergato, richiama gesti arcaici analoghi allo Scuciòl, il ballo del Funerale della Saracca (tradizione di Oliveto, BO): un segno di morte-rinascita agraria. La lettura del \u0026ldquo;Vitadoro\u0026rdquo; come sezione lenta della monferrina è invece documentata dalla tradizione di Melchiade Benni; Roberto Leydi, presentando le sue registrazioni, notò nel rallentamento una qualità \u0026ldquo;quasi di corte\u0026rdquo; e una somiglianza con la musica colta del Cinquecento e Seicento: osservazione stilistica, non prova di discendenza diretta.\nNote etnocoreologiche # Tipologia: ballo rituale con inserto pantomimico, classificato tra i \u0026ldquo;balli rituali con inserti pantomimici\u0026rdquo; insieme a Ballo dei Gobbi, Galletta, Galletto, Barabén / Bal dal Mort. Struttura di base: manfrone (manfràn / marcione), ballo a coppia chiusa, collettivo e processionale in cerchio, composto di spasso e balletto (in alcune località spasso, balletto e braccia); tradizionalmente non seguito da tresca quando le coppie sono molte. Specificità: l\u0026rsquo;inserto centrale. Una o due coppie vengono chiamate al centro dal capo-ballo; i due si fronteggiano, si abbracciano strettamente busto contro busto, flettono le ginocchia e si lasciano cadere rotolando su un fianco (uno o due giri a terra avvinghiati), poi risalgono con aiuto reciproco. In un sistema coreutico fondato su passi saltati e staccati dal suolo, la caduta controllata è un elemento di liminalità e di rovesciamento; il gesto è volutamente impacciato e ilare, per stemperare la carica erotica. Il \u0026ldquo;Vitadoro\u0026rdquo; della monferrina è invece una sezione rallentata e relazionale, dal carattere più raccolto. Divulgatori e gruppi di riferimento # Ricerca: Placida Staro (principale riferimento scientifico), Stefano Cammelli, Roberto Leydi; Associazione Culturale \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; di Monghidoro (1982) e CRDCM. Interpreti e testimoni: il violinista Melchiade Benni (1902-1992) e il figlio Franco Benni (testimonianze sulla funzione sociale); documentazione audiovisiva di Giorgio Polmoni e Marco Ruggeri. Gruppi: I Suonatori della Valle del Savena (Bruno Zanella, Gabriele Roda e altri), I Suonatori d\u0026rsquo;l\u0026rsquo;Aqua Fredda, La Compagnia del Maggio; ballerini e suonatori di Riola di Vergato e Castel San Pietro Terme; Canterini e Danzerini Romagnoli di Imola. Divulgazione: laboratori e stage di balli tradizionali emiliani e festival di danze popolari. Formazione e tipologia # Formazione: cerchio di coppie chiuse in corteo (progressione in senso antiorario), con inserto pantomimico. a coppia singola (o due). Nelle veglie superstiti le coppie si succedono una dopo l\u0026rsquo;altra; nelle feste più ampie tutte le coppie eseguono il manfrone simultaneamente. Tipologia: ballo collettivo processionale e rituale (manfrone) con episodio pantomimico centrale; nella versione \u0026ldquo;Vitadoro\u0026rdquo;, sezione interna della monferrina. Struttura della danza # Entrata in cerchio in formazione di manfrone, con passo di spasso processionale. Sequenza di balletto sul posto e figura delle braccia. Chiamata della coppia (o delle due coppie) al centro da parte del capo-ballo. Inserto della Vitadora: fronteggiamento, abbraccio stretto, flessione delle ginocchia e caduta rotolando su un fianco, con uno o due giri a terra sempre avvinghiati. Risalita con aiuto reciproco e ripresa del cerchio; ripetizione per le altre coppie. Variante \u0026ldquo;Vitadoro\u0026rdquo; (sezione della monferrina, da Loiano / tradizione Benni): l\u0026rsquo;uomo si accosta tre volte, alternativamente, alla spalla destra e sinistra della donna; seguono due giri saltati in coppia e lo scambio delle coppie, poi la sequenza si ripete. Metro e struttura musicale # Metro prevalente 2/4 o 6/8, come per le manfrine dell\u0026rsquo;Appennino; la monferrina è in 6/8. Aria di manfrone con struttura binaria A/B (8+8 battute), ripetuta ad libitum per consentire la successione delle coppie. Nella sezione \u0026ldquo;Vitadoro\u0026rdquo; il tempo rallenta (carattere quasi \u0026ldquo;di corte\u0026rdquo;); in alcune registrazioni si apre con battute in tempo libero/rubato per l\u0026rsquo;abbraccio. Tonalità maggiore, andamento moderato-vivace, adatto al salto ma anche al momento sospeso della pantomima. Esistono varianti cantate, con strofe di canto a ballo. Strumenti e stile musicale # Organico storico: violino (strumento guida), violone (viulòn), chitarra bolognese, clarinetto in Do, flauto traverso. Dalla metà del XX secolo: fisarmonica cromatica, basso tuba, batteria, chitarra; l\u0026rsquo;organetto diatonico era escluso per inadeguatezza armonica al linguaggio. Stile: suono \u0026ldquo;ad orecchio\u0026rdquo;, ornamentazione violinistica serrata, ritmo marcato e staccato, apprendimento per trasmissione orale diretta. Nella documentazione di Melchiade Benni l\u0026rsquo;organico è violino e chitarra. Autori e compositori # Di tradizione orale: autore e compositore non documentati. Melchiade Benni non è l\u0026rsquo;autore della danza, ma un esecutore e informatore di riferimento attraverso cui una specifica versione è stata documentata. Rielaborazioni colte contemporanee: Vitadoro I e Vitadoro II di Francesco Tasini (album Carmina Nova - La tradizione nel contemporaneo, Tactus, 2011). Aneddoti e curiosità # Franco Benni ha ricordato che durante il Vitadoro il cavaliere poteva abbracciare la dama e rivolgerle qualche frase in dialetto: un contesto in cui il contatto e il corteggiamento erano espressi pubblicamente, ma secondo codici condivisi. L\u0026rsquo;espressione italiana \u0026ldquo;fare la manfrina\u0026rdquo; (mettere in scena una finta discussione per ottenere qualcosa) deriva proprio dal nome di questa famiglia di danze. A Riola di Vergato la Vitadora è ancora eseguita a Carnevale e nelle feste locali; è l\u0026rsquo;unico luogo dove il rotolamento a terra è mantenuto integralmente. Melchiade Benni era particolarmente affezionato a questo brano: la \u0026ldquo;Monferrina con Vitadoro\u0026rdquo; è ricordata come una delle sue esecuzioni predilette, con un\u0026rsquo;apertura melodica che colpiva gli studiosi. Presenza nei media e nella cultura di massa # Assente dai circuiti commerciali, televisivi e balfolk nazionali: danzata quasi esclusivamente nel paese d\u0026rsquo;origine e nei contesti di ricerca e didattica. Discografia: Che non venisse mai giorno! (Suonatori della Valle del Savena, 1995/2019), Le vie del violino (2002), La tradizione dei balli montanari: Melchiade Benni (Albatros, 1990); documentazioni video di Giorgio Polmoni e Marco Ruggeri (Ruggeri, Documenti di danza in Valle del Savena). Citata nella voce \u0026ldquo;Balli staccati\u0026rdquo; di Wikipedia e nei repertori didattici; riproposta in stage specialistici curati da \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo;. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà medio-alta per l\u0026rsquo;inserto rituale: richiede affiatamento, controllo della caduta, abbigliamento adatto e superficie non scivolosa (aia, prato, terra battuta). Non adatta a pavimenti da balera. Negli stage fuori contesto si tende a eliminare il rotolamento a terra e a mantenere solo l\u0026rsquo;abbraccio con giro su perno (avvitamento in piedi), per ragioni di sicurezza; la didattica di Placida Staro insiste sul mantenimento del contatto e dell\u0026rsquo;intenzionalità rituale, non sulla stilizzazione. La principale difficoltà didattica è distinguere la documentazione storica dalle ricostruzioni contemporanee: ogni semplificazione va dichiarata come adattamento e non presentata come forma tradizionale unica. Note di ricerca e fonti # Fonte primaria e inquadramento: repertorio dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, documentato da Placida Staro e dall\u0026rsquo;Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; (Monghidoro, 1982), con la ricerca sul campo di Stefano Cammelli (dal 1972) e le registrazioni di Melchiade Benni (violino) raccolte da Roberto Leydi. La traccia storica risale a Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese (1894). Discrepanze riscontrate tra le ricerche:\n\u0026ldquo;Vitadora\u0026rdquo; e \u0026ldquo;Vitadoro\u0026rdquo;. Non sono automaticamente sinonimi: la prima è l\u0026rsquo;inserto rituale del manfrone (Riola di Vergato); il secondo la sezione lenta della monferrina (Benni). Le due accezioni restano distinte. Metro. Oscilla tra 2/4 e 6/8 (manfrone appenninico), con la sezione Vitadoro in rallentamento / ad libitum; non è documentato un metro autonomo per la sola Vitadora rituale. Etimologia. Nessuna delle ipotesi (vita d\u0026rsquo;oro; vite-pianta; avvitare/avidèr; schivare; victor/victoria) è suffragata da fonti filologiche. Rotolamento a terra. Attestato con certezza a Riola di Vergato e a Oliveto, in memoria orale altrove; da non generalizzare a tutte le varianti. Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Vitadora - I Suonatori della Valle del Savena Esecuzione di riferimento del ballo pantomimico Vitadora dal disco \u0026lsquo;Che non venisse mai giorno! Balli antichi dell\u0026rsquo;Appennino bolognese\u0026rsquo; (1995). [2] Manfrina e Vitadoro - I Suonatori della Valle del Savena Versione \u0026lsquo;Manfrina e Vitadoro\u0026rsquo; dal disco \u0026lsquo;Concerto a Bologna\u0026rsquo; (Nota, 2002): manfrone con inserto rituale pantomimico. [3] Monferrina e Vitadoro - Melchiade Benni e Bruno Zanella Traccia collegata alla documentazione sul violino e sulla danza raccolta in memoria di Melchiade Benni. [4] Vitadora (Ballo pantomimico) - I Suonatori della Valle del Savena Versione audio del brano inciso dai Suonatori della Valle del Savena. [5] Lo Scuciòl - Il tipico ballo del Funerale della Saracca (esecuzione affine per abbraccio e rotolamento a terra) Esecuzione video di riferimento per la pantomima di abbraccio e rotolamento a terra, analoga a quella conservata a Riola di Vergato. [6] Manfrina e Vitadoro - I Suonatori della Valle del Savena (Spotify) Manfrone - ballo rituale pantomimico, dall\u0026rsquo;album \u0026lsquo;Emilia Romagna: Concerto a Bologna\u0026rsquo;. [7] Monferrina e Vitadoro - Melchiade Benni (Spotify) Registrazione di riferimento di Melchiade Benni, dalla raccolta Geos - Atlante di musiche di tradizione orale in Italia. [8] Balli staccati - Wikipedia Scheda repertoriale con la definizione dei balli staccati e la citazione della Vitadora come manfrone rituale con rotolamento. [9] Monferrina - Wikipedia Inquadramento della famiglia manfrina/manfrone, da cui deriva strutturalmente la Vitadora, e diffusione nord-italiana. [10] Esecuzione coreutico-musicale: #vitadoro# - ICCD (Loiano, BO) Scheda catalografica con descrizione della danza (cerchi concentrici, sequenza di movimenti, violino e chitarra) documentata a Loiano. [11] Melchiade Benni - La tradizione dei balli montanari (Discogs) Registrazione storica di Melchiade Benni (violino) e Bruno Zanella (chitarra), con la traccia \u0026lsquo;Monferrina E Vitadoro\u0026rsquo;. [12] Suonatori della Valle del Savena - Che non venisse mai giorno (BlogFoolk) Scheda critica con la storia della ricerca (Ungarelli, Cammelli, Staro) e la classificazione della Vitadora tra i balli pantomimici. [13] Associazione culturale \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; - Placida Staro Centro di ricerca, salvaguardia e trasmissione dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese dal 1982. [14] Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese, Roma, Tipografia del Senato, 1894 Fonte storica fondamentale per i balli popolari bolognesi, con tavole musicali. [15] Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa. Musiche, balli e suonatori tradizionali della montagna bolognese, Bologna, Edizioni Alfa, 1983 (Monferrina con Vitadoro, pp. 124-125, Tav. 13; trascrizioni nn. 36 e 59) Raccolta etnomusicologica di riferimento; contiene Un repertorio di ballo saltato di Placida Staro. [16] Placida Staro, Al di là delle parole. La danza antica dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, Udine, Nota, 2007 (libro + 2 CD) Studio monografico con documentazione audio sulle danze antiche dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. [17] Placida Staro (a cura di), Le vie del violino. Scritti sul violino e la danza in memoria di Melchiade Benni (1902-1992), Udine, Nota, 2002 (libro + 2 CD) Pubblicazione dedicata alla figura di Melchiade Benni e al repertorio dei balli montanari dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. [18] Roberto Leydi (a cura di), La tradizione dei balli montanari: Melchiade Benni (Appennino bolognese), Albatros, 1990 Registrazione storica con la traccia \u0026lsquo;Monferrina E Vitadoro\u0026rsquo;. [19] I Suonatori della Valle del Savena, Che non venisse mai giorno! Balli antichi dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; / Nota, 1995 (rist. 2019) Disco di riferimento che include la Vitadora tra i balli pantomimici del repertorio appenninico bolognese. [20] Catalogo delle trasmissioni di Roberto Leydi per la RSI Contiene la testimonianza su Melchiade Benni e la descrizione della sezione Vitadoro nella Monferrina. ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/la-vitadora/","section":"Danze","summary":"Inserto pantomimico e rituale dei balli staccati dell’Appennino bolognese, con l’abbraccio e, a Riola di Vergato, il rotolamento a terra dei danzatori.","title":"La Vitadora - Ballo Pantomimico dell'Appennino Bolognese","type":"danze"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/morrigans-wake/","section":"Tags","summary":"","title":"Morrigan's Wake","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/organetto/","section":"Tags","summary":"","title":"Organetto","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/reel/","section":"Tags","summary":"","title":"Reel","type":"tags"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/romagna/","section":"Tags","summary":"","title":"Romagna","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Esecuzione danza · 24:27 Nella forma più documentata è una contraddanza per tre coppie - sei danzatori, disposti su due schiere contrapposte, con un cavaliere centrale che interagisce con tutte e tre le dame; danza costruita sull\u0026rsquo;incontro delle terziglie (il saluto) seguito da giri di braccia (con il cavaliere centrale protagonista) cui segue un balletto di tutte e tre le coppie; questa terza parte è sempre quella musicalmente più energica e prevede molte varianti locali.\nIl filo sonoro risale almeno al Trecento, ma chiamare questa danza \u0026ldquo;antica\u0026rdquo; richiede prudenza: il nome e il genere sono documentati da oltre sei secoli, mentre la forma popolare emiliano-romagnola è il frutto di una cristallizzazione fra Sei e Ottocento, modellata in orgine su musica di cordofoni ma anche cornamuse e percussioni, poi storicamente sostituiti dall\u0026rsquo;organetto diatonico e archi, come violini e violoncelli; in tempi molto recenti anche fisarmonica.\nAttualmente, dietro i passi, ci sono suonatori di violino, organetto diatonico o fisarmonica; dagli anni Cinquanta agli anni Settanta molti ricercatori hanno interrogato gli ultimi danzatori e fissato la memoria con registrazioni e video; singoli anziani ballerini, tavolta paesi interi o famiglie hanno fornito ogni tipo di informazioni, il che ha permesso di creare tassonomie precise sulle varianti. Lo stile personale è sempre stato un elemento di rilievo per la comunità. Citazione: \u0026ldquo;ah, come ballava bene il saltarello Tizio o Caio\u0026rdquo; era sinonimo di valentìa nelle comunità.\nQuesta scheda raccoglie quanto le fonti dicono con maggiore concordia, ne segnala le divergenze e lo fa con la gratitudine di chi riconosce in questo ballo una delle memorie più vive dell\u0026rsquo;Emilia-Romagna: perché almeno cercare di raccontarlo bene è già un modo per non fargli perdere fiato.\nScheda sintetica # Nome proprio # Saltarello Romagnolo. Nella forma canonica è il ballo staccato più rappresentativo della Romagna: una contraddanza per tre coppie - sei danzatori - disposte in due schiere contrapposte, con incontro, giri di braccia e balletto centrale. In romagnolo è detto \u0026ldquo;sartarèl\u0026rdquo; (da \u0026ldquo;saltè\u0026rdquo;, saltare), con adattamenti fonetici da paese a paese. Nome e radice sono comuni agli omonimi saltarelli dell\u0026rsquo;Italia centrale e meridionale,che NON sono controdanze; i tratti coreutici sono differenti e le tradizioni vanno tenute distinte. Altri nomi e varianti # Saltarèl, Saltaràell, Saltarella romagnola, \u0026ldquo;saltarello alla romagnola\u0026rdquo;, \u0026ldquo;salterello\u0026rdquo;. Denominazioni locali documentate:\nRussiano (nel forlivese, ma anche nel faentino e nell\u0026rsquo;imolese) Balinsia (termine vernacolare, in italiano Ballinsei, area montefeltrina) Iumlèin (voce imolese documentata da Delso Giannelli per il Saltarello di San Pellegrino) Saltarello Bolognese, Saltarèl Muntanàer (Appennino bolognese). Varianti per luogo: Saltarello di Bellaria e San Mauro (Mario Scarpellini); di Viserba (A. e S. Perazzini); di Faenza (Giacomo Donati); di Castelbolognese (Livio Rambelli); di Castel del Rio (Renato Quercia); di San Clemente e San Martino in Pedriolo (Giovanni Andreoli, Giuseppe Chiusoli); di San Pellegrino (Delso Giannelli), cui si aggiungano alcuni \u0026ldquo;Balinsia\u0026rdquo;\u0026quot; nei borghi del Montefeltro e alto cesenate: di Palazzo (Renato Zanchini, Antimo Alessandrini); Longiano (Giorgio Bettucci); Montetiffi (Giancarlo Casadei); Strigara (Ivo Castellani); cui si aggiungono i \u0026ldquo;Russiani\u0026rdquo; di Galeata (Vincenzo Rossi), Premilcuore (Gino Mainetti), Castel del Rio (Domenico Raffini), ognuno con la propria specificità [2].\nUna nomenclatura unica, con pratiche molto diverse tra loro: raccolte a stampa, nastri d\u0026rsquo;archivio e didattica folklorica usano etichette diverse, spesso proprio per distinguere la variante locale da quelle marchigiane, abruzzesi, laziali, campane o ciociare; il revival distingue inoltre il saltarello di coppia dalle versioni figurate (a coppia o a tris).\nTraduzione e significato # Dal latino \u0026ldquo;saltatio e dal romagnolo \u0026ldquo;saltè\u0026rdquo;, con il diminutivo -ello: \u0026ldquo;ballo saltato\u0026rdquo;. Il nome descrive il tratto tecnico distintivo - il rimbalzo continuo e il passo staccato dal suolo - prima ancora di un contenuto simbolico; in area emiliano-romagnola \u0026ldquo;stacc\u0026rdquo; o \u0026ldquo;spècc\u0026rdquo; indica appunto i passi saltati, in opposizione ai balli scivolati come valzer e polka.\nNel Medioevo \u0026ldquo;saltarello\u0026rdquo; designava una forma danzata rapidissima, spesso agganciata alla bassadanza. Il nome non va inteso come acrobazia: nella prassi romagnola i saltelli sono contenuti, ritmici e funzionali alla coppia, e la bravura si misurava sulla leggerezza, non sull\u0026rsquo;altezza del salto. Area geografica e provenienza # Romagna storica e Appennino bolognese-romagnolo: province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, con nuclei documentati nelle valli del Santerno (San Pellegrino, Castel del Rio, Fontanelice), del Sillaro (Sassoleone, San Martino in Pedriolo, San Clemente), del Savena, dell\u0026rsquo;Idice, del Setta, del Sambro e del Reno; presenza attestata anche in pianura (Imola, Castel San Pietro), sulla costa adriatica (Bellaria-Igea Marina), nel faentino (Faenza e Castelbolognese), area forlivese (Premilcuore e Galeata) e nel Montefeltro, (Palazzo, Montetiffi, Strigara, Longiano) con confronti nelle zone di confine verso Marche e Toscana.\nIl torrente Sillaro, tra Imola e Castel San Pietro, è il confine tradizionale tra Emilia e Romagna e nelle raccolte di danze funge da spartiacque fra repertori. Il saltarello romagnolo è considerato l\u0026rsquo;avamposto più settentrionale della famiglia dei saltarelli dell\u0026rsquo;Italia centro-meridionale.\nEpoca e anno di riferimento # Occorre distinguere tre livelli. Il nome e il genere sono documentati dal XIV secolo: i Saltarelli anonimi del ms. London, British Library, Add. 29987, e poi i trattati quattrocenteschi di Domenico da Piacenza e Guglielmo Ebreo da Pesaro, dove il saltarello è forma saltata e velocissima.\nLa forma popolare romagnola oggi conosciuta si cristallizza fra XVII e XIX secolo: secondo l\u0026rsquo;ipotesi più accreditata (Placida Staro, Loris Pattuelli) nasce come rielaborazione contadina di controdanze e gighe nord-europee seicentesche, rimodellata localmente; altre fonti la collocano senz\u0026rsquo;altro fra Otto e Novecento, e nessuna indica un anno di nascita documentabile.\nLa documentazione sistematica comincia nel 1894 con Gaspare Ungarelli, prosegue con Stefano Cammelli (1972) e Placida Staro (dal 1978); la pratica resta viva fino agli anni Sessanta del Novecento, declina con l\u0026rsquo;egemonia del liscio e dei balli d\u0026rsquo;oltreoceano, e viene recuperata dal revival degli anni Settanta-Ottanta fino alle ultime ricerche sul campo (2001-2006), ad opera di Juan Carlos Battilani tra le valli delSanterno, del Sillaro e del Marecchia.\nOccasione e funzione sociale # Veglie invernali nelle stalle e nelle case, feste nelle aie estive dopo la scavezzatura della canapa (scavzarì) e la sfogliatura delle pannocchie (spannucciarì), fiere, sagre e feste patronali, carnevale, banchetti nuziali e battezzi, osterie e cortili.\nFunzioni documentate: aggregazione della comunità, corteggiamento regolato da codici di rispetto, vetrina di abilità e prestanza per ballerini e suonatori, riproduzione dell\u0026rsquo;identità locale.\nIl saltarello era danza di relazione, non di spettacolo: in alcune veglie era richiesto decine di volte nella stessa serata, segno del suo prestigio. Oggi vive in festival e rassegne folk, laboratori didattici, stage di danza tradizionale e rievocazioni.\nStoria e origine # Non è mito popolare né danza terapeutica: è un ballo di società e di festa. Il nome abita la storia della danza italiana da oltre sei secoli, dai manoscritti trecenteschi delle istanpita (musiche trecentesche per la danza) ai maestri quattrocenteschi; che il saltarello contadino romagnolo discenda direttamente da quello colto è però un\u0026rsquo;ipotesi affascinante ma non dimostrabile, perché manca una catena ininterrotta di fonti.\nLa posizione più prudente vede nel repertorio romagnolo una cristallizzazione popolare avvenuta fra XVII e XIX secolo, alimentata dalla moda europea delle controdanze e delle quadriglie e rimodellata dalle nostre comunità peninsulari.\nA fine ottocento comincia lentamente il declino perchè i balli centro-europei come valzer, polke e mazurke portate in Romagna da Carlo Brighi (detto \u0026ldquo;Zaclèn\u0026rdquo;), cominciano a \u0026ldquo;graffiare\u0026rdquo; la secolare tradizione, ma il saltarello non muore: sopravvive nel repertorio delle piccole orchestrine o di suonatori isolati, come documentato in Francesco Balilla Pratella o Gaspare Ungarelli.\nNel dopoguerra i gruppi folkloristici lo esportano come \u0026ldquo;danza simbolo\u0026rdquo; della Romagna e dal revival degli anni Settanta viene ricostruito interrogando gli ultimi danzatori della tradizione viva.\nVanno segnalate come credenze popolari, prive di riscontro documentario, la teoria che lo fa risalire alla saltatio dei sacerdoti Salii dell\u0026rsquo;antica Roma e le sovrapposizioni con la tarantella e con il mito del morso della tarantola: suggestioni simboliche, non spiegazioni storiche della danza romagnola.\nNote etnocoreologiche # Tipologia: ballo staccato figurato, a schiera, in forma di contraddanza per tre coppie. I principi formali ricorrenti dei balli staccati romagnoli sono tre: saluto, braccia, balletto.\nCaratteristica è l\u0026rsquo;asimmetria delle schiere: da un lato una dama fra due cavalieri, dall\u0026rsquo;altro un cavaliere fra due dame; in ogni terziglia ci si tiene per mano; protagonista è il cavaliere centrale, che nella figura delle braccia gira con tutte e tre le dame.\nNon esiste un passo maschile o femminile che accomuni tutti i saltarelli; questo è il luogo delle varianti perchè tra Monghidoro e Rimini ci sono più di 100 km, mentre una variante del passo base si poteva riscontrare già nel raggio di 20 km. per il passo femminile vale quanto anzidetto per il maschile. Ovviamente le movenze femminili sono più raccolte e graziose; i ballerini mantengono la \u0026ldquo;distanza di rispetto\u0026rdquo;, non c\u0026rsquo;è abbraccio; si riscontrano movimenti speculari, scambi di posto e passaggi \u0026ldquo;braccio a braccio\u0026rdquo;.\nMentre molti saltarelli centroitaliani si danzano in gruppetti col fazzoletto, quello romagnolo resta essenzialmente un ballo di relazione.\nDivulgatori e gruppi di riferimento # Ricercatori e raccoglitori: # Gaspare Ungarelli (1894) Francesco Balilla Pratella (primi del Novecento) Roberto Leydi Diego Carpitella Melchiade Benni per l\u0026rsquo;Appennino bolognese Stefano Cammelli Placida Staro con l\u0026rsquo;Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; di Monghidoro (dal 1982) Loris Pattuelli Giuseppe Michele Gala con l\u0026rsquo;Associazione Culturale Taranta Gualtiero Gori per l\u0026rsquo;Associazione riminese dell\u0026rsquo;Uva grisa Roberto Bucci per l\u0026rsquo;Associazione faentina della Carampana Juan Carlos Battilani, che tra il 2002 e il 2007 ha condotto la ricerca sistematica nelle valli del Santerno e del Sillaro, con sporadiche ricerche (2009-2011) nel Montefeltro e alto cesenate, (valli di Marecchia, Uso e Rubicone). l\u0026rsquo;IBC - Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna cura archivio e pubblicazioni Suonatori-informatori: # Delso Giannelli (San Pellegrino) Giovanni Paolini (Firenzuola) Renato Quercia (Castel del Rio) Domenico Raffini (Ponticelli, Imola) Oreste Gardelli detto Bagaretta (Imola) Italo Ghini (Sassoleone) Bruno Landi (San Clemente) Giuseppe Chiusoli (San Martino in Pedriolo) Giacomo Donati (Faenza) Livio Rambelli (Castelbolognese) Mario Scarpellini (Bellaria, San Mauro) A. e S. Perazzini (Viserba) Vincenzo Rossi (Strada San Zeno di Galeata) Gino Mainetti (Premilcuore) Renato Zanchini (Novafeltria) Antimo Alessandrini (Palazzo di S.Agata Feltria) Ivo Castellani (Strigara) Giancarlo Casadei (Montetiffi) Giorgio Bettucci (Longiano) Gruppi, scuole e formazioni: # La Carampana (Faenza) I Canterini e Danzerini Romagnoli di Imola (fondati nel 1927) La Borgata che Danza (Bellaria) La Butega di Sgargì (Passogatto) La Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli L\u0026rsquo;Uva Grisa (Rimini) Il Gruppo Canti e Balli di una Volta (Rimini) I Suonatori della Valle del Savena Triogrande (fondato da Battilani nel 2001) La Banda de Grel (Mauro Platani) per il Ravennate L\u0026rsquo;Orchestra dei Superstiti di Val Santerno Taca Bagaretta (fondato da Battilani nel 2016) Formazione e tipologia # Formazione canonica: tre coppie, sei danzatori, disposti in due schiere contrapposte come in contraddanza (lato A: una dama fra due cavalieri; lato B: un cavaliere fra due dame), tenuti per mano nelle schiere e liberi nel balletto. La danza può essere eseguita da più terzine contemporaneamente; Tipologia: ballo staccato collettivo, di coppia aperta con momenti di coppia centrale in evidenza, appartenente al repertorio romagnolo antecedente all\u0026rsquo;avvento del liscio; affine per nome e funzione ai saltarelli dell\u0026rsquo;Italia centrale e imparentato, per il carattere saltato, con le gighe e controdanze centro europee. Struttura della danza # La struttura canonica è tripartita per ogni \u0026ldquo;passata\u0026rdquo; , e si esegue nella forma musicale AA BB CC:\nIncontro e saluti - avanzamento delle due schiere, inchini e rispetto; Braccia - il cavaliere centrale esegue giri di braccio destro e sinistro con ciascuna delle tre dame (figura detta anche catena o dos-à-dos in alcune varianti Balletto - la coppia centrale esegue il balletto in modalità che varia sempre da una località all\u0026rsquo;altra. Dopo ogni \u0026ldquo;passata\u0026rdquo; la formazione \u0026ldquo;scala\u0026rdquo;, dove \u0026ldquo;scalare\u0026rdquo;\u0026quot; significa che ogni componente della terziglia cambia di una posizione in senso anti-orario; così facendo così ogni cavaliere ed ogni dama sono protagonisti ALMENO in una passata; molto spesso le passate musicali sono 6, pertanto ogni ballerino/a TORNA al punto di partenza e si è PROTAGONISTI due volte. In Romagna SPESSO ma non sempre la frase musicale C è in forma di POLKA, contraddicendo la regola che non esiste l\u0026rsquo;abbraccio, ma questa opzione è solo frutto della raccolta di informazioni di ballerini che la ricordano \u0026ldquo;tra le due guerre mondiali\u0026rdquo; quando la polka era già molto diffusa\u0026hellip; pertanto la formula del \u0026ldquo;mantenere la distanza di rispetto\u0026rdquo; era già superata. SOLO nel saltarello che Melchiade Benni chiamava \u0026ldquo;Romagnolo\u0026rdquo;, ma che si eseguiva in territorio NON ROMAGNOLO (Appennino tosco-emiliano) il finale si eseguiva in tresca che è una forma EMILIANA che non si conosceva in Romagna.\nEsistono saltarelli a spaccata semplice (tre passate) e spaccata doppia (sei passate), spesso a richiesta dei danzatori.\nNelle versioni di coppia e in quelle ricostruite dalla tradizione orale la struttura è più aperta e ciclica: invito e presa, passetti saltati, cambi di posto, svolte e ritorni alla presa base, con improvvisazione ammessa entro formule riconosciute. Va distinta la sequenza storica, elastica, dalle coreografie fissate dai gruppi folklorici per lo spettacolo.\nMetro e struttura musicale # Tempo vivace e costantemente saltellante. La maggior parte delle fonti indica il metro binario composto 6/8, con trascrizioni in 3/8 e, in alcune varianti, in 2/4; una fonte descrive invece un 2/4 vivo e allegro con struttura AA BB CC per le tre o sei passate. Le frasi sono regolari, di otto battute, in forma AABB con riprese e sezioni articolate in AA BB CC.\nLe melodie sono diatoniche, con ornamentazioni tipiche della tradizione violinistica e organettistica, armonie essenziali e talvolta sfumature modali. Nelle versioni cantate si cantano quartine in dialetto romagnolo, talora in ottava rima, scandite sul ritmo del ballo. Esistono molte arie locali, spesso condivise tra saltarelli diversi. La corrispondenza tra cadenze musicali e figure coreutiche è stretta, e il tempo può essere sostenuto dal suonatore per \u0026ldquo;spingere\u0026rdquo; la coppia o la schiera.\nStrumenti e stile musicale # Canone novecentesco: organetto diatonico (in romagnolo \u0026ldquo;l\u0026rsquo;organin\u0026rdquo;, per antonomasia \u0026ldquo;la fisa\u0026rdquo;), spesso accompagnato dal tamburo grande; nelle aree appenniniche e di confine compaiono anche il piffero e altri aerofoni tradizionali, il tamburello e il triangolo, mentre nelle fasi più povere si ricorreva al canto a ballo a cappella, all\u0026rsquo;armonica a bocca e all\u0026rsquo;ocarina.\nLa tradizione più antica dei balli staccati aveva nel violino lo strumento principale, affiancato nel Novecento dall\u0026rsquo;organetto; le fonti citano inoltre chitarra, mandolino, violoncello e bassetto a tre corde.\nUna fonte tecnica indica come strumento guida l\u0026rsquo;organetto a tre file \u0026ldquo;bolognese\u0026rdquo;, ritenendo inadatto l\u0026rsquo;organetto diatonico semplice per la complessità armonica del repertorio; altre fonti parlano genericamente di organetto diatonico o di fisarmonica. Con il liscio entrano fisarmonica cromatica, basso, chitarra e batteria, e più tardi gli ottoni da banda e le registrazioni amplificate.\nLo stile è caratterizzato da attacco secco, battere marcato, forte appoggio ritmico per il balletto, ornamentazioni melodiche e una notevole estemporizzazione del suonatore, con l\u0026rsquo;organetto che raddoppia spesso la melodia del violino o del canto.\nAutori e compositori # Di tradizione orale: le melodie dei saltarelli romagnoli sono anonime e legate a luoghi, suonatori e famiglie; non si conosce alcun autore individuale e manca una datazione certa per la danza nel suo complesso.\nRiferimenti scritti: i Saltarelli anonimi delle istanpita trecentesche (ms. London, British Library, Add. 29987) per il nome e la forma colta; le trascrizioni di Francesco Balilla Pratella nei primi decenni del Novecento; nel Novecento gli arrangiamenti delle orchestre liscio - in primis Secondo Casadei (1906-1971) e i suoi eredi - (parliamo di orchestre di professionisti) hanno suonato nel sistema \u0026ldquo;moderno\u0026rdquo;, ovvero hanno diffuso un repertorio \u0026ldquo;giovanile\u0026rdquo; fatto di valzer, polka e mazurka, che di fatto ha soppiantato le orchestrine amatoriali che esistevano prima della radio e dei dischi oscurando l\u0026rsquo;usanza di ballare saltarelli, tresconi e manfrine, considerati \u0026ldquo;balli da vecchi\u0026rdquo;.\nSolo la ricerca ha permesso di ricostruire il \u0026ldquo;passato\u0026rdquo; coreutico della Romagna.\nMelchiade Benni ha tramandato varianti dell\u0026rsquo;Appennino bolognese (Saltarello Romagnolo, Saltarello Montanaro);\nPrimo Panzacchi è ricordato per l\u0026rsquo;abilità alla fisarmonica nell\u0026rsquo;esecuzione dei saltarelli.\nLe composizioni moderne ispirate al genere non sono pertinenti alla forma tradizionale. Quando un brano è attribuito a un raccoglitore o a un esecutore, l\u0026rsquo;informazione va verificata fonte per fonte, perché il medesimo titolo può indicare versioni diverse.\nAneddoti e curiosità # I maestri del Quattrocento descrivono il saltarello come forma rapidissima e \u0026ldquo;sfrenata\u0026rdquo;, riservata a chi aveva fiato: il pregio del danzatore era saltare leggero, quasi senza far peso a terra.\nIl nome \u0026ldquo;Russiano\u0026rdquo; della variante forlivese è attestato in Romagna senza alcun legame con la Russia, probabilmente per deformazione gergale; A Castel del Rio è sopravvisuto un ricordo del Russiano ad opera di un solo informatore, Gianfranco Galeotti ma la musica fu trascritta da Domenico Raffini. Delso Giannelli chiamava il \u0026ldquo;suo\u0026rdquo; saltarello \u0026ldquo;iumlèin\u0026rdquo; (imolese), segno della mobilità dei suonatori tra montagna e pianura.\nIn alcune veglie il saltarello era richiesto decine di volte nella stessa serata, e spesso lo si suonava verso la fine delle feste sull\u0026rsquo;aia, per testare la resistenza fisica dei ballerini; la bravura si misurava dalla capacità di reggere un tempo serrato senza perdere eleganza.\nLa tradizione orale conserva espressioni come \u0026ldquo;un saltarello come lo ballava Tizio o Caio\u0026rdquo; per indicare la specificità locale di ogni variante. Quando si usavano i fazzoletti, potevano avere valore di corteggiamento, di gioco visivo o di semplice prolungamento del gesto.\nNel revival il saltarello è spesso la prima danza insegnata nei laboratori emiliano-romagnoli: il passo base si impara in fretta, perché è il ritmo a \u0026ldquo;portare\u0026rdquo; il corpo. Diffusa e da correggere è infine la definizione divulgativa di \u0026ldquo;tarantella del Nord\u0026rdquo;: la vicinanza lessicale e alcuni tratti comuni hanno generato confusioni, ma si tratta di famiglie coreutiche distinte.\nPresenza nei media e nella cultura di massa # Presenza mediatica modesta ma costante, quasi sempre legata agli archivi e al revival:\nDocumentari etnografici e registrazioni sul campo dagli anni Cinquanta; i dischi Albatros \u0026ldquo;Musiche e canti popolari dell\u0026rsquo;Emilia\u0026rdquo; vol. 1 (1975) e vol. 4 (1978) a cura di Cammelli, Leydi e Pianta Le raccolte e i CD Nota Edizioni di Placida Staro (\u0026ldquo;Le vie del Violino\u0026rdquo;, \u0026ldquo;Le vie Armoniche\u0026rdquo;, \u0026ldquo;Fuori Servizio\u0026rdquo;, \u0026ldquo;Suonatori della Valle del Savena\u0026rdquo;) Antologie come \u0026ldquo;Vecchi balli di Romagna\u0026rdquo;; festival e rassegne (Reno Folk Festival di Casalecchio di Reno, La Borgata che Danza a Bellaria, il Balamondo di Mirko Casadei) Rassegne folkloriche e l\u0026rsquo;Incontro Internazionale del Folklore Antologie radiofoniche e materiali didattici del folk revival, oggi affiancati da numerosi video dimostrativi in rete, da valutare con cautela. Il genere \u0026ldquo;saltarello\u0026rdquo; gode peraltro di notorietà ampia e riferimenti illustri che riguardano la forma storica:\nMendelssohn chiude la Sinfonia n. 4 \u0026ldquo;Italiana\u0026rdquo; (1833) con un Saltarello gli ensemble di musica medievale incidono di continuo quello trecentesco Il saltarello trecentesco è reso quasi un culto dai Dead Can Dance nell\u0026rsquo;album \u0026ldquo;Aion\u0026rdquo; (1990) L\u0026rsquo;immagine della Romagna che balla viaggia invece con il liscio: \u0026ldquo;Romagna mia\u0026rdquo; (Secondo Casadei, 1954), il cinema di Pupi Avati (\u0026ldquo;Dancing Paradise\u0026rdquo;, 1982) sul mondo delle orchestre e l\u0026rsquo;immaginario felliniano di Rimini, fatto di piazze, organetti e balli di festa.\nRispetto alla tarantella pugliese la circolazione del saltarello romagnolo resta più limitata e locale, ma il suo ruolo identitario è riconosciuto da associazioni culturali, scuole di danza popolare e istituzioni regionali.\nDifficoltà e adattamenti # Difficoltà media. Il passo base si apprende in fretta - è il ritmo a \u0026ldquo;portare\u0026rdquo; il corpo - ma il rimbalzo continuo chiede fiato, gambe e ascolto del suonatore. La contraddanza a tre coppie esige inoltre coordinazione di schiera, senso della progressione, memoria delle sequenze e capacità di eseguire le braccia senza tirare: per questo non è consigliata come primissima danza assoluta, perché servono almeno sei persone coordinate. Adatta a danzatori con una base di balli staccati o di ballo tradizionale, a gruppi folk, a laboratori di danza popolare, stage etnocoreologici e feste tradizionali; apprendibile anche da principianti motivati sotto la guida di un insegnante esperto e con musicisti pazienti.\nQualche cautela per chi ha problemi alle articolazioni, per via dei saltelli prolungati; le varianti più rapide, con battute incrociate e giri serrati, richiedono esperienza. Per lo studio conviene partire dal passo saltato lento e da una musica senza figure complesse. Note di ricerca e fonti # Fonti principali: Enciclopedia Italiana Treccani [3]; Gaspare Ungarelli 1894 [4]; Francesco Balilla Pratella, Etnofonia di Romagna [5]; Placida Staro [8][9]; Loris Pattuelli [10]; Giuseppe Michele Gala [11][12]; Society of Folk Dance Historians [13]; Juan Carlos Battilani [2]; IBC Emilia-Romagna [14]; voci divulgative di Wikipedia [15][16][17]. Questa danza compare in 3 DVD: DVD 002 002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990 DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 DVD 001a 001a Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca - Imola 1991 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # • Autore della scheda Juan Carlos (Gian Carlo) Battilani, settembre 2026 Riferimenti e link # [1] Saltarello romagnolo - esecuzioni di riferimento su YouTube Rassegna aggregata di video e audio (gruppi di ricerca, suonatori di organetto, laboratori). In assenza di un\u0026rsquo;unica esecuzione canonica, è meglio preferire le clip con fonte archivistica o didattica dichiarata. [2] Juan Carlos Battilani, Il Saltarello in Romagna Indagine etnocoreutica con tredici varianti, partiture musicali e diagrammi morfologici. [3] Enciclopedia Italiana Treccani, voce \u0026ldquo;Saltarello\u0026rdquo; Voce enciclopedica sulla storia, sulle caratteristiche e sulla diffusione italiana del saltarello. [4] Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese (1894) Prima raccolta sistematica con la descrizione del Saltaræl rumagnol e notazioni musicali del XVIII secolo; il collegamento rimanda a una ricerca bibliografica sul volume. [5] Francesco Balilla Pratella, Etnofonia di Romagna (Udine, 1938) Prima sistematizzazione scientifica di canti, ritmi e balli popolari romagnoli; il collegamento rimanda al profilo del raccoglitore. [6] Roberto Leydi (a cura di), La musica popolare in Italia, ERI Opera di riferimento per lo studio sistematico dei repertori popolari italiani: strumenti, occasioni, aree regionali. [7] Diego Carpitella, La danza popolare italiana Studio etnocoreologico utile per distinguere le famiglie di ballo saltato, le strutture di coppia e i criteri della raccolta sul campo. [8] Placida Staro, Metodo di analisi per un repertorio di danze tradizionali (Culture Musicali, 1982) e Il canto a ballo (Choreola, 1991) Metodologia di analisi etnocoreologica del repertorio appenninico e studio del canto a ballo: l\u0026rsquo;impalcatura interpretativa della forma romagnola. [9] Placida Staro e Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo;, Le vie del Violino / Le vie Armoniche / Suonatori della Valle del Savena (Nota Edizioni) Ricerche, trascrizioni e registrazioni sul campo dei suonatori della Valle del Savena e del repertorio staccato emiliano-romagnolo. [10] Loris Pattuelli, I balli staccati di Romagna Inquadramento storico come elaborazione seicentesca di controdanze e gighe nord-europee e definizione delle denominazioni saltarèl, russiano e ballinsei. [11] Giuseppe Michele Gala, Saltarelli, furlane e vecchio liscio, CD TA009, Associazione Culturale Taranta, Firenze, 1994 Raccolta discografica relativa ai balli staccati tradizionali dell\u0026rsquo;area romagnola ed emiliana. [12] Giuseppe Michele Gala, Etnocoreologia italiana (PDF) Studio accademico con riferimenti bibliografici sul saltarello romagnolo e sul metodo etnocoreologico. [13] Society of Folk Dance Historians, The Saltarello in Romagna (PDF) Saggio etnocoreologico con analisi delle varianti e dei gruppi di ricerca. [14] IBC - Istituto per i Beni Culturali, Regione Emilia-Romagna Archivio etnomusicale regionale: registrazioni e documentazione sulle tradizioni musicali e coreutiche emiliano-romagnole. [15] Guglielmo Ebreo da Pesaro - Wikipedia I trattati del Quattrocento che definiscono il saltarello come forma colta della danza italiana. [16] Secondo Casadei - Wikipedia Il maestro del liscio e il contesto in cui il saltarello è sopravvissuto nel repertorio delle orchestre liscio romagnole. [17] Dancing Paradise (Pupi Avati, 1982) - Wikipedia Il film che ha raccontato al cinema il mondo delle orchestre liscio e della festa danzata romagnola. [18] Andrea Loreti, La tarantella e il suo mondo, Sellerio Testo comparativo per chiarire i confini storici e simbolici tra saltarello, tarantella e credenze popolari sul morso della tarantola. ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/danze/saltarello-romagnolo/","section":"Danze","summary":"Ballo staccato per tre coppie che prevede saluto, giri di, braccia e balletto; si balla nelle veglie, nelle aie e in ambienti folk revival.","title":"Saltarello Romagnolo","type":"danze"},{"content":"","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/suonatori-della-valle-del-savena/","section":"Tags","summary":"","title":"Suonatori Della Valle Del Savena","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Esecuzione danza · 9:54 La Lucky Seven è una danza popolare di tipo ceilidh (o barn dance) molto diffusa nel Regno Unito, specialmente in Inghilterra e Galles. Le sue origini non sono del tutto certe e le fonti più autorevoli indicano più tradizioni parallele piuttosto che un\u0026rsquo;unica paternità. Scheda sintetica # Nome corretto # The Lucky Seven Provenienza # Origini incerte e multiple. Alcune fonti la descrivono come gallese, altre come scozzese, altre ancora come di stile inglese o addirittura americano-danese. La semplicità della coreografia rende plausibile che si sia evoluta indipendentemente in contesti diversi [1]. Diffusione # Oggi è considerata un \u0026ldquo;classico\u0026rdquo; delle serate di danza popolare in Inghilterra, spesso insegnata a principianti per la sua struttura semplice basata sul contare fino a sette durante la grand chain (catena di mani). Coreografo # Nessuna attribuzione certa a un autore singolo: a differenza di danze come Jonny\u0026rsquo;s Birthday Reel (scritta da un caller specifico), per Lucky Seven non emerge un nome di creatore nelle fonti consultate. Origini attestate # I riferimenti più vecchi individuati:\n1974 - University of the Pacific Folk Dance Camp (USA): una scheda della Folk Dance Federation of California, South riporta che Bob Parker (Inghilterra) introdusse la danza come mixer al campo di danza popolare californiano UOP Folk Dance Camp del 1974. Questo è il riferimento datato più antico trovato che collega esplicitamente la danza a un contesto organizzato. 1996 - \u0026ldquo;Scottish Ceilidh Dancing\u0026rdquo; di David e May Ewart: il libro include Lucky Seven tra le danze presentate, confermando la sua presenza consolidata nel repertorio dei ceilidh già a metà anni \u0026lsquo;90. Anni \u0026lsquo;90-2000 - diffusione nei repertori inglesi e gallesi: siti come Pluck and Squeeze (dedicato alle danze gallesi) e archivi di gruppi folk inglesi (es. Nottingham Folk Dance Group) la elencano tra le danze standard, senza indicarne una data di composizione precisa. Non sono emersi, nelle fonti accessibili, riferimenti stampati o manoscritti anteriori al 1974 che attribuiscano la danza a una tradizione gallese o scozzese più antica. È possibile che la sua circolazione orale nei contesti locali preceda la prima documentazione scritta, ma al momento non ci sono prove bibliografiche più remote.\nTipologia # Mixer/32 - English Country Dance - Ceilidh Struttura e motivo del nome # Il nome \u0026ldquo;Lucky Seven\u0026rdquo; deriva dalla figura fondamentale della danza: durante la grand chain (catena di mani) i ballerini contano i partner che incontrano e girano (swing) con la settima persona; per poi ricominciare. Questa meccanica progressiva è il cuore della danza e spiega sia il nome sia la sua funzione sociale di mixer. Curiosità # I New England Dancing Masters sono un gruppo fondamentale per la preservazione e diffusione delle danze tradizionali americane e inglesi, con particolare attenzione alle danze per bambini e famiglie. \u0026ldquo;Chimes of Dunkirk\u0026rdquo; è una delle loro raccolte più famose. Questa danza compare in 3 DVD: DVD 002 002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990 DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 DVD 001a 001a Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca - Imola 1991 Coreografia # Parti: A B C D Preparazione Cerchio di coppie fronte centro, presa per mano comoda Esecuzione • Parte A 16T (16 battute) Saluto del gruppo avanti e indietro 1. 8T\u0026#43;8T Tutti avanti con 4 passi, e indietro con 4 passi si fa due volte • Parte B 16T (16 battute) dos-a-dos contropartner e partner 1. 8T Dos-a-dos con contropartner 2. 8T Dos-a-dos con partner si finisce prendendosi per mano destra • Parte C 32T (32 battute) grand chain (catena di mani) 1. 32T partendo dalla mano destra si fa catena di mani battendo un passo per ogni tempo, fermandosi a 28 (che dovrebbe essere la settima persona) • Parte D 16T (16 battute) swing delle coppie 1. 16T Swing delle coppie che termina con dama a destra del cavaliere, pronti per ricominciare • La danza ricomincia da capo Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Lucky Seven - Ceilidh Cornwall (si apre in una nuova scheda) Scheda descrittiva della danza come classico ceilidh mixer, con analisi della figura della grand chain e delle varianti regionali (gallesi, scozzesi, anglo-americane). Include indicazioni pratiche per l\u0026rsquo;insegnamento e note sulle origini incerte. [2] Vaughan Williams Memorial Library - Catalogo Danze Popolari Inglesi (si apre in una nuova scheda) Il VWML è l\u0026rsquo;archivio di riferimento mondiale per la danza e la musica folk inglese, contenente le collezioni storiche di Cecil Sharp e le schede catalografiche delle country dance tradizionali e del revival. [3] English Folk Dance and Song Society (EFDSS) (si apre in una nuova scheda) L\u0026rsquo;ente nazionale britannico dedicato alla preservazione e promozione delle tradizioni coreutiche e musicali popolari, fonte primaria per lo studio delle formazioni e delle evoluzioni storiche della danza inglese. [4] Country Dance and Song Society (CDSS) (si apre in una nuova scheda) Principale organizzazione internazionale per la danza di campagna e la musica tradizionale, offre un vasto database e risorse bibliografiche sulle coreografie inglesi, incluse le varianti storiche e contemporanee. [5] Airdeire.fr - Lucky Seven pdf (si apre in una nuova scheda) Scheda francese formato PDF con la coreografia della danza [6] Library of Congress - Traditional English Dance Collections (si apre in una nuova scheda) L\u0026rsquo;archivio digitale della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti ospita collezioni etnomusicologiche e coreutiche di rilevanza internazionale, inclusi manoscritti e registrazioni di danze tradizionali inglesi. ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/the-lucky-seven/","section":"Danze","summary":"Danza mixer caratterizzata dalla catena di mani che si ferma al numero 7","title":"The Lucky Seven","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001b\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Cesare e Francesca - danza · 49:39 Yedid Nefesh - \u0026ldquo;Amato dell\u0026rsquo;anima\u0026rdquo; - è una delle danze in cerchio più intense e amate del repertorio popolare israeliano. Il suo nome appartiene a un piyyut, un poema liturgico mistico composto a Safed nel Cinquecento e tradizionalmente attribuito al cabalista Elazar Azikri: un canto d\u0026rsquo;amore per il Divino che da oltre quattro secoli apre il venerdì sera nelle sinagoghe di tutto il mondo.\nNel 1971 Yonatan Gabay ne fece una danza collettiva in tempo di valzer, lenta e raccolta, in cui il cerchio rallenta e il ballo diventa quasi meditazione condivisa. Teniamo ben distinte le due anime: Yedid Nefesh non è una danza rituale antica, ma una creazione coreografica moderna del movimento dei rikudei am, costruita su un testo e una melodia antichi.\nNella nostra pratica la incontriamo nelle harkadot e negli stage di danze israeliane e internazionali, dove si tramanda con rispetto, come un respiro comune che unisce generazioni e livelli di esperienza.\nScheda sintetica # Nome proprio # Yedid Nefesh (in ebraico יְדִיד נֶפֶשׁ), traslitterato anche Yadid Nefesh o Yedid Nefesch. Il nome designa sia il piyyut (componimento liturgico) sia la coreografia israeliana creata da Yonatan Gabay nel 1971. Altri nomi e varianti # Traslitterazioni: Yadid Nefesh, Yedid Nefesch, Iedid Nefesh (uso italiano), Jedid Nefesch (raro). In inglese: \u0026ldquo;Soul Mate\u0026rdquo;, \u0026ldquo;Beloved of the Soul\u0026rdquo;; in francese \u0026ldquo;Amant de mon âme\u0026rdquo;. Nel repertorio circolano due coreografie principali: quella di Yonatan Gabay (1971, versione standard) e quella di Moshe Eskayo (1974), leggermente diversa nelle figure. Da non confondere con le numerosissime interpretazioni musicali del piyyut (nigun di Carlebach, versioni sefardite, ashkenazite, chassidiche e contemporanee), che formano un repertorio autonomo. Traduzione e significato # Letteralmente \u0026ldquo;Amato dell\u0026rsquo;anima\u0026rdquo; o \u0026ldquo;Amico/Diletto dell\u0026rsquo;anima\u0026rdquo;: yedid = amico intimo, amato; nefesh = anima, soffio vitale. È l\u0026rsquo;incipit del piyyut:\nYedid Nefesh, av ha-rachaman (\u0026ldquo;Diletto dell\u0026rsquo;anima, Padre misericordioso\u0026rdquo;)\nun canto d\u0026rsquo;amore mistico in cui l\u0026rsquo;anima anela al Divino e ne implora la rivelazione, esprimendo il desiderio di devekut, l\u0026rsquo;unione con Dio. Non indica un amore umano, ma la relazione mistica tra l\u0026rsquo;anima e il Creatore, resa con il linguaggio sponsale della poesia cabalistica. Le quattro strofe formano un acrostico: le iniziali compongono il Tetragramma (YHWH), il nome sacro di Dio.\nArea geografica e provenienza # Si distinguono più livelli:\nTesto: Safed (Tzfat), in Galilea, XVI secolo, allora nell\u0026rsquo;Impero ottomano: principale centro mondiale della cabala (Moshe Cordovero, Isaac Luria). Danza: Israele moderno, nel quadro del movimento dei rikudei am (danze popolari israeliane), sviluppatosi nel Novecento tra kibbutz e città. Diffusione: diaspora ebraica e circuiti internazionali di danza folk (Europa, Nord America, Giappone). In Italia: presente soprattutto nei gruppi di danze israeliane/ebraiche e di danze internazionali (Milano, Roma, Torino, Firenze, Reggio Emilia e altre città); rara nei balfolk \u0026ldquo;puri\u0026rdquo;, centrati sul repertorio franco-bretone ed europeo. Epoca e anno di riferimento # Testo: seconda metà del XVI secolo, attribuito a Elazar ben Moshe Azikri (1533-1600); pubblicato postumo nel Sefer HaCharedim (Venezia, 1601). Coreografia: 1971, per mano di Yonatan Gabay (data indicata da IsraeliDances.com e dalle schede Rokdim). Alcune fonti collocano la danza al 1976 (anno di registrazione/deposito discografico); la versione di Moshe Eskayo è datata 1974. Musica della versione danzata: melodia dei coniugi Ehud e Sara Zweig, le cui registrazioni sono collocate tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta. Occasione e funzione sociale # Come piyyut: cantato all\u0026rsquo;apertura dello Shabbat (Kabbalat Shabbat), durante la Seudah Shlishit (terzo pasto) e nelle Baqqashot; in alcune tradizioni anche nelle preghiere del mattino. È un canto da tavola (zemirot) e di raccoglimento. Come danza: danza sociale e comunitaria di gruppo, eseguita nelle serate di danze israeliane (harkadot), nei raduni e nei festival (Karmiel), in matrimoni e feste comunitarie, negli stage e nei campi estivi. Funzione: aggregazione, gioia condivisa e momento contemplativo, spesso collocato tra i balli più vivaci come \u0026ldquo;respiro\u0026rdquo; della serata. Non ha funzione rituale liturgica documentata, né di corteggiamento o di lavoro. Storia e origine # Per comprendere Yedid Nefesh occorre separare la storia del testo da quella della danza.\nIL PIYYUT # Composto a Safed nel XVI secolo e attribuito a R. Elazar ben Moshe Azikri (1533-1600), cabalista e fondatore del movimento Sukkat Shalom; compare nel Sefer HaCharedim (Venezia, 1601). È uno dei piyyutim più diffusi e musicati: ogni comunità (sefardita, ashkenazita, orientale, yemenita, italiana) ne ha sviluppato melodie proprie. L\u0026rsquo;attribuzione ad Azikri è quella tradizionale (sostenuta dalla National Library of Israel), ma non certa: sono stati proposti anche Judah Halevi e Israel Najara, ed è stata segnalata una testimonianza manoscritta risalente al ~1437. LA DANZA # Nel 1971 Yonatan Gabay (1933-2011) crea la coreografia circolare su una versione musicale destinata al ballo. È un caso esemplare di rikudei am: una creazione coreografica moderna e firmata, che riprende materiali liturgici antichi e li trasforma in danza sociale, senza alterare la funzione liturgica originaria del testo. Dagli anni \u0026lsquo;70 il movimento della danza popolare israeliana, nato laico nei kibbutz, ha progressivamente incorporato materiale chassidico e liturgico, sfumando il confine tra danza secolare e religiosa. Note etnocoreologiche # Yedid Nefesh appartiene ai rikudei am, repertorio \u0026ldquo;costruito\u0026rdquo; del XX secolo (tradizione inventata e folklore creativo), non a una tradizione orale antica. Formazione: cerchio unico (aperto o chiuso), misto, senza coppie fisse; presa semplice con mani in basso a \u0026ldquo;V\u0026rdquo;; progressione antioraria (LOD). Metro ternario (3/4, tempo di valzer): scelta insolita nel repertorio israeliano, dominato da horot in 2/4 o 4/4, che la avvicina a una sensibilità centro-europea filtrata dalla hora. Passi ricorrenti: passo di valzer e valzer balance, mezzi giri e giri completi, passo yemenita, tcherkessia rallentata, mayim; entrate verso il centro e ritorni. Gesto e respiro: braccia che si aprono e si richiudono, mani al cuore, oscillazione lenta che richiama l\u0026rsquo;estetica della preghiera; la gestualità è parte della scrittura, non semplice ornamento. Carattere lirico e contemplativo, tra la \u0026ldquo;danza come preghiera\u0026rdquo; (t\u0026rsquo;fillah) e la \u0026ldquo;danza come celebrazione\u0026rdquo; (rinah). Avvertenza metodologica: il contenuto mistico del testo non autorizza a leggere nella coreografia gesti religiosi o simboli cabalistici codificati. Divulgatori e gruppi di riferimento # Coreografi: Yonatan Gabay (1933-2011, versione standard, 1971) e Moshe Eskayo (versione 1974). Interpreti musicali di riferimento: Effi Netzer Band (raccolte Israeli Folk Dances, 1976/1991), Haparvarim; melodie moderne di Shlomo Carlebach, Debbie Friedman, Yosef Karduner, Shotei HaNevuah. Divulgatori internazionali: Ira Weisburd, Machol Manhattan, Jane Farwell (USA, 1977); figure storiche del rikudei am come Fred Berk, Gurit Kadman, Yoav Ashriel; per lo studio, Judith Brin Ingber. In Italia: associazioni e insegnanti di danze israeliane/ebraiche e internazionali. Il canto è vivo nelle sinagoghe italiane di tutti i riti. Formazione e tipologia # Tipologia: danza popolare israeliana di nuova creazione (rikud), non di tradizione orale antica; non competitiva. Formazione: cerchio unico (aperto o chiuso), misto, senza distinzione di ruoli e senza coppie/partner fissi; numero di partecipanti illimitato. Presa: semplice, mani unite in basso a \u0026ldquo;V\u0026rdquo;. Direzione: prevalentemente antioraria (LOD). Carattere: raccolto, lirico, meditativo. Struttura della danza # La coreografia si articola in tre sezioni principali e un ritornello, ripetute secondo la forma canzone:\nParte 1: passi di valzer in LOD con rotazione di mezzo giro, alternanza di arretramento e ritorno; ripetuta. Ritornello: avanzamento e arretramento verso/dal centro con oscillazione delle braccia e mezzo giro. Parte 2: passo di valzer con giro completo e passo conclusivo sul posto. Parte 3: due bilanciamenti (balance), progressione in avanti e ritorno (elemento di sapore yemenita), talvolta con incrocio dietro e sollevamento sulle punte. La struttura segue integralmente la forma della canzone (strofa-ritornello), con frasi regolari di 8 misure. Le diverse versioni variano nei dettagli ma conservano il carattere lento e circolare. Metro e struttura musicale # Metro: 3/4, tempo di valzer moderato-lento, andamento lirico e cantabile. Struttura: forma strofa-ritornello del piyyut (quattro strofe), frasi periodiche simmetriche di 8 misure, con interludi strumentali che segnano i cambi di figura. Colore: tonalità minore con inflessioni modali mediorientali nella melodia tradizionale; armonizzazione più occidentale nelle registrazioni da ballo. Durata usuale della traccia per la danza: circa 4'45\u0026quot; (Effi Netzer Band). Discrepanza (vedi Note di ricerca e fonti): alcune fonti descrivono la melodia liturgica tradizionale in metro binario (2/4 o 4/4) o in metro libero; la versione danzata su cui si basa la coreografia di Gabay è invece in 3/4. Strumenti e stile musicale # Forma liturgica originaria: canto a cappella, corale o a voce sola, con ornamenti mediorientali (genere delle zemirot, i canti da tavola). Registrazioni per la danza: arrangiamenti con fisarmonica, chitarra, violino, clarinetto (di ispirazione klezmer), archi, contrabbasso/basso, tastiere e percussioni leggere (darbuka/doumbek). Stile: morbido, sostenuto e cantabile, senza accenti percussivi violenti; volume moderato, coerente con il carattere contemplativo del ballo. Autori e compositori # Testo: Rabbi Elazar ben Moshe Azikri (1533-1600), attribuzione tradizionale. Melodia tradizionale: anonima, di tradizione orale; ogni comunità ne ha varianti proprie. Musica della versione danzata: Ehud e Sara Zweig; interpreti indicati nei cataloghi: Haparvarim. Coreografia: Yonatan Gabay (1971); versione alternativa di Moshe Eskayo (1974). Riletture musicali moderne: Shlomo Carlebach, Debbie Friedman, Yosef Karduner, Shotei HaNevuah. Non confondere le tre figure: autore del testo, compositore della melodia usata per il ballo e coreografo. Aneddoti e curiosità # L\u0026rsquo;acrostico: le iniziali delle quattro strofe formano il Tetragramma (YHWH), espediente che spiega la venerazione per il testo. Un legame con l\u0026rsquo;Italia: la prima edizione a stampa del poema vide la luce a Venezia nel 1601, nel Sefer HaCharedim di Azikri. Un canto per ogni momento: oltre che all\u0026rsquo;apertura dello Shabbat, è tradizionalmente cantato al terzo pasto e, in alcune usanze, anche come accompagnamento dell\u0026rsquo;anima del morente. Da canto a successo: la melodia di Carlebach la diffuse nei kumzitz (veglie di canto) giovanili; nei primi anni Duemila la versione pop degli Shotei HaNevuah ne fece un successo radiofonico in Israele. Moshe Eskayo, \u0026ldquo;il re della debka\u0026rdquo;, volle la propria versione di Yedid Nefesh come contraltare lirico e meditativo al suo repertorio più atletico. Al festival di Karmiel, il più grande raduno di danza folk d\u0026rsquo;Israele, è spesso il momento più partecipato ed emotivamente intenso. Nel DVD didattico del repertorio classico israeliano è segnalata come l\u0026rsquo;unica danza in metro ternario. Presenza nei media e nella cultura di massa # Il piyyut è inciso in centinaia di album di musica ebraica, chassidica e israeliana (tra gli altri Ofra Haza, Yehoram Gaon, Chava Alberstein, Avraham Fried, Idan Raichel, Neta Elkayam). Presente nella colonna sonora del film \u0026ldquo;Ushpizin\u0026rdquo; (2004) di Giddi Dar; il titolo è ripreso anche da un documentario omonimo del 2017. La danza è documentata in numerosi video didattici e di repertorio su YouTube e nei cataloghi internazionali di danze israeliane; un flash mob collettivo è stato organizzato a Gerusalemme nel 2021. Fuori dai circuiti folk e dalle comunità ebraiche non ha avuto una diffusione massmediatica ampia. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà: bassa/media-bassa. I passi di valzer sono accessibili, ma richiedono sensibilità musicale, fluidità e la capacità di mantenere la pulsazione ternaria in cerchio. Elementi tecnici: passo di valzer in 3/4, gestione di mezzi giri e giri completi, bilanciamenti, continuità del cerchio, coordinazione di spostamenti laterali e andirivieni dal centro. Adattamenti didattici: marcare il conteggio 1-2-3, ridurre l\u0026rsquo;ampiezza delle rotazioni, semplificare i passi yemeniti, usare il cerchio aperto per l\u0026rsquo;apprendimento. Adatta anche a bambini, gruppi misti e contesti inclusivi. Nei contesti balfolk/world l\u0026rsquo;accento cade talvolta sulla dimensione sociale e festosa, a scapito di quella mistica; nei contesti chassidici il movimento resta subordinato alla preghiera. Non sono documentate varianti italiane codificate: eventuali semplificazioni sono adattamenti pedagogici, non varianti tradizionali. Note di ricerca e fonti # Data della coreografia: la maggior parte delle fonti (IsraeliDances.com, Rokdim, schede didattiche) indica il 1971; altre riportano il 1976 (anno di registrazione/deposito) e una ricerca basata sui libri attribuisce la coreografia a Yonatan Karmon con data 1978. Nel testo principale si adotta la tesi più accreditata (Yonatan Gabay, 1971). Paternità del testo: attribuzione tradizionale a Elazar Azikri; proposti anche Judah Halevi e Israel Najara, con una testimonianza manoscritta risalente al ~1437. Data della melodia di Zweig: le fonti oscillano tra il 1965, il 1971 e il 1978; genericamente \u0026ldquo;anni \u0026lsquo;70\u0026rdquo;. Metro: prevalente 3/4 (valzer) per la versione danzata; alcune fonti descrivono la melodia liturgica tradizionale in 2/4-4/4 o in metro libero. Diffusione in Italia: alcune schede citano gruppi e didatte specifici (Terra di Danza/Machol Italia, Sara Calzetti ed Elena Angeli, ecc.), altre dichiarano l\u0026rsquo;assenza di documentazione verificabile; la presenza è in ogni caso legata a circuiti specialistici, non al balfolk mainstream. Questa danza compare in 2 DVD: DVD 002 002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990 DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 Coreografia # Parti: A B C B D B A=camminata, C=giro, D=yemeniti Preparazione Cerchio di tutti i ballerini rivolti al centro, mani unite e tenute verso il basso (posizione a V). Non ci sono coppie. Esecuzione • Parte A verso destra (2 volte) 4B\u0026#43;4B (8 battute in tempo 3/4) verso destra con passi di valzer flessuosi ed eleganti 1. 1B passo di valzer in avanti Si parte con il piede D. Il primo tempo di ogni battuta è accentato e morbido. 2. 1B giro di 180° in tre appoggi, per invertire il fronte e continuare all\u0026rsquo;indietro Si procede sempre verso destra lungo il cerchio 3. 1B continuare all\u0026rsquo;indietro Si procede sempre verso destra lungo il cerchio 4. 1B giro di 180° in tre appoggi per invertire il fronte e tornare all\u0026rsquo;avanti Si procede sempre verso destra lungo il cerchio, concludo girandomi fronte centro • Parte B al centro e ritorno 8B (8 battute in tempo 3/4) 1. 2B un passo verso il centro alzando le braccia, e un passo per il ritorno abbassandole avanti, ritorno 2. 2B verso il centro con rotazione di 180° in tre appoggi, e un passo di valzer indietro verso il centro mi giro e vado all\u0026rsquo;indietro 3. 2B un passo verso l\u0026rsquo;esterno alzando le braccia, e un passo per il ritorno abbassandole avanti, ritorno 4. 2B verso l\u0026rsquo;esterno con rotazione di 180° in tre appoggi, e un passo di valzer indietro mi giro e vado all\u0026rsquo;indietro, concludendo girato verso destra • Parte C a destra con giro (2 volte) 4B \u0026#43; 4B (8 battute totali in tempo 3/4) 1. 2B 2 passi di valzer in avanti 2. 1B giro in tre passi per tornare avanti lascio le mani, e le riprendo al termine del giro 3. 1B Yemenita avanti appoggio S, appoggio D indietro rispetto a D appoggio S accanto a D • Parte B al centro e ritorno • Parte D 4 yemeniti: sinistro, destro, avanti, indietro 4B (4 battute totali in tempo 3/4) 1. 1B Passo Yemenita a destra (Yemenite Right) Passo D a destra, passo S incrociato dietro al destro, rientro sul D incrociato davanti al S 2. 1B Passo Yemenita a sinistra (Yemenite Left) Passo S a sinistra, passo D incrociato dietro il sinistro, rientro sul S incrociato davanti al D 3. 2B Bilanciamento in avanti sul D verso il centro con sollevamento delle braccia Flettere la ginocchia e trasferire completamente il peso sul piede anteriore. 4. 2B Bilanciamento all\u0026rsquo;indietro sul S e rilascio delle braccia verso il basso Ritornare in equilibrio perfetto sul cerchio pronti per ripartire. • Parte B al centro e ritorno • La danza ricomincia da capo dall\u0026rsquo;Inizio (Parte A) Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Yadid Nefesh - IFD Israeli folk dancing for beginners Tutorial completo di Gadi Bitton [2] Yedid Nefesh - Israeli Folk Dance (Yonatan Gabay) - Ira Weisburd Esecuzione di riferimento della coreografia di Yonatan Gabay, usata come modello didattico internazionale. [3] Yedid Nefesh - Yonatan Gabay (IsraeliDances.com) Scheda ufficiale con anno di creazione, coreografo, compositori e riferimenti discografici. [4] Yedid Nefesh (Israel) - Folk Dance Musings, Andrew Carnie Notazione coreografica dettagliata e analisi dei passi e delle sezioni. [5] Yedid Nefesh - National Library of Israel Fonte istituzionale sul piyyut: testo, traduzione, contesto liturgico e versioni musicali. [6] Yedid Nefesh - Wikipedia Voce enciclopedica sull\u0026rsquo;inno, la sua storia e l\u0026rsquo;attribuzione ad Elazar Azikri. [7] Piyut.org.il - Archivio nazionale israeliano dei piyyutim Testi e registrazioni comparate di Yedid Nefesh nei diversi riti. [8] Rokdim.co.il - Banca dati del repertorio di danza israeliana Repertorio e schede delle coreografie del circuito harkada. [9] Effi Netzer Band - Yedid Nefesh (Israeli Folk Dances) Traccia musicale di riferimento usata nelle serate di danza in Israele e in Italia. [10] Welcoming Shabbat with Yedid Nefesh by Nurit Melamed at Machol Italia Documentazione della presenza della danza nei seminari italiani (Terra di Danza / Machol Italia). [11] Judith Brin Ingber, Seeing Israeli and Jewish Dance, Wayne State University Press, 2011. Studio accademico di riferimento sulla storia della danza ebraica e israeliana. ","date":"8 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/yedid-nefesh/","section":"Danze","summary":"Danza circolare israeliana in tempo di valzer sul piyyut ‘Yedid Nefesh’, coreografata da Yonatan Gabay nel 1971.","title":"Yedid Nefesh - Danza Popolare Israeliana","type":"danze"},{"content":" Il Video dell\u0026rsquo;Archivio # Festa di San Patrizio a Imola del 17 marzo 1991 con\nAngela Venturoli La Carampana Famiglia Benni Cesare Malservisi e Francesca Ciampi Morrigan\u0026rsquo;s Wake Presentata da Giorgio Santi\nIndice delle Danze e Timestamp # Danze Registrate 27 tracce Qui sotto trovi le danze nell\u0026#39;ordine in cui sono state registrate. Il titolo apre la scheda della danza, il timestamp porta il video al punto giusto. Quando una danza compare due volte, di solito la prima è la spiegazione e la seconda l\u0026#39;esecuzione. N° Danza / Momento Timestamp Provenienza 01 Ballerini Romagnoli (Gruppo Turibio Baruzzi) 00:33 esibizione 02 Angela Che Canta (Angela Venturoli) 02:41 esibizione 03 Saltarello Romagnolo (La Carampana - intro) 05:04 Italia \u0026gt; Emilia 03 Saltarello Romagnolo \u0026#43; Tresca (La Carampana - danza) 07:10 Italia \u0026gt; Emilia 03 Tresca (La Carampana - danza) 09:37 Italia \u0026gt; Emilia 04 Giga Emiliana (La Carampana intro) 10:26 Italia \u0026gt; Emilia 04 Giga Emiliana \u0026#43; Tresca (La Carampana - danza) 11:02 Italia \u0026gt; Emilia 04 Tresca (La Carampana - danza) 12:33 Italia \u0026gt; Emilia 05 La Quadriglia (La Carampana - danza) 13:06 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 06 La Morettina (Famiglia Benni - intro) 17:44 Italia \u0026gt; Emilia 06 La Morettina \u0026#43; Tresca (Famiglia Benni - danza) 19:36 Italia \u0026gt; Emilia 06 Tresca (Famiglia Benni - danza) 20:58 Italia \u0026gt; Emilia 07 La Galoppa \u0026#43; Tresca (Famiglia Benni - danza) 21:34 Italia \u0026gt; Emilia 07 Tresca (Famiglia Benni - danza) 23:50 Italia \u0026gt; Emilia 08 Il Ballo Dei Gobbi (Famiglia Benni - intro) 24:25 Italia \u0026gt; Emilia 08 Il Ballo Dei Gobbi \u0026#43; Tresca (Famiglia Benni - danza) 24:53 Italia \u0026gt; Emilia 08 Tresca (Famiglia Benni - danza) 28:07 Italia \u0026gt; Emilia 09 La Galletta \u0026#43; Tresca (Famiglia Benni - danza) 28:49 Italia \u0026gt; Emilia 09 Tresca (Famiglia Benni - danza) 30:21 Italia \u0026gt; Emilia 10 Valzer (Famiglia Benni - danza) 30:58 Italia \u0026gt; Emilia 11 Polka (Famiglia Benni - danza) 35:05 Italia \u0026gt; Emilia 12 La Vitadora (Famiglia Benni - danza) 38:05 Italia \u0026gt; Emilia 13 Aston Polka (Cesare e Francesca) 43:50 U.S.A. 15 Yedid Nefesh (Cesare e Francesca) 49:39 Israele 16 Kerry Set (Morrigan\u0026#39;s Wake - intro) 52:56 Irlanda 16 Kerry Set 1 (Morrigan\u0026#39;s Wake - danza) 55:25 Irlanda 17 Kerry Set 2 (Morrigan\u0026#39;s Wake - danza) 57:49 Irlanda 17 Giga Irlandese (Morrigan\u0026#39;s Wake - danza) 1:00:31 Irlanda 18 Reel (Morrigan\u0026#39;s Wake - danza) 1:07:46 Irlanda 19 Le Onde (Morrigan\u0026#39;s Wake - danza) 1:11:33 Irlanda 20 Cerchio Circasso (Morrigan\u0026#39;s Wake - danza) 1:15:06 Scozia 24 Reel (Morrigan\u0026#39;s Wake - danza) 1:18:52 Irlanda 25 Maine Mixer (Cesare e Francesca - danza) 1:22:10 U.S.A. 26 Dos A Dos Mixer (Cesare e Francesca - danza) 1:24:06 U.S.A. 27 The Lucky Seven (Cesare e Francesca) 1:27:33 Galles/Incerta 01. Ballerini Romagnoli (Gruppo Turibio Baruzzi) 00:33 esibizione 02. Angela Che Canta (Angela Venturoli) 02:41 esibizione 03. Saltarello Romagnolo (La Carampana - intro) 05:04 Italia \u0026gt; Emilia 03. Saltarello Romagnolo \u0026#43; Tresca (La Carampana - danza) 07:10 Italia \u0026gt; Emilia 03. Tresca (La Carampana - danza) 09:37 Italia \u0026gt; Emilia 04. Giga Emiliana (La Carampana intro) 10:26 Italia \u0026gt; Emilia 04. Giga Emiliana \u0026#43; Tresca (La Carampana - danza) 11:02 Italia \u0026gt; Emilia 04. Tresca (La Carampana - danza) 12:33 Italia \u0026gt; Emilia 05. La Quadriglia (La Carampana - danza) 13:06 Italia \u0026gt; Emilia-Romagna 06. La Morettina (Famiglia Benni - intro) 17:44 Italia \u0026gt; Emilia 06. La Morettina \u0026#43; Tresca (Famiglia Benni - danza) 19:36 Italia \u0026gt; Emilia 06. Tresca (Famiglia Benni - danza) 20:58 Italia \u0026gt; Emilia 07. La Galoppa \u0026#43; Tresca (Famiglia Benni - danza) 21:34 Italia \u0026gt; Emilia 07. Tresca (Famiglia Benni - danza) 23:50 Italia \u0026gt; Emilia 08. Il Ballo Dei Gobbi (Famiglia Benni - intro) 24:25 Italia \u0026gt; Emilia 08. Il Ballo Dei Gobbi \u0026#43; Tresca (Famiglia Benni - danza) 24:53 Italia \u0026gt; Emilia 08. Tresca (Famiglia Benni - danza) 28:07 Italia \u0026gt; Emilia 09. La Galletta \u0026#43; Tresca (Famiglia Benni - danza) 28:49 Italia \u0026gt; Emilia 09. Tresca (Famiglia Benni - danza) 30:21 Italia \u0026gt; Emilia 10. Valzer (Famiglia Benni - danza) 30:58 Italia \u0026gt; Emilia 11. Polka (Famiglia Benni - danza) 35:05 Italia \u0026gt; Emilia 12. La Vitadora (Famiglia Benni - danza) 38:05 Italia \u0026gt; Emilia 13. Aston Polka (Cesare e Francesca) 43:50 U.S.A. 15. Yedid Nefesh (Cesare e Francesca) 49:39 Israele 16. Kerry Set (Morrigan\u0026#39;s Wake - intro) 52:56 Irlanda 16. Kerry Set 1 (Morrigan\u0026#39;s Wake - danza) 55:25 Irlanda 17. Kerry Set 2 (Morrigan\u0026#39;s Wake - danza) 57:49 Irlanda 17. 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Nelle veglie invernali e nelle feste di comunità dell\u0026rsquo;Appennino emiliano-romagnolo, alcuni uomini mascherati da vecchi deformi - una gobba posticcia cucita sotto la giacca, il bastone in mano, il cappello calcato in testa - entrano in scena dondolandosi e barcollando; da un saluto cerimoniale nasce una girandola di smorfie, bastonate simulate e gesti osceni, eseguiti in controtempo rispetto alla musica.\nLa comunità ride, si specchia nel deforme e, per un giorno, rovescia l\u0026rsquo;ordine delle cose. L\u0026rsquo;abbiamo ricevuto attraverso la memoria orale delle famiglie contadine e il paziente lavoro di raccolta sul campo: più che una sequenza di passi, il Ballo dei Gobbi è un piccolo teatro popolare danzato, dove il riso diventa rito.\nScheda sintetica # Nome proprio # Ballo dei Gobbi (bàl di göb), danza pantomimica e carnevalesca di tradizione orale. Non identifica una coreografia unica e rigidamente codificata: le ricerche sul campo hanno documentato diverse versioni locali, non sempre sovrapponibili. Altri nomi e varianti # Bàl di göb / Bal di Göb (dialetto emiliano-romagnolo); Bal di tri gob e Ballo dei Tre Gobbi (Romagna, Polesine, Oltrepò Pavese); Ballo del Gobbo. Ballo dei gobbi con il bastone o con il cappello (in area reggiana anche Ballo del cappello), dalla presenza dell\u0026rsquo;oggetto scenico centrale della pantomima. Nella variante di Gazzano di Villa Minozzo (RE): \u0026ldquo;Ballo dei gobbi di Gazzano\u0026rdquo;, a quattro interpreti più un accompagnatore detto mnûn. In area toscana e centro-italiana ricorrono designazioni come Danza dei gobbi e Tresca dei gobbi. Traduzione e significato # \u0026ldquo;Ballo dei gobbi\u0026rdquo;: il nome non descrive la condizione fisica dei danzatori, ma la maschera. La gobba è un attributo posticcio e caricaturale. Nella cultura contadina la figura del gobbo ha doppia valenza: da un lato bersaglio di scherno carnevalesco e allegoria del deforme, dall\u0026rsquo;altro portafortuna e amuleto apotropaico (il diffuso gesto scaramantico di \u0026ldquo;toccare la gobba\u0026rdquo;). La deformità scenica diventa così strumento di rovesciamento: per un giorno i brutti e i marginali assumono una posizione dominante e trasgressiva. Area geografica e provenienza # Appennino emiliano-romagnolo, con epicentro nelle valli dei balli staccati: Savena, Setta, Idice, Sambro e Reno (Monghidoro, Castel di Casio, Riola di Vergato). Variante viva nell\u0026rsquo;Appennino reggiano (Novellano e Gazzano di Villa Minozzo) e in area modenese (Barigazzo); attestata anche nel Montefeltro e nelle valli settentrionali delle Marche. Documentata in Romagna (Faenza, Forlì, Ravenna; a Civitella e Bagno di Romagna nelle registrazioni di Alan Lomax) e in Toscana (Maremma, Arezzo). Varianti in aree limitrofe - Oltrepò Pavese e Polesine - oggi quasi scomparse. In Italia la danza è patrimonio vivo del repertorio emiliano; resta rara o assente nei circuiti balfolk generalisti, se non in stage specialistici sull\u0026rsquo;Appennino. Epoca e anno di riferimento # Di tradizione orale; la struttura documentata è di probabile formazione ottocentesca, su nuclei più antichi di balli pantomimici carnevaleschi. Prima documentazione scritta: Gaspare Ungarelli, \u0026ldquo;Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese\u0026rdquo; (1894). Registrazione sonora di riferimento: Alan Lomax e Diego Carpitella, 1954-1955 (Civitella e Bagno di Romagna). Prima attestazione scenica locale rivendicata: 1937 a Novellano, poi trasferita nella stalla del prete di Gazzano nell\u0026rsquo;inverno 1937-38. Occasione e funzione sociale # Periodo di Carnevale; veglie invernali nelle stalle, festini domestici, feste di comunità e osterie. Funzione di rovesciamento carnevalesco: inversione dell\u0026rsquo;ordine, licenza erotica e comicità correttiva e catartica. Valenza apotropaica e propiziatoria: la deformità messa in scena esorcizza malattia, vecchiaia e malasorte, augurando abbondanza e fertilità. Rito di inclusione: si fanno ballare con onore figure ai margini, in un rovesciamento simbolico che ancora si celebra. Storia e origine # Le origini remote non sono documentate in modo sufficiente per una genealogia certa. Il Ballo dei Gobbi appartiene al grande filone europeo delle danze pantomimiche e parodiche in cui i danzatori imitano categorie sociali ridicolizzate o deformità fisiche, con radici nel teatro popolare, nella Commedia dell\u0026rsquo;Arte e nei riti d\u0026rsquo;inversione del Medioevo e della prima età moderna.\nÈ prudente considerarlo un prodotto comunitario di tradizione orale, adattato localmente, e non una creazione con un autore o un mito d\u0026rsquo;origine dimostrato: le ipotesi che lo collegano a culti agrari o a divinità precristiane della fertilità restano interpretazioni antropologiche, non fatti storici.\nInsieme al Ballo del Morto (bàl di Barabén) e alla Vitadoro, rappresenta uno dei balli pantomimici fondamentali del patrimonio emiliano montanaro.\nNote etnocoreologiche # Categoria: ballo rituale con inserti pantomimici, appartenente ai \u0026ldquo;balli staccati\u0026rdquo; (bâl stàcc) dell\u0026rsquo;Appennino bolognese; è un \u0026ldquo;ballo mimato\u0026rdquo; o \u0026ldquo;a soggetto\u0026rdquo;, più vicino al teatro popolare danzato che alla danza sociale. Cinesica: postura curva sostenuta (flessione del busto), andatura claudicante e dondolante, gesti esagerati e caricati; alternanza di fase processionale (o \u0026ldquo;tonda\u0026rdquo;) e fase statica di pantomima. Tratto distintivo: i gesti grossolani e allusivi - smorfie, schiaffi, calci nel sedere, bastonate sulla gobba, gesti osceni - sono eseguiti in controtempo rispetto alla pulsazione musicale, creando l\u0026rsquo;effetto comico e testimoniando la competenza dei danzatori. Performativo: presuppone un pubblico attivo; il contrasto postura/contro-postura e la gestualità autorizzano una trasgressione controllata, tipica del Carnevale. Divulgatori e gruppi di riferimento # Ricercatori: Antonio Filiberto Fantucci, Gaspare Ungarelli, Francesco Balilla Pratella, Alan Lomax e Diego Carpitella, Roberto Leydi, Stefano Cammelli, Placida Staro, Giuseppe Michele Gala (con Tiziana Miniati), Gualtiero Gori, Thomas Bertuccioli, J.Carlos Battilani valli Santerno e Sillaro. Istituti e associazioni: Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; di Monghidoro (attiva dal 1982), Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara (CRDCM), archivio e Associazione Culturale Taranta. Gruppi e custodi: I Suonatori della Valle del Savena (Melchiade Benni, Bruno Zanella, Primo Panzacchi, Primo Menarini), Compagnia dei Gobbi di Gazzano (Villa Minozzo, RE), Gruppo La Galoppa di Castel di Casio, La Vaporiera di Riola, Gruppo Folk Barigazzo (MO), MAC trio e Ochestra dei Superstiti in val Santerno per la specificità del Bal de Capèl. Formazione e tipologia # Formazione tradizionalmente maschile (un tempo solo uomini o solo donne, oggi anche mista). Norma emiliana classica: tre coppie di danzatori (sei persone), a schiera o in cerchio; il nome \u0026ldquo;Ballo dei Tre Gobbi\u0026rdquo; deriva dalla frequenza della formazione ternaria, talvolta ripetuta in più gruppi. Variante reggiana di Gazzano: quattro interpreti maschi in fila più un accompagnatore (mnûn). Tipologia: danza collettiva pantomimica e rappresentativa, non di coppia legata, con momenti in fila indiana (o cerchio) e momenti sul posto. Struttura della danza # Tonda / entrata (sezione A, 16 battute): i danzatori ruotano in fila indiana, di norma in senso antiorario, o avanzano curvati dondolando e barcollando; al termine si ricompongono le schiere o il cerchio. Balletto pantomimico (sezione B, 16 battute): sul posto, i danzatori si fronteggiano ed eseguono una sequenza codificata di gesti in controtempo - saluto/inchino rituale, gamba protesa, ventre a terra e flessioni sulle braccia, sollevamento del bacino, fazzoletto fatto passare tra le gambe, gesto del gomito/ombrello, corna slanciate, lingua rivolta alla schiera opposta - che degenera in schiaffi, calci nel sedere e bastonate simulate. Gioco del cappello a Gazzano: in cerchio i gobbi si scambiano i cappelli lanciandoli, con l\u0026rsquo;obbligo di non farli cadere e di tornare ciascuno in possesso del proprio. In val Santerno non vi fu alcuna traccia del ballo dei gobbi in periodo carnascialesco, ma molto ricordato il ballo del cappello, nella variante di Castel de Rio, ovviamente senza tresca. Chiusura: uscita in fila indiana oppure innesto della Tresca finale (in alcune località la \u0026ldquo;Tresca dei preti\u0026rdquo;). Metro e struttura musicale # Non esiste un metro unico valido per tutte le versioni: le fonti romagnole confrontate da Alberto Giovannini documentano almeno una versione in 2/4 e una in 6/8 per la prima sezione, differenza attribuita a varianti degli esecutori. Prevalenza di tempo binario (2/4) a tempo allegro; forme in 6/8 per influenza della galoppa; ritmo vivace e fortemente accentato. Struttura formale simmetrica (AABB o AB) su periodi di 8 o 16 battute; nella forma bipartita la sezione B fornisce la scansione ritmica e i segnali per i gesti pantomimici. Durata breve e ripetibile (le esecuzioni storiche oscillano intorno a 1-3 minuti). Strumenti e stile musicale # Organico tradizionale: violino (la violina appenninica) e chitarra d\u0026rsquo;accompagnamento, documentato a Gazzano; in montagna anche violino e viulòn (violoncello). Bandelle di osteria e formazioni storiche: flauto traverso, clarinetto in do, chitarra, contrabbasso/basso tuba; nel Novecento fisarmonica cromatica e organetto diatonico. Area romagnola: la registrazione di Lomax del 1954 fu eseguita con voce e fisarmonica (Mario Greggi e Francesco Toschi); documentata anche un\u0026rsquo;esecuzione di Vincenzo Rossi di Strada San Zeno, detto \u0026ldquo;Cencio\u0026rdquo; con organetto a due bassi, per la versione dei 3 gobbi, (non 6 come si usa in Emilia). In area appenninica anche piffero (o la coppia piffero-piva). Lo stile è vivace e asciutto, con arcata staccata e accompagnamento ritmico marcato, funzionale alla pantomima e al controtempo. Autori e compositori # Di tradizione orale e composizione popolare anonima: non esistono autori documentati, né per la coreografia né per le melodie. Le trascrizioni etnomusicologiche e le incisioni riportano gli esecutori e i suonatori che hanno trasmesso le singole versioni (Melchiade Benni al violino, Primo Panzacchi alla fisarmonica, Bruno Zanella alla chitarra, Ruffillo Casadei, Mario Greggi e Francesco Toschi, Ferruccio Verdi e Lino Alberghi), non gli autori delle musiche. Aneddoti e curiosità # La buona riuscita del ballo dipende dall\u0026rsquo;intesa fra suonatore e danzatori: se i gesti estemporanei e i colpi d\u0026rsquo;arco si rispondevano, in sala scoppiava la \u0026ldquo;maraveja\u0026rdquo; (meraviglia) e la risata dell\u0026rsquo;intera comunità. Nella versione di Gazzano il momento dello scambio dei cappelli è il più delicato; il mnûn (\u0026ldquo;il monello\u0026rdquo;, piccolo aiutante) raccoglie i cappelli caduti e sbeffeggia i gobbi, mediando fra danzatori e pubblico. Nella versione di Castel del Rio la sincronia tra musica e scambio dei cappelli è fondamentale ma in crescendo, aumenta la velocità. I gobbi che partecipano all\u0026rsquo;inizio sono moltissimi. Ma ad ogni tornata chi sbaglia viene eliminato. Alla fine ne restano solo due e il pubblico incalza col battito delle mani finchè uno sbaglia e l\u0026rsquo;altro dichiarato vincitore. Calci e bastonate sulla gobba non sono violenza, ma gesti apotropaici di fertilità e abbondanza. La figura del gobbo conobbe enorme fortuna iconografica nell\u0026rsquo;Europa barocca: celebri le acqueforti \u0026ldquo;Varie Figure di Gobbi\u0026rdquo; di Jacques Callot (1616). In molte comunità toccare la gobba del ballerino era gesto propiziatorio per la fortuna del nuovo anno agricolo; l\u0026rsquo;aneddotica ricorda anche fisarmoniche nascoste sotto il letame per proteggerle durante la guerra. Presenza nei media e nella cultura di massa # Non appartiene alla cultura di massa nazionale: è una pratica di nicchia, viva nei circuiti di riproposta e ricerca. Testimonianze sonore: le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (1954-55), confluite in \u0026ldquo;Italian Treasury: Emilia-Romagna\u0026rdquo; (2001); le raccolte di Leydi, Cammelli e Staro (\u0026ldquo;La tradizione dei balli montanari dell\u0026rsquo;Appennino Bolognese\u0026rdquo;); i volumi e CD di Placida Staro per Nota (Udine). Video e documentari contemporanei: Gruppo La Galoppa a Castel di Casio, \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; a Monghidoro, Gruppo Folk Barigazzo, Gruppo Tsambal, documentazioni del CRDCM. Vetrina nazionale: portato a Expo 2015 a Milano dalla Compagnia di Gazzano; insegnato in laboratori e citato nei repertori didattici (Terradidanza, Suonabanda). Difficoltà e adattamenti # Difficoltà media (medio-alta sul piano teatrale): i passi sono semplici, ma richiedono coordinazione, controllo del controtempo, espressività e gestione della maschera (gobba, bastone, cappello). Richiede spazio scenico e un accompagnatore; mal si presta ai contesti balfolk standard da pista. Adattamenti contemporanei: nelle versioni di divulgazione si tende a fissare la sequenza dei gesti per renderla insegnabile e ad attenuare le allusioni sessuali e la componente aggressiva; nei laboratori si usano versioni semplificate (senza bastone né calci, con focus sul gioco del cappello) e formazioni miste. Note di ricerca e fonti # Discrepanze e varianti riscontrate tra le risposte:\nOmonimie su tradizioni diverse. Una ricerca descrive il \u0026ldquo;Ballo dei Gobbi\u0026rdquo; di Barbagelata (Appennino ligure), danza rituale d\u0026rsquo;apertura della Festa di San Giovanni (24 giugno), priva di rilevazioni coreologiche accademiche: è una tradizione locale distinta, non la danza emiliana. Un\u0026rsquo;altra descrive la \u0026ldquo;Ball of the Hunchbacks\u0026rdquo;, country dance inglese pubblicata nell\u0026rsquo;edizione 1698 del \u0026ldquo;Dancing Master\u0026rdquo; di Henry Playford: soggetto diverso, qui richiamato solo come omonimia europea sul tema del gobbo. Origine. Alcune fonti propongono radici in culti agrari e riti precristiani di fertilità; altre, più prudenti, leggono il ballo come teatro carnevalesco di tradizione orale. Nel testo principale qui si è scelta la lettura prudente, segnalando le ipotesi rituali come interpretazioni non dimostrate. Formazione e numero dei danzatori. Le fonti oscillano tra tre gobbi in Romagna, tre coppie (sei persone) in val Savena, quattro interpreti più il mnûn (Gazzano) e un intervallo di tre-dieci figuranti (Giovannini); a Gazzano la formazione originaria di quattro è stata poi portata a otto. Sono varianti locali, non errori. In val Santerno il numero è indefinito; tutti i/le partecipanti che hanno un cappello possono inserirsi in ronda. Metro. La documentazione romagnola attesta sia 2/4 sia 6/8; alcune risposte parlano di bipartizione 16+16 battute, altre di metro variabile o non documentato. Si è scelto di presentare il modello come variabile. Datazione. Nessuna data di origine è documentata: la prima attestazione scritta è l\u0026rsquo;Ungarelli 1894, la prima rivendicazione scenica locale il 1937 a Novellano; non va confusa con la nascita della danza. Fonti principali: studi e raccolte di Ungarelli, Cammelli, Staro, Gala \u0026amp; Gori, più le registrazioni sul campo di Lomax-Carpitella. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Ballo dei Gobbi - I Suonatori della Valle del Savena Esecuzione di riferimento e documentazione etnomusicologica (CRDCM / Associazione \u0026lsquo;E bene venga maggio\u0026rsquo;) delle danze pantomimiche carnevalesche dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. [2] Bàl di gòb - I Suonatori della Valle del Savena Esecuzione musicale di riferimento del Ballo dei gobbi, ballo rituale pantomimico dell\u0026rsquo;Emilia-Romagna. [3] Ballo dei Gobbi - Gruppo La Galoppa - Festa dell\u0026rsquo;agricoltura a Castel di Casio Esecuzione coreutica della versione bolognese, danzata dal gruppo La Galoppa con La Vaporiera di Riola. [4] Ballo dei gobbi (Emilia Romagna) - Gruppo Tsambal, Festival Colori Suoni Sapori Ripresa di una versione folklorica emiliano-romagnola eseguita dal Gruppo Tsambal. [5] Ballo dei Gobbi - Documentazione video a Monghidoro (CRDCM) Esecuzione e ripresa documentaria a cura dell\u0026rsquo;Archivio del Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara. [6] Il ballo dei gobbi - Alan Lomax in Emilia Romagna Registrazione storica di Alan Lomax (1954) con descrizione etnocoreologica della danza. [7] Ballo dei gobbi - Gruppo Folk Barigazzo (MO) Esecuzione dal vivo del Gruppo Folkloristico di Barigazzo dell\u0026rsquo;Appennino modenese. [8] Balli staccati - Wikipedia Voce enciclopedica sul repertorio dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, con la classificazione del Ballo dei gobbi come ballo rituale con inserti pantomimici. [9] Italian Treasury: Emilia-Romagna - Discogs Raccolta discografica che comprende le registrazioni di Alan Lomax del 1954, tra cui il Ballo dei gobbi. [10] Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese, 1894 Prima documentazione sistematica dei balli popolari bolognesi, tra cui il Ballo dei gobbi. [11] Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa. Musiche, balli e suonatori tradizionali della montagna bolognese, Bologna, Edizioni Alfa, 1983 (scheda Ballo dei Gobbi p. 129, Tav. 15) Raccolta etnomusicologica di riferimento sulla montagna bolognese, con trascrizioni delle melodie da ballo. [12] Placida Staro, Al di là delle parole. La danza antica dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, Udine, Nota, 2007 (libro + CD) Studio monografico con documentazione audio sulle danze antiche dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. [13] Placida Staro, Sorpresa e Consonanza. La funzione della danza popolare, in N. Nori, P. Staro, M. Zacchi, Viaggio nella danza popolare in Italia, Vol. 1, Roma, Gremese, 2012 Analisi della funzione rituale e sociale della danza popolare italiana. [14] Gori G., Gala G. M. (a cura di), Vecchi Balli di Romagna, Edizioni Taranta, collana Ethnica n. 9, 1994 Raccolta di musiche e testimonianze sul campo con note descrittive delle danze romagnole. [15] Giuseppe Michele Gala, Etnocoreologia italiana (tesi di dottorato) Testo accademico di riferimento per lo studio dei balli di Carnevale, dei balli staccati e delle pantomime grottesche italiane. [16] Scheda etnocoreologica Ballo dei gobbi - Associazione Culturale Taranta Scheda di Giuseppe Michele Gala: ballo carnevalesco della compagnia dei gobbi, fila indiana e gesti sconci in controtempo. [17] Alberto Giovannini, I balli di una volta - III: Il ballo dei gobbi, La Ludla Articolo sull\u0026rsquo;Istituto Friedrich Schürr con analisi della struttura, delle varianti musicali e della funzione pantomimica. [18] Comune di Villa Minozzo - Poesie e leggende: il Ballo dei Gobbi Fonte istituzionale sulla tradizione di Novellano e Gazzano, con la storia locale e la versione oggi mantenuta. [19] Il ballo dei gobbi - Civago - Maschere e travestimenti La versione di Gazzano: origine 1937 a Novellano, quattro vecchi con gobba e bastone, calci, bastonate e scambio dei cappelli con il mnûn. [20] Associazione culturale E bene venga maggio - Placida Staro Ricerca etnomusicologica e didattica sui balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, con recupero del repertorio a partire dal 1982. [21] La tradizione dei balli montanari dell\u0026rsquo;Appennino Bolognese - Roberto Leydi, Stefano Cammelli, Placida Staro Pubblicazione discografica del repertorio tradizionale dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, con il Ballo dei gobbi (Tresca in Sol). [22] Alan Lomax: dal Mississippi alla pianura del Po - RadioEmiliaRomagna Articolo sulla campagna di registrazione di Lomax in Emilia-Romagna nel 1954, con l\u0026rsquo;elenco delle danze raccolte. ","date":"7 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/il-ballo-dei-gobbi/","section":"Danze","summary":"Danza pantomimica e carnevalesca dell’Appennino emiliano-romagnolo, danzata da compagnie di gobbi con gesti grotteschi in controtempo.","title":"Il Ballo dei Gobbi - Danza Pantomimica dell'Appennino","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001b\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Famiglia Benni - danza · 21:34 Quando i suonatori attaccano la Galoppa, l\u0026rsquo;aia si accende: le coppie partono in colonna e riempiono lo spazio disponibile.\nÈ un ballo staccato dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, nato dall\u0026rsquo;incontro tra il galop di società europeo dell\u0026rsquo;Ottocento e la sensibilità delle nostre comunità montanare, che l\u0026rsquo;hanno fatto proprio, gli hanno dato arie proprie e due modi di stare in pista: la colonna e la quadriglia.\nL\u0026rsquo;abbiamo ricevuta attraverso le voci degli informatori, la trascrizione di Gaspare Ungarelli del 1894 e il lavoro instancabile dei Suonatori della Valle del Savena; oggi la ritroviamo nelle feste, negli stage e nei balli montanari, dove continua a chiudere la serata con l\u0026rsquo;energia di sempre e, spesso, con una tresca finale che sa ancora di corteggiamento. Ballarla significa tenere vivo un patrimonio che altrimenti resterebbe soltanto sulla carta.\nScheda sintetica # Nome proprio # La Galoppa. Nella documentazione ottocentesca di Gaspare Ungarelli la grafia è \u0026ldquo;Galòpa\u0026rdquo;; in dialetto emiliano e romagnolo ricorre \u0026ldquo;la galòpa\u0026rdquo;. Oggi prevale nella divulgazione la forma italianizzata \u0026ldquo;La Galoppa\u0026rdquo;. Altri nomi e varianti # Galòpa (ortografia Ungarelli), La Galoppa, Galoppa bolognese, Galoppa imolese. Galop / Galoppade / Galopede (denominazione europea); in ambito alpino \u0026ldquo;Galopp\u0026rdquo;, in Romagna \u0026ldquo;la galòpa\u0026rdquo;. Galoppa (Quadriglia); Galoppa in quadriglia della Valle del Savena. In famiglia con il manfrone: manfrina galoppata, saltarello galoppato. Due impostazioni coreografiche documentate: una in formazione a quadriglia e una non strutturata come quadriglia. Traduzione e significato # Il nome deriva dal francese \u0026ldquo;galop\u0026rdquo; (dal verbo galoper, \u0026ldquo;galoppare\u0026rdquo;), di lontana radice germanica: è l\u0026rsquo;andatura più veloce del cavallo. Non va però inteso come prova di un\u0026rsquo;origine equestre della danza: è soprattutto una spiegazione funzionale e popolare del nome. Area geografica e provenienza # Nucleo storico: Appennino bolognese, in particolare le valli del Savena, del Reno, del Setta, dell\u0026rsquo;Idice e del Sambro (Monghidoro, Sasso Marconi/Praduro e Sasso, Loiano, San Benedetto Val di Sambro, Marzabotto, Castel di Casio, Vergato/Riola). Aree limitrofe: Appennino tosco-romagnolo, in particolare imolese (Castel del Rio) e forlivese (Premilcuore), dove figura fra i balli tradizionali più diffusi. Il genere del galop nasce di società nell\u0026rsquo;Europa centro-occidentale (consacrazione parigina attorno al 1829-1830) e da lì si diffonde alla pianura padana, all\u0026rsquo;Appennino settentrionale, alla Romagna del liscio e all\u0026rsquo;arco alpino. Epoca e anno di riferimento # Codifica europea del galop di società nei primi decenni dell\u0026rsquo;Ottocento (circa 1820-1830); picco di diffusione 1830-1870. Nell\u0026rsquo;Appennino bolognese la Galoppa è documentata con certezza nel 1894 da Gaspare Ungarelli (Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese), con melodia raccolta a Praduro e Sasso [\u0026ldquo;Praduro e Sasso\u0026rdquo; nel 1935 fu rinominato \u0026ldquo;Sasso Bolognese\u0026rdquo;, e nel 1938 \u0026ldquo;Sasso Marconi\u0026rdquo;]. Rielaborazione popolare nella seconda metà dell\u0026rsquo;Ottocento; documentazione sul campo tra il 1975 e il 1983 (Stefano Cammelli, Placida Staro). Occasione e funzione sociale # Ballo sociale e collettivo delle comunità appenniniche: feste di paese, veglie invernali in stalla, matrimoni, feste patronali, Carnevale, fiere, aie e osterie. Funzione conviviale, aggregativa e di corteggiamento; per la sua concitazione veniva spesso collocata a conclusione della serata. Il galop di società ottocentesco apriva i balli mascherati (\u0026ldquo;galop des masques\u0026rdquo;) e spesso li chiudeva (\u0026ldquo;galop final\u0026rdquo;). Oggi vive in festival, stage e serate di ballo montanaro e, con funzione di \u0026ldquo;valvola di energia\u0026rdquo;, nei balfolk soprattutto regionali. Storia e origine # Il galop nasce nell\u0026rsquo;Europa centro-occidentale tra fine Settecento e primo Ottocento come danza di società rapida e saltata; si impone a Parigi nei grandi bali pubblici attorno al 1829-1830 e da lì diventa una moda europea. In Italia penetra tramite manuali di danza, bande militari e orchestrine, poi scende nei contesti contadini. Nell\u0026rsquo;Appennino bolognese viene assorbita nel sistema dei balli staccati (bâl stàcc), il repertorio di danze antiche precedente al liscio: non una copia passiva, ma una forma con melodia propria e organizzazione dello spazio propria. La sua storia è legata all\u0026rsquo;avanzata di valzer, polca e mazurca (il ballo liscio) e, nel secondo Novecento, alla riscoperta tramite la ricerca sul campo e il revival. Note etnocoreologiche # Appartiene ai \u0026ldquo;balli staccati\u0026rdquo;: passi saltati, staccati dal suolo, in opposizione al ballo liscio che striscia i piedi. Danza collettiva e processionale, incentrata più sulla relazione tra locomozione, organizzazione dello spazio e coordinazione di molte coppie che non sulla semplice imitazione del cavallo. Nella descrizione storica le coppie percorrono la sala, si dispongono in colonna, si separano per traiettorie opposte e si ricongiungono: è l\u0026rsquo;alternanza corsa-separazione-ricomposizione il vero nucleo etnocoreologico. Variante moderna in quadriglia: quattro coppie in colonna, inseguimento della coppia capofila, separazione dei sessi, ricongiungimento e passaggio sotto un arco. Il finale a tresca (già in alcune versioni) è momento di corteggiamento, sfida ed esibizione di agilità, senza contatto fisico. Le forme didattiche codificate vanno distinte dalle forme storiche documentate sul territorio: sono varianti e ricostruzioni, non una fotografia immutabile. Divulgatori e gruppi di riferimento # Suonatori della Valle del Savena e ballerini dei Balli Montanari (Monghidoro). Associazione culturale \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; di Monghidoro (attiva dal 1982); ricerca di Placida Staro, Stefano Cammelli, Roberto Leydi e documentazione di Gilberto Tedeschi. Associazione \u0026ldquo;La Violina\u0026rdquo; di Bologna, fondata nel 1986 da Stefano Zuffi e Annamaria Pericolini Gruppo La Galoppa di Marzabotto (associazione I Biasanot), Gruppo La Galoppa di Pian di Macina. Riproposizione folk appenninica: Gruppo Folk Barigazzo, Gruppo Culturale di Danza La Violina, Reno Folk Band, La Carampana, Orchestra dei Superstiti di val Santerno, Triogrande, Tacabagaretta, Lom de grèn. Circuito balfolk e didattica: Atelier de la Danse Populaire di Yvon Guilcher; Roberto Bagnoli (Stockton Folk Dance Camp). Ricostruzione del ballo da sala ottocentesco: Società di Danza. Formazione e tipologia # Ballo staccato collettivo, generalmente organizzato per coppie, senza presa chiusa costante né abbraccio. Forma storica: le coppie si muovono insieme attorno alla sala e poi si dispongono in colonna al centro. Ricostruzioni didattiche: quattro (talvolta cinque) coppie in colonna, una dietro l\u0026rsquo;altra, con il cavaliere alla sinistra della dama. Variante a quadriglia: coppie disposte ai lati di un quadrato, con figure di passaggio, incrocio e ritorno. Struttura della danza # Descrizione di Ungarelli: le coppie percorrono insieme la sala; si dispongono in colonna al centro; quando la testa della colonna raggiunge la parete, le donne si dirigono a destra e gli uomini a sinistra; le due file avanzano in direzione opposta, si incontrano e la danza riprende il movimento iniziale. Variante moderna in quadriglia (Valle del Savena): inseguimento della coppia capofila, separazione di cavalieri e dame, ricongiungimento e passaggio sotto un arco formato dalle altre coppie. Fasi tipiche dei balli staccati: spasso di entrata, balletto centrale con chassé saltato, figura delle braccia con cambio di posto, chiusura a tresca. Non sono documentate figure di contatto fisico: la danza è saltata e \u0026ldquo;staccata\u0026rdquo;. Metro e struttura musicale # Metro prevalentemente binario e veloce (2/4), brillante e incalzante, indicato anche tra 120 e 152 bpm, con ritmo puntato che richiama lo zoccolo del cavallo; struttura a frasi regolari di 8 o 16 battute, forma bipartita AABB e incipit in levare. La tradizione però non è metricamente uniforme: accanto al 2/4 compaiono notazioni in 6/8 e, nella trascrizione di Ungarelli del 1894, un 3/4. Due le arie di riferimento documentate per la Galoppa appenninica. Il dettaglio delle discrepanze metriche è in \u0026ldquo;Note di ricerca e fonti\u0026rdquo; Strumenti e stile musicale # Organici storici appenninici: violino (strumento guida), chitarra bolognese, violoncello/violone, clarinetto, flauto traverso; nel Novecento fisarmonica cromatica/organetto diatonico, basso tuba, contrabbasso. Romagna: fisarmonica, clarinetto, organino. Stile esecutivo staccato, brillante e fortemente ritmato, con accento sul primo tempo, adatto a sostenere il passo saltato. Registrazioni dei Suonatori della Valle del Savena: documentazione sonora fondamentale della prassi. Autori e compositori # Arie popolari: di tradizione orale, autori non documentati; melodie patrimonio collettivo delle valli, rielaborate dai suonatori locali. Trascrizione della melodia raccolta a Praduro e Sasso pubblicata da Ungarelli nel 1894 (egli ne è il raccoglitore, non l\u0026rsquo;autore). Per il galop colto ottocentesco: Johann Strauss padre e figlio, Joseph Lanner, Hans Christian Lumbye, Jacques Offenbach (Galop infernal), Pëtr Il\u0026rsquo;ič Čajkovskij, Amilcare Ponchielli, Franz Liszt, Herman Koenig. Per la Galòpa romagnola cantata: testo di Aldo Spallicci, musica di Guido Bianchi. Aneddoti e curiosità # Ungarelli spiega il nome proprio con l\u0026rsquo;imitazione del galoppo del cavallo nella musica e nel movimento. Il Galop infernal di Offenbach, nato da Orfeo all\u0026rsquo;inferno, divenne la musica del cancan del Moulin Rouge ed era condannato come \u0026ldquo;osceno\u0026rdquo;. Il Post Horn Galop di Koenig è ancora oggi il segnale che la danza sta per finire nei balli di caccia e nei matrimoni inglesi. La Galoppa imolese è descritta come una delle più spettacolari del repertorio contadino, ispirata all\u0026rsquo;incedere elegante del cavallo libero. Nella tresca finale le coppie inscenavano inviti galanti e di corteggiamento. In Romagna il ballo concitato era guardato con sospetto dalla Chiesa: un aneddoto ricorda il confessore che poteva negare l\u0026rsquo;assoluzione a chi vi avesse partecipato. La galoppa romagnola è anche canto a ballo: \u0026ldquo;Batégna al mân, ohilà, la galòpa la va\u0026rdquo;. Presenza nei media e nella cultura di massa # Nessuna presenza significativa nel mainstream nazionale; la Galoppa è ben documentata in video-documentazioni, dischi etnografici (Nota Edizioni, Albatros), registrazioni dei Suonatori della Valle del Savena e feste come la Tartufesta di Monghidoro. Il galop colto è invece presenza fissa dell\u0026rsquo;immaginario collettivo: Galop infernal (cancan), galop de Lo schiaccianoci, Danza delle Ore, ballabili de Il Gattopardo. In Italia le orchestre da liscio, con i loro galoppi, hanno attraversato dai palchi RAI alle sagre. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà media: il nodo non è il virtuosismo individuale ma la velocità, la resistenza, l\u0026rsquo;orientamento nello spazio e la coordinazione fra molte coppie. Adattamenti didattici: forme semplificate in quattro coppie, tempi rallentati (negli stage italiani anche a 110 bpm), insegnamento prima in quadriglia comandata e poi libera. Nei balfolk è spesso usata come finale/valvola di energia; l\u0026rsquo;adattamento romagnolo cantato consente di ballarla anche senza coppia esperta. Note di ricerca e fonti # La ricostruzione poggia in prevalenza sulle fonti librarie e sulla documentazione sul campo dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. Fonte primaria: Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese (Roma 1894). Seguono: Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa (1983); Placida Staro, Un repertorio di ballo saltato (1983) e Al di là delle parole (2007); Juan Carlos Battilani, Il Saltarello in Romagna (2025); registrazioni dei Suonatori della Valle del Savena.\nDiscrepanze riscontrate tra le risposte, da non appianare nel testo principale:\nMetro: la maggioranza delle fonti (incluse quelle librarie) indica 2/4 veloce; alcune raccolte etnografiche e ricostruzioni didattiche indicano 6/8; la trascrizione di Ungarelli del 1894 è in 3/4. Il metro della Galoppa appenninica non può essere considerato universale. Origine ed epoca: una parte delle fonti insiste sul genere europeo codificato attorno al 1820-1830; altre datano la forma bolognese solo dal 1894, senza poter stabilire l\u0026rsquo;anno di nascita della versione locale. Le fonti non consentono di ridurre la Galoppa al galop di sala né di datarla con precisione. Formazione: la forma descritta storicamente (colonna) convive con la variante in quadriglia delle ricostruzioni moderne; non esiste una coreografia unica e immutabile. Origine geografica del galop: incertezza nelle fonti (possibile origine tedesca, secondo altre ungherese). Nessuna monografia etnocoreologica è dedicata esclusivamente alla Galoppa: le date e i rapporti genealogici restano indicativi. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # Nota di Siriano Tondini Nelle annotazioni originali del DVD 001a, la danza viene proposta con un tempo leggermente più sostenuto durante le serate pubbliche per favorire l\u0026rsquo;affiatamento del gruppo. Riferimenti e link # [1] La Galoppa, antico ballo montanaro - Monghidoro 2014 Esecuzione della Galoppa alla Tartufesta di Monghidoro (2014) con i Suonatori della Valle del Savena e i ballerini dei Balli Montanari; riprese di Gilberto Tedeschi. [2] La Galoppa - I Suonatori della Valle del Savena Registrazione etnomusicologica del CRDCM / Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; sui balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. [3] Reno Folk Band - Galoppa Esecuzione musicale della Galoppa presentata come ballo staccato dell\u0026rsquo;Emilia-Romagna. [4] Gruppo Folk di Barigazzo - La Galoppa Riproposta contemporanea in ambito folklorico emiliano. [5] Gruppo Culturale di Danza La Violina - La Galoppa (40 anni) Documentazione contemporanea nel repertorio dei balli tradizionali emiliani. [6] Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese (1894) Fonte primaria: descrizione coreografica e trascrizione musicale della Galòpa raccolta a Praduro e Sasso. [7] Gian Paolo Borghi, studio sui balli tradizionali dell\u0026rsquo;Appennino bolognese Studio documentario che riprende la descrizione di Ungarelli e segnala la documentazione discografica della Galoppa. [8] Scheda etnocoreologica Galoppa - Stockton Folk Dance Camp Trascrizione coreografica della variante a quattro coppie (a cura di Roberto Bagnoli). [9] I Suonatori della Valle del Savena - Che non venisse mai giorno! (Nota, 1995) Raccolta discografica dedicata ai balli antichi dell\u0026rsquo;Appennino bolognese; contiene Galoppa (Quadriglia). [10] Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa. Musiche, balli e suonatori tradizionali della montagna bolognese (Bologna, Edizioni Alfa, 1983). Ricerca pionieristica sui balli e sui suonatori della montagna bolognese. [11] Placida Staro, Al di là delle parole. La danza antica dell\u0026rsquo;Appennino bolognese (Udine, Nota, 2007, libro + 2 CD). Monografia con schede e trascrizioni sul repertorio di ballo saltato dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. [12] La galòpa - Spallicci / Bianchi - Canterini Romagnoli Testo e musica della Galòpa romagnola cantata, con descrizione del ritmo di galoppo. [13] Associazione I Biasanot - Ricerca storica sulla Galoppa Scheda sulle due varianti coreografiche e sulle arie musicali della Galoppa. [14] Il ballo - Liscio@museum La Galoppa tra i balli staccati più diffusi in Romagna; riferimento al film-documentario L\u0026rsquo;Uomo che sconfisse il Boogie. [15] Balli staccati - Wikipedia Il sistema dei balli staccati (bâl stàcc) e la Galoppa come ballo ottocentesco collettivo. [16] Galop - Wikipedia Origine e diffusione ottocentesca del galop europeo. [17] Galop | Britannica Descrizione tecnica del passo chassé in 2/4 e funzione di final dance. ","date":"7 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/la-galoppa/","section":"Danze","summary":"Ballo staccato collettivo ottocentesco dell’Appennino bolognese, adattamento locale del galop europeo, ancora vivo nelle valli del Savena e del Reno","title":"La Galoppa - Ballo Staccato dell'Appennino Bolognese","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001b\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie La carampana - danza · 9:37 Poche danze italiane hanno lasciato nella lingua di tutti i giorni la traccia che ha lasciato la Tresca: era un ballo di mani e di piedi, e il suo nome è scivolato a significare chiasso, baldoria, intrigo amoroso. La incontriamo per la prima volta nel Trecento, in Dante e in Boccaccio; la ritroviamo viva, sotto altri nomi, nelle veglie invernali dell\u0026rsquo;Appennino e nelle feste di mezza Toscana.\nNella pratica che ci è stata tramandata, la Tresca è soprattutto una chiusura: l\u0026rsquo;ultimo giro di un ballo staccato, quando la musica stringe, i passi si fanno saltati e la distanza fra i corpi si riduce fino a sparire. In Val del Savena e in Val di Setta, a Monghidoro come a Loiano, chi ha ballato nei festini e nelle sòzie la riconosce subito: è il momento in cui la coppia si misura con il suonatore e il suonatore con la coppia.\nAltrove la stessa parola nomina cose diverse: il Trescone toscano a quattro coppie con lo scambio continuo della dama, la Trescarella, la Tresca dei preti che chiude il Ballo di Mantova, il Trescone di San Pellegrino. Non è una sola danza: è una famiglia.\nQuesta scheda raccoglie quello che le fonti dicono con maggiore concordia, segnala le divergenze senza appianarle e lo fa con la gratitudine di chi sa che ogni passo qui descritto è passato per le mani di qualcuno: un violinista, una fisarmonica, una danzatrice che si è lasciata guardare.\nScheda sintetica # Nome proprio # Tresca, o \u0026ldquo;La Tresca\u0026rdquo;. Nel linguaggio etnocoreologico dell\u0026rsquo;Appennino emiliano nomina due cose insieme: la sezione parossistica e conclusiva dei balli saltati e una forma di danza autonoma. Fuori da quell\u0026rsquo;areale indica soprattutto il ballo a coppie con scambio continuo della dama; in area bolognese e romagnola la forma autonoma più nota è la \u0026ldquo;Tresca dei preti\u0026rdquo;, chiusura saltata del Ballo di Mantova. Va tenuta distinta dalla \u0026ldquo;tresca\u0026rdquo; di Catanzaro, omonima ma diversa per repertorio, area e comunità (v. Note di ricerca e fonti). Altri nomi e varianti # Trescone, forma accrescitiva e spregiativa, la più diffusa in Toscana e nelle aree limitrofe; Trescarella; Tresca del Galletto. Tresca dei preti e Tresca dei frati, legate alla chiusura del Ballo di Mantova. In area emiliano-romagnola: Tårscån, Tarscån, Trësa, Tressa; \u0026ldquo;tresca mugellese\u0026rdquo;, \u0026ldquo;tresca appenninica\u0026rdquo;. In Toscana anche \u0026ldquo;danza delle mani e dei piedi\u0026rdquo;; in Appennino il confine con \u0026ldquo;giga\u0026rdquo; e \u0026ldquo;trescone\u0026rdquo; varia da valle a valle. Tracce del nome nel Meridione e nel Mediterraneo: Tarascuni (Sicilia), Tarasconë (Basilicata), Tarascone (Corsica), Tarascon (Provenza). Varianti locali documentate: Trescone alla buranese (PG), Trescone del Polesine, Tresca di Montalcino, Tresca e Trescone di Sassoleone, Trescone di San Pellegrino (alta Val Santerno), Trescone di Castel del Rio. Traduzione e significato # Dal germanico thriskan / dreskan, \u0026ldquo;battere, pestare, trebbiare\u0026rdquo;, attraverso il verbo antico \u0026ldquo;trescare\u0026rdquo;: ballare con vivace movimento di mani e di piedi, intrecciarsi. Il nome descrive il gesto prima del simbolo, cioè il battere ritmico dei piedi. Dal XV secolo \u0026ldquo;tresca\u0026rdquo; passa a significare anche intrigo e relazione amorosa clandestina, e in italiano \u0026ldquo;far tresca\u0026rdquo; vale ancora fare chiasso e baldoria: raro caso di danza che ha messo radici nel lessico comune. L\u0026rsquo;etimologia non è però pacifica (v. Note di ricerca e fonti). Area geografica e provenienza # Italia centro-settentrionale, con tre nuclei storici.\nAppennino emiliano-romagnolo e bolognese: valli del Savena, Setta, Idice, Sambro, Reno, Santerno e Sillaro (Monghidoro, Loiano, Monzuno, Porretta, San Pellegrino, Castel del Rio, Sassoleone, Fontanelice). Toscana: Garfagnana, Mugello, Casentino, Maremma, Val d\u0026rsquo;Orcia (Montalcino), Appennino pistoiese. Alta Umbria, Romagna, Veneto e Lombardia, con confronti nella fascia di confine marchigiana. In età medievale è attestata come ballo peninsulare; sopravvive dove ha retto la trasmissione orale, cioè nella montagna e nelle campagne. Epoca e anno di riferimento # XIII-XIV secolo: prime attestazioni letterarie (Dante, Inferno XIV 40-42; Purgatorio X 62 per Davide \u0026ldquo;trescando\u0026rdquo;; Boccaccio e i commentatori trecenteschi). XV-XVI secolo: \u0026ldquo;trescone\u0026rdquo; entra nell\u0026rsquo;uso come accrescitivo spregiativo; il termine slitta al figurato amoroso. XVII-XIX secolo: cristallizzazione delle forme tradizionali; violino, poi organetto, nel repertorio di ballo. 1894: prima raccolta sistematica (Ungarelli). 1975-1983: rilevazione sul campo in Appennino bolognese (Cammelli, Staro). Anni Settanta e Ottanta del Novecento: revival, laboratori, festival. Anno di composizione: non applicabile, di tradizione orale. Occasione e funzione sociale # Ballo di festa e di veglia, mai di tutti i giorni.\nOccasioni: veglie invernali nelle stalle e nei fienili (\u0026ldquo;festini\u0026rdquo;, \u0026ldquo;sòzie\u0026rdquo;), befane e carnevali, feste patronali e di quartiere, matrimoni e battesimi, sagre, trebbiature e vendemmie, osterie e cortili. Funzioni: coesione della comunità, corteggiamento regolato da codici, sfida di agilità fra ballerini, vetrina di prestanza per i giovani, catarsi e congedo finale della festa. Nei balli staccati è il momento in cui la danza si chiude. Storia e origine # La tresca medievale appartiene alla famiglia delle carole e delle ronde, a catena aperta o chiusa, danzate mano nella mano attorno a un capodanza che guidava canto e movimento. Boccaccio la spiega come \u0026ldquo;maniera di ballare, la quale si fa di mani e di piedi\u0026rdquo;; il Buti come \u0026ldquo;ballo saltereccio, ove sia grande e veloce movimento\u0026rdquo;; Benvenuto da Imola ne lascia la descrizione più dettagliata, con danzatori opposti che imitano rapidamente i gesti del capodanza.\nNel Rinascimento il termine passa a indicare movimento vivace e disordinato; nella civiltà contadina si specializza in due esiti: ballo autonomo di coppie con scambio della dama e modulo di chiusura dei balli staccati.\nNell\u0026rsquo;Appennino bolognese - lo mostrano le ricerche di Placida Staro - la tresca ha funzionato soprattutto come appendice che riprende e accelera il motivo del balletto, riducendo la distanza fra i corpi; altrove si è strutturata come forma autonoma e di sfida, come la Tresca dei preti o il trescone a quattro coppie. Nessuna musica medievale intitolata alla tresca è documentata: gli istampita e i saltarelli del ms. London, British Library, Add. 29987 restano il riferimento di genere più vicino.\nNote etnocoreologiche # Le fonti dell\u0026rsquo;Appennino (Placida Staro) distinguono tre varianti strutturali:\nTrescarella: esecuzione continua e reiterata della figurazione di tresca. Tresca propriamente detta: alternanza di fasi di tonda e di fasi di tresca, con drastica riduzione della distanza interpersonale. Trescone: composizione articolata di tonda, balletto e tresca, usata anche come ballo autonomo in sfide progressive fra danzatori. Tratti ricorrenti: # dialettica fra lavoro gestuale (battere le mani, additare, scuotere le braccia) e lavoro ritmico dei piedi (saltelli, impatti, rimbalzo, spuntapié maschile); continuo scambio della dama, con gli uomini che piroettano da una all\u0026rsquo;altra mentre le dame restano al posto; dipendenza dalla guida: è il suonatore a spingere la coppia. Durante le sfide ballerini e suonatore variano estemporaneamente le frasi, e quando l\u0026rsquo;intesa riesce nasce la \u0026ldquo;maraveja\u0026rdquo;, la meraviglia collettiva. Non è danza di rappresentazione ma di relazione: nelle versioni maremmane prevale il carattere pantomimico e allusivo, in quelle appenniniche e romagnole l\u0026rsquo;integrazione nel sistema dei balli saltati. Divulgatori e gruppi di riferimento # Ricercatori e raccoglitori: Placida Staro con l\u0026rsquo;Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; di Monghidoro (dal 1982), Stefano Cammelli, Giuseppe Michele Gala (Taranta, Centro Studi di Danza Etnica), Gaspare Ungarelli (1894), Roberto Leydi, Alberto Nocentini, Antonio Cornoldi, Juan Carlos Battilani (Val Santerno, val Sillaro, val Marecchia), Dario Toccaceli (Archivio Sonoro Marche), Mauro Platani (val Lamone), Gualtiero Gori (valle del Rabbi e val Marecchia), Roberto Bucci (val Senio). Suonatori e informatori: Melchiade Benni (violino, Monghidoro), Primo Panzacchi (fisarmonica), Bruno Zanella (chitarra), Ariodante Minarini, Delso Giannelli-organetto (San Pellegrino) Giovanni Paolini-fisarmonica (Firenzuola), Gino Mainetti-fisarmonica (Premilcuore), Vincenzo Rossi-organino dubotte (Strada San Zeno) Francesco Babbini-fisarmonica (S.Agata Feltria), Leo Ceroni-fisarmonica (Casola Valsenio), Italo Ghini-clarinetto (Sassoleone), Renato Quercia-organetto (Castel del Rio), Domenico Raffini (Ponticelli di Imola) . Gruppi e formazioni: I Suonatori della Valle del Savena e del Setta, il Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara (CRDCM) di Monghidoro, il Gruppo Popolaresco di Montalcino, il Gruppo Folcloristico \u0026ldquo;La Muffrina\u0026rdquo; della Garfagnana, il Trio Tresca, i Canterini e Danzerini Romagnoli di Imola, l\u0026rsquo;Almanacco Popolare, Interamna Folk, La Serpe d\u0026rsquo;Oro, Mengo-Aldì-Carlòn Trio, Gruppo Ballerini folkloristici castellani, Orchestra dei Superstiti di val Santerno, Triogrande, Tacabagaretta. Oggi la trasmissione passa da laboratori di danza tradizionale italiana, stage, rassegne folcloristiche e rievocazioni; la tresca resta più didattica e di ricerca che presenza fissa nei circuiti balfolk (v. Note di ricerca e fonti). Formazione e tipologia # Due famiglie coesistenti, entrambe documentate.\nForma collettiva, a catena o in cerchio: danzatori mano nella mano, cerchio aperto o chiuso, giro antiorario su sé stessi e nello spazio, spesso con incrocio di braccia; è la forma canonica nel sistema dei balli staccati, e in certe feste il cerchio si stringe attorno alla coppia più abile al centro della sala. Forma di coppia: due o quattro coppie in quadrato o disposte longitudinalmente a centro sala, con continuo scambio della dama; varianti in sei, a raggiera (Runcastelda) o a corridoio. Danza mista, a coppie aperte, con forte componente di improvvisazione maschile. Alle origini toscane e maremmane è attestata l\u0026rsquo;esecuzione da soli uomini, talvolta con un interprete nel ruolo caricaturale della donna, memoria di pratiche carnevalesche di travestimento. Struttura della danza # Struttura modulare, che cambia con la funzione. Schema classico del ballo staccato che si chiude in tresca: A) spasso o passeggiata di entrata; B) balletto, figura centrale spesso pantomimica; C) tonda, tutti in cerchio mano nella mano in senso antiorario; D) braccia o incontro; E) tresca, trescarella o trescone, con accelerazione, giri individuali, scambio di posto, galoppo e braccetto. Esempi documentati:\nTrescone di San Pellegrino (alta val Santerno) # Struttura musicale: AB, per un numero di passate che permetta di far interagire ogni coppia con tutte le altre\nParti del ballo: # A) balletto in modalità \u0026ldquo;alta-valle\u0026rdquo; B) Girotondo della quartiglia in senso antiorario e ritorno al posto C) La coppia 1 invita la coppia 2 a passare sotto l\u0026rsquo;arco D) Progressione E) Trescarella finale Veneziana di San Pellegrino (alta val Santerno) # il nome evoca una manfrina ma è un trescone, Struttura musicale AB, 6 passate obbligate con eventuale prolungamento della polka finale a gusto dei suonatori.\nParti del ballo: # A) Galoppi / Catena inglese B) Galoppi / Prima figura: Stella (o mulino) C) Galoppi / Catena inglese D) Galoppi / Seconda figura: Dos-à-dos E) Galoppi / Catena inglese F) Galoppi / Terza figura: Polka e finale Tresca dei preti come ballo isolato # struttura bipartita o tripartita (AABB, ABC-coda) con sezioni di tonda e balletto organizzato, su schemi di arie concatenate (ADE-coda, ABCBD-coda) adattate estemporaneamente dal suonatore.\nTrescone di Castel del Rio (bassa val Santerno) # Struttura musicale: 5 moduli melodici differenti (sequenza di Renato Quercia)\nParti del ballo: # A) Promenade in senso antiorario B) Dos-à-dos C) Giri di braccia con presa alta D) Galoppo E) Giri di braccetto F) Trescarella G) Polka di sala in senso antiorario Trescone di San Pellegrino (alta val Santerno) # Parti del ballo: # A) Balletto di fronte in modalità \u0026ldquo;Alta Val Santerno\u0026rdquo; B) Girotondo della quartina in senso antiorario e ritorno al posto C) La coppia 1 invita la coppia 2 a passare sotto l\u0026rsquo;arco D) Progressione E)Trescarella finale Trescone di Sassoleone (valle del Sillaro) # Struttura musicale: AA BB per 4 passate vincolate alla coreografia\nParti del ballo: # A) Tiroir delle coppie \u0026ldquo;top\u0026rdquo; (1-3) e delle coppie \u0026ldquo;side\u0026rdquo; (2-4) B) Polka di tutti C) Archi e promenade delle coppie 1-3 D) Archi e promenade delle coppie 2-4 E) figura conclusiva identica alla prima Treccia di Sassoleone (valle del Sillaro) # Struttura musicale: A B C A D per tre passate in modo che ogni coppia abbia avuto il ruolo centrale\nParti del ballo: # A) La coppia centrale parte al galoppo eseguendo la treccia, tutti eseguono B) Balletto saltato C) Giri di braccia D) Trescarella E) Seconda treccia uguale alla prima F) Dame ferme, un nuovo cavaliere diventa \u0026ldquo;centrale\u0026rdquo; Val di Savena, tresca come appendice # ripresa concitata del balletto con avvicinamento dei corpi, sfiancamenti e accelerazione dei passi fino all\u0026rsquo;esaurimento fisico.\nNon esiste una coreografia unica codificata: ogni valle e ogni informatore conserva le sue varianti, e le fonti medievali tramandano il nome, non le figure.\nMetro e struttura musicale # Tempo rapido e saltato, con accelerazione progressiva: è il tratto che definisce il genere.\nMetro: il 2/4 è il riferimento della tradizione toscana ed emiliana; il 6/8 di tipo saltarello caratterizza la fase di tresca in diverse varianti, e alcune fonti usano indifferentemente l\u0026rsquo;uno o l\u0026rsquo;altro (v. Note di ricerca e fonti). Forme: AABB, ABC-coda, sequenze di arie concatenate (ADE-coda, ABCBD-coda), periodi di 8 o 16 battute. Nel repertorio appenninico i motivi possono essere brevissimi, anche di due battute, e ogni motivo chiede una variazione di passo. Struttura aperta, con accelerando e stringendo finali: il tempo lo decide il ballo, non la partitura. Dove è vivo, il canto a ballo procede per strofe di repertorio o improvvisate, con alternanza responsoriale (\u0026ldquo;Svegliatevi dal sonno\u0026rdquo; nel trescone maremmano). Strumenti e stile musicale # Appennino emiliano-romagnolo: l\u0026rsquo;organico storico è il \u0026ldquo;concertino\u0026rdquo; d\u0026rsquo;archi montanaro (primo violino, secondo violino o chitarra, violone o basso tuba). Il violino resta strumento guida fino a metà Novecento in Val di Savena e in Val di Reno; poi si affiancano o subentrano organetto diatonico, fisarmonica cromatica e clarinetto. Toscana: prevalgono le fisarmoniche (il repertorio del gruppo di Montalcino è affidato a due fisarmoniche), con piffero, mandolino, chitarra, flauti di canna e, in contesti arcaici o ricostruiti, zampogna. Stile: esecuzione incalzante, attacco aggressivo dell\u0026rsquo;arco, accentuazione ritmico-percussiva, accento sul battere del piede, rimbalzo e chiamata cantata. Il suonatore non accompagna: guida. Autori e compositori # Di tradizione orale: autore non documentato, melodie anonime e locali, tramandate e rielaborate dai suonatori. Le trascrizioni e le registrazioni etnomusicologiche di riferimento si appoggiano ai repertori di Melchiade Benni (violino), Primo Panzacchi (fisarmonica) e Bruno Zanella (chitarra); la Tresca dei preti è legata alla tradizione violinistica di Monghidoro raccolta da Stefano Cammelli. Brani moderni come \u0026ldquo;Tresca in Re\u0026rdquo; riprendono temi tradizionali dell\u0026rsquo;Appennino. Per il Medioevo si citano genericamente i saltarelli anonimi del ms. London, Add. 29987: nessuna musica coeva porta il titolo di tresca. Aneddoti e curiosità # Quando l\u0026rsquo;intesa estemporanea fra suonatore e ballerini produce la \u0026ldquo;maraveja\u0026rdquo;, al termine della tresca i ballerini si abbracciano, si inchinano, stringono la mano al musicista e gli astanti offrono loro da bere. La Tresca dei preti chiude il Ballo di Mantova, detto anche Ballo del morto: nel ballo il danzatore \u0026ldquo;morto\u0026rdquo; resuscitava all\u0026rsquo;improvviso per rapire la dama e lanciarsi nella tresca. La parola \u0026ldquo;tresca\u0026rdquo; è entrata nell\u0026rsquo;italiano come sinonimo di relazione amorosa clandestina: raro caso di danza che ha inventato un vocabolo comune. Benvenuto da Imola la descrive come \u0026ldquo;ludus nimis intricatus\u0026rdquo; [\u0026ldquo;un gioco estremamente intricato\u0026rdquo;, eseguita con prodigiosa coordinazione di mani e membra [nel \u0026ldquo;Comentum super Dantis Aldigherij Comoediam\u0026rdquo; vv.40-42]. Carlo Collodi, nelle Avventure di Pinocchio, fa dondolare il burattino impiccato alla Quercia Grande come se ballasse il trescone. In alcune zone della Toscana e dell\u0026rsquo;Emilia la tresca era ballata all\u0026rsquo;aperto da soli uomini, con uno di loro nel ruolo caricaturale della donna. \u0026ldquo;Trescone\u0026rdquo; nasce come appellativo rustico e spregiativo: le fonti leggono la Tresca dei preti sia come trasgressione giocosa della chiusura del Ballo di Mantova, sia come appellativo ironico per un ballo giudicato allusivo e villano. Presenza nei media e nella cultura di massa # Letteratura: Divina Commedia, Decameron, commenti trecenteschi (Buti, Benvenuto da Imola), Avventure di Pinocchio. Iconografia: il ballo tondo della Chiesa Militante e Trionfante di Andrea Bonaiuti in Santa Maria Novella a Firenze. Discografia: la serie dei Suonatori della Valle del Savena e \u0026ldquo;Al di là delle parole\u0026rdquo; (Nota, Udine); \u0026ldquo;Canti e balli dell\u0026rsquo;Italia settentrionale\u0026rdquo; dell\u0026rsquo;Almanacco Popolare (1976), con il Ballo di Mantova e la tresca dei preti; il Canzoniere Internazionale (1972); i repertori de La Serpe d\u0026rsquo;Oro e Interamna Folk, \u0026ldquo;Trescone a veglia. Balli della Maremma toscana\u0026rdquo; a cura di G. M. Gala (Edizioni Taranta, 2001); Documentari e audiovisivi: film etnografici di Placida Staro e Marco Ruggeri, documentari etnomusicologici RAI, videoregistrazioni del CRDCM di Monghidoro, trasmissioni radiofoniche di Roberto Leydi. Oggi: laboratori di danza tradizionale italiana, stage dedicati, rievocazioni medievali, sagre come la Sagra del Tordo di Montalcino e la Sagra del Galletto, rassegne folcloristiche. Non ha la diffusione mediatica di tarantella o pizzica: resta legata a contesti regionali, di ricerca e di didattica. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà da media a medio-alta, secondo la forma.\nLe versioni collettive in cerchio o catena sono accessibili: passo saltato in 2/4, giro antiorario, battuta di piedi. Il trescone di coppia e le sfide richiedono agilità nei saltelli, prontezza nello scambio della dama, improvvisazione ritmica e una discreta resistenza cardiovascolare. La difficoltà maggiore non è tecnica ma relazionale: seguire la guida, ascoltare il suonatore, entrare nel tempo del ballo. Adattamenti: negli stage la tresca viene semplificata in cerchio finale, con struttura tonda più tresca e pantomime ridotte; nei circuiti balfolk è presente ma non dominante, e le versioni più tecniche restano patrimonio dei laboratori di danza tradizionale italiana. Per lo studio conviene partire dal passo saltato lento e da una musica senza figure complesse. Note di ricerca e fonti # Convergenze solide tra le fonti: esistenza di un ballo medievale chiamato tresca, attestato nel Trecento [15] [24]; etimo legato al battere dei piedi [12] [16]; funzione di chiusura nel sistema dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino [7] [8] [9] [25]; scambio della dama; metro vivace con accelerazione finale; trasmissione orale. Divergenze, cautele e verifiche:\nOmonimia calabrese: una fonte descrive la \u0026ldquo;tresca\u0026rdquo; di Catanzaro, ballo in cerchio di coppie in 6/8 imparentato con la tarantella calabrese e tramandato dai gruppi folcloristici cittadini [22]. È una danza diversa, con repertorio, area e comunità propri: è stata tenuta fuori dal corpo della scheda e segnalata qui. Nessuna delle altre fonti la menziona. Etimologia: la lettura germanica (thriskan / dreskan) è la più accreditata [12]; una fonte la considera invece parola espressiva o onomatopeica, legata al rumore del ballo e del chiasso, e invita a diffidare delle etimologie che risalgono a lingue antiche. L\u0026rsquo;accostamento fra battere dei piedi e trebbiatura del grano è suggestivo ma non dimostrabile: nel testo resta un\u0026rsquo;analogia, non una prova. Cronologia: il nome è trecentesco [15] [24], ma la continuità diretta fra tresca medievale e forme etnografiche non è dimostrabile e non va sovrapposta meccanicamente [7] [8] [9]. Citazioni dantesche: la collocazione corretta è Inferno XIV 40-42, con Purgatorio X 62 per il \u0026ldquo;trescando\u0026rdquo; di Davide [15] [24]; una fonte indica Paradiso X 28, che non corrisponde al passo e non è stato accolto. Metro: 2/4 in quattro ricerche, 6/8 in due, 2/4 oppure 6/8 in notebooklm, che parla di varianti in 6/8 per la fase di tresca. Si è scelto il 2/4 come metro di riferimento, dichiarando la discrepanza nel campo dedicato. Formazione e tipologia: cerchio o catena collettiva e quadrato a quattro coppie con scambio della dama sono entrambe documentate e compatibili: la scheda le presenta come due famiglie coesistenti. Nome della Tresca dei preti: una fonte vi legge una trasgressione giocosa della chiusura del Ballo di Mantova, un\u0026rsquo;altra un appellativo ironico per un ballo giudicato osceno. Entrambe le letture sono registrate in Aneddoti, senza sceglierne una. Fonti principali: Placida Staro [8] [9] [10] [26]; Stefano Cammelli [7]; Alberto Nocentini [12]; Gaspare Ungarelli [13]; Antonio Cornoldi [14]; Roberto Leydi [23]; Enciclopedia Treccani [15] [16] [17]; materiali del CRDCM di Monghidoro e dell\u0026rsquo;Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; [1] [6], Giuseppe Michele Gala [11] [18] [21];\nQuesta danza compare in 2 DVD: DVD 002 002 Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca Imola 1990 DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] I Suonatori della Valle del Savena - Vént Mingòn e Tresca Esecuzione di riferimento, verificata: i Suonatori della Valle del Savena in un ballo staccato dell\u0026rsquo;Appennino bolognese con la sua fase di tresca. [2] Ballo di Mantova e tresca dei preti - Almanacco Popolare La Tresca dei preti come chiusura saltata del Ballo di Mantova, dal repertorio dell\u0026rsquo;Almanacco Popolare. [3] Ballo de \u0026ldquo;Il trescone\u0026rdquo; - Gruppo Folclorico \u0026ldquo;La Muffrina\u0026rdquo;, Garfagnana Il trescone nella versione tipica della Garfagnana, con il commento del gruppo su origini e nome del ballo. [4] Sagra del Tordo: ecco il Trescone - Montalcinonews Il Trescone danzato a Montalcino durante la Sagra del Tordo, con il racconto della formazione del gruppo popolaresco locale. [5] Trescone di San Pellegrino - istruzioni di danza (Juan Carlos Battilani) Ricostruzione coreutica e didattica del Trescone di San Pellegrino, alta Val Santerno: struttura a più passate con tonda, balletto, braccetto e tresca. [6] La Piccola scuola di musica di Monghidoro - video segnalato come \u0026ldquo;Tresca dei preti\u0026rdquo; Link proposto da notebooklm come esecuzione della Tresca dei preti: verificato, documenta un evento della Piccola scuola di musica di Monghidoro diretta da Placida Staro e non contiene riferimenti espliciti a una tresca. Conservato per il valore documentario sull\u0026rsquo;ambiente di ricerca monghidorese (v. Note di ricerca e fonti). [7] Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa. Musiche, balli e suonatori tradizionali della montagna bolognese, Bologna, Edizioni Alfa, 1983 La ricerca che ha fondato lo studio dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese e della tresca come chiusura del repertorio. [8] Placida Staro, Un repertorio di ballo saltato, in S. Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa, Bologna, Alfa, 1983 Analisi etnocoreologica delle tipologie di tresca, trescarella e trescone nel repertorio saltato appenninico. [9] Placida Staro, Al di là delle parole. La danza antica dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, Udine, Nota, 2007 Monografia con documentazione audio sulla danza antica dell\u0026rsquo;Appennino bolognese: il testo di riferimento per il sistema tonda-balletto-tresca. [10] Placida Staro, Il trebbo delle scartocciate. Danza e musica popolare nell\u0026rsquo;Appennino bolognese, Bologna, Alfa, 1988 Studio sul ballo e sulla festa contadina in Appennino, con la funzione della tresca come chiusura rituale della veglia. [11] Giuseppe Michele Gala (a cura di), Trescone a veglia. Balli della Maremma toscana, collana Ethnica, Firenze, Edizioni Taranta, 2001 Monografia e discografia di riferimento sul trescone maremmano, con trascrizioni, testi e descrizioni coreutiche. [12] Alberto Nocentini, Tresca e trescone. Etimologia dei balli popolari italiani, in Choreola n. 2, 1991 L\u0026rsquo;ipotesi etimologica germanica (thriskan, pestare coi piedi) oggi più accreditata, con il confronto fra le famiglie lessicali italiane. [13] Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese, Roma, 1894 Prima raccolta sistematica di danze dell\u0026rsquo;area bolognese: il punto di partenza della documentazione scritta. [14] Antonio Cornoldi, Ande, bali e canti del Veneto, 1968 Registra la tresca in area veneta come contraddanza affine al saltarello romagnolo. [15] Tresca - Enciclopedia Dantesca, Treccani Definizione e citazioni dantesche e boccaccesche della tresca, come ballo e come metafora del movimento incessante. [16] Trescone - Enciclopedia Treccani Voce enciclopedica sul ballo contadinesco di movimento vivace in due tempi, eseguito a coppie in quadrato con scambio della dama. [17] Tresca - Vocabolario Treccani Definizione lessicografica e slittamento semantico del termine verso il figurato amoroso e il chiasso. [18] Trescone - Taranta, Centro Studi di Danza Etnica Scheda etnocoreologica di Giuseppe Michele Gala: etimo, fonti medievali, aree di diffusione e bibliografia specialistica. [19] Trescone - Wikipedia Sintesi divulgativa su diffusione geografica, citazioni letterarie e discografia. [20] Il ballo del Trescone a Montalcino - Ecomuseo Digitale delle Crete Senesi Documentazione del Gruppo Popolaresco di Montalcino e del Trescone nella Sagra del Tordo. [21] Giuseppe Michele Gala, Etnocoreologia italiana (PDF) Studio accademico sul metodo etnocoreologico e sulle famiglie di ballo italiane, con riferimenti a tresca e trescone. [22] Centro di Documentazione delle Musiche di tradizione orale della Calabria (CDM onlus, Rende) Punto di riferimento per la documentazione delle musiche e delle danze di tradizione orale calabresi: utile per collocare la tresca di Catanzaro, danza omonima e distinta da quella appenninica; il collegamento rimanda a una ricerca bibliografica. [23] Roberto Leydi (a cura di), L\u0026rsquo;altra musica. Etnomusicologia attuale in Italia, Milano, Giunti Ricordi Quadro storico della ricerca etnomusicologica italiana, utile per capire chi ha documentato le danze appenniniche e meridionali. [24] Nunzio M. Fracasso, Forme di danza, forme di scrittura Studio filologico sulla terminologia della danza in Dante (ridda, tresca) e sui commenti trecenteschi; il collegamento originario non è più raggiungibile e la voce rimanda a una ricerca bibliografica. [25] Balli staccati - Wikipedia Descrizione del repertorio di balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, con la tresca come parte conclusiva dei balli antichi. [26] Placida Staro, Le vie del Violino. I Suonatori della Valle del Savena, Udine, Nota Edizioni Ricerche, trascrizioni e registrazioni sul campo del repertorio dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, con il violino come strumento guida. ","date":"7 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/danze/tresca/","section":"Danze","summary":"Antica danza di mani e di piedi attestata dal Trecento, la Tresca sopravvive come trescone e come chiusura in accelerazione dei balli staccati dell’Appennino.","title":"La Tresca - Danza Medievale e dei Balli Staccati dell'Appennino emiliano","type":"danze"},{"content":"","date":"7 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/scozia/","section":"Tags","summary":"","title":"Scozia","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001b\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Morrigan\u0026#39;s wake - intro · 52:56 Morrigan\u0026#39;s wake - Danza Set 1 · 55:49 Morrigan\u0026#39;s wake - Danza Set 2 · 57:49 Il Kerry Set è una delle più trascinanti danze sociali irlandesi: quattro coppie in quadrato, polke e slide che spingono, e quel battito di piedi che nel Kerry è quasi una lingua. È un incontro più che una danza da palcoscenico: il cuore delle serate di paese, delle house dances nelle cucine contadine e dei balli ai crocicchi del Munster.\nL\u0026rsquo;abbiamo ricevuta attraverso la grande stagione del revival del set dancing che, dagli anni Sessanta-Ottanta, ha riportato alla luce un repertorio di figure nato nel XIX secolo dall\u0026rsquo;adattamento popolare delle quadriglie francesi alle musiche autoctone, grazie a ricercatori e maestri come Pat Murphy, Connie Ryan e Timmy \u0026ldquo;the Brit\u0026rdquo; McCarthy.\nNel Kerry e nello Sliabh Luachra quelle musiche sono le polke e le slide. In Italia lo incontriamo soprattutto nei corsi e negli stage di danze irlandesi e nelle serate di set dancing, più che nei balfolk \u0026ldquo;puri\u0026rdquo;: un ballo di nicchia, ma tra i più amati da chi lo conosce.\nScheda sintetica # Nome proprio # Kerry Set (talvolta Kerry Polka Set). Il nome identifica un set dance (quadriglia a figure) associato alla contea di Kerry, nell\u0026rsquo;Irlanda sud-occidentale; nelle fonti compare anche come Set of Kerry e, colloquialmente in Italia, «il Kerry».\nIn gaelico irlandese non esiste una denominazione tradizionale distinta: la terminologia del set dancing è quasi tutta in inglese, con l\u0026rsquo;eccezione della variante nota come Seit Chorca Dhuibhne (West Kerry).\nAltri nomi e varianti # Denominazioni generiche: Kerry Polka Set, Polka Set, Set of Kerry, «il Kerry». Varianti territoriali: North Kerry Set (o Ballybunion Polka Set, area di Listowel/Ballybunion), West Kerry Set (West Kerry Polka Set / Seit Chorca Dhuibhne, penisola di Dingle), South Kerry Set (Cahersiveen/Valentia, affine al Caherciveen Set), Sliabh Luachra Set (confine Kerry-Cork-Limerick), Mid Kerry. La nomenclatura non è univoca: nelle fonti «Kerry Set», «North Kerry Set» e «Sliabh Luachra Set» sono a volte sinonimi, a volte varianti distinte. Nei repertori italiani è di norma indicato semplicemente come «Kerry Set» o «Kerry Polka Set». Traduzione e significato # «Set (del) Kerry»: set indica la quadriglia a quattro coppie (dal francese set of quadrilles), non una danza singola; Kerry è la contea di origine (in gaelico Contae Chiarraí). Non c\u0026rsquo;è significato simbolico o rituale: è una designazione geografica e tipologica.\nDa non confondere con la set dance solistica del sistema di competizione dello step dancing (es. St. Patrick\u0026rsquo;s Day), che è un genere diverso.\nArea geografica e provenienza # Irlanda, contea di Kerry (provincia del Munster, sud-ovest): varianti riferite al North Kerry (Listowel, Ballybunion), al West Kerry (penisola di Dingle / Corca Dhuibhne) e al South Kerry (Cahersiveen, Valentia Island). Repertorio musicale legato allo Sliabh Luachra, «terra delle polke» al confine tra Kerry, Cork e Limerick. Diffusione attuale: tutta l\u0026rsquo;Irlanda, la diaspora irlandese e i circuiti internazionali di set dancing. In Italia: presente nei corsi e nelle scuole di danze irlandesi e negli stage dedicati; quasi assente dai balfolk «puri» (centrati sul repertorio franco-bretone ed europeo), è invece vivo nei circuiti celtici e irlandesi italiani. Epoca e anno di riferimento # Le quadriglie francesi giungono in Irlanda tra fine Settecento e primi Ottocento (ipotesi tra ~1780 e ~1840); le polke entrano nel repertorio intorno alla metà dell\u0026rsquo;Ottocento, sulla scia della moda europea diffusa dal 1844 circa. La forma locale si consolida nella seconda metà dell\u0026rsquo;Ottocento come danza di tradizione orale; segue il declino dopo il Public Dance Halls Act (1935) e il revival dagli anni Sessanta-Ottanta. Codificazione moderna: raccolte sul campo da metà Novecento (es. Vicki Maheu a Listowel, 1977) e trascrizioni di Terry Moylan (Irish Dances, 1984) e Pat Murphy (Toss the Feathers, 1995). Non documentato un anno preciso di creazione né un autore originario. Occasione e funzione sociale # Storicamente: house dances (balli nelle case), crossroads dances (ai crocicchi), rambling houses, pattern days (feste patronali), matrimoni, veglie e fiere. Funzione di socialità comunitaria, corteggiamento regolato, coesione e trasmissione intergenerazionale. Oggi: céilithe, set dancing weekends, pub e parish halls, festival (Fleadh Cheoil, Willie Clancy Summer School, raduni di Listowel) e competizioni (All-Ireland). In Italia: serate e stage di danze irlandesi, feste celtiche e di San Patrizio. Non è danza rituale né cerimoniale. Storia e origine # Origine: adattamento vernacolare delle quadriglie (e in parte cotillon e lancers) di corte francesi, introdotte in Irlanda tra fine Settecento e Ottocento da dancing masters itineranti, militari e proprietari terrieri. Nel Kerry e nello Sliabh Luachra il modello di sala fu «irlandesizzato»: musica sostituita da polke e slide locali, passi bassi e battuti, presa corta, energia. Ruolo della Gaelic League (Conradh na Gaeilge): dapprima ostile ai set perché di origine straniera, promosse i céilí dances codificati; il Public Dance Halls Act (1935) e la pressione del clero ne favorirono il declino. Sopravvivenza nelle aree rurali (Kerry, Clare, Cork) e revival dagli anni \u0026lsquo;60-\u0026lsquo;80 guidato da Connie Ryan, poi codificato da Pat Murphy; documentazione sul campo di Vicki Maheu (1977) e Timmy \u0026ldquo;the Brit\u0026rdquo; McCarthy. Mito da sfatare: i set non sono «antiche danze celtiche millenarie», ma forme nate dall\u0026rsquo;ibridazione ottocentesca di balli europei di sala. Note etnocoreologiche # Famiglia: set dance / figura dance di gruppo (quadriglia), distinta sia dallo step dancing solistico sia dal céilí dancing standardizzato dalla Gaelic League. Formazione: quadrato di quattro coppie (8 danzatori), una per lato; coppie Top (1st/2nd) e Sides (1st/2nd). In molte versioni del Kerry i First Sides sono a sinistra dei First Top. Concetti ricorrenti: body/chorus (sezione comune), house (giro all\u0026rsquo;interno del set, non «casa»), lead around, advance and retire, ladies chain/star, swing, quarterhouse, change of place. Stile del Kerry/Sliabh Luachra: passo polka «down-2-3» basso e gliding, «slithering» più fluido nel West Kerry, «stamp e clap» finali; niente battering elaborato tipico del Clare; upper body rilassato, «light on your feet». La variabilità locale è un marcatore identitario (legata alla parrocchia, alla famiglia di musicisti): non esiste un\u0026rsquo;unica coreografia canonica. Il ballerino è in dialogo con la musica: la figura è comandata dal tipo di tune (polka, slide, hornpipe). Divulgatori e gruppi di riferimento # Irlanda e divulgatori: Timmy \u0026ldquo;the Brit\u0026rdquo; McCarthy (Lyreacrompane), Pat Murphy (Toss the Feathers), Terry Moylan, Connie Ryan, Joe O\u0026rsquo;Donovan, Larry Lynch, Joseph O\u0026rsquo;Hara, Donncha Ó Muinneacháin; Vicki Maheu (raccolta di Listowel, 1977); Comhaltas Ceoltóirí Éireann, An Coimisiún, Brooks Academy, Ballybunion Set Dancers, Siamsa Tíre (Tralee). Musicisti e band: Pádraig O\u0026rsquo;Keeffe, Denis Murphy, Julia Clifford, Johnny O\u0026rsquo;Leary, Jackie Daly; Sliabh Luachra Céilí Band, Matt Cunningham, Shaskeen, Johnny Reidy \u0026amp; The Sliabh Luachra Céilí Band, Abbey Céilí Band. Italia: accademie e scuole di danze irlandesi — Gens d\u0026rsquo;Ys (Milano, Bologna e altre sedi), Clover Danze Irlandesi (Firenze, Arezzo, Pisa, Prato), Gannet School of Irish Set Dancing (dal 2000), IRIS Accademia (Arezzo), Tara School (Milano/Roma), CelticAL (Cagliari), B.Folk Bologna; tra gli insegnanti del repertorio set, Cristina Zanini e Claudio Cavallini (Bologna). La trasmissione passa per corsi, stage con insegnanti irlandesi e serate céilí/set. Formazione e tipologia # Tipologia: set dance irlandese (figura dance di gruppo), categoria «polka set»; non è step dance solistica né céilí dance standardizzata. Formazione: quadrato di quattro coppie (8 danzatori), una per lato; frequente nella didattica l\u0026rsquo;esecuzione in «half set» (2 coppie). Ruoli: coppie Top (1st e 2nd) e Sides (1st e 2nd); i gents (cavalieri) di norma alla sinistra delle partners. Danza sociale e partecipativa, non solistica; l\u0026rsquo;unità esecutiva è il set, non la singola coppia. Struttura della danza # Articolata in figure successive (in genere 4-6), spesso aperte e chiuse dal lead around e separate da brevi pause; ogni figura è comandata dalla musica. Versione diffusa «The Kerry Set» (5 sezioni): Polka, Polka, Slide, Polka, Hornpipe. Il North Kerry Set (forma di riferimento) ha 5 figure; il West Kerry Set ne aggiunge una sesta (Polka, Polka, Slide, Polka, Slide, Hornpipe). Figure tipiche: body/chorus; house / show the lady; slide to centre and back; ladies chain / ladies\u0026rsquo; star; stelle a mani destre e sinistre; advance and retire; quarterhouse; swing. Durate indicative (North Kerry): ~152-184 battute per figura, con 8 battute di introduzione; durata complessiva ~10-11 minuti (fino a ~14-20 minuti con le pause). Nessuna struttura unica valida per tutte le versioni: numero, ordine e dettagli variano per area, scuola e maestro. Metro e struttura musicale # Metri misti per figura: Polka in 2/4 (veloce, indicativamente ~110-160 bpm secondo le fonti), Slide in 12/8 (o 6/8, «single jig» velocissima tipica del Kerry), Hornpipe in 4/4 (o 2/4 puntato) per la figura finale. Successione tipica: polka → polka → slide → polka → hornpipe; alcune varianti (es. South Kerry) introducono jig o reel. Struttura: frasi regolari di 8 o 16 battute, con introduzione di 8 battute prima di ogni figura; la musica «comanda» la figura, che richiede un numero fisso di battute. Discrepanza (vedi Note di ricerca e fonti): una fonte descrive il Kerry Set interamente in reel 4/4; è una tesi minoritaria e non supportata dalle fonti principali. Strumenti e stile musicale # Organico tipico: fiddle (spesso in stile Sliabh Luachra), fisarmonica a bottoni (button accordion, sistemi B/C o C#/D), concertina, flauto traverso, tin whistle, banjo, bodhrán; nelle céilí band anche piano e percussioni; talvolta uilleann pipes, chitarra e bouzouki. Stile: pulsazione regolare e marcata, fraseggio ornato e «marciante», energia funzionale alla danza; la polka kerriana ha un «clip» ritmico riconoscibile. Il battere dei piedi dei danzatori diventa parte della sezione ritmica: nasce un dialogo tra il footwork e gli strumenti. Autori e compositori # Coreografia e musica di tradizione orale: nessun autore o compositore unico documentato. Melodie: brani tradizionali (spesso anonimi) del repertorio del Kerry e dello Sliabh Luachra; alcune polke hanno titolo (es. John Ryan\u0026rsquo;s, Ballydesmond, Denis Murphy\u0026rsquo;s, Egan\u0026rsquo;s) e talvolta un autore noto all\u0026rsquo;interno della tradizione (Pádraig O\u0026rsquo;Keeffe, Denis Murphy). Trascrizioni e codifiche moderne: Vicki Maheu (raccolta di Listowel, 1977), Terry Moylan (Irish Dances, 1984), Pat Murphy (Toss the Feathers, 1995), Comhaltas Ceoltóirí Éireann. Musicisti e arrangiatori per il ballo: Matt Cunningham, Sliabh Luachra Céilí Band, Shaskeen. Aneddoti e curiosità # «House» non significa «casa»: è il giro eseguito all\u0026rsquo;interno del set, in waltz hold o secondo le modalità della figura. La «Show the Lady» è il gesto del gentleman che conduce la dama al centro per mostrarla agli altri. Una delle polke del set, la celebre John Ryan\u0026rsquo;s Polka, è la musica della scena del ballo di terza classe nel film Titanic (1997). Resistenza culturale: durante il Public Dance Halls Act (1935) e la pressione clericale i set si praticavano di nascosto nelle case; in alcune zone del Kerry sopravvissero solo nella memoria di pochi anziani danzatori, recuperati da un lavoro di etnografia d\u0026rsquo;urgenza. Jeremiah Molyneaux detto «Munnix» (1881-1965), ultimo dancing master itinerante del North Kerry, legato anche a set solisti come The Blackbird e St. Patrick\u0026rsquo;s Day. Nel 1988 il Foilmore Set (variante del South Kerry Set) vinse la finale All-Ireland di set dancing; in alcune versioni del North Kerry i First Sides sono a destra, una rarità nel panorama irlandese. Il Kerry Set compare tra i set più votati nelle classifiche di gradimento (Top 10 Irish Set Dances 2017: West e North Kerry ai primi posti). Presenza nei media e nella cultura di massa # Resta meno visibile dello step dancing da palcoscenico (Riverdance), con cui non va confuso. Documentari e archivi: «A Feast of Irish Set Dances» (Oilean Productions, 1989), con tre set del Kerry; serie d\u0026rsquo;archivio RTÉ (es. Come West Along the Road); Irish Traditional Music Archive (ITMA). Video e tutorial circolano su YouTube nei canali di insegnanti e céilí band. La rivista-archivio «Set Dancing News» (dal 1994) è la principale cronaca mondiale del set dancing. Discografia: album di Matt Cunningham, delle céilí band e serie «Music for the Sets». In Italia: visibilità legata a YouTube, corsi di danze irlandesi, festival celtici (Celtica, Triskell, Bustofolk) e feste di San Patrizio; scarso peso mediatico televisivo. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà media (bassa-media per la memorizzazione; la sfida è la velocità delle polke, la coordinazione nello spazio e la resistenza). Tecnica: ordine delle figure, orientamento rispetto a partner, posizioni e altre coppie, qualità del passo polka («down-2-3») e dello slide. Adattamenti didattici (anche in Italia): scomposizione delle figure, rallentamento del tempo, 8 battute di introduzione camminata, conteggi e chiamate (talvolta in italiano), semplificazione di figure complesse (es. quarterhouse) e riduzione delle ripetizioni, uso della waltz hold semplificata, esecuzione in half set (2 coppie). Nei balfolk (dove è raro) si usa talvolta la «versione accorciata» a 3-4 figure; il set è danzato quasi solo nelle comunità di Irish set dancing. Adatta anche a gruppi intergenerazionali; scarpe con suola in cuoio non troppo scivolosa aiutano a percepire il battere. Note di ricerca e fonti # La scheda fonde ricerche fatte su libri e integrate con la letteratura di riferimento del set dancing (Pat Murphy, Toss the Feathers; Terry Moylan, Irish Dances) e con fonti istituzionali (Irish Traditional Music Archive, National Inventory of Intangible Cultural Heritage, Comhaltas Ceoltóirí Éireann). Discrepanze riscontrate, segnalate e non appianate:\nNumero e ordine delle figure: le fonti oscillano tra 4, 5 e 6 figure (North Kerry 5, West Kerry 6; alcune schede generiche indicano 4-5). Nel testo principale si adotta la struttura polka-slide-hornpipe più diffusa, segnalando le varianti. Orientamento delle coppie: i «First Sides» sono a destra o a sinistra a seconda della fonte e della variante (il North Kerry è citato in entrambe le posizioni). Incertezza nelle fonti. Metro: prevalente polka 2/4 + slide 12/8 (o 6/8) + hornpipe 4/4; una risposta descrive erroneamente il Kerry Set interamente in reel 4/4 (tesi minoritaria e non supportata). Alcune fonti citano anche jig/reel in varianti specifiche. Codifica e standardizzazione: una fonte attribuisce la versione di riferimento e la codifica moderna a Séamus Creagh (con Breathnach e Connolly); la maggioranza indica invece Pat Murphy e il movimento di revival come riferimento principale, con la raccolta sul campo di Vicki Maheu (1977). Si segnala l\u0026rsquo;incertezza. Origine locale della versione standardizzata: indicazioni non univoche (Listowel/North Kerry vs Tralee/Ballymacelligott). Denominazioni: «Kerry Set», «North Kerry Set» e «Sliabh Luachra Set» sono in alcune fonti sinonimi, in altre varianti distinte; la distinzione precisa resta oggetto di discussione. Diffusione in Italia: alcune schede citano scuole e insegnanti specifici (Gens d\u0026rsquo;Ys, Clover, Gannet School, IRIS, Tara School, Cristina Zanini e Claudio Cavallini), altre sottolineano l\u0026rsquo;assenza di censimenti pubblici stabili. La presenza è comunque di nicchia, legata ai circuiti irlandesi più che al balfolk «puro». Costante metodologica: le set dances irlandesi non sono «antiche danze celtiche» ma forme sociali nate dall\u0026rsquo;adattamento ottocentesco di modelli europei (quadriglie); ogni semplificazione o standardizzazione didattica va dichiarata come tale e non presentata come forma autentica unica. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 Coreografia # Parti: A B C D E Preparazione Quattro coppie disposte ai lati di un quadrato. La coppia \u0026lsquo;1st Top\u0026rsquo; è di fronte al fondo sala, la \u0026lsquo;1st Sides\u0026rsquo; alla sua destra. Presa di waltz hold (mano destra del gent sulla schiena della lady, mano sinistra della lady sulla spalla destra del gent, mano sinistra del gent con la destra della lady). Esecuzione • FIGURA 1: WHEEL AROUND (POLKA) — 144 battute + 8 di introduzione Figura di apertura del set. Il \u0026ldquo;Wheel Around\u0026rdquo; è il movimento di base che percorre il quadrato. • Parte A Wheel Around (Polka) 16T Body. Tutte le coppie in waltz hold: 2 battute in place, 2 battute girando a destra, ripetere per 4 volte in totale (si percorre il quadrato e si torna a posto). 1. 2T Passo polka (down-2-3) in place Tutte le coppie 2. 2T Girare a destra in waltz hold Tutte le coppie • Parte B Mulini coppie top 8T\u0026#43;8T Top Couples: Mulini. Le due coppie Top (1st Top e 2nd Top) si prendono per mano destra al centro, girano in senso orario per 4 battute, poi si prendono per mano sinistra e girano in senso antiorario per tornare a posto (4 battute). 1. 8T Mano destra al centro, mulino orario Solo Top Couples 2. 8T Mano sinistra al centro, mulino antiorario a posto Solo Top Couples • Parte C Swing coppie top 8T sul posto 1. 8T Coppie top Swing in waltz hold sul posto le coppie side stanno ferme • Parte A Ripete la parte A 16T Tutte le coppie Wheel Around • Parte B Mulini coppie side 16T Le due coppie Side eseguono la parte B (Mulini) • Parte C Swing coppie side 16T Swing coppie side sul posto, top stanno ferme • La figura ricomincia da capo • FIGURA 2: HOUSE INSIDE (POLKA) — 144 battute + 8 di introduzione In questa figura le coppie si alternano all\u0026rsquo;interno del set, con la lady \u0026ldquo;mostrata\u0026rdquo; all\u0026rsquo;esterno. • Parte A 16T Body. Tutte le coppie in waltz hold: in e indietro (2 battute), giro a destra (2 battute), ripetere per 4 volte. 1. 16T Body completo Tutte le coppie • Parte B 8T 1st Top: House Inside (Show the Lady). La 1st Top Couple esegue \u0026lsquo;House Inside\u0026rsquo;: in waltz hold, la coppia gira in senso orario all\u0026rsquo;interno del set (la lady è mostrata all\u0026rsquo;esterno). 1. 8T House inside in waltz hold Solo 1st Top • Parte C 8T 1st Top: Slide in \u0026amp; back; dance 1 turn. Slide verso il centro (4 battute) e ritorno (4 battute), poi un giro in walt hold (4 battute). Il gent mette il braccio attorno alla vita della lady; la lady mette la mano sinistra sulla spalla del gent. 1. 4T Slide in e back (1-2, 1-2, 1-2, 123) Solo 1st Top 2. 4T Dance 1 turn in waltz hold Solo 1st Top • La figura ricomincia da capo Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Guilcher, J.-M. (1974). La danse traditionnelle en France. Paris: Fayard. Libro di ricerca fondamentale sui balli popolari francesi. [2] Circassian Circle, Galopade Country Dance, The Haymakers la pagina del libro di James Scott Skinner del 1905 con descrizione di 3 danze: \u0026ldquo;Circassian Circle\u0026rdquo;, \u0026ldquo;Galopade Country Dance\u0026rdquo;, e \u0026ldquo;Haymaker\u0026rsquo;s or Roger de Coverley\u0026rdquo; ","date":"5 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/kerry-set/","section":"Danze","summary":"Set dance irlandese in quadriglia a quattro coppie della contea di Kerry, danzato su polke e slide dello Sliabh Luachra.","title":"Kerry Set - Danza Tradizionale Irlandese","type":"danze"},{"content":"","date":"5 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/set-dance/","section":"Tags","summary":"","title":"Set Dance","type":"tags"},{"content":"Passo dopo passo, la raccolta cresce: sono già 60 le danze che troverai in queste pagine, ognuna con la sua scheda, il suo contesto e la sua storia. Esplora pure, con calma.\n","date":"4 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/","section":"Danze","summary":"Passo dopo passo, la raccolta cresce: sono già 60 le danze che troverai in queste pagine, ognuna con la sua scheda, il suo contesto e la sua storia. Esplora pure, con calma.\n","title":"Danze","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001b\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Famiglia Benni - danza · 28:49 La Galletta (in dialetto bolognese Galåtta) è una perla dei \u0026ldquo;balli staccati\u0026rdquo; - i bâl stàcc - dell\u0026rsquo;Appennino bolognese: quelle danze contadine, anteriori al liscio, fatte di passi saltellati e di gesti che raccontano.\nUn uomo al centro che passa \u0026ldquo;con grandissima prestezza\u0026rdquo; da una dama all\u0026rsquo;altra, quasi a figurare il rapimento della sposa; oppure due uomini che, schiena contro schiena, si scambiano le compagne e battono i bastoni al ritmo delle antiche moresche.\nL\u0026rsquo;abbiamo conosciuta attraverso la descrizione di Gaspare Ungarelli (1894) e la memoria dei suonatori delle valli del Reno e del Savena, e continua a vivere nelle riproposte dei Suonatori della Valle del Savena, de La Violina e del Triogrande.\nPiù che una coreografia unica, La Galletta è una famiglia di forme locali unite da un\u0026rsquo;aria riconoscibile.\nScheda sintetica # Nome proprio # La Galletta. In dialetto bolognese Galåtta (attestato anche come Galètta); nelle fonti romagnole compare come Galetta. È un ballo staccato di tradizione orale dell\u0026rsquo;Appennino bolognese; non va confuso con la Gagliarda, la Galoppa o il Galletto, che sono danze diverse. Altri nomi e varianti # Bâl di baston / Ballo dei bastoni (o Ballo de\u0026rsquo; bastoni): la variante con due bastoni battuti insieme, documentata in area bolognese e romagnola. Galletta in tre e Galletta in quattro: distinzione locale basata sulla formazione. Galletta di Val Savena, Galletta di Palazzuolo: denominazioni legate alle vallate o ai paesi. In Toscana (Maremma) il nome ricorre nel repertorio del trescone (\u0026ldquo;Galletta o trescone\u0026rdquo;). Attenzione: altre zone del Nord Italia chiamano \u0026ldquo;Galletta\u0026rdquo; o \u0026ldquo;Galëtta\u0026rdquo; danze di coppia diverse, della famiglia monferrina/giga. Sono omonimie o titoli di arie da ballo, non la stessa danza emiliana. Traduzione e significato # Etimologia incerta, nessuna proposta dimostrata. Ipotesi ricorrenti:\nda \u0026ldquo;gal\u0026rdquo; = gallo, per il saltellare vivace del danzatore o per il gioco di corteggiamento; da \u0026ldquo;galêta\u0026rdquo;, il bozzolo del baco da seta (ipotesi di Balilla Pratella); dal provenzale galar, \u0026ldquo;ballare con allegria\u0026rdquo; (ipotesi di Massaroli). Va intesa come denominazione tradizionale di un\u0026rsquo;aria da ballo, non come riferimento rituale. Da segnalare come credenza popolare priva di fondamento la derivazione dal biscotto \u0026ldquo;galletta\u0026rdquo;. Area geografica e provenienza # Appennino bolognese (Emilia-Romagna), con epicentro nelle valli del Reno e del Savena. Il sistema dei balli staccati cui appartiene è diffuso nelle cinque valli: Savena, Setta, Idice, Sambro e Reno (Monghidoro, Castel di Casio, Vergato, Loiano, San Benedetto Val di Sambro). Varianti romagnole documentate (Tomaso Randi, Pratella, Massaroli; nel quadro de La Borgata che danza a Bellaria-Igea Marina) e attestazioni in Toscana, dove il nome si intreccia col trescone maremmano. Danza italiana autoctona, non di importazione; fuori dall\u0026rsquo;Appennino è rara e legata ai circuiti di ricerca e riproposta. Epoca e anno di riferimento # Di tradizione orale; la data di origine non è documentata. Prima descrizione sistematica: Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese, Roma 1894, con tavole musicali. Il repertorio dei bâl stàcc affonda nel XVIII secolo; per la variante con bastoni (moresca) si risale a modelli rituali più antichi. Declino nella prima metà del Novecento (le scuole cittadine di balli staccati a Bologna chiudono negli anni Sessanta); recupero etnocoreologico dagli anni Settanta-Ottanta. Occasione e funzione sociale # Ballo di festa e di veglia invernale (al filò), di osteria, di sagra e di Carnevale. Legato ai lavori agricoli collettivi (scavezzatura della canapa, sfogliatura delle pannocchie), ai matrimoni e ai festini. Funzione di corteggiamento agonistico e di esibizione di destrezza: l\u0026rsquo;uomo contende due dame, oppure due uomini si affrontano con i bastoni. Ungarelli vi legge la rappresentazione del \u0026ldquo;rapimento della donna\u0026rdquo;. Storia e origine # La Galletta appartiene al sistema dei \u0026ldquo;balli staccati\u0026rdquo; (bâl stàcc), le danze di tradizione antica precedenti al liscio. Ungarelli la descrive nel 1894 come esempio del \u0026ldquo;linguaggio improvvisato\u0026rdquo;, in cui \u0026ldquo;la musica è generata dall\u0026rsquo;azione, dal dramma, di cui sono autori quelli stessi che ballano\u0026rdquo;; distingue una versione della Valle del Reno (tre danzatori) e una della Valle del Savena (quattro).\nLa ricerca romagnola ottocentesca e novecentesca (Tomaso Randi, Balilla Pratella 1919, Massaroli 1930) ne conferma la diffusione e la varietà. Le ipotesi che la fanno derivare direttamente dalla gagliarda rinascimentale, dalla moresca o da una danza arabo-spagnola sono suggestive ma non documentate: vanno trattate come ipotesi, non come fatti.\nLa scomparsa è legata all\u0026rsquo;emigrazione, alla fine della veglia e all\u0026rsquo;avvento del liscio.\nNote etnocoreologiche # Tipologia: ballo staccato (passi saltati, staccati dal suolo), a coppia aperta e a piccolo gruppo, con inserti pantomimici; classificato tra i balli rituali con inserti pantomimici. Due moduli ricorrenti di tutto il repertorio staccato: lo spasso (passeggio d\u0026rsquo;avvicinamento) e il balletto (fase virtuosistica con battute di piede, prille e gestualità delle braccia). Specificità della Galletta: la figura della contesa o del rapimento rapido, in cui l\u0026rsquo;uomo lascia una partner e prende l\u0026rsquo;altra con massima prestezza. Nella variante Bâl di baston il ritmo è scandito dai bastoni, elemento percussivo e simbolico ereditato dalle moresche appenniniche. Chiusura tradizionale con tresca, trescarella o trescone. Divulgatori e gruppi di riferimento # Documentatori storici: Gaspare Ungarelli (1842-1918), Tomaso Randi, Balilla Pratella, Massaroli, Oreste Trebbi. Ricerca contemporanea: Placida Staro, l\u0026rsquo;Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; di Monghidoro (attiva dal 1982) e il CRDCM; in Romagna L\u0026rsquo;Uva Grisa e il Laboratorio di documentazione e ricerca sociale di Bellaria-Igea Marina, Giuseppe Michele Gala e Gualtiero Gori (Taranta, Vecchi balli di Romagna) Suonatori e gruppi: I Suonatori della Valle del Savena (Melchiade Benni), La Violina, Triogrande di Imola, Canterini e Danzerini Romagnoli di Imola. Archivi ed editoria: Nota Edizioni (Udine) e Archivio di Storia e Memoria di Bologna. Formazione e tipologia # Due varianti principali concordi: Valle del Reno in tre (un uomo al centro, due donne ai lati); Valle del Savena in cinque (un uomo al centro, di quattro donne). Variante desueta Bâl di baston: due coppie, l\u0026rsquo;uomo con due bastoni battuti a ritmo. Formazione a schiera o a rombo, mai in cerchio chiuso; nelle veglie più arcaiche le coppie si succedevano una dopo l\u0026rsquo;altra. Tipologia: ballo staccato di gruppo e di coppia interagente, con forte componente gestuale e improvvisativa. Struttura della danza # Spasso: passeggio cadenzato di avvicinamento (in cerchio o in schiera). Balletto: fase coreografica sul posto con battute di piede, gestualità alta delle mani (l\u0026rsquo;uomo, quasi a suonare nacchere) e leggero sollevamento della gonnella (la donna). Figura della contesa: nella versione a cinque l\u0026rsquo;uomo passa rapidamente da una dama all\u0026rsquo;altra; nella versione a quattro i due uomini si scambiano di posto e ripetono il balletto, poi tutti in grande chaîne tenendosi per mano e ritorno ai posti. Nella variante con bastoni: sequenza di battute a terra e incroci di bastoni tra i due uomini, con le donne che girano intorno. Chiusura con tresca o trescarella in 2/4; la partitura savenese pubblicata da Ungarelli termina \u0026ldquo;sempre accelerando\u0026rdquo;. Nella riproposta attuale, la chiusura è affidata alle quattro dame che, tenendosi per mano, devono tenere intrappolato il cavaliere, impedendogli di fuggire. Metro e struttura musicale # Metro composto, in 6/8 (documentato da Ungarelli per la Galletta bolognese); in alcune trascrizioni reso come 2/4 con terzine. Aria propria, distinta da monferrina e trescone; ogni vallata poteva avere una o due arie diverse. Fraseggio breve e regolare (moduli di 2-4 misure per frase), forma a strofa strumentale ripetuta, con ripetizione da capo e accelerazione progressiva. Possibile inserimento di strofette cantate (canto a ballo), oggi in gran parte perdute; chiusura con modulo di trescone in 2/4. Strumenti e stile musicale # Organico storico attestato: piva emiliana (piffero), violino (primo solista), viulòn/violoncello, chitarra, clarinetto in Do, flauto traverso; dall\u0026rsquo;Ottocento inoltrato organetto e fisarmonica. Nelle bandelle da veglia del Novecento: fisarmonica cromatica, clarinetto, chitarra, basso tuba. Stile: suono pieno, ritmo marcato e staccato, con componente percussiva del piede e (nella variante) dei bastoni. Le formazioni di riferimento (I Suonatori della Valle del Savena, L\u0026rsquo;Uva Grisa) mantengono una prassi filologica con violino e chitarra. Autori e compositori # Di tradizione orale: autore e compositore non documentati. La melodia savenese pubblicata da Ungarelli fu raccolta dal maestro Alfonso Dalmastri, che è il tramite della trascrizione, non necessariamente l\u0026rsquo;autore. Le esecuzioni contemporanee sono arrangiamenti tradizionali dei gruppi di riproposta. Aneddoti e curiosità # La sola ricerca di Ungarelli mostra la Galletta cambiare da tre a quattro danzatori passando dalla Valle del Reno alla Valle del Savena: varianti locali, non errori. La partitura savenese termina con l\u0026rsquo;indicazione \u0026ldquo;sempre accelerando\u0026rdquo;, coerente col carattere incalzante del ballo. Il nome Bâl di baston è usato in alcune frazioni come termine generico per qualsiasi Galletta: segno che la versione armata era sentita come la più antica e autentica. Ungarelli insiste sul rapimento, non sul corteggiamento galante: è una delle poche danze bolognesi in cui il gesto maschile è esplicitamente predatorio e teatrale, mentre le donne assecondano con fuga e ritorno. Nella riproposta contemporanea la danza è associata a una canzone di Loiano, \u0026ldquo;Chichirichì l\u0026rsquo;è sté la mamma\u0026hellip;\u0026rdquo;, che ne ricorda l\u0026rsquo;antico legame con il canto a ballo. Presenza nei media e nella cultura di massa # Assente dalla cultura di massa e dal liscio commerciale: la Galletta resta una danza di nicchia. Documentata nei DVD e CD dell\u0026rsquo;Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; e nelle pubblicazioni Nota (es. Documenti di danza in Valle del Savena, 2004; Ruggeri – Melchiade Benni: un violinista in val di Savena, 2002). Presente nelle incisioni dei gruppi di riproposta (I Suonatori della Valle del Savena, La Violina, Triogrande) e nei programmi di ricostruzione filologica (La Borgata che danza, Bellaria-Igea Marina). Citata nella voce \u0026ldquo;Balli staccati\u0026rdquo; di Wikipedia come ballo con bastoni non più eseguito nella versione storica. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà medio-alta: richiede rapidità di scambio, gestione dello spazio in formazione a tre o a quattro, agilità nel passo staccato e destrezza pantomimica. La variante con bastoni richiede coordinazione ritmica e sicurezza nel maneggio dei legni. Negli stage odierni viene spesso semplificata (eliminazione dei bastoni, riduzione della grande chaîne a un semplice scambio di posto), mantenendo la figura centrale del \u0026ldquo;prendere e lasciare con prestezza\u0026rdquo;. Adatta a chi ha già esperienza di manfrina e trescone; non è una danza balfolk standard. Note di ricerca e fonti # Fonte primaria: Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese, Roma 1894, con tavole musicali; descrive le varianti della Valle del Reno (tre danzatori) e del Savena (quattro) e la voce Galåtta con il Bâl di baston. Ricerca romagnola e contemporanea: Alberto Giovannini (La Ludla), Balilla Pratella, Massaroli, Tomaso Randi; Giuseppe Michele Gala e Gualtiero Gori (Vecchi balli di Romagna, Taranta/Ethnica); Placida Staro (Un repertorio di ballo saltato, in Cammelli, Musiche da ballo, balli da festa, 1983, schede n. 34 e 77; Al di là delle parole, Nota Edizioni, 2007); Associazione \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo;. Discrepanze riscontrate tra le ricerche:\nIdentità della danza. La maggioranza delle schede, e il contesto dell\u0026rsquo;archivio (registrazione della Famiglia Benni a Imola, Emilia-Romagna), identifica La Galletta come il ballo staccato dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. Alcune schede la descrivono invece come danza di coppia del Nord Italia della famiglia monferrina/giga, ballata su un fazzoletto (Piemonte, Lombardia, Liguria). È con ogni probabilità un\u0026rsquo;omonimia: il nome \u0026ldquo;Galletta\u0026rdquo; designa anche arie da ballo e danze di coppia di altre regioni, non la stessa danza emiliana. Formazione. Ungarelli distingue nettamente la versione a tre (Valle del Reno) e a quattro (Valle del Savena); alcune sintesi contemporanee parlano di \u0026ldquo;due coppie con bastoni\u0026rdquo;. È probabile coesistenza o evoluzione di varianti, non un errore. Metro. La fonte bolognese è in 6/8 (talvolta notata in 2/4 con terzine); la tradizione romagnola è descritta come \u0026ldquo;terzinata serrata\u0026rdquo;. Il metro non è univoco tra le varianti. Origine. Le derivazioni dirette dalla gagliarda, dalla moresca o da una danza arabo-spagnola del XV secolo sono suggestive ma non suffragate da documentazione diretta. Etimologia. Nessuna delle proposte (gal = gallo; galêta = bozzolo di baco da seta; provenzale galar) è dimostrata. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] La Galletta, music by TRIOGRANDE - Balli staccati of Emilia Esecuzione musicale di riferimento della Galletta di Val Savena nel repertorio dei balli staccati emiliani. [2] TRIOGRANDE IMOLA esegue una Galletta di val Savena Esecuzione del repertorio tradizionale dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, variante della Valle del Savena. [3] Galletta di Palazzuolo - Triogrande Versione di Palazzuolo sul Senio, altro riferimento sonoro dei balli staccati. [4] I Suonatori della Valle del Savena - Balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese Esecuzione del repertorio dei balli staccati bolognesi, di cui la Galletta fa parte. [5] Balli staccati della tradizione emiliano-romagnola con LA VIOLINA Serata di bâl stàcc con la Galletta e altre danze del repertorio. [6] La Galletta - I Suonatori della Valle del Savena Esecuzione e documentazione della Galletta nel repertorio della Valle del Savena. [7] TRIOGRANDE IMOLA - Galletta di Val Savena (raccolta) Raccolta delle esecuzioni del repertorio dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. [8] Gaspare Ungarelli, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese (1894) Fonte primaria: descrizione della Galletta in tre e in quattro e della variante Bâl di baston, con tavole musicali. [9] Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese - Internet Archive Edizione digitalizzata del 1894 con le tavole musicali delle danze bolognesi. [10] Balli staccati - Wikipedia Classificazione contemporanea: la Galletta come ballo rituale con bastoni, oggi non più eseguito, nel sistema dei bâl stâcc. [11] Alberto Giovannini, La galletta, La Ludla, febbraio 2022 Sintesi documentata della storia della Galletta romagnola, con riferimenti a Randi, Pratella, Massaroli e Gala. [12] Giuseppe Michele Gala, Etnocoreologia italiana (tesi di dottorato, Università di Sassari) Inquadramento etnocoreologico della Galletta nel contesto delle danze staccate italiane. [13] Gala G. M., Gori G., Vecchi balli di Romagna, Edizioni Taranta, collana Ethnica n. 9, 1994 Raccolta di campo sul repertorio staccato e antico romagnolo-emiliano. [14] Stefano Cammelli (a cura di), Musiche da ballo, balli da festa. Musiche, balli e suonatori tradizionali della montagna bolognese, Bologna, Edizioni Alfa, 1983 (schede n. 34 e 77) Raccolta etnomusicologica di riferimento; contiene Un repertorio di ballo saltato di Placida Staro. [15] Placida Staro, Al di là delle parole. La danza antica dell\u0026rsquo;Appennino bolognese, Udine, Nota, 2007 (libro + CD) Studio monografico con documentazione audio sulle danze antiche dell\u0026rsquo;Appennino bolognese. [16] Eraldo Baldini, Susanna Venturi, Prima del \u0026ldquo;liscio\u0026rdquo;. Il ballo e i balli nella vecchia tradizione della Romagna, Il Ponte Vecchio, 2017 Quadro storico dei balli precedenti al liscio in Romagna. [17] Fabio Vetro, Lo spartito della Galletta (pivenelsacco) Spartito e note sulla Galletta per piva emiliana. [18] La piva dal carner - Rivista di musica e cultura dell\u0026rsquo;Appennino Contributi sull\u0026rsquo;etnocoreologia e sugli strumenti musicali dell\u0026rsquo;Appennino tosco-emiliano. [19] Galletta o trescone - Idio Santi, Balli della Maremma Toscana Vol. 1: Trescone a veglia Testimonianza della variante maremmana del nome, nel repertorio Taranta raccolto tra il 1981 e il 2001. [20] Associazione culturale \u0026ldquo;E bene venga maggio\u0026rdquo; - Placida Staro Centro di salvaguardia e trasmissione dei balli staccati dell\u0026rsquo;Appennino bolognese dal 1982. ","date":"4 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/la-galletta/","section":"Danze","summary":"Ballo staccato dell’Appennino bolognese in 6/8, legato ai balli antichi delle valli del Reno e del Savena, con varianti a tre e a quattro danzatori.","title":"La Galletta - Ballo Staccato dell'Appennino Bolognese","type":"danze"},{"content":"","date":"2 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/dvd-071/","section":"Tags","summary":"","title":"Dvd-071","type":"tags"},{"content":"","date":"2 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/polisportiva-g.masi/","section":"Tags","summary":"","title":"Polisportiva G.Masi","type":"tags"},{"content":"","date":"2 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/quadriglia/","section":"Tags","summary":"","title":"Quadriglia","type":"tags"},{"content":"","date":"2 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/serena-bezzi/","section":"Tags","summary":"","title":"Serena Bezzi","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001b\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Guarda la spiegazione · 0:02 Esecuzione danza · 0:24 Tra le colline di Sliabh gCua, nell\u0026rsquo;entroterra della contea di Waterford, l\u0026rsquo;Irlanda custodisce uno dei suoi set più generosi: una quadriglia di quattro coppie danzata interamente sulle polke, il Sliabh gCua Set, noto anche come Waterford Polka Set.\nSiamo in una terra di pascoli e di parlata gaelica sopravvissuta a lungo, dove, quando si spostava il tavolo di cucina e arrivava un suonatore, un quadrato di otto persone bastava a fare festa. Come tutte le set dances irlandesi, il ballo nasce dalla rielaborazione popolare delle quadriglie europee ottocentesche, ma qui ha preso il ritmo incalzante della polka e il passo marcato del Munster.\nQuasi scomparso dopo la fine delle feste di casa, è stato raccolto dalla memoria degli anziani del luogo e riportato in vita dal revival del set dancing. Nella nostra pratica lo incontriamo soprattutto negli stage specialistici e nelle serate di set dancing irlandese: in Italia resta una rarità, una gemma per appassionati.\nScheda sintetica # Nome proprio # Sliabh gCua Set. La \u0026ldquo;g\u0026rdquo; è dura, per effetto dell\u0026rsquo;eclissi grammaticale irlandese (urú). Nella cartografia storica anglicizzata la zona compare come Slieve Gua o Slieve Goe. Altri nomi e varianti # Waterford Polka Set e Sliabh gCua Polka Set, i nomi più diffusi fuori dall\u0026rsquo;Irlanda; Slieve Gua Set e Slieve Goe Set, anglicizzazioni storiche. Nel set dancing il termine \u0026ldquo;set\u0026rdquo; (seitrince) indica la formazione di quattro coppie che esegue la danza. Da non confondere con i set dello Sliabh Luachra (confine Cork-Kerry), con cui condivide solo il pattern onomastico, né con il monte Slieve Gullion (Armagh). In Italia non risultano nomi alternativi consolidati. Traduzione e significato # \u0026ldquo;Sliabh\u0026rdquo; significa \u0026ldquo;montagna, altopiano brullo\u0026rdquo; in gaelico. Il significato di \u0026ldquo;gCua\u0026rdquo; non è accertato: le fonti propongono un antico nome territoriale oppure etimologie popolari non verificate. Il nome indica quindi l\u0026rsquo;area montuosa di Sliabh gCua, nel Waterford occidentale, e la comunità che vi vive: come per quasi tutti i set irlandesi, è il nome del territorio, non una descrizione della coreografia. In \u0026ldquo;Sliabh Geal gCua na Féile\u0026rdquo; il termine evoca la \u0026ldquo;montagna luminosa\u0026rdquo; della terra natia. Area geografica e provenienza # Contea di Waterford (Contae Phort Láirge), provincia del Munster, Irlanda sud-orientale. In dettaglio:\nil distretto tradizionale di Sliabh gCua, tra Clonmel e Dungarvan, con i centri di Touraneena, Ballinamult, Knockboy, Kilrossanty e Seskinane; l\u0026rsquo;area collinare ai margini dei monti Comeragh e Knockmealdown; una piccola enclave di lingua irlandese, spesso chiamata \u0026ldquo;il più piccolo Gaeltacht d\u0026rsquo;Irlanda\u0026rdquo;, legata al Gaeltacht na nDéise (Ring e Old Parish). Oggi il set è danzato soprattutto nel Munster e nei circuiti irlandesi di set dancing, in Irlanda e all\u0026rsquo;estero.\nEpoca e anno di riferimento # Formazione riconducibile all\u0026rsquo;Ottocento, quando le quadriglie europee vengono rielaborate in forme locali dai maestri di danza itineranti. Per questo set non esiste una data di creazione documentata: va considerato di tradizione orale e regionale. La forma oggi danzata è il frutto della raccolta e della codificazione didattica del XX secolo, soprattutto nel revival del set dancing degli anni Ottanta-Novanta. Prima attestazione scritta: non documentata. Occasione e funzione sociale # Un tempo:\nhouse dances (balli nelle case, con il tavolo spostato e il focolare acceso); crossroads dances (danze agli incroci, nei mesi estivi); matrimoni, sagre patronali e ricorrenze comunitarie. Oggi: céilí, fleadh cheoil e festival di musica e danza tradizionale (es. Willie Clancy Summer School); competizioni Scór e raduni di club; momento simbolico per la comunità è l\u0026rsquo;Éigse Sliabh gCua di Touraneena. La funzione resta di aggregazione e, in contesto gaeltacht, di affermazione identitaria linguistica e territoriale.\nStoria e origine # Le set dances irlandesi derivano dalle quadriglie e dai cotillon francesi e britannici, diffusi in Irlanda tra Sette e Ottocento dai maestri di danza itineranti (dancing masters), dalle sale della piccola nobiltà e dalle truppe di passaggio. Le comunità rurali ne adottarono la struttura e la riempirono di passi locali e ritmi propri: ne risultarono repertori fortemente regionali, spesso legati a una valle o a una parrocchia, come nel caso di Sliabh gCua, dove la polka divenne il linguaggio ritmico dominante.\nNel Novecento il Public Dance Halls Act del 1935, spostando il ballo dalle case e dagli incroci alle sale autorizzate, e i mutamenti sociali indebolirono quasi ovunque i repertori locali. Il set rischiò la scomparsa: la sua sopravvivenza si deve alla memoria dei ballerini anziani della zona e al lavoro di raccolta del maestro Connie Ryan (Co. Tipperary), che ne raccolse le figure e le reintrodusse nei circuiti di insegnamento. Da lui l\u0026rsquo;hanno appresa Pádraig e Róisín McEneany, che l\u0026rsquo;hanno portata nei workshop internazionali. La forma oggi danzata è dunque una ricostruzione di revival, documentata e nuovamente insegnabile, non la trascrizione di una trasmissione ininterrotta. Non esistono ideatore né anno di codificazione documentati.\nNote etnocoreologiche # Va inquadrato nel genere delle danze di quadriglia a formazione quadrata. Elementi distintivi:\nquattro coppie sui quattro lati, con coppie \u0026ldquo;di testa\u0026rdquo; (tops) e \u0026ldquo;di fianco\u0026rdquo; (sides) che si alternano nelle figure; passo base \u0026ldquo;polka-batter\u0026rdquo; (scansione 1 and 2 and 1-2-3), vivace e ritmico, con lavoro dei piedi basso e vicino al suolo; presa valzer (waltz hold) per house e swing e presa bassa all\u0026rsquo;avambraccio (low forearm) per le ladies chain; schema metricamente omogeneo: tutte e cinque le figure su polka, tratto distintivo rispetto ai set che alternano reel, jig e hornpipe; figure caratteristiche come il \u0026ldquo;bring up the figure\u0026rdquo;, il \u0026ldquo;long body\u0026rdquo; (presente anche in altri set del sud-ovest) e l\u0026rsquo;\u0026ldquo;offering up\u0026rdquo;, con cambio progressivo di partner. Stile del Munster/Waterford: sobrio e scivolato ma energico, con battering accentuato. Rispetto allo step dancing competitivo, il set dancing conserva un carattere più conviviale e meno codificato, spesso appreso sul momento da un caller o da compagni più esperti.\nDivulgatori e gruppi di riferimento # In Irlanda:\nConnie Ryan (Co. Tipperary), maestro e raccoglitore, fonte primaria del revival; dà il nome al Connie Ryan Set Dancing Festival; Pádraig e Róisín McEneany, che l\u0026rsquo;hanno appresa da Ryan e diffusa in workshop internazionali (Ellenville, New York, 2004; tour didattici in Europa, tra cui l\u0026rsquo;Irish Tour 2007 in Italia); il Sliabh gCua Set Dancing Club di Touraneena-Dungarvan (fondato da Monnie Hallahan, oggi guidato da Meadhbh Houlihan), più volte campione All-Ireland e gemellato dal 1970 con il Liverpool Irish Centre; sul piano documentario: Larry E. Taylor (Kent State, 2008), William (Bill) Lynch, Pat Murphy, il portale Set Dancing News di Joe e Claire O\u0026rsquo;Donovan, l\u0026rsquo;archivio di Comhaltas Ceoltóirí Éireann e l\u0026rsquo;ITMA. In Italia: circuito di nicchia di set dancing irlandese (associazioni e scuole come Gens d\u0026rsquo;Ys, Clover, Tara School, Gannet School of Irish Set Dancing); il set compare solo in stage specialistici tenuti da maestri ospiti, senza repertorio stabile.\nFormazione e tipologia # Set completo (full set) di otto danzatori, quattro coppie miste disposte sui quattro lati di un quadrato e rivolte verso il centro. Convenzione dei lati:\nFirst Top e Second Top (coppie \u0026ldquo;di testa\u0026rdquo;); First Side (alla sinistra della First Top) e Second Side (coppie \u0026ldquo;di fianco\u0026rdquo;). Quando i ballerini sono meno di otto si ricorre alla mezza formazione (half set). Tipologia: danza sociale di quadriglia (set dance / polka set), distinta dal céilí dance codificato e dallo step dancing solistico.\nStruttura della danza # Cinque figure in sequenza, tutte su polke, ciascuna con introduzione musicale di 8 battute inclusa nel conteggio:\nFigura 1 — Polkas, 72 battute: tops balance in and out, swing in waltz hold, ladies chain, house; poi le sides ripetono. Figura 2 — Polkas, 128 battute: all balance and swing; tops advance and retire (right hand in right), crossover anticlockwise con la dama che gira due volte sotto le dita; sequenza incrociata e \u0026ldquo;chain to home\u0026rdquo;; le sides ripetono. Figura 3 — Polkas, 152 battute: circle advance and retire e swing; al centro il gent di una coppia di testa gira la dama della coppia opposta mentre i partner cambiano lato; ripetizioni e cerchio finale. Figura 4 — Polkas, 248 battute (la più lunga): ladies chain e house; \u0026ldquo;bring up the figure\u0026rdquo;; poi il \u0026ldquo;long body\u0026rdquo; (balance in and out in waltz hold 4 battute e house alla posizione successiva a destra, ripetuto fino a casa), cerchio e swing. Figura 5 — Polkas, 88 battute: circle advance and retire, swing e \u0026ldquo;offering up\u0026rdquo;, con le dame che avanzano verso il gent successivo fino al ritorno ai partner originali. I conteggi 72-128-152-248-88 sono quelli della versione di riferimento (Larry E. Taylor 2008, su workshop McEneany 2004).\nMetro e struttura musicale # Tutte e cinque le figure in polka, metro 2/4, tempo vivo intorno ai 130-160 bpm. Struttura a frasi di 8 battute con moduli AABB, tipica della polka irlandese. Ogni figura ha un numero fisso di battute ed è sostenuta da due-tre melodie ripetute fino al completamento, per una durata di alcuni minuti (dalla prima figura più breve, circa 1 minuto, alla quarta più lunga, 3-4 minuti). Strumenti e stile musicale # Formazione da céilí band o piccolo ensemble tradizionale: fisarmonica diatonica (button accordion), fiddle (violino), flauto traverso irlandese e tin whistle, concertina, banjo tenore, pianoforte o chitarra e bodhrán. Lo stile del Waterford/Munster è diretto, ritmico e \u0026ldquo;bouncy\u0026rdquo;, con battering accentuato che asseconda il passo dei danzatori. Registrazioni di riferimento: Matt Cunningham Ceili Band, Dance Music of Ireland Vol. 7. Autori e compositori # Di tradizione orale. Non è documentato alcun autore o coreografo: la coreografia è tramandata di generazione in generazione e poi ricostruita nel revival. Le melodie sono polke tradizionali anonime del repertorio del Munster, di pubblico dominio. Tra gli interpreti che ne hanno inciso le tracce di riferimento figurano Matt Cunningham Ceili Band, Johnny Reidy Ceili Band, Ceili Time Band e Swallows Tail Ceili Band. Aneddoti e curiosità # La zona di Sliabh gCua è celebre in Irlanda anche per il canto in gaelico \u0026ldquo;Sliabh Geal gCua na Féile\u0026rdquo;, composto alla fine del XIX secolo da Pádraig Ó Miléadha mentre era emigrato nelle miniere di carbone del Galles: un lamento nostalgico per la terra natia che ha tenuto vivo il nome della regione nella memoria collettiva (non è però legato direttamente alla danza). Altri spunti:\nla \u0026ldquo;g\u0026rdquo; di \u0026ldquo;gCua\u0026rdquo; è l\u0026rsquo;eclissi (urú) della grammatica irlandese, da cui la pronuncia con g dura; la zona è detta \u0026ldquo;il più piccolo Gaeltacht dell\u0026rsquo;isola\u0026rdquo;, dove la lingua irlandese ha resistito fino quasi ai giorni nostri; il club di Touraneena mantiene da oltre quarant\u0026rsquo;anni uno scambio biennale con il Liverpool Irish Centre; il \u0026ldquo;long body\u0026rdquo; della quarta figura è condiviso con altri set del sud-ovest (Ballingeary, Hollymount, Skibbereen, Summit), segno della circolazione delle figure; la zona conserva iscrizioni ogamiche nella chiesa di Knockboy (XII secolo) e la memoria di Dan Fraher, da cui il Fraher Field di Dungarvan. Presenza nei media e nella cultura di massa # Nessuna presenza nella cultura di massa mainstream: non risultano apparizioni di rilievo in film o serie televisive.\nCompare in \u0026ldquo;Come West Along the Road\u0026rdquo; (Vol. 3, RTÉ) con i Sliabh gCua Set Dancers; è nelle registrazioni di Matt Cunningham (Dance Music of Ireland, Vol. 7) e nell\u0026rsquo;Irish Set Dance Music Database; è citato in Set Dancing News (ottobre-novembre 2008) e in note coreografiche online (Larry E. Taylor, 2008); la circolazione contemporanea avviene soprattutto online (video di esecuzioni e lezioni, archivi Comhaltas) e ai fleadh e all\u0026rsquo;Éigse di Touraneena. In Italia non ha alcuna presenza mediatica: la diffusione, quando c\u0026rsquo;è, passa da scuole, serate irlandesi e festival dedicati.\nDifficoltà e adattamenti # Livello medio; medio-alto se si affronta l\u0026rsquo;intero set. Richiede coordinazione di gruppo, buon senso del ritmo e familiarità con i passi base (polka-batter, house around, swing, ladies chain); la quarta figura (248 battute) e il \u0026ldquo;long body\u0026rdquo; richiedono resistenza e memoria della sequenza. Adattamenti comuni:\ninsegnamento figura per figura, con tempi musicali rallentati in fase didattica; mezza formazione (half set) quando i ballerini sono meno di otto; nelle serate sociali si riducono le ripetizioni o si privilegiano le figure 1-2-5. Per i principianti conviene partire da set più semplici (Plain Set, Caledonian Set). Italia: danza rara o assente nei circuiti balfolk e popolari; la si incontra solo in occasionali stage di set dancing irlandese, serate di céilí o scuole dedicate, mantenendo i comandi originali in inglese (tops, sides, house around).\nNote di ricerca e fonti # Il quadro generale sulle set dances si basa su studi e manuali consolidati (Pat Murphy, Toss the Feathers 1995 e The Flowing Tide; Helen Brennan, The Story of Irish Dance; Larry Lynch, Set Dances of Ireland) e sugli archivi di Comhaltas Ceoltóirí Éireann e dell\u0026rsquo;ITMA. Per lo Sliabh gCua Set la fonte più articolata è la notazione di Larry E. Taylor (2008), ripresa dal workshop di Pádraig e Róisín McEneany (Ellenville, New York, 2004) su insegnamento di Connie Ryan, con i conteggi di battute 72-128-152-248-88; utili anche le note McEneany (PDF), setdanceteacher.ie (W. Lynch), mabula.net e Set Dancing News.\nDiscrepanze riscontrate tra le risposte analizzate:\nMetro delle figure: la tesi prevalente vuole tutte e cinque le figure in polka (2/4); alcune schede ipotizzano reel (4/4) nelle prime figure e un passaggio di hornpipe (4/4 puntato), soluzione non confermata dalle fonti di riferimento. Nomi alternativi: \u0026ldquo;Waterford Polka Set\u0026rdquo; è ampiamente attestato; restano non confermati \u0026ldquo;Sliabh gCua Reel Set\u0026rdquo; e \u0026ldquo;Knockmealdown Set\u0026rdquo;. Etimologia di \u0026ldquo;gCua\u0026rdquo;: non risolta; le traduzioni popolari non sono verificate. Natura della forma attuale: ricostruzione di revival documentata, non trascrizione di una trasmissione ininterrotta; l\u0026rsquo;attribuzione della contea risulta talvolta omessa in alcuni database, dove va comunque ricondotta a Waterford. Coreografia # Vedi la voce Struttura della danza Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Sliabh gCua Set - Festival danses irlandaises Trégastel 2022, esecuzione completa, call Tim Flaherty Esecuzione completa delle cinque figure, chiamata da Tim Flaherty: riferimento principale per la danza. [2] The Sliabh gCua Set - 3rd Figure (Polkas) - Matt Cunningham Traccia musicale di riferimento (polke) da Dance Music of Ireland, Vol. 7. [3] Sliabh gCua Set Dancers - Liverpool Irish Centre Esecuzione dal vivo dei ballerini del club, testimonianza dello scambio con Liverpool. [4] Larry E. Taylor - The Sliabh gCua Set (notazione completa, 72-128-152-248-88 battute) Trascrizione di riferimento di figure, passi e conteggi, da workshop McEneany 2004 su insegnamento di Connie Ryan. [5] The Sliabh gCua Set - Note di Pádraig e Róisín McEneany (PDF) Note originali dei maestri McEneany con descrizione delle figure. [6] The Sliabh gCua Set - setdanceteacher.ie (William Lynch) Descrizione analitica delle figure e della struttura della danza. [7] Irish Set Dance Music Database - Sliabh gCua (mabula.net) Database delle registrazioni, delle istruzioni e della struttura delle cinque figure. [8] Set Dancing News - Joe e Claire O\u0026rsquo;Donovan Portale storico internazionale del set dancing: descrizioni di set, cronache di eventi e notizie. [9] Pat Murphy, Toss the Feathers: Irish Set Dancing, Mercier Press, Cork, 1995 Manuale di riferimento che codifica i principali set irlandesi e la loro didattica. [10] Helen Brennan, The Story of Irish Dance, Mount Eagle Editions, Dingle, 1999 Storia complessiva della danza irlandese: dancing masters, quadriglie, interdizioni e revival. [11] Sliabh gCua - Wikipedia Inquadramento geografico e culturale del distretto di Sliabh gCua, nel Waterford. [12] Comhaltas Ceoltóirí Éireann - archivio digitale e Irish Traditional Music Archive (ITMA) Archivi di riferimento per la musica e la danza tradizionali irlandesi. ","date":"2 ottobre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/sliabh-gcua-set/","section":"Danze","summary":"Set dance irlandese a cinque figure in polka, originario del distretto di Sliabh gCua nel Waterford","title":"Sliabh gCua Set - Danza tradizionale irlandese del Waterford","type":"danze"},{"content":"","date":"30 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/casalecchio-di-reno/","section":"Tags","summary":"","title":"Casalecchio Di Reno","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Esecuzione danza · 2:22 C\u0026rsquo;è una danza che apre quasi ogni festa folk, che accoglie chiunque e che non chiede esperienza: solo la voglia di stringersi per mano e girare insieme. È il Circolo Circasso, il grande cerchio di coppie che avanza verso il centro e si ritrae come una marea, che si separa e si ritrova, che a ogni ripetizione mette ognuno accanto a una persona nuova. Chi entra in quel cerchio non è spettatore: è subito parte del gioco.\nIl nome rimanda alla Circassia, ma il Caucaso c\u0026rsquo;entra poco. Questa è una danza britannica: nasce fra la Scozia e il nord dell\u0026rsquo;Inghilterra, nelle sale di società e nelle feste di comunità dell\u0026rsquo;Ottocento, quando la moda europea amava battezzare le danze con nomi esotici. Poi il Novecento l\u0026rsquo;ha semplificata, il revival folk francese l\u0026rsquo;ha fatta viaggiare e il balfolk l\u0026rsquo;ha adottata come biglietto da visita.\nNella nostra pratica la incontriamo sempre in prima serata, quando la sala è ancora fatta di sconosciuti: è la danza con cui si rompe il ghiaccio e si ricorda che la tradizione resta viva solo se si trasmette di mano in mano. Anche in Italia ha messo radici profonde: da Torino a Palermo è una delle prime cose che si insegnano, e qui è conosciuta anche come \u0026ldquo;Canadese\u0026rdquo;, secondo un soprannome che nessuna fonte ha ancora spiegato davvero.\nScheda sintetica # Nome proprio # Circassian Circle. In italiano la forma corrente e corretta è Circolo Circasso, o Cerchio Circasso. La forma \u0026ldquo;circassiano\u0026rdquo;, diffusa nel torinese e nel milanese, è impropria: l\u0026rsquo;aggettivo italiano corretto è circasso. Altri nomi e varianti # Cercle circassien (francese), Fröhlicher Kreis (tedesco, \u0026ldquo;il cerchio allegro\u0026rdquo;), Tovercirkel (olandese), Le Canadien (Francia settentrionale e Québec), Circassian. In Italia: Circolo Circasso, Cerchio Circasso, Canadese (nome corrente nel Centro-Sud e in parte del Nord), Circolo Lieto (per la seconda parte), Circassiano (forma impropria ma frequente). Nomi storici e tipologici: Sicilian Circle o Circolo Siciliano, The Large Circular Dance, Big Circle, La Daphne, citata in un manuale ottocentesco come figura madre della versione moderna. Varianti coreografiche documentate: versione con tre battiti di mani al centro, versione breve in 16 battute, versione speculare in cui progrediscono le donne, swing a braccia incrociate o valzerato. Da non confondere con la chapelloise bretone, con cui a volte condivide la musica, né con le danze tradizionali circasse del Caucaso (Wuj, Qafa, Islamey), che il nome evoca senza alcun legame. Traduzione e significato # Letteralmente \u0026ldquo;cerchio circasso\u0026rdquo;. Il riferimento è alla Circassia, regione storica del Caucaso nord-occidentale: un esotismo, non una provenienza.\nNessuna fonte documenta un legame coreutico, musicale o rituale con le danze tradizionali del popolo adighé/circasso, che hanno etichetta rigidissima, assenza di contatto fra uomo e donna ed estetica marziale: l\u0026rsquo;opposto di un cerchio mixer occidentale. Il nome nasce nella moda orientalista del primo Ottocento: la guerra circassa, la fortuna letteraria del Caucaso, le \u0026ldquo;circassian beauties\u0026rdquo; del teatro e del circo. Yvon Guilcher legge invece nel nome una contrazione di Sicilian Circle, il Circolo Siciliano da cui la forma deriverebbe: ipotesi suggestiva, non condivisa da tutte le fonti (v. Note di ricerca e fonti). Credenza da sfatare: la \u0026ldquo;danza guerriera dei Circassi\u0026rdquo; come origine del ballo è un mito onomastico, senza riscontro documentario. Area geografica e provenienza # Area britannica, con tre fuochi documentati.\nScozia meridionale: il Lanarkshire, costantemente citato dalle fonti. Inghilterra settentrionale: il Northumberland, dove la danza è stata raccolta dalla tradizione viva. Sale di società di Londra e di Edimburgo, dove nacque come variante circolare di country dance e quadriglia. Si è poi diffusa con la diaspora scozzese (Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda) e, attraverso il revival folk francese, in tutta l\u0026rsquo;Europa continentale. Oggi è danza di repertorio internazionale; non appartiene alla tradizione autoctona di nessun\u0026rsquo;altra area. Diffusione e presenza in Italia # Amplissima, e non da oggi: il Circolo Circasso è uno dei pilastri dei circuiti balfolk e di danza popolare italiana, da Torino a Milano, da Bologna a Roma, Napoli e Palermo.\nDidattica: è la prima danza di molti laboratori scolastici (educazione motoria, CEMEA) perché non richiede passi codificati; nei corsi balfolk apre le serate dei principianti e funziona da rompighiaccio. Nomi locali: nel Centro-Sud e in parte del Nord è chiamata Canadese; in alcune zone la seconda parte è detta Circolo Lieto; nei volantini compare spesso la forma impropria \u0026ldquo;Circassiano\u0026rdquo;. Pratiche: la versione italiana segue di norma quella francese semplificata; sono documentate esecuzioni su musiche non anglo-celtiche, comprese arie della tradizione locale (per esempio i canti del Carnevale di Bagolino) e brani occitani. Divulgazione e musica: associazioni e insegnanti balfolk di tutta la penisola, festival come il Gran Bal Trad, Ando Folk e Tarantella Power, e gruppi come Lou Tapage, che nel 2005 ne ha inciso un \u0026ldquo;Circolo circasso\u0026rdquo;, Orchestrona SMP, Les Fuines, Tona Libre, Trouveur Valdotèn. I circoli di Scottish Country Dance affiliati alla RSCDS, attivi in diverse città, ne conservano invece la versione codificata scozzese. Epoca e anno di riferimento # Prima metà dell\u0026rsquo;Ottocento, con una storia editoriale fitta.\n1822: G. M. S. Chivers, nel trattato londinese The Modern Dancing Master, descrive per la prima volta la formazione \u0026ldquo;Circassian Circle\u0026rdquo;. È la datazione più accreditata. 1831: in Lowes\u0026rsquo; Ball-Conductor and Assembly Guide (Edimburgo) il nome The Circassian Circle appare come titolo di una figura. 1844: il maestro Coulon la consiglia come ballo conclusivo delle serate, \u0026ldquo;perché tutta la compagnia può unirvisi\u0026rdquo;. 1852 e 1897: Thomas Wilson e poi D. Anderson fissano la forma moderna, con tutte le coppie che partono insieme in un unico grande cerchio. 1905: James Scott Skinner la descrive in un volume conservato nella biblioteca dell\u0026rsquo;Università di Aberdeen. Inizio Novecento: Maud Karpeles ne raccoglie le varianti vive nel Northumberland (1918 secondo una fonte, 1928 secondo le altre) e la forma passa nei manuali dell\u0026rsquo;EFDSS e nel Community Dances Manual. 1924: la Royal Scottish Country Dance Society la inserisce nel primo libro dei suoi repertori come reel di 32 battute. Anni Settanta: Yvon Guilcher la codifica nella versione divulgativa che diventa uno standard del balfolk europeo. Le fonti non concordano su quale di queste date debba valere come \u0026ldquo;nascita\u0026rdquo; della danza: le divergenze sono dichiarate in Note di ricerca e fonti. Occasione e funzione sociale # Danza di socializzazione prima che di rappresentazione: il suo scopo è far ballare insieme persone che non si conoscono.\nNella tradizione: ceilidh scozzesi, barn dance inglesi, matrimoni, feste scolastiche, feste della mietitura e dell\u0026rsquo;ultimo covone (i kirn scozzesi) e Hogmanay, il capodanno. Nei balfolk: danza di apertura, di benvenuto e talvolta di chiusura; è la scelta rituale del primo minuto di serata e del primo incontro di uno stage. A scuola e nei campeggi: strumento didattico per il ritmo, lo spazio condiviso e l\u0026rsquo;integrazione, usato con bambini e ragazzi di ogni età. Il cambio di partner è scritto nella struttura: nessuno resta ai margini e ogni ciclo allarga la rete delle relazioni. Storia e origine # Nasce come adattamento circolare delle country dances e delle quadriglie di società, non come danza popolare di villaggio.\nUna delle ricerche ricostruisce la figura a partire da Le Pantalon, prima figura delle quadriglie di Payne, e legge l\u0026rsquo;intervento di Chivers (1822) come l\u0026rsquo;invenzione non di una danza ma di uno stile: coppie disposte in Sicilian Circle e partenze scaglionate, in modo che ogni coppia incontri progressivamente tutte le altre. Nell\u0026rsquo;Ottocento la danza prima si complica (Ladies Chain, Poussette e altre figure) e poi si semplifica. La forma oggi dominante nasce dalla seconda parte della sequenza, il Big Circle: quella raccolta dalla tradizione viva nel Northumberland e pubblicata a parte, che nel Novecento diventa lo standard dei manuali di comunità. In Francia la danza circola fra le due guerre grazie ad Alick-Maud Pledge ed entra nel repertorio dei CEMEA. Nel 1969 Siriano Tondini riceve il disco 45 giri e la scheda dal CEMEA, e ne comincia la diffusione a Imola e Bologna. Negli anni Settanta Yvon Guilcher, fondatore dell\u0026rsquo;Atelier de Danse Populaire, la rende un pilastro del movimento folk francese, da cui si irradia in Europa come cercle circassien. Nel resto d\u0026rsquo;Italia arriva con il revival folk e con i balfolk fra gli anni Settanta e Ottanta e si integra stabilmente nel repertorio nazionale. Il processo è quello tipico del revival: una danza di società ottocentesca che diventa patrimonio condiviso, perdendo le figure tecniche e guadagnando funzione comunitaria. Note etnocoreologiche # Mixer progressivo in cerchio: la forma più semplice e più aperta della famiglia delle danze a scambio di partner.\nStruttura spaziale: cerchio unico di coppie rivolte al centro, dama alla destra del cavaliere; a ogni ciclo la coppia cambia, fino a tornare alla partner iniziale se la musica dura abbastanza. Il numero di coppie non è prefissato, purché pari. Alternanza centripeta e centrifuga (avanti e indietro collettivo), isolamento di genere (prima le dame al centro, poi i cavalieri), figura di coppia (lo swing), progressione (promenade con cambio di lato della dama). Prossemica inclusiva: presa di mano collettiva, contatto ridotto, nessuna figura tecnica da imparare; il saluto al cambio di partner conserva però una formalità di ballo di società, memoria dell\u0026rsquo;ascendenza ottocentesca. Sotto il profilo etnocoreologico è un esempio da manuale di rifunzionalizzazione: una quadriglia di società del XIX secolo riletta come rito di accoglienza novecentesco. La versione che pratichiamo non coincide con le forme ottocentesche documentate. Un dato su cui essere chiari: i battiti di mani diffusi oggi non appartengono alla danza originaria. Quando avanzano le dame, i cavalieri battono tutti gli otto tempi; quando avanzano i cavalieri, il battito cade di norma sul quinto passo, anche se è molto diffuso il battito sul quarto tempo, fra i cavalieri che si guardano. Divulgatori e gruppi di riferimento # Codificatori storici: G. M. S. Chivers (1822), Joseph Lowe (1831), il maestro Coulon (1844), Thomas Wilson (1852), D. Anderson (1897). Raccolta e codifica novecentesca: Maud Karpeles per la versione del Northumberland, l\u0026rsquo;English Folk Dance and Song Society con il Community Dances Manual, la Royal Scottish Country Dance Society per la versione reel di 32 battute. Ricerca contemporanea: le ricostruzioni filologiche di upadouble.info, le cronologie di Ron Houston, gli studi di Colin Hume, Don Buskirk (Folkdance Footnotes) e le raccolte della Library of Dance. Francia e movimento folk europeo: Alick-Maud Pledge fra le due guerre, poi i CEMEA e Yvon Guilcher con l\u0026rsquo;Atelier de Danse Populaire, che diffondono il cercle circassien nei balfolk. Italia: il circuito balfolk e delle danze popolari (associazioni, insegnanti, festival come Gran Bal Trad e Reno Folk Festival), i circoli RSCDS attivi in diverse città, i laboratori CEMEA e i gruppi di riproposta musicale (Lou Tapage, Orchestrona SMP, Les Fuines, Tona Libre, Trouveur Valdotèn e poi praticamente tutti i gruppi e suonatori di balfolk, perché non può mancare un circolo circasso in repertorio). Studiosi e divulgatori italiani: Placida Staro, che ha citato la danza fra gli esempi di adattamento contemporaneo di un ballo tradizionale su musiche non pertinenti. Formazione e tipologia # Cerchio unico di coppie, numero illimitato purché pari e alternato uomo-donna.\nDisposizione: tutti fronte al centro, mano nella mano; ogni cavaliere ha la propria dama alla destra e la vicina alla sinistra. In sale molto affollate si formano cerchi concentrici. Prese: mano nella mano in cerchio; per lo swing, mano destra del cavaliere alla vita della dama e mano sinistra intrecciata, oppure presa a braccio, presa da ballo liscio o braccia incrociate; per la promenade, mano destra del cavaliere sotto la sinistra della dama con il braccio sinistro intorno oppure presa \u0026ldquo;a farfalla\u0026rdquo;. Tipologia: danza collettiva progressiva di coppia (mixer), di repertorio di società e poi di comunità; ballo chiamato nei ceilidh, dove il caller annuncia le figure. Nessun requisito d\u0026rsquo;ingresso: la struttura non chiede passi codificati, ma camminata, saltello o skip-change of step scozzese secondo il contesto. Struttura della danza # Schema standard della versione moderna, in quattro parti su 32 battute (64 tempi). È la forma che si danza oggi nei balfolk e nei ceilidh.\nPreparazione: cerchio di coppie fronte al centro, presa per mano comoda. Parte A (16 tempi): tutti avanzano verso il centro con 4 passi e arretrano con 4 passi; il movimento si ripete identico una seconda volta. È il saluto collettivo del cerchio. Parte B (16 tempi): le dame avanzano al centro con 4 passi, battono le mani e arretrano; poi i cavalieri avanzano con 4 passi, battono le mani, si girano sulla propria sinistra e con 4 passi raggiungono la dama che era alla loro sinistra. Sull\u0026rsquo;ultimo tempo si allacciano per lo swing. Parte C (16 tempi): swing della nuova coppia; tecnicamente 12 tempi di giro e 4 per disporsi in posizione di promenade, sulla linea di danza verso destra. Parte D (16 tempi): promenade in senso antiorario lungo il cerchio, con la dama all\u0026rsquo;esterno alla destra del cavaliere: 12 tempi di passeggiata e gli ultimi 4 per riaprire il cerchio e rimettersi fronte al centro, pronti a ricominciare. Varianti e divergenze da conoscere: Il conteggio cambia con la lettura musicale: 4 sezioni da 16 tempi (64 tempi) nella prassi balfolk, 32 battute in 4 frasi da 8 nella lettura della Royal Scottish Country Dance Society, 16 battute in alcune versioni brevi da festa. Alcune fonti fanno progredire le donne invece degli uomini, con lo swing sulla propria partner nella prima metà della frase: è una prassi documentata, minoritaria rispetto alla versione qui descritta. Nei ceilidh scozzesi la danza è spesso la forma a 32 battute con avanti e indietro, swing con la propria dama, promenade e, in coda, la signora che avanza verso il cavaliere successivo con inchino e riverenza. Metro e struttura musicale # Musica a frase regolare, su 32 battute ripetute a ciclo.\nMetro: 6/8 (jig) nella prassi contemporanea dei balfolk, con passo saltellato; 2/4 o 4/4 (reel) nella tradizione scozzese, dove la danza è classificata come reel di 32 battute. Le fonti usano indifferentemente l\u0026rsquo;uno o l\u0026rsquo;altro, e molte registrazioni sono reel veloci. Forma: due frasi da 8 battute ripetute (AABB), per un totale di 32 battute, cioè 64 tempi; il ciclo si ripete finché suona la musica. Tempo: vivace e ben scandito, indicativamente 100-110 bpm sul 6/8 e 110-124 bpm sul 2/4 secondo le indicazioni di alcune fonti; il carattere è brillante, regolare, con accenti chiari, perché il cambio di frase coincide con il cambio di figura e di partner. In origine la parte a quattro coppie si danzava su una jig e la seconda parte, il big circle, su un reel: la distinzione è caduta con la semplificazione novecentesca. Strumenti e stile musicale # Tradizione scozzese e dei ceilidh: fiddle, fisarmonica, tin whistle, flauto traverso, pianoforte o chitarra ritmica, bodhrán e percussioni leggere. Balfolk europeo e italiano: organetto diatonico, fisarmonica, violino, ghironda, cornamusa e gaita, flauti irlandesi, mandolino, bouzouki, chitarra acustica, basso e percussioni. Stile: esecuzione acustica e trascinante, con attacco ritmico marcato e arrangiamenti neo-tradizionali o contemporanei; qualunque jig o reel brillante funziona, purché mantenga un fraseggio regolare. Autori e compositori # Di tradizione orale: coreografia anonima, fissata per iscritto nei manuali fra Otto e Novecento, senza un autore documentato.\nCodificatori storici: G. M. S. Chivers (1822), Joseph Lowe (1831), il maestro Coulon (1844), Thomas Wilson (1852), D. Anderson (1897), poi la Royal Scottish Country Dance Society (1924). Raccolta sul campo: Maud Karpeles, con la English Folk Dance and Song Society, per la versione del Northumberland. Musica: non esiste un unico brano associato. Si suonano reel e jig tradizionali, da Irish Washerwoman a Bonnie Dundee, da Miss McLeod\u0026rsquo;s Reel a Good Humour e The White Cockade, oltre al reel eponimo Circassian Circle, di autore ignoto, che una delle fonti indica come il brano più suonato. Aneddoti e curiosità # Nel 1888 Rudyard Kipling mise in bocca a Jhansi McKenna, nel racconto The Daughter of the Regiment (raccolta Plain Tales from the Hills), la battuta: \u0026ldquo;A gentleman who doesn\u0026rsquo;t know the Circassian Circle ought not to stand up for it\u0026rdquo;. Il senso è ironico: chi non conosce le regole di una pratica sociale non dovrebbe pretendere di parteciparvi. Nel 1905 James Scott Skinner descrive il Circassian Circle, insieme alla Galopade Country Dance e alla Haymaker\u0026rsquo;s o Roger de Coverley, in un volume conservato nella biblioteca dell\u0026rsquo;Università di Aberdeen, che ne ha curato anche una ricostruzione video. Il soprannome \u0026ldquo;Canadese\u0026rdquo;, corrente in Italia centrale e meridionale, resta un piccolo mistero: le spiegazioni proposte sono le più varie, dalle truppe canadesi che l\u0026rsquo;avrebbero ballata nel 1945 all\u0026rsquo;etichetta Canadian Barn Dance in uso nel Regno Unito, fino a una semplice assonanza nel circuito del ballo liscio. Nessuna è documentata. In Bretagna il cercle circassien viene talvolta danzato come una chapelloise, ma con passo di polka e senza cambio di partner. La versione con i tre battiti di mani al centro trasforma il momento di massima vicinanza in un applauso collettivo, a cui i musicisti rispondono. Nei balfolk francesi e italiani circola la regola scherzosa del bacio sulla guancia al cambio di partner. Gli insegnanti italiani la chiamano \u0026ldquo;la danza che non si sbaglia: l\u0026rsquo;errore più frequente, restare con il partner sbagliato, è in realtà il meccanismo stesso della danza\u0026rdquo;. Dove il cerchio è molto numeroso si formano doppi cerchi concentrici o una spirale; chi resta senza partner al momento del cambio viene integrato al giro successivo, senza interrompere il ballo. Presenza nei media e nella cultura di massa # Video e didattica: moltissime esecuzioni e tutorial in rete, dalle ceilidh scozzesi ai balfolk francesi e italiani; la danza è un classico dell\u0026rsquo;insegnamento per principianti. Scuola: presente nei programmi di educazione motoria e nei laboratori di danza popolare per l\u0026rsquo;infanzia, in Italia anche attraverso i materiali CEMEA. Festival: esecuzione simbolica al Grand Bal de l\u0026rsquo;Europe di Gennetines, al Gran Bal Trad, al Reno Folk Festival,e nelle serate balfolk di tutta Europa, Italia compresa. Cinema, televisione e romanzo: nessun ruolo di primo piano documentato; le tracce più solide restano la citazione di Kipling (1888) e il repertorio discografico folk, con il reel eponimo e le incisioni dei gruppi di riproposta. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà molto bassa: è tra le danze più accessibili del repertorio europeo.\nNon richiede passi codificati: camminata, saltello o passo di polka bastano; si impara in pochi minuti e funziona anche senza insegnamento formale. Adattamenti per principianti e bambini: versione ridotta a 32 tempi senza swing, passi camminati, giro a due mani o valzer lento al posto dello swing; cerchi concentrici o disposizione a spirale per gruppi molto numerosi. Nelle classi numerose si integra chi resta senza partner al cambio, senza interrompere il giro. Per la didattica il punto d\u0026rsquo;ingresso consigliato è il conteggio \u0026ldquo;quattro passi avanti, quattro indietro, con il battito di mani marcato sulla progressione dei cavalieri\u0026rdquo;. Note di ricerca e fonti # Questa scheda fonde nove ricerche indipendenti. Nei casi di discordanza si è scelta la tesi meglio sostenuta dalle fonti storiche, segnalando qui ogni variante.\nConvergenze solide:\nOrigine britannica, ottocentesca, di ambito di società, con la Circassia estranea alla genealogia della danza: tutte le ricerche lo affermano. Tipologia di mixer progressivo in cerchio, con presa di mano collettiva, avanti e indietro, ingresso alternato al centro, swing e promenade con cambio di partner. Diffusione italiana capillare nei balfolk, nella didattica e nelle feste. Denominazioni straniere e italiane (Cercle circassien, Fröhlicher Kreis, Canadese, Circolo Lieto) e grafia corretta dell\u0026rsquo;aggettivo italiano, circasso. Divergenze, cautele e verifiche:\nDatazione: Qui si è scelto il 1822 come prima attestazione, registrando le altre tappe citate nelle ricerche. Raccolta di Maud Karpeles: una ricerca indica il 15 maggio 1918 a Netherwitton (Northumberland); mentre sei ricerche indicano il 1928. Le pubblicazioni a stampa seguono in tempi diversi (edizione EFDSS del 1933, Community Dances Manual del 1949). Si sono riportate entrambe le indicazioni come dato divergente. Metro: 2/4 reel secondo due ricerche (che lo danno come metro originario), 6/8 jig come metro oggi dominante, 2/4 oppure 6/8. Si è scelto di dichiarare entrambi come prassi reali, con il 6/8 prevalente nei balfolk contemporanei. Conteggio: 32 battute (64 tempi); quattro sezioni da 16 tempi; 16 battute per una variante citata da una ricerca. Non è una contraddizione sostanziale, dipende dalla lettura della battuta, ma è stata esplicitata per non generare errori in didattica. Direzione della progressione: gli uomini verso la dama di sinistra è la prassi prevalente; una ricerca descrive invece il passaggio delle donne verso il cavaliere successivo e lo swing con la propria partner. Entrambe le prassi sono documentate in contesti diversi: qui la versione con gli uomini è quella principale, l\u0026rsquo;altra è segnalata come variante. Versione in 32 tempi con swing, promenade e coda con inchino e riverenza: presente in tre ricerche mentre quattro si fermano al ciclo a quattro parti. Si è tenuta come variante dei ceilidh scozzesi. Melodia di riferimento: il reel eponimo Circassian Circle, Irish Washerwoman, arie tradizionali varie. Vera per tutte: non esiste un brano unico, e il repertorio comprende più reel e jig interscambiabili. Nome: esotismo orientalista del primo Ottocento contro l\u0026rsquo;ipotesi di Yvon Guilcher di una contrazione di Sicilian Circle. Si è tenuta la lettura dell\u0026rsquo;esotismo come principale e l\u0026rsquo;ipotesi di Guilcher come variante in campo. Canadese: nessuna fonte documenta l\u0026rsquo;origine del soprannome; una ricerca ipotizza un\u0026rsquo;assonanza nel circuito del ballo liscio, un\u0026rsquo;altra una leggenda sui soldati canadesi, poi le truppe del 1945 e l\u0026rsquo;etichetta Canadian Barn Dance. Sono registrate come ipotesi, non come storia. Le Pantalon e le quadriglie di Payne come matrice della figura: tesi sostenuta solo da una ricerca, coerente con la filologia di upadouble.info ma non confermata dalle altre ricerche; è riportata come lettura possibile. Battiti di mani e rotazione al momento del cambio: una ricerca li colloca nella forma originaria con battito sul quinto passo, altre fonti li presentano come aggiunta moderna e diffuse con il battito sul quarto tempo fra i cavalieri che si guardano. Si è scelto di descrivere la prassi corrente e di dichiararne la storicità incerta. Fonti principali: le trascrizioni ottocentesche (Chivers 1822, Lowe 1831, Wilson 1852, Anderson 1897) e la loro analisi filologica su upadouble.info; i materiali della English Folk Dance and Song Society e il Community Dances Manual; i repertori della Royal Scottish Country Dance Society; la raccolta di Maud Karpeles; J. F. e T. M. Flett, Traditional Dancing in Scotland (1964); H. A. Thurston, Scotland\u0026rsquo;s Dances (1954); Yvon Guilcher, La danse traditionnelle en France; la tesi di Giulia Ghiozzi sul balfolk in Italia (2015).\nQuesta danza compare in 2 DVD: DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 DVD 001a 001a Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca - Imola 1991 Coreografia # Preparazione Cerchio di coppie fronte centro, presa per mano comoda Esecuzione • Parte A 16T (16 battute) Saluto del gruppo avanti e indietro 1. 8T\u0026#43;8T Tutti avanti con 4 passi, e indietro con 4 passi si fa due volte • Parte B 16T (16 battute) dame e cavalieri al centro 1. 8T Le dame vanno avanti verso il centro con 4 passi e tornano indietro con 4 passi 2. 8T I cavalieri vanno al centro con 4 passi, si girano alla propria sinistra e ogni cavaliere va verso la propria dama (ex contropartner) con 4 passi Nell\u0026rsquo;ultimo tempo si allacciano per fare lo swing • Parte C 16T (16 battute) swing delle coppie 1. 16T swing delle coppie che termina in posizione di promenade sulla linea di danza verso destra, per camminare in senso antiorario Tecnicamente sono 12 tempi per lo swing + 4 per mettersi in posizione di promenade • Parte D 16T (16 battute) promenade sulla linea di danza 1. 16T passeggiata delle coppie in senso antiorario rispetto al cerchio 12 tempi per la passeggiata e gli ultimi 4 per mettersi in posizione fronte cerchio, pronti a ricominciare • La danza ricomincia da capo Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] The Circassian Circle in Palermo Esecuzione di riferimento: il Circolo Circasso in un balfolk di Palermo, con il cerchio affollato, i suonatori al centro, e il cambio di partner a ogni ciclo. È la testimonianza della versione italiana corrente della danza. [2] Danse du bal folk - apprendre le cercle circassien Video didattico, verificato: l\u0026rsquo;insegnamento della versione francese del cercle circassien, la stessa che si trasmette nei corsi italiani. [3] Circolo Circasso - video nr. 1A di 120, Archivio Siriano Tondini, Videoteca storica Battilani La registrazione dell\u0026rsquo;archivio: l\u0026rsquo;esecuzione raccolta nel DVD 001a della Videoteca storica Battilani di Imola, da cui nasce questa scheda. [4] Circassian Circle - Scottish Country Dance Esecuzione scozzese: la forma codificata della tradizione Scottish Country Dance nelle scuole, con passo e promenade nella resa di repertorio. [5] Scottish Country Dance - Circassian Circle Seconda esecuzione in contesto scozzese, verificata: utile per il confronto con la versione balfolk su presa, passo e disposizione del cerchio. [6] Circassian circle in the ferry Esecuzione dal vivo: il mixer danzato in un contesto di festa, con la musica che sostiene il cambio di partner a ogni ciclo. Segnalata come esecuzione del FestivBal Folk Paris, ha invece questo titolo. [7] The Circassian Circle - Library of Dance Raccolta delle descrizioni storiche ottocentesche, fra cui quella di Coulon del 1844, con analisi comparata delle varianti. [8] Circassian Circle - Scottish Country Dancing Dictionary Scheda della tradizione scozzese: disposizione delle coppie, figure e carattere collettivo della danza. [9] Circassian and Big Circle - Scottish Country Dancing Dictionary Documenta la trasmissione nel folk dance inglese: la versione moderna deriva dalla seconda parte, il Big Circle raccolto nel Northumberland. [10] Circassian Circle - Webfeet Annotazione dettagliata della forma moderna e distinzione dalle prime forme ottocentesche. [11] Classical and Historical Dance - The Circassian Circle (upadouble.info) Ricostruzione filologica delle fonti dal 1820 al 1897, con le trascrizioni di Chivers, Lowe e Wilson, le animazioni delle figure e l\u0026rsquo;ipotesi della matrice Le Pantalon delle quadriglie di Payne. [12] Folkdance Footnotes - Circassian Circle (Scotland) Ricerca di Don Buskirk sulla probabile origine del nome della danza, citata dalla scheda d\u0026rsquo;archivio; nelle pagine collegate si trova la cronologia delle fonti curata da Ron Houston. [13] Circassian Circle dances of the 1820s - Regency Dances Studio sull\u0026rsquo;evoluzione della danza nell\u0026rsquo;Inghilterra della Reggenza e sulla circolazione delle sue prime forme. [14] Circolo circassiano - Wikipedia (IT) Voce italiana: schema a 64 tempi, varianti Canadese e Circolo Lieto, diffusione nei balfolk; la datazione della nascita è però segnalata come priva di fonte. [15] Cercle circassien - Wikipédia (FR) Voce francese: la raccolta di Maud Karpeles, la diffusione in Bretagna e il ruolo di Yvon Guilcher nella codifica della versione moderna. [16] James Scott Skinner, Circassian Circle, Galopade Country Dance, The Haymakers (1905) - University of Aberdeen Il volume del 1905 con la descrizione del Circassian Circle, conservato nella biblioteca dell\u0026rsquo;Università di Aberdeen. [17] Circassian Circle, versione del 1905 - ricostruzione video (University of Aberdeen) Ricostruzione filmata della versione descritta da Skinner nel 1905: permette di confrontare la danza storica con quella che pratichiamo oggi. [18] Giulia Ghiozzi, Il balfolk in Italia (tesi di laurea, Università di Modena e Reggio Emilia, 2015) Tesi sul balfolk italiano: repertorio, dinamiche di apprendimento e trasmissione delle danze di importazione, Circolo Circasso compreso. [19] Circolo Circassiano - Ballifolk Scheda tecnica italiana della danza: parti, origine e diffusione nel circuito folk nazionale. [20] Le danze di socializzazione: il Circolo Circasso - Ontano Magico Documentazione divulgativa sulla versione balfolk diffusa in Italia e in Europa, con osservazioni utili per l\u0026rsquo;insegnamento. [21] J. F. Flett e T. M. Flett, Traditional Dancing in Scotland, London, Routledge and Kegan Paul, 1964 Lo studio fondamentale sulla danza tradizionale scozzese e sul suo contesto sociale, fra sala di società e festa di comunità. [22] H. A. Thurston, Scotland\u0026rsquo;s Dances, London, G. Bell and Sons, 1954 Rassegna storica delle danze scozzesi, utile per inquadrare le ceilidh dances fra Ottocento e Novecento. [23] Yvon Guilcher, La danse traditionnelle en France. D\u0026rsquo;une ancienne civilisation paysanne a un loisir urbain, Paris, Fayard, 1974 Saggio sulla rifunzionalizzazione delle danze popolari e sulla nascita del movimento folk europeo; vi si legge anche l\u0026rsquo;ipotesi sul nome del cercle circassien. [24] English Folk Dance and Song Society (EFDSS) L\u0026rsquo;ente che ha raccolto la versione inglese della danza e l\u0026rsquo;ha trasmessa attraverso i manuali di danze di comunità. [25] Royal Scottish Country Dance Society (RSCDS) La società che ha codificato la danza come reel di 32 battute nel primo libro del suo repertorio, nel 1924. [26] Lou Tapage, Circolo circasso (2005), brano di Marco Barbero, dall\u0026rsquo;album Lou Tapage L\u0026rsquo;incisione italiana della danza da parte del gruppo folk rock Lou Tapage: testimonianza della vitalità del brano nel repertorio nazionale. [27] Circassian Circle - RSCDS, analisi filologica (upadouble.info) Analisi della versione codificata dalla Royal Scottish Country Dance Society, con la sequenza delle battute e il confronto con le fonti ottocentesche. [28] Folkdance Footnotes - Circassian Circle, cronologia delle fonti (Ron Houston) La pagina di cronologia dello stesso sito: raccoglie le attestazioni ottocentesche e novecentesche della danza e la loro catena editoriale. [29] Cercle Circassien - Folk Dances in Europe Scheda europea della danza: nome, formazione, passi e circolazione nei diversi paesi, con attenzione alla prassi balfolk. [30] Circassian Circle - Laine\u0026rsquo;s Folk Dance Pages, University of Toronto Scheda didattica nordamericana, citata nella bibliografia d\u0026rsquo;archivio: utile per la descrizione della sequenza e per la terminologia in uso nei club. [31] Studiare e vivere la danza - intervista a Dina Staro (Blogfoolk) Intervista sul rapporto fra studio e vita nella danza popolare: contesto italiano della ricerca sulla trasmissione dei balli, utile per capire come il Circolo Circasso si impara nei circuiti nostrani. ","date":"30 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/circolo-circasso/","section":"Danze","summary":"Il grande cerchio mixer di origine britannica che apre i balli popolari: avanti e indietro, cambio di partner e una promenade che rimette tutti in relazione.","title":"Cerchio Circasso - Danza mixer scozzese","type":"danze"},{"content":"","date":"30 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/facile/","section":"Tags","summary":"","title":"Facile","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 071\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Guarda la spiegazione · 23:35 Esecuzione danza · 26:07 Ci sono danze che si imparano da un manuale e danze che si imparano in una cucina. Il Tyrawley Reel appartiene alla seconda famiglia: è la figura finale in tempo di reel del Tyrawley Set, la quadriglia che porta il nome di Tír Amhlaidh, la terra di Amhalghaidh, nella baronia più settentrionale del Mayo, fra Ballina, Killala e Crossmolina, lungo il fiume Moy.\nQuattro coppie in quadrato, un cerchio, un cambio di partner a ogni giro: il reel è un meccanismo di relazione. Le coppie avanzano e si ritirano, le dame passano alla posizione successiva, si apre lo swing con presa al gomito, e il lead around riporta tutti a casa. È il momento in cui un set costruito su cadenze di jig e di polka si scioglie in un giro di reel più continuo.\nNella pratica dell\u0026rsquo;Archivio la incontriamo così: nella registrazione della Videoteca storica di Siriano Tondini,il Tyrawley Reel si balla come mixer in cerchio: avanti e indietro, swing con il contropartner, promenade. È esattamente la sequenza della terza figura descritta dai maestri del revival, e ci piace raccontarla anche per questo: una quadriglia sopravvive solo finché qualcuno la balla.\nScheda sintetica # Nome proprio # Il Tyrawley Reel è, nella lingua del revival, la terza e ultima figura del Tyrawley Set: la sezione in tempo di reel, 104 battute, che chiude la danza.\nSuite di appartenenza: Tyrawley Set. Titolo corrente della figura: Tyrawley Set - 3rd Figure (Reels); nelle schede didattiche italiane, semplicemente Tyrawley Reel. Non risulta un tune tradizionale intitolato \u0026ldquo;Tyrawley Reel\u0026rdquo;: il nome viene dalla forma musicale (il reel) e dal territorio (la baronia di Tyrawley/Tirawley), non da una melodia dedicata. Altri nomi e varianti # Tyrawley Set: nome dell\u0026rsquo;intera danza, oggi usato anche per indicare, per sineddoche, la figura in reel. Tyrawley Set - 3rd Figure (Reels) e Tyrawley Reel: le due diciture che ricorrono nei repertori, nei bollettini e nei database musicali. Grafie del toponimo: Tyrawley e Tirawley (in gaelico Tír Amhlaidh, \u0026ldquo;terra di Amhalghaidh\u0026rdquo;); nella danza prevale Tyrawley. In italiano: \u0026ldquo;Reel di Tyrawley\u0026rdquo;, \u0026ldquo;Tyrawley\u0026rdquo; o \u0026ldquo;terza figura del Tyrawley\u0026rdquo;. Varianti: differenze minori fra le schede dei docenti nell\u0026rsquo;ordine dei movimenti e nella scelta dei passi; non risulta una variante formale autonoma con nome proprio. Da non confondere: con il Tireragh (baronia della contea di Sligo, citata in una scheda accanto al Tyrawley) e con i set dance solisti del repertorio di step dancing (King of the Fairies e simili), che sono tutt\u0026rsquo;altra pratica: qui si tratta di semplice omonimia terminologica. Traduzione e significato # Tyrawley è l\u0026rsquo;anglicizzazione di Tír Amhlaidh, \u0026ldquo;terra di Amhalghaidh\u0026rdquo; (pronuncia approssimativa \u0026ldquo;tir OWL-ee\u0026rdquo;); il nome ricorda un sovrano degli Uí Fiachrach Muaidhe, la dinastia del territorio di Ballina. La lettura più diffusa fa di Amhalghaidh un re del Connacht del V secolo; una seconda lettura riconduce il nome alla forma norrena Amhlaíb (Olaf) e quindi a un capo vichingo (v. Note di ricerca e fonti).\nReel (in irlandese ríl) indica insieme la forma musicale in tempo binario e il passo che l\u0026rsquo;accompagna: appoggio leggero, due passi e chiusura, ripetuti con continuità.\nNella prassi irlandese l\u0026rsquo;espressione non ha una \u0026ldquo;traduzione\u0026rdquo;: la singola figura esiste solo dentro la sequenza del set. Dire Tyrawley Reel significa quindi dire \u0026ldquo;il reel del Tyrawley\u0026rdquo;, cioè il movimento in reel di quella quadriglia.\nArea geografica e provenienza # Baronia di Tyrawley/Tirawley (Tír Amhlaidh), North County Mayo, Irlanda: il territorio che comprende Ballina, Killala, Crossmolina e Foxford, fra il fiume Moy e la baia di Killala. È una delle baronie storiche più estese d\u0026rsquo;Irlanda (circa 1.000 km², \u0026ldquo;seconda per estensione\u0026rdquo; secondo una sola delle fonti: dato da verificare). Famiglia coreutica: i set dance del Connacht settentrionale, con affinità dichiarata al Derrada Set. Oggi la danza è praticata in tutta l\u0026rsquo;Irlanda e nel circuito internazionale del set dancing, dentro e fuori i confini della baronia che le dà il nome. Diffusione e presenza in Italia # Assente dal balfolk generalista, dove domina il lessico francese delle danze di cerchio e delle coppie bretoni, è invece presente nei circuiti specialistici di Irish set dancing: stage, weekend e raduni condotti da docenti irlandesi o anglo-irlandesi, associazioni di danza irlandese, serate a tema. Non rientra nel repertorio \u0026ldquo;di base\u0026rdquo; dei corsi italiani, dove ricorrono piuttosto Caledonian, Clare Lancers, Plain Set e i set in polka dello Sliabh Luachra: il Tyrawley è considerato una danza da affrontare una volta entrati nel repertorio. Nella pratica dell\u0026rsquo;Archivio: la danza è stata registrata da Siriano Tondini (video n. 71 di 120, Videoteca storica Battilani, Imola) come mixer in cerchio, e la sequenza corrisponde alla terza figura delle schede di riferimento (v. Note di ricerca e fonti). Attestazione d\u0026rsquo;epoca del nome: nella registrazione la danza è annunciata dalla docente semplicemente come \u0026ldquo;Tyrawley\u0026rdquo; (minuto 23:35), senza altre qualifiche; che si tratti della terza figura in reel del set si ricava dal confronto con la notazione (v. Stato dell\u0026rsquo;identificazione). Nomi e luoghi citati da una sola fonte, da verificare prima della pubblicazione: Gannet School of Irish Set Dancing (Seregno), IRIS Accademia Danze Irlandesi, Gens D\u0026rsquo;Ys, Tara School (Milano e Roma), Clover, Ida Pellegrini (Rimini, allieva di Pat Murphy e Gerard Butler, con raduni a Bologna e Venezia), Tim Flaherty (Roma), Genova Irish Festival, Claddagh Fest, le sessioni di musica irlandese nei pub bolognesi. Adattamenti tipici nei corsi italiani: passo semplificato senza battere, conteggi vocali, tempo leggermente rallentato rispetto alla registrazione di riferimento. Epoca e anno di riferimento # Radici: la quadriglia francese (quadrille des contredanses) diffusa in Irlanda fra la fine del Settecento e l\u0026rsquo;inizio dell\u0026rsquo;Ottocento (una fonte indica Dublino, 1816) e poi ruralizzata nelle campagne dai maestri di ballo itineranti. La forma locale del Tyrawley è di tradizione orale: non esiste una data di nascita documentata. Le ipotesi oscillano fra la seconda metà dell\u0026rsquo;Ottocento (circa 1880-1920) e una sistemazione piena solo nel Novecento. Revival: anni 1980-1990, quando il set dancing irlandese torna a essere ballato e insegnato in modo sistematico. Documentazione scritta: l\u0026rsquo;insegnamento di Pat Murphy (The Flowing Tide, Mercier Press 2000, p. 174) e la trascrizione di Larry E. Taylor, edizione del 25 dicembre 2008, che riprende il workshop di Murphy a Milwaukee dell\u0026rsquo;agosto 1997. Registrazione di riferimento per la pratica: Matt Cunningham Ceili Band, Dance Music of Ireland vol. 19, traccia 10. Occasione e funzione sociale # Nella tradizione: house dances nelle cucine e nelle stalle, crossroads dances nei crocevia delle strade di campagna, matrimoni, feste parrocchiali, ricorrenze del calendario agricolo e religioso. Il set era il cuore della socialità rurale del North Mayo. Funzioni: socializzazione fra famiglie e paesi vicini, corteggiamento regolato dal codice del gruppo, memoria del territorio (i set portano il nome della baronia o della parrocchia), trasmissione fra anziani e giovani. Serve un set completo, otto ballerini: la danza si organizza, non si improvvisa. Per questo funziona anche come rito di appartenenza. Contesto ostile: le condanne del clero di inizio Novecento, che contestava la tenuta stretta delle coppie nei set, e il Public Dance Halls Act del 1935, che spostò il ballo dalle case alle sale autorizzate, riducendo lo spazio privato della danza. Oggi: céilithe, fleadh, weekend di set dancing, la Willie Clancy Summer School di Ennis e i raduni internazionali; in Italia stage e serate nei circuiti specialistici. Storia e origine # Origine: adattamento popolare della quadriglia francese, arrivata in Irlanda fra fine Settecento e primo Ottocento con i maestri di ballo itineranti e con i soldati di ritorno dalle guerre napoleoniche. Nelle campagne le figure colte vengono ri-ballate con i passi, i tempi e le melodie locali, e in poche generazioni nascono i set di baronia e di parrocchia. Il Tyrawley appartiene alla rete dei set del Mayo, conservato per generazioni nell\u0026rsquo;area settentrionale della contea prima di essere sistemato per la didattica moderna dal revival. Caratteri arcaici conservati: lo swing con presa al gomito (elbow ceili hold), che i ricercatori considerano più antica del waltz hold e sopravvissuta in pochi set del nord-ovest; la catena con presa agli avambracci; il bundle of fun, l\u0026rsquo;abbraccio collettivo che chiude le quadriglie del Mayo. Nessun mito di fondazione e nessuna credenza legata alla danza: è creazione collettiva contadina su modello colto, non invenzione di un autore né pratica rituale. Note etnocoreologiche # Tipo: set dance di famiglia quadriglia, quattro coppie in quadrato. Le coppie 1 e 2 sono le tops (le teste, una di fronte all\u0026rsquo;altra), le coppie 3 e 4 le sides (i lati); il primo lato sta a sinistra della prima coppia di testa. Passi: ordinary polka step (down-2-3) per la prima e la seconda figura, ordinary reel step (lift-2-3-4) per la terza figura, quella in reel. Prese: elbow ceili hold (pollice destro contro pollice destro all\u0026rsquo;altezza delle spalle, mani sinistre sotto i gomiti destri, avambracci quasi verticali, perno sul metatarso del piede destro); open-waltz hold nel lead around; presa agli avambracci nella ladies chain. Movimenti tipici del set: face-on (crossover, la visita delle coppie opposte), ladies chain con i gents che seguono le dame attorno alla posizione del gentiluomo, chase the ladies, sevens in waltz hold back-to-back, house each other, advance and retire con progressione delle dame. Stile: conduzione lineare e più distesa rispetto ai set di Clare. Nel Mayo conta soprattutto il battere dei passi (battering) durante le \u0026ldquo;case\u0026rdquo;: pieno, terreno, più vicino alla marcia che all\u0026rsquo;eleganza da salotto. È il vero salto di qualità tecnica di questo repertorio. Concezione del movimento: la geometria collettiva e la relazione di coppia prevalgono sull\u0026rsquo;elaborazione solistica; la precisione sta nei tempi e nelle posizioni, non nei virtuosismi. Divulgatori e gruppi di riferimento # Irlanda e circuito internazionale: Pat Murphy, il maestro che ha codificato il repertorio del revival (Toss the Feathers, 1995; The Flowing Tide, 2000), storico docente della Willie Clancy Summer School; Larry E. e Lenette S. Taylor (Crooked River Set Dancers, Ohio), autori della trascrizione qui citata; Gerard Butler; Padraig McEneany; Mickey Kelly e Paddy Berry, che hanno trasmesso oralmente il set alle ultime generazioni; la Brooks Academy di Dublino. Musica: Matt Cunningham Ceili Band, interprete della registrazione di riferimento; le band da ballo del Mayo, fra cui la Swallows Tail Céilí Band di Swinford. Canali di trasmissione: summer schools, workshop e weekend internazionali, bollettini, database di settore e i bollettini del movimento set dancing (lo storico Set Dancing News di Bill Lynch, il cui dominio non è più attivo); in Italia stage e incontri con docenti del circuito irlandese (v. Diffusione e presenza in Italia). Formazione e tipologia # Formazione: quadriglia di otto ballerini in quattro coppie disposte in quadrato, coppie 1 e 2 (tops) una di fronte all\u0026rsquo;altra, coppie 3 e 4 (sides) sui lati perpendicolari, secondo le convenzioni dell\u0026rsquo;Irish set dancing. I ruoli ruotano fra le figure, quando il set riparte con un\u0026rsquo;altra coppia come guida. Tipologia: danza sociale di gruppo per coppie. Sottotipo: quadriglia in tre figure, con la figura finale progressiva, quella in reel. Non è una danza in cerchio né una céilí dance in linea, anche se la figura in reel contiene un cerchio. Interazione: di coppia e di set, con contatto continuo a due e passaggi collettivi; nessuna parte solistica. Matrice: quadriglia ottocentesca ruralizzata, con passi e metri del repertorio popolare irlandese. Condizione pratica: servono quattro coppie complete. Il set è pensato per un numero pari di ballerini e non si esegue in numero ridotto. Struttura della danza # Il set completo si compone di tre figure, per un totale di 504 battute e circa otto minuti di musica, senza pause fra le parti.\nFigura 1 - Jigs (264 battute, introduzione di 8 battute compresa): tutte le coppie in cerchio mano nella mano; face-on e swing; ladies chain; ripetizione di face-on e swing con la donna al posto del gentiluomo nella catena; chase the ladies e swing; swing delle coppie opposte al centro; house each other; bundle of fun; ripetizione con le altre coppie come leader. Figura 2 - Polkas (136 battute): sevens in waltz hold verso il lato opposto e ritorno, house, ladies chain, swing con i membri delle side couples in waltz hold sui posti; ripetizione guidata dalle sides. Figura 3 - Reels, il Tyrawley Reel (104 battute): tutte le coppie in cerchio, mano nella mano; advance and retire due volte, con le dame che negli ultimi due tempi passano alla posizione successiva a destra; swing del nuovo partner in elbow ceili hold; lead around in senso antiorario in open-waltz hold; ripetizione dell\u0026rsquo;intera sequenza fino al ritorno ai partner di partenza. Sono 96 battute di danza effettiva, oltre all\u0026rsquo;introduzione di 8: tre ripetizioni da 32 battute. Logica della figura in reel: è progressiva. A ogni giro la danza cambia partner e si chiude solo quando il cerchio ha compiuto il giro completo, con un ritorno \u0026ldquo;a casa\u0026rdquo; che è anche il segno di riconoscimento della figura. Conti e conteggi: la notazione battuta per battuta è quella di Larry E. Taylor (edizione 2008); la versione codificata dal revival è in Pat Murphy, The Flowing Tide, p. 174. Metro e struttura musicale # Tre metri in una sola danza: jig in 6/8 (prima figura), polka in 2/4 (seconda figura), reel in 4/4 o 2/2 (terza figura). Il reel: metro binario, struttura melodica AABB di 32 battute con frasi di 8, crome accentate sul primo e sul terzo quarto, cadenza chiara ogni otto battute per segnare i cambi di movimento. Tempo di danza: moderato. Le schede oscillano fra 100 e 123 bpm (100-115, 104-112 e 113-123 secondo le fonti): più comodo del reel da passo solista, per lasciare respiro al battere dei passi e alla gestione del set. Conteggi: 264 + 136 + 104 = 504 battute. Il totale dichiarato per ogni figura comprende l\u0026rsquo;introduzione di 8 battute di musica: da qui le differenze di conteggio fra le schede. Costruzione: le figure si articolano su multipli di 8 battute e le melodie si ripetono finché tutte le coppie hanno completato il proprio turno; la musica guida la progressione, non la subisce. Strumenti e stile musicale # Organico tipico da céilí band: fiddle, fisarmonica (nel North Mayo spesso in coppia), flauto traverso in legno, tin whistle, concertina, banjo tenore, pianoforte e bodhrán; negli ensemble più piccoli di set dancing anche chitarra e bouzouki. Stile: vivace ma sostenuto, articolazione chiara delle note, ritmo netto e ben scandito, senza acuti virtuosistici; la priorità è l\u0026rsquo;impulso di danza e la possibilità di seguire le figure. Nella figura in reel il band deve mantenere un flusso continuo e non \u0026ldquo;tirare\u0026rdquo; il tempo: la danza è sociale e il cerchio deve restare sincronizzato. Il gruppo musicale rispetta durata, conteggi e tempo delle tre parti. Registrazione di riferimento: Matt Cunningham Ceili Band, Dance Music of Ireland vol. 19, traccia 10 (Tyrawley Set - 3rd Figure, Reels), disponibile anche in streaming. Autori e compositori # Coreografia: di tradizione orale, autore non documentato. Il Tyrawley Set è un bene condiviso della comunità rurale del North Mayo, rimodellato di generazione in generazione e codificato per iscritto nel revival da Pat Murphy. Melodie: repertorio anonimo dei reel tradizionali irlandesi; l\u0026rsquo;abbinamento fra tune e figura varia da band a band e da docente a docente. Matt Cunningham è l\u0026rsquo;interprete e l\u0026rsquo;arrangiatore della registrazione di riferimento, non l\u0026rsquo;autore della danza. Trascrizione moderna: Larry E. Taylor (edizione 2008), su workshop di Pat Murphy (Milwaukee, 1997); la versione a stampa di riferimento è di Pat Murphy, The Flowing Tide, Mercier Press 2000, p. 174. Nessuna attribuzione di copyright è nota: la danza è trattata come patrimonio collettivo. Aneddoti e curiosità # Il nome Tír Amhlaidh ricorda Amhalghaidh, sovrano del Connacht del V secolo; la baronia è fra le più estese d\u0026rsquo;Irlanda e il toponimo passò anche a un titolo nobiliare britannico, Barone Tyrawley, legato alla fondazione settecentesca di Ballina. La baronia si affaccia sulla baia di Killala, dove nel 1798 sbarcò il generale francese Humbert: gli storici locali scherzano dicendo che le uniche due cose francesi attecchite davvero a Tyrawley furono l\u0026rsquo;esercito di Humbert e le quadriglie da cui nacque il set. Lo swing al gomito è considerato più antico del waltz hold: il Tyrawley lo conserva, insieme al bundle of fun (tradotto \u0026ldquo;little Christmas\u0026rdquo;), l\u0026rsquo;abbraccio collettivo stretto e gioioso che chiude molte quadriglie del Mayo. Caesar Otway raccontò la vita del North Mayo prima della Grande Carestia in Sketches of Erris and Tyrawley; la regione è legata anche alla memoria dell\u0026rsquo;arpista cieco Hugh Higgins, ricordata nelle note interne dell\u0026rsquo;archivio. La terza figura è quella che \u0026ldquo;cambia le carte\u0026rdquo;: nelle serate irlandesi la si riconosce dal momento in cui il cerchio comincia a girare e le dame si spostano di posto, fra risate e partner sbagliati. È il momento in cui il set diventa divertente. Curiosità linguistica: l\u0026rsquo;espressione set dance indica sia la quadriglia sociale del set dancing sia il pezzo solista del repertorio di step dancing: un\u0026rsquo;omonimia che confonde anche i ballerini esperti. Presenza nei media e nella cultura di massa # Presenza rara e specialistica: il set dancing non ha mai avuto la visibilità della step dance da spettacolo e il Tyrawley non compare in Riverdance, Lord of the Dance, nel cinema o in televisione di massa. Canali reali: database specialistici (l\u0026rsquo;Irish Set Dance Music Database di Mabula.net), album didattici (Dance Music of Ireland vol. 19), bollettini e portali di settore, video di stage e festival su YouTube, gli archivi di musica tradizionale di RTÉ (serie Come West Along the Road). Nella memoria del territorio: i set dance sono parte del patrimonio culturale immateriale irlandese e il Tyrawley vi rientra come esempio del repertorio del Connacht settentrionale. In Italia: nessuna presenza mediatica. L\u0026rsquo;unica documentazione video di riferimento è quella dell\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini (video n. 71 di 120), che vale come testimonianza di pratica più che come prodotto divulgativo. Difficoltà e adattamenti # Difficoltà: media. La figura in reel è la più accessibile delle tre dal punto di vista didattico; il set completo è invece impegnativo, perché la prima figura è lunga e ricca di cambi di leadership. Competenze richieste per la figura in reel: orientamento nel cerchio, precisione nello spostamento delle dame sugli ultimi due tempi, tenuta corretta dello swing al gomito, passo di reel fluido e sincronizzato con il gruppo. Limite pratico: serve un set completo, otto ballerini. È l\u0026rsquo;ostacolo più frequente nelle serate italiane. Adattamenti correnti: passi semplificati (senza battere), sostituzioni di movimento secondo la scheda del docente, conteggi vocali, tempo rallentato da 123 a circa 110 bpm nelle prime esecuzioni, figure prima camminate e poi ballate. Purché si conservino la struttura in otto battute e la gerarchia fra tops e sides. Il salto di qualità autentico è il battere dei passi in stile Mayo, che richiede tecnica e fiato. Nel balfolk generalista italiano la danza completa non è adattata: è estranea al lessico delle danze francesi e richiede una piazza di set dancers formata. Il Tyrawley Reel (la terza parte) nella sua semplicità viene ballato in alcune piazze fra le danze di apertura, come un Cerchio Circasso semplificato. Nota d\u0026rsquo;archivio: nella registrazione dell\u0026rsquo;Archivio la danza è proposta come mixer in cerchio; non sappiamo se chi l\u0026rsquo;ha trasmessa la considerasse intenzionalmente la terza parte del Tyrawley Reel originale (nota di Fabrizio Conti). Note di ricerca e fonti # Convergenze fra le risposte.\nTecnica e struttura: la trascrizione di Larry E. Taylor (edizione 25 dicembre 2008, dal workshop di Pat Murphy a Milwaukee, agosto 1997) e la scheda dell\u0026rsquo;Irish Set Dance Music Database (Mabula.net) concordano su tutto il quadro qui riportato: tre figure, 264/136/104 battute, jig/polka/reel, tempo di danza di 7 minuti e 59 secondi senza pause, prese, passi e sequenze. Storia e contesto: la lettura della quadriglia francese ruralizzata in set di baronia, il Public Dance Halls Act del 1935 e il revival degli anni Ottanta-Novanta ricorrono in tutte le risposte raccolte. La voce istituzionale irlandese conferma la definizione generale di set dance: quattro coppie in quadrato, da tre a sei figure, derivate dalle quadriglie francesi portate in Irlanda nell\u0026rsquo;Ottocento. Discrepanze riscontrate fra le risposte (segnalate, non appianate).\nChe cosa sia il \u0026ldquo;Tyrawley Reel\u0026rdquo;: la lettura oggi prevalente, sostenuta dalle fonti coreografiche e musicali, è che il nome indichi la terza figura in reel del Tyrawley Set (104 battute). Alcune risposte lo danno come primo movimento in reel del set, altre usano il nome per l\u0026rsquo;intera danza. Nel testo si è seguita la prima lettura, segnalando che si tratta di un uso del revival: non risulta un tune tradizionale intitolato \u0026ldquo;Tyrawley Reel\u0026rdquo;.\nStruttura musicale: una risposta afferma che tutte le figure del set sono in reel. Le fonti verificate dicono jig in 6/8 per la prima, polka in 2/4 per la seconda e reel per la terza.\nFormazione: una risposta parla di tre coppie. È un errore: il set è di quattro coppie (tops e sides), come confermano le istruzioni originali.\nDescrizione non corrispondente: una risposta descrive una generica céilí dance (right and left, hands across, promenade) con diffusione nei balfolk europei. Non è il Tyrawley Set, che è una quadriglia di baronia del Mayo con figure proprie.\nEtimologia e geografia: il toponimo è letto da una parte come \u0026ldquo;terra di Amhalghaidh\u0026rdquo;, re del V secolo, dall\u0026rsquo;altra come nome di origine norrena (Amhlaíb, Olaf). Nel testo si è tenuta la prima lettura, indicando la seconda come variante. Sull\u0026rsquo;area circolano anche indicazioni generiche (\u0026ldquo;nord-est del Mayo\u0026rdquo;): le fonti localizzano il set nel North Mayo, fra Ballina, Killala, Crossmolina e Foxford. L\u0026rsquo;estensione \u0026ldquo;seconda baronia d\u0026rsquo;Irlanda, circa 1.000 km²\u0026rdquo; è a fonte unica.\nDate: circolano tre letture diverse (quadriglia francese fra Settecento e Ottocento, con un\u0026rsquo;indicazione di Dublino 1816; origine locale tardo-ottocentesca, 1880-1920; rivisitazione nel revival anni Ottanta-Novanta). La derivazione dalla quadriglia francese e il revival sono dati concordi; le date puntuali sulla nascita del set non sono documentate.\nCodificazione scritta: alcune risposte citano Toss the Feathers (1995), altre The Flowing Tide (2000, p. 174). Per il Tyrawley la notazione di riferimento è quella di The Flowing Tide, come conferma il database musicale.\nTempo: le indicazioni oscillano fra 100-115, 104-112 e 113-123 bpm; si è riportato l\u0026rsquo;intervallo complessivo.\nConteggio delle battute: la divergenza fra le schede dipende dall\u0026rsquo;introduzione di 8 battute, che Taylor dichiara inclusa nel totale di ogni figura.\nEdizioni a stampa: per The Story of Irish Dance di Helen Brennan le risposte indicano editori diversi (Mount Eagle 1999, Roberts Rinehart 1999); il dato va verificato sull\u0026rsquo;edizione.\nItalia: le risposte vanno da \u0026ldquo;rara o assente nei circuiti balfolk\u0026rdquo; a \u0026ldquo;presente in stage e raduni\u0026rdquo;. Entrambe sono vere e descrivono contesti diversi (balfolk generalista e circuito specialistico di Irish set dancing). I nomi di scuole, insegnanti e festival citati da una sola risposta non sono stati verificati.\nLa scheda di Mabula.net e la pagina di Larry E. Taylor sono attive e confermano conteggi, prese e provenienza documentaria; la traccia della terza figura su SoundCloud esiste ed è pubblica, insieme a quelle della prima e della seconda figura.\nIl dominio setdance.net non ospita più il portale Set Dancing News di Bill Lynch: oggi è il sito dei weekend di set dancing di Erlangen, ancora utile come fotografia della comunità internazionale.\nLa pagina dell\u0026rsquo;Inventario nazionale irlandese del patrimonio culturale immateriale non è risultata raggiungibile per un problema di certificato: la voce resta in bibliografia come riferimento istituzionale da riverificare.\nUna risposta cita il Tireragh Reel accanto al Tyrawley: Tireragh è una baronia della contea di Sligo e non ha relazione documentata con questa danza.\nLe schede discografiche di negozio citate dalle risposte (celticnote, ossianusa, mvdshop, hive.co.uk) rinviano tutte allo stesso album di Matt Cunningham: sono state condensate nelle voci audio della bibliografia.\nNotizie a fonte unica, riportate come curiosità e non come fatti acquisiti: il legame del toponimo con Lord Tyrawley e la fondazione di Ballina e la memoria dell\u0026rsquo;arpista Hugh Higgins (nota interna dell\u0026rsquo;archivio), l\u0026rsquo;affinità con il Derradda Set, Sketches of Erris and Tyrawley di Caesar Otway, lo sbarco di Humbert a Killala e la battuta degli storici locali, il bundle of fun come chiusura tipica delle quadriglie del Mayo, l\u0026rsquo;ipotesi che la danza registrata nell\u0026rsquo;Archivio sia la terza parte del Tyrawley Set originale.\nCoreografia # Parti: A B C Preparazione Quattro coppie in quadrato, otto ballerini: le coppie 1 e 2 (tops) una di fronte all\u0026rsquo;altra, le coppie 3 e 4 (sides) sui lati perpendicolari, con la first side couple a sinistra della first top couple. Si descrive qui la terza figura del set (Tyrawley Set - 3rd Figure, Reels).\nPer la figura in reel tutte le coppie si danno la mano e formano un cerchio al centro del set. Passo: ordinary reel step (lift-2-3-4), sincronizzato con il gruppo.\nEsecuzione • Parte A - Advance and retire 8 battute avanti e indietro due volte, con le dame che cambiano posto nelle ultime due battute del giro 1. 4 battute Primo advance and retire: tutte le coppie in cerchio mano nella mano avanzano verso il centro e indietreggiano si resta con la propria partner 2. 4 battute Secondo advance and retire; nelle ultime due battute (7-8 del giro, otto passi di reel) le dame passano alla posizione successiva a destra, restando all\u0026rsquo;interno del cerchio il cambio di partner sta in due battute: passo di reel preciso, senza affrettare • Parte B - Swing del nuovo partner 8 battute swing in presa al gomito 1. 8 battute Swing con il partner appena raggiunto, in elbow ceili hold: pollice destro contro pollice destro all\u0026rsquo;altezza delle spalle, mano sinistra sotto il gomito destro, avambracci quasi verticali, perno sul metatarso del piede destro è la presa più arcaica delle due, conservata in pochi set del nord-ovest: qui si sta al gomito, non in waltz hold • Parte C - Lead around 8 battute passeggiata in cerchio in senso antiorario 1. 8 battute Lead around attorno al cerchio in senso antiorario, in open-waltz hold la coppia risale verso la posizione di partenza del giro: è il momento in cui la figura si chiude e la quadriglia riconosce il ritorno a casa • La sequenza si ripete fino al ritorno dei partner 96 battute 1. La figura è progressiva: a ogni giro si cambia partner e si chiude solo quando tutte le coppie sono tornate ai partner di partenza. Somma 96 battute di danza effettiva (quattro giri da 24 battute in un set di quattro coppie), oltre all\u0026rsquo;introduzione musicale di 8 battute che porta il totale dichiarato della figura a 104. La musica le organizza in melodie AABB da 32 battute: da qui il conteggio «tre ripetizioni da 32» che ricorre in alcune schede. • Nella registrazione dell\u0026rsquo;Archivio 1. la figura è proposta come mixer in cerchio: avanti e indietro, swing con il contropartner e promenade. Nella sostanza è la stessa sequenza, con il ritorno a casa affidato al giro di promenade. Note d\u0026rsquo;archivio # Nota di Fabrizio Conti Non è chiaro se questa danza fosse intenzionalmente la terza parte del Tyrawley Reel originale. Riferimenti e link # [1] Tyrawley Reel - video n. 71 di 120 - Archivio Siriano Tondini La registrazione di riferimento per questo archivio: la danza documentata da Siriano Tondini nella Videoteca storica Battilani (Imola), qui proposta come mixer in cerchio su musica di reel. Nell\u0026rsquo;annuncio che precede l\u0026rsquo;esecuzione (minuto 23:35) la docente Serena Bezzi la chiama «Tyrawley». [2] The Tyrawley Set - 3rd Figure (Reels) by Matt Cunningham La traccia di riferimento per la sola figura in reel: 104 battute, tempo e durata pensati per la pratica, dall\u0026rsquo;album Dance Music of Ireland vol. 19. È la registrazione di riferimento moderna, pubblicata in streaming nel 2016, non necessariamente la musica che accompagna lo stage del 1999. [3] The Tyrawley Set - 1st Figure (Jigs) by Matt Cunningham La prima figura del set, in jig: utile per capire dove si colloca la figura in reel dentro la danza completa. [4] The Tyrawley Set - 2nd Figure (Polkas) by Matt Cunningham La seconda figura del set, in polka: completa il quadro delle tre parti e dei tre metri della danza. [5] The Tyrawley Set - Irish Set Dance Music Database Scheda del set con le tre figure e i conteggi in battute (264 jig, 136 polka, 104 reel), il tempo di danza di 7 minuti e 59 secondi senza pause, la registrazione consigliata e il rinvio alle istruzioni di Murphy e Taylor. [6] Tyrawley Set - Dance Instructions di Larry E. Taylor La notazione completa delle tre figure, battuta per battuta, con passi, prese e conteggi, dall\u0026rsquo;edizione del 25 dicembre 2008 basata sul workshop di Pat Murphy a Milwaukee (agosto 1997). [7] Pat Murphy, The Flowing Tide: More Irish Set Dancing, Mercier Press, Dublino 2000, p. 174 La codificazione scritta del Tyrawley Set, indicata dalle fonti coreografiche e dal database musicale come riferimento primario per figure e conteggi. [8] Pat Murphy, Toss the Feathers: Irish Set Dancing, Mercier Press, Dublino 1995 Il manuale che ha aperto il revival del set dancing moderno: quadro storico e repertorio dei set irlandesi, cornice in cui si colloca anche la trasmissione del Tyrawley. [9] Helen Brennan, The Story of Irish Dance (1999) Sintesi storico-antropologica della danza irlandese: quadriglie, set di baronia, revival e contesto sociale. [10] Irish Set Dancing - Ireland\u0026rsquo;s National Inventory of Intangible Cultural Heritage La fonte istituzionale irlandese che descrive i set dance come danze sociali derivate dalle quadriglie francesi, ballate da quattro coppie e articolate in più figure su tune differenti. [11] Tirawley (barony) - Wikipedia Inquadramento geografico e storico della baronia di Tirawley/Tyrawley, con l\u0026rsquo;etimologia del toponimo Tír Amhlaidh. [12] Set Dance - Erlangen Irish Set Dance (setdance.net) La comunità internazionale di set dancing che oggi anima il dominio un tempo del portale Set Dancing News: definizione dei set, eventi e weekend di danza. ","date":"30 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/tyrawley-reel/","section":"Danze","summary":"La figura in reel del Tyrawley Set: la quadriglia progressiva del North Mayo in cui il cerchio cambia partner a ogni giro e si chiude tornando a casa.","title":"Tyrawley Reel (Tyrawley Set) - Set Dance irlandese del County Mayo","type":"danze"},{"content":"","date":"26 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/3/4/","section":"Tags","summary":"","title":"3/4","type":"tags"},{"content":"","date":"26 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/4/4/","section":"Tags","summary":"","title":"4/4","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Esecuzione danza · 12:04 The Broken Sixpence è una celebre welcome dance ideata da Don Armstrong nel 1972 che ripropone la grammatica delle tradizionali English Country Dances di fine \u0026lsquo;700 per i nuovi ballerini Scheda sintetica # Nome Corretto # The Broken Sixpence (o Broken Sixpence Reel) Origine del Nome # L\u0026rsquo;espressione si rifà all\u0026rsquo;antica usanza popolare britannica del \u0026lsquo;broken sixpence\u0026rsquo;: spezzare a metà una moneta da sei pence come pegno d\u0026rsquo;amore o di fedeltà tra innamorati prima di una lunga separazione. Provenienza # Stati Uniti / Regno Unito (creazione neo-tradizionale all\u0026rsquo;interno del circuito Contra Dance e English Country Dance). Significato # Rievocazione simbolica della promessa amorosa; dal punto di vista didattico, rappresenta la danza di accoglienza e coesione del gruppo. Storia # Sebbene utilizzi lo stile, i passi e la geometria spaziale delle classiche English Country Dances del XVIII e XIX secolo, la danza NON è un\u0026rsquo;antica tradizione contadina ma una coreografia neo-tradizionale creata nel 1972 dal celebre caller americano Don Armstrong. Nacque appositamente come esercizio didattico e \u0026lsquo;welcome dance\u0026rsquo; per facilitare l\u0026rsquo;inserimento dei principianti nei raduni folk, ed è poi entrata stabilmente nei repertori balfolk internazionali e scozzese-inglesi. Tipologia # Modern Contra Dance / Longways for as many as will (Contradanza a controparete per coppie illimitate a progressione). Coreografo # Don Armstrong (1921-2002), celebre caller, docente e compositore di contra dances americano. Struttura Danza # Disposizione su due file contrapposte a set di 3 coppie. La sequenza (progressione AABB) prevede che la prima coppia esegua l\u0026rsquo;incrocio con discesa (cast down), la figura ad otto (figure of eight) e le stelle (right/left hand star), terminando con la progressione al secondo posto per ricominciare il ciclo. Struttura Musica # Tempo di Reel (2/4 o 4/4) con fraseggio regolare di 32 battute diviso in 4 sezioni (A1, A2, B1, B2) da 8 battute ciascuna. Citazioni nei Media # Citata e pubblicata nei manuali di Don Armstrong (tra cui \u0026lsquo;The Caller\u0026rsquo;s Manual\u0026rsquo;) e conservata negli archivi digitali della Country Dance and Song Society (CDSS) e dell\u0026rsquo;Internet Archive. Curiosità ed Aspetti Etnocoreologici # La struttura della danza è un perfetto esempio di \u0026lsquo;reinvenzione della tradizione\u0026rsquo;: imita fedelmente la grammatica delle contraddanze inglesi del \u0026lsquo;700 (come quelle pubblicate da John Playford), ma con un\u0026rsquo;ingegneria dei passi semplificata per eliminare i tempi morti e favorire la massima inclusione sociale in sala. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 001a 001a Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca - Imola 1991 Coreografia # Preparazione Longways for as many as will: due file parallele e contrapposte (uomini a sinistra del caller, donne a destra, con i partner di fronte). La danza si organizza in gruppi attivi di 3 coppie (set da 3). Esecuzione • Parte A 8B (16T) (A1 e A2 - 16 tempi) Incrocio e discesa della prima coppia (Cast down) 1. 4B (8T) La 1ª coppia si dà la mano destra al centro, incrocia passando l\u0026rsquo;uno al posto dell\u0026rsquo;altro e scende all\u0026rsquo;esterno (cast down) attorno alla 2ª coppia fino a posizionarsi al secondo posto. La 2ª coppia sale contemporaneamente al primo posto 2. 4B (8T) La 1ª coppia (ora al 2° posto) esegue un giro completo con due mani (Two-handed turn) al centro del set per finire di fronte ai propri partner. Passo di Reel / Skip change of step • Parte B 8B (16T) (B1 e B2 - 16 tempi) Figura di otto e intreccio (Right and Left figures) 1. 4B (8T) La 1ª coppia esegue una figura ad otto (Figure of Eight) passando attorno e tra la 2ª coppia che si trova sopra di loro. 2. 4B (8T) La 1ª coppia prosegue la figura ad otto passando attorno e tra la 3ª coppia che si trova sotto di loro, tornando al 2° posto. Movimento fluido e continuo per tutti gli 8 tempi musicali • Parte C 8B (16T) (C1 e C2 - 16 tempi) Stelle a tre (Right-hand / Left-hand Star) 1. 4B (8T) I tre uomini sul proprio lato e le tre donne sul proprio lato formano contemporaneamente due stelle con la mano destra (Right-hand star) ruotando in senso orario. 2. 4B (8T) Tutti invertono la direzione e formano due stelle con la mano sinistra (Left-hand star) ruotando in senso antiorario per tornare ai rispettivi posti. Giro completo verso il posto di partenza • Parte D 8B (16T) (D1 e D2 - 16 tempi) Progression e Swing di coppia 1. 4B (8T) La 1ª e la 2ª coppia eseguono un \u0026lsquo;Rights and Lefts\u0026rsquo; parziale (passaggio incrociato dando la mano destra al partner di fronte, poi mano sinistra sulla linea laterale). Consolida la progressione: la 1ª coppia scende definitivamente al 2° posto 2. 4B (8T) Tutte le coppie eseguono uno Swing di coppia sul posto (o un giro a due mani) per prepararsi a ripartire con la sequenza successiva. La 1ª coppia ricomincia ora la danza nel ruolo di coppia attiva con le 2 coppie sottostanti Note d\u0026rsquo;archivio # • Something old, something new: la filastrocca dei matrimoni La famosa filastrocca nuziale inglese recita:\nSomething old, something new,\nsomething borrowed, something blue,\nand a silver sixpence in her shoe.\nIn italiano può essere resa così:\nQualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato, qualcosa di blu, e una moneta d\u0026rsquo;argento nella sua scarpa. La filastrocca è legata a una serie di oggetti portafortuna che la sposa dovrebbe indossare o portare con sé il giorno del matrimonio.\nLa versione conosciuta oggi è una formalizzazione vittoriana di consuetudini popolari britanniche più antiche. Le prime attestazioni scritte risalgono alla seconda metà dell\u0026rsquo;Ottocento.\nUna prima testimonianza della formula compare nel 1871, mentre una versione più completa fu riportata da un giornale del Lancashire nel 1876. La formula era presentata come un antico costume seguito dalle spose.\nIl verso finale, \u0026ldquo;and a silver sixpence in her shoe\u0026rdquo;, sembra essere stato aggiunto o stabilizzato in una fase successiva rispetto alla forma più breve della filastrocca.\nIl significato tradizionale dei cinque elementi è il seguente:\nSomething old, \u0026ldquo;qualcosa di vecchio\u0026rdquo;: rappresenta la continuità con il passato, la famiglia d\u0026rsquo;origine e le tradizioni. In alcune interpretazioni poteva essere un oggetto appartenuto a una donna sposata e fertile, così da trasmettere fortuna e fertilità alla nuova sposa. Something new, \u0026ldquo;qualcosa di nuovo\u0026rdquo;: simboleggia la speranza, l\u0026rsquo;ottimismo e il futuro della nuova vita coniugale. Something borrowed, \u0026ldquo;qualcosa di prestato\u0026rdquo;: secondo la consuetudine doveva essere preso in prestito da una coppia felicemente sposata, con l\u0026rsquo;intento di trasferire alla sposa la buona sorte e la felicità di quella coppia. Something blue, \u0026ldquo;qualcosa di blu\u0026rdquo;: il blu era associato alla purezza, alla fedeltà e all\u0026rsquo;amore. Prima che il bianco diventasse il colore nuziale dominante, il blu era spesso collegato alla virtù e alla castità. A silver sixpence in her shoe, \u0026ldquo;una moneta d\u0026rsquo;argento nella sua scarpa\u0026rdquo;: il sixpence era una moneta britannica d\u0026rsquo;argento e rappresentava ricchezza, prosperità e buona fortuna. Secondo una delle consuetudini più diffuse, la moneta doveva essere posta nella scarpa sinistra della sposa. La tradizione nacque in Inghilterra e si diffuse in seguito in tutto il mondo anglofono. Il riferimento al Lancashire è particolarmente importante perché una delle prime versioni documentate fu pubblicata da un giornale di quella regione.\nOggi il sixpence viene spesso omesso, soprattutto nei paesi in cui la moneta non è più familiare. Tuttavia, il verso è stato riscoperto da molte coppie che desiderano recuperare la forma completa della tradizione.\nLa filastrocca non prescrive necessariamente oggetti specifici. Una sposa può portare qualcosa di vecchio appartenuto a un familiare, qualcosa di nuovo acquistato per l\u0026rsquo;occasione, un oggetto prestato da un\u0026rsquo;amica, un dettaglio blu dell\u0026rsquo;abito o degli accessori e una moneta nella scarpa.\nNel suo insieme, la formula riunisce cinque auspici: legame con il passato, fiducia nel futuro, sostegno della comunità, fedeltà e prosperità.\n• Il sixpence, conosciuto colloquialmente come tanner o half-shilling è stata una moneta pre-decimale britannica dal valore di sei pence, mezzo scellino, da cui uno dei suoi nomi, cioè 1 / 40 della sterlina britannica pre-decimale. I primi esemplari vennero coniati in Inghilterra nel 1551 durante il regno di Edoardo VI e il loro uso continuò fino a che furono resi obsoleti dalla decimalizzazione del 1971. Insieme allo scellino (12 pence) e al fiorino (due scellini), l\u0026rsquo;ultima coniazione generalizzata di sixpence fu emessa nel 1967 e una speciale coniazione di prova fu battuta per essere inclusa nel set commemorativo di addio del 1970. Sixpence, scellini e fiorini continuarono comunque ad avere corso legale con i valori rispettivamente di 2½, 5 e 10 nuovi pence. Con la graduale scomparsa della massa circolante di threepence argentei, i sixpence si affermarono al loro posto quali monete preferite da nascondere nel Christmas pudding: la speranza di trovare un sixpence incoraggiava certamente i bambini a mangiare il proprio pudding. Riferimenti e link # [1] Broken Sixpense - YouTube Tutorial guidato da Susan Morris al \u0026ldquo;Community Dance Leaders Seminar\u0026rdquo; del 2015 [2] Broken Sixpense.pdf Scheda di Calvin Campbell pubblicata il 1 gennaio 2021 su archive.org con la coreografia creata da Don Armstrong nel 1972 come base facile per l\u0026rsquo;introduzione di nuovi ballerini alle danze della famiglia improper duples [3] Broken Sixpence - ContraDB Database internazionale di referenziazione per la Contra Dance contenente lo schema delle figure A1-A2-B1-B2 della versione originale di Don Armstrong e la variante con Circle \u0026amp; Star. [4] The Caller\u0026rsquo;s Box - Broken Sixpence Archivio etnocoreologico curato su Ibiblio.org contenente le annotazioni tecniche per caller e le varianti di esecuzione codificate (tra cui la variante di Greg Frock per formazioni Duple Minor Improper). [5] Country Dance and Song Society (CDSS) - Callers Resources Pagina di riferimento didattico della CDSS americana in cui la coreografia viene documentata e raccomandata come modello fondamentale di \u0026ldquo;Beginners Workshop Dance\u0026rdquo; per serate balfolk e contra dance. [6] Broken Sixpence - Melbourne Colonial Dancers (YouTube) Dimostrazione dal vivo durante un evento di Contra Dance eseguita dai Melbourne Colonial Dancers con accompagnamento della Banana Lounge Bush Band. ","date":"26 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/broken-sixpence/","section":"Danze","summary":"Country dance statunitense","title":"Broken Sixpence","type":"danze"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Guarda la spiegazione · 0:02 Esecuzione danza · 0:24 Karusellvalsen è una danza di scambio coppie (mixer) in cerchio. La struttura dei passi è semplice, fluida e adatta sia a corsi principianti che a serate di ballo collettivo. Scheda sintetica # Origine # Svezia Altri nomi # In Svezia: Karusellvals, Amerikansk familjevals (Valzer familiare americano). Nei repertori internazionali di folk dance viene talvolta indicata genericamente come Norsk Vals, Swedish Waltz o Norwegian Waltz.\nDa non confondere con: Karusellen (Carousel), che è una danza per bambini svedese in metro 4/4 che mima il movimento di una giostra; ma non è un valzer e ha una coreografia completamente diversa. Significato # Il termine Karusellvalsen si traduce letteralmente come \u0026ldquo;Valzer a carosello\u0026rdquo; o \u0026ldquo;Valzer a giostra\u0026rdquo;. Il nome deriva dalla figura coreutica più caratteristica della danza, in cui le coppie si scambiano di posto ruotando e creando un effetto visivo e dinamico simile al movimento rotatorio di una giostra Origine # La danza è condivisa tra Svezia e Norvegia ed è radicata nella tradizione del gammeldans (danza tradizionale scandinava) e del folkdans* Diffusione # È ampiamente ballata nei circoli di danza folk scandinava in Europa e Nord America. Storicamente, la trasmissione è avvenuta attraverso scambi tra gruppi folk; ad esempio, il gruppo norvegese Hordaringen ha imparato questa danza da un gruppo \u0026ldquo;fratello\u0026rdquo; di Göteborg, il Göteborgs National Dans Sällskap Coreografi # La danza è stata coreografata da Britt Marie e Wanjer Ståhl Divulgatori # È stata documentata e insegnata a livello internazionale da figure come Magnus Edwaldz (di Göteborg), Alix Cordray e Roo Lester, che ne hanno codificato i passi per la comunità globale della folk dance. Persone Gruppi di riferimento # Oltre ai già citati Göteborgs National Dans Sällskap e Hordaringen, la danza è nel repertorio di gruppi svedesi contemporanei come il Guldstalaget Musica adatta # Qualsiasi valzer norvegese o svedese, ma funziona meglio un valzer di 48 battute (con una struttura \u0026ldquo;quadrata\u0026rdquo; e frasi musicali da 6 o 16 battute) Metro musicale # 3/4 tempo di valzer moderato e brillante Formazione # Cerchio di coppie, con l\u0026rsquo;uomo e la donna che si tengono per mano, tutti rivolti verso il centro del cerchio Stile coreeutico # Sebbene appresa da fonti svedesi, la danza è stata spesso \u0026ldquo;norvegesizzata\u0026rdquo; nello stile di esecuzione. Nei mixer di gammeldans, questo tipo di adattamento stilistico locale è considerato comune e del tutto accettabile. Etnocoreologicamente, Karusellvalsen è classificata come una \u0026ldquo;mixer dance\u0026rdquo;. Il suo scopo sociale primario è far cambiare continuamente partner ai danzatori, rompendo il ghiaccio e favorendo la coesione comunitaria, un tratto distintivo delle danze sociali scandinave Stile musicale # Mixer / Danza di coppia in cerchio Difficoltà # Facile Adattabilità # Nelle note di trasmissione della danza, Magnus Edwaldz ha sottolineato che il gruppo di Göteborg a volte la esegue con i danzatori rivolti verso l\u0026rsquo;esterno del cerchio per scopi di esibizione scenica, dimostrando la flessibilità della tradizione folk Presenza mediatica # La danza è documentata in diversi video su piattaforme come YouTube da gruppi folk come Leikarringen Heimhug e scandiperformers, a testimonianza della sua vitalità nella pratica contemporanea Curiosità # Il nome Karusellvalsen appare anche in contesti non strettamente coreutici, ad esempio come melodia in scatole musicali personalizzate vintage in Svezia, a testimonianza della sua profonda penetrazione nella cultura popolare e nell\u0026rsquo;immaginario collettivo scandinavo Questa danza compare in 1 DVD: DVD 001a 001a Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca - Imola 1991 Coreografia # Parti: A B C Preparazione cerchio di coppie fronte centro, presa per mano comoda Esecuzione • Parte A 48T (16 battute) cambi di posto laterali di dame e cavalieri 1. 12T\u0026#43;12T avanti, indietro, DAME scalano a DESTRA si fa due volte 2. 12T\u0026#43;12T avanti, indietro, CAVALIERI scalano a SINISTRA si fa due volte • Parte B 48T (16 battute) il carosello di coppie 1. 6T coppie lasciano le mani dei partner e ruotano attorno alle mani giunte coi contropartner facendo un mezzo giro in 6 tempi che finisce con le coppie girate verso l\u0026rsquo;esterno del cerchio 2. 6T coppie lasciano le mani dei contropartner e prendono per mano i nuovi partner, ruotano attorno ad esse e si allacciano in posizione di ballo rivolte verso il centro fanno un mezzo giro 6 tempi che finisce con le coppie girate fronte cerchio, si legano in posizione di ballo chiuso 3. La parte B si fa 4 volte • Parte C 48T (16 battute) al centro e ritorno poi valzer 1. 24T 4 passi verso il centro del cerchio e ritorno 2. 24T 8 battute di valzer sul posto (oppure avanzando lentamente verso destra) 6 battute di valzer + le ultime due per rimettersi tutti fronte centro, con i cavalieri che accompagnano la partner a destra Note e Variante d\u0026rsquo;Archivio # Nota di Siriano Tondini Nelle annotazioni originali del DVD 001a, la danza viene proposta con un tempo leggermente più sostenuto durante le serate pubbliche per favorire l\u0026rsquo;affiatamento del gruppo. Riferimenti e link # [1] Karusellvalsen (Sweden) Folkdance Musings (si apre in una nuova scheda) Pagina di Folkdance Musings dedicata a Karusellvalsen, con ogni probabilità una descrizione passo-passo della coreografia, note sull\u0026rsquo;origine e eventuali varianti apprese da gruppi svedesi; il titolo indica che si tratta della versione \u0026ldquo;Sweden\u0026rdquo; della danza, distinta da altre omonime. [2] Swedish-Norwegian Waltz and Waltz Mixer (si apre in una nuova scheda) Articolo più recente di Folkdance Musings che presenta un valzer mixer di tradizione svedese e norvegese, probabilmente con indicazioni su musica, formazione in cerchio a coppie, sequenza di figure e modalità di cambio partner tipiche dei mixer scandinavi. [3] Karusellen - Carousel (Sweden) (si apre in una nuova scheda) Descrizione dettagliata di una danza infantile svedese chiamata Karusellen, distinta da Karusellvalsen: prevede un cerchio interno di \u0026ldquo;cavalli\u0026rdquo; e uno esterno di \u0026ldquo;cavalieri\u0026rdquo;, passi lenti e sashay, e uno scambio finale di ruoli; include anche testi in svedese e inglese e riferimenti a fonti storiche. [4] SDV Session Dances - Patrick J. Kidd (si apre in una nuova scheda) Pagina curata da Patrick J. Kidd con un repertorio di danze scandinave adatte alle sessioni, probabilmente con schede concise, indicazioni musicali e note pratiche per eseguire correttamente i balli in contesto informale o didattico. [5] marike-werelddansen - YURLS.NET (si apre in una nuova scheda) Sito in olandese dedicato alle danze del mondo (werelddansen), con una pagina specifica probabilmente contenente una breve descrizione, eventuali link a video o spartiti e indicazioni su come viene ballata Karusellvalsen nei gruppi IFD olandesi. [6] Karusellvalsen - \u0026ldquo;Carousel waltz\u0026rdquo; (si apre in una nuova scheda) Scheda PDF norvegese che spiega l\u0026rsquo;origine del nome, la formazione (coppie in cerchio), la struttura in quattro parti (balance, scambi uomo/donna, sezione \u0026ldquo;carousel\u0026rdquo; con rotazioni a coppie aperte, e valzer finale) e lo stile di esecuzione \u0026ldquo;norvegese\u0026rdquo; appreso da gruppi svedesi. [7] Alla danser från A-Ö (si apre in una nuova scheda) Pagina dell\u0026rsquo;associazione svedese ACLA che elenca centinaia di danze dalla A alla Ö, con link a descrizioni e video; funge da catalogo generale del patrimonio di danze sociali svedesi, includendo sia Karusellen sia Karusellvalsen. [8] Videoer - Hordaringen (si apre in una nuova scheda) Galleria video del gruppo norvegese Hordaringen, utile per vedere dal vivo come vengono eseguite le danze scandinave; anche se il contenuto testuale non è stato recuperato, la pagina è pensata per ospitare clip didattiche e di ballo sociale. [9] Guldstalaget Facebook Group (si apre in una nuova scheda) Gruppo Facebook dedicato a danze come Karusellvalsen, in cui membri pubblicano video, organizzano incontri e scambiano consigli pratici; rappresenta una risorsa informale ma molto attiva per la comunità di ballerini. [9] [10] acla.se/kultisdans/vals (si apre in una nuova scheda) Pagina tematica di ACLA dedicata specificamente ai valzer, che raccoglie schede e video di valzer figurati ","date":"26 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/karusellvalsen/","section":"Danze","summary":"Valzer scambiato svedese","title":"Karusellvalsen","type":"danze"},{"content":"","date":"26 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/longways/","section":"Tags","summary":"","title":"Longways","type":"tags"},{"content":"","date":"26 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/media/","section":"Tags","summary":"","title":"Media","type":"tags"},{"content":" Video # Esecuzione registrata nel DVD 001a\nCliccando Play accetti l\u0026rsquo;avvio del player YouTube No-Cookie Esecuzione danza · 22:11 Se c\u0026rsquo;è una danza che sa di festa di paese e di sorriso contagioso, è la Pat-a-Cake Polka, detta anche \u0026ldquo;Patty Cake\u0026rdquo; e in Italia \u0026ldquo;Polka tacco-punta\u0026rdquo;.\nNata dall\u0026rsquo;incontro fra la filastrocca infantile inglese del fornaio - attestata in Inghilterra almeno dal 1698 - e la polka boema esplosa in Europa e in America fra gli anni Trenta e Quaranta dell\u0026rsquo;Ottocento, è una polka di coppia in cerchio, chiamata e progressiva, che ha attraversato le barn dance inglesi, i céilí irlandesi, le bush dance australiane, i folk dance camp nordamericani e i campeggi scout di mezzo mondo.\nPovera di pretese tecniche e ricchissima di funzione sociale, resta uno dei balli più amati come apertura di serata: alla fine della musica ognuno si scopre accanto a uno sconosciuto, e la sala ride. Questa scheda ne ricostruisce vicenda, struttura e significato con la prudenza che si deve a un repertorio trasmesso quasi esclusivamente a voce.\nScheda sintetica # Nome proprio # Pat-a-Cake Polka. Il nome corrente nel repertorio dei balli di comunità di lingua inglese indica una polka di coppia ballata in cerchio, con cambio di partner a ogni ripetizione (mixer). Questa danza unisce due mondi: la polka ottocentesca e il popolare gioco infantile del battimani, \u0026ldquo;pat-a-cake\u0026rdquo;, che ne costituisce la figura caratteristica. Con i novizi è un ballo \u0026ldquo;chiamato\u0026rdquo; (called dance): un caller (o capoballo, o guidone) annuncia le figure e nessuna conoscenza preliminare è richiesta ai partecipanti. Altri nomi e varianti # La celebrità di questa danza l\u0026rsquo;ha portata ad avere parecchi nomi:\nPatty Cake Polka e Pattycake Polka nelle raccolte nordamericane di International folk dance Patacake Polka, Cake Polka, Heel and Toe Polka, nome quasi sempre usato in Australia e frequente negli Stati Uniti; Clap Dance Polka, Polka delle mani, Danish Double Mix, Pattycake Mixer; Brown Jug Polka (versione di Armatree, Nuovo Galles del Sud, raccolta da John Meredith nel 1955 e ballata sull\u0026rsquo;aria \u0026ldquo;Little Brown Jug\u0026rdquo;) Old Time Cowboy Polka, Ffaniglen in Galles Gansey in Scozia. In Italia la variante più nota è la Polka Tacco e Punta o Tacco e Punta In repertori didattici e registrazioni per l\u0026rsquo;infanzia il titolo può ridursi a Pat-a-Cake o comparire come The Baker\u0026rsquo;s Man. A Bologna la danza viene talvolta chiamata scherzosamente \u0026ldquo;Patachéin\u0026rdquo;, voce dialettale riconducibile ai \u0026ldquo;patacchini\u0026rdquo;, i piccoli adesivi o figurina adesive in uso anche come oggetti promozionali molto in voga fino agli anni \u0026lsquo;80 e \u0026lsquo;90. Il soprannome gioca sull\u0026rsquo;assonanza col nome inglese della danza. C\u0026rsquo;è qualche incertezza nelle fonti sul confine esatto tra Pat-a-Cake Polka e Heel and Toe Polka: le tradizioni australiane le considerano quasi sinonimi, mentre in ambito inglese le due denominazioni possono indicare forme leggermente distinte. Heel and Toe è anche il nome del movimento del piede e non è certo esclusivo di questa danza: ricorre, con varianti e funzioni diverse per esempio anche nelle danze del Sud Italia, dell\u0026rsquo;Europa orientale, nello swing statunitense e nelle danze latinoamericane.\nTraduzione e significato # \u0026ldquo;Pat-a-cake\u0026rdquo; è l\u0026rsquo;espressione infantile inglese del gioco di battere le mani - prima le proprie, poi quelle del compagno - legata alla filastrocca del panettiere:\n\u0026ldquo;Pat-a-cake, pat-a-cake, baker\u0026rsquo;s man, bake me a cake as fast as you can; pat it and prick it and mark it with B, put it in the oven for baby and me\u0026rdquo;.\n\u0026ldquo;Pat\u0026rdquo; rimanda al battere e al pigiare, \u0026ldquo;cake\u0026rdquo; indica la torta ma nel contesto storico può riferirsi anche a pane o focaccia, \u0026ldquo;baker\u0026rsquo;s man\u0026rdquo; è il fornaio o il garzone di panetteria. Il titolo si può rendere come \u0026ldquo;polka delle pacche\u0026rdquo; o \u0026ldquo;polka del panettiere\u0026rdquo;. Quanto a \u0026ldquo;polka\u0026rdquo;, l\u0026rsquo;etimologia corrente la fa derivare dal ceco půlka, \u0026ldquo;mezzo (passo)\u0026rdquo;, dal caratteristico passo a saltelli su mezzo tempo; un\u0026rsquo;ipotesi minoritaria la ricollega invece a polská, \u0026ldquo;danza polacca\u0026rdquo;.\nArea geografica e provenienza # La provenienza primaria più probabile è inglese - barn dance_ ricevimenti di nozze, sale parrocchiali - con ampia diffusione in Australia e Nuova Zelanda (bush dance), in Nord America (International folk dance, circle mixer e programmi didattici per l\u0026rsquo;infanzia) e in Irlanda (céilí sociali, dove è catalogata come two-hand dance). Tramite gruppi folk, oratori e scoutismo è giunto anche in Italia e nel resto d\u0026rsquo;Europa. Le radici musicali e coreutiche affondano invece nell\u0026rsquo;Europa centrale boema. L\u0026rsquo;attribuzione inglese va mantenuta come prudente per via della incertezza nelle fonti. Epoca e anno di riferimento # Le due componenti hanno cronologie documentate e distinte. La filastrocca \u0026ldquo;Pat-a-cake\u0026rdquo; è attestata almeno dal 1698, nella commedia The Campaigners di Thomas D\u0026rsquo;Urfey, e passa poi nelle raccolte per l\u0026rsquo;infanzia (Mother Goose, fine XVIII secolo).\nLa polka nasce nelle campagne boeme negli anni Trenta dell\u0026rsquo;Ottocento e conquista Praga nel 1835, Parigi fra il 1840 e il 1844, Londra nel 1844. La prima musica a stampa con il titolo \u0026ldquo;Patty Cake Polka\u0026rdquo; è del 1860 (New York). La danza come pratica collettiva si consolida fra la fine dell\u0026rsquo;Ottocento e il Novecento, mentre la codificazione moderna, didattica e discografica, appartiene agli anni Trenta-Cinquanta del Novecento: nel 1951 Sets in Order [1] la definisce \u0026ldquo;rather recent addition to the mixer family\u0026rdquo; [\u0026ldquo;aggiunta piuttosto recente alla famiglia delle danze mixer\u0026rdquo;], attorno al 1960 l\u0026rsquo;EFDSS [2] la incide su disco e nel 1966 la porta al festival del Royal Albert Hall. La data di nascita del ballo in sé non è documentata: incertezza nelle fonti.\nOccasione e funzione sociale # Danza sociale e ricreativa di apertura e \u0026ldquo;riscaldamento\u0026rdquo;: feste di paese e di comunità, matrimoni, barn dance e céilí, festival folk, campeggi scout, serate di danze internazionali, balli scolastici e laboratori inclusivi. Funge sia da danza di coppia stabile (old-time style) sia da mixer: la progressione obbligata permette il giro dei partner e l\u0026rsquo;incontro fra estranei, mescolando generazioni e livelli di esperienza. È spesso la prima danza insegnata a bambini e principianti - l\u0026rsquo;EFDSS l\u0026rsquo;ha usata come materiale didattico nella scuola primaria e secondaria - e il \u0026ldquo;ballo che tutti ricordano\u0026rdquo; delle feste dell\u0026rsquo;infanzia anglosassone. In ambito educativo le si riconoscono funzioni precise: coordinazione oculo-manuale, lateralità, turn-taking, memoria verbale e prossemica della coppia. Storia e origine # Non è una sopravvivenza contadina medievale, ma un esempio di \u0026ldquo;folk process\u0026rdquo;: l\u0026rsquo;assemblaggio folk di elementi preesistenti. La polka, danza di coppia boema diffusasi in Europa e in America dopo il 1830, si scisse presto in figure parallele e forme ricreative; dai \u0026ldquo;breakaway\u0026rdquo; della polka da sala nacque negli Stati Uniti la Heel and Toe Polka, che rientrò in Inghilterra come danza da sala popolare e venne poi \u0026ldquo;folklorizzata\u0026rdquo; dai revivalisti dell\u0026rsquo;EFDSS, che la diffusero nelle scuole e la registrarono su disco.\nIn Australia divenne la Brown Jug Polka. L\u0026rsquo;innesto del modulo di battimani, mutuato dai giochi ritmici infantili di tradizione orale, risponde alle esigenze dei movimenti di ricreazione folk del primo e metà Novecento (Lloyd Shaw, i circoli di International Folk Dance), volti a creare danze collettive ad accessibilità immediata. Alcune narrazioni popolari la presentano come \u0026ldquo;antica danza dei villaggi\u0026rdquo;: è un mito romantico, non confermato dalle fonti storiche.\nNote etnocoreologiche # Tipologicamente è una couple mixer dance in cerchio con figura di percussione corporea: i battiti sulle mani non sono un accessorio scenico ma la figura portante, affine per tipologia alle game songs e alle play-party games anglo-americane. La struttura a strati storici è evidente: passo di polka di origine boema, formazione in cerchio concentrico di tradizione britannica, motivo gestuale ludico che trasforma il ballo in gioco rituale.\nL\u0026rsquo;alternanza fra figura di contatto leggero (le pacche) e figura di svolta (il giro di polka) rende la coreografia leggibile anche a chi non ha esperienza, e la progressione a mixer adempie a una funzione etno-antropologica precisa: rafforzare la coesione del gruppo e democratizzare lo spazio festivo. L\u0026rsquo;altissima variabilità locale dei pattern di battito e delle modalità di progressione è un marcatore tipico della trasmissione orale: ogni comunità \u0026ldquo;rifirma\u0026rdquo; il ballo. Una lettura più prudente, sostenuta da una delle fonti, invita a descrivere la Pat-a-Cake Polka come gioco-canzone manualizzato che può diventare danza, più che come danza con passi canonici.\nDivulgatori e gruppi di riferimento # In Inghilterra l\u0026rsquo;EFDSS (English Folk Dance and Song Society), che ne fece materiale didattico e incisione discografica attorno al 1960, e il mondo dei caller e delle ceilidh band britanniche; tra le formazioni storiche la New Victory Band, che ne diffuse la melodia negli anni Settanta, la Greensleeves Country Dance Band e la The Southerners Band. Negli Stati Uniti la Lloyd Shaw Foundation e Lloyd Shaw stesso, la Folk Dance Federation of California, CALLERLAB, la Country Dance and Song Society, la serie Bowmar Folk Dances e i divulgatori Dick \u0026amp; Geneva Matteis, Jane Farwell e Tracy Brown. In Australia il Bush Music Club di Sydney, i The Bushwackers e i ricercatori Shirley Andrews e Peter Ellis; la fonte sul campo di Armatree fu raccolta da John Meredith nel 1955. In Irlanda Maureen Culleton. In Galles la Cymdeithas Ddawns Werin Cymru. In Italia gruppi di ballo folk, centri scout e associazioni come Ballifolk hanno diffuso la variante Tacco e Punta. Formazione e tipologia # Coppie disposte in un grande cerchio, una di fronte all\u0026rsquo;altra: cerchio unico o doppio cerchio concentrico, con gli uomini di norma all\u0026rsquo;interno e le donne all\u0026rsquo;esterno, anche se molte versioni rovesciano la disposizione o non la prescrivono affatto. Presa in posizione \u0026ldquo;butterfly\u0026rdquo; (mani all\u0026rsquo;altezza delle spalle) o chiusa da ballo. Numero libero di coppie, anche molto grande; in alternativa le coppie possono essere sparse per la sala (free range), soluzione utile per gruppi numerosi e vivaci. Tipologia: ballo di coppia con progressione (mixer dance), ballo-gioco \u0026ldquo;chiamato\u0026rdquo; (called dance), adatto a ogni età; nessuna distinzione rigida di ruolo e nessun requisito tecnico d\u0026rsquo;ingresso. Può essere ballato anche come danza di coppia non progressiva (old-time style). Struttura della danza # Schema corrente in 16 battute (talvolta 32), con varianti molteplici.\nA1: fronte al partner si prende la mano interna o la posizione da ballo; con il piede esterno si esegue due volte il tacco-punta (heel and toe), poi quattro passi di chassé o di galoppo lungo il cerchio. A2: ci si volta nella direzione opposta e si ripete con l\u0026rsquo;altro piede. B1: sequenza di battimani con il partner - destra tre volte, sinistra tre volte, entrambe le mani tre volte, poi sulle proprie ginocchia o attorno alla schiena del partner (variante semplificata: un battito per tipo). B2: giro con il partner a braccio destro o gancio di gomito, in quattro passi di polka, quindi avanzamento verso il nuovo partner. Una delle fonti colloca invece la figura del pat-a-cake all\u0026rsquo;inizio, prima della polka e della progressione: variante documentata ma minoritaria rispetto alla struttura qui descritta. La versione irlandese documentata da Maureen Culleton prevede i \u0026ldquo;Ceili 7\u0026rsquo;s\u0026rdquo; al posto dei passi laterali e un \u0026ldquo;House\u0026rdquo; finale in presa di valzer. La variante australiana Heel and Toe Polka apre con il passo tallone-punta in avanti prima dei battiti, mentre il caller chiama ogni figura.\nMetro e struttura musicale # Tempo di polka in 2/4 (talvolta 4/4), vivace e marcato, con frasi regolari di 8 battute - 16 conteggi - che ospitano con esattezza una figura di battito e una di svolta: la coreografia è calibrata su frasi di 16 conteggi, motivo per cui qualsiasi polka di repertorio con struttura simmetrica (AA-BB o AA-BA) può accompagnare il ballo. La velocità indicata dalle fonti varia da circa 110 a 150 bpm; il tempo può essere aumentato gradualmente nel corso dell\u0026rsquo;esecuzione per allegria, pur restando comodo per il battimani.\nEsiste una variante australiana in 6/8, la Brown Jug Polka di Armatree, che rovescia l\u0026rsquo;accento dei battiti. Il basso alternato \u0026ldquo;um-pah\u0026rdquo;, con accento sul primo movimento (1, 2, 3, pausa), guida i saltelli e i battiti.\nStrumenti e stile musicale # Alle origini pianoforte e piccola orchestra da ballo. Nella prassi folk attuale: violino (fiddle), fisarmonica o melodeon, concertina, tin whistle, flauto, banjo, chitarra, pianoforte o tastiera, basso e percussioni leggere (bodhrán in Irlanda, drum set leggero nelle old time band). Nelle bush band australiane si aggiungono il lagerphone, bastone battente con tappi metallici, e il tea-chest bass.\nLo stile cambia con la tradizione locale: in Inghilterra prevale il suono della country dance band, in Irlanda quello della ceili band, negli Stati Uniti l\u0026rsquo;ensemble old-time con violino e chitarra. Carattere comune: scansione ritmica chiara ed energica, tempo costante e richiami verbali del caller; nelle esecuzioni per l\u0026rsquo;infanzia si usano anche voce, battito delle mani e delle ginocchia, pianoforte, chitarra o ukulele. Autori e compositori # Non documentato: la danza è di tradizione orale, non ha autore noto e non è attribuibile a un singolo coreografo; la musica consiste in polke di repertorio per lo più anonime o di attribuzione vaga, e nessuna melodia risulta storicamente vincolata al ballo, perché ogni banda e ogni caller usano la polka che preferiscono.\nFa eccezione la partitura \u0026ldquo;Patty Cake Polka\u0026rdquo; di John Hugh McNaughton (1829-1891), stampata a New York nel 1860 e conservata nella Levy Sheet Music Collection: è la più antica musica a stampa con questo titolo ed è divenuta il supporto musicale standard della versione americana di mixer, ma non è l\u0026rsquo;autore della danza.\nTra le arie abitualmente utilizzate: Little Brown Jug (aria americana ottocentesca, testo attribuito a Joseph Winner, 1869), This Old Man (Nick Nack Paddy Whack), When I First Came to This Land, Buffalo Gals, Oh! Susanna e Jenny Lind Polka (Anton Wallerstein, 1846). Aneddoti e curiosità # La prima attestazione nota del gioco non è in un libro per bambini ma in una commedia teatrale del 1698, The Campaigners di Thomas D\u0026rsquo;Urfey; la filastrocca passa poi nelle raccolte Mother Goose [3]. Il verso \u0026ldquo;mark it with a B\u0026rdquo; richiama l\u0026rsquo;antica usanza di segnare sull\u0026rsquo;impasto le iniziali di chi lo avrebbe ricevuto. In Galles la danza è stata rilanciata durante la pandemia come Ffaniglen, con un video collettivo nazionale.\nNella tradizione dei barn dance americani i tre leggeri colpi di piede alla fine della frase servono come segnale acustico per il cambio di partner. La versione di Armatree, raccolta da John Meredith nel 1955 da una band aborigena che suonava Little Brown Jug in 6/8, rovescia l\u0026rsquo;accento dei battimani rispetto alla versione in 2/4: un piccolo capolavoro di adattamento ritmico interculturale.\nShirley Andrews, pioniera della danza folk australiana, insistette per trascriverla in 2/4 \u0026ldquo;perché era una polka\u0026rdquo;, rendendo la lettura del manoscritto difficile ai musicisti. In Australia il ballo è considerato quasi un ballo civile nazionale, presente a nozze e feste di paese anche fra partecipanti completamente digiuni di danza.\nPresenza nei media e nella cultura di massa # La danza ha una presenza mediatica modesta ma costante: le incisioni didattiche dell\u0026rsquo;EFDSS (\u0026ldquo;English Folk Dancing in the Primary School\u0026rdquo;, \u0026ldquo;Danses collectives, Vol. 9\u0026rdquo;, anni Sessanta, oggi anche su piattaforme digitali), le raccolte Bowmar Folk Dances, i Lloyd Shaw Recordings, le serie Folkraft e Worldtone; i programmi radio-televisivi scolastici britannici del dopoguerra; tutorial, video di festival e di matrimoni in rete; i repertori dei caller di ceilidh in Gran Bretagna e in Australia.\nNel 1966 la danza figurava nel programma del festival EFDSS al Royal Albert Hall, ballata da scuole secondarie e giovani. La filastrocca che le dà il nome è invece un classico assoluto dell\u0026rsquo;immaginario infantile anglofono, onnipresente nei libri di Mother Goose, nelle app per l\u0026rsquo;infanzia, nei programmi educativi televisivi e nei repertori corali scolastici.\nDifficoltà e adattamenti # Difficoltà minima: si impara in pochi minuti e non richiede alcun passo pregresso né una tecnica di polka strutturata. Adatta a tutti - bambini dai 5-6 anni, con adattamenti possibili già dalla prima infanzia, famiglie, adulti principianti, anziani, gruppi numerosi ed eterogenei, laboratori intergenerazionali e percorsi inclusivi.\nIl giro di polka può essere sostituito da un semplice giro di mano per chi ha mobilità ridotta, e la sequenza dei gesti può essere semplificata riducendo i battiti o sostituendo il passo con il solo battito. L\u0026rsquo;unica abilità richiesta è mantenere il ritmo binario coordinando i gesti; la progressione obbligata ne fa uno dei migliori \u0026ldquo;rompighiaccio\u0026rdquo; dell\u0026rsquo;intero repertorio folk. Questa danza compare in 1 DVD: DVD 001a 001a Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca - Imola 1991 Coreografia # Parti: A B C Preparazione Formazione in doppio cerchio (Double Circle), coppie rivolte al centro o partner uno di fronte all\u0026rsquo;altro (cavalieri all\u0026rsquo;interno rivolti verso l\u0026rsquo;esterno; dame all\u0026rsquo;esterno rivolte verso l\u0026rsquo;interno di fronte al partner). Coppie allacciate in posizione di ballo aperto o con le mani giunte all\u0026rsquo;altezza delle spalle. Esecuzione • Parte A - Tacco-punta e galoppi 8T (8 tempi/battute) Tacco-punta e galoppo/chassé laterale nella direzione della danza (in senso antiorario). 1. 4T Tocco del tacco e della punta con il piede esterno (2T), seguito da 3 passi di chassé/galoppo di lato lungo il cerchio, a destra del cavaliere (2T). Cavaliere: tacco sinistro avanti/di lato, punta sinistra accanto al piede destro; poi galoppo verso destra (D-S-D). Dama: tacco destro, punta destra; galoppo verso sinistra (S-D-S). 2. 4T Ripetizione della sequenza in direzione opposta (in senso orario) con il piede interno. Cavaliere: tacco e punta con il piede destro, galoppo verso sinistra. Dama: tacco e punta con il piede sinistro, galoppo verso destra. • Parte B - Pat-a-Cake (Battimani Ritmico) 8T (8 tempi/battute) Sequenza ritmica di battimani a coppie, di fronte al partner. 1. 2T Battere 3 volte la mano destra contro la mano destra del partner. Ritmo: 1, 2, 3 (Destra, Destra, Destra). 2. 2T Battere 3 volte la mano sinistra contro la mano sinistra del partner. Ritmo: 1, 2, 3 (Sinistra, Sinistra, Sinistra). 3. 2T Battere 3 volte entrambe le mani contro entrambe le mani del partner. Ritmo: 1, 2, 3 (Entrambe, Entrambe, Entrambe). 4. 2T Battere 3 volte le proprie mani sulle proprie ginocchia/cosce. Ritmo: 1, 2, 3 (Ginocchia, Ginocchia, Ginocchia). • Parte C - Giro di braccio destro o swing e cambio partner 8T (8 tempi/battute) Giro di coppia a braccetto o swing, e posizionamento per la progressione. 1. 4T Giro completo in senso orario agganciando il braccio destro (Right Arm Hook / Swing) con il partner per tornare al posto con 4 passi camminati o di polka. Contatto visivo con il partner durante la rotazione. 2. 4T Avanzamento semplice: i ballerini si muovono verso la propria destra per incontrare il partner successivo. Il Cavaliere va alla Dama che si trova alla sua destra: sguardo, saluto e si mette in posizione per ricominciare dalla Parte A • La danza ricomincia da capo Note d\u0026rsquo;archivio # Nota di Siriano Tondini Nelle annotazioni originali del DVD 001a, la danza viene proposta con un tempo leggermente più sostenuto durante le serate pubbliche per favorire l\u0026rsquo;affiatamento del gruppo. Riferimenti e link # [1] Sets in Order era una rivista statunitense dedicata soprattutto alla square dance, cioè alla danza sociale americana organizzata in figure per gruppi di quattro coppie. Fu fondata nel novembre 1948 da Bob Osgood, inizialmente in California, e divenne una pubblicazione molto importante per ballerini, insegnanti e caller di square dance. La rivista pubblicava, tra l\u0026rsquo;altro:\n▹ descrizioni e istruzioni delle danze; ▹ notizie su corsi, festival e associazioni; ▹ articoli storici; ▹ musica e indicazioni per i callers; ▹ informazioni sulle mixer dances, cioè danze in cui i partecipanti cambiano partner. Nel 1968 cambiò nome in Square Dancing. La collezione completa comprende 444 numeri ed è oggi disponibile in archivi digitali. [2] English Folk Dance and Song Society È la principale organizzazione britannica dedicata alla conservazione, allo studio, alla pratica e alla diffusione delle tradizioni inglesi di danza, musica e canto popolare. Fu fondata nel 1932 dalla fusione di due organizzazioni precedenti:\nla Folk-Song Society, fondata nel 1898; la English Folk Dance Society, fondata nel 1911, associata soprattutto a Cecil Sharp. [3]Mother Goose (Mamma Oca) sono raccolte inglesi per l\u0026rsquo;infanzia; antologie di filastrocche, conte, ninne nanne, giochi cantati e brevi versi della tradizione popolare destinati soprattutto ai bambini. Il nome deriva dalla figura tradizionale di Mother Goose, personaggio immaginario associato al patrimonio orale infantile anglosassone; non indica quindi necessariamente un\u0026rsquo;unica autrice o una singola raccolta.\nLe prime pubblicazioni con questo titolo risalgono al Settecento, mentre molte filastrocche incluse nelle antologie erano già circolanti oralmente da tempo. Il repertorio comprende testi come Humpty Dumpty, Jack and Jill, Hickory Dickory Dock e Twinkle, Twinkle, Little Star, spesso accompagnati da illustrazioni e, in alcuni casi, da melodie o indicazioni per giochi e danze. [4] Pat a cake Polka - esecuzione ripresa durante una serata di danza folk Esecuzione video di riferimento della danza: utile per osservare formazione in cerchio, battimani e cambio di partner. [5] Pat A Cake Polka - esecuzione in versione folk dancing Seconda esecuzione di riferimento, in versione folk dancing americana. [6] Pat-a-Cake Polka - A Barn Dance Repertoire Scheda del caller anglosassone con formazione, descrizione delle figure A1-B2, varianti e indicazioni musicali (16-bar polkas o schottisches). [7] The Patty Cake Polka - Lloyd Shaw Foundation, cue sheet (PDF) Fonte primaria della versione americana: descrizione del mixer in 2/4 con dettaglio di heel-toe, slide-close e sezione patty-cake, Record LS 228-45. [8] Patty Cake Polka Mixer - CALLERLAB Dance Resource Scheda etnocoreologica con formazione, descrizione dei passi, varianti didattiche e attribuzione musicale a J. H. McNaughton, 1860. [9] EFDSS - English Folk Dance and Song Society, Community Dances Manual La società folk nazionale inglese e i suoi manuali di balli di comunità, canale principale di codificazione del repertorio barn dance novecentesco e della diffusione didattica della danza. [10] Vaughan Williams Memorial Library - archivio EFDSS Archivio nazionale inglese di raccolte sul campo e manuali a stampa, per approfondire varianti e fonti del ballo. [11] EFDSS - festival 1966, Royal Albert Hall: programma d\u0026rsquo;archivio Programma del festival EFDSS del 1966 con la Pat-a-Cake Polka eseguita da scuole secondarie e giovani: prova della sua diffusione didattica. [12] Patty Cake. Polka. - Levy Sheet Music Collection, 1860 Prima edizione a stampa della partitura «Patty Cake Polka» di J. H. McNaughton (New York, 1860). [13] Iona \u0026amp; Peter Opie, The Oxford Dictionary of Nursery Rhymes, Oxford University Press Documentazione filologica della filastrocca Pat-a-cake e della prima attestazione nota (1698, commedia The Campaigners di Thomas D\u0026rsquo;Urfey). [14] Opie, Iona e Peter, The Singing Game, Oxford University Press. Studio sui giochi cantati e manuali dei bambini anglosassoni: utile per inquadrare la dimensione ludica e corporea del battimani. Non risulta una edizione italiana [15] Sachs, Curt, World History of the Dance, J. M. Dent. In italiano: Storia della danza. Panoramica storica che colloca la polka nell\u0026rsquo;Ottocento boemo e ne segue la diffusione europea e transatlantica. [16] Bush Music Club - Sydney Associazione storica del revival bush dance australiano, dove il ballo è tramandato soprattutto come Heel and Toe Polka. [17] Peter Ellis, The Waltz, The Polka (Australian Folk Music), PDF Saggio etnocoreologico che ricostruisce la genealogia della danza: dalla polka ottocentesca alla Heel and Toe Polka e alla Brown Jug Polka di Armatree (collezione John Meredith, 1955). [18] Flowers, Flags and Fire - Folkbook (Polyolbion) Manuale pratico di danze country inglesi con la versione free-range della Pat-a-Cake Polka e le arie consigliate (This Old Man, Little Brown Jug). [19] Folk Dance Federation of California - Folk Dance Archives Archivio storico di schede etnocoreologiche e descrizioni di danze popolari internazionali. [20] Bowmar Folk Dances Record 5 #114 - Patty Cake Polka (Mixer) Codificazione come «old folk dance» pubblicata da Bowmar/Noble Publishing Co., Los Angeles: riferimento per la tradizione americana. [21] Apricot Folk - Country Dancing: Pat-a-Cake Polka Manuale inglese di country dancing con struttura A1/B1, formazione in cerchio e variazione galop a due mani. [22] Polka Tacco e Punta - Ballifolk Descrizione della variante italiana «Tacco e Punta», derivata dalla polka piquet francese, con storia, passi e musica. [23] Pat-a-Cake Polka - Danceminder Scheda della versione irlandese (two-hand dance), appresa da Maureen Culleton, con descrizione dei passi e video. [24] Harris, J. A., Pittman, A. M., \u0026amp; Waller, M. S. (2000). Dance a While: Handbook for Folk, Square, Contra, and Social Dance. Benjamin Cummings. Manuale di riferimento per la catalogazione e la codifica delle danze popolari e dei mixer. [25] Library of Congress, American Folklife Center Archivio istituzionale per ricerche su canti, giochi e registrazioni sul campo negli Stati Uniti. ","date":"26 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/danze/pat-a-cake-polka/","section":"Danze","summary":"Danza di coppia a cerchio di origine anglosassone, con figura di clapping ispirata alla filastrocca ‘Pat-a-cake’ e passo di polka.","title":"Pat-a-Cake Polka","type":"danze"},{"content":"","date":"26 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/scandinavia/","section":"Tags","summary":"","title":"Scandinavia","type":"tags"},{"content":"","date":"26 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/svezia/","section":"Tags","summary":"","title":"Svezia","type":"tags"},{"content":"","date":"26 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/valzer/","section":"Tags","summary":"","title":"Valzer","type":"tags"},{"content":"","date":"26 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/tags/valzer-figurato/","section":"Tags","summary":"","title":"Valzer Figurato","type":"tags"},{"content":" Il Video dell\u0026rsquo;Archivio # Documentazione video della serata di danza collettiva tenuta a Imola il 1 gennaio 1991 dal Gruppo Turibio Baruzzi, durante il corso tenuto a La Cicala di Imola condotto da Cesare Malservisi e Francesca Ciampi. Indice delle Danze e Timestamp # Danze Registrate 12 tracce Registrato a Casalecchio di Reno (1 gennaio 1991) Caricato su YouTube Juancarlos · 25 aprile 2025 Qui sotto trovi le danze nell\u0026#39;ordine in cui sono state registrate. Il titolo apre la scheda della danza, il timestamp porta il video al punto giusto. Quando una danza compare due volte, di solito la prima è la spiegazione e la seconda l\u0026#39;esecuzione. N° Danza / Momento Timestamp Provenienza 01 Karusellvalsen (intro / spiegazione) 00:02 Svezia 01 Karusellvalsen (danza) 00:24 Svezia 02 Cerchio Circasso (danza) 02:22 Scozia 03 Chiotikos (danza) 05:15 Grecia 04 Niguno Shell Yossi (danza) 07:39 Israele 05 The Lucky Seven (danza) 09:54 Regno Unito 06 Broken Sixpence (danza) 12:03 U.S.A. 07 Aston Polka (danza) 13:26 U.S.A. 08 Grand Square (danza) 17:56 Inghilterra 09 Maine Mixer (danza) 20:13 U.S.A. 10 Pat-a-Cake Polka (danza) 22:11 Inghilterra 11 Saltarello Romagnolo (danza) 24:27 Italia 12 Dos-a-dos Mixer (danza) 26:52 U.S.A. 01. Karusellvalsen (intro / spiegazione) 00:02 Svezia 01. Karusellvalsen (danza) 00:24 Svezia 02. Cerchio Circasso (danza) 02:22 Scozia 03. Chiotikos (danza) 05:15 Grecia 04. Niguno Shell Yossi (danza) 07:39 Israele 05. The Lucky Seven (danza) 09:54 Regno Unito 06. Broken Sixpence (danza) 12:03 U.S.A. 07. Aston Polka (danza) 13:26 U.S.A. 08. Grand Square (danza) 17:56 Inghilterra 09. 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La stessa danza è documentata negli Stati Uniti come Angus Reel Mixer e oggi circola anche con il nome Phrase Graze Mixer. Un mixer semplice e divertente adatto per la animazione. Scheda sintetica # Nome proprio # Maine Mixer altri_nomi # Nel repertorio documentato dai DVD di Siriano la danza compare con il nome Maine Mixer. Le fonti statunitensi la registrano anche come Angus Reel Mixer, mentre nella circolazione contemporanea online è reperibile come Phrase Graze Mixer. Il nome Angus Reel Mixer compare nello Stockton Folk Dance Camp Syllabus del 1971 e nella banca dati statunitense The Caller\u0026rsquo;s Box, che mette in relazione questa denominazione con Maine Mixer attraverso il richiamo alle fonti dello Stockton Camp e di American Square Dance. Il confronto fra formazione, struttura e figure sostiene l\u0026rsquo;identificazione delle due denominazioni come nomi diversi della stessa danza, o almeno della stessa linea coreografica. Phrase Graze Mixer è il nome con cui la danza è oggi documentata in materiali didattici, registrazioni e video online. Anche in questo caso la continuità non è affidata soltanto al titolo: sono soprattutto la sequenza delle figure, la formazione e la progressione a collegare la versione contemporanea alla Maine Mixer del repertorio italiano. Angus Reel non sembra invece essere necessariamente un ulteriore nome della danza. Nella documentazione del 1971 il titolo è strettamente legato alla musica o alla registrazione utilizzata per accompagnarla. L\u0026rsquo;eventuale denominazione \u0026ldquo;Portland Fancy\u0026rdquo;, comparsa in una fonte isolata, resta per ora da verificare. Paese Origine # Stati Uniti d\u0026rsquo;America. Le fonti disponibili collocano la danza nel repertorio folk statunitense e negli ambienti dei folk dance camp, ma non permettono di attribuirne con sicurezza l\u0026rsquo;origine a una specifica località del Maine. Il nome Maine Mixer suggerisce un possibile legame geografico, ma non costituisce da solo una prova di origine locale. Per questo è più prudente parlare di una danza del repertorio sociale statunitense, documentata e trasmessa attraverso camp, corsi, pubblicazioni e gruppi di danza popolare americani, senza definirla una danza tradizionale originaria del Maine in senso stretto. Anno di riferimento # È l\u0026rsquo;anno dello Stockton Folk Dance Camp Syllabus nel quale la danza compare con il nome Angus Reel Mixer e viene attribuita alla presentazione di Vyts Beliajus. Non è necessariamente l\u0026rsquo;anno di nascita della coreografia, ma il primo riferimento documentario preciso oggi individuato per questa linea di trasmissione. Origine del nome # Maine Mixer unisce il riferimento geografico contenuto in Maine al termine inglese mixer, usato nella danza sociale per indicare un ballo con cambio progressivo di partner. Il nome può quindi essere letto come “mixer del Maine”, ma non sappiamo se descriva il luogo d\u0026rsquo;origine della danza, il repertorio nel quale fu incontrata oppure una denominazione fissata durante la sua trasmissione. Angus Reel Mixer sembra invece collegare la funzione coreografica del mixer alla musica Angus Reel. Il disco Folkraft 1512, associato alla documentazione del 1971, è infatti catalogato con Angus Reel fra i brani registrati. Nel syllabus la musica viene indicata anche come Eightsome Reel: il rapporto preciso fra i due titoli musicali richiede quindi un controllo diretto delle registrazioni e delle fonti originali. Phrase Graze Mixer è una denominazione successiva o parallela, oggi presente in materiali e video online. Phrase può richiamare la “frase” musicale, mentre graze significa letteralmente “sfiorare”, “pascolare” o “brucare”. Non emerge però un significato univoco e documentato dell\u0026rsquo;espressione completa: è possibile che si tratti di un gioco di parole legato al fraseggio musicale, ma è preferibile conservarla come nome proprio senza forzarne la traduzione. Tipologia e formazione # Danza sociale di gruppo con cambio progressivo di partner, classificabile come circle mixer a progressione singola. Per la sua struttura di figure chiamate, fraseggio regolare, progressione e interazione con più partner, può essere accostata al più ampio repertorio delle contra dance; non appartiene però alla forma più riconoscibile delle contra dance in file parallele. La formazione documentata da The Caller\u0026rsquo;s Box è costituita da due cerchi concentrici, con gli uomini nel cerchio interno e le donne in quello esterno. Le coppie procedono insieme in senso antiorario e, al termine della sequenza, ciascun danzatore prosegue con un nuovo partner. Lo Stockton Folk Dance Camp Syllabus del 1971 descrive la formazione con le parole “couple behind couple, inside hands joined”: una coppia dietro l\u0026rsquo;altra, con le mani interne unite. La descrizione è compatibile con una disposizione circolare a coppie e mostra come la stessa formazione possa essere raccontata con convenzioni diverse. La scheda di The Caller\u0026rsquo;s Box indica inoltre una progressione singola e la struttura fraseologica 2*8*2. Struttura # La danza si sviluppa in una sequenza di 32 tempi, corrispondente a 16 battute, organizzata in due frasi di otto battute ripetute due volte: 2*8*2. La versione descritta nella scheda alternativa di The Caller\u0026rsquo;s Box presenta, in forma sintetica, questi momenti:\npromenade con il partner in senso antiorario; fall back, cioè allontanamento dal partner con quattro passi; balance con il partner sulla diagonale destra; dos-à-dos, chiamato do-si-do o do-sa-do nei repertori anglofoni; swing con il partner; prosecuzione con un nuovo partner. Il syllabus del 1971 descrive la stessa sequenza con una terminologia in parte diversa: otto passi in senso antiorario, quattro passi di allontanamento dal partner, tre battute ritmiche con i piedi, tre battiti di mani, dos-à-dos sulla spalla destra e swing con un nuovo partner. Le due descrizioni condividono gli elementi che permettono di riconoscere la danza: movimento iniziale nel cerchio, allontanamento dal partner, figura di passaggio intorno al partner, swing e cambio progressivo. Le differenze possono dipendere da varianti d\u0026rsquo;insegnamento, adattamenti locali o diverse consuetudini nel descrivere le figure. Storia # La Maine Mixer ci arriva attraverso una storia di trasmissioni successive, nelle quali la danza conserva la propria riconoscibilità mentre cambia nome, ambiente e supporto. Nel repertorio italiano dei DVD di Siriano Tondini la incontriamo con il nome Maine Mixer; nelle fonti statunitensi del folk dance camp appare invece come Angus Reel Mixer, e oggi è reperibile online come Phrase Graze Mixer. Il riferimento storico più preciso finora individuato è lo Stockton Folk Dance Camp Syllabus del 1971. Qui Angus Reel Mixer viene presentata da Vyts Beliajus, che dichiara di averla imparata da Jack Hunter al Morehead, Kentucky Folk Dance Camp. La scheda indica inoltre la registrazione musicale associata alla danza e ne descrive la sequenza: camminata in senso antiorario, allontanamento dal partner, ritmi con piedi e mani, dos-à-dos e swing con un nuovo partner. The Caller\u0026rsquo;s Box conserva una scheda intitolata Maine Mixer e la collega direttamente allo Stockton Dance Camp Syllabus del 1971, dove la danza appare come Angus Reel Mixer, e ad American Square Dance, vol. 2003, n. 9, p. 21. Una seconda scheda registra una versione alternativa con la stessa formazione, progressione e struttura 2*8*2, oltre a una descrizione dettagliata delle figure. Nel repertorio italiano la danza è legata al lavoro di Cesare Malservisi e Francesca Ciampi . Il confronto fra le figure riportate nelle fonti statunitensi e quelle della versione italiana rende molto plausibile che Maine Mixer e Angus Reel Mixer siano due nomi della stessa danza, o di varianti strettamente collegate. La denominazione Phrase Graze Mixer documenta un ulteriore passaggio della danza nella circolazione internazionale e contemporanea. Non è ancora possibile stabilire se Maine Mixer sia il nome originario, una denominazione italiana introdotta durante la diffusione della danza oppure il titolo di una variante già circolante. Questa incertezza non indebolisce la storia della danza: ricorda piuttosto che il repertorio folk vive anche attraverso ascolti, adattamenti, memorie e passaggi da un insegnante all\u0026rsquo;altro. Diffusione # La danza è documentata nel circuito dei folk dance camp statunitensi, nelle pubblicazioni dedicate alla danza popolare americana e nelle banche dati online collegate al repertorio delle contra dance e dei circle mixer. La presenza nello Stockton Folk Dance Camp Syllabus del 1971 mostra un momento importante della sua trasmissione organizzata negli Stati Uniti. La successiva citazione in American Square Dance e le schede di The Caller\u0026rsquo;s Box testimoniano che la danza ha continuato a circolare, anche sotto denominazioni diverse. In Italia la ritroviamo nel lavoro di Cesare Malservisi e Francesca Ciampi con il nome Maine Mixer. Nei materiali contemporanei online è invece più facile incontrarla come Phrase Graze Mixer, segno di un nuovo passaggio attraverso video, registrazioni e schede didattiche. Un video pubblicato il 1º marzo 2021 mostra inoltre la danza eseguita da una persona in carrozzella. In un periodo ancora segnato dalle restrizioni della pandemia, quella registrazione documenta non soltanto la circolazione della danza attraverso lo schermo, ma anche la possibilità di adattarne la pratica a diverse condizioni motorie. La storia della Maine Mixer continua così a comprendere tanto i folk dance camp e i DVD quanto le forme contemporanee di condivisione online. Struttura Musicale # La coreografia richiede una musica regolare, compatibile con un reel e organizzata in frasi di otto battute. La struttura registrata da The Caller\u0026rsquo;s Box è 2*8*2: due frasi di otto battute ripetute due volte, per un totale di 32 tempi o 16 battute. Nel documento dello Stockton Folk Dance Camp del 1971 la danza è indicata come Angus Reel Mixer e viene descritta come eseguibile sulla registrazione di Eightsome Reel. Lo stesso documento associa alla danza il disco Folkraft 1512, mentre il disco è catalogato con Angus Reel fra i brani registrati. Questa sovrapposizione spiega probabilmente perché Angus Reel sia entrato anche nella denominazione della danza. È quindi utile distinguere fra il nome della coreografia e il titolo della musica: Angus Reel è soprattutto il riferimento musicale o discografico associato a una versione della danza, non necessariamente il suo titolo originario. Le indicazioni metriche possono variare secondo il brano e la fonte: per Phrase Graze Mixer una scheda didattica contemporanea indica il 4/4, mentre altri materiali possono descrivere il reel in 2/4 o 2/2. Un\u0026rsquo;eventuale indicazione in 6/8 potrebbe riferirsi a una diversa melodia o a una versione di tipo jig. Più che fissare una sola metrica per tutte le esecuzioni, conviene verificare la regolarità del fraseggio e la corrispondenza con la struttura 2*8*2. Eightsome Reel e Angus Reel appartengono entrambi all\u0026rsquo;area dei repertori da reel e sono compatibili con la struttura della danza. Il rapporto preciso fra i due titoli musicali resta da chiarire attraverso un esame diretto delle registrazioni originali. Note etnocoreologiche # La Maine Mixer è una danza sociale costruita sull\u0026rsquo;incontro. Il danzatore non resta legato a una coppia fissa, ma attraversa la sequenza entrando progressivamente in relazione con persone diverse; in una sala sufficientemente numerosa, il mixer può portarlo a condividere il ballo con gran parte dei partecipanti.\nLa formazione circolare e la progressione singola favoriscono una partecipazione collettiva. Non c\u0026rsquo;è una coppia destinata a rimanere al centro dell\u0026rsquo;attenzione: il movimento comune, il cambio del partner e la ripetizione della sequenza distribuiscono l\u0026rsquo;esperienza fra tutta la sala. È una forma di socialità danzata semplice da riconoscere, ma ricca di incontri.\nLa coreografia raccoglie figure familiari alle danze sociali angloamericane, come promenade, fall back, balance, dos-à-dos e swing, e le dispone in una sequenza breve e ripetibile. La presenza di un caller o di un insegnante permette di apprendere il percorso anche mentre lo si danza, caratteristica che ha favorito la trasmissione della danza in corsi, camp e gruppi diversi.\nÈ una danza-veicolo: non ci è arrivata come un oggetto immobile legato a una sola comunità, ma attraverso persone che l\u0026rsquo;hanno imparata, insegnata, adattata e rinominata. La continuità fra Maine Mixer, Angus Reel Mixer e Phrase Graze Mixer si riconosce quindi meno nella stabilità dei titoli che nella persistenza di una logica coreografica: muoversi insieme nel cerchio, ritrovare il partner, seguirne la frase musicale e proseguire verso un nuovo incontro.\nLa versione contemporanea diffusa online ricorda infine che una danza sociale non deve dipendere da un unico modello corporeo. Anche un mixer può essere adattato alla carrozzella o ad altre possibilità motorie, mantenendo ciò che ne costituisce il cuore: il rapporto con gli altri, il ritmo condiviso e il piacere di partecipare.\nQuesta danza compare in 2 DVD: DVD 001b 001b Festa di San Patrizio a Imola 17 marzo 1991 DVD 001a 001a Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca - Imola 1991 Coreografia # Parti: A B Preparazione Cerchio di coppie a raggiera girate verso destra (senso antiorario), con cavalieri all\u0026rsquo;interno e dame all\u0026rsquo;esterno, presa comoda per mano, movimento in senso antiorario lungo la linea di danza. Esecuzione • Parte A 16T passeggiata avanti 1. 8T Promenade con il partner in senso antiorario in 8 passi camminati 2. 4T Il cavaliere si rivolgoe alle partner indietreggia (verso il centro) di 4 passi 3. 4T Battute ritmiche: 3 colpi di piede e 3 battiti di mano Il pattern documentato è \u0026ldquo;stomp; stomp; stomp\u0026rdquo; seguito dai battiti di mano. Si può fare il contrario, prima le mani e poi i piedi, per uniformare il pattern ad altre danze (come la Vinchia) • Parte B 16T dos-a-dos, cambio partner, swing 1. 8T Dos-a-dos con il partner 2. 8T Swing con il nuovo partner sulla diagonale di destra Note d\u0026rsquo;archivio # Nota redazionale La Maine Mixer è poco documentata nella manualistica dedicata: alcuni dati di questa scheda (il nome Portland Fancy, il brano musicale, la datazione, le varianti coreografiche) provengono da una sola fonte e sono indicati come da verificare. Le discordanze tra le fonti sono elencate nella scheda qui sotto. • Phraze Graze Mixer dai No-am di Miriam Lerner Danza molto simile a Maine Mixer Phraze Graze Mixer [USA] - YouTube • Discordanze tra le fonti (stato della ricerca) Le fonti consultate non concordano su alcuni punti: la scheda riporta la versione più documentata e segnala le varianti, in attesa di un riscontro sul campo o su materiale d\u0026rsquo;archivio.Nomi alternativi: Angus Reel / Angus Reel Mixer è attestato da più fonti; Portland Fancy da una sola, non confermata.Attribuzione e trasmissione: l\u0026rsquo;insegnamento di Vyts Beliajus allo Stockton Folk Dance Camp del 1971 è attestato da più fonti; quello di Jane Farwell (Maine Folk Dance Camp, fondato nel 1949, e Santa Barbara Folk Dance Conference 1958) da una sola.Formazione: doppio cerchio di coppie per la maggior parte delle fonti; set di quattro persone o disposizione in file per una fonte.Figure: promenade, fall back, battute ritmiche, dos-a-dos e swing in diagonale (versione più documentata); in alternativa catena grand right and left, oppure Right and Left Through e Ladies Chain.Battute ritmiche: tre colpi di piede e tre battiti di mano secondo una fonte; il pattern \u0026ldquo;stomp; stomp; stomp; self; self; self\u0026rdquo; secondo un\u0026rsquo;altra.Lunghezza della frase: indicata come \u0026ldquo;282\u0026rdquo;, \u0026ldquo;16 misure\u0026rdquo; o \u0026ldquo;32 battute\u0026rdquo;, che corrispondono a 16 battute di 2/4.Datazione: fine XIX-XX secolo (community dance del Maine), anni Cinquanta-Settanta (folk revival), XVIII-XIX secolo (controdanze dei coloni).Citazioni nei media: una fonte dichiara che non risultano presenze significative in cinema e televisione; un\u0026rsquo;altra segnala documentari e film storici sul folklore rurale americano senza indicare titoli.Musica: Eightsome Reel (registrazione Folkraft 1512) per una fonte; reel tradizionali del New England / Angus Reel per le altre. Riferimenti e link # [1] Maine Mixer — The Caller\u0026rsquo;s Box Banca dati statunitense di contra dance e folk dance: scheda principale della danza documentata nel DVD di Siriano Tondini con il nome Maine Mixer. La identifica come circle mixer a progressione singola, con gli uomini nel cerchio interno e le donne in quello esterno, e registra la struttura fraseologica 282. La scheda è particolarmente importante perché indica tra le proprie fonti lo Stockton Dance Camp Syllabus del 1971, dove la danza compare come Angus Reel Mixer, e American Square Dance, vol. 2003, n. 9, p. 21. Il confronto dei titoli, della formazione e della struttura sostiene l\u0026rsquo;identificazione di Maine Mixer con Angus Reel Mixer. [2] Maine Mixer {alternate} — The Caller\u0026rsquo;s Box Versione alternativa della stessa scheda coreografica. Riporta la medesima formazione a cerchio, la progressione singola e la struttura 282, rendendo inoltre disponibile la sequenza delle figure: promenade antioraria, fall back dal partner, balance sulla diagonale destra, do-si-do e swing con il nuovo partner. La descrizione coincide nei suoi elementi fondamentali con la Maine Mixer trasmessa da Cesare Malservisi e Francesca Ciampi e con la sequenza riportata nello Stockton Folk Dance Camp Syllabus del 1971. La fonte documenta una variante o una diversa trascrizione della stessa danza, non necessariamente una coreografia autonoma. [3] Past Dances — Stockton Folk Dance Camp Archivio storico dei balli presentati allo Stockton Folk Dance Camp, attivo dal 1948. Registra Angus Reel Mixer come danza degli Stati Uniti, insegnata da Vyts Beliajus nel 1971. Questa attestazione fornisce un riferimento cronologico preciso per la versione statunitense della danza che, nella tradizione italiana documentata dai DVD di Siriano Tondini, è conosciuta come Maine Mixer. La pagina è un indice storico: per la descrizione dettagliata delle figure è necessario fare riferimento al syllabus originale e alla scheda di The Caller\u0026rsquo;s Box. [4] Stockton Folk Dance Camp — Past Dances, voce Angus Reel Mixer La voce dell\u0026rsquo;archivio Stockton registra Angus Reel Mixer — U.S.A. — Vyts Beliajus — 1971. È la conferma istituzionale dell\u0026rsquo;insegnamento della danza al camp, mentre il titolo Maine Mixer è quello da cui parte la documentazione italiana di Siriano Tondini. La corrispondenza con la danza italiana è sostenuta dalla scheda di The Caller\u0026rsquo;s Box, che cita lo stesso syllabus del 1971 come fonte di Maine Mixer. [5] Vyts Beliajus — Society of Folk Dance Historians Ampia biografia di Vytautas “Vyts” Finadar Beliajus (1908-1994), insegnante, autore, editore e importante divulgatore della danza folk internazionale negli Stati Uniti. La scheda documenta la sua attività nei folk dance camp, compreso lo Stockton Folk Dance Camp, dove Beliajus fu membro dello staff per ventidue anni, e il Kentucky Dance Institute di Morehead. È utile per ricostruire il contesto della trasmissione di Angus Reel Mixer, ma non deve essere letta come prova autonoma dell\u0026rsquo;origine della coreografia: il collegamento diretto con Maine Mixer è fornito dalla scheda di The Caller\u0026rsquo;s Box. [6] Dance Descriptions — National Folk Organization Archivio di descrizioni coreografiche originali provenienti da camp, festival e workshop statunitensi, dal 1936 a oggi. È utile per inquadrare il sistema di trasmissione della danza folk americana attraverso dispense, syllabus e materiali degli insegnanti. La pagina generale non costituisce però, da sola, una prova specifica per Maine Mixer o Phrase Graze Mixer: va utilizzata come porta d\u0026rsquo;accesso alle eventuali descrizioni individuali presenti nell\u0026rsquo;archivio. [7] Angus Reel Mixer — Stockton Folk Dance Camp Syllabus, 1971 Trascrizione digitalizzata della scheda del 1971 relativa ad Angus Reel Mixer. Descrive una formazione a coppie disposte una dietro l\u0026rsquo;altra, con le mani interne unite, e una sequenza composta da camminata in senso antiorario, allontanamento dal partner, tre battute di piedi, tre battiti di mani, do-si-do sulla spalla destra e swing con un nuovo partner. La scheda attribuisce la presentazione a Vyts Beliajus, che dichiara di aver imparato la danza da Jack Hunter al Morehead, Kentucky Folk Dance Camp. Il confronto di queste figure con la Maine Mixer di Malservisi conferma la continuità coreografica fra le due denominazioni. [8] American Square Dance — archivio delle descrizioni NFO La banca dati di The Caller\u0026rsquo;s Box cita American Square Dance, vol. 2003, n. 9, p. 21, tra le fonti della scheda Maine Mixer. Nello Stockton Folk Dance Camp Syllabus del 1971 la danza è invece intitolata Angus Reel Mixer; nella citazione riportata dalla documentazione NFO compare anche il riferimento ad Angus Reel Mixer. La fonte è rilevante perché mostra la persistenza della danza nella stampa e nei repertori didattici statunitensi, ma il titolo Angus Reel va distinto dal nome della coreografia: Angus Reel è anche il titolo della musica o della registrazione associata alla danza. [9] Eightsome Reel — dance description Scheda dedicata a Eightsome Reel, utile per comprendere il riferimento musicale contenuto nel syllabus del 1971. La descrizione della Maine Mixer/Angus Reel Mixer indica infatti che la danza veniva eseguita sulla registrazione di Eightsome Reel, mentre il supporto Folkraft 1512 è associato al titolo Angus Reel. Questa fonte documenta il nome Eightsome Reel come repertorio musicale, ma non deve essere usata per identificare automaticamente Eightsome Reel con il titolo della danza. [10] Folk Dance Band — Mason\u0026rsquo;s Apron / Angus Reel, Folkraft 1512 Scheda discografica del 45 giri Folkraft 1512, che riporta Angus Reel e Mason\u0026rsquo;s Apron. È utile per chiarire la relazione fra musica e danza: Angus Reel può essere il titolo del brano registrato sul disco utilizzato per il mixer, non necessariamente il nome originario della coreografia. Il titolo Angus Reel Mixer deriva quindi probabilmente dall\u0026rsquo;associazione fra la danza e il suo accompagnamento musicale. [11] Phrase Graze Mixer — YouTube Music Registrazione musicale intitolata Phrase Graze Mixer, associata a Bill Woodgate. Documenta l\u0026rsquo;uso contemporaneo del nome Phrase Graze Mixer e conferma che Phrase Graze è oggi una denominazione circolante per questa danza. Il titolo va collegato alla Maine Mixer di Tondini attraverso il confronto delle figure e della struttura, non soltanto attraverso la somiglianza dei nomi. [12] Phrase Graze Mixer — VIBSS Scheda didattica tedesca relativa a Phrase Graze Mixer. Indica una danza statunitense in tempo 4/4, nella formazione di coppie disposte in cerchio e con il piede destro che inizia. È una testimonianza della circolazione internazionale e contemporanea della danza con il nome Phrase Graze Mixer. La sua utilità principale, insieme al video YouTube, è mostrare che il nome oggi più facilmente reperibile online non è Maine Mixer, ma Phrase Graze Mixer. [13] Country Dance and Song Society Organizzazione statunitense dedicata alle danze e alle musiche tradizionali di comunità, con particolare attenzione a contra dance, English country dance, square dance e repertori sociali del New England. È una fonte di contesto per comprendere l\u0026rsquo;ambiente nel quale circolano i mixer e le danze progressive, ma non una fonte specifica per la coreografia di Maine Mixer. [14] Maine Folklife Center — University of Maine Centro universitario di documentazione del folklore e della cultura popolare del Maine, con archivi sonori, fotografici, audiovisivi e di storia orale. Può offrire un contesto regionale per il nome Maine Mixer e per la tradizione delle danze di comunità del New England, ma non dimostra da solo che la coreografia abbia origine nello Stato del Maine. [15] Phrase Graze Mixer — YouTube Video pubblicato il 1º marzo 2021 dal canale YouTube “jespa jesdancers”. Mostra la danza eseguita anche da una persona in carrozzella, offrendo una testimonianza concreta del carattere adattabile e inclusivo del mixer. In un periodo in cui le restrizioni della pandemia rendevano ancora difficile incontrarsi e danzare insieme, il video mostra come la danza potesse continuare anche a distanza e con modalità diverse. La sua importanza non è soltanto coreografica: ricorda che partecipare a una danza non richiede un unico modo di muoversi, ma può trovare spazio in corpi, esperienze e possibilità motorie differenti. 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Scheda sintetica # Paese Origine # Grecia, isola di Chio (Egeo) Nome proprio # (Χιώτικος / Chiotikós, anche Xiotikós) Significato # \u0026ldquo;Danza dall\u0026rsquo;isola di Chio\u0026rdquo; - anche chiamata \u0026ldquo;Boat from Chios\u0026rdquo; (Barca da Chio) Tipo # syrtós insulare (nisiotikós syrtós), danza di coppia estendibile a cerchio aperto Formazione e stile # Nella didattica moderna è presentato come danza principalmente di coppia: i partner si tengono per mano all\u0026rsquo;altezza delle spalle, il leader ha il braccio esterno libero, la partner porta la mano libera dietro la schiena. Può essere danzato:\nfianco a fianco (linea di coppia che avanza lateralmente), uno di fronte all\u0026rsquo;altro, alternando le due situazioni durante il brano. Quando danzato in cerchio aperto, diverse coppie si dispongono in catena che si muove in senso antiorario, mantenendo però il carattere \u0026ldquo;di coppia\u0026rdquo; (piccoli giri, scambi di fronte, figure fra i due). Musica # Syrtós di Chios (2/4-4/4), esecuzioni strumentali con violino, clarinetto, liuto ecc. Ricercatori di riferimento # Michael Herman (fonte) John Pappas e Athan Karras (insegnanti) Stockton Folk Dance Camp (presente in syllabi dal 1967 al 1973) Questa danza compare in 1 DVD: DVD 001a 001a Gruppo Turibio Baruzzi: Serata con Cesare e Francesca - Imola 1991 Coreografia # Preparazione Cerchio di coppie fronte centro, presa per mano a W o sulla spalla Esecuzione • Parte A 4 battute passi semplici 1. 6T 3 passi a destra, calcio sinistro, appoggio sinistro, calcio destro si fa 4 volte • Parte B 4 battute giro in tre passi 1. 6T giro in 3 passi a destra, calcio sinistro, appoggio sinistro, calcio destro si fa 4 volte • Parte C 4 battute galoppata laterale 1. 6T 3 galoppi laterali a destra, calcio sinistro, appoggio sinistro, calcio destro si fa 4 volte. Oggi invece dei galoppi si fanno 5 appoggi veloci destro-sinistro dietro, vedi tutorial [4] Note d\u0026rsquo;archivio # nessuna Riferimenti e link # [1] Glykeria - Ena Karavi Apo Ti Xio - YouTube (si apre in una nuova scheda) Musica adatta al ballo [2] Chiotikos - The Society of Folk Dance Historians (si apre in una nuova scheda) Scheda enciclopedica internazionale dedicata al Chiotikos, con traduzione del nome (\u0026ldquo;danza dell\u0026rsquo;isola di Chio\u0026rdquo;), pronuncia, nome alternativo Hiotikos, area geografica e informazioni sulla registrazione musicale, caratterizzata da voce femminile e risposta del coro. [3] Chiotikos - Central Scotland Circle Dance (si apre in una nuova scheda) Documento internazionale di descrizione coreografica, utile per studiare formazione e struttura della danza. Indica, tra gli altri elementi, la possibilità di esecuzione in forma di ferro di cavallo, il passaggio del capofila attraverso l\u0026rsquo;apertura e il rapporto tra l\u0026rsquo;introduzione musicale e una delle sezioni della danza. [4] Chiotikos Folk Dance - Choices for Families (si apre in una nuova scheda) Video tutorial in inglese rivolto a un pubblico internazionale. Presenta il Chiotikos come danza dell\u0026rsquo;isola di Chio, eseguita in cerchio e articolata in tre parti, mostrando progressivamente passi, direzione e figure. È utile soprattutto come fonte audiovisiva e per confrontare la pratica didattica contemporanea con le descrizioni scritte. [5] Island Dance - York University (si apre in una nuova scheda) Pagina divulgativa in inglese sulle danze delle isole greche e dell\u0026rsquo;area egea. Inserisce il Chiotikos tra le principali danze dell\u0026rsquo;Egeo insieme a Ballos, Syrtos, Tata, Savrots e Ikariotikos. 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Vai alla collezione video ","date":"7 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/contatti/","section":"Archivio Siriano Tondini","summary":"Questo archivio è curato con la concessione di Siriano Tondini e la digitalizzazione di Juan Carlos Battilani (Videoteca Storica Battilani, Imola).\nPer cosa scrivere # Segnalazione di un titolo / danza errata Informazioni su una danza presente nei video Richiesta di utilizzo didattico dell’archivio Ricordi e testimonianze di chi ha ballato con Siriano Come contattarci # Usa il bottone qui sotto per inviarci una email:\n","title":"Contatti","type":"page"},{"content":" Note sull\u0026rsquo;archivio e utilizzo didattico Finalità dell\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini # I video che compongono questo archivio furono girati da Siriano Tondini a scopo esclusivamente didattico, per la documentazione e l\u0026rsquo;insegnamento delle danze popolari appartenenti ai repertori locali e al repertorio folk nazionale e internazionale.\nLe musiche udibili nei filmati sono quelle utilizzate durante le lezioni e le feste. Non vi è mai stata alcuna intenzione di ledere i diritti d\u0026rsquo;autore degli autori, degli editori e dei detentori dei diritti connessi. L\u0026rsquo;uso della musica è da intendersi come funzionale alla didattica della danza, ai sensi dell\u0026rsquo;art. 70 L. 633/41.\nStoria del supporto # Riprese originali: VHS amatoriale, a cura di Siriano Tondini (anni \u0026lsquo;90 - 2000) Prima digitalizzazione: riversamento da VHS a DVD, a cura di Siriano Tondini per la conservazione (2013/2014) Seconda digitalizzazione e pubblicazione: ricodifica e caricamento pubblico su YouTube per finalità di conservazione e accesso storico, a cura di Juan Carlos Battilani per la Videoteca Storica Battilani, Imola (2026) Questo sito: indicizzazione, catalogazione e fruizione web dell\u0026rsquo;archivio, a cura di Fabrizio Conti (2026/2027) Senza il lavoro di questi quattro passaggi, l\u0026rsquo;archivio sarebbe andato perduto.\nCondizioni di utilizzo # L\u0026rsquo;archivio è reso disponibile in spirito di condivisione e memoria.\nÈ consentito liberamente:\nlo studio personale il ricordo e la consultazione privata l\u0026rsquo;utilizzo didattico in corsi, lezioni, laboratori non a pagamento e tesi di laurea la condivisione del link a questo sito e ai video originali YouTube Non è consentito senza autorizzazione esplicita:\nil riutilizzo dei video su altri canali YouTube, Facebook, Instagram, TikTok il montaggio, remix o incorporamento in altre opere audiovisive qualsiasi uso commerciale - per uso commerciale si intende l\u0026rsquo;utilizzo in corsi a pagamento, spettacoli a biglietto, DVD, pubblicazioni, pubblicità, promozione di attività. L\u0026rsquo;uso commerciale è consentito solo dopo approvazione scritta di Siriano Tondini. Per richieste di autorizzazione: vedi pagina Contatti.\nQuesto sito non monetizza i video e non detiene i diritti sulle musiche di sottofondo. I detentori dei diritti che ritenessero lesi i propri diritti possono contattarci per la rimozione immediata del contenuto segnalato. Citazione corretta # Se usi questo archivio per una tesi, un articolo, una ricerca o una dispensa didattica, ti chiediamo di citarlo correttamente. Questo serve a dare valore al lavoro di documentazione sul campo di Siriano e a rendere rintracciabile la fonte.\nLa citazione deve contenere sempre 4 elementi:\nAutore della ripresa: Siriano Tondini Nome dell\u0026rsquo;archivio: Archivio Siriano Tondini - Videoteca Storica Battilani Anno di pubblicazione su YouTube (lo trovi sotto ogni video) Titolo del video + URL permanente Formato consigliato # Per bibliografia / tesi (stile APA adattato):\nTondini, S. (Anno di pubblicazione). Titolo del video [Video]. Archivio Siriano Tondini - Videoteca Storica Battilani, Imola. A cura di J.C. Battilani. URL: https://www.youtube.com/watch?v=\u0026hellip;\nEsempio reale:\nTondini, S. (2025). Saltarello Romagnolo - danza popolare [Video]. Archivio Siriano Tondini, n. 01a di 120. Videoteca Storica Battilani, Imola. Digitalizzato da J.C. Battilani. URL: https://www.youtube.com/watch?v=xxxx - Consultato tramite archivio web a cura di F. Conti, www.archivio-siriano-tondini.it\nPer didascalia breve sotto un\u0026rsquo;immagine / in una dispensa:\nFonte: Archivio Siriano Tondini, video n. XX, Videoteca Battilani / elaborazione web F. Conti\nSe puoi, aggiungi anche un ringraziamento nelle note: \u0026ldquo;Si ringrazia Siriano Tondini per aver messo a disposizione l\u0026rsquo;archivio a fini di studio.\u0026rdquo;\nCrediti del sito # Questo sito è un progetto indipendente, no-profit e senza pubblicità.\nRiprese originali e riversamento VHS \u0026gt; DVD: Siriano Tondini Ricodifica, conservazione digitale e pubblicazione su YouTube: Juan Carlos Battilani - Videoteca Storica Battilani, Imola Ideazione, catalogazione, design e sviluppo web di questo archivio: Fabrizio Conti Le foto di sfondo e i materiali grafici di questo sito provengono dal profilo Facebook di Siriano o sono generati appositamente per questo progetto.\n","date":"7 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/crediti/","section":"Archivio Siriano Tondini","summary":" Note sull’archivio e utilizzo didattico Finalità dell’Archivio Siriano Tondini # I video che compongono questo archivio furono girati da Siriano Tondini a scopo esclusivamente didattico, per la documentazione e l’insegnamento delle danze popolari appartenenti ai repertori locali e al repertorio folk nazionale e internazionale.\nLe musiche udibili nei filmati sono quelle utilizzate durante le lezioni e le feste. 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All\u0026#39;inizio usò pellicola 8mm o super8, ma il materiale che trovate in questa collezione viene dalla epoca in cui cominciò a filmare in VHS.” — Juan Carlos Battilani sull\u0026rsquo;archivio di Siriano Tondini È questo l\u0026rsquo;aspetto che lo rende unico: non solo insegnante, ma archivista. Ha insegnato queste danze a intere generazioni di ballerini tra Bologna e Rimini.\nL\u0026rsquo;archivista con la telecamera in spalla # Con videocamere ingombranti e costose e con la musica riprodotta su audiocassette, ha filmato a scopo didattico feste, stage, festival e lezioni, collezionando materiale durante una vita intera.\nNel 2013/2014 traslò tutto il suo archivio da VHS a DVD.\nL\u0026rsquo;Archivio Siriano Tondini - nella Videoteca Storica Battilani # Oggi quell\u0026rsquo;archivio è conservato e reso pubblico grazie a Juan Carlos Battilani, anche lui imolese, ballerino dal 1998 e poi a sua volta istruttore:\n“La mia videoteca personale si è arricchita di un archivio importante ottenuto per gentile concessione da Siriano Tondini, imolese come me, istruttore di danze popolari che ha collezionato materiale durante una vita.” — Juan Carlos Battilani sull\u0026rsquo;archivio di Siriano Tondini Battilani sta ricodificando e pubblicando 120 video dell\u0026rsquo;archivio sul suo canale YouTube, con l\u0026rsquo;obiettivo esplicito di conservare una cospicua documentazione sulla pratica della danza folk regionale e internazionale nel territorio compreso tra Bologna e Rimini. Lì trovi di tutto: danze gioco, danze israeliane, balcaniche, bourrée, balli staccati di Val Santerno e Val Sillaro.\nIn pratica, se hai ballato in un gruppo folk in Emilia-Romagna dagli anni \u0026lsquo;70 in poi, è molto probabile che tu abbia incontrato direttamente o indirettamente il metodo Tondini. È parte di quella generazione di insegnanti che ha preso il revival nato negli USA negli anni \u0026lsquo;30 con i migranti dell\u0026rsquo;est Europa, passato per l\u0026rsquo;Olanda nel dopoguerra, e lo ha portato nelle polisportive, nei centri sociali e nei festival italiani.\nOggi quei nastri vivono di nuovo. Le 120 videocassette dell\u0026rsquo;archivio, già convertiti in formato DVD da Siriano e per anni chiusi in un armadio a Imola, sono stati pubblicati su YouTube da Juan Carlos Battilani per non farli scomparire.\nQuesto sito nasce per dare a quei video una casa vera. Quei video qui sono schede, catalogate e raggruppate per danza, per origine, per chi le ha insegnate. Con le descrizioni, le note storiche, i passi che cambiano, perché le danze popolari non sono mai state fisse, si muovono anche loro con gli anni. È un piccolo pezzo di patrimonio comune che vorrei rimanesse ordinato, cercabile, e soprattutto vivo per noi e per chi verrà dopo di noi a ballare nelle strade e nelle piazze.\nFabrizio Conti — settembre 2026 Esplora la collezione video ","date":"7 settembre 2026","externalUrl":null,"permalink":"/persone/siriano/","section":"Persone","summary":"Siriano Tondini è una figura storica del folk revival in Emilia-Romagna, e più in generale del movimento italiano delle danze popolari.\nChi è Siriano: dal liscio al CEMEA # Imolese, nato a marzo 1936, è definito lui stesso un senior-dancer che in gioventù, negli anni ‘60, è passato dal liscio romagnolo alle danze etniche regionali e internazionali grazie al CEMEA - Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva, che all’epoca è stato uno dei principali veicoli per la diffusione delle danze popolari in Italia.\n","title":"Siriano Tondini","type":"persone"},{"content":"","externalUrl":null,"permalink":"/authors/","section":"Authors","summary":"","title":"Authors","type":"authors"},{"content":"","externalUrl":null,"permalink":"/glossario/","section":"Glossarios","summary":"","title":"Glossarios","type":"glossario"},{"content":"","externalUrl":null,"permalink":"/series/","section":"Series","summary":"","title":"Series","type":"series"}]